12 giugno 2018

Report – la sicurezza nel trasporto ferroviario

Prima dell'inchiesta sulla sicurezza nel trasporto su treno, l'anteprima sui Gruppi di Acquisto Solidale e di tutte le tecniche per abbandonare i supermercati



Per esempio l'acido citrico e l'ipercarbonato di sodio al posto degli sbiancanti.

L'insalata presa dal contadino anziché il biologico (che poi magari non è biologico).

I detersivi sono ritirati in luoghi dove si condivide il lavoro e anche i prodotti.

A Bologna una cooperativa è organizzata in modo che siano i soci a raccogliere le fragole.

Sempre a Bologna si trova un supermercato autogestito: ci si organizza per le pulizie, per gli acquisti dai fornitori: tra questi i contadini dei campi aperti.



Tutto più faticoso (se pensi che vai al supermercato e trovi tutto pronto): ma il sapore è diverso del cibo, non ci sono sprechi, il lavoro del contadino viene rispettato.

La grossa distribuzione fa il prezzo e questo è a discapito del produttore: il prezzo qui viene deciso dai produttori ed è un vero prodotto biologico.

Le parole chiave sono solidarietà e partecipazione: stanno puntando al riconoscimento del ruolo del contadino, distinto dall'imprenditore agricolo, per avere norme ad hoc (c'è una proposta di legge ferma in commissione agricoltura).

Secondo studi dell'Ispri la filiera corta porta ad un minore scarto, circa il 5%.



Venicetown di Claudia di Pasquale (qui il PDF con la trascrizione della puntata)



Venezia è una città delicata, dice il sindaco Brugnaro: ma il patrimonio dell'umanità sembra oggi più un patrimonio di pochi.
Anche ad un imprenditore (chiamato Coco il cinese) legato alla mala del Brenta che si prende i turisti al posto del servizio pubblico
SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 
Coco il cinese, ha sistemato la sua di famiglia, e aveva sistemato anche quella dell’exboss. Quello che è certo è che per anni, insieme agli altri privati, ha sfilato sotto ilnaso dei servizi pubblici milioni e milioni di turisti, che sono una risorsa, che sel’avesse intercettata magari il comune di Venezia, avrebbe evitato di usare i palazzicome un bancomat. Ma la responsabilità è anche dei veneziani che hanno affittato esvenduto oltre le mura anche la propria identità. È responsabilità anche di quelsistema omertoso complice di quegli imprenditori che hanno drenato denaro pubblicoper il Mose, lasciando la città con l’acqua alla gola e a secco, quando si son chiusi icordoni della borsa della legge speciale su Venezia. Ecco un patrimonio che è finito inmano ai fondi del Qatar, in mano a magnati di Singapore o di chi non si sa chi. Sono nati per contrastare il fenomeno dei comitati locali, ma hanno le armi spuntate controla politica del business.

6.57 di Giovanna Boursier (qui il PDF con la trascrizione della puntata)


Il servizio di Boursier racconta della sicurezza sui treni: abbiamo speso miliardi per la sicurezza e poi andiamo avanti con le tavolette piazzare sotto i giunti, come una pezza in attesa di una vera manutenzione.

Una tavoletta era presente sotto un giunto anche il 25 gennaio di quest'anno quando è deragliato il treno partito da Cremona alle 5.32 e deragliato a Pioltello.

Tra i passeggeri c'era anche il sindaco di Gera D'Adda che si ricorda di forti vibrazioni, per lunghi minuti, prima del deragliamento: il treno viaggiava nei limiti di velocità, un convoglio è uscito dai binari prima della stazione fino all'incidente costato la vita a tre donne.



Il convoglio era di Trenord: i pendolari di Trenord sono 750 mila, circa un terzo di quelli italiani.

Quella mattina lungo i binari erano presenti tutti, anche l'ex ministro Delrio che si è attivato per una commissione di inchiesta, in parallelo a quello della procura.

Indagati i vertici di Trenord e di RFI e anche 4 tecnici della manutenzione.

La causa del disastro è nell'usura dei carrelli o nel binario che si è rotto (la famosa tavoletta sotto il giunto c'entra qualcosa?).



Sulla rete ci sono pochi incidenti in questi ultimi anni, rassicura Delrio, ma vogliamo capire lo stesso: il rapporto dell'agenzia indica come dal 2007 abbiamo avuto tre morti in Sardegna, 32 morti a Viareggio (l'ex AD Moretti è stato condannato); nel 2016 23 morti a Corato in Puglia.

Sono 101 incidenti avvenuti in totale: fare sicurezza significa imparare dagli errori, però, ma la commissione di Delrio non può operare perché attende l'ok dei magistrati.

Le perizie sui binari non sono partite però perché mancato i documenti su binari e giunti.

Le perizie sui vagono invece sono terminate e non hanno portato ad alcuna evidenza o problema sui carrelli.



Nel deposito di RFI che custodisce i binari nei mesi passati è piovuto dentro: ora dovremo spostarli spendendo altri soldi.

Il diretto dell'Agenzia di controllo ha accettato l'intervista da Report: ha parlato di manutenzione dei binari, carente probabilmente visto il richiamo che aveva fatto, a seguito di alcune segnalazioni nei mesi passati. Uno di questo era avvenuto proprio a Pioltello, un deragliamento che non aveva causato feriti.



Le tavolette sono usate per tenere su il giunto, per evitare che le sollecitazioni dei treni provochino delle micro fratture: il giunto non deve battere ed evitare che si rompe – così spiega il loro utilizzo un addetto alla manutenzione.

Si usano per ritardare la manutenzione vera e propria, si tengono al massimo per una settimana.



Quando gli addetti alla manutenzione vedono un giunto rotto lo segnalano e poi scrivono in un rapporto che è stato messo in sicurezza, non si parla mai di tavoletta.

Le prescrizioni parlano di controlli con ultrasuoni, di sostituzioni immediate: non si potrebbero usare le tavolette, ma ormai è diventato normale.

Oltre ai controlli ci sono i treni diagnostici: sono cinque e controllano la linea in modo approfondito, binari e giunti, se hanno gli ultrasuoni però.

Sono controlli fatti ogni sei mesi oppure ogni anno: come in Giappone, dicono.

Ma se il treno diagnostico non ha ultrasuoni, non è in grado di rivelare problemi sui binari.



Il problema è la carenza del personale – continua l'addetto: erano 20 e ora sono circa 8 e lavorano per priorità, prima gli scambi poi i giunti.

Le tavolette, dopo l'incidente, sono state rimosse in fretta e furia: per togliere indizi, forse?

Si toglie la tavoletta per togliere l'indizio che c'era un rischio che si conosceva, senza fare manutenzione.



Oggi non sono in esercizio treni che rilevano i guasti, perché il treno Galileo è stato sostituito da Galileo II, fermo in attesa che si monti lo strumento con ultrasuoni.

E allora chi ha controllato la linea per Pioltello?



Cosa aspettano a monitorare tutta la linea, magari prima che accadano gli incidenti?



Servirebbe anche che fosse montato il meccanismo antisvio, per bloccare le ruote dei convogli in caso di deragliamento: perché non i fa? Perché mancano i sensori ai passaggi a livello, per evitare incidenti (sono circa 4500 nella rete italiana)?

Negli ultimi anni lo Stato ha speso 4 miliardi di euro per la sicurezza: il livello si è alzato, spiega il diretto dell'agenzia per la sicurezza, ma rimane ancora molto da fare.



C'è molto da fare anche per garantire la puntualità dei treni: treni in ritardo, soppressi, cancellati, senza una chiara comunicazione dagli altoparlanti delle stazioni.

I pendolari della linea di Treviglio hanno deciso di portare avanti una class action contro Trenord: al momento sono 1500 le persone che hanno aderito e che non ritengono che quello ricevuto sia vero servizio pubblico.



Cosa sta facendo Trenord ora per la sicurezza dei viaggiatori?

L'azienda, dopo l'incidente, ha rassicurato i pendolari, spiegando che sta rinnovando la flotta grazie ai finanziamenti della regione (che è socia con Trenitalia in Trenord).

Ma se la regione investe, come mai Trenitalia non lo sta facendo in Lombardia?

Trenitalia da la colpa al fatto che il contratto di servizio che viene firmato con Trenord: l'AD Mazzoncini vorrebbe entrare in maggioranza in Trenord - il commento dell'ex ministro Lupi.



SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO 
Certamente la priorità è l’efficienza del servizio, che però deve avvenire in sicurezza, equi la tempistica è un requisito fondamentale. Anche perché se annunci che un trenosta per arrivare quando già è partito, crei un disagio, però poi ti ci fai su anche duerisate. Cosa diversa invece è se metti una tavoletta sotto un giunto usurato e poi lalasci lì. Ecco, noi abbiamo chiesto all’Agenzia, quella che controlla la sicurezza sullenostre ferrovie: “Ma c’è una tempistica, una norma che precisa quando devonoavvenire i controlli?” Ci hanno risposto: “Decide Ferrovie”. Forse è il caso di separarechi gestisce la rete e chi fa manutenzione da chi fa i controlli. Come avviene anche daaltre parti, in Francia e Inghilterra per esempio le hanno separate e poi fanno anche icontrolli con più frequenza rispetto a noi, due mesi sui binari più importanti contro isei nostri. Magari è anche il caso anche di evitare che ex personale di Ferrovie passipoi nell’agenzia che controlla il sistema di sicurezza, perché fatta salva la competenzanon è bello che il controllato passi a fare il controllore, anche perché c’è il rischio chemantenga poi qualche vecchio rapporto amicale. 



Perché anche questa è sicurezza, anche viaggiare su treni stipati, con molta gente in piedi.

11 giugno 2018

La sicurezza sui treni, Venezia, i pianisti e una scuola romana – Report


Ultima puntata della stagione per Report: oltre ai soliti servizi (tra cui uno molto interessante sullo stato di salute dei treni usati dai pendolari) si racconterà la fine di due vecchie inchieste di cui Report non si è dimenticata (la rigenerazione di vecchi quartieri e i biberon all'acetilene).


Compra, consuma e butta via: il modello attuale di consumo di cibi e prodotti non è più sostenibile.
E' il modello della grande distribuzione che ha il potere di imporre il prezzo di frutta e verdura ai contadini, il modello dei centri commerciali aperti tutti i giorni perché business is business (e poco importa che non ci crei un vero servizio aggiuntivo e nemmeno nuovi posti di lavoro).
Un modello che non è nemmeno sostenibile dal punto di vista ecologico e ambientale, per tutte le merci che si spostano (su gomma) per il paese, per la massa di plastica prodotta e gettata via per imballare le merci.
C'è forse un'alternativa, che va studiata e di cui ci parlerà stasera Antonella Cignarale

Vivere senza supermercato si può? Certo, c’è chi si autoproduce il detersivo con l’acido citrico ed il percarbonato di sodio e ordina la spesa online sul sito dell’azienda agricola locale. C’è anche chi non si accontenta e cerca di aggirare lo strapotere della grande distribuzione aprendo il proprio supermercato autogestito: consumatori e fornitori insieme. Si può decidere anche di finanziare direttamente l’azienda agricola locale e poi raccoglierne i frutti o anche no, se l’annata va male. Certo è un rischio, e il vantaggio? Essere certi della genuinità di ciò che si mangia. E poi ci sono i mercati biologici contadini, i produttori si autocontrollano a vicenda per garantire la qualità di ciò che vendono al consumatore, anzi lo invitano pure a visitare le aziende. E se fosse anche un modo per produrre meno sprechi?

Lo stato di salute dei treni italiani

E' notizia di questi giorni il parziale dietro front del ministro Toninelli sulle grandi opere (e chissà, anche sulla TAV): il cemento è un ottimo volano per l'economia.
E così la classe dirigente di questo paese ha puntato sulle autostrade e sull'alta velocità: tutto bello, poter arrivare a Roma o Napoli in poche ore; aver finalmente completato (con una sforbiciata) la Salerno Reggio Calabria; avere dei collegamenti che legano assieme i porti del sud e del nord col resto del paese.


Ma ci sono anche quelli che, come me, prendono il treno tutti i giorni per tratte più brevi, per arrivare al lavoro: qual è lo stato di salute dei treni italiani?
L'inchiesta di Giovanna Boursier prende spunto dall'incidente al convoglio di Trenord del 25 gennaio a Pioltello: nel deragliamento del treno sono morte tre donne, Pierangela Tadini residente a Vanzago, Giuseppina Pirri che si era trasferita a vivere Capralba, Ida Maddalena Milanesi che lavorava all'ospedale neurologico Carlo Besta.
Quali sono state le cause dell'incidente? Un problema ai binari? Una fatalità? Un problema al convoglio?
Ad oggi non sappiamo ancora niente: diversamente dal tema sicurezza (dei capitreno, per i casi di aggressione), il tema sicurezza nei confronti dei passeggeri non sembra essere così urgente per regione e Trenord, la società dei trasporti regionali a metà con Trenitalia.
I binari (in gestione a RFI in quel tratto) sono custoditi in un deposito dove piove dentro, dove stanno arrugginendo. I vagoni in un altro deposito di Trenord. L'indagine ministeriale per il momento è “segreta” e qualche documento è sparito (un classico, nelle inchieste in questo paese).

Su Raiplay potete trovare un'anticipazione, che parte proprio con le immagini dell'incidente e con le parole del sindaco di Brignano Gera D'Adda: “c'è una rabbia di fondo, trovo veramente inconcepibile morire su un treno di pendolari che deraglia”. Ad oggi, ai sindaci dei paesi colpiti dal lutto, non è arrivato alcun segnale né da Trenord né da Trenitalia.
Gli inquirenti stanno accertando se la causa del disastro sia nell'usura dei carrelli e dei vagoni (il 40% ha più di 40 anni) oppure se il problema è nel binario che si è rotto. La foto della tavoletta messa sotto in giunto, proprio dove si è spezzato ha fatto sorgere tanti dubbi.
Quando è stata messa e da chi?
Un addetto alla manutenzione della linea, che si è fatto intervistare senza mostrare il volto, ha spiegato come quelle tavolette siano messe per tenere a livello il giunto, per evitare che si spezzi.
Si vede che quel giunto era consumato, logorato e la tavoletta serviva per rimandare la vera manutenzione, normalmente entro una settimana.
Non esistono provvedimenti dall'Agenzia per la sicurezza del trasporto ferroviario in cui si parla di tavolette – ammette il direttore Amedeo Gargiulo: loro vigilano e basta, gli interventi in sicurezza li fa RFI.

C'è poi il tema della puntualità, dei treni soppressi, delle cancellazioni per troppi ritardi che pure mette a dura prova la pazienza dei pendolari.
Come i treni annunciati all'ultimo minuto

La scheda del servizio: Buon viaggio di Giovanna Boursier, in collaborazione di Ilaria Proietti e Greta Orsi
Il 25 gennaio il treno regionale partito alle 5.32 da Cremona e diretto a Milano deraglia appena passata la stazione di Pioltello, con 350 pendolari a bordo. Muoiono tre donne e i feriti sono circa 50. Nel punto dove comincia il deragliamento, 800 metri prima di Pioltello, si è rotto un pezzo di rotaia di 23 cm e dalle foto si vede una tavoletta di legno messa sotto. La procura indaga otto persone per disastro colposo: compreso l’amministratore delegato di RFI (società del gruppo FS Italiane che detiene la rete ferroviaria e cura la manutenzione e l’esercizio dei binari) e quello di Trenord, la società di Trenitalia e Regione Lombardia che ha la proprietà delle carrozze che componevano il convoglio. Indagati anche quattro tecnici della manutenzione. Finora gli esami sui carrelli dei vagoni non hanno individuato difetti, mentre quelli sui binari devono ancora cominciare, anche perché sono spariti i documenti di immatricolazione del giunto. Giovanna Boursier prova a capire cosa è successo e in che condizioni viaggiano i quasi tre milioni di pendolari italiani che ogni giorno prendono il treno per recarsi al lavoro: il problema è sempre quello della manutenzione e dei controlli carenti, nonostante finanziamenti per miliardi di euro.

Vivere a Venezia

Venezia è una bella città ma non ci vivrei mai – è uno dei luoghi comuni sulla città della laguna e delle gondole. Luogo comune che ha dentro un pizzico di verità: la città del marmo, delle calle e dei palazzi maestosi sta trasformandosi in una Disneyland per turisti.
Almeno finché ci sarà qualcosa di visitare.
Tutto è pensato per il turista che deve fare il suo giro predefinito, vedere quei monumenti, quelle piazze, comprare qualche souvenir e poi andarsene via.
Un modello poco lungimirante e tendenzialmente poco sostenibile: dobbiamo salvare Venezia da quanti la stanno considerando una gallina dalle uova d'oro da spennare ora e subito.


L'anticipazione su Raiplay: calle piene di turisti dove i negozi per i veneziani sono stati sostituiti quasi ovunque da negozi con souvenir: ormai è diventato tutta Cina, racconta il signor Armando, venuto qui nel 58. Molti commercianti, per soldi, hanno ceduto le loro attività ai cinesi. Dei tremila esercizi commerciali mappati, solo 450 sono per i residenti.
Non solo: l'ex Teatro Cinema italiano, un esempio di architettura neogotica, è stato trasformato grazie alle varianti urbanistiche del comune, un supermercato.
E il sindaco Brugnaro?
I privati possono fare quello che vogliono – spiega: però anche con gli edifici pubblici il comune di Venezia si è dimostrato poco interessato a difendere l'interesse comune.
L'ex casa di riposo, in un palazzo storico del comune, è stata affittata ad un privato che ne farà un albergo, con una variante che è arrivata subito.
Da una parte il comune dice basta a nuovi alberghi, dall'altra ha riempito la delibera con così tante deroghe che si può fare quello che si vuole.
Basta pagare.


La scheda del servizio: Venicetown di Claudia Di Pasquale, in collaborazione di Ilaria Proietti e Eva Georganopoulou
Venezia è una città unica al mondo, la bellezza dei suoi palazzi, dei suoi canali, delle sue calli attrae ogni anno fino a trenta milioni di turisti. Tutta l'economia della città ruota intorno al turismo. Ogni spazio viene trasformato in un bar, un ristorante, un negozio di souvenir, un albergo. Di negozi per i residenti invece ce ne sono sempre meno, anche perché gli abitanti sono passati dai 175 mila dei primi anni ‘50 ai circa 53 mila di oggi. Quasi quanti sono i posti letto per i visitatori. Il turismo è una risorsa, ma allo stesso tempo sta uccidendo lentamente la città e la sua identità. Cosa resta oggi di Venezia? La facciata, le pietre, ma non l'anima. Cosa stanno facendo oggi le istituzioni per salvaguardarla? E per tutelare quello che è un patrimonio dell'umanità Unesco?

I pianisti che non esistono (per legge)

Bernado Iovene torna ad occuparsi di lavoro, per una categoria che esiste, ha un ruolo importante, ma non è riconosciuta e tutelata come categoria.

La scheda del servizio: La leggenda dei pianisti accompagnatori di Bernardo Iovene
Il caso dei “pianisti accompagnatori” nei conservatori italiani. Devono avere un repertorio per ogni classe di strumento e sono a carico degli stessi conservatori per 9000 euro l’anno. Una figura indispensabile ma in Italia, a differenza del resto d’Europa, non sono nemmeno previsti come categoria.

Lo strano caso della scuola di Roma

Lo strano caso di una scuola nel cuore di Roma, che ha sede in un palazzo storico che ha bisogno di manutenzione, che non può spostarsi ma nemmeno rimanere.
Paradossi della burocrazia italiana e di un modello dove i poteri dello Stato non si parlano.

La scheda del servizio: Aula con vista di Alessia Marzi
Una scuola nel cuore di Roma. Palazzo Ceva, detto "il Viscontino", dal 1990 offre ai suoi 270 studenti il privilegio di studiare in una cornice d'eccezione: le sue finestre e i suoi terrazzi dominano i Fori Imperiali. Da anni questo stabile è ostaggio di paradossi burocratici. Gli allievi si dovrebbero trasferire in un'altra struttura in cui i lavori però, iniziati 14 anni fa, non sono ancora finiti. A condurre la battaglia per restare è una preside cocciuta che lotta da anni contro tutti e ora anche contro la sindaca Virginia Raggi, che ha bloccato i fondi statali con cui si potrebbero ristrutturare le finestre ed evitare che piova in classe.

Come è andata a finire?

Gli ultimi due servizi della puntata sono dedicati ad un aggiornamento di due inchieste: un nuovo modello con cui concepire la riqualificazione dei quartieri, in cui tutti sono coinvolti, da finanziare con fondi europei.
E la storia dei biberon all'acetile.

LA GRANDE SCOMMESSA di Michele Buono
Nel maggio 2017 Report ha simulato un progetto di rigenerazione di Tor Sapienza, un quartiere della periferia di Roma, coinvolgendo scuole, laboratori di ricerca, università, l’associazione dei costruttori del Lazio, investitori e la Commissione Europea, ai cui fondi strutturali si potrebbe accedere per finanziare un progetto del genere. Una strategia possibile anche su scala nazionale. I soggetti coinvolti hanno raccolto la proposta e sono già al lavoro. Ha raccolto la proposta anche il governo della Costa d’Avorio che ha visto un’analogia tra una periferia di una città europea e un paese in via di sviluppo. Ci ha chiesto di collaborare.


Com’è andata a finire?
BIBERON A TUTTO GAS di Emanuele Bellano
I biberon e le tettarelle usati nei reparti di neonatologia degli ospedali italiani sono da sempre sterilizzati con l'ossido di etilene, un gas la cui cancerogenicità è stata appurata dall'Oms e che nei soggetti esposti è provato che provochi vari tipi di tumore: al cervello, al pancreas, allo stomaco, per esempio, e leucemie. In seguito al processo di sterilizzazione residui di ossido di etilene rimangono sulla gomma e sulla plastica. Dopo il servizio di Report sulla vicenda il ministero della Salute ha emanato una circolare a ospedali e Asl in cui raccomanda, prima di acquistare biberon e tettarelle sterili, di verificare la presenza sul mercato di prodotti sterilizzati con metodi alternativi all’ossido di etilene e, nel caso, prediligere quelli. Un metodo universalmente riconosciuto di sterilizzazione alternativa all'ossido di etilene c'è ed è quello a raggi gamma o beta. Come si stanno comportando Asl e ospedali dopo questa circolare? E il ministero controlla se sia stata recepita.

10 giugno 2018

Lo stato di salute del paese


Sta a vedere che ha ragione Floris: ospite a Propaganda live venerdì sera spiegava come, tra le tante promesse fatte in campagna elettorale, quelle delle Lega sono quelle facilmente spendibili e a costo quasi zero (almeno a breve termine).

La lotta contro gli immigrati, contro le Ong, contro il buonismo (come se le cooperative di Buzzi e degli altri fossero non fossero mai esistite).
La flat tax (tanto basta chiedere altra flessibilità a Bruxelles), il condono chiamato pace fiscale...

E gli altri argomenti: leggo oggi che il ministro Toninelli al Sole 24 ore ha dichiarato che le infrastrutture sono il volano dell'economia.
Da qui al TAV il passo (forse) è breve.
La Lega avrà meno ministeri, ma si prenderebbe il CIPE e anche le delega per le TLC, tanto cara all'odiato Berlusconi.
Il reddito di cittadinanza adda venì.
Le riforme sulla giustizia? Vedremo, vanno portate in Parlamento, mica si fa come i condoni, un decreto e via.

Questo governo gode ancora di buona salute ma si poggia su un consenso molto volatile. Come i castelli di sabbia. Alla lunga vedremo cosa rimane.
E l'opposizione? Una sua parte si è ritrovata a Bologna a Repidee. Riusciranno ad uscir fuori dalla sindrome dei battibecchi sui social?
A Bologna era, tra l'altro ospite il governatore Visco dove ha parlato del nuovo governo, della riforma fiscale da affidare ad esperti e della salute delle banche italiane.
Tutto a posto.
Poi uno si chiede come mai si perdano voti

08 giugno 2018

Una seria opposizione

Ci attengono mesi difficili perché ora non solo dovremo sopportare l'entusiasmo dei 5 stelle (che sono finalmente riusciti a trovare questo apriscatole ma vedremo se sono in grado di usarlo).
Un Presidente del Consiglio cui possiamo anche perdonare qualche gaffe in aula. Ma fino ad un certo punto.
L'entusiasmo di Salvini per la sua perenne campagna elettorale contro gli immigrati e per far digerire al paese la porcata della flat tax.

Ora ci tocca pure assistere alle sceneggiate dell'opposizione: via con la legge sul conflitto di interesse (era ora), ma giusto per la Casaleggio.
Asilo mariuccia.

07 giugno 2018

La tragedia delle gente comune - da Il metodo Catalanotti


C'è un mistero, nell'ultimo romanzo di Camilleri con Montalbano: un cadavere sparito e un cadavere di un ragioniere con la passione per il teatro e la psicologia delle persone.
Ma c'è anche spazio per raccontare il presente, la crisi per il lavoro che non c'è e anche la rabbia.
Tanta rabbia che inizia a toccare anche la "genti comuni", che ha perso il lavoro e che non trova nessuno che dia risposte, che dica loro qualcosa.
E allora cosa rimane? Solo la rabbia
«.. contami piuttosto della manifestazioni». 
Prima d'arrispunniri Fazio sturcì la vucca e allargò le vrazza.«Dottore, ancora 'na vota, che ci aio a diri? Vidissi che alle manifestazioni non c'erano sulo operai delle fabbriche che stanno chiuenno, ma c'erano macari la genti comuni, e chista è la vera tragedia. Ci stavano i picciotti che non hanno sprnza d'attrovari travaglio. Aio arracconosciuto, per esempio, macari 'na poco di cumpagni di scola e autri amici mè, maritati, patri di famiglia, 'mpiegati, laureati che hanno pirduto il travaglio e non hanno nisciuna possibilità d'arritrovarlo. Se le cosi continuano accussì l'unica è tornari a fari 'n'autra vota l'emigranti».
«Raggiuni hai, Fazio. E forsi chista sarebbi la meno, pirchì se a 'sta genti gli sàvuta il firticchio di sfogari tutta la raggia che si portano dintra capace che sta facenna finisci veramenti a schifio. Se non sei 'n condizioni di dari da mangiari a to' figlio, sei pronto a fari la qualunqui».. 
Andrea Camilleri, Il metodo Catalanotti - Sellerio

Lo stupore della notte di Piergiorgio Pulixi




Incipit
Prologo Cimitero di Siderno, Calabria, 2006

Bastò mostrargli i tesserini per farlo stare zitto. Il custode aprì il cancello e li fece passare.
«Torna pure a dormire» disse uno dei quattro poliziotti. «Non ci metteremo molto. Giusto il tempo di salutare un vecchio amico.»
«Vi accendo le luci?»
«No. Ci piace il buio»

Raramente ho letto thriller così crudi, così diretti, come quello scritto da Piergiorgio Pulixi e ambientato in una Milano che si appresta a festeggiare il Natale (quello appena passato) sotto la minaccia del terrorismo di matrice islamica.
Forse solo nei romanzi di Massimo Carlotto, nella serie dell'Alligatore, si ritrova tutto questo male con cui sono costretti a combattere i protagonisti del racconto.

Un racconto in cui non ci sono buoni e cattivi, in una lotta per far vincere il bene sul male: in questo romanzo che scorre veloce in un crescendo pieno di adrenalina, il male ha le sembianze di un misterioso ed enigmatico personaggio, il maestro, che sta organizzando il suo piano di distruzione proprio a Milano, nel cuore dell'Italia, proprio nei giorni in cui le persone pensano alle festività natalizie, a divertirsi e a comprare regali.
E il bene? Dall'altra parte della barricata troviamo i poliziotti del nucleo antiterrorismo della polizia milanese, guidati dal commissario capo Rosa Lopez.

.. capo dell’Unità speciale contro il terrorismo di matrice islamica della DIGOS milanese, e coordinatrice regionale per le Unità antiterrorismo interforze.

Una vita contro il crimine: la ndrangheta prima, fino a quando la famiglia Macrì non le ha ucciso il suo capo. Poi il passaggio a Milano, alla sicurezza di Expo e la lotta al terrorismo.
Ma non pensiamo a Rosa e ai suoi uomini come a degli eroi senza macchia, anzi.
Se il male è disposto a tutto per la sua causa, ovvero annientare per sempre gli infedeli, facendoli sprofondare in una spira di terrore, anche il bene per sconfiggere il male deve essere disposto a fare di tutto.
Turni massacranti, una vita tutta dedicata al lavoro, giornate che non finiscono mai per analizzare e incrociare dati.
Ma anche torturare, fare violenza perfino uccidere a sangue freddo se serve. Un potenziale obiettivo, una persona che potrebbe conoscere qualche informazione preziosa.
Rosa Lopez quella linea che separa ciò che è giusto fare e ciò che invece va oltre la legge e le garanzie che vanno concesse anche ai criminali, l'ha già sorpassata da tempo.
.. nonostante il suo ruolo centrale all’Antiterrorismo, il suo grado e l’esperienza accumulata in tutti quegli anni, per gli uomini del Lovers non era altro che una pedina in un gioco molto più grande di lei

Il lovers hotel, diversamente da quanto si potrebbe pensare, è un luogo anonimo di Milano dove non si pratica il peace and love.
Il Lovers è luogo neutrale. Poco più di duemila metri quadrati di territorio immune a qualsiasi ingerenza statale. A tutti fa comodo così, perché tutti, prima o poi, hanno bisogno di una camera al Lovers.

Ex albergo con una sinistra fama, per un suicidio avvenuto tanti anni prima, è stato usato nel corso della guerra dai nazisti per torturare i partigiani per strappare loro qualche informazione.
Ed ora dagli agenti della CIA per torturare qualche altro disgraziato, per carpire qualche informazione sulla rete dell'Isis in Italia e in Europa.
Ma nessuno ufficialmente vi dirà che esiste un posto del genere, chiamato Lovers Hotel.
Nemmeno Rosa che con questi agenti di Cia e Mossad è costretta a collaborare, per un brutto ricatto.

Una serie di informazioni arrivate ai nostri servizi (e al procuratore antiterrorismo Marra) fanno pensare che sia imminente un attacco, proprio in Italia. Il paese che fino a quel momento è stato risparmiato da attacchi, come il Bataclan a Parigi o il furgone killer di Berlino.
Questo anche grazie al lavoro della squadra di Rosa, composta da poliziotti ed ex militari, esperti di controspionaggio, in cui era “l’odio, oltre al senso di giustizia, era la malta che li univa”.

Una di queste informazioni nasce da un video in cui si vedono due ragazzini di una paranza napoletana torturati a morte:

.. i due paranzini, per loro stessa ammissione, avevano venduto tre fucili AK-47, rubati dal magazzino di un clan camorristico napoletano, a due ragazzi
di colore, di origine araba ma dall’accento brianzolo. Quindi seconda generazione, la più pericolosa, la più facile da radicalizzare e votare alla jihad.

La frenetica caccia al maestro, che Rosa e i suoi uomini iniziano a temere non sia più una leggenda, si alterna al racconto della vita delle persone che hanno deciso di sposare la causa della jihad.
Li andiamo a conoscere uno per uno.
Una donna che ha perso il marito e il figlio sotto un bombardamento degli americani.
Un ragazzo che nella fede islamica ha trovato quel riscatto da una vita di espedienti.
Tutte persone votate all'odio, per l'occidente e per quanto questi rappresenta. Sia per la decadenza dei costumi, sia per i crimini di cui era accusato di aver fatto nei paesi del medio Oriente nelle guerre passate: “La jihad sublimava la loro frustrazione e la loro ribollente voglia di riscatto”.

Guerre che non sono non avevano esportato la democrazia, ma nemmeno quel minimo di civiltà che quelle persone aspettavano.
Guerre che avevano creato, come frutti di una pianta maledetta, Al Qaeda prima e l'Isis poi.
E poi il proselitismo contro gli infedeli cresciuto nel web, nei quartieri europei più disagiati, incubatori di radicalismo e indottrinamento.

Chi vincerà questa gara, tra il terrore e la democrazia, difesa a caro prezzo, anche andando oltre il rispetto dei diritti civili?

Come scritto prima, non aspettatevi alcun lieto fine: non ci sono cavalieri senza macchia e senza paura.
Questo romanzo è come un veleno che entra piano piano in circolazione: come Rosa Lopez e i suoi collaboratori, si rischia di vedere un nemico in ogni faccia dal colore diverso che si incontra.
Dove si può nascondere il nemico? Nei quartieri a maggioranza islamica della periferia milanese? Nelle palazzine dell'Aler in zona Gorla?
Milano era una città scissa da profonde contraddizioni. Soltanto la notte prima, in quella stessa zona, un rifugiato etiope era morto assiderato proprio mentre un giovane milanese veniva stroncato da un infarto dentro un locale per colpa di una pasticca tagliata male. Avevano la stessa età ..

Zone dove i poliziotti sono costretti a farsi rispettare con la legge dell'occhio per occhio, perché altrimenti nessuno li avrebbe poi rispettati.

Ma il male sa assumere forme che nemmeno ti aspetti.
Il male è capace di colpire celandosi dietro forme insospettabili: preparatevi ad un colpo di scena finale che ricorda molto da vicino il film “I soliti sospetti”.
Saremo tutti depistati da questo genio del terrore, non solo la nostra Lopez.
Anche perché a dare alla caccia al “maestro” ci sono altre persone, altrettanto pericolose, con altrettanto odio e desiderio di vendetta...

Ma possiamo stare tranquilli, questo è solo un romanzo.
E se non fosse così?
Politicamente scorretto, duro e cattivo, il thriller di Pulixi mette in luce tutte le ambiguità, le storture, delle nostre torture di sicurezza. Ci ricorda di quanto noi occidentali siamo responsabili delle paure che stiamo vivendo.
Agenti dalle mani sporche, ndrangheta (che non è spettatrice silente in questo gioco) e la rete dell'Isis.

Infine, Pulixi ci regala un nuovo personaggio, il commissario Rosa Lopez, così forte e così debole, per quella vita normale che non le è stata concessa, le storie d'amore piene di dolore.

La scheda del libro sul sito dell'editore Rizzoli e un estratto del primo capitolo
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


06 giugno 2018

Bob Kennedy 40 anni fa

50 anni fa come oggi, veniva ucciso Robert Kennedy, all'hotel Ambassador in uno dei tanti incontri per la corsa alle presidenziali.
Chi era Kennedy?
Oggi Furio Colombo ricorda l'ex ministro della giustizia, avendone seguito in quei mesi la sua campagna elettorale:


Quando cominci a parlare – nel mio caso, a riparlare – di Robert Kennedy, ti accorgi che qualcosa di diverso, di insolito e anche di difficile da spiegare, segna il ricordo e la riflessione, rispetto a ogni altro politico. Per esempio, con Robert Kennedy sei entrato nella segregazione razziale che conosceva ancora il linciaggio, e sei uscito in un mondo di diritti ottenuto con una sfida che è stata insieme di popolo e di governo, di grandi manifestazioni di massa combattute contro una polizia accanitamente ostile (cani lupo, bastoni e pompe d’acqua), ma con a fianco un ministro della Giustizia disposto, con le truppe federali, a tener testa a un governatore che aveva già schierato la sua guardia nazionale intorno alla sua università segregata. 
Il governatore Wallace, a gambe divaricate, davanti al portone da non valicare, ha spiegato: “Sono stato eletto per questo”. Il ministro della Giustizia, Robert Kennedy, ha risposto. “Sei stato eletto giurando sulla Costituzione”. 
Kennedy ha precisato che un’Alabama fuori dalla Costituzione sarebbe stato anche fuori dagli Strati Uniti. Quella stessa sera il primo afroamericano ha fatto il suo ingresso nell’università fino ad allora segregata.
Questo episodio, come tanti durante la lotta per i diritti civili, ci dice molto della tenacia e della forza morale di Robert Kennedy. Ma voglio far notare che ho detto forza morale, non forza politica. Politicamente Kennedy non era né più grande né più forte dei suoi elettori democratici al Congresso e nel Paese. Tutti sapevano tutto dell’esclusione e umiliazione dei neri, e non avevano, fino a quel momento, mosso un dito. Ma durante la lotta per i diritti civili, che ha visto il governo americano (in prima fila il ministro della Giustizia) schierato dalla parte degli umiliati e offesi, è emerso un aspetto nuovo, unico e breve nella politica americana: la forza morale. Comincia qui la presenza di un fatto nuovo di cui è rappresentante e portatore Robert Kennedy. Non è la politica che affronta il problema della spaccatura razziale del Paese, non saprebbe come e non può perché.

Ecco, sono 40 anni e quell'insegnamento  “Sei stato eletto giurando sulla Costituzione” è ancora attuale: va ricordato a tutti i populisti dei tempi moderni, che si credono insigniti da un potere superiore perché votati dal popolo.

05 giugno 2018

Nel programma di Conte

Nel programma di Conte, almeno in quello che ha presentato al Senato, ognuno ci può vedere quello che vuole.
Di destra, populista, secondo Repubblica (sto leggendo i titoli online); di cambiamento secondo il punto di vista diverso del Fatto Quotidiano.
In ogni caso, la mia impressione è che tra i propositi (flat tax, reddito di cittadinanza, immigrazione) e la realtà c'è una certa distanza: il carcere per gli evasori, ad esempio, non vuol dire nulla.
Evasione vuol dire paradisi fiscali, vuol dire elusione, vuol dire una platea di professionisti che aiutano le persone a nascondere i soldi al fisco.

La gestione degli immigrati: se si intende cambiare approccio, magari sposando un modello tedesco, questo comporta che lo stato diventi attore principale dell'accoglienza, della formazione.
Ma servono anche gli accordi coi paesi di origine, una gestione unitaria in Europa, per la ricollocazione.
Le sparate alla Salvini di certo non ci renderanno attrattivi in Europa.
Ma non risolvono il problema dello sfruttamento, del lavoro nero nei campi, del caporalato.

Infine la lotta alla corruzione: ricordiamoci sempre che oggi la corruzione conviene e non è facilmente punibile.
Servono leggi chiare, bandi di gara senza inghippi e un discorso di etica che oggi manca.

Vedremo.

I big four della consulenza, il gioiello di famiglia e AirBnb – le inchieste di Report

L'anteprima della puntata è dedicata all'economia circolare, un circolo virtuoso di un prodotto che lo allontani dalla discarica: recuperare il cibo e recuperare altri piccoli prodotti per far cominciare, dal basso, una vera rivoluzione.

Per ridurre gli sprechi alimentari, oltre agli sgravi, si può puntare sul riciclo degli scarti dei supermercati: gli alimenti invenduti non sono buttati ma lo chef li ritrasforma in qualcos'altro.
Gli scarti della frutta si possono indossare, invece: lo fa Orange Fiber che dalle arance e dalle sue bucce crea un tessuto che sembra seta.
Con 700 mila tonnellate di scarti agrumicoli si potrebbe vestire un continente – assicurano – con un prodotto che non è di bassa qualità.

A Vicenza hanno creato una matita creata dagli scarti della grafite: dagli scarti si produce un prodotto che non ha poi scarti a sua volta. Dalla tempera, si produce un'altra matita, geniale no?
L'azienda è stata bloccata dal legislatore: le leggi non sapevano distinguere tra rifiuti e sottoprodotto, servirebbero cioè leggi più semplici per la gestione di questi prodotto di riciclo.

Anziché fertilizzanti chimici, si possono usare le mosche soldato per concimare terreni, mentre mangiano rifiuti.

Le direttive europee indicano una soglia precisa per il riciclo e togliere di mezzo le leggi che considerano i rifiuti come qualcosa da gettare: i nostri imprenditori non dovrebbero lottare contro la burocrazia e leggi vecchie che ostacolano la ricerca e l'innovazione.

I big four della consulenza - l'inchiesta di Giulio Valesini

KPMG, PWC, Ernst & Young e Deloitte verificano bilanci di banche e aziende e se sbagliano le ricadute possono essere gravi sulle persone: questa volta è Report che fa la revisione alle società d revisione grazie al servizio di Giulio Valesini.

Si comincia col la gaffe della notte degli oscar, per un errore di un socio della PWC, che ha sbagliato a consegnare il foglio all'attore Warren Beatty.
A Londra la credibilità di questa società è stata minata dalla vicenda dei lavoratori del museo di Londra, assunti da Carillon: era considerata una delle più solide multinazionali inglesi, i suoi bilanci erano certificati da KPMG.
Grazie a questi bilanci Carillon vinceva dei bandi e la società di revisione prendeva lauti compensi.

La vicenda Carillon coinvolge tutte queste società, tra consulenza, liquidatore, revisione conti: hanno guadagnato due volte dalle società, consigliando anche come eludere le tasse.
Un partner KPMG ha collaborato col governo per una legge sui brevetti che consentiva degli sconti fiscali: una volta tornato in azienda ha scritto una brochure dove spiegava come pagare meno tasse.

I bug four hanno la passione per i paradisi fiscali: qui hanno carta bianca per creare società e spostare capitali, grazie alle leggi che i governi scrivevano grazie alle consulenze delle società di consulenza stessa.
Ernst & Young per esempio consigliava come non pagare l'iva sugli aerei, come era emerso dall'analisi delle carte di Appleby: aerei acquistati con società di comodo, in in paradiso fiscale, dove non si paga l'iva.

Grazie ai consigli delle big four le società hanno risparmiato milioni, hanno aiutato queste ad eludere il fisco ma non pagano mai il dazio, anche quando sbagliano.
La procura di Milano ha aperto un fascicolo su una consulente del ministero di Padoan mentre era anche pagata da Ernst & Young: Susanna Masi vestiva il doppio ruolo, consulente del ministero ma anche per Ernst & Young ed è stata accusata di passare informazioni importanti alla società di consulenza.
Per chi lavorava, per il pubblico, per lo Stato o per il privato?
La magistratura ha stabilito che non c'è reato (chiedendo l'archiviazione): ma dall'inchiesta emergono i rapporti tra la Masi, che lavorava nel MEF dal 2012, con un altro partner della E&Y. Chi comanda nei ministeri dunque? Ministri e burocrati di Stato o i privati?
Masi ha preso altri incarichi pubblici, dopo che è uscita dalla società di consulenza, dalle Ferrovie ad Invimit. Per compensarla dalle rinunce per il posto da privato.

La ragnatela di Deloitte nella provincia autonoma di Trento: qui la società ha scritto prima le regole del gioco, poi ha vinto il bando del consorzio Trento Rise, dove vince pure diverse maxi consulenze.
Massimo Bonacci ex partner Deloitte ha scritto un bando per la provincia di Dellai: un bando per riformare i lavori della provincia, bando che poi hanno vinto.

“Si vede che hanno fatto delle proposte serie” si giustifica Dellai. Eppure dalle mail mandate a Roma sembra che il patner Deloitte fosse sicuro di vincere.
E in effetti gli appalti della provincia li vinceva Deloitte: l'inchiesta in corso non ha chiarito come abbia fatto Deloitte ad infilarsi in tutti gli appalti, perché è tutto finito in un patteggiamento.

Nessuno spiegherà il perché dei rapporti tra Deloitte e la Keynet, società vicina al cognato del presidente della provincia Rossi.
Una storia che stride coi valori di Deloitte pubblicati sul loro sito.

L'appalto pubblico di Consip.
I big four della consulenza si sarebbero messi d'accordo, per una gara audit di Consip: si erano messe d'accordo su come fare i ribassi in modo che non si sovrapponessero, in modo da spartirsi i lotti.
L'antitrust ha sanzionato le società di consulenza, ma la gara non è stata ancora bloccata dal Consiglio di Stato.

La storia dei risparmiatori di Banca Marche.
PWC certificava i bilanci di banca Marche: la banca è fallita nel 2016 per i crediti deteriorati, facendo sparire in un posso i risparmi di un territorio.
La Consob ha contestato diversi principi di revisione alla PWC: non si erano accorti di nulla, dei bilanci sballati, per anni.
Oggi alla PWC chiedono danni i risparmiatori e anche i commissari: un ex manager della banca ha raccontato al giornalista di come la Price, per tenersi il contratto di revisione, non abbia voluto vedere dei problemi nei conti e nei bilanci.
Per esempio prestiti ad imprenditori amici concessi senza troppe garanzie.

Dopo PWC, a Banca Marche arriva Deloitte, dopo che questa aveva gestito i bilanci della cassa di risparmio di Ferrara: anche loro certificano i bilanci per diversi anni, nascondendo i problemi, fino all'aumento di bilancio del 2011.
Nel 2015 le banche venete hanno dovuto pagare i compensi per la revisione fiscale e per la consulenza alle big four: 3,8 milioni di euro che Veneto Banca ha pagato a PWC, il controllato che paga il controllore in un rapporto poco chiaro ed efficace.

Come funzionano le cose all'estero: i big four all'estero hanno collezionato multe da milioni di dollari, sono state bandite per diversi periodi dall'attività di consulenza.
In Europa stiamo adesso pensando di separare attività di consulenza da quelle di revisione.

E il nostro governo a chi si è affidato per salvare le banche in crisi? Sempre alle stesse società che negli anni precedenti le avevano mal controllate.

04 giugno 2018

Flat ma non per tutti

Questa sera l'inchiesta di Report sulle società di consulenze strategiche andrà finalmente in onda: quanto pesano e quanto riescono ad influenzare le scelte di banche, multinazionali e perfino governi?
La seconda inchiesta riguarda la vendita del Milan e, trattando del cavaliere, non mancheranno i paradisi (fiscali).

A proposito di Report, mi chiedo cosa penseranno gli elettori leghisti (e anche i grillini) della scelta del nuovo esecutivo di cambiamento, secondo cui la flat tax (o dual tax) ci sarà al momento solo per le aziende.
Così com'è fatta, è un favore a chi ha un reddito alto. Ora scopriamo che nemmeno per le famiglie.
E il reddito di cittadinanza? Vedremo.

Insomma, questo governo di cambiamento parte già con qualche piccolo passo falso.
Forse aspettano il rientro di Renzi dal suo tour di congressi, per avere di fronte una opposizione degna di questo nome.

La questione sicurezza

Per chi se lo fosse perso ieri sera, l'inchiesta/documentario "Infinito crimine" del giornalista Antonio Nicaso e del procuratore di Reggio Nicola Gratteri è disponibile su Raiplay: è un lungo racconto sulle origini della ndrangheta, su come è riuscita a costruire il suo impero economico (e criminale) per cui oggi è una delle strutture criminali più importanti al mondo.
Dall'epoca dei sequestri che ha consentito di accumulare il capitale con cui è entrata nel mondo delle costruzioni, vincendo gli appalti vinti per la costruzione del polo siderurgico a Siderno e le altre opere in Calabria negli anni '70.
Il business della droga, la montagna di soldi che nemmeno si riuscivano a contare.
Soldi con cui i boss hanno potuto comprare case, palazzi, bar.
Di tutta la ricchezza cumulata dalle ndrine solo una piccola parte rimane in Calabria, che rimane una delle regioni più povere e dove lo stato è meno credibile della criminalità organizzata: più organizzata appunto e per questo ricercata dagli stessi imprenditori del sud e del nord per i suoi servizi.
Dal recupero crediti, allo smaltimento rifiuti alle agromafie.

Ecco, di questo si dovrà occupare il neo ministro degli interni Matteo Salvini: la pacchia è finita, ma per lui ora.
Ora dovrà dimostrare di essere in grado di passare dalle dirette facebook all'affrontare l'emergenza mafie (che anche se non è emergenza mediatica è ancora emergenza politica ed economica).
Oltre alle questioni finite nella campagna elettorale: il terrorismo (anche quello di matrice islamica), la gestione dei flussi migratori, gli accordi coi paesi origine dei migranti.

Sicurezza è anche questo: garantire anche ai cittadini del sud il rispetto dei loro diritti.
E non solo ai cittadini italiani.
Anche alle persone immigrate che sono qui per lavorare, come Sacko Soumaila, originario del Mali ma in Italia con permesso di soggiorno: ucciso con un colpo di fucile sparato alle spalle mentre recuperava delle lamiere da un'azienda abbandonata (e pure sotto sequestro per un'inchiesta su un traffico di rifiuti).
"Stava rubando" - raccontano i benpensanti che hanno cercato di chiudere in fretta la storia.
Le lamiere in realtà servivano per dare un tetto a quei braccianti che lavorano nei campi del sud (a Rosarno come a Nardò o Foggia) per raccogliere pomodori, arance, uva, a seconda della stagione.
Anche questa è illegalità, non solo prendere delle lamiere che non servivano a nessuno.
Anche in questo settore di illegalità e sfruttamento sono presenti le mafie: le agromafie (come la droga, come l'edilizia, come lo smaltimento rifiuti, come lo spostamento terra) sono uno dei business della ndrangheta, che vale decine di miliardi di euro.

E' finita veramente la pacchia, ministro.

03 giugno 2018

Si sono invertite le parti

Se la cose non fosse seria, ci sarebbe da ridere.
Vedere ora gridare al conflitto di interesse di tal ministro (Trenta, alla Difesa), al rischio di una occupazione di poltrone da parte dei vinti.
Sono arrivati i barbari e si sono pure portati la famiglia.
E quando parlano, ancora non si rendono conto del ruolo che occupano (Fontana, ministro alla Famiglia, non solo la sua si spera).
L'ex commesso, lo steward, la domestica di Downton Abbey o impiegata di Lecce..
E così via sul tema del lavoro, dove si tira fuori il salario minimo (e magari anche la questione degli ispettori del lavoro, già che ci siamo, che la riforma Poletti ha riformato a metà).

Vedremo ora quanto si distinguerà la politica sull'immigrazione di Salvini da quella democratica (nel senso di partito) dell'ex Minniti.
E' solo una delle tante promesse che le persone si aspettano e che per questo li hanno (Salvini e Di Maio) votati: sono le persone, non necessariamente in orbace per cui ora lasciamoli lavorare.
Sebbene alcuni argomenti del contratto siano molto interessanti: dalla giustizia, all'acqua pubblica, ad una revisione del piano delle grandi opere, non ripongo fiducia in questo esecutivo.
Non per sfiducia nei singoli (o almeno non solo per quello), ma perché dietro (l'acqua, gli appalti, la giustizia) ci sono troppi interessi per pensare che gli lasceranno fare queste cose.

02 giugno 2018

2 giugno 2018 - E' finito il tempo dei popcorn


Che fare ora? Attendere le prime mosse del governo giallo-verde (o giallo blu) Salvini DiMaio oppure iniziare subito dargli addosso?

Alcuni ministri, tra cui lo stesso Salvini, non hanno aspettato per mettersi in mostra: Fontana, ministro della famiglia, che non contempla famiglie arcobaleno.
Che considera l'aborto un omicidio.

Cosa ne penserà di una persona che spara alle spalle ai ladri che ti sono entrati in casa, il ministro Fontana?
E cosa faranno ora gli altri colleghi dell'esecutivo? Smantelleranno le riforme messe in atto in questi anni: Fornero, buona scuola, l'obbligo dei Vaccini?

Oggi sono tutti sorrisi e pacche sulle spalle, tra leghisti e grillini: vedremo se, passate le prime settimane dove forse ci si occuperà di vitalizi e di tagli alle spese, avremo ancora lo stesso clima.
Quando si inizierà a toccare temi delicati come giustizia, lavoro (articolo 18 si o no), le nomine Rai, le telecomunicazioni (argomento caro a Berlusconi che rimane alleato di Salvini nelle regioni).

Le prime scintille porteranno alla rottura del contratto di governo o prevarrà l'attaccamento alla poltrona? Considerando che per entrambi i padri di questo governo è la loro prima volta nella stanza dei bottoni (e chissà se ci saranno altre possibilità), viene da pensare che cercheranno un compromesso.
E che faranno le opposizioni?
Berlusconi è rimasto solo e senza un governo amico non ci sa stare, un governo che lo aiuti con le sue aziende.
E a sinistra? Il PD continuerà a lanciare l'allarme fascismo?
Farà i conti con gli elettori persi e finiti proprio nei 5 stelle?
Perché se siamo arrivati a questa situazione è proprio perché nel passato il concetto di destra e sinistra è stato già superato.
Con la legge di legittima difesa targata PD.
Con la riforma del lavoro (e ora si ricordano del salario minimo e dei ryder).
Con il decreto Minniti e la sua lotta alla criminalità percepita.
Con lo strizzare l'occhio a Marchionne che ha fatto di più per i lavoratori che non i sindacati.
Per scoprire ora che FCA è sempre meno italiana e che si concentrerà nel settore delle auto di lusso. Americane.

No, direi che non è più tempo di popcorn.
Almeno per me, il mio posto rimane l'eterna opposizione.
Il nuovo governo comincia dal cambio di rotta repentino su Mattarella, impeachment e attacco alla democrazia. Ma in realtà stiamo tutti poco bene.

01 giugno 2018

I mercati si sono calmati (forse)

Basteranno dei grillini alle infrastrutture, alla salute e alla giustizia, ad equilibrare il resto di un esecutivo, ben piantato a destra?
Se è stato sufficiente un Savona all'Economia a spaventare i mercati, il nome di Salvini agli interni spaventa una buona parte degli italiani.
Quelli che non ragionano con la pancia, che non hanno seguito la propaganda della paura.
Ora dovrà dimostrare che è veramente in grado di mantenere le promesse fatte: i clandestini da cacciare, la linea dura contro la criminalità.
In linea col comune sentire anche di governatori di sinistra, come Sala a Milano: nel capoluogo lombardo infatti prefetto, sindaco e presidente hanno appena stipulato un piano per la sicurezza.

Ora lasciateci lavorare - dicono Di Maio e Salvini: non so quanto sia peggio, se l'inesperienza del primo o la faciloneria del secondo.
Comunque i mercati si sono rassicurati. E' bastato un altro nome, Tria, liberale e critico nei confronti di questa Europa e di questo euro, per calmarli.
A loro non importava mica che Savona fosse dentro il consorzio Mose (il consorzio degli scandali e dello spreco di denaro pubblico, a proposito del debito che cresce); della sua prescrizione per il reato di aggiotaggio.
Si accontentano di poco i mercati.
Un po' come gli elettori dei leader populisti.