08 maggio 2019

Il nord ai tempi dei vassalli

Dimenticatevi i migranti, l'invasione, il fascismo degli antifascisti, l'Europa dell'austerity e l'Europa degli eurocrati.
Dimenticatevi le fake news di Putin, gli hacker e i troll dei grillini, Soros e tutti i buonisti.

Almeno per oggi potremmo concentrarci su quanto è successo in Lombardia e nello specifico nelle province di Milano e Varese: l'inchiesta della DDA che ha scoperto un sistema corruttivo che vedeva assieme politica (quella al governo in regione per intenderci), 'ndrangheta e aziende pubbliche dentro cui piazzare amici e amici degli amici.

Un sistema feudale, così lo hanno definito i magistrati, riferendosi a quanto scoperto su Caianello e sugli altri signori indagati:

“STRUTTURA PARA-FEUDALE”, “JURASSIC PARK” – Gli inquirenti descrivono il sistema come “una struttura para-feudale” in cui al dominus fanno riferimento i “vassalli”, uomini di sua fiducia che, per “riconoscenza rispetto all’importante investitura ottenuta, risultano totalmente proni alle direttive, anche minuziose e dettagliate, impartite dal vertice, sacrificando così sull’altare dell’obbedienza ogni residua forma di autonomia decisionale”. E sono i suoi stessi vassalli a riconoscergli una capacità pervasiva fuori dal comune. In particolare Diego Sozzani (oggi deputato) definisce Caianiello “Jurassic Park“, uno che è meglio non avere contro per la ferocia con cui si muove: “Sai se avessimo uno contro come il Caianiello?! – dice mentre parla con Mauro Tolbar  -. Questo poi passa la giornata al bar a ravanare se ti metti contro, eh!”. “Come fare un bidè in vasca di piranha cazzo!”. Sostanzialmente sottolineano come averlo contro “significa non ricevere più alcun incarico dalle società pubbliche controllate”.

Le reazioni saranno le solite (agevolo la prima pagina di Libero, per esempio): il protagonismo della magistratura, la magistratura che entra a gamba tesa sulle elezioni (le europee), il solito giustizialismo ..

Eppure qui stiamo parlando di nomine su società pubbliche, di soldi, e di giovani politici della destra lombarda.
La regione virtuosa, la regione che sta chiedendo l'autonomia per avere più poteri e fondi, la regione che si crede nord Europa. Si, nord Europa ma ai tempi dei Vassalli e dei Valvassori. 

07 maggio 2019

La lotta alla mafia e il ministro dei selfie

Non so se avete seguito il servizio di Claudia di Pasquale di ieri sera per Report: la giornalista chiedeva conto al ministro dell'Interno Salvini dell'inchiesta che coinvolge un suo sottosegretario, Siri, i legami con Arata, l'imprenditore che avrebbe scritto il programma energetico della Lega per favorire l'imprenditore dell'eolico in Sicilia che sarebbe poi un prestanome di Matteo Messina Denaro.

Salvini ha risposto alla giornalista, “voglio liberare la Sicilia dalla mafia” con sequestri di beni, poliziotti e via discorrendo.
Ma poi è lo stesso partito dello sblocca cantieri, che attacca i magistrati che se vogliono aprire fascicoli su politici devono farsi eleggere, che candida persone poco pulite al sud.
E così ogni tanto viene fuori un'inchiesta (come quella di questa mattina in Lombardia) con dentro qualche ndranghetista, qualche politico e le solite frasi di circostanza.
Giustizia ad orologeria .. siamo sereni .. il popolo è con me ...

La lotta alla mafia non si fa coi selfie e con gli slogan

Report – il TAV, la casa di Siri e l'inchiesta sulle protesi

La questione Siri si arricchisce di un nuovo capitolo, i suoi affari immobiliari che passano per una banca di San Marino.
L'inchiesta, molto attesa, sulla TAV o sul TAV.
Il primo caso di decesso legato ad una protesi al seno.

Nell'anteprima un servizio di Alessandra Borella sui cibi già pronti da mangiare ma che rischiano di essere indigesti.

Cibo in Maschera, di Alessandra Borella

Zuppe pronti, cibi precotti, dietro hanno una preparazione industriale che non conosciamo: non solo non saziano ma causano anche problemi alla nostra salute.

Sono i cibi ultraprocessati, un termine che non conoscevo prima del servizio di Report: sono i cibi in cui gli alimenti di base non si riconoscono più, anche se nelle etichette è spiegato bene cosa sono, alla gente rimane impresso solo che sono cibi veloci da preparare.
Una zuppa di asparagi con dentro solo il 7% di prodotto, ma che contengono lo sciroppo di glucosio, dove però batteri e muffe non attecchiscono.

Se il consumo di questi cibi aumenta, si rischia la nostra salute con una incidenza del 10%: il fegato soffre, il peso aumenta, le transaminasi crescono ..
Servirebbero ulteriori studi per capire gli effetti di questi prodotti, ma sono costosi e nessun ricercatore privato ha interesse a farli. Perché le aziende private hanno interesse per la “palatalità”, il gusto del prodotto, non il fatto che siano salutari.
Come anche le merendine per i bambini che contengono emulsionanti, che sono di fatto dei saponi e, in questi prodotti, servono a mescolare bene i sapori dei grassi.

Siamo i primi in Europa per obesità infantile – proprio per il consumo delle merendine, che contengono sale e zucchero in eccesso.
Sono cibi falsi – spiega un nutrizionista – perché illudono l'intestino che sta arrivando del cibo, ma non è vero.

Dovremmo educare i bambini e gli adulti alla scelta del cibo, stringere i controlli su merendine e cibi cotti: ma il nostro ministro che ha visto lo studio francese, ha passato la palla ai suoi esperti.

La casa di Siri

A Salvini piace attaccare nei comizi mafia e criminalità. Ma poi quando si parla dei suoi, è molto più garantista: come sta succedendo con Siri, che dovrebbe essere ascoltato subito dai pm, per l'inchiesta sulla legge che sarebbe stata fatta ad hoc per l'imprenditore Nicastri.

“Non commento gli atti dei magistrati” .. “voglio liberare la Sicilia dalla mafia”: certo, tutto questo stona con lo scoprire che dietro Nicastri ci sarebbe Messina Denaro.

Su Siri c'è poi la storia della casa comprata a Bresso (qui trovate una anticipazione), costata 580mila euro attraverso una immobiliare gestita da un candidato sindaco del partito di Siri.
Soldi che sono arrivati da una banca di San Marino per un mutuo concesso forse con troppa facilità, visto che Siri aveva dichiarato un reddito da 25mila euro nel 2017.


La TAV della discordia: Dentro al Tunnel, di Giovanna Boursier

Giovanna Boursier è andata a vedere qual è la situazione dei lavori nel tunnel del TAV in Val di Susa: sul TAV si è registrato uno scontro tra i due alleati di governo, Lega e 5 stelle, per uno scontro al momento rientrato e rimandato a dopo le elezioni europee.
Il governo di fatto ha deciso di non decidere, non ha bloccato i bandi, non ha bloccato i lavori: il presidente Conte non è convinto dal progetto – queste le sue parole durante la conferenza stampa.
Salvini e la Lega invece sono per i lavoro su TAV, eolico e tutti i grandi cantieri.
Sono anni che si discute di questa opera e nemmeno ora prenderemo una decisione: come siamo arrivati dopo questo binario morto? IL 15 marzo sono stati pubblicati i bandi per i lavori, si continua a scavare ancora adesso, non solo per i sondaggi nel terreno, ma dopo le scintille di metà marzo è calato il silenzio.

Giovanna Boursier è entrata nel tunnel, per vedere e farci vedere i lavori: ad oggi sono stati scavati 7,5 km per i treni più altri 5 km di tunnel accessori.
Se non completeremo i lavori, servirebbe comunque fare dei lavori per la chiusura del buco: ad oggi i lavori li sta facendo la TELT, metà francese metà FS, che avrà in concessione il tunnel per 99 anni.

Ogni giorno la fresa, Federica, sbriciola 20 metri di montagna al giorno, in un ambiente dove fa caldo e si fa fatica a respirare.
Ad ogni metro di scavo, si mettono gli anelli attorno al foro per rinforzare la struttura, ogni giorno, per tutta la settimana.
I lavori dovrebbero finire nel 2016, per completare i lavori mancano i lavori per i treni (come i binari): si potrebbe partire nel 2030 coi primi treni, ma mancano ancora i bandi.

Di Maio non vorrebbe fare nulla, Il TAV non esiste – dice, mentre Salvini invece vorrebbe fermare nulla.
Il tunnel di base costerà circa 8,6 miliardi, di questi l'UE ne finanzierà il 40%, mentre il 35% è in carico all'Italia e il rimanente 25% alla Francia.
Paghiamo di più dei francesi perché loro devono fare altri 160 km per arrivare a Lione: dovranno spendere di più per completare la loro parte.

Ma serve o no, la TAV Torino Lione?
Lione è una città che attira ogni anno 7 ml di turisti, a due ore di treno da Parigi è anche uno snodo commerciale importante con Parigi e Torino.
I primi progetti risalgono agli anni 90, in mezzo sono stati firmati trattati ed accordi con la Francia e in Europa.

La Torino Lione dovrebbe far parte del corridoio europeo: contro questo progetto hanno manifestato gli abitanti della Val di Susa, per i costi alti, per il rischio presenza di amianto nella roccia.
Il governo Berlusconi crea allora l'osservatorio del TAV, di cui fa parte Virano, poi entrato nella TELT. Ora all'osservatorio gli è succeduto Foietta, scaduto a febbraio, senza essere riuscito a parlare né col premier né con Conte.
Secondo Foietta non è possibile rescindere dal contratto con la Francia per il TAV, sarebbe come uscire dalla NATO: abbiamo firmato nel 1991 il trattato per proteggere le Alpi (e incentivare il traporto su rotaia) e poi altri trattati fino a quello del 2012 dove ci impegnavamo a spendere tutti i soldi.

Non è stato coinvolto il territorio e questo ha suscitato le proteste dei valsusini: così gli ultimi governi hanno deciso di ridurre il tracciato, abbattere i costi, ridurre il buco nella montagna.
Il TAV in Val di Susa costerebbe meno delle nuove opere di AV tra Verona e Monaco e tra Brescia e Padova; gli impatti per la Valle e per la montagna ci saranno, ma in base all'analisi costi e benefici fatta dal ministro Toninelli dice che l'opera non è conveniente.

L'analisi è stata fatta dall'architetto Ponti e da altri professionisti, che hanno lavorato anche per le autostrade, che ci perderebbero da questa opera: ma Ponti nega assolutamente di essere stato No TAV, lui guarda solo i numeri.

Lo Stato perderebbe soldi per il mancato introito delle accise, questo un punto negativo dell'analisi di Ponti: ma allora perché l'Europa ha finanziato quest'opera?
E come mai in Francia il rapporto costi benefici ha dato risultati diversi? Macron non ha chiesto una sua analisi ma ha ritenuto valide quelle dei suoi predecessori.
Il trattato a protezione delle Alpi, per esempio, considera positivo che ci siano meno camion che attraversano le Alpi per consegnare le merci.

L'attuale linea del Frejus è sottoutilizzata, dicono i No TAV: ma molte merci usano il camion perché non ci sono alternative e, se ci fosse una linea ad AV, potrebbe aumentare il flusso delle merci.

Il tunnel tra Italia e Francia del Frejus è lungo 13,5 chilometri ed è stato aperto nel 1871, tra Modane e Bardonecchia.
E' una struttura vecchia pensata per “vecchi” treni: due treni moderni assieme qui non passano nel Frejus e infatti i treni viaggiano in senso alternato, tra i 70 e gli 80 km all'ora.
E' un'unica galleria per entrambi i sensi di marcia, mentre oggi le norme europee ne prescrivono due: poiché manca la galleria di sicurezza, se un treno si ferma in mezzo alla galleria si devono seguire le indicazioni sui cartelli, scappate a piedi per 6 km, scegliendo se andare verso l'Italia o la Francia.
Non è un sistema molto sicuro – commenta Paolo Foietta commissario dell'osservatorio Torino Lione.

Serviranno dunque altre risorse per mettere in sicurezza il Frejus, o almeno togliere da questo tunnel le merci pericolose.
A quanto ammonta la spesa per mettere in sicurezza questo tunnel? Perché Italia e Francia non hanno speso soldi per la sicurezza? Perché pensavano che sarebbe arrivata la TAV?
E ora, dopo questo servizio, dove Foietta ha parlato del rischio di un nuovo Morandi, chi si fiderà più del Frejus?

Le obiezioni dei No TAV si basano sul fatto che il trasporto merci su rotaia è sceso rispetto alle previsioni degli anni passati, ma questo è dovuto al fatto che non ci sono alternative.
Lo Stato dovrebbe sanzionare il trasporto su gomma: in Svizzera hanno usato l'arma del referendum per spingere alla realizzazione dei tunnel e togliere le merci dalle strade.
In Svizzera anziché sull'AV hanno puntato sull'alta capacità: treni meno veloci ma capienti e comodi.

Entro il 2020 completeranno tutta la rete di tunnel per collegare la Svizzera con gli altri paesi confinanti: prevedono che dopo il 2021 circa il 20-30% delle merci si sposterà dalla strada alle rotaie e questo trasferimento sarà pagato dallo Stato, con un investimento pubblico.

In Italia dovrebbe essere la Lega, anti europea, ad essere contraria alla TAV, mentre il m5s che dovrebbe essere verde, dovrebbe essere favorevole.

Mentre in Italia è difficile intervistare ministri e dirigenti delle ferrovie, in Svizzera concedono un'intervista in meno di mezz'ora: qui parlano di referendum come forza della democrazia, di investimenti pubblici per collegare il paese.

Ponti, di fronte a tutto questo, si è inalberato: lui guarda i numeri e i numeri dicono che l'opera costa. Meglio l'aereo, con le low cost che pagano salari bassi, che chiedono contributi ai territori, che le merci possono andare con calma.

Chissà se Ponti ha messo tra i costi anche gli incidenti stradali. Di sicuro non hanno fatto i conti sui costi per bloccare l'opera, che rimane un'opera europea.

C'è il rischio che quella sul TAV sia una battaglia ideologica, che offusca i nostri occhi. Rischiano di arrovellarci su un buco, mentre il resto del mondo va sulla luna... (il riferimento è al servizio sulla conquista dello spazio).

Riassumendo: l'attuale linea è inutilizzata e non sicura, servirebbero 1,4 miliardi per metterla in sicurezza (così dice l'ex parlamentare No TAV intervistata).
Nell'analisi costi benefici si è tenuto conto del mancato incasso delle accise, ma non tiene conto dei costi per non fare l'opera e del fatto che con una linea ad alta capacità molte merci potrebbero essere spostate su rotaia.
Certo, la lobby degli autotrasportatori non sarà felice di dover pagare più tasse per i camion e, soprattutto, per completare questo corridoio da est ad ovest manca ancora tutta la linea dalla Slovenia in poi.

La spesa che rimane da fare è di diversi miliardi, in un paese dove ci sono ancora linee a binario unico, linee non sicure (come quelle dei pendolari di Trenord dove il mese passato è avvenuto l'incidente ad Inverigo).

Lo Stato deve decidere se credere o meno in quest'opera: se non ci crede, deve metterci la faccia e però poi mantenere le promesse fatte per i pendolari.

06 maggio 2019

Le inchieste di Report - il TAV, la conquista dello Spazio e i cibi ultra processati


A che punto sono i lavori del TAV?
La conquista dello spazio, la nuova frontiera del business.
Nell'anteprima, il consueto approfondimento sui temi riguardanti la vita di tutti i giorni

Cibo in Maschera, di Alessandra Borella

Il servizio di Alessandra Borella ci parlerà dei cibi “ultra-processati” gli snack che spesso costituiscono il nostro veloce pasto: sono prodotti comodi da mangiare, gli snack dolci o i sandwich già confezionati, i piatti precotti. In Europa costituiscono circa i 26% del consumo totale di cibo, con differenze tra paese e paese: in Italia siamo al 13%, mentre in Gran Bretagna si arriva al 50%.


Ma quanto sono sicuri? Le ultime ricerche indicano che esiste una associazione tra il loro consumo e l'ammalarsi di malattie come il diabete, l'obesità.
Meglio essere informati, visto che spesso sulle etichette di questi prodotti non è ben spiegato l'impatto glicemico sul nostro organismo.
Piatti confezionati e surgelati, zuppe pronte, cibi precotti, comodi e veloci da preparare: in comune hanno una lavorazione industriale di cui spesso non sappiamo nulla. Costano poco, il packaging è invitante, e sono così saporiti da renderci dipendenti. Purtroppo, però, hanno spesso un alto impatto calorico, un elevato indice glicemico e uno scarso valore nutrizionale. Sono i cibi ultra processati, che rappresentano in media il 26,4% del consumo totale di cibo in Europa, in Italia il 13,4%. Le ultime ricerche evidenziano che chi li mangia regolarmente è più esposto al rischio di ammalarsi, non solo di obesità e diabete, ma anche di patologie oncologiche.

Dentro il tunnel della discordia

Report torna (dopo il servizio del 2001 e nel 2013) a parlare del TAV o della TAV, l'opera della discordia: il servizio di Giovanna Boursier cercherà di rispondere ad alcune semplici domande: quanto costa completare l'opera? Quest'opera è utile o no?Quando c'è da scavare ancora per completarla? E quanto ci costano invece le altre opere non terminate?

Dal 2015 la TELT sta costruendo il tunnel, è una società a metà tra governo francese e Ferrovie dello Stato, che poi lo avrà in gestione per 99 anni: in Italia ha scavato solo la “discenderia” di Chiomonte, 7 km, che adesso sbatte contro la montagna, all'imbocco del tunnel del treno ancora da scavare, mentre in Francia lo scavano dal 2015, ma anziché dall'inizio, in Francia sono poi partiti dal mezzo del percorso.
In questo tunnel dovrebbero passare treni merci e treni per passeggeri: dal lato francese ad oggi sono stati scavati 7,5 km di galleria del treno e altri 20 km di tunnel accessori che verranno usati (se si completerà l'opera) per fini di sicurezza.
Da questo lato lavorano circa 450 persone.
Il tunnel di base costerà circa 8,6 miliardi, di questi l'UE ne finanzierà il 40%, mentre il 35% è in carico all'Italia e il rimanente 25% alla Francia.
IL primo progetto del TAV è stato ridimensionato, per gli alti costi e per le proteste del movimento No Tav che si oppone a quest'opera.


La giornalista è entrata nella montagna a vedere i lavori fatti assieme ai tecnici di TELT: la fresa che sbriciola la roccia, Federica, un macchinone di dieci metri di diametro che buca circa 20 metri di montagna al giorno.
Si scava, si monta poi un anello attorno al foro per consolidare la struttura e poi si ricomincia, lavorando tutto il giorno sette giorni alla settimana.

Esiste già un tunnel tra Italia e Francia: è il traforo del Frejus, lungo 13,5 chilometri e aperto nel 1871, tra Modane e Bardonecchia.
E' una struttura vecchia pensata per “vecchi” treni: due treni moderni assieme qui non passano nel Frejus e infatti i treni viaggiano in senso alternato, tra i 70 e gli 80 km all'ora.

E' un'unica galleria per entrambi i sensi di marcia, mentre oggi le norme europee ne prescrivono due: poiché manca la galleria di sicurezza, se un treno si ferma in mezzo alla galleria si devono seguire le indicazioni sui cartelli, scappate a piedi per 6 km, scegliendo se andare verso l'Italia o la Francia.
Non è un sistema molto sicuro – commenta Paolo Foietta commissario dell'osservatorio Torino Lione.

I 5 stelle vogliono bloccare i bandi di gara per bloccare poi i lavori, nel contratto di governo con la Lega c'è scritto “ridiscussione integrale dell'opera” che secondo il vice presidente del Consiglio Luigi Di Maio non sarebbe nemmeno cominciata.
Di Maio sostiene che a voler quest'opera sono le peggiori lobbies del paese, il ministro Toninelli ha così affidato ad una commissione presieduta dall'architetto Ponti un'analisi costi benefici.
Che ha difeso il suo lavoro di fronte a tutte le polemiche che la sua analisi (negativa sul completamento dei lavori) ha suscitato: io faccio solo i conti – ha risposto alla giornalista.

Qui l'anticipazione su Raiplay.

La scheda del servizio: Fuori dal tunnel di Giovanna Boursier in collaborazione di Eva Georganopoulou e Greta Orsi
Entriamo negli scavi della nuova linea ferroviaria Torino Lione, la tav o meglio il tav della discordia, e vediamo davvero quanto è stato scavato del nuovo tunnel, tra Susa e Saint Jeanne de Maurienne: 7km e mezzo per il percorso del treno, lato francese, e altri 20 km di gallerie accessorie, che poi diventeranno di sicurezza. Report ha visitato i cantieri percorrendo i tunnel già esistenti. Bisogna scavare ancora molto, ma non si può dire che i lavori siano a zero, come invece affermano il vicepresidente del Consiglio Luigi di Maio e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Lega e M5S hanno scritto nel contratto di governo che bisogna rivedere integralmente il progetto, che intanto è cambiato, grazie alle enormi manifestazioni notav che tutti ricordiamo: per esempio, rispetto al 2006, il tunnel in Italia non parte più da Venaus. Report farà il punto della situazione.

La conquista dello spazio

E' in corso una guerra tra Stati e privati per la conquista dello spazio, per la gestione del business della raccolta dei rifiuti spaziali. Di questo si occuperà il servizio di Marrucci, assieme alla la conquista di Marte, e allo sbarco sulla faccia oscura della luna.
Mentre qui sulla terra facciamo finta di occuparci dei cambiamenti climatici (i lunghi periodi di siccità seguiti da piogge torrenziali), le grandi nazioni hanno già inquinando lo spazio, dove oggi vagano detriti delle passate missioni.

Nell'anticipazione che trovate su Raiplay, il giornalista parla del Lussemburgo che da capitale dell'offshore in Europa, si sta candidando ora a diventare anche la capitale dello space mining.


Nei laboratori studiano prototipi di Rover da mandare sulla luna per cercare riserve di acqua, il petrolio dello spazio: Kyle Acierno, vice presidente di Ispace (società privata giapponese che si occupa di ricerca di risorse naturali nello spazio, con una sede in Lussemburgo) spiega che sulla luna c'è acqua in abbondanza, ma non sappiamo esattamente dove e come estrarla.
Qui si immagina uno scenario di colonizzazione della luna attraverso una sorta di favola: “20 anni fa una missione aveva sbarcato dei rover sulla luna, alla ricerca dell'acqua, da cui sono stati ricavati l'idrogeno e l'ossigeno con cui alimentare una stazione di rifornimento”.
Dalla stazione di rifornimento, all'arrivo dei primi coloni, persone specializzate nelle costruzioni, nell'industria, nelle Telecomunicazioni, nell'energia, nei trasporti, nell'agricoltura e nella medicina...


Così, si arriva a costruire una piccola cittadina sulla luna, la Moon Valley (in ricordo della Silicon Valley): una città con industrie che producano sulla luna i materiali di cui hanno bisogno.

Ma con quali diritti (spaziali) i lussemburghesi pensano di poter conquistare la luna (e gli altri pianeti)? Come hanno fatto i coloni americani con la frontiera del West?
In tutto questo, cosa stanno facendo gli organismi intternazionali?

La scheda del servizio: Balle spaziali di Giuliano Marrucci collaborazione di Lorenzo Di Pietro e Silvia Scognamiglio
Mentre a marzo centinaia di migliaia di giovani in tutto il mondo sono scesi in piazza per chiedere un cambio di marcia nella lotta contro i cambiamenti climatici e il degrado ambientale che attanaglia la Terra, gli adulti erano impegnati a replicare i soliti errori oltre i confini del pianeta. Negli ultimi 50 anni gli esseri umani hanno inquinato lo spazio che circonda il pianeta con oltre 100 tonnellate di detriti di ogni genere. Milioni di frammenti che orbitano attorno al pianeta a velocità altissima e che mettono in discussione l’accessibilità dello spazio nel prossimo futuro. Un problema che rischia di assumere dimensioni epocali proprio oggi che lo spazio è considerato una miniera d’oro, alla vigilia della cosiddetta New Space Economy, cioè la nascita di un fiorente business sulle attività economiche spaziali. Un’opportunità gigantesca, che l’Italia si ritrova ad affrontare con un’Agenzia Spaziale divisa da faide interne.


Come è andata a finire? L'inchiesta sulle protesi al seno

Una donna è morta all'Umberto I per una patologia legata alla protesi al sena che le era stata impiantata 12 anni fa: è stata la trasmissione Report ad aver scoperto questo caso, che sarebbe il primo in Italia di morte per le protesi “testurizzate” che in Francia sono state già vietate per un “pericolo raro ma grave ”.
Mentre in Italia la ministra per la salute Grillo ha incaricato il Consiglio superiore di sanità di darle un parere entro il 13 maggio.

Intorno a questi dispositivi medici, alla loro sicurezza, ai controlli che vengono fatti, è sorta un'inchiesta internazionale che ha portato ad una prima inchiesta pubblicata su l'Espresso e da Report lo scorso marzo: sono 41 i casi di donne che in Italia si sono ammalate a causa delle protesi, a fronte di migliaia di protesi fatte, ma prima che si scateni una fobia sarebbe opportuno che il ministero prenda una posizione chiara sulla questione.

La scheda del servizio LA RUVIDA EREDITÀ di Giulio Valesini
Una donna è morta all’inizio di quest’anno a causa dell’Alcl, il linfoma anaplastico a grandi cellule associato ad alcuni tipi di protesi al seno. È il primo caso registrato in Italia. La paziente era in cura al Policlinico Umberto I di Roma. Secondo fonti mediche, verificate da Report, la donna a ottobre era stata sottoposta a un intervento di rimozione delle protesi ma la malattia era già in stato molto avanzato e, nonostante le terapie, ha portato in poche settimane al decesso. L’impianto risaliva a 12 anni fa. Del caso, come verificato da Report, i medici del Policlinico Umberto I hanno informato il ministero della Salute. Secondo i dati più recenti del ministero i casi di linfoma anaplastico a grandi cellule associato a protesi al seno in Italia sono saliti a 41, ma altri starebbero emergendo. Tuttavia mai finora erano stati ufficialmente segnalati decessi di pazienti nel nostro paese. Interpellata da Report, il capo della direzione dispositivi del ministero della Salute, Marcella Marletta, ha confermato il decesso e ha detto che il ministero “è stato informato a febbraio e ha ricevuto la documentazione ad aprile”. Prosegue Marletta: “Stiamo completando l’istruttoria sul caso con il parere degli esperti.  il 13 maggio il Consiglio superiore di sanità esprimerà la posizione ufficiale del ministero della Salute sul tema del linfoma anaplastico a grandi cellule associato a impianti mammari”.  L’Organizzazione mondiale della sanità ha classificato ufficialmente la malattia nel 2016. I casi segnalati alla Food and Drug Administration (Fda) statunitense sono saliti a 457 in tutto il mondo, mentre sono finora 17 le morti accertate. Ad inizio aprile, l’Ansm, l’autorità sanitaria francese, ha sospeso la commercializzazione di protesi macrotesturizzate, sospettate di essere associate alla malattia. Nella puntata di questo lunedì 6 maggio, alle 21.20 su Rai3, Report tornerà sul caso, dopo l’inchiesta dello scorso 26 marzo realizzata all'interno di "Implant Files", un progetto del consorzio internazionale dei giornalisti investigativi Icij di cui la trasmissione è partner italiano insieme a L’Espresso

Il mistero della casa di Siri a San Marino

Oltre ai servizi su TAV e sulla conquista dello spazio, andrà in onda anche un servizio di Claudia di Pasquale sulla vicenda della casa comprata dal sottosegretario leghista Siri, di cui potete leggere un'anticipazione sul Fatto Quotidiano

C’è un mistero negli affari immobiliari del sottosegretario Armando Siri legati a un finanziamento ricevuto da San Marino. Che garanzie ha dato il leghista, indagato per corruzione nell’inchiesta con al centro il faccendiere Paolo Arata, per ottenere un mutuo da 585.300 euro da una banca sammarinese senza l’accensione di un’ipoteca? E perché prontamente il notaio che fa il rogito segnala l’operazione sospetta alla Uif, unità di informazione finanziaria di Bankitalia che indaga sul riciclaggio di denaro? A chiedersi come il senatore sia riuscito ad acquistare a Bresso, in provincia di Milano, una palazzina di due piani (composta da 7 appartamenti, un negozio, un laboratorio e alcune cantine) è la trasmissione Report – in onda questa sera su Rai Tre – con un’inchiesta firmata da Claudia Di Pasquale, con la collaborazione di Lorenzo di Pietro, Norma Ferrara e Aldo Ciccolella.


05 maggio 2019

Il fascismo che non si vede


C'è un fascismo di piazza, quello dei cartelloni col duce e quello delle aggressioni omofobe, contro i rom, contro gli immigrati.
E questo fascismo è sotto gli occhi di tutti quelli che lo vogliono vedere.

C'è poi un altro livello di fascismo, meno percepibile e dunque più sottovalutato ma non meno pericoloso per tutti i messaggi che stanno passando: è quello che raccontava ieri sera l'ex giudice De Cataldo ad Otto e mezzo, a confronto con un professore dell'università del Molise, per cui l'antifascismo non è nella Costituzione, che se mettiamo fuori legge Casa pound poi questi si possono compiere azioni fuori dalla legalità.

Il non riconoscersi nella Costituzione, che è antifascista essendo nata dalla guerra di Liberazione al nazifascismo, è già di per sé mettersi fuori dalla democrazia, senza bisogno di arrivare ai pestaggi, alle aggressioni e agli striscioni.

E' per colpa di questi messaggi che oggi si pensa che fascismo e antifascismo siano uno il rovescio dell'altro. Che dobbiamo dare a tutte la stessa visibilità, la stessa opportunità di parola.
Perché dunque non a Riina, ai reduci delle BR, ai terroristi dell'ISIS dunque?
Con messaggi come questi di fatto si demolisce pezzo dopo pezzo la memoria, la guerra di Liberazione e, come conseguenza, si rivaluta chi stava dalla parte della dittatura.

E a furia di sdoganare, di accettare certi messaggi, certi comportamenti (e a dare visibilità a certi personaggi nelle trasmissioni), l'inquinamento fascista arriva anche al livello politico.

Così stamattina ad Omnibus mi tocca ascoltare il leader del partito della famiglia che pensa di risolvere il problema della natalità dando soldi alle mamme che vogliono crescere i figli.
Come ai bei tempi.
Sembra una proposta sensata no?
E invece no. Donna, tu devi crescere i figli, altrimenti se vuoi lavorare, devi rinunciare.

Una vera politica per la famiglia si ottiene alzando salari, costruendo asili per tutti, dando alle famiglie quei servizi che oggi non hanno o che non funzionano (sanità, trasporti pubblici).
E invece no, il bonus famiglie, il bonus bebè e via discorrendo.

04 maggio 2019

Nero fondente di Andrea Ferrari



Si chiama Bossi, è cresciuto in Val Brembana, nella bergamasca, tra Osio, Ponteranica e Bergamo città, parla in dialetto bergamasco (Pota), ragiona come un leghista DOCG quando si tratta di persone di colore e guida una vecchia Saab che chiama la mia svedesona.
Di professione fa il detective privato, per piccoli casi da investigatore di provincia, come le classiche storie di tradimenti.
Ma, c'è un ma: anche se si chiama Bossi, Angelo Bossi e i suoi genitori sono più bianchi del cioccolato bianco, anche se ama la birra e la musica grunge .. lui ha la pelle nera come il cioccolato fondente. Nero fondente, appunto.
Perché Angelo è stato adottato, da piccolo in Senegal, e portato qui in Italia, è anche se è cresciuto assieme al Bepi, forse il suo miglior amico, uno che campa allevando vacche, rimane sempre uno dalla pelle scura.
Con tutto quello che ne consegue, se vivi in un posto dove le persone hanno una mentalità un po' chiusa.
Di quelle, per intenderci tutte casa e chiesa, con la bella famiglia da Mulino Bianco, una bella moglie che fa la casalinga, tanti figli. Bianchi.

Gente come il signor Manenti, per intenderci, che un giorno si presenta nello studio del Bossi
Quando me lo vedo entrare in studio ho un flash, come uno che si è tirato su per il naso una riga di bianca lunga come il mio attrezzo. Ol Pierce Brosnan in agenzia! Se lo vedesse, la Martina andrebbe fuori di testa.[..]Il Giorgio Manenti, bello come Pierce Brosnan ma con un ascendente molto diverso sul gentil sesso, ha lo scudo crociato della dc tatuato sul petto.

Assessore in un comune lì vicino, Serina, dove “governa la Lega da prima che esistesse la Lega”, una bella moglie, che è proprio il motivo per cui “Ol Pierce Brosnan” della valle si è rivolto ad un detective:
Dice un’ave, un pater e un gloria, poi attacca a raccontargli al Signür che la sua mogliettina, di prima classe, gli fa su delle corna grosse come il monte Alben. “Signor Bossi, sono qui perché mia moglie ha certamente una tresca con un altro uomo”.

La moglie, la signora Manenti, ha messo su una catena di negozi di biancheria femminile giù a Bergamo, dopo essere andati a Milano a studiare economia alla Bocconi, insomma un tipo molto intraprendente

e me so’ sigür che di bocconi ne ha fatti mandar giù un casino a tutte le ragazzine ricche della grande metropoli. Lei aveva la fame delle valli e il vizio della città..

Il Bossi si muove cercando di sondare il terreno nei posti dove potrebbero aver visto passare la signora, nel bar del ’Berto per esempio, la migliore gelateria della zona, con un gelato alla birra trappista.
Dove però la signora è stata solo vista con le sue amiche e non assieme ad un ganzo.
Dopo un Kebab veloce (perché tanto la battaglia contro la sostituzione della vacca brembana con il kebab alla turca è già persa), Angelo si presenta direttamente al negozio della signora Manenti.
La signora Manenti nota il mio sguardo poco casto al culo della sua commessa e disapprova. “Angelo saranno passati dieci anni da quando ci siamo frequentati, ma vedo che non hai perso il vizio”.

Il Bossi, oltre ad averci fatto capire poi la storia dell'adozione e il resto, mica ci ha detto che con Viola Colombari, in Manenti, ha avuto una relazione, dieci anni prima.
Due ragazzi che si erano trovati e prima di rendersi conto di cosa provavano l'uno per l'altro, erano già a letto, per la grande soddisfazione di entrambi.

Viola racconta al Bossi la sua situazione: il rapporto col marito che si è raffreddato, la voglia di non accontentarsi della bella favoletta della famiglia perfetta, un rapporto (solo fisico) con un ragazzo nigeriano che chiede la carità davanti la porta del negozio ..
Viktor, si chiama questo ragazzo, nero come lui, anzi di un nero diverso, perché mica tutti gli africani sono uguali (e se lo dice il Bossi), poi tra nigeriani e senegalesi mica si possono vedere.

La vecchia scintilla tra Viola e Angelo scocca ancora anche per un discorso di gelosia con questo Viktor, così il detective decide di aiutarla, andando ad invischiarsi però in guai più grandi.
Non solo sta tradendo la fiducia della persona che lo sta pagando, non solo sta andando a letto con una donna sposata.
Viktor è nelle mani della mafia nigeriana e Viola gli chiede di aiutarlo ad uscirne fuori.
Victor mi dice che un giorno, dopo un corso di formazione come falegname, lo ha avvicinato un nigeriano vestito come un gangster e gli ha detto che se voleva rivedere vivi i suoi fratelli, avrebbe dovuto lavorare per loro.

Forse è l'occasione per vincere i suoi pregiudizi (paradossale per una persona di colore) e capire veramente chi sia veramente, l'uomo dalle due radici “due madri, due terre d’origine e una sola destinazione: un confine, forse non definito col filo spinato”.

Ma prima deve uscirne vivo dai nuovi problemi in cui si è cacciato dentro. Ci riuscirà anche sta volta?
Questo “Nero fondente” è un racconto divertente e leggero, con un personaggio che, per sua natura, si trova in una sorta di territorio di mezzo, tra due mondi e che incontreremo ancora .. sempre che riesca a sopravvivere ai suoi guai!

Il sito dell'editore Laurana
La pagina FB dell'autore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

03 maggio 2019

Si facciano eleggere

Da una veloce ricerca su Google "si facciano eleggere"

“Se questi magistrati pretendono di legiferare si facciano eleggere” - Giorgia Meloni nel novembre 2017, ex ministro per la gioventù con Berlusconi, riferendosi alla disposizione del Tribunale di Firenze su un'adozione di un bambino da parte di una coppia gay.

"Se le toghe vogliono far politica si facciano eleggere dai cittadini" - Matteo Salvini nel 2010 contro la decisione del Tribunale di Milano di dare una casa anche ai rom

Renzi: «Il Governo non tratta. I sindacalisti? Si facciano eleggere» Matteo Renzi nell'ottobre 2014 in polemica coi sindacati sulla riforma del lavoro.

«O i sindacati si autoriformano o, quando saremo al governo, faremo noi la riforma» Di Maio nei mesi precedenti le scorse elezioni nel 2018

"Stop dei giudici al «decreto Salvini». Il vicepremier: perché non si candidano?" il ministro Salvini riferendosi ai giudici di Bologna che non hanno applicato il suo decreto Salvini

Salvini come Berlusconi: “Io ministro eletto dal popolo, i magistrati non lo sono”: il ministro Salvini dopo la notifica dell’avviso di garanzia dalla Procura di Palermo per il caso Diciotti

I nostri rappresentanti hanno una strana concezione del ruolo da politico: non hanno capito che, nel rispetto della forma, in una democrazia non vale la regola del nessuno mi può giudicare..

L'Italia Liberata Storie Partigiane - il teatro della memoria ad Inverigo



"Chi li ha portati i granatieri della 16-esima div ss qui a Marzabotto ad uccidere 800 persone?"
Con questa domanda rivolta al pubblico, lo scrittore, giornalista, storico Daniele Biacchessi dava inizio al suo spettacolo teatrale ad Inverigo "L'Italia liberata - storie partigiane": un teatro della memoria con l'obiettivo di trasportare, di generazione in generazione, storie, personaggi, ricordi della guerra di Liberazione.
Un racconto in cui si mescolano assieme ricordi dell'infanzia, citazioni storiche e testimonianze dei protagonisti di quegli anni.

Mio nonno (nato vicino a Marzabotto) ogni sabato infieriva su di noi, davanti al fuoco del camino - che doveva essere sempre acceso anche in agosto, perché se no si perde la parola - doveva raccontare la strage a cui era scampato da bambino, una storia che finiva sempre male, con la fucilazione di bambini.
La storia è quella dell'eccidio di Monte Sole, la strage di Marzabotto (29 settembre - 5 ottobre 1944) da parte delle SS tedesche: in questa zona operava la brigata Stella Rossa, che era slegata alle altre formazioni.
Il comandante diceva ai suoi uomini "quando attaccate ricordatevi che questa è la nostra terra": la loro non era una guerra di conquista, ma una guerra per la difesa del loro territorio, da cui volevano scacciare gli invasori.

A settembre, per ripulire la zona dai banditi, arrivò qui la 16 esima div. Panzer granadier ReichFuhrer, che si era già resa responsabile di altre stragi contro civili, bambini compresi, nell'estate del 1944.
E completò il suo lavoro anche su queste montagne: la strage di Marzabotto sono 785 persone uccise. E 5 partigiani.
Perché queste stragi di civili?
Secondo la direttiva data alle sue truppe dal maresciallo Kesserling, nelle zone infestate dai banditi, anche la popolazione civile era da considerare alla stessa stregua dei partigiani.

Ma le stragi ad opera delle SS in Italia furono di più: l'elenco uscì fuori dell'armadio della vergogna, scoperto nel 1994 nel palazzo del consiglio superiore della magistratura a Roma.

Nei fascicoli in questo armadio sono documentati questi eccidi, già noti al termine della guerra quando i superstiti andarono a denunciare le violenze e le stragi e così le inchieste vennero aperte dai magistrati, per essere poi bloccate. Stiamo parlando di casi che coinvolgevano 47500 persone.
Nel 1960 questi fascicoli furono archiviati in modo provvisorio dal giudice Santacroce, cosa illegale perché l'omicidio non va in prescrizione.

In quelle carte c'erano i nomi degli assassini tedeschi e italiani: furono archiviati perché la Germania dopo la guerra non era più la Germania nazista, ma un alleato nella lotta contro il comunismo. Furono archiviate in modo che nessuno potesse mai pensare che quelle storie fossero avvenute: eppure è questa la storia.

A coloro che, avendo studiato la storia sulle buste del dado Knorr, si chiedono come mai si debba festeggiare il 25 aprile, va ricordato che se la guerra contro i tedeschi è stata sostenuta in gran parte dagli Alleati, molte città si sono liberate da sole, il popolo si era ribellato agli occupanti. È successo a Milano, Napoli, Genova.

La lotta per la liberazione è stata ardua, sono state fatte cose sbagliate dopo o durante: ma se noi siamo qui lo dobbiamo a quella storia. Una storia di sacrifici, distruzioni, guerre e che ha partorito la nostra Costituzione.

Perché è importante ricordare queste storie partigiane, questa guerra di Liberazione?
Ci sono delle analogie tra ieri e oggi: un ceto medio impoverito e arrabbiato, un'incapacità di leggere la storia.
È il 1919 ma è anche il 2019.
Nel 1919 i socialisti avevano vinto le elezioni, ma nell'indifferenza generale un manipolo organizzato assalta camere del lavoro, sedi di partito, organizzano pestaggi.
Il fascismo è stato finanziato dagli agrari, dai più grandi industriali.
Il fascismo di Mussolini che fece cose buone chiuse il parlamento, i sindacati, censurò i giornali.

Quando il governo Mussolini fu in difficoltà per il caso Matteotti, i giornali usarono come copertura la storia dei bambini uccisi, per cui fu accusato Girolimoni.

Nella seconda parte della serata, Daniele Biacchessi ha letto alcune testimonianze di personaggi che hanno vissuto sulla propria pelle quella guerra.

La testimonianza di Tina Anselmi, senatrice della DC e presidente della commissione P2: nel 1944 era una studentessa e assieme ai suoi compagni fu testimone dei partigiani impiccati sui cipressi a Bassano nel novembre 44.
Scelsi subito da che parte stare, anche se avevo 17 anni, facendo la staffetta per i partigiani.

La testimonianza di Giorgio Bocca: per il giornalista la scelta di campo avvenne dopo l'8 settembre 43, con l'ingresso nel gruppo Giustizia e libertà.

La testimonianza di Giuliano Vassalli, membro del CLN, in seguito politico e ministro.
La mia esperienza politica cominciò nel 43-col Psiup, poi la clandestinità, l'organizzazione della fuga di Pertini e altri socialisti.
La detenzione in via Tasso la consapevolezza della morte e invece la liberazione grazie all'aiuto di pio xIi.
Anche allora la sinistra era divisa.

Il dovere della memoria.
Quando tutti i testimoni saranno morti, chi porterà avanti la memoria di queste storie? Che ne sarà di questo paese?

Il valore principale della democrazia è la partecipazione, per i civili uccisi, i 500mila soldati italiani deportati nei lager, i 9600 soldati della, Aqui uccisi perché non volevano consegnarsi ai tedeschi (consiglio la lettura del libro di Alfio Caruso – Italiani dovete morire).

Per conservare la storia serve attualizzare la memoria, usare strumenti nuovi di narrazione, di generazione in generazione.

02 maggio 2019

E anche questo primo maggio ..

Passato il primo maggio, possiamo mettere in soffitta tutte le belle parole sentite ieri.
La Repubblica fondata sul lavoro.
Le parole di Mattarella su lavoro e diritti di cittadinanza, su sfruttamento schiavitù (qui in Italia, non nella Luisiana dell'800).
La polemiche sui supermercati chiusi (rivendichiamo il diritto di far la spesa il 1 maggio ..).

Come per le battaglie sui cambiamenti climatici, buoni solo per mettersi a posto la coscienza, anche quella sul lavoro la possiamo archiviare.
E tornare al teatrino: Siri si deve dimettere? Quando facciamo la Flat tax? Basta con questi no tav (mica sono i neofascisti che possono manifestare anche senza ok della Questura milanese)...

I rider continueranno a correre in bici per un lavoro a cottimo.
I supermercati aperti h24 per il diritto al consumo.
I salari rimarranno i più bassi.
E i posti di lavoro luoghi in cui si rischia la pelle, perché la tragedia della Thyssen (che ieri sera ci ha raccontato Andrea Purgatori) non ha insegnato niente a nessuno.

01 maggio 2019

La festa del lavoro in un paese senza diritti sul lavoro


Come consuetudine i dati su occupazione e PIL vengono strumentalizzati e stiracchiati a seconda della convenienza del momento: come Renzi prima, anche questo governo del cambiamento si congratula con se stesso per lo +0.2% di PIL (la peggiore crescita in Europa) e per l'aumento dell'occupazione stabile.
Buon primo maggio!

Ma questa festa potrebbe essere usata per riconsiderare finalmente cosa sia diventato il lavoro oggi: per molti è un “lavoretto” sotto le mentite spoglie del lavoro autonomo senza garanzie, tutele e nemmeno le mance. Sono i rider che fanno le consegne a domicilio su cui il governo (sempre quello del cambiamento) si era impegnato a fare qualcosa.

Ma ci sono anche quelli con un contratto, che spesso è a termine (dopo l'esplosione che c'è stata con la fin degli sgravi voluti da Poletti) che oggi si starà chiedendo cosa succederà nel futuro (che rimane difficile in tempi di scarsa crescita interna).

Per anni abbiamo tolto controlli e vincoli alle imprese e ci siamo ritrovati alle prese con un paese con gente sempre più incazzata e maldisposta contro i signori del jobs act e del miracolo italiano.
Per evitare altri conflitti e tensioni potremmo tornare a parlare di contratti nazionali, salari da far crescere (magari abbassando premi e salari al top management), di tutele sul lavoro e di tutele ambientali.

Perché oltre al dato sugli occupati (che comunque rimane una rilevazione mensile), c'è anche il dato sulle morti bianche: nell'intervista su Repubblica, dove Landini propone l'unificazione dei sindacati confederali, il segretario della CGIL ricorda anche quei 2,5 incidenti mortali al giorno che un dato in crescita e molto poco lusinghiero di questo governo del cambiamento.
Dato poco lusinghiero è anche quello dell'occupazione femminile, dove siamo 13 punti sotto la media europea (in Italia le donne devono scegliere tra lavoro e figli, per questi si fanno meno figli, altri che la sciocchezza dei bimbi importati dall'Africa che racconta Salvini)

Temo che, come per le battaglie ambientali, anche quello del lavoro rimanga un argomento buono solo per la giornata di oggi, quella del concertone (non solo quello di Roma ma anche quello di Taranto, la città dive il lavoro è stato messo in contrapposizione alla salute) e delle sterili polemiche sui negozi aperti (che non spostano il PIL in modo significativo e nemmeno l'occupazione ma appassionano così tanto i liberisti nostrani).
Oggi ci si preoccupa dell'ondata nero, dei fascisti che oggi si sentono protetti tanto da sfilare coi loro simboli e coi bracci alzati per le strade. Ci siamo dimenticati che negli anni 70 questo paese ha retto l'urto del terrorismo, rosso e nero, perché c'era una coesione forte nella società e nel lavoro, coesione dovuta proprio alla presenza di un sindacato sul posto di lavoro.

E visto che siamo in vena di ricordi, non possiamo non dimenticare le vittime della strage di Portella della Ginestra, il 1 maggio del 1947: la prima strage politica di questa Repubblica, voluta dal blocco di potere siciliano che si opponeva al fronte popolare che aveva appena vinto le elezioni in regione.
Un blocco di potere che usò la mafia, il neofascismo (si leggano i libri di Alfio Caruso, Mario Cereghino, Nicola Tranfaglia e Giuseppe Casarrubea) e la banda Giuliano per creare terrore e spaventare le masse.