23 settembre 2019

Il difficile mestiere del giornalista

Immagine presa da qui 

Rispetto a quel 23 settembre 1985, il giorno in cui fu ucciso il giornalista del Mattino Giancarlo Siani, molte cose sono cambiate.
Per esempio la Camorra che voleva trasformarsi in Cosa Nostra (i Nuvoletta erano stati fatti mafiosi) è invece rimasta un gruppo criminale composto da famiglie in guerra capaci solo di spararsi.

Ma è diventato più difficile il mestiere dei giornalisti che vogliono semplicemente raccontare i fatti, analizzarli e dare al lettore una sua analisi.
Il precariato è rimasto, come anche il cottimo, ovvero giornalisti pagati a pezzo.
Sono aumentate le querele temerarie per mettere a tacere i giornalisti "scomodi".

Il risultato è che oggi, diventa sempre più complicato distinguere l'informazione dalla comunicazione social, anche perché sta passando il ragionamento che l'informazione libera si possa non pagare, perché che tanto c'è internet.

Ecco, nel 1985 un ragazzo di 26 anni (che era considerato un giornalista abusivo) è stato ucciso solo perché voleva raccontare delle faide tra i boss, del tradimento dei Nuvoletta, del coinvolgimento della politica ...

Le inchieste di Presa diretta – la guerra ai migranti e alle Ong


Questa puntata è dedicata alle Ong, le organizzazioni non profit che in questi anni si stanno occupando di salvare e dare soccorso ai migranti che attraversano quella striscia si mare tra il nordafrica e l'Europa, tra la Libia e la Sicilia.
Quando si parla di Ong di solito si spegne il cervello e si ragiona da tifosi: sono passate dall'essere considerate delle organizzazioni che salvano vite umane ad essere indicate come complici dei trafficanti di esseri umani.
L'espressione "taxi del mare", inventata da una giornalista embedded al movimento 5 stelle e ripetuta a pappagallo dal ministro Di Maio (e poi da tutti i sovranisti) è indice del disprezzo con cui sono considerate queste organizzazioni.
Sono state aperte inchieste da parte di diverse procure, che hanno portato a sequestri di navi, ma non sono mai approdate a nulla di fatte.
Ci sono stati sospetti di contatti, di accordi.
Ma la realtà è che sono state usate per la più spregevole delle campagne mediatiche mai viste, in particolare da parte dell'ex ministro dell'Interno Salvini: più di una volta, molte di queste navi cariche di migranti in condizioni disagiate per i giorni in mare, sono state lasciate per giorni fuori dai porti, per far vedere al mondo che ora la "pacchia è finita".
Navi, perfino una della marina italiana, che poi sono state regolarmente fatte sbarcare, quando la raccolta di like per la linea dura era terminata.


Eppure ancora oggi nessuno è in grado di dare una alternativa seria e civile al fenomeno della migrazione dai paesi africani (e non solo): dovrebbero essere navi europee quelle nel Mediterraneo, dovrebbero esserci corridoi umanitari per far arrivare in Europa persone in fuga da guerre e carestie e dalla fame.
Invece, pur di tenere questi migranti lontano dai nostri occhi, abbiamo pagato dittatori come Al Sisi ed Erdogan per far i gendarmi per conto dell'Europa.
E così sono nati i lager in Libia, è nata la guardia costiera libica, formata e finanziata anche con soldi nostri, che impedisce ai migranti di scappare.
Dalle torture, dalle botte, dalle violenze.

Cosa sono le Ong?
Il responsabile di una di queste, MSF, spiega al giornalista di PResa diretta come in quest'anno abbiamo salvato 80mila persone, mentre il ministro dei selfie li definiva scafisti istituzionali, che devono finire in galera.
Qual è la verità?

Come siamo arrivati alla criminalizzazione di persone che si occupano di soccorso in mare?
Tutto è iniziato col 2014, con la fine della missione europea Mare Nostrum, creata nel 2013 a seguito del più grave naufragio davanti le nostre coste vicino al'isola dei Conigli che causò 366 morti (accertati).
E' stata la paura delle destre xenofobe ad aver spinto i paesi a tirare indietro le nostre navi.
Così i migranti che per anno hanno fatto arricchire le cooperative rosse e bianche, sono diventati invasori, nemici, persone che ciondolano senza far niente tutto il giorno.
In quel tratto di mare erano rimaste quasi solo le ONG, che da angeli del mare sono diventati complici degli scafisti: tutti i partiti si sono resi complici di questo cambio di facciata contro le ong, dal PD e dalle politiche del ministro Minniti, al M5S, alla Lega di Salvini.
Renzi, allora segretario PD "che qualcuno tra le ong non si stia comportando bene, è possibile "
Di Maio: "se si devono fare operazioni di salvataggio in mare le devono fare le navi della marina e non le ong, che in questo caso sono accusate di essere dei veri e propri taxi del mare".
Salvini: "c'è qualcuno che fa volontariato, c'è qualcuno che fa scafismo .. con la complicità dell'Italia e dell'Europa, questo qualcuno deve finire in galera. E' in corso una sostituzione etnica".

"Credo che questo passaggio sia il frutto di una campagna di delegittimazione e di criminalizzazione costruita in modo sapiente" - racconta Marco Bertotto di MSF. "Il loro obiettivo era chiaro, togliere di mezzo le Ong, impedire che svolgessero la loro attività nel mare, perché quella attività era intanto una testimonianza. Si era creato un sentimento di supporto, di sostegno all'azione delle Ong, quel sentimento non poteva aiutare quello che era il vero intendimento del governo italiano ed europeo. Cioè bloccare quel flusso a tutti i costi: anche a costo di perdere delle vite umane, anche a costo di respingere quelle persone indietro nei centri di detenzione da cui scappavano".

Nonostante le testimonianze, i video, le foto, ci sono ancora molti che non credono che esistano i lager in Libia: perché fa molto comodo scaricare le colpe sulle Ong e sui volontari.
Giulia Bosetti ha intervistato Francesca Totolo giornalista (?) de Il primato nazionale: "ma come, i torturatori sono così fessi da mostrare le torture?".

Giulia Tranchina, avvocata dello studio legale Wilson Solicitor, racconta di torture, crimini di guerra, rifugiati costretti a fare schiavi di guerra: l'Europa per questa sua strategia politica si sta macchiando di violazione dei diritti umani e potenzialmente anche di crimini contro l'umanità.
La prima inchiesta contro le Ong nasce dalle denunce di un ex poliziotto, Pietro Gallo, membro della sicurezza su una nave: c'era il sospetto che ci fosse qualcosa di poco chiaro - racconta alla giornalista.
L'inchiesta di Trapani ha segnato un punto di svolta per le organizzazioni che si occupano di soccorso in mare: da lì in poi è stato tutto un susseguirsi di inchieste, indagini, sequestri.
Catania, Trapani, Palermo, Ragusa, Siracusa, Agrigento.
Mentre le procure mettevano sotto accusa le Ong, decine di volontari venuti da mezza Europa rischiano fino a 20 anni di carcere per aver salvato delle vite umane.



La scheda del servizio: GUERRA ALLE ONG

Tra il 2015 e il 2017, nel Mar Mediterraneo navigavano fino a dodici navi di Organizzazioni non Governative che facevano ricerca e soccorso dei migranti in fuga dalla Libia e dal nord Africa.E oggi? La maggior parte di quelle navi sono sotto sequestro o bloccate nei porti per le inchieste della magistratura. Come è accaduto che nell’opinione pubblica le Ong si sono trasformate da angeli del mare a taxi dei migranti, complici dei trafficanti di uomini?
E quali sono le reali conseguenze delle inchieste giudiziarie, delle campagne mediatiche e della linea politica italiana ed europea sulla questione dei soccorsi e dei flussi di migranti nel Mediterraneo? Secondo i dati diffusi dall’Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), la proporzione di persone morte in mare rispetto a quelle partite dalle coste libiche è passata da 1 persona ogni 29 partite nel 2018 a 1 ogni 6 persone di quest’anno.
Un'inchiesta internazionale per fare il punto sulle indagini della magistratura, sul ruolo delle organizzazioni non governative nei soccorsi ai migranti, sui rapporti tra l'Italia e la Libia, sul ruolo della Guardia Costiera libica e una riflessione sulla questione dei diritti umani che coinvolge il nostro Paese e l’Europa intera.
Le telecamere di PresaDiretta hanno viaggiato attraverso i Paesi del Mediterraneo e hanno raccolto documenti esclusivi, testimonianze choc e analisi degli esperti. Un’inchiesta che mette in fila fatti e dati e ricostruisce cosa è accaduto davvero.

22 settembre 2019

A big provincialismo


In questi tre giorni sono avvenute diverse manifestazioni in tre continenti del mondo: lo sciopero peril clima, contro i cambiamenti climatici in America, portato avanti dagli adolescenti di oggi preoccupati per il mondo che riceveranno da noi domani.

La manifestazione ad Hong Kong di protesta contro il governo cinese e il timore di finire piano piano inglobati dentro il regime.

Infine la manifestazione (un ritorno) dei gilet gialli a Parigi, che il governo Macron ha riempito di poliziotti per timore degli scontri (avvenuti per l'infiltrazione di black bloc).

Il mondo protesta su temi ambientali, sociali, politici.
Si può essere d'accordo o meno sui temi e sui modi: ma leggendo le cronache locali di quanto sta succedendo da noi viene fuori l'impressione di un provincialismo futile.

La disfida dei due Matteo, che forse avverrà da Vespa o non avverrà proprio.
Il tour elettorale di Salvini e il tour delle feste di partito di Conte, l'eclettico Conte.
La scissione nel PD per un nuovo partito che è socialista giusto per convenienza e che andrà ad affollare il centro.
Il referendum proposto dalla Lega per tornare al proporzionale (dopo che avevano votato per il Rosatellum).

Posso dire che al paese che affronta altri problemi, da quelli della Whirlpool, dalle scuole che cadono a pezzi e senza insegnanti, agli ospedali senza medici, di queste bazzecole non gliene frega nulla?
Come la spieghi la politica italiana ad un osservatore estero?
“In Italy we have a big problem” - parafrasando le parole di Franceschini.
A big problem and a big provincialismo (si può dire?)

Texas blues, di Attica Locke




Texas 2016 
Geneva Sweet fece sccorrer una prolunga arancione oltre Mayva Greenwood, Amata moglie e Madre, Riposi in Pace nella Casa del Padre Celeste. Il sole del tardo pomeriggio filtrava qua e là tra gli alberi, spargendo una costellazione di luci sulla coltre di aghi di pino ai piedi di Geneva mentre snodava il cavo tra la sorella di Mayva e il marito, Leland, Padre e Fratello in Cristo.Diede uno strattone deciso al cavo risalendo la collinetta, attenta a non calpestare le tombe, ma solo i calchi consunti tra le lapidi disopste a caso inclinate a caso e inclinate in modo innaturale come i denti di un poveraccio.Si portava appresso una busta della spesa del Brookshire Brothers di Timpson, e una radiolina dai cui altoparlanti strideva un brano di Muddy Waters, uno dei preferiti di Joe. Have you ever been walking, walking down that ol’ lonesome road… Quando arrivò al luogo del riposo eterno di Joe “Petey Pie” Sweet, Marito e Padre e, Dio Lo Perdoni, un Demonio alla Chitarra, posò con cura la radio sul basamento di granito molato e raccolse il cavo nello spazio nascosto dietro la lapide. Quella accanto era identica per forma e dimensioni. Apparteneva a un altro Joe Sweet, quarant’anni più giovane e altrettanto morto.

Ancora un libro sull'America del sud, dopo La città è dei bianchi di Thomas Mullen: questa volta ci troviamo nel Texas orientale al giorno d'oggi, nella piccola cittadina di Lark, contea di Shelby County.
Duecento anime, bianchi e neri che vivono in questa cittadina divisa in due dalla Highway 59: non è solo l'autostrada a dividere la città, ci sono vecchie storie che legano assieme alcuni dei personaggi di questa storia, e c'è anche il feroce razzismo dei suprematisti bianchi, questa è zona degliAryan Brotherhood of Texas, un gruppo criminale dedito al traffico di droga e armi, i cui membri vengono iniziati con una prova, uccidere una persona di colore..
I protagonisti di questo romanzo li incontriamo fin dalle prime pagine: Geneva Sweet è la proprietaria di una tavola calda minuscola, dove i neri non rischiano la pelle per uno sguardo sbagliato, per una battuta fuori luogo
La caffetteria era stata aperta con l'idea che, se i colored non potevano entrare in nessun altro locale della contea, bé, potevano sempre andare lì. Mangiare un buon pasto, magari farsi un goccio di whiskey, a patto di essere discreti; darsi una sistemata ai capelli prima di mettersi in viaggio verso nord, per raggiungere la famiglia o un posto di lavoro.

A Lark è successo qualcosa: hanno appena ripescato un cadavere di un bianco, si scoprirà poi essere una donna, dal Bayou
"Perché, cos'è successo?" 
Geneva sospirò. "Stamattina hanno pescato un corpo dal bayou." 
Wendy rimase di stucco. "Un altro?" 
"Uno bianco." 
"Oh merda."

Non è l'unico cadavere: pochi giorni prima il cadavere di un nero era stato ripescato dalla palude. Per quella morte, nessuno si era scomodato, dall'ufficio dello sceriffo che ora invece si è precipitato nella locanda di Geneva per chiedergli l'elenco delle persone presente alla sua tavola calda quella sera.
La donna morta, Missy Dale, lavorava in un bar frequentato da bianchi, uno di quelli dove un nero deve stare molto attento ad entrarci.
Eppure Michael Wright ci era stato, in quel bar dove il gestore ha due rune tatuate sugli avambracci, la sera prima di morire e aveva pure parlato con Missy.
Come mai quella persona, un avvocato di Chicago era sceso in Texas per prendersi un drink in quel piccolo bar di Lark?
Domande senza risposta, perché lo sceriffo ha tutta intenzione di chiudere quei casi nel modo più scontato, come due “banali” delitti nati per motivi passionali.

Darren Mathews è il secondo protagonista della storia: lo incontriamo in una mattina, prima della deposizione davanti il gran giurì per un delitto in cui è stato implicato un suo amico
Darren Mathews posò lo Stetson – falda in giù, come gli avevano insegnato gli zii – sul banco dei testimoni. Per l’occasione, i Texas Rangers gli avevano permesso di presentarsi in tenuta ufficiale – camicia button-down inamidata a puntino e pantaloni scuri ben stirati. Il distintivo d’argento era appuntato sul taschino sinistro. Non lo portava da settimane, dopo la sospensione in seguito all’indagine sul caso Ronnie Malvo. Non aveva più portato nemmeno la fede, da allora, e anche quella faceva parte del costume di scena. Resistette all’impulso di giocherellare con il cerchietto metallico rigirandolo sull’anulare della mano sinistra, inspiegabilmente gonfia.

Non è una deposizione come le altre, perché il morto era un bianco, seppure un piccolo criminale: giorni prima aveva minacciato un amico di Darren, Mack, di colore. Come Darren: perché Darren Mathews è un ranger nero, appartenente ad una famiglia di persone che non sono scappate, non se ne sono andate via dal sud, dal razzismo, dalla discriminazione. Gli zii di Darren, che sono stati per lui come dei genitori, lo hanno cresciuto nel rispetto delle leggi e della loro dignità
.. la famiglia Mathews, una stirpe radicata da generazioni nel Texas orientale: americani neri per i quali la dignità era tanto un modo di essere quanto una tecnica di sopravvivenza. I suoi zii aderivano alle vecchie convenzioni del sud perché sapevano bene che il contegno di un colored poteva diventare in un attimo questione di vita o di morte.Darren aveva voluto credere che la loro fosse l'ultima generazione costretta a vivere così, che il cambiamento alla Casa Bianca avrebbe avuto una ricaduta a cascata sull'intera società americana.Invece si era dimostrato vero il contrario.Il seguito all'elezione di Obama, l'America aveva avuto un soprassalto reazionario.

Non è facile fare il ranger e occuparsi di reati contro i neri, crimini razziali, perché per i neri le leggi funzionano in modo imperfetto, “Quando tocca la vita di un nero il crimine lascia una macchia difficile da cancellare”.

Mentre sta affogando nell'alcol la sua amarezza, per la sospensione dal servizio e per come stanno andando le cose con sua moglie, Darren viene chiamato da un amico nel boureu ad occuparsi di quei due delitti, laggiù in Texas, all'inizio solo in modo informale, giusto qualche domanda.

Recatosi in quella cittadina di duecento anime, inizia a fare le sue domande, prima nel locale di Geneva e poi in quello dove lavorava Missy: qui incontra proprio la vedova dell'avvocato, Randie, anche lei scesa in questa cittadina per cercare le ragioni della morte del marito.
Ci sono alcune cose che non tornano nella storia:
Lì al sud, di solito le storie di quel genere andavano al contrario: una donna bianca uccisa, o vittima di qualche tipo di violenza reale o immaginaria, e poi, come a luna che segue al sole, un uomo nero fatto fuori.

Ci sono poi i silenzi e le mezze risposte delle persone, le ragioni tutte da trovare sul perché un avvocato di Chicago sia sceso proprio a Lark e cosa avesse da discutere con una barista di un locale per bianchi razzisti.
C'è il mistero della macchina scomparsa e, infine, ci sono le evidenze che arrivano dalle autopsie dei due morti.
E poi ci sono i colpi di fucile sparati contro la porta del bar di Geneva, a fargli comprendere come la sua indagine, diventata ufficiale dopo che la notizia dei due delitti è uscita sui giornali e rischia di diventare un alto caso razziale.
Qualcuno a Lark non vuole che la sua indagini vada avanti.
Ma la determinazione di Darren, che ha promesso a Randie che avrebbe trovato l'assassino del marito, lo fa andare avanti, perché capisce che in ballo non c'è solo la soluzione di un caso.
C'è una sorta di richiamo alle origini, perché sia lui che il morto sono nati in quella zona del Texas.
Ci sono gli insegnamenti ricevuti dai suoi due zii, il primo un docente di diritto e il secondo un poliziotto come lui, il non dover scappare di fronte a niente.
C'è il sospetto che dietro quelle morti ci siano delle connessioni con le indagini che stava facendo, come Rangers, con la Aryan Brotherhood of Texas, i fanatici razzisti bianchi.
Il viaggio a Lark avrebbe richiesto un tributo, questo lo sapeva sin dall'inizio. Solo non sapeva quale. Né riusciva a stabilire che cosa di preciso lo turbasse tanto in quegli omicidi.La loro apparente semplicità - il fatto che si prestassero così bene a essere inquadrati in schemi supportati da secoli di casistiche - per qualche motivo lo insospettiva.Il disagio era iniziato col l'ordine cronologico delle uccisioni: prima lui, il nero, poi la ragazza bianca.

C'è una tensione palpabile che attraversa il racconto, la tensione che un uomo di colore come il protagonista sente su sé stesso, anche se indossa una divisa.
Una tensione che nasce dal clima di razzismo che ancora è forte in queste zone dell'America, specie in piccole comunità rurali come Lark, posto inventato ma molto reale, per come viene descritto: comunità che vivono divise e che pure però non riescono a separarsi, come una famiglia.
Comunità dove la legge e la giustizia devono piegarsi a logiche e consuetudini secondo cui la vita di un nero vale meno di quella di un bianco, secondo cui nel Texas non c'è nessun problema razziale, nessun “delitto d'odio”:
.. forse la giustizia andava più per le spicce di quanto Darren avesse creduto .. era un setaccio, una rete a strascico, un sistema basato sul prendere quel che si riesce appena si può, dando l'illusione di ordine e rettitudine quando il bisogno di arrivare a una conclusione recisa era tale da giustificare una sbrigativa approssimazione.

Comunità che nascondono tanti segreti familiari, dove ancora il ricordo della schiavitù è vivo, sia nelle famiglie dei possidenti bianchi, sia in quello della popolazione nera, ricordi che passano di generazione in generazione con le parole ritmate del blues, la canzone dell'anima.
Parole dolci e amare, come questo romanzo, di cui consiglio vivamente la lettura!

La scheda del libro sul sito dell'editore Bompiani
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


19 settembre 2019

Il contegno di un colored - da Texas Blues - Attica Locke


.. la famiglia Matthews, una stirpe radicata da generazioni nel Texas orientale: americani neri per i quali la dignità era tanto un modo di essere quanto una tecnica di sopravvivenza. I suoi zii aderivano alle vecchie convenzioni del Sud perché sapevano bene che il contegno di un colored poteva diventare in un attimo questione di vita o di morte.Darren aveva voluto credere che la lro fosse l'ultima generazione costretta a vivere così, che il cambiamento alla Casa Bianca avrebbe avuto una ricaduta a cascata sull'intera società americana.Invece si era dimostrato vero il contrario.Il seguito all'elezione di Obama, l'America aveva avuto un soprassalto reazionario. 
Texas Blues, Attica Locke Bompiani
Siamo nell'America del profondo sud, nel Texas orientale di questi anni, non negli anni della segregazione.
Ci sono libri che ti spalancano un mondo, quello delle comunità chiuse dove neri e bianchi convivono sì, ma ben separati e dove ancora oggi, per un nero, vivere o morire dipende da uno sguardo, dal caso.
Dall'ignoranza dei bianchi razzisti.

Uno strano governo




Stavo osservando le prime pagine di due quotidiani che considero agli antipodi per i lettori a cui si rivolgono.
Entrambi critici nei confronti di questo (inedito) governo PD + 5 stelle + corrente renziana (il triangolo no..): ieri il governo è caduto su un voto segreto, in merito alla richiesta di carcerazione per un deputato forzista. Ancora una volta i parlamentari si sono sostituiti ai giudici sostenendo che c'era fumus persecutionis, senza aver letto le carte.
Una volta si sarebbe parlato di casta, ma oggi ci tocca ingoiare il male minore, hai visto mai che torna Salvini ecc ecc..

Cosa ci riserva il futuro? Una maggioranza sempre più allargata a destra?

Il giornale invece se la prende con l'idea del ministro Costa che intende togliere incentivi a chi inquina di più, tipo i trasportatori: sono sgravi che pesano per miliardi e che la lobby del trasporto su gomma ha sempre preso.
Perché viva la libera impresa ma se ci sono soldi pubblici è ancora meglio.

E' uno strano governo, con attorno troppe persone che non aspettano altro che un passo falso, che potrebbe rompere gli interessi di molti gruppi che guardano con ostilità eventuali politiche contro la corruzione, l'evasione e le politiche green.

18 settembre 2019

I due matteo


Opportunismo, spregiudicatezza, voglia di potere, di tenere la scena: i giornalisti de l'Espresso ci avevano visto giusto con quella copertina uscita in agosto.
I due Matteo, quello di centro e quello di destra estrema, i due semivolti affiancati. 

Tutti e due hanno scalato i rispettivi partiti, portandoli al governo (e anche a buoni risultati elettorali) ma trasformandoli anche in partiti personali.
Lunedì sera mentre seguivo l'inchiesta di Presadiretta e il suo grido d'allarme sulla sanità pubblica, Renzi e Porta a porta erano le parole in trending topic su twitter. 
Capite ora che abbiamo poca speranza, da questa classe politica (e in specie dai due Matteo) che si nutre di sondaggi e di propaganda social?

Qui non è questione di aver nostalgia dei partiti di una volta, non solo almeno: qui si tratta solo di capire in che paese vogliamo vivere, quello del chiacchiericcio politico, della finta rottamazione, delle perenne campagne elettorali, oppure di un paese che torna ad occuparsi di questioni un po' più concrete.
Asili per consentire alle mamme e ai papà di fare figli e lavorare.
Un sistema di trasporti che non si concentri su grandi opere.
E un sistema sanitario che rischiamo di perdere.

17 settembre 2019

Internazionale nera, di Andrea Sceresini



Internazionale nera: La vera storia della più misteriosa organizzazione terroristica europea

Il covo di Aginter Presse
Lisbona, 22 maggio 1974, mercoledì.
I quartieri della città sono illuminati dai primi bagliori estivi. Fa caldo e c’è profumo di mare. Rua das Praças è celebre per le sue trattorie che diffondono odore di aglio e baccalà. E' una strada tranquilla, con il pavé in pietra grigia, che all'improvviso diventa una leggera salita.

Parte con una flashback di una mattina del maggio 1974, questo saggio di Andrea Sceresini: in questa piccola via di Lisbona si trovava la sede di Aginter Presse, ufficialmente un'agenzia di stampa, in realtà una struttura occulta e segreta, di cui sappiamo ancora oggi pochissimo.
Una missione ufficiale, contrastare il comunismo in Europa e nei paesi africani, che negli anni successivi la seconda guerra mondiale si stavano affrancando dal colonialismo europeo.
Per raggiungere questa missione, Aginter-Presse e i suoi uomini si sono infiltrati dentro i gruppi e i partiti della sinistra, forzando la mano sulle loro azioni in modo da screditarne l'immagine.

Lo schema di fondo è piuttosto semplice: infiltrarsi nei movimenti di estrema sinistra, spingendoli su posizioni sempre più radicali.

Hanno condotto operazioni “sporche”, per mettere in cattiva luce i partiti della sinistra, come l'operazione dei manifesti cinesi in Italia negli anni sessanta.

Si sono infiltrati nelle proteste del maggio francese, quando la città fu scossa dalle proteste, che costarono centinaia di fermi di polizia e che costrinsero il governo gollista a concedere l'amnistia a diversi membri dell'OAS (l'organizzazione paramilitare nata a seguito degli accordi con cui De Gaulle concedeva l'autonomia all'Algeria).

.. i suoi uomini, nel 1968, ebbero un ruolo decisivo negli incidenti di Nanterre, che furono tra le cause del Maggio francese”.

Dall'OAS arrivava il capo, il fondatore di questa Aginter-Press, Guérin-Sérac: tanto questa organizzazione è poco nota, avendo su di essa solo pochi documenti (quelli fotografati e recuperati dai giornalisti dell'Europeo che riuscirono ad entrare nella sede in quella via anonima di Lisbona, prima sparissero), tanto lo è il suo fondatore. Militare dell'esercito francese, un combattente delle guerre perse in Indocina, Corea e Algeria.
Di lui si hanno pochissime foto, non si sa se sia ancora vivo e dove risieda e, soprattuto, di lui in pochi ne vogliono parlare.
Eppure la storia di Aginter-Presse e Guérin-Sérac hanno incrociato la nostra storia più volte: sin dagli anni sessanta, per la storia dei manifesti cinesi, racconta all'autore dall'ordinovista Vincenzo Vincigerra, detenuto in carcere per la strage di Peteano e per gli altri reati commessi

Quei manifesti – racconta Vinciguerra – furono affissi dai militanti di Avanguardia nazionale guidati da Stefano Delle Chiaie, su diretto mandato dell’Ufficio affari riservati, ..

Estremisti di destra, gli 007 del Viminale, questa strana agenzia...
La storia dei manifesti cinesi è da considerare la prima operazione di intossicazione delle forze di sinistra, che porterà in seguito agli episodi stragistici della strategia della tensione, come la strage di Piazza Fontana a Milano il 12 dcembre 1969.
Robert Leroy, uno dei collaboratori di Guérin-Sérac, in una delle rare interviste “parlando di Delle Chiaie e Merlino, aveva lodato il loro «ottimo lavoro» di «intossicazione» nei confronti dei gruppi dell’estrema sinistra.”
Merlino è il finto anarchico del gruppo di Valdpreda, anarchico pure lui accusato, in una prima fase, di essere il responsabile di quelle morti di Milano, quando il SID, gli uomini della Questura di Milano e gli estremisti di destra come Merlino, montarono la pista rossa.
Merlino, assieme a Delle Chiaie, era uno dei neofascisti ad essere andato in Grecia in seguito al golpe militare del 1967.

Oltre a questi fascisti, fatti infiltrare nei movimenti anarchici per controllarli e manovrarli, Aginter-Presse realizzò dei finti manifesti che furono ritrovati all'indomani della strage, su alcune vie di Milano: anche questi cercavano di ricondurre le bombe all'area di sinistra. Ma fu il procuratore Paolillo a stabilire, in base all'analisi della carta, che erano solo un tentativo di depistaggio: “Accertammo che la carta veniva dalla Svizzera e che era un manifesto ricollegabile all’Oas.”

Racconta Vinciguerra che Guérin-Sérac si sarebbe incontrato più volte con Delle Chiaie e anche con Rauti, fondatori di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo, due formazioni dell'arcipelago nero italiano, coinvolte in tanti misteri della nostra storia.
E pure con la fonte del Sid Guido Giannettini, l'agente Z, che in quel 1969 faceva da tramite tra il SID e gli estremisti di Ordine Nuovo responsabili, secondo la sentenza del 2005, della bomba di Milano.

«Aginter Presse era un’agenzia di copertura della Cia» racconta l’attentatore di Peteano

Su chi ricade la responsabilità della strage, sui neofascisti oppure è necessario alzare lo sguardo e tirare in ballo le loro relazioni con le istituzioni: Vinciguerra non ha dubbi a riguardo:

Chi metteva le bombe, in quegli anni, era sempre e solo lo Stato. La storia degli uomini di Aginter Presse, di Guérin-Sérac e dei suoi complici ne è la più vivida dimostrazione.

Sceresini racconta nel libro anche la storia dell'operazione Blue Moon, ovvero inondare l'Europa (e l'Italia) di droghe pesanti, che avrebbero dovuto prendere il posto degli spinelli, sempre con lo scopo di neutralizzare le formazioni di sinistra.
Da una parte gli arresti degli spacciatori (operazioni condotte da carabinieri vicini al SID, come capitano Giancarlo Servolini, direttore del Nucleo antidroga), costretti a rifornirsi di droghe sempre più pesanti, dall'altra la campagna mediatica secondo cui «capellone uguale drogato»:

Nell’inverno ’74-75, nelle grandi città operaie come Torino e Milano, quello del prezzo è il fattore chiave con cui vengono agganciati i giovani operai.

A quale scopo far diffondere queste droghe, l'eroina ma anche quelle sintetiche come LSD?

«L’operazione Blue Moon aveva uno scopo molto semplice» ci racconta stendendo le mani sulla scrivania del suo ufficio, nel centro storico di Treviso. «Si trattava di fiaccare la combattività dei movimenti studenteschi europei attraverso l’introduzione delle sostanze stupefacenti

Questo è solo uno degli intrighi raccontati, i cui contorni sono ancora oggi sfuocati: la responsabilità di Washington, il ruolo dell'ambiguo chimico-trafficante Ronald Stark, l'operazione MK-Ultra (l'uso delle droghe per manipolare le coscienze delle persone).

Infine, nella seconda parte, viene ricostruita la vita di Guérin-Sérac, a partire dalla sua carriera militare, l'ingresso dentro l'OAS e gli anni in Spagna.

26 febbraio 1962 Yves Guillou diserterà dall’esercito francese e si unirà alle file dell’Oas, l’armata clandestina della destra antigollista e procoloniale. Chi è Guérin-Sérac? Un combattente deluso,..

Una caccia al fantasma, quella del giornalista Sceresini, partendo dalle persone che gli sono state vicino nell'OAS e dentro Aginter-Presse: molte domande sono rimaste senza una risposta chiara, a fine lettura, ma questo saggio ha almeno il pregio di far capire cosa sia stata questa strana agenzia di stampa, una sorta di cerniera tra le formazioni neofasciste in Europa e la CIA.

La scheda del libro sul sito di Chiarelettere
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


Presadiretta – la battaglia per la salute

Lo stato di salute del nostri sistema sanitario e come possiamo salvarlo?
Questo l'argomento della prima parte del servizio di Presadiretta, dopo un servizio sulle bottigliette d'acqua.

Prima Sabrina Giannini che ci parla di cibo in “Indovina chi viene a cena”

Questa sera si parla di zenzero, una radice che vanta tante proprietà benefiche, dalla cura del raffreddore, all'emicrania, alla nausea.
Ma come viene prodotto e confezionato?
La medicina tradizionale cinese lo tiene in grande considerazione, come una vera medicina: in Europa è diventato famoso da poco, tra qualche mese forse sentiremo parlare anche di un nuovo prodotto, le Giuggiole.

In Italia spendiamo 3 miliardi di euro in prodotti a base di zenzero: ma sono davvero efficaci o è l'affare del secolo?
Il prodotto viene controllato alle dogane, a Genova: presenza di batteri o di contaminanti, che nei controlli mostrati durante il servizio erano assenti.
Ma la giornalista ha fatto le sue analisi, prendendo campioni da supermercati e da un negozio di prodotti biologici: campioni analizzati da un laboratorio della Federico II.
Alcune radici possono gonfiate da ormoni, ma non è il caso dei campioni presi dalla Giannini.

Lo zenzero è un super food, come la Curcuma? E' vero in vitro, ma non sempre lo è dal vivo: questi prodotti devono essere assorbiti dall'interstino, ma per questo c'è bisogno di un “facilitatore”, come il pepe nero per la curcuma.

Ma ci sono anche problemi se si assumono troppe dosi di questi prodotti: a maggio la curcuma è finita sulle cronache, per una storia di epatite C. Ma in realtà questo prodotto è solo sconsigliato solo se si hanno dei disturbi, se si hanno disfunzioni epatiche ad esempio.

Servirebbero regole precise su questi superalimenti, sia in termini di efficacia sia in termini di controindicazioni, ma oggi le norme seguono il mercato.

Per curare il colesterolo bastano tre mele a cena e a pranzo, ma questa dieta porta ad un aumento degli zuccheri in questi frutti: sarà la commissione europea che stabilirà se questi fitofarmaci a base di mele si potranno valere dell'indicazione anticolesterolo.

Ma è una normativa a maglie larghe, specie se si acquista su internet: in rete si evocano proprietà non vere, per esempio quelle della pelle degli squali.
Lo squalene però si trova nelle creme per pelli invecchiate, ma nelle confezioni di questi cosmetici non è indicata la provenienza, se derivano dagli squali, da quali tipi di squali (alcuni sono protetti) o se derivano da altri pesci.

La settimana prossima si parlerà di pesce: che pesce mangiamo?


Il sistema sanitario è un unicum, è universale e gratis: la sanità non è uguale per tutti, ci sono problemi noti.
Il servizio di Danilo Procaccianti parte dalle nascite: come si nasce a Torino, Milano e nelle altre città.
Il Sant'Anna di Torino è il centro più importante per le gravidanze a rischio: dall'Italia e dal resto del mondo, qui lavorano per la sicurezza delle mamme e dei bambini.
Hanno eliminato esami inutili per liberare risorse per esami più importanti, come il test sul DNA fetale, meno invasivo.
Elsa Viola è la migliore ginecologa al mondo e lavora a Torino: col suo team contribuisce a far nascere bambini in situazioni difficili, come i bambini nati in modo primaturo.
L'eccellenza si paga, le macchine in uso in questo reparto sono costose: fa piacere sapere che nel pubblico si investe nell'eccellenza, ottenendo poi questi risultati.

Procaccianti è andato a visitare l'acceleratore nel centro sanitario Cnao a Pavia: con questo strumento si studiano alcuni tipo di tumore, quelli che non si possono operare in altri modi perché vicini ad organi, o perché più resistenti.
Un ciclo di adroterapia è coperto dal sistema sanitario nazionale, costa 24mila euro: ad oggi sono stati già curati migliaia di pazienti, come Marisa, non operabile perché incinta.

Sala controllo ed emergenze della provincia di Milano: qui gestiscono il Pronto Soccorso per tutti, italiani e stranieri, ricchi e poveri, tutti curati allo stesso modo.
Persone che finiscono negli ospedali milanesi come il Niguarda: qui hanno organizzato il lavoro in modo ottimizzato per curare il pazienti, aumentando i turni nel fine settimana per esempio.
Qui si fa il Triage classico e il Trage avanzato.
C'è poi la choc room, per le persone con traumi gravi.

Da Milano a Bergamo: un'equipe sta lavorando per un trapianto di fegato, al Giovanni XXIII.
Si fanno trapianti che salvano la vita delle persone, un qualcosa che anni fa era impensabile.
Questo lo fa la sanità pubblica, in Italia, senza andare all'estero: in America senza una assicurazione certe operazioni non sono possibili, qui invece l'eccellenza è per tutti.

Bergamo è uno dei migliori ospedali anche per bambini, anche di più organi: Bergamo è un centro di eccellenza, che cambia la vita di bambini e genitori.
A capo della struttura dei trapianti c'è il professor Colledan, che merita di essere citato.

Il sistema sanitario nazionale ha cambiato la vita degli italiani: lo hanno ricordato i dottori Ricciardi e Remuzzi, combattenti per la sanità pubblica.
Ricciardi ha ricordato che prima eravamo un paese di serie B: “c'era un paese dove morivano 20 bambini su mille prima del mese di vita, 30 su mille prima del compimento dell'anno, morivano le madri a seguito del parto. Eravamo la pecora nera dell'Europa, prima del servizio sanitario nazionale, che tra le altre cose ha consentito alle donne di partorire in strutture sicure”.

E' una rivoluzione che ci ha consentito di diventare un paese tra i più longevi in Europa.

Giuseppe Remuzzi ha ribadito il concetto che grazie al sistema sanitario ci alziamo senza il problema di doverci curare, senza doverci indebitare. Succede in Italia mentre in America si registrano storie del tipo “no cash, no heart”.
Siamo un modello anche per la sanità, la cosa più preziosa che abbiamo.

Ma il sistema non funziona uguale per tutti: Danilo Procaccianti è andato in Calabria per raccontare la malasanità in regione.

L'inchiesta “Malasanitas” ha svelato una brutta storia di malasanità agli Ospedali riuniti: alcuni medici in una intercettazione parlavano di alcune morti in ospedale, questi medici avrebbero falsificato le cartelle per coprire degli errori.
Un'associazione a delinquere di medici che si coprivano tra loro: una storia che fa male, che riguarda 12 casi almeno di bambini morti in sala parto.

Solo colpa dei medici, oppure è colpa anche dei dirigenti dell'ospedale? E possibile che in regione non sapessero nulla?

Il reportage di Procaccianti di Danilo Procaccianti è proseguito a Reggio Calabria: qui l'ASP è stata sciolta per infiltrazione delle cosche, il marzo scorso. Ora è commissariata per ordine del prefetto: ci sono debiti per centinaia di milioni di euro, è stato convocata in piazza una assemblea comunale, dove le persone hanno espresso lo sdegno di fronte ai loro rappresentanti in comune e provincia.

Per anni si sono buttati soldi dalla finestra: molti ospedali chiusi sono stati trasformati in residenze per anziani, trasformandoli in hotel a 5 stelle. Ma molte di queste non sono mai partite, come quella di Rizzicoli.
Chi paga ora i debiti, la malasanità, la cattiva gestione a Reggio?

L'ex ospedale di Taurianova cadeva a pezzi, è stata ristrutturata un'ala ma poi la struttura che doveva subentrare è stata trasferita a Polistena. Altri soldi sprecati.

L'azienda sanitaria di Reggio è proprietaria di molti terreni che oggi sono finiti a privati per uso capione: un disordine organizzato – racconta il giudice Gratteri – in un disordine che dietro ha la ndrangheta.
Del dissento di Reggio se ne parlava da anni, ma non se ne è fatto nulla: una questione di arroganza del potere, di massoneria deviata che copriva i responsabili.
Questa arroganza deve finire – continua Gratteri: si deve eliminare i guadagni illeciti nella sanità, per risparmiare soldi utili per le cure.

Santo Gioffré era un ex commissario dell'ASP: si è trovato davanti a pagamenti doppi, non dovuti, voleva rimettere a posto i conti, sistemare i pagamenti, ma è stato cacciato dopo una campagna mediatica contro di lui.
Hanno tirato in ballo una incompatibilità mai ritirata fuori per altri commissari: non si dovevano interrompere i doppi pagamenti nei confronti delle strutture private di Reggio.
Ecco a chi finiscono i soldi della sanità calabrese: 126 ml di euro di danno erariale stimato dalla Guardia di Finanza, finiti a privati che si son arricchiti mentre gli ospedali pubblici morivano giorno dopo giorno.

Come quello di Polistena: niente TAC, niente macchina per la risonanza, metà organico (mancano 87 medici). Stessa situazione a Locri.

E i calabresi che non riescono a curarsi o vanno fuori regioni oppure vanno in ambulatori solidali per poveri, dove lavorano volontari: qui si ripagano con delle microdonazioni.

Remuzzi, commentando queste storie, parla di due servizi sanitari, quello del nord che funziona e quello del sud che non funziona: un apartheid che non ci possiamo permettere, che non dobbiamo accettare.
Tutti i migliori risultati del nord vanno condivisi con le altre regioni: fare della Calabria la capitale della salute, questa l'idea di Remuzzi.

Dopo Reggio, anche l'ASP di Catanzaro è stata commissariata: cosa sta succedendo in Calabria?
Il presidente Oliverio era in studio: sono storie che vanno contrastate.
La criminalità ha molte attenzioni nella sanità – racconta: l'accumulo di debiti sono oggetto di un contenzioso gigantesco.
Dal 2013 l'ASP di Reggio non presentava nemmeno i bilanci di previsione: cosa ha fatto la regione? – ha chiesto Iacona.

L'ASP è stata sciolta anche negli anni precedenti, la risposta. Si deve ragionare sugli strumenti per isolare la pubblica amministrazione dalla criminalità.

Una risposta che non risponde alla domanda: sono 9 anni che la sanità calabra è commissariata e la situazione non è migliorata.
Nel 2017 la sanità calabra ha pagato anche per il turismo sanitario di chi si va a curare fuori, mentre il debito è aumentato di 70 ml.

Oliverio ha criticato il decreto Salva-Calabria, quello che gli toglieva la possibilità di nomine e che doveva rinforzare le strutture: ma per il debito alto, è stato bloccato il turnover negli ospedali. In Calabria ci sono mille lavoratori precari, a dicembre si rischia il collasso.

Si spera nell'incontro col nuovo ministro per la salute, Speranza: ma serve che i soldi che arrivano non vengano sprecati, non finiscano nelle mani di privati.

I tagli al turnover creano problemi anche al nord: in Veneto Zaia ha richiamato in servizio medici in pensione.
Colpa della programmazione di medici a livello nazionale: ne mancano 1300 in regione e 56mila a livello nazionale, dunque il problema è di tutte le regioni.
Turni di pronto soccorsi svolti da un solo medico, di notte.
Organici ridotti del 50%.
Medici che vanno in pensione, in numero superiore a quelli che entrano: reclutare medici nuovi non è facile – racconta il commissario della ASSL Pedemontana.
Qui hanno richiamato medici appena andati in pensione.

Il problema della carenza di medici sta creando problemi nelle code d'attesa, come ha rilevato lo sportello di CittadinanzaAttiva.
Medici costretti a lavorare più ore del necessario, medici che devono fare visite in meno tempo: una situazione che sta esplodendo, come hanno testimoniato due medici (che hanno scelto di non mostrarsi in video), alle prese con lo stress da lavoro.
Si chiama burnout del medico.
C'è un clima di terrorismo negli ospedali, di intimidazione: Zaia ha spiegato che è colpa della poca autonomia regionale, del blocco del turnover, perché i medici nel privato possono essere pagati di più.

Che succederà se il trend della carenza di medici andrà avanti?
Si arriverà ad una medicina pubblica low cost (e ad una medicina privata per ricchi).
In Germania un medico prende al primo impiego 4500 euro, in Italia si rischia di rimanere precari a vita, magari diventando un medici in affitto, in una cooperativa.
E forse, in Germania, i responsabili della malasanità pagano col carcere i loro reati.

Il servizio di Presa diretta è servito a sfatare diverse bugie sul sistema sanitario pubblico: spendiamo meno di altri paesi europei, meno della media OCSE.
Spendiamo meno anche per i tagli subiti dal sistema in questi anni, in pochi scendono in piazza a protestare contro la malasanità, le code, gli ospedali che chiudono.
Spendiamo poco e male, se ci fosse una vera spending review sulle forniture i miliardi da investire in personale verrebbero fuori: ma queste spese nascondono giri clientelari tra i manager delle ASL e i privati, servirebbero commissari fuori dai giri, anche politici.

E, soprattuto, servirebbe un ministro che faccia fattore comune delle buone esperienze, come quella raccontata sul CUP di Pisa, dove hanno diminuito le code per le prenotazioni usando il buon senso e mettendo in rete i medici di base e l'Asl.


Che la politica torni ad occuparsi di sanità pubblica e lasci perdere scissioni, invasioni di migranti e rosari.