20 marzo 2025

Il vento di giugno di Leonardo Gori


 

Chi, alle sei di mattina del 2 aprile 1946, avesse visto correre una Topolino per via de’ Serragli, a Firenze, avrebbe pensato forse a un’auto civetta della Polizia o dei Reali Carabinieri, all’inseguimento di un bandito. Di automobili private ce n’erano ben poche, in giro: [..]

Alla guida della FIAT c’era il professor Guido Mori, cinquantenne, membro autorevole della ricostituenda Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici.

I romanzi di Leonardo Gori sono racconti con dentro la storia, quella con la S maiuscola: “la storia è l’essenza stesso del racconto” spiega l’autore nell’intervista su Rainews, la storia non è solo un fondale dipinto alle spalle dei protagonisti, ma è la storia di quell’Italia con i suoi disastri, le sue rovine e le sue speranze. Il vento di giugno, ultimo romanzo della serie con Bruno Arcieri, è ambientato nei giorni attorno al referendum del 2 giugno 1946, quando gli italiani furono chiamati a decidere su referendum o monarchia. Queste furono, cosa ancora più importante, le prime elezioni dove le donne poterono votare.

Bruno Arcieri si accarezzò la barba ispida, guardando il proprio volto riflesso in una delle poche vetrine di via Scipione Ammirato, nella prima periferia borghese di Firenze.

Avrebbe dovuto darsi una sistemata.

Che vento spira su quell’Italia? Il vento della sconfitta dopo quella guerra voluta da fascismo che aveva portato morte, distruzione, famiglie distrutte, macerie. Non solo le macerie dei palazzi distrutti dalle bombe ma anche le macerie morali di un paese lasciato allo sbando dopo la fuga del re a Brindisi, il crollo del regime e l’occupazione del paese da parte del nazismo.

Ma anche un vento di riscatto e di speranza, alimentato dal coraggio e dal valore degli italiani che scelsero di lottare dalla parte giusta in quella guerra di Liberazione che aveva ridato un minimo di dignità all’Italia. Guerra a cui pure lo stesso Bruno Arcieri, ufficiale del SIM, aveva partecipato

.. da Salerno a Milano, venti mesi di combattimenti, in mezzo a orrori che lo avevano reso forse più compassionevole, ma, in modo paradossale, anche più cinico, come se indossasse uno scafandro per camminare impunemente sul fondo melmoso di un’Italia affondata.

E ora il referendum, la possibilità di votare, dopo venti e più anni del regime, un voto libero, per tutti, anche per le donne. Per cambiare, per dire basta.
Ma sulla nostra nazione grava un altro pericolo e toccherà ancora una volta ad Arcieri tornare in azione e sventare questa minaccia, come ai tempi del SIM, il servizio segreto militare rinominato da Badoglio in Ufficio I e messo in naftalina, perché troppo compromesso col regime:

«Dobbiamo parlare in privato.» Il tono di voce dell’uomo, gentile ma fermo, intimoriva. Era sui sessanta, forse un po’ di più, distinto, dotato di un carisma..
Nella sua Firenze, dove vive gli ultimi giorni accanto ad Elena, la donna che ama e che è in procinto di partire per la Palestina, quella che ritiene essere la sua terra, Arcieri riceve un messaggio del Comandante, il suo superiore al servizio segreto.
Lo raggiunge a Firenze raccontandogli di questa minaccia: qualcuno sta distruggendo il servizio dall’interno, per indebolirlo agli occhi del governo e degli alleati, allo scopo di indebolire il paese.
Questo qualcuno ha brigato per estrometterlo dal suo ruolo, oltre a questo alcuni dei suoi “controlli” diretti, informatori irregolari che gli riferivano notizie riservate, sono stati uccisi simulando degli incidenti. Uno di loro era proprio quel dottor Guido Mori.
Arcieri deve recarsi subito a Roma e prendere dimora presso uno degli ultimi “controlli” del Comandante, un marchese caduto in rovina che oggi dispone solo della sua villa, presso cui prenderà dimora.

«Lei pensa che ci sia un piano preciso. Una specie di complotto, che sta svuotando il Servizio degli elementi migliori?»

L’Italia alla fine della guerra è stata relegata tra le nazioni sconfitte, troppi sono gli interessi, spesso in contrasto tra loro, sul futuro del nostro paese. Qualcuno, tra le potenze alleate che si stanno spartendo ora il controllo del mondo, potrebbe aver interesse ad indebolire ulteriormente il nostro paese, usando una talpa per colpire il servizio e portar fuori notizie riservate.

«Mi farà da agente privato, illegale, come se agisse in territorio nemico. Continuerà a svolgere il suo lavoro di passacarte ..»

Inizia così questo thriller dove vedremo il protagonista muoversi in una Roma oggi irriconoscibile: se i bombardamenti hanno in parte risparmiato la città, la fame e la miseria si sono fatte sentire anche qui, nella città eterna. Tutto è in vendita, dalla dignità delle persone costrette a vendersi per fame trasformando l’urbe in un enorme bordello a cielo aperto. Alle informazioni segrete di cui arcieri ha bisogno per capire chi sia questa talpa all’interno del servizio.

Si guardò intorno. Pochi passanti, donne e uomini, con le mani in tasca e gli occhi bassi, per fuggire gli sguardi del prossimo. Molti probabilmente erano disoccupati, e forse si sentivano in colpa. Un uomo anziano raccoglieva con metodo le cicche da terra e le metteva in un sacchetto di carta. Una vecchia allungava con gran vergogna la mano, all'angolo della strada. Erano le vittime di una guerra criminale, e ancor più di due anni di pace decisamente bellicosa. Su quei volti era stampato un tempo di miseria strisciante, occultata a malapena. L'immagine della sconfitta, della disfatta interiore.

In questa indagine in cui ancora una volta si troverà a mettere a rischio la propria vita, Arcieri verrà aiutato da uno strano giornalista, Lanza, con la passione per gli alcolici ma capace di procacciarsi qualsiasi informazione perché tutto o quasi ha un prezzo.

E poi da Cristina, la figlia del marchese che lo ospita: lavora presso una struttura in Vaticano che accoglie preti che fuggono dai paesi dell’est. Ma forse anche questa è una struttura di copertura per far passare informazioni da e verso la Russia.

E forse la stessa Cristina non è solo una impiegata come le altre..

Ritroveremo qui altri personaggi che abbiamo incontrato in precedenti (o successive) indagini di Arcieri: Daniele, un fascista convinto che aveva lavorato come suo collaboratore in operazioni poco ortodosse. Nanette, la fascinosa agente che Arcieri aveva “infilato” nel letto di ufficiali nazisti per carpire informazioni. Eleonora, altra “impiegata” del servizio finita a lavorare in un archivio.

Adesso l’Italia era in balia delle nuove grandi potenze, terreno di battaglia per un’altra guerra non guerreggiata..

Si parla di servizi segreti in questo thriller: Leonardo Gori nell’intervista a Rainews racconta che per documentarsi ha fatto delle ricerche ma ha cercato di non farle pesare sul lettore. I personaggi, del Sim, dei servizi inglesi, i russi, si trovano a loro agio in questa Italia del 1946: c’è del vero, del verosimile, c’è dell’inventato, ma Leonardo Gori ha sempre cercato di rispettare l’essenziale, della storia con la S maiuscola.

Allora, la storia: quanto è stata reale l’influenza dei servizi segreti stranieri sul referendum e sul destino del nostro paese? C’è stata una loro influenza sul voto finale del referendum? Come racconta lo stesso autore, “ho cercato di non seguire la vulgata ma di cercare delle angolazioni diverse, chi, insospettabile potrebbe aver giocato un certo ruolo ”.

L’Italia distrutta dalle macine si sarebbe sollevata da quella miseria, ci sarebbero voluti anni, gli aiuti degli alleati, la volontà di quanti volevano scrollarsi di dosso fame e miseria. Sarebbe arrivata l’Italia del boom, certo. Ma quell’Italia non avrebbe fatto i conti col suo passato: c’era l’arrivo di una nuova guerra “non guerreggiata”, la guerra fredda dove i nemici di ieri potevano essere utili a combattere il nemico di domani, i fascisti riciclati nel sistema in funzione anticomunista.

Ma c’era anche la comoda illusione che il fascismo fosse qualcosa di esterno a noi: un qualcosa che aveva illuso lo stesso Arcieri, anni prima, quando aveva visto arrivare al potere le camice nere e Mussolini

.. a quando pensava che il fascismo si sarebbe prima poi esaurito in modo pacifico, alla fine sarebbe scomparso senza trascinare con sé immense distruzioni materiali e morali, e al suo posto sarebbe nata una nuova Italia, fondata su presupposti nuovi di giustizia e libertà; a quando poteva ancora credere che il male fosse rappresentato solo da Mussolini e dal suo volgare regime di cartapesta, basato sulla violenza, sul disprezzo per la democrazia e sulla delazione, e che non ne fossero invece responsabili proprio gli italiani, quasi tutti fascisti nell’animo, anche quando credevano di essere dalla parte opposta: con la loro mentalità furbastra, con lo spirito vigliacco del branco, con il disprezzo belluino per le regole del vivere civile, con la loro propensione ai mezzucci e alla truffa.

Vedendo cosa è diventata l’Italia di oggi, verrebbe da dire che quell’Italia fascista non è mai morta.

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16 marzo 2025

Anteprima Presadiretta - Fentanyl overdose globale

Trump ha usato l'arma dei dazi contro Messico e Canada accusandoli di non fare abbastanza per fermare produzione e spaccio di fentanyl, la droga che sta causando più morti in nord America.

Presadiretta parlerà di questa droga, del lungo viaggio dal Messico agli Stati Uniti fino in Europa per un traffico che passa anche attraverso il dark web.
Si parlerà poi dei danni che sta causando in America e in Italia: dei tossicodipendenti ridotti a zombie e delle loro famiglie distrutte.

Il servizio parte dal viaggio lungo il muro tra Messico e Stati Uniti, che ferma i disperati in cerca di fortuna e di una vita migliore ma che non ferma i traffici di fentanyl. Traffici che partono dallo stato di Guerrero: per arrivare verso il confine con gli Stati Uniti si deve attraversare tutto il Messico, prendere l'aereo e volare per tremila km, arrivando alla città di Tijuana. Mentre si atterra, si vede sull'orizzonte la città di San Diego con tutta la baia. già negli Stati Uniti.

La città di Tijuana finisce proprio a ridosso del muro che divide i due paesi e che prosegue da qui per oltre mille km. migliaia di persone attraversano i varchi alla frontiera in macchina o a piedi: nonostante il muro, frontiera e controlli i narcos riscono a far passare il fentanyl dall'altra parte per rifornire il mercato degli Stati Uniti. Ma questa droga sta diventando un problema anche per chi vive da questa parte del muro - racconta il servizio - tanto che il governo messicano ha lanciato una campagna di sensibilizzazione. Le città sono piene di manifesti con messaggi contro la droga ma anche di gente tossicodipendente che vive per strada, insieme alle migliaia di migranti che a più riprese sono arrivati fino a qui con l'inteto di entrare negli Stati Uniti.

Padre Antonio lavora nella mensa Don Bosco dove si accolgono e aiutano questi migranti: è un sacerdote spagnolo venuto a Tijuana per dare una mano alla mensa che ogni giorno da da mangiare a pià di 700 persone.

Migranti che arrivano dal Messico e dalle altre regioni del centro e sud America "persone che syanno lottando per avere una vita migliore, che lottano per le loro famiglie, per i loro figli, è un loro diritto, deve essere tutelato".

I volontari di questa mensa accolgono le persone e servono loro da mangiare: un flusso continuo di uomini donne e anche bambini, intrappolati in un'esistenza che permette loro a stento di sopravvivere. Quasi tutti migranti partiti per arrivare negli Stati Uniti ma che sono rimasti bloccati qui. Vivono per strada, i più fortunati riescono a trovare un posto nei centri di accoglienza delle associazioni umanitarie, solo i salesiani qui ne hanno cinque.

Oltre al cibo qui alla mensa si fornisce anche assistenza medica al piano di sopra dove è stato allestito un laboratorio.

Il team di medici che lavora qui arriva dalle università di Tijuana e San Diego, sono tutti volontari, il dottor Luis Burgos è il loro responsabile.

A Presadiretta raccontano delle malattie che curano più frequentemente sono le infezioni sessuali, da quelle più lievi a all'HIV, problemi metabolici e anche droga. A volte anche problemi di salute mentale.

Sono persone che vivono per strada, non sono solo i migranti che arrivano qui: per resistere alle sofferenze iniziano a far uso di droghe e li vedi che sembrano cadere in letargo, "il fentanyl è tremendo.. le droghe chimiche sono il primo problema in questa città" spiega don Antonio. Qui ci sono stati diversi casi di overdose che, per fortuna, sono riusciti a trattare. La droga c'è sempre stata è cambiato solo il tipo di droga che si consuma.

Il traffico di droga e il potere dei narcos, con la loro capacità di controllare le istituzioni in Messico non sono solo un problema sanitario e sociale, ma sono anche un problema per la democrazia. Il servizio racconterà della strage di Uguala, il 26 settembre del 2016,sempre nello stato del Guerrero: alcuni studenti della scuola di Ayotzinapa furono sequestrati dalla polizia locale mentre andavano in autobus ad una manifestazione a Città del Messico. La polizia sparò su loro uccidendone 6, 43 furono rapiti per scomparire nel nulla.

I dettagli della strage sono stati raccontati a Presadiretta Ernesto Cano, uno degli studenti sopravvissuti alla strage grazie all’aiuto di una famiglia che lo ha nascosto dalla polizia.

“Molti mi dicono di lasciare perdere, che probabilmente i nostri compagni sono già morti ma finché non ci dimostrano il contrario i nostri compagni sono considerati scomparsi e la scomparsa significa assenza ma anche la possibilità di trovarli..”

Dal Messico all’Italia, come hub di arrivo della droga e anche come piazza di spaccio: il viaggio dei giornalisti di Presadiretta arriva all’aeroporto di Fiumicino a Roma, uno dei più grandi hub di Europa, qui ogni anno transitano 50 ml di viaggiatori per un volume di merci di più di 200mila tonnellate.
Ci sono aerei che atterrano dal Messico: i militari della Guardia di Finanza ispezionano questi aerei con cura. Il Messico è infatti un paese attenzionato perché lì vengono prodotte le sostanze più pericolose come la cocaina, le metanfetamine, la marijuana e ormai da qualche anno il fentanyl.

Questa sostanza viene caricata dalle organizzazioni criminali in partenza utilizzando il dark web per la gestione dei rapporti coi clienti in Europa, può essere occultata assieme alla merce lecitamente trasportata oppure nascosta in luoghi che consentono un ottimo occultamento – spiega il tenente Peroni a Presadiretta – come possono essere i giubbotti di salvataggio, la cabina di pilotaggio o anche la stiva.
L’aereo e la merce scaricata viene controllata per tutta la giornata: nel servizio viene mostrata la scoperta di un pacco potenzialmente a rischio, un pacco postale di un corriere espresso in cui all’interno viene inserita della sostanza illecita. Il narcotest rileva la presenza di molecole di metanfetamine.

Mario di Tosto è direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a Fiumicino: ai giornalisti racconta di come, nell’ultimo trimestre, parcellizzata in centinaia di spedizioni illecite intercettate dalla GDF e dall’Agenzia, sono riusciti a sequestrare quasi 30 kg di sostanza stupefacente.

Il servizio di Presadiretta proseguirà raccontando alcune storie di tossicodipendenza: la droga non uccide solo chi la consuma, ma anche i familiari, come testimoniano le mamme dell’associazione SOSBallarò “Mio figlio ogni notte, va a Ballarò” racconta una di loro “mi dice accompagnami perché da solo non ce la faccio, così mi controlli, anziché prendere il crack prendo la roba che per me è meglio .. siamo arrivati a questi estremo. Io ho fatto in modo di non avere soldi perché se no se li mangia tutti. Sono andata a chiedere soldi in prestito a persone, al negoziante, io ho fatto cose allucinanti..”
I genitori di SOS Ballarò vorrebbero che i loro figli fossero dichiarati di intendere e di volere per poterli spingere alla cura, ma in Italia non è possibile spingere un maggiorenne ad un trattamento di cura, la loro maggiore preoccupazione è perciò sempre la stessa, togliere i figli dalla strada e dalle piazze di spaccio, a qualsiasi costo. Anche ricorrendo a misure estreme.
Una delle madri è arrivata a denunciare il figlio: “Ho buttato via tutto quello che ho trovato in casa: bottiglia, palline di crack, fumo... Sono andata in questura e ho detto quello che succedeva in casa negli ultimi tempi.. non c’era estorsione, non c’erano violenze.. facciamola finita cosa volete che vi dica? Io devo salvare mio figlio se ci riesco, così ho mentito. Ho mandato mio figlio in carcere per salvargli la vita”

La scheda del servizio:

Ogni anno vengono prodotte in laboratorio 100 nuove molecole, che si aggiungono alle mille già esistenti sul mercato delle droghe sintetiche. Si alza l’allarme sulla crescente diffusione di droghe sintetiche: il fentanyl, cinquanta volte più potente dell’eroina, è arrivato anche in Italia? “PresaDiretta” il programma condotto da Riccardo Iacona su Rai 3, nella puntata di domenica 16 marzo alle 20.30, si occupa di droghe sintetiche: la prima parte - “Aspettando PresaDiretta” - è dedicata soprattutto a ecstasy, ketamina, mdma, anfetamine, cannabinoidi sintetici, benzodiazepine,per capire la loro diffusione sul territorio e le vie illegali del commercio, che passano anche attraverso il dark web. E poi, un viaggio da nord a sud del Paese attraverso le principali inchieste che hanno portato alla luce ricette contraffatte, medici e farmacie compiacenti e traffico di ossicodone, per capire quanto è alto il rischio della diffusione del fentanyl nel nostro Paese. In studio con Riccardo Iacona il criminologo Vincenzo Musacchio e l’inviata di Avvenire Lucia Capuzzi.

A “PresaDiretta” poi, gli straordinari reportage realizzati in Messico e in Canada, tra laboratori illegali, traffici criminali ed effetti devastanti sui consumatori. “Fentanyl overdose globale", ricostruisce la dimensione di questo oppioide sintetico, chiamato anche la droga degli zombie per il suo effetto devastante. Prima tappa il Messico, con la guerra tra Cartelli per la produzione e il commercio di fentanyl, con le testimonianze di chi cucina la droga, degli esperti che contrastano i narcos, degli operatori che assistono migranti e tossicodipendenti. Il Messico dove la droga è anche una minaccia per la democrazia come dimostrano le oltre 100 mila persone scomparse.

“PresaDretta” è andato poi in Canada dove il fentanyl provoca, solo nella regione di Vancouver, sette morti al giorno ed è entrata nei laboratori clandestini sequestrati dalle forze dell’ordine. Un Paese che nel tempo è diventato produttore di droga sintetica e dove gli enormi proventi illegali stanno inquinando anche l’economia legale.

E poi c’è la lotta contro le dipendenze: come funzionano alcuni dei 600 Serd del Paese, i Servizi territoriali per le Dipendenze patologiche, che lavorano sulla prevenzione e sulla terapia dei tossicodipendenti, che soffrono per i tagli e per la cronica scarsità del personale. Oggi mancano all’appello oltre fduemila unità, tra medici, psicologi e infermieri. Infine l’altra faccia del fentanyl: il farmaco analgesico indispensabile nelle anestesie e nel trattamento del dolore cronico. Dispositivi per la terapia del dolore utilizzati nei centri, sia privati che pubblici e spesso conservati in cassaforte.

"Fentanyl overdose globale" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Giuseppe Laganà, Luigi Mastropaolo, Elena Stramentinoli, Cesarina Trillini, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Delbò, Paolo Martino.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

10 marzo 2025

Iris di marzo di Grazia Verasani

 

Sono fortunata, l’uomo smilzo e stempiato che mi siede di fronte in questo anonimo ambulatorio medico, pneumologo di professione, è un vecchio compagno di liceo che non pretenderà nessuna parcella, ma lo sguardo accigliato con cui legge il referto della mia spirometria, dopo aver esaminato quello dell’eco al torace, non lascia presagire nulla di buono.

Ci sono libri che riescono a raccontarti la realtà meglio di tanti approfondimenti e saggi: questo di Grazia Verasani è un esempio calzante, qui troviamo tanti temi di stretta attualità come la microcriminalità delle seconde generazioni di immigrati (che poi sarebbero anche la terza); i giovani adolescenti e il loro rapporto con l’amore, con le affettività. Cosa vogliono dalla vita e cosa invece ottengono da questa società classista dove sono azzerati tutti i sogni e le ambizioni..

Da dove arriva la rabbia che si portano dentro i figli di immigrati, ragazzi che potranno diventare italiani solo dopo i diciotto anni, perché prima sono solo invisibili?
Quali sono le loro ambizioni, i loro sogni?

Ecco tutto questo viene raccontato con gli occhi di Giorgia Cantini, qui al settimo romanzo, che adolescente è stata negli anni settanta, tanti anni prima.

Una mattina, dopo una visita da un amico pneumologo che, inutilmente, ha cercato di convincerla a smettere di fumare, si trova in ufficio la signora Teresa, la mamma di Libero

«Sono qui per mio figlio Libero, dottoressa. Ha sedici anni, anche se lui direbbe quasi diciassette. ..»

Libero sta trascurando la scuola, a casa ha un atteggiamento ostile e, cosa che la preoccupa, ci sono quei brutti amici che frequenta, che sia finito in una baby gang? Potrebbe Giorgia seguirlo per capire se si sta mettendo nei guai?
Di questo gruppo di amici fa parte un ragazzo di origine nordafricana, uscito da poco dal carcere minorile che ha considerato come una vacanza che si porta dietro sempre un coltello a serramanico, per dimostrare la sua aria da duro. Poi c’è Charlie, amico di infanzia di Libero, che ora lavora nella pizzeria di famiglia. Olimpia, una ragazza ai limiti dell’anoressia per la sua magrezza e con brutti tagli sugli avambracci. E poi c’è Iris:

«Ed è qui che entra in gioco Iris, una diciottenne che un anno fa è stata protagonista di una bruttissima vicenda. ..»

La brutta faccenda è stata quella dei festini a base di coca dove dei professionisti facevano sesso con ragazze, anche minorenni come lo era Iris.

Ma Iris da quella storia sembrava addirittura esserne uscita rafforzata: aveva cambiato quartiere, amicizie, si era allontanata dai vecchi amici. Amici come Libero e Charlie, che di lei si sono innamorati ma senza essere ricambiati. Perché Iris è una che guarda lontano, vorrebbe fare l’attrice e anche le attenzioni di quelle persone più grandi di lei le fanno piacere.
Giorgia si ritrova a studiare questo ragazzo, così diverso da quelli della sua generazione, cresciuta senza internet e cellulari, senza quella socialità spinta che porta a chiudersi in una bolla:

La differenza è che noi non avevamo internet, eravamo ignari della rivoluzione digitale, coi suoi pro e i suoi contro, e nutrivamo ideali che avremmo poi seppellito in età matura e senza un funerale..

Per capire i problemi di ragazzi come Libero o come Hicham, bisogna anche riflettere su quello che la sua generazione ha lasciato come eredità: un paese dove l’ascensore sociale è fermo, la fine delle illusioni e la disillusione che nulla cambierà in meglio.

Per i ragazzi che crescono in contesti difficili, come Libero o la stessa Iris, figlia unica di una madre separata, l’unica possibilità è la fuga:

.. i più fortunati, dopo il liceo o l’università, se ne andranno all’estero, ma gli altri? Crescono in città piene di anziani, la scuola è un’imposizione e non certo un luogo di salvezza, non hanno libri in cui individuare modelli di ispirazione, e nemmeno un Che Guevara dipinto sulla maglietta.

Una mattina, reduce da una nottata difficile, Giorgia viene svegliata da una telefonata di Teresa, la madre di Libero:

«Si calmi, Teresa» la incoraggio dopo un paio di colpi di tosse. «Chi hanno messo in un carrello?»

Iris, la ragazza piena di luce e di energia, quella che coltivava il sogno di fare l’attrice, è stata trovata morta: accoltellata e infilata dentro un carrello della spesa delle coop.

Un’indagine non è mai come lanciare un’esca e poi avvolgere lentamente il mulinello, si formano sempre mille cerchi d’acqua che confondono sovrapponendosi tra loro

Giorgia inizia così una sua indagine parallela a quella della polizia, cercando però di tenersi ben lontana dal suo ex, il super poliziotto Bruni, che l’ha abbandonata per tornare dalla sua famiglia.
Una indagine che deve portare avanti perché quella morte le ricorda da vicino quella della sorella, Ada, morta suicida anni prima. Anche lei voleva fare l’attrice, anche la sua una vita bruciata troppo in fretta..

Si scopriranno diverse analogie tra questi ragazzi, la nuova “gioventù bruciata” e quelli della sua generazione: in fondo le difficoltà nel superare un trauma, come un amore mancato, sono le stesse.
Chi ha ucciso Iris in una fredda notte di un marzo dove l’inverno non vuol lasciare spazio alla primavera?

«E cosa vorresti fare del tuo tempo?»
«Il problema è che non lo so. E nemmeno Libero. Qui non lo sa nessuno.»
Quanta vita reale dentro queste pagine. Quante risposte alle tante domande sul perché delle baby gang, sul fallimento dell’integrazione delle seconde e terze generazioni. Su questi adolescenti che crescono senza speranze e tanta rabbia.

La scheda del libro sul sito di Marsilio
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09 marzo 2025

Anteprima Presadiretta – Cittadinanza all’italiana

La prima puntata della stagione 2025 di Presadiretta sarà dedicato al tema della cittadinanza italiana, pensando alle migliaia di giovani nati e cresciuti qui che si vedono negare un diritto solo per l’ottusità delle leggi, per una visione miope e poco lungimirante della politica italiana, di destra.

Nell’anteprima si parlerà di femminicidi tra le giovanissime: Presadiretta lancia il suo allarme, il giorno dopo l’8 marzo, aumentano i casi di ragazzine he subiscono violenza da parte dei ragazzi e questo – racconta Riccardo Iacona nella presentazione della puntata – è un segnale di un fallimento, perché significa che facciamo troppa poca prevenzione, altrimenti come si giustifica che tutti questi stereotipi e queste violenze si riproducono tra i giovanissimi?
E come pensiamo di svuotare il mare della violenza di cui sono vittime le donne italiane se non facciamo prevenzione?

Il cuore della prima puntata è invece dedicato alla nostra legge sulla cittadinanza: è qualcosa di veramente paradossale – continua Iacona – gli stranieri che vivono e lavorano da noi, persino quelli che nascono da noi, devono fare i salti mortali per ottenere la cittadinanza italiana mentre gli “oriundi” italiani la possono avere e senza limiti generazionali, anche se non conoscono l’italiano, non hanno mai vissuto da noi, non hanno mai contribuito all’economia di questo paese. Veramente una cittadinanza all’italiana.

Da una parte questi 60 milioni di persone nel mondo che possono diventare cittadini italiani per diritto di sangue anche se non vivono da noi (e se sono calciatori l’iter è solo una farsa). Dall'altra parte, per chi nasce e lavora da noi da anni, ottenere la cittadinanza è un incubo, servono anni e, nel mentre, non ti vengono riconosciuti i diritti propri dei cittadini italiani.

I giornalisti di Presadiretta hanno raccolto diverse storie di “stranieri” in Italia, gli invisibili: per ottenere quel pezzo di carta serve una lunga lista di documenti, compresi gli ultimi tre anni di reddito, il certificato di residenza storico, il test di lingua italiana e infine una tassa da 250 euro da pagare al ministero per avviare la pratica di cittadinanza.

Il permesso di soggiorno? Deve essere registrato e a posto ogni anno, almeno fino all’ottenimento della cittadinanza: è la storia di Kejsi, arrivata in Italia dall’Albania quando aveva nove anni, quasi vent’anni fa, per un errore nel permesso di soggiorno della madre ha dovuto rifare da capo tutto l’iter per ottenere la cittadinanza, perché lei è in Italia da più di dieci anni e potrà diventare italiana tra tre anni.

Cosa significa per una ragazza come Kejsi avere una carta con su scritto cittadina italiana? Poter andare a votare, per esempio: senza la cittadinanza sei invisibile agli occhi delle istituzioni, le persone con background migratorio che crescono e vivono qui da tanti anni sono invisibili.

Anche il campione Fausto Desalu è nato e cresciuto qui, a Casalmaggiore: figlio di genitori nigeriani ha dovuto aspettare 18 anni prima di diventare italiano. Eppure il 6 agosto 2020 a Tokio aveva indosso la maglietta azzurra quando ha vinto la medaglia d’oro per la staffetta dei 4x100: “io quel 6 agosto ero fiero con ogni cellula del mio corpo di poter sollevare quella bandiera italiana, non mi sono guardato indietro a quello che è successo prima, io stavo pensando solo a quel momento lì. E in quel momento ero probabilmente l’italiano più felice di tutti.”
C’è dell’ipocrisia in un paese che fino a 18 anni ti dice ‘tu non sei italiano?’ però poi ti da una bandiera e te la mette sulle spalle e ti vede tutto il mondo?
“Per un ragazzo come me forse un po’ ingiusto lo è, perché comunque io ho vissuto per 18 anni in Italia, non sono mai andato all’estero, neanche in gita, ringrazio me stesso per non aver mollato, per non aver smesso di credere in me. Anche se purtroppo ci sono state delle leggi che mi hanno impedito di essere italiano fin da subito.”

Ci sono poi altre storie, quelle dei discendenti degli italiani espatriati all’estero, quasi 60 milioni tra il 1861 e il 1985, molti erano contadini costretti a lasciare le campagna per sfuggire alla povertà dell’Italia post unitaria (e il regno sabaudo incentivava questa emigrazione lasciando gli emigranti nelle mani di avidi sfruttatori – leggetevi Gli invisibili di San Zeno di Alessandro Maurizi). Attraversavano l’oceano, spendendo anche una fortuna, attirati dal poter arrivare in quella che veniva presentata loro come una terra del bengodi, ignari invece degli enormi sacrifici che avrebbero dovuto affrontare.

Di questi migranti, 18 milioni non sono mai tornati e i loro discendenti sono oggi quasi sessanta milioni, molti vivono nell’America del sud, in Brasile.

Nevton Bortolotto a Presadiretta racconta questi sacrifici: “agli italiani quando partivano veniva detto che il Brasile era un paese dove si poteva diventare ricchi, la terra della cuccagna, della fortuna, invece hanno trovato tutto il contrario, hanno dovuto disboscare il terreno, costruirsi le loro case, le capanne.. I primi periodi sono stati molto duri, sono morti tanti di fame, di fatica, sono morti anche come vittime dagli indigeni che si sono trovati invasi da questi europei e l’italiano a sua volta non sapeva che ci fossero gli indigeni, è stato ingannato..”

Sergio Maccari è figlio di un emigrante partito da San Polo di Piave a Treviso: “mi sono italiano” dice al giornalista di Presadiretta “il vero figlio di immigranti, il sangue italiano è qua del sud, del Rio Grande del sud.. La Meloni ha detto che l’Italia ha bisogno dei figli dei migranti, dobbiamo ritornare là, per fare la nuova Italia. Non quella dei migranti africani, quella degli arabi, no! Voglio essere trattato come un figlio di italiani”.

La scheda del servizio e il comunicato dell’Ufficio Stampa:

Tornano le inchieste di "PresaDiretta" di Riccardo Iacona, ogni domenica alle 20.30 su Rai 3. Si comincia con il nuovo ciclo, domenica 9 marzo, con una puntata che si occupa di cittadinanza italiana e delle leggi che la regolamentano; mentre "Aspettando PresaDiretta" è dedicata ai femminicidi tra le giovanissime.  
Un viaggio di "PresaDiretta" tra le richieste di cittadinanza in Italia e in Brasile. Tra le storie dei discendenti di italiani emigrati dopo l’Unità d’Italia che oggi chiedono di diventare cittadini italiani e il percorso a ostacoli che affrontano i tanti migranti che vivono in Italia da decenni e i loro figli nati qui. Tra ius soli, ius scholae, ius sportivo e ius sanguinis che fanno discutere la maggioranza. Aspettando PresaDiretta, nella prima parte della serata racconta le storie delle ragazze, sempre più giovani, vittime della violenza di fidanzati ed ex compagni. E a che punto sono la legge e le iniziative  per introdurre nelle scuole l’insegnamento all’affettività? In primo piano, le storie di Aurora, Sara e Giulia, uccise dai loro partner. 
Giovani, giovanissime vittime della violenza psicologica e fisica, della cultura del possesso, della necessità del controllo che purtroppo caratterizzano molte relazioni. Un viaggio di Riccardo Iacona nei centri di ascolto, dove gli operatori insegnano a riconoscere le radici della cultura patriarcale e le interviste a genitori straordinari come Tina Raccuia e Gino Cecchettin, impegnati a promuovere l’educazione alla relazione tra i più giovani. Con i riflettori accesi sulla battaglia politica attorno all’insegnamento all’affettività nelle scuole. In studio con Riccardo Iacona: Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore presso il Dipartimento di Scienze biomediche dell’Università degli Studi di Milano. 
Poi, la puntata "Cittadinanza all'italiana". Ci sono stranieri che vivono in Italia da tanti anni, o che ci sono nati, che parlano l’italiano e pagano le tasse, ma che non hanno ancora la cittadinanza italiana. Come si diventa cittadini italiani? E cosa significa nella vita di tutti i giorni, non avere la cittadinanza? A PresaDiretta le storie di chi, tra file in Questura, appuntamenti annullati e ostacoli burocratici, aspetta da decenni. E poi ci sono più di 900mila studenti nelle scuole, come Ahmed, Khanda, Youssef, nati e cresciuti nel nostro Paese da genitori stranieri, che aspettano di diventare italiani anche sui documenti. Ma anche le storie di chi, grazie allo ius soli sportivo, riesce ad essere tesserato dalle federazioni sportive. Poi c’è il paradosso di chi invece la cittadinanza italiana l’ha ottenuta, senza aver mai messo piede in Italia. Il viaggio di PresaDiretta parte nel minuscolo Comune molisano di Montorio nei Frentani e in quello veneto di Val di Zoldo, dove gli uffici comunali sono sommersi dalle richieste di cittadinanza di persone che hanno un antenato italiano, emigrato all’estero, anche nel secolo scorso. E prosegue in Brasile, dove ci sono 30 milioni di italo-discendenti e dove prospera il business delle agenzie che per 10 mila euro sbrigano tutte le pratiche. Nel frattempo in Parlamento ci sono quasi 30 proposte per modificare la legge e in attesa dei referendum che interverranno anche sulla cittadinanza, la battaglia politica è sempre più accesa.  
"Cittadinanza all'italiana" è un racconto di Riccardo Iacona e Maria Cristina de Ritis con Marco Della Monica, Marianna De Marzi, Lorenzo Grighi, Francesca Nava, Emilia Zazza, Eugenio Catalani, Fabio Colazzo, Matteo Delbò, Fabrizio Lazzaretti.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

06 marzo 2025

L’antico amore, di Maurizio De Giovanni


"Non ci fosse la notte. Ce l’avrei fatta, se non fosse esistita la notte. Perché di notte cambia tutto. Di giorno senti che il tempo si riempie. Incontri i parenti, gli amici: parli, ascolti, bevi. Puoi anche solo metterti ad ascoltare i rumori della strada, riconoscere le ruote dei carri che rotolano, i venditori che schiamazzano, i commercianti che protestano.."

Non ci sono delitti su cui indagare al centro di questo nuovo romanzo dello scrittore Maurizio De Giovanni. Ma forse è vero che un'indagine c'è ne "L'antico amore", è quella che dovrà fare il lettore di fronte a questi tre personaggi, protagonisti del romanzo, le cui storie sembrano distanti secoli e che invece hanno in comune la ricerca di un destino.

Un poeta del primo secolo avanti Cristo, che potremmo immaginare essere Catullo, che nelle sue poesie si dispera per un amore che l'ha lacerato dentro, svuotandolo di tutta la forza, l'energia, la voglia di vivere.

"Troppo tempo, pensò. Troppo da allora, dai banchi del liceo quando un anziano insegnante gli aveva trasmesso il senso di un antico amore; e troppo era anche il tempo che lo aspettava prima della pensione, .. Sono in mezzo al guado, rifletté. Ventidue anni di insegnamento"

Un professore universitario deluso da quello che raccolto dalla propria vita e da quello che ha ottenuto dall’insegnamento: una moglie distante che gli rinfaccia quella vita che non ha potuto avere e degli studenti che non sono interessati alle sue lezioni.

Un insegnante "in mezzo al guado", tanti anni di insegnamento alle spalle, tanti rimpianti per le aspirazioni e l'energia che aveva anni prima, quando si innamorò della poesia e in particolare di un poeta di secoli prima (il poeta disperato per quella donna che lo ha abbandonato?) che aveva vergato in versi la sua disperazione, definendole nugae, ovvero "sciocchezze":

".. perché un poeta che ha scandagliato i labirinti dell’amore, che è stato così abile nel dar forma, anima, infinito splendore e profondità a quel sentimento, definisce “sciocchezze” i versi più belli e rapinosi della storia dell’umanità?"

Poi un altro professore anziano, di cui si prende cura di nome Oxana, venuta qui dalla Moldavia per un lavoro.

"Oxana prende una camicia dalla cesta e la dispone sul tavolo da stiro. Stirare le piace molto. Si è chiesta perché, quando chiacchiera con le amiche il giovedì al caffè, tutte dicono che ne farebbero a meno, sembra di sentire la voce di Ljuba, una delle più feroci critiche del gruppo del giovedì. Le donne, direbbe, la colpa prima di tutto è delle donne. Non hanno valori, non hanno spirito di sacrificio né serietà".

Da una parte l'ossessione per un amore che non ci sarà più, per il poeta, o di un amore che c'è stato un tempo e che ora si è inaridito, per il professore di lettere, Marco. Oppure la difesa della memoria, il dover difendere a qualunque costo il ricordo di ciò che si è perduto e che rimane ancora caro, come vedremo fare all'anziano professore.

E dall'altra le convenzioni della società in cui vivono i personaggi, appunto così distanti e così vicini allo stesso tempo: le convenzioni della società romana che incastrano la donna amata dal poeta, una società comunque rigida e maschilista, costringendola a portare un peso che magari non avrebbe voluto sostenere.

Le convenzioni dietro il matrimonio del professore di lettere. Un matrimonio con la figlia di un imprenditore che deve la sua fortuna al suo pelo sullo stomaco, una persona che incarna quanto di più lontano possa esserci da lui. Un professore che anni prima è rimasto colpito dai versi di questo poeta latino e da come raccontava il suo strazio per un amore perso per sempre. Ecco che si iniziano a vedere qui i fili che legano assieme queste persone.

Un mistero lo dovrà risolvere anche Oxana, la fedele badante del professore anziano, attenta osservatrice dei suoi gesti, di quelle sue strane abitudini quotidiane: cosa scrive tutti i giorni su un foglio, con quella sua calligrafia precisa? A chi dedica quello scritto? E come mai, arrivato alla fine del foglio, lo strappa metodicamente, in tante parti uguali per gettarle via?

La risposta arriverà alla fine, quando questi fili che legano assieme i protagonisti del racconto saranno finalmente visibili con un colpo da maestro di De Giovanni, che ancora una volta si dimostra maestro nel raccontare il mistero della vita e tutto quello che ci rende vivi e unici. Le passioni, le gioie e i dolori. L'amore. Anche quell'amore antico che ancora oggi si riverbera nel presente:

Sulla prima pagina c’è una scritta a penna, in una grafia che curiosamente a Oxana ricorda quella dei frammenti di foglio che ogni sera raccoglie in cortile, solo più ferma e netta. C’è scritto: “L’amore è il ricordo dolce di una tempesta”.

La scheda del libro su sito di Mondadori

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

02 marzo 2025

Anteprima inchieste di Report – il re dei vini, il petrolchimico di Priolo, l’ospedale Forlanini, le Marche e la Roma criminale

Questa sera Report si occuperà del “re del vino”, Rccardo Cotarella, l’enologo dei vip che ha aiutato, tra gli altri, Vespa e D’Alema, a fare il vino.

Poi un servizio sull’inquinamento degli idrocarburi in Sicilia, dove italiani con pari diritti pagano a caro prezzo il vivere accanto alla raffineria che rifornisce di benzina il resto del paese. Ma da dove viene il petrolio?

La rendita sicura della condannata

L’inchiesta di Giulia Presutti tocca riguarda un’azienda informatica, la Imperial Eagle fondata da un tecnico informatico coinvolto nell’inchiesta “grande raccordo anulare” Alessandro Telich.
Dopo l’arresto, la proprietà è passata alla madre, Iolanda, dipendente di Ama, ma che risulta anche socio unico di questa società basata a Dubai.
Sestina Fabietti è invece la sorella di Fabrizio Fabietti, socio di Diabolik e arrestato nell’ambito di questa inchiesta: i giudici l’hanno ritenuta organica all’organizzazione, era la “cassiera” dell’organizzazione ma la Cassazione le ha lasciato le proprietà immobiliari dopo il decreto di confisca del Tribunale di Roma del 2007.
Sestina e Fabrizio sono stati indagati anche per usura: i Fabietti avrebbero usato l’amico Petrucci per trasformare il denaro guadagnato in forma illecita in investimenti leciti, per esempio con l’acquisto di locali e immobili.
Il Tribunale aveva sequestrato i beni ritenendo che non fosse stato dimostrato che quel locale fosse stato acquisito con denaro di provenienza lecita – spiega alla giornalista Francesco Gianfrotta presidente della sezione GIP-GUP del Tribunale di torino – perché c’era una sproporzione tra i redditi ufficiali e il valore dell’immobile, la Corte di Appello ha invece ritenuto che il denaro fosse di provenienza lecita.
Se poi la persona negli anni continua a delinquere per altri reati è possibile aprire un altro procedimento o penale o di prevenzione con eventuali confische di altri beni ma non di quel bene.

LAB REPORT: IL BENE IMMOBILE di Giulia Presutti

Collaborazione Cristiana Mastronicola

Nel 2019, l'indagine Grande Raccordo Criminale della procura di Roma ha smantellato un'organizzazione criminale dedita al traffico di cocaina e hashish. A capo del gruppo c'erano Fabrizio Piscitelli, meglio noto come Diabolik, e il suo socio Fabrizio Fabietti. Poco dopo la morte di Piscitelli, freddato in pieno giorno da un killer, Fabietti è stato arrestato insieme ad altri 56 indagati. Fra questi c'era anche sua sorella Sestina Fabietti, che aveva un ruolo chiave all'interno dell'organizzazione: riceveva e occultava il denaro proveniente dalla vendita della cocaina in diverse piazze di spaccio romane. Sestina Fabietti è stata condannata in Cassazione e a Roma le resta una proprietà immobiliare che le garantisce una rendita sicura.

Il turismo nelle Marche

Il 19 gennaio scorso Report si era occupata di Atim, l’agenzia del turismo voluta dal presidente della regione Marche, Acquaroli.

Un ente che non ha lasciato dietro un buon ricordo, anche per come sono stati gestiti i fondi regionali, come emerge anche dalla relazione della Corte dei Conti.

Nonostante questo, nel 2025 la regione ha stanziati altri 7 ml per Atim, per gestire attività di promozione: parte di questi fondi sono stati spesi per un nuovo spot celebrativo con protagonista l’atleta Gianmarco Tamberi, già protagonista dello spot girato nel 2024 e pagato 600 mila euro (per usare in esclusiva la sua immagine di atleta) e mai andato in onda in tv.

A fine gennaio finalmente sono iniziate le riprese: il presidente della regione ha definito questo spot “un viaggio emozionale nell’identità marchigiana”, notizia poi uscita su tanti giornali. Spunta anche una foto: lo post di Tamberi è stato girato a Monte Giorgio, in un resort situato in uno dei più bei posti panoramici della regione.

“Ma questa è anche una struttura che ospita al suo interno un ristorante la cui attività di somministrazione di alimenti e bevande è stata sospesa su richiesta dei NAS” - racconta il consigliere regionale Fabrizio Cessetti “l’autorità sanitaria locale dovrebbe essere anche questa sotto il controllo del presidente della giunta regionale.”

Lo scorso 19 agosto nell’ambito dell’operazione estate sicura i carabinieri del NAS di Ancona bussano alla porta di questo elegante wine resort, 23 camere, una suite con affaccio sulla piscina e sul giardino, cantina, sala degustazione. All’interno i carabinieri riscontrano gravi non conformità igienico sanitarie, sporcizia diffusa, incrostazioni di grasso, scarti alimentari sulle attrezzature, alimenti poggiati a diretto contatto sul pavimento.

LAB REPORT: THAT’S ATIM di Lucina Paternesi

Collaborazione Cristiana Mastronicola

A dicembre 2021 nasce Atim, l’Agenzia per il turismo e l’internazionalizzazione delle imprese della Regione Marche voluta dal governatore Francesco Acquaroli che ha tenuto per sé la delega dell’assessorato al Turismo. Tra affidamenti diretti senza bandi di gara e spot con super testimonial d’eccezione, la Corte dei conti ha bollato Atim come un doppione inutile e costoso dello stesso assessorato al turismo. Ma come vengono spesi i soldi dei marchigiani per promuovere la regione in Italia e all’estero? Solo tra il 2022 e il 2024 Atim ha speso 12 milioni di euro per finanziare la realizzazione di eventi, mostre e spot promozionali; e il 2025 è iniziato con un nuovo stanziamento da 7 milioni di euro. A gennaio, infatti, sono iniziate le riprese del video con il campione olimpico Gianmarco Tamberi, ma dove è stato girato?

Il disastro ambientale a Siracusa

A Siracusa può capitare che dal cielo non piova acqua, sporca o meno, ma petrolio.


Non è un miracolo, l’oro nero che cade sulle persone portando ricchezza e benessere. È solo la maledizione di vivere vicino ad una raffineria.

Una pioggia nera che macchia i vestiti, le macchine, tutte le cose su cui cade.
È la pioggia oleosa che arriva dalle ciminiere alle spalle della città: l’ultima volta, nello scorso agosto, è caduta di notte così nessuno ha corso il rischio di aspirarla, “ancora oggi non sappiamo se faccia bene respirarla” racconta al giornalista di Report un testimone dell’evento.

“Anche a toccarla, lei sa cosa sta toccando, se è veleno? Danno posti di lavoro, si può vivere ma non puoi dare il lavoro e poi ti tolgono la vita.. ”

L’episodio è stato causato da un problema alle ciminiere della raffineria ISAB, dove si trattano i reflui industriali del petrolchimico di Priolo, uno dei più grandi d’Europa. Report è andata a visitare le vasche di depurazione da cui si sospetta che siano evaporate sostanze inquinante.

Servivano le maschere per questa visita, dalle vasche salgono sostanze dannose per la salute se inspirate: sul pelo dell’acqua nelle vasche sono presenti delle macchie dovute a composti poco solubili e molto volatili – spiega il tecnico al giornalista di Report – tanto da sembrare olio.
Sono queste vasche quelle che salgono le sostante che inquinano l’aria, si sente un odore fortissimo nonostante la maschera, bruciano gli occhi.
I reflui industriali del grande impianto petrolchimico, capace di produrre da solo un terzo della benzina usata in Italia, finiscono in queste vasche e in parte evaporano in un tratto della costa tra Augusta Medilli, Priolo e Siracusa. Una delle zone con la più alta incidenza di tumori d’Italia.
Nel depuratore si depositano dei fanghi che sono un concentrato di veleni, con alta concentrazione di idrocarburi. In questo depuratore sono stati ritrovati anche dei fanghi non ancora smaltiti, 4 mila tonnellate, che non si sa come smaltire.

Da una parte la salute e la sicurezza ambientale e dall’altra l’impossibilità di chiudere un impianto che è il più grande petrolchimico italiano, mettendo la rischio la sicurezza energetica del paese. Quindi è intervenuto il governo Meloni con un decreto firmato dal ministro Urso e Pichetto Fratin: la soluzione non è particolarmente innovativa, si tratta di un copia e incolla del caso Ilva. Prima si dichiara Isab, il petrolchimico, una zona di interesse strategico, poi a settembre del 2023 si concedono delle deroghe alle emissioni. Antonio Mariolo, amministratore giudiziario dell’acquedotto siracusano di Ias, aveva ricevuto una copia del decreto sul suo telefono qualche mese prima, a marzo.

“Io l’ho chiamato decreto whatsapp nel senso che la circolazione è avvenuta attraverso whatsapp..”
Ci sono state differenze tra il decreto ricevuto sul telefono e quello poi pubblicato?
“La seconda versione era molto più permissiva” ha risposto Mariolo: è aumentato il tetto degli inquinanti autorizzati ad essere emessi dall’impianto, aumentano i limiti dei fenoli, degli idrocarburi totali, dei solventi organici aromatici.
Cosa è accaduto? Lo spiega un esponente di Confindustria Sicilia: dopo l’uscita del primo decreto le aziende locali contattano gli esponenti dei ministeri.

“Ogni azienda ha fatto le sue pressioni” spiega il dirigente di una di queste imprese a Report “e si è fermato tutto..”
Di fatto il decreto è stato ritirato su richiesta delle imprese: “se fai questo decreto noi chiudiamo perché sono dei limiti non raggiungibili nell’immediato”:

Di fatto, tutte le aziende nel siracusano non sono in grado di rispettare delle norme di sicurezza sanitaria e ambientale. Prima il profitto, col ricatto dei posti di lavoro, come a Taranto. Della salute se ne potrà parlare poi.

La scheda del servizio: IL MARE E’ COME L’OLIO di Manuele Bonaccorsi

Collaborazione Madi Ferrucci

Un disastro ambientale e industriale rischia di affossare il più grande petrolchimico italiano, quello della provincia di Siracusa, che produce un terzo della benzina italiana. Report racconterà gli sviluppi dell’inchiesta sul depuratore IAS; sequestrato nel 2022 dalla magistratura, su cui si è aperto uno scontro politico tra i giudici siciliani e il Governo, finito davanti alla Corte Costituzionale. Anche un altro depuratore, gestito dal petrolchimico Isab, è finito sotto la lente dei magistrati, secondo i quali l’impianto avrebbe truccato le analisi sugli sversamenti in mare, producendo un grave inquinamento marino e atmosferico. Report indagherà anche sulla vera proprietà dell’impianto, ceduto dai russi di Lukoil a un fondo cipriota in seguito alle sanzioni contro il petrolio di Mosca. E svelerà, in collaborazione con Greenpeace, i traffici di petrolio russo nelle acque internazionali davanti al petrolchimico. La flotta fantasma di Mosca, infatti, ha scelto questa zona di Mediterraneo come hub per i trasferimenti di petrolio tra navi sanzionate e navi formalmente “pulite”, sembra, con l’obiettivo di violare le sanzioni. Una pratica che rischia di creare disastri ambientali, e che avverrebbe nel totale disinteresse delle autorità italiane.

Il re del vino

Riccardo Cotarella è definito il re dei vini, perché è uno degli enologo più influenti al mondo, l’unico a cui finora è stato dedicato un biopic, un film documentario sulla sua vita. Ha seguito e migliorato i prodotti di centinaia di aziende e creato vini per personaggi famosi in tutto il mondo, tanto da guadagnarsi l’appellativo di enologo dei vip.

Lo scorso novembre era presente al Merano Wine Festival dove ha ricevuto un premio: dopo l’evento Report ha seguito la master class tenuta dallo stesso Cotarella assieme al fratello Renzo, anche lui enologo.

L’evento aveva un taglio sociale: il vino che i presenti assaggiavano erano prodotto da una cantina palestinese, per la precisione vini della Palestina prodotti in una cantina in Israele, “quando i ragazzi devono andare dalla cantina alla vigna devono passare attraverso un muro, coi mitra puntati..” raccontava lo stesso enologo, spiegando l’importanza di supportare quei produttori a cui tutti hanno rivolto un augurio.

I fratelli Cotarella hanno dimostrato una grande sensibilità per i temi sociali anche attraverso l’impegno della loro azienda di famiglia. Ma qualcuno, durante l’evento, si accorge della presenza delle telecamere di Report, i giornalisti sono stati chiamati con discrezione dal responsabile della manifestazione che ha invitato loro di andarsene, perché i due enologi “si sentivano condizionati, si sentono quasi come ‘stai attento a quello che dici’ .. se ho questa richiesta da parte loro non posso ignorarla”.

Dal 2023 la Fondazione Cotarella legata all’azienda del grande enologo Riccardo Cotarella raccoglie circa 240mila euro di donazioni destinate a una dimora nota come “Verdeluce”.

Ma a pochi mesi dall’inaugurazione in pompa magna l’edificio risulta ancora deserto: la struttura doveva accogliere giovani con disturbi nel comportamento alimentare.

“E’ un tema troppo delicato” racconta a Report un addetto all’accoglienza della famiglia Cotarella “quindi ci sono delle limitazioni a volte che ci impediscono di fare quello che vogliamo.. ”
L’immobile è stato ristrutturato e ri-accatastato prima dell’inaugurazione, con un importante aumento di valore, passando da rudere a casale.


Tanto è vero che sul catalogo, la dimora Verdeluce nata per ospitare ragazzi con difficoltà alimentari, diventa agriturismo Verdeluce, le degustazioni le hanno chiamate “bollicine verdeluce”, assieme al programma ci sono anche i prezzi.
Un assaggio di vini costa 130 euro a persona, 200 euro per l’esperienza di coppia, “si può fare un servizio sartoriale” spiega l’addetto all’accoglienza della struttura, si può dormire nella struttura quanto tempo si vuole, basta pagare.
Report ha sottoposto i documenti della fondazione Verdeluce all’associazione Codacons: “è importante che le campagne di beneficenza non integrino una pratica commerciale scorretta, però certo se questi soldi (quelli della fondazione Cotarella) sono stati raccolti al fine di creare questo centro di assistenza è importante che questo centro di assistenza venga realizzato, esattamente come era stato promesso. Quindi ad oggi sembra che non sia stato ancora realizzato, quindi abbiamo presentato un esposto all’autorità garante della concorrenza e del mercato, che dovrà valutare se questi fondi sono stati destinati realmente a questo fine.”


Sul Fatto Quotidiano Marco Franchi ha pubblicato una anticipazione del servizio:

La filantropia dei Cotarella, enologi dei vip: il casale per ragazzi con disturbi è un affare

Di Marco Franchi

La “Dimora Verdeluce” doveva essere una struttura dedicata ai ragazzi tra i 12 e i 25 anni affetti da disturbi del comportamento alimentare. O almeno a questo era destinata la raccolta fondi avviata ormai nel 2023. E invece a 7 mesi dall’inaugurazione in pompa magna, il casolare ristrutturato nella campagna di Orvieto, in Umbria, fin qui è dedicato soltanto a struttura ricettiva, agriturismo e costosissime degustazioni. Parliamo del progetto benefico dalla famiglia di Riccardo Cotarella, 76 anni, il più famoso winemaker d’Italia e uno dei più noti al mondo, consulente di personalità come Massimo D’Alema, Bruno Vespa, Sting e, non ufficialmente, perfino del presidente russo Vladimir Putin. La vicenda sarà raccontata questa sera da Report, in onda su Rai3 durante un servizio a firma di Emanuele Bellano. Il caso, per alcuni versi, ricorda quello dell’influencer Chiara Ferragni, tanto che anche stavolta è stato presentato un esposto dal Codacons.

La scheda del servizio: IL RE DEL VINO di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Madi Ferrucci, Raffaella Notariale

Riccardo Cotarella è il più famoso winemaker d'Italia e uno dei più noti al mondo. Tra i suoi clienti annovera cantine prestigiose e personaggi famosi che hanno deciso di dedicarsi alla produzione di vino come Massimo D'Alema, Bruno Vespa, la rockstar Sting, l'imprenditore dell'abbigliamento Brunello Cucinelli. Insieme a un vero e proprio impero del vino Cotarella ha creato la Fondazione Cotarella, un ente che ha lo scopo di raccogliere denaro per cause benefiche, attraverso la vendita del suo vino Tellus e cene di beneficenza. Uno scopo nobile per cui ogni anno raccoglie centinaia di migliaia di euro. Ma il giro di denaro e i progetti che dovrebbero essere finanziati sarebbero tutt'altro che trasparenti. Cotarella attraverso una catena di società off-shore avrebbe investito in un latifondo in Argentina partecipando al disboscamento della foresta nativa. Un'attività che poco si concilierebbe con lo spirito filantropico con cui promuove le sue aziende.

L’intesa col Vaticano sull’ospedale Forlanini

L’ospedale Forlani di Roma è un’opera d’arte, oltre che una struttura sanitaria, purtroppo abbandonata da anni. Realizzato nel 1934 per curare i malati di turbercolosi , è un monumento nazionale, l’ingresso è arricchito da bassorilievi in marmo, la sua struttura è talmente bella da essere usata per set cinematografici, proprio in queste settimane stanno realizzando al suo interno una serie televisiva.
Il dottor Martelli, ex primario in questo ospedale, ha guidato le telecamere di Report in una piccola visita al suo interno, mostrando le camere operatorie, l’aula magna al primo piano: qui il dottore ha curato mille pazienti l’anno, effettuando più di ottocentomila operazioni.
E ora è tutto abbandonato, comprese le schede dei pazienti.
Per anni è stato usato come rifugio per i senzatetto, fino all’accordo col Vaticano, che a seguito di un’intesa con lo Stato italiano qui aprirà una sede dell’ospedale pediatrico.

La scheda del servizio: PATTI CHIARI di Claudia Di Pasquale

Collaborazione Marzia Amico, Giulia Sabella

L'ex ospedale Carlo Forlanini di Roma è un vero e proprio gioiello architettonico. Costruito negli anni Trenta per curare i malati di tubercolosi, è stato definitivamente dismesso nel 2015, e da allora è in stato di abbandono. In questi anni si sono susseguiti numerosi studi e progetti per recuperarlo, ma sono tutti naufragati. Fino a quando un anno fa è stata siglata una dichiarazione d'intenti tra il governo italiano e la Santa Sede per venderlo al Vaticano e trasformarlo nella nuova sede dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù. Ma quali sono i termini di questa intesa?

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.