Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
05 settembre 2013
L'incertezza
Il governo delle larghe intese, di servizio per il paese, quello che "non ci sono alternative valide a questo governo" si è rivelato per quello che è.
Il governo dell'incertezza.
Se quello di Monti era tecnico, dunque dogmatico (si fa così perché abbiamo ragione), questo esecutivo si connota per l'incertezza che comunica al paese e agli investitori stranieri. Cui non basta la faccia di Letta o il nome di Monti.
Prima di tutto l'IMU: si pagherà la seconda rata o è rimandata? E quanti si pagherà per la service tax? E i comuni, come faranno a chiudere i bilanci, con che soldi?
Poi l'Iva: ci sarà l'aumento? E che effetti avrà sulla recessione?
La maggioranza: è coesa, come ripetono tutti a giorni dispari, oppure è pronta a saltare, come si dice a giorni pari?
Il governo non avrebbe risentito della sentenza Mediaset, dicevano, oggi, dopo la condanna, non si capisce ancora se Letta mangerà il panettone, magari con una nuova maggioranza.
D'altronde, se il lavoro è precario, quando c'è, e anche le pensioni lo sono (per chi è già arrivato all'età della pensione), non si capisce perché anche il resto non debba essere precario.
Oggi si dice una cosa, domani vedremo.
Il congresso del Pd rinviato ad una data incerta.
Gli investimenti della Fiat (dei 20 miliardi ne arriverà 1).
Il taglio dei fondi ai partiti.
La legge elettorale da rifare a tutti i costi.
Presa diretta ha raccontato del divario sempre crescente tra ricchi e poveri? Non importa. Per i poveri (come gli esodati, i precari, i malati di sla ..) c'è sempre tempo. Ora bisogna trovare la soluzione politica per dare agibilità ad un condannato. Perché la legge è uguale per tutti, ma non tutti i condannati sono uguali.
04 settembre 2013
Maigret e l'omicida di rue Popincourt di Georges Simenon
Incipit
Maigret è chiamato sulla scena del delitto assieme ad un medico con cui stava cenando, il dottor Pardon in preda al suo pessimismo: questo caso suscita nel commissario vecchi ricordi di quando, ancora agente, era lui a doversi muovere sulle scene del crimine, e non ricevere i rapporti sulla propria scrivania:
Era questo l'hobby di Antoine Batille, 21 anni, "rubare le voci". Figlio di una famiglia importante e ricchissima, proprietaria di un importante marchio di prodotti di bellezza, che passava parte del suo tempo libero collezionando voci, nella notte parigina.
Che sia stata questa sua passione la causa della sua morte? Cosa aveva registrato di così importante Antoine, quella sera, tanto da costargli la vita?
Riascoltando il nastro, Maigret e i suoi collaboratori ascoltano uno stralcio di conversazione preso in un bistrot. E credono di aver individuato una banda di ladri, mentre stava progettando un colpo.
È questa la pista da seguire? Ladri di appartamento che avendo scoperto il ragazzo che ha carpito un pezzo della loro conversazione?
Maigret, nonostante questa strada porti ad altri sviluppi, non ne è convinto.
Il colpo di scena scatta con la lettera che l'assassino manda ad un giornale: da questo punto in poi, il racconto diventa quasi una partira a due tra l'assassino, che cerca in Maigret un rifugio, una persona con cui confidarsi, e Maigret. Che deve sforzarsi per convincere il ragazzo a costituirsi, trasformandosi da commissario a psichiatra, capace di entrare nelle mente di un criminale, per comprenderne i suoi meccanismi.
Non è un caso che questa inchiesta trova la sua conclusione a casa di Maigret.
Il link per ordinare il libro su ibs e Amazon.
La scheda del libro su Adelphi
Per la prima volta da quando avevano preso l'abitudone di cenare una sera al mese a casa dei Pardon, Maigret avrebbe serbato di quella sera in boulevard Volaire un ricordo quasi sgradevole.Per Maigret è fin da subito un omicidio anomalo, quello di via Popincourt: un ragazzo ucciso a coltellate in mezzo alla strade, in una notte di pioggia. L'assassino è pure ritornato indietro sui suoi passi per guardare in faccia il morto e infierire sul corpo con altre coltellate.
Tutto era cominciato in boulevard Richard-Lenoir. Poiché da tre giorni pioveva come non succedeva da trentacinque anni - così almeno avevano detto alla radio - e l'acqua veniva giù a raffiche, gelata, sferzando la faccia e le mani e incollando al corpo i vestiti fradici, sua moglie aveva telefonato per chiamare un taxi.
Maigret è chiamato sulla scena del delitto assieme ad un medico con cui stava cenando, il dottor Pardon in preda al suo pessimismo: questo caso suscita nel commissario vecchi ricordi di quando, ancora agente, era lui a doversi muovere sulle scene del crimine, e non ricevere i rapporti sulla propria scrivania:
“Si era accollato quel caso così, senza riflettere, perché se l'era ritrovato tra i piedi, e perché gli ricordava i tempi in cui la notte era sempre in giro, per le strade di Parigi”.Uno strano omicidio: il morto portava al collo un piccolo registratore portatile, con cui andava a registrare pezzi di conversazione rubati qua e là, in ristoranti, caffè ..
Era questo l'hobby di Antoine Batille, 21 anni, "rubare le voci". Figlio di una famiglia importante e ricchissima, proprietaria di un importante marchio di prodotti di bellezza, che passava parte del suo tempo libero collezionando voci, nella notte parigina.
Che sia stata questa sua passione la causa della sua morte? Cosa aveva registrato di così importante Antoine, quella sera, tanto da costargli la vita?
Riascoltando il nastro, Maigret e i suoi collaboratori ascoltano uno stralcio di conversazione preso in un bistrot. E credono di aver individuato una banda di ladri, mentre stava progettando un colpo.
È questa la pista da seguire? Ladri di appartamento che avendo scoperto il ragazzo che ha carpito un pezzo della loro conversazione?
Maigret, nonostante questa strada porti ad altri sviluppi, non ne è convinto.
“Non era di cattivo umore, ma nemmeno allegro. Si sarebbe potuto dire che conduceva le indagini senza convinzione, come se tutta l'inchiesta fosse partita col piede sbagliato. Tornava instancabilmente alla scena di rue Popincourt, nel buio, sotto la pioggia scrosciante: il giovane Batille che usciva dal bistrot male illuminato dove i quattro uomini giocavano a carte .. I Pagliati, sotto l'ombrello, ancora in fondo alla via .. La signora Esparbés alla finestra ..Maigret, che crede poco alla pista dei ladri, continua una sua indagine, approfondendo da una parte le poche amicizie del ragazzo, e cercando spunto tra le foto scattare durante i funerali.
E qualcuno, un uomo di non più di trent'anni, che all'improvviso sbuca dal nulla .. Nessuno era in grado di dire se stesse aspettando Antoine Batille sulla soglia di un portone o se stesse camminando anche lui lungo il marciapiede .. Percorreva rapidamente pochi metri e poi colpiva, ancora e ancora, quattro volte .. [..] Perché chinarsi su quel ragazzo solo per sollevargli la testa? Non gli tastava il polso, o il petto, per sapere se era morto .. Lo guardava in faccia ..
Forse per accertarsi che fosse la vittima designata? .. Da quel punto in poi, c'era qualcosa che non quadrava .. Perché continuare a vibrare colpi su un corpo esanime?..”
Il colpo di scena scatta con la lettera che l'assassino manda ad un giornale: da questo punto in poi, il racconto diventa quasi una partira a due tra l'assassino, che cerca in Maigret un rifugio, una persona con cui confidarsi, e Maigret. Che deve sforzarsi per convincere il ragazzo a costituirsi, trasformandosi da commissario a psichiatra, capace di entrare nelle mente di un criminale, per comprenderne i suoi meccanismi.
"Sporgendosi dalla ringhiera, la signora Maigret guardava il marito scendere le scale con passo pesante un po' come avrebbe guardato uno scolaro che andava ad affrontare un esame difficile. Lei ne sapeva molto di pi・dei giornali, ma quel che i giornali ignoravano era con quanta energia suo marito si sforzava di capire, con quanta concentrazione affrontava certe inchieste. Era come se si immedesimasse con quelli cui dava la caccia e soffrisse i loro stessi tormenti"In questo romanzo emerge tutta l'umanità e la psicologia del commissario, capace di vedere la persona (con tutto il suo dramma che si porta dentro) anche dietro un assassino.
Non è un caso che questa inchiesta trova la sua conclusione a casa di Maigret.
Il link per ordinare il libro su ibs e Amazon.
La scheda del libro su Adelphi
Cuore a sinistra e portafoglio a destra
Qualcuno era comunista, o comunque di sinistra .. ma poi per fortuna è arrivata la seconda repubblica, le larghe intese, il crollo del muro ed è cambiato tutto. Destra, sinistra ...
Partiamo dall'ex sindaco di Torino, Chiamparino, ora banchiere, che è pure stato candidato per la presidenza della regione Piemonte. Andava a giocare a carte con Marchionne, che ha difeso nella sua lotta contro i sindacalisti della Fiom.
Chissà se lunedì ha visto la puntata di Presa diretta dove si parlava del deserto industriale di Torino, la città più povera del nord.
Il presidente D'Alema, prima rottamato da Renzi e ora dunque Renziano era uno che andava per mare in barca. Chi non ha una barca oggi?
In barca assieme al banchiere Bazoli è stato beccato anche l'attuale sindaco di Torino, Piero Fassino.
Lo stesso che telefonava a Consorte "abbiamo una banca", mentre questi scalavano la BNL.
Lo stesso che invitava Grillo a farsi un partito e presentarsi alle elezioni.
Immancabile alle feste mondane di Roma l'ex presidente della Camera Bertinotti. Nonché membro del "antico circolo di tiro al volo".
Lunedì le telecamere di Presa diretta hanno mostrato il lusso degli ambienti del circolo: la puntata ha citato anche l'attuale segretario PD tra i frequentatori. Epifani ha subito smentito.
Per doversi poi smentire a sua volta.
Non c'è niente di male nel frequentare banchieri, girare in barca, frequentare circoli esclusivi. Incrociare gente che spende in un giorno quanto un operaio guadagna in un mese.
E' che poi si è meno credibili quando si chiede il voto all'elettorato di sinistra. Quando si parla di sacrifici.
Partiamo dall'ex sindaco di Torino, Chiamparino, ora banchiere, che è pure stato candidato per la presidenza della regione Piemonte. Andava a giocare a carte con Marchionne, che ha difeso nella sua lotta contro i sindacalisti della Fiom.
Chissà se lunedì ha visto la puntata di Presa diretta dove si parlava del deserto industriale di Torino, la città più povera del nord.
Il presidente D'Alema, prima rottamato da Renzi e ora dunque Renziano era uno che andava per mare in barca. Chi non ha una barca oggi?
In barca assieme al banchiere Bazoli è stato beccato anche l'attuale sindaco di Torino, Piero Fassino.
Lo stesso che telefonava a Consorte "abbiamo una banca", mentre questi scalavano la BNL.
Lo stesso che invitava Grillo a farsi un partito e presentarsi alle elezioni.
Immancabile alle feste mondane di Roma l'ex presidente della Camera Bertinotti. Nonché membro del "antico circolo di tiro al volo".
Lunedì le telecamere di Presa diretta hanno mostrato il lusso degli ambienti del circolo: la puntata ha citato anche l'attuale segretario PD tra i frequentatori. Epifani ha subito smentito.
Per doversi poi smentire a sua volta.
Non c'è niente di male nel frequentare banchieri, girare in barca, frequentare circoli esclusivi. Incrociare gente che spende in un giorno quanto un operaio guadagna in un mese.
E' che poi si è meno credibili quando si chiede il voto all'elettorato di sinistra. Quando si parla di sacrifici.
03 settembre 2013
Ricchi e poveri - Presadiretta
C'è almeno un ambito nel quale l'Italia primeggia: quello dei ricchi. I nostri ricchi, come ci ha raccontato Presa diretta ieri sera, sono tra i più ricchi d'Europa. Se la passano proprio bene, in questo momento, e forse nemmeno sanno che mentre loro pasteggiano a caviale e champagne, 9 milioni di loro concittadini sono in una situazione di povertà relativa e altri 5 milioni sono in povertà assoluta.
Il condominio Italia, nella metafora di Nunzia Penelope, mette ai piani alti proprio loro: superattico (famiglie che hanno 5 ml di beni di loro proprietà) e attico (9 ml di persone con 1 milione di beni) corrispodono circa al 10% della popolazione italiana che possiede circa il 50% delle ricchezze private del paese.
Parliamo di 9000 miliardi di euro, quasi 5 volte tanto il nostro debito, che però è pubblico.
Sotto i piani nobili c'è il ceto medio e le persone a rischio povertà: d'altronde lo stipendio medio degli italiani si attesta su 1100 euro, tremendamente vicino alla soglia di povertà, 1011.
Ci vuole poco per diventare improvvisamente poveri: una malattia, una spesa imprevista ...
Se non si cambia qualcosa, diventeremo sempre più un paese con forti differenze tra ricchi sempre più ricchi (che hanno tante possibilità per far studiare i figli, curarsi, divertirsi) e poveri sempre più poveri. Gente che deve rivolgersi alla Caritas per un pasto.
L'industria del lusso non conosce la crisi.
Presa diretta è andata a vedere come trascorrono le vacanze i vip a Porto Cervo, o nei circoli esclusivi di Roma (una delle città con il più alto numero di multimilionari in Europa).
Yacht che si affittano per 1 milione di euro per sette giorni. Camere da letto di lusso che costano 38000 euro.
Vuoi affittarti una rolls? Costa 5000 euro al giorno.
Così come le ville per trascorrere vacanze felici: l'affitto per una stagione costa 200000 euro.
Al circolo dell'antico tiro al volo trovi tutto per rilassarti: per la modica cifra di 30000 euro per l'iscrizione più 3500 di quota annuale, trovi campi da tennis, centro massaggi, ristoranti, piscine.
Qui si trovano presidenti della corte costituzionale, del consiglio di Stato, politici, professionisti.
Epifani ha smentito la sua iscrizione, ma Bertinotti è stato ripreso ad una festa.
In questo posto, i ricchi possono incontrarsi tra loro senza rischio di mischiarsi ad altri ceti sociali, ti dicono.
Questa gente ha i soldi e vuole il meglio. Non vuole preoccupazioni: come donna Marisela Federici, regina dei salotti.
Che ha mostrato la sua casa, con stanze ad hoc per posate e bicchieri (grandi come la mia cucina soggiorno) e che di fronte alla domanda sulla crisi e sui suicidi ha risposto : "Non voglio essere cinica. Secondo me hanno un altro tipo di problemi. Hanno problemi mentali, più che economici o altro. Sono persone che hanno già una tara mentale che li porta a gesti disperati. Allora che parole useresti a gente che si trova in queste condizioni? Speranza è molto bello perché almeno ti fa riflettere. Poi sta a lui (loro, nda).".
E, a chi si lamenta " Lavorassero un po’ di più questi che si lamentano tanto. Che si mettessero a lavorare".
Eccoli qua: nemmeno sanno che è il lavoro il problema. E spesso, anche avere un lavoro non basta: non vieni pagato o vieni pagato poco e magari in nero.
I figli di questa nuova aristocrazia medioevale (il rinascimento era un'altra cosa) vanno a studiare all'estero, magari a Londra.
I soldi danno opportunità che ad altri non sono concesse (un master alla London School of Economics costa 30000 euro).
Proprio a Londra gli italiani abbienti stanno investendo: qui in molti hanno comprato case nei quartieri più esclusivi.
Scappano dalla zona euro, dalla austerity che viene lasciata a noi: non credono che l'Europa riuscirà ad uscire da questa situazione.
Si potrebbe prendere i soldi da questo 10% di italiani? La patrimoniale in Italia è un tabù (come la lotta all'evasione): anche l'Imu sulle prime case è stata tolta, per tutti. E il buco lasciato verrà riempito con i tagli al fondo per l'occupazione, il taglio per l'assuzione nelle forze dell'ordine per la lotta all'evasione.
Dal blog di Alessandro Gilioli:
300 milioni saranno tagliati alla manutenzione delle ferrovie.Una patrimoniale la voleva fare l'ex banchiere Pietro Modiano: soldi da prendere ai super ricchi, da mettere subito in circolazione, per far si che riprenda la spesa interna. Aiutare chi oggi non riesce a spendere.
250 milioni saranno tagliati al fondo per l’occupazione, cioè ai disoccupati.
300 milioni saranno tagliati allo sviluppo delle energie rinnovabili.
55 milioni saranno tagliati alle assunzioni nelle Forze dell’ordine.
30 milioni saranno tagliati all’attività dell’Agenzia delle entrate e al controllo sul lavoro nero.
Ancora incerti invece i 600 milioni che dovrebbero arrivare dal condono per i boss dell’azzardo: i re delle slot non vogliono pagare nemmeno quelli.
Ecco, queste sarebbero le ‘cose di sinistra’: togliere un’imposta anche a chi possiede case di pregio per tagliare trasporto pubblico, occupazione, lotta all’evasione, energie rinnovabili.
“Abbiamo ancora adesso bisogna di una patrimoniale – spiega Modiano a Iacona – perché siamo in una fase straordinaria, non c’è mai stata una crisi lunga cinque anni. Se noi riusciamo nell’operazione di trasferire risorse da chi ha una bassa propensione al consumo, che sono i ricchi, a chi ha un’alta propensione al consumo, possiamo far ripartire l’economia. Magari non di 200 miliardi di euro, ma la farei di 80 miliardi di euro. Io la farei sul patrimonio liquido di quel 10% degli italiani che sono più ricchi e che posseggono quasi il 50% di tutta la ricchezza privata del Paese. E questo ammontare di 80 miliardi di euro lo ripartirei in 4 anni, 20 miliardi all’anno, che è l’1% e rotti del Pil”
Torino: l'altra faccia della medaglia.
Torino è la città del nord più povera. Non lo potevo credere, eppure la crisi della Fiat (che ha abbandonato l'Italia) ha messo in ginocchio un'intera città. Un distretto industriale che diventerà a breve un deserto.
5400 lavoratori di Mirafiori sono in cassa integrazione. Gente che si chiede che fine abbiano fatto i 20 miliardi promessi da Marchionne.
Con la Fiat sta crollando l'indotto: Saturno, Lear, Mecaplast, FGA, De Tomaso sono i nomi di aziende in crisi, che hanno spostato la produzione all'estero, che sono chiuse.
Parliamo di circa 40000 persone in cassa integrazione: il giornalista Griseri di Repubblica ha stimato in 500 ml, i soldi in meno nelle tasche di queste famiglie. Sono soldi che non circolano più nel torinese: meno ricchezza significa negozi e altre attività che chiudono.
Il ritmo, nei primi mesi del 2013, è 10 attività chiuse al giorno.
Gente che non riesce più a pagare bollette, le rate del mutuo, che deve rinunciare alla casa, alla macchine, ad una diginità.
La crisi costringe le famiglie a fare delle rinuncie pesanti: sulle cure mediche, sul cibo.
Il banco alimentare aiuta migliaia di persone, molte delle quali proprio italiane.
Come uscirne?
L'ex sindacalista Airaudo ha parlato di una caduta libera: dovremmo occuparci di creare lavoro puntando alla ristrutturazione delle scuole e degli edifici pubblici, per esempio. Come Roosvelt per il new deal.
Ma, ti dicono, servono soldi pubblici che ora non ci sono.
Sono i soldi spesi per il TAV o per i caccia F35. Sono i soldi condonati alle società dei giochi online.
Sono i soldi dell'evasione.
Il professor Gallino ha stimato che per creare 500000 posti, servirebbero 11 miliardi.
Sono tanti, servirebbe fare delle scelte politiche ben precise.
Scelte che questo esecutivo non sa (o non può) fare.
Iacona ha intervistato, nel finale, lo scrittore Baricco: "è entrato in bancarotta un modello" ha spiegato.
Un modello che si poggiava sulla non equità sociale e su una politica che svalorizza il lavoro, tra le altre cose.
E tocca a noi ora tornare ad essere cittadini attivi. Sempre che ce lo lascino fare.
Perché non solo non possiamo scegliere gli eletti, ma nemmeno possiamo più andare ad elezioni. Visto che i nostri politici, questa legge non la cambiano.
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L'ultima intervista del generale Dalla Chiesa
10 agosto 1982: il neo prefetto di Palermo, Carlo Alberto Dalla Chiesa, concede un'intervista al giornalista Giorgio Bocca. E' stata mandato a Palermo a combattere la mafia, con pieni poteri che però sono solo sulla carta.
Sono gli anni della mattanza, del golpe dei corleonesi, dove parlare di mafia va bene finché si rimane sul semplice delitto. Sul caso di cronaca.
La mafia esiste, ma rimane tabù addentrarsi nella zona grigia dei rapporti con l'economia, le banche, la politica.
Interessante rileggere le risposte del prefetto, sui poteri chiesti allo stato, sull'arroganza della mafia, del segreto bancario, il riciclaggio e la rete di impresa e finanza che permette ai mafiosi di consolidare il loro potere, dei delitti politici (Mattarella, Costa) ...
Infine, da dove deriva il potere mafioso: dai diritti che lo Stato non riconosce ai propri cittadini.
Il boss Badalamenti, a proposito, disse che era stato mandato da qualcuno in Sicilia proprio per sbarazzarsene, per i suoi segreti.
Segreti di Stato, segreti di mafia.
Sono gli anni della mattanza, del golpe dei corleonesi, dove parlare di mafia va bene finché si rimane sul semplice delitto. Sul caso di cronaca.
La mafia esiste, ma rimane tabù addentrarsi nella zona grigia dei rapporti con l'economia, le banche, la politica.
Interessante rileggere le risposte del prefetto, sui poteri chiesti allo stato, sull'arroganza della mafia, del segreto bancario, il riciclaggio e la rete di impresa e finanza che permette ai mafiosi di consolidare il loro potere, dei delitti politici (Mattarella, Costa) ...
Infine, da dove deriva il potere mafioso: dai diritti che lo Stato non riconosce ai propri cittadini.
Generale Dalla Chiesa, da dove nascono le sue grandissime ambizioni?Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fu ucciso meno di un mese dopo.
Mi guarda incuriosito.
Voglio dire, generale: questa lotta alla Mafia l'hanno persa tutti, da secoli, i Borboni come i Savoia, la dittatura fascista come le democrazie pre e post fasciste, Garibaldi e Petrosino, il prefetto Mori e il bandito Giuliano, l'ala socialista dell'Evis indipendente e la sinistra sindacale dei Rizzotto e dei Carnevale, la Commissione parlamentare di inchiesta e Danilo Dolci. Ma lei Carlo Alberto Dalla Chiesa si mette il doppio petto blu prefettizio e ci vuole riprovare.
"Ma si, e con un certo ottimismo, sempre che venga al più presto definito il carattere della specifica investitura con la quale mi hanno fatto partire. Io, badi, non dico di vincere, di debellare, ma di contenere. Mi fido della mia professionalità, sono convinto che con un abile, paziente lavoro psicologico si può sottrarre alla Mafia il suo potere. Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati".
Il boss Badalamenti, a proposito, disse che era stato mandato da qualcuno in Sicilia proprio per sbarazzarsene, per i suoi segreti.
Segreti di Stato, segreti di mafia.
L'ultima indagine del commissario, di Davide Camarrone
Ecco un libro che sarebbe piaciuto a
Sciascia perché ricalca molto dello stile del maestro di
Racalmuto: un caso di sparizione di un agente di pubblica sicurezza
che finisce sulla scrivania di un commissario perbene, che rivela,
man mano che l'investigatore si addentra nel caso, una verità
scomoda, perché lega assieme mafia e politica.
Un'indagine che viene bloccata sia per
pressioni dai piani alti, sia con minacce e violenze.
Fino ad arrivare all'amaro epilogo
dove, appunto come nei romanzi di Sciascia, l'investigatore che ha
cercato con coraggio e anche un pizzico di incoscienza di andare
avanti per cercare verità e giustizia, viene allontanato.
In questo romanzo, la sicilianità
viene raccontata dagli occhi disincantati del protagonista, il
commissario Garbo, commissario
di polizia a Palermo, separato in modo consensuale dalla moglie (da
brevi accenni, si intuisce di religione ebraica).
Un popolo che si esprime più col non
detto che con quanto si dice. Ostile alla vista delle uniformi, di
qualunque colore, perché simbolo non di una giustizia a tutela dei
più deboli. Ma della difesa degli interessi del più forte. E anche
la mafia, che era una mafia rurale ma anche capace di fare impresa,
per le sue capacità di attaccarsi al potere. Che sia quello dei
Borbone, o anche quello del nuovo governo dei Savoia.
“L'ultima indagine del
commissario” è ambientata nella Palermo di inizio secolo, nel
maggio 1911: siamo alla fine della bella Epoque, la fine di un epoca
felice anche per Palermo, non più capitale del regno e su cui ora si
vedono i segni dei tempi che cambiano.
Da una parte lo sfarzo dei palazzi
legati ad una aristocrazia che fu, dall'altra la miseria della povera
gente, che misera era col vecchio governo e povera rimane ancora col
regno sabaudo.
Il cavaliere Garbo, una mattina
si ritrova sulla sua scrivania il fascicolo riguardante la scomparsa
dell'agente di pubblica sicurezza La Mantia, scomparso in una
notte a casa sua a Monreale, dove viveva recluso da giorni, dopo un
delicato incarico da infiltrato nel mondo della mafia.
"Il breve
curriculum del La Mantia, tre pagine appena, era fitto di richiami ad
indagini relative alla cosca mafiosa del monrealese: mafia di
campagna e tuttavia pronta ad impegnare i suoi ingenti guadagni -
frutto della rivendita dei feudi comperati ad un boccone da
aristocratici in disgrazia - nella costituzione di società anonime
di mutuo soccorso per l'emigrazione negli Stati Uniti d'America."
Il La Mantia era fuggito in America o
era stato ucciso per vendetta dalla mafia?
Perché nel suo fascicolo non si faceva
cenno a queste ipotesi?
Chi erano i due ufficiali della
Questura che si erano presentati, prima della scomparsa, a casa sua?
C'è un collegamento tra la scomparsa
dell'agente La Mantia e la morte (per un incidente, o forse
per omicidio fatto passare come tale) dell'agente Agnello, che
aveva fatto da guardia al procuratore Diotallevi, mentre
questi stava seguendo una indagine sulle società anonime, che andava
a toccare gli interessi della mafia e i suoi collegamenti con la
politica?
"I crimini più
odiosi si realizzano in silenzio tra un omicidio e un altro: le morti
violente segnano la soluzione di complesse ostilità sotterranee tra
chi comanda, i nuovi equilibri per il dominio dei commerci. Era
proprio nei tempi di quiete che occorreva occuparsi di quelle
ostilità e di quei commerci, se si voleva dare un senso al sangue
che di tanto in tanto colava sui marciapiedi".
Questi commerci riguardavano il fiume
di denaro che andava e veniva dall'Italia all'America, per i ricatti
e le estorsioni e dalla compravendita di terreni e immobili
sottratti con violenza, soldi che finanziavano la deportazione degli
abitanti di interi quartieri poveri verso le due Americhe.
La storia, vera non frutto di una
invenzione letteraria, è quella della ristrutturazione del centro,
con la distruzione delle tracce del passato di Palermo e la modifica
del tracciato di via Roma. Con la corruzione che ne derivò.
Corruzione cui non era estranea la
mafia:
"La mafia,
intanto, prosperava: aveva resistito ad ogni dominio, sempre
comperandosene un poco, evolvendo e pagando pegno ai tempi nuovi. Se
fosse tornato Ferdinando, la mafia sarebbe stata con Ferdinando, così
come ora stava col nuovo governo: il capo chino e un leccasapone
sotto lo scapolare."
Quanti di quei soldi, la corruzione, i
proventi delle società anonime, arrivavano a Roma? A uomini dello
stesso partito di governo, di Giolitti ("che un libro
aveva appena ribattezzato il ministro della malavita")?
Su questo scandalo, la speculazione
nata a seguito dei lavori pubblici per il tracciato di via Roma,
stava indagando il procuratore Diotallevi, che intendeva dopo
i primi arresti, alzare il tiro.
Passare dai semplici mafiosi, i
figuranti, ai primattori.
Diotallevi fu bloccato, da un vero (o
presunto come dissero poi per calunniarlo) attentato. Sventato dai
due agenti La Mantia e Agnello. Attentato che ebbe come conseguenza
il suo trasferimento all'Aquila.
"Eroi erano i rari
sopravvissuti a questa città, capaci come Ulisse di raggirare il
nemico, di andare in battaglia e di tornare a casa, sia pure al
prezzo di un temporaneo esilio[..]. I molti che cedevano, invece, per
vanità di cose terrene, e s'affiliavano ai potenti, o che restavano
sospesi in un purgatorio di incertezze, di paure, o che finivano
dimenticati e uccisi: costoro erano tutti egualmente sconfitti. I
peggiori, erano i pochi vincitori. Grassatori, ricattatori,
assassini".
L'indagine quasi in solitaria,
dell'onesto cavaliere Garbo, eroe malinconico di questa storia, si
arresta sulla soglia che porta, a partire dalle carte della vecchia
inchiesta di Diotallevi, verso un giro più alto d'affari e
interessi.
Interessi che legano potere e mafia,
usata dai potenti come agenzia del crimine.
Anche Garbo (come il professor Laurana,
come il capitano Bellodi ..) si dovrà rassegnare alla sconfitta per
la sua ultima inchiesta e alla giustizia di comodo cui approderà la
sua inchiesta: una giustizia che non è il giusto risarcimento per un
danno subito, ma bensì una giustizia ridotta ad una contrattazione
tra opposti interessi, come dentro un mercato
"Diede ad ognuno, persino a se
stesso, la verità che poteva essere tollerata e confidò che quella
ristretta misura l'avrebbe salvato. Eccolo - si disse, sdegnato
dalla sua stessa scelta, il cavalier Garbo -, quell'imprevedibile
comporsi d'interessi e non di ponderate decisioni che era
contrattazione, e non sanzione. La Giustizia, in altre parole."
Una storia del passato per raccontare
la Sicilia che era, ma anche la Sicilia di oggi.
Difficile non fare il parallelo con la
vicenda del fallito attentato all'Addaura, del 1989, destinato ad
uccidere il giudice Falcone e i procuratori svizzeri che erano suoi
ospiti.
Anche Falcone, che stava puntando sugli
appalti pubblici finiti ad aziende mafiose (e alla mafia che era
entrata in borsa) dovette lasciare la procura di Palermo per andare a
Roma dopo gli attacchi subiti, anche dall'interno della magistratura,
per le lettere del corvo, dopo l'attentato de l'Addaura. Anche per
Falcone si disse quella bomba, frutto di menti raffinatissime, se lo
era messa da solo.
Due angeli, che forse lavoravano per i
servizi, ebbero un ruolo nello sventare l'attentato: erano Emanuele
Piazza e Nino Agostino, uccisi dalla mafia, e forse non solo dalla
mafia.
Da quella parte dello stato che non si
vergogna di fare affari e ricorrere ai servizi della mafia.
La scheda del libro su Sellerio.
02 settembre 2013
Operazione madonnina, di Riccardo Besola, Andrea Ferrari e Francesco Gallone
"Gli innocenti non sapevano che l'impresa era impossibile.
E' per questo che la fecero."
Bertrand Russell
Incipit: Milano, cantiere del metrò, 1959
"Oh, Africa torna qui!" Gracchia la voce roca e ferma del Pecòla.Se il Pecòla grida a questo modo è meglio fermarsi. E non importa che questa voce se ne esca da un corpo di un metro e sessantacinque centimetri per cinquantanove chilogrammi, da un grissino di uomo da niente, tutto nervi, naso d'aquila e Nazionali senza filtro. Non importa. Perché al Pecòla quando lo si sente parlare si capisce che è un dritto, uno che ha fatto un sacco di cose e che sa farne un sacco di altre. Più o meno lecite.
Una
sera al Joker's bar di Milano, Luca Crovi propose a tre suoi amici di
scrivere una storia a sei mani che fosse quello che "I soliti
ignoti" è stato per Roma o "Operazione S. Gennaro"
per Napoli.
Un
racconto noir, cioè, dove mescolare giallo e houmor grottesco, che
caratterizzasse nelle sue pagine, lo spirito della città. In questo
caso, le storie della mala milanese e dialetto.
Quello che ne è
venuto fuori è questo racconto, scritto a più mani, intriso di
dialetto e nebbia milanese: tre balordi decidono, per dare una svolta
alla loro vita e risolvere i loro problemi, di fare un colpo che
nessuno fino ad allora aveva nemmeno concepito.
Il
furto della Madonnina ("tutta d'oro e piscinina")
sulle guglie del Duomo.
Decidono
cioè di vendicarsi verso la città che tutto aveva preso da loro,
prendendo da lei il suo tesoro più importante.
La
scelta degli autori è ricaduta sulla Milano degli anni 70,
precisamente Milano nel tardo autunno del 1973: gli anni della
contestazione, degli scontri tra studenti e polizia nelle strade, gli
anni dell'austerità dove la domenica si girava a piedi (per scoprire
poi che i prezzi del petrolio erano gonfiati dai petrolieri
nostrani). Gli anni della criminalità per strada e della polizia con
le mani legate.
In cui ancora erano fresche le ferite delle
bombe che erano scoppiate a Milano nel dicembre del 1969, la nostra
perdita di verginità. La bomba di Piazza Fontana e, nel 1973, quella
scoppiata davanti la Questura.
Il
romanzo pesca a piene mani dalle atmosfere dei libri di Giorgio
Scerbanenco e in particolare dal film di Fernando Di Leo "Milano
calibro 9" (tratto dal libro di Scerbanenco).
Dai
suoi libri escono i personaggi di questa storia.
Ugo
Piazza è appena uscito dalla galera, dove era finito per merito
delle prove raccolte dall'ispettore Malaspina.
Ora
qualcuno sta mandando, proprio all'ispettore Malaspina, delle lettere
minatorie: è l'Americano, l'uomo per cui Piazza faceva da cassiere,
che non gliel'ha giurata e che vuole farlo fuori?.
Amico
del Mala, o qualcosa di molto simile all'amicizia, è Dino Lazzati
detto Fernet, giornalista del corriere che passa le giornate
dividendo il suo tempo tra le partite al flipper al bar Lafus,
e le strade della città, per raccontare i fatti di cronaca.
"Fernet ha un nome, Dino, un cognome,
Lazzati, e a professione, il cronista di nera per il "Corriere
della sera", anche se a guardarlo sembra uno dei tanti disperati
che qua dentro, in questo bar, ci sbriciolano le giornate per
lasciarle ai piccioni scuri che zampettano nella poca erba della
piazza".
E
poi c'è la banda della Madonnina, che è composta da Osvaldo,
il gestore della bocciofila Il capolinea in via Ripamonti: una
via che in quegli anni è un cantiere unico che la sta trasformando.
Una benedizione dal cielo, forse. Perché lo sciur Osvaldo ci
guadagna bene dai muratori e operai che vengono qui a mangiare la
trippa preparata dalla sua signora.
"Eppure all'Osvaldo non gli piacciono mica
tutte quelle caserme con le finestre uguali, con i colori uguali e
persino con le stesse famiglie che pian piano s'infilano lì a
viverci come api negli alveari."
Sono proprio questi cantieri la sua rovina: il
proprietario delle mura gli ha dato lo sfratto, per vendere proprio a
questi costruttori di case alveari.
Lorenzo
Eller è un pubblicitario che ha fatto successo con il carosello
del Moplen: è uno che "in un mondo di plastica anche le cose
stupide hanno un valore. E lui l'ha capito". Peccato che i
soldi finiscano spesso nelle giocate dei cavalli a S Siro. E che ora
sia costretto a girare al largo dai fratelli Bassi, cui deve
un nel gruzzolo di denaro.
L'Angelo,
o Aungiulin, si è traferito dal suo paese, a Cassino, nella nebbia
di Milano che a volte si taglia con un coltello. Vedovo e risposato
con tre "piccinelli".
Ha
trovato lavoro come fiorista al cimitero di piazza Cimitero maggiore,
grazie alla lettera del prete.
La
sera del 27 novembre, abbandona il suo chiosco di fiori che viene
sfasciato dalla troupe di un film con Alain Delon.
E
ora dove trova i soldi da dare al proprietario per i danni?
Lorenzo,
l'Osvaldo e l'Angelo si ritrovano al funerale del Pecola. Non
si vedevano dal 1959, da quando tutti e quattro, lavoravano al
cantiere della metro di piazza Duomo.
Qui,
dopo una notte alcolica passata assieme, arriva loro l'illuminazione,
il segnale sul come svoltare la loro vita e risolvere i problemi:
"Osvaldo! La Madonnina!""Se gh'è? Che cosa c'è?""L'è tutta d'ora e piccinina!""E allora?""Quanti chili d'oro saranno?""Ma non vorrai mica .."."Questo è il segno del Signore! Osvaldo! Angelo! Noi ruberemo la Madonnina del Duomo di Milano! Noi ruberemo il simbolo della città che ci ha tolto tutto!"."Te sei matto, bella vita!"."Poche ciance! Ci state o no?""Beh .. è impossibile"."E se invece fosse possibile, non lo faresti, Osvaldo? Guarderesti la tua bocciofila finire in mano ai costruttori? Anni e anni di lavoro?".
Mentre
i tre disperati organizzano il furto del secolo, Dino Lazzati (un
omaggio al grande giornalista Dino Buzzati) detto Fernet racconta sui
suoi pezzi la città che cambia (la criminalità che la ammorba, gli
studenti e la contestazione fatta coi soldi di papà, la sicurezza
della città che verrà affidata in un futuro alle agenzie private
..) e l'ispettore Malaspina insegue le sue paranoie sul Piazza e
sull'Americano che gli vuole fare la pelle.
Come andrà a
finire questa storia? Non lo posso raccontare.
Ma
ora, una volta arrivati in piazza Duomo, provate ad alzare la testa
al cielo.
E
chiedetevi, chissà se l'è verà, quella Madunnina li?
Non
è che veramente qualcuno ci ha fatto in pensierino?
E
ricordatevi, soprattutto, che "a uno come Ugo Piazza non lo devi
nemmeno toccare"!!
Un estratto
dal libro dal sito di Mentelocale:
Quella tarda mattinata di un giorno da caniTerrazza del Duomo, ore 11.59La nebbia ha preparato il terreno alla pioggia, stanotte.Osvaldo non è tranquillo, lontano dall'osteria, proprio all'ora di pranzo.L'Angelo invece, spera che Osvaldo li inviti a pranzo, dopo questo sopralluogo, perché la pancia vuota gli brontola e il concetto di poche lire nelle sue tasche non riesce a trovare motivo di sussistere. È domenica. È domenica e pioviggina, e son venuti a piedi o col tram, che l'Austerità ha bloccato le auto.Eller è venuto in tram, come l'Osvaldo. L'Angelo ci ha messo tre quarti d'ora a piedi, a raggiungere il Duomo. È partito subito dopo la messa delle otto.L'ombrello ha un buco, così ora ha la manica sinistra della giacca zuppa d'acqua. La città è color carta bagnata, ma è uno spettacolo, comunque, dal tetto del Duomo.Fernet esce dal bar, a prendere un po' d'aria. È domenica, e non chiama nessuno. Ci saranno le scommesse nel pomeriggio sulla Serie A del calcio, le corse dei cavalli. Poi oggi è giorno di derby, lo stadio di San Siro sarà strapieno, nonostante il freddo. Lui la schedina non la gioca. Per lui il tredici e un numero sfortunato. Mentre in tasca cerca l'accendino, sfiora e poi stringe il cornetto portachiavi. Nel bar Lafùs, il telefono squilla. La Olga, svogliata, lascia la cassa e va a rispondere. Fernet tende le orecchie, poi si sente chiamare.Che fortuna non ha nemmeno acceso la sigaretta.Osvaldo pensa ai tavoli, al risotto con l'ossobuco e la verza, alla moglie da sola a servire, che al massimo può sperare nell'aiuto di sua figlia, Marisa, ma è una bambina, che può fare, mentre il Giovanni se passa vuota la cassa e va. E lui qui, a fissare la Madonna in cima al Duomo per rapirla, farla a pezzi e comprarci la bocciofila. Roba da chiodi.I fratelli Bassi dormono, profondamente. Ma non sonni tranquilli. Son usciti dal Medusa alle 4, stamattina, e sono entrati in casa alle 6. Senza bagordi. Un semplice diverbio. Anzi, una piacevole conversazione a scopo informativo. Col Sicario. Che nel giorno del Signore, dice, non estrae. Aspetta sempre almeno dopi mezzanotte, la domenica. Ore preziose. Un peccato lasciarle passare dormendo.Lorenzo Eller nasconde un sacco di guai ai suoi ritrovati soci e molti li nasconde anche a se stesso, per non pensarci, per mantenersi lucido. Si cela dietro gli occhiali da sole anche in una giornata buia come questo 2 dicembre.
Si infila sotto l'ombrello dell'Angelo. Sgocciola dal buco. Infastidito, scatta in avanti, lungo la camminata sul tetto del Duomo, infila le scale per salire in cima, ripide, scivola, impreca, proprio la Madonna impreca. TuonaNon è un tuono. È una bomba che la storia d'Italia non racconterà per i prossimi decenni, trattando degli anni di piombo. È una bomba che miete due vittime soltanto, e neanche importanti per gli occhi degli uomini. È mezzogiorno. La gente ha cose pù importanti da ricordare, altrimenti la pasta viene scotta.Mentre guardano la Madonnina dominare quella città così triste e così bella, come lei, d'altronde, l'Angelo fa un cenno goffo a Lorenzo, se gli offre una sigaretta. La mangerebbe, la paglia, per la fame cha ha, ma forse anche fumare può sopire i morsi dello stomaco. Osvaldo, mentre loro fumano, scarta un pezzo di pan dei morti. L'Angelo non si trattiene, aspira al tabacco che quasi s'ingolfa, punta il dolcetto come fosse acqua nel deserto. Osvaldo lo nota e un po' imbarazzato, un po' sdegnato, gliene offre un morso: l'Angelo spalanca le fauci più che può, lo infornerebbe tutto quel biscottone, non riesce.Quando deglutisce ha sete.Mezz'ora prima, tra i blindati e le camionette dell'Esercito attestato per le strade, Argo fiutava la noia e la tensione convivere in quelle facce giovani di soldati da pagnotta. Il suo padrone gli stava dietro, in una mano il guinzaglio, nell'altra l'ombrello, in tasca duemila lire per la torta da ritirare in pasticceria. In via Torino.È normale che ci siano i soldati, per le strade: i delinquenti si son messi a lanciar bombe ananas alla Questura. Argo lo precedeva fiero.
Eller guarda la Madonna, e prega la Fortuna di mettersi una mano sulla coscienza, e l'altra porla a lui. Osvaldo guarda la Madonna e prega Dio di perdonarlo per idea bizzarra, perversa, certo, forse i rapporti tra i due, l'Oste e il Padreterno, non sono granché, ma rovinarli con un gesto tanto blasfemo è un affronto decisamentre di cattivo gusto. Eppure deve. Devono. L'Angelo ha la bocca impastata, desidera qualcosa da bere, possibilmente di caldo e di forte, ma non ha che poche decine di lire. Avvista il chiosco, dietro la guglia maggiore.
La scheda del libro sul sito di Frilli
editore.
Riprende la trasmissione Presadiretta: i ricchi e i poveri
Questa sera tornano le inchieste giornalistiche in prima serata su
Rai 3 (spostate al lunedì per avere più spazio): si parte il ciclo
di 4 puntate di Presa diretta, per poi passare la mano alle inchieste
di Report.
Trattandosi di inchieste giornalistiche, si andrà dentro i
problemi del nostro paese: le inchieste di Presadiretta (e anche
Report) hanno raccontato (anticipando i tempi, spesso) casi che poi
sono finiti sulle prime pagine dei giornali. Dal femminicidio,
all'Ilva di Taranto, il caso Monte dei Paschi, la Roma criminale ..
Questa sera, con la puntata “Ricchi
e poveri” si parla della forbice che si allarga sempre di
più tra ricchi e poveri: lo aveva raccontato bene la giornalista
Nunzia Penelope nel libro “Ricchi e poveri”.
"La
metà della ricchezza nazionale, e cioè oltre 4 mila miliardi di
euro, appartiene a una piccola minoranza pari al 10% della
popolazione: sei milioni di persone che vivono nell’assoluto
benessere. Al 90% dei cittadini, 54 milioni di persone, resta da
dividersi l’altra metà. Sembra quasi un gioco di parole, ma spiega
la ragione fondamentale per cui l’Italia è quel paradosso che è:
un paese ricco, abitato da poveri."
Ricchi e poveri – Nunzia Penelope
Da anni
questo paese sembra diventare un paese un per ricchi. Per la scuola,
per le cure e persino per fare le ferie.
Tutto questo non è accaduto per caso, o per colpa della crisi
mondiale come ripete la nostra classe politica (sempre incline a
scaricare su altri le proprie colpe).
Tutto ciò è frutto delle politiche dei governi di centro
sinistra e di centro destra di questi ultimi anni.
Soldi pubblici alle scuole private e alle cliniche private
convenzionate.
Blande politiche di lotta all'evasione.
Una tassazione sui patrimoni praticamente assente: ne è un
esempio l'eliminazione sull'Imu per la prima casa che è stata un
favore ai possessori di case di lusso, senza dare nessun aiuto agli
altri italiani che si vedranno rincarare l'Iva e le altre tasse
comunali.
Non si riesce a far pagare le tasse a tutti, perché gli evasori
votano e sono voti che fanno comodo a chi viene eletto. E allora la
maggioranza che paga le tasse fino all'ultimo (perché tassato alla
fonte) deve sostenere sulle sue spalle tutto il paese. Pagare la
sanità pubblica anche per quelli che hanno i conti all'estero e il
Suv intestato alla società.
Una parte del paese rischia di sprofondare nella povertà, perché
non ha lavoro o perché la sua azienda si è spostata all'estero
mentre era in ferie (una cosa vigliacca su cui nessuno fa niente).
Dall'altra parte i super ricchi, che forse la crisi non l'hanno
sentita.
La scheda della puntata (Rai3 , ore 21.10):
L’ Italia è il paese dove è più grande la ricchezza privata , più della Francia, più della Germania. Secondo uno studio di Bankitalia la somma di case, soldi cash nei conto correnti e soldi investiti in titoli e azioni assommerebbe alla cifra di 9mila miliardi di euro, quasi cinque volte il debito pubblico italiano.
Con questo rapporto tra debito e patrimonio se l’Italia fosse un’azienda nessuno la darebbe per fallita, ma il punto è che il debito è di tutti mentre la ricchezza privata è di pochi. Il 10 per cento degli italiani, infatti, possiede il 50 per cento di tutta la ricchezza privata del Paese. Eppure in questo momento di drammatica emergenza questa ricchezza è rimasta intatta e ai ricchi e super ricchi italiani non è stato chiesto alcun sacrificio.
Non c’è la patrimoniale e anzi la pressione fiscale sui patrimoni è diminuita negli ultimi dieci anni dal 9,8 al 5,9 per cento. Con “RICCHI E POVERI” vi porteremo dentro il mondo dei ricchi e super ricchi italiani, vi faremo vedere la vita che fanno, le case dove abitano, dove e come investono i loro soldi e le enormi possibilità che hanno di investire nel futuro dei loro figli. Mentre continua ad allargarsi la platea delle italiane e degli italiani che non riescono a vivere dignitosamente, anche dove meno te lo aspetti.
Pochi sanno che la città più povera del nord è Torino, capitale di una Regione che ha un milione di poveri. Vi racconteremo le ragioni del declino di Torino, la crisi industriale, le tante imprese che chiudono e la vita e la storia dei 40mila cassa integrati della città. Una cifra spaventosa che ha ridotto la capacità di consumo dei torinesi di due milioni di euro al giorno.
RICCHI E POVERI è un racconto di Alessandro Macina ed Elena Stramentinoli.
La
lettera di Iacona:
Carissime e carissimi, dal 2 settembre
PresaDiretta torna
in onda, questa volta di lunedì sera, in prima serata. Per questa
nuova stagione televisiva infatti RAITRE ha deciso il lunedì di
“vestirsi di inchiesta”, prima con PRESADIRETTA e poi a seguire
con REPORT, con l'alternanza che c'è sempre stata in questi ultimi
anni tra noi e il programma di Milena Gabanelli, fino a coprire tutta
la stagione 2013/2014 . Anche quest'anno, quindi, RAITRE investe nel
reportage in prima serata e continua ad essere l'unica rete
generalista capace di produrre e programmare più di trenta prime
serate tutte di inchiesta, da settembre fino a giugno. Una grande
scommessa e anche, lasciatemelo dire , una importante responsabilità
che intendiamo onorare con tutto il nostro impegno e passione. Quindi
cominciamo a settembre con le prime 4 puntate e poi torneremo in onda
a gennaio con la serie lunga di tredici puntate.
E adesso
qualche anticipazione sulle prime quattro puntate che stiamo
preparando per settembre. Se dovessi racchiuderle in una sola frase
le chiamerei IL RACCONTO DI UNA CRISI SPAVENTOSA, perchè questo è
quello che ci sta succedendo, perchè non c'è altro modo per
descrivere le migliaia di chiusure, fallimenti, aziende chiuse,
l'aumentare esponenziale di tutti gli indici di cassa integrazione e
disoccupazione, l'allargarsi della platea di quelli che non ce la
fanno più, che sono entrati nella zona di povertà, una platea fatta
ormai di milioni di persone, mentre ancora non si vede la luce alla
fine del tunnel, non ci sono cioè cenni di ripresa. Ecco quello che
ci è successo e che ci fa paura, la crisi è definitivamente esplosa
e adesso ne vediamo tutte le conseguenze. Prima fra tutte il crollo
di parti importanti del sistema industriale del nostro Paese. Del
resto è stato lo stesso Ministro dello Sviluppo Economico Flavio
Zanonato, intervenuto il 2 luglio scorso all'assemblea delle società
di assicurazione a parlare di “punto di non ritorno” con queste
testuali parole : “Siamo arrivati ad un punto di non ritorno. Anche
piccoli e sporadici segnali positivi non sono sufficienti. Non
abbiamo più tempo da perdere.”E sono molti gli economisti italiani
ed europei che sono convinti che se si va avanti così l'Italia e gli
altri Paesi in sofferenza del Sud Europa, Grecia, Spagna, Portogallo
e adesso anche la Francia, rischiano di avvitarsi in una spirale
recessiva che ridurrà ancora di più la ricchezza di questi Paesi,
diminuirà le entrate degli Stati, facendo aumentare ancora di più
il debito pubblico e vanificando così tutti i sacrifici imposti
dalle politiche di tagli e austerity. Qual è la ricetta allora ?
Come uscirne? Continuando con l'austerity o allentando i vincoli che
l'Europa ci impone? A chi dobbiamo credere, a quelli che ci dicono
che se siamo virtuosi ce la faremo o a quelli che lanciano l'allarme
del crollo e della deindustrializzazione del Paese, quelli che
sostengono che la cura da cavallo rischia solo di ammazzare il
cavallo ? Noi di PRESADIRETTA abbiamo deciso di credere ai nostri
occhi e alle nostre orecchie . In queste 4 puntate vi porteremo
quindi in giro per tutta l'Italia per vedere da vicino e toccare con
mano come si sta riducendo la ricchezza del nostro Paese , dal Sud al
Nord e cosa comporta questo per la nostra vita e quella dei nostri
figli. Vi porteremo in Sicilia dove la gente ha ripreso ad emigrare
verso i Paesi ricchi del Nord Europa, Germania prima fra tutti. Vi
faremo conoscere chi sono i nuovi emigranti italiani e che cosa
stanno lasciando . Ma quanto la febbre della crisi sia alta lo si
misura nel Nord del nostro Paese, lo si misura a Torino , la città
del Nord dove più forte è aumentata la povertà e vi faremo vedere
cosa significa una città intera che vive al rallentatore. Ma sono
stato anche nelle province di Padova e Treviso, le capitali del
miracolo del Nord Est . Quello che ho visto, le storie che ho
raccontato mi hanno fortemente impressionato, non immaginavo che la
crisi avesse colpito così in profondità un tessuto industriale che
era il nostro fiore all'occhiello solo dieci anni fa e che persino i
giapponesi venivano a studiare. Ho raccolto voci e testimonianze di
imprenditori che nonostante tutto cercano di tenere aperta la
saracinesca delle loro aziende, ma che chiedono disperatamente al
governo di fare le politiche per lo sviluppo , di ridurre le tasse
sul lavoro, di semplificare la burocrazia , in una parola, di salvare
le imprese e il lavoro. E di farlo in fretta , subito. Ecco, il
fattore tempo ! Quello che non viene mai considerato a sufficienza:
mentre a Roma si discute, infatti, “Sagunto viene espugnata”, le
aziende chiudono e si trascinano dietro come birilli altre centinaia
di aziende che lavoravano per loro. Insieme al lavoro sono spariti i
soldi , i soldi non ci sono più, “pagherò ”, dicono tutti e
quando poi alla fine non pagano ti portano al fallimento e tra quelli
che non pagano c'è anche lo Stato. Ho raccontato le storie di quelli
che proprio per questo non ce l'hanno fatta più a reggere debiti e
buchi di bilancio e si sono uccisi. Eppure quanti nuovi posti di
lavoro potremmo far nascere se solo si mettesse mano al “cantiere
Italia” : strade, porti, ferrovie, vi faremo vedere quanto ancora
c'è da fare per modernizzare le nostre infrastrutture. Ma la crisi è
anche un moltiplicatore di ingiustizia , lo sapevate che mentre
aumentano i poveri, i ricchi diventano sempre più ricchi ? Quanto
più ricchi ? E chi sono? E come spendono quello che hanno, come
vivono? Non tutti piangono dentro il mare della crisi, chi ha i soldi
oggi fa buoni affari. Anche la grande criminalità organizzata che ha
infinite possibilità di reinvestire i proventi della droga
nell'economia boccheggiante delle regioni del Nord. E poi c'è
l'Europa, ci sono gli altri. Si allarga il numero dei Paesi in
difficoltà, l'ultima new entry è la Francia, dove cresce, come del
resto in Grecia e Portogallo, l'ondata anti euro, anti Europa, anti
Germania. Ma l'Europa è ancora unita o il solco tra benessere e
povertà che la divide sta minando in profondità le ragioni stesse
dell'Unione ? E hanno ragione quelli che chiedono un'uscita dal Patto
di Stabilità e non hanno paura neanche di uscire dall'Euro ? Un
conto è leggerlo sui giornali e un conto è andare a vedere da
vicino in Germania, Francia e Portogallo cosa pensa la gente, come
abbiamo fatto a PRESADIRETTA. Ma la domanda che tutti gli italiani si
pongono e se il governo Letta ce la farà ad essere all'altezza dei
problemi che abbiamo davanti, se la strana maggioranza delle larghe
intese sarà capace di far ripartire il motore Italia. Anche a queste
domande cercheremo delle risposte. “RICCHI E POVERI”, “EUROPA A
PEZZI” , “LAVORI IN CORSO” e “SOLDI SPORCHI”, ecco i titoli
delle 4 puntate che vi faremo vedere a settembre. Vi aspettiamo per
la prima, lunedì 2 settembre, in prima serata , alle ore 21.05,
Rai3.
Grazie
per l'attenzione.
Riccardo Iacona
01 settembre 2013
La Repubblica delle stragi impunite, Ferdinando Imposimato
Sui misteri d'Italia si è scritto e parlato tanto: quello che è mancato, o che comunque non è stato sufficientemente approfondito, è stato il voler collegare assieme le stragi indiscriminate che hanno scandito la vita dell’Italia repubblicana.
Da Portella della Ginestra (maggio 1947) a Piazza Fontana (dicembre 1969), Piazza della Loggia (maggio 1974), strage dell'Italikus (agosto 1974), il rapimento di Aldo Moro (marzo 1978), la bomba alla stazione di Bologna, fino alle bombe del 1992-93 (con la stagione stragistica della mafia).
L'ex
magistrato Ferdinando Imposimato ha cercato cioè di cogliere la
dimensione politica di queste stragi, andando oltre i limiti
dell'inchiesta giudiziaria che si basa su prove certe.
Le domande cui questo libro cerca di dare una risposta sono sui mandanti occulti di queste stragi (mandanti che le inchieste giudiziarie non hanno individuato). Sulla ricerca di un canovaccio comune che le lega assieme (modalità, strumenti, esplosivi o armi).
Scrive l'autore “ho voluto soffermarmi su questioni che mi paiono le "novità" di questa inchiesta. Anzitutto, la cornice e la continuità tra le stragi, i tentativi golpisti, gli assassini selettivi di alcuni magistrati, [..] tutti eventi che ebbero come scopo comune quello di cambiare gli assetti istituzionali in modo violento. I crimini più feroci che scandirono la vita del Paese si verificarono alla vigilia o all'indomani di eventi politici cruciali. Fu un caso che Piazza Fontana seguì a un governo con i socialisti?”
Le domande cui questo libro cerca di dare una risposta sono sui mandanti occulti di queste stragi (mandanti che le inchieste giudiziarie non hanno individuato). Sulla ricerca di un canovaccio comune che le lega assieme (modalità, strumenti, esplosivi o armi).
Scrive l'autore “ho voluto soffermarmi su questioni che mi paiono le "novità" di questa inchiesta. Anzitutto, la cornice e la continuità tra le stragi, i tentativi golpisti, gli assassini selettivi di alcuni magistrati, [..] tutti eventi che ebbero come scopo comune quello di cambiare gli assetti istituzionali in modo violento. I crimini più feroci che scandirono la vita del Paese si verificarono alla vigilia o all'indomani di eventi politici cruciali. Fu un caso che Piazza Fontana seguì a un governo con i socialisti?”
La
rilettura di questi episodi, che va oltre l'ambito giudiziario,
cercando per ciascuno di inquadrarlo nel suo contesto storico,
permette di superare i vincoli delle sentenze , che tra l'altro solo
in pochi casi hanno individuato i colpevoli materiali delle
stragi.
Il quadro che viene fuori è drammatico: la nostra politica è stata fin da subito condizionata da fattori esterni sviluppatisi dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Gli accordi di Yalta avevano collocato l'Italia sotto l'influenza americana e dunque tutta la nostra politica (anche economica) era di fatto bloccata, stagnante. La DC, coi suoi alleati “moderati” era l'unica forza cui era consentito accedere al governo.
Le stragi, sono state allora uno dei mezzi con cui la segreteria di Stato USA, l'ambasciata, la Cia e la massoneria (una camera di compensazione in cui fare incontrare persone appartenenti a mondi diversi) hanno condizionato la nostra democrazia. Questo non assolve affatto la nostra classe politica, quella della prima Repubblica. Che è stata testimone silente di queste morti, che ha aiutato e coperto gli stragisti, nascosto le prove, reso impossibile il lavoro dei magistrati che cercavano le prove.
Il quadro che viene fuori è drammatico: la nostra politica è stata fin da subito condizionata da fattori esterni sviluppatisi dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Gli accordi di Yalta avevano collocato l'Italia sotto l'influenza americana e dunque tutta la nostra politica (anche economica) era di fatto bloccata, stagnante. La DC, coi suoi alleati “moderati” era l'unica forza cui era consentito accedere al governo.
Le stragi, sono state allora uno dei mezzi con cui la segreteria di Stato USA, l'ambasciata, la Cia e la massoneria (una camera di compensazione in cui fare incontrare persone appartenenti a mondi diversi) hanno condizionato la nostra democrazia. Questo non assolve affatto la nostra classe politica, quella della prima Repubblica. Che è stata testimone silente di queste morti, che ha aiutato e coperto gli stragisti, nascosto le prove, reso impossibile il lavoro dei magistrati che cercavano le prove.
Italia, paese a sovranità limitata, dove la ragione di Stato è stata usata sovente a sproposito, per nascondere le più vergognose verità. Dove sono state create strutture segrete per fini di difesa, come la Gladio italiana, che poi sono invece state utilizzate per compiere attentati, addestrare terroristi e fornire loro armi e aiuti.
A cominciare dalla strage di Portella della Ginestra, dovremmo riscrivere e rielaborare la nostra storia recente: solo nelle dittature succede che il suddito schiavo è considerato dal re padrone come un ignorante cui non si possono raccontare le verità. Non più un cittadino degno di giustizia.
A che voce di bilancio politico bisogna iscrivere le morti di Portella, di piazza Fontana, di Brescia, di Bologna, la scorta di Moro e il presidente della Dc, i magistrati Falcone e Borsellino e le rispettive scorte?
Alla voce della lotta contro l'avanzata delle sinistre? Per una invasione dei russi che poi non è mai avvenuta e forse non era nemmeno nei piani dei generali del patto di Varsavia?
Come si riuscirà a spiegare, e chissà se gli italiani come me riusciranno mai a comprenderlo fino in fondo, che i nostri governanti, per perpetuare negli anni il loro potere, hanno creato terrore, morti nelle piazze, hanno alimentato il terrorismo di destra, si sono alleato con le varie agenzie del crimine per far compiere loro tutti i lavori sporchi che i signori governanti non potevano fare?
Parlo dei rapporti tra lo Stato italiano e la mafia, che non si possono più nascondere ormai, se non ritirando fuori l'ennesima foglia di fico della ragione di stato (e della ragione politica, che spesso viene considerata come sinonimo).
Ma possiamo parlare anche di Ordine Nuovo, associazione eversiva di destra (nata da una scissione del Movimento Sociale Italiano) in cui la sentenza della Cassazione ha trovato i responsabili per le bombe di Milano e Roma del dicembre 1969, non più punibili per essere già stati assolti.
Il banditismo di Salvatore Giuliano e dell'Evis (l'esercito del movime nto separatista siciliano), diventato poi capro espiatorio per le morti di Portella.
La banda della Magliana, una holding criminale che regnò (ma forse non è corretto usare il passato) su Roma nei primi anni '80.
I corleonesi di Riina e Provenzano, ritenuti dalle sentenze passate in giudicato i responsabili delle stragi mafiose ma anche degli omicidi politici avvenuti in Sicilia. Pio La Torre, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella, Michele Reina, i magistrati Terranova, Scaglione, Costa, Chinnici . E infine delle stragi di Capaci e via D'Amelio, gli ultimi anni di una classe dirigente finita sotto processo perché rubava. E su quel sangue, e sulla trattativa stato mafia (fatta con le macerie di Capaci ancora fumanti) che è nata la seconda Repubblica.
Viene naturale chiedersi che paese saremmo stati, senza queste stragi e naturalmente, se avessimo avuto un ricambio naturale nella classe politica.
La strage di Portella portò alla fine del governo De Gasperi assieme ai comunisti e influenzò la politica regionale sull'isola dove le sinistre avevano appena vinto le elezioni. Sull'onda delle terra ai contadini per sottrarla ai latifondi e alle mafie.
La strage di piazza Fontana segnò la fine degli esperimenti di apertura al centrosinistra da parte della Dc di Moro. Il cui epilogo ebbe luogo durante i 55 giorni di prigionia, dopo il rapimento delle Brigate Rosse su cui ancora tanti dubbi, sulle responsabilità dell'esecutivo (e dei servizi) nel non voler fare tutto il possibile per salvare il presidente della Dc.
Scrive a proposito l'autore:
“In un archivio super segreto a Palazzo Giustiniani è stata ritrovata la sentenza che riguardava la prigione in cui Moro è stato segregato dalle Br per tutti i 55 giorni. Atti che riguardavano verità scomode. A partire dalle dichiarazioni – mai ritrovate – rese dagli inquilini della palazzina di via Montalcini. Addirittura uno dei condomini morì in seguito ad un incidente stradale. Una versione, questa, che non mi ha mai convinto. Ma gli atti, le sentenze e i verbali di queste testimonianze non sono mai stati resi pubblici poiché dimostrano che c’era un progetto preciso per l’eliminazione dell’onorevole della Dc, in cui il primo ad essere coinvolto era Francesco Cossiga”.
Come nel 1980, quando “del governo facevano parte anche i socialisti di Pietro Nenni, considerati contigui ai comunisti”. Sono gli anni in cui i magistrati avevano abbandonato la pista rossa per le bombe del 1969, per indagare sui camerati di Ordine Nuovo (Freda, Ventura, Maggi, Zorzi, Signorelli, Fachini) e Avanguardia Nazionale (Delle Chiaie).
Medesime considerazioni si possono fare per le bombe del 1992-93, nate con la conferma in Cassazione della sentenza del maxi processo (per la prima volta i capimafia finivano all'ergastolo e la mafia veniva riconosciuta come struttura unitaria e verticistica), per il crollo del muro di Berlino e per la crisi dei partiti a seguito delle inchieste sulle tangenti.
Perché Falcone e Borsellino dovevano essere fermati, in quella maniera così forte e con due stragi a poca distanza di tempo? Solo per dare un esempio e un segnale alla corlenese?
Oppure perchè Falcone stava seguendo, da tempo, la pista dei soldi, che legava assieme la mafia, gli appalti pubblici e i partiti della prima Repubblica?
Imposimato lancia l'ipotesi delle mazzette per l'alta velocità in Italia, grande opera, ma anche grande esempio della voracità di soldi del contribuente da parte dei nostri politici.
I pentiti di mafia hanno raccontato che vi era “nella Cupola, la seria preoccupazione che Falcone e Borsellino imprimessero un impulso alle investigazioni nel settore degli appalti pubblici”.
Appalti che erano finiti a imprese che fanno capo alla Fiat (Cogefar), all'Eni (Ferruzzi) e a Lodigiani, su cui Falcone stava indagando. Falcone stesso aveva commentato l'ingresso del gruppo Ferruzzi in borsa con una battuta che aveva allarmato la Cupola: «La mafia è entrata in borsa».
Erano gli anni in cui la mafia si stava trasformando in impresa, facendosi assegnare dai politici appalti per aziende sotto il loro controllo, come la Calcestruzzi.
L'epilogo del libro.
L'autore
mette nell'epilogo le sue conclusioni: “i terroristi, i servizi,
gli apparati, i mafiosi e a un livello più alto i massoni, sono
stati solo esecutori di ordini provenienti da altre entità”,
entità che utilizzarono le stragi che “ebbero come obiettivo il
mantenimento del potere nelle mani di chi lo deteneva da
anni”.L'autore nell' epilogo del libro cita Aristotele:
“una prova della libertà è nell'essere governati e nel
governare, cioè nell'alternanza dei governi . Nessun individuo può
coprire due volte la stessa carica, le cariche sono di breve durata”.
Non è libertà quando uno stesso gruppo di potere o partito
governa per decenni.
Obiettivo che poteva essere quello del golpe o forse, l'instaurazione di una repubblica presidenziale (sullo stile della Grecia o del Cile di Pinochet), che soffocasse una volta per tutte i principi della Costituzione italiana nata nel 1946, dalla lotta antifascista.
Come si può leggere dai giornali, ancora oggi si parla solo di riforme della Costituzione e mai, dico mai, della sua applicazione concreta in termini di uguaglianze, giustizia, equità, emancipazione.
Obiettivo che poteva essere quello del golpe o forse, l'instaurazione di una repubblica presidenziale (sullo stile della Grecia o del Cile di Pinochet), che soffocasse una volta per tutte i principi della Costituzione italiana nata nel 1946, dalla lotta antifascista.
Come si può leggere dai giornali, ancora oggi si parla solo di riforme della Costituzione e mai, dico mai, della sua applicazione concreta in termini di uguaglianze, giustizia, equità, emancipazione.
È
questa l'unica repubblica in cui vogliano vivere, ed è quella per
cui uomini dello stato sono morti: oltre a quelli citati prima, Ninni
Cassarà, Boris Giuliano, Vittorio Occorsio, Rocco Chinnici, Antonino
Scopelliti, Giodo Galli, Emilio Alessandrini, Cesare
Terranova).
Uomini spesso lasciati soli dallo stato nella propria battaglia.
Se c'è un insegnamento che lascia questo libro, e nel non rassegnarci alla storia che ci hanno fin qui raccontato. Non rassegnarci e cercare la verità, storica perché quella giudiziaria diventa sempre più difficile. Non rassegnarci alle logiche e al macchiavellismo di chi ci ha governato:
Uomini spesso lasciati soli dallo stato nella propria battaglia.
Se c'è un insegnamento che lascia questo libro, e nel non rassegnarci alla storia che ci hanno fin qui raccontato. Non rassegnarci e cercare la verità, storica perché quella giudiziaria diventa sempre più difficile. Non rassegnarci alle logiche e al macchiavellismo di chi ci ha governato:
“il
machiavellismo di molti nostri politici e di alcuni esponenti dei
servizi non hanno fatto altro che avvelenare per anni la nostra
storia. Se vogliamo quindi avviarci di nuovo sulla via
dell'incivilimento e per uscire dall'abiezione, dobbiamo
riconsiderare con occhi critici le nostre radici morali e i nostri
vizi, morale e politica vanno tenute distinte ma non contrapposte”.
I
capitoli del libro:
Gli albori della strategia della tensione
Il grande enigma di via Sicilia
La strage di piazza Fontana: Le bombe del ’69, Le borse e i timer delle stragi
L'enigma della morte di Giangiacomo Feltrinelli
Le stragi del ’74: piazza della Loggia e Italicus
Il calvario di Aldo Moro
La strage di Bologna
L’attentato dell’Addaura
La morte di Falcone e Borsellino
Gli albori della strategia della tensione
Il grande enigma di via Sicilia
La strage di piazza Fontana: Le bombe del ’69, Le borse e i timer delle stragi
L'enigma della morte di Giangiacomo Feltrinelli
Le stragi del ’74: piazza della Loggia e Italicus
Il calvario di Aldo Moro
La strage di Bologna
L’attentato dell’Addaura
La morte di Falcone e Borsellino
La scheda
del libro sul sito di Newton
& Compton
Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon
Lungomare Reggio Calabria, La luna ribelle (Torre Nervi -- lido comunale): presentazione del libro
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Lungomare Reggio Calabria, La luna ribelle (Torre Nervi -- lido comunale): presentazione del libro
L'estate delle guerre
Le rivolte in Egitto dopo il mezzo colpo di stato dei militari, la strage di bambini in Siria che commuove ma non smuove la diplomazia né gli eserciti europei.
Ma, se uno leggeva i nostri giornali, si imbatteva in altre guerre: le guerre dei falchi contro le colombe, la guerra dei vent'anni dei magistrati contro l'imprenditore politico Berlusconi, che con la loro azione vogliono espellerlo dalla politica.
Che questo lo dica una legge che la stessa politica ha fatto, non importa.
Serve una pacificazione, dice il ministro della difesa Mauro che in questi mesi si è già espresso in difesa dei caccia F35 (ma poco sulla situazione afgana o sulla situazione in Siria).
Come alla fine della seconda guerra mondiale, anche De Gasperi e Togliatti hanno fatto una amnistia per impedire la guerra civile.
Ma se c'è stata una guerra, chi la combattuta? Contro le tasse? Contro gli onesti che hanno sempre pagato fino all'ultimo centesimo?
E, poi, De Gasperi e Togliatti stavano dalla stessa parte durante la guerra di liberazione, contro il nazifascismo.
Non sono stati i repubblichini a chiedere l'amnistia.
Ma altre guerre sono scoppiate in questo mese estivo: la guerra dei renziani contro la dirigenza del Partito Democratico. Quando si farà il congresso? Che regole avranno le primarie?
Letta ha ribadito che lui lavora per fare un governo di centro sinistra. Questo è solo un governo di servizio. Proprio per questo motivo, essendo lui a capo di una coalizione estesa, non può presentarsi come leader di un futuro governo PD.
Governo che oggi, così come ieri, ha diversi problemi. Deve far finta che sia tutto normale, governare assieme ad un partito guidato da un condannato per frode fiscale.
Deve accettare tutti i diktat del Pdl, altrimenti questi si portavia il pallone e non si gioca più.
Un bluff? La campagna elettorale è già iniziata (ma in Italia siamo sempre in campagna elettorale).
Vale la pena morire per queste larghe intese?
Questo governo deve trovare ora un miliardo almeno, per coprire il buco dell'Imu.
Un bel regalo ai possessori delle case di lusso.
Un problema per i comuni, ora, che quei soldi dovranno prenderli da qualche altra parte.
E la luce in fondo al tunnel? E la ripresa che si deve agganciare?
I numeri della disoccupazione sono lì, a raccontare una emergenza che è destinata a peggiorare sempre di più.
Meglio fare gli scongiuri.
Il 2011 è stata l'estate dello spread e delle mille manovre su carta per tagliare i costi della politica.
Il 2012 è stata l'estate di Monti ma anche delle telefonate Mancino-Napolitano, con gli attacchi ai pm di Palermo.
Questa estate, 2013, verrà ricordata come quella delle guerre di carta.
PS: ma cosa ne pensano i radicali della stretta di mano tra Pannella e e B.?
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