26 novembre 2009

Occhio per occhio contro gli stranieri

Dopo l'episodio di violenza della settimana passata, a Rovato, hanno organizzato una manmofestazione durante la quale c'è stato il pestaggio e le aggressioni ad alcuni immigrati:

Gli organizzatori: «Quella gente non era del paese e li avevamo già invitati a tacere. Ci siamo rimasti male per l'accaduto».
A farne le spese di quella violenza fra gli altri Faik Morina, 36 anni, da sei a Rovato con due fratelli. L'altra sera era appena arrivato dal lavoro, quando è stato aggredito nel piccolo parcheggio sotto casa in via Carampana.
«Ero arrivato con mio fratello dal cantiere di Madonna di Campiglio - racconta a Bresciaoggi -. Mi sono fermato con lui, con i vestiti da lavoro, per sostituire la lampadina di un faro della macchina. È stato a questo punto che sono arrivati una quarantina o forse più di ragazzi.
Io ero piegato dentro la macchina e li ho visti quando ci hanno colpiti: ci hanno picchiato con catene, cinghie e legni buttando qualcosa che è scoppiato nella macchina.
Ci hanno picchiato per alcuni minuti poi sono scappati lasciando mio fratello a terra colpito alla schiena e dietro la testa. Ci hanno portato con l'ambulanza all'ospedale di Chiari e dobbiamo ancora tornarci per altri accertamenti. A Rovato non abbiamo mai avuto problemi e non vogliamo vendette: a noi interessa lavorare e vivere in pace».

Bozza Violante : ma per chi?

Questo il modello politico della bozza
"Un regime parlamentare -spiega Violante ad 'affaritaliani.it- che non metta il governo in balia del Parlamento, ma che dia forza all'esecutivo e al presidente del Consiglio. Cosa che fa quel testo"

Dopo aver visto la puntata di Report, tremo alla sola idea diq uello che potrebbe capitare con un presidente come il cavaliere.Peggio mi sento a sentire come la bozza sia usata come scusa per discutere poi di altro, come fa Cicchitto:

Sulla proposta avanzata ieri da Gianfranco Fini perche' si lavori, in campo di riforme, sulla bozza Violante, il capogruppo del Pdl alla Camera precisa la posizione della maggioranza: "Per cio' che riguarda la riforma della giustizia, la legge per l'acquisizione di tempi ragionevoli del processo (non dimentichiamo che il provvedimento in discussione al Senato, considerando anche la fase istruttoria, porta il processo ad una durata intorno agli 8-9 anni) va accompagnata e seguita da riforme di fondo come lo separazione delle carriere, la modifica del modo di elezione del CSM, i rapporti fra PM e polizia giudiziaria, ecc. Mettendo assieme tutti questi elementi si puo' quindi lavorare efficacemente per due riforme organiche, la riforma istituzionale e la riforma della giustizia".(AGI) -

Gli elettori del Partito Democratico chiedono questo?
Non credo.

Il ministro e la rete

Se la rete viene usata dai terroristi, e anche da Al Qaeda, per lanciare messaggi, per raccogliere finanziamenti, è giusti che l'antiterrorismo effettui il suo monitoramento.
Dice il ministro Maroni
"Nessun allarme - ha dichiarato il titolare dell'Interno - ma è giusto non sottovalutare o banalizzare fatti che non derivano dall'azione individuale di qualcuno. La preoccupazione si basa su fatti avvenuti di recente, come l'arresto di pakistani a Brescia accusati della strage di Mumbai"."Si tratta di una decisione importante che - ha sottolineato il Ministro - ci impegna a collaborare per oscurare i siti attraverso lo scambio di informazioni tra i 10 Paesi, impedendo la diffusione dell'ideologia terrorista, il reclutamento e la raccolta dei finanziamenti".
Fa specie che a parlare così sia un minostro di un governo che ha appena varato una legge come lo Scudo fiscale, che permetterebbe il riciclaggio proprio del denaro da parte della criminalità organizzata.
Forse occorre monitorare anche le banche nei paradisi fiscali, le transazioni.

La finanziaria dell'oggi

Il governo vara "La finanziaria dell'oggi", ovvero che punta a risolvere i problemi del'immediato, senza riuscire a pianificare il domani.

Finanziaria che si appoggia allo scudo fiscale e qi quei 4 miliardi di euro che si pensa ritornino. Niente tagli alle tasse, ma si da la possibilità di svendere i beni confiscati alla mafia. Senza controllare che sia la mafia stessa a ricomprarseli.

D'altronde, da un governo miope, che finanziaria poteva uscire? Un governo preoccupato dai processi del premier, che si deve proteggere dalle rivelazioni dei pentiti (certo, sottoposte al vaglio dei magistrati), che governa usando la "fiducia" in Parlamento.
Un governo che riesce a mettersi d'accordo solo sulla bocciatura ad oltranza alla RU486.
Era un pò che non si sentivano voci contro da parte di Avvenire ..

25 novembre 2009

A quando la responsabilità politica?

I fatti di questi giorni insegnano (per l'ennesima volta) come l'attuale classe politica non abbia alcun senso di responsabilità politica.
Nessun dubbio sulla convenienza di certe candidature, nessun problema sulle dichiarazioni dei pentiti: sia
per il premier, che per il sottosegretario Cosentino.
Da una parte le rivelazioni di Ciancimino jr (sul
Fatto) sul padre don Vito, gli affari di Berlusconi al nord e lo spettro dell’inchiesta di Palermo.
Dall'altra la la
Camera che dice no all'arresto del onorevole Cosentino.

All'estero si chiederanno che paese siamo.
Un paese dove si aspettano le sentenze della magistratura, e neppure allora ci si toglie di mezzo, si rinuncia alla poltrona. Si attacca il magistrato che concede intervistem, che va in televisione ..
Che fine sta facendo il nostro prestigio?
E gli italiani?

Alla fine Berlusconi parlerà chiaro agli italiani, a reti unificate senza contradditorio.
Spegherà le sue ragioni e anche il fatto che vol voto, lui ha pure ricevuto carta bianca.
Che, come disse Totò ...

E' tempo di trilogie

E' tempo di trilogie:
Molti sono bei libri, altri meno. Quasi un voler raschiare il fondo, riproponendo romanzi già usciti. Forse anche in attesa delle nuove uscite degli autori, in primavera (col disgelo).

La cartina al tornasole sulla lotta alla mafia

Sull'emendamento che permette la vendita dei beni confiscati alla mafia si misura e si misurerà la volonta (vera) di fare lotta alla criminalità organizzata.
Tre cose si chiedeva alla politica, da parte di Cosa nostra: la revisione dei processi, togliere la confisca dei beni, togliere il 41 bis.
Dopo questa porcata, nessuno potrà permetteri di nominare l'antimafia invano.
A cominciare dai "furbetti" del cavaliere che, insoddisfatti dal processo breve, attaccano ora con l'eliminazione del "concorso esterno in mafia".

L'informazione del mostro in prima pagina

Alcuni passi del film di Bellocchio "Sbatti il mostro in prima pagina".

Prima parte: il succo della notizia.
BIZANTI: “Ah ecco...bravo Roveda… siediti là. Tu sai quante copie tira il Giornale vero?”
ROVEDA: “ 500.000 ”
BIZANTI: “ Tutta l’opinione che conta nel paese… Sì gente che magari legge anche altri giornali…di altro colore, ma che alla fin fine si rivolge a noi, al Giornale…. per sentire dalla sua voce..una parola pacata e definitiva. E questa voce Roveda… deve essere sempre la stessa…dalla prima riga dell’editoriale all’ultimo annuncio economico.”
ROVEDA: “ Sì, sono d’accordo.”
BIZANTI: “Chi è il nostro lettore? E’ un uomo tranquillo, onesto, amante dell’ordine…. che lavora, produce, crea reddito! Ma è anche un uomo stanco Roveda, scoglionato, i suoi figli invece di andare a scuola fanno la guerriglia per le strade di Milano…i suoi operai sono sempre più prepotenti, il Governo non c’è! Il Paese è nel caos!…apre il giornale per trovare una parola serena, equilibrata, e che cosa ci trova?!.... Il tuo pezzo Roveda!.... Ho copiato parola per parola il tuo occhiello e il tuo titolo:
« DISPERATO GESTO DI UN DISOCCUPATO - SI BRUCIA VIVO PADRE DI CINQUE FIGLI», ora io non sono Umberto Eco e non voglio farti una lezione di semantica applicata all’informazione, ma mi pare evidente che la parola , «disperato» è gonfia di valori polemici…se poi me lo unisci alla parola «disoccupato»… «disperato-disoccupato» beh allora ci troviamo di fronte a una vera e propria provocazione…”
ROVEDA: “Maaah…”
BIZANTI: “Compiuta la quale, tu prendi questo pover uomo direttore e gli sbatti in faccia 5 orfani e un cadavere carbonizzato! Noh, dico, cosa vogliamo farne di questo pover uomo direttore? Un nevrotico? Ti ha forse dato fuoco, lui??....Vogliamo vedere di rifare insieme questo titolo? Può capitare a tutti di sbagliare noh? Scrivi: «DRAMMATICO SUICIDIO» «drammatico-suicidio» due parole, «DI» , cos’è un calabrese il poveretto?”
ROVEDA: “Si”
BIZANTI: “Ecco, «DI UN IMMIGRATO» «immigrato» una parola sola che contiene implicitamente il disoccupato e il padre di cinque figli, ma da anche un’informazione in più!”
ROVEDA: “Certo”
BIZANTI: “Il succo della notizia, la sintesi….il lettore apre il Giornale, guarda, se gli va legge, se non gli va tira via, ma senza avere la sensazione che gli vogliamo rompre i coglioni! Senza sentirsi lui responsabile di tutti i morti che ci sono ogni giorno nel mondo….comunque il pezzo è eccellente! sì magari c’è qualche parolina in più, qualche aggettivo da limare, per esempio quel «LICENZIATO»…”
ROVEDA: “«RIMASTO SENZA LAVORO»”
BIZANTI: “«RIMASTO SENZA LAVORO». Bravo! Dacci dentro Roveda, che la stoffa c’è!…adesso lo ricopi e lo porti direttamente in composizione, vai.”


Seconda parte: il giornalismo militante.
ANCORA BIZANTI A ROVEDA: "Lei vede il giornalista come un'osservatore imparziale... ebbene io le dico.. che questi osservatori imparziali mi fanno pena.... bisogna essere protagonisti! Non osservatori, siamo in guerra! La lotta di classe la facciamo anche noi! Non l'hanno inventata Marx e Lenin!"

24 novembre 2009

Come mi batte forte il tuo cuore di Benedetta Tobagi

Una figlia che decide di riavvicinarsi al padre, morto quando lei era piccola.
Un padre di cui gli amici, i parenti, i colleghi, le hanno lasciato un'immagine carica lontana dalla realtà.
Un eroe, un martire .. il povero Walter Tobagi, ucciso dalla barbarie terroristica.
E Benedetta, per avvicinarsi al padre, come era veramente, appassionato, amante della storia, giornalista dove fare come nel brano dell'Iliade.
Quando sulle mura di Troia, Ettore si avvicina al figlio Astianatte che, non riconoscendo il padre si mette a piangere (uno dei passi migliori del libro).

Ecco, il suo lavoro, in questo libro è togliere l'elmo al padre.
E restituirlo a noi e alla storia.

L'incontro tra Ettore e Andromaca:

Ma di gran pianto Andromaca bagnata
accostossi al marito, e per la mano
strignendolo, e per nome in dolce suono
chiamandolo, proruppe: Oh troppo ardito!
il tuo valor ti perderà: nessuna
pietà del figlio né di me tu senti,
crudel, di me che vedova infelice
rimarrommi tra poco, perché tutti 530
di conserto gli Achei contro te solo
si scaglieranno a trucidarti intesi;
e a me fia meglio allor, se mi sei tolto,
l’andar sotterra. Di te priva, ahi lassa!
ch’altro mi resta che perpetuo pianto?
Ettore e Astianatte:
Così detto, distese al caro figlio
l’aperte braccia. Acuto mise un grido
il bambinello, e declinato il volto,
tutto il nascose alla nudrice in seno,
dalle fiere atterrito armi paterne,
e dal cimiero che di chiome equine
alto su l’elmo orribilmente ondeggia.
Sorrise il genitor, sorrise anch’ella
la veneranda madre; e dalla fronte
l’intenerito eroe tosto si tolse
l’elmo, e raggiante sul terren lo pose.
Indi baciato con immenso affetto,
e dolcemente tra le mani alquanto
palleggiato l’infante, alzollo al cielo,
e supplice sclamò: Giove pietoso
e voi tutti, o Celesti, ah concedete
che di me degno un dì questo mio figlio
sia splendor della patria, e de’ Troiani
forte e possente regnator.
Deh fate
che il veggendo tornar dalla battaglia
dell’armi onusto de’ nemici uccisi,
dica talun: Non fu sì forte il padre:
E il cor materno nell’udirlo esulti.
Così dicendo, in braccio alla diletta
sposa egli cesse il pargoletto; ed ella
con un misto di pianti almo sorriso
lo si raccolse all’odoroso seno.
[da Wikipedia - Iliade il libro VI]
Il libro di Benedetta Tobagi su internetbookshop.

Il caso Brenda

Un commento carpito sul treno:
"Certo che i telegiornali ci proprio scassato con sta storia di Brenda"
Si conferma il teorema Zito (il giornalista amico di Montalbano) nel racconto "La forma dell'acqua".

“Se tu vuoi fare scordare alla lesta uno scandalo, non devi fare altro che parlarne più che puoi, alla televisione, sui giornali. Dai e ridai, pesta e ripesta; dopo un poco la gente comincia a rompersi le palle: ma quanto la stanno facendo lunga! Ma perché non la finiscono. Tempo quindici giorni e quest'effetto di saturazione fa sì che nessuno voglia più sentir parlare di quello scandalo. Capito?
Credo di sì
Se invece metti tutto in silenzio, il silenzio comincia a parlare, moltiplica le voci incontrollate, non la finisce più di farle crescere..” .


Non c'è modo migliore, per far scemare l'attenzione su una torbida storia di ricatti, che parlarne fino alla nausea.
Plastico di Porta a Porta compreso.

A reti unificate

Chissà, magari questa volta la trasmissione a reti unificate, calzamaglia davanti all'obiettivo, in difesa della (sua) libertà arriverà da Qatar."L'Italia è il paese che io amo".

Tutti che amano l'Italia, tutti pronti a far leggi per gli italiani, mica per lui.
Che lui, della prescrizione breve, dello stop alle intercettazioni, del pm sottoposto all'esecutivo, non gliene importerebbe nulla. Lo fa per noi: noi che abbiamo conti all'estero, magari in paradisi fiscali.
Lui parla al popolo, direttamente, senza mediazioni inutili.

23 novembre 2009

Sex (drugs), And Rock N' Roll

Emergenza giudiziaria

Un pò di punti fermi, sulla questione giudiziaria:
  1. tutte le leggi ad personam, fatte per favorire lui, e sfavorire altri
  2. i processi in cui è (stato) coinvolto: sono 16 e solo in 1 è stato assolto con formula piena.

L'anomalia non sono Ingroia e Spataro che in televisione commentano le leggi (trovatemo il codice che lo vieta): il problema è che a far le leggi sono persone coinvolte in procesimenti giudiziari.
Scrive il giorbnale del premier "In tutti i Paesi del mondo, tranne l’Italia, un magistrato che sfrutta il suo carisma per guadagnare consensi e combattere i governi è un problema grave".

Falso: stessa cosa è successo nelgi Starti Uniti con la vicenda Clinton e il giudice Kenneth Starr.
L'anomalia è un premier che dice che non si dimette nemmeno se condannato.

Che il Parlamento sia bloccato per discutere dei suoi problemi.
Che è il Guardasigilli che deve fornire i numeri sui processi che andranno prescritti (e le persone rimarrano senza giustizia), possibilmente esatti.

Report - lotta di poteri

Dopo aver visto la puntata di Report, sui nuovi assetti di potere, sul nuovo corso della democrazia in Italia, ho avuto paura.
Il colpo di stato, al rallentatore, c'è stato e sta andando avanti.
Dietro parole come "volontà del popolo" , "eletti dal popolo" , "volotà degli elettori" si nasconde una grande menzogna.
La nostra Costituzione prevede una separazione di poteri: il governo ha il potere esecutivo, dovendo gestire polizia, forze armate la pubblica amministrazione.
Il Parlamento, quello sì, vera espressione del voto popolare, ha il potere legislativo: fare le leggi per lo stato, leggi che devono essere l'espressione della più ampia maggioranza degli italiani.
Infine il potere giudiziario, col compito di giudicare ed emettere sentenze sui reati.
Così dovrebbe funzionare la macchina dello stato, come era nelle menti dei padri Costituenti (spesso citati oggi, in modo grossolano).

Invece no: nell'inchiesta di Piero Riccardi (assieme ad un pezzo di Bernardo Iovene su Milano) si è mostrato come sta funzionando la "democrazia", la maccina dllo stato oggi.
Dal piccolo al grande: dal Consiglio comunale di Milano al Parlamento italiano.
Un luogo dove il potere si concentra in poche mani, senza nessun contrappesso nè controllo. Un potere che risponde non al mandato o al voto degli elettori: un potere gestito da persone magari nemmeno elette, con doppie cariche, nominate dalle segreterie dei partiti.
Conflitti di interesse, stipendi e benefit senza un reale controvalore (come era già venuto fuori dall'inchiesta di Bernardo Iovene) per un lavoro nemmeno a tempo pieno.

Il consiglio comunale a Milano.
Dopo la sua elezione il sindaco Moratti ha fatto piazza pulita di parte dei dirigenti del comune, piazzando (facendo pressioni tanto che il gip ha parlato di ricatti, mobbing) persone della sua lista, consulenti esterni, persone senza titolo.
La Corte dei Conti ha sanzionato il comune con una multa, la il sindaco non ha mai sentito la necessità di riferire al Consiglio Comunale, da cui è spesso assente.
Alla domanda di Bernardo Iovene su quando commenterà in aula, per ben tre volte ha risposto "ci sono diversi modi per rispondere".

Che ruolo ha il consiglio comunale? Il 21 ottobre, il sindaco si è presentata per fare il bilancio del suo mandato. Senza rispondere ancora alle interrogazioni dell'opposizione.
Il caso Expo: l'onorevole Stanca conserverà il doppio incarico, la legge lo permette, sebbene il consiglio comunale avesse chiesto al sindaco si sollecitarne le dimissioni da Parlamentare.
Non parliamo di bruscoli,in tempo di crisi: 300000 euro lordi, più il premio, cui si associa lo stipendio da Parlamentare.
Per un doppio lavoro fatto non a tempo pieno, come per il consigliere regionale nonchè direttore generale del comune, G. Borghini.

Se il consiglio comunale non può più controllare, non ha diritto ad avere delle risposte, come si controllano questi poteri? Chi non ha votato la Moratti, da chi viene rappresentato, concretamente a Milano?

Il parlamento svuotato.
Dopo il servizio di Iovene, quello di Riccardi, sul ruolo assunto in questa legislatura (che avrebbe docuto essere constituente) dal Parlamento.
Il popolo è sovrano ed è lui che elegge il Parlamento: eppure in questi mesi sono tante le leggi approvate con la fiducia, i decreti.
E' come se il governo, che dispone la fiducia, prendesse il posto del Parlamento: a quale popolo si riferiscono i portavoce govenativi quando parlano? Solo ai loro elettori, e forse nemmeno tutti.
Su questioni anche molto delicate: la privatizzazione dell'acqua, inserita in una legge "anti infrazioni" che abbracciava tanti argomenti.
Come sul nucleare, inserito nell'articolo 25 (delega al governo in materia nucleare) in un disegno di legge che parlava di energie, pubblica amministrazione e bolli virtuali.
Delle 94 leggi approvate, solo 9 sono di origine parlamentare. L'opposizione ha presentato un migliaio di leggi ed emendamenti: solo un paio (secondo il servizio) sarebbero state calendarizzate.
Il governo ha messo 26 volte la fiducia. Con 70 deleghe al governo negli articoli approvati: con un solo voto di maggioranza, il governo si prende tutto.

Fiducia anche sul Decreto sicurezza, che introduce il reato di clandestinità, dopo che a aprile era stato respinto dalla Camera un articolo che prevedeva l'allungamento dei tempi di permanenza nei Cpt. Stesso articolo che è stato infilato nel maximemendamento un mese dopo, su cui si è posta, appunto la fiducia.

All'estero non funziona così: in Francia è stata approvata una riforma Costituzionale che rafforza il potere delle Camere, in particolar modo l'opposizione perchè "la legge deve avere il maggior consenso possibile".
A Berlino la fiducia nella storia, è stata chiesta solo 5 volte.
A Londra non esiste un concetto di fiducia analogo. A Londra, un premier finito sotto inchiesta, si sarebbe dimesso.
A Parigi il governo può porre la fiducia solo due volte l'anno, su materie finanziarie, ma non al senato.
Negli Stati Uniti, dove esiste una repubblica presidenziale, il presidente ha tanti contrappesi: il Congresso che spesso non rappresenta la sua maggioranza, la corte suprema.

Che modello sta prevalendo in Italia?
Una repubblica presidenziale, forte, in cui tutto il potere si concentra in poche mani, senza contrappesi (la Corte costituzionale dovrebbe avere più membri selezionati dalla politica, il CSM più consigliere laici).
Un parlamento svuotato di poteri, con membri che anzichè eletti dal popolo sono selezionati dalle segreterie. E l'articolo 67 della Costituzione? E' stato abrogato?
Un potere che non ha eguali: come non ha eguali il lodo (Alfano o Schifani) sulle immunità delle alte cariche, in discussione in questi giorni.
Non esiste così come sarebbe in Italia, punto e basta. Più Putin che Obama.

In questa lotta di poteri chi ci finisce di mezzo siamo noi.
Per i processi che non vedranno la sentenza per colpa di prescrizioni e processi brevi.
Per una magistratura ingolfata da tutti i reati aggiunti da questo governo (che probisce agli altri ciò che fanno loro).
Per un Parlamento che è costretto ad occuparsi solo di certi temi e non di altri: riforma del processo penale, lotta ai clandestini, lodo per le alte cariche in forma Costituzionale.

Eppure la Costituzione dovrebbe essere ancora valida: tutti i cittadini sono uguali, e solo il parlamento è espressione del voto popolare.
Basta arrivare all'articolo 3 per capire che i vari lodi sono anticostituzionali.
E se anche non sta scritto che un premier sotto processo deve dimettersi, all'estero, cui spessi ci si ispira, la stampa a l'opinione pubblica informata, non permetterebbe che rimanesse in carica.
Controllo dei parlamenrari attraverso la legge "porcata" elettorale.
Controllo dei media tramite i conflitti di interesse.
Tutti i contrappessi all'esecuticvo cui vengono spuntate le armi o sottoposti al loro potere.

Siamo sicuri che questo è il paese in cui vogliamo vivere?
Technorati:
Segnalazioni: Stanca e il doppio stipendio. Rispondo al PDL, non a Repubblica. Sbagliato onorevole: lei risponde agli italiani.

La gradisca di Bari

Non è cambiato molto dai tempi di Fellini: la donna usata come strumento di piacere, per ingraziarsi il potente di turno. Il principe, ai tempi del fascismo degli anni ruggenti, ricordato da Fellini.
Il premier, ai giorni nostri.
Mai titolo più azzeccato per le memorie di Patrizia D'Addario: ''Presidente, gradisca'', Aliberti editore (di cui ieri Il fatto ha publbicato alcune pagine).
Emerge un quadro di suqllore per lo scambio sesso-denaro: un quadro che mette assieme il peggio dell'Italia di oggi.

22 novembre 2009

La nuova bomba sociale

Tante sono le aziende in crisi.
La Alcoa in Sardegna, che decide di chiudere con una email gli stabilimenti di Portvesme (Cagliari) e Fusina, e lasciare spasso migliaia di lavoratori.
La Vinyls, a Porto Marghera, dove gli operai si sono arrampicati sui tralicci a 60 metri, per protesta e per difendere il posto.
Gli operai della Alfa Romeo di Arese che chiedono di essere ricollocati e non spostati a Torino. Si dice che la Fiat in quella area voglia costruire degli alberghi per l'expo 2015.
La Tenaris a Dalmine nel bergamasco.
Agile, ex Eutelia a Roma.
La Glastom a Bregnano, nel comasco, in mano ad una multinazionale finlandese.
La Nokia Siemens a Cinisello Balsamo.

Tutte aziende in crisi, o meglio, che con la scusa della crisi, chiudono i battenti, si spostano all'estero, portandosi via tecnologie ed esperienze e lasciandosi alle spalle lavoratori senza lavoro.
Chi sta uccidendo (o svendendo) le industrie italiane?
Dopo aver dato la risposta a questa domanda occorrerà trovare una soluzione alla nuova bomba sociale che sta esplodendo: per i lavoratori e le loro famiglie che difenderanno il loro diritto ad un posto, sancito dalla Costituzione. Quel lavoro che da dignità alle persone.
Lavoro che oggi, una volta perso, è perso per sempre.
Forse è ora di dire basta con queste chiacchiere sulle riforme condivise, in nome di un finto garantismo che premia più i criminali presunti che non le vittime.

Cosa starà facendo Berluskò d'Arabia oggi? Starà discutendo della discriminazione delle donne in Arabia (come aveva chiesto la Santanchè)? Avrà parlato della religione cattolica davanti a 200 danzatrici del ventre (come Gheddafi)?

Il commissario Soneri e la mano di Dio di Valerio Varesi


Per scoprire il colpevole di un delitto bisogna salire a monte, per scoprire le ragioni che lo hanno causato … E il commissario Soneri, per scoprire chi è chi il morto trovato in una fredda giornata ventosa, sotto un ponte della Parma, sarà costretto a salire sui monti dell'Appenino tosco emiliano.
Una indagine in una ambientazione inconsueta: la cornice montana del paese Monteripa fa da da palcoscenico a questa inchiesta.
Un paesino di gente chiusa, diffidente nei confronti degli estranei, come il commissario stesso: un paese dove la vittima, Malpeli un industriale delle acque faceva il bello e il cattivo tempo, assieme alla sua compagnia di cacciatori.
Mentre in città scoppia l'emergenza per l'omicidio, col consueto corredo di ronde, comitati per la sicurezza, Soneri si ritrova bloccato in questo paesino.
“Qui sta succedendo di tutto – riprese Angela – Il sindaco ha deciso che formerà una squadra di sicurezza composta da vigili urbani che lavoreranno fianco a fianco di poliziotti e carabinieri, per dare la caccia a barboni, clandestini e piccoli criminali. Sai come la si chiameranno? Squadra Antidegrado.
Il degrado sono i suoi amici industriali corrotti che fanno affari coi mafiosi, o i banchieri dei salotti in cui posa il culo che fregano la gente con obbligazioni truffa”

Nonostante i silenzi dei locali, affidandosi al suo istinto, il commissario arriva a scoprire una pista, che dalla ricca città arriva fin dai sentieri dei monti appenninici, in passato frequentati da mercanti e pellegrini, oggi da ambulanti immigrati.

"Non sapeva perchè avesse preso quella decisione. In mancanza di spiegazioni razionali seguiva l'istinto. E l'istinto gli suggeriva di sottrarsi a quel gioco d'ombre che gli vorticavano intorno. O forse voleva provare l'illusione di agire. Stava seguendo il consiglio di Angela: agire per scacciare i brutti pensieri. Così guidava in quel budello tracciato nell'aspro delle arenarie inquadrando i costoni della roccia, sponde di neve, la morbidezza dei pini e scheletri di faggi."

Non è solo questa l'unica anomalia del borgo: Monteripa diventa una metafora dello snaturamento della società moderna, che ha perso le sue radici, ha smarrito la sua identità e cerca nel benessere del lusso, del denaro, una strada per vivere.
Un mondo stravolto: le case sui monti sono abitate da gente arrivata dalla città, i fauni, per riscoprire la civiltà di una volta, non fa uso del denaro e vive in completa solitudine senza bisogno di aiuto. Il prete è uno di quei personaggi scomodi, perché troppo coerenti con la dottrina cristiana: sbattuto in quel posto lontano dalla curia affinché non dia fastidio.
Fastidio con le sue prediche, fastidio per la sua difesa dei boschi e delle montagne che la cupidigia del gruppo che faceva capo al morto voleva trasformare in una pista da sci.

A cosa serve la montagna se non la si può sfruttare? A cosa servono boschi, caprioli e cinghiali, se non come prede una caccia che non ha rispetto di nulla.
Tra i sentieri innevati, Soneri troverà l'illuminazione per il caso: una storia di traffico di droga che passa proprio per quei boschi, e che finisce nei salotti bene della città, in mezzo a tanta di quella “brava” gente che chiede ordine e sicurezza alla legge.

E sarà la mano di Dio, non solo in senso figurato, a dare una mano a trovare l'assassino.
Una veste inusuale questa, per ambientare un giallo: un paese di montagna abitato da persone che sognano il benessere della città. Un giallo con molti spunti con l'attualità che leggiamo dalle cronache dei giornali. Lo spettro agitato per la sicurezza; le serate di coca e escort che allietano le notti dei salotti bene; il nuovo paganesimo che si è insinuato nei nostri costumi.


“.. oggi un cristiano vero dovrebbe fare la rivoluzione. Invece i vescovi usano un linguaggio innocuo, ricevono i corrotti e i delinquenti che ci governano e si fanno comprare con quattro promesse. Ecco perché è un grave peccato stare zitti. Sa come diceva Sant'Ilario? - proseguì don Pino, che appariva di nuovo teso e agitato [..]
Contro l'imperatore Costanzo – riattacò il prete – diceva che non abbiamo più un imperatore anticristano che ci perseguita, ma che dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che ci lusinga. Non ci flagella più la schiena, ma ci accarezza il ventre. Non ci confisca i beni dandoci la vita, ma ci arricchisce per darci la morte. Non ci spinge verso libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci a palazzo. Non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del nostro cuore. Non ci taglia la testa con la spada, ma uccide l'anima con il denaro.”


Il link per ordinare il libro su internebookshop.
Il blog di Valerio Varesi
Technorati:

20 novembre 2009

Annozero - complotti e porcate

Come di consueto la puntata è iniziata con qualche sassolino che il conduttore si è voluto togliere.
Contro l'antifiniano Feltri, invitato alla puntata, che scrive sul Giornale "Annozero non ha voluto invitare gli antifiniani".
Stesso Giornale che oggi parla di soccorso rosso per Fini.

Mi fa tanta tenerezza, chiosa Santoro: come l'imitazione azzeccatissima di Neri Marcore a Ghedini.
Processo breve, prescrizione dei processi che rischia di diventare prescrizione dei reati, i temi della puntata: che parte da una domanda "per i politici dobbiamo per forza aspettare le sentenze della magistratura?".
Fini nell'intervista con la Annunziata spiegava la sua idea per cui "dobbiamo essere al di sopra di ogni sospetto".
Ecco, ma nel 1994, quando Previti divenne ministro e aveva già accumulato 18 milioni di franchi svizzeri evasi, quando era sopra il sospetto?

E poi, questo paese può permettersi con la crisi e i licenziamenti che portano in piazza le persone della ex Eutelia, di continuare ad occuparsi dei problemi giudiziari del premier Berlusconi?
Possiamo continuare a bloccare il Parlamento su lodi, prescrizioni facili, riforme della giustizia penalizzanti per i magistrati, immunità e processi brevi?
Come si può parlare di complotto, quando l'opposizione (eccetto Di Pietro) è quanto mai conciliante per fare riforme insieme, non fa ostruzionismo? Anche ieri, tra i presenti in studio nella discussione (abbastanza pacata, almeno nella prima parte) la più battagliera era la "cattocomunista" Rosi Bindi.

E poi, di che complotto parliamo? Tra Fini e Berlusconi sembra sia stato trovato un accordo: Cosentino non si candida più (ma continua a gestore il Cipe), e i finiani appoggiano il "processo breve". Tutto qua?
E inoltre, come spiegava la stessa Bindi, alla fine alla Camera le leggi passano. Come la legge sul reato di clandestinità.
Oggi si parla della proposta bipartisan sulla cittadinanza breve per gli immigratati: peccato che nel paese, grazie alla politica portata avanti da frange di AN e della Lega, si stiano portando avanti situazioni come il "Bianco Natale" a Coccaglio.
Il pensiero unico che si sta affermando nel paese è ben diverso dalla visione di destra che vorrebbero portare avanti i "finiani" come la deputata Flavia Perina (cui oggi il giornale dedica un suo articolo). Una destra laica, inclusiva e repubblicana, rispettosa della Costituzione, che punta a fare riforme condivise.

Il tutto si scontra con i messaggi lanciati tramite i giornali di famiglia, tramite i messaggi lanciati dalla seconda carica dello stato mentre il presidente della Repubblica è all'estero.

Il rapporto magistratura e politica è stato affrontato dal procuratore aggiunto Ingroia: "in Italia si è scaricato tutto sul processo penale [..] si è trascurato il circuito della responsabilità politica. Ci sono situazioni dove non è la magistratura che deve fare un passo indietro, ma è la politica che deve fare un passo avanti".
Non basta dire che certe candidature siano inopportune.
In Germania, ricordava Ingroia, Kohl si è dimesso quando è stato toccato da uno scandalo.

Qui si incova spesso la volontà popolare, come se la maggioranza che ha portato a questo governo sia poi una maggioranza effettiva degli italiani. Come se il voto siano un assegno in bianco che copre e ripulisce tutto.

Travaglio, nel suo intervento, parlava del compagno Fini e citava le sue affermazioni scandalose. Ricordava poi le parole del premier, dopo la sentenza Mills e la bocciatura del lodo: "mi difenderò in tribunale come un leone".
Ecco, appunto.

Sandro Ruotolo, invece, intervistava alcuni dei pazienti finiti sotto i ferri dei medici del Santa Rita.
Vite spezzate, cui nessuno, se dovesse passare la legge, darà giustizia.
Quelle intercettazioni sono agghiaccianti: forse anche per questo fanno tanta paura ai politici e ai colletti bianchi.
Perchè mostrano il re nudo, il lato oscuro del potente.

In Italia siamo tutti intercettati, titolavano i giornali mesi fa, cavalcando l'emergenza intercettazioni e il presunto caso Genchi.
Bufale: basterebbe leggere il libro "C'era una volta l'intercettazione".

Technorati:

Non è solo una storia di trans

Il corpo di Brenda sarebbe stato trovato carbonizzato.
Il secondo morto nel caso Marrazzo, dopo lo spacciatore confidente dei carabinieri.
Non è solo una storia di trans e coca.

Per chi parla il ministro?

Il ministro Alfano spiega come il "processo breve" avrà solo un lieve impatto sui processi in corso:i processi prescritti “saranno contenuti intorno all’1 per cento del totale dei procedimenti pendenti,senza calcolare l’incidenza delle assoluzioni”.
L'associazione magistrati gli fa presente che forse il ministro si riferisce ai processi già in dibattimento.
Il ministro della giustizia, non si sa se in veste di ex portavoce del presidente del consiglio o di Guardasigilli, spiega come i magistrati si lamentino sempre: anche la ex Cirielli, ha dati dei benefici, dice.
“Sorprende quindi non poco - commenta Alfano - che siano state avanzate previsioni catastrofiche come accadde per la legge Cirielli che a fronte del catastrofismo annunziato produsse notevoli benefici nel sistema penale”.
Benefici per chi, signor ministro? Per il premier? Per tutti coloro che hanno beneficiato della prescrizione?

E delle vittime che non avranno più giustizia, che benefici hanno avuto?
Ad Annozero hanno fatto risentire le intercettazioni dei macellari, pardon dei medici del Santa Rita: "se il paziente è anziano ha una bassa spettativa di vita". Si parlava di re impiantare chiodi non sterilizzati.
Questo processo è a rischio prescrizione proprio per la legge sul "processo breve", nonostante i giudici abbiano fatto una corsa, per il processo.
Ecco: che Alfano e tutti i firmatari della legge, e coloro che la voteranno abbiamo poi il coraggio di andare di fronte a queste persone distrutte (e ai parenti del rogo alla Thyssen, ai truffati Parmalat, agli scalatori Antonveneta ..).

19 novembre 2009

Complotti, porcate e inciuci

Complotti e porcate il titolo della puntata di stasera di Annozero.
Non so se veramente è in atto un complotto, ma le porcate sono sotto gli occhi di tutti.
Un opposizione sera e compatta potrebbbe, in questo momento, approfittare delle divisioni in seno alla maggioranza.
Ma ecco arrivare il soccorso rosso: le grandi riforme da fare assieme, come propone la Finocchiaro al Senato.
Ecco spiegato, allora le assenze in aula per la votazione sullo scudo fiscale.
Ecco perchè il PD non sarà in piazza il 5 dicembre.

Cosa dice il segretario Bersani?
"Pd, occupiamoci dei problemi del Paese"
Bersani alla Direzione Nazionale: "Partiamo dai fatti concreti. Da noi ora i cittadini si aspettano una cosa vera, una cosa vincente".

Ecco, forse Bersani ha deciso di iniziare dai problemi del presidente del Consiglio.
Non dalle migliaiai di disoccupati come indica la stima dell'OCSE. Per cui la crisi è solo all'inizio.

Perchè la Lega non può dirsi cristiana

Dal Vangelo secondo Matteo:
«Maestro, qual è il più grande comandamento della legge?».
Gli rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti.
E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».
Vangelo: Mt 22,34-40
"Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?".
Gesù gli disse: "Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?".

Costui rispose: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso".

E Gesù: "Hai risposto bene; fa' questo e vivrai".

Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: "E chi è il mio prossimo?".
Gesù riprese: "Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte.Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all'albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?".

Quegli rispose: "Chi ha avuto compassione di lui".
Gesù gli disse: "Va' e anche tu fa' lo stesso".


Ecco il partito dei
respingimenti in mare, che ha eretto il muro del Mediterraneo (dopo i venti anni dal muro di Berlino), può dirsi un partito che ama il prossimo?
Il partito che, assieme a tutta la coalizione di governo, porta avanti la presunta emergenza Rom, con tanto di sgomberi dei campi (e famiglie lasciate in mezzo alla strada come a Milano), può dirsi compassionevole del prossimo suo?
Che lancia campagne come il "bianco natale", a Coccaglio a Brescia, ripulire la cittadina dagli extracomunitari, sprovvisti di permesso di soggiorno?
E come classificare la difesa del crocifisso?
Una religione scambiata per culto dei simboli (basta che non tocchi la nostra coscienza)?

Il paese all'incontrario

In Francia l'acqua dei parigini torna ad essere pubblica.
In Francia si investono miliardi nella banda largha, su Internet.

In Italia si taglia la banda larga; si permette la chiusura di aziende tecnologiche come la Eutelia.
Si tagliano fondi alla ricerca e si trasformano le università in imprese, destinate a far profitto.
Anche l'acqua, non è più un bene pubblico di cui se ne deve far carico lo Stato.

Non è un caso se in lizza per l'Ambrogino d'oro a Milano finisce Marina Berlusconi e non gli operai della Innse. Meglio la presidente di una società (la Mondadori) che è stata strappata a suon di corruzione dagli avvocati del premier (e padre), che gli operai che si permettono pure di protestare per il lavoro.

La questione giustizia a Exit

A Exit si è parlato del problema giustizia.
Non dei tribunali a rischio chiusura, come Enna, Mistretta e Sciacca.
Non della polizia senza mezzi.
Il problema, come è stato esposto dall'onorevole Bocchino in studio è l'accanimento di parte della magistratura contro Berlusconi.
Dopo le uscite di Lupi, sempre a Exit, quelle della puntata di ieri:
  • I giudici si occupano di B. dal 1994
  • L'immunità parlamentare evita la persecuzione dei magistrati
  • I giudici preferiscono indagare sui colletti bianchi perchè così finiscono sui giornali
  • Noi facciamo la lotta alla mafia (e via come Lupi a sciorinare numeri).

Ecco, con persone così che dialogo vuoi avere? Con gente come la sottosegretario alla Giustizia che tira fuori il golpe delle toghe rosse a colpi di sms?

I magistrati si sono occupati di Fininvest dal 1993.
L'immunità parlamentare, all'estero, esiste anche, ma non esistono casi di condannati o indagati in Parlamento.
Borsellino sarà anche stato di destra, ma quando si occupò di mafia fu attaccato da destra, da sinistra, dalla stampa, dal CSM.
E in merito alla presunta lotta alla mafia, in questa finanziaria il governo da la possibilità di vendere i beni confiscati alla mafia (che potrebbero tornare dal padrone).

18 novembre 2009

La Camera ha votato la fiducia

Passa alla Camera il decreto con la privatizzazione dell'acqua.
Mi chiedo con che faccia i deputati potranno presentarsi ai loro elettori.

Il processo

Mica tutti i processi verranno bloccati, con la riforma "Ghedini" del processo breve.
Alcuni reati, prevedono un processo per direttissima.
Penso ai ragazzi arrestati ieri a Milano, dopo i disordini per la protesta contro i tagli alla ricerca e alla università.
Penso al caso di Stefano Cucchi: arrestato per 20 grammi di droga e processato per direttissima. E morto poi in carcere ("tanto era drogato" ha avuto il coraggio di dire qualcuno).

Non tutti hanno la "sfortuna" di godere di indulti, rinvii per impedimenti, di scudi fiscali e altro.
Verebbe da concludere, amaramente, che esiste una doppia giustizia.
Una per i grandi reati (di cui ha parlato report domenica scorsa, con una bella puntata su riciclaggio e evasione) e una per i piccoli reati.
Gli imbrattatori dei muri, gli accattoni, le prostitute.
Mentre a Milano poi si celebra, senza troppo clamore, il processo contro le cosche che si occupano della movimentazione terra (i Barbaro Papalia al processo Cerberus).
Dove la finanza ha scoperto un enorme sistema illecito dietro l'inchiesta il re delle bonifiche, Grossi.

Questa mattina in treno

Questa mattina mentre ero in treno, bloccato per un guasto al convoglio davanti al mio, ho iniziato a pensare. E' triste rendersi conto che in questo mondo in cui si è sempre costretti a correre, l'unico momento di pausa (in cui avere del tempo per pensare), ce l'hai solo nei guasti del treno.

Pensavo ai ritardi dei treni dei pendolari. Treni che si guastano per la scarsa manutenzione. Treni che non si possono sostituire.
Treni che impiegano 1 ora e 45 minuti per fare 20 km tra Milano e casa mia.
Perchè mancano i soldi. Soldi che si perdono in ponti, in progetti per grandi opere.
Ma questa è un'altra storia.

Perso dietro questi pensieri, ho iniziato ad origliare i discorsi degli altri viaggiatori, le "vite degli altri".
De tempo ne avevo. D'altronde, pensieri e pendolari sono tutte e due parole che iniziano per "p".

17 novembre 2009

La fiducia sull'acqua

Il governo blinda il decreto Ronchi sulla privatizzazione dell'acqua:

Tema del contendere è il cosidetto 'decreto Ronchi' che stabilisce la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, prevedendo tra le altre cose che la quota di capitale in mano pubblica scenda sotto il 30%, lasciando spazio ai privati. Il provvedimento rende di fatto obbligatorie le gare per l'affidamento dei servizi da parte degli enti locali e vieta, quindi, salvo per casi eccezionali, l'assegnazione diretta a società prevalentemente pubbliche e controllate in maniera stringente dall'ente locale affidatario. A partire dal 31 dicembre 2010 quindi, le concessioni frutto di una assegnazione diretta cessano. La liberalizzazione, inoltre, riguarda tutti i servizi pubblici locali, escluso il gas, il trasporto ferroviario regionale e la gestione delle farmacie comunali. Prevedendo tempi 'piu' dilatati per quanto riguarda i rifiuti.

Una poltrona per due - segnalazioni

Ho ricevuto questa segnalazione da Roche Bobois, come commento al post su "Una poltorna per due":
Roche Bobois contesta il contenuto e l’accomunanza con altri marchi, veicolati dalla trasmissione “Report” di Rai Tre, dove, tra le altre cose, si lascia intendere che un divano che Roche Bobois acquista ad € 205 sia rivenduto al pubblico ad € 4.000.
Quest’informazione è del tutto falsa ed infondata: la cifra di € 205 corrisponde al prezzo pagato dalla fabbrica per la semplice cucitura della fodera, la posa sulla struttura, ossia un’infinitesima parte del costo globale di un divano!

In nessun caso Roche Bobois è a conoscenza di pratiche contrarie alla legge italiana da parte dei fornitori e in contrasto con i valori della marca espressi ad oggi in 40 paesi nel mondo, da 50 anni. Roche Bobois fa produrre l’insieme dei suoi prodotti in Europa nel rispetto delle persone, delle competenze e delle regolamentazioni in vigore.

ROCHE BOBOIS ITALIA
Il video della puntata, per confrontare quanto segnalato e quanto dice la giorbnalista, lo trovate qui.

Libri sugli anni di piombo


Consigli di lettura.

Leggete i titoli: viene fuori una brutta poesia dorsale.

Vergogna

C'è chi va al vertice FAO perchè altrimenti dovrebbe andare in Tribunale a rispodere davanti ai giudici.
C'è chi va al vertice FAO a raccontare barzellette ("Gesù non fu crocifisso, era sosia"), nel doppio ruolo di dittatore/ grande statista africano.
C'è chi va al vertice FAO a parlare dei diritti fondamentali (acqua e cibo) sapendo che non verrà ascoltato.

Tra parentesi: al vertice si parla del diritto all'acqua, e in Italia il centrodestra la sta privatizzando.

Vergognatevi.

16 novembre 2009

Il grande vecchio di Gianni Barbacetto (terza parte)

Il grande vecchio: prima parte.
Il grande vecchio: seconda parte.

I magistrati che lavorarono alle inchieste hanno raccontato del clima di omertà da parte di alcune parti dello stato; degli attacchi da parte della stampa (di destra o riconducibile a quella parte); delle sanzioni da parte del CSM: "ci hanno scippato l'indagine, ma almeno ci hanno salvato la vita" commentava il magistrato Emilio Alessandrini, commentando con Gherardo Colombo lo scippo da parte della Cassazione con lo spostamento a Catanzaro.
Ma alcuni di loro non rivolgono critiche solo all'esterno: anche all'interno del mondo delle toghe, non sempre si sono affrontate queste indagine col giusto impegno. Come se nell'ambiente giudiziario si sapesse già che queste inchieste non avrebbero portato bene, alla carriera del magistrato.
In molti, all'interno di quell'ambiente che avrebbe dovuto garantire il rispetto della giustizia, han preferito non vedere, non approfondire inchieste, voltarsi dall'altra parte.

Omertà e anche opacità di quello stato che avrebbe dovuto garantire ai tanti magistrati che invece l'inchiesta la volevano fare, lo sguardo non lo volevano abbassare, la tranquillità di portare avanti le indagini e dare giustizia a tutte quelle vittime.
Le opacità e le complicità tra poteri occulti, all'ombra del cappello della Nato, in chiave anticomunista ma anche in chiave conservatrice.
Destabilizzare la situazione politica, sociale dell'Italia per stabilizzarla, per mantenere gli stessi equilibri politici, per impedire tutte le riforme che avrebbero potuto svecchiare e far progredire il paese. Non è un caso se poi la DC è stata condannata a governare per 50 anni.
Stabilizzare la situazione, sifnificava poi impedire quel cambiamento "che in quel preciso periodo storico – dalla fine degli anni ‘60 fino agli anni ‘80 – veniva identificato nello spauracchio del comunismo".

La strategia della tensione.
Non è del tutto vero che le sentenze non indicano nessun colpevole. Per Piazza Fontana (come per le altre stragi degli anni di piombo) è stabilito che l'area di provenienza sia l'eversione nera riconducibile a Ordine Nuovo, movimento fondato da Pino Rauti nel 1956.
Certe e provate (e in alcuni casi anche condannate) le coperture dai vertici dello stato: gli ufficiali del Sid Antonio Labruna, il generale Gianadelio Maletti e Vito Miceli. Gli ufficiali del Sismi (occupato dagli uomini della Loggia P2): Francesco Santovito, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte.
Persone che anziché occuparsi della difesa e dell'incolumità dei cittadini italiani hanno mentito, coperto, creato false piste, omesso. Il tutto in nome di quella equivoca ragione di Stato e della lotta al comunismo di cui abbiamo parlato prima.
Ma lo stato siamo noi: siamo noi quando entriamo in una banca, quando prendiamo il treno in una stazione. Quando partecipiamo ad un assemblea pubblica.

Libero Mancuso ha detto: "ci avete sconfitti, ma sappiamo chi siete". Che suona come quel Io so, di Pasolini.
Sappiamo chi ha usato la teoria degli opposti estremismi per perpetuare il suo potere.
Sappiamo chi, negli anni 70 come anche oggi, ha agitato e agita lo spettro del comunismo, del nemico esterno da cui difenderci, per poter distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dai problemi reali del paese.

Il grande vecchio non esiste come persona reale. Come spiega Barbacetto nell'intervista a Marilù Oliva:

É una rappresentazione citata spesso nella storia italiana sia dalla destra che dalla sinistra. É la risposta semplice a una domanda complessa. Il Grande Vecchio altro non è che un sistema di poteri occulti che guidavano le fila degli avvenimenti. Nel quadro della guerra fredda e della sovranità limitata dell’Italia, alla legalità ufficiale si è sostituita una “legalità” sotterranea con regole inconfessabili che, al di là degli obiettivi iniziali, è cresciuta a dismisura: l’eversione di Stato ha nutrito la corruzione politica e si è saldata con la criminalità organizzata. Il Grande Vecchio, come dice il nome, è grande, quindi non decifrabile. Ed è vecchio, ovvero sedimentato in maniera pervasiva. Non si riduce a un’unica persona ma è un sistema di poteri che ha fatto dell’illegalità la regola. Proprio come contraltare all’idea dilagante di illegalità, nel mio libro ho scelto di far parlare i magistrati che hanno indagato sui grandi misteri italiani e di far raccontare loro la storia segreta del nostro paese.

Secondo te c’è un filo tra l’eversione nera degli anni ‘70 in Italia e la situazione attuale?

Sì, alla fine del libro mi pongo questa domanda: com’è stato possibile ciò? Una spiegazione la dà il clima di guerra internazionale che aleggiava in quegli anni: l’occidente si sentiva legittimato a qualsiasi cosa pur di sconfiggere il comunismo.
La legalità è stata sospesa, chi stava al potere poteva fare qualunque cosa e questo atteggiamento di totale licenza è rimasto in Italia oggi, al di là degli obiettivi iniziali, anche per ossequiare gli interessi più biechi e meschini. Da stragiopoli siamo passati a tangentopoli e infine a mafiopoli.
La classe politica si è sentita legittimata anche a stringere accordi con organizzazioni mafiose e sistemi criminali. Il risultato è che la corruzione politica e la mafia si saldano tra loro e la legalità è svalutata da chi comanda, situazione, questa, che non esiste in nessun paese democratico al mondo.


Il link per ordinare il libro su ibs.
Il blog di Barbacetto.
Leggi l’intervista di Marilù Oliva a Gianni Barbacetto su Carmilla

Technorati:

Report - la banca dei numeri uno

AAA spallone cercasi, per esportazione discreta di capitali all'estero.
Massimo discrezione, minimo rischio.


In Italia non ci sono i soldi: le famiglie devono portarsi la carta idienica per i bambini; i treni dei pendolari sono sporchi e vecchi; la ricerca non ha soldi ..
Che fine fanno i soldi, prodotti in Italia (e visto che la produzione è in aumento, così si legge, i soldi ci sono)?


L'inchiesta di Paolo Mondani parte dalla lista Pessina, dell'avvocato Fabrizio Pessina, arrestato alla dogana con la lista dei 552 nomi dell'imprenditoria che avevano società offshore con cui hanno occultato il reddito e ppagato meno tasse.
La sede italiana della società svizzera JCM, "cartiera" o fabbrica di fatture false con cui gonfiare i conti.
Dalla perquisizione esce il nome del re delle bonifiche, Giuseppe Grossi, arrestato per 22 milioni di fondi neri, assieme alla moglie dell'assessore regionela Abelli.

In totale, si parla di 300 milioni di fatturazioni false: per questi imprenditori (forse) niente scudo. Questa volta è andata male.
Ma la tecnica delle fatturazioni false è ben rodata.

Ma esistono altre strade: come quelle che portano alla Arner Bank di Lugano (con sedi a Milano e Nassau).
La banca dell'ex presidente Nicola Bravetti, intercettato al telefono mentre parlava col costruttore Francesco Zummo.
Costruttore palermitano condannato in primo grado per associazione mafiosa, sottoposto al sequestro dei beni: tramite la Arner di Bravetti, aveva nascosto beni per 13 milioni di euro, intestati alla moglie.

I soldi non hanno odore e nessuno in baca si è preoccupato di capire chi fosse Zummo.
E, il chi fosse, lo ha spiegato a Biondani il procuratore aggiunto Ingroia.

Zummo fu presentato a Bravetti dall'avvocato Sciumé di Milano: agli aresti domiciliari nel gennaio di questo anno proprio per l'inchiesta su Bravetti - Zummo.
Inchiesta nata dalla "piccola" ma strategica procura di Como: in una intercettazione Bravetti e parla con Cavallotti di limiti di velocità da rispettare. Si parla di auto o di soldi da riciclare con gli spalloni?
La procura propende per la seconda ipotesi.
Ingroia si chiedeva come si potrà procedere in futuro, su queste indagini finanziarie, quando non si potranno più fare le intercettazioni.
In questo caso, si è partiti da una ipotesi di riciclaggio per arrivare a parlare di mafia: altro che la solita rassicurazione di Alfano "le intercettazioni per mafia rimangono".

Uno spallone, intervistato in forma anonima, spiegava come ha esportato in Svizzera soldi per conto di un boss del clan Santapaola: auto con doppi fondi, panciotti imbottiti di soldi.
Esiste persino un politico noto a livello nazionale che ha iniziato la sua carriera (non politica) facendo lo spallone.

Come funziona il giro di denaro?
Entra in gioco la triangolazione di denaro con la Arner: dalla sede di Milano a Lugano.
I soci della Arner sono nomi che contano della finanza italiana. Fu fondata nel 1984 da Paolo Del Bue, che gestiva i conti esteri delle due società Century One e Universal One, "riconducibili a Silvio Berlusconi" e per cui è stato condannato l'avvocarto Mills.

Tra segreto bancario e Trust (un meccanismo finanziario per cui è possibile spogliarsi del possesso di un bene, che si trasferisce su un altro ente) è quasi impossibile risalire ai conti esteri e fare la lotta all'evasione.
Come per l'eredità di Gianni Agnelli, per cui si stima che circa un miliardo di euro siano spariti nei Trust del Liechtenstein, la findazione Alkyone.

Non solo: tra i reati che verranno scudati in forma anonima figurano anche quelli di società finite in bancarotta, nei grandi scandali finanziari recenti. Il consulente delle procure Giangaetano Bellavia parlava dei vari Tanzi, Cragnotti, Gaucci, Ciarrapico, Giacomelli, Coppola, Della Valle ... i soldi espostati all'estero potrebbero essere scudati.

Come si può fare la lotta all'evasione? Sia l'evasore che la criminalità sanno che ogni tanto tornerà un condone (la stagione dei condoni è finita, diceva nel 2008 il premier).
Cosa succede? Che gli imponibili evasi aumentano (369 miliardi nel 2009). Che le segnalazioni della banca d'Italia per il sospetto di riciclaggio sono irrisorie (solo 94 per gli scudi del 2001 e 2003).
E il meccanismo di scatole cinesi delle società che hanno conti alla Arner permette la perfetta invisibilità dei soldi degli imprenditori che contano. Come i conti delle holding amministrate dai figli del presidente del Consiglio o il conto del premier stesso.

Per chi si governa oggi, si chiedavano i giornalisti di Report: per l'evasore o per chi paga le tasse?

Technorati:

La privatizzazione dell'acqua

Oggi in aula si discute della privatizzazione dell'acqua: con la solita scusa che "lo chiede l'Unione Europea", la maggioranza svenderà un bele pubblico.
L'inchiesta di Report mostrava come ogni volta che si è rivatizzata l'acqua, sono aumentate le tariffe e peggiorato il servizio.
Dopo il regoalo agli evasori dello Scudo, il regalo alla mafia (la vendita dei beni sequestrati), un altro regalo alle lobby.

15 novembre 2009

Parola di super perito (?)

Ha indagato su 140 delitti con Giovanni Falcone "La giustizia? Una piovra"

Di chi si parla, in questo articolo del Giornale di Feltri? Del super perito M.M. , da Venezia.
Sarà mica lo stesso Morin rinviato a giudizio dal giudice Casson per l'inchiesta sulla strage di Peteano e i suoi depistaggi? Lo stesso perito citato da Gianni Barbacetto ne Il grande Vecchio?

Il grande vecchio di Gianni Barbacetto (seconda parte)

Il grande vecchio - prima parte.

Il ricordo dei giudici sui misteri d'Italia su cui hanno indagato.


Per la strage di Piazza Fontana, i ricordi del giudice istruttore Giancarlo Stiz e del pm Pietro Calogero, che seguirono il filone Veneto delle indagini: i neofascisti di Ordine Nuovo Franco Freda, Giavanni Ventura, Carlo Maria Maggi, e Pino Rauti (esponente del MSI, tirato in ballo nell'inchiesta dalle confessioni del bidello Marco Pozzan) e Delfo Zorzi.
Indagini riprese poi a Milano dal giudice istruttore Gerardo D'Ambrosio e dal pm Emilio Alessandrini: i primi a intravedere la pista nera sulla strage, mentre in Italia si sbatteva il mostro in prima pagina (l'anarchico Pietro Valpreda e il "suicida reo confesso" Giuseppe Pinelli).
E in mezzo i servizi che invece che aiutare l'indagine, si occupavano di esfiltrare dei testimoni: Pozzam, lo stesso agente Guido Giannettini.
Processo scippato ai giudici (una costante in tante altre inchieste sull'eversione nera, in Italia) e spostata dalla Cassazione a Palermo.

La strage di Piazza della Loggia a Brescia: la bomba esplosa durante il comizio antifascista il 28 maggio 1974.
Raccontata attraverso il lavoro dei primi giudici: Domenico Vino e Francesco Trovato; inchiesta riaperta poi dal g.i. Francesco Zorzi, sulle confessioni del pentito Sergio Latini e Guido Izzo.
Fra tutti gli episodi raccontati, è l'unico ad avere un procedimento ancora aperto: il processo a Brescia iniziato nel novembre 2008 ha portato a giudizio tra gli altri, un ex politico come Pino Rauti e un generale dei carabinieri, Francesco Delfino.

L'inchiesta di Padova sulla Rosa dei venti del giudice istruttore Giovanni Tamburino, che portò alla scoperta di questa organizzazione con finalità eversive che coinvolgeva industriali, ex fascisti, vertici militari (il colonnello dell'esercito Amos Spiazzi) e vertici dei servizi (il generale del Sid Vito Miceli).

L'ultimo filone di indagini su Piazza Fontana, portato avanti dal giudice istruttore Guido Salvini a fine anni 80, che si è basato sugli archivi ritrovati in via Bligny (gli archivi di Avanguardia Operaia che contenevano dossier anche sul terrorismo nero, oltre che dossier sulle Br), le rivelazioni del pentito Nico Azzi e dell'artificiere di Ordine Nuovo Carlo Digilio, sul lavoro del capitano dei Ros Massimo Giraudo.
Un lavoro che ha permesso una rilettura degli anni del golpe, sempre ventilato, mai attuato, "il golpe permanente". Il golpe Borghese della notte della Madonna del 1970, al golpe bianco di Edgardo Sogno nella primavera del 1974. E prima ancora il “tintinnar di sciabole" del Piano Solo.
Un lavoro che permise di rileggere episodi di cronaca, attentati dell'anno nero che fu il 1973.

"Alla fine e malgrado tutto, ribadisce Salvini, «un preciso giudizio si è radicato comunque nelle carte dei processi. La strage di piazza Fontana non è un mistero senza padri, paradigma dell’insondabile o, peggio, evento attribuibile a piacimento a chiunque, che può essere dipinto con qualsiasi colore se ciò serve per qualche contingente polemica politica. La strage fu opera della destra eversiva, anello finale di una serie di cerchi concentrici uniti – come disse nel 1995 alla Commissione stragi Corrado Guerzoni, stretto collaboratore di Aldo Moro – se non da un progetto, almeno da un clima comune ».

«La giustizia vuole più dolore che collera » scriveva Hannah Arendt nel 1961, all’apertura del processo al nazista Adolf Eichmann a Gerusalemme. Alla chiusura dei processi per le stragi, la banalità del male si presenta sotto forma di tentazione a dimenticare per sempre una vicenda con tanti morti, un’insanabile ferita alla democrazia che ha colpevoli, ma non condannati.
La verità, nella sua interezza, è affidata ora agli storici. O consegnata ai capricci della memoria:
che custodisce i ricordi nel tempo dell’indignazione, e poi li abbandona nel tempo della smemoratezza."


La bomba alla Questura nel 1973.
L'inchiesta portata avanti dal giudice istruttore Antonio Lombardi sulla bomba alla Questura di Milano: in particolare, è questa vicenda svela bene quale fosse il disegno dietro tutti gli episodi stragistici.
Ovvero addossare tutta la colpa della strage sulla sinistra: Gianfranco Bertoli, con un passato da informatore del Sifar e poi del Sid, doveva recitare la parte dell'anarchico solitario che uccide persone inermi (e il ministro Rumor, reo secondo Ordine Nuovo che aveva organizzato il teatro, di aver avviato l'iter per il loro scioglimento).

Le bombe sui treni in Italia centrale: l'Italicus (4 agosto 1974) e gli altri attentati (il fallito attentato a Vaiano, ad es.), avvenuti nella primavera estate del 1974, per mano dei neofascisti di Ordine Nero: i quattro colpi grossi (assieme alla bomba a Brescia) che avrebbero dovuto preparare il terreno l'ennesima reazione forte dello stato.
Reazione che, come nel 1969, non avvenne, come non ci fu nemmeno il golpe solo minacciato dell'ex partigiano bianco Edgardo Sogno, su cui indagò il giudice Violante a Torino.

Per l'Italicus, il giudice che ha indagato sulla strage si chiama Claudio Nunziata, che lavorò assieme a Rosario Minna.
Ma stesso è lo scenario che si scopre, come per le precedenti inchieste: un organizzazione neofascista (Ordine Nero, di Mario Tuti e Augusto Cauchi), con coperture da parte dei carabinieri e finanziata da un imprenditore di Arezzo, tale Licio Gelli.
Nunziata fu definito come un Torquemada dei treni, dai giornali della destra (come Il giornale di Indro Montanelli e di Guido Paglia, esponente di Avanguardia Nazionale).
Perché era un magistrato zelante che non guardava in faccia a nessuno: nemmeno nella ricca Bologna massonica. Nunziata non si trattenne nemmeno dal criticare il comportamento della sua procura, per come venivano gestiti i carichi di lavoro e per come non venivano seguite le indagini che riguardavano l'eversione.
Su di lui si concentrò un fuoco amico da parte del CSM e anche da parte dell'allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga: fu sospeso e lasciato senza stipendio, fino alla sua riabilitazione, avvenuta anni dopo.
"in fondo mi è andata bene, altri hanno pagato con la vita" il suo amaro commento.

La strage alla stazione di Bologna.
Libero Mancuso iniziò la sua carriera a Napoli: seguì il rapimento da parte delle Br di Ciro Cirillo e assistì alla trattativa di esponenti dello stato con la Camorra di Cutolo per la liberazione dell'assessore.
Nauseato, alla fine della vicenda, chiese il trasferimento a Bologna, in cerca di una maggiore tranquillità.
Ma il 2 agosto 1980 scoppiò la bomba alla stazione. E il suo capo alla procura gli assegnò un'indagine sull'ex colonnello Amos Spiazzi (un personaggio già emerso nell'inchiesta di Tamburino sulla Rosa dei Venti).
Da qui l'inizio dell'inchiesta che lo portò fino alla strage, in cui emerse il ruolo di depistaggio dei vertici del Sismi e della Loggia P2 (nonostante questo l'avvocatura di Stato chiese l'archiviazione del reato di eversione per quanto riguarda la Loggia P2 e Gelli, al processo di Appello).
I processo fu, uno tra pochi, ad arrivare a giudizio con una condanna per i responsabili della strage, individuati negli estremisti dei Nar (Fioravanti, Mambro e Ciavardini).
Come per altri giudici, anche per Mancuso non mancarono polemiche, diffamazioni, attacchi da parte dei Giornali (Il giornale, Il sabato ..) e persino dal capo dello stato, allora Francesco Cossiga.

La loggia P2: lo stato nello stato.
Di questa storia, ne ha parlato Blu Notte recentemente: a partire dai giudici istruttori Gherardo Colombo e Giuliano Turone che, nella primavera del 1983, seguendo una indagine sul finto rapimento di Michele Sindona, si imbattono in questo strano, all'apparenza sconosciuto ma potente imprenditore.
Licio Gelli da Arezzo. Dalla perquisizione in uno dei suoi uffici emerge una struttura che comprende i vertici dei servizi, politici, magistrati, giornalisti, politici, industriali (tra cui l'attuale presidente del Consiglio) ...
Uno stato dello stato: dalla storia della P2 si capisce meglio l'evoluzione della politica filoatlantica italiana, la guerra non ortodossa compiuta sugli italiani: se nella prima metà degli anni 70 si parlava di golpe e si usavano le bombe per destabilizzare, a partire dal 1974 si usò questa loggia massonica segreta, come camera di compensazione per i poteri forti del paese.
Come struttura in qui selezionare la classe dirigente del paese: l'obbiettivo non era più abbattere o sostituire le istituzioni, ma occuparle. Silenziosamente.
Nella politica, nei posti chiave della magistratura, nell'informazione, nell'industria. Con l'attuazione del piano di rinascita democratica: un disegno politico quantomai attuale.

Gladio.
L'inchiesta del giovane giudice Felice Casson, a Venezia, che partendo dalla strage di Peteano e dalle confessioni del pentito (con ritardo e con ancora tanti punti aperti sulla sua sincerità), arriva a scoprire Gladio, la struttura italiana dell'organizzazione Stay Behind. Una struttura misto civile militare, addirittura fuori dall'organizzazione Nato e di cui nemmeno tutti i presidenti del Consiglio ne furono a conoscenza (come ad esempio Amintore Fanfani).
Una struttura di cui l'opinione pubblica non fu informata: fino all'ammissione della sua esistenza da parte del primo ministro Giulio Andreotti nel 1990, quando ormai l'inchiesta veneziana stava arrivando al termine.
Casson partì da qui partì, dai legami tra Gladio e i gruppi della destra eversiva che negli anni 70 compirono attentati in Italia.
Una indagine con gli stessi protagonisti delle altre: gli ordinovisti veneti (il medico Carlo Maria Maggi, Franco Freda, Carlo Digilio, l'artificiere-confidente dei servizi); i vertici dei servizi come l'ammiraglio Fulvio Martini, legato anche al Conto Protezione di Craxi/Martelli, che avrebbe portato fino a Gelli.

Cosa è Gladio? Solo una storia di arsenali nascosti sui monti del Friuli e forse qualche campo di concentramento in Sardegna, che si sarebbe dovuto usare per gli enuclenandi del Piano Solo?
O forse, come in una struttura a scatole cinesi, una dentro l'altra, Gladio era solo il guscio esterno, quelle più presentabile, di altre strutture (come il Noto Servizio o Anello), più nascoste, dalle finalità più ambigue, ai limiti (se non oltre) del codice.
Campagne stampa diffamatorie contro esponenti politici o sindacali da togliere di mezzo; l'utilizzo della corruzione come normale sistema di trattativa politica; l'utilizzo della malavita (come la Banda della Magliana, per l'individuazione della prigionia di Aldo Moro da parte della BR) in funzione di braccio armato, che può essere sempre reciso alla bisogna, allo stragismo e terrorismo della cui incredibile durata e virulenza nel nostro paese non è stata data ancora una plausibile spiegazione.

E soprattutto, la domanda più importante: siamo sicuri che queste siano solo storie del passato? Se qualcuno, nel passato, ha pensato di mettere una bomba per spostare il baricentro della politica italiana, depistando le indagini della polizia, insabbiandone altre grazie a Procure compiacenti (vi ricordate come veniva chiamata la Procura di Roma? Il porto delle nebbie), cosa sarebbe disposto a fare oggi, per evitare tutti cambiamenti in ambito sociale e politico?
Siamo sicuri che i servizi deviati (che poi non è nemmeno giusto chiamarli così, essendo stati solo al servizio di quei poteri forti già attivi nei anni 70) oggi non siano più operativi?

Il link per ordinare il libro su ibs.
Il blog di Barbacetto.
Leggi l’intervista di Marilù Oliva a Gianni Barbacetto su Carmilla

Technorati:

Il grande vecchio di Gianni Barbacetto (prima parte)

Sono passati 20 dalla caduta del muro di Berlino. A breve saranno 40 anni dalla bomba alla Banca dell'Agricoltura, a Piazza Fontana a Milano. In questi giorni dove si è celebrata la caduta del muro (e del regime comunista), mi chiedo quanti siano ancora interessati a conoscere la storia oscura del nostro paese.
A dare una risposta ai tanti perché degli anni della strategia della tensione.
Perché quelle morti, perché quelle bombe.
Quale era la strategia che perseguivano, queste persone?

Il libro di Barbacetto, che usa la metafora ancora attuale del "Grande vecchio" da una risposta, a queste domande.
“Ci avete sconfitto, ma oggi sappiamo chi siete” dice l'ex giudice che indagò sulla strage alla Stazione di Bologna Libero Mancuso “e andremo in giro a dire i vostri nomi a chiunque ce li chieda”.

Compito degli storici o di quelli come me, con la passione per la storia, col vizio di voler coltivare la memoria di ciò che è stato è ricordare.
E le pagine del libro, che mettono insieme i fatti di questa guerra che si è consumata, senza che nessuno (o quasi) se ne sia preso la colpa, storicamente e giuridicamente, hanno appunto questo fine: dare la parola ai magistrati che si sono occupati di queste inchieste.
Sono loro, una volta tanto, a raccontare una storia di di attentati, stragi e bombe, e delle difficoltà che hanno dovuto affrontare: omertà, depistaggi e veri e propri attacchi sia da parte degli imputati (direttamente o tramite giornali “amici”), sia all'interno dello stato (come nel caso dell'ex presidente Cossiga, nella sua guerra personale contro il CSM) .
L'abisso nero della Repubblica.

Ho deciso di spezzare il post, che stava venendo troppo lungo, in più parti: una introduzione, una parte dedicata agli episodi citati della Strategia delle Tensione e le conclusioni dell'autore.

Il link per ordinare il libro su ibs.
Il blog di Barbacetto.
Leggi l’intervista di Marilù Oliva a Gianni Barbacetto su Carmilla

Technorati:

13 novembre 2009

Il contradditorio sui fatti

Martedì sera, a Ballarò, il presidente Lupi criticava Floris perchè “Non si può parlare del caso Cosentino in tv, tantomeno nel servizio pubblico, in assenza di Cosentino e del suo avvocato”. E l’impavido Floris: “Giusto, qui non si fa cronaca giudiziaria”.

Serve il contradditorio. Torna sul concetto di contradditorio l'editoriale di Travaglio sul Fatto:

Poniamo, per assurdo, che venga disposto l’arresto di un sottosegretario per camorra.
Da che mondo è mondo, i giornalisti raccontano che è stato disposto l’arresto del sottosegretario per camorra. Ora invece, in omaggio al contraddittorio, il giornalista che racconta che è stato disposto l’arresto del sottosegretario per camorra, sarà affiancato da un giornalista che racconta che non è stato disposto l’arresto del sottosegretario per camorra, o al massimo che è stato disposto l’arresto del sottosegretario estraneo alla camorra.
Così la gente avrà finalmente un’informazione completa, obiettiva, deontologica, pluralista, stringente. E soprattutto chiara. Infatti si domanderà: ma perché cazzo l’hanno arrestato, ‘sto sottosegretario?
Chiedere il contradditorio sui fatti, significa poi chiedere la censura sui fatti. Di questo non si deve parlare: di Cosentino oggi, dei processi di Berlusconi (e dei suoi rapporti con la loggia di Gelli, con la mafia tramite Mangano).

Annozero - Fai la cosa giusta

Mentre nel mondo politica si discute di processo breve (specie per i reati finanziari) cosa succede nel sud d'Italia?A Casal di Principe (ma potremmo anche parlare dello Zen di Palermo, della Calabria ..), che clima si vive, tra i check point dei militari e i controlli all'ingresso del paese?

In paese i ragazzi sentiti da Stefano Bianchi testimoniano l'ostilità verso i militari, verso i giornalisti che vengo a ficcare il naso e "rovinano l'immagine di Casal di Principe"."Vogliamo che ve ne andiate tutti".Cosa ne pensa di Roberto Saviano? "Mo ne paga il conto" . "Stanno criminalizzando un intero paese .. vede te quanta bella gente c'è a Casale?"."Io non ho mai visto la camorra ..". Persino il parroco "Casal di Principe è fatta di gente onesta".

D'altronde Dio avrebbe risparmiato persino Gomorra, se avesse trovato almeno una persona non peccatrice.

Eppure nonostante tutti i controlli, i casalesi sono riusciti a uccidere l'imprenditore dei rifiuti Orsi, della Eco4, chestava racocntando ai magistrati dei rapporti tra camorra,imprenditoria e politica.
Ucciso nel centro del paese.

Come ucciso è stato anche Stanislao Cantelli, zio di due pentiti. "Erano due merde" la considerazione dei parenti.Omertà, paura, rassegnazione che nulla può cambiare.

Al sud la battaglia tra stato e mafie non la sta vincendo lo stato, nonostante i tanti proclami su arresti e sequestri.
A Napoli la sera escono solo 6 volanti, per presidiare la città.Il video della morte di Biagio Terracino, col killer che se ne va tranquillo, incrociando altre persone, non ha bisogno di ulteriori commenti.La morte per mano di camorra è la normalità: perchè la camorra governa, raccontano le persone a cui Corrado Formigli chiedeva, "perchè quando si pone un obiettivo va fino in fondo" .

A Roma, mentre in Commissione Giustizia si parla della coda dei cani , come raccontava Di Pietro , nelle segrete stanze si parla sempre e solo dei processi del presidente del consiglio.
Immunità parlamentare, processo breve, riforma del processo penale.

"E' come se si volesse curare la febbre cambiando la scala del termometro"
è il commento di Pier Camillo Davigo.

Perchè i processi in Italia durano tanto? Perchè ce ne sono troppi rispetto agli altri paesi (10 volte di più rispetto all'Inghilterra), con meno risorse. E anche perchè in Italia si ricorre sistematicamente in Appello: il giudicie di Appello non può aumentarti la pena, al limite rimane uguale.
E allora, non si corre nessun rischio ad appellare la sentenza, andando ad intasare tribunale e anche la Suprema Corte.
In questa riforma anche Di Pietro vede l'ennesimo tentativo di difendere il premier.
E per salvarne uno, tutti i processi per le truffe Parmalat, Cirio, i furbetti del quartierino, non arriveranno mai a sentenza.

L'esponete del PDL, nonchè membro della Commissione Giustizia, Fabio Granata indicava nell'aumento delle risorse per la giustizia una condizione necessaria per accettare questa legge. Comunque considerata un "male minore" rispetto alla prescrizione breve, tra le prime proposte che erano girate.
Di diverso avviso Maurizio Belpietro, ormai ospite fisso: se la giustizia è lenta è anche colpa dei magistrati fannulloni, definiti "l'altra casa" nel libro di Stefano Livadiotti. I magistrati che si lamentano sempre ad ogni legge che li riguarda, che lavorano poco.

E in parte ha anche ragione: forse perchè l'attuale meccanismo che li governa non sanziona a sufficienza i magistrati che lavorano poco o male. Mentre è efficacissimo nel sanzionare i magistrati "scomodi": vi ricordate più che fine han fatto Clementina Forleo, Luigi De Magistris, i giudici di Salerno Apicella e Verasani. E se anche fosse così, cioè che i giudici avanzando di carriera solo per anzianità, non fanno niente, allora la risposta sensata è non fare del tutto i processi? Lasciare liberi i criminali?

Corrado Formigli a Napoli.
Formigli ha girato il rione sanità: tra pattuglie dei vigili che non ci sono, pattuglie della polizia sempre scarse la notte, l'ambulanza che non riesce a muoversi per le macchine in divieto.
La paura della camorra e l'ispettore di polizia che dice "la soluzione a Napoli? le bombe ...".

Da Caserta, Sandro Ruotolo assieme a Rosaria Capacchione, raccontava dell'inchiesta che ha coinvolto il sottosegretario Cosentino.
Il business dei rifiuti, il consorzio Caserta 4 e la società mista pubblico e privato (dei fratelli Orsi) Eco 4: l'imprenditore Vassallo che parla dei legami tra Cosentino e i casalesi. E le testimonianze dei pentiti al vaglio dei magistrati: Dario De Simone, Domenico Frascogna, Carmine Schiavone (al processo Spartacus).
Non si possono che condividere le parole dell'onorevole Granata, in questo caso nè di destra nè di sinistra: riferendosi alla candidatura in regione Campania di Cosentino "se chiediamo agli imprenditori di ribellarsi a questo meccanismo, si deve dare un segnale di serenità".
E la candidatura di Cosentino non è opportuna politicamente.

Altra proposta: "perchè le regioni non si possono sciogliere per mafia, come i comuni? [..] Il sud deve avere una nuova classe dirigente, non servono più soldi".

Il punto di Travaglio, parlava delle emergenze del governo Berlusconi. Ovviamente le emergenze giudiziarie: decreto Biondi del primo governo Berlusconi, e poi la legge Cirielli, le rogatorie, il falso in bilancio, il lodo Schifani, il lodo Alfano.E ora l'immunità parlamentare che, a prescindere da cosa dice Minzolini, non esiste in altri paesi (o comunque non è applicata per i reati comuni come succede qui).

La puntata di Annozero sul sito.

Technorati:

Il processo breve

Marco Travaglio ad Annozero, sulla proposta di legge sul processo breve (se non sei riuscito a fare il processo in sei anni, non lo farai più): è come se si dicesse che i treni sono in ritardo e allora li facciamo fermare in piena campagna.
E poi scopri che tra tutti viaggiatori c'è ne uno che proprio non voleva arrivare in stazione. Oppure, lasciando perdere la metafora, c'è un politico a caso che proprio non vuole arrivare a giudizio sui suoi processi.
Oppure, usando l'altro paragone fatto da Pier Camillo Davigo "è come se si volesse cuare la febbre cambiando la scala del termometro".

12 novembre 2009

Anche io ho giurato


Anche io, come i dipendenti pubblici del ministro Brunetta, ho giurato.

Sul libro di Check Norris!
Mi chiedo come portranno giurare sulla Costituzione, politici (ex?) appartenenti a logge nascoste.

Il business del vaccino

Ok, alla fine se volevate una risposta sul vaccino per l'influenza A, bastava guardare Exit (tra uno zapping e l'altro).
Dove si parlava del business del vaccini e se sia necessario vaccinarsi: l'urgenza per la pandemia, i contratti secretati, prezzi non eccessivi.
Peccato che l'informazione pubblica abbia dato buca.

Dall'inferno alla bellezza - serata con Roberto Saviano

Il potere della parola, quando è usata per raccontare le storie. Un potere pericoloso, persino eversivo (se si pensa che oggi alcuni scrittori o giornalisti sono costretti a vivere sotto scorta): potere di resistenza ma anche di calunnia. Come se nella parola, ci sia l'inferno e anche il paradiso.

Saviano ha raccontato nella serata 4 storie, legate dal fine comune della bellezza distrutta: "Bellezza e verità .. è tutto ciò che vi occorre" J. Keats.

La storia di Neda e Taranè.
Sono due ragazze che, come tanti altri ragazzi, sono scese in piazza amanifestare contro i brogli delle elezioni in Iran.
Le immagini della morte di Neda, girate con un cellulare, han girato il mondo: Neda stessa, si dice, sia stata colpita da un agente della guarda presidenziale, perchè stava usando il cellulare.
"Neda muore con gli occhi aperti per farci vergognare noi, che li abbiamo tenuti chiusi": quelle immagini avvicinano a noi la tragedia, ci rende partecipi della sua morte.
Anche Taraneh era in strada: viene arrestata e portata in un edificio segreto, dove è violentata ripetutamente. Lo stupro è usato, in tanti regimi, come strumento di umiliazione, per testimoniare un terrore che deve viaggiare silenzioso da vittima a vittima.
Ha un emoraggia, Taraneh e viene prima portata in un ospedale, poi abbandonata fuori città, morta. Il corpo semibruciato: bruciato, perchè un corpo torturato testimonia la barbarie.

Perchè sono state uccise, proprio loro? Perchè erano bellissime: ci tenevano ad essere curate, la loro bellezza ha messo paura al regime, perchè la bellezza toglie spazio all'inferno. Non volevano diventare martiri, ma vivere una vita felice.

La vittoria della nazionale di calcio nigeriana alla coppa.
Il 19 novembre 1995 la nazionale nigeriana vince il torneo internazionale dei paesi Africani e asiatici: nello stesso giorno viene ucciso lo scrittore Ken Saro Wiwa, autore di "Sozaboy".

Mentre il carosello dei tifosi festeggia la vittoria e il presidente del paese è sugli spalti con i vertici della Fifa, il fratello dello scrittore telefona ai giornalisti stranieri, per avere conferma.Perchè è stato ucciso, impiccato per ben 4 volte perchè il boia non riusciva a far bene il suo lavoro?
Perchè era uno scrittore che raccontava del suo paese, sia tramite i suoi libri, sia tramite una sit com, la prima africana.
Il suo paese era il Nigeria: un paese sfruttato dalle compagnie petrolifere, come la Shell: racocntava della guerra in Biafra, della battaglia della sua etnia, gli Ogoni, sul delta del Niger.
La Shell fu rinviata a giudizio negli Stati Uniti per le pressioni fatte sul governo nigeriano: in america su può processare una società anche se non americana, se fa affari in quel paese.Si arriva al patteggiamento di 15 milioni di dollari: tanto vale lavita di uno scrittore, capace di far paura al governo, più di un guerrigliero.
Ken Saro Wiwa sapeva che le sue parole potevano cambiare la sua vita: "mi fa più male sapere che tutto questo non si saprà, che tutto questo sarà vano" diceva in cella. E allora condividere le sue parole significa salvarlo dalla sua paura.

Il branzino di Volturno.
Lo scampio della pineta a Castel Volturno: negli anni 60, i fratelli Coppola tirnano sù il villaggo abusivo Pineta mare, distruggendo tutta la pineta di fronte al mare. Costruiscono un villaggio di 12000 appartamenti, con sole 500 licenze: una sorta di repubblica autonoma doveva essere nelle loro teste. Il più grande agglomerato abusivo dell'occidente: 800000 metri quadri.Un saccheggio del fiume, che viene depredato della sabbia: il mare inizia a risalire il fiume e si assiste al fenomeno del Branzino che nuota nel fiume, credendo di nuotare nel mare.

Pineta mare doveva essere la casa della borghesia media: oggi è un villaggio abbandonato, pieno di macerie e immondizia per le strade.Viene distrutto un ponte romano, che impediva l'accesso al fiume per i lavori; vengono rubate le opere romaniche trovate man mano nei lavori: la strada Domiziana è usata dai cantieri.Il territorio viene dilaniato nel silenzio generale: il sindaco che si oppone subisce una serie di attentati.L'unica zona verde della pineta rimane il campo da golf, sempre di proprietà dei fratelli Coppola.

La strage di Castel Volturno.
Il villaggio Pineta fu costruito da manovalanza africana: Castelvolturno è Africa.
Il settembre 2008, un gruppo di fuoco a capo di Giuseppe Setola, una frangia dei Casalesi, compie la strage, passata alle cronache come la strage di Castel Volturno. 6 morti, di cui forse solo uno il vero obiettivo dei killer: gli altri uccisi solo per creare terrore.
Il gruppo di fuoco aveva già ucciso altre persone, senza che le altre morti avessero suscitato reazioni da parte della stampa nazionale.
Ma questa volta succede qualcosa: la comunità africana reagisce. Capiscono che se non reagiscono, i prossimi saranno loro: "non vi permettete più .. non osate toccarci la vita", il messaggio della rivolta nera.Gli africano non solo fanno i lavori che noi non vogliamo più fare: ma difendono anche i diritti che noi non difendiamo più.

Mama Africa: Miriam Makeba.
Miriam Makeba fu cacciata dal Sudafrica per 30 anni. Un suo disco "Pata Pata", che poteva costare anche anni di carcere se trovato in possesso di una persona, parlava di una ragazza che ballava.Anche questo spaventa un regime: una ragazza che balla.
Morì dopo un concerto in ricordo delle vittime della strage a Castel Volturno: Saviano scrisse ai familiari scusandosi, perchè era morta lontana da casa. Risposero che "Miriam è morta in Africa".

La serata è proseguita col ricordo di Anna Politkovskaja, uccisa per fermare la sua testimonianza sulle crudeltà della guerra in Cecenia.
E di Varlam T.Salamov, che dai gulag siberiani è riuscito a fare arrivare i suoi scritti non svendendo la dignità.

Il commento ai libri di Salamov: qui e qui.
Il racconto sulla Politkovskaja.

11 novembre 2009

Dall'inferno alla bellezza

La letteratura deve essere al servizio della società immergendosi nella realtà, intervenendo, e gli scrittori non possono semplicemente scrivere per intrattenere o per speculare sulla società.
Devono avere un ruolo attivo.
La parola è potere, ed è ancora più potente quando diventa d'uso comune.
E questo è il motivo per cui uno scrittore che prende parte, veicola il suo messaggio con più efficacia che quello che invece scrive aspettando il tempo in cui si realizzino le sue fantasie.

Ken Saro-Wiwa

Che tempo che fa torna in prima serata, mercoledì 11 novembre 2009, dalle h. 21.10 alle h. 23.30, su Rai Tre, con il primo speciale di questa settima edizione del programma: Dall'inferno alla bellezza di e con Roberto Saviano.
Due ore con il trentenne scrittore napoletano, autore del best-seller Gomorra, tradotto in 50 paesi, caso letterario in tutto il mondo: con tre milioni e mezzo di copie diffuse dall’Australia all’Islanda, dalla Cina all’Arabia Saudita, ha ricevuto decine di premi in Italia e all’estero e da Gomorra è stato tratto uno spettacolo teatrale, insignito con gli Olimpici del Teatro 2008 e un film per la regia di Matteo Garrone, candidato per l’Italia agli Oscar, candidato ai Golden Globes, Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes e miglior film all’ European Film Awards 2008 oltre che Hessische Filmpreis alla Fiera del Libro di Francoforte come miglior adattamento cinematografico di un’opera letteraria.

Dello Speciale Dall'inferno alla bellezza , dice Roberto Saviano: Il titolo della serata vuole dire una cosa semplice, vuole ricordare che da un lato esistono la libertà e la bellezza necessarie per chi scrive e per chi vive, dall’altro esiste il loro contrario, la loro negazione: l’inferno che sembra continuamente prevalere. E’ possibile che ancora oggi, l’Uomo, nella sua accezione più ampia, debba passare necessariamente attraverso l’inferno per raggiungere la bellezza?

Al centro dello Speciale, ancora una volta, la forza della parola non nascosta né perduta, la parola scritta o detta che dà la possibilità di esistere e che vive attraverso le storie: Ken Saro-Wiva, autore nigeriano, impiccato a Lagos per la sua tenace opposizione alle compagnie petrolifere che spogliano di risorse e ricchezze la sua terra, lasciando solo povertà ed inquinamento; Anna Politkovskaja, uccisa perché non c’era altro modo per fermare la sua implacabile testimonianza sulla crudele guerra in Cecenia; Varlam T.Salamov che dai gulag siberiani è riuscito a fare arrivare i suoi scritti non svendendo l’anima né la dignità; Miriam Makeba, Mama Africa, la voce che ha cantato la libertà di un continente, morta a Castel Volturno dopo un concerto per ricordare sei fratelli africani uccisi dalla camorra.
Tutto questo è Dall’inferno alla bellezza: ma - come scriveva Albert Camus – l’inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia.

So già cosa si dirà domani (anzi, cosa si inizia a dire oggi): che non è con spettacoli come questi che si sconfigge la Camorra.
Falso. Il contrasto sul campo serve tanto quanto la denuncia delle connessioni, del potere delle cosche, potere criminale, dei legami con la politica (che ancora oggi è considerato un tema tabù, su escono articoli di giornale vergognosi come questo).
Come fa Saviano col libro Gomorra.

Cose che succedono in Eutelia

Dal libro di Mozilla

Aprite il browser Firefox e inserite about:mozilla.





Il flop del test antidroga

Si sono presentati in soli 28 per il test antidroga, in Parlamento.
Che almeno se ne stessero zitti. Evitando certe uscite ipocrite.
Anche perchè dall'analisi delle urine si riesce a risalire solo alle assunzioni del giorno prima.

Quanto deve durare un processo?

Quanto deve durare un processo?Quale la ragionevole durata, sia per gli imputati, perchè venga riconosciuta o meno la loro colpa. Sia per le vittime, affinchè venga riconosciuta loro giustizia.
Perchè si è detto no alla prescrizione breve e invece si è deciso di discutere del taglio alla durata dei processi?
Taglio che, senza lo snellimento delle regole e procedure, senza un aumento delle risorse per tribunali, significa una prescrizione nascosta?

Perchè il cavaliere e i spoi avvocati tirano fuori proprio ora questi disegni di legge: di cosa ha paura il cavaliere dai processi sulle stragi del 93 e sulla trattativa?

Ieri sera seguivo con interesse Ballarò: ammiro lo zelo e la passione che ci mette l'onorevole Maurizio Lupi; ieri sera, parlando delle toghe rosse, ha rispolverato la vecchia bufala dell'avviso di garanzia ricevuto da Berlusconi nel 1993, durante il G8 a Napoli, che fece cadere il governo.Una serie di inesattezze: era un avviso di comparizione, a Napoli non c'era nessun G8, e dell'avviso ne sapeva lui stesso perchè i carabinieri lo avevano avvisato. E il primo governo Berlusconi cadde per la sfiducia di Bossi.
Sono passati 15 anni, ma il refrain delle toghe rosse funziona ancora. Quanto deve durare ancora?
In studio, sempre Lupi, condannava il processo mediatico fatto dal povero Floris contro il sottosegretario Cosentino.
E che dovrebbe dire il povero Marrazzo, che è stato fucilato senza nemmeno uno straccio di processo?

10 novembre 2009

Le leggi razziali (ad Azzano)

Azzano. «Schediamo tutti i musulmani»:
proposta choc del sindaco leghista.

A quando il contradditorio?

Dopo l'editoriale di Minzolini, aspettiamo che il TG1 dia spazio ai magistrati di spiegare le loro motivazioni. Come spiega Antonio Ingroia su Articolo21:
Procuratore Ingroia, contento di essere citato da un’editoriale del TG1?
"Certamente no, quando il mio pensiero viene stravolto al punto di attribuirmi un programma politico, mentre le mie dichiarazioni erano semplicemente un richiamo ai princìpi fondamentali scritti nella carta costituzionale. Non mi sento schierato da nessuna parte se non con i padri costituenti e con i cittadini che pretendono verità e giustizia".
Così il magistrato risponde in esclusiva ad Articolo21 in relazione all'editoriale di ieri del direttore del tg1 .
"A che ora - affermano Giuseppe Giulietti e Federico Orlando - e in quale edizione del tg1 (e la Rai nel suo complesso) garantirà il diritto di replica al giudice Ingroia e ai suoi colleghi pesantemente oltraggiati da Minzolini? Sino a quando le autorità di garanzia potranno girarsi dall'altra parte? L'editoriale di ieri è solo il preannuncio di una offensiva contro la Costituzione e contro i poteri di controllo. Forse è davvero giunto il momento di promuovere una grande iniziativa che metta insieme senza distinzioni di parte o di partito quanti hanno ancora a cuoere la Carta costituzionale."
PS: sarebbe stato bello se il TG1 avesse parlato dei licenziamenti (ma l'OCSE non aveva detto che iniziava la ripresa?) nelle aziende tecnologiche italiane.
A cominciare dal licenziamento di licenziamento dei primi 1200 lavoratori di OLIVETTI-GETRONICS-BULL-EUTELIA-NOICOM-EDISONTEL TUTTI CONFLUITI in: AGILE s.r.l. ora Gruppo Omega.
Ne parla Beppe Grillo, il comico.

E se Atene piange (sulla questione morale) ..

.. sparta non ride.
Mi riferisco al fatto che c'è poco da gioire (semmai qualcuno ne avesse voglia) della notizia riguardante il sottosegretario Cosentino.
Come aveva già anticipato l'onorevole Italo Bocchino ad Annozero, nel PD si dovrà discutere del caso del senatore Nino Papania da Alcamo.
Lo stalliere del PD, lo definisce nel suo intervento quotidiano di spalla sul Fatto.
Domenica abbiamo domandato in prima pagina al “nuovo” Pd di Bersani se “discuterà della moralità dei candidati”. Il “nuovo” Pd di Bersani ha subito raccolto l’appello. Infatti, nella “nuova” Direzione, fa il suo trionfale ingresso il senatore Nino Papania da Alcamo (Trapani), ex Margherita. Lo stesso a cui hanno appena arrestato l’autista-giardiniere-factotum per mafia.
Lo stesso che nel 2002 ha patteggiato a Palermo 2 mesi e 20 giorni di reclusione per abuso d’ufficio: era indagato per aver sistemato in posti pubblici diversi disoccupati privi dei titoli di legge, in un giro di assunzioni facili per cui sindacalisti senza scrupoli prendevano tangenti. Nel 2008 Dario Franceschini annunciò: “Non presenteremo candidati con procedimenti in corso né con sentenze passate in giudicato”. Strano: Papania fu ricandidato dopo il patteggiamento e rieletto per la terza volta senatore (diversamente da Nando Dalla Chiesa, colpevolmente incensurato).
Scelta lungimirante: il 4 novembre la Dda di Palermo ha arrestato il suo braccio destro Filippo Di Maria, considerato l’autista, il cassiere e l’uomo di fiducia del boss di Alcamo, Nicolò Melodia detto “il macellaio”, catturato nel 2007 assieme al capomafia Salvatore Lo Piccolo. Nei giorni pari Di Maria scarrozzava il boss Melodia, in quelli dispari il senatore Papania. Arrotondava.

La riforma per chi?

Si sente discutere di tante leggi, leggine, emendemanti in finanziaria che riguarderebbero (tutti) i processi del presidente del Consiglio.
Tutti escamotage, nascosti dalle parole "riforma della giustizia" per evitare il processo (non parliamo della eventuale condanna, ma solo del processo) ad una persona che la Consulta ha stabilito essere uguale alle altre.

Perchè non se ne discute in Parlamento?
Perchè si usano le solite scuse per cui l'eletto deve essere messo in condizioni di poter lavorare serenamente?
A TG unificato il direttore Minzolini spiegava le (sue di lui) ragioni:
"l'immunità è stata cancellata dalla nostra Carta costituzionale. Motivo? In quegli anni la classe politica e i partiti per via di Tangentopoli avevano perso la fiducia della gente e l'abolizione dell'immunità fu un modo per dimostrare che i costumi sarebbero cambiati. Quell'operazione mediatica si trasformo però nei fatti in un atto di sottomissione alla magistratura. Da allora i gruppi parlamentari sono affollati di magistrati e ci sono addirittura partiti fondati da magistrati".
E la serenità degli elettori che si devono poter fidare di chi li governa?
E la giustizia per le vittime di mafia (visto che uno dei fondatori di Forza Italia è sotto processo per concorso in mafia)?
La giustizia, come la legge, deve essere per tutti.
Altrimento siamo ancora qui a celebrare la fine del comunismo in Germania, senza chiederci se e come è cambiato il nostro paese in questi venti anni.
Nel 1992, l'Italia era sotto le bombe della mafia, sotto ricatto dai boss, sotto i debiti accumulati da anni di sperperi di quella cattiva politica che oggi viene celebrata (Craxi, Pomicino, Andreotti).
Mica possiamo prenderci in giro così.
Continua Minzo:
"l'abolizione dell'immunità parlamentare ha provocato un vulnus nella Costituzione, si è rotto l'equilibrio tra i poteri e non se ne è creato un altro. Ora c'è da auspicare che quel vulnus, al di là delle dispute nominali su immunità, lodi e riforme del sistema giudiziario, sia sanato"
Il vulnus era quella classe politica, che poi si è evoluta nell'attuale.

Il sottosegretario con la cautela

Nicola Cosentino, il sottosegretario con la cautela: la certificazione della procura di Napoli.
Che dopo mesi in cui si parlava delle voci dei pentiti, ha deciso di mandare la richiesta di autorizzazione per l'esecuzione di una misura cautelare al probabile candidato del PDL in Campania.
E lui, come il premier, andrà avanti:"Andiamo avanti, non disperdiamoci. Chi sono questi pentiti? Chi lo dice che mi devono arrestare? Non c'è motivo per fermarmi. La gente mi conosce, mi voterà".
E torniamo al solito refrain: il voto, come una catarsi dei propri peccati.
Aggiunta: Gilioli ripesca la mozione per far dimettere il sottosegretario.
La mozione impegnava il Governo ad invitare l’onorevole avvocato Nicola Cosentino a rassegnare le dimissioni da Sottosegretario di Stato per l’economia e le finanze.
La mozione non è passata perché, se la maggioranza di centrodestra ha difeso compatta il sottosegretario, molti esponenti del Partito democratico si sono astenuti, mentre altri hanno preferito uscire dall’aula e non votare.
Tra l’altro, date le molte assenze nelle file del Pdl, se il Pd avesse votato compattamente per la sua mozione questa avrebbe avuto ottime possibilità di passare. In 22 erano assenti, altri sette risultavano in missione. Alcuni dei presenti sono addirittura rientrati subito dopo la bocciatura, e hanno ripreso a votare altre risoluzioni.

Hanno votato contro gli onorevoli: Capano e Sposetti.
Si sono astenuti gli onorevoli: Bachelet, Cuperlo, Parisi, La Forgia, Bernardini, Madia, Mantini, Maran, Boccia, Capodicasa, Concia, Coscioni, Ferrari, Giachetti, Ginefra, Marini, Mecacci, Recchia, Sarubbi, Schirru, Tempestini, Turco Maurizio, Vannucci, Viola, Zamparutti Zunino.

Non hanno partecipato al voto, nonostante in giornata fossero presenti in aula, gli onorevoli: Tenaglia (ministro ombra della giustizia), Calearo, Fioroni, Gasbarra, Lanzilotta, Letta Enrico, Morassut, Bobba, Sereni, Vassallo, Merloni, Boffa, Bonavitacola, Bressa, Bucchino, Carra, Castagnetti, Corsini,Cuomo, D’Antona, De Pasquale, De Torre, Fadda, Ferranti, Fiano, Fiorio, Genovese, Giacomelli, Giovannelli, Gozi, Losacco, Lovelli, Lulli, Marantelli, Margiotta, Mosca, Murer, Narducci, Pedoto, Piccolo, Rosato, Russo, Samperi, Scarpetti, Servodio, Testa, Vaccaro, Vassallo, Vernetti, Vico.

Erano assenti gli onorevoli: Veltroni, Bersani, Colannino, D’Alema, Lusetti, Melandri, Pistelli, Touad, Ventura, Gentiloni, Beltrandi, Calvisi, Cenni, Colombo Furio, Damiano, Gaglione, Luongo, Lusetti, Marroccu, Melis, Motta, Portas, Tullo, Calipari.

08 novembre 2009

La ripresa

L'OCSE ci dice che siamo in ripresa. Il governo dice che siamo la sesta economia.
Eppure se confrontiamo i livelli del potere d'acquisto dei paesi europei, finiamo in fonfo alle classifiche.
Il perchè è semplice: non è dal PIL, dal livello di produzione che si misura la ricchezza del paese.

Perchè magari riprende il livello della produzione di alcune imprese, ma se continua l'emoraggia dei posti di lavoro, se i livelli degli stipendi rimangono quelli di oggi, se il lavoro stabile rimane una chimera, per molti italiani, la ripresa non c'è.

Finchè si continuerà a investire sulle autostrade di cemento piuttosto che su quelle informatiche, sulla ricerca, avremo sempre un'economia indifendibile.
E per la ripresa, cosa sta facendo il governo?
La discussione per le regionali (il Veneto a me, la Lombardia a te con un avvertimento a Bersani "non ha capito che chi è contro la Lega, è morto").
La riforma della giustizia: via intercettazioni, separazione carriere, CSM politicizzato ...
Il repulisti in Rai (Ruffini sostituito a Rai 3).
Cosa c'entra questo con la crisi? Niente, è solo la resa dei conti.

La politica dell'obbligo delle catene

Voglio parlare di una notizia della settimana passata: il presidente della provincia di Como, ha emanato una ordinanza che impone l'obblogo delle catene a bordo per tutti, dal 15 novembre al 31 marzo 2010.
Così si evitano i disagi per le auto senza catene, ferme, quando nevica, sostiene il presidente.
Non si pone il problema del fatto che è compito suo garantire il buono stato delle strade.

«Quest’anno ci siamo mossi con anticipo – spiega l’assessore provinciale alla Viabilità, Pietro Cinquesanti – in modo che i cittadini abbiano il tempo di attrezzarsi. I controlli circa il rispetto dell’ordinanza potranno essere svolti da qualunque forza dell’ordine (polizia locale, provinciale, stradale e carabinieri) e chi, anche in una giornata di sole, venisse trovato alla guida senza pneumatici da neve o catene nel bagagliaio rischia una multa di 74 euro, più la decurtazione di 3 punti sulla patente. Inoltre, abbiamo interpellato il Prefetto affinché solleciti tutti i sindaci ad adottare ordinanze simili sulle strade comunali».

Le amministrazioni comasche non sono nuove a queste uscite: l'ex assessore di Como Caradonna l'anno scorso, alle passate nevicate, aveva invitato i suoi concittadini a starsene a casa, quando nevica.
Amministrazione di Como che rischiava di passare alla storia per la vicenda del muro della vergogna, sul lago.

Ecco il succo della loro politica: ribaltare i ruoli e le responsabilità. Sanzionare (per fare cassa?)i cittadini senza catene con multe fino a 75 euro, anziché garantire prima e a prescindere dalle catene, la pulizia delle strade.

Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti


Ecco, arrivati all'ultima pagina, finiti i botti (in tutti i sensi) della festa a Villa Ada del palazzinaro Vip Sasà Chiatti, la domanda sorge spontanea.
Cosa ha voluto raccontarci, Niccolò? Quale metafora dei tempi moderni è contenuta in questo racconto che mette assieme un gruppo di satanisti in cerca di un'azione che li farà passare alla storia, uno scrittore di successo in cerca del libro che lo iscriverà nel firmamento della cultura italiana e, come coreografia di sottofondo, tutto lo stuolo di vip, calciatori, registi, attori e attrici, presentatori, sottosegretari, onorevoli … che infestano le pagine delle riviste di gossip?

Forse è sbagliato porsi la domanda, o quantomeno porsela in questa maniera: “Che la festa cominci” può essere solo un divertissement dell'autore.
Che infila questi personaggi in cerca di riscossa (nella vita), in cerca del gesto che li faccia entrare nella storia (“per secoli parleranno di me”). La simpatica canaglia Fabrizio Ciba, lo scrittore quarantenne, ossessionato dalla sua immagine (persino per la resa estetica che da di sé, in un video porno casereccio che gli è stato estorto), dal desiderio di suscitare piacere, desiderio, e da parte dei suoi lettori e da parte delle donne che incontra.
Saverio Moneta in arte Mantos, a impiegato in una ditta di mobili tirolesi di giorno, stressato dalla moglie e dal suocero di giorno. Di notte capo della setta delle belve di Abaddon, da Oriolo Romano: una specie di armata brancaleone di ex metallari, amanti delusi.
In realtà una setta satanica sfortunata: dei bravi ragazzi che, come per lo scrittore, vengono invitati a questa festa.

Festa che procede come una catastrofe allegra, anche per colpa dei satanisti (per il piano che hanno in mente): in mezzo mille storie e mille sfaccettature e tutto il groviglio di situazioni comiche, al limite del grottesco.

Se in “Come Dio comanda” il punto di vita era spostato sul paese della periferia italiana, dove la gente passa il tempo tra il lavoro, la messa e i centri commerciali, alla ricerca dell'ultimo modello di telefonino, qui il fuoco è all'estremo opposto.
Se ne rende conto quanto Ammaniti racconta della presentazione del libro del premio nobel indiano (di cui Ciba non ha letto nulla). Oppure alla festa del palazzinaro Chiatti, in una villa Ada che si immagina sia stata vendita dal comune per fare cassa e trasformata in una immenso giardino zoologico, con annessa zona savana per la caccia alle bestie.

Un quadro molto decadente, stile “cafonal”, con tratti veramente estremi: “abbiamo sdoganato le brutte figure” si dicono due protagonisti della festa. La popolarità dei personaggi della festa da un senso a ogni gesto che fanno: non esiste morale, non esiste una coscienza. Non esiste quasi una umanità.

Nessuno dei protagonisti sembra avere una abilità particolare - spiegava nell'intervista a Che tempo che fa l'autore - , persone senza talento oppure, come per lo scrittore Ciba, con un talento ma che con questo continuano a campare. Che deve la sua fama sia a quel libro fortunato scritto ormai tanto tempo fa, ma anche alla televisione.
Personaggi che covano dentro un senso di rancore per la sensazione di aver subito un torto da qualcuno o dalla vita. Che sia la casa editrice, che lo vuole mollare, per scrittori più giovani; che sia la famiglia, che lo soffoca, come per Saverio. Che sia la vita, che lo ha fatto conoscere amore, come scrive ai posteri Zombie, una delle bestie di Abaddon.
Si ride, leggendo le pagine, ma sono risate amare: forse l'ha già detto qualcun altro, ma sembra di rivedere gli stessi personaggi crudeli, infantili, vuoti e pieni di se del Dino Risi regista de “I mostri”.
Mostri infantili: un generazione che vive nell'attesa del grande evento, che dia un riscatto alla propria vita.

– Si mise in piedi. Gli occhi neri gli erano diventati rossi, riflettevano le fiamme del forno delle pizze. – Ora discepoli onoratemi!
Gli adepti abbassarono il capo. Il leader sollevò gli occhi al soffitto e allargò le braccia.
– Chi è il vostro padre carismatico?
– Tu! – dissero in coro le Belve.
– Chi ha scritto le Tavole del Male?
– Tu!
– Chi vi ha insegnato la Liturgia delle Tenebre?

– Tu!
– Chi ha ordinato le pappardelle alla lepre? – fece il cameriere con una sfilza di piatti fumanti sulle braccia.
– Io! – Saverio allungò una mano.
– Non toccare che scottano.
Il leader delle Belve di Abaddon si sedette e in silenzio cominciò a mangiare.

Due piccole precisazioni: la presenza nel parco di Villa Ada di atleti russi è solo una leggenda romana.
Non è una leggenda invece il brutto stato del parco: prima che sia troppo tardi, è l'invito di Ammaniti, bisogna che qualcuno lo salvi dall'incuria in cui è lasciato.

Technorati: Niccolò Ammaniti
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Il sito di .

06 novembre 2009

La posta che non arriva

Sono un abbonato del giornale Il Fatto: il giornale mi dovrebbe arrivare ogni mattina.

Dovrebbe, perchè ogni tanto si perde. E quando, arriva, viene consegnato a mezzogiorno.

Mi chiedo come mai l'azienda di stato che deve occuparsi delle poste italiane, sia così in difficoltà a fare il suo mestiere che, negli anni, non ha subito cambiamenti.

Forse perchè, come in altre aziende di stato, manca il concetto di servizio: perchè le Poste si sono dedicate a fare altro. La banca (con la nuova banca del sud); gestore di servizi telefonici; gestore di carte di credito con Poste pay.
In situazione di scarsa concorrenza.
E la posta ordinaria?

Annozero profumo di mafia

Le mani della mafia a Fondi, in base alla relazione del prefetto Frattasi che ha lanciato accuse pesanti sull'amministrazione locale, sui suoi legami con le famiglie Tripodo e Trani, con le cosche campane, con i casalesi.

Ma c'è stato spazio, ad inizio puntata, per parlare di un problema serio: l'usura cui sono costretti molti piccoli imprenditori (magari quelli che non si possono scudare); messi alle strette dalla crisi da una parte e dalle banche (improvvisamente solerti) dall'altra.
Come il signor Santonocito che si è rivolto a strozzini ("zingari") per 10000 euro: soldi che dovevano essere restituito al tasso del 40%, col raddoppio del prestito in caso di ritardo.
Man mano gli strozzini cercavano di mettere le mani sull'azienda.
Fino alla denuncia.

Lo scudo dei capitali mafiosi: lo scudo non permetterà il rientro die capitali mafiosi. Parola del governo: eppure secondo il pm antimafia, è sufficiente per un mafioso trovarsi un imprenditore amico. Lo scudo è uno strumento che permette invisibilità a chi riporta i soldi: somo soldi sporchi e soprattutto uno strumento di concorrenza sleale, che da a certe persone (scudate?) una forza maggiore rispetto ad altre.
E una situazione di forza può condizionare la politica.
Un buon politico ci avrebbe dovuto pensare.

La mafia a Fondi.
La magistratura ha portato avanti le indagini sulla situazione di Fondi.
Con una serie di arresti, tra cui Carmelo Tripodo, nipote del boss don Mico.
Secondo la denuncia del prefetto, il sindaco e la sua giunta avrebbero tenuto rapporti privilegiati con le ditte di pulizia di Tripodi.
Il sindaco, per assicurarsi al fedeltà delll'amministrazione, avrebbe aumentato i loro stipendi.

Dopo la denuncia del prefetto del settembre 2008, il Consiglio dei ministri ha aspettato un anno per decidere se sciogliere per mafia il comune: nell'attesa, che è stata giustificata dall'onorevole Bocchino come necessaria per prendere la giusta decisione, il comune si è sciolto da solo.
E gli stessi amministratori potranno ripresentarsi alle prossime elezioni.

A difendere le sue posizioni e quelle del comune in causa, il senatore Fazzone del PDL.
Che tirava in ballo il complotto, non delle sinistre, ma quasi: tutta la campagna mediatica contro Fondi sarebbe orchestrata dall'editore di Latina Oggi, Ciarrapico (che abbiamo scoperto essere amico di De Benedetti e Caracciolo), per screditare la buona amministrazione del posto.
Una faida interna al PDL, insomma.

Fazzone e Bocchino hanno dato giustificazione a quanto raccontato nella relazione del Prefetto ("non è sua santità"): ma ilsenatore è andato oltre, parlando di querela per tutte le accuse false.
Come la variante di una strada che avrebbe portato ad una azienda in cui Fazzone figurava tra i soci (la Silo), assieme al sindaco Parisella.
Variante poi non effettuata, sebbene è vero che la Silo abbia preso un finanziamento pubblico di 2 miliardi.

Di parere opposto l'onorevole De Magistris (che parlava di democrazia da ripristinare da zero, e non di democrazia da salvaguardare) e Claudio Fava di Sinistra e Libertà .
Se c'è complotto, è fragile, e coinvolgerebbe anche il ministro degli interni.
E tutte le spiegazioni date dal senatore si scontrano con le immagini del paese raccolte dal reportage di Stefano Bianchi e Giulia Bosetti.
I campeggi abusivi (Holiday) diventati ville per ricchi. La "Rosa dei venti", i 68 villini costruiti vicinissimi al mare.
Il clima poco trasparente con cui si è scontrato Bianchi facendo domande nel paese, al sindaco.
Gli appalti vinti con una gara in cui compariva una sola impresa, appalti vinti con un ribasso del 0,5%.

La mafia che fa impresa, in Campania come nel basso Lazio: nel mercato ortofrutticolo, nelle costruzioni, nei centri commerciali.
Imprenditori che vneogon pure additati come esempio, come ha fatto Feltri con Ercolani, parente del boss che ha ucciso Beppe Fava.

Non è un problema che riguarda il solo centrodestra: come ha spiegato tante volte Saviano, la mafia è bipartisan, si rivolge al cavallo vincente.
Come a Caserta (caso De Francisci), come a Castellamare.

Come si può fare lotta alla mafia in queste condizioni?
Technorati:

05 novembre 2009

Annozero e il profumo di mafia

Democrazia da ripristinare, a Fondi, come sostiene l'onorevole De Magistris o democrazia da far sopravvivere al commissariamento, come sostiene il senatore Bocchino?

Chi porta avanti il complotto? L'editore di sinistra (come sostiene il senatore Fazzone del PDL) Ciarrapico, il prefetto e il ministro dell'interno nella sua relazione?

Della presenza dei casalesi, dei clan della ndrangheta è un fatto noto alla magistratura. Che i clan cerchino di infiltrarsi nelle amministrazioni locali (non solo a Fondi, ma anche nel casertano) è un altro fatto accertato.
E la zona di Fondi è una zona ricca per investimenti.

La prima intervista all'ex assessore Izzi, da parte di Stefano Bianchi.

Sodoma e Gomorra



Le regole dell'economia criminale, raccontate da Roberto Saviano. La Sodoma e Gomorra delle nostre istituzioni, della nostra economia, della nostra società.

Dal Vangelo secondo Bruno

Continua l'uscita di dichiarazioni del premier veicolate dal libro (ancora non uscito) di Bruno Vespa. Caso unico l'Italia, dove l'informazione (sia dei giornali che dei telegiornali) viene fatto predendo spunto da anticipazioni di libri e non viceversa.
«Non ho avuto alcuna relazione con la signorina Noemi. Al riguardo si sono dette e scritte soltanto calunnie». (corriere)

E sul caso delle veline candidate alle elezioni europee (in tema della terza domanda) Berlusconi sostiene di aver proposto incarichi di responsabilità "soltanto a donne con un profilo morale, intellettuale, culturale e professionale di alto livello (repubblica)
L'ermo colle:
«Non ho mai pensato di candidarmi alla presidenza della Repubblica - ha poi detto tra l'altro il Cavaliere nel libro - . Come molti ricorderanno, ho ripetutamente indicato, a titolo di suggerimento affinché dal Parlamento possa essere compiuta la scelta migliore, un candidato che ritengo sia il migliore in assoluto (Gianni Letta, nda)». (
corriere)
Sul'utilizzo dei servizi per fini politici: "Ma non ho certo mai pensato di impiegare queste risorse contro alcuno" (e i vari Pio Pompa? leggete Una repubblica fondata sul ricatto).
Nel frattempo, sul Giornale appare un altro articolo su Fini (così impara a parlare di Re Silvio), che smaschera tutti i cambiamenti del presidente della Camera:
"Dieci anni fa, Fini avrebbe infilzato i gay col forcone. Neanche voleva che insegnassero nelle scuole".
Così, non stupisce invece la mancata promessa sulla banda larga (il piano Romani): altra bufala raccontata agli italiani. I soldi per l'investimento saranno usati per la crisi.
Che interesse ha questo governo a investire su internet (penalizzando così la televisione e aumentando veramente l'informazione)? Nessuno.
Non è un caso che il governo si occupi direttamente dei contratti di certe trasmissioni, del contenuto, del contradditorio.
Senza questo sistema televisivo come avrebbe potuto congelare tutti i palinsesti per parlare solo del caso Marrazzo, delle trans e della coca? Chi si ricorda più di Noemi, di Patrizia, di Barbara e delle altre veline citate nelle intercettazioni con Saccà?

A Exit si parla di veline e giovani

Tema della puntata di Exit di ieri sera (tra le altre cose): i giovani e il mondo dell'immagine.
Autorevoli esperte l'ex onorevole Pivetti, pensionata di stato e l'onorevole Carlucci.
"Ai nostri tempi .. noi si che ci siamo fatti la gavetta" i commenti sulla generazione di oggi che preferisce rimanre nella bambagia dell'università, rimane abbagliata dal modelllo televisivo.
Prima considerazione: chi ha creato questo mito dell'immagine, della televisione?
Secondo: da che pulpito si sente dire ai ragazzi rimboccatevi le maniche.
Terzo: l'errore di fondo è non voler capire che questa generazione che cerca nella televisione e nel cinema il proprio sogno è frutto dell'altra generazione.
Quella che ha in mano i palinsesti, le leve della politica, dell'informazione.
Che fine han fatto gli intellettuali?
Tutti in televisione a parlar di questo e parlar di quello.
Si dice che le colpe dei padri cadano sui figli.
Che almeno i padri si prendano le loro colpe.

Tu vuo fa l'americano

Forse qualcuno dovrebbe spiegare a Marchionne (alle prese col piano Fiat-Chrysler) che la i di Fiat sta per "italiana".
Che non si può chiedere incentivi allo stato, per poi chiudere le aziende ad Arese.

Altro scontro tra treni su Le Nord

Incidente sulla linea delle Ferrovie Nord Milano-Brescio-Edolo-Iseo:
MILANO - Scontro tra un treno merci e un convoglio passeggeri delle Ferrovie Nord questa mattina a Vello, nella zona del lago di Iseo, nel Bresciano. In base a quanto riferito dall’Azienda regionale emergenza urgenza della Lombardia sette persone sono rimaste leggermente ferite e sono state ricoverate negli ospedali di Lovere, Ome e Iseo. Nessuno di loro è in pericolo e i ricoveri sono tutti avvenuti in codice verde.

Delusi dalla sentenza

La Cia ci fa sapere di essere delusa dalla sentenza del tribunale milanese sul rapimento di Abu Omar.
Anche noi cittadini italiani siamo delusi dal comportamento tenuto dall'agency, delusi dalle rezioni del Pentagono e del Dipartimento di Stato.
Forse qualcuno a Washington pensa ancora di essere all'epoca di Bush junior. Pensa che e rendition, che sono una violazione die diritti dell'uomo e delle leggi italiane, siano una risposta al terrorismo.C'è ancora gente che pensa queste sciocchezze. Le stesse persone favorevoli alle missioni in Afghanistan, in Iraq. Dove alla fine il presidente scelto dalla diplomazia americana di Bush, di Rumsfeld, di Cheney, della Rice, invita i fratelli talebani al dialogo.
Forse gli stessi fratelli che han piazzato la bomba contro il Lince italiano che questa mattina ha causato 4 feriti.

Delusi lo siamo anche in parte noi: siamo riusciti a condannare, almeno sulla carta, membri dello spionaggio americano, ma non i vertici del servizio di intelligence italiano. Mancini e Pollari si son salvati grazie al segreto di stato.

04 novembre 2009

La stagione felice

Secondo il ministro Maroni, gli arresti eccellenti di questi giorni testimoniano come questa sia la stagione più felice della lotta alla mafia.
Chissà, forse gli agenti che protestavano contro i tagli alle risorse sulla sicurezza la pensano diversamente.
Forse questa, la stagione del divieto alle intercettazioni (di cui ne ha parlato diffusamente Bruno Tinti sul blog), dei patteggiamenti allargati, dei tribunali intasati dai mille reati che sono stati introdotti (prostituzione, immigrazione clandestina), non è proprio una stagione felice.

Tante promesse non sono state mantenute. Si diceva che la riforma dlela giustizia sarebbe stata ispirata da Falcone.
Le ronde, inserite nel decreto sicurezza, che avrebbero messo in sicurezza le strade? Un flop. Eppure quante risorse (e tempo al Parlamento) ha sottratto?

il coraggio di Dominique

Il professor Rossitto ( il docente universitario della facoltà di Scienze politiche di Catania) ha rassegnato le dimissioni perchè "indagato dalla Procura etnea dopo essere stato denunciato per aver chiesto rapporti sessualì in cambio del buon esito al suo esame."
Il tutto è partito dalla coraggiosa denuncia della sua studentessa Dominique: coraggiosa perchè fatta in Sicilia, dove "ti devi nascondere se fai qualcosa di giusto" e quando riflette sul senso del suo percorso universitario che "non deve esaurirsi nella raccolta degli esami uno dopo l'altro".
In questo paese ci si indigna perchè nelle stesse aule non può essere esposto il crocifisso. E magari si accettano soprusi come questo.

Simboli religiosi


Oltre alle scuole, dove altro li vieteremo?

Blitz contro la cosca Papalia Barbaro a Milano

Altro colpo contro la mafia del nord: a Milano e a Roma la DDA ha arrestato diversi esponenti delle due famiglie, legate al traffico della droga e al mondo delle costruzioni.

Da affaritaliani:
L'operazione parco sud è partita in seguito all'inchiesta dei sostituti procuratori della Dda di Milano, Boccassini, Venditti, Dolci, Storari.
Coinvolge anche i cantieri per il raddoppio della linea ferroviaria Milano-Mortara e della Tav l'inchiesta a carico di 48 tra presunti affiliati al clan della 'ndrangheta Barbaro-Papalia e persone e società ad esso contigue.


Sono stati arrestati anche gli imprenditori Andrea Madaffari e Alfredo Iorio (figlio di quell’Achille Iorio, morto nel 2008, e fino ad allora capogruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale di Cesano Boscone), oltre a Fortunato Startari, custode della latitanza di Paolo Sergi, arrestato l'8 giugno 2008 in un appartamento di Assago nella disponibilità della famiglia Barbaro. È stato inoltre documentato che Salvatore Barbaro era socio occulto della Buccinasco immobiliare srl, proprietaria di un immobile del valore di circa un milione 400 mila euro. Ci sono anche un perito e un cancelliere tra i 48 indagati coinvolti nell'inchiesta denominata "Parco sud".

"Non ci risultano riferimenti diretti di infiltrazioni nei cantieri dell'Expo, ma la Dia guarda con attenzione a ogni occasione che l'Expo può presentare". Lo ha dichiarato il procuratore della Repubblica, Manlio Minale, alla conferenza stampa sugli arresti eseguiti nell'ambito dell'inchiesta sulla cosca Barbaro-Papalia.


03 novembre 2009

Il corpo e l'immagine della violenza

Dobbiamo nascondere la realtà, le immagini dei morti, pure quelle raccapricianti: come i corpi di Stefano Cucchi, come l'esecuzione a Napoli (con l'indifferenza dei passanti ), come il corpo di Pier Paolo Pasolini ucciso 34 anni fa al lido di Ostia.

Perchè non possiamo mostrare tutto: dobbiamo nascodere la violenza che cova sotto la cenere.La violenza (fascista e razzista) della borgata, oggi sdoganata a pieno titolo con l'invasione delle città. Da Milano a Roma.

La violenza contro il frocio, contro il diverso, contro il drogato.
Anche quando è nelle mani dello stato.
E quelle foto non si devono vedere perchè testomoniano proprio questa violenza, questo odio.

Poi qualcuno mi dovrà spiegare l'incoerenza tra il far morire una persona in carcere (per disidratazione) col disegno di legge sul fine vita e testamento biologico, che prevederebbe l'obbligo di idratazione.

E' finito il conflitto di interessi

Con l'ipotesi di arrivo in Rai di Maurizio Belpietro (assieme ad altri giornalisti Mediaset) per una trasmissione Anti Santoro su Rai 2, si sancisce la fine del conflitto di interessi.
Inizia l'era Raiset: un unico pentolone, dove interesse pubblico e privato si fondono (visto l'arrivo in frotte dei giornalisti della TV privata).

Riforma delle giustizia

Pare che uno dei punti cardine della riforma della giustizia, anticipato dall'ennesima anticipazione del libro di Bruno Vespa, sia quella di eliminare dai computer in dotazione alla Camera la voce "Arresta il sistema".
Finalmente si toglie questo ennesimo residuo del giustizialismo informatico delle toghe comuniste, il commento del portavoce.
Prima che arrivi il resto della riforma. E su questo, mi viene poca voglia di ridere.

Il voto per il Pacchetto Telecom in Europa

Questa settimana in Europa si voterà sul Pacchetto Telecom (in termini tecnici, le procedure di conciliazione sul Pacchetto Telecom).
C'è in ballo il diritto di accesso alla rete, la net neutrality (i provider non possono creare corsie provilegiate e corsie di serie B a seconda del contenuto), la disconnessione forzata dalla rete (senza bisogno di nessun giudice ).
La scusa, per limitare l'accesso a internet, è la caccia alla Pirateria.
Come se, per fare un esempio, per dare la caccia agli evasori, la Guardia di Finanza potesse mettere i lucchetti ad una azienda, dopo aver riscontrato tre irregolarità. Senza il bisogno dell'autorità giudiziaria: tre errori e sei fuori.
Negli Stati Uniti la net neutrality è stata approvata dalla FCC: in Unione Europea sembra ci sia una marcia indietro, su questo principio.


C'è ne abbastanza da essere preoccupati.

Odia il prossimo tuo di Luca Poldelmengo

Costruito più come sceneggiatura di un probabile film che come libro tout court, questo di Poldelmengo è quasi un piccolo gioiello.
Veloce, feroce, senza un attimo di respiro: i protagonisti di questo romanzo ambientato a Roma si muovono come attori di un film western, magari di Sergio Leone. Tutti vittime di un destino predestinato e contro cui niente si può fare. Niente: specie se si è mossi dall'odio.
Un odio che ha delle origini diverse: per Cristiano nasce dall'educazione in una famiglia borghese, cattolica, ricca (che vive nel quartiere dell'Infernetto), che gli ha dato tutto, ma che specie il padre, non gli ha dato nulla.

Il padre di Cristiano, padre adottivo, non riesce a creare con lui un rapporto che non sia di scontro. Ha dato tutto al figlio, ma ora non riesce più assieme nemmeno il rapporto con la moglie, che affoga un martini dietro l'altro.

Per Andrea, finito a vivere dentro una baracca, l'odio nasce come reazione al suo fallimento. Ex ciclista, che anziché sfondare nel giro dei professionisti è finito attaccato alla bottiglia. Senza soldi, senza casa, solo con un cane. E quando anche questo cane muore per un gioco stupido, inizia la vendetta.

Flavio, odiava una volta. Odiava come brigatista la classe borghese, il sistema da abbattere a pistolettate. Dopo tanti anni di prigione, credeva, una volta uscito per ricercare un figlio perso, e una nuova vita, di non voler odiare più. Ma si sbagliava.

Tegla è una delle poche donne di questo romanzo, sempre sulla scia del Sergio Leone che nei suoi film le uniche donne erano prostitute o semplici comparse. Venuta dall'Africa per una nuova vita, finita a battere davanti ad un bidone, nei quartieri di Roma.

Un intreccio di storie di solitudini, di rancori e delusioni che covano sotto sotto, e che si incontreranno, o meglio scontreranno per motivi assurdi.

Alla rassegna “La passione per il delitto”, l'autore aveva così presentato il romanzo:
Odia il prossimo tuo è un libro che non da molte speranze di salvezza. Tutte le storie che si intrecciano, in questo romanzo corale, finiscono male.
I personaggi vivono nella solitudine: avranno la possibilità di cambiare, di dare una svolta al vivere ma non la sapranno cogliere, o la coglieranno troppo tardi.
Un libro di uomini e donne sole che non vedono l'appartenenza in nulla: alla fine tutto questo porta ad una forte solitudine .


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