07 marzo 2017

Formicae di Piernicola Silvis

Mi chiamo Renzo Bruni e dirigo la seconda divisione dello SCO, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Fare il poliziotto era quello che volevo. Il mio lavoro è applicare la legge e cerco di farlo nel migliore dei modi. Non sempre ci riesco, comunque ci provo. 
Ho delle storie da raccontare perché ne ho vissute molte. E le ho sofferte tutte.

Renzo Bruni è un poliziotto dello SCO, il Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, dirigente della Seconda divisione: l'ufficio che si occupa dei delitti comuni più gravi commessi sul territorio, non legati alla criminalità organizzata, ma di una certa delicatezza e complessità particolari.
Come per l'appunto i reati contro i minori, i casi di pedofilia.

Come il caso che aveva seguito due anni prima a Foggia, il rapimento del piccolo Livio Jarrussi: uscito di casa per passare la serata da amici e mai più ritrovato.
Dopo settimane di indagini, battendo a tappeto la provincia, il caso si era raffreddato. Una sconfitta per il super-poliziotto dello Sco. Un dolore difficilmente comprensibile per i genitori di Livio.

«Padre, in refettorio c’è una telefonata per voi.» Era Salvatore, uno dei chierichetti. 
«Chi mi vuole?» 
«Non lo so, è uno che vi conosce. Ha detto così.» Brontolando, l’anziano religioso si rimise in piedi a fatica e uscì dalla cella. Con passo malfermo percorse un corridoio scuro ed entrò nel refettorio, dove c’era nell’aria odore di caffè. 
Il chierichetto gli porse la cornetta del telefono poggiato sulla credenza. 
«Pronto?»Un’esitazione. 
«Padre Leonardo?» Era una voce maschile, parlava sussurrando. 
«Sono io. Chi sei tu?»Un’altra esitazione. 
«Padre, ho delle notizie su Livio.» Il fragore della pioggia che frustava le finestre quasi copriva le parole. Il monaco aggrottò la fronte. 
«Livio chi?» «Livio Jarussi, il bambino di Manfredonia.» Un brivido lungo la schiena. 
«Mi stai facendo uno scherzo? Livio è scomparso due anni fa e non è tornato mai più. Sono vecchio, non prendermi in giro. Che cosa vuoi da me?» 
«No, non scherzo, padre. C’è bisogno della vostra presenza qui, subito.» 
«Guarda che se mi prendi in giro mi arrabbio! Dove ti trovi adesso?»«Siamo alla discarica di Siponto, e Livio è con me. Ve lo giuro.»La discarica di Siponto… Sì, pensò il frate, sapeva come arrivarci. «La conosco. Ma, buon Dio, se è vero che sei con Livio, cosa ci fate lì?» Una pausa. 
«Ci ha portati zio Teddy.» 
«Chi è zio Teddy?»
«Un mio parente. Ma venite subito, padre, per favore. Zio se n’è andato e ora abbiamo freddo.» Era necessaria una decisione rapida, il resto si sarebbe visto e valutato in un momento successivo. «Va bene, vengo. Come faccio a trovarvi?» 
«Ci troverete, padre» disse la voce. «Ci troverete facilmente.» Clic.

Due anni dopo, una telefonata ad un frate del convento di San Giovanni Rotondo, riapre l'inchiesta: “ci ha portati zio Teddy”, dice una voce al telefono. Ad una discarica della provincia.
Trascinandosi con cautela nella terra putrida, il monaco seguì il rumore e vide qualcosa. Piantata nell’immondizia, una croce si stagliava contro le luci giallastre di Siponto.

Anticipando di poco l'arrivo delle volanti della polizia, Frate Leonardo si trova davanti una tomba, che copre i poveri resti di Livio. E sopra, una rozza croce ottenuta con due rametti di legno.
Davanti ai suoi occhi c’erano un paio di jeans e una felpa sulla quale si scorgevano, mezzo cancellate, la scritta TEDDY BEAR e l’immagine dell’orsetto Teddy.

Sono i resti del povero Livio, che il frate riconosce anche per quella maglietta con sopra la scritta Teddy Bear E così, anche per la telefonata, l'assassino diventa io Teddy.
Un cold case che si riapre è sempre una sfida per la polizia: perché il bisogno di dare giustizia ai genitori è sempre presente.
E anche perché questo assassino, che scopriamo man mano scorrendo i capitoli del libro, ha bisogno di uccidere ancora.

In Formicae si racconta la caccia all'assassino da più punti di vista.
Ci sono gli investigatori (quelli arrivati da Roma, assieme a Renzo e quelli della Mobile della Questura di Foggia), che devono entrare nella testa dell'assassino, tracciarne un profilo, anticiparne le mosse. E anche cercare un contatto, perché in fondo una buona parte di questi assassini amano anche veder celebrate le loro gesta.
Hai cercato un contatto.Cosa vuoi dirmi?Una sola cosa era certa: da quella sera c’era un bastardo in più da trovare. E alla svelta.

Il racconto degli investigatori si alterna al racconto della vita di un ragazzo di Foggia che ricalca proprio il profilo del serial killer.
L'ossessione religiosa, un rapporto a volte conflittuale coi genitori, un narcisismo che lo porta sempre a cercare la perfezione ma anche le paure nel non sentirsi accettato. L'insoddisfazione nei rapporti sociali, specie quelli con le ragazze e i coetanei ...
E' lui lo zio Teddy?

Ma in questa zona della Puglia ci sono anche altri osservatori non imparziali della storia: sono gli esponenti della famiglie mafiose, divise in tre grandi gruppi provinciali che, per aumentare la loro forza, potrebbero federarsi come le famiglie della mafia siciliana, in una struttura verticistica.
Ed allora la polizia, l'esercito che è stato mandato dal ministero per controllare le strade (e rispondere alle paure della gente per questo assassino che compirà altri delitti), danno solo fastidio ai loro traffici.
«Come sai, in questo territorio abbiamo tre distinte organizzazioni criminali. I Cerignolani, la mafia del Gargano e la Società Foggiana.[..]la Società, i Montanari e i Cerignolani hanno scoperto che l’unione fa la forza, quindi stanno pensando di stringere un patto [..] se questo accadesse davvero, la criminalità organizzata di questa cazzo di provincia potrebbe diventare una nuova ’Ndrangheta, ..»

Sono due dei protagonisti del libro a parlare: il poliziotto Renzo Bruni e il giornalista (che forse non è nemmeno un giornalista) Clement
«Le batterie non tollerano che sul proprio territorio ci sia qualcuno che ammazza i bambini. ..»

Allora, per togliere di mezzo tutta questa polizia, tutto questo esercito, tutto questo controllo del territorio, sarebbero anche disposte a trovare loro un colpevole da dare in pasto all'opinione pubblica..
Un colpevole che abbia le caratteristiche perfette per soddisfare la morbosità degli spettatori dei talk, che si sono buttati a pesce sui morti di Foggia.
Per soddisfare le speculazioni politiche di quanti iniziano a puntare il dito contro questi immigrati, magari un nordafricano che è pure legato all'Isis.
E c'è anche qualcuno che arriverà costruirlo questo “mostro” da sbattere in prima pagina, immigrato e con la pelle scura “per liberare dal sospetto gli abitanti della zona”.

Il gruppo guidato da Renzo Bruni dovrà vedersela con più di un nemico allora: non solo l'assassino, che comincia a mandare biglietti a Bruni, con dentro degli enigmi, nel tentativo di farsi catturare.
«In un primo invio scrive “Bruxelles e Berlino”. In un secondo invio passa a “Glasgow e Grosseto”. Seguono “laurea, pillole, Vaticano” nel terzo. E oggi, nel quarto, “turno, camerino, corso”.

Ma anche dalle batterie delle famiglie mafiose che, per far sloggiare la polizia, cominciano ad ammazzare tutti i sospettati, sostituendosi alla legge.

Dalla pressione che verrà montata da una certa politica, fomentata dai talk televisivi: quelli dove si trova un politico di destra, uno di sinistra, un criminologo da salotto e una soubrette da bella presenza: “il consueto contorno salottiero di sacerdoti, magistrati, psichiatri, politici e frequentatrici dei letti di personaggi più o meno potenti”.
Tutta gente abituata a pontificare su indagini in corso, a criticare l'operato di magistrati e forze dell'ordine, la loro inerzia, la gente lasciata sola, il tutto senza aver letto nemmeno un rigo delle carte delle indagini.
Sorrido amaramente, come faccio di solito quando assisto a talk show di taglio cronachistico-investigativo in cui si pretende di individuare i colpevoli di delitti efferati con quattro chiacchiere da salotto,..”.

Formicae non è il solito romanzo costruito sui soliti soliti cliché: il mostro, la violenza, una psicologia spicciola, il poliziotto bello e dannato. Dentro il racconto ho trovato dentro uno specchio della nostra società, impaurita da quello che ci viene raccontato dalla TV. La fragilità di un sistema giudiziario che troppo spesso non riesce a lavorare con la dovuta serenità. L'ossessione dei talk da una parte e il desiderio dei cinque minuti di celebrità per tanti divi della televisione.
L'autore, che non a caso è un poliziotto anche lui, Questore a Foggia, si sofferma sul ruolo centrale delle mafie e sul loro controllo del territorio e sul loro controllo dei politici locali usati per portare avanti le loro istanze. Usati e scaricati alla bisogna.
E, infine, c'è il difficile lavoro dell'investigatore che deve essere capace di seguire tutte le piste, senza pregiudizi. Che deve essere capace di resistere a tutte le pressioni, anche a costo di sacrificare qualcosa della sua vita.
E, in questa inchiesta, lo zio Teddy arriverà quasi a toccare la vita di Renzo Bruni, in una sfida che si risolverà, tra bene e male, andando a scendere a patti proprio col male.

Il male che origina da anni di sofferenze e di torture (le Formicae che danno il titolo alla storia) anche psicologiche.

Male che è dentro la città, raccontata anche nei suoi aspetti oscuri da un poliziotto che la conosce bene e che in questi giorni sta seguendo l'inchiesta sull'incendio al ghetto di Rignano e gli spari contro le auto della polizia:
[Foggia] È una città dove trovi, fianco a fianco, una borghesia colta e onesti contadini che un tempo chiamavano “terrazzani”, lavoratori della terra.Ed è una città sfregiata da rapinatori, ladri, scippatori. Mafiosi. Qui le notti sono scosse dai boati degli ordigni che esplodono davanti ai negozi di chi non paga il pizzo. E nessuno nel Paese ne sa niente. I giornali tacciono.Perché Foggia è padre Pio, è il Gargano.Deve essere questo. Nient’altro.Delle decine di omicidi commessi negli ultimi anni, nessuno sa niente al di fuori dei confini della Daunia. Né si sa niente degli uomini uccisi per non essersi piegati alle intimidazioni mafiose. Perché qui non c’è un padrino che parla di “offerte che non si possono rifiutare”, non ci sono boss casalesi o reggini o palermitani che, con la coppola in testa, affiliano nuovi picciotti con rituali mistici. I boss foggiani usano solo il kalashnikov e la Skorpion.Gargano, Foggia, Cerignola, San Severo. Spiagge straordinarie, ristoranti tipici, turisti, chiese antiche, pizzerie, centri storici pittoreschi. E, secondo le stime della Procura Nazionale Antimafia, ventisei clan e novecento affiliati che tengono sotto sequestro questo enorme patrimonio

Il Book trailer


La scheda del libro sul sito dell'editore SEM (gli estratti dal libro sono presi da qui)
Il blog dell'autore, il questore di Foggia Piernicola Silvis.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

Presa diretta – Lasciati soli

“Nessun malato nella nostra repubblica si deve sentire dimenticato”: eppure Mattarella ha torto, ci sono i 4 ml di disabili che si sentono dimenticati dalle istituzioni.
Per loro lo Stato spende solo 8 euro, per cui le spese per loro sono a carico della famiglia.

Il secondo servizio si è occupato della strage di Garissa dove l'ideologia dello stato islamico avanza man mano che lo stato retrocede. È in questi laboratori che si costruiscono i terroristi del futuro.

Infine l'intervista con Benoit Hamon, il candidato di sinistra nel partito Socialista alle prossime elezioni presidenziali. Un politico che cerca di ridare linfa alle sinistre che ha vinto le primarie con slogan di sinistra: “chi sta al centro, non è né di sinistra né di sinistra”.

Lasciati soli.
Il servizio di Presa diretta è cominciato con la storia della famiglia di Firenza, padre madre e figlia disabile. Il padre ha ucciso la figlia, la moglie, poi si è ucciso, perché non riusciva più a sostenere le spese.
Servirebbe una legislatura uniforme, tra regione e regione, per dare alle persone una visione delle possibilità per le persone con disabilità.

Lo scorso novembre le famiglie dei malati di Sla sono andate a protestare sotto la sede del ministero del Welfare: chiedevano un aumento dei fondi, arrivato a 450 ml in modo strutturale.
Solo promesse però, perché poi il governo è caduto e il ministro Poletti ha successivamente ammesso che non si poteva mettere altri soldi nel fondo.

Il giornalista di Presa diretta è andato casa per casa, per raccontare le difficoltà di queste famiglie: come a Rogliano, dai signori Carmine e Maria.
Carmine ha la Sla e per un breve periodo di tempo ha avuto un aiuto dal comune, ma è veramente poco per le ore che dedica al marito.
Fino all'anno scorso potevano contare sui 1300 euro per le famiglie non autosufficienti: ma i pagamenti sono arrivati in ritardo, ai comuni e alle famiglie.
Aisla è una delle associazioni che si occupano di queste disabilità: due operatrici raccontano che alla fine, tutti questi ritardi si ripercuotono sulle persone.
In Calabria si spende una cifra bassissima, poco più di 1 euro al giorno.
In Abruzzo si spende un po' di più: sono 5 gli euro al giorno.

A Chieti il giornalista ha incontrato Noemi: per aiutarla nel deglutire, nel respirare, ha bisogno di macchinari che sono arrivati con molta difficoltà.
Assistere Noemi è un sacrificio enorme: la moglie non può lavorare, per assistere la figlia.
A giugno al padre non hanno rinnovato il contratto.
“Siamo in balia del nulla” - hanno raccontato - “abbiamo accettato la sfida della Sla, ma non accettiamo che sia un'orfana di Stato”.
L'ex calciatore Mauro, a Presa diretta, ha detto che servirebbe almeno 1 miliardo per aiutare queste persone: se abbiamo aiutato le banche, dobbiamo trovare i soldi anche per queste persone.

Sono 80000 i malati di Alzheimer, la malattia del secolo che cresce con ritmi vertiginosi: i malati sono curati in casa, finché si può. Altrimenti ci sono le strutture che li curano, che hanno costi molto alti.
Ci sono degli aiuti pubblici per queste rette, da 700 euro fino a 1400 euro: ma le soglie Isee sono così basse per cui alla fine molte famiglie sono tagliate fuori.
E le strutture si rivalgono contro le persone, arrivando a pignorare case e pensioni, per sostenere le rette delle RSA: così le persone si rivolgono ad associazioni di consumatori.
Associazioni che spiegano che questi sono abusi: se la RSA chiede un impegno per integrare la retta assistenziale per un parente, si può non firmare.
Lo dice una sentenza della Cassazione e dei tribunali di Milano e Verona: la regione Lazio è stata addirittura condannata per illecito arricchimento nei confronti dei malati.
Il sostegno per i malati di Alzheimer, è a carico dello Stato.

L'accompagnamento per questi malati arriva fino a 500 euro: ma cambia da regione a regione, dalle condizioni dei malati.
Dicono, le Asl, che siccome la persona deambula, non ha bisogno dell'accompagnamento.
Ci sono comuni, come Napoli, che non hanno soldi per dare assistenza ai malati.
A volte l'indennità arriva, dopo anni di battaglie, quando il malato è già morto.
Cose che succedono in Italia.
Così le famiglie devono spendere soldi per le badanti.

“Tutti fanno gli struzzi” di fronte al problema dell'Alzheimer, racconta una persona che segue le famiglie con questi malati. Altri paesi europei si sono occupati dei malati e di come aiutare le loro famiglie.
Cameron nel 2013 ha organizzato un incontro a Londra con tutti i rappresentanti del G8, per parlare di demenza. In quella occasione il ministero della Salute ha destinato una somma importante per assistenza e ricerca.

Dopo l'Alzheimer, il Parkinson: il servizio sanitario nazionale paga solo un ciclo di cure, non tutti gli anni. I soldi per la fisioterapia, per i malati, sono diminuiti nel corso degli anni.
Sono a pagamento dei singoli le cure e le medicine.
Come la fisioterapia privata, che costa fino a 50 euro alla volta: sono circa 600 euro al mese, soldi che si devono pagare per evitare che la malattia degenerativa progredisca, rendendo impossibile il movimento.

L'Italia per la spesa sanitaria è il paese che spende di meno: la spesa privata è invece tra le più alte, 33 miliardi annui, mentre la spesa sanitaria rispetto al PIL è al 6,5%.
Sono tagliati anche i fondi per le politiche sociali: si crea uno squilibrio tra regioni con i conti in ordine che si possono mantenere servizi sociali e altre che invece non li offrono.
Servirebbe molti più soldi, nel corso dei prossimi anni, per una popolazione che invecchia.
Ma almeno potremmo eliminare gli sprechi: sono stimati in 25 miliardi, soldi che potrebbero essere investiti per l'assistenza ai disabili, per le cure.

Si potrebbe intervenire sull'eccesso delle cure, sulla lotta alla corruzione (per i falsi disabili): gli investimenti in sanità hanno un ritorno sul PIL. Se invece si punta sui tagli delle risorse, si ha un effetto negativo sia sulla vita delle persone che sul PIL del paese.
Perché chi assiste un malato, non può lavorare.

In altri paesi, chi aiuta gli anziani si chiama “care giver”: sono persone che hanno un ruolo riconosciuto da parte dello Stato, un lavoro con un reddito.
Qui in Italia, chi segue un malato è solo un limone da spremere.

Anna Maria è la mamma di due bambini con una grave disabilità: ogni settimana percorre chilometri per dare la possibilità ai figli di giocare a basket.
Per dare ai figli questa possibilità, deve rinunciare alla sua vita, ad un lavoro: il suo lavoro in molti paesi europei avrebbe diritto ad un riconoscimento, ad una tutela giuridica.

Chiara assistente il figlio Simone: si sente come una persone agli arresti domiciliari.
Quando c'è una scossa, come quella dell'ottobre passato, non si può scappare: si deve stare lì, pazientemente, ad aspettare.
Chiara avrebbe diritto ad una casa al primo piano: ha creato un blog dove racconta la sua vita.
Una persona che ha in carico un disabile non è un limone da spremere: non si possono ammalare, non possono riposarsi, non possono prendersi un periodo di ferie, non possono lavorare.
I care giver familiari in Italia muoiono di fatica: poi ci sorprendiamo del care giver che ammazza e si ammazza (come a Firenze).
Chiara Saraceno è una delle più importanti studiose del fenomeno: parla dell'anarchismo dei comuni, delle regioni che non applicano i livelli minimi allo stesso modo.
Gli standard minimi per l'assistenza non sono definiti: ci sono comuni che fanno cose meglio di altri, ma ce ne sono altri che non fanno niente.

Servirebbe una legge che individui questi cittadini come persone a tutti gli effetti: hanno dei diritti e non devono chiedere la carità, allo Stato o alle altre persone.
Servirebbero dei livelli minimi a livello nazionale, con delle risorse stabilite e dei controlli.

I familiari spendono 33 miliardi l'anno: questa la cifra con cui è cominciata l'intervista al ministro Lorenzin.
Ci sono controlli per le spese, per le cure, ma manca un pezzo per l'assistenza: senza livelli minimi di assistenza si arriva al commissariamento.
Ma molte regioni hanno la sanità commissariata: la proposta del ministro è che, in questi casi, i direttori generali sono però scelti dallo Stato.
Il fondo per i non autosufficienti è rimasto a 450 ml, ne servirebbe un miliardo: sono soldi spesi benissimo – ammette il ministro.
L'OMS ci dice che stiamo raggiungendo la soglia del 6,5% del rapporto spesa sanitaria /pil, oltre il cui si danneggia la salute: colpa delle regioni e del titolo quinto, dice Lorenzin.
L'Italia ha un finanziamento sanitario tra i più bassi, non abbiamo assunto né stabilizzato.

L'Onu ci ha richiamato in più punti per come curiamo le persone con disabilità: ci richiama per l'enorme differenza sugli standard minimi di cura, per come curiamo i disabili.

La vita dei disabili è una fatica, tutti i giorni.
Con una carozzina nelle città, non ci si muove: Alessandro, un avvocato romano, ha raccontato delle rampe che non funzionano, rampe occupate dalle macchine. Ci sono rampe che immettono direttamente in mezzo alla strada, eliminando il problema alla radice ...
Se sei bloccato anche agli arti superiori, però, tutta questa fatica non si può fare.
Senza una rampa non si può entrare in molti negozi, non si può accedere ai bancomat.

#Vorreiprendereiltreno è l'hashtag del blogger fiorentino Jacopo Melio, disabile: ha spiegato al giornalista come non si può prendere il treno se non ti prenoti per tempo, per essere assistito nella salita sul treno.

Altro luogo dove la parola inclusione non è rispettata è la scuola: gli assistenti per i disabili sono stati tagliati per questioni economiche.
Niente integrazione a scuola, niente supporto per andare a fare la pipì e nessun supporto per le attività sportive.
Così, senza insegnanti di supporto, molte maestre invitano le famiglie a non portare i bambini a scuola.

La legge sull'inclusione scolastica è a costo zero, senza oneri per lo Stato: una cosa scandalosa.
Senza oneri significa che lo Stato non vuole garantire a tutti gli italiani gli stessi diritti.
Significa che i diritti costituzionali non sono garantiti per tutti.
Significa che in Parlamento non vogliono vedere i figli dei disabili.

Le preoccupazioni di queste famiglie sono sul domani: e quando io non ci sarò, cosa ne sarà dei miei figli? Non si può abbandonarli nelle strutture generiche.
C'è un business che specula su queste malattie, sugli anziani disabili, sulle persone con autismo.
Come Tommy, il figlio di Gianluca Nicoletti: quando i bambini autistici arrivano a 18 anni, non sono più autistici, perdono diritti. Diventano solo dei pesi morti.
Valgono solo per quegli istituti, che si prendono le rette dalle famiglie.

A Milano c'è un posto chiamato “la casa comune”: un progetto pagato dal comune e da Cariplo.
In questo appartamento ci sono persone con disabilità neurologiche, con due assistenti.
Alla fine, questo progetto risulta più economico per il pubblico, più istruttivo per le persone con difficoltà, che in questa casa imparano più cose, della vita comune, che non in una struttura privata.

Cose semplici come andare a fare la spesa.  

PS: notizia di oggi, le proteste contro i tagli ai fondi destinati per il sociale

E' il primo taglio sociale del Governo Gentiloni, e provoca una rivolta delle associazioni. Un doppio taglio, frutto di un accordo tra il ministero delle Finanze e le Regioni siglato lo scorso 23 febbraio. Secondo l'accordo, emerso con un'interrogazione di Donata Lenzi (Pd) al sottosegretario Luigi Bobba, il Fondo per le Politiche sociali passa da 313 milioni di euro a 99,7, meno di un terzo. Una decurtazione monstre. Con questa voce si finanziano gli asili nido, si aiutano le famiglie in difficoltà, si garantisce l'assistenza domiciliare e la sopravvivenza dei centri antiviolenza.

Cinquanta milioni di euro, ancora, saranno tolti al Fondo per la non autosufficienza, che scende da 500 milioni a 450. Servono, questi, per il sostegno ai disabili gravissimi e agli anziani indigenti. Il fondo destinato al sostegno delle persone non autosufficienti, se il taglio sarà confermato in Consiglio dei ministri, torna quindi al livello al quale era stato portato con l'ultima Legge di Bilancio.

I 50 milioni in più il ministro del Lavoro Giuliano Poletti lo scorso novembre li aveva promessi ai malati di Sla. In un'intervista a "Repubblica", l'8 ottobre, Poletti aveva detto: "Matteo Renzi ha parlato di un aumento del Fondo alla Conferenza sulla disabilità, se sarà possibile faremo uno sforzo in più. L'importante, però, è aver reso stabile e non episodico questo budget, con uno stanziamento di 400 milioni l'anno che non dovranno essere rifinanziati ad ogni legge di stabilità partendo da zero. Mi rendo conto, comunque, che 400 milioni non bastano".

I 400 milioni sono diventati 450 in Legge di Bilancio e gli ulteriori 50 milioni aggiuntivi sono stati sbloccati lo scorso 22 febbraio con il decreto legge sul Sud. L'accordo in Conferenza Stato-Regioni del giorno successivo, però, lo ha vanificato. Lo stesso sottosegretario alle Politiche sociali, Luigi Bobba, rispondendo in aula ha detto: "Il fatto è di una gravità inaudita. Il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali non ha partecipato al confronto e questa assenza costituisce un'aggravante perché conferma come le scelte per la salute siano totalmente subordinate a fattori economici".

06 marzo 2017

Il dramma delle famiglie dei disabili - Presa diretta

Il dramma delle famiglie dei disabili, che si sentono lasciate sole dallo Stato e la strage degli studenti cattolici a Garissa in Kenya: questi i due servizi della puntata di questa sera di Presa diretta.
Che si aprirà col consueto spazio per le interviste del conduttore Iacona: in vista delle future elezioni presidenziali in Francia, ospite sarà il candidato della sinistra, Benoit Hamon.
Viviamo un periodo in cui esplodono i partiti cosidetti antisistema, populisti, aiutati dalla crisi e da una sinistra che non è più tale (non si occupa cioè più di difendere gli ultimi): terminato il blairismo e il clintonismo (marito e moglie) i giovani si stanno avvicinando ad altri riferimenti.
Bernie Sanders in America, Jeremy Corbyn in Inghilterra e appunto, Benoit Hamon in Francia. Si prova non solo a cambiare conduttore, ma a cambiare proprio musica.
Benoit Hamon, il “Bernie Sanders” francese candidato del partito socialista in corsa per l’Eliseo. Al secondo turno delle primarie ha battuto a sorpresa il candidato dato per favorito, l’ex ministro dell’Interno Valls. 
E’ diventato l’idolo dei giovani con un programma pieno di ideali alternativi a quelli delle sinistre al governo negli altri paesi d’Europa. I suoi nemici politici sono fortissimi, ma lui corre in campagna elettorale convinto di potercela fare.
Lasciati soli.
Sabato scorso, a Firenze, un uomo di 84 anni si è ucciso assieme alla moglie e alla figlia tetraplegica che non riusciva più ad accudire.
"All'origine del gesto ci sono tutte le ombre della fatica e della stanchezza: la figlia aveva bisogno di assistenza anche soltanto per passare da una stanza all'altra e il padre avvertiva il peso dell'età e col passare del tempo si sentiva inadeguato. Anche soltanto le scale per arrivare all'appartamento erano un problema. Aveva paura di lasciare Sabrina senza assistenza, il timore che non ci fossero più mani piene di cura come le sue a seguire la figlia, aveva gettato il pensionato in una disperazione sempre più cupa. Così ha imbracciato il fucile da caccia, regolarmente detenuto, ha sterminato la famiglia e subito dopo ha fatto fuoco contro se stesso." 
Questo paese che spende miliardi in grandi opere, in tangenti e sprechi, si permette di spendere solo 8 euro al giorno per le persone con disabilità.
Siamo la maglia nera dell'Europa: quello che non mette lo stato, però, lo devono mettere le famiglie.
Coi loro soldi, col loro tempo, con la loro fatica. Almeno finché le famiglie ce la fanno.
LASCIATI SOLI di Giuseppe Laganà e Alessandro Macina. La vita dei disabili in Italia spesso è un percorso a ostacoli. Sono quasi 4 milioni, il 6,7% della popolazione e i numeri sono in aumento.Un viaggio di PresaDiretta nel paese da nord a sud, che ha raccolto le testimonianze dei disabili e dei loro parenti che si sentono “lasciati soli” dallo Stato. La spesa media pubblica per ogni disabile in Italia è di 8 euro al giorno, siamo in fondo alla classifica in Europa per fondi destinati alle disabilità. 
E soprattutto mancano politiche nazionali capaci di uniformare i servizi e l’assistenza, le risorse cambiano da Regione a regione e a volte, da Asl a Asl. 
E così finisce che a farsi carico della presenza, l’assistenza, le cure siano sempre e soltanto le famiglie. E quanto spendono davvero gli italiani con parenti disabili? 
Solo i familiari alle prese con malattie degenerative come l’Alzheimer, 8 miliardi l’anno.E poi l’assenza di inclusione professionale, si stima che l’85% dei disabili non riesca a inserirsi nel mondo del lavoro e l’inclusione scolastica, che sopravvive a fatica o manca del tutto.E ancora, un viaggio nel doloroso interrogativo dei genitori di ragazzi autistici: “cosa accadrà a mio figlio dopo di me?”. 
Ospite in studio intervistato in diretta da Riccardo Iacona GianLuca Nicoletti, giornalista, scrittore di diversi libri sulla sua esperienza di genitore di un ragazzo autistico e conduttore radiofonico. Nicoletti ha realizzato un docufilm “Tommy e gli altri” che prova a raccontare il mondo visto da questi “figli stralunati” per aiutare gli altri genitori a uscire dall’ombra. 
In Italia troppo spesso le persone con disabilità e le loro famiglie si sentono abbandonate, si sentono senza voce. Eppure proprio pochi giorni fa le parole del presidente Mattarella ci hanno ricordato che: “Nessun malato, ovunque ma particolarmente nella nostra Repubblica, deve sentirsi invisibile o dimenticato”.



La strage dei cristiani di Garissa.
Garissa è in Kenya, non in Francia e nemmeno in Belgio.
Se fosse stata in Europa forse, dopo la strage del 2 aprile di due anni fa, avremmo detto anche #jesuisgarissa.
Il 2 aprile 2015 un commando armato con esplosivi ha fatto irruzione nel campus di Garissa in cui studiano soprattutto allievi cristiani: l'attacco, che è costato la vita a 147 ragazzi, è stato rivendicato da al-Shabaab somali, un gruppo legato ad al-Qaeda.
Gli studenti cristiani sono stati presi in ostaggio, ma alcuni di questi uccisi subito.
Il Kenya, come anche la Nigeria, è un paese dove convivono diverse religioni ed etnie la cui integrazione è ostacolata proprio da attacchi come questo.
Che portano terrore, che tendono a dividere i gruppi.
LA STRAGE DI GARISSA di Angelo Loy e Tommy Simmons.Uno dei più sanguinari attacchi terroristici del continente africano, si è consumato a Garissa, una bella cittadina a nord del Kenya, il 2 aprile del 2015.La notizia fa il giro del mondo, ma altrettanto velocemente viene dimenticata.Quella mattina un commando di terroristi islamici di Al Shabaab entra nel campus universitario di Garissa, dove studiano ragazzi e ragazze di tutto lo Stato e compiono una strage. Indisturbati. 
In pochi attimi, le aule di una delle più frequentate università africane, simbolo di un’efficace integrazione culturale e religiosa tra islamici e cattolici, diventano un vero e proprio mattatoio. Vengono giustiziati solo gli studenti cattolici, uno ad uno, gli islamici vengono risparmiati. A terra rimangono i corpi di 143 ragazze e ragazzi.L’esperienza dell’Università di Garissa, con il suo importante percorso di formazione culturale di giovani africani di religioni e lingue diverse capaci di dialogare tra loro, è stato brutalmente interrotto. 
Quali saranno le conseguenze? 
A PresaDiretta un reportage dal Kenya, una zona cruciale per gli equilibri di tutta l’Africa, le toccanti testimonianze di quella strage e lo sforzo di rinascere.
E poi un nuovo appuntamento con le interviste di “IACONA INCONTRA”.

“LASCIATI SOLI”, “LA STRAGE DI GARISSA”, sono un racconto di Riccardo Iacona con Giuseppe Laganà, Angelo Loy, Alessandro Macina, Elena Marzano, Marianna De Marzi, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali e Tommy Simmons

Scudi umani

Carmine Fotia su l'Unità
In verità, a fare acqua da tutte le parti è la gestione dell’inchiesta da parte del procuratore anglo-napoletano Henry John Woodcock (noto più per il nulla di fatto in cui sono finite tante sue inchieste che per le condanne ottenute) e del suo braccio operativo, il Noe dei carabinieri. 
Si parla dell'inchiesta Consip, quella oggi ripresa da tutti i giornali (esclusa l'Unità), quella per cui l'Espresso parla di giglio nero e di una inchiesta che pesa politicamente sulle primarie del PD.
Ecco, il problema non sono né i pizzini, né le dichiarazioni di Marroni e nemmeno le intercettazioni.
Ma il fatto che Woodcock non abbia alle spalle sufficienti anni di galera per gli imputati dei processi seguiti come pm.

Realtà e finzione romanzesca

A Foggia un serial killer (che viene chiamato dai media zio Teddy) uccide due bambini usando un suo rituale e lancia una sfida personale agli investigatori venuti da Roma per catturarlo.
La presenza di un serial killer crea preoccupazione tra le persone, ma anche all'interno delle criminalità organizzata che non ama che nel suo territorio arrivino le camionette della polizia e dell'esercito. Esercito e polizia mandati dal Viminale nella provincia foggiana per dare una risposta alle paure dei cittadini. Aizzati dalla politica, dai media, dai talk.
E fin qui è la fiction romanzesca, dentro la trama di Formicae (editore Sem), un bel noir di Piernicola Silvis.


«Come sai, in questo territorio abbiamo tre distinte organizzazioni criminali. I Cerignolani, la mafia del Gargano e la Società Foggiana.[..]la Società, i Montanari e i Cerignolani hanno scoperto che l’unione fa la forza, quindi stanno pensando di stringere un patto [..] se questo accadesse davvero, la criminalità organizzata di questa cazzo di provincia potrebbe diventare una nuova ’Ndrangheta, ..»

Sono due protagonisti del libro a parlare:
«Le batterie non tollerano che sul proprio territorio ci sia qualcuno che ammazza i bambini. ..»
Allora, per togliere di mezzo tutta questa polizia, tutto questo esercito, sarebbero anche disposte a trovare loro un colpevole da dare in pasto all'opinione pubblica..

Sempre a Foggia hanno sgomberato il ghetto di Rignano, dove vivevano gli immigrati in attesa di un lavoro su chiamata da parte dei caporali italiani e africani.
Dopo lo sgombero, qualcuno ha appiccato il fuoco alle lamiere e alle casette in legno.
I caporali? Gli immigrati stessi? Non lo sappiamo.
Sappiamo però che a Foggia, nella provincia, sono arrivate le camionette dei reparti mobili della polizia, per presidiare il territorio, nel timore di proteste da parte dei migranti.
Quelli che devono pagare per un posto e pure per lavorare.
Per raccogliere quei pomodori che poi finiscono sulle nostre tavole.

Immagine presa dal sito de La Stampa
Ma a qualcuno tutta questa polizia ha dato fastidio: così sabato notte a San Severo, da una macchina (che è stata identificata) sono partiti dei colpi di pistola contro le macchine della polizia.
E questa non è fiction, ma è cronaca. Che spesso ha molto in comune con la fiction dei romanzi, specie se quei romanzi sono scritti da un poliziotto che ha una lunga esperienza alle spalle.
Piernicola Silvis è l'autore del romanzo Formicae e anche il Questore di Foggia:
Sull’accaduto sono in corso le indagini della polizia, che saranno coordinate direttamente dal questore, Piernicola Silvis che non esclude che vi sia un nesso tra l'episodio degli spari contro i mezzi della polizia della notte scorsa a San Severo e lo sgombero del Gran Ghetto che si trovava nel territorio comunale, ma al momento propende per l'ipotesi che si sia trattato di una reazione della criminalità locale al rafforzamento dei controlli disposto negli ultimi giorni per frenare l'escalation criminale. I mezzi presi di mira dall'attentatore erano parcheggiati dinanzi ad un albergo dove è ospitato - precisa il questore - personale della polizia che nei giorni scorsi ha operato anche per i servizi di ordine pubblico durante lo sgombero del ghetto e che ora partecipa ai servizi di controllo della residenze in città dove sono stati trasferiti i migranti del ghetto. Ma è probabile - ha aggiunto Silvis - che chi ha sparato abbia preso di mira i mezzi della polizia come ritorsione perchè l'incremento dei controlli ha infastidito molto la criminalità.

05 marzo 2017

Storie di successo e non

Forse perché sono di sinistra e dunque mi piacciono i cavalli perdenti e gli outsider, mi permetto qualche consiglio (per la sua campagna elettorale prossima, per il programma con cui si presenterà agli elettori) all'ex rottamatore Renzi.
Sulla sua pagina FB ha scritto:
" Oggi sono nella Locride dove ho conosciuto alcune realtà bellissime ...  il Sud è anche questo: storie di riscossa sociale"

Sarebbe bello se, oltre alle storie di riscossa e di successo, che ci sono e vanno raccontate, avesse raccolto e osservato anche le storie di insuccesso.
Persone che, dopo la laurea, se se sono andati via, al nord o all'estero.
Aziende messe in crisi dalle mafie, dal pizzo, dalle minacce.
Famiglie cui è impedita una vita dignitosa perché il loro territorio è stato inquinato dalle eco mafie, l'aria impestata dalle emissioni.
Persone, famiglie e imprese che sentono distante lo Stato e le istituzioni.
Perché stato e istituzioni sono in mano sempre alle stesse persone, che cambiano partito con la stessa facilità con cui cambiano la camicia bianca del successo.
Perché per un posto di lavoro, per un posto in ospedale, per un aiuto da parte del comune, della regione, devono elemosinare quello che la Costituzione sancisce come un diritto.

Così, anziché raccontate ai giornali dell'accordo con la famiglia Riva per l'Ilva (accordo poi bloccato dal GIP perché insufficiente), si presenti dalle famiglie del quartiere Tamburi, ascolti le loro storie.
Ascolti le storie dei lavoratori dell'Ilva che hanno solo quel lavoro da difendere. Perso quel lavoro, non rimane niente.

Lei è andato in Calabria, a Gioia Tauro: saprà che l'attuale capo della protezione civile, il geologo Carlo Tansi, voluto dal presidente Oliviero, è oggi attaccato però sia dal centro sinistra che centro destra, per la sua opera di pulizia dentro questo ente. Spenda qualche parola in favore di questa persona, come segnale ai dirigenti e gli eletti del suo partito, sul vero cambiamento di verso.
In Calabria si è inaugurata la fine dei lavori sulla Salerno Reggio Calabria (a meno degli ultimi lotti): non esistono queste opere, esistono anche i lavori per la prevenzione contro le frane, gli alluvioni, contro il sisma. 

A Catanzaro il centro sinistra candida tale Vincenzo Ciconte, coinvolto nell'inchiesta Rimborsopoli e oggi a processo. Dia un segnale di cambiamento.

Sempre in Calabria, il partito del suo alleato NCD ha brutti rapporti con esponenti della ndrangheta: nessuno di questi (l'ex vicepresidente provinciale di Reggio Saletta per esempio)  è indagato per carità.
Ma prima che scoppi lo scandalo, come per l'inchiesta che ha coinvolto il senatore Caridi, sarebbe opportuno chiedere chiarezza all'alleato di adesso e, probabilmente, delle elezioni di domani.

Se al sud (e non solo al sud) c'è il problema delle mafie, perché non si approva finalmente in Parlamento la riforma dei beni confiscati alla mafia: sono circa 20000 i beni e 2800 le aziende sottratte alla criminalità.
Peccato che almeno il 90% delle aziende sottratte poi fallisca.
La riforma è ferma in Senato: perché non spingere per attuarla?

A Firenze un uomo di 84 anni si è ucciso assieme alla moglie e alla figlia tetraplegica che non riusciva più ad accudire.
Visto che in Italia non possiamo accettare la libera scelta del fine vita (mentre i roghi, le carrette che affondano.. si), almeno che lo Stato si occupi di loro.
Non li lasci soli.
La prossima puntata di Presa diretta si occuperà di questo. Un ultimo consiglio, la guardi.

04 marzo 2017

Ghetti

Del ghetto di Rignano in Puglia andato a fuoco qualche giorno fa dopo lo sgombero in Puglia, nel foggiano, ne aveva parlato la trasmissione Gazebo, due anni fa.
Sono posti  in cui sono costretti a vivere (per modo di dire) persone come noi, in condizioni che alla nostra buona coscienza potrebbero anche dar fastidio. Ecco perché le telecamere delle altre trasmissioni di servizio pubblico si sono tenute a distanza.
Lì non ci sono i clandestini di cui parla Salvini, quelli che cacciare dal paese.
Erano immigrati con permesso di soggiorno, che di estate sono chiamati di caporali (italiani e africani) per raccogliere pomodori che poi finiscono sulle tavole degli italiani brava gente.
Anche quelli che hanno commentato il post di Salvini dicendo che, peccato, ne sono morti solo in due ..

La storia di Rignano parla del caporalato, della legge del caporalato del governo di centro sinistra che, peccato, non si occupa degli immigrati senza permesso di soggiorno, che sono una buona parte degli sfruttati.
Sanno che non possono denunciare nessuno, altrimenti a casa.
La storia di Rignano ci dice di quanto siano inutili (per risolvere il problema) gli sgomberi: i lavoratori nei campi sanno che se si allontanano dal ghetto, sarà più difficile essere trovati dai caporali quando ci sarà bisogno di loro.

In questo paese pare non siamo ancora pronti ad accettare il tabù della morte. Non siamo in grado di accettare il concetto della libera scelta: decido io se voglio accettare o meno le cure.
Quello che invece possiamo accettare che due uomini muoiano sotto quelle lamiere.
Che altre persone muoiano nel tentativo di attraversare il Mediterraneo per arrivare qui da noi.
Chi ha visto il servizio di Gazebo sà cosa pensano quei ragazzi quando partono dal Mali, dalla Nigeria: gli hanno raccontato che qui c'è un lavoro, una paga, una vita dignitosa.

03 marzo 2017

Diritto alla vita (dignitosa)

La settimana in cui molto si è discusso della scelta di Fabio Antoniani (Dj Fabo) di morire in Svizzera, con l'aiuto del deputato Marco Cappato, si chiude col rogo nella baraccopoli nelle campagne di Foggia, a Rignano,  appena sgomberato.
Diritto alla libera scelta, di sfuggire all'accanimento terapeutico, temi etici, la vita non è nostra..


E poi situazioni in cui in gioco non è solo la vita stessa (due immigrati del Mali sono morti per l'incendio).
Ma qualcosa che dovrebbe venire prima: il diritto a vivere una vita dignitosa.

A prescindere dalla questione penale

Dal FQ del 3 marzo
L'inchiesta Consip (finalmente nota a tg e quotidiani) si risolverà in un flop, scriveva Rondolino ieri su Unita.tv
Mettiamo che sia così, non lo sappiamo ancora. Tralasciamo da parte allora la questione giudiziaria.
Vediamo l'inchiesta, i fatti emersi (e non presunti) e partiamo da questi.

Il nuovo corso della politica renziana doveva garantire trasparenza nei confronti dei cittadini e ci troviamo dei partiti scalati grazie a fondazione opache, finanziate da imprenditori che poi bussano alle porte dei politici.
Si parlava di meritocrazia e invece siamo passati dal cerchio bossiano e berlusconiano al cerchio renziano. Finito a Palazzo Chigi, nei cda delle società pubbliche, promosso a cariche pubbliche.
Anziché il merito le consorterie, le relazioni di amicizia. Il familismo anche geografico. 
Anziché il bene comune le influenze per promuovere certe aziende piuttosto che altre.  
Si parlava di rottamazione che invece si è ridotta ad un trasformismo solo apparente. Specie al sud, dove il partito non sembra più essere in mano ai suoi elettori, ma ai padroni delle tessere pagate con poste pay.


Il futuro a volte torna, ha scritto l'ex segretario PD ed ex presidente sul suo blog.
il problema è che un certo passato (fatto di familismo, trasformismo, apparenza, promesse non mantenute) non voglia mai andar via da questo paese.

02 marzo 2017

L'era del Cinghiale

Il cinghiale in origine, era Craxi: così lo aveva definito il giornalista Feltri durante Mani pulite, allora in fase forcaiola.
Il cinghiale oggi sembra essere diventato Renzi: l'inchiesta sul padre (e sul fidato Lotti) esce sui giornali.
A difenderlo rimangono la Meli e Rondolino.

Meli usa l'argomento dell'accerchiamento delle procure.
Rondolino una sentenza (civile) contro Travaglio, per dare il messaggio che quello che scrive il FQ sulla Consip e fango .

Il punto è che ora Renzi non tiene più il suo partito (quello che ha scalato nel 2013) dove i distinguo: da Orlando a Calenda, l'ultimo caso, sulla questione dei bonus.

Sono solo 7 minuti (cosedilavoro)


Se vi capita, guardatevi il film di Michele Placido, 7 minuti: si basa su una storia vera, la lotta portata avanti da operaie francesi per difendere i diritti e le condizioni di lavoro.
Il film porta la storia nella provincia italiana, in una azienda tessile che da lavoro a circa 300 operaie, gestita in modo quasi familiare da due fratelli.
Azienda che è stata comprata da una multinazionale francese che si presenta ai vecchi padroni e alle maestranze, che temono licenziamenti e chiusura della fabbrica.
E invece: la manager francese, gentile e affabile, almeno ad inizio film, chiede una sola condizione: la rinuncia a sette minuti della loro pausa giornaliera.

Sette minuti chiesti per avere una maggiore produttivà.
Le 11 rappresentanti dei lavoratori hanno meno di due ore per decidere se accettare o meno l'accordo, consapevoli delle conseguenze: c'è tutto un mondo che viene fuori dal confronto, teso, tra queste donne.
Il ricatto del lavoro, perché tutte ne hanno un disperato bisogno: che la ragazza originaria dell'Africa che spiega che per lei, si può anche mangiare e lavorare assieme.
C'è un'altra donna che, poco prima, abbiamo visto chiedere l'elemosina al parroco per avere i soldi per i libri della figila.
C'è la neoassunta che, se perdo questo posto dove vado.
C'è la ragazza di origine albanese che ha subito molestie da parte del padrone (uso volutamente questo termine) e non può denunciare.
C'è la mamma con la carrozzina, per un incidente. Che poi si scoprirà essere un incidente sul lavoro, non denunciato perché così ha potuto mantenere il posto, come impiegata.

Fino a dove puoi spingerti nelle rinunce, per tenerti un posto del lavoro?
Sono solo 7 minuti, ma teniamo il posto, si dicono. Vogliono tutte dire di si, eccetto la loro rappresentante.
E invece.. mentre i capi e anche la manager francese aspettano la loro risposta, iniziando anche a spazientirsi, le donne iniziano a ragionare. A discutere.
Sono solo 7 minuti, in una pausa di 15 minuti complessiva.
Il confronto diventa uno scontro tra le operaie: si rinfacciano accuse, favoritismi, razzismi.
Emergono le paure.
Voi albanesi, voi romene siete venute qui e accettate qualsiasi condizione.
Il momento è quello che è, e siccome è quello che è possono chiederci qualunque cosa, tutto quello che vogliono, ma un pezzo alla volta..

Io posso benissimo mangiare mentre lavoro.. con una mano mangio con l'altra lavoro...
Sono solo 7 minuti, su 15 minuti di pausa. Che una volta era di 45 minuti, poi 30, poi 15...
Con una lettera l'azienda ottiene 7 minuti di lavoro in più, che fanno 900 ore di lavoro al mese, come se ci fossero altre operaie.
Assumere senza assumere.

La paura, il bisogno di sentirsi protette (dalla perdita del lavoro, ma anche da chi ti sta vicino, perché non puio fidarti di nessuno).
La paura è dappertutto.
Vorrei che questi film fosse visto, anche dai signori che disquisicono di lavoro (e di diritti, e di voucher, e di produttività) senza sapere nulla del mondo reale.

A proposito di produttività:
Per i risultati conseguiti nel 2016, Fiat Chrysler Automobiles ha premiato il suotop manager, Sergio Marc h i on n e ,con 10,6 milioni di euro. Per l’ad le inchieste americane ed europee sui veicoli diesel non hanno comportato evidentemente problemi.Ha percepito 3,6 milioni di stipendio (come nel 2015), 6,1 di bonus e poco più di 900 mila euro per altri compensi. Il presidente John Elkann ha incassato 2,4 milioni. Il manager italocanadese lascia al suo successore (ha detto di volersene andare nel 2018) diversi problemi oltre ai debiti. Delle inchieste avviate da una parte all'altra dell'Atlantico sembra ormai prossima alla chiusura solo quella in Germania. Dopo la denuncia da parte dell'Epa, l'Agenzia per la protezione ambientale Usa, il gruppo è indagato dall'autorità di Borsa, laSec, dal Dipartimento di Giustizia e dai procuratori generali di alcuni Stati. Il sospetto è che Fca abbia manipolato sulle emissioni (ipotesi respinta dal costruttore): nella peggioredelle ipotesi rischia fino a 4,6 miliardi di multa, oltre agli indennizzi. Con Donald Trump è però quasi una certezza che la sensibilità sui temi ambientali non sarà la stessa dell'Amministrazione Obama. Fca ha confermato indagini anche in Italia e Olanda, ene rischia una in Francia. Tutto questo non ha influenzato il maxi stipendio di Marchionne. Non èperò un caso isolato. In Germania il tema è esploso dopo i 12 milioni di buonuscita per 13 mesi di lavoro dati a Christine Hohmann Dennhard, la ex giudice costituzionale liberata da Daimler. Prima di essere costretto a dimettersi, Martin Winterkorn ne incassava 15 in Volkswagen. Dieter Zetsche di Daimler nel 2015 era risultato il dirigente più pagato delle 30 società quotate a Francoforte. Per il 2016 è stato quasi doppiato da Bill McDermott di Sap. Tra i paperoni dell'auto ci sono MaryBarra di Gm, (15,9 milioni) e Carlos Ghosn di Renault e Mitsubishi (16).Mattia Eccheli su Il fatto Quotidiano

01 marzo 2017

Il filo dei giorni – perché questi attentati

Il filo dei giorni, di Maurizio Torrealta, è un racconto dei mesi tra il 1991 e il 1995, in forma di romanzo.
Alcuni dei protagonisti sono inventati: inventato il poliziotto della Digos che aveva mandato le sue informative sul gruppo Falange Armata (e sui suoi contatti con l'eversione nera, i Nar e il traffico di armi).
Inventata la giornalista che segue sin dall'inizio gli attentati e gli omicidi rivendicati dalla Falange.
Alcuni protagonisti di questa storia sono un po' meno inventati: come il magistrati Gabrieli, di Firenze, che quasi da solo deve gestire il faldone su tutti gli attentati di quella stagione.
L'incontro tra la giornalista Arianna, una giornalista curiosa e coraggiosa a cui troppe volte le sue fonti hanno intimato di non scrivere quello che le rivelavano e il magistrato, è al cuore di tutta la storia.
Chi significato dare a queste bombe?
E, cosa più importante, lo Stato, le sue istituzioni, i suoi rappresentanti, vogliono veramente celebralo questo processo?

Non è lei la causa del mio male, ma il lavoro immenso che sto facendo, nell’isolamento più totale.È questa la causa della mia irritazione. Devo imporle, però,una condizione: che lei non scriva nulla delle cose di cui parleremo.- Sono abituata a queste condizioni, non si preoccupi. Il suo divieto è quasi una benedizione. Lei non sa quanto sia difficile per me scrivere di questioni delicate come quelle le riguardano le indagini sulle stragi, quando non si riesce a comprendere i fatti. Per comprenderli servono i dettagli, le sfumature, i retroscena.Non le chiedo di leggere i verbali, li conoscerò quando ci saranno i rinvii a giudizio ed entreranno in campo gli avvocati. Ma ci sono stati sette attentati e decine di morti in soli undici mesi,e noi giornalisti siamo sotto pressione perché i nostri lettori- come tutti, del resto – vogliono sapere il perché di tutto questo sangue.- Vorrei poterle raccontare quello che sta emergendo, mi creda, ma non posso farlo. Le dico soltanto una cosa: ho buoni motivi per temere che questo processo, al quale sto lavorando da anni, non verrà mai fatto; non perché non ci siano evidenze, ce ne sono fin troppe, ma perché chiama in causa i livelli più alti delle nostre istituzioni.Queste stragi non sono state come quelle degli anni settanta: terrorismo che voleva spaventare l'elettorato e spostarlo a destra. In quegli anni le dinamiche erano chiare: aumento di voti a favore dello schieramento della sinistra, strage su un treno o in una piazza e, a effetto immediato, calo di voti per la sinistra.Ma oggi queste stragi hanno dinamiche diverse: fanno parte di una trattativa a suon di bombe tra diverse parti dello Stato. Hanno colpito due Chiese, San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano.Quando mai è successo che facessero attentati contro obiettivo di questo genere? Dobbiamo chiederci chi possa avercela con la Chiesa, e perché.
Forse qualcuno non ha gradito il discorso del Papa ad Agrigento, la sua presa di distanza dalla mafia.Nello stesso anno sono stati presi di mira, con attentati dinamitardi, due luoghi legati alla massoneria inglese: a Firenze, la sede dell’Accademia dei Georgofili, che si dice legata a quell'organizzazione, e a Milano, in via Palestro, l'ufficio di propaganda della Gran Loggia Regolare d'Italia. Quyest'ultima affiliata alla loggia massonica del Gran Maestro Giuliano di Bernardo, fondata dopo aver saputo, in anticipo, di un coinvolgimento della massoneria italiana nella progettazione delle stragi di quest'anno.[..]Il fatto inaccettabile, che ormai sta emergendo in modo sempre più chiaro, è che gli apparati dirigenti sono coinvolti hanno accettato le regole della trattativa, gli interlocutori, le richieste; e questo mi fa prevedere che faranno di tutto per non far proseguire questo processo. Anche tra i miei colleghi e i miei superiori c'è questa consapevolezza. Non credo che sia mai accaduto che un magistrato sia stato costretto a lavorare da solo a un processo così pieno di insidie e rischi come quello di cui mi sto occupando, soprattutto dopo che due magistrati sono già stati uccisi in due attentati, un anno fa.Un magistrato solo è più facile da ammazzare. Due eventualità non propriamente gratificanti.- Quindi lei, che rappresenta la giustizia, è l'unico che, al momento, si trova a dover combattere questa battaglia, per una verità che lo stesso Stato non vuole che emerga.- La collaborazione che mi doveva essere assicurata dagli altri magistrati assegnatari di questo processo si è manifestata saltuariamente; non sono stati in grado di affrontare i vari passaggi dell'indagine e tanto meno di conoscerne gli atti. Però hanno trovato il tempo per partecipare a dibattiti pubblici in televisione, nei quali hanno profuso a grandi dosi di approssimazione, superficialità e un enorme scetticismo nei confronti di questo processo; una vicenda giudiziaria che si occupa di sette attentati, come ha ricordato lei, che periodicamente sono alla ribalta dei mezzi dell'informazione.Come se non bastasse, mi hanno accusato di coltivare un accanimento capriccioso «per conto terzi». Questa accusa la trovo doppiamente disgustosa, sia perché non è mio costume essere mandatorio di alcuno, sia perché offende l'equilibrio e l senso della misura con il quale ho fatto il mio lavoro fino ai miei attuali cinquantanove anni. Mi viene addirittura il sospetto che questa assegnazione del procedimento a più persone sia stata solo un espediente per sbirciare negli atti.
Arianna, nonostante il suo mestiere le sue frequentazioni l'abbiano portata in pochi anni a immergersi fino al collo in queste torbide dinamiche, non riesce a reprimere quel moto di indignazione disgusto che, inevitabilmente, le si dipinge in volto.
Il suo interlocutore lo nota, ed è come se ne trasse energia e coraggio, tanto che incalza:
- E ora la situazione si è ulteriormente complicata.
Arianna, nonostante il suo mestiere le sue frequentazioni l'abbiano portata in pochi anni a immergersi fino al collo in queste torbide dinamiche, non riesce a reprimere quel moto di indignazione disgusto che, inevitabilmente, le si dipinge in volto.
Il suo interlocutore lo nota, ed è come se ne trasse energia e coraggio, tanto che incalza:- E ora la situazione si è ulteriormente complicata.Domani dovrò interrogare uno dei vertici dello Stato italiano, un potente alto generale, oggi a capo di uno dei servizi di sicurezza del nostro Paese. Lo dovrò interrogare alla presenza del suo avvocato e lei, che si occupa di cronaca giudiziaria, sa cosa vuol dire: significa che lo dovrò convocare non come persona informata sui fatti, ma come indagato.E questo mi metterà realmente a rischio .. Perso che lei capisca la situazione in cui mi trovo. Questo mio sfogo non dovrà mai apparire su alcun articolo, lo tenga presente quando dovrà scrivere su questo argomento. Voglio che lei mi prometta formalmente che non pubblicherà mai, dico mai, le cose che le ho raccontato. In nessun caso, nemmeno nell'eventualità che mi dovesse succedere qualche cosa di spiacevole.- Glielo prometto, dottor Gabrieli.- Mi perdoni lo sfogo. Avrei voluto parlare con lei di molte altre ose, ma ora devo proprio interrompere la nostra conversazione, o meglio, il mio monologo. Ho ancora molto lavoro da concludere ..[..]Quando, la mattina seguente, Arianna apprende da un collega della morte del dottor Gabrieli, la sua mente va in blackout.Il filo dei giorni, 1991-1995: la resa dei conti di Maurizio Torrealta

Ricorda molto da vicino un altro magistrato, un altro eroe, questo Gabrieli: ricorda il pm fiorentino Gabriele Chelazzi, morto anche lui per infarto, nel 2003.

Na tazzulella 'e cafè

A Milano aprono un bar e tutta la città si entusiasma.
Ridotta al minimo, la notizia dell'apertura di Starbucks in centro Milano è questa.
Certo, ci sono i posti di lavoro (200-300) nel futuro, gli investimenti stranieri, qualcuno che ancora crede nel futuro di Milano e di questo paese.
Ma non è un caffé che ci farà farci sentire come a New York, come non sarà l'accordo per Human Technopole nella sede dell'ex Expo a traformarci nella nuova Silicon Valley.

Perché uno dice Starbucks e gli viene in mente la multinazionale che arriva, ammazza la concorrenza (i piccoli bar, queli rilevati dai cinesi) e paga il personale coi voucher.
Come Mc Donald, per esempio: il rapporto della Filca CGIL racconta che, dopo 35 anni di lavoro, chi viene pagato coi voucher andrà in pensione come dopo 20 anni di contributi con una pensione da 208 euro.

E' questa la separazione tra la triste realtà e la narrazione dell'entusiamo, del "dai, possiamo farcela". Che ci racconta che non deve essere papi stato a darci i sussidi col reddito di cittadinanza ma serve un lavoro di cittadinanza.
Ma arriva tutto questo a chi sta nei salotti buoni, a chi oggi prepara la futura campagna elettorale a colpi di tradimenti e scissionisti?
Domenica su Il sole 24 ore, il direttore Napolitano scriveva
Quasi senza accorgersene ci si ritrova in un clima da anni Ottanta con gli scioperi selvaggi, taxi, metropolitane, aerei, che si fermano senza preavviso e paralizzano le città, nuova voglia di proporzionale e operazioni di piccolo cabotaggio, furbetti del cartellino, aumenti agli statali e “manomorta” della burocrazia.[..]Si venda tutto ciò che è vendibile del patrimonio pubblico, si ignorino veti ideologici fuori dalla realtà e si privatizzi tutto il possibile, si dia incarico alla Cassa Depositi e Prestiti di studiare come utilizzare al meglio il suo capitale di intelligenze tecniche per acquistare asset immobiliari, gestirli e sottrarli dalla contabilità del perimetro pubblico nazionale.
Ma dove vogliamo arrivare? Agli aumenti agli statali?
E' lo stesso Sole 24 ore che si è mangiata il patrimonio in anni di cattiva amministrazione.
Massì, consoliamoci con Starbucks, con il polo tecnologico ad Expo, con i capitali stranieri che arrivano, coi patti per Milano e la Lombardia e con gli 80 euro (almeno per quelli che non lo devono restituire) e il lavoro di cittadinanza (come scrive Gilioli, è un proseguire sulla stessa strada del jobs act).

PS: pare che oggi i giornali si siano accorti dell'inchiesta Consip e di Romeo (l'imprenditore napoletano, non quello dei 5 stelle).