11 luglio 2015

Srebrenica, 20 anni dopo


Nel luglio del 2005, per i dieci anni dal massacro di Srebrenica (il più grande genocidio europeo dalla seconda guerra mondiale), la rivista Internazionale aveva dedicato un numero speciale all'evento.
In uno degli articoli si parlava di una foto, che fissava nella sua crudeltà tutto il senso di quella tragedia.
Dove le vittime erano i musulmani europei di Bosnia, i carnefici i serbi orotodossi e l'Europa (e anche la Nato e l'Onu) nel ruolo spettatori ignavi.
La foto è di una donna, scampata al massacro assieme ai suoi figli: Ferida Osmanovic.
Aveva visto gli stupri, le morti, le violenze.
Gli 8000 morti, le fosse comuni, i lager. Immagini che avevamo lasciato nelle foto in bianco e nero dei nazisti.
Un pomeriggio, lasciati in un villaggio vicino a Tuzla i figli Fatima e Damir, Ferida entra nel bosco e si impicca.
Damir raccontò poi, di fronte a questa foto, scattata da Darko Bandic, fotografo croato "mi sono chiesto quali cose orribili le erano successe per spingerla ad uccidersi. Ma non sono mai riscito a scoprilo."

Srebrenica non è solo le fosse comuni, i caschi blu che non c'erano, l'Europa che non volle vedere, quei campo sterminati riempiti di croci.

È anche questa foto. Che racconta anche del dolore dei sopravvissuti. Che uccide per le cose che hai visto.

Oggi, su Repubblica, Sofri chiudeva il suo articolo con queste parole:

Sentiremo oggi i potenti venuti a commemorare. Il più acquetato di loro, Bill Clinton, aspettò 4 anni a decidere che ce n’era abbastanza; e anche nella sua amministrazione ci fu chi benedicesse la consegna a Karadzic e Mladic delle zone solennemente protette e la deportazione dei rifugiati, lamentando poi di non aver previsto lo zelo ultimo dei deportatori. Clinton aspettò 4 anni: fra poco, Obama ne avrà aspettati 5 con la Siria.
Ho fatto un calcolo approssimato: Bosnia, 100 mila trucidati, due milioni di profughi; Siria, che è grande poco più del doppio, 240 mila trucidati, 4 milioni di profughi, 8 milioni di sfollati. Anche le differenze sono istruttive: a Srebrenica gli aggressori invasati erano cristiani, le vittime musulmane, di quell’islam europeo di cui c’è tanto bisogno.
A Dohuk, Kurdistan, i giudici che indaganosul genocidio jihadista degli yazidi mi hanno detto quanto desidererebbero che i genetisti delle ossa sparpagliate di Srebrenica trovassero il tempo anche per le loro fosse. Adesso, ogni volta che vedo un nuovo genocidio, penso già a come saranno le commemorazioni vent’anni dopo.  

10 luglio 2015

Il paese basato sui ricatti

Non fossimo in Italia, certe notizie sarebbero preoccupanti. Getterebbero una luce sinistra sulle istituzioni anzi, sui vertici delle istituzioni.
Parlo delle telefonate, intercettate dai carabinieri del noe nell'ambito dell'inchiesta sulla CPL Concordia, tra Michele Nardella quando era vice di Renzi a Firenze e il generale della Gdf Adinolfi

“De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle, sanno di Giulio”. E Giulio è il figlio dell'ex presidente della Repubblica.
I carabinieri del Noe guidati dal colonnello Sergio De Caprio intercettano il colloquio con una cimice sotto il tavolo. Due le partite: la nomina a sorpresa del generale Saverio Capolupo, anziché di Adinolfi, al vertice della Finanza da parte del morituro governo Letta. E la staffetta tra questi e Renzi, amico dei commensali. In questo contesto l’attuale numero due della Guardia di Finanza dice che il figlio di Napolitano “Giulio oggi a Roma è potente, è tutto”. Poi sembra dire che il capo dello Stato sarebbe ricattabile perché “l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro e (Enrico, ndr) Letta ce l’hanno per le palle, pur sapendo qualche cosa di Giulio”. Nardella non fa una piega, anzi.
Scrive il Noe: “Nardella dice che la strada è più semplice. Bisogna fare la legge elettorale e andare alle elezioni anticipate”. Poi dice che Letta gli sembra “andreottiano” e “attaccato alla seggiola”. E allude malizioso: “A meno che non ci sia anche da coprire una serie di cose, come uno nomina sei mesi prima il comandante, perché… a me è venuta la Santanchè pensa, che dice tanto tutti sanno qual è la considerazione di Giulio Napolitano. Prima o poi uscirà fuori”. Insomma, il segreto non sarebbe più tale. “Se lo sa la Santanchè, vabbè ragazzi”.
Adinolfi resta sul tema: “Giulio oggi a Roma è tutto o comunque è molto. Giusto? Tutto, tutto… e sembra che… l’ex capo della Polizia … Gianni De Gennaro e Letta ce l’hanno per le palle, pur sapendo qualche cosa di Giulio”. Nardella commenta criptico: “A quello si aggiunge, quello è il colore…”, seguono parole incomprensibili. Fortunato pensa al potere del figlio del presidente: “Comunque lui è un uomo, c’ha studi professionali, interessi. Comunque tutti sanno che lui ha un’influenza col padre. Come è inevitabile… ha novant’anni c’ha un figlio solo”. Nardella concorda: “È fortissimo!”. Adinolfi: “Non è normale che tutti sappiano che bisogna passare da lui per arrivare” e Nardella sembra accennare a un possibile conflitto di interesse: “Consulenze, per dire consulenze dalla pubblica amministrazione”.
A conferma dell’ipotetica relazione tra la nomina di Capolupo e una presunta ricattabilità di Giulio Napolitano c’è una telefonata del giorno seguente. Antonello Montante, presidente di Confindustria Sicilia e delegato per la Legalità di Confindustria nazionale, parla con Adinolfi. Mentre aspetta Montante confida a qualcuno vicino: “Perché è stato prorogato… chissà perché… Figlio di puttana ha beccato ha in mano tutto del figlio di Napolitano, tutto… me l’ha detto Michele… ha tutto in mano sul figlio di Napolitano”. Dove Michele, secondo i carabinieri, è Adinolfi.
Non è chiaro, dalla registrazione, cosa abbia in mano Capolupo. Potrebbero essere parole in libertà ma una democrazia non tollera ombre. Anche Giorgio Napolitano non esce bene dalle intercettazioni, come quella di una conversazione tra Fabrizio Ravoni, già al Giornale dei Berlusconi e poi a Palazzo Chigi con Berlusconi e Fortunato. Il Noe definisce “interessante” la conversazione del 5 febbraio 2014 in cui il burocrate più potente ai tempi di Tremonti, “in contrasto con l’attuale governo Letta sente il bisogno di esternare circa un ruolo anomalo di Giulio Napolitano.
Il discorso – prosegue il Noe – parte da Fortunato che racconta a Ravoni le sue considerazioni sull’azione del Presidente della Repubblica, che avrebbe favorito provvedimenti favorevoli al figlio Giulio imponendo il rigore su altri: ‘Guarda è un uomo di merda io so’ convinto da tempo… prima ha fatto cadere questo poi ha spostato il rigore a parole perché tra l’altro quando si trattava di far passare i provvedimenti per l’Università che gli stavano al cuore al figlio era il primo a imporci le norme di spesa ma comunque poi ha imposto a tutto il paese un anno di governo Monti al grido rigore, rigore, rigore…’”. E il Noe ricorda che Napolitano jr. è professore ordinario a Roma tre.

Il mondo del potere è questo. O, comunque, è molto più simile a questo, rispetto all'immagine di impeccabilità e senso dello stato che raccontano.

Dietro la narrazione

La Grecia che ha taroccato i conti, dove la gente vive al di sopra delle sue possibilità, dove ci sono categorie sociali non toccate dalla crisi e dalle tasse. La Grecia della corruzione ..
Si sono usati i numeri (del peso delle pensioni sul PIL, sui miliardi da rimborsare, sui miliardi che perderemmo se ..) come clave.
La Grecia, come nel sud di questo paese, ha un welfare sociale basato su pensioni e su posti di lavoro pubblici.
Non esiste, come in Italia un reddito minimo o un altro strumento per autare i cittadini in difficoltà.

A furia di puntare il ditino e a dare lezioni dimorale ed economia alla Grecia, ci siamo dimenticati delle questioni nostrane.

Prima di parlare dei privilegi degli altri pensiamo ai nostri: ai vitalizi per i condannati che abbiamo cancellato a fatica ma solo per gli ottantenni ..
Pensiamo al fatto che il meccanismo stesso dei vitalizi (dei deputati e senatori ma anche dei consiglieri) non è sostenibile né accettabile.
Pensiamo alla scarsa trasparenza nel meccanismo dei finanziamenti ai partiti (e alle fondazioni dei politici) nelle cui pieghe si nasconde di tutto.
Come ha raccontato il caso della CPL concordia.

Ieri la buona scuola renziana è diventata legge grazie all'auto di 4 deputati della presunta opposizione (e per fortuna che il nazareno era finito).
Una riforma elogiata dalla narrazione governativa: le centomila assunzioni (lo chiedeva l'Europa), l'autonomia degli istituti (se prenderanno i soldi), il merito, i soldi ai professori.
Per non parlare di Expo e del successo di pubblico, dei numeri sul lavoro (specie se li da l'OCSE) ..

E poi, però, c'è sempre un lato B.
La riforma della scuola è stata approvata grazie a Verdini e nonostante le proteste degli insegnanti fuori dall'aula.
L'aiuto di B. non sarà disinteressato: paradossale come un governo, all'apparenza di segno opposto, faccia passare le riforme grazie ai voti di un partito il cui leader è stato condannato (ma attende la prescrizione) per la vicenda della compravendita dei senatori.
La riforma della scuola ancora una volta aiuterà gli istituti privati a discapito del pubblico.

E poi i numeri: pure al comune ora vogliono fare chiarezza su questi numeri dati da Sala sui visitatori di Expo.
Dove sono questi milioni di cinesi?
Come sono arrivati questi milioni di visitatori se Atm e Trenord parlano di numeri sotto le attese.
Infine il lavoro: "il rapporto OCSE dimostra che siamo sulla strada giusta".
E se lo dice l'OCSE dobbiamo crederci. 

09 luglio 2015

Un passato davanti a noi

Berlusconi condannato, e probabilmente prescritto, per la compravendita del senatore De Gregorio (operazione libertà) ai danni del fu governo Prodi.
Il sindaco della polizia Coisp vuole togliere la targa dedicata a Carlo Giuliani.
Ancora oggi facciamo fatica ad accettare la pagina nera della nostra democrazia e il reato di tortura verrà annacquato.
Viene approvata da un governo di (presunta) centrosinistra una buona riforma di destra sulla scuola. Elitaria e classista.
Che formerà i giovani di domani, perché quelli di oggi sono in coda alle classifiche europee, in quanto a disoccupazione e studio (i neets).

Abbiamo un passato radioso, davanti a noi.

08 luglio 2015

Deja vu

Di fronte ai parlamentari PD Renzi ha fatto la sua lezione di comunicazione.
Una volta c'erano i comunisti, ora ci sono i gufi.
Una volta c'era un presidente che, poverino, non poteva governare perché li aveva tutti contro.
Un presidente del consiglio che non era stato capace di comunicare e così la gente non aveva capito tutte le cose buone fatte dal suo governo.
Non si può cantare e portare la croce, diceva quel presidente del consiglio (quello vecchio):
«Credo che quando tireremo i conti di questi cinque anni al governo» potremmo dire di aver fatto tanto. «Basti pensare alle 24 grandi riforme, dal mercato del lavoro alla scuola. Più riforme di quello che hanno fatto i 56 governi della Repubblica messi insieme». Certo, ammette, «avremmo potuto comunicare meglio quanto realizzato» ma «non si può portare la croce e cantare nello stesso tempo. Cercheremo di trovare il modo di cantare io - aggiunge con una battuta - oltre tutto sono dotato di una bella voce...».
Ecco, passano gli anni e i governi ma mi sembra sempre di risentire le stesse cose.
Il calo dei consensi nei sondaggi, la colpa dei talk, la cacciata dei collaboratori che non funzionano in televisione ..

Per andare oltre il tifo da stadio

Per molti è difficile, vedere la questione greca (che è pure questione europea, di che tipo di europa vogliamo) oltre il tifo da stadio.
Tra quelli anti Merkel e anti Germania e quelli anti Grecia e i suoi governanti. Buffoni, cialtroni.
Per andare oltre il tifo da stadio, mettiamo in chiaro alcune cose.
Se la Grecia è in qeusta situazione è grazie ai governanti precedenti e alle misure che la Troika ha imposto ai governi dopo la crisi.
Delle due l'una: o erano cialtroni quelli di prima (e allora perché dovrebbero tornare al governo, magari con esecutivi tecnici?) o erano cialtorni i tecnici della troika (e allora perché non ammettere l'errore e proseguire con gli stessi diktat?).
E' una difesa di Tsipras e del suo lavoro?
No, essersi presentati all'eurogruppo a mani vuote è quanto meno un errore di immagine.
Quell'immagine che il tifo contro ha costruito loro addosso: cialtroni, incapaci, presuntuosi, mediatici.
E quelli che han truccato i bilanci?
E quelli che sapevano che Grecia (e forse anche noi) non aveva i conti a posti e ha chiuso un occhio?

Ma se l'Europa ha 23 milioni di disoccupati in più, dall'inizio della crisi, qualcosa vorrà pur dire.
Se la distanza tra Europa (come istituzioni) e cittadini aumenta, dovremo riflettere sulle sue conseguenze.
La crescita dei neofascismi e dei veri populisti anti euro.

Per andare oltre il tifo da stadio, dovremmo chiarirci le idee: vogliamo ora e subito i soldi prestati alla Grecia? Se il paese fallisce o va in default controllato, difficilmente li vedremo quei soldi.
Sarebbe meglio rivedere i tempi e i modi con cui farci restituire i soldi, no?
Questo in fondo chiede Tsipras: poter decidere politicamente come intervenire sul debito e sui prestiti.
Perché, è anche questa è una cosa da chiarire, l'unione europea non decide le politiche nazionali.
I premier eletti, sì. Spetta a loro dire chi deve fare i sacrifici per uscire dalla crisi.

Nessuno, lo ripeto, ha la ricetta giusta ora, per uscire dalla crisi.
Né quelli che parlano del ritorno alla dracma, né quelli del Grexit. E nemmeno quelli che parlano della crisi economica come se parlassero del calcio (e anche lì, a corruzione..).
Poi, e chiudo, possiamo continuare a tifare pro o contro Merkel: quando saremo noi a doverci lamentare delle misure imposte dall'alto, mi fate sapere. Abbiamo un debito altro, in crescita e il famoso lume in fondo al tunnel è ancora lontano...
Ma forse, è solo un problema di comunicazione ..

07 luglio 2015

Che tragedia ..

Ho letto e riletto quanto oggi scrive Ezio Mauro su Repubblica
È difficile per tutti riacchiappare l'Europa dopo questo salto nel vuoto. L'unica cosa chiara è il risultato del referendum, che era anche l'unico prevedibile vista la scarsità dell'offerta politica che i greci avevano davanti. Da un lato, un nuovo ciclo di austerity; dall'altro, la possibilità di negoziare ancora il grado di quell'austerity, in un Paese stremato e tuttavia incapace di riformarsi.
Apparentemente, la scelta era semplice. Così basica che si è facilmente caricata di sovrastrutture simboliche: Davide contro Golia, il povero che si ribella al diktat del ricco, la democrazia diretta e popolare contro la regola europea burocratica e ottusa. Questo sovraccarico di significati impropri ha fatto convergere su Atene una zattera della Medusa di vecchie e nuove destre, vere e false sinistre, portando in piazza fianco a fianco nazionalismi e anticapitalismi, lepenismi e radicalismi, uniti dalla leggenda nera dei poteri forti europei distruttori delle sovranità nazionali. In questo, il racconto della crisi che Tsipras fa oggi alla Grecia è identico a quello che Berlusconi fece all'Italia per spiegare la sua caduta: le colpe sono comunque altrui, c'è sempre un nemico in agguato con una gigantesca congiura esterna pronta a spiegare in modo elementare situazioni complesse, restituendo il populismo intatto alla fine della crisi, magari vittima ma comunque innocente.
Tsipras come Berlusconi (avrà anche lui uno stalliere mafioso?), in piazza c'erano solo fasssscisti, lepenisti, radicali ..
Tutta brutta gente.
Tutta gente che avrebbe dovuto festeggiare per le ricette della Troika ...
Per una preoccupazione politica comprensibile e per un istinto burocratico di conservazione, Bruxelles potrebbe reagire a questa vera e propria crisi di statualità europea facendo pagare il conto interamente ad Atene, con un default controllato come esempio negativo oggi per domare possibili ribellioni domani, magari di Podemos in Spagna, di Le Pen in Francia, di Grillo o Salvini in Italia. 
Ma non è quello che sta facendo? Solo aiuti umanitari ..
Non è quello che fa Renzi (oggi rifugiato al Cern)? Prendere le distanze da Tsipras per dare un segnale alla sua minoranza? 

Infine la conclusione:
Che altro? Più Europa e più democrazia: è l'unica risposta alla crisi greca dettata dalla visione e non dalla paura, da un sentimento della politica e non dai risentimenti dell'antipolitica, o dalle fredde vendette burocratiche di Bruxelles.
Che è una vera e propria contraddizione: indire un referendum è roba da populisti, mentre far cadere dall'alto scelte economiche (che impattano sul sociale) è democratico.
E la campagna politica a favore del si è stata fatta sulla paura. Ma avete così paura che si formi qualcosa a sinistra, in Europa, da screditare la gente in questa maniera?

La fine del mondo non è arrivata

La fine del mondo, l'Armageddon, non è arrivata, dopo il no al referendum greco.
La vita va avanti, nonostante tutto. Nonostante Europa e BCE, e grazie agli aiuti dall'estero (come la comunità greca a Milano che invia ad Atene i medicinali).
Siamo in ancora in attesa del documento del fondo monetario, di cui si è parlato prima del voto, dove si metteva nero su bianco la necessità di spalmare su più anni il debito greco.
E siamo ancora in attesa di conoscere la marca della moto dell'ex ministro Varoufakis .. tutta questa attenzione morbosa sul ministro, i suoi atteggiamenti, la moto e non ne conosciamo nemmeno la marca.

Certo, questo non significa che le cose non possano veramente peggiorare, se non dovessero arrivare i soldi per le banche, dalla BCE.
Ma le fosche previsioni dei nostri esperti grazie al cielo non si sono avverate (leggetevi l'editoriale di oggi di Travaglio, sulla categoria dei giornalisti) ..

Perché è stato tutto un tifo da stadio, con poco raziocinio, quello che abbiamo visto e letto in questi giorni.
I pagliacci sono Tsipras e Varoufakis come dice Panorama o sono i commentatori che accostano Syriza alla destra estrema, pur di denigrarlo?
O forse il pagliaccio è quello che andava dalla Merkel sventolando numeri e salute solo sulla carta?

Democrazia e far decidere ai cittadini e non ad istituti presieduti da gente scelta dai governi egemoni.
Democrazia è essere solidali quando serve, e non imporre vincoli e regole non sostenibili per sistemare i conti, eredità dei passati governi.
Altro che derby tra euro e dracma.
Perché, se vogliamo prendercela coi cattivi governi ellenici, non si arriva ad una corte dei conti europea, che vigili sulle voci di spesa nazionali?
O ad una regolamentazione comune su welfare, leggi sul lavoro, ..

In Italia, l'unico messaggio non ostile da dentro le istituzioni, è arrivato dal presidente Mattarella.
Perché nonostante quello che è successo, oggi torneremo a parlare di riforma del Senato (quella dei consiglieri senatori, per un doppio lavoro forse non pagato ma con tanto di immunità). Con la pessima riforma della scuola, fatta nonostante i no degli insegnanti.
Oggi verrà presentata la relazione del prefetto di Roma su mafia capitale.


E saremmo noi quelli sani, quelli democratici, quelli in salute?

PS: Avete visto l'inchiesta di Alberto Nerazzini​ su Rai3 "Il grande bluff"? Evasione, offshore, società dei giochi online, riciclaggio di denaro sporco (o comunque poco pulito) .... Tutto sotto i nostri occhi, nella stessa Europa che da da una parte se ne frega della situazione greca dall'altra accetta che grandi aziende, mafie, multinazionali, spostino la fiscalità dove più comodo.

Per dire, tutte le società dei giochi online si riparano dietro schermi societari in Lussemburgo. E anche il modena calcio: quali sono i veri proprietari?.
Bisognerebbe andare dietro le società di questo piccolo paese in piena Europa. Il paese di Juncker, quello della più grande evasione a termini di legge.


Che paghiamo noi....

06 luglio 2015

Ricciardi e il senso del dolore

Un uomo passeggia solitario per le strade di Napoli:
Non era uno di quei tutori dell'ordine che fanno della ricerca dei criminali una specie di precetto morale. Si rendeva conto che, dall'esterno, agli occhi dei colleghi della Questura e pure dei magistrati, poteva apparire così: il suo addentare i casi, il suo dedicarsi alla soluzione anima e corpo senza senza intervalli o pause sembrava appunto una missione, qualcosa che andava al di là di ogni mero attaccamento professionale. Del resto, anche il fatto di non avere una vita sociale, una donna o molti amici, feste e ricevimenti da frequentare, circoli ai quali appartenere confermava quest'opinione che ci si poteva fare di lui.Ma non era così, rifletté mentre camminava defilato per evitare la massa di gente che intasava la strada. In realtà lui odiava il lato oscuro dell'animo umano ed era terrorizzato da quanto fosse in grado di concepire la fiumana variopinta e puzzolente che, ridendo, cantando, urlando e chiacchierando si riversava nei vicoli, creando le passioni che l'avrebbero portata alla gioia o, più spesso, alla rovina. Avrebbe evitato volentieri di averci a che fare, col crimine. Avrebbe dato tutto quello che aveva per essere una persona normale, con l'unico obiettivo di farsi una famiglia e portarla avanti il meglio possibile.All'angolo della strada si presentò ai suoi occhi una scena grottesca e terribile. Una piccola fioraia se ne stava accovacciata a terra, con davanti un paniere di viole, rose selvatiche e giunchiglie. Sorridendo, cercava di richiamare l'attenzione dei passanti con una cantilena ..[..] Di fronte alla bambina, a meno di un metro, il commissario percepì il cadavere di un uomo di mezza età. Gli occhi vuoti del morto, con la bocca digrignante di dolore estremo,fissavano alla stessa altezza, senza vederli, quelli della ragazzina: il corpo era stato tranciato di netto a metà dal tram sotto il quale si era gettato, e scompariva alla vista di Ricciardi all'altezza del bacino sanguinante, da cui fuoriuscivano bianche le vertebre e rosei gli intestini.La voce del morto, per lui perfettamente udibile, almeno quanto la cantilena della ragazzina, bestemmiava contro la miseria e la disperazione che lo avevano portato a cercare quella fine atroce.Accelerò il passo senza rispondere all'invito della fioraia, estraendo dalla tasca un fazzoletto profumato e premendoselo sulla bocca per arginare la nausea improvvisa.Ecco il perché, pensò.Ecco la spiegazione al mio attaccamento al lavoro, a quello che potrebbe sembrare il patologico piacere a rimestare nel fango che donne e uomini si portano chiuso nelle stanze segrete del cuore. Come faccio, come farei a ignorare tutto questo dolore? Come potrei sfuggirgli, come posso evitarlo, se mi arriva addosso a un angolo di strada in questo meraviglioso pomeriggio di settembre?”
Da “Anime di vetro” di Maurizio de Giovanni, Einaudi

In questo ultimo romanzo, altri pesi gravano sulle spalle del commissario Ricciardi: il dolore per la perdita della tata Rosa. E l'aver visto con gli occhi l'effetto del suo essersi sempre chiuso in sé, non essere stato capace di aprirsi a nessuna donna …

L'indagine che affronterà in questa storia, un usuraio ucciso e un nobile reo confesso dell'omicidio, lo aiuterà ad affrontare questa situazione.

I merkeliani


"Ich bin ein merkelianer" - titola il Foglio oggi, dopo il referendum greco, e accusa Tsipras di assistenzialismo.
E' lo stesso giornale che prende anche i fondi pubblici.
L'hanno presa bene ..

A proposito: come è andata a finire con la storia del colpo di stato del 2011, organizzato dalla Merkel ?

La maratona di Atene, come è andata a finire

Ci sono alcune cose che abbiamo imparato, da questo referendum e dal suo esito.
La prima è che, di fronte a questa crisi, non c'è una soluzione facile a portata di mano. Nessuno degli economisti che ha scritto sulla crisi greca, sui possibili scenari, ci ha capito qualcosa. Sono tutti seduti al caldo a scrivere di cose che non comprendono e su cui applicano teorie vecchie e mai sperimentate.
Dicevano i nostri esperti che l'Italia non teme il contagio, ma oggi lo spread è in salita.
Dicevano, i falchi non solo quelli tedeschi, che il referendum sull'austerità era un referendum sull'Europa. Per cui europa = austerity = Germania.
Tsipras e la popolazione greca hanno dimostrato che un'altra Europa potrebbe esistere, non si governa più con la paura, le persone quando sono nella crisi più nera, non si fanno più imporre le regole dall'esterno.

E ora è la Merkel a non avere un piano B. e dopo la sconfitta ha subito telefonato a Hollande, non a Renzi.
Non contiamo più niente.
La storia di questo referendum è anche questo: non solo il tifo da stadio, l'assenza di qualsiasi criterio logico nei commenti. Ma anche l'assenza di solidarietà da parte nostra.
Siamo nella merda fino al busto (perdonatemi l'espressione) e appena abbiamo visto uno messo peggio di noi, gli abbiamo dato addosso.

I debitori devono restituire i soldi.
Ora chi ci mette i soldi per salvare la Grecia?
Se vince il no la Grecia esce dall'euro ...

Ecco, se la Grecia esce dall'euro o viene fatta fallire, cari esperti, chi restituisce i soldi, quegli 11 miliardi che l'Italia ha prestato?

Abbiamo preso in giro anche i politici che (anche per tornaconto) sono andati ad Atene: i turisti per caso.
E invece i turisti della democrazia siamo noi. E forse aveva ragione B. quando così si rivolgeva a Schultz.

Se il vero obiettivo era cambiare governo in Grecia, facendo tornare quelli che hanno applicato la ricetta sbagliata e quelli dei conti truccati, è fallito.
Trsipras ha semplicemente applicato il mandato degli elettori e ora, ha accettato di sacrificare il suo ministro delle finanze per aiutare i negoziati.
La maratona di Atene racconta che un pezzo del nostro destino è anche in mano nostra.
E' questo che terrorizza qualcuno, evidentemente.

05 luglio 2015

L'orrido di Inverigo

La visita all'Orrido di Inverigo, organizzata dal coordinamento iniziative umanitarie Inverigo per il Nepal.
Dentro l'Orrido, la chiesa di Andrea al Navello, costruita dai Crivelli nel 1598 (e visitata da S Carlo Borromeo nel 1602). Ancora tre anni e cadrà a pezzi. Nell'indifferenza o quasi di comune e regione.


L'Orrido






I dipinti rubati

Gli affreschi nella chiesa


Il viale dei Cipressi



La maratona di Atene (per l'Europa)




Il referendum per cui oggi i cittadini greci decideranno sul piano di aiuti europei ha riempito tutti gli spazi dell'informazione. Niente emergenza immigrati. Niente scabbia. Niente Isis.
Non solo è stata monopolizzata, questa informazione, ma è stato cambiato il senso e il significato delle parole.
Oggi buona parte della stampa chiama antieuropeisti quelli del fronte del no: da Syriza in Grecia, alla minoranza PD, alla Lega. Tutti assieme in un unico calderone: Tsipras ha spiegato più volte come non voglia uscire dall'Euro o dall'Europa (cosa anche impossibile unilateralmente), ma non importa. Sono antieuropei, perché esprimono un'idea diversa da quella egemone dell'Europa.
Non un'insieme di popoli, ma un insieme di vincoli e trattati.
Si è stravolto il significato di Europa e europeismo. Oggi significa stare dalla parte del più forte e, per chi è contro, diventare dissenziente, ribelle.
Nemmeno pochi anni fa, si era stravolto il senso di antipolitica (lo scrive Gilioli qui). E di populismo: chiedere ai cittadini di esprimere la loro opinione tramite un referendum, non essendo obbligato per legge, è populismo.
Nascondersi dietro un referendum sulla (pessima) riforma costituzionale, essendo obbligati per legge e spacciandolo per gentile concessione del governo, invece cosa è?

Che Europa vogliamo?

Questa, con a capo Juncker (quello del piano legalizzato di evasione per le multinazionali) e la Merkel (e i paesi del nord) che si è dimenticata come l'Europa abbia dimostrato solidarietà nei confronti della Germania quando ha avuto bisogno?

La figlia più bella, Hans Tuzzi

Milano, giugno 1986Oltre i vetri, la pigra calma serena di una domenica di fine giugno: uno spicchio di quel cielo di Lombardia, così bello quando è bello; il silenzio, rotto dal lento rintocco della campana di Santa Maria Incoronata. Come ogni domenica mattina, dato da mangiare a Kim, erano usciti per una prima colazione in una caffetteria di corso Garibaldi, altro angolo di Milano che stava velocemente mutando volto: non più corso povero e popolare, vedeva fiorire qua e là, al posto dei vecchi esercizi al minuto, localini alla moda, negozietti superflui e stravaganti. Poi, acquistati i giornali, passeggiata al Parco Sempione per lo scodinzolare gioioso di Kim e per la prima pipa della giornata, quindi ritorno a casa. Da quasi un anno il vicequestore Norberto Melis aveva rinunciato allo sgroppare a cavallo in brughiera nei fine settimana.Interruppe la lettura, scosse la testa: «E anche questo finirà in nulla»...

Cosa sta leggendo il vicequestore Norberto Melis, da farlo sbottare nella sua lettura domenicale del giornale? È un caso di omicidio avvenuto nelle campagne di Abbiategrasso: una ragazza trovata morta con la testa dentro l'acqua della roggia. Non un incidente mortale, perché l'assassino le ha tenuto la testa sott'acqua. Uno di quei casi che per qualche giorno occupano le prime pagine dei giornali, “la ragazza affogata nella roggia”, per poi sparire nel nulla se non si riesce ad arrivare subito al colpevole.
Questa è la cosa che fa rabbia a Melis: che anche questo, come altri casi, rimanga un delitto insoluto.
Il caso, o la sfortuna, vuole che sia proprio Melis a doversi occupare del caso: il commissario incaricato, che non godeva della sua personale stima ha un incidente e il Questore lo distacca temporaneamente in loco, commissario reggente che condurrà le indagine sull'omicidio, a fianco del viceispettore Gambardella. Perché tutti, la stampa, il ministro, vogliono la soluzione del caso. In fretta.

E quali sono i dati del caso: glieli elenca il vice Gambardella, in quel tono da questurino (ma sono i questurini a risolvere i casi, Sherlock Holmes non esiste, ricorda Melis alla compagna Fiorenza)
Lunedì 16 giugno Giovanna Bertagna, di anni diciannove, di Giuseppe e Lina Bosina, domiciliata in località Cascinazza, al momento occupata presso l'azienda agricola della famiglia - «oh, poche vacche e poche pertiche, niente di più, dottore» - dopo pranzo aveva annunciato che sarebbe andata ad Abbiategrasso èer acquistare materiale di cancelleria - «sa, ha studiato da ragioniere, era lei che seguiva la contabilità della famiglia». La sera,non vedendola tornare per cena, i genitori e lo zio..”

Da dove partire per l'inchiesta? Dall'ambito familiare, chiaramente: peccato che i membri della famiglia (i genitori, lo zio, la sorella piccola con la sindrome di down) si diano l'alibi l'uno con l'altro. E lo stesso vale per la famiglia della cascina vicina, i Villa.
“… oppure, come spesso accade in quei casi, bisognava cercare fra i torbidi desideri senza voce nella stessa casa di quella poveretta, o fra i Villa [i vicini]? Può accadere di tutto, in una famiglia: poteva saperlo meglio di lui, che in quasi vent'anni di servizio .. Come poteva essere sporca l'umanità. E invece ..”.

L'arrivo di un poliziotto da Milano e il perdurare dell'inchiesta, muovono la superficie torbida delle acque in quella cittadina, dove ci si conosce e dove in tanti avrebbero anche qualcosa da nascondere.
L'ex calciatore ora proprietario di una palestra frequentata dalle signore bene in cerca di qualche svago.
Il fotografo che oltre ai soggetti civili, non disdegna anche qualche obiettivo osè.
Il porno attore del paese, tal Egidio Persichetti, noto e famose nella provincia anche per essere dentro il giro della droga che allieta le serate dei ragazzi benestanti.
E una pista porterebbe anche al cavaliere Mariano Clericetti, industriale nel settore agricolo, figlio del vecchio capostipite Onorio e padre del debosciato Luca ..
Giovanna avrebbe avuto un colloquio nella sua azienda, poi non proseguito oltre. Che ci fosse un rapporto tra lei e qualcuno dei Clericetti?

Il direttore del giornale locale e il cavaliere, in un colloquio sul filo del detto e non detto, che lo avvisa dell'arrivo in città del vicequestore:
«Bé, la ringrazio ma .. non vedo .. sì, insomma, perché me lo dice?»Il già bel Pietro fece boccuccia a a culo di pollo.«Ingegnere mi perdoni, ma credo di far bene. Mi muovono la stima, l'amicizia e la certezza che noi condividiamo gli stessi valori morali e politici».Alla faccia del pistolotto. E quanto ai valori morali, si disse Clericetti, non male per uno che, cognato dal cattolicissimo presidente della pingue Banca Locale, in campagna elettorale si era schierato pubblicamente per la moglie del pubblico amante di sua cognata. Ma lui, Clericetti, avrebbe forse potuto scagliare la prima pietra, lui? No, certo che no, si disse pensando alla propria moglie.«Insomma» stava iniziando Ballista, «questo viceispettore Gambardella sta iniziando a scavare intorno al Persichetti. Lei forse non lo conosce, il Persichetti, Egidio Persichetti, uno che fa, sì, insomma, diciamo l'attore .. perché sembra che sia .. molto dotato. Insomma, mi ha capito, no? E dove c'è sesso c'è droga, al giorno d'oggi».«E io che c'entro?» chiese, non brusco ma gelido, Clericetti.«Lei no, ingegnere. Ma suo figlio .. Purtroppo, Luca e il Persichetti» stava per dire “sono culo e camicia”, ma si trattenne in tempo, «frequentano lo stesso giro. Oh, son certo che non c'è nulla, sia chiaro, ma mi è sembrato giusto preavvertirla, tanto più che, se la cosa va in mano ad un commissario di Milano, non ci possiamo aspettare quelle cautele, quei saggi distinguo che le autorità locali san bene essere necessari quando si ha a che fare con gentiluomini».

Se Giovanna non è stata violentata, per cosa è morta? Per aver rifiutato le avances di un gentiluomo che non ha accettato rifiuti?
L'indagine di Melis e dell'ispettore, porta a scoprire tutti gli altarini della provincia italiana, la sana provincia italiana delle sane famiglie italiane. Quelle che si reggono su una facciata di sola ipocrisia e che dietro nascondono tradimenti, vizi, malignità, arrivismo sociale (e politico).
La sana provincia italiana. La sana destra italiana. I valori. Sì, i valori bollati”.
Non l'aiutano certo le lettere anonime (non una tipicità del sud, dunque), capaci solo di gettare fango sulla vittima e nel portare gli investigatori su false piste ..

Siamo nel 1986, nell'anno dei mondiali di Maradona, con quel gol fraudolento con l'Inghilterra, fraudolento come il secolo che si sta chiudendo. Quello della Milano da bere, dell'illusione della ricchezza e delle città violentate dalle colate di cemento e dalle colate di ignoranza e incultura, instillate anche nei ragazzi:
Per tornare a Milano, scelse di bordeggiare il Naviglio. Prima di viale Famagosta accostò: era tardi, stava finendo il tabacco e quella serranda ancora alzata avrebbe quantomeno consentito un ripiego sino al mattino dopo. In un cortile, al ritmo di Fischia il vento tre bambine vestite come puttanelle cantavano in coro:Salta il rospo salta anche la ranachi non salta è un figlio ..Salì in macchina. Perché l'Italia non gli era mai sembrata squallida come quella sera?”

Melis, aiutato anche dai suoi collaboratori della squadra milanese, scoprirà un giro di droga, soldi facili, sesso, che coinvolge un giro di insospettabili. E con cui si dovrà muovere con cautela.
Ma non sono questi i responsabili dell'omicidio della povera Giovanna.
No, la verità arriverà alla fine di questa storia, quasi per caso.
E sarà una verità dura e crudele da accettare.

La figlia più bella è uno dei romanzi migliori, tra quelli che ho letto ultimamente: merito della storia raccontata dall'autore, l'indagine dentro i vizi della provincia col colpo di scena finale.
Merito anche della scrittura di Hans Tuzzi: raramente mi è capitato di leggere un libro in un italiano così bello e alto.
Ironico e pungente contro le malattie di quell'Italia (che poi è molto vicina a questa di Italia): è l'Italia dove il segretario del partito di opposizione lanciava inascoltato il monito sulla questione morale. Sulla deriva dei partiti che avevano occupato tutti i posti disponibili dentro il potere.
“Volevamo l'immaginazione al potere, vi abbiamo insediato l'ignoranza”.

La scheda del libro sul sito dell'editore Bollati Boringhieri.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

03 luglio 2015

Nel caso non ve ne foste accorti

Mentre ce ne stiamo qui a discutere di Grecia, sono state approvate due norme interessanti dal governo: è stato approvato il bail-in per il salvataggio delle banche e sono stati approvati tagli alla sanità per 2,3 miliardi.

Lezioni di democrazia

Ma davvero vogliamo dare lezioni di democrazia ed economia alla Grecia?
Solo perché da noi si è reso il lavoro più flessibile rispetto alla Germania?
Solo perché sono tre turni di governi tecnici con premier non eletti?

Siamo il paese dove le leggi si interpretano se serve: la Severino blocca (per le regionali) l'eleggibilità di candidati con una condanna anche in primo grado, per reati contro la ppaa?
E chi se ne frega. C'è sempre un tar cui appellarsi ..
E se il TAR da ragione il De Luca del caso può gongolare: "Oggi si ripristina il rispetto dellavolontà popolare".
Fateci caso, sono le stesse parole usate da Berlusconi dopo ogni condanna: solo i miei pari mi possono giudicare .. 

Che anche i Greci vorrebbero fosse rispettata la volontà popolare: hanno dato il voto ad un partito che chiedeva meno austerità, vincoli meno stringenti. Visto che la ricetta non ha funzionato.

Ieri Monti (che con la Severino una cosa buona l'aveva fatta) si rallegrava per aver evitato all'Italia l'arrivo della Troika: "Sono felice di aver evitato all’I-talia laTroika, che significa umiliazione e politica neocoloniale".
A loro si, a noi no. Perché siamo furbi, perché siamo italiani.
Perché abbiamo avuto un premier (ora padre delle riforme che piacciono all'Europa) che disquisisce di banconote da 500 euro col fidanzato di Ruby “Niente banconote da 500 euro, è pericoloso”. E non credo si tratti di microeconomia.

Perché siamo il paese dove per arrivare ad un accordo con una multinazionale (la Whirlpool), servono scioperi e manifestazioni. E avere il governo dalla parte giusta.
Perché se invece 
Perché siamo il paese dove dopo mafia capitale si candida Roma alle olimpiadi e si prende tempo per i fondi del giubileo. Così poi si è costretti ad andare di fretta, in deroga. Come expo ..
Tanto poi c'è Cantone dietro cui nascondersi.

02 luglio 2015

Lo scontro tra falchi ed europeisti

Scrive Gilioli sulla Grecia: "Perché all'Italia invece conviene il no" (al referendum).
Ovvero, non essendoci nessuna previsione né legge che possa convincerci che continuando la politica dell'austerity la Grecia sia in grado di ridarci i soldi, sarebbe meglio negoziare sul debito e sulle misure chieste.

Lo dice il buon senso.
Cosa c'è dietro il sì, allora?
Una questione politica, probabilmente, per non favorire le opposizioni anti euro.
E una questione di politica internazionale per cui è sempre meglio stare dalla parte del più forte. Anche se non ha tutte le ragioni.

Se poi siete veramente convinti che strozzando la Grecia siamo sicuri che i soldi ci tornino, bene.
Tenete presente che quei 10 miliardi prestati alla Grecia (oltre al fondo salva stati) sono poco più del doppio dei soldi usati per salvare MPS e statalizzarla.
Secondo Bankitalia l'evasione fiscale in Italia è stimata in 195 miliardi, pari al 39% del gettito fiscale, ovvero l'8,86% del PIL (lo scrive oggi Bruno Tinti sul Fatto Quotidiano). 

Non so se su queste cose abbiamo proprio fatto i compiti a casa.


Cambiare verso

“Se qualcuno pensa di fare lezioni di morale ha sbagliato posto – sentenzia il premier italiano – se Weber parlava a nome del suo gruppo politico, gli ricordo che un partito appartenente al gruppo ha guidato l’Italia per molti anni”, sibile Renzi riferendosi ai governi guidati da Silvio Berlusconi e suscitando il plauso dei parlamentari italiani, sponda Pd. Poi lo schiaffo, calibrato e preciso, a Berlino: “Se, invece, Weber parlava a nome della Germania – continua Renzi – vorrei ricordare che durante l’ultima presidenza italiana ci fu un Paese cui non solo fu concessa flessibilità ma anche di violare i limiti“, ovvero la Germania, “cosa che le ha consentito di crescere”.
Questo era Renzi 1, che al parlamento europeo, all'inizio del semestre a guida italiana, rispondeva a tono al capogruppo tedesco Manfred Weber della ppe.
Il PPE della Merkel che chiedeva agli stati europei del sud di fare i compiti a casa: lasciate perdere flessibilità e crescita, diritti civili.

Poi sono arrivate le riforme che piacciono a confindustria, alla nostra destra e anche alla Germania.
Lavoro, province, senato ...
Nel frattempo la Grecia ha cambiato verso davvero: alla guida del paese un governo di sinistra che chiedeva veramente più flessibilità per poter far crescere il paese e aver tempo per fare le riforme.
E Tsipras venne ricevuto a Roma da Renzi che gli regalò pure una bella cravatta:
“Noi vogliamo dare una mano vera alla Grecia, che non vuol dire dare sempre ragione, ma siamo sicuri che ne uscirà e quando accadrà ci piacerebbe che il premier indossasse una cravatta italiana". 
Che mano ha dato alla Grecia il nostro paese? Ha fatto fronte comune contro l'austerità,contro il vincolo del 3% contro la Germania che non rispetta i vincoli della bilancia commerciale?

Niente da fare: il governo Tsipras è stato "rimasto solo" e il tira e molla su riforme vs rate da restituire ai creditori (europei e FMI) è terminato col mezzo bluff del referendum a cui Merkel ha risposto con "vedo".
Fine delle trattative: se volete i soldi dovete votare si.

Così il Renzi 2, quello che vince alle regionali ma perde elettori (e iscritti), si deve mettere al riparo della Merkel.
“Sono più preoccupato del terrorismo che della crisi greca, della crescita per tutti noi e non dell’Iva delle isole greche…”. Quanto al referendum, “è una scelta sorprendente, avrei preferito che non ci fosse stata, io non l’avrei indetto, ma non metto bocca sulla scelta del governo greco…”. A questo punto, “se ci sarà il referendum partiremo dopo” con i negoziati. Roma sta con Berlino.
Lo studente Renzi può presentarsi coi compiti fatti dalla maestra dell'Europa:
"le prospettive per quanto riguarda la crescita in Italia sono buone, la direzione è quella giusta". Bacchettate invece per lo studente meno diligente: "Abbiamo la necessità che ampie riforme siano fatte in Grecia per una crescita sostenibile".
Speriamo che non sia anche questo un bluff, come i conti greci taroccati.

01 luglio 2015

L'antipolitica in Italia è l'anticamera di nuovi fascismi - da La figlia più bella di Hans Tuzzi

«Penso spesso a quello che disse Berlinguer nel 1981, vi ricordate? Disse che in Italia i partiti non fano più politica, hanno degenerato e questa è l'origine dei malanni del Paese. Disse, cinque anni fa, che partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali. Insomma, quel che non è già lottizzato e spartito lo sarà in un futuro prossimo. E il risultato è drammatico,, concluse. Ecco, io peso che questo sia e sarà tanto più drammatico non solo perché, come ha detto il direttore della Rai, se gli serve un giornalista deve assumerne tre: un democristiano, un socialista e uno bravo che lavori, ma soprattutto perché la cattiva politica genera l'antipolitica».«Mentre l'uomo è un animale politico» osservò Franco.«E, soprattutto, perché l'antipolitica in Italia è l'anticamera di nuovi fascismi»
Da "La figlia più bella" di Hans Tuzzi , Bollati Boringhieri 

Quando il Fondo accettò di affossare Atene - Carlo di Foggia

Riusciranno a trovare un accordo il governo Greco e la Troika, o meglio, Tsipras e la Germania?
Se, si, quanti miliardi sono stati bruciati in questi giorni dalle borse?
E come ne uscirà l'Europa? Più forte o ancora più marginale (espressione del più forte e gli altri zitti e allineati)?

Nell'attesa, Carlo Di Foggia sul FQ ricostruisce i giorni in cui FMI concesse il prestito alla Grecia:

Quando il Fondo accettò di affossare Atene - Carlo di Foggia
Sabato, quattro ore prima che Alexis Tsipras facesse saltare i piani dei creditori, Dominique Strauss-Kahn ammetteva su Twitter: “Sulla Grecia, il Fmi ha fatto degli errori, sono pronto a prendere la mia parte di responsabilità: basta prestiti, serve una riduzione massiccia del debito”.L’ex direttore generale dell’Fmi pensava la stessa cosa anche nel 2010, quando era alla guida dell’istituzione di Washington. Da ieri la Grecia è in default verso il Fondo monetario internazionale. La Ong inglese Jubilee debt campaign ha sottolineato come finora il Fmi abbia ricavato 2,5 miliardi di profitti netti dai suoi prestiti alla Grecia (che salirebbero a 4,3 miliardi entro il 2024), il suo più grande debitore.Fino al 2010, quando esplose la crisi di Atene, a Washington vigeva la regola “basta nuovi casi Argentina”: nel 2001 il default di Buenos Aires fu catastrofico. Il principio era: “I prestiti vanno solo ai Paesi in crisi di liquidità, quelli insolventi devono prima ristrutturare i debiti per far sì che gliaiuti servano”. Nel 2010, con un debito pubblico al 130% del Pil, in mano estera, un deficit/Pil al 15% e un passivo oltre l’11 della bilancia dei pagamenti i dubbi che la Grecia potesse ripagare i prestiti erano forti nello staff tecnico del Fondo, quello che dovrebbe fornire le analisi “i n d i p en d e n t i ” sulla base delle quali il board (l’organo esecu-tivo) prende le decisioni. Così non avvenne.In un report, Paul Blustein, del Centre for International Governance Innovation (Cigi) ha svelato che nei giorni che precedettero la firma del memorandum, membri di primo piano dello staff tecnico incontrarono in gran segreto in un hotel di Washington funzionari dei ministeri delle Finanze di Germania e Francia. Per negoziare una ristrutturazione del debito greco.FU STRAUSS-KAHN a trasci-nare il Fmi nella partita greca, desideroso di far uscire il Fondo dall’irrilevanza seguita al crac Argentino. E accettò tutte le condizioni imposte dai riluttanti Paesi europei: l’istituto si trasformò -scrive Blustein - in un “junior partner” della Troika. I suoi negoziatori non potevano trattare direttamente con i funzionari greci, e nei tavoli erano costretti “a sedere al fianco della Bce, di fronte agli sherpa di Atene, quando invece il Fondo aveva sempre trattato con le banche centrali dei Paesi in difficoltà”. Strauss-Kahn mise la firma così su un piano di austerità “assolutamente irrealistico”, che ha poi costretto i creditori ad accettare un pesante taglio del debito nel 2012,“quando però gran parte diquelli privati, le banche, erano già rientrati dei loro crediti”.Alla vigilia del prestito, il board dell’Fmi cambiò al volo, con una delibera “ad personam”, le sue stesse regole: anche se l’insolvibilità di un Paese era “alta ”, gli si potevano prestare soldi se il suo default avrebbe avuto effetti “sistemici”. Non bastava. Per oliare il tutto, lo staff “addomesticò” le previsioni sull’impatto disastroso dei pesanti tagli di spesa voluti dalla Troika. Il board approvò così il secondo “caso Argentina”. Salvo poi ammettere il bluff nel 2013: il famoso “ci siamo sbagliati sull’austerità in Grecia”. Per Blustein non vi fu errore, ma una scelta deliberata sotto la pressione degli europei.
Nella primavera del 2010, quando Jürgen Stark, membro del comitato esecutivo della Bce sostenne in una riunione che il debito della Grecia era “insostenibile”,e quindi i creditori privati dovevano rimetterci almeno un po’, il presidente Jean-Claude Trichet “esplose”:“Siamo un’unione monetaria, non ci devono essere ristrutturazioni del debito!”.“Ur l a v a ”, ri-corda Stark.I NEGOZIATI segreti saltarono, e si arrivò a maggio alla firma del memorandum. Il Fmi prestò 30 miliardi. Al momento del voto, Paulo Nogueira Batista, il rappresentante del Brasile al Fmi salutò così la decisione: “Questo non è un salvataggio della Grecia, ma un salvataggio dei suoi creditori privati, prevalentemente europei”. Così è stato.

L'Italia dei talk

Il canovaccio dei talk è presto fatto, che si parli di immigrazione, crisi economica, lavoro, terrorismo.
C'è l'ospite governativo col compito di difendere l'esecutivo di turno spiegando come si sia fatto tutto il possibile non come quelli di prima che hanno fatto crescere il problema.
C'è l'ospite esterno alla politica, un banchiere, un imprenditore, un sindacalista da talk, il giornalista esperto nell'argomento del giorno, un economista con un libro da piazzare, un professore universitario (con Monti sono tornati di moda), che da la sua visione che deve essere originale a tutti i costi e che da addosso a tutti, maggioranza e opposizione.
Poi l'opposizione che, per definizione, è sempre critica.
Il tutto condito da urla, persone che si sovrappongono nel parlare, battutine, frecciate.
Certo, ci sono delle eccezioni: l'antropologa Signorelli, la costituzionalista  Carlassare, Landini (che se imparasse ad essere meno irruente darebbe meno fastidio ..), il giornalista Dragoni.
Tutto questo per dire che, se il mondo è in crisi (papa Bergoglio ha giustamente parlato di "terza guerra mondiale a pezzi"), nei talk è sempre un diluvio di soluzioni già pronte per i nostri problemi.
Prendete inonda, su LA7: prima puntata, ospiti l'esponente PD Chaouki, chiaramente di origini nordafricane, ma italiano come Salvini.
Si parlava di immigrazione, queste le perle 

Salvini a Chaouki: «Toglietegli l'alcol che c'è il Ramadan»
Feltri interruptus: «Mi rompo le balle a venire qui e non mi fate rispondere»
Feltri vs conduttrice: “Qui vengo gratis, mi rompo le balle e non mi fate parlare”.

Con la stessa profondità di pensiero potrebbero disquisire del debito italiano, del ritorno alla lira, dell'Isis, della crisi greca.
Effetto del livellamento verso il basso della politica italiana, che non è più l'espressione del meglio del paese, ma dell'italiano medio basso.
E, dunque, i talk a quell'italiano parlano (sempre con le dovute eccezioni).

Di trovare una soluzione vera ad un problema, di riuscire a dire chi ha torto o ragione, nemmeno a parlarne.
Escono tutti vincitori, dai talk. 

Gli immigrati e i profughi? Cacciamo i clandestini.
L'isis? Andiamo in guerra.
I barconi? Bombardiamoli.
La crisi greca? Colpa loro, vivono al di sopra dei propri mezzi. 
Effetto valanga? Ma scherziamo, noi abbiamo fatto le riforme.

Cercare di articolare un ragionamento, di spiegare come le cose siano più complesse (l'Isis non ha un esercito vero, è un marchio come Al Qaeda, per bloccare i profughi dovremmo fermare le guerre, che l'ingerenza tedesca nella trattativa con la Grecia non ha giustificazioni) è inutile ...