11 settembre 2023

Anteprima Presadiretta – Approdo Italia

 

La gestione dei migranti, l’emergenza dei migranti, l’allarme sbarchi e l’allarme per la violenza dei migranti che bivaccano a spese nostre nelle piazze delle città italiane .. tutto questo fa parte del materiale di propaganda della destra italiana (e non solo visto che i decreti Minniti con gli accordi con la guardia costiera libica li ha fatti il PD).
Questa destra non potrebbe vivere senza i migranti a cui deve molto: le leggi che ha sfornato nel corso dei vari governi non servivano a gestire i flussi, a governare le migrazioni dal sud del mondo di persone in fuga da carestie o dalle guerre (a cui pure noi occidentali abbiamo preso parte). Dalla Bossi Fini ai decreti Salvini, tutte le leggi servivano a rendere i migranti che arrivano in Italia più ricattabili, più sfruttabili dalle mafie, dai caporalati.
Questa è la destra che sa mostrare la faccia dura contro i più deboli, specie se con la pelle di un colore più scuro, quella del blocco navale, della caccia agli scafisti su tutto il globo terracqueo, delle barche da affondare. Una destra (ma con molti apprezzamenti anche al centro) che da una parte difende i valori cristiani dall’altra volta la testa dall’altra parte quando ci sono le vite da salvare, quando ci sono persone in mezzo al mare da andare a salvare.
Gli ultimi decreti di questo governo hanno imposto alle Ong di fare viaggi più lunghi per la ricerca di un porto dove far sbarcare i migranti, comportando per loro maggiori costi e rendendo di fatto più difficile salvare le persone.

Di fronte ad un fenomeno globale, quello delle migrazioni, legato ai vari conflitti nel mondo, ai cambiamenti climatici (come ha raccontato la scorsa puntata di Presadiretta alla fine), si pensa di risolvere tutti costruendo muri, usando tecnologie sofisticate per dar la caccia ai migranti alle frontiere, finanziando nazioni che non rispettano i diritti civili affinché facciano per noi i gendarmi del Mediterraneo. Si è arrivati perfino a criminalizzare chi salva vite umane in mezzo al mare.

Eppure nonostante questo dall’inizio dell’anno sono arrivati in Italia più di 100 mila migranti, mandando al collasso il nostro fragile sistema di accoglienza. Il nostro mare è diventato un enorme cimitero delle persone che non ce l’hanno fatta. Come un cimitero sono diventate le spiagge della Tunisia, l’ultimo paese con cui il governo Meloni ha stretto un accordo per la gestione dei migranti (ovvero teneteveli da voi).

Uno di questi si chiamava Lhazar: la madre è andata fino in Sicilia per cercare il suo corpo, sparito in fondo al mare. Solo una ripresa video che mostra un corpo, che non potrà più essere restituito alla madre, nemmeno una tomba su cui piangere: “la Tunisia manda i suoi figli a morire” racconta alla giornalista di Presadiretta.

Secondo le organizzazioni umanitarie da gennaio ad agosto 2023 sono morti in mare 2300 migranti che tentavano di arrivare in Europa, ma sono numeri sicuramente sottostimati, molti barchini che salpano verso le coste europee affondano senza che nessuno se ne accorga.

In Italia sono arrivati in 115 mila, il doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, nonostante un governo come questo, soltanto i tunisini sono stati 10.200, il 9% di tutti gli sbarchi, un numero in continua crescita.
Il sud del paese è diventato un enorme cimitero di tombe senza nome, come a Zarzis dove un pescatore ha iniziato a seppellire i cadaveri dei migranti che il mare portava a riva. Sulla tomba solo l’indicazione del sesso e del giorno del ritrovamento.


La Tunisia sta attraversando una crisi spaventosa che tocca quasi tutte le classi sociali – racconta alla trasmissione l’economista Layla Rihai, il paese ha un enorme problema di debito, solo per le sovvenzioni sui beni di prima necessità lo Stato spende 2 miliardi di euro, il 6% del PIL.
Questa economista fa parte della Piattaforma delle alternative, ha studiato l’economia del suo paese per cercare soluzioni per la crisi: una di queste è alzare i salari, il salario medio in Tunisia è di circa 432 dinari, circa 135 euro e la moneta del paese ha raggiunto una svalutazione forte nei confronti delle monete forti e a pagare di più sono ovviamente i giovani e le donne che vivono questa depressione economica sulla loro pelle e non hanno più speranza.

I giornalisti di Presadiretta sono saliti a bordo della nave GeoBarents della Ong Medici senza Frontiere per capire quale sia la reale situazione nel Mediterraneo: hanno seguito le procedure di recupero e salvataggio dei barchini che partono dalle coste del Nord Africa per cui la nave della Ong è il primo posto sicuro dopo tanti giorni di mare.

La scheda del servizio sul sito della Rai:

Il flusso dei migranti che arrivano sulle nostre coste continua senza sosta. Nonostante le restrizioni imposte alle imbarcazioni delle Ong che svolgono soccorso in mare, nonostante il Memorandum firmato con la Tunisia, gli arrivi del 2023 hanno già battuto tutti i record degli ultimi anni. 
PresaDiretta, in onda lunedì 11 settembre alle 21.20 su Rai 3, ha navigato sulla nave Geo Barents di Medici senza frontiere, per capire cosa sta succedendo in mezzo al Mediterraneo, ha partecipato ai salvataggi e assistito a un respingimento illegale secondo il diritto internazionale, da parte della Guardia costiera libica. Ha viaggiato da nord a sud, da La Spezia a Catania, per raccontare le gestione degli sbarchi, la fatica degli hot spot, l’impegno della Croce Rossa e quello dei volontari delle associazioni umanitarie, fino all’isola di Lampedusa, sempre in prima linea e in stato di cronica emergenza. Ha visitato le strutture che accolgono i migranti, i campi improvvisati e ha ascoltato le testimonianze dei sindaci, che denunciano la mancanza di soldi, di strutture e il collasso del sistema dell’accoglienza. Di cosa hanno davvero bisogno?
Non sarebbe meglio affrontare i fenomeni migratori – usando le parole del Presidente Mattarella – come “movimenti globali, che non vengono cancellati da muri o barriere”?

PresaDiretta è andata in Tunisia, alla ricerca delle cause dell’instabilità di un Paese che è diventato il principale punto di partenza dei migranti verso l’Italia. Un viaggio dentro la crisi economica e politica tunisina: il problema della disoccupazione tra i giovani che amplifica la spinta a lasciare il paese; le politiche autoritarie del presidente Saied e l’insofferenza crescente nei confronti dei migranti che arrivano dalle rotte subsahariane; il Memorandum di intesa firmato tra l’Europa e la Tunisia.
Infine, l’importanza economica delle “rimesse” degli stranieri verso i loro paesi di origine, un enorme flusso di denaro, 800 miliardi di dollari, più di quanto si spende in aiuti allo sviluppo. Soldi che rappresentano un aiuto fondamentale allo sviluppo economico di quei paesi. PresaDiretta ha scelto di raccontare la Comunità senegalese, con un viaggio tra Italia e Senegal dove le rimesse costituiscono il 10% del Pil nazionale. Gli immigrati senegalesi di Pisa, integrati nel territorio e nella società, che lavorano e producono in Italia, qui pagano le tasse e lì contribuiscono a creare servizi per la loro Comunità: scuole, ospedali, raccolta dei rifiuti. Gli immigrati integrati si aiutano da soli. Anche a casa loro.
Ospite di Riccardo Iacona: Matteo Villa ricercatore dell’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, esperto di politiche migratorie per fare chiarezza sulla situazione delle migrazioni in Italia e in Europa.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


10 settembre 2023

La setta delle ciambelle di Joe Lansdale

 


Era notte fonda e mi trovavo sul mio portico panoramico, seduto al tavolo con una tazza di tè caldo e una coperta buttata sulle spalle, a farmi passare un leggero mal di testa. Cominciava a fare fresco e il verde dei boschi che circondavano la casa si era spento. Ma la morte dell’estate e l’arrivo dell’autunno mi concedevano un altro tipo di bellezza. Foglie marroni e oro, rosse e arancioni.

Non ci sono Hap e Leonard in questo romanzo, dove si mescola azione, il giallo, il racconto dell’America delle sette, fino all’occulto, col solito humor di Lansdale a far da collante a tutto.

Ma è un po' come se ci fossero: il protagonista si chiama Charlie Garner, ex poliziotto ed ex investigatore che oggi ha deciso di provare a campare scrivendo libri, molto meno pericoloso e sufficientemente remunerativo per pagare le bollette. A Charlie piace passare le notti osservando le stelle, la luce del passato: in una notte di queste arriva a casa sua la ex moglie, Meg, a cui ancora si sente legato. Al suo profumo, ai suoi capelli corvini, a quel ciondolo attaccato alla cavigliera.
È una richiesta di aiuto quella della ex moglie:

Allora questo ti piacerà. Ho bisogno del tuo aiuto. Ha a che fare con Ethan e quello che penso possa essere un omicidio.
– Un omicidio? L’omicidio di chi?
– Di Ethan.

Non si fida della polizia, Meg, che chiede a Charlie di tornare a fare il suo ex lavoro che ad un certo punto lo ammonisce “attento alle omelette.”. Per poi sparire nel nulla.
È stato solo un sogno,
nonostante nell’aria si senta ancora il suo profumo, oppure ha visto il fantasma di Meg a cui ancora si sente legato?
La mattina successiva, ancora scosso da quanto successo, si presenta dalla padrona dell’appartamento dove viveva Meg con Ethan: se ne sono andati – gli racconta questa – perché erano in difficoltà coi soldi.

Charlie decide di parlarne con Felix, il fratello che ha rilevato l’agenzia investigativa: una volta Felix era uno psichiatra, di fatto si tratta sempre di “guardare sotto il cofano dell’umanità per vedere cosa la faceva funzionare.”

Al fratello, Charlie racconta di Meg, dei suoi ammonimenti, dei suoi timori sulla fine di Ethan. Del fatto che sono spariti ma la loro roba è sia rimasta nell’appartamento e che la polizia abbia fatto solo un’indagine superficiale.

Meg era andata a lavora in un negozio a May Town al negozio dove vendevano le ciambelle, quello della setta dei dischi volanti, “la setta di bifolchi che si trova da qualche parte nei boschi”.

Il problema è che in quella piccola città molti poliziotti erano simpatizzanti di questa setta, gente che crede all’arrivo degli alieni che verranno a salvare i credenti dalla fine del mondo. Dalla setta prendevano anche qualche mazzetta, forse per questo non hanno indagato.
Assieme a Felix, decidono di andare a dare un’occhiata alla casa di Meg: primo di una lunga serie di errori, perché appena dentro vengono fermati dalla polizia di May Town e portati alla centrale.

Qui incontriamo un altro personaggio della storia, Cherry, la fidanzata avvocato di Felix che li salva dalla prigione: forse Charlie non ha avuto delle allucinazioni, forse il suo cervello o il suo intuito, gli sta dicendo qualcosa.

Piú pensavo a Meg, piú sapevo che era proprio il tipo di persona adatta a diventare discepola di un culto dedicato ai dischi volanti. Aveva bisogno dell’ignoto.

Charlie, Felix e Cherry – detta lo Squalo, per la sua determinazione nel saper fare il suo mestiere di avvocato - decidono di indagare sulla strana scomparsa di Meg e Ethan, partendo proprio da questa strana setta, una sorta di setta evangelica di tipo spaziale fondata da un contadino di nome Ezra Bacon che, anni prima, in una notte aveva visto un disco spaziale atterrare nel suo campo per poi finire sprofondato sotto il terreno dopo una “tempesta di pioggia capace di affogare una biscia d’acqua” . Oggi quel posto è un enorme tumulo venerato dai fedeli: anche di questo lo aveva ammonito Meg nel sogno o nella sua apparizione, stai attento al cumulo.

E di attenzione ne dovranno fare molta: incontrano prima un ex membro del culto che racconta loro come sia nata la leggenda, di come siano riusciti a trasformare il culto in qualcosa di diverso, girano molti soldi dalle attività della setta, tra cui il negozio di ciambelle dove lavorava Meg. Soldi e tante armi, per prepararsi all’arrivo degli alieni che avrebbero portato i fedeli nel loro paradiso:

Il culto sta crescendo di nuovo, e sono diventati piú aggressivi, addirittura pericolosi. Un segno dei tempi, credo. Febbre politica, paura del cambiamento.

Attorno al santone, che si chiama Ben ed è il figlio del fondatore Ezra, girano strani e pericolosi personaggi: i “manager” per esempio, gente vestita di nero come i “men in black” del film.

Ma il più pericoloso di tutti è quello che viene chiamato cowboy, un ex detenuto che lavora per la setta e che va in giro con una scimmia al guinzaglio, anzi con uno scimpanzé preso da un circo, vestito come un uomo e che viene chiamato signor Biggs.

Tutti coloro che parlano della setta iniziano a fare una brutta fine: succede anche ad un ragazzo che aveva conosciuto Meg nel negozio di ciambelle e che era stato avvicinato da Charlie e anche da una giornalista freelance, Amelia Moon.

Kevin era entrato nel culto perché cercava un senso alla propria vita finché un giorno, osservando quel cielo da cui sarebbero un giorno discesi gli alieni, non si è reso conto di aver sbagliato tutto

Un giorno guardi lungo un corridoio senza vedere nient’altro che quello che hai davanti, quello che è stato deciso per te e, il giorno dopo, per un motivo o per un altro, vedi uno spiraglio di luce, una finestra, e guardando fuori ti rendi conto di essere un idiota del cazzo.

C’è un mondo fuori dalla finestra, dove gli alieni, la Bibbia del disco volante, la promessa di una vita eterna assieme agli altri eletti sono tutte invenzioni. È il mondo reale.

Non sarà facile scoprire cosa si nasconda veramente dietro questa setta e arrivare a capire che fine abbia fatto Meg: di chi possono fidarsi per la loro indagine, Charlie, Felix e Cherry lo squalo? Possono fidarsi di questa giornalista, Amelia Moon – Scrappy (irregolare, frammentaria)?

La setta delle ciambelle racconta di quella parte dell’America che ha bisogno di credere in qualcosa, perfino che sotto un tumulo sia sepolto un disco volante e che esistano degli alieni pronti a salvarli, perché questo culto le rende finalmente parte di un disegno, di un progetto comune.
Vale per queste pseudo religioni, dietro cui girano soldi e persone che ne approfittano, ma vale anche per la politica, sempre più simile ad un culto che non ad uno spazio di confronto. È l’America col culto del leader (e ogni riferimento a Trump non è casuale), da seguire sempre e ovunque, col culto delle armi (facendosi scudo col secondo emendamento)

Da queste parti, se dici «Dio» o «armi», se sventoli la bandiera o la Bibbia, puoi farla franca

Non siamo una specie pratica – l’amara riflessione che fa il protagonista arrivato alla fine – e nemmeno troppo intelligente: abbiamo bisogno di illusioni, dimenticandoci di vivere la nostra vita, ogni giorno, assieme alle persone che abbiamo vicino:

Vogliamo credere di avere un posto dove far atterrare le nostre anime, se davvero le abbiamo. Vogliamo credere in una verità ultima. L’unico modo per farlo è illudersi.

Tutto questo viene raccontato alla solita maniera di Lansdale, con uno stile veloce e pieno di battute che vi strapperanno tante risate (quanto meno, questo è l’effetto che hanno fatto a me).

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Einaudi e il pdf col primo capitolo.

I link per ordinare il libro su Amazon e Ibs

06 settembre 2023

Lo squalo di Peter Benchley (Jaws)

 


Il grande squalo scivolava silenzioso nelle acque notturne, spinto da brevi colpi della coda a mezzaluna. La bocca era aperta solo quel tanto che bastava per far giungere un flusso d'acqua alle branchie. Quasi non c'era altro movimento: un’occasionale correzione della rotta, apparentemente senza meta, con il lieve sollevarsi e abbassarsi di una pinna pettorale, così come un uccello muta direzione inclinando un’ala e alzando un’altra.

Dubito che ci siano persone che non hanno mai visto, o almeno sentito parlare del film di Steven Spielberg del 1975, “Lo squalo”: pochi, immagino, sanno però che il regista si è ispirato in parte a questo libro uscito nel 1974 dello scrittore Peter Benchley.
Rispetto alla storia originale, il film ha preso una ben diversa direzione: lo si comprende bene leggendo questo romanzo dove, al centro del racconto c’è ancora questo enorme squalo che irrompe nella vita della cittadina turistica di Amity nel Long Island.
Ma se nel film quello che rimane è la coraggiosa lotta del bene contro il male, rappresentato dal capo della polizia locale Brody, nel libro tutto questo è molto più sfumato.

Lo squalo irrompe nella vita delle persone di questa cittadina che campa sul turismo facendo esplodere una serie di problematiche che covavano da tempo: c’è la crisi familiare del protagonista, Martin Brody e di sua moglie Ellen, che stanno vivendo un momento di crisi del loro matrimonio.

Ellen si sentì afferrare da una malinconia terribile, dolorosa. Più che mai sentiva che la sua vita o almeno la fase più bella, la più fresca e spensierata le stava ormai alle spalle.

Ci sono i tanti interessi dei commercianti e perfino del sindaco, per tenere le spiagge aperte, nonostante la scoperta del primo cadavere.

Il personaggi di Matt Hooper è completamente diverso rispetto al film: l’esperto di pesci viene chiamato per aiutare la polizia di Amity nel catturare questo enorme squalo, e Brody percepisce questo suo arrivo come un altra intrusione, qualcuno che da fuori viene a mostrare la sua superiorità. Tra l’altro Hooper appartiene a quello strato sociale da cui proviene anche la moglie Ellen, la ricca borghesia di città che viene ad Amity per divertirsi.

In camera da letto, mentre si spogliava, gli venne in mente che la causa di quell'attrito, la fonte di tutta quella tensione era un pesce: un animale ottuso che lui non aveva mai visto. Sorrise di quell'assurdità.

A parte i primi capitoli, dove compare questo squalo che uccide le persone dettato dal suo istinto, la parte centrale del romanzo racconta di Amity, di come all’improvviso tutti i delicati equilibri delle vite dei personaggi si sgretolino e costringano loro a fare i conti con la propria vita.

Nell’ultima parte del romanzo c’è la vera caccia al “leviatano”, questo essere spaventoso venuto non si sa come per distruggere la vita di Amity (come un castigo di Dio): è il racconto dell’uomo solo in mezzo all’oceano, un enorme territorio sconosciuto di cui vediamo solo la superficie e dal cui fondo spunta enorme creatura che fa paura. Perché è oscura, come le acque da cui proviene, oscura come i suoi occhi neri. Oscura perché imprevedibile.
La caccia allo squalo diventa la caccia al terrore primordiale dell’uomo, la paura di venire ucciso da un pericolo che non vedi arrivare e che può sbranarti.

Negli ultimi anni della sua vita, l’autore (morto nel 2006) è diventato un difensore della causa degli squali, la cui sopravvivenza oggi è messa a rischio dall’uomo.

Il link per ordinare il libro su Amazon

05 settembre 2023

Delitto impunito di Georges Simenon

 


Nel cortile della scuola di fronte risuonarono le grida dei bambini ed Élie capì che erano le dieci meno un quarto. Certe volte aspettava con un'impazienza che rasentava l'angoscia quell'improvvisa lacerazione dell'aria provocata dallo scoppio di voci di duecento bambini che si riversavano fuori dalle aule per la ricreazione. Sembrava quasi che tutte le mattine, pochi istanti prima di quel fuoco d’artificio sonoro, regnasse un silenzio più profondo, come se l’intero quartiere fosse in attesa.

Mi capita sempre la stessa cosa, leggendo i romanzi scritti da Georges Simenon, non nella serie di Maigret: ogni volta trovo un particolare, un dettaglio, un aspetto del protagonista in cui identificarmi. Forse è una mia suggestione, per come sono scritte queste storie: drammi ambientati all’interno delle mure domestiche, storie di gelosia, di amori passionali, di rancori le cui origini si ricordano più o, come in questo caso, un odio che nasce senza un vero motivo, un odio mascherato da un falso sentimento di giustizia, di rivalsa sociale..
È quello che succede ad Élie, giovane studente ospitato nella pensione della signora Lange a Liegi: la sua vita segue lo stesso ritmo da quando è ospite in questa pensione assieme ad altri ospiti stranieri, come lui originari dell’est Europa.

Per lui era una questione di principio. Non accettava niente per niente. E poi avrebbe potuto ribattere che un giorno lei avrebbe finito per rinfacciargli tutto quello che aveva fatto per lui. Era già successo con un pensionante che era rimasto solo tre mesi..

Non può permettersi una stanza riscaldata, non può permettersi un servizio in camere e, per colpa del suo orgoglio, non accetta nemmeno che la padrona lo aiuti. Unico “strappo” alla regola è studiare nella cucina dove almeno c’è un minimo di tepore che lo tiene vivo.
Eppure a questa vita piatta Élie è molto legato: stare nella cucina ad ascoltare i discorsi della padrona con la figlia Louise, sentirsi parte di un clima familiare, lo fa stare bene, dopo tutte le amarezze e le miserie patite nella lontana Vilnius dove i ragazzini come lui imparano subito cosa sono le asprezze della vita
e ad ogni passo “si avvertiva la lotta per la sopravvivenza”.
Mai un’uscita con un amico anzi, mai neppure un amico. Mai nemmeno con una donna, nemmeno le prostitute che pure si incontrano nei vicoli bui della città, seminascoste dalle finestre per attirare i clienti: l’unica volta che è stato con una di loro si è pure preso una malattia che si è curato da solo.

Tutto questo viene rovinato dall’arrivo di un estraneo: si chiama Michel, viene dalla Romania e, diversamente da lui, appartiene ad una famiglia benestante, tanto da potersi permettere la “stanza granata”, ben riscaldata e perfino di poter mangiare da solo nella sala dda pranzo.

Mentre gli altri ospiti come Élie mangiano prendendo il cibo dalla loro scatola di latta..

Era per via di quei mesi di neve e tormente che era così freddoloso e passava ore con i piedi dentro il forno. Era per via di quel tumulto che se ne stava rintanato in casa della signora Lange come se avesse trovato finalmente un rifugio.
Louise aveva la pelle lattea e morbida, lo sguardo mite, rassegnato. Si muoveva senza far rumore e sembrava accorgersi a malapena della vita che le scorreva attorno. Un giorno che Élie aveva la febbre gli aveva posato una mano sulla fronte e lui non ricordava di aver mai provato una simile sensazione di pace.

Un giorno tutta questa pace viene rovinata dall’arrivo di questo ragazzo, studente come lui e di pochi anni più giovane: Michel viene percepito come un intruso, anzi, un vero e proprio nemico, nonostante i tentativo di essergli amico e di uscire assieme la sera.

Orgoglio, ma anche la voglia di non dover sentirsi compatito.
Una sera incontra, rientrando nella pensione, Michel e Louise che si baciano. E una domenica sera, sempre rientrando nella pensione che è il suo rifugio, osservando la luce accesa nella stanza di Michel, chinandosi ad osservarli dal buco della serratura li scopre mentre fanno l’amore. Da qui nasce il suo progetto di eliminare l’intruso: per gelosia nei confronti di Louise? No, perché Élie si sente così povero da non potersi nemmeno permettere di corteggiare questa ragazza, e dunque può solo accontentarsi della sua presenza, del suo respiro, della sua vista, ostinandosi nel vivere il resto della sua vita ad osservarla.

Il crimine di questo nuovo arrivato dunque non è strappargli la ragazza ma rubargli la sua tranquillità:

«Lo ucciderò!».
Non era un progetto, e ancor meno una decisione. Non aveva nessuna voglia di farlo, ma dirlo gli dava sollievo. Era incapace di piangere. Non aveva mai pianto in vita sua. Sua madre quando lo picchiava, finiva per imbestialirsi di fronte a quella che lei chiamava la sua indifferenza e sbottava:
«E piangi! Avanti piangi! Sei fatto di carne anche tu, come tutti no? Sei troppo orgoglioso, è così?».

Un delitto, che un poco alla volta inizia a pianificare nella sua testa, per quell’odio scaturito da un suo senso di giustizia nei confronti di questo ragazzo che sorride sempre, che ha tutto dalla vita e che gli sta rubando quella tranquillità quotidiana che per Élie significano tutto.
Una sera Élie lo metterà in pratica quel suo progetto o almeno questo è quello che pensa lui.

Perché, ventisei anni dopo, a migliaia di km di distanza, i due protagonisti di questo racconto si rincontreranno: pensava di essere sfuggito da tutti, dalla polizia, dalla giustizia terrena per ritrovare un suo nuovo rifugio, una parvenza di famiglia dentro cui trovare pace.

Ma il nuovo incontro con Michel, che nel frattempo ha fatto fortuna nel campo minerario, lo porterà ad un altro gesto estremo.

La scheda del libro sul sito di Adelphi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Presadiretta – Stato di calamità permanente

Le ondate di calore in Italia, i fiumi di ghiaccio al nord, i tornadi a devastare l’hinterland milanese, i torrenti che esondano: siamo in uno stato calamità permanente.

Incredibile che ancora oggi ci siano persone che sottovalutino questi eventi, che non si siano ricreduti nemmeno dopo l’alluvione in Romagna. Questo ha messo in crisi una porzione importante di territorio, sin dalle montagne: c’è stato un forte richiamo di area calda e umida, attorno ai primi di maggio, così in pochi giorni è caduta l’equivalente di sei mesi di pioggia, ma in due giorni spiega a Presadiretta il responsabile dei meteorologi.
Queste piogge le ho viste solo in Africa – racconta Alessandro Liverani a Iacona mentre accompagna il giornalista a vedere le frane in montagne: passati pochi mesi ci sono ancora strade da mettere in sicurezza, ma ci sono anche frane enormi, le frane XL, che hanno cambiato la forma e la struttura della montagna. Hanno franato anche i boschi, rimangono le “unghiate” della frana: tutto colpa del fatto che i boschi sono stati abbandonati.

Uno che non ha abbandonato la montagna è il viticoltore Bordini: con piccoli gesti ha tenuto pulita la sua montagna, drenando l’acqua in piccoli fossi, così è riuscito a salvare la sua vigna.

Ma anche la città è tutelata se si proteggono le montagne: dobbiamo essere preparati ad affrontare questi eventi che saranno più frequenti nel futuro.

L’alluvione farà perdere ancora gente alla montagna? Questo il timore nel comune di Modigliana, dove manca personale per lavorare sul territorio, per continuare a far funzionare le attività dell’uomo. Per anni però si è impoverito il pubblico, si sono svilite le province, si è ridotto il personale che poteva lavorare per ricostruire strade, analizzare il corso dei fiumi.

Fiumi che sono stati irregimentati e deviati per fare spazio alle costruzioni nuove: sono i fiumi e i torrenti che hanno ricevuto dalla montagna fango e acqua e che con l’alluvione hanno invaso le case, industrie, attività costruite nell’alveo del fiume.

Negli spazi dei fiumi l’uomo ha costruito impianti, ha tirato su campi di kiwi (che si esportano in tutto il mondo): il fiume Marselo si è ripreso tutto, causando danni per centinaia di migliaia di euro.

Oggi bisognerebbe essere intelligenti e lasciar scorrere e respirare il fiume: alle porte di Faenza il torrente ha inondato la città, come successo per tanti altri torrenti e città: niente deve essere dimenticato, occorre onorare le vittime, occorre capire cosa è successo e cosa va fatto per mantenere la nostra bella e fragile Italia – così Iacona concludeva l’anteprima della puntata.

Giordano Bruno è uno degli abitanti di Ronta, vicino Cesesa: il fiume ha inondato le strade della città. Qui sono morte diverse persone, come i genitori della signora Manuzzi, portati via dalla corrente dell’acqua.
Lucia Manuzzi come tanti altri è stata salvata dai vigili del fuoco: migliaia di persone gridavano aiuto dalle finestre, mentre vedevano le acque entrare nelle loro case, mentre vedevano le loro vite messe a rischio. L’acqua nelle strade dei paesi era salita fino a due metri e trascinava via tutto quello che trovava. Qui, a Sant’Agata sul Santerno ci sono stati due morti, ma potevano essere di più se l’alluvione fosse arrivato di giorno e non di notte: questo paese si trova sotto l’argine del fiume, quando l’alluvione ha rotto l’argine davanti al paese, ha distrutto tutto. Per salvare le persone sono dovuti arrivare gli elicotteri dei Vigili del Fuoco e dell’Esercito che nella notte hanno effettuato migliaia di salvataggi.

Delle sedici vittime ben dieci sono morte nelle città, nelle loro case: come a Forlì, dove le persone sono morte intombate dentro le loro case al pian terreno.

E chi stava ai piani alti non poteva sapere quando l’acqua si sarebbe fermata…

A distanza di settimane, quando il servizio è stato girato, le persone erano ancora sotto choc, ricordavano bene la paura di quei momenti.
Ma questo non ha impedito alle centinaia di volontari di mobilitarsi, per salvare le persone, per chiudere alle aziende di far cessare le attività produttive e mandare le persone a casa.

Sono saltati le fogne, le luci, i servizi: tutto quello che rende le città sicure, quello dell’Emilia Romagna è stato il terzo evento più catastrofico del 2023 proprio perché ha colpito il tessuto delle città.

Bisogna riprogettare il territorio, le città, smetterla di negare questo cambiamento climatico: queste le cose da fare. Ma a che punto è la ricostruzione oggi?

Presadiretta è andata nelle città per capire qual è la situazione a tre mesi dall’alluvione: Faenza ha ancora case chiuse, ci sono imprese che hanno riaperto ma coi soldi del proprietario, perché i fondi pubblici non sono ancora arrivati e nessuno qui ha voglia di indebitarsi con le banche.
E gli imprenditori che non hanno soldi per ripartire? Senza ristori, senza paletti precisi sul quando ricevere i soldi, le imprese non possono ripartire.
Il governo ha previsto un finanziamento per aiutare questi imprenditori: ma una buona parte dei fondi sono rimasti non usati per destinati all’export. Si deve aspettare fino al 30 settembre – ha risposto il governo: ma qui le imprese non possono aspettare, i sindaci del PD della provincia hanno proposto che i fondi non spesi siano messi subito a disposizione.

Anche le imprese agricole hanno avuto danni: hanno preso 3000 euro per i tre mesi di non produzione, ma è veramente poco.

Così alla fine i primi soldi sono stati messi dai sindaci dell’Emilia Romagna: come i soldi per i cerotti, finanziati dal comune di Cesena per esempio.
O come gli interventi sul territorio iniziati dai sindaci e poi stoppati dal governo. O come i fondi per le famiglie, per i danni alle loro case e al loro mobilio.

I comuni hanno speso soldi anche per gli alloggi temporanei destinati agli sfollati: tutti vorrebbero rientrare nelle case, il governo ha stanziato per la ricostruzione delle case 120 ml ma solo sulla carta.

Dopo i primi giorni è partito un clima di scontro che ha generato una polemica politica, da parte di esponenti del governo contro i sindaci del PD – racconta il sindaco di Ravenna De Pascale.
Saranno risarciti tutti – assicura il senatore di FDI Lisei – che da la colpa alle procedure degli enti locali, comuni e regione, che non hanno perimetrato i danni.

In studio era presente il presidente Bonaccini: il governo ha mandato a Bruxelles un documento con la quantificazione dei danni, 8 mld, che dunque esiste. I danno erano stati quantificati, da regione e sindaci: per i privati sono 4 mld di euro. I 3000 euro alle famiglie sono stati decisi da Bonaccini stesso, assieme alla Protezione Civile.
Il problema – continua Bonaccini – è rendicontare e asseverare: ma le persone ancora non hanno i moduli per le perizie, dei 900 ml come ammortizzatori sociali della ministra Calderone sono stati usati solo 30ml.
Si comprende la rabbia del presidente oggi, che Iacona non è riuscito a fermare: difficile accettare le accuse politiche fatte dal governo di voler cercare visibilità con l’emergenza.

Il punto di vista degli scienziati

Iacona ha visitato il territorio colpito in Emilia Romagna assieme ai ricercatori dell’IRPI, del CNR: negli anni l’IRPI ha analizzato le fragilità del territorio nazionale, realizzando una mappa di previsione delle frane su tutto il paese.
Sanno cosa andrebbe fatto, per contenere le frane, le acque dei fiumi (su in montagna, prima che arrivi a valle), per evitare che le alluvioni si prendano case e strade.
Il sistema di equilibrio tra uomo e territorio che ha retto per secoli oggi va rivisto: la politica deve aprire oggi il cantiere Italia, che sarebbe anche una grande occasione per creare sviluppo e lavoro.
A Forlì il fiume Montone ha saltato il suo argine: queste sono state messe in crisi dalle tane degli istrici, pulire gli argini dagli alberi, dare spazio ai fiumi, “il fiume non vende mai, affitta sempre” spiega il presidente dell’IRPI.
La sicurezza delle città non può essere lasciata sola agli argini, ma oggi non basta: nel quartiere Romiti, a poche centinaia di metri dall’argine del fiume Montone, è finito tutto sott’acqua.
Meglio avere fiumi larghi a monte, rinunciando a qualche costruzione e campi, che fiumi stretti che scorrono veloce e mandano tutta l’acqua a valle: come l’allevamento di galline ovaiole costruito dentro l’alveo del Montone.

Servono le casse di laminazione, lungo il corso dei fiumi, che bloccano le piene a monte e che servono anche per salvare acqua nei momenti di siccità.
Negli anni settanta-ottanta si è costruito troppo e male: sono oggi gli stessi sindaci delle zone colpite che chiedono di smettere di cementificare e restringere gli alvei dei fiumi.
Tutte cose che Legambiente a Faenza aveva detto ben prima dell’alluvione: ci sono tante costruzioni avviate e non ancora costruite, per tutte le licenze rilasciate dal comune.

Basta consumo del territorio dentro e fuori le città, a ridotto degli svincoli autostradali, per i poli logistici dei capannoni, per i parcheggi: tutto cemento che impermeabilizza il suolo.
Secondo l’ISPRA, in ER si è continuato a consumare suolo pubblico nonostante la legge regionale sul consumo del territorio: questa è la terza regione dove si è costruito di più, raccontano dall’ISPRA: ci sono i cantieri per la logistica, i cantieri per nuove aree residenziali, gran parte delle trasformazioni del suolo agricolo sono avvenute in zone ad alta pericolosità idraulica.
La legge sul consumo del suolo in ER andrebbe riformata in senso più restrittivo: si sono concesse ai comuni troppe proroghe, come i poli della logistica fatti passare per costruzioni di interesse pubblico.

Manca una legge nazionale – la risposta del presidente Bonaccini – che sia restrittiva sul consumo del suolo.

I negazionisti climatici ovvero gli ecodubbiosi

Fa caldo? Beh è estate, ha sempre fatto calso. Piove? Ma come non c’era la siccità? Fa freddo? Visto, altro che riscaldamento globale.. Si parla di ecoterrorismo, si fa polemica sul clima dividendosi come tifosi: Salvini parla di cicli climatici, Pichetto Fratin dice di non essere certo delle responsabilità umane. Ma gli scienziati sono tutti concordi su un tema: il tema del clima deve stare al centro dell’agenda politica, se le cause del riscaldamento globale sono antropiche è una buona notizia, perché significa che possiamo porvi rimedio.
Siamo noi la causa dei fenomeni sempre più estremi: si sentono ancora le favolette su Annibale che ha attraversato le Alpi, dei cicli naturali devono parlare gli scienziati non Salvini, che al limite dovrebbe occuparsi di infrastrutture.

Ma a casa della Lega non ne vogliono sapere e si trincerano dietro articoli di scienziati scettici sui cambiamenti climatici. La stessa presidente Meloni parla poco del riscaldamento globale e della crisi climatica, meglio non scontentare i suoi elettori. Che della transizione ecologica non ne vogliono sentir parlare: la definiscono terrorismo green.

Quando saranno egemoni anche in Europa, questi partiti di destra, cosa faranno dei piani “green”?

Chissà se l’esponente di FDI Procaccini è consapevole che i cambiamenti climatici sono anche responsabili delle migrazioni delle popolazioni dal sud del mondo, come in Tunisia.

04 settembre 2023

Anteprima Presadiretta – Stato di calamità permanente

 


In Italia si dice che siamo bravi a gestire le emergenze: ci commuoviamo sempre di fronte alle immagini degli eroi che salvano le persone sotto le macerie, dalle case sommerse dalle acque, dal fango.. Siamo il paese che ha bisogno degli eroi per compensare l’incapacità di gestire la manutenzione dei fiumi, la pulizia degli argini, evitare che le colline franino addosso alle case, evitare che si costruisca laddove non si potrebbe, perché zona sismica, perché zona a rischio idrogeologico.

Aggiungo anche che questa retorica degli eroi non solo ha stancato, perché ogni volta ci tocca contare i morti e i danni: sull’emergenza ci sono troppi interessi, spesso poco puliti, nella gestione dei fondi. Pensate a quanto successo a l’Aquila dopo il terremoto del 2009, quando l’allora governo uso il palcoscenico con le macerie per la sua propaganda.
Questa sera tornano le inchieste di Presadiretta: la prima puntata è dedicata alla sfida lanciata dall’alluvione in Emilia Romagna del maggio passato. Una sfida a noi e ai decisori politici: il pericolo corso dalla popolazione in Emilia Romagna è stato estremamente reale, come reali sono i cambiamenti climatici causati anche dai nostri comportamenti.

Il servizio ha girato tutta la regione, dai monti sono scesi giù a seguire il corso dei fiumi, i giornalisti di Presadiretta sono entrati nelle città, fino al mare per cercare di capire che cosa è successo e cosa bisogna adesso per rigenerare il territorio visto che si moltiplicano gli eventi climatici estremi e dobbiamo per forza adattarci, ritrovare un equilibrio con queste forze della natura che si presentano così violente.
Ma a Presadiretta parleranno anche del presente, di quello che sta succedendo nelle città dell’Emilia, per capire a che punto è la ricostruzione, se i soldi che ha mandato il governo sono sufficienti. Iacona nell’anteprima ha invitato i suoi spettatori a scrivere alla redazione, usando i canali social, Facebook e Twitter, per raccontare le loro storie.

“Piogge così le ho viste soltanto in Africa e in Amazzonia però duravamo al massimo 8-9 ore” racconta a Iacona uno dei testimoni dell’alluvione: “ad un certo punto sembrava di essere nell’occhio del ciclone perché le nuvole non si muovevano”. Ci sono diversi video che testimoniano la violenza dell’evento: in uno di questi si sentono le persone gridare aiuto, chiuse nelle loro abitazioni mentre l’acqua nelle strade continuava a crescere, entrando nelle case.

“Se anziché alle tre di notte capitava alle tre di pomeriggio qui c’era una strage” racconta un’altra persona a San’Agata sul Santerno durante il servizio che mostrerà anche le frane, le foreste scivolate lungo il fianco delle colline, fiumi usciti dai propri alvei che hanno diviso terreni a metà.

Durante l’alluvione sono letteralmente esplosi i fiumi e così i luoghi considerati più sicuri come le nostre abitazioni sono diventati delle trappole, tutto è accaduto in fretta e per fortuna di notte, dove c’erano meno persone in strada, altrimenti sarebbe stata una strage.

“Non possiamo rimettere il fiume dove l’avevamo messo” spiega un signore a Iacona “lui vuole star lì ed è tornato lì”: l’impianto di sicurezza dei territori che aveva retto per decenni oggi non regge più.

Presadiretta racconterà anche delle sedici vittime dell’alluvione: l’unico modo per onorarne la memoria è cercare di capire cosa dobbiamo fare, ovvero prendersi cura delle montagne, dei boschi, dei fiumi, sempre che vogliamo essere sicuri nelle nostre città.
E, va ricordato, non stiamo parlando di una regione dove c’è abusivismo, ma di una di quelle meglio amministrate, dove c’è un PIL alto rispetto alla media: l’Emilia ha sempre convissuto coi fiumi e coi canali, che attraversano i centri storici delle città come Forlì, Cesena..
Quelle pianure una volta alluvionali sono diventate oggi il centro di produzione della frutta al mondo, come il Kiwi. Questo equilibrio tra natura e uomo, tra natura e centri di produzione impiantati dall’uomo non funziona più – racconta Iacona nella presentazione della puntata a Il filo rosso: la politica deve essere intelligente al punto di voler cercare gli errori commessi, dove si è consumato troppo suolo, dove si sono costretti i fiumi che si sono ripresi i loro spazi con la forza. Dobbiamo far tesoro di questa tragedia in modo che diventi un piano nazionale di gestione dell’emergenza: “io mi aspetto dal governo non tanto la polemica sui soldi, perché parleremo anche di quella, avremo Bonaccini in diretta che racconterà se il punto di arrivo con Figliuolo è al punto giusto, ma io mi aspetto che oltre alla solidarietà parta finalmente l’idea di aprire il grande cantiere di cura per l’Italia.”
Iacona ha incontrato gli esperti nelle accademie: geologi, scienziati climatici, scienziati idraulici, quelli del CNR, con loro ha fatto il giro del territorio. Esistono mappe del territorio valle per valle, fiume per fiume: già si sapevamo le fragilità del territorio e sappiamo anche quello che dobbiamo mettere in campo. Certo oggi non si può più chiedere ai contadini che non ci sono più di mantenere una montagna: ecco perché è così importante che intervenga lo Stato, per recuperare le cose più preziose che abbiamo.

Adattarsi ai cambiamenti climatici costerà sempre meno degli otto miliardi di danni e delle vittime dell’alluvione: entreremo in un meccanismo dove non si può più ricostruire, perché a momenti di siccità seguono le stagioni con gli alluvioni che spazzano via tutto, come sta già avvenendo in Africa.
C’è poi il tema del negazionismo climatico: esiste una cultura condivisa su questo, dobbiamo iniziare seriamente a diminuire le emissioni e tutti le altre buone pratiche (come la diminuzione delle plastiche, altro tema affrontato da Presadiretta).
Sono passati tre mesi dalla catastrofe, dalla passerella del governo, cosa vogliamo fare? Vogliamo costruire come prima o iniziamo a prenderci cura del territorio, prima della prossima tragedia?

Il Resto del carlino ha intervistato Riccardo Iacona sulla nuova stagione di Presadiretta e su questa prima puntata:

Come avete trovato le persone colpite dall’alluvione?

"Sotto shock per una cosa che non pensavano potesse capitare in città. Interi quartieri senza luce, il telefono che si spegne e poi vedi gli elicotteri che iniziano a volare sopra, con l’acqua che sale sempre più e sembra non volersi fermare. Questa è una cosa che mi ha colpito tantissimo. Ti fa toccare con mano come la sicurezza delle città sia saltata rispetto ai fiumi che, soprattutto in pianura, sono stati regimentati come corpi idraulici, ma corpi idraulici non sono".

Dopo oltre tre mesi la Romagna si sta riprendendo?

"Siete persone che non stanno certo con le mani in mano, tutti hanno fatto quel che si poteva e anche di più. Anche i Comuni. Ora serve il Governo, servono i finanziamenti grossi, quelli per ricostruire, ma anche ripensare tutto l’equilibrio del territorio. Con noi ci sarà in collegamento anche il presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Cercheremo di capire se quanto previsto può bastare, ma anche come si dovrà ripensare il territorio, la montagna e la sua manutenzione in futuro. Sperando questa volta di aver imparato la lezione e che non succeda come con il Covid".

La scheda del servizio:

PresaDiretta torna in onda lunedì 4 settembre, alle 21.20 su Rai 3, per un nuovo ciclo di inchieste e reportage di PresaDiretta, 9 grandi appuntamenti con l’approfondimento. 
Nella prima puntata della stagione, la squadra di Riccardo Iacona torna a occuparsi di cambiamento climatico con un viaggio drammatico nei territori colpiti dall’alluvione emiliano-romagnola, dalla montagna alla pianura. Intere città finite sott’acqua, decine di fiumi straripati, centinaia di frane, migliaia di chilometri quadrati con case, aziende e terreni agricoli, allagati. Centinaia di feriti, sfollati e purtroppo, 16 vittime. A più di tre mesi dall’alluvione in Emilia-Romagna, i soldi stanziati dal Governo sono sufficienti? E come si può ricostruire per mettere davvero in sicurezza il nostro territorio dai fenomeni climatici estremi che stanno diventando sempre più ordinari?
PresaDiretta ha attraversato le zone appenniniche coinvolte nell’alluvione di maggio scorso, dove in poche ore è piovuta la quantità d’acqua che cade in sei mesi. Le montagne si sono spaccate con centinaia e centinaia di frane che hanno portato via tutto quello che incontravano: boschi, strade, case: perché è successo? 
Un viaggio nelle città e nei piccoli Comuni colpiti, per incontrare i cittadini e gli amministratori locali, i tecnici e tutti gli interlocutori coinvolti, raccontare non solo cosa è accaduto, ma di che cosa il territorio ha bisogno oggi. E come far fronte alla ricostruzione.
La gigantesca alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna ci ha fatto capire che non basta intervenire sui fiumi, bisogna intervenire sui boschi, sulla manutenzione della montagna, sul consumo di suolo, se vogliamo salvare le città. I dati ci sono, la conoscenza tecnica e gli studi scientifici pure. Adesso il contrasto al cambiamento climatico deve diventare centrale nell’agenda della politica.
Ospite di Riccardo Iacona, Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, per capire insieme di cosa hanno bisogno popolazione civile e imprese e come mettere in sicurezza il territorio per far fronte al cambiamento climatico.
 
"Stato di calamità permanente" è un racconto di Riccardo Iacona, con Elisabetta Camilleri, Cecilia Carpio, Sabrina Carreras, Marianna De Marzi, Alessandro Macina, Cesarina Trillini, Alessandro Marcelli e Massimiliano Torchia.  

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.


03 settembre 2023

Il cane che parla di Giorgio Scerbanenco

 

Abbiamo intervistato il celebre poeta Aroldo Banner e ne abbiamo ricevuto la curiosa impressione di un uomo che tenesse la vita con la punta delle dita, come fosse un oggetto sudicio.

In uno scompartimento del direttissimo che sarebbe arrivato a Boston alle 17 e 30, Araldo Banner e i suoi amici lasciavano pigramente scorrere le ore noiose del viaggio.
Era un pomeriggio di fine estate. Dal finestrino già si vedeva qualche nota di giallo e di rosso autunno nella campagna. Il cielo era di un celeste pallidissimo, anche perché il giorno prima aveva piovuto e tutta l’aria si era come slavata e scolorita. Solo il verde, dove c’era, aveva intensi toni lucidi. Erano soltanto le quattro. Ancora un’era e mezzo di treno.

Prima della serie con Duca Lamberti, che ancora oggi è un punto di riferimento per molti nuovi scrittori, Giorgio Scerbanenco aveva scritto diversi gialli perfino negli anni del regime fascista, come questo “Il cane che parla” pubblicato da Mondadori nel 1942.
Poiché il regime fascista tra le altre cose, aveva anche abolito il crimine (intendendo la pubblicazione sui giornali di storie sgradite alla propaganda), questi gialli erano ambientati nell’America che Scerbanenco aveva immaginato e dove viveva questo investigatore particolare, Arthur Jelling. Alto, educato, sposato, una persona che arrivava perfino ad arrossire di fronte ad un complimento o ad una situazione imbarazzante, come un interrogatorio di fronte un personaggio importante, tutto il contrario del cliché del poliziotto rude e solitario.
Questo romanzo, terzo della serie con Jelling è il classico delitto dentro la stanza chiusa (leggendolo sentirete forti i richiami di Agatha Christie): la stanza è lo scompartimento di un treno diretto verso Boston dove incontriamo i cinque principali protagonisti del racconto: Aroldo Banner, poeta famoso, poco incline a mescolarsi con le persone e i problemi del mondo reale; Carlo Svedensson, critico, intellettuale, poeta fatto di tutt’altra pasta per le sue esternazioni velenose nei confronti dei colleghi; Dady Dadies, responsabile della pagina letteraria del Nuova Stampa; Tom Fharanda editore, che di recente ha firmato un contratto col poeta Araldo Banner. Infine la scrittrice Fiorella Garrett, che in quello scompartimento sta cercando di stemperare la tensione che si è creata a seguito delle uscite velenose di Svedensson sui giornali, sugli editori che stampano libri di poesia solo per interesse economico.

Ad un certo punto il treno si arresta, qualcuno ha tirato il freno di emergenza: tutti i passeggeri si affacciano dal finestrino per capire cosa sia successo, compresi il poeta Banner e l’editore Fharanda.

Devono aver tirato il segnale d’allarme,” disse agli altri. “Chissà cos’è success..”
Non terminò la parola. Si udirono due strani scoppi. Pareva che qualcuno avesse sturato un paio di bottiglie di spumante, poi Banner, il poeta Aroldo Banner, che guardava con semplice indifferenza dal finestrino, senza nessun interesse per quella fermata improvvisa, come se tutto fosse una cosa da tenersi sulla punta delle dita, per non sporcarsi; Banner insomma, cadde a terra all’indietro, il volto rigato di sangue.

Qualcuno ha sparato da fuori colpendo Banner due volte al volto: la polizia di Corsey, per mano del rude capitano Merulay (uno di quegli uomini che quando è in divisa si dimentica di essere tale) interroga e arresta tutti gli occupanti dello scompartimento, senza troppi complimenti.
Finché da Boston arriva il responsabile delle indagini:

Col treno delle otto e quindici arrivò a Corsey, proveniente da Boston, un signore molto alto e magro che teneva una borsa di cuoio sotto il braccio.

Jelling è un poliziotto di pasta diversa da Merulay: metodico, paziente, molto riflessivo, si era fatto notare dal suo superiore per aver risolto due casi (i primi due volumi della serie, Sei giorni di preavviso e La Bambola cieca) ed era stato dunque trasferito dall’archivio centrale all’investigativa. Arrivato a Corsey fa rilasciare tutti e quattro i “sospetti” e, dopo aver letto il rapporto degli agenti di Corsey, si reca sul luogo dove il treno si era fermato. Per una strana coincidenza, il treno si è fermato proprio sotto la villa del direttore della pagina culturale della Nuova Stampa, Marino Grant (un altro nome italiano, ma siamo proprio certi che siamo in America?), che aveva ospitato proprio quei cinque nella sua villa in collina.
Il rapporto della balistica parla chiaro: Banner è stato colpito da 30 metri da un colpo di fucile con un proiettile calibro 8,
proprio il calibro del fucile che Grant usa per andare a caccia, come quel pomeriggio dove Banner è stato ucciso. Sono troppi e lampanti gli indizi che indicano come assassino Marino Grant: quest’ultimo, interrogato da Jelling stesso, conferma tutti gli indizi a suo carico, aggravando la sua posizione.

Caso risolto, dunque? No, perché nella testa di Arthur Jelling ci sono alcuni tasselli che non riescono ad incastrarsi. Come per esempio quella fermata improvvisa del treno, la polizia di Corsey ad esempio non era ancora riuscita a stabilire chi avesse azionato la leva per l’allarme.
Difficile che i due eventi, l’allarme e i colpi di fucile contro Banner non siano correlati:

Ecco,” spiegò “Si può pensare che il segnale d’allarme sia strettamente legato al delitto. Io credo che sia così. Ma se è legato strettamente al delitto, chi ha azionato il segnale doveva trovarsi sul treno. Allora bisogna pensare che il delitto sia stato ideato e compiuto da due persone, una delle quali si trovava sul treno e ha azionato il segnale, l’altra invece era nella boscaglia e ha sparato.”

Dunque un assassino e un complice? Allora l’arresto di Grant è stato un granchio? Nessuno dei compagni di viaggio del morto è uscito dallo scompartimento e nessuno di loro aveva un’arma quando è stato perquisito.
Come spiegare allora il delitto?

Arthur Jelling era del parere che se i dati erano sufficienti, si poteva far luce su qualunque oscuro problema, servendosi soltanto su quei dati. “È una questione di pensare,” diceva sempre a sé stesso. In quel momento, egli era sicuro che i dati del problema v’erano tutti, quindi bastava pensare.

La soluzione del delitto arriverà proprio leggendo gli atti, anzi leggendo un particolare emerso negli interrogatori e che i poliziotti inizialmente avevano trascurato. Si tratta di un cane, un cane particolare, capace di parlare – in senso metaforico – per far combaciare le tessere del puzzle e dare una risposta a tutte le domande che girano nella testa dell’investigatore.
Ma un grosso aiuto lo darà anche un gangster chiamato Fancio il breve (perché è uno di quelli che non ci pensa troppo a sparare): un criminale esperto nel ramo rapine, che ha conosciuto solo miseria e violenza che Jelling cerca di aiutare, proponendogli la possibilità di una vita diversa, un lavoro, una casa, una moglie che lo aspetta tutte le sere.

Ma chi nasce lupo non può morire agnello:

L’agnello disse molte belle parole al lupo. Voleva che il lupo divenisse buono e mite come lui. Gli disse: “Perché sei così cattivo? Non ti spiacerebbe che qualcuno mangiasse tua madre, o i tuoi piccoli?”
Il lupo rispose: “Si mi dispiacerebbe perché vorrei mangiarli io”.
Da un libero rifacimento di una favola di Esopo

Il cane che parla è un romanzo da leggere per comprendere fino in fondo la poliedricità dello scrittore Giorgio Scerbanenco, autore di noir come quelli della serie con Duca Lamberti, di romanzi rosa e di gialli come questo, con un delitto (avvenuto o solo annunciato, come in Sei giorni di preavviso, primo della serie di Jelling), i sospettati che, di fronte alle domande dell’investigatore fanno emergere la rete di relazioni tra loro: come racconta Cecilia Scerbanenco nella prefazione, “Un romanzo assolutamente giallo, di crimini e detection, entrambi sempre invisi al regime fascista ..Leggendolo ho continuato a domandarmi quali fossero gli accordi intercorsi tra l’autore e il suo editore, Arnoldo Mondadori. [..] E’ un romanzo alla Agatha Christie: qui, Poirot sarebbe perfetto, altrettanto a disagio nei locali dei bassifondi del nostro Jelling. Jelling che, ormai affermato collaboratore della polizia di una Boston di fantasia, deve ancora una volta mettere alla prova la sua psicoindagine, come gliel’ha ribattezzata il suo capitano, Sunder, un metodo di deduzione tutto intellettuale, basato sul dialogo tra sospettati e inquirenti.”

La scheda del libro sul sito dell'editore La Nave di Teseo

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


01 settembre 2023

In caso di disgrazia di Georges Simenon

Domenica 6 novembre

Appena due ore fa, dopo colazione, nel salotto in cui eravamo passati a prendere il caffè, stavo in piedi davanti alla finestra abbastanza vicino da avvertire la fredda umidità dei vetri, quando ho sentito mia moglie dire, dietro di me:

«Pensi di uscire nel pomeriggio?»
Queste parole, così semplici e banali, mi sono apparse cariche di significato come se celassero un sottinteso che né io né Viviane osavamo esprimere. Ho esitato un po' prima di rispondere, non perché non sapessi che cosa intendevo fare, ma perché per un attimo sono rimasto sospeso in quell'universo un po' inquietante, anche se in fondo più reale del mondo di tutti i giorni, che dà l'impressione di scoprire l'altra faccia della vita.

Lucien Gobillot è un avvocato di successo a Parigi, seppur non sia propriamente un bell’uomo e non provenga da una famiglia benestante, è riuscito a costruirsi una posizione oggi: vive in una bella casa, è sposato con una bella donna, Viviane (che era la moglie dell’avvocato presso cui ha mosso i suoi primi passi) con cui frequenta i salotti bene di Parigi assieme a ministri, giornalisti e futuri presidenti del Consiglio.

Nel corso degli anni si è costruito la fama di saper vincere le cause più disperate, salvando da una facile condanna anche personaggi equivoci. Potrebbe essere una persona felice, avendo avuto tutto dalla vita, eppure sin dalle prime pagine capiamo, in questa sua lunga confessione, che nella sua vita c’è qualcosa che non va. Proprio nel suo rapporto con la moglie:

Alcuni quando parlano di Viviane e di me, ci paragonano a una coppia di belve, intendendo probabilmente alludere al fatto che tra gli animali selvatici la femmina è la più aggressiva.

Tra Viviane e Lucien c’è ormai solo un gioco delle parti: è come se oggi, dopo tanti anni dal loro incontro, siano diventati due estranei che si rispettano, sanno che esistono dei protocolli, delle cerimonie da rispettare (capiremo poi fino a che punto), senza il bisogno di capire veramente quali siano i pensieri in testa l’uno dell’altro. Ci sono le noiose domeniche parigine, le serate nei salotti dell’amica Corine.. Ma nella testa di Lucien in questi giorni piovosi di novembre, c’è altro per la testa.

Quello che leggiamo, in questo romanzo raccontato in prima persona dal protagonista, è una sorta di lunga istruttoria, un diario scritto giorno dopo giorno, dove si racconta tutta la sua storia a partire dall’ultimo anno, da quando cioè una sera ha ricevuto nel suo studio una ragazza che gli confessa di aver commesso un crimine e che si è rivolta a lui proprio per la sua fama, di essere cioè un avvocato che non si fa troppi scrupoli per difendere i suoi assistiti.

«Tutto è cominciato...»

Quando? Con Yvette, la sera in cui rientrando dal palazzo di giustizia, l'ho trovata seduta tutta sola in sala d'attesa? È la soluzione più facile, quella che sarei tentato di definire romantica se non ci fosse stata Yvette probabilmente ci sarebbe stata un'altra. Chissà poi se era davvero necessaria l'intrusione di un elemento nuovo nella mia vita.

Questa ragazza, giovane e minuta, arriva ad offrirsi mostrandosi nuda, pur di essere difesa dal celebre avvocato Gobillot che, invece, per un senso di vanità, decide di prendere il caso così, come se fosse l’ennesima sfida

Mi avevano costretto ad avanzare anche troppo su una strada che non corrispondeva neanche un po' al mio temperamento i miei gusti.

In realtà quella ragazza ha qualcosa che lo attira, che non sta nella sua bellezza o nel suo atteggiamento da bambina, ma per quel senso di gratitudine che gli dimostra. Come se tutto nella vita di Yvette dipendesse da Lucien. La possibilità di non dover ricorrere a tutti i mezzi per sopravvivere, la possibilità di avere una casa. Perché non solo Lucien riesce a salvarla dalla condanna, ma le trova un appartamento in rue de Ponthieu.

Inizia una strana relazione tra i due, anzi dovremmo dire tra i tre personaggi di questo dramma della borghesia parigina: perché Viviane è consapevole della relazione che si è creata tra il marito e la giovane ragazza. Non solo, Lucien arriva ad accettare il fatto che in quell’appartamento Yvette incontri il suo fidanzato, uno studente di medicina che di giorno lavora in una fabbrica.
Stiamo parlando di un rapporto che è destinato a non poter durare a lungo: per questo oggi Lucien sta scrivendo tutto, perché potrebbe un giorno tornar utile “in caso di disgrazia”, nel caso capiti qualcosa di brutto a lui.

Come in tutti i suoi romanzi, Simenon fa un grande lavoro sulla psicologia dei personaggi: sulle relazioni che li tengono assieme, nonostante i tradimenti e le bugie. Come la relazione tra Lucien e Viviane, marito e moglie

Viviane mi considera come una sua creazione: prima di conoscerla, secondo lei, non esistevo. Mi ha scelto come Corine ha scelto Jean Moriat, con la differenza che io non ero nemmeno un deputato, e che per me lei ha rinunciato ad una vita spensierata o lussuosa.

Questa complicità che ha resistito per i vent’anni di matrimonio viene all’improvviso messa a rischio dal colpo di fulmine di Lucien con questa ragazza “con un viso da bambina e da vecchia allo stesso tempo, un misto di ingenuità e astuzia, e mi verrebbe da aggiungere di innocenza e di vizio..”
Questo “In caso di disgrazia” è uno dei romanzi più “erotici” tra quelli che finora ho letto dello scrittore belga: in questo romanzo ritroviamo molti dei temi cari allo scrittore, come l’impossibilità di sfuggire ai binari di una vita che altri hanno predisposto per noi.
Nonostante il protagonista percepisca il dramma incombere nell’aria, (ed è per questo che vuole scrivere un diario dei giorni a futura memoria, “in caso di disgrazia”), lo stesso non riesce a frenare la sua passione, il suo desiderio.
Unico turbamento, la nostalgia di non aver vissuto una vita normale, di quelle raccontate “nei discorsi di fine anno”. Ma esiste veramente una famiglia normale? Per Georges Simenon il giudizio è spietato:

L’esperienza mi ha insegnato che le famiglie come le altre non esistono, che basta grattare la superficie e andare in fondo alle cose per ritrovare gli stessi uomini, le stesse donne, le stesse tentazioni, gli stessi cedimenti. Cambia solo la facciata, il grado di franchezza o di discrezione – o di illusioni?

La scheda del libro sul sito dell'editore Adelphi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon 

30 agosto 2023

La distruzione del talento - da Sarà assente l'autore di Giampaolo Simi


L'industria del libro, intesa come catena di montaggio di libri costruiti per essere letti da chiunque non abbia voglia di sforzarsi troppo. L'industria dei talent, intesa come catena di montaggio di persone in cerca del colpo di fortuna che dia una svolta alla vita.
Si parla di questo, tra le altre cose, nell'ultimo romanzo di Giampaolo Simi, molto divertente all'inizio ma che, arrivati alla vita, lascia spazio a tante riflessioni:

In Tv,sui social, in politica, nel lavoro, il messaggio è chiaro: chiunque può diventare influencer, rapper, regista, opinionista in TV, vlogger, chef, tiktoker, ministro, scrittore di bestseller. Se uno ha il procuratore giusto e i tuoi pagano, pure calciatore..

Noi stiamo distruggendo a picconate la più aristocratica e odiosa delle discriminazioni, l’unica forma di disuguaglianza che è sopravvissuta alla rivoluzione industriale, a quella francese e anche a quella di Ottobre.
Sperticato non ebbe bisogno di domandare alcunché. Bastò il suo sguardo smarrito a far proseguire Vinciguerra.
- Il talento, Sperticato. L’ingiustizia sociale più feroce che esista, l’elemento che la natura ha distribuito nella maniera più antidemocratica, casuale e crudele. Il reddito lo puoi ridistribuire, l’istruzione anche, il talento no.

- .. Ha presente quella cosa che i giovani che non hanno voglia di lavorare, che rifiutano stipendi interessanti?
- Ho presente. Salta fuori ogni due o tre mesi, più o meno.
- Tutte cazzate. Non è vero che i giovani sono sfaticati. Ma mi dice perché dovrebbero farsi il mazzo e invecchiare alla fresatrice in un buco di culo di mondo, prendendosi due settimane di ferie d’agosto e due per Natale? Perché dovrebbero vivacchiare con millesei, millesettecento euro al mese pagandone, che so, la metà d’affitto quando se azzeccano un video virale finiscono ospiti ovunque.. o se fondano la startup giusta la rivendono a Google e a trent’anni possono andare a vivere di rendita ad Algarve. Noi questo gli stiamo inculcando da anni, e poi ci stupiamo che alcuni sputino su un contratto a tempo indeterminato, invece di sentirsi fortunati.
Ma ci credo! Glielo stiamo ripetendo noi che il posto fisso è roba da falliti. Ma è anche questo il motivo per cui, aspettando di svoltare, se ne fregano di tutto, non pensano a cambiare il mondo ma solo a salvarsi la pelle, accettando buoni buoni qualsiasi lavoretto precario e mal pagato.
Anzi, più schifo fa meglio è, avranno meno rimpianti a lasciarlo quando verranno selezionati dal reality show che gli cambierà la vita.
 

Da Sarà assente l'autore di Giampaolo Simi Sellerio 

 

 

Sarà assente l’autore di Giampaolo Simi

 


«L’inizio della presentazione era per le 17, ma Gianfelice Sperticato arrivò davanti alla storica Libreria Lanzoni con un anticipo di un’ora e trentaquattro minuti. La città sembrava spopolata da un attacco di gas nervino e il sole di settembre gli arrostiva la fronte.
Ovviamente non entrò. Rimase a distanza, spiando gli interni ombrosi e la loro promessa di sapienziale refrigerio. Prese a morsi un cono confezionato sulla sediola di plastica di un bar tabacchi frequentato da muratori esausti e gente che si rovinava al Gratta e Vinci.
Mentre si accorgeva di aver masticato voracemente anche un po’ di carta dell’involucro, rilesse i passaggi principali del suo discorso segnati su un taccuino a quadretti.

La putrescenza morale come infertile oblio della propria seppur cieca trascendenza gli sembrava un punto nodale messo bene a fuoco..».

Ho iniziato a leggere questo romanzo godendomi i primi capitoli, dove con uno stile umoristico (e vagamente fantozziano) si raccontano le gesta del ricercatore e aspirante scrittore Gianfelice Sperticato. In una storica libreria di provincia sta per presentare il suo ultimo romanzo, a cui ha dedicato mesi di lavoro, “Lo scempio”: ha preparato con cura ogni dettaglio ma le cose per lui non si mettono bene, sin dall’arrivo alla libreria. Passa da una fase di disperazione all’altra, quando scopre che non sono presenti che poche persone per il suo libro, tutte venute a godersi il fresco dell’aria condizionata e non per sentire le sue “alte” parole sulla letteratura moderna e sulla dittatura dei bestseller. Come il giallo scritto da un tale Federigo Crudeli, “Acque torbide”, le cui copie sono impilate una sopra l’altra in libreria, genere che Sperticato considera solo un “blando succedaneo di esperienza culturale”.

La presentazione non andrà bene, Sperticato si ritrova perfino a prendere a pugni il cartonato di Crudeli, per sfogare la sua rabbia (contro lui e il diktat dei distributori), ma servirà a poco.

Nel tentativo di tornare a casa, non potendosi permettere oltre un regionale, finisce in un capoluogo di provincia dove si tiene il FESTIVAL della LETTURA, di cui aveva molto sentito parlare in facoltà. Incredibile, ci sono persone disposte a spendere per la letteratura - si trova a pensare.
Ma la star del festival è ancora una volta la sua nemesi, quel Federigo Crudeli che col suo primo libro sta vendendo migliaia di copie e che viene celebrato in uno stand dedicato a lui dove il pubblico applaude a lungo di fronte alla sua immagine.

- Mai come oggi avremmo voluto dire: sarà presente l’autore …
Purtroppo l’esordiente giallista, che qualche critico ha niente di meno che paragonato al nuovo Fruttero e Lucentini (che erano una coppia) è morto tragicamente in un volo col suo parapendio.
Nel tentativo di passare una notte nella città del festival incontra il direttore editoriale di Idra Media Group, la casa editrice di Crudeli, disperato per la perdita dello scrittore.
Non per la perdita di un autore importante, ma per la perdita dei guadagni che avrebbe assicurato all’azienda, per performance innanzitutto, perché oggi il libro è un prodotto commerciale come gli altri in fondo.
L’incontro con Vincenzo Vinciguerra, il direttore editoriale, è per il ricercatore senza soldi Sperticato un viaggio nella terra a lui oscura dei best seller. Come si costruisce un best seller? Con quali ingredienti (quelli che devono esserci e quelli che devono essere evitati ad ogni costo)? In che modo creare un finto dibattito, sui social e sui giornali, usando critici disponibili a costruire una finta polemica, perché l’importante è che di un libro se ne parli …
- Ambientazione Veneto, quindi ville del Palladio, gente che sacramenta, sghèi che girano a vortice, prosecco a spritz che vanno di moda. Protagonista una Montalbano femmina, categoria milf incazzosa, un collega giovane, belloccio e imbranato con le donne, una collega grassa che sempre e fa le gaffe, ...
Uso di un’aggettivazione semplice e scontata, copiare idee da altri autori, tante similitudini a buon mercato: insomma scrivere un libro per persone che non hanno alcuna intenzione di leggerli, i libro. Dunque scrivere qualcosa che non impegni troppo il cervello, che non crei problemi nel lettore (i gay devono essere presenti perché persone sensibili, la protagonista che deve essere “copulabile”, non fa sesso ma “cede alla passione”) che ha scelto di fare la poliziotta non per un senso del dovere ma per un trauma del passato insanabile..

Un libro così potrei scriverlo anche io - pensa Sperticato. E così inizia il suo viaggio dall’altra parte del muro letterario.
Se fin qui si è riso, la seconda parte del racconto, con la seconda vita del ricercatore Gianfelice Sperticato, pagina dopo pagina, fa sorgere una diversa sensazione: a quanti libri, anche di quelli che si è letti personalmente, è possibile applicare il canovaccio del bestseller, per come ce lo racconta questo signor Vinciguerra?

Non è forse vero che, tranne qualche eccezione, la critica letteraria è sparita anzi, è diventata sempre più autoreferenziale, con giurati di un premio letterario che diventato premiati a sua volta in altre sedi?

A chi parla la letteratura alta, oggi? Parla al paese, anche a quella parte di italiani che non vogliono leggere o che non hanno tempo da leggere, oppure parla solo a sé stessa?

Si comprende bene il senso del titolo “Sarà assente l’autore”: libri che seguono un modello che piace al lettore pigro, dove gli si racconta quello che vuole sentirsi raccontare e dove non si capisce cosa voglia dirci, di personale, l’autore.

Da una parte i libri modello fast food, da consumare in fretta, a poco prezzo, dove sai già il gusto del boccone che ti stai mettendo in bocca, dall’altra parte autori che si prendono troppo sul serio, parlano di Pasolini, Moravia, Sciascia, dimenticandosi che questi autori (tutti morti, dunque senza possibilità di rispondere) scrivevano perché volevano dirci qualcosa. Perché rimanesse nel lettore una frase, un messaggio, un sapore.


La scheda del libro sul sito di Sellerio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon