22 luglio 2005

Chiusura per ferie

Arriva anche quest'anno il momento delle tanto agognate ferie.
Mi faranno compagnia "Ti prendo e ti porto via" di Niccolò Ammaniti, "Scirocco" di Girolamo De Michele e "Alexandros" di Valerio Massimo Manfredi.

Vorrei dire che quest'anno ho bisogno delle ferie, per riposarmi, staccare dal lavoro .. invece me ne andrò col cuore spezzato per una ragazza che ho visto sul treno ... e nonostante i miei sforzi per sedermi vicino non sono riucito a conoscere. Galeotto fu il treno.

Io non ho paura: Ammaniti e Lansdale

Nelle scorse settimane mi sono letto due libri di Lansdale, "Bad Chili" e "Il mambo degli orsi": due noir nei quali si alternano atmosfere cupe e dialoghi taglienti. Ho scoperto così che Ammaniti è un grande fan di Lansdale: "Ha scritto la postfazione a "La notte del drive-in" di Joe R.Lansdale (Einaudi, 1998), uno scrittore che Niccolò ama molto e che non smette mai di lodare" (dal suo sito).
Mi sono chiesto allora, quanto di Lansdale è presente in Ammaniti: mi sono riletto "Io non ho paura", rileggendolo, questa volta, in chiave noir. In un noir è presente un investigatore, ma non deve essere per forza un poliziotto (anzi, la coppia Hap e Leonard, non ha nulla dello sbirro classico): nel libro di Ammaniti l'investigatore è Michele Ametrano, il ragazzino di 9 anni, che scopre il bambino nascosto nella buca. E' qual'è il mistero sul quale investigare? Riporto le parole del libro, "perchè l'avete messo nel buco? Non l'ho capito proprio bene".

Per un bambino della quarta elementare è questo il mistero, incomprensibile. Perchè i "grandi" dovrebbero mettere dentro una buca un altro bambino?
In questo libro che racconta il mondo da un punto diverso, quello dei bambini, in contrapposizione a quello dei grandi, la scoperta della buca rappresenta, per Michele l'addio all'infanzia e la scoperta che, dentro di sè, "Io non ho paura".
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La legittima difesa e i cammelli

Si sta discutendo alla Camera la revisione della legge numero 52 sul diritto alla difesa personale. Il Senato ha approvato un emendamento del senatore Luigi Bobbio, fervido sostenitore dell’estensione del principio della legittima difesa dei beni anche ai negozi e agli uffici privati.
Servirà come deterrente per diminuire furti negli appartamenti, nei negozi, nelle gioiellerie?
Oppure scatenerà un effetto Far West, violando il principio di proporzionalità tra offesa e difesa?
Non lo so.

Quello che so, è che mi aspetto, dalle persone che si sono così battute per l'astensione al referendum sulla procreazione assistita, alle persone che si sono battute per l'inserimento dei principi cristiani nella costituzione europea che si oppongano .... ricordo ai Pera, ai Casini, ai Rutelli ai Prodi, che mettere sullo stesso piano la tutela personale con quella dei propri beni è peccato: "è più facile che un cammello entri in una cruna di un ago che voi nel regno dei cieli ...".


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21 luglio 2005

La scala di Dioniso, il film

"La scala di Dioniso", il nuovo romanzo di Luca Di Fulvio, sarà la base del prossimo film di Gabriele Salvatores. I diritti cinematografici del libro sono stati acquistati prima che l'autore lo terminasse. Ambientato nella Londra fine ottocento, "La scala di Dioniso" è la caccia a un serial killer fatta da Germinal Milton (per cui si fanno i nomi di Ed Norton, Jude Law e Gary Oldman).

Il progetto produttivo è ambizioso: si tratterà di una coproduzione ad alto budget che possa andare bene anche nel mercato americano.

Notizia riportata da filmakers e mtv.it

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La scala di Dioniso di Luca di Fulvio

Un killer, moderna re-incarnazione di un Dio mitologico Dioniso, inizia, all'alba del 900, il proprio avvento. La sua ira, ma sarebbe più appropriato dire la sua giustizia, si abbatte sulle mogli degli azionisti di uno zuccherificio. Il killer sbrana le sue vittime e lascia selle loro carni dei messaggi, che la polizia non riesce a decifrare. "Un assassino nato con il vecchio secolo ... ma che nel nuovo secolo si farà celebrare".
Un libro che colpisce per diversi motivi: primo, l'ambientazione fatta ai primi del 900, in un quartiere degradato, dove vivono gli emarginati di una società che l'evoluzione industriale sta trasformando. E' il quartiere della Mignatta, dove l'ispettore Milton Germinal viene trasferito, come punizione, per la sua dipendenza dalla droga. ".. la Mignatta è una polveriera pronta ad esplodere. E sto cominciando a pensare che forse è giusto che avvenga .. Sai la battuta preferita di questa gente? La fabbrica da da mangiare a tutti, ma grazie a Dio, divora solo gli operai".


Di Fulvio è stato bravo a ricostruire, nella storia, il clima di scontro fra gli operai, nei quali iniziavano a circolare idee socialiste, e la mentalità chiusa dei padroni, per cui il valore dei propri lavoratori era inferiore a quello degli animali.

Il secondo aspetto che colpisce è la scelta dei personaggi, cui l'autore ha voluto togliere qualcosa, rendendoli monchi, come "mostri". Come a dire che in ogni uomo è presente il germe che può portare alla follia. Per alcuni è una vera menomazione fisica, come i "mostri" del dottor Noverre, direttore dell'Istituto delle malformazioni. Per altri, come Germinal, o come il Ignes, è una ferita che nasce dal proprio passato. Ma anche il pallido chimico dello zuccherificio Stigle, l'itterico Siron, con il baraccone dentro cui si esibisce la "regina delle nebbie", Ignes.
Milton, opponendosi all'ottusità dei suoi superiori che vorrebbero indagare solo nell'ambito dei socialisti, nel corso dell'indagine compie il proprio purgatorio, liberandosi dalle proprie dipendenze, dagli incubi del passato, verso la propria salvazione.

Ho trovato geniale l'dea del doppio finale: un primo finale che si conclude con la morte del demone, in cima alla fabbrica che voleva distruggere.
Poi un secondo finale, in realtà l'antefatto della storia principale, che spiega la genesi del demone. E' la ministoria, divisa in 16 capitoli (allegoria degli scalini che portano il giovane in cima alla scala, ossia fino alla follia "dionisiaca"), ovvero le 16 tappe della vita del giovane Dioniso, il futuro serial killer, dalla sua nascita alla pazzia. E' una storia di miseria, di un ragazzo che viene cresciuto dalla madre nell'odio per le persone che l'hanno scacciata da casa. In un crescendo di delirio, il ragazzo immedesima la propria storia con la storia del Dio Dioniso, come viene raccontata nella tragedia di Euripide, "Le Baccanti".


Il passato, se simbolico, metaforico, rende tutto più chiaro e non si rischia di rimanere invischiati nel particolare. In secondo luogo io non scrivo di serial killer rubati alla cronaca. Per me il serial killer è una maschera, la più pertinente e attuale del nostro mondo. Volevo far nascere insieme il secolo e la sua maschera più atroce. Ma a un certo punto brancolavo nel buio, non trovavo la chiave, l’invenzione che desse una vita propria e nello stesso tempo una giustificazione alla vicenda. Una sera ero in preda allo scoramento e Carla, la mia compagna, mi ha accarezzato i capelli e con gli occhi degli oracoli m’ha detto, apparentemente senza una ragione: «Rileggiti le Baccanti». Da l'intervista rilasciata a cafeletterario

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La riforma della giustizia

La riforma della giustizia è passata anche alla Camera. Affinchè diventi legge manca solo la firma di Ciampi. Questa riforma doveva garantire, tra l'altro, tempi certi per la giustizia.
I punti della riforma tendono, a mio personale giudizio, a gerarchizzare e bloccare le libere iniziative dei magistrati: con l'obiettivo finale di bloccare l'indipendenza della magistratura.

Per es. con l'introduzione dei concorsi per fare carriera. Se c'è in Italia un modo per allontanare i cervelli, le persone capaci è quello dei concorsi (pilotati). Dove è stabilito chi è promosso, prima della prova.
Con il colloquio psico-attitudinale: serve a valutare le capacità "psico-attitudinale" dei magistrati. Allora mi chiedo: è le altre cariche dello stato? Chi deve applicare la legge deve essere valutato, mentre chi le fa le leggi (e che a sentire le dichiarazioni che rilascia ...) no?
Ancora: sono state fissate le azioni disciplinari, obbligatorie, per le infrazioni dei magistrati: dichiarazioni alla stampa vietate, eccetto che per il capo procuratore. Le azioni possono anche essere promosse dal ministro della giustizia stessa. Come a dire: state zitti se no ...
Infine la disposizione che fissa i termini di età per gli incarichi direttivi negli uffici giudiziari (norma anti Caselli): oltre a bloccare la nomina alla procura antimafia di Caselli (ed essere palesemente incostituzionale), porterà al blocco anche di altre nomine di magistrati (circa il 30%), gia in corso. Di certo questo non favorirà il normale proseguimento delle attività giudiziarie.
Fonti: corriere, repubblica

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20 luglio 2005

Posizioni politiche

"I pm in Italia hanno posizioni troppo vicine ai partiti dell'opposizione". Silvio Berlusconi spiega anche così il senso della riforma della giustizia che la Camera approverà questa sera dopo aver votato la fiducia al governo. (repubblica)

Dilemma: è la magistratura ad avere posizioni vicine all'opposizione, o è lui ad avere una posizione opposta a quella della magistratura?

Video dello spettacolo di Beppe Grillo

Lunedì mi è finalmente arrivato a casa il video dello spettacolo di Beppe Grillo, registrato a Roma ad aprile. Del contenuto del DVD non voglio dire nulla: se volete ve lo comprate, costa 10+4 (spese di spedizione) euro.

Una sola cosa: ad un certo punto Beppe ha parlato di politica e della sinistra: per vincere contro questo governo, basterebbe che si chiudesse in una beauty farm e non rilasciasse dichiarazioni. Invece commette l'errore di inseguire la destra, con lo stesso stile di messaggi, spot, immagini ... sindrome dell'elefante l'ha chiamata. Se io ti parlo e ti dico di non pensare all'elefante, alla fine ti costringerò a parlarne.

Verissimo: tanto è vero che alle regionali a momenti Sarfatti, un illustre sconosciuto in Lombardia, è arrivato molto vicino a Formigoni, che in quei mesi non sapeva più cosa inaugurare. Ma per le prossime elezioni? Una sinistra che no parla, non dice, non propone, lascia spazio a tutte le farfanterie raccontate: va tutto bene, siamo ricchi, abbiamo due cellulari ... E' vero che se uno dice una sciocchezza, non bisogna andargli dietro, ma io mi aspetto dai leader della sinistra, che dicano qualcosa di sinistra. A cominciare dalla riforma della giustizia, per es.

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19 luglio 2005

In memoria del giudice Paolo Borsellino

E degli altri morti per mafia, nel corso degli anni ... morti nell'indifferenza, oppure eroi per un giorno e poi, passata l'onda dell'emozione, nel dimenticatoio come tutti.

Borsellino, Falcone, gli agenti della scorta, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Pio La Torre, Rocco Chinnici, Carlo Alberto Dalla Chiesa e don Pino Puglisi ....

Stasera c'è buon modo di rinfrescarsi la memoria, sulla storia della mafia, con la replica (grazie alla programmazione estiva della Rai) della trasmissione di Blu Notte "La mattanza", che è uscita anche su DVD+libro (edito da Einaudi).

Altri libri sulla mafia:

  • Venticinque anni di mafia. C'era una volta la lotta alla mafia, di Saverio Lodato (ibs e bol)
  • Arrivano i nostri, di Alfio Caruso (ibs e bol): i retroscena dello sbarco in Sicilia, quando il fronte antifascista si alleò col fascismo siciliano
  • Da cosa nasce cosa, di Alfio Caruso (ibs e bol): la crescita della mafia in mezzo secolo di storia d'Italia

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Carta Bianca di Carlo Lucarelli

Primo romanzo della trilogia dedicata al commissario di polizia De Luca da parte di Carlo Lucarelli. Uno dei personaggi meglio riusciti dello scrittore: un abile investigatore, prima della polizia, poi passato alla polizia politica della Muti, infine, al'inizio di questo libro, ritornato alla questura di Bologna.
Il caso, apparentemente semplice, parte dall'omicidio nei quartieri alti di Bologna, di un funzionario del partito fascista, Rehinard. Siamo alla fine della seconda guerra mondiale, con gli americani a Bologna e il morto aveva contatti con alti vertici del partito. Nonostante ciò, a De Luca, il questore (e il segretario del fascio bolognese, Vitali) danno "Carta Bianca", per indagare, indirizzandolo in una ben precisa direzione, quella del delitto passionale, commesso dalla figlia di un alto esponente del partito, Sonia Tedesco figlia del ministro Carlo Maria Tedesco, della corrente avversa a quella del segretario e di un altro alto funzionario del governo, il professor Alfieri.
De Luca si rende conto di essere al centro di una guerra, ma la sua ostinazione lo porta a cercar lo stesso l'assassino (o l'assassina) e la verità, anche se non è quella comoda.

Più che la storia, abbastanza breve, è bella la ricostruzione di un periodo della nostra storia: gli ultimi anni del Regime di Salò, con una classe politica allo sbando, con funzionari del partito in lotta tra loro, dai giorni contati. Che lottano con tutti i mezzi per prepararsi un dopo, al post-fascismo, per salvare la propria pelle. Ma belle anche le descrizioni dei personaggi che, nello stile di Lucarelli, vengono introdotti da dei dettagli visivi: le rughe dell'insonnia sulla faccia, il labbro morsicato per la tensione perenne, l'impossibilità di fermarsi per un attimo. "De Luca vive di investigazione ossessiva, di ricerca della verità, ma anche di una precarietà assoluta che lo rende quello che è. " (Lucarelli stesso in una lettera al fans club di De Luca). Non serve altro: Lucarelli non da altri dettagli sul viso, su l'aspetto, nè dal il nome.

"In mezzo a tutta questa confusione pochi sanno veramente chi sono e cosa fanno, ed è per questo che ti tieno così attaccato al tuo ruolo, tu che ce l'hai, da dirlo ogni volta che puoi, sono un poliziotto, sono un poliziotto." gli dice una veggente, Valeria. E, infatti, pur nella precarietà della situazione, De Luca riuscirà a trovare il colpevole, a sbrogliare la matassa, lo gnommero come direbbe Gadda. Ma sarà una gloria di breve durata, gli alleati hanno sfondato la linea del Po, e il commissario, nella lista nera dei partigiani, per il suo passato nella Muti, è costretto a scappare verso il nord.

I link su bol e ibs. Gli altri libri, di Lucarelli con De Luca, sono "Estate torbida", e "Via delle Oche", sempre diti da Sellerio.
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18 luglio 2005

Bufala padana

La falsa notizia era questa "Islamici ballano dopo l'attentato a Londra". Ovviamente falsa, come riporta il corriere:
Max Ferrari, il direttore di «TelePadania», sbanda un po’: «Noi la notizia abbiamo cercato di accertarla. E ci siamo convinti che era buona. Certo, i filmati non potevamo averli ». E allora? Cede all’onestà: «Ci siamo arrangiati con immagini di repertorio, girate da un’altra parte dopo l’11 settembre». Roba d’archivio. Montata in modo tale da confondere non solo la gente comune che stava davanti alla tivù, ma anche due uomini di governo come Calderoli e Castelli che, diciamolo, si sono lasciati un po’ andare. Come potevano dubitare di «TelePadania»? E pensare che di solito sono così sobri e prudenti...

Amici di Beppe Grillo: uniamoci

Ho aderito all'iniziativa di Beppe Grillo: incontriamoci su meetup. Vediamo se riusciamo a dare un seguito alla nostra voce, con iniziative concrete.
Per il momento, sono aperte le votazioni per il quesito "Grillo dovrebbe candidarsi?" Per me si.
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17 luglio 2005

Del commercio delle armi

Tutto è iniziato dall'articolo apparso su l'Unità di red, qualche settimana fa, sul commercio delle armi. Prima ancora che scoppiassero le bombe a Londra e il terrorismo internazionale tornasse a diventare il tema principale delle discussioni. Come combattere la guerra al terrorismo? Come combattere la guerra che l'Islam (a sentire Giuliano Ferrara) ci avrebbe dichiarato? Nell'articolo si parla del commercio delle armi internazionale:

L’Italia fa grandi affari con la Colombia, la Repubblica del Congo e la Cina, la Francia invece con il Myanmar e il Sudan. La Russia vende bene in Etiopia, Algeria e Uganda. È il mercato globale, direbbe qualcuno. Peccato però che per il nostro paese si stia parlando del vantaggioso business delle armi leggere, di cui siamo i secondi esportatori mondiali (vi dice qualcosa il nome Beretta?) mentre i nostri cugini transalpini vendono a notori regimi dittatoriali bombe, granate e mine. Le industrie russe invece esportano aerei da combattimento verso paesi che ormai hanno ben poco da distruggere.

Vendere armi a paesi indebitati, del terzo mondo, lacerati da guerre civili, quanto meno è eticamente discutibile. Se consideriamo che a giugno è stato tanto sbandierato il taglio del debito ai paesi poveri “Un taglio soltanto parziale, che però sembra la restituzione con una mano di cio che si prende con l'altra.

Ma il sospetto che questo allegro mercato di armi alimenti anche il sottobosco del terrorismo, non viene a nessuno? Specie dopo quanto dichiarato nell'articolo sul corriere Loretta Napoleoni, economista monetaria. "Per bloccare i terroristi occorre individuare i loro cespiti finanziari, ma nessuno dei leader mondiali si muove seriamente su questo terreno. Sarebbe necessario mettere sotto controllo i conti off shore, quelli cifrati sui quali girano milioni di dollari. Al vertice dell'Unione Europea, che si tenne a Nizza nel dicembre 2000, si discusse delle possibilità di vigilare sulle operazioni delle banche nei paradisi fiscali, con l'intento, alla fine, di smantellarli, ma il governo britannico smontò sul nascere ogni velleità. Il paradiso fiscale più importante non si trova in qualche isola sperduta nei Carabi, ma a Londra ".

E' stata lanciata una campagna, Control Arms, nell'ottobre 2003, che si batte contro la proliferazione delle armi (il rapporto l'ho riportato qui): l’obiettivo da raggiungere entro il 2006 è quello di convincere i governi a firmare un trattato che limiti il commercio di armi, laddove non sia possibile fermarlo. Di questo si sarebbe dovuto discutere al G8 scozzese. “Ogni anno centinaia di migliaia di persone sono uccise, torturate, stuprate, allontanate dalle proprie terre grazie al cattivo uso delle armi. Come è possibile prendere sul serio gli impegni del G8 a eliminare la povertà e l’ingiustizia, se alcuni di quegli stessi governi stanno mettendo a rischio la pace e la stabilità autorizzando consapevolmente trasferimenti di armi verso regimi repressivi, regioni di estremo conflitto e paesi che non possono permettersi di rifiutarle?” si chiede Irene Khan, Segretaria generale di Amnesty International. Si sarebbe dovuto arrivare ad una moratoria internazionale e un trattato condiviso. L'aveva promesso il primo ministro Jack Straw, che ne avrebbe parlato davanti ai suoi omologhi alla prima occasione.

Altre bombe hanno messo tutto a tacere.
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L'Italia e il commercio delle armi

Questa è la traduzione del rapporto G8: esportatori global di armi (capitolo relativo all'Italia), pubblicato da Amnesty International, Oxfam e Iansa, apparso su l'Unità.

Tra il 1996 e il 2003, l'Italia è stata il decimo più grande fornitore di armi. L'Italia nel 2001 ha esportato armi leggere per un valore di 298,7 milioni di dollari. In questi anni, le armi leggere italiane sono state trasferite ad un certo numero di paesi che stanno avendo dei conflitti interni o dove ci sono state violazioni dei diritti umani e delle leggi di diritto internazionale, come Algeria, Colombia, Eritrea, Indonesia, India, Israele, Kazakistan, Nigeria, Pakistan e Sierra Leone.

Questi trasferimenti internazionali sembrano contravvenire la legge 185/90 che proibisce l'exports ai paesi i cui governi sono responsabili di violazioni dimostrate e ai paesi impegnati in conflitti, sotto embargo per le armi o che stanno ricevendo aiuti dall'Italia e le cui spese per la difesa eccedono i loro reali bisogni di difesa. Le Organizzazioni Non Governative italiane (ONG) sono preoccupate dal fatto che in Italia le proibizioni nella legge sono state annaquate dai governi italiani allo scopo di permettere il passaggio delle armi a questi paesi.

Armi leggere per civili

Una scappatoia nella legge italiana per cui armi "non militari", cioè quelle chiamate "armi da fuoco per civili", continuano ad essere esportate senza lo stesso livello di controllo agli stessi destinatari o utilizzatori che si applicano alle categorie di armi che vengono catalogate come armi militari. Solo un piccolo sottoinsieme di armi leggere, come le carabine e le mitragliatrici, che sono automatiche e costruite apposta per scopi militari. Circa il 33% delle armi, armi semi-automatiche, pezzi di ricambio e munizioni esportate, ricadono fuori del blocco delle leggi sul controllo delle armi. Inoltre, un certo numero di armi utilizzate in modo ordinario dalla polizia, non sono normalmente considerate come armi militari. Le licenze per queste armi sono emesse dalle autorità locali e i livelli di informazioni che gli esportatori devono fornire per ottenere un'autorizzazione è minore di quelli richiesti dalle leggi di controllo delle armi. Lea rmi che sono esportate in questa maniera includono carabine manuali e semi-automatiche, pistole semi-automatiche e revolvers. Tutte queste possono essere usate per eseguire gravi violazioni dei diritti umani.

Questa è una scappatoia importante perchè, in base ai dati forniti dall'ISTAT, tra il 1999 e il 2003, l'Italia ha esportato armi "civili" leggere e munizioni per un valore approssimativo di 1916 milioni di dollari. In questo periodo, armi "civili" sono state vendute a paesi come Argentina, Camerun, Brasile, Cile, Colombia, la Repubblica del Congo, Ecuador, stati dell'Unione Europea, Guatemala, India, Giappone, Malesia, Messico, Perù, Filippine, Sudafrica, Sud Corea, Singapore, Tailandia, Venezuela, Gli Emirati Arabi Uniti, e gli USA.

Questa categorizzazione permissiva significa che le industrie italiane sono in grado di esportare armi "civili" ai paesi devastati dai conflitti e da serie violazioni dei diritti umani, o soggetti a embarghi da parte delle Nazioni Unite o dell'Unione Europea. Per es., nel 2003 l'Italia ha esportato armi all'interno del database delle categorie dei prodotti delle Nazioni Unite (UN Comtrade), che includono pistole, revolvers e fucili da caccia/sport alla repubblica popolare della Cina.

Armi leggere esportate in Algeria

In un dibattito parlamentare nel novembre 2004 il governo italiano ha difeso le vendite all'Algeria. Il sottosegretario agli affari esteri, il senatore Alfredo Luigi Mantica, ha dichiarato che "l'Algeria non è stata condannata dall'Unione Europea o dalle Nazioni Unite per violazioni dei diritti civili, per cui i vincoli della legge sul controllo delle armi 185/90 non sono applicabili".

L'Algeria è un paese che è stato devastato da serie violazioni dei diritti umani, che hanno portato all'uccisione di circa 500 persone nel 2004. Nel 2001 e nel 2002, le forze di sicurezza algerine hanno sparato, uccidendo, circa 100 civili disarmati, durante delle manifestazioni nella regione di nord-est di Kabylia. Una commissione ufficiale di inchiesta, che era stata creata per indagare sui crimini commessi tra aprile e giugno 2001, ha concluse che le forze dell'ordine hanno fatto ricorso ad un uso eccessivo della forza durante le manifestazioni. Nonostante i ripetuti annunci delle autorità, per cui i responsabili di questo sarebbero stati portati di fronte alla giustizia, l'Algeria non ha ricevuto informazioni dalle autoritàche indicano che qualche membro delle forze di sicurezza è stato portato in giudizio per uso eccessivo letale della forza durante le manifestazioni del 2001e del 2002. Torture e maltrattamenti continuano ad essere riportati in Algeria. Il governo algerino ha generalmente mancato di investigare le asserzioni di abusi dei diritti civili, incluse quelle fatte dalle forze di sicurezza, e portare coloro che le eseguivano di fronte la giustizia.

L'Italia, nel 2003 ha esportato un certo numero di armie munizioni nell'insieme di categorie del Commodity trade database (UN comtrade), incluso carabine per sport e per caccia, revolvers e pistole e piccole armi e munizioni per un valore di circa 600.000 dollari all'Algeria. Nel 2002, ha esportato armi leggere, carabine da sport e da caccia, fucili da caccia e un gran numero di pistole e revolver per un valore di 1,4 milioni di dollari. Nel 2001, ha esportato quasi 300000 dollari di revolver, pistole, fucili da caccia/sporte munizioni per armi legger all'Algeria. Allo Special Rapporteur ONU sulle torture, il Working Group dell'ONU sulle persone scomparse involontarie o in modo forzato (Working Group on Enforced and Involuntary Disappearances - WGEID) e lo Special Rapporteur on extrajudicial dell'ONU, al Summary or Arbitrary Executions non è stato dato l'accesso all'Algeria.

Beretta al Brasile

I fucili da caccia Beretta sono una delle armi leggere straniere più frequentemente confiscate dalla polizia del Brasile, un paese che ha l'8% , nel mondo, delle vittime per armi. Fino a poco tempo fa, il governo non è riuscito, come si attendeva, a mettere a freno l'uso delle armi leggere da parte da parte di civili. Negli anni tra il 1999 e il 2003, l'Italia ha esportato armi e munizioni per un valore di 10, 63 milioni di dollari al Brasile. Negli ultimi 10 anni, 300000 persone sono state uccise in Brasile, molte per il risultato della violenza urbana e per la diffusa cicolazione di fucili e armi leggere, che rappresentano il 63% di tutti gli omicidi in Brasile. La sedicenne Camila Magalhanes Lima ha perso l'uso delle sue gambe nel 1998 quando fu colpita da un proiettile vagante in una sparatoria tra ladri e forze di polizia private, mentre camminava per andare a scuola. "Avevo dei piani per il futuro; volevo viaggiare il mondo, fare un corso da indossatrice, e continuare i mei corsi di ginnastica. Da un giorno all'altro, i miei sogni sono andati a pezzi - tutto per l'irresponsabilità di presunti uomini civili, che si sentono coraggiosi solo con un fucile in mano".

Molte delle armi sono fatte in Brasile, ma i fucili sono anche importati da divesi paesi che includono, in ordine, gli USA, Spagna, Belgio, Germania, Italia, la Repubblica Ceca, Austra e Francia.
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15 luglio 2005

Ciampi a Milano

Ieri il presidente Ciampi era in visita a Milano. All'interno del nuovo polo fieristico ha dichiarato che questo "deve rappresentare quella spinta necessaria per il rilancio dell'economia di cui abbiamo bisogno che non c'e' per mancanza di passione ed entusiasmo. Una spinta per Milano e per tutto il paese".

Il polo fieristico rappresenta bene la situazione industriale italiana di questi anni: un bel contenitore, per la cui costruzione tutti gli enti dalla regione alla provincia al comune si sono impegnati economicamente e personalmente per terminare i lavori per la data delle elezioni regionali.
Infatti, l'inaugurazione della fiera ad aprile, ha dato una bella mano per la rielezione di Formigoni. Poco importa che, dopo la festa, la fiera è stata richiusa. Che il metrò viaggiava abinario unico. Che parte dei padiglioni non eramo pronti. L'immagine prima di tutto.
Perchè questo è: un bel contenitore, col nulla dentro. La rappresentazione degli industriali italiani senza più industrie (italiane).
La fiera servirà ad esporre quanto prodotto dalle nostre industrie: ma se queste sono in crisi, chiudono o trasferiscono la produzione (quando anche la progettazione) all'estero (Cina, paesi dell'est), cosa si andrà ad esporre? Le belle facce dei politici? Il sommergibile Toti?

A licenziare sono aziende come Alcatel, Telecom, Galbani, Saint Gobain, Eni, Abb, Krizia, Fila...
«Particolarmente colpita è la provincia di Milano — tira le somme Sabina Guancia —. A perdere il posto sono soprattutto lavoratori di livello medio-alto: responsabili marketing, impiegati, contabili, informatici».L’allarme è condiviso da Apimilano". Da vivimilano

Chissà cosa ne pensano i lavoratori dell'Alfa Romeo, di Krizia (che ieri manifestavano per i 30 licenziamenti) e delle altre aziende lombarde. Quando non avremo più made in italy in Italia, di cos'altro potremo vantarci?
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14 luglio 2005

Il parlamento rimarrà uguale

Avevo partecipato, magari ingenuamente, all'iniziativa lanciata da Beppe Grillo, "Per un parlamento pulito", che richiedeva al presidente Barroso di ripulire il nostro Parlamento, dai parlamentari condannati.
Risultato: nessuno. Ma la soddisfazione di aver spedito una email di protesta a Barroso, rimane.

Solo quella per il momento.

13 luglio 2005

Il mambo degli orsi di Joe Lansdale

Secondo libro di Lansdale con protagonisti Hap e Leonard, il bianco e il nero. Hap vota per i democratici mentre Leonard, gay, che vive con l'amico Raul, vota repubblicano ed è amante della musica folk.

Ma odia gli spacciatori di crack: proprio per aver bruciato la casa dei suoi vicini spacciatori di crack, viene costretto, dal capo della polizia di LaBorde, Hanson, a cercare notizie della sua compagna, Florinda. Questa è un avvocato che, per scoprire la verità sulla morte in carcere del figlio di un famoso musicista di colore, si era recata a Grovetown. Di fronte ad un documentario di National Geographic che mostra un accoppiamento degli orsi (il mambo che da il titolo alla storia), Hap e Leonard accettano; con Florinda, Hap ha avuto una breve relazione, che ricorda con molta nostalgia. Anche questo lo spinge, assieme a Leonard, ad andare a Grovetown.

Questa è una città che non ama i neri, nella quale è ancora il Ku Klux Klan a dettare legge, dove gli uomini di colore devono stare al loro posto,perchè così sta scritto nella bibbia, sorridere accondiscendente all'uomo bianco che da loro da vivere, chiamarlo "massa" (contrazione di mister). Una coppia di investigatori normali tornerebbe di filato indietro, non andrebbe a rompere l'equilibrio che governa la città: ma invece i nostri iniziamo ad andare in giro e a fare domande. A cominciare dallo sceriffo, un finto stupido con un un orchite al testicolo sinistro (che sembra sul punto di scoppiare). Al vicesceriffo, un energumeno con le mani come tronchi, che non nasconde la voglia che avrebbe di pestare per bene Leonard (presentatosi come "il negro più furbo del mondo") e Hap ("l'amico dei negri"). Non riescono a scoprire nulla di nuova, l'unica persona che in qualche modo li aiuta è Tim, un benzinaio, figlio del signor Brown, gran cavaliere del Klan.

A furia di far troppe domande, vengono pestati ben bene, in una tavola talda, dal cavaliere in persona e dai suoi scagnozzi. Qui Lansdale è bravo nel descrivere lo stato d'animo di Hap e Leonard i quali si rendono conto, forse per la prima volta di non essere quella coppia di invincibili che credevano: "Non solo ci eravamo resi conto di non essere invincibili, ma avevamo sperimentato la vera paura, e entrambi sapevamo bene che l'altro era spaventato. Non era la prima volta. Siamo sempre stati onesti a riguardo, ma quella volta la cosa era andata ben oltre la paura normale. Era l'impotenza. Non avevamo il minimo controllo su ciò che stava accadendo".

Tornano a casa a curarsi, ma entrambi sanno che dovranno tornare a Grovetown a regolare i conti e scoprire, infine, il vero motivo della scomparsa di Florinda: "avevo attribuito la colpa di ciò che era accaduto al bigottismo, invece erano state avidità e lussuria. Due peccati molto più antichi e primordiali, come l'accoppiamento istintivo di quei due orsi sul National Geographic ".

Diversi temi emergono dal libro: la pioggia che cade incessantemente, fino all'alluvione finale, che tutto spazza via. La forza della natura che pulisce la sporcizia dell'uomo. Il secondo tema è il razzismo, violento, raccontato con molta tranquillità senza alcuna censura. Un libro che è pieno di tante storie, come quella dello zio Benny, perso nel bosco, o i racconti fantastiche che raccontava il padre di Hap: questi possono sembrare inutili all'economia del libro, ma servono a creare quel clima da "ultima frontiera" (come ha scritto Dazieri nella postfazione), con le situazioni grottesche, i personaggi ai limiti del normale, i dialoghi "selvaggiamente" liberi e volgari. Tutto serve a rappresentare qualla parte dell'America che non appare nei libri, nei film di successo, e nei notiziari. Ma è un America altrettanto vera, violenta e tragica.

I link su ibs (con i commenti di Albys e Roano) e bol

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Webdesign sbagliato

Werner Ramaekers riporta sul proprio blog un'intervista a Jakob Nielsen, rilasciata al guardian. Nell'intervista riporta i principali errori comunemente fatti dai web designers, per es. le introduzioni in flash: "abbiamo 12 anni di documentata esperienza che ci dice che certe cose non funzionano e altre funzionano. Un esempio sono le introduzioni in flash. Quasi tutti sappiamo che non funziona, ma quasi sempre, un nuovo sito arriva e commete quell'errore. E' una cosa stupida".

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Veleni d'Italia

Mi chiedo se in questo periodo, fra la paura delle bombe del terrorismo e il clima vacanziero che porta a sfuggire tematiche "pesanti" qualcuno abbia visto la trasmissione su Raitre "Veleni d'Italia" di Sandro Ruotolo. Dalle bombe presunte, che devono ancora esplodere, alle bombe ecologiche. Mentre le prime causano decine di morti civili e creano una violenta reazione emotiva, le seconde sono più subdole. Si muore dopo 10 20 anni, nel silenzio e nell'indifferenza. O peggio, non sei tu a morire, ma i tuoi figli, che vedi morire giorno dopo giorno di leucemia o di tumore. Mentre i primi hanno il sostegno e, forse, la speranza, che i responsabili delle stragi siano puniti, per le morti di amianto, dei rifiuti tossici, del Petrolchimico, non esiste alcuna speranza.

Interessante la seconda parte del servizio, dove paragona alcune discariche del sud, dove arrivavano anche rifiuti "umidi", che non dovrebbero essere presenti, e l'organizzazione delle provincie del Veneto. Come nel comune di Preganziol a Treviso, dove si raggiunge più del 70% di recupero. E dove si è dimostrato che con una buona politica di raccolta differenziata dei rifiuti, non servono mega-discariche e inceneritori.

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12 luglio 2005

I video del massacro di Srebrenica

Su treviso.blog ho trovato questo post sul massacro di Srebrenica: riporta un link al sito della BBC contenente i video sull'ingresso delle truppe serbe nella città, la presa di possesso della città (con l'ultimatum alle truppe ONU olandesi) e uno che riporta le atrocità commesse.

Sempre sulla stessa pagina, oltre alla cronistoria, si mostra questa foto, che mostra il brindisi tra il ten. col. olandese Karremans che brinda col generale serbo Mladic.