21 aprile 2016

Il posto che ci meritiamo

Il 77 esimo posto nella libertà distampa ce lo siamo guadagnato, anno dopo anno, grazie al modo italiano di raccontare il paese.
Leggete le prime pagine e vedete cosa raccontano: il fronte del si contro il fronte del no, l'acutizzarsi dello scontro politica magistratura, chi vuole le riforme e chi non le vuole fare.
Giustizia, lavoro, riforme, immigrazione, rischi terrorismo. E poi le inchieste giudiziarie, ad orologeria, la barbarie delle intercettazioni, la magistratura che entra nelle questioni politiche, nella politiche industriali, distrugge la vita delle persone ..
Cambiano i personaggi, non sempre, ma il succo rimane quello.

Dietro questa cortina, c'è un paese che non viene raccontato: sul tema del lavoro sarebbe stato interessante leggere del perché dello sciopero dei metalmeccanici, le loro ragioni, quelle di confindustria.
Lo sciopero dei dipendenti di Versalis, il settore chimico che Eni vuole vendere.
L'eterno presente (le polemiche, gli scontri, i meravigliosi piani, le riforme) ci porta a dimenticare che è in corso un processo a Roma su mafia capitale, dove i testimoni devono essere accompagnati in aula perché intimoriti. Dove gli avvocati difensori se la prendono coi magistrati e coi giornalisti che hanno raccontato dei clan, dei rapporti politica e mafia, della spartizione del territorio.

Sta per finire nel dimenticatoio anche la storia di Giulio Regeni, troppo poco importante di fronte alle questioni di politica internazionale e agli accordi con l'Egitto.
Ancora qualche settimana e qualcuno romperà il tabù dicendo che se l'è andata a cercare. Ops.. è già stato fatto.

La storia delle banche: Report ha raccontato anche in modo chiaro, come si è arrivati al crac delle popolari, in Veneto e in Toscana. Come aveva raccontato anche prima la storia di MPS, spolpata dagli amministratori per finanziare imprese degli amici, per clientelismo. Del ruolo di Bankitalia, che sapeva della situazione e che ha “solo” sanzionato i vertici degli istituti di credito.
Interessa ancora a qualcuno che diverse migliaia di italiani sono stati truffati?

Mesi fa su Expo c'erano tutte le prime pagine, ora il silenzio. Niente chiusura ufficiale del bilancio, il futuro dell'area è poco chiaro.
Di chiaro, nella vicenda di Brescello, è che i clan sono ben insediati qui al nord, nelle città e nella provincia. Ma la mafia al nord, nel cattivo giornalismo italiano (salvo poche eccezioni) non ha lo stesso appeal dell'Isis.

Certo, questa brutta posizione nella classifica di Reporters sans frontieres arriva dopo il processo a Nuzzi e Fittipaldi, ma è in Vaticano e più che fare pressioni (che non vedo) si può far poco.

Da una parte abbiamo il giornalismo 2.0 de l'Unità (il falso scoop sulla candidata Raggi), il #matteorisponde senza intermediazione di giornalisti con domande scomode (si chiamerebbe populismo), i giornali nelle mani di gruppi imprenditoriali. Dall'altra i giornalisti minacciati, precari, costretti a fare da portavoce a questo o quello.

Il Botswana ora ci guarda dall'alto.

Non ci dovrebbe meravigliare: astensione, poca partecipazione alla cosa pubblica, la distanza tra cittadini e palazzo che aumenta, poco interesse nel voler approfondire nella lettura delle notizie sono tutte questioni legate. 

20 aprile 2016

I pregiudizi di Dio di Luca Poldelmengo

Incipit (preso da qui)
Dicono che sono fumoso, contraddittorio, bugiardo. Sono tutti pronti a sputare sentenze su di me: poliziotti, magistrati, giornalisti, criminologi, conduttori televisivi, pure il primo stronzo che cammina per la strada. Perché questo non ce l’ha detto prima, come ha potuto fare quest’altro, non erano state queste le sue parole. Ma che ne sanno di come ci si sente di fronte a certe disgrazie? Provassero a fare un giro nelle mie scarpe prima di parlare. Vorrei vedere le loro, di vite, spiate come hanno fatto con la mia. Tutti bravi a fare i moralisti fin quando stanno dall’altra parte, ipocriti. E se lo facessero a te? Prova a pensarci. Se ti spogliassero e ti buttassero in piazza nudo, senza poter nascondere niente, ma proprio niente, sei sicuro che gli altri ti troverebbero così attraente? Sii sincero, non hai anche tu qualcosa di cui vergognarti, qualcosa che DEVE rimanere solo tua? Prima che succedesse questo schifo io avevo una vita meravigliosa, una villa in collina, un locale che era l’invidia di Tivoli, una Mercedes, due figli fantastici, una moglie che adoravo e che mi amava, e ora mi hanno portato via tutto. Tutto. Io l’ho capito che non gli piaccio a questa gente, ma non per questo non mi devono credere. E tu, almeno tu mi credi se ti dico che io sono la vittima?

Ci sono libri che si possono leggere in tanti modi, diversi tra loro. Come quest'ultimo di Luca Poldelmengo, “I pregiudizi di Dio”: un giallo su un omicidio che ricorda i tanti casi di cronaca che leggiamo sui giornali, un racconto con al centro tre personaggi e le loro psicologie, le loro paure, i sensi di colpa.
Persone normali, se viste da fuori, ma con dentro tanti segreti che si fa fatica di confessare anche a se stessi o magari con una doppia vita, sui social.
Ancora, per volare sempre più un alto, un saggio sul senso di giustizia su questa terra. Dopo l'esperimento, tra l'altro ben riuscito, del romanzo distopico “Nel posto sbagliato” un thriller con sfumature di science fiction , Luca torna alle origini riprendendo parte dei personaggi che avevamo già incontrato ne “L'uomo nero” e chiudendo tutte le storie che in quel racconto rimanevano sospese.....

Chi sono i personaggi del romanzo: sono due uomini alle prese coi loro demoni, per un dolore passato che li ha privati di una persona che stava loro a fianco, lasciando dentro un senso di colpa, per non essere stati capaci di proteggere questa persona, ma anche un violenti propositi di vendetta.
Due uomini che sono anche due poliziotti, Andrea e Marco, con una storia professionale alle spalle che non potrebbe essere più diversa: il primo un poliziotto con anni di Squadra Mobile alle spalle, il secondo entrato in polizia non per vocazione ma per scelta paterna, essendo figlio del vicecapo di polizia.

Andrea era stato un bravo segugio, fino all'abbandono della moglie e ad un incidente capitato in un'azione:
“un uomo integerrimo, uno per cui l’etica aveva un preciso valore, uno mai sceso a compromessi. Ma Andrea non era più quell’uomo. La perdita di Alice lo aveva svuotato”.

Marco Alfieri invece l'abbiamo già conosciuto nel romanzo “L'uomo nero”, il poliziotto che aveva passato una vita a nascondersi dietro l'ombra del padre, il potente vice capo della polizia Donato Alfieri.
Marco aveva già varcato la soglia etica di fronte alla quale può trovarsi un poliziotto. Era andato oltre, era sceso a compromessi con la sua coscienza”.

Due poliziotti che si ritrovano nello stesso commissariato a Mandela, in realtà solo un presidio di polizia nella valle dell'Aniene, vicino Tivoli.
Una zona a metà tra il grande raccordo anulare e la città di Tivoli, un susseguirsi di abitazioni più o meno abusive, cattedrali del gioco d’azzardo, capannoni industriali attivi e dismessi diventati rifugio di immigrati, discariche e cave di travertino che sembrano crateri lasciati da bombe.
C'è una terza persona che, a metà racconto, si aggiunge ai due: Francesca anche lei poliziotta, anche lei alle prese con un fardello pesante, per un rapporto sentimentale tenuto nascosto, dentro.

In questo territorio, “che aveva subìto un’immigrazione selvaggia, sregolata e disperata”, i due poliziotti sono andati a rifugiarsi, per scappare dalle loro cicatrici (che conoscerete nel corso del racconto). Finché un giorno non piomba al presidio un signore a denunciare la scomparsa della moglie, Margherita, poi trovata morta.
Il sole di quella mattina di maggio doveva ancora raggiungere il fondo della valle. La brina ricopriva l’erba, inumidiva i rami secchi, bagnava la carne. Il cadavere era prono, disteso in un fosso, coperto da frasche gettate sopra per confonderlo alla vista. Il commissario Andrea Valente scese ancora di due passi. Arrivò di fianco a uno degli agenti in tuta bianca che stava liberando il corpo dai rami. Da lì poteva osservare con più chiarezza la figura femminile: la gonna di jeans sollevata, gli slip celesti abbassati alle caviglie, gli evidenti segni di escoriazione profonda intorno all’ano. Lungo il collo c’erano delle larghe ecchimosi, una guancia era poggiata sull’erba. Il viso violaceo era comunque riconoscibile. Il commissario Valente, un decennio in forza alla squadra mobile, sezione omicidi, non sarebbe stato in grado di ricordare quante volte aveva dovuto assistere a scene come quella. L’abitudine è una patina in grado di rivestire anche le esperienze più estreme, relegandole nel novero della normalità. Era questo tratto dell’adattabilità umana a rendere esercitabili professioni come la sua. Ma questa volta era diverso, il diaframma che separava l’uomo dal poliziotto era venuto meno. Andrea aveva lasciato due passi indietro il commissario Valente, era uscito allo scoperto, ed era stato investito dall’angoscia.

La vera giustizia non è di questo mondo, e ciò che chiamiamo bene e male forse sono solo i pregiudizi di Dio.
La frase è una citazione presa da Nietzsche: per raggiungere questa giustizia, fino a che punto siamo disposti a spingerci, saremmo capaci di andare oltre i confini etici che ci siamo dati?
C’è chi ha scelto di superarlo, il confine, premendo il grilletto in una notte piovosa per vendicarsi, conscio che non sarebbe ritornato indietro, mai”.
Come il confine tra il bene e il male, quello che, una volta oltrepassato non i fa più tornare indietro, perché hai perso quella rettitudine morale, segnando un confine tra un prima e un dopo.
E non riuscendo a fare i conti con la tua coscienza sei costretto alla menzogna, la scelta più facile per continuare a vivere.
Andrea e Marco, i due “uomini soli”, si ritrovano a fianco per indagare su questo omicidio, uno di quei casi che risveglia la morbosità dei media, che su questi episodi di cronaca vanno a sviscerare la vita dei presunti colpevoli, sbattendola in televisione senza nessun filtro. Così si sazia la pancia delle persone, le loro paure, il bisogno di individuare il mostro..
L'indagine li metterà di fronte ai dolori irrisolti ai loro sensi di colpa che si portano dentro come un peso che li affossa, impedendo loro di guardare avanti. Finché arriverà per il loro il momento di fare delle scelte. E attraversare definitivamente quel confine.
«Un buon poliziotto direi di no, un bravo poliziotto forse».
«E qual è la differenza?».
«I bravi poliziotti fermano i cattivi».
«E quelli buoni?».
«Lo fanno nel modo giusto».

Un romanzo dove il lettore viene portato dentro la storia, dentro i suoi luoghi, i suoi colori e i suoi odori.
Luoghi e persone che vengono rappresentate in modo chiaro, in poche parole, facendo uso di metafore suggestive, dell'uso dei colori per raccontare delle sensazioni, come il bianco della polvere di Travertino che si insinua dappertutto.

I precedenti romanzi di Luca Poldelmengo

La scheda del libro sul sito di Edizioni E/O

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

La (vera) natura della barbarie

Nella giornata di ieri, due personaggi politici hanno rivelato la loro vera natura.
Bertinotti, l'ex leader della sinistra comunista, che al meeting di CL ha trovato casa. E che ci rimanga, in quella casa.

E poi il presidente del Consiglio che, per difendere il suo governo dalle due mozioni di sfiducia, ha sfoderato un discorso che in Parlamento non si sentiva da anni. Dagli anni in cui nello stesso palco parlava Berlusconi. Sono solo cambiate le facce e le battutine, ma il succo del discorso dove, più che le indebite influenze, gli emendamenti approvati per favorire le lobby, si è scagliato contro la magistratura e i giornali che pubblicano le intercettazioni.
O meglio, contro quei magistrati che passano le veline ai giornali.
"Io rispetto le sentenze dei giudici, non le veline che rompono il segreto istruttorio. Quando auspico che si arrivi a sentenza, non attacco la magistratura ma rispetto la Costituzione: un avviso di garanzia è stato per oltre 20 anni come una condanna definitiva. Vite di persone perbene sono state distrutte, ma un avviso di garanzia non è mai una condanna ed è per questo che non chiederemo le dimissioni del consigliere del Movimento 5 Stelle di Livorno, perché crediamo nella presunzione di innocenza. Questo paese ha conosciuto figure di giudici eroi che hanno perso la vita ma anche, negli ultimi 25 anni, pagine di autentica barbarie legata al giustizialismo". 

C'era una volta il Renzi 1 che chiedeva la testa dei ministri non indagati e senza nessun avviso di garanzia Alfano e Cancellieri.
Erano i tempi in cui si combatteva la guerra di logoramento contro il governo Letta (come raccontano anche altre intercettazioni col generale Adinolfi).

Oggi siamo nel solco di B. e anche di C.: lasciateci lavorare, magistrati, collaborate col governo, cancellate le intercettazioni imbarazzanti (non perché violano la privacy).
Questo paese può tollerare la corruzione, la raccomandazione (che oggi si chiama traffico di influenze), il clientelismo, ma non può accettare che i cittadini siano informati di quello che noi combiniamo.

Al presidente Renzi ha risposto, come al solito nei modi e nei toni corretti, il presidente dell'ANM Davigo, ieri sera a di Martedì e oggi nell'intervista a Il fatto quotidiano.
Su giustizia ad orologeria, sulla prescrizione, sulle intercettazioni (e sul diritto alla difesa e ad essere informati).
Lo chiamano giustizialismo, confondendo l'azione penale ed obbligatoria della magistratura, con quello che i cittadini e la Costituzione chiedono: trasparenza, onestà, rispetto per le istituzioni.
Piercamillo Davigo, dopo l'inchiesta di Potenza Renzi parla di “25 anni di barbarie giustizialista”, mentre Napolitano denuncia un “riacutizzarsi ”del conflitto politica-giustizia e invoca la riforma delle intercettazioni. 
Non commento le dichiarazioni del presidente del Consiglio. Ma è una vecchia sto-ria, questa del ‘giustizialismo’e del ‘conflitto’. Non c’è nessuna guerra. Noi facciamo indagini e processi. Se poi le persone coinvolte in base a prove e indizi che dovrebbero indurre la politica e le istituzioni a rimuoverle in base a un giudizio non penale, ma morale o di opportunità, vengo-no lasciate o ricandidate o rinominate, è inevitabile che i processi abbiano effetti politici. Se la politica usasse per le sue autonome valutazioni gli elementi che noi usiamo per i giudizi penali e ne traesse le dovute conseguenze, processeremmo degli ex. Senza conseguenze politiche. Il conflitto fra politica e magistratura è fisiologico?Le frizioni fra poteri dello Sta-to sono la naturale conseguenza della loro separatezza e indipendenza. Chi vuole che tutti i poteri vadano d’amore ed’accordo dovrebbe proporre il ritorno alla monarchia assoluta, dove il sovrano deteneva tutti i poteri senz’alcun conflitto: il re era sempre d’a c c o r-do con se stesso. È questo che vogliono? Io, se non ci fosse tensione fra politica e giusti-zia, mi preoccuperei.
Napolitano e Renzi reclama-no una legge che vi imponga di espungere dagli atti le intercettazioni penalmente irrilevanti o riguardanti i non indagati, così i giornali non potranno più pubblicarle.
 
Non ne vedo la necessità. Ba-stano e avanzano le norme sulla diffamazione e sulla pri-vacy, che puniscono chi mette in piazza fatti davvero privati e privi di interesse pubblico: si possono sempre aumentare le pene, specie per la violazione della privacy, ma poi si va a sbattere contro la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che sconsiglia lo strumento penale contro la libertà di stampa. E, soprattutto, ha già affermato che, quando un giornalista pubblica notizie anche penalmente irrilevanti, ma moralmente importanti, su personaggi pubblici, non può essere punito.
Ma la legge dice che dovete essere voi magistrati a cancellare dagli atti le conversa-zioni extra-penali.
 
A parte il fatto che una conversazione può essere irrilevante ai fini del reato per cui si procede e non di un altro per cui è comunque lecito procedere. Ma poi, chi decide cosa mettere o togliere? Il pm? Il gip? E i diritti della difesa chi li tutela? Mi meraviglia chequesti discorsi vengano da chi sbandiera garantismo un giorno sì e l’altro pure: ma lo sanno o no che ciò che è irrilevante per il pm o per il giudice può essere rilevantissimo per il difensore? Esempio:Tizio intercettato racconta una sua serata con un trans.Tutti diranno: orrore, privacy, bruciare tutto! Già, e se poi quella serata col trans serve a uno dei due interlocutori come alibi per provare che la sera di un delitto erano altrove?Siccome l’alibi è stato distrutto, l’innocente rischia la con-danna. Bel garantismo.
Forse la barbarie non la pubblicazione delle intercettazioni, ma l'inquinamento di Viggiano, la trattativa stato mafia (a proposito della morte del consigliere D'Ambrosio), dei quartierini per gestire appalti e affari.

Gilioli oggi, prova a raccontare la stessa storia secondo un altro punto di vista: l'uscita di ieri come strategia per occupare l'agenda, costringere le persone ad avere una reazione immediata, schierarsi senza sfumature o con me o contro di me.
Il fronte del si contro il no, quelli delle riforme contro quelli che non le vogliono.
Tutto semplice, come ai tempi di B.
Tutto pur di non parlare del boom dei voucher, dei posti di lavoro in calo (con la fine degli sgravi), del PIL fermo ....

19 aprile 2016

E ora (Pirro e la sua vittoria)?

Puntare sull'astensione per vincere è facile.
Siamo un paese dove la gente tende a non occuparsi della cosa pubbilca, dell'interesse generale, a non informarsi dei problemi del paese.
E, se si informa sui TG della Rai, questi si sono guardati bene dal dare un'informazione completa sul tema delle concessioni per le piattaforme.
Ma l'astensione è un'arma che va bene oggi. A lungo termine, puntare sulla disaffezione al voto, sull'andare al mare, può essere controproducente.
Prima o poi (per esempio a giugno) si deve andare a votare senza quorum.
Hai voglia a dire che alle comunali non si vota pro o contro Renzi, ma a Milano, Roma, Napoli, Renzi e il governo hanno messo il cappello su tutti i candidati. Come per il referendum, anche queste elezioni saranno improntate sul con me o contro di me.
Quelli che vogliono cambiare le cose e quelli che le vogliono lasciare così ..
Peccato che i voti ora si debbano pescare altrove, lontano dal suo elettorato: tutto questo grazie a quelle riforme che il paese (o forse era il centrodestra, le lobby, confindustria..) aspettava da vent'anni.
Gli 80 euro, la buona scuola, il jobs act, lo Sblocca Italia, la soglia del contante, la responsabilità civile dei magistrati, il falso in bilancio col buco, la blanda lotta all'evasione. E ora le intercettazioni: quante soddisfazioni per un governo che dice di essere di sinistra.
Provvedimenti passati anche con quei 50 decreti con voti di fiducia che, in questi due anni, sono stati fatti digerire alle Camere, uno ogni due settimane. 

Ecco, forse la visione della politica che ha questa governo è quella in cui non è più necessario andare a votare.
Quella dove la politica è cosa per pochi.
La politica energetica, dei trasporti pubblici, della scuola pubblica, non viene decisa in modo trasparente nelle Camere in Parlamento ma in altre camere.

E allora i voti possono essere presi e chiesti a coloro i quanti fanno parte di quel dentro, che decide veramente la politica e le leggi.

18 aprile 2016

La demagogia non paga, il petrolio nemmeno

Incidente a Genova in una condotta della raffineria.



La demagogia non paga, dice. 
Il petrolio nemmeno.

L'ennesimo naufragio in mare

400 morti per l'ennesima tragedia in mare: somali ed eritrei che cercavano di arrivare in Europa.

Salvini ha dato la colpa ai buonisti, colpevoli a suo dire del naufragio. Dovevamo lasciarli lì a morire per le carestie, per le guerre, lontano dalle nostre coscienze.
Mattarella ha commentato indicando il "bisogno di pensare a questi drammi". Pensare e anche agire, visto che il blocco delle frontiere da una parte, aumenterà il numero di disperati che cercano la fortuna attraversando il Mediterraneo.
Paolo Gentiloni invece si è rivolto all'Europa: "Una ragione in più per noi per dire all'Europa che in questo momento non deve innalzare muri, ma moltiplicare i propri sforzi".
La proposta del governo si chiama "migration compact", nome inglese per un qualcosa che assomiglia a quello fatto con la Turchia.
Accordi coi paesi africani e di transito in cambio del contenimento dei flussi.

In attesa della prossima tragedia, dove continueremo a parlare di proposte, buonisti, scafisti. Come se, di fronte a queste tragedie, avessimo tutto questo tempo per pensare.






Quanta arroganza

Quando, pur di vincere, si gioca sporco, prima o poi le cose ti ritornano conto.
Ci avrà pensato, ieri sera, il grande presidente, mentre in diretta tv brindava alla vittoria dell'astensione sul referendum per le trivelle?
Pur di vincere, hanno sprecato 300 ml di soldi pubblici (non accorpandolo alle comunali), hanno piegato l'informazione al loro interesse (nessun TG che fosse entrato nel merito del si o del no), hanno costretto al silenzio perfino quanti nel PD, fossero favorevoli al si lasciando solo il governatore Emiliano.
Il governo di sinistra, che non sta dalla parte delle lobby, pur di far passare l'astensione ha giocato sui numeri dei posti di lavoro, sul fabbisogno energetico, strumentalizzando l'esito (con me o contro di me).
E questi sono i risultati: ieri i tweet che dimostravano l'arroganza dei vincitori (#ciaone), lo sberleffo e anche gli avvertimenti ai vinti, come Emiliano. Ti sei messo contro la segreteria ..

13 milioni di italiani al voto, nonostante tutto, sono un buon risultato, ma rimangono una sconfitta.
I posti di lavoro rimarranno tali, come i rischi ambientali. Le compagnie (Eni) continueranno ad estrarre gas e petrolio dal mare a piacer loro, estraendo il minimo pur di non pagare tasse. E decidendo loro, alle calende greche, quando e se smantellare.
Si stima un risparmio di 800 ml. Da parte del governo che non è contro le lobby.

Nel 2005, il referendum sulla legge 40 fu sabotato alla stessa maniera: certo, il quesito era molto più tecnico e interessava una parte degli italiani.
Ci ha pensato poi il tempo e la consulta a smontare quella legge sbagliata.
Lo stesso succederà per le trivelle: il referendum non aveva scopi personali ma era nato dallo Sblocca Italia, poi dimezzato grazie proprio ai quesiti referendari.
Rimane in piedi solo la questione della durata delle concessioni: grazie all'astensione rischiamo ora una sanzione dall'Unione Europea perché questa norma (il non consentire l'accesso a nuove imprese per l'estrazione entro le 12 miglia) blocca la concorrenza.
Il tempo è galantuomo. Lui.

PS: sento ripetere che il referendum è fallito anche perché era un quesito troppo tecnico, su cui è sbagliato lasciar decidere alle persone.
Non sono d'accordo: il quesito è rimasto complesso perché così faceva comodo ai sabotatori. Se si fosse scritto, in modo semplice, volete continuare a trivellare entro le 12 miglia, spiegando i pro e i contro, sarebbe stato tutto più semplice.
Col rischio, per la lobby dei petrolieri, che poi si dovesse mettere mano agli 800 ml per dismettere le vecchie piattaforme (e creare veri posti di lavoro).

Secondo: in queste settimane pre-referendum non si è mai parlato di politiche energetiche. Anzi: leggendo le intercettazioni da Potenza, si è capito in che modo si fanno le leggi in questo paese.
Non in nome del popolo o del bene comune, ma per favorire gli amici del "quartierino" . 
Per l'emendamento Tempa rossa (che non porterà benefici né in termini di occupazione né come ricchezza per il paese).
Per l'inchiesta sulla centrale di Vago Ligure della Tirreno Power, per cui serviva una "porcata" per stoppare l'inchiesta della magistratura.

E dunque, voi che esultate per l'astensione, tornerete ora a parlare in Parlamento di politiche energetiche?

Report – I fossilizzati

Il risparmio energetico, il genoma che regola l'assunzione del cibo (e dunque c'è chi ingrassa e chi no e ogni tanto dovremmo digiunare) e le previsioni meteo (e le allerte).
Una sera dove si parla di carburante: quello di cui ha bisogno il corpo e quello per riscaldare.

In Val Padana potremmo spendere 200 euro anziché 2000 per riscaldare un appartamento, questo potrebbe far ripartire l'economia.
Nel mondo delle imprese si potrebbe fare lo stesso: ma qui ci sono tre scuole di pensiero, quelli che niente eolico, niente pannelli. Quelli che speculano sugli incentivi e infine quelli che senza il fossile non si va da nessuna parte...

I fossilizzati – Roberto Pozzan.
Come mai col crollo del petrolio non calano i costi energetici?
Perché l'economia non riparte?
Il punto sono i consumi che sono calati, per la crisi del 2008, ben prima del crollo del petrolio.
I BRICS sono stati colpiti dal crollo, essendo paesi produttori che erano anche i paesi emergenti: oggi questi non possono più spendere come prima.
E questo si riflette anche su di noi, in deflazione, causando i conti pubblici fuori controllo che sono la causa della crisi della nostra economia.

Cala il petrolio, ma il prezzo del gas e dell'energia non è calato per le aziende: a Sassuolo hanno investito in cogenerazione per avere meno incidenza del peso dell'energia, ma purtroppo pesano le tasse, ancora troppo alte.
Le tasse alte sul petrolio spingono sulle alternative: come il riscaldamento al pavimento, con un sistema di fibra a Carbonio, alimentato dai pannelli fotovoltaici.
Una casa, quella del signor Sasson ad emissione zero: ha pure vinto un concorso per il suo progetto, dalla sua banca, che non è finito in nulla.

Nelle città per le polveri sottili si blocca il traffico: hanno effetti nocivi sulla salute, causano malattie e morti, sono un costo per le casse dello Stato. Ogni anno spendiamo 4,7% del PIL, ognuno spende 1500 euro l'anno per queste polveri.
Servirebbe politiche per ridurre le emissioni: oggi non è solo il traffico il principale imputato, sono le emissioni per il riscaldamento domestico (responsabile per il 41%).
Come i caminetti a pellet, per stufe o camini usati come integrazione della caldaia: emettono zero, per la produzione del pellet, ma possono essere dannosi a seconda di come vengono bruciati.
Se il fuoco produce fumo e faville non stiamo facendo buona combustione e fa poca cenere.
Bisognerebbe bruciare legna ben stagionata e tenere la canna fumaria ben pulita.

Per consumare meno combustibili fossili serve rivedere la costruzione delle case: ma noi abbiamo edifici vecchi, costruiti in tempi in cui non c'erano polveri sottili.
Sono appartamenti dove si spende anche più di mille euro l'anno, mentre oggi agendo sulle caldaie si potrebbe arrivare a poche centinaio di euro.
Per esempio le centrali a gasolio, che dovremmo sostituire, come sta facendo oggi il comune di Milano.
Ma il progetto più ambizioso è il teleriscaldamento: niente caldaie in casa, solo scambiatori di calore.

A Sondrio un centro commerciale hanno investito nell'efficientamento del riscaldamento: sono passati da 128mila a 48mila euro.
Bisognerebbe però proprio evitare di bruciare energie fossili: la tecnologia che permette questo è quella delle sonde geotermiche, con cui si è riscaldato un quartiere a Milano centro: prendono il calore da sottoterra: non si brucia più nessun combustibile, ma il liquido è riscaldato tramite scambiatori di calore con tubi che vanno nel sottosuolo.
Caldo in inverno e fresco d'estate: in tre anno si è ripagato l'investimento Milano.
Spendono 2/300 euro l'anno, per un appartamento, dai 2000 che normalmente si spendono in bolletta.

Potremmo riscaldare il 50% delle case milanesi, ma la regione incentiva queste tecnologie: il geotermico non si può fare su tutta Milano perché c'è la falda.

Cos'è il famoso efficientamento, che ci chiede anche l'Europa?
Significa rimettere a posto i muri, gli infissi, le case di tutto il paese, per togliere di mezzo spifferi.
Tutta l'Europa ci impone entro il 31 dicembre di regolare la temperatura delle case con un termostato serio, non con una cineseria.
A Reggio Emilia stanno sperimentando l'utilizzo di questi strumenti, per controllare l'andamento dei riscaldamenti nelle case: vuol dire diminuirlo quando non si sta in casa, ma anche evitare che il calore esca dalle case.
Servono investimenti per avere il capitale iniziale, per questi lavori di riqualificazione delle case: i muri, ma anche i tetti, le finestre, il cappotto.
Le tecnologie ci sono: a Reggio Emilia la diagnosi energetica la sta facendo il comune, che aiuta le famiglie ad individuare i lavori per abbattere i costi energetici e dare maggior valore alla casa.
Meno costi e meno emissioni nell'aria.
Il Banco emiliano sta finanziando questi lavori: vince chi fa i lavori, vince chi affitta, vince anche la banca, in questo meccanismo.

In regione Lombardia, per certificare gli edifici nella classe energetica, ha dei problemi: da risultati diversi con versioni diverse e questo ha generato dei dubbi sui certificati della regione.
Come se il certificato fosse solo un pezzo di carta senza valore.

Il caso Sardegna.
Se l'obiettivo è produrre energia senza inquinare, dobbiamo puntare sulle energie alternative, come l'eolico.
Ma in Sardegna, grazie agli incentivi dati a pioggia e con pochi controlli, si è speculato: si affittano terreni su cui si costruiscono impianti, che non servono alle comunità o alle imprese, ma solo per specularci.
La legge vieta di mettere i pannelli a terra, pena sequestro degli impianti: la Sardegna è la regione con più pannelli, ma stanno per importare il metano, un discorso che gira da decenni.
Il contrario di quello che si dovrebbe fare: il metano è inquinante, ma meno della GPL – dice l'assessore della regione – non sapendo quello che dice.

Nel frattempo si continua ad inquinare con le centrali a carbone, che non solo non si dismettono ma ne sono in cantiere altre.
Anziché puntare alla metanizzazione e alle centrali a carbone (infischiandosene dei problemi tumorali, connessi alle centrali), perché non puntare su centrali che usano il fotovoltaico?

A Portoscuso, i bambini non possono mangiare i prodotti ortofrutticoli: eppure è stato autorizzato un nuovo impianto, in una zona ad alto irraggiamento solare.

Alla Archimede Solar Energy stanno sperimentando i pannelli inventati da Rubbia, il solare termodinamico: ma i loro progetti non sono ancora stati approvati, per colpa della burocrazia.
E i partner giapponesi se ne sono scappati via: così scappano gli investitori stranieri e anche i ricercatori. Come D'Aguanno, un ricercatore che ha lavorato con Rubbia.

Anche le tante associazioni ambientaliste stanno bloccando questi progetti, perché si oppongono al fatto che si occupino terreni agricoli: ma in regione Sardegna l'agricoltura si fa sempre di meno e i terreni industriali sono così inquinati che nessuno vuole metterci mano.


A qualcosa dovremo rinunciare: ad un pezzo dell'ambiente e ad un pezzo dell'agricoltura, perché comunque l'alternativa è andare avanti con lo status quo, con sempre meno campi coltivati, con le solite centrali e con le emissioni fuori controllo.

17 aprile 2016

Su risparmio energetico e politiche fossilizzate


Questa sera Report trasmetterà un'inchiesta sul risparmio energetico e sulle politiche (assenti) per un risparmio energetico, che potrebbero renderci indipendenti dalle energie fossili.
Roberto Pozzan racconterà di quelli che è possibile fare per spendere meno nel riscaldamento domestico, come sanare il problema delle polveri sottili nelle città
Un appartamento di cento metri quadri con caldaia a combustibile fossile: costo all'anno in riscaldamento circa duemila euro. Lo stesso appartamento, isolato, con finestre a doppi vetri, caldaia nuova e regolatore, costo all'anno duecentotrenta euro. Ma si può arrivare a spendere zero: in edilizia si chiama sesta rivoluzione.”

Parte di queste politiche sono oggi delegate agli incentivi (sui lavori domestici che hanno impatti energetici), ma rimangono azioni isolate dentro una politica energetica ancora oggi incentrata sugli idrocarburi, dove ancora esistono centrali a carbone (con tanto di inchieste giudiziarie sugli effetti nell'ambiente) senza piani di dismissione certi.
Le politiche, quando esistono, sono delegate alle lobby, ai comitati occulti, per favorire i grandi gruppi petroliferi e non nell'interesse comune. Le trivelle e le piattaforme che devono poter estrarre fino ad esaurimento (cioè fino a quando potranno prorogare lo smantellamento), i grandi condotti che attraversano territori, i centri di stoccaggio coi problemi di emissioni nell'aria.

Eppure potremmo mettere a sistema tutte le buone pratiche per la costruzione degli appartamenti, per dare un nuovo impulso al settore edilizio, creare vera occupazione, dare una risposta ai problemi di inquinamento (che oggi risolviamo coi blocchi del traffico).

I fossilizzati di Roberto Pozzan in collaborazione di Greta Orsi
Nell’Italia in cui il crollo del prezzo del petrolio non crea la sperata ripresa dell’economia, le combustioni del riscaldamento domestico salgono sul podio dei peggiori inquinatori, la regione più votata alle rinnovabili approva un piano energetico a metano e carbone, si fa strada per fortuna la realtà del risparmio, attraverso l’efficientamento del patrimonio edilizio. Intanto, in attesa di soluzioni la popolazione deve fare i conti con i blocchi del traffico determinati dalle pericolosissime polveri sottili.

Qui l'anteprima di Reportime: volete sapere come risparmiare il 90% sui costi della bolletta?


Con le sonde geotermiche con cui convogliare calore (o il fresco) dal terreno nelle case e pompe di calore con cui riscaldare le case, con un investimento che rientra in tre quattro anni.
Spendere meno per le bolletta, ottenere la riduzione di polveri sottili e riscaldamento globale, rilanciando contemporaneamente l’economia non è un sogno, ma una possibilità a portata di mano: la tecnologia c’è, basta applicarla. Abbiamo anche il capitale, quello che manca sono le informazioni. Secondo l’ingegner Renato Clementi di Habitami, il capitale sta tutto dentro l’enorme spreco dalle nostre case. Là dove spendiamo 2000 euro in riscaldamento, potremmo spenderne solo 200, o anche arrivare a zero. Dobbiamo efficientarle.
Bisogna allora che le banche anticipino il capitale che recupereranno dal risparmio ottenuto. Per questo ci sono le cosiddette Energy service Companies. La spesa sanitaria sostenuta dai governi (e causata dalle polveri sottili) fa scricchiolare gli stati sociali. I grandi organismi internazionali, Organizzazione Mondiale della Sanità e Fondo Monetario Internazionale in testa, esortano a trovare l’equilibrio tra produzione e tutela ambientale.Strada tutta in discesa allora? Certo che no: lo status quo ha tanti alleati annidati dove meno te lo aspetti. Le grandi compagnie dei combustibili fossili non amano vedere il loro mercato assottigliarsi e fanno fatica ad affrontare ristrutturazioni in chiave rinnovabile. I loro migliori alleati sono la politica cieca e la miriade di gruppi ambientalisti che , giustamente si oppongono agli speculatori, ma spesso anche ad ogni novità. Garantire il superamento della produzione fossile vuol dire non solo coprire i nostri tetti di pannelli fotovoltaici, ma anche aprire la strada a eolico, solare a concentrazione, fotovoltaico a terra dove è possibile, magari concedendo spazi in cambio dell’eliminazione di centrali inquinanti. Aprire insomma a produzioni energetiche pulite che magari modificheranno anche il panorama, ma a qualcosa bisognerà pur rinunciare”.

La seconda inchiesta tratterà di come funziona in Italia il sistema delle previsioni meteorologiche, che danno le risposte alla domanda “che tempo farà domani”, ma grazie a cui siamo allertati per tempo nel caso di grandini, di eventi temporaleschi particolarmente intensi (tanta pioggia che si concentra in poche ore, col rischio frane, esondazione dei fiumi). Ad oggi queste previsioni sono affidate all'Areonautica militare.

Come sarà il tempo domani? Chi decide se dobbiamo o meno portare l’ombrello in ufficio? In Europa, solo l’Italia e la Grecia hanno un servizio meteorologico nazionale affidato ai militari. Siamo un paese in cui non esiste una laurea in meteorologia e le previsioni del tempo sono sempre più in mano ai privati che spopolano sul web a colpi di app. E anche come investimenti pubblici nel settore facciamo fatica a dimostrare di essere un paese all’avanguardia. Quello che è certo che siamo il paese leader delle “allerte meteo”.

Infine un servizio che racconterà del genoma che regola l'assimilazione del cibo, per cui alcuni mangiano e non ingrassano mentre altri devono stare attenti ad ogni cosa.
Il genoma vien mangiando, di Stefania Rimini
Perché io se mangio una mela ingrasso mentre lui che si fa due cornetti tutte le mattine resta magro? La risposta è “perché lui è fatto così”. La stessa dieta ha effetti differenti su ognuno di noi perché sulla base del nostro genoma rispondiamo diversamente al caffè, al sale, a una fiorentina, a un uovo… Il nostro genoma è ancora quello dei cacciatori raccoglitori, ci vogliono migliaia e migliaia di anni perché si adatti. Questo è il motivo per cui il 40% degli italiani non digerisce bene il latte: infatti l’uomo ha cominciato a berlo “solo” 12.000 anni fa, quando si è dato all’agricoltura. E siccome i nostri antenati nomadi, cacciatori-raccoglitori trovavano il cibo in modo discontinuo, sembra proprio che ci farebbe bene anche digiunare di tanto in tanto. Ma come si fa?

16 aprile 2016

Passeggeri notturni di Gianrico Carofiglio

30 racconti da tre pagine ciascuno (credo, non le ho controllate tutte): ma quello di Gianrico Carofiglio non è una vera a propria raccolta di racconti, sono trenta pensieri, ricordi, brevi apologhi, freddure. Divertenti, amari, asciutti, affilati, struggenti, profondi. La forza della parola, la potenza delle idee, la meraviglia di certi incontri inaspettati, dentro un vagone letto magari, o per strada, o in un sogno.
Episodi, storie, racconti che magari per una persona normale sfuggono via, ma che invece rimangono intrappolati nella mente di uno scrittore. Così è la vita.
Alcuni spunti di lettura dal libro:

Calligrafia: dove si racconta di come presentarsi bene dia in genere un vantaggio nella vita.
Notizie non rassicuranti per i non belli, per quelli con la cattiva grafia, per le donne, per i ricercatori sconosciuti e per gli aspiranti scrittori in cerca di un editore.
A questi ultimi conviene ricordare l'insegnamento di Somerset Maugham. Lo scrittore inglese era solito dire che ci sono tre regole infallibili cui attenersi per scrivere un romanzo di grande successo.
Sfortunatamente – aggiungeva – nessuno sa quali siano.

Articolo 29: dove si cerca di smontare la tesi per cui il matrimonio tra gay minacci la famiglia tradizionale.
- Ammettere i matrimoni omosessuali sarebbe la fine della famiglia tradizionale.
- Perché?
- Aumenterebbe l'omosessualità.
- Interessante. Degli etero scoprono che è possibile sposare persone dello stesso sesso e si dicono: «Accipicchia, a questo punto, quasi quasi, divento gay». Pensa che potrebbe accadere anche a lei?

Tahiti: dove si racconta si un popolo che non ha parole per esprimere il malessere interno.
Il primo compito di un uomo di Stato è rettificare i nomi (Confucio)

La scorta: dove si racconta di un incontro che illumina sui mali dei politici
Ho pensato che forse tornerebbe utile a chi si occupa di politica, e più in generale ai detentori del potere in tutte le sue forme, prendere nota di quello che Marcel Proust diceva parlando del potere della letteratura.
«IL vero viaggio di scoperta non è cercare posti nuovi ma avere occhi nuovi».
Cui cui guardare prima di tutto sé stessi.

Sinceramente: dove si spiega che bisogna prestare attenzione agli di avverbi
Gli avverbi sono soggetti pericolosi, bisogna badarci, sia quando parlano gli altri, sia quando parliamo noi stessi.
- Non capisco.
- Quando qualcuno ti dice che sinceramente, onestamente, francamente vuole o non vuole fare qualcosa, bè allora stai molto attento, perché è un indizio chiarissimo che quel qualcuno non è affatto sincero ..


Confessioni 2: dove si racconta del mestiere dell'investigatore e dell'importanza nell'usare e comprendere le parole.
Come ha scritto un linguista francese, Brice Parain, detto non a caso lo Sherlock Holmes del linguaggio, le parole sono pistole cariche.

L'investigatore – poliziotto, carabiniere o pubblico ministero – in grado di fare tutto questo con efficacia è assai diverso da certi stereotipi cinematografici, televisivi o giornalisti. È una persona in grado di vedere le cose da più punti di vista, di notare i dettagli e percepire le sfumature, poco incline ai giudizi sommari e soprattutto munito di una dote fondamentale (non solo nelle indagini): la capacità di nutrire dubbi e, in ogni momento, di mettere in discussione con intelligenza le proprie certezze.

Contagio: dove si racconta di come si sono curati i bambini del Vietnam dalla malnutrizione
Cosa fece, in sostanza, Sternin?
Non potendosi occupare della miseria, della penuria di acqua potabile, della scarsa igiene, ma non volendo arrendersi, rovesciò il modo di affrontare il problema.
In una situazione che sembrava senza speranza, scoprì quello che funzionava – le abitudini alimentari virtuose di alcune madri – e replicò il modello.
Scoprì gli esempi positivi e li diffuse in una sorta di contagio benefico.

Avvocati: dove si raccontano strani e grotteschi interrogatori di avvocati. Troppo attenti alla retorica e poco alla logica.
Avvocato Si ricorda l'ora in cui ha esaminato il corpo?
Perito L'autopsia è iniziata attorno alle 20.30
Avvocato E il signor Denington era morto?
Perito No, era sdraiato sul tavolo desideroso di sapere perché gli stavo facendo un'autopsia

Tutta la verità: dove si racconta il segreto del successo, effimero.
- Groucho Marx aveva capito tutto, - replica il mio amico.
- Cioè?
- Diceva che il segreto del successo è la sincerità. Una volta che sei capace di simularla, ce l'hai fatta.

Epitaffio: dove si spiega cosa sia il Koan
John Keats morì di tubercolosi il 24 febbraio del 1821 all'età di ventisei anni, nella casa che aveva preso in affitto a piazza di Spagna a Roma.
Sulla sua tomba volle che fossero incise queste parole: Here lies One Whose Name was writ in Water - «Qui giace un uomo il cui nome fu scritto sull'acqua».
Un epitaffio che sarebbe piaciuto ai maestri del Koan.

Scrivanie vuote: dove si raccomanda di prestare attenzione alle persone troppo ordinate.
..ho ricordato una celebre frase attribuita a Albert Einstein - «Se una scrivania in disordine è segno di una mente disordinata, di cosa è segno, allora, una scrivania vuota?»

Rane
: dove si spiega come non sempre la capacità di adattarsi a tutto, come le rane, sia una dote positiva.
La capacità di adattarsi a persone e ambienti è una qualità importate. Consente di fare nuove esperienze, di apprendere cose nuove e nuove abilità, di instaurare relazione equilibrate, tolleranti e creative.
Altrettanto importante è però la capacità di comprendere quando l'adattamento diventa sopportazione inutile e pericolosa.

Nelle Ardenne: dove si ricorda di un giusto, un soldato americano che salvò centinaia di commilitoni ebrei, nella foresta delle Ardenne. Il sergente Edmonds.
- Qui siamo tutti ebrei, disse poi rivolgendosi all'ufficiale nazista.
[..]
- Adesso la uccido, sergente maggiore, - disse il nazista.
Edmonds lo fissò ancora per qualche istante, prima di rispondere. - Se mi uccide, capitano, farà meglio a uccidere anche tutti gli altri miei compagni. Sappiamo chi è lei, sappiamo come si chiama. Farà meglio a ucciderci tutti perché, se non lo fa, verrà arrestato e processato per omicidio non appena avremo vinto la guerra

La scheda del libro su Einaudi e il primo capitolo.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

15 aprile 2016

Morire sul lavoro

La storia (o per meglio dire, lo scandalo) delle cave di Carrara lo aveva raccontato per la prima volta Report nel 2011 ("La banda del buco"):
La legge che regola il settore è del 1927, ma lascia fuori Carrara, e ogni regione fa di testa sua.Iovene ha girato l'Italia per vedere cosa succede.A Carrara succede che le polveri inquinanti per il trasporto del marmo sui camion sono di tutti, e un arricchimento per pochi.Camion che dovrebbero girare coperti, per evitare l'inquinamento e che invece girano per le strade dei paesi senza rispettare le ordinanze comunali."Siamo tutti soccombenti al ricatto del lavoro" risponde il sindaco: le imprese di estrazione hanno rifiutato l'intervista (come in altre regioni) e parlano tramite l'associazione industriali. Che tira fuori gli estensi, le vecchie concessioni perenni: sono le stesse famiglie che da anni si passano le concessioni rinnovate automaticamente ogni 29 anni. Queste guadagnano 2000 euro a tonnellata, pagando il comune tra 7 e 13 euro e mezzo a tonnellata.Basterebbe alzare il canone, per guadagnare qualcosa di più, sono soldi che farebbero comodo in un periodo di tagli.Senza parlare delle dismissioni delle cave: una volta chiuse, le cave andrebbero sistemate, invece si lascia lo scempio a vista."A queste cose sono più sensibili gli ambientalisti" ammette con un sorriso il pres. dell'associazione industriali.
Sono passati, anni, governi, rottamatori e professori in Loden e a Carrara si muore nelle cave. I sindacati hanno indetto uno sciopero, quei lavoratori del marmo non avrebbero dovuto essere in quel momento al lavoro.
Una delle tante situazioni paradossali dove incontriamo all'arricchimento di pochi, la distruzione dell'ambiente, privilegi fuori dal tempo, assenza di controlli per concessioni che si prorogano senza controllare la sicurezza di chi lavora.

Bufale pretestuose

Il meccanismo è noto: prima si cerca di sminuire l'avversario, ridicolizzandolo, togliendo ogni spazio per esprimere le sue ragioni. Poi si arriva al fango, se non alla criminalizzazione.
Sul referendum del 17 aprile, pro o contro la durata delle concessioni (fino ad esaurimento o con termine), gli amici dei petrolieri hanno seguito le due strade: il referendu? Quale referendum? Nelle ultime due settimane il Tg1 al referendum ha dedicato solo 13 minuti.
Il referendum toglie posti di lavoro .. quando chiuderanno le trivelle, da dove prenderemo l'energia? .. Senza piattaforme l'Adriatico sarà incrociato dalle petroliere .. le piattaforme non inquinano ..

Sui posti di lavoro, ha risposto ieri la presidente di Legambiente:
E sulla perdita di posti di lavoro?L’Unione petrolifera conta 35 mila addetti nel settore: a terra, entro e oltre le 12 miglia. I posti a rischio, dai nostri calcoli, potrebbero essere pochemigliaia riassorbibili in altri settori. La Fiom Cgil si è schierata a fianco del Comitato per il sì: la piattaforma che smette di funzionare viene smontata. E lo faranno gli stessi operai che facevano manutenzione.
Da dove prendiamo l'energia?
Parte delle piattaforme ancora operative estraggono la minima quantità di gas o petrolio per non chiudere e non pagare le tasse. Se chiudessero dunque non creerebbero problemi.

Sull'inquinamento delle piattaforme mi aspetto che lo dica un rapporto terzo, non l'Eni o gli amici del comitato.
Forse è passato troppo tempo dal disastro ambientale della piattaforma BP in Florida (solo sei anni fa, in fondo). Immaginatevi lo stesso nell'Adriatico, o al largo della Sicilia. 

Infine ieri sono arrivate le due uscite di Renzi e Napolitano testimonianza di uno stato nervosismo: sarà il timore del quorum (difficile da raggiungere), l'eco dell'inchiesta di Potenza, la scoperta (grazie alle intercettazioni), del comitato che lavorava per la lobby del petrolio.

Il referendum è una bufala, dice Renzi (intendendo che non è contro le trivelle): colpa del quesito referendario che, al solito, è astruso ma comprensibile.
In realtà il referendum è un segnale anche politico alla classe dirigente, come lo è stato (forse inutilmente) quello sul servizio idrico e sul nucleare.
Utile, se non ci fosse stato, saremmo ancora qui con quell'obbrobrio dello Sblocca Italia.

Il referendum è pretestuoso, prosegue l'ex presidente, alla faccia delle regioni che hanno presentato i quesiti, alla faccia degli italiani che hanno raccolto le firme, che stanno promuovendo il sì, alla faccia della Cassazione che ha ammesso i quesiti.

Certo che è lecito non andare a votare, se il cittadino pensa che il referendum non abbia senso, sia pretestuoso, inutile.
In Italia sono lecite tante cose, dall'elusione al farla franca dai processi grazie alla prescrizione.
Ma dai vertici delle istituzioni mi aspetto il buon esempio (il dovere civico di votare) e pretendo il rispetto delle opinioni altrui.
Altrimenti nasce il sospetto che la campagna per l'astensione sia in realtà una campagna per l'astensione dal sentirsi cittadini con opinioni personali, che rivendichino diritti, che non deleghino ad altri le loro decisioni.

14 aprile 2016

Avvocati

In Passeggeri notturni (Einaudi ed), Gianrico Carofiglio dedica uno dei 33 racconti brevi agli avvocati, riportando alcuni esempi assurdi di interrogatorio in tribunale: molti li trovate anche in rete (qui per esempio)  
A: Si ricorda l'ora in cui ha esaminato il corpo? 
T: l'autopsia è iniziata attorno alle 20:30 
A: E il signor Dennington era morto? 
T: No, era sdraiato sul tavolo desideroso di sapere perché gli stavo facendo un autopsia!  
A: Può fornirci un campione di urina? 
T: Lo posso fare sin da quando ero piccolo!  
A: Dottore, prima di eseguire l'autopsia, ha controllato la presenza del battito cardiaco? 
T: No. 
A: Allora ha controllato la pressione del sangue?T: No. 
A: Ha controllato se respirasse? 
T: No. 
A: Allora è possibile che il paziente fosse vivo quando ha cominciato l'autopsia? 
T: No. 
A: Come può esserne così sicuro, dottore? 
T: Perché il suo cervello era in un contenitore sulla mia scrivania. 
A: Ma è tuttavia possibile che il paziente possa essere stato ancora vivo? 
T: Sì, è possibile che fosse vivo e che stesse facendo l'avvocato da qualche parte! 
Morale del racconto?
A volte è meglio non accanirsi troppo nel controesame di un perito, in un Tribunale, per non fare figuracce.

Il segreto del successo (nel raccontare bugie)

Il segreto del successo e' la sincerita'. Se riesci a fingerla, ce l'hai fatta. (Arthur Bloch) 
Non è vero che il jobs act ha generato l'ondata di posti di lavoro di cui il governo si vanta: è stato il combinato disposto assieme di licenziabilità e sgravi fiscali.
Finiti gli sgravi, finita la pacchia e crollato il trend dei nuovi contratti (diversi dai posti di lavoro).
E sono pure aumentate le persone che, nel 2015, lavorano coi voucher. 

Non è vero che l'emendamento per tempa rossa porta posti di lavoro per la Basilicata. 
Come non è vero che non è un favore alle lobby del petrolio, che non dovranno più confrontarsi con le regioni per le opere compensatorie.

Non è vero che, come per il caso Guidi, in questo governo chi sbaglia paga.
Il sottosegretario Castiglione rimane al suoposto (per la vicenda del Cara di Mineo).
Come anche il sottosegretario De Vincenti, anche lui nel comitato degli amici dei petrolieri.
Come anche il sottosegretario De Filippo, che si è prodigato per far assumere all'Eni il figlio neolaureato di Rosaria Vicino, ex sindaca di Corleto Perticara.
Se il sud è zavorra del paese, è per colpa di questa classe dirigente.

Non è vero che la procura di Potenza non arriva a sentenza. Come in molti processi che coinvolgono i potenti, arriva prima la prescrizione. Come per Roberta Angelini (Eni), arrestata per corruzione nel 2004 ma il processo è finito in prescrizione. Nuovamente indagata nel nuovo filone di inchiesta sul petrolio lucano.
Non è nemmeno vero che questo governo vuole processi veloci, visto che la riforma della prescrizione (per bloccare questa tagliola) è bloccata in commissione dall'NCD.
Niente fiducia o canguro in questo caso.

Non è vero che il referendum sulla durata delle concessioni delle trivelle sia inutile, costoso e faccia perdere posti di lavoro.
I 300 ml per istituirlo potevano essere risparmiati accorpandolo alle comunali.
I posti di lavoro, che sono poche migliaia, possono essere convertiti per altri settori (magari nelle rinnovabili).
Buona parte delle concessioni non pagano royalties ed estraggono il minimo indispensabile per non chiudere (e pagarsi i costi per lo smantellamento): 
Le concessioni per petrolio e gas rilasciate all’interno delle 12 miglia sono attualmente 44 su cui sorgono 88 piattaforme. Di queste, però, 35 non sono in funzione: 6 risultano“non operative”, 28“non eroganti”. Tradotto: il 40% sta in mezzo al mare a fare ruggine. Non so-lo: altre 29 piattaforme, classificate “eroganti”, in realtà da anni producono talmente poco da rimanere costantemente sotto la franchigia(la soglia che esenta i petrolieri dal pagamento delle royalties). Scrive Greenpeace: “In tre casi su quattro (il 73%) si tratta di impianti il cui ciclo industriale è chiaramente esaurito perché non producono o lo fanno in quantità insignificanti” Marco Palombi sul Fatto Quotidiano.
Il voto del referendum è un segnale per chiedere un cambio di politica energetica.
Chiaro che lobby e amici delle lobby siano contrari.