05 aprile 2022

Report – la guerra in Russia, i semi di Putin, la santa alleanza

Uno sguardo sulla guerra, i rapporti tra la chiesa e Putin, il contratto tra la Lega e il partito Russia Unita, i segnali della guerra che non abbiamo compreso e poi su come sprecare meno gas sulle nostre condutture.

Tanti i temi della prima puntata della prima stagione del 2022 di Report.

FUGHE DI GAS di Manuele Bonaccorsi

James Turnitto con la sua telecamera ad infrarossi è in grado di rilevare le emissioni dalle centrali del gas, il 40% dei quali arriva dalla Russia, quando lo compriamo paghiamo la guerra di Putin: forse, se vogliamo risparmiare i consumi del gas, possiamo ridurre le emissioni di metano, cominciando da quelle dalla centrale di Panigale. Le rilevazioni sono monitorate solo una volta all'anno, i camini che emettono metano solo in emergenza, ma, stando ai numeri, si emettono quantità di metano dai camini pari al consumo di 1200 camini.

Stessa situazione in altre strutture come Cortemaggiore, Bordolano, Casalborsetti, negli impianti ex Snam, o Eni: tutti impianti che trattano gas e che emettono in continuazione gas nell'aria, anche nella notte. Sono problemi causati dal malfunzionamento della rete, pezzi usurati che sarebbero da cambiare.

Report ha mostrato anche le immagini di due operai che lavoravano proprio di fronte a delle emissioni di metano, a Minerbio: secondo l'azienda era un altro gas, non metano, meno pericoloso.

Dallo stabilimento dell'Eni in Abruzzo, i responsabili hanno chiamato i carabinieri per “invogliare” il giornalista di Report ad andarsene, nonostante le emissioni fosse state rilevate anche qui.

L'ONG Clean Air ha visitato centinaia di impianti in Europa e anche in Italia: 35 su 40 hanno perdite di gas, tutte le aziende coinvolte raccontano di averle ridotte e di fare dei controlli.

Una direttiva europea dovrebbe vietare le emissioni in atmosfera di metano, che costringerebbe i paesi membri ad un ferreo controllo, così la proposta è ferma in Europa.

LA GUERRA VISTA DA KIEV di Luca Bertazzoni con la collaborazione Giulia Sabella immagini Carlos Dias

La guerra è palazzi sventrati, macchine ridotte a scheletri di acciaio, case crollate, macerie. E rumori di scoppi, di bombe che scoppiano lontano, forse, oppure troppo vicino.

La guerra è la battaglia casa per casa, come a Irpin, dove i russi in fuga hanno massacrato i civili: i profughi sono soccorsi dai volontari della croce rossa, sono scappati dalle case quando hanno finito il cibo, comprendendo che se fossero rimasti sarebbero morti.

A Kiev le sirene continuano a suonare, il centro della città si è svuotato, le persone vivono negli scantinati, per sfuggire alle bombe: le cantine sono diventate le loro case, chi se lo è potuto permettere è scappato, tutti i palazzi sono al buio. Nella periferia della capitale i segni della devastazione sono maggiori: la guerra non ha risparmiato i civili, sono loro le prime vittime.

In questa guerra stanno combattendo anche volontari, persone che fino a ieri facevano un altro lavoro, anche da ragazzi provenienti da tanti paesi per combattere questa battaglia per la libertà degli ucraini.

Stojanica è uno dei fronti più caldi: qui Bertazzoni ha incontrato dei volontari ucraini che stanno andando a combattere contro il fronte russo.

Quali sono gli interessi da tutelare delle persone che si conoscono per cui a morire sono persone che non si conoscono – come recita una definizione celebre della guerra? Chi pagherà le conseguenze della guerra, i danni, l'inquinamento, chi pagherà la ricostruzione?

Come racconterà il servizio di Danilo Procaccianti, dietro questa guerra è un conflitto tra un progetto euro asiatico e euro atlantico.

IL CONTRATTO di Danilo Procaccianti con la collaborazione Norma Ferrara

Medyka, un paese polacco al confine con l'Ucraina che è stato attraversato da tanti profughi: persone fragili, anziani e bambini:

Ci sono bambini che faticano a parlare che faticano a mangiare, che non dormono la notte” racconta a Report Alice Silvestro di Intersos “persone che han passato gli ultimi venti giorni nei sotterranei, nei rifugi, magari non avevano a disposizione l’acqua potabile o corretta alimentazione, quindi soprattutto i bambini avevano gastro enteriti, vomiti, diaree e le donne arrivano disidratate perché la poca acqua l’hanno data ai figli.”

La maggior parte dei profughi si trovano a Przemyls, dove è arrivato perfino Salvini che alla stazioni si è trovato di fronte il sindaco che gli ha rinfacciato la sua amicizia con Putin, “non andremo assieme al campo profughi”.

Un sindaco di estrema destra, Bakun, che sui profughi pensa le stesse cose di Salvini, “ma io non ho mai supportato Putin”, risponde il sindaco, che non ha accettato la passeggiata di Salvini in Polonia per fare propaganda.

Nel 2014 dopo l'invasione della Crimea, un referendum nella regione stabilisce che la regione e la sua popolazione aveva deciso di stare con la Russia.

Un referendum truffa che Salvini aveva criticato, non aveva nemmeno votato le sanzioni contro la Russia: “Bruxelles deve fare i negoziati con la Russia che dovrebbe entrare nell'Unione Europea”.

Anche negli anni successivi Salvini aveva fatto della lotta alle sanzioni una sua missione, in Italia e in Europa: “con la Russia si torna a dialogare” diceva nel 2018 durante la campagna elettorale. Meglio Putin che la Merkel o Mattarella, per Salvini, “uno dei migliori politici della nostra epoca”, lo diceva nel 2019.

Nel 2014 in un viaggio a Mosca Salvini aveva anticipato l'accordo, poi stilato nel marzo del 2017 tra Russia Unita e la sua Lega: è l'unico accordo con un partito italiano, per fare comuni iniziative, scambio di informazioni, per un percorso politico comune negli anni in cui Salvini era vicepresidente del Consiglio.

Erano cose degli anni passati, si difende così Salvini. Come se il tempo bastasse, quando c'è una guerra cambiano i parametri, oggi Salvini ha come riferimento il santo Padre.

Putin era Putin sin dai tempi della Cecenia, della Georgia, della Siria a fianco di Assad: sempre la stessa tecnica, sempre la stessa soluzione per risolvere i problemi.

L'accordo del 6 marzo 2017 è un parnerariato paritario e confidenziali, con scambio di informazioni, parlamentari e esponenti regionali con parlamentari della Duma. Quando questo contratto ha condizionato la politica italiana? È ancora valido?

Salvini l'hanno disdetto oppure no?

Il giornalista ha chiesto conto del contratto a Salvini il quale ha risposto che “ci vedremo in Tribunale per una delle 35 querele che vi abbiamo fatto”. Non si risponde alle domande perché secondo Report non fa giornalismo.

Procaccianti ha posto le stesse domande al senatore Bagnai: scena muta, come si diceva a scuola.

Il senatore Romeo è invece sbottato: “perché venite sempre da noi, andate a vedere tutti gli altri partiti.. ”. Il contratto, quale contratto? “Noi abbiamo tenuto in piedi un dialogo per aiutare le nostre aziende, che avevano subito delle penalizzazioni per le sanzioni.”

E i rapporti politici? “Chiedetelo al PD, ex PCI, dei rapporti con la Russia..”

Forse è per questo contratto che oggi il senatore non ama così tanto le armi, specie quelle usate contro l’esercito russo?

Ne esiste un altro contratto tra i due partiti: nel 2018 viene firmato un memorandum tra i giovani leghisti e Russia Unita: il deputato Andrea Crippa nel memorandum indica la Russia come riferimento della politica europea, leader naturale per la gestione delle crisi nel mondo.

Il senatore Siri, nelle sue mail trovate nel database giornalistico OCC, cercava l'approvazione di Lukashenko per approvare la flat tax in Italia: alla scuola politica della Lega si ritrovano tutti e due, Siri e Salvini, quest'ultimo poco prima di finire alla festa del non matrimonio di Berlusconi.

Perché Siri chiede un parere ad un paese dell'ex blocco sovietico? Perché in questi paesi, come la Bielorussia, la flat tax è presente.

Per capire i rapporti tra Lega e il partito di Putin bisogna tornare al 2018 quando in un albergo di Mosca avveniva una trattativa per la vendita di petrolio in Italia.

Secondo i magistrati si tratta di un tentativo di fare una cresta sull'affare per portare nelle casse della Lega soldi freschi.

L’OLIGARCA DI DIO di Giorgio Mottola

Sulla trattativa del Metropol Salvini ha sempre smentito la sua presenza: ma Salvini era presente a Mosca nell'ottobre 2018, per un incontro con Confindustria Russia, sempre per perorare la causa contro le sanzioni.

Salvini era a Mosca assieme a Savoini: incontri pubblici e incontri privati, come quelli all'Hotel Metropol dove era presente Savoini: i magistrati non hanno trovato traccia dei 65ml di dollari che sarebbero finiti nelle casse delle società di Savoini e oggi la Russia non ha nemmeno l'obbligo di rispondere alle rogatorie.

Rimane il caso politico, abbiamo sentito la voce registrata da Savoini, “noi vogliamo cambiare l'Europa, portarla più vicina alla Russia”: quella trattativa era solo un tassello di un progetto in cui si intendeva unire Europa e Asia sotto il cappello della Russia.

Questo era il progetto di Dugin, ex agente russo, amante dell'esoterismo, traduttore dell'ultimo libro di Evola.

Putin vuole denazificare l'Ucraina e poi stringe accordi coi partiti di estrema destra in Europa.

Di questi rapporti, in Italia, parla Maurizio Murelli, condannato per l'omicidio del poliziotto Marino, ha poi fondato la fondazione Orion, filo russa e di marca chiaramente di estrema destra.

Anche Savoini entra in questa fondazione ed è tramite questa che conosce Dugin: in questa storia si mescolano rituali nazisti, esponenti della destra, antichità e filosofi che auspicano la fine della democrazia liberale.

Idee del filosofo sovranista Dugin si ritrovano nelle parole di Salvini, dove parla di Italia serva dell'Europa in una intervista sulla rete dell'oligarca Malofeev, uno dei tanti oligarchi i cui beni sono stati congelati dall'Europa.

Anche Malofeev conosce Salvini, di cui ne apprezza la politica: nel 2013 quando Salvini è stato eletto segretario, sul palco a Torino era presente anche un russo sconosciuto, Komov, in rappresentanza di Malofeev invitato alla festa.

Malofeev è un ammiratore di Putin, un dono di Dio, uno che dovrebbe guidare il paese, nonostante le elezioni, condizionate dall'estero: sarebbe interessante approfondire i rapporti tra il segretario della Lega e Malofeev, cresciuti dopo il 2013, l'anno in cui si crea la fondazione Italia Russia di Savoini con Komov l'uomo di Malofeev.

Questi rapporti sono stati confermati da mail poi pubblicate da l'Espresso e da altri giornali, rapporti interrotti dalla scoperta dell'affaire Metropol.

Ma i soldi dei russi hanno alimentato le fondazioni ultra cattoliche in America, la destra religiosa che porta avanti la “santa alleanza” con le sue battaglie contro i gay, contro i pederasti, contro i sodomiti.

Malofeev, che si dice cattolico, vuole combattere le lobby gay che minacciano le radici dell'Europa, vuole tenere le donne in casa, per fare le casalinghe e procreare i bambini.

Dopo gli incontri in Russia è aumentata l'ostentazione dei simboli religiosi da parte di Salvini, immagini della Madonna, rosari.

Una santa alleanza dentro cui troviamo l'associazione Provita, dentro cui troviamo Roberto Fiore: assieme erano andati al forum delle famiglie in Russia nel 2014, dopo la guerra in Crimea. Anche Fiore è considerato un amico di Malofeev e del suo braccio destro Komov.

Bonifici dalla Russia sono arrivati alla fondazione del deputato Volontè, alla fondazione di Pillon, tutto regolare dice il senatore leghista.

Soldi per movimenti e associazioni che hanno portato avanti battaglie contro i gay, contro i migranti, contro il papato di Bergoglio, per far implodere l'Europa con i partiti sovranisti.

La santa alleanza che vede assieme l'oligarca Malofeev e le associazioni ultra cattoliche americane, alleate con Trump.

Tutti movimenti che ostentano la religione e i suoi simboli come strumento di propaganda politica: possiamo comprendere meglio il lavoro di Kirill, patriarca a Mosca, che è utile a Putin e viceversa, per il suo vero obiettivo, prendere il posto del patriarca di Costantinopoi, diventare la guida di tutti i cristiani ortodossi, come il patriarca ai tempi dello zar.

Un uomo ambizioso, la cui nomina a Mosca è stata approvata dal KGB, funzionale al progetto zarista di Putin, ha consolidato il consenso del presidente russo in patria, oggi si sta muovendo in Asia come difensore dei cristiani e delle chiese.

Il dittatore che ha bisogno della religione come collante per il suo consenso interno e sedare le voci di opposizione. E il religioso che si lascia usare dalla politica per la sua ambizione personale.

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