18 ottobre 2006

Il colore dei morti sui binari

I morti non hanno colore. E se proprio glielo si deve attribuire, è rosso sangue.
Ma se non hanno colore, hanno una coda: la coda di polemiche (politiche) che si portano sempre dietro, fintanto che l'attenzione dei media sull'incidente non cala.
Per lo scontro a Roma, il ministro Bianchi è andato a riferire in aula.
Per un analogo incidente, nel marzo scorso sulla mia linea (le Ferrovie Nord), solo un'inchiesta regionale oltre alle indagini della procura.Poi più nulla. Solo qualche indagine conoscitiva che ha stabilito che bisognerebbe liberalizzare i servizi.

Inutili le polemiche della CdL su Roma e le notti bianche (visto come han trattato Trenitalia e il sistema dei trasporti nelle passate finanziarie), ma insufficienti (al momento) le risposte di Veltroni.
Chi paga le inefficenze, la mala gestione, la carenza di controlli siamo noi utenti: bianchi, rossi, verdi e neri ...
E, immagino tutti, siamo un pò stufi di sentir parlare del problema dei traporti ad ogni morte sui binari.

Eroi nel dimenticatoio?

Le vedove dei soldati morti a Nassiriya tornano a chiedere la verità sulla morte dei loro mariti nella strage del 12 novembre 2003.
Alessandra Savio, vedova del maresciallo Filippo
Adesso basta, mi devono dire come è morto mio marito perchè dopo tre anni non so nè l'ora, nè il modo nè il perchè è morto. Mi hanno detto che è deceduto per flagellamento, che significa che è saltato in aria. La sua collega Marilena Iacobini mi ha raccontato che erano in ufficio insieme e che si sono buttati a terra e poi che sono scesi insieme dalle scale. C'è un filmato che mostra mio marito soccorso e portato via su una rete da alcuni ragazzi iracheni, e con del sangue. Ho poi saputo che tre dei nostri sono morti per fuoco amico ma nessuno ne parla".
E conclude: "Guarda caso, hanno bloccato la fiction che doveva essere trasmessa in televisione il 12 novembre".

Forse perchè la questione iraqena (ora che non siamo più lì) è diventata improvvisamente una gratta da pelare, di cui è bene ci si dimentichi?

Bush firma la legge sulle Commissioni militari

  1. Privazione del sonno
  2. Ipotermia (far dormire i prigiornieri in una ghiacciaia)
  3. Impossibilità per i detenuti di conoscere i propri capi di accusa.

Questi alcuni aspetti della legge sui tribunali militari, firmata ieri da Bush.
A chi viene processato non viene riconosciuto il diritto di appellarsi a corti federali negli Usa e non è riconosciuto l' habeas corpus, cioè il ricorso per contestare una detenzione ritenuta ingiusta.
Mentre dentro la stanza Bush, in piena campagna elettorale, firmava il "Military Commissions Act", fuori i manifestanti gridavano Shame! Shame!
Con questo provvedimento il solo presidnete degli Stati Uniti si arroga il diritto di decidere chi è un "combattente nemico illegale", che può essere detenuto per un tempo indefinito.

Un altro passo che divide l'America dal resto del mondo, la Military Commissions Act, introduce nel sistema giuridico americano un'area grigia di abusi e di negazione dei diritti fondamentali.
Technorati: ,

17 ottobre 2006

Incidente a Roma

Per ora aspettiamo a dare le colpe: poi però vogliamo sapere le cause dell'incidente (prima che cali l'oblio dei media).
Fatalità? Incuria? Errore umano?

Lo scandalo sul presidente Israele

Il presidente israeliano Katsav è accusato di molestie sessuali. Tutti i partiti fanno già i nomi del successore. Perché è scontato che si dimetterà.
Nessun discorso di “innocente fino a prova contraria”. Tutti giustizialisti in Israele?

Parla con me

Riprende la trasmissione su Rai3 di Serena Dandini e Dario Vergassola.
Le provano tutte, per nascondere certi programmi da palinsesti. Per farci credere che la televisione pubblica sia tutto un susseguirsi di fiction, reality, sport (leggi calcio) e ogni tanto qualche film già visto. Ma si sono dimenticati di uno strumento della moderna tecnologia che bypassa tutti i filtri della prima serata: il videoregistratore.
Certo, ti vedi trasmissioni come Parla con me il giorno dopo. Ma, data la tipologia dei contenuti (che non hanno una scadenza come i contratti dei co.co.co.) non fa nulla.

Col videoregistratore si può scoprire che esistono trasmissioni intelligenti, divertenti, dove si sente l'ospite parlare (Dario Fo o De Carlo) e si ha l'impressione (addirittura) di imparare qualcosa. Per una volta guardando la TV ci si sente un cretino. Forse per questo che non meritano la prima serata, Dandini e soci? Ma forse, si dirà, che la Dandini usa un canovaccio già usato (il divano, l'intervista ...)

Ospiti che non hanno bisogno di presentazione: Dario Fo, Andrea De Carlo, Luca Argentero (l'Argentero che non diresti) e infine il grande Ascanio Celestini. E, ovviamente Serena Dandini e Dario Vergassola e la Banda Osiris. E le ormai famose incursioni al citofono di Andrea Rivera.

Dario Fo parlava di satira “la satira è la chiave della natura di un popolo. Se non sappiamo ridere delle situazioni che viviamo, lì nasce il nazismo. Dobbiamo lottare affinchè si sviluppi la satira nelle scuole”.
La domanda alla base riguardava la possibilità di fare satira da sinistra, con un governo di centrosinistra.
Fo ha consigliato al presidente del Consiglio di fare un corso di teatro: per tutte quelle pause, inutili, pesanti ...

Andrea De Carlo ha presentato il suo ultimo libro “Il mare dentro”. Un libro di attualità, con un politico come protagonista (che ricorda Rutelli anche se lo scrittore ha smentito), che traccia un quadro desolante del centrosinistra. Il suo partito si chiama “Mirto democratico” (e, ovviamente non centra nulla con la Margherita).

Luca Argentero è stata una bella scoperta: autoironico, spiritoso. Non solo fiction e reality.
È uno dei protagonisti dell'ultimo film della Comencini, “A casa nostra”, a fianco di attori famosi, come Valeria Golino, Luca Zingaretti. Il film parla del rapporto denaro potere, e si ispira a delle intercettazioni sui “furbetti del quartierino”.
Sarà anche nel prossimo film di Ferzan Ozpetek “Saturno contro”, con un cast stellare: Margherita Buy, Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino (con un bacio tra i due ..).

Ha chiuso la serata un mini spettacolo di Ascanio Celestini, sui precari:
Un lavoratore precario è uno che il primo giorno di lavoro va dal padrone che gli mette qualcosa in tasca. Cos'è? Una bomba ad orologeria, ma non ti preoccupare, scoppia tra tre mesi. Io non mi preoccupo: è tra tre mesi. Dopo un po' il ticchettio non lo sento più.
Come un amico, che viveva a Ciampino, vicino alla stazione. Io gli dico: “ma come fai, non senti i treni?” “No, dopo un po' ti abitui. La notte dormo bene.”
E' vero la notte dorme, ma la mattina si alza con due occhi neri e quadrati ..
Manca un mese: tra un mese scoppia la bomba. Ma devo essere ottimista: devo guardare il bicchiere mezzo pieno e dire che manca ancora un mese.
Ma alla fine, quando mancano sette giorni, il ticchettio lo sento sempre: è una bomba a vapore, fa un rumore infernale.
Arriva l'ultimo giorno e vado al lavoro: il padrone mi toglie la bomba a mette un'altra cosa in tasca. “Tranquillo, ho messo un'altra bomba ma scoppia tra 3 mesi”.È un contratto a termine, una bomba che scoppia tra 3 mesi. Ora pure io, come il mio amico, non dormo, non sono tranquillo.
Poi un giorno leggi che 3200 lavoratori precari diventeranno a tempo indeterminato, dopo le ispezioni degli ispettori del lavoro.
Adesso la bomba è in tasca al padrone. È lui che, ora, non dorme e non sta tranquillo, che gli trema la mano. Ma ho un sospetto: che qualcuno tolga la bomba dalla tasca del padrone. Forse i sindacati, forse il governo con la prossima finanziaria.
Intanto dei 13 lavoratori che hanno firmato l'esposto per le ispezioni, 10 non sono stati riassunti e 2 sono stati licenziati. Per questi lavoratori la bomba è già scoppiata.
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16 ottobre 2006

Il ritorno di Crozza Italia


Da lunedì 16 ottobre alle 21.00, per nove settimane, Maurizio Crozza torna su LA7 con il suo show.
Pezzo forte della serata: la sit-com Casa Ratzinger, ovvero quello che succede dietro le quinte prima dei grandi discorsi del Papa.
«Sarò Ratzinger ma con gran rispetto» ha detto Crozza.

Quale sarà la risposta di Ratzinger? Sarò Crozza, senza rispetto??

Francesco Fortugno: la verità perduta

Dell'omicidio di Francesco Fortugno sappiamo il nome dei killer, ma non conosciamo nulla dei mandanti politici dietro la sua morte.
La ndrangheta continua a fare i suoi affari, a uccidere ...

Tutto quello che la politica riesce a fare è metter una lapide in memoria.
Un altro eroe (come Falcone ad es.) da mettere in fiction.
Ai voglia a organizzare cortei, fare lo sciopero della fame (come il padre di Giancarlo Congiusta)....

E pensare che la lotta alla mafia lo stato la saprebbe (e potrebbe) fare: per es. dirottando tutti i beni confiscati ai mafiosi allo sviluppo del Mezzogiorno, affrontando una volta per tutte la questione morale (un mafioso può entrare in commissione antimafia?, può sedere in parlamento un indagato per mafia ? la politica degli appalti...).
E invece niente: la spinta di rinnovamento che arriva dal basso (i ragazzi di Locri, il movimento attorno a Rita Borsellino) si infrange sempre contro un muro.
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Chi mi ama mi segua


Campagna a favore della lettura del mio blog .....

Mancini torna al lavoro

Al Sismi tutto rientra nei binari della normalità: il numero 2 del Sismi, Marco Mancini torna al lavoro dopo la malattia (su l'unità, per leggerlo dovete registrarvi).
Tutto normale: nonostante le inchieste sulle intercettazioni, sul rapimento di Abu Omar, sul dossieraggio ...
Per tutti deve valere la presunzione di innocenza, anche per Mancini come per qualunque cittadino. Ma ogni volta si scopre che qualcuno, di fronte alla legge, è più uguale degli altri.

Visto che Mancini, lavorando nei servizi, avrà modo di preparsi meglio di un comune cristiano alla difesa ...
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Report: Acqua alla gola

La scorsa inchiesta di Report riguardava la privatizzazione dell'acqua.
Lo scenario futuro possibile o solo l'ennessino clamore giornalistico, per nulla?
Cosa succederebbe se, in tutta Italia, l'acqua venisse privatizzata (come ad Aprilia, come ad Arezzo), se le bollette aumentassero del 300%?
Sareste contenti?

E che dire delle aziende che si occupano della privatizzazione dell'acqua, come la Suez Environment, che fanno strozzinaggio ai paesi ricattati dalla Banca Mondiale (cui chiede di privatizzare l'acqua), facendosi pagare 200 dollari per il contratto? Il direttore generale di Suez affermava che la sua azienda non fa miracoli, ha la missione (che brutte parole che si mettono in bocca certi manager: missione aziendale ...) di portare l'acqua a tutti, ma non fa beneficenza.
Nè ha intenti speculatori.Non la pensavano così i campesinos boliviani: che hanno protestato contro la privatizzazione portata avanti in questa maniera.
4 morti e un centinaio di feriti, negli scontri di piazza. Si potrebbe pensare che i campesinos abbiano già pagato.
Technorati: Report, privatizzazione acqua
E invece no: Suez si rifà alla Banca Mondiale per mancati profitti, chiedendo un risarcimento di 200 milioni di dollari.
La Banca Mondiale sarebbe anche azionista di Aguas del Illimani, tramite l'International finance Corporation: di fatto la Banca mondiale sarebbe oggetto di un palese conflitto di interessi perché azionista di una parte e arbitrato della disputa.

Veniva intervistato Antonio Tricarico (della Campagna per la riforma della Banca mondiale), che riportava come almeno un quarto degli investimenti fatti verso i paesi poveri finisse in realtà perso in consulenze.
La solita ipocrisia dei ricchi paesi occidentali che con una mano danno e con l'altra tolgono.

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15 ottobre 2006

Una riforma annunciata

Tanto rumore per nulla: una riforma, quella del sistema televisivo di Gentiloni, pacata, che prevede tempi lunghi, che coinvolge sia la Rai che Rete4 (in onda fuori legge!!!), che non risolve il conflitto di interessi ...
Nessuna vendetta, dice D'Alema sul corriere.
Voglio proprio vederli scendere in piazza: proprio Berlusconi poi, che pagato tanto per i suoi capelli, tornare in piazza!

Cosa pensava la Cdl? Che la truffa Gasparri sarebbe rimasta lì dov'era? Con che faccia parlano di banditismo?
Il problema è che, quando lo sceriffo arriva nel Far West, sa che i pistoleros gli daranno comunque del bandito.

In piazza la Cdl troverà anche i liberi professionisti che protestano per la nuova finanziaria che, speriamo, andrà a colpire gli evasori fiscali.
“Lotta dura senza fattura!!!”
Guadagnano meno di me: meccanici, gioiellieri, ristoratori ... e alla fine sono io, lavoratore dipendente, quello ricco.
Un furto di 200 milioni di euro.

La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo

Il racconto della lotta di liberazione del popolo algerino da parte dell'occupazione francese. Girato in bianco e nero, all'interno della Casbah di Algeri, con taglio quasi documentaristico, senza dare troppo spazio alla retorica né a sentimentalismi.

Il film inizia con la cattura di Ali La Pointe, nel 1957, uno dei capi del FLN. Bloccato all'interno del suo nascondiglio dai parà francesi del colonnello Mathieu, sta per saltare in aria, e ricorda con un lungo flashback il percorso che lo ha portato a diventare uno dei leader della lotta contro i francesi.

Dal 1954, quando, finito in carcere per piccoli reati, incontra altri algerini in carcere per aver lottato contro l'occupazione. Qui prende coscienza dello sfruttamento del suo popolo: nasce il Fronte di Liberazione Nazionale, FLN.

Il primo obiettivo è quello di ripulire la Casbah, togliere di mezzo drogati, ubriachi e tutta la piccola delinquenza che, alla fine, faceva il gioco degli occupanti stranieri, perchè impediva al popolo algerino di progredire e di sviluppare il proprio benessere.

Alì stesso uccide un capobanda, che non aveva voluto ascoltare le imposizione del comitato clandestino sul divieto di spacciare oppio.

Nel 1956 iniziano gli spari: contro posti di polizia, contro agenti in ronda: il film mostra le reazioni da parte del mondo della stampa. Che fatica a far capire agli altri francesi di Parigi quello che sta succedendo.

In particolare è il mondo politico all'Eliseo a non voler comprendere che qualcosa si è messo in moto e risponde nel solo modo che una nazione coloniale sa fare: aumentando i controlli all'ingresso della Casbah con perquisizioni, posti di blocco, divieti.

Di pari passo si esaspera anche la reazione dei francesi locali: “basta, è ora di finirla!” “assassini” “il governo se ne frega!”.

Finchè ai colpi di pistola dell'Fln non risponde una bomba, piazzata da nazionalisti francesi, lasciata all'interno dei quartieri della Casbah.
Altre bombe algerine seguiranno a questa: dentro bar, dentro l'aeroporto, dentro locali ... sangue che chiede altro sangue.
Nel 1957 il governo di Parigi spedisce ad Algeri i parà del colonnello Mathieu: soldati addestrati alla guerra contro civili in armi.

Il lavoro di polizia del colonnello porta ai primi risultati: con rastrellamenti, con interrogatori serrati cui si fa uso della tortura, riesce a ricostruire l'organigramma piramidale dell'Fln.

Pontecorvo non condanna i militari,ne questo è un film antimilitarista. I parà fanno solo il loro lavoro; come dichiara davanti ai giornalisti Mathieu stesso “abbiamo l'obbligo di vincere, con gli strumenti e le tecniche che conosciamo”.

Di fronte alla domanda se ritiene scomode le accuse di fare uso della tortura, risponde “io cerco di riportare la legalità. E' scomoda forse la legalità?”

“Faccio io una domanda a voi: la Francia deve rimanere in Algeria? Se sì, dovete accettare le conseguenze”.

Il comitato decide di alzare la posta: nel 1957, mentre l'ONU decide se e come intevenire sul problema in Algeria, impone 8 giorni di sciopero. Nessuno esce dalla Casbah e tutte le serrande rimangono abbassate.
E il momento della verità: Alì, parlando con un leader politico del Fronte, ha un significativo scambio di battute:

“il terrorismo serve per cominciare, poi tutta la popolazione deve intervenire. A questo serve lo sciopero. Diamo all'ONU la prova di quanto siamo forti. [..] .. quando avremo vinto, inizieranno le vere difficoltà”.

Il lavoro dei soldati porta all'arresto di tutto lo stato maggiore del Fronte: Ben Midi, uno dei capi, è suicidato in carcere e lo stesso Alì, viene bloccato dentro un nascondiglio. Anziché consegnarsi ai soldati, preferirà lasciarsi saltare in aria.
È la fine della battaglia di Algeri: ma non della guerra. Lo capisce anche il colonnello, che se non c'è la volontà politica dietro le loro azioni, è inutile.

Mentre ad Algeri si sparava ai soldati, ai poliziotti e si mettevano le bombe che ammazzavano i francesi, a Parigi si parlava ancora di “pacificazione” e di “aprire un dialogo coi fratelli mussulmani”.

Due anni dopo, l' 11/12/1960, come aveva previsto uno dei capi del comitato, scoppia la rivolta popolare: inaspettata, furiosa, portata avanti da persone con in mano, finalmente la bandiera con la mezzaluna.

E i cronisti locali, dopo gli scontri, telefonano a Parigi allarmati “qui la situazione sembra calma, continuiamo a sentire le loro grida ritmate, incomprensibile”. Simbolo dell'incomprensione di due popoli diversi, di cui ciascuno non sembra comprendere le ragioni dell'altro.

Finalmente nel 1962 arriva l'indipendenza algerina.

Il film vinse l'oro a Venezia nel 1966: quando ancora i registi italiani sapevano fare film di denuncia dal respiro internazionale. Quando il cinema sapeva raccontare la storia: la storia di una rivoluzione. La storia che, che lo si voglia o no, è destinata a ripetersi.
Dai ribelli americani che combatterono gli inglesi, ai terroristi israeliani contro l'occupazione inglese in Palestina, ai partigiani italiani.

Perché tutte le occupazioni hanno lo stesso colore: il colore delle divise che occupano le strade, che sparano sulla folla, che torturano per riportare la loro legalità.
Anche se rimane un film dalla parte dei “ribelli”, Pontecorvo condanna apertamente, eguagliandole, le violenze da entrambe le parti.

Il fatto angoscioso è che la violenza si ripete ancora nell'Algeria dei giorni nostri (quali che siano le cause). Solo che ad uccidersi tra loro sono i figli di coloro che fecero nascere la nazione.
Il DVD del film sul sito di ibs.
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13 ottobre 2006

Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti

Ammaniti contro tutti: contro l'ipocrisia del pensiero borghese. Contro la televisione che rappresenta un mondo perfetto che non esiste. Contro la vita da piccolo paese, che taglia le ali a chi non ha i mezzi per uscirne ed esalta le differenze sociali. Contro la religione oppio dei popoli.

Questo libro può essere letto a più livelli: non sai mai se prendere Ammaniti sul serio o per ridere. Questa potrebbe essere solo una storia che racconta del rapporto padre-figlio del loro tentativo di evadere da un mondo che li imprigiona ma che finisce in modo tragico.

Ma si può fare anche una lettura più profonda: Niccolò traccia, con occhio critico, un mondo incapace di affrontare i problemi del quotidiano. Che riversa su Dio le proprie sfortune: "Dio, perchè mi hai fatto questo?".

C'è tutto l'armamentario di Ammaniti in questo libro: il difficile rapporto padre figlio, un rapporto di amore-odio, di questa famiglia anomala. Un padre che cerca di educare il figlio (da solo perchè la madre li ha abbandonati) con l'uso della violenza.
Il piccolo paese che nasconde (bene) le beghe familiari e capace solo di mostrare la ricchezza e l'opulenza delle "buone" famiglie.
L'adolescente, Cristiano, che si ritrova, solo, a dover affrontare un mondo in cui tutti ti sono ostili. Dove tutti sanno solo nasocndere le loro debolezze per mostrare i pugni.
I soliti personaggi surreali che ganno da coprotagonisti della storia, oltre a Rino, il padre e Cristiano. 4 formaggi e Danilo Aprea; ma, attenzione, sebbene siano descritti in modo ironico e divertente, ammaniti è crudele nel dare loro un destino tragico.
Infine il tema che viene preso dai libri del grande Lansdale: il tornado (o la tempesta) che, nella notte della verità (dove i nostri balordi dovrebbero fare il colpo della loro vita) arriva e sconvolge la vita e i destini di tutti quanti. Il vero deux ex machina ...
Come Dio comanda è un attacco alla visione "laica" e "materialistica" della religione. Religione per cui, ogni intoppo ad una vita perfetta (immagine della vita che si vede nelle fiction) viene percepito come una punizione. Punizione per i nostri peccati. Per espiare i quali si deve autopunirsi. Come 4 formaggi, che arriva a credersi "strumento di Dio", con un disegno da perseguire. Perchè me lo ha detto Dio di fare questo: come Dio comanda.

Ma forse tutto questo è solo una mia paranoia. Forse il libro è solo una storia che inizia con una morte (il padre che educa il figlio all'uso della violenza fcendogli uccidere un cane), e si chiude con un funerale.

Il libro online su ibs. Il sito di Ammaniti.
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La Camorra non ha apprezzato


La Camorra non ha apprezzato tutto il clamore suscitato dal libro di Roberto Saviano: anche lei, come la mafia, apprezza il silenzio, di tomba, magari.
Ne parla l'Espresso, di cui Roberto Saviano è collaboratore.
Chi parla di camorra, facendo nomi e cognomi come Michele Zagari e Antonio Iovine, inclusi nella lista dei super-ricercati, o il più celebre Sandokan, al secolo Francesco Schiavone, viene emarginato.
Anche dalle autorità locali, come la Iervolino:"Colpisce il disprezzo delle autorità locali - accusa "L'espresso" - testimoniato dalle bordate di Rosa Russo Iervolino. Il sindaco partenopeo, nel consegnare a Saviano il premio Siani, lo ha definito "simbolo di quella Napoli che lui denuncia", offendendo sia l'autore sia la memoria del giornalista ammazzato 21 anni fa".

Non bisogna stuzzicare la mafia, la camorra ... non bisogna parlarne, proprio. E qui torniamo al solito discorso sullo share della mafia. Meglio la Napoli da cartolina.



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Annozero: i precari a Bologna

Tema della puntata il confronto tra i precari di giorno e i precari del mondo della notte.
Puntata interessante, sebbene l'introduzione della Borromeo sui suoi inizi come modella risulti un pò irritante. Capisco come sia difficile a 14 anni girare il mondo .. ma in confronto a chi, a 30 anni, con due lauree alle spalle, è costretto al capestro dei contratti a termine, senza vedere riconosciuta la propria professionalità, le sue parole erano come uno schiaffo in faccia.

I precari del giorno sono spesso universitari (il 52% della popolazione) che per pagarsi le rette e gli affitti in nero (nel 50% dei casi, crescuiti del 80% negli ultimi 7 anni) sono costretti a lavorare. In nero s'intende.In un call center come quello di Zetanet (che gestisce i clienti Fastweb): dove possono essere licenziati da un momento all'altro, per guadagnare uno stipendio da fame.
Lo scandalo è che anche i dipendenti del comune, dove è sindaco l'ex sindacalista Cofferati, sono precari. Precisamente 1 su 4. E Cofferati? Ha spiegato che, poverino, lui non può farci niente, non mette voce sulle cooperative ... di cosa è sindaco un sindaco che non può far nulla?
Una generazione di persone umiliate, senza futuro, senza speranze.

Altro discorso sui precari della notte: P.R., cubiste, ragazze immagine, che lavorano di notte e rintrano a casa proprio mentre i precari di giorno vanno a lavorare. Ma non è l'unica differenza: spesso molti di loro hanno avuto una precedente esperienza in fabbrica (un miraggio per i precari di giorno), da cui sono scappati. Troppa fatica e pochi soldi.

In studio Travaglio, che ha parlato dei "non precari" per eccellenza. I nostri politici: età media 54 anni (per i senatori 59). Una classe di Gerontocrati, attaccati alla sedia come cozze (da De Mita a Mastella cavalcano i lustri), insensibili e impermeabili agli scandali e alle polemiche. Alla loro età farebbero bene a non assumere stupefacenti, sottolineava Santoro, oppure sono proprio questi ad allungare la loro vita.

E lo scandalo delle iene non è il primo, a riguardo della droga: vi ricordate il caso Miccichè? e l'arresto delle guardie del corpo del senatore Colombo?
Chissà quanti di loro han votato la legge che vieta l'uso delle droghe, essendone consumatori?
Il parlamento, continuava Travaglio, è ormai diventato una zona franca, di inamovibili: the untouchables. Intoccabili dalle intercettazioni, dalle indagini ...

Era presente anche il ministro Damiano, che ha difeso la finanziaria dalle critiche di Confindustria e Alemanno (ex ministro dell'agricoltura).

Molto interessante la testimonianza di Michela Murgia, raccontata nel suo blog e poi nel libro "Il mondo deve sapere". Operatrice di call center per la multinazionale Kirby, racconta le tecniche di condizionamento e le riunioni motivazionali, le premiazioni e le umiliazioni pubbliche, orari, salari e punizioni aziendali...
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Chagall e Mirò alla fondazione Mazzotta

Marc Chagall, «Couple en ocre (Les amoureux au clair de lune)», 1952


Dopo la collaborazione con il Milano Film Festival nel mese di settembre, per la stagione invernale 2006-2007 gli spazi milanesi della Fondazione ospiteranno due grandi mostre che rappresentano un ritorno ai “Classici Moderni”, dopo gli esperimenti che hanno visto la Fondazione spaziare negli ambiti dell’antropologia, del design, della scienza, della tecnologia.
Si tratta di Marc Chagall-Joan Miró. Magia, grafia, colore, tra ottobre e gennaio, e di Paul Klee. Teatro Magico, tra febbraio e maggio.

Il sito della Fondazione Mazzotta

Joan Mirò, «Barcelone»

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Sgarbi e il Leoncavallo

Sgarbi (assessore alla cultura di Milano) messo alle strette: per le sue uscite (il museo della cacca)? per la partecipazione a pupe e secchioni?
No: nulla di tutto ciò.
Il problema è la sua intenzione di tutelare il centro sociale Leoncavallo.
Perchè, con la sua visita, (e anche di quella di esponenti del governo) verrebbe legittimato.
Ma i politici della maggioranza a Milano lo sanno o no che hanno in parlamento 15 persone condannate? Svariate altre indagate per mafia, corruzione, mazzette ...?
E' molto più fuorilegge Montecitorio che non il Leonka.
Per non parlare del fumo di Roma: l'avevavo anche detto, noi politici non facciamo solo parole, ma fatti!

Milano fa schifo: siamo sicuri che senza il Leoncavallo lo sarà di meno?

12 ottobre 2006

Narrativa aviaria - La lettera del pendolare

Era una fredda mattina di inizio autunno.
La macchina non ne aveva voluto sapere di partire. Dopo due singhiozzi rauchi, il motorino d'avviamento aveva deciso definitivamente che era ora di prendersi una bella vacanza.
Aveva dovuto mettersi a correre per arrivare in orario in stazione: "se riesco a prenderlo giuro che questa volta mi decido ad andare in palestra".
A metà strada aveva già giurato di smetterla con le sigarette, con l'alcool e ... e il resto niente, visto che della triade bacco, tabacco e venere, venere era un segno che non voleva entrare nel suo firmamento.

Nonostante i suoi tentativi nel voler entrare in Venere a tutti i costi.
Per la legge di Murphy quando ti metti a correre per prendere il treno e riesci ad arrivare in tempo alla stazione, il treno arriva in ritardo. E così fu, anche quella volta (la chiamano legge non a caso).

Sui binari lo guardavano tutti: sbuffava calore che nemmeno un toro da monta. Sudato da far schifo ... aveva anche finito i fazzoletti di carta e si stava asciugando il sudore con le stampate del documento che doveva consegnare in ufficio. L'inchiostro della stampante gli disegnava dei strani ghirigori sul viso, che nemmeno un guerriero Maori.

Ma, come Dio volle, il treno arrivò. Pieno e stipato come la famosa scatola di sardine. Che, forse, anche le sardine più educate si sarebbero rifiutate di farsi inscatolare lì dentro.
Come se non bastasse, proprio a causa del ritardo, il treno procedeva a singhiozzi. Gli stessi singhiozzi da crisi isterica a cui molti sul treno stavano arrivando.
Il nostro povero pendolare stava per arrivare al limite della pazienza: si era anche seduto a fianco del nervoso (altro mitico animale pendolare). Come mettere benzina a fianco al fuoco:

"eh ma non se ne può più"
"ma cos'ha questa mattina il treno?"
"sempre così .. quando hai bisogno di arrivare in orario, il treno arriva tardi"


L'unica persona insensibile a tutti questi disguidi era sempre il solito pendolare innamorato.
A cui, forse proprio grazie al caos e dalla disperazione generale, era tornato in mente una sua famosa figura storica.
Una figura storica, per definizione, è storica perchè viene tramandata da padre in figlio, per generazioni e generazioni ...
La sua risaliva a tanti anni prima, quando, in una serata d'estate era stato invitato a cena da una sua amica.

Si era presentato in casa con largo anticipo, perchè non si sa mai. L'aveva accolto la madre di lei: "vuoi assaggiare dei biscotti, li ho appena sfornati".
Mai rifiutare qualcosa dalla (forse) futura suocera. Il biscotto era leggermente troppo cotto. Diciamo che, in una manifestazione di ipazza, avrebbe potuto essere usato al posto del porfido, con gran risparmio dell'amministrazione comunale (che non doveva fare manutenzione alle strade), e col vantaggio che in quanto alimento, non era classificabile come arma impropria.
Il nostro antieroe dovette mangiarsi tutto il biscotto, fino all'ultimo. Il gatto, sornione, lo sorvegliava dall'alto della credenza: memore anche lui della durezza del manicaretto, aveva rifiutato sdegnoso anche solo un pezzetto che il nostro voleva sbolognargli.
E la serata era appena iniziata: l'amica si presentò con un vassoio sul quale erano poggiati due oggetti scuri. Il nostro amico credette (maledetta ingenuità!!) che fossero altri biscotti da buttar giù (per amore).
E fece l'insano gesto di portarseli alla bocca: "ma cosa fai? Sei scemo!! Volevo farti vedere la mia collezione di minerali".

Quando sei assorto in questi tristi pensieri, nessun ritardo di treno può farti paura......

Ma torniamo alla nostra storia: "dobbiamo scrivere una bella lettera alla Ferrovie Nord" disse il nervoso.
"Eh si!! Non serve a niente. Dobbiamo puntare più in alto!!"
"Va bene" rispose il lettore (l'intelletualle della carrozza). Prese carta e penna e iniziò a scrivere
"Alla cortese attenzione del presidente della regione Lombardia ..."

"Ma va .. più in alto"
Ok: più in alto? E allora alziamo il tiro
"Alla cortese attenzione del presidente del consiglio ..."
"Eeeeeh ... più in alto! .. non basta l'appoggio dei politici nostrani".
Più in alto? Va bene allora sempre più in alto (Mike dixit).
"Alla cortese attenzione del santo padre, Vaticano Italia
Caro Santo Padre, i perenni ritardi delle Ferrovie Nord rubano una generosa porzione del nostro tempo che ci costringono a trascurare nostri doveri di fedeli cristiani ..."


Vedrai che con l'intervento papale qualcosa si aggiusta. Metteranno le guardie svizzere a far andare i treni.
"Ok, ma metti che nemmeno a Roma riescano a fare qualcosa? Se intercedessimo presso un organismo internazionale?"

"To the courtesy attention of the United Station ...."
"Station?"
"Opps ... Nation: it's a freudian lapsus ...".

Certo che se nemmeno coi caschi blu riusciamo ad arrivare a Milano in orario, siamo senza speranza!

Dopo le Nazioni Unite, erano rimasti solo Goldrake, Gandalf (dalla stella di Vega) e Orson da opter interpellare, ma l'intervento di forze interplanetarie per dirimere una questione locale sembra, onestamente, troppo.
"Ho io la soluzione" bloccò tutti l'ex calciatore.
"So io chi chiamare" e prendendo carta e penna iniziò a scrivere
"Caro Luciano, ti vorrei sottoporre il delicato caso dei pendolari delle ferrovie nord che, causa ritardi, si perdono le anticipazioni delle partite ..."

E da allora, magicamente, i treni, arrivarono in orario. Tutti i giorni incluso il sabato.
Con un unico, leggere, inconveniente. Anzichè dello storico colore verde, i vagoni furono ridipinti di un più sobrio bianconero.

Achtung Banditen!


Se ci tolgono una rete è banditismo! (Berlusconi a proposito del disegno di legge che modifica la Gasparri).
Come il bue che da del cornuto all'asino.

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