18 dicembre 2023

Luci nella notte, di Georges Simenon

 


Lui lo chiamava entrare nel tunnel. Era un'espressione sua, di cui sentiva solo nella sua testa e non usava con nessuno, meno che mai con la moglie. Sapeva esattamente cosa voleva dire, in che cosa consisteva trovarsi nel tunnel, ma curiosamente quando c'era dentro si rifiutava di ammetterlo, salvo di tanto in tanto, solo per qualche istante e sempre troppo tardi. Aveva provato spesso a posteriori a individuare il momento preciso in cui accadeva, ma senza riuscirci.

Poche volte mi è capitato di venire rapito così da un romanzo: è il racconto di due persone, marito e moglie, la cui vita viene sconvolta nell’arco di una lunga notte, quella in cui, come altri 45 milioni di persone, lasciano la città per andare a passare una vacanza nel week end del labour day, che segna un po’ la fine dell’estate.

Simenon ce li fa conoscere mentre si preparano ad partire la sera di venerdì: Steve e Nancy, impiegati come tanti, una bella casa a Long Island e due figli che stanno per raggiungere i figli ad un camping nel Maine.

Mentre le luci della città iniziano a sparire dal lunotto posteriore, all’interno di quei pochi metri quadrati della macchina si percepisce che c’è della tensione tra i due. Per quei bicchierini di troppo che lui deve bere e che sa che lo porteranno nel suo “tunnel”, quello stato d’animo in cui ci sono solo le recriminazioni contro la moglie, il mondo intero.

In una notte come quella, per esempio, una indimenticabile notte in cui c'erano 45 milioni di macchine in giro per le strade, l’importante invece era capire, e per capire era indispensabile uscire dai binari.

Perché, questo pensa Steve, la moglie non lo considera un vero uomo, costringendolo a far viaggiare la sua vita sempre secondo quei binari lunghi e dritti, come quell’autostrada dove tutti sono bloccati. In quella sera le loro vite sono destinate a cambiare per sempre, perché incroceranno sulla loro strada un evaso, Sid Halligan. Steve lo incontra in un bar, in cui è entrato in un gesto di sfida nei confronti della moglie.

Appena entrò in macchina vide l'uomo, seduto al posto che avrebbe dovuto occupare Nancy. Nonostante l'oscurità riconobbe subito l'ovale allungato del viso, gli occhi lunghi, e non si spaventò di trovarlo là, né di tutto ciò che da quella presenza poteva derivare. Anziché indietreggiare, esitare o magari mettersi sulla difensiva, Steve si sistema comodamente tirandosi un po' su un orlo dei pantaloni come faceva sempre, allungò il braccio e chiuse con forza lo sportello poi abbassò la sicura.

Non aspettò che lo sconosciuto aprisse bocca per dire in tono più da conversazione che da domanda:

«Sei tu?»

Ecco, si trova a pensare e a dire a questo sconosciuto, questa è la notte della vita, la notte dove finalmente la sua vita può andare fuori dai binari. Può fare tutto quello che vuole, anche confessare il suo malessere nei confronti di Nancy a questo sconosciuto che arriva perfino a considerare come un fratello.

Ma il mattino successivo, quando Steve si ritrova coi postumi di una sbronza sul sedile dell’auto, tutta la realtà gli appare davanti. Che fine ha fatto Nancy che, stanca del suo fermarsi per un bicchierino di Rye, aveva deciso di proseguire in bus fino nel Maine? Che ne è di quell’uomo sconosciuto dal volto allungato ed esangue, a cui aveva confidato tutto, come un fratello, come quell’uomo che avrebbe voluto essere?
A mano a mano si renderà conto della tragedia che è appena scoppiata nella sua vita, anzi nella loro vita, la sua e di Nancy.
Si troverà a dover rispondere così delle sue azioni, pezzi del racconto che aveva fatto allo sconosciuto torneranno nella sua mente, provocandogli un enorme imbarazzo. È come se la sua vita fosse all’improvviso messa di fronte ad un giudizio, lui stesso messo a nudo.

Per trentadue anni, quasi trentatre, era stato un uomo onesto. Aveva seguito i binari come aveva proclamato con tanta veemenza quella notte: bravo figlio, scolaro diligente, impiegato, marito, padre di famiglia, proprietario di una casa a Long Island. Non aveva mai infranto la legge, non era mai comparso davanti a un tribunale e tutte le domeniche mattina andava messa con la famiglia. Era un uomo felice. Non gli mancava niente.

Ma ma allora da dove gli venivano fuori tutte quelle rimostranze, quando beveva un bicchiere di troppo e cominciava a prendersela proprio con Nancy e poi con il mondo intero? Bisognava pure che scaturissero da qualche parte.

Ma, forse, proprio da questa brutta storia, Nancy e Steve troveranno la forza per iniziare una nuova vita, abbattendo quelle barriere che li avevano divisi, impedendo loro di raccontarsi quello che avevano dentro. Finalmente, dopo quella notte della vita, dopo quella notte in cui Steve aveva voluto abbandonare i suoi binari, troveranno un momento di vera sincerità.

Ora si guardavano senza più riserve, ed entrambi avvertivano che quell'istante probabilmente non sarebbe mai più tornato. Ciascuno dei due si sentiva irresistibilmente attratto dall’altro; lo si vedeva solo dagli occhi che non smettevano di fissarsi ed esprimevano una sorta di pacato rapimento.

Un romanzo nero, con dentro il dramma, il dolore di una tragedia e con un finale sorprendentemente positivo per Simenon: ancora una volta l’autore apre una finestra dentro la vita delle persone considerate “normali”, un lavoro, una casa, due figli, andando a scavare dentro la loro psicologia. Come nel caso del protagonista, un uomo che si sente schiacciato e oppresso nella sua vita, che non riesce a comunicare con la moglie (tanto da arrivare a confidarsi con uno sconosciuto trovato in macchina, che considera però un vero uomo), che pensa che lo voglia opprimere e da qui la valvola di sfogo, “entrando in un tunnel” solitario.

Un romanzo nero illuminato dagli sprazzi delle “luci nella notte”, ovvero le luce delle altre auto che incrociano quella dove Steve e Nancy stanno andando incontro al loro destino.
Da un libro del genere, la cui azione si chiude nell’arco di tre giorni, chissà che film avrebbe tratto un regista come Hithcock.

La scheda sul sito di Adelphi

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