25 aprile 2022

Il caso Saint-Fiacre di Georges Simenon

 

La bambina con gli occhi storti

Pochi colpi sommessi alla porta; il rumore di un oggetto posato sul pavimento; una voce timida:
«Sono le cinque e mezzo! È appena suonata la prima campana della messa...»
Maigret si sollevò sui gomiti facendo cigolare la rete nel letto, e mentre osservava con stupore la finestrella che si apriva sul tetto spiovente la voce riprese:
«Deve fare la comunione?»

A Saint-Fiacre il piccolo Maigret era cresciuto: da figlio dell’intendente del conte aveva passato i primi anni della sua vita nella casa colonica vicina al castello. Così, quando alla Polizia Giudiziaria era arrivato quel biglietto così sibillino, che anticipava un delitto nella chiesa, vi si era precipitato:

«Vi informo che nella chiesa di Saint-Fiacre, durante la prima messa del giorno dei Morti, sarà commesso un delitto».

Maigret si trova così, al freddo, ad osservare quella scena che un tempo era per lui così familiare, quella della prima messa mattutina, cercando di prevenire un delitto. Possibile che si possa compiere un delitto dentro una chiesa, nel mentre di una funzione? In mezzo alle poche donne che assistono alla funzione, Maigret scorge la contessa di Saint-Fiacre, che il piccolo Maigret aveva conosciuto da giovane sposa del conte, bellissima e elegante, come “una eroina di un romanzo popolare”.

«Giunti accanto a lei, rimasero entrambi stupiti di quell’immobilità e cercarono di vedere il volto che le mani giunte continuavano a nascondere.

«Turbato, Maigret le sfiorò una spalla. Il corpo vacillò, come se fino a quel momento fosse stato sorretto da un filo, poi rotolò a terra e rimase inerte.

«La contessa di Saint-Fiacre era morta».

Finita la messa, è proprio la contessa l’ultima ad alzarsi dalla sua posizione. Quando Maigret la scuote, sfiorandole la spalla, scopre così che un delitto si è compiuto proprio sotto i suoi occhi. La contessa di Saint-Fiacre è morta, in chiesa, col suo messale in mano.

Com’era possibile parlare di delitto? Non si erano uditi spari! Nessuno si era avvicinato alla contessa! Per tutta la messa Maigret non le aveva praticamente tolto gli occhi di dosso! E non una goccia di sangue, non una ferita visibile!

Inizia così, con un delitto così inspiegabile, seppur anticipato da una lettera alla polizia, il caso Saint-Fiacre: per Maigret è un viaggio nel passato, la sua infanzia, i suoi ricordi che si scontrano coi cambiamenti che ora vede coi suoi occhi. Il castello è stato spogliato, un pezzo alla volta, dei suoi gioielli, i Saint-Fiacre hanno dovuto vendere un podere dopo l’altro. Dopo la morte del conte, la contessa si era affidata a diversi segretari, più giovani di lei, che avrebbero dovuto gestire i beni della famiglia, diventando anche qualcosa di più di segretari, giovani amanti per colmare un bisogno di affetto. Maigret trova al castello un situazione di disordine, anche morale, che lo mette in difficoltà:

Era l’atmosfera ad opprimerlo. Il dramma lo aveva colpito personalmente , e si sentiva pieno di disgusto. Si, disgusto era la parola giusta! Mai avrebbe immaginato di ritrovare il paese dov’era nato in simili condizioni. La tomba di suo padre aveva la lapide annerita dal tempo e gli avevano pure proibito di fumare!

Un delitto che lo disgusta: perché la contessa non è morta per un malore, per un incidente: un assassino vigliacco ne ha causato la morte, con un piano astuto dove si è pure permesso cinicamente di avvisare la polizia, come se avesse bisogno di una platea che assistesse a quella morte.

Ma è un disgusto anche per le persone che incontra al castello: il segretario della contessa, un giovane di buona famiglia che campava grazie al nome dei Saint-Fiacre, millantando investimenti che non avevano portato a nulla.

Il figlio della contessa, Marcel Saint-Fiacre, che si presenta al castello con una macchina sportiva gialla e un assegno scoperto di 40 mila franchi, che deve trovare ad ogni costo per non finire in carcere.

Quella di Maigret non è un’inchiesta: in questa storia, di decadenza, di piccoli profittatori, di giovani scialacquatori del patrimonio di famiglia, Maigret diventa quasi spettatore. Nonostante il piano dell’assassino sia quasi un’offesa personale, si lascia condurre dal fato, dal corso degli eventi.

L’indagine troverà una soluzione solo al termine di una cena a cui sono invitati tutti i protagonisti della storia, il figlio della contessa e il suo segretario e anche il medico e il parroco, come fossimo in un romanzo di Agata Christie, in un gioco di sfida con l’assassino dove, ancora un volta, Maigret è spettatore:

Maigret si sentiva in presenza di una forza alla quale era impossibile opporsi. Ci sono individui che, in un dato momento della loro esistenza, vivono un’ora di pienezza, un’ora durante la quale essi sono in qualche modo al di sopra del resto dell’umanità e di se stessi.

Piccola nota cinematografica: dal libro è stato tratto anche un film, con Jean Gabin nel ruolo di Maigret e dove il regista ha scelto di far seguire alla storia un altro filo. Nulla toglie alla bellezza del libro, se avete già visto il film e nulla toglie al film, se avete letto o se avete intenzione di leggere il libro.

La scheda del libro sul sito di Adelphi

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