24 maggio 2013

Se le è fatte da sola

Il tweet di Minzolini: le minacce la Boccassini (con due c) se le è fatte da sola?


Servizio pubblico - E' stato la mafia

Nel giorno dell'antimafia di facciata, quella che celebra gli eroi Falcone e Borsellino, le scorte saltate per aria per poi sentirsi la coscienza a posto fino all'anno prossimo, Servizio pubblico ha dedicato la puntata sulla trattativa, sul rapporto mafia politica (che non nasce nel 1992 e che non muore con l'arresto di Riina e Provenzano), sulle bombe della stagione 1992 1993, fino ad arrivare ai ricatti presunti o veri che sembrano emergere dalle telefonate tra Mancino (preoccupato dall'inchiesta di Palermo) e Loris D'Ambrosio.

Nella copertina della puntata Santoro ha ricordato il coraggio di Falcone e Borsellino, morti con la scorta perché lo stato ha ceduto alla mafia un pezzo della sua sovranità.
Falcone che credeva ad uno stato con una giustizia uguale per tutti che non agisce per vendetta. E che concede ad un assassino come Provenzano le cure mediche necessarie, se malato.
Cure negate oggi dallo stesso stato che anni fa gli si avvicinò per far fermare l stragi, per tramite di Vito Ciancimino.



Oggi la verità la deve accertare solo la magistratura? O anche la politica che dovrà smettere i panni di don Abbondio per mettere quelli di don Andrea Gallo.

La prima intervista a Santino di Matteo:

http://www.serviziopubblico.it/puntate/2013/05/23/news/qualcosa_non_andava.html?cat_id=10
Il primo pentito che svelò i retroscena di Capaci e che ha parlato dello strano suicidio di Nino Gioè, mentre stava per pentirsi.
Di gioè parlano anche D'Ambrosio e Mancino nelle famose telefonate.

Ospiti in studio, per parlare di mafia, trattativa e fare un parallelo con l'oggi Bruno Vespa, Valter Veltroni e Marco Travaglio.

Veltroni ha esordito tirando in ballo i momenti di cambiamento della storia del paese (il 1969, gli anni 70, il 1992) quando il paese stava per spostarsi a sinistra e abbandonare gli antichi equilibri. E ogni volta interveniva qualcuno per destabilizzare il sistema e impedire il cambiamento.

Veltroni ha tirato fuori anche i suoi dubbi sugli spari di Preiti: chi gli ha dato la pistola, di chi è il cellulare da cui ha chiamato. Ci sono troppi punti da chiarire, come anche per la bomba di Capaci.
Come mai si è spostato il commando che doveva uccidere Falcone da Roma a Palermo? Con quella bomba in stile narcos?

Qualcuno ha coperto politicamente Riina?
Veltroni si è poi lanciato in un attacco alla Dc, nella corrente andreottiana, che è stata il referente politico di cosa nostra.
Caro Veltroni, si vede che andreotti è morto, anni fa certe uscite non ci sarebbero state, in questo paese dove la memoria e la coscienza si risvegliano tardi.

Un paese dove Buscetta ha dovuto aspettare la morte di Falcone per poter raccontare delle brutte amicizie di Andreotti.
Dove Agnese Borsellino ha dovuto aspettare anni per poter raccontare la sua verità sul generale Subranni. Quando finalmente era cambiato il clima: a Sandro Ruotolo ha anche confidato che non è solo l'agenda rossa ad essere sparita, ma qualcuno è anche entrato nell'ufficio di Paolo Borsellino, sigillati dopo l'attentato.

Come per Dalla Chiesa. Come i pc di Falcone. Come per i nastri di Rostagno.

Le telefonate tra Mancino e D'Ambrosio: anche queste rischiano di diventare un mistero d'Italia, l'ennesimo.
Mancino era preoccupato dagli sviluppi del processo di Palermo, ma viene tranquillizato "questi non arriveranno a niente". Cosa significa?
Perché chiedeva un maggiore coordinamento a Grasso? Per togliere il processo da Palermo e spostarlo a Caltanissetta, dove nessun politico è coinvolto?

Bruno Vespa ha fatto un intervento che contesto in parte: non è vero, come ha racconatto il giornalista, che lo Stato non ha mai trattato. Per il rapimento Cirillo, lo ha fatto.
Mentre sono condivisibili i suoi dubbi sul fatto che Mancino non sapesse di quanto stava facendo Conso. Che col suo decreto tolse il 41 bis a centinaia di mafiosi (tra cui Ciancimino).

Veltroni ha poi ritirato fuori la teoria delle altre entità, che avrebbero condizionato le azioni della mafia. Qualcuno sopra ministri e sopra i servizi.
E poi, Ciancimino capo politico della mafia? Quando era a Roma quasi come pensionato?

Travaglio stesso gli ha risposto: tutti i politici sono insospettabili, visto che la colpa è di una entità oltre? Ma questa trattativa chi l'ha fatta allora? Tutti quelli che conosciamo sono i buoni e gli altri (chi? solo i mafiosi?) i cattivi?



Perché a guardare i fatti, le cose sono meno ciare di come sono state raccontate: Santino di Matteo aveva già confidato ai magistrati di aver dato un telecomando, dopo Capaci, ai Graviani. Si poteva già escludere la pista Scarantino nel 1993.

Un agente, in una intervista che Santoro ha mandato in onda, denunciava che prima della strage di via D'Amelio, Borsellino era andato da Parisi per chiedere una scorta rafforzata. Episodio negato dal capo della polizia, ma che aggiunge altri dubbi sui vertici dello stato..

A che ipotesi si riferiva D'Ambrosio, quando scrive a Napolitano, riferendosi agli anni 1989 e 1993.

Non solo: stanno venendo fuori altre testimonianze inquietanti. Come il carabiniere che ha raccontato della mancata cattura di Provenzano nel 2001, sempre nella zona di Montagna di Cavalli.
Qualcuno proteggeva Provenzano?



E sempre qualcuno è oggi preoccupato che Binnu si metta a parlare?



Chi ha paura di questi ricatti?

23 maggio 2013

Ai limiti della costituzione

Strani tempi, questi. Dove sembra che, per motivi di emergenza, di pacificazione, di realpolitik, le regole non debbano essere rispettate da tutti. Specie se quei tutti siedono in parlamento.

Mi riferisco all'ineleggibilità di B., difesa persino da costituzionalisti. Ne parla, col consueto houmor crudele (per noi che lo leggiamo), Marco Travaglio sul Fatto di oggi: abbiamo trasformato il seggio parlamentare in una sorta di usocapione. Una volta dentro, sempre dentro:

Michele Ainis, giurista, riconosce sul Corriere che in effetti la legge “proibisce l’elezione dei titolari di concessioni (come le frequenze tv) da parte dello Stato” e la ragione è “evidente anche a un bambino: disinnescare i conflitti d’interesse”. Quindi B. vende le tv o lascia il Senato? Eh no, troppo semplice: visto che dal ‘94 “ha prevalso un’interpretazione formale o formalistica” (i nuovi sinonimi di “illegale”), può restare lì in eterno: “C’è un che di fanciullesco nella pretesa di riscrivere il passato usando la legge come una macchina del tempo... Dicono i 5Stelle: su B. fin qui avete sbagliato, perché mai perseverare nell’errore? Risposta: perché nel diritto parlamentare ogni errore reiterato si trasforma in verità”. Errare è umano, perseverare è legge. Solennissima corbelleria: da anni le Camere immunizzano i propri membri dai processi per diffamazione con la scusa dell’insindacabilità delle opinioni espresse dal parlamentare nell’esercizio delle funzioni; ma non si contano le sentenze della Consulta che ribaltano quei voti fuorilegge e autorizzano i giudici a procedere.

Ma per i giuristi alla Ainis il rispetto delle leggi dello Stato non è un valore: è una bizzarra pretesa dei 5Stelle. I quali, appena arrivati, sono ancora dei ragazzini. Ma si spera che diventino presto uomini di mondo. Come diceva Giolitti, la legge per i nemici si applica e per gli amici si interpreta. Anzi, si viola. Con l’ulteriore complicazione che qui amici e nemici si son sempre messi d’accordo per un piatto di lenticchie. Memorabile il titolo di Repubblica sul Pd, che ancora due mesi fa giurava con Bersani, Zanda e Migliavacca che avrebbe votato per l’ineleggibilità di B., e ora ha cambiato idea (o più probabilmente mentiva due mesi fa): “La rassegnazione dei democratici: ‘Impossibile far decadere Silvio’”. Ecco, non è colpa loro, ma di misteriosi fattori esogeni: le avverse condizioni metereologiche? Malèfici influssi extraterrestri? E par di vederli i poveri democratici, incolpevoli di tutto, mentre guardano “rassegnati” i democratici che corrono a salvare B. un’altra volta. Violante detta la linea: “Per 3-4 volte abbiamo votato per l’eleggibilità. Se non ci sono fatti nuovi non vedo perché dovremmo cambiare questa scelta”. Lui è sempre a disposizione: quando B. chiama, scatta in automatico il Pronto Intervento Violante. Dovrebbero dotarlo di sirena e lampeggiante, per evitare che resti impigliato nel traffico e arrivi in ritardo. Oppure, visto che Ghedini e Longo ultimamente lasciano un po’ a desiderare, nominarlo avvocato difensore di B. ad honorem. Anche perché ha già figliato una nidiata di violantini. Per esempio Doris Lo Moro, che sarebbe pure un magistrato: “Quella del 1957 è una norma evanescente perché il ‘57 è secoli fa”. Anche le leggi, come i reati, cadono in prescrizione dopo un po’. Se la gentile signora Lo Moro ci dice dopo quanti anni, è fatta. Il furto, per esempio, è punito almeno da quando Mosè scese dal monte Sinai con le tavole della legge. Millenni fa. Se anche il settimo comandamento è evanescente, ci divertiamo.
Sto vedendo brutte cose : il ripresentarsi di leggi contro il web e internet (l'obbligo di rettifica per i siti). La generale insofferenza dei politici alle domande dei gionalisti (non solo i grillini).
La proposta di punire col carcere chi disturba in piazza. Il tentativo di tagilar fuori dal Parlamento i movimenti (al momento mi viene in mente un solo movimento ) secondo il DL Zanda Finocchiaro. Il maquillage al porcellum per evitare che venga bocciato definitivamente dalla consulta.

Il rapporto del'Istat spiega come ci aspetteranno altri anni di crisi, per questa recessione e per questa austerità senza crescita (altri 80 anni, si legge nei rapporti).
Le aziende, se possono, portano i soldi nei paradisi fiscali (come hanno accusato i pm di Milano ai fratelli Riva) oppure spostano le sedi in paesi con una fiscalità più vantaggiosa.

Vogliamo sapere

Non basta qualche film mandato in prima visione su Rai e Rai movie (I cento passi, Il giorno della civetta).
Non bastano gli spot con le immagini del cratere di Capaci.

Vogliamo sapere, come cittadini di una democrazia vera, e non di facciata, quali sono le forze e i rapporti che non si possono nominare che hanno portato all'attentato al giudice Falcone (e alla morte della moglie e della sua scorta).
La trattativa tra pezzi dello stato e della mafia dopo la morte dell'onorevole Salvo Lima. L'attentato a Falcone spostato da Roma in Sicilia, con quella bomba che doveva essere un segnale che qualcuno doveva cogliere.

E poi gli incontri tra ufficiali del Ros e colletti bianchi della mafia, come Ciancimino. Il papello, le altre bombe. E poi il silenzio, dpo il nuovo miracolo italiano.




In uno stato democratico non si scende a patti con un entità criminale che rappresenta l'antistato.
In uno stato democratico non esiste ragione di stato che copra le colpe di quanti hanno favorito queta trattativa, che siano (ex) presidenti della Repubblica o altro.

« La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine.
Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni. »


Oggi la stampa e l'informazione in generale rispolvereranno il clichè del Falcone eroe.
Falcone non è morto il 23 giugno 1992: è morto prima, quando fu silurato dal CSM alla carica di capo ufficio istruzione dopo Caponnetto. quando fu smantellato il pool, dopo gli attacchi del corvo, dopo l'isolamento anche da parte dei magistrati.
Il silenzio sulla mafia è anch'esso mafioso.

Il potere che non è in grado mettere in discussione se stesso, è un potere che fa paura.



Il processo a Palermo non sarà l'ultima spiaggia per conoscere la verità. Ci sarà sempre la nostra memoria: "per quanto voi vi crediate assolti, siete lo stesso coinvolti" cantava De Andrè (e la citazione è doppiamente importante per la triste notizia della morte di don Andrea Gallo).

22 maggio 2013

Don Andrea Gallo

Report e Casaleggio l’obiettivo è sbagliato

L'articolo di Marco Lillo su Il fatto, su come è stata commentata da certi giornali la parte dell'inchiesta di Report sui finanziamenti pubblici, dove si parlava anche del M5S e del blog di Grillo (che ne pensano al corriere dei soldi presi dalle fondazioni, da parte dell'industria del tabacco, dell'Eni, dei Moratti ..?):
Report e Casaleggio l’obiettivo è sbagliato
di Marco Lillo
   Report ha posto l’accento sulla mancanza di confine tra privato e pubblico nel Movimento 5 Stelle. Il blog di Grillo, come ha detto Federica Salsi a Sabrina Giannini “è il principale motore di tutto il Movimento”. Eppure è in mano a un privato cittadino di nome Gianroberto che controlla con il fratello la maggioranza della Casaleggio Associati Srl. Questo è un problema serio e bene ha fatto Report a sottolinearlo. Peccato che il messaggio rilanciato dai grandi quotidiani sia stato un altro: “Gabanelli ai 5 Stelle: dove vanno i soldi del blog?”, titolava ieri il Corriere.it? .

   Così la commistione tra Casaleggio e 5 Stelle, tra impresa e movimento è stata messa sotto accusa per i soldi non per la mancanza di trasparenza e democrazia. Eppure sarebbe bastata un’occhiata ai bilanci, che Report ha mostrato fugacemente, per ridimensionare questo secondo capo di accusa. Il fatturato complessivo (quindi proveniente anche da fonti diverse dal blog) di Casaleggio ammonta a un milione e 399 mila euro nel 2011 contro 1 milione e 670 mila euro del 2010 e 1 milione e 628 mila nel 2009. Non solo. La società è passata da un utile (118 mila nel 2009 e 86 mila euro nel 2010) a una perdita di 57 mila e 800 euro.

   Se Report avesse raccontato agli italiani che tutti gli incassi di Casaleggio ammontano a 1,4 milioni di euro, che la società è in perdita e che la crisi ha coinciso con l’avanzata di Grillo, forse i quotidiani non avrebbero potuto fare i loro titoli piccanti sul conflitto di interessi. I lettori avrebbero avuto i dati per capire la scarsa fondatezza di una contestazione di un conflitto potenziale di interessi, di poche centinaia di migliaia di euro, nei confronti di un partito che ha rinunciato a 42 milioni di euro di contributo reale al quale aveva diritto.

   Corriere.it ? ieri scriveva: “Secondo una stima del Sole 24 Ore il traffico del sito è di un milione, un milione e mezzo di pagine al giorno. Per cui si potrebbe affermare che i ricavi oscillino tra i 5 e i 10 milioni di euro all’anno”. Boom.

   A SMENTIRE questa solenne balla non ci sono solo i bilanci di Casaleggio, ma anche una constatazione molto semplice: il sito del Fatto, che vanta molti più contatti e pubblico del blog di Grillo, non arriva nemmeno a un decimo degli introiti vagheggiati dai grandi quotidiani. Probabilmente per loro è più facile raccogliere la pubblicità grazie alle grandi aziende di Stato o alle banche e multinazionali. Report ha ragione a contestare a Casaleggio la mancata trasparenza sui dati del bilancio 2011, che non divide gli introiti del blog dagli altri. Sabrina Giannini ha ragione a lamentarsi del fatto che Casaleggio non vuole spiegare ai telespettatori i dati del bilancio 2012, ancora non pubblico. Ma i medesimi telespettatori della Rai potrebbero chiedere all’inviata di Report: perché intanto non ci hai spiegato i dati dei vecchi bilanci del 2010 e 2011?

Tolleranza zero

Pensa che sfiga, proprio nel momento in cui alfano era a Milano per il comitato sicurezza (dove ha promesso che i 140 agenti appena arrivati in città rimarranno per un pò di tempo), dei rapinatori svaligiavano una gioielleria in centro.
Pensa se avessimo avuto le ronde dell'esercito, come chiedeva il DPL: i blindati che inseguivano i rapinatori in via della Spiga ..

Certo, stride un pò, questo nuovo clima da tolleranza zero contro la microcriminalità (specie quella degli immigrati, che fa sempre comodo), col clima di tolleranza tutto che si respira ai piani alti dei palazzi.

A Roma presentavano una legge per ridurre le pene per il reato di concorso esterno in mafia (e domani fanno 21 ani dalla bomba di Capaci e ancora continuano i depistaggi sull'agenda di Borsellino).
Il PD, di cui Letta fa parte, aveva messo la legge anti corruzione (e il conflitto di interesse) nei primi cento giorni di governo. Ma poi le cose sono cambiate, non è questo il nostro governo ....
Anche le aziende, chiedono sgravi fiscali sul costo del lavoro, ma di ritornare alla vecchia versione del falso in bilancio manco a parlarne.

A proposito di tolleranza zero (e di pacificazione per i colletti bianchi): oggi il tribunale di Monza ha dichiarato prescritto il reato contestato a Penati.
Il cui ex partito è oggi spaccato (così si dice) sulla questione dell'eleggibilità di B. (per la questione delle concessioni pubbliche e della legge del 1957).

Riassumento, il M5S non potrebbe presentarsi alle prossime elezioni con la proposta di legge Zanda - Finocchiaro, mentre B. potrebbe continuare a farsi gli affari suoi nonostante una legge vecchia di decenni,mai applicata.

Giusto in tema, il servizio di "Servizio pubblico": la mancata cattura nel 2001 di Bernardo Provenzano



21 maggio 2013

La città d'oro, di Leonardo Gori

Incipit
Il visitatore della notte

Il morbo piegava Firenze.
Chi era fortunato moriva nel suo letto, altri cadevano fulminati per le strade, mentre si liberavano dell’incessante flusso che ne asciugava il corpo, togliendo loro ogni forza. Ombre infernali che camminavano febbricitanti, rasente ai muri. In certi quartieri del popolo, a San Zanobi o intorno alle torri del Mercato Vecchio, in quel rigido inverno la morte prendeva con sé famiglie intere e nemmeno i bambini la commuovevano. Come due secoli prima, ai tempi della peste nera, i birri riempivano le case di paglia e fascine secche e in un lampo il fuoco divorava le mura e brillava nella notte, purificando nel fumo l’oscena maledizione che ormai da settimane divorava la città.
Il Segretario aveva cercato in ogni modo di contrastare l’epidemia.
Firenze, inverno 1508.
La città, una volta culla del Rinascimento, è diventata una cloaca putrida, malata dove la gente muore tra atroci sofferenze tra le sue feci. Dall'alto delle torri la osserva Machiavelli, il segretario della Repubblica, anche lui malato, ma di altro male, curato da una ampolla proveniente dall'oriente.
Oltre che del suo male, è preoccupato per l'esito di una missione delicata, che è stata affidata ad una giovane spia, Andrea di Francesco.

Andrea dovrà recuperare un libro prezioso, andando a recuperarlo al di là dell'oceano, nelle indie occidentali. Per questa delicata missione, che interessa anche altre potenze europee, Andrea stesso è addestrato all'inganno, alla sopravvivenza, da Machiavelli stesso e dal capo della polizia segreta, Violante.

«Altro non so. Ma per iniziare il tuo cammino, ti saranno di grande aiuto le arti che hai imparato in queste settimane. Quel libro» mugolò il vecchio «contiene un segreto. Il Segretario, il tuo Machiavelli, è convinto che possa portare vantaggio a se stesso e alla Repubblica. Illuso! Ma se risponde a verità, ciò che ho intravisto fra le carte che gli stolti della tua Signoria mi hanno permesso di sfogliare, le sue pagine custodiscono qualcosa di molto più importante: l’origine prima del mondo, la purezza. »
Ma altre persone sono interessate alla missione di Andrea: sulle orme della spia fiorentina c'è un gigante irlandese, un assassino spietato costretto a lavorare al soldo degli inglesi, una donna dalla pelle scura che è come un ombra del gigante.
E infine, una giovane donna inglese, Rose, che si mette alle calcagna di Andrea, perché anche lei vuole mettersi in viaggio verso il nuovo mondo, alla ricerca del marito che l'ha abbandonata anni prima …
Ma molte parti della storia rimangono oscure e verranno risolte solo nelle ultime pagine: come mai spagnoli e inglesi sono così interessati a quel manoscritto tanto da allearsi tra loro?
Cosa spinge realmente Rose ad attraversare l'oceano, con un viaggio così rischioso?
Chi è l'inglese imprigionato da Machiavelli, che tanto brama di poter leggere le pagine del libro al centro del mistero?
Esiste veramente una città d'oro oltre l'Oceano, e che cosa lega questo luogo quasi mitologico col libro misterioso e il libro di Andrea?

Un libro, un viaggio, un'avventura ..
Da Siviglia, Andrea e Rose si imbarcheranno per il lungo viaggio e arriveranno a Hispaniola, l'attuale Haiti, l'isola stuprata dai conquistatori, diventata preda di ladri, tagliagole e dove gli abitanti originari, i Taibi, sono ridotti alla miseria.
Fino all'arrivo al nuovo mondo, dove Andrea dovrà trovare le tracce verso la città d'oro sfruttando le sue conoscenze dei cartigli consultati a Siviglia (“il padron real”) e avendo su di se le parole della maga “proseguendo il tuo viaggio, seguendo le strade che sai, giungerai dove il tuo stupore sarà totale. Vedrai quello che mai avrai immaginato. La sua stranezza ti sopraffarà. [..]
Te ne accorgerai da solo, in quell'istante. E allora saprai di essere giunto alla città d'oro. Quando ogni cosa muterà di aspetto e calpesterai i prati ritrovando te stesso [..] Vedrai la grande cupola, oltre il fiume, e capirai”.

La città d'oro è prima di tutto un romanzo di avventure, un intrigo internazionale tra le superpotenze mondiali dell'epoca, ma è anche una storia d'amore tra l'ingenuo (ma determinato) Andrea e la giovane inglese Rose, la storia di una utopia che voleva costruire un mondo migliore, più giusto, proprio nel nuovo mondo appena scoperto.
Un nuovo mondo da proteggere a tutti i costi, come i suoi tesori, come quel libro misterioso su cui tutti sono alla ricerca.

Un buon libro con una piccola pecca: la debolezza dei protagonisti principali della storia, che non sempre si riescono ad imporre nella lettura del libro e che rendono la lettura non sempre facile. Più che ad un indiana Jones (cui altre recensioni l'hanno paragonato) la spia Andrea sembra più un novello Adamo alla ricerca di un nuovo paradiso terrestre.

Il booktrailer

Qui potete leggere il primo capitolo del libro

Il sito dell'autore.
La scheda del libro sul sito dell'editore Giunti
Il link per ordinare il libro su ibs

Priorità

Il PDL a Letta: «Se Berlusconi è ineleggibile, il governo è finito». Siccome era già ineleggibile prima, questo governo e la sua maggioranza dovranno ancora una volta far finta di niente.

E poi, dopo la proposta di condono edilizio in Campania, la legge sulle intercettazioni, la proposta del senatore PDL Caliendo di rivedere il reato di concorso esterno:
Mafia, testo Pdl: «Dimezzare pena per concorso esterno» «Niente carcere per chi svolge attività sotterranea»

Ecco, queste le priorità di una parte del governo. Esodati, cassintegrati, senza lavoro, ... possono aspettare.

Visto da lontano

Visto da lontano, nemmeno sembra un governo a presieduto dal PD, o con una guida di centrosinistra.
Visto da lontano sembra il solito governo che in emergenza, promette tutto a tutti, ma in realtà accontentando pochi.
Le priorità sono il lavoro si continua a ripetere: così prioritario che il primo atto ha riguardato l'IMU sulla prima casa, e non sui capannoni industriali.

Un favore a B. che ha già spiegato che le sorti del governo non viaggiano assieme ai suoi processi: l'importante è che il PD voti quello che vuole il PDL in giunta, lasci passare l'ex ministro Nitto Palma in commissionee non si sogni nemmeno di ritirare fuori questioni come conflitto di interesse o corruzione.

L'emergenza è il lavoro? E allora bisogna preoccuparsi di imprese e posti di lavoro da creare. Dare soldi per la cassa integrazione, o prorogare di qualche mese i precari della ppaa è il minimo sindacale. Giusto per campare un altro pò.

Che serve mettere qualche euro in tasca alle famiglie, se poi aumenta l'IVA (aumento deciso da B, che però sarà bravo a nasconderlo)?
Senza lavoro, è in discussione la democrazia stessa, ha commentato Rodotà sbato scorso alla manifestazione (e lui è uno che anche da lontano è di sinistra).

Servono soldi per l'IVA, per detassare il lavoro, per pagare i debiti del pubblico alle imprese private?
E allora la risposta è in pochi provvedimenti urgenti: per esempio far votare gli italiani un solo giorno come avviene in altre democrazie europee.
Rinunciare alle missioni internazionali di pace.
Tagliare le spese militari.

E poi la lotta alla corruzione e all'evasione, investire in cultura e turismo (come fanno all'estero con meno tesori dell'arte di noi).

Forse così, potremmo credere di avere un premier di centrosinistra anche da lontano.
E non pensare che, cambiano le persone (ma neanche tanto), per non cambiare mai nulla.

20 maggio 2013

L'allarme criminalità organizzata per l'Expo

Non c'è solo la piccola criminalità a Milano: i furti nelle case o gli episodi come quello (ancora inspiegabile) del ghanse che prende a picconate i passanti nel quartiere Niguarda.
Se ne parla ancora troppo poco della presenza della ndrangheta nei quartieri dell'Expo e si fa ancora troppo poco per controllare appalti e cantieri: questo è l'allarme della commissioni dei saggi presieduta da Nando Dalla Chiesa per il comune di Milano.

I controlli per impedire alle organizzazioni mafiose di infiltrarsi nell’affare Expo sono troppo pochi. La denuncia arriva dalla Commissione dei saggi del comune di Milano istituita dal sindaco Giuliano Pisapia e presieduta da Nando Dalla Chiesache venerdì ha presentato la sua seconda relazione semestrale. Nel corso del 2012 ci sono stati appena tre controlli del gruppo interforze coordinato dalla Prefettura. Un dato che secondo Dalla Chiesa è “disarmante”. E che ha contribuito a creare un contesto favorevole ai clan. Per questo Palazzo Marino negli ultimi mesi ha messo in campo la propria polizia municipale in modo da effettuare ulteriori verifiche nell’area dell’esposizione universale. Di questa attività la relazione dà conto nella prima parte, per poi trattare nella seconda un tema indicativo della forte presenza della ‘ndrangheta sul territorio milanese, quello degli incendi a scopo intimidatorio: ben 278 in poco più di un anno e mezzo. 
Riguardo alla carenza di controlli sugli appalti e sui cantieri Expo – precisa Dalla Chiesa – “non è che non ce ne siano stati da parte delle singole forze dell’ordine o di enti come l’Asl”. Ma a mancare sono quelli coordinati dalla Prefettura che impiegano polizia, carabinieri e guardia di finanza: “Sono questi lo strumento migliore perché garantiscono diverse competenze e una cooperazione ad ampio raggio”. Una cooperazione che invece sinora non c’è stata. Eppure i protocolli firmati dalle istituzioni per contrastare la criminalità organizzata, da soli, non bastano: “I protocolli servono – spiega Dalla Chiesa – se sono fatti rispettare”. E per questo i controlli sono un elemento essenziale.Queste le raccomandazioni che il Comitato antimafia ha fatto sin dal suo insediamento alle istituzioni. Che però, fatta eccezione per il comune di Milano, sembrano non averle colte. Si legge infatti nella relazione che non è stata considerata “l’importanza di efficaci e tempestive misure di intervento nel caso di violazioni” del protocollo firmato a febbraio 2012 in Prefettura per contrastare le infiltrazioni in Expo e si è fatto “eccessivo affidamento sull’osservanza delle procedure formali”. Proprio per le carenze nelle verifiche del gruppo interforze, come detto solo tre in un anno, “il comitato – continua la relazione – riteneva che a questo punto si stessero producendo condizioni di contesto assai simili a quelle che avevano favorito l’ingresso a vario titolo delle imprese di ‘ndrangheta nei lavori delle Olimpiadi Invernali di Torino del 2006, ossia che a buone disposizioni protocollari si accompagnasse una assoluta episodicità delle attività di controllo”. 
Nel corso di un sopralluogo compiuto lo scorso febbraio nei cantieri Expo dallo stesso Dalla Chiesa insieme al comandante dei vigili Tullio Mastrangelo “venivano riscontrate condizioni operative e di ‘vulnerabilità’ piuttosto differenziate, con particolare riferimento al movimento terra”. E che il rischio di infiltrazione della criminalità organizzata sia elevato, secondo il Comitato antimafia, è dimostrato anche da un episodio accaduto nella notte tra il 21 e il 22 ottobre 2012, quando un camion sfonda il cancello di ingresso di un cantiere, dove viene portato via un mezzo della ditta che ha l’appalto. Una vicenda esemplificativa di “un metodo di intimidazione mafioso”.Per intervenire su una situazione giudicata disarmante, il comune di Milano nei mesi scorsi ha incaricato una task force della polizia municipale di eseguire verifiche nell’area Expo. Palazzo Marino ha poi firmato con i comuni di Rho, Pero, e Baranzate (tutti nelle vicinanze dell’area dove si svolgerà l’esposizione universale) un protocollo che consente ai rispettivi vigili di svolgere controlli anche al di là del proprio confine comunale. “E’ comprensibile che tutti vogliano correre verso il traguardo di Expo 2015, ma il nostro compito è impedire che ci entrino le organizzazioni mafiose”, commenta il presidente del Comitato antimafia, che oltre a Dalla Chiesa è composto da Luca Beltrami Gadola, Maurizio Grigo, Giuliano Turone e Ombretta Ingrascì, che ha sostituito Umberto Ambrosoli dopo la sua candidatura alle scorse regionali.Tra i problemi rilevati non c’è solo quello dei controlli, ma anche la difficoltà a reperire tutte le informazioni necessarie per analizzare i rischi di infiltrazione a cui è esposta l’esposizione universale. E su questo punto non è mancata una stoccata alla società di gestione Expo 2015 spa. Quando il comitato ha chiesto le documentazioni dei cantieri, infatti, non è riuscito a ottenerle. “In un sistema che richiederebbe molta cooperazione, non c’è tutto il livello di cooperazione opportuno”, commenta Dalla Chiesa, che parla della “necessità di fare controlli in una strategia che venga condivisa, senza avere gelosie di competenze”. 
La seconda parte della relazione analizza i dati dei vigili del fuoco sugli incendi e attraverso lo studio del contesto in cui si sono verificati arriva a un risultato allarmante: da inizio 2011 a ottobre 2012 sono ben 278 gli incendi dolosi appiccati a scopo intimidatorio dai clan nella provincia di Milano. A essere colpiti sono stati soprattutto pizzerie, ristoranti e negozi di generi alimentari. “L’incendio è il modo più antico con cui si manifesta la presenza di interessi mafiosi su un territorio – spiega Dalla Chiesa -. E’ molto preoccupante il loro numero e il modo in cui vengono sottovalutati”.

Report – il transatlantico delle nebbie


Il finanziamento pubblico ai partiti è un modo per garantire anche alle persone meno ricche di entrare in politica.
Come si finanzieranno i partiti, ora che hanno deciso di abolire il finanziamento pubblico (300 ml in cinque anni)?
Che pretenderanno in cambio i privati, per i loro finanziamenti e donazioni?
E, infine, come si è finanziato in questa campagna il Movimento Cinque Stelle?

Queste le domande dell'inchiesta di Sabrina Giannini per Report.

Sono tutti d'accordo: aboliamo i soldi ai partiti. E li sostituiamo con le donazioni e la raccolta fondi fatta a livello territoriale.
Siccome deve valere per tutti il principio di trasparenza, pretenderemmo da tutti di conoscere la lista (aggiornata in tempo reale), di chi dona e quanto.
Perché prima delle elezioni sono tutti bravi, ma dopo cambia la musica: per il momento il PDL (i cui deputati hanno anche firmato un contratto che impone proprio questo principio) comunque hanno chiesto l'anticipo della rata per la loro parte.

Senza il pubblico, i soldi arriveranno dai privati: come Publitalia che, dal 1988 al 2004 ha scontato per 70 ml di euro la pubblicità a tutti i partiti di prima e seconda repubblica.
Come mai?
La risposta potremmo trovarla nel video della Camera dove, nel 2002, denunciava un accordo segreto tra Ds e Berlusconi e Letta per non toccare le televisioni.
Oggi quel Violante figura tra i saggi della repubblica.

Ma ci sono altri privati generosi: come il petroliere Moratti che finanziò con 10 ml di euro la campagna elettorale a sindaco di Milano della moglie.
Casini, che ha spostato la figlia dell'imprenditore ed editore Caltagirone. Che è anche uno dei finanziatori dell'UDC.
Casini era anche uno dei politici favorevoli alla privatizzazione dell'acqua e guarda caso il suocero possiede il 15% di Acea, la società che gestisce la rete idrica. Tutto torna.

Queste donazioni possono essere detratte dalle tasse: i soldi a Casini , Caltagirone li ha dati in assegni da 100000 euro per detrarli dalle tasse. In totale nella scorsa legislatura le detrazioni sono ammontate a 60 ml di euro, non tutte online e trasparenti.

Lo sponsor di Giovanardi è la Cremonini (che nel passato ha fatto causa a Report per un servizio).
Da quest'anno si può detrarre solo il 19% di donazioni, fino ad un massimo di 10000 euro (prima il limite era 100000 euro appunto). E sopra i 5000 euro possiamo conoscere i finanziatori. Ma con calma, dopo le elezioni.

Le fondazioni.
Dovrebbero essere un serbatoio per raccogliere idee e proposte: ogni big politico ne ha una.
Come Renzi, favorevole all'abolizione del finanziamento pubblico. Ha pubblicato online la lista dei suoi finanziatori.
La fondazione “Big bang” ha incassato aiuti da professionisti, fondi di private equity, SGR: ma dopo 3 mesi la lista non è ancora completa, per colpa della privacy, spiega Renzi.
La sua fondazione , tra l'altro, non è nemmeno registrata alla prefettura.
Insomma, anziché prendere spunto dal modello americano, dove sai tutto in tempo reale e prima delle elezioni, si è fatta la solita cosa all'italiana.

E anche con una certa spocchia: “voi siete contro la cultura”, rispondeva D'Alema (non laureato) alla giornalista di Report, che gli voleva chiedere di Italianieuropei.

Oggi siamo tutti riformisti e le fondazioni ricalcano questo stile: quello di un paese di riformisti senza riforme. Anziché promuovere idee, ci si accontenta di fare convegli.
Non sono obbligate a presentare né bilanci né la lista dei finanziamenti.

E chi da i soldi a queste fondazioni? Spesso troviamo società pubbliche, come Eni, Erg (che finanziano per esempio Magna Carta), che tra l'altro puntano le proprie fiches su più fondazioni (hai visto mai..).
Le banche, la Cdp, Morgan Stanley, che finanzia Aspen.
British Tocacco, infine, ha dato dei fondi a Italianieuropei.

A che fine?
Tommaso di Lernia è l'ex manager che ha spiegato il meccanismo delle tangenti nel sistema Enav – Finmeccanica. Gli uomini di Finmeccanica davano soldi a uomini politici che decidevano le nomine nelle società tramite proprio le rispettive fondazioni.
Di Lernia ha fatto il nome di Brancher e della fondazione Casa della libertà, oggi in liquidazione.

Ma c'è anche il caso di Penati, dove i pm ritengono che la sua fondazione sia servita a raccogliere soldi dagli imprenditori.

La Gabanelli ha ricordato che negli USA queste informazioni sono pubbliche e aggiornate in tempo reale. In Germania le fondazioni sono pubbliche e devono rendicontare tutto.
In Italia sono quella di Veltroni ha dato a Report la lista di tutti i fondi, senza creare problemi di privacy.

I beni dei partiti.
Dopo la fusione tra DS e Margherita, i 2399 immobili dell'ex PCI sono stati blindati in 62 fondazioni private, con a capo un presidente eletto a vita. Un modo per toglierle dalle grinfie dei partiti e dei loro tesorieri (e poi si lamentano se gli elettori non credono alla fusione a freddo .. nemmeno loro credono nel progetto PD).
L'ex tesoriere Sposetti, che ha accettato l'intervista, ha giustificato l'operazione con la necessità di “proteggere la storia” e le donazioni dei vecchi militanti PCI.

Oggi le case del popolo sono state vendute, per cercare di ripianare i debiti del partito e de l'Unità (ancora in rosso per 190 ml).
Queste fondazioni possiedono anche le società immobiliari: come sono i loro bilanci? Perché non si ripiana il debito con questi immobili?
Dice il presidente di Fondazione Duemila che queste società non hanno bilanci brillanti.
Parliamo, su 2400 immobili, di 600 case a reddito (le altre sono in comodato d'uso al PD o non agibili).

C'è il rischio però che il debito de l'Unità lo pagheremo noi: per una norma stabilita durante il governo D'Alema (e dove il capo dipartimento dell'editoria era Mauro Masi), che ha creato il “fondo speciale di garanzia”.

Sarebbe una beffa. Non solo hanno amministrato male un giornale, ma poi nemmeno pagheranno questi cattivi dirigenti.

Oltre ai DS, ci sono i 400 ml di immobili di An, blindati dentro una fondazione di Matteoli, Gasparri, La Russa. Nella fondazione privata sono finiti anche i soldi pubblici all'ex partito.
Ci sono anche i 172 immobili dell'ex DC e quelli dell'ex PSI. Spariti.
MILENA GABANELLI - IN STUDIOMa perché dovremmo pagare noi i vostri 200 milioni di debiti? Come se non neavessimo già abbastanza grazie all’incapacità politica. Adesso dopo 13 anni ildipartimento per l’editoria ha scoperto che forse la storia non è così chiara e quindinon è escluso che tocchi a voi saldare i conti con la vostra storia. Potete sempre farvidonare un po’ di quei 2.400 immobili che avete donato ai vostri colleghi di partito.Anche AN però non ha scherzato: i 400 milioni di immobili dell’estinto AN appuntosono finiti blindati dentro alla fondazione di Larussa, Alemanno, Gasparri, Matteoli,autorizzata dal prefetto di Roma, nonostante dentro ci fossero anche 80 milioni dirimborsi elettorali, quindi soldi pubblici che con una firma sono diventati privati. E poiche dire di 172 immobili della DC e quelli del PSI. Patrimoni svaniti alla faccia di tuttiquelli che hanno contribuito a costruirlo. Come dire, quando c’è bisogno chiedo iltesseramento, quando c’è da decidere sono in 3 o 4. E chi ha ci ha messo del suo non sempre sa come viene usato e tanto meno come va a finire. E’ chiaro che la politica ha un costo, e allora questo la novità del momento, come si è finanziato il Movimento 5 Stelle, questo dopo la pubblicità.
Come si finanzia il M5S?
Né Casaleggio né Grillo hanno accettato interviste.
La giornalista voleva chiedere ai due come sono stati raccolti i 400000 euro durante la campagna elettorale. Un sommario di queste è stato pubblicato in rete, ma senza i nomi dei donatori.

Il sito di Grillo, come anche quello di Di Pietro, sono gestiti dalla Casaleggio associati: il sito di Grillo, che detiene il simbolo del M5S, guadagna dalla pubblicità e, di riflesso, lo stesso Casaleggio guadagna dal successo di un movimento (o non partito) pubblico.
“è un imprenditore e non fa beneficenza”, spiega il senatore Giarrusso che poi se la prende con la giornalista “noi siamo il massimo della trasparenza”.

Forse non sanno come funzionano le cose in America. Perché non si pubblicano i bilanci del blog di Grillo?
I “cittadini” del movimento espulsi (Tavolazzi, Favia, Salsi) erano persone che chiedevano maggiore trasparenza nei rapporti tra Casaleggio e il partito.
Si erano messi in contrasto con il guru, accusato di decidere i parlamentari, il codice di comportamento e i portavoce. La comunicazione la decide Grillo e le sue persone: Rocco Casalino (l'ex GF), il blogger Messora e il video blogger Virzì.

Casaleggio proviene da Telecom: era AD di Webegg, mandato via dopo due anni di bilanci in perdita, nonostante le consulenze costose.
Nel 2004 fondò Casaleggio e l'anno successivo incontrò Grillo , che smise di prendere a martellate i computer.

Chissà, forse oltre ad aprire come un scatola di tonno il parlamento, Grillo potrebbe fare una operazione trasparenza anche per il sito.
In ogni caso, col 25% di voti presi, forse sarebbe ora di tirare fuori qualche idea. Basta parlare di scontrini.
Il finanziamento pubblico esiste in tutta Europa, proprio per garantire l'accesso anche a movimenti che non hanno una lobby potente dietro.
MILENA GABANELLI – IN STUDIOBene, in assenza dei protagonisti che hanno preferito declinare l’invito, dueconsiderazioni: la prima, il movimento è esploso in pochi mesi,nel disordinepretendere subito ordine nei conti comprendiamo che è complesso, ma aspettiamoquanto prima la pubblicazione delle fatture promesse. Secondo l’house organ delmovimento di fatto è il blog, la voce politica passa da lì, i proventi vanno anche almovimento oppure no? Domanda semplice, trasparenza esige risposta, anche se lalegge non vi obbliga. Ciò detto, con 3 milioni di disoccupati smettete di parlare deiscontrini, e il vostro 25% di voti tiri fuori tutte le idee che ha. Nessuno di noi, nessunoal mondo pensa che la politica viva d’aria, e per garantire, affinché garantiscal’interesse generale e non venga fatta solo dai ricchi, in tutta Europa è finanziata dalpubblico, l’imperativo è non buttare i soldi dalla finestra, come è stato fatto fino adadesso. Si potrebbe addirittura anche ipotizzare delle proposte alternative: quella peresempio di dare la possibilità alle persone fisiche - non alle imprese, perché possonoavere dei conflitti di interesse - di dare, di destinare ciò che vogliono a chi vogliono,interamente detraibile. Potrebbe anche essere un modo per premiare i risultati erenderci tutti più partecipi e responsabili. Nonché vigili.

Il link dove scaricare la trascrizione del servizio.

19 maggio 2013

La famosa guerra civile


L'editoriale di Panebianco di oggi parla della guerra civile che è in corso da 20 anni in Italia:


Può essere il governo Letta lo strumento per chiudere venti anni di una «guerra civile» come ha auspicato due giorni fa Berlusconi? Ci sono ostacoli pesanti. Ma anche qualche motivo di speranza. Gli ostacoli sono di due tipi. Alcuni hanno a che fare con la congiuntura politica, altri con certe caratteristiche del Paese.

Basta intendersi chi ha combattuto questa guerra civile: da una parte c'era lui (il corruttore, quello che ha pagato la mafia, condannato per frode fiscale) e i suoi avvocati.
Dall'altra parte chi c'era? I magistrati, i pm, i cittadini che non l'han votato, alcuni giornalisti che si sono rifiutati di non vedere le cose come stanno ..
E questa si chiama guerra civile, come se le istanze delle due controparti siano equiparabili?
Mah..
E la guerra civile contro i precari, contro i diritti del lavoro, contro l'ambiente, contro la scuola pubblica, contro la sanità pubblica, quella quando la chiudiamo?



Report - Il finanziamento pubblico ai partiti

Dopo la grande abbuffata, tutti a dire: aboliamo il finanziamento pubblico ….
Il finanziamento pubblico verrà dimezzato, ai politici non rimane che ricorrere alla generosità, spesso più che interessata, dei privati. Il meccanismo l'hanno già rodato da anni: è quello delle donazioni e delle Fondazioni, sulle quali si sa poco o nulla, ma grazie alle quali i politici raccolgono e nascondono le tracce delle mani che donano. Eppure il piatto è ricco. Solo di donazioni dichiarate le Fondazioni politiche raccolgono 80 milioni l'anno. Il meccanismo è studiato però per non rendere facilmente accessibili le cifre, i nomi dei donatori e soprattutto i trasferimenti delle proprietà. Ogni politico che conta ne ha una. E con il passare del tempo, crescono le inchieste della magistratura che hanno al centro delle indagini le Fondazioni come strumento per mascherare il passaggio di tangenti.
Il CDM di ieri ha deciso, oltre alla sospensione dell'Imu e sulla CIG, di tagliare il doppio stipendio dei ministri onorevoli. Una mancetta di fronte allo spreco di denaro pubblico di cui già Report (e altre trasmissioni) hanno molte volte parlato.
La Casta, dopo anni di ingrasso coi soldi del finanziamento pubblico, è ora quasi tutta concorde nel tagliare del tutto il finanziamento ai partiti.
Al meno a parole, visto che la rata di questa estate verrà incassata da tutti i partiti, eccetto il M5S.

Ma come mai questo improvviso cambio di rotta sui soldi ai partiti, da parte degli stessi partiti che, dal 2001 se lo sono innalzato e spartito?
L'impressione è che sia una sorta di specchietto per le allodole, per tenere buono il popolino, scandalizzato da yacht, diamanti, cene, resort ..

Ma come verrà sostenuto il costo della politica, delle strutture dei partiti, dell'attività dei loro dirigenti e dei dipendenti?

L'inchiesta di questa sera si intitola "Il transatlantico delle nebbie" di Sabrina Giannini
La grande novità è il M5S che si è finanziato con le donazioni di singoli cittadini tramite (ovviamente) internet. Un sistema che ricalca quello adottato da Obama nelle primarie del 2008 ma che, a differenza di quello americano, casca sulla trasparenza. Ma il M5S è l’unico a rinunciare al finanziamento pubblico che in questa legislatura è stato dimezzato pur rimanendo consistente (156 milioni di euro l’anno). Eppure da più parti si sta invocando l’abolizione totale.
Eppure da più parti si sta invocando l’abolizione totale. Una promessa elettorale che ha già raccolto consenso ma che potrebbe nascondere un’insidia: la raccolta fondi presso donatori occulti. Se da una parte i politici hanno in parte ridotto le entrate pubbliche a causa degli scandali Lusi e Belsito, dall’altra non hanno modificato le norme più elementari che garantirebbero un finanziamento privato trasparente. Infatti le dichiarazioni pubbliche da depositare alla Camera dei deputati vengono aggiornate in ritardo rispetto alle elezioni privando così il cittadino del diritto di conoscere i finanziatori dei politici e dei partiti prima di esprimere una preferenza. Inoltre quell’elenco non è pubblico ma va fatta espressa richiesta alla presidenza della Camera.
La ben nota allergia alla trasparenza dei nostri politici, unica nelle democrazie occidentali, non è causale. Evidentemente non gradiscono rendere note le aziende pubbliche e private che li finanziano e quindi svelare teorici conflitti di interesse. Che poi tanto teorici non sono. Ammontano mediamente a 60 milioni l’anno le donazioni “ufficiali”, anche se fino alla passata legislatura l’obbligo di dichiarare la donazione a un partito esisteva soltanto al di sopra dei 50 mila euro (25 mila quella diretta al politico). Accanto a questo ci sono 40 fondazioni ricollegabili a importanti esponenti politici che raccolgono almeno 15 milioni l’anno dall’industria privata e dalle partecipate dallo Stato. Che casualmente donano a tutti un po’ di soldi (anche nostri) a quei politici che decidono delle (loro) nomine.
Dunque i partiti, un organo sancito dalla Costituzione, di cui Amato (il saggio tecnico) doveva decidere come dovevano essere riformati, saranno finanziati da enti privati che magari, per una “svista” del legislatore, rimarranno anche anonimi?
A chi risponderanno allora i partiti e i nominati - eletti? Ai loro elettori, che li finanziano solo con i pochi euro delle primarie (quando e se si faranno)? O coi più lauti sostegni dei fondi nei paradisi fiscali (come per il rottamatore Renzi e i soldi dal finanziere Serra), coi soldi dei Riva, i patron dell'Ilva, quei 98000 euro finiti a Bersani, che poi sarebbe diventato ministro dello sviluppo economico?
C'è una storiella interessante, che Report racconterà stasera: il cavaliere, negli anni prima di Tangentopoli, ha finanziato tutti i partiti della Prima Repubblica. PCI compreso.
Come mai? Cosa si aspettava in cambio?

Oggi, ogni politico di livello, si è fatto la sua fondazione, enti privati che nemmeno sono tenute a pubblicare i loro finanziatori. Se il futuro è quello delle fondazioni, occorrerebbe imporre a queste una maggiore trasparenza, prima che i cittadini abbiamo votato, affinché siano consapevoli del voto espresso.
Se una fondazione prende soldi, per esempio, da un azienda privata nel settore farmaceutico, che succederà quando poi il politico verrà eletto e siederà nella commissione che deve decidere il prezzo dei farmaci?
Ma possiamo anche parlare della lobby delle slot machine (come ha raccontato il servizio de Le iene).
In che cosa verrà trasformata la nostra democrazia?

L'anteprima su Reportime:



Il secondo servizio torna a parlare della capitale, Roma: il servizio “Romanzo capitale” aveva raccontato come, nella capitale, mafia, 'ndrangheta e camorra si sono federate sotto una nuova cupola di cui fanno parte anche ex membri della Banda della Magliana, che fa affari con la pubblica amministrazione.
Tra questi ex, Enrico Nicoletti: il servizio di Paolo Mondani illustrerà come Nicoletti sia legato ad una società che si occupa di vigilanza privata:

"La metronotte" di Paolo Mondani
L'Istituto di vigilanza privata Metronotte Città di Roma gestisce la sicurezza di alcuni degli ospedali più importanti della Capitale: San Camillo, Forlanini, Spallanzani e del 118. Dominus della società è Fabrizio Montali, figlio di Sebastiano, sottosegretario socialista alle Partecipazioni statali negli anni Ottanta, a processo per riciclaggio, corruzione e intestazione fittizia di beni con l'aggravante della mafiosità perchè Montali sarebbe un prestanome dell'ex cassiere della banda della Magliana Enrico Nicoletti. Oggi ritroviamo Montali in associazione temporanea d'impresa con la Union Security, società di vigilanza che fa capo al presidente della Lazio Claudio Lotito. Nell'agosto del 2012 Montali e Lo Tito vincono il 60 per cento degli appalti di vigilanza della Regione Lazio allora diretta da Renata Polverini.
Per la rubrica C'è chi dice no: "Eugenia Addorisio" di Giuliano Marrucci
Voleva solo fare quello per cui era pagata, l'ispettrice per la sicurezza sul lavoro della Asl di Foggia. Glielo hanno impedito, e allora Eugenia Addorisio ha denunciato tutti. Cinque anni dopo gli arresti, con il processo in corso, sono tutti di nuovo al loro posto, a parte lei, che è stata mandata in un consultorio a fare l'infermiera.
Un caso che grida vendetta, che meriterebbe tutta l'attenzione della politica, perfino della presidenza della Repubblica per quanto è scandaloso. 
Chi rompe non paga, e chi denuncia paga per tutti. In nome di una pacificazione tra chi ruba e chi si indigna e denuncia che tanto va di moda oggi. Succede all'Asl di Foggia:
ROMA – Denunci quello che ritieni un ladro, un ladro che lavora in un ufficio pubblico e che usa quell’ufficio per estorcere mazzette. Dopo la tua denuncia la magistratura indaga e qualcosa trova che conferma la tua denuncia, infatti spedisce il ladro agli arresti domiciliari. Però fino a sentenza definitiva il ladro resta presunto tale e quindi la legge lo rimette in libertà fino appunto a sentenza definitiva. In libertà di tornare anche al posto di lavoro, nell’ufficio che occupava prima della denuncia. Quello stesso ufficio dove lavori tu che hai sporto denuncia, infatti il ladro presunto ma non immaginario è il tuo capo sul luogo di lavoro. E’ la storia che una email disperata ha raccontato a La Stampa e che il quotidiano torinese ha pubblicato domenica 22 aprile.
Tutto accade alla Asl di Foggia. Qui lavora un’ispettrice, Eugenia Addorisio. E qui lavora anche Antonio Fanelli, direttore dello Spsal, servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro. Nella sanità pugliese lavora anche Nazario Di Stefano, all’ufficio patrimonio della Asl. Ci lavora nonostante abbia precedenti per rapina, furto e altri reati contro il patrimonio. Arrestato a marzo per truffa nell’acquisto di strumentazioni per gli ospedali della Asl una volta rimesso in libertà è tornato al suo posto. E al loro posto sono tornati altri funzionari coinvolti nelle indagini. Indagini su cosa? Lo racconta a La Stampa uno degli investigatori: “A quota 280 ci siamo dovuti fermare, erano tante le aziende coinvolte nel meccanismo”. Quale meccanismo? Un ispettore della Asl contattava i responsabili di aziende e cantieri, diceva loro: preferite un’ispezione oppure pagare? Preferite sborsare una mazzetta da 10mila euro o una multa da 500mila? Le aziende e i cantieri pagavano. Coinvolti nel meccanismo Rocco Bonassina ispettore, già finito in carcere quattro anni fa, l’architetto Felice Fabiano che sistemava le pratiche.
Tutti presunti ladri e truffatori fino a sentenza definitiva. In questo ambiente di lavoro l’ispettrice Eugenia Addorisio tenta di lavorare onestamente ma denuncia che il suo capo, appunto Antonio Fanelli, le ripeteva: “Sta ferma, tanto questi lavoratori lo sanno che devono morire, intervieni solo se c’è il morto”. Cinque anni fa la Addorisio pensa di aver fermato Fanelli e tutto il meccanismo, ha denunciato, la polizia è intervenuta, sui giornali la notizia: “Tangenti per evitare i controlli, tutto è partito dalla denuncia di un’ispettrice alla quale veniva impedito di svolgere il proprio compito. Coinvolto l’ufficio Asl che si occupa di sicurezza sul lavoro”. Cinque anni dopo la email della Addorisio a La Stampa, Fanelli è di nuovo il suo capo in ufficio e i superiori le hanno detto: “Dovete convivere civilmente…”.

18 maggio 2013

Alla scoperta delle Chiese di Milano

C'è una Milano nascosta, che magari non tutti conoscono (nemmeno io, prima di ieri): come le Chiese di eta rinascimentale attorno alla zona Duomo. Venerdì pomeriggio ho impiegato il mio tempo libero, andando alla scoperta delle prime due chiese del percorso chiamato “Cammin breve”: sono le basiliche di S. Satiro, S. Sebastiano, S. Alessandro, S. Giorgio, S. Lorenzo, S. Maria delle Vittorie e S. Eustorgio. Si parte da Piazza Duomo a Piazza S. Eustorgio.
San Satiro si trova in una traversa di via Torino, vicino piazza Duomo: abbandonate per un attimo la via dello shopping e venite a scoprire la meraviglia del Bramante, autore della finta prospettiva dell'abside che lasciava i visitatori a bocca aperta, di cui ieri molti erano ragazzi giovani.


Da wikipedia:
Edificata alla fine del Quattrocento inglobando il sacello di San Satiro di epoca altomedioevale, costituisce uno dei capolavori rinascimentali di Donato Bramante, celebre per la prospettiva illusoria della "finta abside"

San Sebastiano è poco più oltre: di struttura circolare, è dedicata al santo, martirizzato sotto l'impero di Diocleziano, e di cui Ambrogio scrisse un'omelia riportata in una stele all'interno della Chiesa. Sebastiano divenne patrono durante la famosa peste milanese, quella passata alla storia come “di San Carlo”.


Oltre alla scoperta di tesori e opere d'arte che non conoscevo, la visita mi ha lasciato anche un piacevole ricordo: volevo comprare una brochure con delle foto dell'interno di S Satiro.
Si poteva fare una offerta libera, ma avevo una banconota da 20 euro che la signora al banchetto ha rifiutato "sono troppe", contentandosi di una sola moneta di 1 euro.

17 maggio 2013

Le vendicatrici - la presentazione alla Feltrinelli di Milano

Presentati da Luca Crovi, Massimo Carlotto e Marco Videtta hanno incontrato i loro lettori ieri sera alla Feltrinelli di Milano.
Raccontando del loro ultimo libro "Le vendicatrici - Ksenia", di come è nata l'idea di questo ciclo di 4 volumi che si concluderà a novembre e dei piani futuri dei due scrittori.

Partiamo da Ksenia: un libro che racconta del riscatto di 4 donne, umiliate e violentate dai loro uomini.
Un racconto ambientato non a caso a Roma, in un quartiere che non ha nome (se per la citazione di via Merulana).
Cornice ideale per raccontare questa storia di violenza sulle donne, ma anche di corruzione, di riciclaggio e di usura. Come titolava l'Espresso negli anni '50 "Capitale corrotta = Nazione infetta": roma come emblema di un sistema allo sfascio, e dove le donne devono ricorrere alla solidarietà tra di loro per difendersi, in assenza di strutture contro la violenza.

Ognuno dei 4 volumi, scritti a 4 mani avrà come protagonista una delle 4 donne (Ksenia, Luz, Monica, Eva) e si potrà leggere come storia a se (sono racconti che hanno una loro chiusura), con una sua colonna sonora e un suo stile.

I due scrittori rispondendo alle domande di Luca, hanno parlato del ruolo dei maschi, i cattivi della storia, con nomi improponibili (Pittalis, Sereni, Fattacci): cattivi e ridicoli, in dialetto romano si direbbe "ignoranti".
Ma senza scrupoli e pietà si rivelerà anche una donna, che appare all'inizio a fianco dell'usuraio (Antonino Barone, lo strozzino) e che avrà un ruolo importante alla fine.

Che speranza c'è per il futuro?

Contro la criminalità organizzata, c'è poco da fare, ha risposto ad una mia domanda Carlotto. Finché i vertici del paese non avranno più bisogno della criminalità organizzata ... In questo libro, quanto meno, compare un commissario di polizia onesto e sensibile (dote rara, almeno nei romanzi di Massimo).
Ma nel libro, fondamentale è la storia di riscatto, per un futuro migliore.

Che ci aspetterà nel futuro?
Carlotto ha a piano due libri con l'Alligatore nel 2015 e ha anticipato un incontro (e noi non vediamo l'ora di leggerlo) tra Alligatore e Giorgio Pellegrini, l'ex terrorista ex rapinatore diventato ristoratore.











Servizio pubblici - l'età dell'innocenza

Nella piazza di Brescia, durante la manifestazione del PDL contro i magistrati (e in difesa dell'imputato leader, accusato di frode, prostituzione minorile, e altro) abbiamo visto una contro l'altra due Italie.

Due mondi che non riescono e probabilmente nemmeno vogliono, parlarsi.
I pensionati-moderati-popolo-della-televisione da una parte e lo stato maggiore dei berluscones.

Da una parte la politica che parla alla pancia delle persone, dall'altra parte la piazza dove si urlano slogan da stadio contro i politici.

I giovani, disoccupati, precari, vicini ai centri sociali, gente che una volta votata a sinistra e che non ne può più di questo sfascio del paese.


Si legge sui giornali di una guerra tra anti e pro berlusconiani, come anche della guerra tra magistratura e politica.
Abili nel nascondere le notizie, nel raccontare un paese che non c'è e nello spostare l'attenzione su questioni altri che non attingono alla questione.

Fare sesso in cambio di denaro o altro con una minorenne è reato, perché lo dice la legge, che considera la minore come una persona da difendere. Questo dice la legge.
Fare pressioni su un funzionario pubblico per ottenere delle utilità in cambio di altro, è un reato.

Di questo si dovrebbe parlare. E questo è chiamato ad accertare il processo di Milano, su Ruby e le cene eleganti.
Ieri sera a Servizio pubblico abbiamo rivisto le due Italie.
L'onorevole Santanchè che ha accusato la pm Boccassini di essere razzista, di fare pulizia etnica, di fare un processo sugli stili di vita. Quanti uomini avranno scheletri nell'armadio ..
Dall'altra parte il giornalista Travaglio che cercava di rimanere sui fatti. Che il processo è solo il processo può valutare dal profilo penale.

Ma poi ci siamo noi elettori, che sui fatti, anche quelli non penalmente rilevanti, per giudicare l'uomo politico, chiamato a guidare il governo del paese.
Per cui è importante capire quanto sia coerente questa persona che difende la famiglia e poi si circonda di giovinette offerte da signori interessati alle sue ricompense generose.
Quello di Milano è definito, dal PDL, un processo senza vittima, visto che nessuna delle ragazze ha denunciato nulla. 
Ma in che paese sarebbe permesso che una persona sotto processo paghi delle persone chiamate a testimoniare al suo processo?

"Mi trovi una ragazza che ha subito violenza .. dove sono le vittime ..", si chiedeva l'onorevole.
"Non è un processo per violenza sessuale", la risposta, forse inutile, del giornalista.

Scontro verbale che è poi proseguito tra l'onorevole e la contestatrice di Brescia, Silvia, che pensa che andare in piazza a bruciare la bandiera sia giusto, "un modo per sfogare la frustrazione dopo 20 anni". Silvia, la precaria, senza lavoro e senza futuro.

Tutto questo ci distoglie dall'osservare la situazione del paese reale: i giornali, gli stessi che insistono sul chiacchiericcio su Imu, legge elettorale, sulle riforme impossibili (perché non ci sono i soldi), ne parlano poco.

Ma c'è un paese che sta sprofondando nella miseria.
A Vittoria, in provincia di Ragusa, un uomo si è dato alle fiamme dopo che l'ufficiale giudiziario si è presentato col documento di sfratto.
Qui, ci sono 500000 aste giudiziarie di gente che non ha pagato i debiti con la banca, su 72000 abitanti.
E' la metafora di un intero paese messo all'asta.




Che si sente ripetere le stesse favole, dalle stesse persone, con le stesse ricette (non ci sono i soldi, non possiamo farlo ora, ce lo chiede l'Europa, dobbiamo essere responsabili). E che nemmeno può scendere in piazza a sfogare la sua rabbia, perché è pure accusato di violenza.

La violenza che finisce sui giornali di cui sopra. la banciera bruciata, gli insulti di piazza.
Ben diversa dalla violenza che subiscono quelli cui è stato tolto il futuro e una speranza.


L'intervento di Marco Travaglio

16 maggio 2013

Diversamente uguali

Alla notizia dell'arresto del presidente della provincia di Taranto (PD), deciso dalla magistratura nell'ambito dell'inchiesta ambiente svenduto, mi è venuto in mente il servizio di Presa diretta "Lavoro sporco" sull'Ilva di Taranto. Il servizio era del gennaio scorso e parlava proprio delle pressioni della politica locale per non dare fastidio ai Riva.

Cosa ha fatto il suo partito in questi mesi?
In Puglia non è stato ricandidato il senatore Della Seta (PD), che si era battuto contro l'inquinamento dell'Ilva.
E dunque viene da chiedersi se c'è ancora spazio in questo partito per le battaglie ambientali.

Perchè alla fine, si rischia di scoprire che non sono poi così diversi tra loro i partiti.
A che punto sono le bonifiche?
Dove sono i soldi?