25 giugno 2010

Minzolini, gli aquilani la aspettano

Il momento più esilarante della telefonata tra il giornalista de Il fatto (cerco di vederne almeno il lato comico) è quando Minzo cerca di difendersi dicendo che il TG dura 15 minuti per il mondiale e Carlo Tecce ribatte:
"Lei ha inviato il giornalista al polo nord, che raccontava dei cani che trainano le slitte .."

"Io non devo dirlo a lei" - taglia corto il direttore del TG1.
Sbagliato, il concetto di servizio pubblico significa proprio dover rispondere del proprio operato ai telespettatori, e non ai politici.

Farà allora il TG un bel servizio sulle proteste degli aquilani?
Farà un servizio sulle false bonifice di Bertolaso alla Maddalena, costate 72 milioni di euro (lavori assegnati a parenti e amici), che non hanno bonificato nulla?
In caso di condanna a Dell'Utri, manderà un servizio obiettivo, oppure concederà il microfono per la solita difesa mediatica?


Dov'è la vittoria?

Alla fine, il vecchio Bossi ha avuto torto: nemmeno siamo riusciti a comprarceli, questi Slovacchi (forse se si fosse fatto qualche promessa di delocalizzazione ..).

Questo è quello che succede a portare avanti una nazionale mediocre, gestita da un ct abbastanza presuntuoso, capace solo di lanciare slogan che lasciano il tempo che trovano.
E' finita la ricreazione: anche alla Camera (dove si discuteva il decreto sugli enti lirici guardando la partita) toccherà occuparsi dei problemi del paese (e non del cavaliere).

PS: a proposito del senutur, dopo l'invocazione del legittimo impedimento da parte di Brancher, i leghisti commentano :
"Quello che è successo in questi giorni potrebbe trasformarsi in una piaga non cicatrizzabile - spiega un importante esponente del movimento - c'è molta fibrillazione e tra noi si sta diffondendo la sensazione che Bossi in questa storia sia stato truffato". Candide vergini ...


24 giugno 2010

Non avevamo alcun dubbio

LA SCALATA AD ANTONVENETA
Bpi, il ministro Brancher invoca il «legittimo impedimento»
Il motivo? Deve organizzare il ministero. Probabile che i giudici stralcino la sua posizione e proseguano il processo per la moglie accusata di ricettazione [corriere]

Non avevamo alcun dubbio: almeno sono chiari (a tutti) i motivi della sua nomina a ministro.

A proposito di ottimismo: il centro studi confindustria conferma la fine della recessione
gli economisti di viale dell'Astronomia hanno rivisto al rialzo le stime sulla crescita al +1,6% del Pil per il 2011 (dal +1,3%). +1,2% nel 2010 (da +1,1%).
La disoccupazione è invece attesa in aumento, dopo 528mila i posti di lavoro già persi a fine 2009 in 2 anni .. (la crescita sarebbe dovuto alla perdita di valore dell'euro)

Insomma, l'economia cresce, gli italiani meno. Complimenti.

La dignità del lavoro

Riprendo dal blog di Alessandro Gilioli
Dice il ministro Sacconi che d’ora in poi i contratti nazionali di lavoro serviranno solo a garantire un livello “essenziale” di reddito.

Esiste una cosa chiamata Costituzione, su cui ministri e politici hanno giurato. Piaccia o non piaccia, è la legge che regola a prescindere tutti i rapporti del cittadino con lo stato.
Non si può ogni volta ricordare al politico di turno cosa c'è scritto (non è che esiste solo l'articolo che parla della privacy ...):

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.
La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.
Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

E già che ci siamo, ricordiamo a Sacconi e soci, anche l'articolo 38

Art. 38
Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale.
I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria.
Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale.
Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato.
L'assistenza privata è libera

Il via libera al nucleare

La centrale? Te la tieni. Le regioni italiane avevano riposto tutte le loro speranze nella Corte costituzionale: di fronte all’arroganza del governo, il ricorso alla Consulta era l’unica salvezza per chi il nucleare in casa non lo voleva. Invece, niente da fare. Secondo i giudici, le proteste sollevate da dieci regioni sono alcune infondate, altre inammissibili.
Il Piemonte aveva già ritirato il ricorso, subito dopo la vittoria del leghista Roberto Cota.
Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise, invece, la legge delega 99 del 2009 dovranno subirla così com’è.
Soprattutto, dovranno accettare che a scegliere i siti dove nasceranno le centrali sia il governo stesso: la legge, infatti, prevede che in caso di mancato accordo, la decisione venga presa direttamente dall'esecutivo. Il parere dell'ente locale, insomma, è obbligatorio ma non vincolante. Soddisfatta la maggioranza che, in assenza del ministro competente (Scajola non è ancora stato sostituito), fa parlare il sottosegretario al ministero, Stefano Saglia: “La decisione della Consulta sgombra il campo da polemiche pretestuose: il Governo intende fare il nucleare nel rispetto della Costituzione e delle Regioni”.
Parla anche il viceministro allo Sviluppo economico, il finiano Adolfo Urso, contento che la sentenza abbia riaffermato “il ruolo dello Stato”. Viene da chiedersi che ne
pensa la Lega. Le motivazioni che hanno portato alla bocciatura del ricorso verranno depositate nelle prossime settimane, ma già si sa che il giudizio si è fondato sul riparto delle competenze legislative fra Stato e Regioni in campo energetico.

Insomma, deciderà lo Stato, ma come ricorda il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, “il governo non ha ancora avuto il coraggio di dire agli italiani dove intende costruire le centrali atomiche”. Anche il Wwf ricorda al governo che ora “é solo”: “Dovrà decidere - prosegue l’associazione - senza il contributo delle Regioni e dei cittadini dalle cui tasche verranno prelevati i soldi per gli enormi costi di costruzione delle centrali e sui quali incomberanno i costi ambientali e i pericoli sanitari”.

Il ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo confessa di aver “affrontato” proprio ieri la questione con il premier Berlusconi. Secondo Bonelli il progetto del centrodestra fallirà “perché sarà travolto dalla mobilitazione popolare”. Anche dal punto di vista giuridico, comunque, non è ancora detta l’ultima parola. Nei prossimi mesi la Consulta dovrà pronunciarsi su un altro ricorso, presentato dalle Regioni contro il primo dei decreti attuativi della legge delega, varato nel febbraio scorso. E poi c’è il referendum. Dal primo maggio scorso è partita la raccolta firme promossa dall’Italia dei Valori per chiedere l’abrogazione della legge che riporta il nucleare in Italia.

Il fatto quotidiano - 24 giugno

Come per il decreto Ronchi, sulla privatizzazione dell'acqua, ci toccherà un altro referendum, per bloccare i siti? Oppure arriveranno i militare a presidiare le zone scelte dal governo (con dietro gli interessi delle grandi imprese italiane ed estere)?

Il maiale tra i rifiuti


Ecco, se devo scegliere un'immagine, il maiale gettato tra i rifiuti per le strade di Palermo direi che va proprio bene.
Del maiale non si butta via niente: metafora infelice di una cattiva gestione dei soldi pubblici, non solo nel meridione, gettati via per sprechi e arricchimenti feudali.

Chi ci sta a Pomigliano

Se si fa un referendum, si presuppone che dietro ci sia una libera scelta, come Scegliere di aderire o meno all'accordo della Fiat, a Pomigliano.
Se però, dopo l'esito del voto si risponde con
«Impossibile trovare una condivisione con chi sta ostacolando il piano» e «lavoreremo chi ha detto sì al piano», allora si capisce cosa queste persone (i vertici della Fiat, i sindacati favorevoli all'accordo, i falchi di confindustria, i ministri..) intendano come libera scelta.

Quello che potrebbe succddere ora è che, per evitare di perdere i presunti investimenti, si arrivi ad nuovo caso Alitalia: si crea una newco, con dentro i lavoratori che accettano questo nuovo contratto.
Gli altri a casa.

E non è nemmeno detto che arrivi la Panda.

Il presidente di Confindustria "Ribadiamo ancora una volta che c'è un sindacato che non comprende le sfide che abbiamo davanti".
Se la sfida è livellare i paesi europei, e l'Italia, ai paesi del terzo mondo, è una sfida che non interessa.
Soprende che imprenditori che hanno accettato il piano Cai per privatizzare con i soldi pubblici un'azienda privata, lo scudo fiscale che ha permesso il rientro di capitali frutto di evasione (che non avran favorito gli imprenditori onesti), si permettano di parlare di sfide nei confronti dei sindacati e dei lavoratori.

L'unico verbo che pare comprendono è tagliare, licenziare ..

Perchè non si protesta contro i costi della politica (il comune di Roma e lo stipendio del sindaco), sprechi, evasione?

23 giugno 2010

La faccia truce dei padroni

Il bel libro di Filippo Astone, "Il partito dei padroni" inizia proprio parlando dei due volti di Confindustria, oggi a tutti gli effetti trasformato (grazie alle sue attività di lobbying e alla debolezza dei partiti) nel "partito dei padroni".
Partito che, al volto cool di Montezemolo il politico-manager che chiede innovazione, svecchiamento e ricerca, contrappone l'altra faccia, truce.
Quella rappresentata dal caso di Umbria Olii, col risarcimento milionario chiesto da Giorgio Del Papa, AD dell'azienda, nei confronti delle famiglie dei cinque operai bruciati vivi durante un incendio che tre anni prima aveva distrutto i suoi stabilimenti di Campello del Clitunno.
I 35 milioni dovrebbero essere pagati dalle mogli e figli dei lavoratori vendendo le loro abitazione e quei (pochi) beni di cui dispongono.

La Confindustria locale ha diffuso un comunicato di solidarietà nei confronti di Del Papa, avallato col suo silenzio, dalla Confindustria nazionale.

La faccia hi tech e la faccia feroce: quella che pretende sempre più flessibilità da parte dei lavoratori, chiede il "contenimento salariale" in un paese che ha gli stipendi più bassi d'Europa e invoca una maggiore possibilità di licenziare: "come se il taglio del personale fosse la soluzione magica di qualsiasi problema".

Oggi il processo nei confronti di Del Papa (dove è imputato di omicidio colposo) è ancora in corsa: a sua difesa è scesa la Confindustria perugina
"La Umbria Olii di Campello sul Clitunno rappresenta una realtà aziendale importante per il territorio di Spoleto [..] per questo motivo confindustria perugina fa appello al senso di responsabilità di tutti perchè non sia vanificato lo sforzo in cui l'imprenditore è impegnato per riportare l'azienda ai vertici del suo settore [..] Le recenti critiche, provenienti da più parti, riguardo alla linea difensiva adottata dal presidente Giorgio del Papa confermano ed amplificano l'ingiusto processo mediatico che praticamente ha già condotto alla sua condanna senza appello. "

Lorena Coletti, sorella di una delle vittime, ha voluto rispondere, in prima persona, a Confindustria Perugia, con questa lettera indirizzata anche al presidente della Repubblica

Il 25 novembre 2006, quattro uomini si alzarono e partirono per andare al lavoro, per guadagnarsi da vivere. Era di sabato, il lavoro lo avevano iniziato il martedì: dovevano installare delle passerelle sopra a dei silos. In quei silos c'era un gas, il gas esano, un gas molto infiammabile, questo poiché nessuno aveva fatto una bonifica di questi silos.
Verso le 13 di quel maledetto giorno avvenne un enorme esplosione. Venni a sapere della notizia solamente la sera molto tardi.
[..] Sono passati quasi tre anni, e l' anno scorso ci fu la prima richiesta: oltre 35 milioni di euro. Ora mi chiedo, se anche quest'anno la cifra sia sempre quella oppure, se hanno messo a conto anche gli interessi, visto il tempo che è passato. Sottolineo, che a mio fratello Giuseppe Coletti e' stata stroncata la vita, e a Giorgio Del Papa non è stato neanche dato un giorno di carcere e tanto meno gli arresti domiciliari.
[..]
In tre anni mio fratello e' stato ucciso diverse volte, ora dico basta. Degli operai che partono la mattina per fare il loro dovere, per mantenere la famiglia e fare una vita onesta e dignitosa, non meritano di morire. Come non meritano che la loro dignità' venga calpestata da assurde richieste di risarcimento, mandate da chi li ha uccisi . Non lo permetto!!!
Vorrei che Del Papa sapesse che la vita di quattro persone vale molto più' di qualsiasi cifra che lui chiede. Ma il peggio di tutto è, che è ancora libero, e che lo Stato Italiano gli permette di fare queste cose.

Segnalazioni:
ve lo ricordate mr Waterloo, al secolo Luca Luciani? potrebbe essere il nuovo AD di Telecom. Eh, quando uno è capace ..

Socrate e la politica

Dall'apologia di Socrate (cap VII), di Platone:

E seguitai ad andare: con dolore e tremore, sentendo che veniva in odio; nondimeno parevami necessario far grandissima estimazione della parola dell'Iddio, e andare a tutti coloro che mostravano di sapere qualche cosa, per vedere che dicesse mai l'oracolo.
E per il Cane[1], o giudici (a voi si ha a dire il vero), ei m'avvenne che, cercando secondo la mente dell'Iddio, quelli massimamente riputati mi paressero quasi essere piú da poco, e quelli, a vedere piú da poco, essere piú savii.
E la peregrinazione mia conviene che io ve la conti, la quale non fu senza fatiche, acciocché la sentenza dell'oracolo chiaro mi si mostrasse.

Perché dopo ai politici andai ai poeti, a quelli di tragedia e a quelli di ditirambi e agli altri, per cogliere in sul fatto me quale piú ignorante di loro. E pigliando in mano i loro poemi, quelli che mi parean piú lavorati, anche per apprendere qualche cosa dai poeti,
li interrogai che mai dire volessero. Bene ho vergogna, o giudici, di palesarvi il vero; e pur vi si ha a palesare.

Ecco, se ho a dire, di quelli argomenti dei quali aveano cantato, quasi tutti gli astanti ne ragionavan meglio di loro. In breve questo ebbi conosciuto, che i poeti non per sapienza poetavano checché poetassero, ma per certa natura e da Dio occupati, come i divinatori e i vaticinatori; i quali dicono pure molte e belle cose, e non sanno nulla di ciò che dicono.
E vidi che tale passione tocca i poeti: e insieme mi fui accorto che essi, perciò che poeti, si reputavano ancora nelle altre cose sapientissimi uomini, senza che fossero: e ne andai via pensando che, per la ragion medesima, al paragone di quelli non altrimenti che al paragone dei politici, piú valeva io.

Chissà cosa scriverebbe il povero Socrate, della politica, dei saggi, dei poeti e dei giornalisti in circolazione.
Altri che bere la cicuta: verrebbe tacciato di anti-atenismo (anti-italiano), di fare antipolitica, di essere fastidioso.
Gli investigatori che stanno cercandodi fare luce sul presunto intreccio di interessi tra Propaganda Fide (leggi Vaticano), ministero delle Infrastrutture e “cricca” hanno acceso il loro interesse su una partita di giro ancora tutta da dimostrare ma definita «molto interessante».

La legge bavaglio:
"Approvare la legge sulle intercettazioni prima della pausa estiva? Onestamente, continua a sembrarmi difficile". Fabio Granata, uno degli esponenti di punta del plotone dei finiani alla Camera, conferma la sua perplessità su un'accelerazione a Montecitorio delle norme-bavaglio.
Tremonti spiega ai contribuenti che, dopo il varo del decreto attuativo del federalismo, i comuni potranno reintrodurre l'imposta comunale sugli immobili. Non la chiameranno più Ici. Inventeranno l'acronimo più originale. Ma la sostanza per i cittadini non cambia: le tasse che non vi saranno prelevate dalla mano del governo centrale ve le sfileranno dal portafoglio le mani dei comuni.

Il caso Merloni

Il caso Merloni è un indicatore della salute dell'industria italiana.
Parliamo di una industria, la Indesit (presidente Andrea Merloni), che ha goduto degli incentivi statali per gli elettrodomestici.
Oggi chiude lo stabilimento di Brembate, e lascia a casa 430 dipendenti.
Chissà se lo sapevano, al Quirinale: la Indesit group è stata recentemente pure premiata da Confindustria:

"Due premi per Indesit Company sul versante dell'innovazione. L'azienda di Fabriano (Ancona) e' stata, infatti, insignita nella categoria 'Grandi Imprese' del premio 'Imprese x Innovazione 2010', che Confindustria realizza con la collaborazione dell'Associazione Premio Qualita' Italia, ''per la gestione sistematica e integrata dell'innovazione -si legge nella motivazione- usata come leva competitiva per il miglioramento della qualita' e la soddisfazione dei clienti che sta perseguendo con successo''.

[..] Un risultato che ha permesso al presidente di Indesit Company, Andrea Merloni, di ricevere dalle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel corso della cerimonia che si e' tenuta nel pomeriggio all'interno del Palazzo del Quirinale, in occasione della Giornata nazionale dell'innovazione, il 'Premio dei Premi', istituito dalla presidenza del Consiglio."

800 evasori al mese

Nel 2010, la Guardia di finanza, ha scoperto 800 evasori totali al mese: "non avevano mai presentato le dichiarazioni occultando redditi per 7,9 miliardi di euro".
Eccola qua, la carta d'identità di quella parte del paese che fa da zavorra.
Piacerebbe sapere che lavoro fanno, per chi votano.
Se fanno parte di quelli che dicono che "è tutto un mangia mangia" "basta sprechi nella cosa pubblica" "i politici sono tutti uguali " (a loro)...

Questo succede nel paese dei fannulloni, degli operai accusati di scioperare per la partita, dei giovani accusati di essere bamboccioni.

22 giugno 2010

L'agenda nera di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

"Questa è la storia di un depistaggio che ha 'coperto' i mandanti di via D'Amelio, offrendo all'opinione pubblica un falso pentito e una falsa verità sulla strage. E' la storia del depistaggio che ha portato alla sbarra, utilizzando pressioni e minacce, tre balordi della borgata di Guadagna, con l'accusa di essere i manovali della strage, e poi un pezzo della Cupola di Cosa Nostra, sulle tracce di una indagine 'pura' della polizia, nata dal ritrovamento di un blocco motore, un pezzo meccanico che però non compare in nessuna delle videoriprese effettuate sul luogo dell'esplosione nelle ore immediatamente successive alla morte di Borsellino.
Ed è prprio questa indagine che oggi, sotto i colpi delle nuove rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, si sta sgretolando con il rischio di incriminare la credibilità dello Stato, in una fase delicatissima della lotta alla mafia." Prologo - Cui prodest?

C'è un'inchiesta, portata avanti dai pm di Caltanisetta, destinata a cambiare (o che potrebbe cambiare) alcune sentenze giudiziarie passate in giudicato, che ci hanno raccontato cosa chi sono stati i responsabili delle stragi di mafia del 1992-1993. Chi le ha volute, chi le ha preparate, chi le ha realizzate.

Parliamo delle stragi di via D'amelio (successiva di poco all'attentatuni a Capaci), sul pentimento "pilotato" o "governato" di Vincenzo Scarantino che ha coinvolto i balordi della Guadagna. Parliamo della fine della prima Repubblica, della crisi dei partiti e della crisi dentro la mafia che necessitava di nuovi referenti dal volto pulito.

Non sarebbe vero niente: il sotto titolo scelto dagli autori parla chiaro "via D'amelio 1992-2010. Un depistaggio di stato".
False le dichiarazioni del proro-pentito Scarantino, falsi i mafiosi coinvolti (Grigoli e la famiglia di S.Maria Del Gesù..), falsi i mandanti. Nuove piste, nate dalle dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza (killer della famiglia dei Graviano), ritenuto oggi credibile da diverse procure italiane e che si è autoaccusato della preparazione della bomba, portano a scenari diversi.

I verbali di Spatuzza, i racconti di Massimo Ciancimino sulla trattativa tra stato e mafia (iniziata in mezzo alle due stragi di Capaci e via D'Amelio): dai processi in corso contro l'ex generale capo del Sisde (nonchè colonnello del Ros) Mario Mori, dal processo di Appello al senatore Marcello Dell'Utri, esce fuori un'altra storia.

Una storia di depistaggi, di pentiti istruiti per raccontare una storia di comodo, di confessioni fatte e in seguito ritrattate, di una trattativa tra pezzi delle istituzioni, servizi e i boss di Cosa Nostra.
Una trattativa che avrebbe garantito (se ne parla anche nel papello) la fine della strategia stragistico-terrorista, la garanzia di una moratoria di 10 anni, per arrivare poi ad una revisione delle leggi in materia di contrasto alla mafia.
Chi avrebbe potuto garantire questo patto? Una nuova forza politica, la cui genesi si dovrebbe far nascere prima del battesimo ufficiale.

Forza Italia, nato con l'aiuto di quel Dell'Utri ritenuto nuovo riferimento dalla mafia.

Il meccanismo usato per questo lungo racconto è lo stesso meccanismo che ne "L'agenda rossa di Paolo Borsellino": una sorta di diario in cui viene raccontata questa parte della nostra storia, a partire dal 23 maggio 1992. La bomba contro l'auto di Giovanni Falcone e la sua scorta.

Un diario che passa attraverso diverse fasi: la genesi del depistaggio e le prime accuse contro Scarantino (il signor Nessuno, la cui gestione fu affidata allo stesso gruppo investigativo (chiamato Falcone - Borsellino, istituito proprio nel 1993 in fretta e furia per indagare sulle stragi) che lo aveva incriminato, in capo al questore Arnaldo La Barbera). Lo stop successivo alle indagini nei confronti degli spioni a Castel Utveggio.
I processi portati avanti dalla procura di Caltanissetta (i procuratori Giovanni Tinebra, Paolo Giordano,Anna Palma e Carmelo Petralia) e, nel frattempo, la nasciata e l'affermazione di Forza Italia alle elezioni del 1994.
La discesa in campo di B. prima negata, poi lanciata a reti unificate; il movimento Sicilia Libera di Bagarella stoppato; le dichiarazioni "de relato" dei boss Graviano ("abbiamo il paese in pugno").
I processi che arrivano a sentenza e la fine della moratoria: siamo a fine anni 90 e iniziano a sentirsi, dopo i mugnugni dei mafiosi, le richieste di una legge per la "dissociazione light", per la revisione dei processi, per lo svuotamento del 41 bis.

Fino al 2008: il pentimento di Gaspare Spatuzza, e il nuovo filone di indagine portato avanti dai pm nisseni, Sergio Lari e Nico Gozzo.

Occorre premettere una cosa: nulla è ancora stato scritto di definitivo, e ancora si devono vagliare i racconti di Ciancimino Jr e Spatuzza. Forse Spatuzza si sta vendicando contro l'attuale maggioranza di centrodestra, da cui proviene FI, in una sorta di vendetta di Cosa nostra.
L'inchiesta dei pm nisseni mette in luce però anche altre brutte verità: la cattiva gestione dei pentiti (nel caso si dovesse dimostrare che Scarantino ha detto il falso), e i limiti di questo strumento di indagine che "per un'intera stagione della lotta alla mafia ha permesso scorrettezze e manovre che hanno portato in carcere innocenti, slavato colpevoli e contribuito ad insabbiare la verità con la copertura e il denaro dello stato" [pg 377].

Cui prodest: la domanda da porsi.
"Nel racconto di Spatuzza, le stragi siciliane del 1992 e poi le bombe del 1993 costituiscono le tappe di una progressione terroristica che avrebbe dovuto distruggere nemici mirati, ma soprattutto aprire la strada aun sistema politico più poroso agli interessi di Cosa Nostra umiliata in Cassazione, che aveva reso definitive le condanne del maxiprocesso" [pag 346]

Quanto è credibile Scantino oggi, dopo aver ritrattato? E chi lo avrebbe istruito a dovere, per raccontare della 126, del ruolo (confermato da Spatuzza) di Giuseppe Orofino e Salvatore Profeta, se non era presente alla strage? Forse il gruppo investigativo che lo gestiva come pentito, ha voluto, facendo imboccare alla magistratura questa pista dal basso profilo, nascondere mandanti che porterebbero dentro il cuore dello stato?
I pm oggi hanno chiesto i documenti ai servizi, relativi agli agenti che avrebbero operato in Sicilia in quegli anni; stanno mettendo assieme i fatto, cercando riscontri: l'attentato all'Addaura, le morti degli agenti Nino Agostino ed Emanuele Piazza.
Forse questa inchiesta è l'ultima possibiiltà per sapere la verità sulla morte del giudice Borsellino e della sua scorta, ma non solo. E' anche l'ultima possibilità per sapere come è finita la Prima Repubblica, chi ha voluto accelerarne la fine. Non è un caso che i magistrati abbiano rilevate strane intromissione nei loro sistemi: questa inchiesta ha molti osservatori esterni, a vario modo interessati.

Dall'intervista al dottor Gozzo:
Secondo lei, c'è una forza politica in questo paese che in questo momento ha realmente intenzione di sollevare il velo sulle stragi del '92 e del '93?

Preferisco non rispondere.

Laconico, ma purtroppo c'è poco da eccepire.

Il link per ordinare il libro su ibs.
La scheda su chiarelettere.

Problemi sul Fatto

Questo è quello che succede collegandosi al sito de Il fatto
Speriamo bene ...

Ci vorrebbe una mandrakata

Qualche settimana fa, sembrava che la manovra per risanare i conti fosse urgente. E che fosse la panacea per tutti mali (mi ricordo).
Poi è iniziato il solito balletto.

Le province no, non si tagliano.
Gli stipendi di ministri e parlamentari?
Il taglio agli enti inutili? Diventa il solito taglio ai ricercatori e agli uffici studi.

Alla fine gira che ti rigira, si parla sempre di condoni, scudi ...

A Milano la proposta della Moratti , dopo il party con Dolce e Gabbana "va di moda l'evasione" (del fisco): creare zone a fiscalità agevolata. Come in Irlanda, dove le cose non stanno andando proprio bene.

Ci vorrebbe una mandrakata ....



L'appello per Ustica

Radio città del capo lancia l'appello, a 30 anni dalla tragedia di Ustica, la notte di guerra nei cieli del Tirreno: chi sà, parli.

Chi sa parli. Il contributo che Città del Capo Radio Metropolitana vuole dare per il trentennale di questa tragedia è una campagna d'informazione: vogliamo comprare banner e spazi sui principali quotidiani on line francesi, Liberation.fr, Slate.fr e altri per porre questa domanda di verità direttamente al Governo Francese e al Presidente Sarkozy. Sostieni la campagna.

Links (dal sito di Rcdc)


Il giorno di Pomigliano

Comunque, il referendum a Pomigliano, vada sarà una sconfitta.
Per i lavoratori e per la Fiat, che da questo referendum si aspetta un plebiscito (un pò come i plebisciti che vengono richiesti e sventolati dalla politica .. e non è un caso) per poter avere mano libera.
E' una sconfitta dell'intera classe politica del meridione, che costringe i lavoratori a barattare il diritto al lavoro (che mi risulta ancora essere presente in Costituzione), con meno diritti alla malattia e allo sciopero.
E' una sconfitta degli imprenditori, perchè si sposa la teoria per cui per fare investimenti in Italia, si devono togliere regole e diritti.

Anche se passa il referendum, fortemente appoggiato da Marchionne, dalla politica locale e governativa (alla faccia delle accuse al sindacato di fare politica), ci sarà poco da festeggiare.

Specie se, come per Alitalia, si dovesse arrivare alla terza opzione di cui parla Repubblica, della newco, che separa bad company (i rompi scatole della Fiom) dalla good company ..


21 giugno 2010

Condono, condono condono !!

Ecco una cosa che di questi tempi, proprio non avevamo bisogno.
Di un altro incentivo per i furbetti del cementino (è vero però che la lobby degli amanti del cemento è trasversale).

Per fortuna che questa maggioranza è coesa: con una mano lancia il sassolino, con l'altra bacchetta i giornali che riportano notizie insensate ...

«Ma quale condono edilizio? - afferma Bonaiuti - Questa sinistra bugiarda fa passare per legge un emendamento al Senato che non sarà sostenuto certo dal capogruppo Gasparri né dal Governo. Nessun condono quindi ma un'altra trovata propagandistica creata ad arte dall'opposizione per i giornali».

Visti dall'estero


Come ci vedranno dall'estero, noi italiani, il nostro paese, la nostra politica.
Sono sicuro che vedranno l'immondizia di Palermo e Napoli, oggi scomparsa dai TG nazionali (e mediaset), perchè non governa più il centrosinistra.

Seguiranno con attenzione le discussione per il DDL intercettazioni: se passa in Italia, sicuramente a qualcuno verrà in mente di importarlo anche la.

Le
proposte di tassare le transazioni? E' stata votata anche dall'Italia, ma il premier qui da noi può permettersi di smentire le cose appena dette. All'estero non si può.

Qui siamo abituati al peggio: cardinali e (ex) ministri coinvolti in un inchiesta giudiziaria che non chiedono scusa (anzi); governatori di regione che sarebbero eletti con frode (in Piemonte). All'estero verrebbero chieste le dimissioni: qui regna l'assuefazione, l'abituarsi al peggio, il navigare a vista ("mica vorrai rifare le elezioni").

Insomma, visti dall'estero dobbiamo essere un pò come l'Italia vista ieri: l'Italietta senza una manovra, senza un'idea, con poca fantasia.

Solstizio d'estate

Nel fine settimana che avrebbe dovuto aprire le porte all'estate e che invece ha riportato indietro i calendari di qualche mese (ma qui i tagli di Tremonti non c'entrano), siamo stati testimoni di episodi che ci hanno raccontato bene di un paese in fuga da se stesso.

Cominciamo col faccia a faccia Landini (Fiom) e Sacconi (ministro del Welfare): il secondo rinfacciava al primo che, in caso di mancato accordo, la colpa sarebbe ricaduta su di loro. Intendiamoci: la Fiat ha solo promesso gli investimenti in Italia, non c'è nulla di certo. Non solo: il ministro ha pure citato malamente l'editoriale di Scalfari su Repubblica (in cui si parlava di ricatto).
Non c'è ricatto: semplicemente stiamo assistendo ad una nuova epoca in tema di contrattazioni aziendali e di lavoro.
In deroga ai diritti e alla Costituzione: Scalfari parla chiaramente del livellamento verso il basso, che avverrà molto in fretta:

I salari dei Paesi emergenti sono ancora molto bassi; dovranno gradualmente aumentare ma lo faranno lentamente. I livelli dei salari nei paesi opulenti e di antica civiltà industriale sono molto alti, ma tenderanno a diminuire e questo fenomeno avverrà invece con notevole rapidità per consentire alle imprese manifatturiere di vendere le loro merci sui mercati mondiali a prezzi competitivi.

In questo schema già operante va collocata la vicenda di Pomigliano. Se la Fiat trasferisce la produzione di uno dei suo modelli da una fabbrica dove i salari e le condizioni del lavoro sono più favorevoli al capitale investito ad una fabbrica dove sono invece più sfavorevoli, il trasferimento potrà farsi soltanto se le condizioni tenderanno a livellarsi, oppure non si farà.
Questo è il dopo Cristo di Marchionne; non si tratta di ricatto ma di dati di fatto e con i dati di fatto è inutile polemizzare.

E mentre a Pomigliano, e nelle altre aziende in crisi, ci si interroga su quale futuro aspettarsi, a Pontida, sede del raduno della Lega, sprizzava l'ottimismo.
Alcune frasi:
Maroni: "lotta alla mafia, missione raggiunta".
Bossi: "il federalismo sono io" (non ricorda un pò, lo stato sono io?).
Calderoli: "non lascermeo nessuno indietro" riferendosi ai lavoratori della Indesit.
Castelli: "o federalismo o secessione".

Cosa c'è da festeggiare, dietro gli slogan?
Slogan tra i uquali non ho più sentito quel "Roma ladrona" che fece la loro fortuna: forse perchè a Roma, ci sono anche loro.
Nell'inchiesta sulla cricca e la gestione dei "Grandi eventi" finisce anche l'arcivescovo di Napoli.
Il quale ha prontamente risposto che spiegherà, ai fedeli. E ai magistrati? Ci sono i protocolli, i rapporti diplomatici, collaboreremo in base a quanto stabilisce il concordato, fanno sapere.
Come era scritto "date a Cesare ciò che è di Cesare"?

Ma dietro a queste notizie da prima pagina, esiste un paese che a fatica trova spazio sull'informazione: i villeggiati abruzzesi, sfollati dopo il terremoto del 6 aprile 2009, oggi ospitati dentro alberghi, che a breve si ritroveranno senza un tetto.

Gli abitanti di S. Fratello, paese nel messinese colpito dalla frana. Che fine ha fatto la messa in sicurezza?

Eppure la soluzione, nei TG, è sempre la stessa: la legge sulle intercettazioni, che va approvata, anche emendata, ma subito. Perchè non dobbiamo farci del male, con troppe correnti, troppa libertà. Noi, ma soprattutto loro.

Perchè non siamo messi male: sommando il debito pubblico e quello privato, siamo un "pelino sopra la Germania" (Berlusconi, ieri). Avete capito? Siamo alla somma delle pere con le mele.

20 giugno 2010

Corrente alternata


(ANSA) - ROMA, 21 APR -''Non e' possibile che ci siano correnti che qualcuno ha definito metastasi dei partiti''. Lo ha detto il premier Berlusconi.

Adesso anche Silvio ha la sua corrente
Nace Liberamente, "un'iniziativa culturale per dare una voce ai giovani", la risposta del cavaliere ai finiani di Farefuturo [Libero]

Ma allora? Corrente si, o corrente no?