09 settembre 2014

Sempre per la storia della luna e del dito

Vedo che i giornali si soffermano (ma perché) sulla gaffe dell'europarlamentare Moretti.
Tralasciando di commentare i contenuti della puntata di Otto e mezzo, dove era presente anche il vicedirettore del FQ, Travaglio: la riforma della giustizia che per il momento è solo sulla carta e nelle indiscrezioni dei giornali (e dunque non è vero che è stato ripristinato il falso in bilancio).
I rischi in questa riforma istituzionale che allontana i cittadini dai nominati (e dalle istituzioni).
Ma, per qualcuno, è meglio concentrarsi sul gossip.
Hai sentito la Bindi?
E la Moretti?
E Marchionne che licenzia Montezemolo? E non ha neppure uno straccio di articolo 18 a tutelarlo ..

Modello egoista

Questa mattina ascoltavo alla radio la notizia secondo cui la Germania continua a puntare su export e compressione dei salari, contrariamente a quanto chiede il fondo monetario, l'unione europea e la BCE.
le cifre fornite dallo Statistisches Bundesamt ribadiscono che la Germania sembra voler continuare a ignorare raccomandazioni, richieste, pressing rivoltile dal Fmi, dalla Banca mondiale, da Bruxelles, dai partner nell'eurozona, per un riequilibrio del suo commercio in modo che maggiori import tedeschi aiutino i paesi più deboli. Al momento, non accade. E tale realtà pesa e peserà ai prossimi vertici europei (nel semestre italiano in corso) creando dissensi e tensioni tra la prima potenza Ue e gli altri. E magari problemi alla nuova Commissione europea diretta da Jean-Claude Juncker.
E tra i paesi a cui esporta c'è proprio la Russia di Putin, quella che si vorrebbe sanzionare per i fatti dell'Ucraina.
Di prima mattina, notizie così fanno pensare.
Che credibilità ha un'Europa se uno dei suoi membri autorevoli è così legato commercialmente con un paese da sanzionare?
Stesso discorso vale per l'Italia, che con la Russia ha firmato i contratti capestro per il gas: merito di Berlusconi e dell'eni di Scaroni (a proposito, un manager così bravo e così ben pagato avrà trovato subito un altro posto a pari stipendio).

Altra riflessione: tutti parlano di modello tedesco, ma se in Europa tutti puntassero sull'export (e non sulla domanda interna) che fine faremmo? Sarebbe la fine dell'Unione, tutti i paesi contro tutti.
Per non parlare della compressione dei salari: fino a quanto si può sostenere?
Insomma, la Germania si sta facendo i fatti suoi, non sostiene l'economia dei paesi più deboli, limitando le importazioni e fa affari col diavolo.
Forse non ci sono tutti i torti a protestare contro questo modello europeo, un tantino ipocrita.

08 settembre 2014

La svolta buona - in senso inverso

Il tempismo è stato, tragicamente, perfetto: pochi giorni dopo l'approvazione del decreto sblocca Italia (che sui TG è passato solo con la spiegazione che si possono fare i lavori in casa senza permesso), è arrivata l'ennesima tragedia legata al maltempo, sul Gargano a Peschici.
Una bomba d'acqua, dove però la mano dell'uomo ha fatto del suo, visto che si è costruito anche laddove non si doveva.
E cosa c'è scritto nel decreto che sblocca i cantieri?

Legambiente e i verdi di Bonelli hanno criticato le parti del decreto che permettono la cementificazione del suolo pubblico:

Legambiente attacca il governo parlando di “confusione rispetto alla direzione da prendere per portare il Paese fuori dalla crisi” che emerge da “scelte che spingono l’asfalto (alle autostrade vanno infatti risorse pubbliche dirette e attraverso sgravi fiscali, con il sostegno a interventi devastanti per il territorio), il petrolio (con vantaggi per le trivellazioni) e nuovo cemento da semplificazioni per interventi edilizi e in aree demaniali”. E’ su quest’ultimo aspetto che si concentra Angelo Bonelli, portavoce dei Verdi, che lancia l’allarme sulle conseguenze dell’articolo 45 del decreto. Una norma “riservata ai fondi immobiliari di investimento”, per i quali, anche in concorso con la Cassa e Depositi e Prestiti, è prevista “la concessione o il diritto di superficie per beni pubblici, anche demaniali non utilizzati, per la realizzazione e lo sviluppo di progetti urbanistici-edilizi“. Tradotto: i fondi comuni che investono nel mattone potranno ottenere in concessione, spiega Bonelli, “aree pubbliche costiere per realizzare interventi edilizi in deroga anche ai piani regolatori”. In più, secondo Bonelli, Lupi “ha introdotto una norma che favorirà la proprietà fondiaria e i grandi costruttori a scapito dell’interesse pubblico” Si tratta dello sportello unico edilizio, che “toglie la pianificazione urbanistica al comune”: “Se, entro 30 giorni, chi presenta una domanda per edificare non riceve una risposta dalle amministrazioni interessate, il funzionario dello sportello unico assume la funzione di commissario ad acta per il rilascio delle concessioni. Una follia perché la finalità della norma è quella di esaurire, ovvero cementificare, tutte le previsioni edificatorie dei Piani regolatori dei comuni italiani: l’esatto opposto del ‘consumo suolo zero’”.
E' questa la svolta buona?
I profitti dei fondi immobiliari valgono le devastazioni e i morti?

Utilizzatori finali - Presadiretta

Le ragazzine forse nemmeno si sono accorte di quello che è successo loro. Gli incontri nell'appartamento dei Parioli o nell'albergo fuori Roma senza nessuno che controlli i documenti di adulti e minorenni.
Gli adulti si sono difesi sempre allo stesso modo: non sapevo che fosse minorenne. Ma nessuno di loro, di fronte a queste ragazzine di 14 e 15 anni (Azzurra e Aurora) si è posto il problema di coscienza, nemmeno conuna telefonata anonima alla polizia, per denunciare che due ragazzine si prostituivano al quartiere di Parioli.
Eppure, questa difesa ("io non sapevo", "sembravano adulte") non ha funzionato di fronte al giudice: in primo grado sono strati tutti condannati. Gli adulti e anche la mamma di Aurora, la più grande delle due, che sapeva e non ha fatto nulla.
Condannati anche il caporale dell'esercito che ha fornito loro degli appuntamenti.
E anche il ragazzo che trovava loro i clienti, "l'imprenditore del sesso" come lo hanno definito i pm, è stato condannato: lui che le considerava solo delle macchine per fare soldi "quelle stronze mi fanno fare 600 euro al giorno".

I servizi andati in onda ieri per Presa diretta, curati da Elena Stramentinoli, Liza Boschin, Federico Ruffo, Fabrizio Lazzaretti e Andrea Vignali hanno raccontato del rapporto tra gli italiani maschi e il sesso.
E raccontano una cosa precisa: il sesso è diventata una merce come le altre, il cibo, i vestiti, il bere. Un "qualcosa" che non ha più nulla a che fare coi sentimenti, con l'eros, con la fantasia, con la passione.

Una merce che si può comprare, su internet ci sono siti apposta: sia in Italia che nel mondo. Che ti permettono di fare una vacanza a base di sesso, in Brasile o in Thailandia, che ti permettono di andare in uno dei bordelli più grandi d'Europa, in Austria. Ovviamente pieno di italiani.
E, ovviamente, ci sono i siti di incontri come quello su cui le due ragazzine hanno pubblicato il loro annuncio e da cui sono state contattate: un annuncio dove le parole chiavi erano chiare. Studentesse, a casa sole ...
Perché questo cerchiamo noi italiani: come clienti da un macellaio, gli adulti al telefono chiedevano conferma della merce da comprare. Lato A, lato B, coperto, scoperto. Un linguaggio crudo, che non lascia spazio all'immaginazione, non ha nulla di umano. Un linguaggio preso dai film porno, il porno che adesso arriva ai ragazzi e agli adulti.
Il porno a portata di mano, per tutti: basta una connessione Wi fi e uno smartphone.
E il porno che vedi nei video di youporn diventa la tua immaginazione, quello che vuoi fare con una donna. Anzi, non con una donna, ma con una merce.

I servizi hanno spalancato un mondo che forse non si vuole vedere, perché ancora il sesso è tabù, meglio non parlarne, meglio lasciar le cose nascoste.
Le fidanzate dei ragazzi che passano i fine settimana con le escort in Autria e poi mandano loro i cuoricini.
La preside dell'istituto Giulio Cesare, il liceo di una delle due ragazze, che non ha fatto nulla, dopo lo scandalo, per cercare di capire. Meglio non rovinare il buon nome dell'azienda.
Il ministero dell'istruzione, o anche quello della sanità: oggi i ragazzi hanno un primo rapporto tra i 12 e i 13 anni. Senza nessuno che faccia loro un'educazione sessuale, a scuola o in famiglia.
C'è molta libertà sessuale oggi, diceva una delle assuistenti sociali che ha seguito il caso di Aurora e Azzurra, ma senza coscienza.
Perché le due ragazzine, così le dobbiamo chiamare, non hanno coscienza del fatto: si sono prostituite per avere soldi da spendere in shopping, vestiti, gioielli. "Questo è il prezzo che devi pagare per avere quello che vuoi" ha spiegato la più giovane delle due al pm che la interrogava.
Aggiungendo poi "non credo di poter rinunciare a questo tenore di vita .. girare coi mezzi pubblici".

E' un fenomeno vasto di cui non si parla: le foto scambiate via cellulare o messe su internet per raccogliere i "like", sesso in cambio di una ricarica, di soldi dai coetanei. I sondaggi del sito Skuola.net sono chiari: il 15% dei ragazzi ha dichiarato che nelle loro scuole ci sono coetanee che fanno sesso in cambio di favori.
Ma che fine hanno fatto i sentimenti?
Oggi assistiamo ad una dicotomia tra sesso e sentimenti: c'è un uso spregiudicato del proprio corpo. E le scuole e le istituzioni si dimostrano cieche, sorde e mute.
Fino a che scoppia lo scandalo.
E si scopre che il sesso usa e getta è proprio figlio di questa società dei consumi, dove tutto ha un prezzo.

07 settembre 2014

Uomini che utilizzano le donne – la nuova serie di Presa diretta

Lo sapete come è andata a finire la storia delle due ragazzine dei Parioli, protagoniste dell'inchiesta finita sui giornali come “il caso delle baby escort dei Parioli”?
Che le persone finite a processo, per prostituzione minorile hanno patteggiato la pena, e su di loro è calato il sipario.
Nessuno di loro, di questi “utilizzatori finali” si è posto alcun dubbio morale, etico, sulla giovane età di queste adolescenti: avevano infatti appena 15-16 anni. Anche se truccate, la loro età era quella.

Presa diretta inizia la nuova serie con un'inchiesta su questa brutta storia: si intitola “Utilizzatori finali” e andrà in onda questa sera su Rai3 (non più in prima serata lunedì).
Un'inchiesta  portata avanti non col fine dello scandalo, per dare la caccia a qualche nome famoso da dare in pasto alla pancia degli italiani, non per mettere alla gogna le due ragazzine, le vere vittime della storia.
L'obiettivo dei giornalisti è stato  quello di capire chi sono gli uomini che vanno con le baby prostitute.
Gli utilizzatori finali.
E anche chi sono le persone che sfruttano le donne per la prostituzione, donne sempre più giovani, un fenomeno sempre più diffuso.

Al processo, alla sbarra, è finita anche la mamma di una delle vittime, un fatto che dovrebbe far riflettere. Non erano considerate nemmeno come donne adulte, come persone: le due ragazze erano semplicemente macchine per fare soldi, “galline dalle uova d'oro”. E d'altronde, nemmeno loro erano in grado di capire cosa stessero facendo.


“Utilizzatori finali” - la scheda della puntata:
PRESADIRETTA ha ricostruito, anche con l’aiuto di un gruppo di attori, l’incredibile inchiesta della Procura di Roma sulle due ragazzine di 14 e 15 anni che per mesi si sono prostituite in un appartamento dei Parioli, uno dei quartieri più esclusivi della Capitale. Una storia incredibile che ha coinvolto centinaia di uomini adulti che hanno contattato le due ragazzine. Chi sono questi uomini che non si sono fermati neanche davanti a due minorenni?
Lo scandalo dei Parioli non è un caso isolato, negli ultimi mesi abbiamo letto le cronache di molte altre città italiane che raccontavano storie di “baby prostituzione”. PRESADIRETTA ha cercato di capire come è fatto il mondo delle giovanissime che si vendono per una ricarica di cellulare o per un ingresso in discoteca, i loro modelli e le loro fragilità.Le telecamere di PRESADIRETTA sono andate all’estero per raccontare i clienti italiani delle prostitute, un viaggio lungo le rotte degli uomini che pagano le donne, in Austria e in Thailandia.
Cosa cercano i milioni di italiani che abitualmente pagano le donne per avere rapporti sessuali con loro, per le strade, nelle case, nei bordelli in Italia e all’estero ?Le telecamere di PRESADIRETTA hanno seguito anche la trasformazione dei rapporti sessuali nel mondo femminile, andando a vedere chi sono e cosa pensano quelle donne che scelgono la relazione sessuale libera da vincoli affettivi, le donne del sesso usa e getta.
Mi chiedo, aprendo una piccola parentesi, fino a quando vedremo sulla Rai, le inchieste di Report e di Presa diretta. I tagli alla Rai, per gli 80 euro e per l'ipocrita spending review, non hanno colpito laddove era giusto tagliare ma rischiano di colpire laddove non dovrebbero, mettendo a rischio la funzione della Rai, di servizio pubblico, fare informazione in modo indipendente.
Ne parla Riccardo Iacona nell'intervista al Corriere:
Un classico: i tagli colpiscono dove non dovrebbero. Così a fronte di collaboratori strapagati, ci sono partite Iva che galleggiano e rischiano di essere sommerse. In questo anche la Rai è lo specchio del Paese. «La Rai non può permettersi di perdere i collaboratori esterni effettuando ingenti tagli ai lavoratori con partita Iva». Abituato a denunciare i vizi degli altri, questa volta Riccardo Iacona denuncia quello che accade in Rai, dove lavora.«Vengono colpiti i compensi bassi»Il suo Presadiretta — il programma di approfondimento e reportage — torna domenica 7 settembre in prima serata su Rai3, ma — avverte il conduttore — c’è il rischio di chiudere se non cambiano le cose. Il problema sono «i tagli lineari che vogliono fare sulla nostra redazione», formata da un po' di interni Rai ma, soprattutto, da partite Iva, cioè collaboratori esterni. Che, assicura Iacona, non guadagnano cifre che giustifichino questi tagli sui compensi: «Questi tagli insistono su compensi bassi, su persone che, tra l’altro, si anticipano le spese di viaggi e di alberghi necessari per fare i nostri reportage. In tutto questo, da caporedattore Rai, vedo un pericolo: la Rai non può permettersi di perdere il gruppo di lavoro di Presadiretta che troverebbe lavoro altrove perché esiste un mercato. Sono persone valide che non avrebbero certo problema a trovare spazio nella concorrenza». E qui forse Iacona pecca di ottimismo, perché anche altrove la tendenza al ribasso è la stessa.«Mi aspetto un segnale forte dalla direzione generale»Riflette ancora il conduttore: «Mi aspetto un segnale forte dalla direzione generale con cui si dimostri di voler mantenere questo gruppo, anche considerato il fatto che non siamo rimasti in molti a fare informazione in prima serata. Non possiamo permetterci di tagliare il prodotto e le persone che lavorano a Presadiretta sono il prodotto. Una trasmissione come la nostra fatta soprattutto di reportage trova in questi lavoratori il suo vero e proprio cuore».Quattro puntate: la prima sulla prostituzioneDa domenica Presadiretta sarà in onda con quattro puntate speciali (a gennaio altre 12). Nella prima si parla di prostituzione, partendo dall’inchiesta della Procura di Roma sulle due ragazzine di 14 e 15 anni che per mesi si sono prostituite in un appartamento dei Parioli. Il secondo appuntamento sarà invece un focus sul rapporto tra gli adolescenti e la droga. Quindi il tema del trasporto pubblico, mettendo a confronto realtà italiane ed europee; infine i fondi che l’Europa destina all’Italia, 15 milioni che rischiamo di perdere se il nostro Paese non li spenderà entro il 2015.

Il maestro senza regole



Abbiamo capito, dall'incontro - intervista di Teresa Mannino con Andrea Camilleri (Il maestro senza regole - Rai 1), che al maestro non piace essere chiamato così. Anche se i suoi allievi della scuola di teatro lo considerano tale.
E lo stesso vale per tutte le persone che hanno amato, amano e ameranno i suoi libri.


Nel docufilm abbiamo visto visto il piccolo studio a Roma in cui lavora, piccolo perché deve essere coccolato meglio dai libri sugli scaffali.
Abbiamo scoperto la parentela con Luigi Pirandello, cugino della nonna: la splendida nonna Elvira “che ha saputo aprire la mia fantasia a lungo e m'ha aiutato ad esercitarla”.
Camilleri ha raccontato dei suoi anni a Porto Empedocle, i suoi amici di gioventù, i suoi professori a scuola (il preside Lojacono, la professore di italiano Cassesa).


E anche il rapporto col padre e coi figli: “sono stato un cattivo padre ma un ottimo nonno”. Che presto doventerà pure bisnonno. Auguri!
Gli ultimi giorni a fianco al padre morente: un rapporto difficile che poi è stato trasmesso al commissario Montalbano (e chi ha letto i suoi romanzi avrà capito).

Al padre è indirizzata la dedica al suo primo libro “Il corso delle cose”: “l'autore dedica questo libro alla memoria di suo padre, che non seppe insegnargli altro se non di essere quello che è”.


E questo è stato l'insegnamento principale che ha voluto trasmettere ai suoi allievi: essere come si è perché la verità è la cosa più bella.


C'è stato spazio per parlare delle sue donne: le figlie, le nipoti e la moglie Rosetta, legata ad Andrea da sessant'anni. Che per il suo compleanno ha regalato un libro di Dylan Thomas. Lo stesso che gli aveva regalato sessanta anni prima.
Altra donna importante Elvira Sellerio: anche se non fossi stato scrittore saremmo stati amici.


E, infine, il domani. L'ultimo Montalbano è già pronto, il titolo provvisorio è “Riccardino”, come il nome della persona che sveglia il commissario con una telefonata a prima mattina.
Il resto è top secret.
Non è preoccupato della vecchiaia o della morte, Camilleri: l'unica cosa è che con gli anni si restringe il vocabolario e ci si stanca a leggere. Se qualcuno voleva trovare una punizione esemplare, è proprio questa.


Infine la morte: “la morte è compresa nel prezzo del biglietto, o l'accetti serenamente o sei un coglione”.
E questo è l'insegnamento più alto del maestro.
Ops, pardon, di Andrea Camilleri.


Donne di Andrea Camilleri

Angelica 
Due sono le Angeliche delle quali sono stato innamorato. Quella creata dalla poesia di messer Ludovico Ariosto mi iniziò ad un sentimento d'amore, esaltante e struggente. Imparai a leggere correntemente che avevo sei anni. E da allora non smisi più. La mia prima lettura era stata un romanzo di Conrad, La follia di Almayer, dopo aver chiesto e ottenuto da mio padre il permesso di mettere mano tra i libri della sua biblioteca. Mio padre non era un intellettuale, però aveva un particolare gusto per le buone letture. Divorai alla rinfusa Conrad, Melville, Simenon, Chesterton, Maupassant e, tra gli italiani, Alfredo Panzini, Antonio Beltramelli, Massimo Bontempelli...
Andrea Camilleri e le donne: chi ha letto i libri del maestro, non solo le storie del commissario Montalbano, sa quanto siano importanti le donne per Camilleri. Anche se relegate apparentemente in secondo piano, sono spesso le donne a portare alla soluzione di un caso per Montalbano. E' Livia la donna di Salvo, nonostante le “sciarriate” al telefono e le “vampe d'agosto” che hanno portato a qualche sbandata.
Forse un po' tardivamente, ma a loro è dedicata questa raccolta, un tributo a tutte le donne che hanno avuto un ruolo importante nella vita dell'autore.
A partire dalla sua infanzia, con la bella Angelica della cui immagine si innamorò da piccolo (e di cui fece anche innamorare in una sua proiezione anche Montalbano nel romanzo “Il sorriso di Angelica”).
Se alcune di queste sono donne inventate dalla fantasia di un autore, Angelica dell'Ariosto o la Camen di Bizet, altre Camilleri le ha conosciute veramente: come Angelica Balabanoff, a Roma nel 1950.
Una giovane svedese di nome Ingrid, bella e disinibita, che diede spunto al personaggio inventato di Ingrid, l'amica “svidisa” del commissario.

Una giovane siciliana, determinata come l'Antigone della tragedia greca a portare avanti la sua vendetta contro un torto subito per la mafia.
Altre donne, per motivi contingenti, non possono che essere state conosciute dalla lettura dei libri: come Desdemona, la moglie del moro di Venezia, che si lascia uccidere come vittima sacrificale per il tradimento della società. O almeno questa è l'interpretazione di Camilleri.
Così come è impossibile che l'autore abbia mai visto le rughe sul volto della bellissima regina egiziana Nefertiti.

Bellissima come una dea anche Elena di Troia , il cui fascino portò alla guerra di Troia che “infiniti lutti addusse agli achei ..”.
E anche la regina Teodora, moglie dell'imperatore d'oriente Giustiniano, una donna dalle origini umili, ma determinata e coraggiosa.

Bianca di Lancia, l'amata moglie di Federico II, “stupor mundi”.
Sicuramente fanno parte del suo passato siciliano Ninetta e Giacomo, il cui amore sopravvisse agli anni e al fascismo.
Dai ricordi siciliani, sempre degli anni bui del fascismo, fa parte anche Oriana, una donna che fece a modo suo la guerra al regime, sebbene dentro un bordello.
Ci sono poi donne che tradiscono una natura diversa da quella che si immagina: la nobildonna Pucci, per esempio. Ramona la contorsionista, che arriva a far coompiere un quasi omicidio al fidanzato per godere poi della riappacificazione. Ursula la gatta.

E poi le due Elvira, la prima la nonna Elvira Capizzi in Fragapane “che ha saputo aprire la mia fantasia a lungo e m'ha aiutato ad esercitarla”.
E a seconda, Elvira Sellerio, l'editrice e amica, “l'esempio assoluto del meglio della donna siciliana. Riservata, tenace, determinata, convinta delle proprie idee e pronta a battagliare per esse, e nello stesso tempo, dolcissima, generosa, comprensiva, sensibilissima”.


E poi tante altre, conosciute o forse soltanto immaginate nei suoi viaggi in Italia e nel mondo:
«Angelica, Carmen, Helga, Inés, Nora, Xenia...Le ho amate tutte, per un'ora o per sempre.Alcune con grazia, altre con irruenza, altre ancora le ho solo immaginate.Senza di loro, non sarei stato io.»
Sono loro le donne che hanno ispirato il maestro, donando ciascuna una parte di sé che poi è finita nelle pagine dei suoi romanzi. Sono donne amate fisicamente, di cui ne ha ammitato l'intelligenza e il coraggio, la coerenza e l'integrità. Donne per cui ha pianto e per cui


Camilleri conclude in modo un po' amaro, in una nota a fine libro:
Sinceramente non avrei mai pensato di pubblicare un libro così intimo sulla figura della donna, ma altrettanto sinceramente non avrei mai pensato che in Italia nel 2013 fossimo costretti a varare una legge contro il 'femminicidio' ”.
Il sito di Vigata, con la scheda del libro e uno dei racconti, e il sito di Rizzoli editore.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

05 settembre 2014

L'Antigone di Camilleri

dipinto: Antigone cerca di seppellire Polynice. 1825. Sebastian Louis Guillaume Norblin
Andrea Camilleri una volta ha incontrato Antigone, non quella vera, della tragedia greca, ma una sua re incarnazione.
Lo racconta nel suo libro dedicato alle donne (“DonneRizzoli ed.).
Era ospite al Maurizio Costanzo Show, assieme ad una ragazza siciliana, che raccontava del padre e del fratello uccisi dalla mafia, perché non si erano voluti piegare alle loro richieste.
I due assassini furono presi, ma subito scarcerati, per un cavillo in attesa di un processo che non si riusciva a celebrare mai.

E la ragazza ogni giorno incontrava i due assassini per strada e quelli le rivolgevano un ironico sorriso di sfida.
E qui la ragazza fece una leggerissima pausa.
Alzò la testa, raddrizzò il busto, e disse con la stessa quasi monotona voce con la quale aveva fino ad allora parlato:
«Questo non è giusto, questa non è giustizia. E io, allora, un giorno o l'altro, li ammazzerò. Se non mi ammazzano prima loro».
In quel momento io, e tutti gli spettatori in sala, con lo stesso brivido nella schiena, avemmo la certezza assoluta che l'avrebbe fatto. E che a lei non importava a niente di morire.
E contemporaneamente capii che che quella ragazza era della stessa razza di Antigone e che Antigone si era rivolta a Creonte con lo stesso tono di voce della giovane siciliana, senza enfasi, senza gesti superflui , e soprattutto con quella pacata ma sovrumana determinazione di cui solo certe donne sono capaci”.

Anni di civiltà gettati via

Ferrara richiama alla guerra santa contro l'Islam.
Anni di civiltà, di cultura laica, di progresso gettati via.
Come se l'occhio per occhio sia servito a qualcosa, ad esempio tra Israele e Palestina.
Come se a noi occidentali convenisse veramente metterla sul piano della violenza contro queste persone, che possono circolare liberamente in Europa.
Alemno non chiamiamole guerre di religione, sono sempre le solite guerre di potere.

Il tabù

Mi chiedo se quanti oggi parlano dell'articolo 18, l'ultimo tabù da far cadere per arrivare una futuro radioso, hanno mai sperimentato sulla propria pelle cosa significhi oggi lavorare in Italia. Tra finte partite IVA, co co pro, lavori a gettone o a chiamata, contratti a tre mesi.

Quando senti dire che le aziende devono essere libere di poter assumere senza vincoli, perché l'articolo 18 (il tabù) ostacola le assunzioni, verrebbe da rispondergli che già oggi, in interi settori è così. Tutto deregolamentato: stipendi da fame, prospettive zero, tutele meno che zero ma, dall'alttra parte viene richiesta massima flessibilità per spostamenti e orari, competenze da senior e capacità di problem solving.

Ieri mentre stavo andando a pagare il bollo dell'auto in tabaccheria ("ma solo in contanti"), ho incontrato un ragazzo che prendeva il treno come me per lavorare a Milano presso un'assicurazione (non italiana): azienda che ha deciso di esternalizzare l'IT e che per questa operazione aveva assunto un manager sudafricano, pagato 150000 euro l'anno più i bonus.
Manager che in tre anni non ha combinato molto e che, alla fine, è pure stato cacciato con buonuscita di tre anni. Risultato? L'azienda ha dovuto in parte re integrare l'IT perché non ne poteva fare a meno, il manager in tre anni ha preso quasi 900000 euro che è molto di più di quanto prendevano gli informatici prima di essere cacciati.

Dal 2012 non lavora più per questa azienda, ed è iniziato un calvario per cercare un altro lavoro: ti imbatti in società che vanno a caccia di cv per rivenderti ad altre società di consulenza che offrono lavoro ad aziende più grosse.
Per un posto di lavoro devono mangiarci in tre, chi lavora, chi ha procacciato la testa e chi ti ha rivenduto come consulente esperto in materia.
Lo stipendio non è ovviamente proporzionato per tre persone: si vive così, alla giornata, specie se pensi che il contratto è rinnovato di tre mesi in tre mesi e che, fuori di qua, c'è sempre un argentino o un pakistano che potrebbe prendere il tuo posto per stipendi inferiori.

E' la globalizzazione, bellezza, ti dicono. Bisogna spendere di meno, essere più flessibile per stare sul mercato.
Bene: ma non ho notato in questi anni riduzioni di stipendi e benefit per i manager, né riduzioni dei premi delle assicurazioni.
E mi chiedo che futuro possa avere un paese tratta in questa maniera persone, come il mio amico, con un certo background tecnologico: non stiamo parlando del cameriere o del pizzaiolo di Briatore.
Stiamo parlando di un settore, quello dell'informatica, ad alta specializzazione, su cui un paese dovrebbe puntare. E invece stiamo perdendo terreno anche su questo.

Rischiamo di perdere tutto. Le telecomunicazioni, le società di informatica, le competenze.
Rimarrà alla fine solo questo tabù, completamente svuotato.

04 settembre 2014

Sblocca Italia


Le immagini del nubifragio in Puglia, sul Gargano
Continuiamo a sbloccarla così, l'Italia.
E non ci rimarrà più nulla.

Kaputt mundi di Ben Pastor

Roma, 8 gennaio 1944
Di nuovo l'aeroplano. E di nuovo l'animale. Lo stesso sogno, in tutti i particolari, nella sua ossessiva ripetitività. La Russia, l'estate scorsa. Cammino verso l'aereo abbattuto facendomi strada fra i monconi anneriti dei girasoli, temendo ciò che scoprirò. La voce di mio fratello è ovunque, ma non capisco una parola di quel che dice. So solo che è la voce di un morto. Una scia di sangue davanti e dietro di me. Poi il resto del sogno, sempre uguale a se stesso. Mi sono svegliato sudando freddo (anche questo è frequente, ormai) e ho cercato a lungo di non riaddormentarmi. Ho capito di sognare di nuovo solo quando l'avvicinarsi della bestia alle mie spalle ancora volta mi ha riempito di angoscia. Un suono veloce e stridente, come di un segugio che si inerpichi di corsa su una gradinata di pietra. Io salgo, salgo, e le scale scompaiono dietro gli angoli di una spirale smisurata; una luce accecante penetra da enormi finestre alla mia destra. Passo dopo passo la bestia accorcia le distanze, e tutto ciò che so è che è una femmina, e non avrà pietà di me. Gli artigli sono come metallo su una pietra levigata; marmo, forse. Non riesco a salire abbastanza in fretta da sfuggirle. Sfogliando questo diario, mi accorgo che la prima volta che ho fatto questo sogno è stata la notte che ha preceduto l'imboscata, a settembre.
Ho letto e anche riletto, questo romanzo storico della scrittrice italo americana Ben Pastor, ambientato nella Roma dei mesi bui dell'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale.
E ad ogni rilettura rimane sempre la sensazione di abbandono, al termine delle ultime pagine: perché non è il solito romanzo di azione, con i buoni e i cattivi, da una parte e dall'altra. Ben Pastor ci porta direttamente dentro la guerra, quella più vigliacca e dura del fronte interno: siamo nella Roma degli intrighi, con le SS alla caccia di ebrei e partigiani e, dall'altra parte, il popolino che cerca di sopravvivere come può, come sempre, alle angherie, la fame, le privazioni, i bombardamenti.
E degli attentati.
E' la Roma città aperta, ma occupata dalle truppe tedesche, dove nei palazzi del Vaticano trovavano rifugio le famiglie ebree al riparo dalle deportazioni verso est, i renitenti alla leva, i militari e gli ufficiali dell'esercito che non avevano aderito alla repubblica fantoccio di Salò. Dove le spie di ambo le parti si davano la caccia e si facevano anche le spiate per vendersi alle SS le famiglie ebree nascoste, per poche migliaia di lire.
La Roma dello sfarzo per le cene degli occupanti tedeschi, della nobilità romana che continuava ad andare a teatro. Ma anche la Roma degli assalti ai forni, della fame e della miseria.
La Roma dove, almeno formalmente c'era una polizia italiana, nelle mani del questore Caruso (personaggio reale, non inventato dall'autrice), ma dove nella realtà a comandare erano i tedeschi: il generale Maelzer comandante della piazza di Roma, il re di Roma, quello che voleva distruggere i palazzi di via Rasella dopo l'attentato dei gappisti.
Le SS di Herbert Kappler e dei suoi collaboratori Egon Sutor ed Erich Priebke, gli esecutori della strage delle Fosse Ardeatine, la rappresaglia dopo l'attentato in via Rasella.
E di Eugene Dollmann, il contatto tra i nazisti e il Vaticano: uomo di mondo, degli intrighi, delle relazioni nascoste col clero e con la nobiltà romana.
Infine, la Roma all'interno delle mura del Vaticano, un mondo diviso tra la volontà di difendere la città santa dalle devastazioni della guerra e la consapevolezza della tragedia in corso. Anche qui, l'autrice ha volute inserire accanto a personaggi inventati, anche uomini realmente vissuti, come il segretario di Stato Montini, futuro papa.

Al centro di questo romanzo il maggiore Martin Bora, Martin-Heinz Douglas Freiherr von Bora, ufficiale della Wehrmacht: nel corso della sua produzione letteraria di Ben Pastor abbiamo visto crescere questo ufficiale dell'esercito tedesco, proveniente da una famiglia nobile di Lipsia, con studi di filosofia alle spalle. Un padre editore di libri e un patrigno generale dell'esercito.
Nel susseguirsi dei romanzi l'abbiamo visto sul fronte polacco, a Verona nella lotta contro i partigiani, sul fronte russo e in Spagna, durante la guerra civile del 1936.
In questo capitolo della sua vita siamo a Roma, nel gennaio del 1944. Dopo l'attentato subito in nord Italia (raccontato nel libro “Luna bugiarda”) Bora è stato mandato nella capitale (una città che conosce per esservi stato da ragazzo) nelle vesti di aiutante di campo del generale Westphal.
L’antipatia per i tedeschi era palpabile, non solo a casa Maiuli ma anche per le strade, e non meno al comando di polizia”.
Gli alleati sono sul fronte di Cassino e la città è un crocevia di intrighi, di lotte sotterranee, dove ci si deve guardare sia dai nemici che dagli amici: nonostante il fronte sia relativamente lontano, anche qui la guerra colpisce la popolazione, che non vede l'ora che arrivino gli americani.
L'indagine su cui questa volta deve indagare l'ufficiale riguarda la morte di una ragazza tedesca, Magda Reiner, impiegata all'ambasciata, trovata morta dopo un volo dalla finestra del suo appartamento a fine dicembre.
La polizia italiana, che ufficialmente è titolare delle indagini, ha già un colpevole servito sul piatto: è un alto gerarca del partito, ras Merlo, ora un po' caduto in disgrazia.
Era l'amante della morta, che in realtà coltivava anche altre amicizie anche nel campo dei tedeschi ed è stato visto sul luogo della morte.
Ma è una soluzione che, sebbene piaccia molto al questore Caruso, non convince né Bora né Sandro Guidi, ispettore della polizia italiana, anche lui personaggio già presente nel precedente romanzo “Luna bugiarda”.

Entrambi devono muoversi in un territorio ostile: Borsa dovrà guardarsi dalle SS, che lo tengono già sotto controllo e Guidi dalle ire del Questore che non tollera l'indagine verso altre direzioni, diversa da quella che porta al Ras Merlo.
I due investigatori noteranno dei piccoli elementi nell'abitazione della tedesca e in un appartamento lì vicino:
“gli impercettibili rimasugli di vita sul davanzale - gli escrementi argentati di un piccione, la lanugine che vi era rimasta impigliata, un grumo di cenere”.
E' un'indagine per entrambi complicata anche per molti motivi: non solo perché i due investigatori devono muoversi in un territorio ostile, su un caso dove le prove sembrano essere state manomesse per incolpare il ras del partito.
Anni di guerra anno reso sempre più difficile, per Martin Bora, accettare i sacrifici che questa comporta. Non solo quelli etici, ovvero il dover ubbidire agli ordini di soldato nonostante la propria coscienza di uomo lo metta di fronte a dubbi e domande cui non è facile rispondere.
Era appropriato, pensò Guidi, che quell’ufficiale della Wehrmacht avesse delle cicatrici sul corpo, perché non era da meno nel suo intimo”.
Durante la guerra a Bora non è stato risparmiato nulla: le rappresaglie nei confronti dei partigiani, le deportazioni, la morte in guerra dei compagni.
Dio, cosa aveva visto, cosa aveva visto e si era portato nell’anima per tutti quegli anni - le fosse scavate dalle stesse vittime pronte a caderci dentro, gli incendi di case e villaggi da cui si levava il lezzo della carne umana bruciata”.
Tutto ciò è aggravato dai problemi personali: la lontananza dall'amata moglie Dikta diventa sempre più difficile da sostenere, così come la sua stoicità, il suo tremendo autocontrollo (dopo gli anni della guerra, dopo Stalingrado, la fuga dalla prigionia) sono una corazza il cui peso diventa ogni giorno più pesante.
Bora non sentiva il freddo. Il suo corpo era insensibile e la mente gli andava meccanica da un pensiero all’altro, col ritmo di un ingranaggio ben oliato. Pensieri della Russia e pensieri di morte e pensieri di Dikta. [..]
Per tutto il giorno e la notte Bora rimase seduto in macchina a pensare”.
Anche Guidi, che è ospite in casa dei signori Maiuli, incontra qui una ragazza con cui ha un rapporto contrastato, per il suo atteggiamento sprezzante.

Sono i mesi degli attentati contro i nazisti, come quello che decimò una compagnia di SS in via Rasella il 23 marzo:
“Il sangue macchiava le pareti delle case fino a un paio di metri d’altezza, membra divelte di esseri umani giacevano sui ciottoli. I feriti si trascinavano urlando nel loro stesso sangue”.
Nel libro sono descritte molto bene le fasi concitate, che portarono alla tremenda rappresaglia: l'ordine prima di far saltare il quartiere, poi di uccidere 50 italiani per ogni tedesco morto, fino alla scelta della proporzione di 10 a uno.
Anche l'ispettore Guidi rischia di finire fucilato nelle fosse, assieme agli altri 335 italiani, dopo che qualcuno (che si scoprirà essere il Questore) lo ha messo nella lista dei condannati.
Mentre raggiungeva la strada in retromarcia, la voce di Sutor gli arrivò su una secca esplosione d’arma da fuoco dalla cava. — Crede di aver ottenuto qualcosa, Bora? Li ha sentiti questi spari?
Hanno appena ficcato due pallottole nel cranio del suo generale Foa!”.
Il giallo troverà una soluzione, anche se l'assassino non riuscirà ad essere assicurato alla giustizia per la presenza della guerra.
La coppia, Bora e il suo alter ego, si lasceranno senza riuscire ciascuno ad esprimere compiutamente l'amicizia che in parte li lega.
Bora verso il nord, con l'amarezza di dover affrontare la morte ogni giorno senza poter godere dell'amore e della bellezza:
Come detriti, tutte le pene e i dolori, le perdite, le partenze, gli straniamenti e le sconfitte gli viaggiavano sull’onda del sangue. E così le facce della morte vista e causata,..”.
Guidi, disgustato dalle scene di giubilo senza alcuna dignità nei confronti degli americani, che si unirà ai partigiani.

Molti temi sono toccati in questo romanzo, che non è solo un giallo con un assassino da scoprire. C'è il racconto della Roma dell'occupazione. Il rapporto tra una parte degli occupanti tedeschi e il Vaticano, coi giochi nascosti per salvare gli ebrei dalla deportazione.
C'è il racconto della tragedia delle fosse Ardeatine che di fatto, separa l'italiano Guidi da Bora, incapace sia di essergli amico che di odiarlo.
E, poi c'è il racconto della guerra vista con gli occhi del soldato-filosofo Martin Bora, tedesco di nascita con sangue scozzese nelle vene.
La sua malinconia, il suo senso dell'onore, la sua cavalleria: nel suo ritratto c'è tutta la grandezza dei grandi eroi degli antichi racconti epici, di Omero e Virgilio.
Bora come uno degli eroi greci, Ettore probabilmente: capace, sotto un bombardamento di un'ospedale, di uscire dalle rovine “Con uno sforzo inaudito, attraverso le macerie Bora raggiunse il letto e afferrò la mano frenetica dell'americano che vi giaceva”.

La biblio-storiografia di Martin Bora nei libri di Ben Pastor:

Il sito dell'autrice Ben Pastor e la voce su Wikipedia.
La cronistoria dei mesi dell'inverno-primavera del 1943-44
Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

Ma non chiamiamola austerity

Quando sento parlare di politiche di austerity, da portare avanti a qualunque costo, provo una sensazione di straniamento.
Ma di cosa stanno parlando questi qua?
E con questi qua intendo gli organismi sovranazionali come BCE, Ocse, Unione europea o anche i nostri economisti (specie quelli incapaci di fare previsioni), i giornalisti, i politici del rigore ..

Ma, per piacere, non chiamiamola austerity quello che si sta facendo, visto che a pagare il prezzo della crisi non sono tutti alla stessa maniera.
Tutte le politiche economiche messe in atto, i tagli al welfare, ai diritti sul lavoro, al pubblico sono semmai una forma di lotta di classe.

Un continuo chiacchierare su articolo 18, flessibilità, meno stato più privato, dismissioni, privatizzazioni ..
Come si fa a parlare di austerity e di spending review quando la cronaca giudiziaria racconta ogni giorno di scandali sulle grandi opere? Da Expo, al Mose, alle inchieste sulla sanità regionale.
Come si fa a parlare di tagli lineari i ministeri, quando nella sanità ogni regione spende quello che gli pare, senza un prezzario unico per medicinali?

Ma almeno adesso questa ipocrisia è saltata: siamo passati dalla spending r. ai tagli lineari di Tremonti.
Un po' come si è fatto per gli 80 euro necessari per Renzi (presi per esempio dalla Rai senza curarsi come poi l'azienda avrebbe tagliato sul servizio pubblico), anche ora per trovare i 20 miliardi (per la legge di stabilità) ogni ministero dovrà contribuire. In modo lineare.

Tutto ciò è incongruente.
Abbiamo appena sbloccato i cantieri (ma chi è che li bloccava?), senza chiederci se siano tutti necessari, in un paese dove ci sono regioni con treni a binario unico. Non riusciamo a spendere i fondi europei al sud e ora cerchiamo altri soldi con altri tagli.
Abbiamo appena rimesso gli 80 euro nelle tasche di parte degli italiani e ora blocchiamo gli aumenti di stipendio nel pubblico impiego, perché i soldi servono per assumere gli insegnanti nella grande riforma della scuola. I prof si pagano il costo della riforma da soli.
Privatizziamo, ma non Eni e Enel, per trovare risorse, ma lasciamo le municipalizzate in mano a comuni e regioni, anche quelle in perdita.

Niente revisione della spesa.
Niente tagli alla spesa improduttiva. Le auto blu? Chi se le ricorda?
E l'accordo sulla Svizzera per il rientro dei capitali?
E le norme sull'autoriciclaggio e sull'evasione? Quando?
Si taglia il budget della Rai senza tener conto della qualità del servizio, senza rivedere i super stipendi dei conduttori di talk (in perdita di share). Perché?

Forse Renzi deve aver pensato che, prima della fine di questi 1000 giorni, c'è tanto tempo per fare queste piccole riforme, quelle che servirebbe davvero ...

Stefano Feltri sul Fatto quotidiano:

Tagliare il 3 per cento in modo orizzontale permette di recuperare giusto 20 miliardi ma, avverte Fassina, “vuol dire tagliare di circa 10 miliardi la spesa per pensioni, di quasi 5 miliardi la spesa per il personale, di oltre 3 miliardi la spesa sanitaria”. Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, sempre abile a presidiare il suo ministero, una settimana fa aveva lasciato intuire cosa stava arrivando: “Addio sanità per tutti se ci saranno altri tagli”, era il titolo di una sua intervista al Messaggero che era sembrata un po’ fuori contesto.

In teoria il lavoro del commissario per la revisione della spesa Carlo Cottarelli doveva servire proprio a evitare tagli lineari, eliminando le voci di spesa meno prioritarie invece di una riduzione indiscriminata di risorse che colpisce allo stesso modo ministeri virtuosi e spreconi e che, soprattutto, indica la rinuncia della politica a stabilire come si spendono i denari pubblici. Saranno le singole strutture ministeriali a prendere le decisioni. A Renzi Cottarelli non è mai piaciuto: un po’ perché è stato scelto da Enrico Letta, un po’ perché sosteneva che doveva essere il governo e non un commissario a decidere interventi da miliardi di euro. Risultato: le proposte di Cottarelli vengono snobbate (inclusa la richiesta di chiudere molte aziende partecipate dal pubblico in perdita fissa, le norme c’erano nel decreto Sblocca Italia, ma sono sparite). Ma Renzi non ha idee migliori e quindi ricorre ai tagli lineari. Ma sarebbe sbagliato stupirsi: in fondo anche il bonus fiscale degli 80 euro per il 2014 era stato finanziato in parte con tagli lineari (700 milioni di euro in meno sia allo Stato che agli enti locali, riducendo in modo orizzontale la spesa per beni e servizi). Idem per la Rai: nessuna riforma per legge, semplicemente una sforbiciata al canone da 150 milioni di euro, poi tocca al direttore generale Luigi Gubitosi decidere se ridurre i costi in modo drastico o lasciar fallire l’azienda.

Il programma economico di Renzi nell’intervista al Sole ha numeri mirabolanti: copertura duratura del bonus degli 80 euro (10 miliardi), misteriose privatizzazioni (almeno 7 miliardi, ma il premier non vuole cedere quote di Eni ed Enel, quindi che farà? mistero), nessun accenno ai 12 che mancano per rispettare gli obiettivi europei e ai 3,5 di aumenti di tasse che stanno per scattare per clausole di salvaguardia presenti nelle leggi di stabilità del passato. Anche sul lavoro il premier ondeggia. Introdurrete sì o no il contratto unico a tempo indeterminato flessbile ma con tutele crescenti?, chiede il direttore del Sole Napoletano. Risposta vaga: “Introdurremo in Italia il modello di lavoro tedesco, non quello spagnolo”. E in Germania ci sono i mini job a tempo parziale pagati 400 euro al mese, non il contratto unico.

La conversione culturale di Renzi all’approccio che fu di Giulio Tremonti è completa. Presentandola come se fosse un’idea sua, Renzi propone: lega fiscale tuttora in Parlamento) mai attuata che doveva trovare 20 miliardi di risparmi. In assenza della riforma, scattava un taglio lineare di pari entità alle agevolazioni fiscali. Non è successo niente di tutto questo ma da tre anni quattro governi diversi si sono arrabattati per trovare quelle risorse che le forbici orizzontali facevano sembrare a portata di mano. I tagli lineari, nella storia recente, non funzionano mai.
PS: l'ultima mangiatoia su Expo, la spartizione degli appalti sulla ristorazione, denunciata dallo chef Piero Sassone.
“Abbiamo partecipato anche alla gara per l’Expo di Milano 2015: con un progetto che coinvolgeva dodici ristoranti stellati e sette chef internazionali. Ma siamo arrivati secondi. Battuti da Peck”, racconta Sassone. “A gara ancora aperta, il responsabile per l’Italia della San Pellegrino, Clement Vachon, ha telefonato alla nostra responsabile marketing per parlarle dell’eventuale fornitura dell’acqua minerale. Nel discorso, le ha detto che eravamo rimasti in due in gara. Come faceva a saperlo? Ma non basta: le sedute della commissione giudicatrice non sono state trasparenti e pubbliche, come invece prevedeva il bando, ed è stato reso noto un solo verbale, mentre le sedute sono state tre. E poi il file dell’offerta economica di Peck risulta modificato l’ultima volta il 3 aprile 2014 alle ore 17.37, quando il termine per la presentazione delle offerte era il 25 marzo e le buste sono state aperte dalla commissione alle 16.30 del 2 aprile”.

Mi raccomando, lasciamo che questi delinquenti  si mangino tutto quanto, i nostri soldi, la nostra credibilità, il nostro futuro.

03 settembre 2014

Le riforme della scuola

Versione Gelmini - 2011

"Da ora assumiamo solo in base al merito e ai reali bisogni della scuola".

Versione Renzi - 2014:

"Scuola, il piano di Renzi: 150 mila professori assunti e scatti in base al merito".

Da 65000 a 150000 precari .. Chi arriva dopo vuole sempre strafare.

Merito, digitalizzazione, scuola lavoro. Parole a parte, quanti soldi veri verranno investiti nella scuola?

PS: che fine ha fatto oggi, il ministro Giannini?
Dietro la lavagna perché Renzi doveva occupare la scena?

Diamo loro i diritti

"Questo Dalla Chiesa ci sono andati a trovarlo e gli hanno aperto la cassaforte e gli hanno tolto la chiave. I documenti dalla cassaforte e glieli hanno fottuti".
Ora che l'ha detto anche il capo dei capi Riina, possiamo prenderla come verità storica: furono i servizi a rubare a Dalla Chiesa i documenti custoditi nella cassaforte, così come, qualche anno più tardi, portarono via a Borsellino la sua agenda rossa.
Ma sono cose che si sapevano già, con buona pace del boss e dei giornalisti a caccia di finti scoop (che suonano un pò come gossip politici di quart'ordine): nel paese dei segreti di stato (di Pulcinella) tutti sanno che Dalla Chiesa fu ucciso materialmente dalla mafia per una convergenza di interessi tra cosa nostra e pezzi dello stato. Il generale era ingombrante non solo per la mafia, disse a proposito Buscetta a Falcone.
Sui documenti rubati o mancanti, consiglio la lettura del bel libro di Salvo Palazzolo "I pezzi mancanti".

Ecco, allora è meglio lasciar perdere queste chiacchiere un pò anche qualunquiste, da bar della mafia, per iniziare a chiedersi come mai tanta loquacità da parte di Riina: a chi sta parlando? E chi sta ricattando, con queste mezze rivelazioni, pezzo a pezzo? E' ancora in corso una trattativa e si stanno cercando nuovi interlocutori e nuovi equilibri?
E torniamo a Dalla Chiesa: nell'ultima intervista a Giorgio Bocca aveva spiegato al giornalista un concetto semplice, sulla lotta alla mafia

"Ho capito una cosa, molto semplice ma forse decisiva: gran parte delle protezioni mafiose, dei privilegi mafiosi certamente pagati dai cittadini non sono altro che i loro elementari diritti. Assicuriamoglieli, togliamo questo potere alla Mafia, facciamo dei suoi dipendenti i nostri alleati"
Sono passati 32 anni, c'è stato il maxiprocesso, le stragi del 92, la mancata vittoria sulla mafia, la condanna di Andreotti (che pure doveva significare qualche cosa), il 61 a 0, il cuffarismo e il lombardismo.
E ora le larghe intese.
Ma sul tema dei diritti, in Sicilia e nel sud, non sono stati fatti passi in avanti.
E' uscita sui giornali di questi giorni l'intercettazione del chirurgo che ammette di aver ucciso una paziente, per nascondere un errore in sala operatoria: ma il medico aveva le spalle coperte, dalla politica, dunque non doveva rischiare nulla (e senza le intercettazioni che tra qualche tempo forse non si potranno pubblicare, nemmeno avrebbe rischiato nulla).
Quanti medici amici di potenti, parenti di ras politici o portavoti girano nei corridoi degli ospedali del sud?

Chi pagherà per questo scippo di democrazia, il diritto alle cure che al sud è negato in nome del familismo, della corruzione, delle spartizioni delle poltrone per correnti politiche?

Quanti anni dovremo ancora aspettare prima di dare seguiro alla lezione del prefetto Dalla Chiesa, mandato a combattere la mafia in Sicilia ma senza poteri?

Quanti anni dovrà aspettare il sud, prima di diventare il deserto dei diritti?

02 settembre 2014

Tempi moderni - il partito liberale

E questi sono i liberali, invece.

Tempi moderni - il partito progressista

Ma è Venezia o la festa del maggior partito italiano (stando ai risultati delle ultime europee)?
Ma cosa abbiamo fatto per meritarci questo?
E non tirate in ballo il maschilismo e i pregiudizi verso le belle donne, per favore.
Dietro il sorriso il nulla.


La presentazione di un sito

Il gioco di prestigio ha funzionato ancora, non fatevi ingannare: quella di ieri non è stata la giornata "epocale" in cui il governo in carica presentava le sue riforme.
Ieri, alla fine, abbiamo assistito solo alla presentazione di un sito: carino, interessante, col countdown che mostra il tempo che manca.
Ma sempre un sito rimane.

Nemmeno Berlusconi era riuscito a focalizzare una intera conferenza stampa dell'esecutivo su un evento mediatico in questo modo.
D'altronde a Berlusconi non era riuscito nemmeno di toccare l'articolo 18, di bloccare la pubblicazione delle intercettazioni, di trasformare il Senato in un organo di nominati.
Tutte cose che i governi amici stanno portando avanti per lui, stando bene attenti a non mettere il becco nei suoi affari: le tv, i conflitti di interesse, la giustizia (se escludiamo l'incandidabilità della Severino).


Tutte cose che non troveremo sul sito "passo dopo passo", che invece conterrà le slide, le immagini con il segno di spunta: "fatto".
Vi ricorda qualcosa?

01 settembre 2014

Venere privata: Un’indagine di Duca Lamberti, di Giorgio Scerbanenco

Nella Milano del 1966 attorno alla città c'erano ancora campi, come alla fine di via Farini. Non c'era ancora quell'unico magma che oggi ha inglobato tutto.
Non era ancora arrivato il 1968 con tutte le contestazioni in piazza e gli scontri con la polizia. Dove vigeva già lo stereotipo del poliziotto meridionale e dalla mano pesante.
Nel 1966 le televisioni degli italiani trasmettevano lo stesso spettacolo, come narrato in un passo del libro: ancora dovevano arrivare i tre canali Rai (e anche quelli privati).

Era un mondo molto diverso, quello della Milano di fine anni '60: non c'era ancora il traffico come oggi, il problema dello smog e i quartieri in mano agli immigrati. O forse no, visto che l'orda degli immigrati dal sud era già arrivata, per lavorare negli stabilimenti della Fiat, dell'Alfa Romeo e dell'Autobianchi.
In quel mondo lo scrittore russo (ma trapiantato giovane in Italia) Giorgio Scerbanenco inventò il personaggio di Duca Lamberti, che in questo libro fa la sua prima fortunatissima apparizione nel palcoscenico noir.
Duca Lamberti è un medico appena uscito dal carcere per la condanna a tre anni (tutti scontati, non c'erano ancora le leggi di oggi) per una storia di eutanasia. Condannato e pure radiato dall'albo trova un incarico: lui, figlio di un poliziotto che aveva prestato servizio in Sicilia contro la mafia prendendosi pure una coltellata.

Il commissario Carrua(con l'accento sulla prima a), amico del padre, gli trova un incarico: aiutare il figlio del dottor Auseri ("uno dei magnifici cinque ingegneri della plastica, l’ingegner Pietro Auseri"), industriale con tanto di villa in Brianza, ad Inverigo, alle prese con un problema di dipendenza dagli alcolici.

«Ho un figlio alcolizzato», disse Auseri nel buio, fumando. «Adesso è in quella stanza al primo piano, l’unica finestra illuminata del primo piano.
Quale è la causa dietro l'alcolismo per questo ragazzone? Portando avanto una sua indagine psicosessuale, Duca Lamberti capisce che dietro la bottiglia e i tentativi di suicidio c'è il senso di colpa.

Visitando la tomba del padre in un cimitero di campagna e raccontando a Davide la sua vita ("riassumere la vita di un uomo non è forse una preghiera") Duca Lamberti, il figlio di un poliziotto che aveva studiato da medico per non finire come il padre, scopre per caso la ragione del senso di colpa: aver lasciato morire una ragazza incontrata per caso a Milano e poi trovata suicida a Metanopoli, in mezzo ad un cespuglio.
"Alberta Radelli, ventitré anni, commessa, trovata a Metanopoli, località Cascina Luasca, il cadavere è stato scoperto alle cinque e mezzo del mattino dal signor Marangoni Antonio, abito celeste, capelli scuri ma non neri, occhiali rotondi".
Inizia così, quasi per caso, un indagine che partirà da due omicidi di due ragazze, fatti passare per suicidi, l'indagine non ufficiale del medico Duca Lamberti e che arriverà a sventare un traffico di ragazze, prese dalla strada e introdotte in un giro di prostituzione di alto livello.
"Ogni volta che si trova uno sfruttatore bisogna schiacciarlo. Ma che vuoi schiacciare, tenerezza mia, più ne schiacci e più ce ne sono. E va bene, ma forse bisogna schiacciarli lo stesso".
Il medico mancato dovrà andare fino in fondo, per schiacciare questi vermi dediti al mercimonio del sesso, di gente che riduce tutta la realtà a cose che si possono vendere o comprare e lo farà a modo suo, con l'aiuto di un'amica di Alberta, Livia Ussaro che troveremo anche in altri romanzi della serie di Duca Lamberti.
Ma non sarà il solito finale a lieto fine: la violenza, questa violenza, può essere combattuta solo se parli la stessa lingua del crimine. Nessuna pietà, nessun senso di liberazione.
Scrive nel saggio di introduzione Luca Doninelli:
"Dobbiamo far trionfare il bene?, sembra dire l’autore. Benissimo: ma che il bene abbia il volto che gli conviene: il volto del mostro. [..]La vita è una droga, o la combatti con altre droghe o l’assumi fino in fondo."
E questo mostro che combatte il male ha qui il volto di Duca Lamberti che pure ha un suo senso di regole da rispettare nella vita, per cui i peggiori criminali non sono i banditi che ti derubano col trombone. E la legge "qualche volta è tanto strana, favorisce i delinquenti e lega le mani agli onesti". No, per Duca Lamberti i peggiori di tutti sono quelli che barano:
"L'unico trasgressore alle regole del gioco che io posso rispettare è il bandito col trombone che si nasconde per le montagne: lui non sta alle regole del gioco, lui, anzi, dice chiaramente che non vuole giocare alla bella società e che le regole se le fa lui, col fucile. Ma i bari no, li odio e li disprezzo. Oggi ci sono i banditi con l'ufficio legale a latere, imbrogliano, rubano, ammazzano, ma hanno già studiato la linea di difesa con il loro avvocato nel caso fossero scoperti e processati e non vengono mai puniti abbastanza. Vogliono che gli altri stiano al gioco, alle regole, ma loro non ci vogliono stare. Questo non mi va, questa gente non la sopporto, quando me la trovo intorno o ne sento solo l'odore, mi vengono i nervi. ".
"Venere privata" anticipa di anni la nuova criminalità organizzata che avrebbe poi preso possesso della Milano, che ancora non è la città da bere del terziario avanzato, ma è ancora città industriale: la mafia già fa capolino nelle pagine di questo libro, non solo nelle memorie del padre di Duca (poliziotto in Sicilia ai tempi del bandito Giuliano), ma anche come struttura criminale che tira le fila della grossa banda che traffica in donne, gli “industriali del lenocinio”.
Che insegna ai delinquentelli, quelli da schiacciare, in che modo tagliuzzare il volto di una ragazza che si ribella, che sgarra, come monito a tutte le altre, perché non sempre serve uccidere, a volte è meglio lasciare un segnale comprensibile per tutti.

Il libro termina con Duca Lamberti che è riuscito a fare giustizia, ma a modo suo, coi suoi mezzi: che non sono quelli delle leggi di un paese democratico, ma quelli di un professonista, ex medico, che meglio di altri conosce di che pasta sono fatta i criminali.

Lo lasceremo assieme a Livia, a raccontare la sua storia, l'eutanasia, la condanna, il carcere:
«Tre anni fa, quando venni condannato...» cominciò. Le avrebbe spiegato tutta la teoretica dell’eutanasia, e lei ne sarebbe stata felice, anche in quella stanza d’ospedale, perché per lei, nella vita, c’erano delle cose più importanti degli sfregi, c’era il Pensiero con la P maiuscola, le Teorie ..
La scheda del libro sul sito di Garzanti.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

Il piano dei #millegiorni

Siamo passati in poco tempo dal bing bang, alle riforme una al mese, al passo dopo passo, al cronoprogramma dei mille giorni.
Nel frattempo hanno iniziato a prendere le distanze da Renzi Squinzi, Della Valle, è leggermente anche Marchionne.
Ma il presidente può star tranquillo: oggi è difeso (oltre che da B.) da Ferrara sul Foglio.


Questo pomeriggio verrà presentato il piano per le riforme, quelle da fare nei mille giorni del governo.
Le riforme contro le rendite di posizione: a chi si riferisce Renzi, ai concessionari delle slot machine o a quelli delle autostrade?

E quali sono le persone che pongono veti alle riforme? Quelli che bloccano la rentroduzione del falso in bilancio (come il ministro Guidi) o quelli contrari alla norma sull'autoriciclaggio?

Quale altre slide ci dobbiamo aspettare oggi? Quali altri slogan?

La giustizia? Chi sbaglia paga. Come se chi ha avvelenato Taranto stesse pagando qualcosa. O gli estensori della legge Fornero sulle pensioni che ha mandato per strada migliaia di persone.
La riforma del lavoro? Stiamo perdendo 1000 posti di lavoro al giorno, che altro serve per capire che si sta sbagliando tutto? Che serve una politica industriale che punti su ricerca e investimenti pubblici, anziché solo su flessibilità e licenziamenti facili.



Non guarderemo in faccia a nessuno, dice il premier. Ci faremo giudicare nel 2017. Non so quanti italiani avranno tempo per aspettare.