19 aprile 2021

Anteprima di Report – il caso brasiliano e la gestione dei vaccini

Siamo il paese che ha bisogno dei commissari straordinari, degli uomini forti a cui affidare pieni poteri: uomini che lanciano proclami, cronoprogrammi, malati di quella malattia chiamata annuncite.

Qui in Lombardia ne sappiamo qualcosa: per gestire la Lombardia è arrivato il signor Bertolaso, commissario straordinario che, appena insediato, ha fatto le prime promesse. Tutti i lombardi vaccinati entro l'estate.. Sarà vero?

Certo la Lombardia e l'Italia non è il Brasile, secondo argomento delle inchieste di questa sera di Report: con le migliaia di morti ogni giorno, dovrebbe essere chiaro a tutti cosa succede quando si danno pieni poteri a personaggi come Bolsonaro, cui il termine negazionista è forse l'espressione più gentile che riesco a fargli.

Cosa rischiamo se la gestione della pandemia non cambia in Brasile? E che succede se i vaccini non arrivano ora a tutti i paesi “poveri” nel mondo? Non penseremo veramente che basti vaccinare noi “fortunati” occidentali?

La situazione della pandemia in Brasile

Se ne parla poco della situazione della pandemia in Brasile: metterebbe in imbarazzo i tanti fan del capitano Bolsonaro (un giorno la storia giudicherà anche lui). Report racconterà come si è sviluppata la variante brasiliana e come è arrivata fino a noi: “il Brasile potrebbe diventare la fucina mondiale di nuove varianti che potrebbero ridurre l'efficacia dei vaccini”, racconta l'anteprima del servizio. Significa che quello che succede laggiù è un problema che riguarda anche noi.

A San Paolo, la città più grande del Brasile, al centro di primo soccorso non si riesce ad intubare tutti i malati quando peggiorano, e così devono essere trasferiti negli ospedali, ma mancano posti liberi per la terapia intensiva. Così i malati con crisi respiratorie rimangono in un'area di internamento anche per 72 ore.

Il governo di Bolsonaro aveva detto che il vaccino non serviva, che la mascherina non serviva, che il lockdown non serviva, e così la situazione è peggiorata, racconta un medico di questo primo soccorso a San Paolo.

Bolsonaro ha dato priorità all'economia rispetto alla salute, senza preoccuparsi delle vittime– racconta l'ex ministro della salute a Report – cavalcando tesi antiscientifiche.

L'ex ministro Mandetta aveva proposto misure di lockdown, senza le quali in Brasile ci sarebbero state 180mila morti in un anno, ma Bolsonaro lo ha dimesso mettendo al suo posto un altro medico che dopo venti giorni si è dimesso pure lui.

Alla fine hanno messo come ministro un militare, senza competenze.

Così oggi a San Paolo nei grandi ospedali non hanno un posto libero, solo se qualcuno muore si libera, ma dietro ci sono cento, duecento persone in lista. Persone giovani, senza malattie pregresse: è questa la nuova variante brasiliana.

La scheda del servizio: Pericolo Varianti di Manuele Bonaccorsi, Lorenzo Vendemiale con la collaborazione di Edoardo Garibaldi
immagini di Henri Guareschi e Matteo Delbò
montaggio di Andrea Masella e Riccardo Zoffoli

Manaus, capitale dello Stato di Amazonas, nel nord del Brasile. Qui ha origine la variante brasiliana, arrivata ormai praticamente in tutto il mondo e presente anche in Italia. A novembre gli abitanti della città pensavano di aver raggiunto l’immunità di gregge e di essere al sicuro, ma all’inizio dell’anno sono stati travolti da una nuova ondata di contagi, che ha fatto andare in tilt il sistema sanitario. La variante di Manaus, infatti, è in grado di reinfettare chi ha già gli anticorpi del Covid, sostengono gli esperti. E si è diffusa in tutto il Paese: oggi in Brasile si contano circa quattromila morti al giorno e gli ospedali sono pieni di pazienti gravi, anche giovani. Il Sudamerica rischia di diventare la fucina mondiale di nuove mutazioni del virus, che potrebbero anche ridurre l’efficacia dei vaccini attualmente a disposizione. Con un reportage esclusivo da Manaus e da San Paolo, le telecamere di Report racconteranno come si è sviluppata la variante in Brasile. E poi documenteranno come si è diffusa in Italia, grazie alla mancanza di controlli e soprattutto ai nostri ritardi nei sequenziamenti del virus.

Come funziona il piano vaccinale in Lombardia?

Come ha gestito le vaccinazioni la regione più virtuosa d'Italia, la regione che non può fermarsi mai, un faro e un esempio per tutto lo stivale?

Hanno cambiato l'assessore al welfare, due direttori generali, due commissari e due piattaforme per le prenotazioni. Al di fuori delle luci e dei proclami come stanno andando le cose?

All'inaugurazione dell'hub di Malpensa lo scorso 31 marzo erano presenti il commissario Figliuolo, il capo della protezione civile Curcio accompagnati dal consulente della regione Lombardia Bertolaso.

Nella conferenza stampa il generale-commissario racconta ai giornalisti che, sì, le cose non vanno tutte bene, ma, come rimarcato dall'assessore Moratti, “siamo sulla strada giusta”, sono stati fatti degli errori ma li stiamo rimediando.

E le polemiche sono “stucchevoli”, tiene a precisare il presidente frontman Fontana, “polemiche che non sono degne di un paese come il nostro”.

Ma non è nemmeno degno quello che è successo agli anziani in regione Lombardia: Claudia Di Pasquale è andata ad incontrare Mario Tacca, registrato a metà febbraio sulla piattaforma di Aria, dopo un mese ha ricevuto un messaggio con la data e il luogo della vaccinazione. A Casalmaggiore: “sono rimasto allibito, ho l'ospedale qui a due passi, è una cosa da manicomio.” Da Crema, dove abita il signor Mario, a Casalmaggiore sono circa 90km.

A Codogno, dove è partita la pandemia, abita il signor Giuseppe Cigolini, di 83 anni: abita a due passi dal centro vaccinale, ma è stato mandato dalla regione a Soresina, col suo carrozzino, piano piano.

Il sindaco di San Bassano è andato a prendere gli anziani direttamente a casa pur di farli vaccinare, col furgoncino dei servizi sociali: anziani di oltre 90 anni a cui non è mai arrivata la risposta dalla regione dopo la prenotazione.

Il sistema di prenotazione di Aria non ha funzionato dunque: Bertolaso è stato uno dei primi a criticarne la scelta, racconta oggi. Di fronte alla giornalista si lascia andare: “quando leggo che è stato Bertolaso che ha voluto Aria, che ha insistito per Aria .. io fino ai primi giorni di questo febbraio conoscevo l'Aria che respiriamo, l'aria che tira come trasmissione, conoscevo l'aria fritta, come modo di dire romano...”

Ma nel documento redatto dal direttore di Aria Spa Gubian c'è scritto che il 7 di febbraio Bertolaso, dopo aver visto il sistema di Poste, decise di affidare ad Aria il servizio di prenotazione (costato 18 ml di euro, soldi nostri).

“Chi ha deciso di affidare le prenotazioni ad Aria se non è stato lei?” - è la domanda fatta a Bertolaso.

“Sentiamo l'audio della famosa riunione del 7 di febbraio, ascoltate quell'audio, così verba volant, parola invece si capisce.. ”

E chi ha deciso di anticipare la campagna vaccinale dal 1 marzo al 18 febbraio?

Bertolaso non risponde. Fontana non risponde: “le interviste si chiedono e si concedono” la blocca una persona dello staff del presidente. Peccato che poi le interviste non vengono concesse.

Così, per questi errori della regione virtuosa, a febbraio ci sono state persone anziane che, nell'attesa di una risposta della piattaforma mai arrivata si sono ammalate.

E qualcuno di loro è morto. Quanti di loro si sarebbero salvati se fossero stati vaccinati in tempo? Ci sarà un'inchiesta della magistratura anche su queste morti?

Dalla Lombardia al Veneto: in questa seconda ondata questa regione ha registrato il tasso di mortalità più alto d'Italia, 8000 decessi in poco più di due mesi, a partire da ottobre. Cosa è successo in questo mesi?

E' successo che il contatto dopo il tampone anziché dopo 24 ore arrivava dopo giorni, pazienti risultati positivi non sono stati contattati da alcun tracciatore, per risalire poi ai contatti e isolare i contagi.

Così a dicembre nel vicentino si sono trovati nella stessa situazione di Bergamo: non si trovavamo cioè posti negli ospedali per i malati e nemmeno per effettuare le cremazioni (alcune delle salme sono state spostate a Bologna).

Con la seconda ondata la regione ha voluto dimostrare un obiettivo completamente politico, che era tutto merito loro – racconta il Andrea Crisanti (che nella prima ondata è stato consulente del governatore Zaia) – e che quindi avrebbero potuto fare a meno di me e del mio contributo.

Report è venuta in possesso di una nota riservata del ministero della Salute contenente le quantità prenotate dei vaccini e i costi (fino ad un miliardo di euro):

Il documento, datato al 24 agosto 2020, è firmato da Giuseppe Ruocco, l’uomo che ha rappresentato l’Italia in Europa al tavolo coi big pharma, e rivela quanto ci stanno costando davvero i vaccini. Come aveva anticipato Report a gennaio , se gli ordini saranno confermati l’Italia spenderà nel solo 2021 circa 1,5 miliardi di euro. Una cifra destinata ad aumentare, visto che rispetto alla tabella stilata all’epoca la Commissione Ue ha firmato due ulteriori contratti con Pfizer e Moderna (mentre intanto è saltato quello con Sanofi). Confermati i prezzi: si va dai 2,9 euro a dose per Astrazeneca ai quasi 19 euro per Moderna, il più caro sul mercato.

La nota sottolineava come l’Europa avesse scelto di includere nel suo paniere vaccini di tutte e tre le tecnologie differenti, proprio per tutelarsi sulla loro possibile efficacia. Ma a posteriori non si è rivelata vincente la scelta di puntare soprattutto sui prodotti a vettore virale, come Astrazeneca e Johnson & Johnson (da cui dovevano arrivare 800 del miliardo e mezzo di dosi totali), viste le difficoltà incontrate e le restrizioni che sono state poste nel loro utilizzo.

Il segretario Ruocco concludeva il documento ponendo una serie di questioni urgenti al governo allora in carica: chiedeva, ad esempio, di valutare l’opportunità di acquistare ulteriori vaccini con una tecnologia diversa rispetto a quella di Astrazeneca, unico contratto allora sottoscritto. O di decidere da subito come ripartire i vari sieri in base alle differenti categorie prioritarie nella campagna vaccinale, nel caso in cui non ci fosse stata disponibilità immediata per tutti.

Ora tutta l'attenzione mediatica si è concentrata sui vaccini, ma per scoprire e fermare le varianti del virus e per tracciare gli infetti servono i tamponi, ma anche questi non bastano, serve fare il sequenziamento del virus.



Ma l'Italia su questo è indietro, solo pochissimo tamponi vengono sequenziati: Report è entrata nel laboratorio dell'ospedale Sacco di Milano, dove c'è tutta l'apparecchiatura per estrarre l'RNA del virus.

Sono macchinari che costano 100mila euro, al Sacco ne hanno tre e ciascuno carica da 48 a 60 tamponi: volendo potrebbero sequenziare almeno 100 tamponi al giorno, ma ne fanno molti meno perché mancano i fondi per fare questo, racconta la ricercatrice Alessia Lai al giornalista.

E' un procedimento costo, si parla di 100 euro a genoma e nonostante la pandemia, le morti e le infezioni, non c'è stato lo sforzo per investire su questo: ci sono state parecchie donazioni più che sovvenzioni statali.

Il lavoro in laboratorio si fa con un software open source, gratuito, che lavora sui file prodotti dal sequenziatore, che corrispondono a parti del genoma della persona che ha fatto il tampone.

Potremmo sequenziare molti più tamponi, se solo riuscissimo a mandare a “regime” le macchine: ma forse la regione e lo stato preferiscono spendere i fondi in altro modo.

La scheda del servizio: La campagna di Lombardia di Claudia Di Pasquale con la collaborazione di Giulia Sabella e Federico Marconi
immagini di Giovanni De Faveri

In questi giorni è partita la campagna vaccinale massiva, il suo successo dipenderà anche dall'andamento delle vaccinazioni in Lombardia, che con i suoi 10 milioni di abitanti è la regione più popolosa d'Italia. Solo pochi giorni fa Fontana ha annunciato la somministrazione di due milioni di dosi. Ma non è tutto oro quello che luccica. Negli ultimi mesi in Lombardia è successo di tutto. Si sono accumulati annunci, proclami, disguidi e disservizi. Sono saltate diverse teste. Si sono succeduti due assessori al welfare, due assessori alla famiglia, due consulenti per la campagna vaccinale, tre direttori generali al welfare. Il piano vaccinale è stato rivisto più volte, è stata cambiata persino la piattaforma per la prenotazione dei vaccini ed è stato azzerato il cda della società regionale Aria. Sono cambiamenti finalizzati solo a migliorare la lotta alla pandemia? O si è consumata anche una sotterranea guerra politica?

La storia dell'armatore Onorato

L'inchiesta parte dalla strage della Moby Prince, fuori dalle acque del porto di Livorno, quando il traghetto della Navarma si scontra con la petroliera della Snam poco fuori il porto di Livorno: in quell'incidente, il più grave della storia della Marina italiana morirono 140 persone. 29 anni fa, tre processi fatti, nessun colpevole. Colpa della nebbia si è detto. Errore umano.

“Il dolore della perdita di un congiunto si accompagna alla mancanza di giustizia” – racconta alla giornalista Loris Rispoli, presidente dell'associazione vittime della Moby Prince - “sono trent'anni che noi continuiamo a dire che dietro questa tragedia ci sono delle responsabilità. Perché [le vittime] sono rimaste vive per ore in attesa dei soccorsi.”

Della vicenda se ne era occupato il giornalista Francesco Sanna:

“[Quella della Moby Prince è] Una storia che è sparita dai radar nazionali con una rapidità imbarazzante, 140 morti in circostanze misteriose e ci siamo accontentati di una inchiesta sommaria della capitaneria di porto, parte in causa, che diceva 'è un incidente, c'era la nebbia, il comandante ha avuto un abbaglio '. Questa è una ricostruzione surreale.”

Angelo Chessa è il figlio del comandante del traghetto, anche lui non si rassegna ad una verità monca, falsa: “il porto di Livorno chiama la Moby Prince” racconta “il traghetto non risponde e non si fanno nemmeno una domanda?”

“La stessa Navarma, si scoprì poi, sapeva che la petroliera [della Snam] contro cui è andata a sbattere la sua nave, era in una posizione di divieto, però non ha detto nulla” – spiega Gabriele Bardazza, ingegnere civile e consulente dei familiari delle vittime.

Di quelle 140 vittime oggi rimane il ricordo dei familiari e poco altro: una fattura per l'albergo, delle chiavi, una cintura, occhiali. Oggetti che sono sopravvissuti al fuoco. E anche questo è strano.

Si scoprì poi che le due società, la Navarma e la Snam, stipularono un accordo, per non farsi la guerra in tribunale e scaricare le spese per i risarcimenti (circa 60 miliardi) su una assicurazione in un paradiso fiscale, spiega il giornalista Francesco Sanna .

Senza quell'accordo, senza quella rapida liquidazione, la Navarma avrebbe chiuso: invece oggi è la prima compagnia di navigazione italiana col nome di Moby e gestisce il traffico verso la Sardegna grazie ad una convenzione da 72ml di euro con lo Stato italiano mai messa a gara.

Un esempio di cattiva amministrazione da parte dello Stato, spiega il concorrente Grimaldi: per la tratta Arbatax Civitavecchia si paga 25ml per 200mila persone “gli puoi pagare l'aereo a tutti”.

Eppure il governo pensa di prorogare la convenzione fino a febbraio perché non hanno ancora finito di scrivere il nuovo bando di gara.

“Una situazione che genera un danno economico per la Sardegna” racconta a Report l'ex deputato Silvio Lai.

Non si sa se Onorato sia il più grande armatore italiano, come si definisce, ma di sicuro conosce i porti dove approdare: nel 2016 dona 150mila euro alla fondazione Open di Renzi e l'armatore è pure andato alla Leopolda a celebrare i fasti del governo del fu rottamatore.

L'anno scorso al PD dell'Isola d'Elba Moby versa 30mila euro, mentre nel 2019 100mila euro vanno alla fondazione Change di Toti (il governatore di centro destra della Liguria).

Anche per Toti, Onorato spende belle parole ad una convention “un bell'applauso per il governatore..”

Ci sono poi 600mila euro per un contratto con la Casaleggio Associati e 240mila euro vanno al blog di Beppe Grillo: “ciao a tutti gli amici di Beppe Grillo ...”.

Per non rischiare nulla, Onorato versa 40mila euro a Giorgia Meloni e 5000 euro a Fratelli d'Italia: pure per Giorgia Meloni e i Fratelli un bel ringraziamento in video.

Onorato, pur dovendo restituire centinaia di milioni allo stato per la crisi finanziaria, investe oltre 4 ml di euro tra acquisto e ristrutturazione per una villa a Porto Cervo. Duecento metri quadri con spiaggia privata per un immobile ad uso rappresentanza che oggi risulta affittata ad un privato.

L'anno scorso i creditori hanno chiesto al Tribunale di Milano il fallimento di Moby denunciando anche operazioni immobiliari per 12 ml come quella di Milano per l'acquisto di un attico da 300metri quadri, che Moby ha acquistato dal suo stesso manager, Vincenzo Onorato che in cambio incassa 7,6 ml di euro.

Doveva diventare la sede della società ma in realtà, racconta il servizio, stavano provando a venderlo dopo averlo affittato.

La scheda del servizio: Soccorso di Stato di Adele Grossi con la collaborazione di Norma Ferrara
immagini di Tommaso Javidi e Dario D'India
grafica di Michele Ventrone
montaggio di Orazio Danza
 

Centoquaranta persone muoiono su un traghetto che andava ad Olbia: prende fuoco scontrandosi con una petroliera ferma all'ancora. Accade tutto a pochi minuti dal porto di Livorno: è così vicino che dal lungomare si vede tutto. Eppure i soccorsi non arriveranno mai. A trent'anni dalla strage dimenticata del Moby Prince, Report torna sulla vicenda con documenti inediti, partendo dalla compagnia armatrice del traghetto che da allora è cresciuta a dismisura e che oggi, in cambio di oltre 72 milioni di euro annui, garantisce il trasporto marittimo pubblico da e per la Sardegna, in base a una convenzione scaduta da un anno e più volte prorogata.

La stazione sperimentale

Diversamente da quello che fa pensare il titolo, la stazione sperimentale di cui tratta il servizio di Chiara De Luca non sta nello spazio ma si occupa di conserve.

Si tratta di una fondazione di ricerca a cui 3370 aziende che si occupa di agricoltura devono versare un contributo obbligatorio, per un totale di 7.492.000 euro l'anno.

Cosa fanno di preciso?

L'AD di Pexto SRL, una piccola società alimentare a Genova racconta di averli contattati per avere informazioni tecniche a cui non hanno saputo rispondere, ma in compenso gli hanno mandato bollettini da pagare, per gli anni passati. “Solo dopo che li contatti questi iniziano a farti pagare ..”.

Forse era meglio se non li si contatta, allora.

La scheda del servizio: Conserve e buoi dei paesi tuoi di Chiara De Luca con la collaborazione di Greta Orsi
Immagini di Matteo Delbò, Dario D’India e Fabio Martinelli
Montaggio e grafica di Michele Ventrone

La stazione sperimentale delle conserve è una fondazione di ricerca con sede a Parma. Ogni anno più di tremila aziende che producono conserve alimentari ittiche, vegetali e animali sono tenute a pagare un contributo obbligatorio a questo ente, che rappresenta quasi il 70% del suo fatturato annuale. Ma chi gestisce questi soldi e come?

16 aprile 2021

A quelli che riapriamo tutto

Mi chiedo come si possa pretendere ora, con questi numeri, delle date certe sulle riaperture.

Quando ancora non sappiamo se e come muterà il virus, quando non abbiamo ancora raggiunta alcuna immunità di gregge, quando ancora non abbiamo completato il vaccino dei più fragili. Apriamo tutto e poi?

Siamo sicuri che tutti gli italiani abbiamo veramente voglia di rituffarsi nella stessa vita di prima? Treni e mezzi pubblici intasati, locali e bar affollati, shopping di massa, assalto alle località turistiche..

Di certo, e parlo per me non avendo alcuna intenzione di elevarmi a rappresentante di categoria, prima di parlare di bar e ristoranti, vorrei sapere quando la situazione nel nostro sistema sanitario tornerà almeno al livello di prima.

Perché ad oggi per il covid è tutto un terapie chiuse negli ospedali, esami e visite rimandate.
Non basta dire vacciniamo h24 o fare proclami su centinaia di migliaia di dosi in arrivo, quando poi la realtà è diversa.


15 aprile 2021

Ultima notte a Manhattan di Don Winslow

 


Walter Withers non ci stava male, alla Cia. Era solo che gli mancava New York.

O, come disse a Morrison, che presto sarebbe stato un suo ex collega alla ScandAmerican import/export:- Non è che ami meno la Compagnia, è che amo Manhattan di più.
Non credeva che Morrison comprendesse il riferimento al Giulio Cesare di Shakespeare o apprezzasse la simmetria, ma dopotutto il piacere di una frase ben detta non stava nella reazione che suscitava, ma nel dirla.

Questo romanzo, scritto da Winslow nel 1996, è una storia di spie, di ricatti, di tradimenti e di segreti per cui si è disposti ad uccidere, o a rischiare di morire, a seconda della prospettiva.

Nonostante tutta la storia copra l'arco temporale di pochi giorni, a ridosso del Natale del 1958 fino al capodanno, è uno dei romanzi più intensi e complicati che io abbia mai letto dell'autore: perché non si parla solo di spie (siamo nel pieno della guerra fredda, dove la macchia di essere definiti comunisti significava la prigione se non peggio), è anche un omaggio a New York, anzi alla New York di fine anni cinquanta.

Gli anni in cui l'America si considerava al culmine della sua storia, potenza mondiale, nazione florida, dove ognuno aveva la possibilità di cullarsi col sogno americano.

E la New York di quel Natale 1958 doveva essere magnifica, specie se appartenevi alla upper class: erano gli anni dei locali dove si suonava jazz, dove potevi incontrare le star del cinema ma anche scrittori di successo.

Perfino dover accompagnare ad un cocktail un senatore degli Stati Uniti, probabile candidato democratico alle presidenziali del 1960.

E' quello che succede a Walter Withers, con un passato da agente della CIA sotto copertura in Svezia: in questo paese aveva il compito di reclutare agenti nemici, blandendoli col miraggio di una vita nel lusso e nell'agiatezza occidentali. Si definiva “il grande pappone scandinavo”, per il suo stile che non falliva mai. Ma anche “reclutatore letale”, perché ad un certo punto, molti dei suoi contatti sono iniziati a sparire.

Non tira una bella aria dentro la compagnia per Walter, per il sospetto che qualcuno pensi che sia lui la talpa dei russi e così decide di tornarsene in America, a New York.

Ma non perché non ami più la Compagnia, ma perché amo Manhattan di più.

E non sono Manhattan, anche la cantante jazz Anne Blanchard, conosciuta nei suoi spostamenti nel vecchio continente, con cui ha un rapporto intenso e diretto, nonostante non le abbia mai detto del suo lavoro nella CIA, nonostante il suo carattere impetuoso, molto vicino a quelle posizioni di sinistra che per qualcuno vogliono dire alto tradimento. Sono gli anni immediatamente successivi alla caccia alle streghe del senatore Mc Carthy.

Ma ora Walter conduce una nuova vita, come impiegato presso la Forbes e Forbes alla “sicurezza del personale”: ogni volta che un'azienda deve promuovere un suo dipendente, chiede a questa società di investigazioni private di scandagliare la sua vita, per capire se ci si può fidare, se vende segreti industriali alla concorrenza, se ha una doppia vita. Come quella del signor Howard, ad una passo dalla promozione alla American Electrics.

Alla vigilia di Natale riceve un incarico direttamente dal signor Forbes jr: fare da “scorta” alla moglie del senatore Keneally, in un ricevimento al Plaza.

Keneally è in procinto di candidarsi alla presidenza, è il giovane principe del partito, vincente e affabile e Madaleine è la sua principessa, splendente e discreta al suo fianco.

Al suo fianco assieme al fratello Jimmy, risolutore dei problemi del fratello, tra cui uno che Walter scopre quasi subito: le donne.

C'è una giovane attrice che gira attorno alla coppia dei Keneally, la giunonica attrice svedese Marta Marlund: bella, bionda, da far perdere la testa, anche ad un candidato alla presidenza degli Stati Uniti.

Siccome Walter è uno che “sa fare gioco di squadra”, si cala completamente nella parte di uomo della scorta, aiutando la principessa Madeleine a respingere una suo vecchia fiamma, uno scrittore “beatnik” distrutto dal successo ottenuto dal suo ultimo libro.

E prenotando una camera al Plaza, che ospiterà la coppia di amanti per il loro focoso incontro.

Ma, qualcosa inizia a girare nel verso sbagliato. Non è solo la sua Anne che, vedendolo assieme all'attrice bionda, lo tratta in modo freddo. La mattina successiva ad un party a Broadway passato assieme a Marta e ai Keneally, l'attrice viene trovata morta nella sua stanza al Plaza. Stanza prenotata a nome di Walter Withers.

E le cose per lui iniziano a mettersi male: l'ex agente della Cia inizia a comprendere di essere finito in un gioco più grande di lui. C'è la polizia che lo sospetta di averla uccisa lui l'attrice svedese.

E c'è anche l'FBI si mette alle sue calcagna: sono gli anni di Hoover, il direttore dell'agenzia che aveva raccolto segreti su tutti, un'ossessione che gli permetteva poi di ricattare le persone.

Come un presidente degli Stati Uniti che va a letto con la sua amante in una stanza del Plaza.

Walter, da investigatore abituato a pedinare le persone (“seguire qualcuno su un marciapiede affollato è una forma d’arte”, specie se lo fai in una felice vigilia di Natale), si trova ad essere pedinato, inseguito, la sua casa perquisita palmo per palmo.

E anche la sua fidanzata inizia a comportarsi in modo strano, come se avesse anche lei qualcosa da nascondere..

Il sogno, quella notte, si presentò in una serie di immagini frantumate. Ma nella più vivida lui non era più sul bordo della scogliera che guardava giù, era aggrappato anche lui alla roccia. I corpi dei suoi informatori, strappati via dall'oceano, stavano per essere sbattuti sugli scogli, e l'onda saliva come un muro d'acqua. Verso di lui.

Come fare a salvarsi dalla polizia, dall'FBI e dai Kennedy?

Come fare a salvare sé stesso e proteggere anche quello che si ama, l'insegnamento più importante che il padre gli aveva lasciato?

Lo scopriremo solo arrivando fino alla fine di questo romanzo che è veramente intenso e pieno di colpi di scena, con quell'ultima notte a Manhattan.

Un omaggio alle spy stories, ma anche un omaggio a quella New York, le sue luci, i negozi sfavillanti, capodanno a Times Square, gli odori dei quartieri (“il Village per lui era anche odori. Quelli dei fagiolini appena lavati sul banco delle verdure. O delle pesche..”), e i suoi sapori (“una granita italiana in una giornata calda. Spaghetti in salsa marinara. Pane imburrato ..”). I locali dove incontrare musicisti e scrittori. Il suo essere cosmopolita e unica.

Inutile nascondere che dietro il personaggio di Keneally si intravede il JFK che, di lì a poco sarebbe veramente diventato presidente, vincendo la campagna contro il repubblicano Nixon, col sogno della nuova frontiera

Prendetevi tutto il tempo che vi serve per leggervi questo libro o non iniziatelo nemmeno.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Einaudi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

13 aprile 2021

Report – il rapporto dell'OMS, la corruzione in Vaticano

Il piano pandemico censurato, la corruzione in Vaticano e il vaccino SputnikV, questi gli argomenti della prima puntata di Report.

Le chat di Ranieri Guerra che smentiscono l'ex dirigente del ministero della Salute, le pressioni per censurare il report dell'OMS ci sono state: quel report criticava l'assenza di un piano aggiornato e il caos dei primi giorni.

I somarelli di Venezia di Giulio Valesini

Ranieri Guerra racconta nelle chat di aver contattato il dirigente europeo Hans Kluge e di aver poi chiesto scusa al ministero.

Ora Ranieri Guerra è indagato a Bergamo, per aver mentito ai magistrati, per il piano pandemico inadeguato, che forse se fosse stato aggiornato avrebbe salvato molte vite nella prima ondata: un intrigo internazionale che parte da Ranieri Guerra, arriva a Copenaghen e tocca anche dirigenti del ministero della Salute e un ex presidente del Consiglio.

Il ministero ha avuto un atteggiamento reticente, ha ammesso la procuratrice capo di Bergamo, mentre l'OMS ha cercato addirittura di bloccare e controllare l'operato della procura. Come se fosse lesa maestà l'indagine di Bergamo sulla strage e sul report redatto da Zambon e dai ricercatori di Venezia.

Non avevamo dispositivi a sufficienza, posti in terapia, nessun protocollo certo per una pandemia: ma l'OMS e Ranieri Guerra era preoccupato per il risvolto politico di quel report dell'OMS, perché avrebbe potuto irritare il ministro Speranza.

Ranieri Guerra avrebbe contattato il capo segreteria di Speranza e il direttore dell'ISS Brusaferro: nelle chat Zambon e i ricercatori sono chiamati somarelli da Ranieri Guerra.

E Speranza che ruolo ha avuto? Secondo Zambon, il ministro e i suoi dirigenti sapevano del rapporto e delle pressioni per censurarlo.

MA c'è dell'altro: l'Italia aveva dato all'OMS dei dati falsi sulla pandemia lo scorso anno, andava tutto bene secondo i dati del ministero ma in realtà eravamo una bomba pronta ad esplodere.

Zambon si è dovuto dimettere dall'OMS che dovrebbe essere un organismo indipendente, che invece ha interferito con la procura di Bergamo che oggi sta indagando sulla mancata applicazione di un piano non aggiornato dal ministero che, a detta della procura, si dimostra reticente non dando nomi di responsabili di quel piano.

Non solo Ranieri e Brusaferro parlano di voler riscrivere quel report, per compiacere il governo.

Quel dossier preoccupava in tanti: il ministero, la ragnatela di potere tessuta da Ranieri Guerra per l'Italia dentro l'OMS, contattando addirittura l'ex presidente D'Alema.

Lo sterco del diavolo di Giorgio Mottola

I soldi del Vaticano sono stati investiti in un fondo speculativo preso da una banca d'affari, legato alla pandemia e a possibili rischi geopolitici: questo il racconto di un broker romano, Enrico Crasso, che ha gestito i fondi della segreteria vaticana, ai tempi di Angelo Becciu.

Fino al 2018, il cardinale Becciu ha gestito la cassaforte dell'obolo di San Pietro, le donazioni dei fedeli: dopo alcune anomalie, il papa lo ha spostato a capo della congregazione delle cause dei santi, nominandolo prefetto.

L'idea era riformare la canonizzazione, perché spesso le cause per i santi arrivano a compensi alti, una cosa scandalosa: ma intorno a questi processi continuano a muoversi persone oscure, con troppi interessi terreni.

Report è partito dalla canonizzazione di Aldo Moro, il presidente della DC ucciso dalle BR (con tutti i misteri rimasti aperti) nel 1978.

Il numero dei santi è triplicato dai tempi di Wojtyla, la congregazione diventa la fabbrica dei santi, i santi che erano “beni durevoli” si erano trasformati in beni di consumo.

Per definire se uno è un santo, la chiesa fa un processo, in un tribunale vicino a San Pietro, la Congregazione dei santi, che uno dei prefetti definì la “madre di tutte le tangenti”: il costo di alcune cause ha sfiorato il milione di euro, compreso il compenso degli avvocati difensori e dei postulatori. Non basta fare un miracolo per diventare santo, purtroppo tocca anche pagare qualche tangente.

Nicola Gianpaolo è un postulatore che sta portando avanti la causa di santificazione di Aldo Moro: la causa è stata sospesa, racconta Gianpaolo, perché interessi superiori si erano palesati, perché si presenta un altro postulatore per Moro, una banca che voleva maneggiare dei soldi raccolti dalle donazioni dei fedeli.

La figlia di Moro, Maria Fida, ha così chiesto la sospensione del processo, per evitare intromissioni di altri postulatori e di altre persone.

Finché qualcuno nella congregazione non chiede a Gianpaolo un “contributo”, una tangente: si parla di 80mila euro, ma Gianpaolo non ha accettato questa tangente, che sarebbe arrivata a nome di Becciu.

Nicola Gianpaolo ha fatto una denuncia al papa, dove oltre a Becciu si faceva il nome di un prete, il concussore del contributo: il sottosegretario alla congregazione dei santi, Turek, prete di origini polacche.

Turek è l'uomo incaricato ad indagare sulle cause dei santi: di fronte al giornalista ha smentito quanto riferito da Gianpaolo (la richiesta del “contributo”), ma altri postulatori hanno raccontato di altri comportamenti scorretti del prete.

Il cardinale Becciu conosceva queste pressioni, questo giro di soldi?

Becciu è definito da un postulante come un “vaso di pandora”: alla figlia di Moro è arrivata una sua lettera piena di offese, dove viene quasi definita come una pazza.

Il papa ha così tolto il ruolo e i privilegi di cardinale a Becciu lo scorso anno: per otto anni era il numero tre nella gerarchia vaticana, sostituto del segretario di Stato, aveva preso importanti decisioni in Vaticano, aveva gestito tanti soldi delle donazioni e della segreteria.

La denuncia di Gianpaolo è ora oggetto dell'indagine della magistratura vaticana: altri postulatori parlano di pressioni di Turek, raccontano che Becciu non poteva non sapere, c'è l'accusa di peculato fatta dai magistrati vaticani.

E poi ci sono le anomalie degli investimenti fatti coi soldi della segreteria vaticana: i segreti di questi investimenti sono custoditi in Svizzera a Lugano, in una villa a strapiombo sul lago dove vive Enrico Crasso,il broker romano a cui la segreteria di stato vaticana ha affidato le chiavi della sua cassaforte.

E' arrivato a gestire un quinto, quasi un quarto del patrimonio – racconta Crasso al giornalista: fino al 2014 ha gestito al massimo 40 ml di euro, è con l'arrivo di Becciu che Crasso fa il salto di qualità, lascia Credit Suisse per fondare una sua società di brokeraggio a cui la segreteria di Becciu arriva ad affidare oltre 400 ml di euro.

Le aspettative era per un profilo [di investimento] moderato e pertanto il mio compito è stato facilitato da questo” spiega a Report, ma forse si dimentica di alcune operazioni davvero sorprendenti: col suo fondo di investimento dal profilo moderato, Centurion, dentro cui sposta i soldi della segreteria, finanzia due produzioni cinematografiche, tre milioni vanno a Man In Black 3 e 1 ml a Rocket Man, il film sulla vita di Elton John, star della musica pop e icona gay.

I promoter volevano fare questo investimento in un film di Oliver Stone, White Lies, verso la fine del 2018 ci comunicano che Stone non era più disponibile a fare il film, una doccia fredda, però alla fine i promoter investirono in questi film, con una performance del 13%, peraltro un film di grande successo”: talmente di successo che Elton John ha accusato la chiesa cattolica di ipocrisia, da un lato accusa il cantante della sua omosessualità, dall'altro guadagna con un film sulla sua vita e che celebra il suo matrimonio gay.

Tutti gli investimenti sono stati concordati con la segreteria vaticana: anche l'investimento fatto coi soldi delle donazioni su un fondo altamente speculativo che scommetteva sull'arrivo di una catastrofe, di una guerra o di una pandemia.

A Londra, nella ex sede della catena Harrod's, si trova il palazzo su cui ha investito il fondo di investimento: un palazzo venduto al Vaticano dal broker Mincione, amico di Crasso.

Mincione aveva gestito i fondi di investimento di Enasarco, soldi poi finiti in Athena: le pensioni degli agenti di commercio sono stati usati per le sue scalate bancarie, quelle di MPS e della Banca popolare di Milano.

Scalate andate male, così nel 2012 Mincione ha acquistato il palazzo a Londra, coi soldi di Enasarco, che poi ha sciolto i rapporti con l'investitore. Così Mincione si è trovato qualcun altro da cui prendere soldi, ovvero la segreteria vaticana a cui vende il palazzo.

Si parla di 200ml, soldi confluiti nel fondo Athena: i soldi dei fedeli sono stati usati per le scalate bancarie, senza preoccuparsi troppo di eventuali risvolti etici.

I soldi iniziano ad assottigliarsi, per il mutuo sul palazzo e per altri investimenti in perdita: alla fine da 200 si arriva a 137 ml di euro.

Ma in Vaticano, monsignor Perlasca, non fermò gli investimenti: aveva paura di dover riferire a Becciu, che secondo i documenti in possesso di Report, era consapevole degli investimenti fatti.

Tutti gli investimenti erano gestiti e noti da Becciu e da un funzionario laico, Fabrizio Tirabassi: quando le cose iniziano ad andar male, è lui che porta dentro un altro broker, Gianluigi Torzi.

Quando in Vaticano iniziano a capire che la storia del palazzo di Londra (la truffa londinese) sta per esplodere, iniziano le trattative per sostituire Mincione: è stato Giuseppe Milanese, imprenditore nella sanità, a raccontare questa storia poco edificante.

Storia dentro cui entra un altro broker, Torzi, esperto in cartolarizzazioni, fatto entrare nel gioco per fare pressioni su Mincione.

Ma, secondo Crasso, è stata solo una pantomima, una seconda truffa: tra Torzi e Mincione c'erano rapporti consolidati, si sarebbero spartiti i soldi del Vaticano, mentre vendevano le quote del palazzo al Vaticano, ma ad un prezzo non di favore.

Anche qui, nonostante i milioni persi, la segreteria vaticana continua a fidarsi di Mincione e Torzi. L'avvocato di Torzi nell'intervista parla di commissioni prese da Crasso, che sembrerebbero delle mazzette, tramite società in Dubai e nella repubblica dominicana.

Soldi dei fedeli finiti in paesi offshore, che passano nelle mani di persone poco inclini al culto della fede, materiale compromettente con cui ricattare i prelati che avrebbero dovuto controllare. Non si capisce se in questa storia i preti sono complici o vittime.

Nel 2018 chiude di incontrare Torzi per chiudere l'affare del palazzo: si arriva ad un accordo verbale, ma questo salta presto. C'è una intercettazione tra Torzi e Tirabassi dove si tira in ballo anche il ruolo dei servizi e dove si parla di milioni che girano in modo poco pulito.

Alla fine al Vaticano, la gestione del palazzo di Londra è costato 400ml di euro, per un palazzo che oggi ne vale 290ml. Cosa è diventato il Vaticano?

Oggi Torzi, Mincione e Crasso sono accusati di truffa, monsignor Perlasca è invece accusato di abuso d'ufficio, i protagonisti di questa storia si accusano l'uno con l'altro, volano gli stracci.

Parlando di servizi, si arriva ad una donna, Cecilia Marogna e a Francesca Chaoqui, lobbista, nominata nel 2013 nella commissione per riforma delle finanze vaticane: oggi ha raccolto informazioni sul mondo del Vaticano, segreti, come quelli attorno a Becciu, “che oggi non potrà più far male”.

La Chaoqui sapeva degli affari di Becciu con Tirabassi, Mincione e Crasso: questi venivano rinfacciati al cardinale in un messaggio dove però la lobbista chiedeva ldi fare pace in cambio della tessera della benzina e per la spesa.

Cecilia Marogna è stata una delle persone di fiducia dell'ex segretario di stato Becciu: a lei il cardinale ha affidato la raccolta di segreti dentro e fuori il Vaticano, un dossieraggio su altri prelati, una sorta di servizio segreto parallelo.

Chiamiamolo così, in interazioni con gli altri servizi segreti paralleli internazionali”: sembra una spy story ma non è così, Cecilia Marogna aveva un incarico ufficiale presso la segreteria di stato, con un documento firmato da Becciu, col ruolo di “analista geopolitico”.

Come ha maturato l'esperienza geopolitica? Da autodidatta, ha risposto. Come fa una persona così ad entrare in contatto con i vertici del Vaticano?

Con una mail scritta al cardinale nel 2016, la risposta data, molto poco credibile.

Altra versione quella fornita da Francesca Chaoqui, una dei protagonisti dello scandalo Vatileaks: “so che è stata presentata al cardinale e questo ha deciso di fidarsi di lei.”

Prima di collaborare col Vaticano la Marogna era dentro gli ambienti della massoneria e si era iscritta al movimento Roosvelt, l'organizzazione politica fondata da Gioele Magalvi, massone del grande oriente d'Italia e gran maestro venerabile.

Una vicinanza che la Marogna giustifica come necessaria per “deformazione professionale”: nei suoi studi e nelle sue frequentazioni ha conosciuto anche Gianmaria Ferramonti (leghista della prima ora considerato vicino a Gelli): anche queste frequentazioni (Ferramonti, Pazienza, Flavio Carboni) erano tasselli del suo “studio”.

Ferramonti negli anni 90 fu trait d'union tra la Lega di Miglio e le leghe meridionali, vicine al commercialista della mafia Mandalari.

C'è anche Bisignani in questo pantheon fatto di esponenti della massoneria vicini a Licio Gelli (gran maestro della P2, coinvolto in diversi episodi neri della nostra storia): Ferramonti stesso si considera un “gelliano” che, recentemente sembra aver puntato su Italia Viva e sulla caduta del governo Conte.

Ferramonti avrebbe fatto pressioni sull'onorevole Boschi tra gennaio e febbraio per aprire la crisi.

Diciamo che con la Boschi ho una corrispondenza .. ci scriviamo non ci parliamo [..] Gli avevo dato una piccola notizia che se buttavano giù sto cretino Conte magari gli davamo una mano, vediamo ..”

Gli davate una mano, chi?

Allora, qui hai un rappresentante di Confimpresa, di Confimea, della Cifa, insieme qualche milioncino di voti ce lo abbiamo, no? E se decidiamo di [spostarli sulla Boschi] chi sarà al momento giusto al posto giusto.”

Per entrare nei suoi giri, Cecilia Marogna si avvicina a Ferramonti, partecipando alle sue cene romane: “[Cecilia Marogna] è una brava ragazza intelligente e furba.. è venuta a qualcuna delle mie cene romane. C'è stato un periodo tre o quattro anni fa che organizzavo cene a Roma ogni 15 giorni, facevano a gara per esserci, ma non roba da 10-20, 80-100 persone.”

E chi partecipava a queste cene?

Tutti quelli che volevano di un certo livello in su. Anche la Chaoqui è una cara amica”.

La Marogna aveva rapporti, per il suo lavoro in Vaticano con Becciu, coi servizi segreti italiani: nel 2018 il governo italiano mentre stava per rinnovare i vertici dei servizi, c'è stato un incontro in Vaticano per le nomine.

C'è un carteggio tra il direttore dell'AISE Carta e la Marogna, una cooperazione andata avanti per mesi, per esempio sulla gestione del rapimento di alcuni prelati da parte di Al Qaeda.

Soldi presi dal Vaticano e finiti su un conto della Marogna, poi finiti per spese personali: soldi per operazioni umanitarie e poi finiti in borse Prada e hotel di lusso. Soldi giustificati dalla Marogna per le sue risorse: tra queste anche i rapporti con Francesco Pazienza, condannato per depistaggio sulla strage di Bologna. E' lui la persona a cui la Marogna si rivolge per la liberazione di un frate in sudamerica.

Marogna è stata indirizzata a Pazienza da un ex ufficiale dei carabinieri, Giuliano Tavaroli, ex agente del Sismi, ex capo della security di Telecom, al centro di una centrale di dossieraggio illegale per cui ha patteggiato una pena.

La Marogna si è trovata al centro di una guerra di spie, per la successione dell'Aise dopo l'uscita di Carta, doveva essere la ghigliottina per far fuori Carta e Becciu e per favorire l'amico Mancini alla vicedirezione dell'Aise.

Quanti fantasmi del passato, da Aldo Moro a Tavaroli e Mancini. I dossieraggi di Telecom e Pirelli. I gelliani Bisignani, Pazienza, Ferramonti.

Cosa c'entra in tutto questo la Marogna? Perché Becciu le chiede di fare dossieraggi sugli altri prelati, di occuparsi di prelati rapiti in territori difficili? Perché i nostri servizi la contattano per la gestione di questi rapimenti?

La chiesa non è questa: se questo marcio è venuto fuori è per i meccanismi di sorveglianza messi in piedi da papa Bergoglio, perché noi abbiamo bisogno di una chiesa che si metta dalla parte degli ultimi, non che faccia speculazioni o si metta a fare dossier e guerre di ricatti.

12 aprile 2021

Anteprima delle inchieste di Report – lunedì 12 aprile

La lotta contro la corruzione all'interno della Chiesa e la fabbrica dove si produce il vaccino russo SputnikV: sono questi due degli argomenti della prima puntata della nuova stagione di Report che riprende stasera.

Chi e come sta ostacolando il lavoro di papa Francesco in Vaticano? Il servizio parlerà di alti prelati in affari con faccendieri spregiudicati in contatto con servizi segreti, di congiure e di ricatti.

Poi un servizio sul virus: come si è sviluppata la variante brasiliana e come si è propagata in Italia. Per come il governo di Bolsonaro non ha gestito la pandemia, il Brasile potrebbe diventare la fucina delle varianti del virus e questo potrebbe indebolire l'efficacia dei vaccini.

Vaccini come il russo Sputnik V: i giornalisti di Report sono entrati laddove si produce questo vaccino

La lotta di papa Francesco contro la corruzione

Il servizio di Report racconterà di come funziona il processo di beatificazione dei santi, non bastano miracoli, servono anche tanti soldi (alcune cause sono arrivate a costare anche 1 milione di euro).

All'interno della Congregazione per le cause dei santi ci sarebbe qualcuno che chiede le mazzette per velocizzare i processi di beatificazione.

Il servizio di Giorgio Mottola si occuperà anche dei segreti più reconditi dell'Obolo di San Pietro, custoditi in Svizzera a Lugano, in una villa a strapiombo sul lago dove vive Enrico Crasso,il broker romano a cui la segreteria di stato vaticana ha affidato le chiavi della sua cassaforte.

E' arrivato a gestire un quinto, quasi un quarto del patrimonio – racconta Crasso al giornalista: fino al 2014 ha gestito al massimo 40 ml di euro, è con l'arrivo di Becciu che Crasso fa il salto di qualità, lascia Credit Suisse per fondare una sua società di brokeraggio a cui la segreteria di Becciu arriva ad affidare oltre 400 ml di euro.

Le aspettative era per un profilo [di investimento] moderato e pertanto il mio compito è stato facilitato da questo” spiega a Report, ma forse si dimentica di alcune operazioni davvero sorprendenti: col suo fondo di investimento dal profilo moderato, Centurion, dentro cui sposta i soldi della segreteria, finanzia due produzioni cinematografiche. Tre milioni vanno a Man In Black 3 e 1 ml a Rocket Man, il film sulla vita di Elton John, star della musica pop e icona gay.



I promoter volevano fare questo investimento in un film di Oliver Stone, White Lies, verso la fine del 2018 ci comunicano che Stone non era più diponibile a fare il film, una doccia fredda, però alla fine i promoter investirono in questi film, con una performance del 14%, peraltro un film di grande successo”: talmente di successo che Elton John ha accusato la chiesa cattolica di ipocrisia, da un lato accusa il cantante della sua omosessualità, dall'altro guadagna con un film sulla sua vita e che celebra il suo matrimonio gay.

Tutti gli investimenti sono stati concordati con la segreteria vaticana: anche l'investimento fatto coi soldi delle donazioni su un fondo altamente speculativo che scommetteva sull'arrivo di una catastrofe, di una guerra o di una pandemia.

Un hedge fund su cui è stato investito circa l'8% del patrimonio del fondo gestito dal broker con la sua Centurion: “credo che sia stata un'ottima strategia” racconta il broker “perché poi purtroppo scoppiò la pandemia e questo fondo cominciò a salire tantissimo”.

Si tratta del fondo “georisk” della banca d'affari Merryl Lynch che garantiva ritorni altissimi in casi di crisi geopolitiche, pandemiche grazie alla speculazione sulle valute internazionali: dopo i primi mesi della pandemia i valori di questo fondo sono schizzati in alto costringendo la banca a chiuderlo. E ora dovranno pure rispondere al broker e al Vaticano di questo.


Cecilia Marogna è stata una delle persone di fiducia dell'ex segretario di stato Becciu: a lei il cardinale ha affidato la raccolta di segreti dentro e fuori il Vaticano, un dossieraggio su altri prelati, una sorta di servizio segreto parallelo.

Chiamiamolo così, in interazioni con gli altri servizi segreti paralleli internazionali”: sembra una spy story ma non è così, Cecilia Marogna aveva un incarico ufficiale presso la segreteria di stato, con un documento firmato da Becciu, col ruolo di “analista geopolitico”.

Come ha maturato l'esperienza geopolitica? Da autodidatta, ha risposto. Come fa una persona così ad entrare in contatto con i vertici del Vaticano?

Con una mail scritta al cardinale nel 2016, la risposta data, molto poco credibile.

Altra versione quella fornita da Francesca Chaoqui, una dei protagonisti dello scandalo Vatileaks: “so che è stata presentata al cardinale e questo ha deciso di fidarsi di lei.”

Prima di collaborare col Vaticano la Marogna era dentro gli ambienti della massoneria e si era iscritta al movimento Roosvelt, l'organizzazione politica fondata da Gioele Magalvi, massone del grande oriente d'Italia e gran maestro venerabile.

Una vicinanza che la Marogna giustifica come necessaria per “deformazione professionale”: nei suoi studi e nelle sue frequentazioni ha conosciuto anche Gianmaria Ferramonti (leghista della prima ora considerato vicino a Gelli): anche queste frequentazioni (Ferramonti, Pazienza, Flavio Carboni) erano tasselli del suo “studio”.

C'è anche Bisignani in questo pantheon fatto di esponenti della massoneria vicini a Licio Gelli (gran maestro della P2, coinvolto in diversi episodi neri della nostra storia): Ferramonti stesso si considera un “gelliano” che, recentemente sembra aver puntato su Italia Viva e sulla caduta del governo Conte.

Ferramonti avrebbe fatto pressioni sull'onorevole Boschi tra gennaio e febbraio per aprire la crisi.

Diciamo che con la Boschi ho una corrispondenza .. ci scriviamo non ci parliamo [..] Gli avevo dato una piccola notizia che se buttavano giù sto cretino Conte magari gli davamo una mano, vediamo ..”

Gli davate una mano, chi?

Allora, qui hai un rappresentante di Confimpresa, di Confimea, della Cifa, insieme qualche milioncino di voti ce lo abbiamo, no? E se decidiamo di [spostarli sulla Boschi] chi sarà al momento giusto al posto giusto.”

Per entrare nei suoi giri, Cecilia Marogna si avvicina a Ferramonti, partecipando alle sue cene romane: “[Cecilia Marogna] è una brava ragazza intelligente e furba.. è venuta a qualcuna delle mie cene romane. C'è stato un periodo tre o quattro anni fa che organizzavo cene a Roma ogni 15 giorni, facevano a gara per esserci, ma non roba da 10-20, 80-100 persone.”

E chi partecipava a queste cene?

“Tutti quelli che volevano di un certo livello in su. Anche la Chaoqui è una cara amica”

La scheda del servizio: LO STERCO DEL DIAVOLO di Giorgio Mottola con la collaborazione di Norma Ferrara e Giulia Sabella

Da anni Papa Francesco ha avviato una battaglia interna al Vaticano per portare trasparenza nei conti della Santa Sede. Ma la resistenza interna continua a essere forte: troppi sono gli interessi finanziari in ballo. Un’inchiesta esclusiva di Report documenta come gli scandali all’ombra del Cupolone non si fermano nemmeno davanti ai Santi. Secondo una denuncia inedita raccolta dalla trasmissione, all’interno della Congregazione per le cause dei santi, la commissione vaticana che gestisce i processi di canonizzazione, un alto funzionario avrebbe chiesto una tangente per avviare il processo di beatificazione di un candidato molto noto e amato. Una vicenda avvenuta mentre il prefetto della Congregazione per le cause dei santi era il cardinale Giovanni Angelo Becciu, l’ex sostituto della Segreteria di Stato dimessosi lo scorso settembre dopo le accuse di peculato. Con documenti inediti e testimonianze esclusive Report ricostruirà gli investimenti finanziari realizzati dalla Segreteria di Stato negli ultimi anni, a partire dall’acquisto degli ex magazzini Harrod’s di Londra, un palazzo costato al Vaticano oltre 400 milioni di euro e che oggi varrebbe non più di 290 milioni. Dietro agli investimenti opachi fatti con i soldi dei fedeli, si nasconderebbero uomini d’affari spregiudicati, faccendieri, religiosi corrotti e una guerra all’interno dei servizi segreti italiani.

La censura del piano pandemico

Giulio Valesini e Report ritornano sul rapporto redatto dai ricercatori italiani dell'Oms, coordinati da Francesco Zambon: rapporto che criticava la gestione iniziale della pandemia da parte del governo italiano, parlando di approssimazione e caos e della mancanza di un piano pandemico.

Il 14 maggio il piano, finanziato dall'OMS fu ritirato: un ruolo importante a tacitare il lavoro degli “scemi di Venezia” lo ha avuto il direttore aggiunto Ranieri Guerra, ex dirigente del ministero della salute fino a pochi anni fa, che aveva responsabilità proprio su quel ruolo.

Ai magistrati di Bergamo aveva raccontato di non aver avuto alcun ruolo in questa faccenda che, di fatto, appare sia una censura che un atto di omaggio di un ente terzo come l'Organizzazione della sanità verso un governo (che l'aveva appena finanziata). Ma da alcune chat col direttore dell'ISS Brusaferro emerge il contrario e per la prima volta tira in ballo il dottor Tedros, il più alto rappresentante dell'OMS.



Alla fine l'unico che ha pagato per questa vicenda è stato il capo dei ricercatori di Venezia Zambon, che ha abbandonato il posto: al giornalista, molto amareggiato, racconta che ad uscirne male è soprattutto il ruolo dell'OMS, un'agenzia delle Nazioni Unite dove queste pressioni sui ricercatori per nascondere un loro report sono inammissibili.

Sul Fatto quotidiano del 10 aprile è uscita una anticipazione di queste chat.

La scheda del servizio: IL TRIANGOLO DELLA CENSURA di Giulio Valesini e Cataldo Ciccolella con la collaborazione di Norma Ferrara e Eleonora Zocca

Nuovi documenti esclusivi: Ranieri Guerra si vantava di aver censurato il rapporto Oms sull’Italia, con il supporto di Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'Organizzazione. Maggio 2020. Negli stessi giorni in cui Report denunciava le gravi problematiche dell’Oms e il mancato aggiornamento del piano pandemico, il direttore aggiunto dell’agenzia Onu dirigeva una campagna di censura per bloccare uno studio critico della gestione italiana della prima ondata Covid. Incontri riservati con i vertici del ministero della Salute, comunicazioni senza peli sulla lingua, accordi per riscrivere il testo del rapporto. Tra Ginevra, Roma e Copenaghen si sarebbe messo in moto un meccanismo per oscurare la verità, sino a oggi sempre negato dal ministro Speranza e dai vertici di Oms e Istituto Superiore di Sanità. Report può mostrare in esclusiva nuove prove che rivelano una realtà alquanto diversa dalla versione ufficiale sin qui raccontata al pubblico.

Le varianti del virus e il vaccino russo

Report è andata a vedere come la comunità di indios a Manaus, la città più popolosa dell'Amazzonia, sta affrontando la variante brasiliana del Sars Cov2, ormai diffusa in tutto il mondo.

Qui la comunità ha allestito un piccolo ospedale dove gli ammalati possono accedere alla terapia dell'ossigeno, sdraiati sulle amache.

Come ai tempi dei conquistadores, gli indios sono particolarmente esposti alla malattia per la debolezza delle loro difese immunitarie, gli ammalati sono poi portati in ospedale. Ad oggi nel Brasile di Bolsonaro ci sono 4000 morti al giorno.

In Brasile si sta usando un vaccino cinese che si teme non sia efficace contro la variante brasiliana.

Altro vaccino di cui si parlerà nel servizio è quello russo: Report entrerà nello stabilimento dove si produce lo SputnikV, anticipando l'ispezione dell'Ema che verrà fatta tra il 17 e il 21 maggio: l'audit dell'ente di controllo europeo sarà un evento storico, racconta la dottoressa Navoicik, capo del laboratorio sterile dello stabilimento: “sentiamo una grande responsabilità, anche perché le regole tra l'Unione Europea e la Russia sono diverse, sarebbe stato senz'altro meglio se ci fossero state regole uniformi.”

Finché non arriverà l'approvazione di Ema questo vaccino non potrà essere utilizzato in Europa che dovrà vagliare la validità dei dati scientifici e verificare il rispetto dei protocolli di validità dei siti di produzione.

Se anche le verifiche dovessero essere positive, non potremo avere questo vaccino prima di due mesi.

Report sarà la prima televisione europea ad entrare in questi stabilimenti: oltre al servizio sulla produzione, verrà intervistato anche il proprietario del fondo sovrano russo che detiene il vaccino.

Nell'anticipazione a Uno Mattina, Sigrifo Ranucci ha raccontato che ha avuto più problemi a parlare con l'Ema che non coi russi i quali avrebbero iniziato a studiare il virus dopo che un italiano lo avrebbe portato in Russia, dove i numeri ufficiali di morti e contagiati sono relativamente bassi, grazie alle restrizioni forti ai confini.

Report ha fatto un'altra scoperta: in Russia non usano mascherine e non c'è distanziamento sociale, hanno i vaccini ma i centri vaccinali sono vuoti. Anche Putin, che ostenta ogni suo gesto, questa volta si è vaccinato lontano dalle telecamere, “per non irritare in prossimità della campagna elettorale i russi che non tollerano tanto la politica della vaccinazione”

La scheda del servizio: SPUTNIK, IL VACCINO CHE VIENE DAL FREDDO di Manuele Bonaccorsi e Lorenzo Vendemiale con la collaborazione di Edoardo Garibaldi

Efficacia dichiarata altissima (92%), prezzo contenuto (10 dollari a dose), scarsi effetti collaterali: mentre in Europa mancano i vaccini e le dosi arrivano con il contagocce, tutti parlano di Sputnik V. Il siero russo però in Europa non arriva e la sua autorizzazione si sta trasformando in un giallo. Per Ema il dossier sarebbe ancora incompleto, i russi invece dicono che è tutto pronto e aprono le porte dei loro stabilimenti. Gli inviati di Report sono stati a Mosca, nelle fabbriche che producono il vaccino, dove nemmeno gli ispettori europei sono ancora ancora riusciti a entrare. E hanno scoperto che l’ispezione avverrà soltanto a metà maggio, quindi per vedere Sputnik in Europa dovremo aspettare almeno due mesi. Attraverso le interviste esclusive ad Alexander Gintsburg, capo dell'Istituto Gamaleya che ha scoperto la formula, e ai più alti responsabili del progetto, Report mostrerà perché lo sbarco di Sputnik in Europa non è solo una questione scientifica, ma anche una complessa partita geopolitica, e svelerà la reale capacità produttiva delle fabbriche russe, per rispondere alla domanda che tutti si pongono: Sputnik è davvero la soluzione ai problemi dell’Europa? Con immagini e testimonianze inedite l’inchiesta racconterà anche come sta andando la campagna vaccinale in Russia, un paese che oggi vive come se il Coronavirus non esistesse.

11 aprile 2021

L'Italia delle emergenze – dal terremoto al vaccino

Ieri sera, a pochi giorni dal triste anniversario del terremoto a l'Aquila, nei giorni del caos vaccini, ho voluto rivedermi il film documentario di Sabina Guzzanti “Draquila, l'Italia che trema”.

E' un film utile per ricordarci cosa è successo in Italia tra il 2009 e il 2010, su come sia stata gestita quell'emergenza per il terremoto, la ricostruzione, lo show mediatico per la propaganda di Berlusconi e Bertolaso, lo sciacallaggio della cricca della Ferratella, le imprese che si sono tuffate nel business della ricostruzione, perché mica c'è un terremoto ogni giorno (è una intercettazione di due signori, della cerchia di Balducci, ex commissario della Protezione Civile).

Quante cose ci siamo dimenticati eh?

Le trecentomila persone tenute al chiuso delle tendopoli, controllati dalla polizia e dall'esercito, senza possibilità di fare assemblea, col divieto di consumare alcoolici, di esporre striscioni (“perché lo dico io” la risposta di funzionari di polizia), di parlare coi giornalisti.


Tutti divieti per cui si citava (nei confronti della popolazione) una ordinanza che in realtà non esisteva sulla carta.

Solo il personale selezionato dalle forze dell'ordine poteva apparire nelle dirette televisive col presidente Berlusconi, per applaudire, per dire grazie presidente per averci dato le case.


La Protezione Civile, negli anni del governo Berlusconi era diventata la sua mano economica e politica: ogni evento politico e mediatico era un evento straordinario dato in gestione a Bertolaso, che poteva spendere soldi pubblici senza rispettare le norme vigenti, per la “straordinarietà” del singolo evento, che fosse la visita del papa a Cagliari (pagata da noi) o le olimpiadi di nuoto a Roma (con soldi spesi per impianti privati mai usati).

Si stava cambiando la Costituzione vigente ma non ce ne accorgevamo o, meglio, solo alcune persone de l'Aquila se ne erano accorte: quelle tenute al chiuso, quelle spostate lontano dai paesi, in alberghi o nelle New Town, piccoli paesini costruiti lontano dal centro, senza servizi, con solo qualche ipermercato vicino.

Chi vi ha dato le case? Berlusconi.

E a chi importa del costo aborme (2700 euro al metro quadro), dei problemi che sarebbero emersi negli anni successivi?

Un tuo diritto, il diritto alla salute, al supporto e all'aiuto dello Stato, che veniva trasformato in una gentile concessione del sovrano.

E tutte le televisioni e i giornali ad applaudire.

Nessuno che si chiedeva come mai la protezione civile anziché di protezione e prevenzione, si stata occupando di costruzione, lavorando sempre in emergenza, al di fuori della legge.

Una cosa mi aveva colpito, l'assonanza con quanto stiamo vivendo oggi, ad un anno dalla pandemia: l'esigenza dell'uomo forte che arriva a risolvere i problemi, il generale e il presidente competente.

Il ruolo di parte della stampa, coi titolo entusiastici su cambi di passo e andare a régime.

Non è un caso che molti personaggi di questa storia siano anche protagonisti oggi: Bertolaso l'uomo dei miracoli nella disastrata Lombardia, Fabrizio Curcio ora a capo della Protezione Civile, Gabrielli allora prefetto a l'Aquila oggi capo della polizia.

Anche oggi, la pandemia è stata trasformata in uno show, un momento in cui lanciare proclami, slogan, fare speculazione.

La gente muore, si ammala, è costretta a curarsi da casa, viene privata delle cure, è costretta ad andare lavorare in condizioni non sempre sicure, ma lo show deve andare avanti, perché le emergenze servono a questo, sono un affare.

Che si tratti di terremoti o di virus.

08 aprile 2021

Gli occhi di Sara, di Maurizio De Giovanni

 


A vederla, era solo una donna che guardava da una finestra lungo un corridoio. Nemmeno in piena luce, anzi, di lato, nell’unica ombra sfuggita al neon e al sole pallido, un cono di terra di nessuno che non consentiva di distinguerne i lineamenti. E dall'altra parte, chi mai poteva interessarsi all'espressione di una che guardava pigra dalla finestra, nel luogo dell'attesa, nel luogo delle sentenze e del silenzio prima e dopo la frenesia, nel luogo dove vita e morte si avvinghiavano in una lotta senza fine e senza vincitori se non provvisori.

Questo romanzo è il terzo capitolo delle indagini di Sara Morozzi, o quarto se consideriamo anche la raccolta “Sbirre”: ritroviamo Sara, la “mora”, ex membro dell'unità speciale dei servizi addetta alla sorveglianza di obiettivi sensibili, dove poteva applicare la sua dote di saper cogliere il non detto dai gesti, dalla postura delle persone che doveva osservare, mantenendo la capacità di passare inosservata.

Leggendo i precedenti capitoli abbiamo assistito al passaggio di Sara dal suo tramonto alla scoperta di essere nonna ed avere così la possibilità di riscattarsi per suoi errori del passato: come aver abbandonato il marito e il figlio per poter vivere accanto all'amore della sua vita, che poi era anche il suo capo dentro questa unità, Massimiliano.

La nuova stagione di Sara a fianco di Viola, la compagna del figlio (morto in un incidente) e madre del piccolo Massimiliano, le ha concesso delle nuove possibilità: nuove indagini, non ufficiali certo, su alcuni casi che riaffiorano dal suo passato. Indagini fatte con la nuora, che è pure fotografa e con l'ispettore Davide Pardo, irruento e poco riflessivo a volte, ma un poliziotto che sa anche fare il suo lavoro.

Questo romanzo si svolge su due piani temporali, un filone basato sul tempo presente, dove assistiamo quasi impotenti alla malattia del piccolo nipote, Massimiliano (come il grande e unico amore di Sara): un tumore lo sta portando via, crescendo ogni giorno di più nel suo corpicino.

La dottoressa che li segue non ha dato alcuna speranza. Ma mentre lo diceva, c'era un qualcosa nel suo sguardo che diceva anche altro: Sara, ha saputo cogliere quel nulla, che a chiunque sarebbe sfuggito ma non a lei.

C'è un video, che ha visto un giorno, dove si operava un bambino in condizione quasi peggiori di quelle del piccolo Massimiliano. E il chirurgo, riusciva a salvare quella piccola vita.

Sara, assieme a Davide, riesce ne parla anche con un famoso chirurgo, che forse può aiutarli

«Eppure, professore, a me risulta che sia stato fatto un intervento in passato, del quale esiste anche un filmato, in cui un tumore come quello di mio nipote, anche peggiore forse, è stato rimosso chirurgicamente...»

Il luminare da loro un contatto, una dottoressa che lavora in periferia, una di quelle che ha deciso che il mestiere del medico è aiutare tutti, anche chi non ha soldi, anche chi non è a posto con la legge.

Ma questo dottor Popov, un chirurgo russo, sembra difficile da rintracciare, per delle sue fissazioni, cambia sempre casa, quando deve operare, sceglie sempre di fermarsi per poche ore.

C'è qualcosa, nello studio della dottoressa Castronuovo che attira l'attenzione di Sara.

Dalla mensola alle sue spalle, liberata alla vista, emerse una foto incorniciata con un gruppo di ragazzi in camice, tra i quali c’era una Castronuovo giovane con una luce in viso che la rendeva quasi carina. Nel vedere gli altri volti, il cuore di Sara saltò un battito.

E' un volto che arriva dal passato di Sara, una persona che ha incontrato trent'anni prima, nel corso dei primi mesi della sua vita lavorativa dentro l'unità.

In uno dei momenti in cui il mondo sembrava cambiare velocemente e i muri che separavano continenti e persone, sgretolarsi.

Giugno 1990

Consapevolmente e inconsapevolmente, Sara Morozzi era stata oggetto di un accurato processo selettivo per essere assunta all’interno della struttura di recente costituzione denominata “l’unità”.

Nel secondo piano narrativo, seguiamo l'indagine dell'unità di Sara nel mondo della contestazione studentesca e di quello che rimane dell'estrema sinistra. Siamo nel 1990, il muro di Berlino è crollato, l'impero sovietico si è sgretolato, il partito comunista italiano aveva da poco cambiato nome.

Quattro studenti romeni, a Napoli, stanno seguendo con sentimenti diversi, quello che sta succedendo nel loro paese. La fine del comunismo ha portato alla caduta del regime di Ceausescu e di tutti i funzionari attorno a cui si reggeva il suo potere.

Uno di questi, il leader del gruppo, Ion, è figlio di un funzionario della polizia che ora sembra essere caduto in disgrazia. Sentono, chi più chi meno, che devono fare qualcosa, per fermare questo sgretolamento del paese, del partito, di tutte quelle certezze che avevano lasciato alle spalle in Romania.

Non tutti sono comunisti ortodossi, la sorella di Ian, Ana, è una giovane dottoressa ben inserita nel mondo universitario. Che potrebbe fare di pericoloso un gruppetto come questo?

Nulla. Se non fosse che è proprio la giovane Sara, appena entrata nell'unità, a notare qualcosa di strano. Un certo interessamento ad un evento che di lì a poco sarebbe avvenuto in città, a Napoli.

Ion mosse un passo, uscendo dal cono di luce della finestra e tornando visibile. «Bisogna attendere l’occasione. Il destino, magari, ci ha scelti per porre in essere un’azione che cambi tutto, che fermi questa ondata di liquami che da ovest sommerge l’Est..»

E poi è l'intuito di Massimiliano, il dirigente dell'unità, a mettere assieme un altro tassello. La sparizione di un certo quantitativo di esplosivo da una bomba della seconda guerra mondiale.

Pensava al rischio enorme che si correva a tentare di estrarre l’esplosivo da una bomba, il rischio concreto di saltare in aria con tutto quello che c’era per centinaia di metri attorno.

Sta succedendo qualcosa. Qualcosa di brutto. E in questa operazione, l'unità e soprattutto Sara, si troveranno dentro i giochi perversi dei servizi stranieri, quelli che hanno sempre considerato i colleghi italiani solo come persone a cui dare ordini.

In che modo quell'indagine su quel gruppo di studenti romeni con brutte idee in testa (e cattivi consiglieri pronti a mettergli la “pistola” in mano) è legato con l'operazione del piccolo Massimiliano di oggi?

Quell'operazione disperata che però è l'unica speranza per salvare quella vita: Sara ha già perso Massimiliano, a cui è stata a fianco fino alla fine, ha perso il figlio, con cui aveva interrotto i rapporti tanto tempo prima. E ora non può perdere una nuova vita.

Io ho perso un figlio e l’amore della mia vita. Non perderò anche lui. Faremo qualcosa, vedrai. Lo faremo. Per forza.

Ecco, è uno scherzo del destino, forse, quello che sta succedendo ora a Sara. O forse, come ad un certo punto dice uno dei protagonisti

Perché il destino, Mora, si scrive al contrario. Te lo dico io.”

Si parla di storie di dolore e di amore in questo nuovo capitolo della serie di Sara: il dolore di tutti i bambini che a cui è toccato in sorte il grande male che invade i loro piccoli corpi, togliendo loro il sorriso, togliendo ai loro genitori la voglia di vivere, perché questo è un dolore che a volte scava un solco tra di loro.

E poi l'amore, quello grande e vero, per cui sei disposto a fare tutto, fino a mettere in gioco tutta la tua vita.

Infine la Storia, quella raccontata tra le pieghe del romanzo (ma poi chissà, quanto è lontana dalla realtà), sugli strascichi del crollo del muro di Berlino in un Italia che era ancora terreno di battaglie per le spie dei vari servizi, in questa appendice della guerra fredda.

Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Rizzoli e il pdf del primo capitolo

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

06 aprile 2021

L'Italia che trema

6 aprile 2009, dopo una serie di scosse premonitrici (di uno sciame che andava avanti da giorni) che la commissione grandi rischi aveva catalogato come non gravi, alle 3 di notte l'Aquila una scossa del sesto grado della scala Richter  a l'Aquila provocò uno dei più gravi terremoti mai registrati.

Crollarono edifici nel capoluogo, crollò la casa dello studente uccidendo diversi ragazzi che dormivano in quella sede. Interi paesi fuori dalla città come Onna venero spazzati via. 

309 vittime, migliaia di sfollati e di feriti, una città distrutta. Poi la solita scia di polemiche: per le costruzioni non a norma, per lo sciacallaggio di quanti ridevano a macerie ancora fumanti, per i soldi della ricostruzione.

E poi ancora lo show mediatico messo in piedi dal governo Berlusconi, con la protezione civile come braccio armato e le televisioni pronte a propinare la bugia agli italiani.

Il progetto CASE (le case di Berlusconi) con le persone deportate in queste new town e poi dimenticate, le persone lasciate in tenda coi militari a dire che fare e cosa non fare. 

Ogni anno abbiamo ascoltato le solite frasi di circostanza: basta tragedie come l'Aquila, mettiamo in sicurezza il paese. Anno dopo anno le macerie erano ancora lì a testimoniare l'incuria, l'incoscienza, l'incapacità di avere una visione su come costruire, su come proteggere le persone.

Se non avessimo la memoria del pesce rosso che abbiamo, non ci saremmo dimenticati di questo, delle passerelle dei politici, dei soldi spesi male, delle lacrime degli aquilani: di quando il movimento delle carriole cercò di forzare la mano all'inerzia dei politici e furono invece fermati dalla polizia dall'allora prefetto Gabrielli.

L'Italia trema, l'Italia crolla, l'Italia viene sommersa dal fango, dalle acque che sfuggono dagli argini mal curati dei fiumi.

Perché per buona parte della politica non conviene investire in sicurezza, molto meglio le lacrime e poi spendere miliardi in ricostruzione, magari facendo ricorso ai vari modelli Genova, le short list, gli appalti dati senza gara.

Come verranno usati i soldi del recovery plan, per una vera transizione green, per la messa in sicurezza del territorio?

Visti gli attori, al governo, dentro le regioni, c'è poco da sperare.

L'Italia tremerà ancora.

03 aprile 2021

Flora, di Alessandro Robecchi

 


In definitiva, non è la poesia che deve essere libera, è il poeta.

Roberto Desnos.

Cosa vuol dire essere liberi oggi, nell'epoca del progresso, della comunicazione, dei social, dove puoi sapere tutto di tutti, pandemia a parte, potresti girare il mondo?

E' questa la vera libertà? In tempi di pandemia, si può pensare che la privazione dei riti della socialità, con gli amici e con i familiari, sia privazione anche delle tue libertà. Può essere.

Alessandro Robecchi ci racconta una storia di libertà, di un personaggio che ora in tanti, finita la lettura di questo romanzo, andranno a cercare su Wikipedia: il poeta francese Robert Desnos, morto a Theresienstadt l'8 giugno 1945. Perché era un uomo libero, voleva essere libero dai vincoli, che fossero della vita sociale, della poesia, della società. Della dittatura nazista.

Prima

Dunque era lì che era morto. Se lo immaginava steso in quella nicchia, tra due muri bianchi vicini imbiancati di fresco, che certo non erano bianchi, a quel tempo. E non c'era la pianta, di sicuro, un alberello stento ma verdissimo, curato, felice.

E nemmeno la lapide, quattro parole, una data.

C'era solo lui, finito e arreso, macilento, spremuto dal tifo, dalla stanchezza. Se lo vedeva così.

Ma per raccontare questa Storia, con la s maiuscola, Robecchi usa un'altra forma, pescando da un mondo che conosce bene, quello della televisione, un mondo di cui il suo personaggio, Carlo Monterossi, ne fa parte essendo stato autore (pentito) del famoso programma Crazy Love, condotto dalla famosa Flora De Pisis.

La televisione che anziché raccontare la realtà, racconta storie che la gente vuol sentire, si inventa le storie anzi, gli autori “pettinano”, “cuciono” racconti presi dalla vita quotidiana per dare al popolino la sua dose settimanale di verità. La donna tradita che incendia la macchina del fedifrago. Il prete molisano che ha sedotto la signora anziana. Il regista sconosciuto a cui un regista famoso ha rubato una sceneggiatura...

Perché questo fa fare l'amore..” è l'intercalare della signora della televisione ogni cui gesto, posa, sguardo, è studiato perché sembri indirizzato a tutte le persone incollate allo schermo.

Uno

Se Karia Sironi ti telefona dopo le dieci di sera vuol dire che la cosa è grave. Se durante la telefonata – quando urla «Carlo!» come uno che chiama il cane – non da nemmeno una delle sue risate telluriche che svegliano i sismografi e agitano la popolazione, è peggio: vuol dire che la cosa è gravissima.

La cosa gravissima è il rapimento della conduttrice Flora De Pisis, scomparsa dopo essere stata accompagnata a casa sua in una calda serata di un luglio milanese. I rapitori hanno lasciato un comunicato ai vertici dell'azienda, la grande TV commerciale che Monterossi ormai chiama “la grande fabbrica della merda”, perché quello è. Una merda da cui, non proprio come cantava De Andrè, nascono miliardi e non fiori. I miliardi dello share, l'essere al centro dell'attenzione, il poter ospitare e dare visibilità ai personaggi del variegato mondo dello spettacolo ma anche a politici in declino o sulla rampa di lancio.

.. desiderabile. Come amica, complice, madre se sei figlia, figlia se sei nonna, donna appetibile e attraente, ma saggia, adatta alla commozione, guardiana inflessibile, dove la lama del senso comune divide il giusto dallo sbagliato. Tutto falso, tutto così falso da diventare una nuova verità.
Otto milioni di persone se la bevono ogni mercoledì sera, e poi notte, mattina, domenica, eccetera, eccetera. Flora è un'enorme raffineria in cui entra il petrolio grezzo dell'ottundimento popolare, e quel che ne esce è un motivo di vita per lei, e dividendi per gli azionisti.

Qualcuno, dei rapitori, forse terroristi, forse ospiti arrabbiati della sua trasmissione l'ha rapita, ha chiesto un riscatto di svariati milioni e di non avvertire le autorità.

Non sono i soldi il problema, l'azienda nel caso ha svariati milioni da cui attingere nei suoi fondi neri. E nemmeno c'è bisogno di farlo sapere a magistrati e forze dell'ordine, no?
No, è la seconda richiesta, che arriva in un secondo comunicato a mettere in crisi l'azienda, il suo megadirettore galattico, il dottor Calleri, il capo della sicurezza, il dottor Gatti, l'uomo della “Stasi” aziendale. I rapitori chiedono un'ora di diretta in cui Flora parlerà, dirà qualcosa, e che l'azienda deve trasmettere urbi et orbi.

Sarebbe così gentile, il signor Monterossi, lui che ha inventato Crazy Love e che conosce così bene Flora, di fare una sua indagine privata, molto privata, per capire chi potrebbe esserci dietro questo rapimento?

Non da solo, ma facendosi aiutare dall'amico Oscar Falcone, il detective socio assieme all'ex sbirra Agatina Cirrielli della Sistemi Integrati SRL.

Il dottor Gatti, che da buon capo della Stati aziendale conosce qualche segreto delle passate indagini personali di Carlo (come quella dei delitti delle pietre, raccontata in Torto Marcio), sa essere molto convincente.

Ne esce una storia che si snoda su più livelli.

C'è l'indagine privata della ditta Monterossi e soci, la direttrice e amica Bianca Ballesi assieme agli investigatori Cirrielli e Falcone: come può essere stata rapita Flora? Che cosa possono volere da lei i rapitori?

E' la vendetta di una starletta, di un ex vip, di uno dei tanti ospiti della trasmissione maltrattati da Flora?

Difficile, nessuno di questi sarebbe stato capace di tanto, di realizzare quel video, quella messinscena.

Perché dietro i video c'è del lavoro, c'è esperienza, c'è capacità di saper usare lo strumento.

E, ma questo lo capisce chi è stato dentro la “fabbrica della merda”, Flora è diversa in quei video. Non è lei. E' come se non stesse recitando sotto costrizione. Possibile?

C'è poi l'altra storia. Che è la storia di una seduzione, anzi di più seduzioni. L'idea “surrealista” di Corrado Stranieri, ex dirigente di una azienda semi statale. Uno che ha saputo truffare l'azienda con un gesto rivoluzionario e che ora, di fronte alla tomba del poeta francese, che aveva raccontato l'amore nei suoi versi, decide di mettere in atto un secondo gesto surrealista.

Quale mezzo migliore della televisione, finto e menzognero, per raccontare una Storia vera, che parla di libertà, di ribellione, di passione, di amore e di morte?

E chi meglio della regina del falso, delle storie “pettinate”, per raccontare in diretta nazionale, questa storia?

Alessandro Robecchi alterna questi due piani letterari, che diventano tre col racconto della vita del poeta francese: la Parigi degli anni trenta, il manifesto surrealista, gli amori belli e tragici della sua vita, Yvonne e Youki, l'uso della radio per entrare nelle case delle persone, l'ombra incombente dei totalitarismi, la guerra contro i nazisti e la resa. Lo schiaffo a Celine, il suo lavoro nella resistenza, fino all'arresto da parte della Gestapo.

No, Robert Desnos, se anche avesse saputo prima cosa gli sarebbe successo, non si sarebbe fermato.

Ma come reagisce il paese a questa notizia, una volta che i rapitori la rendono pubblica? Alessandro Robecchi è bravo nel raccontare in modo ironico (ma non per questo meno amaro) la reazione al rapimento della Flora nazionale: trattare coi terroristi o rimanere fermi? La linea della fermezza o dobbiamo portare a casa flora a tutti i costi. Meglio non sbilanciarsi, pensano in tanti, chissà che succede ad inimicarsi la grande tv commerciale, dove qualche comparsata si rimedia sempre, per vedere i propri libri e fare pubblicità ai propri film, o per cercare di strappare qualche voto (vi viene in mente qualcuno, tra gli politici ospiti della TV trash?).

E' una storia potente, che attira e attrae tutto il paese:

C'è il dramma, c'è la violenza, il rapimento, la banda dei cattivi, l'eroina piangente che il popolo riconosce come sua, il mistero. Ci sono le indagini, per i feticisti del filone poliziesco, il lato umano, la simpatia per la vittima, il rispetto, il dispetto, lo spettacolo, il magico bilanciamento impossibile tra ciò che è vero e ciò che è falso, tutto scolora. C'è il piccolo sciacallaggio della politica, c'è il dispiacere sincero, c'è uno smottamento sincero, c'è uno smottamento emotivo. C'è un paese che aspetta.

Aspetta il 24 luglio, quell'ora di diretta dove tutto può succedere e la cui attesa mette in subbuglio tutto il paese, tutto l'arco parlamentare, compreso il governo che “segue con ansia la vicenda” di chiaro interesse nazionale. Specie in un momento difficile come questo (l'estate scorsa, con la prima ondata della pandemia appena messa alle spalle).

Come andrà a finire questa storia, questa impresa surreale dove la regina del falso, quella a cui si inchinano potenti e meschini pur di rubare qualche minuto di televisione, deve raccontare la storia vera del poeta francese?

Riuscirà la poesia, il bello, l'arte, la letteratura, a riempire quel vuoto della televisivo e della sua conduttrice?

Qualcuno doveva scriverlo, un libro come questo: il potere della televisione, la sua influenza e la sua capacità nel distorcere a suo piacere il mondo, “pettinare” le storie, adeguarle allo storytelling del momento. E quanto noi siamo vittime di questa influenza, che siamo consapevoli o meno.

Lo abbiamo visto coi nostri occhi in questo lunghissimo anno di pandemia, seguendo i talk, i telegiornali, le maratone, gli speciali.

Apriamo tutto, chiudiamo tutto. Non ce la facciamo più, basta con questa dittatura sanitaria. Non ce n'è coviddi ..

No, spiace dirlo, ma in questo caso dal letame (come diceva De André) o dalla merda non nascono fiori. 

Robert Desnos era questo, uno che ha scritto versi come questo:

Ti ho sognato così tanto, ho camminato così a lungo, parlato, dormito con il tuo fantasma che non mi resta più che essere fantasma tra i fantasmi e cento volte più ombra dell'ombra che passeggia è passeggerà allegramente sul quadrante solare della tua vita.

Robert Desnos

La scheda del libro su sito di Sellerio

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