Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
20 settembre 2007
Il complotto contro la politica
Il complotto fascio-qualunquista-plebiscitario-populista-eccetera di Grillo contro i partiti trova ogni giorno nuovi alleati nei partiti medesimi.
Non bastassero le ambulanze e gli aerei di Stato usati come taxi, è in fase di decollo la famosa legge Mastella sulle intercettazioni: quella che, anziché consigliare ai politici di non telefonare ai delinquenti, vieta ai giornali di pubblicare le telefonate dei politici con i delinquenti. Ma, siccome non c’è limite al peggio, Franco Bechis rivela su “Italia Oggi” che il testo già orrendo approvato in aprile dalla Camera sta per essere aggravato in Senato con un emendamento “anti-Forleo” dell’ex Dl Franco Manzione: quello che a luglio stava per far cadere il governo con un emendamento che riusciva financo a peggiorare l’ordinamento giudiziario Mastella).
Ora Manzione merita un’altra menzione.
«Lo scopo - spiega Bechis - è impedire la presentazione in Parlamento di altre richieste come quella della Forleo che possano essere usate contro deputati o senatori, a meno che prima non vengano indicati i reati per cui sono perseguiti quei parlamentari. Se non saranno indicati (e non potrebbero, visto che quei testi sono inutilizzabili senza l’ok delle Camere), l’autorizzazione non verrà concessa. O verrà concessa solo per procedere contro terzi (Consorte e Fiorani). Un bel circolo vizioso, che aggiungerebbe nuova immunità alla ricca protezione costituzionale dei parlamentari».
Se le cose stanno così, l’emendamento è direttamente ispirato al “Comma 22” di Joseph Heller: i piloti militari possono chiedere l’esonero dai voli di guerra se sono pazzi, ma chi chiede l’esonero dai voli di guerra è tutt’altro che pazzo: i pazzi sono quelli che li fanno, i voli di guerra.
Qui la situazione è analoga: la legge Boato del 2003 dichiara inutilizzabili le telefonate di un indagato che parla con un parlamentare, salvo autorizzazione del Parlamento. Per usarle contro l’indagato ed eventualmente anche contro il politico suo complice, la Procura deve mandarle al Gip perché chieda il permesso alle Camere. È quel che ha fatto la Forleo con le telefonate tra i furbetti e sei politici di FI e dei Ds.
La Procura l’ha avvisata di volerle usare nei confronti dei furbetti (già indagati su elementi diversi dalle telefonate) e di «altri da identificare»: cioè i parlamentari non ancora «identificati» ufficialmente perché le conversazioni sono inutilizzabili. Perché il Parlamento capisse, la Forleo le ha riportate, sottolineando quelle da cui emerge, «ad avviso di questa autorità giudiziaria», il «concorso nel disegno criminoso» - l’aggiotaggio dei furbetti - da parte di alcuni parlamentari.
Questi si sono molto offesi («atto abnorme», «violazione di legge», «ordinanza irricevibile»): ma come, un gip ci accusa di un reato per cui la Procura non ci ha indagati?
La risposta è nella legge Boato: la Procura non li ha indagati perché non può ancora farlo: l’unica notizia di reato a loro carico emerge dalle telefonate, che però sono inutilizzabili se il Parlamento non le autorizza.
Il gip, per avere il permesso, spiega per quale reato e nei confronti di chi.
Ma il Parlamento risponde: se prima non indagate i parlamentari, non possiamo autorizzarvi a usare le telefonate per indagarli. Una follia.
Che ora, se passa il comma Manzione, raddoppia: se il magistrato vuole chiedere di usare le telefonate anche contro i politici, deve prima formalizzare l’accusa nei loro confronti; ma, visto che la legge Boato vieta di usarle per formalizzare un’accusa, è inutile chiedere al Parlamento il permesso di usarle. O il magistrato distrugge le bobine, o chiede al Parlamento di usarle solo contro i non-parlamentari (e resta da capire perché mai il Parlamento dovrebbe pronunciarsi sul destino processuale di chi non ne fa parte).
Oggi, almeno in teoria, è ancora possibile giudicare i parlamentari per i loro reati a mezzo telefonico (pur se la Boato ha reintrodotto surrettiziamente l’autorizzazione a procedere abolita nel ’93): solo in caso di «fumus persecutionis» il Parlamento può respingere la richiesta del Gip. Con il «comma 22», invece, i parlamentari diventano invulnerabili.
Anziché autorizzare senza se e senza ma la Procura di Milano a usare le telefonate nei confronti di chiunque lo meriti, e cancellare la Boato che ha causato questo pasticciaccio brutto, il Parlamento la peggiora, mettendo nero su bianco che i giudici non devono provarci mai più. E che la legge non è uguale per tutti. Poi, naturalmente, l’«antipolitica» è colpa di Grillo.
Riparte Annozero
Per Santoro sono questi i due fatti rilevanti: le telecamere di Annozero hanno seguito la kermesse di Grillo a Bologna. Le uniche telecamere a seguire Grillo sono state Eco-TV e le telecamere Rai di Bologna.
Di Grillo tutti ne parlano, tutti lo accusano, ma nessuno lo ha intervistato, nessuna televisione (nemmeno la Rai), ha mandato in onda la sua manifestazione.Vi sembra normale?
Secondo Mazza, alla fine qualcuno potrebbe sparare: certo, sparare cazzate, come quelle di Marano.
Secondo La Stampa "La Tv si spacca sul fronte Grillo": a me è sembrato invece che il fronte fosse molto unito, nell'attaccare senza contradditorio il comico genovese.
Quel rospo di Dini
Dini sulla sua posizione nei confronti del governo: "valuterò il sostegno al governo".
Dini sul suo ingresso al Partito Democratico: "per ora la scelta di non entrare nel Partito Democratico è irreversibile. Poi vedremo in futuro".
Classica coerenza di un classico politico italiano.
E il governo sarebbe in ostaggio della sinistra massimalista?
Dove sono i cosacchi che non li vedo?
Oggi al senato si vota sul caso del consigliere Rai Petroni.
Una risposta a Marano
«Se qualcuno decidesse di mettere in pratica le sue parole potrebbe dar vita a nuove tragedie».
Se non è successo nulla dopo le parole di Berlusconi (sul regicidio di Prodi); dopo le parole di Bossi (sui fucili da tirar fuori); dopo le parole dell'ex forzista Nuvoli, oggi Udeur (impicchiamo Borrelli) ...
P.S. mentre Mazza raccontava le sue storielle, a Casal di Principe si scopre che la camorra non esiste e che i rampolli camorristi si definiscono giovani imprenditori (pagano il pizzo come autotassamento?).
Lo raccontava Aldo Pecora, del movimento di Locri ammazzatecitutti.org
19 settembre 2007
L'antipolitica contro Grillo
Leggete le dichiarazioni contro Grillo, con la solita accusa di antipolitica. In televisione non si vede mai Grillo, se non inbrevi e fugaci interviste: solo politici, opinionisti, tutti contro Grillo e il suo popolo.
Mastella dalle pagine del suo blog ha definito Grillo come «delinquente senza cuore» per averlo accusato di aver fatto uscire di prigione, attraverso la legge sull’indulto, molti criminali che poi hanno commesso altri crimini efferati.
Addirittura Il giornale (Il giornale!!!!????) riporta la notizia di Grillo che avrebbe attaccato Prodi (con la battuta Prodi-alzheimer).
Proprio il Giornale: quello delle foto di Sircana, del caso Mitrockhin, di Telekom Serbia, del caso Siemens.Tutte bufale.
Battuta infelice, certo.
Come altre battute sui gay. Sui Rom. Sugli extracomunitari. Sui musulmani. Sugli elettori di sinistra. Sulle donne.Vogliamo anche ricordare l'infelice battuta sul regicidio di Prodi?
La Casta può fare battute sui politici. Un comico, no.
E se poi leggete la notizia dell'arresto del prestanome di Provenzano, Pino Lipari, dove si parla di legami tra mafia e politica sugli appalti (con in mezzo il consigliere dell'ex ministro La Loggia), lasciate perdere.
Quella è antipolitica.
Nero di Luna di Marco Vichi
Questa l'idea di partenza dell'ultimo romanzo di Vichi: cosa c'è di più piacevole, di più riposante, di un'estate nelle famose colline toscane, tra oliveti, vigneti e colline verdi?
Ma la realtà nasconde per Emilio Bettazzi delle brutte sorprese: una villa che nasconde un mistero; un gigante (un lupo mannaro?) che si aggira di notte per le campagne di Fontenera; delle misteriose stragi di conigli e polli ...
Il paesino e la campagna che lo circondano diventano improvvisamente un luogo pieno di misteri, alimentati anche dalle superstizioni delle persone del luogo, dall'ignoranza, dalla chiusura verso gli estranei e il mondo esterno.
E lo scrittore si improvvisa detective, scontrandosi con la diffidenza delle persone del paese, che lo considerano un estraneo alla comunità; nonostante lo scetticismo dei carabinieri del paese che non credono alle sue “coglionate”.
Non solo scoprirà un'amara e triste verità, su un'antica tragedia nella villa dei misteri, ma scoprirà anche l'amore, per una bella dottoressa del paese.
Bello “Nero di luna”: un libro coinvolgente, a tratti inquietante dove si sfiora l'horror, appassionante per la ricerca dei misteri del paese, e anche per il modo di raccontare la storia (in prima persona, con gli occhi dello scrittore).
La campagna del Chianti da cartolina, ma che in realtà nasconde tremendi misteri:
“Pensai a com'era diversa la campagna quando arrivava la notte, a come si trasformava. Era poco più di un mese che abitavo a Fontenera, ma ormai vedevo tutto con altri occhi. La prima bucolica impressione si era sbriciolata di fronte alle piccole verità quotidiane, e quei vigneti inondati di sole non riuscivano più ad incantarmi. Era come se un velo nero si fisse steso su quella bellezza”.
Una scrittura semplice, lineare, dove le emozioni dello scrittore emergono direttamente dalle pagine: le paure della campagna notturna, i dubbi e i timori legati all'innamoramento.
Il link per ordinare il libro su internetbookshop.
Technorati: Marco Vichi
Ballarò: V-Day, la Casta e la riforma della politica
Personalmente mi esaspera il fatto che a Ballarà vengano invitati gli stessi politici (Tremonti, Bersani, Rutelli, ...).
Un'altra cosa che mi innervosisce è la claque dietro le spalle dei politici, mentre sparnao le solite frasi ad effetto (sono loro i veri populisti ..).
Torniamo al tema della prima puntata della stagione 2007/2008 di Ballarò: si è esordito con la vicenda dell'aereo di Stato per andare al Gran Premio di Monza.
Di Pietro: "l'aereo di Stato l'ho visto la prima volta qui. Non l'ho mai preso e non serve per andare a vedere il Gran Premio".
Il ministro Di Pietro non ci sta a fare di tutta l'erba un fascio: d'altronde sono soltanto i politici cha fanno antipolitica a voler alzare un polverone ("i politici sono tutti uguali").
Così ci si dimentica dei radicali e del fatto che sono l'unico partito che ruba dai rimborsi elettorali.
Si dimentica della proposta di Legge voluta da Di Pietro, passata in commissione Affari Costituzionali, contro i condannati in parlamento e contro sprechi e privilegi.
Si dimentica che certi sprechi non sono figli di questo governo (che ha diminuito lo stipendio dei parlamentari e ridotto i viaggi aerei del 50%), ma anche del precedente.
Il vicepresidente Letta (candidato alle Primarie del P.D.) proponeva una riforma delle pensioni parlamentari, creando un fondo pensione ad adesione volontaria. Oggi, sosteneva, "esiste una sproporzione tra quanto viene versato e quanto ricevono i parlamentari".
Giorgio Cremaschi, segretario della Fiom, parlava di una ingiustizia sfacciata: "milioni di lvoratori stanno malissimo. Per i grandi manager non esiste mercato, mentre per i lavoratori esiste la Cassa Integrazione".
Non esiste, continuava Cremaschi, solo la Casta dei politici , ma anche quella die grandi manager, che prendono stipendi con un rapporto di 400:1 rispetto ai lavoratori, a prescidere dai risultati.
Ribatteva Maroni (ex ministro del Welfare): "io sono stato condannato per aver opposto resistenza ad una perquisizione che poi la Corte ha ritenuto illegittima".
Io sono stato condannato e il magistrato è ancora lì, concludeva. E apriva anche una polemica contro Di Pietro, che aveva parato della necessità di non eleggere mafiosi e criminali.
"Io non sono un mafioso, dunque ti querelo".
E' vero, anche Di Pietro rettificava la sua dichiarazione: Maroni non è mafioso. Ma è stato al governo in una coalizione che vedeva gente come Cuffaro e Dell'Utri.
Inoltre, tornando all'iniziativa di Grillo, questa ha avuto successo proprio perchè nonostante i libri come La Casta, il governo ancora non ha messo all'ordine del giorno, una legge che affronti la questione etico/morale degli eletti.
Soprendente vedere Tremonti difendere la Costituzione: "la nostra costituzione è sopra Grillo e sopra Masaniello" a proposito del fatto che la costituente non avesse escluso i pregiudicati.
Ribatteva Di Pietro: "non pensavano che si sarebbe arrivati a questa situazione!".
Si è discusso insomma di come eleggere i deputati, ma nessuno discute di cosa fare in politica, questo il vero problema secondo Cremaschi. Non si discute dell'aumento dei salari dei lavoratori, del Welfare, delle garanzie, del precariato ....
Nota a margine: ad un certo punto, a sentire le dichiarazione di un esponente di Confartigianato, Tremonti è sbottato in un "che cazzo dici" ...
Ecco, anch'io me lo chiedo ogni volta che lo sento parlare.
La buona amministrazione del centrodestra in Lombardia
San Donato: via le piste ciclabili per far posto alle strade. Così i morti per polveri sottili possono pure aumentare.
Comune di Rho: via la bandiera della pace dal palazzo del comune. E via pure i contributi del comune per il pullmann per la marcia della pace ad Assisi.
Il sindaco (Roberto Zucchetti) ha detto "se vogliono fare una scampagnata, la paghino pure coi soldi loro" o qualcosa del genere.
Ovviamente via anche il campo nomadi.
(Fonte: il Tgr di Radio popolare)
Vogliamo parlare del caso Malpensa: tutto questo interesse per lo scalo di Malpensa (che significa soldi), quando invece per l'area di Arese non si è fatto nulla, nonostante le rassicurazioni di Formigoni.
Altre aziende chiudono in Lombardia, ex locomotiva d'Italia: la Vodafone ("Life is now") e la Siemens, tra le altre?
Spendere una parolina anche per questi lavoratori?
Questi sono solo i primi effetti della virtuosa amministrazione destrista: cementificare e abbattere gli alberi per tutelare l'ambiente.
Aumentare le specie cacciabili per tutelare la fauna.
Costruire più strade e disincentivare il trasporto pubblico per migliorare il traffico e ripulire l'aria.
Costruire un memoriale per la Shoa e poi mettere assieme fascisti e partigiani nel sacrario.
18 settembre 2007
V-DAY After di marco travaglio
L'antipolitica non siamo noi. Come non siamo noi i prescritti, i condannati, i corrotti e i corruttori, i pregiudicati, gli inquisiti, i piduisti, quelli che telefonano, che piazzano parenti, sorelle, amici, mogli e amanti in parlamento.
Domanda: cos'è stato il V-Day? Risponde Marco Travaglio
A vedere i telegiornali di regime, cioè praticamente tutti, sabato a Bologna e nelle altre piazze non è successo niente (molto spazio invece al matrimonio di Baldini, l’amico di Fiorello). A leggere i giornali di regime (molti), il V-Day è stato il trionfo dell’”antipolitica”, del “populismo”, del “giustizialismo” e del “qualunquismo”.
In un paese che ha smarrito la memoria e abolito la logica, questa inversione del vocabolario ci sta tutta: la vera politica diventa antipolitica, la partecipazione popolare diventa populismo, la sete di giustizia diventa giustizialismo, fare i nomi dei ladri anziché urlare “tutti ladri” è qualunquismo.
E infatti, che il V-Day fosse antipolitico, populista, giustizialista e qualunquista, lorsignori l’avevano stabilito prim’ancora di vederlo, di sapere che cos’era. A prescindere. Non sapevano e non sanno (non c’erano) che per tutta la giornata, in 200 piazze d’Italia e all’estero, migliaia di giovani dei Meet-up grilleschi hanno raccolto 300 mila firme (ne bastavano 50 mila) in calce a una proposta di legge di iniziativa popolare che chiede il divieto per i condannati di entrare in Parlamento, il tetto massimo di due legislature per i parlamentari e la restituzione ai cittadini del diritto di scegliersi i propri rappresentanti sulla scheda elettorale.
Cioè hanno esercitato un diritto previsto dalla Costituzione, quello di portare all’attenzione delle Camere tre questioni “politiche” quant’altre mai. E l’hanno fatto con l’arma più antica e genuina di ogni democrazia: la manifestazione di piazza.
Quella piazza che, quando la occupano Berlusconi e Bossi e Casini e Mastella per chiedere cose incostituzionali, tutti invitano ad “ascoltare”. E quando la occupano un milione di persone, quasi tutte giovanissime, senza etichette né bandiere (tante erano mal contate, sabato, da Bologna a New York, se alle 20 i firmatari della petizione erano 300 mila, altrettanti erano ancora in fila a mezzanotte e molti di più avevano desistito per fare ritorno a casa) diventa un obbrobrio da ignorare e rifuggire. Mentre, nel V-Day after, riparto da Bologna per tornare a casa, chiamo Beppe Grillo per commentare a mente fredda: lui mi racconta, ridendo come un pazzo, che gli ha telefonato il suo vecchio manager, “Cencio” Marangoni, per dirgli che a Villanova di Bagnacavallo c’è ancora la fila ai banchetti. E a Villanova di Bagnacavallo sono quattro gatti, perlopiù di una certa età, e chissà come han fatto a sapere che c’erano i banchetti visto che non l’ha detto nessuna tv e quasi nessun giornale. Ma se a Villanova di Bagnacavallo si firma ancora, forse questa non è antipolitica: questa è superpolitica.
E’ antipolitica difendere la dignità del Parlamento infangata dalla presenza di 24 pregiudicati e un’ottantina di indagati, imputati, condannati provvisori e prescritti?
E’ antipolitica chiedere di restituire la sovranità al popolo con una legge elettorale qualsiasi, purchè a scegliere gli eletti siano gli elettori e non gli eletti medesimi?
E’ antipolitica pretendere che la politica torni a essere un servizio che si presta per un limitato periodo di tempo (dieci anni al massimo), dopodichè si torna a lavorare o, se non s’è mai fatta questa elettrizzante esperienza, si cerca un lavoro come tutti gli altri?
E’ antipolitica chiedere rispetto per i magistrati e dire grazie a Clementina Forleo e ai giudici indipendenti come lei?
Chi era a Bologna in piazza Maggiore, o in collegamento nel resto d’Italia e all’estero, ha visto decine di migliaia di persone restare in piedi da mezzogiorno a mezzanotte.
Ha sentito Grillo chiedere il superamento “di questi” partiti, i partiti delle tessere gonfiate, dei congressi fasulli, delle primarie dimezzate (vedi esclusione di Furio Colombo, Di Pietro e Pannella), della legge uguale per gli altri; smentire di volerne creare uno nuovo; e rammentare che gli “abusivi” da cacciare non sono ambulanti e lavavetri, ma politici e banchieri corrotti o collusi.
Un economista, Mauro Gallegati, spiegare i guasti del precariato in un mercato del lavoro senza mercato e senza lavoro.
Un grande architetto come Majowiecki illustrare i crimini cementiferi che i suoi colleghi seminano per l’Italia e per l’Europa con la complicità di amministratori scriteriati, e le possibili alternative verso un modo “leggero” di pensare e costruire città e infrastrutture.
Alessandro Bergonzoni spiegare la partecipazione democratica con una travolgente affabulazione (“Chi è Stato? Io sono Stato”). Un esperto di energie alternative come Maurizio Pallante raccontare quel che si potrebbe fare nel settore ambientale ed energetico al posto di inceneritori, termovalorizzatori, centrali a carbone e treni ad alta velocità per le mozzarelle.
I ragazzi di Locri lanciare l’ennesimo grido di dolore dalla Calabria della malavita e della malapolitica. Il giudice Norberto Lenzi rischiare il procedimento disciplinare per avvertire che il berlusconismo è vivo e lotta insieme a noi, anche a sinistra. Sabina Guzzanti prendere per i fondelli la deriva fuffista e conformista dell’informazione.
I genitori di Federico Aldovrandi raccontare, in un silenzio misto a lacrime, la tragedia del figlio morto due anni fa durante un “controllo di polizia”. Massimo Fini tenere una lezione sul tramonto della democrazia rappresentativa citando Kelsen, Mosca e Pareto.
Il giornalista Ferruccio Sansa sintetizzare la sua inchiesta sul “tesoretto” da 100 miliardi di euro che lo Stato non ha mai riscosso dai concessionari, spesso malavitosi, dei videopoker e altri giochi, una mega-evasione fiscale scoperta dal pm Woodcock e dalla Guardia di Finanza, ma coperta da incredibili silenzi governativi.
Alla fine ho parlato anch’io: ho ricordato Lirio Abbate minacciato dalla mafia; ho cercato di spiegare che la tolleranza zero deve cominciare, come nella New York di Giuliani, dai mafiosi e dai corrotti, non dai lavavetri e dagli ambulanti; e ho difeso Cofferati, che avrà tanti difetti, ma non quello di partire dai poveracci, visto che prima ha preteso legalità dagli imprenditori sullo Statuto dei lavoratori. Ho fatto parecchi nomi e cognomi, come tutti gli altri sul palco di piazza Maggiore. Ora scopro che fare i nomi sarebbe “qualunquismo”: e parlare in generale per non dire niente, allora, che cos’è?
P.S. Ho trascorso l’intero pomeriggio sotto il palco e sul palco, e mai ho sentito parlare non dico “contro” Marco Biagi, ma “di” Marco Biagi.
Il nome “Marco Biagi” non è mai strato citato per esteso. S’è parlato un paio di volte della legge 30 che abusivamente il governo Berlusconi intestò al professore assassinato, che non poteva più ribellarsi, mentre un ministro di quel governo lo chiamava “rompicoglioni”. E ne ha parlato Grillo per chiedere di riformarla, insieme alla legge Treu, aggiungendo che però “il vero problema non sono neppure le leggi: è che in Italia non c’è lavoro”.
Lo dico perché un amico, l’ex giudice ora assessore Libero Mancuso, che nessuno ha visto alla manifestazione, ha parlato di presunte “offese a Biagi”. Posso assicurare che se qualcuno, dal palco, avesse davvero mancato di rispetto a Marco Biagi, su quel palco nessuno di noi, nemmeno Grillo, sarebbe rimasto un minuto di più.
Liberi per un giorno
Ieri la camorra non c'era, a Casale.
Nonostante le proteste di qualche imprenditore, per cui la camorra, come la mafia, non esiste.
E oggi, domani, dopodomani?
Saviano il suo dovere l'ha fatto.
E la politica?
Quelle cattive idee che non muoiono
Sdognanato politicamente il fascismo, oggi essere e dichiararsi tali non solo non è più quasi un reato, ma nemmono casa di cui vergognarsi.Sopratutto non è ostacolo alla carriera politica.
Scoperta una banda neonazista tra Varese, Milano e Como.
Tra gli esponenti un esponente di A.N., capogruppo a Busto Arsizio, tale Francesco Lattuada.
La lista "Movimento dei lavoratori nazionalista e socialista" si era ddirittura presentata alle elezioni.
Organizzavano raccolte di fondi per terroristi neri in carcere, come Concutelli.
Nella sua birreria è tata organizzata una festa per il compleanno di Hitler.
Ecco la candida risposta del politico di A.N. (che ha ricevuto la solidarietà del partito):
Lattuada, invece, ammette di aver conosciuto alcuni esponenti del Movimento "su loro richiesta". Secondo Lattuada "la loro sigla era chiaramente folcloristica e debbo dire di aver incontrato persone tranquille. Sicuramente un movimento ben diverso da come viene dipinto".
Se un partito dichiaratamente nazista può presentarsi alle elezioni, qualche domanda dobbiamo farcela:
Pierluigi Pagliughi [ideatore del movimento neonazista] affermò di essere «nazista dall’età di venti anni», di «ispirarsi al partito nazional-socialista», di ritenere l’ideologia nazista «giusta di fondo, tant’è che furono i lavoratori a votare Hitler».
Per non parlare delle tesi di Pagliughi sulla guerra e sulle morti causate dal nazismo: «Non si parla mai dei morti tedeschi e italiani sotto le bombe americane e alleate. Non credo di offendere nessuno, la guerra è guerra, in un conflitto è normale che la gente muoia.
I morti ebrei sono presunti – ci disse Pagliughi –, i campi di sterminio sono diventati tali solo dopo il 1948. Hanno stancato con questa mania di protagonismo, anche perché oggi sono l’unica nazione che pratica l’apartheid di stato».
Quanto silenzio da parte dei giornali, su questa notizia ...
Negli stessi giorni in cui Blu Notte ricordava la strage a Brescia di piazza della Loggia e in cui a Milano si inaugura la fondazione "binario 21", col memoriale della Shoa.
Da una parte si dimentica il passato (la memoria che si raffredda): le stragi nere e le bombe a Milano e Brescia.
Dall'altra questo passato torna a trovarci. Come le erbe cattive che non muoiono mai.
17 settembre 2007
Chi salverà l'Italia?
Non riescono nemmeno a tenere le mani fuori dalla Rai ..
E iniziano ad essere spaventati dal successo che un comico sta avendo nelle piazze d'Italia.
Non gli industriali, che hanno preso due tesoretti (44 mliardi) dallo stato (dal 2000 al 2006) e stanno sempre lì a piangere. E la chiamano industria privata ...
Nemmeno la lega, che critica Roma ladrona e minaccia lo sciopero fiscale e poi mette in Cassa integrazione i giornalisti della Padania. Cassa integrazione pagata coi soldi dell'Inps.
Per tornare a lorsignori della Casta, leggiamoci un pezzo dell'intervista al senatore Latorre:
Massimo D'Alema sostiene che il V-day sia stato, in fondo, carico, zuppo di violenza.
«Vede, io dico che il "vaffa" sia molto, tragicamente simile al "menefrego". Voglio dire che in certe situazioni che Grillo porta in scena, c'è un atteggiamento culturale che evoca un nostro passato...».
Senatore, provi ad essere più preciso.
«Quando si va su un palco e ci si esibisce nel linciaggio indiscriminato delle persone, quando si dimostra un assoluto disprezzo per la democrazia rappresentativa, sì, certo, il rischio è quello di...».
Di cosa?
«Di una deriva fascista».
I fascisti siamo noi, che siamo andati a firmare al V-Day. E avendo accusati i politici inquisiti (cui si riferivano i vaffa, non tutti i politici, dunque), li abbiamo offesi tutti.
Perchè altrimenti Latorre dovrebbe sentirsi risentito? Se non è Casta questa!
Venti di guerra in Iran
Anche la Francia sembra prepararsi, viste le indicazioni del ministro degli esteri agli industriali che lavorano in quel paese.
Bernard Kouchner said that while "we must negotiate right to the end" with Iran, if Teheran possessed an atomic weapon it would represent "a real danger for the whole world".
The world should "prepare for the worst... which is war", he said.
Da che parte sta Bush? Dopo aver disgregato il corrotto regime iraqeno, comunque laico, ora si appresta a combattere un altro nemico degli estremisti sunniti: l'Iran sciita.
Chi sono i nemici degli estremisti che combattono per la jihad?
Blu notte Genova 2001: i video
Blu notte piazza della Loggia, il luogo della memoria
Blu Notte: piazza della Loggia.
Il 28 maggio 1974 a Brescia, durante una manifestazione antifascista, scoppia una bomba, mentre il sindacalista Franco Castrezzati sta parlando dal palco.
Le ultime parole "a Milano ...".
Poi una fiamma e uno scoppio: la bomba è stata collocata in un cestino sotto i portici, dove la gente si è radunata, perchè fuori piove.
Lo scoppio, la morte, il terrore "fermi, state fermi .. compagni e amici .. state calmi ...".
C'è l'inferno quel giorno in piazza della Loggia, a Brescia in Italia nel 1974.
La bomba causa 6 morti subito, che diventeranno 8 in seguito, e 94 feriti.
Ma non sono solo i morti: ci sono anche i familiari delle vittime: il marito di Livia, il fratello di Luigi, che poi si costituiranno parte civile nell'associazione vittime di Piazza della Loggia.
La manifestazione era stata organizzata contro il clima di intimidazioni, di aggressione, di tensione che in quei mesi si stava alimentando a Brescia.
Una microconflittualità quotidiana, la chiama l'attuale sindaco Corsini. Tensione di stampo neofascista. Dopo il periodo dell'autunno caldo, dove molti imprenditori rifiutano i confronti con i sindacati preferendo scelte unilaterali, dopo gli scontri .. qualcuno nelle stanze del potere vuole una modello “forte” dello Stato.
Per quel motivo la gente andava a manifestare a Brescia.
Al funerale arrivano da tutta Italia 60000 persone: il servizio d'ordine è affidato al sindacato.
Il presidente della Repubblica Leone e quello del Consiglio Rumor vengono fischiati.
Perchè lo sanno tutti a Brescia di che stampo è quella strage.
Perchè Leone e Rumor hanno accettato i voti dell'MSI per governare.
La strage di piazza della Loggia matura in un periodo particolare: non è la prima bomba del periodo
- Piazza Fontana, 12/12/1969. 12 morti.
- Gioia Tauro, 12/7/1970. 6 morti.
- Strage di Peteano, 31/5/1972 3 carabinieri morti.
- Bomba alla questura di Milano, 17/5/1973. 4 morti.
- Italicus, treno Roma Brennero, 4/8/1974. 12 morti.
Piazza della Loggia non è la prima e non sarà l'ultima. Stragi nere, stragi fasciste, stragi politiche.
Qualcosa di strano si avverte subito, dietro la bomba: i carabinieri sono stati ritirati dalla piazza; nessuno ha controllato i cestini sotto i portici.
Qualcuno ordina ai Vigili del Fuoco di pulire la piazza con gli idranti (e perdere così preziosi indizi); chi ha dato l'ordine? Il questore? E' già in atto il consueto depistaggio?
Negli ospedali vengono estratti dalle vittime pezzi di bomba: anche questi spariscono. Si parla di una strana telefonata dal ministero degli Interni.Erano arrivati degli avvertimenti ai giornali di Brescia, da parte di Ordine Nero: “state attenti!”.
È indubbiamente una strage fascista: art. 422 del codice. È anche una strage politica: art. 285 del codice.
La prima domanda: chi è stato a mettere la bomba e a organizzare la strage?
Inizialmente le indagini si orientano verso Avangardia nazionale e i M.A.R. di Fumagalli (i neofascisti di Milano).Ma poi i carabinieri del cap. Delfino si spostano su una figura enigmatica di quell'area dei nostalgici del fascismo: Ermanno Buzzi e il suo gruppo.
Spuntano dei testimoni: Ugo Bonatti e Angelo Papa. Si arriva al processo che li condanna in primo grado nel 1979. Ma in appello, nel 1982, emergono le incongruenze dei testimoni. Tutti gli imputati assolti. Ugo Bonatti sparisce, sebbene fosse controllato dai carabinieri.
Buzzi viene ucciso in carcere a Novara dal altri terroristi di estrema destra: Concutelli (assassino del giudice Occorsio) e Mario Tuti.
Viene assolto anche il figlio del giudice Arcai, che stava indagando sui M.A.R.
Di Fumagalli e sugli agganci politici e che per l'imputazione del figlio gli sono state tolte le indagini.
Il secondo processo parte nel 1984, seguendo le rivelazioni di un informatore, Ivano Bongiovanni, e le rivelazioni di altri neofascisti come Gianni Guido (imputato per il massacro del Circeo), Angelo Izzo.
Parlano di Cesare Ferri e Giancarlo Rognoni.
Ma Bongiovanni ritratta tutto e le indagini vengono invalidate.
Tutti assolti per insufficienza di prove.
Dopo 10 anni non si riesce a rispondere alla domanda: chi è stato?
Allora la seconda domanda è: perchè la strage?
Il giudice Zorzi, nella sentenza di assoluzione parla di “prove di attribuzione della strage ad una parte politica. È una strage nera”.
Che anni sono gli anni 70?
Nel 1974 c'è stato il referendum sul divorzio. Il 12 maggio.
Qualcuno vuole una svolta presidenziale della Repubblica: magari addirittura guidata da una giunta militare. Per questo cambiamento esistono delle scorciatoie: I Golpe.
Lucarelli nella trasmissione ricordava i diversi tentativi storicamente accettati:
- 1964: il Piano Solo dei carabinieri del gen. De Lorenzo. Si stava insediando il primo governo Moro DC/PSI.
Il golpe viene svelato da due giornalisti, Scalfari e Jannuzzi, nel 1967. - 1970: golpe Borghese.
- 1973: golpe della Rosa dei venti, del col. Amos Piazzi con i gruppi eversivi di Ordine Nuovo e M.A.R., che vedeva il coinvolgimento del SID e della CIA, finanziato da gruppi industriali.
- 1974: il golpe Bianco, dell'ex partigiano della Bianchi Edgardo Sogno. Processo spostato da Torino a Roma, finito in assoluzione.Stragi, atti di terrorismo.
Lo storico De Lutiis: “c'era un atmosfera tesa, in quegli anni. E le bombe servivano per intimidire la sinistra e rendere meno forte la protesta giovanile e lo spostamento dell'elettorato a sinistra”.
Non ci sono solo i gruppi terroristici di estrema destra (e quelli di estrema sinistra che si svilupperanno negli anni successivi): ci sono anche gruppi paramilitari formati dall'elite dei corpi militari italiani.C'è la struttura Gladio, rivelata da Andreotti nel 1990. A cosa servivano?
Esiste una teoria che ne da una spiegazione: la teoria del doppio stato.
- Esisteva in quegli anni una realtà governativa.
- E poi esisteva una struttura occulta che prendeva ordini dall'esterno (dall'estero), per azioni di strage e terrorismo.
In quale funzione? Per prevenire l'ingresso al governo dei partiti della sinistra e dei comunisti in particolare.
Occorreva cambiare il paese con le bombe, oppure forse, impedirne il cambiamento con le bombe.
In effetti i tentativi di Golpe non andarono mai a termine.
Parli di Piazza della Loggia e finisci per parlare di strategia della Tensione, di servizi segreti deviati (i generali Maletti, Musumeci, gli ufficiali Labruna, Chirico, Belmonte), della riunione all'Hotel parco dei principi, nel 1965.
Come per Piazza Fontana e le altre stragi nere.
Le otto morti di Piazza della Loggia diventano delle vittime sacrificali per una ragione di stato, sbandierata, ma in realtà nascosta dal Segreto di Stato.
Dietro cui celare in realtà strategie politiche ben precise.
Per cui l'Italia doveva rimanere un paese a sovranità limitata, dentro la sfera atlantica.
Ma le otto morti ancora non tornano all'appello.
Oggi come allora si torna a parlare di “autunno caldo”, tensione che cresce, disaccordi tra sindacato, mondo politico e mondo industriale.È brutto dirlo, ma io, ieri sera, ho avuto paura, oltre che indignazione e rabbia.
Technorati: Blu Notte, Piazza della Loggia
16 settembre 2007
Ma quale carica di violenza?
Perchè tutta quella gente in piazza, ragazzi, famiglie e anche persone anziane, aveva voglia di firmare per la proposta di legge per un "Parlamento pulito".
Si può parlare di volgarità, su quell'urlo in piazza, il vaffa.. che arrivava dal profondo del cuore. Ma era anche uno sfogo salutare.
Qualcuno si ricorda la manifestazione di Forza Italia a Napoli, col grido "Prodi Prodi, vaffa ..."?
Berlusconi commentava soggignando compiacente "linguaggio crudo ma efficace".
Oppure quando alla scuola politica di Milano, quando parlava delle "stronzate di Prodi".
Quella non era violenza? Non era populismo?
E i fascisti che gridavano Duce! Duce!, sempre a Napoli, quelli non le fanno paura?
I 300 mila di sabato scorso "pongono un problema, non danno risposte": mandare a casa i pregiudicati, i condannati e (aggiungerei), eliminare dalle liste gli inquisiti, non è abbastanza concreto?
E un'ultima domanda: quando i partiti venivano distrutti, lei dov'era?
Ad inciuciare con l'amico Silvio?
Parlamento pulito e coscienze sporche
Se la Casta non vuole più sentire i vaffa... dalla piazza, almeno certe cose bisognerebbe evitarle.
Come il caso di Angelo Brancaccio (ne parla Travaglio nella sua rubrica Uliwood party), consigliere regionale campano, appena tornato in libertà, è stato sospeso dai Ds, per finire dritto dritto nelle fila dell'Udeur. Brancaccio è finito in carcere ad aprile con l'accusa di estorsione, peculato e corruzione per una serie di presunti illeciti commessi come sindaco di Orta di Atella. E' tornato in libertà a luglio, interdetto dai pubblici uffici: “uno così non ce lo possiamo fare sfuggire!”, devono aver pensato. Ora siede nel consiglio regionale campano nelle file dell'Udeur, presieduto da Sandra Mastella. Moglie di Clemente.
Un ruolo nel passaggio l'ha avuto Nicola Ferraro, cui è stata negato il certificato antimafia per le parentele con i camorristi.
Nel consiglio campano troverà anche Vittorio Insigne, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e socio dei boss dei casalesi.
Per non parlare di Gianpaolo Nuvoli, ex forzista che voleva impiccare Borrelli, all'epoca di Mani Pulite. Ora dirigente al ministero di Grazia e Giustizia con l'Udeur.
E per fortuna che parliamo del ministro della giustizia. E per fortuna che Mastella vorrebbe fondare un partito dei moderati: e se voleva fondare un partito estremista, chi chiamava? Riina?
Va dato atto di una cosa: non è che i ministri attuali, e Mastella in particolare, siano improvvisamente impazziti. Si comportano esattamente alla stessa maniera dei loro predecessori: un aiutino al parente, all'amico, l'auto di servizio per il viaggio di comodo ...
Dovrebbero stare più accorti, oggi che, rispetto a cinque anni fa, i giornali e (parte degli) elettori gli stanno addosso. Potrebbero essere più cauti, stare più attenti.
Altrimenti un vaffa... è il minimo.
Non c'è nessuna speranza di cambiamento, dalla politica stessa? Forse, specie se si leggono certe dichiarazioni.
A Piacenza, Enrico Letta, candidato alle primarie del PD dice “vorrei imbarcare nel PD anche zio Gianni, Tabacci, Casini e Tremonti”. Si è dimenticato nessuno?
E Bersani, lì presente (che con Tremonti a Ballarò litigava come Peppone e Don Camillo) “con Enrico siamo sullo stesso binario”.
Sì, del treno sbagliato però.
Un consiglio: quella del PD è l'ultima occasione per la sinistra per costituire un partito solido di governo. Se falliscono questa volta, si spacca la sinistra, già ora divisa. E una sinistra divisa, spaccata in tanti partitini serve solo a fare la solita perenne opposizione inutile.
Si prepara un autunno caldo: welfare, ICI, la nuova finanziaria .. come negli anni 70, dove come oggi, è forte la voglia di voler partecipare alla cosa politica.
Dopo la manifestazione del V-Day, la Bindi “dico ai giovani che sono andati al V-Day, che ci aiutino alla formazione del Partito Democratico”. Ecco, aiutateci a farvi aiutare.
Le ossa di Dio di Leonardo Gori
Firenze 1504: il governo della Repubblica è affidato al Gonfaloniere Sederini e alle astuzie politiche del primo Segretario Niccolò Machiavelli. I Medici sono stati scacciati, ma il loro partito, i Palleschi, è ancora attivo e minaccia la sopravvivenza (anche fisica) del governo.
La Repubblica è minacciata anche dai seguaci di Savonarola, bruciato sul rogo decenni prima: i piagnoni, il suo partito, vorrebbe uccidere il Gonfaloniere al grido di “libertà”.
L'Italia stessa è ancora una terra divisa in principati, minacciata da una parte dalle potenze straniere (Francia e Spagna) e dall'influenza del regno pontificio. Che non mira solo alle cure spirituali delle persone, ma si preoccupa anche degli aspetti politici dei governi della penisola.
Questo il quadro nel quale si svolge questo romanzo storico, che parte con una misteriosa scoperta: sul corso dell'Arno, per conto del comune di Firenze, Leonardo da Vinci sta deviando il corso del fiume per mettere all'asciutto la rivale città di Pisa. La scoperta di alcune ossa, negli scavi, è l'inizio di un misterioso intrigo che vede coinvolto Machiavelli, accompagnato da Durante Rucellai e dalla misteriosa compagna Ginevra.
Perchè Leonardo è scappato dagli scavi? Cos'è l'arma diabolica, che Leonardo starebbe progettando e di cui Machiavelli inizia a raccogliere indizi, seguendo le tracce del geniale costruttore, architetto, ingegnere?
Da Livorno, dove inizia il racconto, a Firenze, alla Maremma, con un breve incontro col fuggiasco Cesare Borgia, il Valentino, caduto in disgrazia con la morte di papa Alessandro, suo padre.
Cosa lega il Valentino a Leonardo? Perchè e per conto di chi, gli sta procurando tanti scheletri e ossa da analizzare?
Altri misteri e altri enigmi, che stimolano l'ingegno e l'astuzia del segretario di Firenze: bisogna fare in fretta, perchè intuiscono che dietro la scoperta di Leonardo ci sarebbe una grossa potenza, che minaccia da vicino le vite dei protagonisti. Machiavelli oltre a dover contrastare un complotto dei piagnoni, deve scampare anche ad altri sicari, che si muovono molto vicino a lui.
In un crescendo finale, si arriverà alla scoperta “delle ossa di Dio”, di chi sta dietro il complotto.
Le ossa di Dio parte da un grosso lavoro per la ricostruzione storica della Firenze del primo cinquecento: non solo il panorama politico (lo scontro tra le fazioni) locale, ma anche la situazione dell'Italia nel quadro internazionale.
Gli usi e i costumi del tardo rinascimento: leggendo le pagine del romanzo di Leonardo Gori ci si immerge completamente nella Firenze dell'epoca.
Per questo lavoro si è avvalso della consulenza storica di Daniele Cambiaso e Franco Cardini.
E la scoperta del mistero, sulle Ossa di Dio, cui si arriva dopo un serrato scontro religioso e filosofico tra Leonardo e Machiavelli da una parte e i cardinali della chiesa di Roma dall'altra, da spunto ad riflessioni sul rapporto scienza e fede, ancora attuali.
Il sito di Leonardo Gori.
Il link per ordinare il libro su ibs e gli altri libri di Gori.
Technorati: Leonardo Gori
Persone pacifiche
Pavia: Forza Nuova a presidiare la casa dove sono ospitati 20 Rom (tra cui 10 bambini).
Roberto Fiore: “nessuna integrazione è possibile con i Rom”.
Il sindaco: “sono solo persone pacifiche che stanno presidiando la zona, perchè non arrivino altri Rom”.
E infine i fascisti di F.N. a cantare “siam pronti alla morte, l'Italia chiamò! Sieg Heil!”.
Ma il controllo del territorio chi lo fa: le ronde e i presidi o le forze di polizia? È questa la sicurezza che dobbiamo accettare, per evitare la svolta fascista?
14 settembre 2007
Un paese senza grazia nè giustizia
L'inchiesta dell'Espresso, a cusa di Gianluca Di Feo, sulla malagiustizia italiana: tempi lughi per i processi, procure senza benzina per le auto, senza carta ... e tanti sprechi: I magistrati non hanno la benzina per le auto ma il ministro della Giustizia non lesina certo sul carburante. Soprattutto quando si tratta di accontentare amici e famiglia. E concedersi una bella gita domenicale.
Si dirà che è l'ennesimo attacco da parte dell'antipolitica: dopo le inchieste di Iacona "Per la legalità" e di Report "A norma di legge", del libro di Stella e Rizzo La Casta ..
Ma semmai è questa la vera antipolitica: il ministro Clemente Mastella a spasso con l'airbus presidenziale e il tribunale di Locri in stato fatiscente. Tanto, per dirla come il marchese del Grillo "Io so io e voi nun siete un cazzo".
Anche questa è demagogia?