19 gennaio 2023

Requiem per un killer di Piero Colaprico


Notte nella periferia di Milano. Sono all'interno di una casa a forma di fungo con le pareti curve e minuscoli mobiletti realizzati su misura da un artigiano che certamente avrà cambiato mestiere o sarà stato linciato dai clienti. Nel letto alla francese c'è un ubriaco che mi chiama "mamma". Non gli do retta e incollo sui beccucci del gas quattro lanterne magiche che costruito con una carta di riso e il fil di ferro il mio presente assomiglia a una allucinazioni penso mentre confeziona una delle mie trappole mortali preferite.

Forse è stato un caso del destino o forse no, ma ho finito di leggere questo romanzo (potente, intenso, cattivo) ambientato in una Milano senza alcun trucco addosso, negli stessi giorni in cui giù a Palermo venivacatturato il capo mafia Matteo Messina Denaro, dopo 30 anni di latitanza, mentre entrava in un ospedale per curarsi il cancro.
Sei è parlato molto e ancora se ne parlerà nei prossimi giorni (l’indignazione degli italiani non dura a lungo) della rete di protezioni che ha goduto questo mafioso, di come abbia continuato a vivere la sua vita, a continuare a tessere la sua rete di affari con le sue società intestate a prestanomi, della sua rete di relazioni che gli hanno consentito di vivere per anni una vita normale.
Non pensate mai, in nessun momento, che questo sia solo un problema della Sicilia e del sud.

In questo suo ultimo romanzo, uno dei migliori assieme a Trilogia della città di M., Piero Colaprico ci racconta della ndrangheta, della sua penetrazione nel mondo imprenditoriale, del suo sapersi muovere con disinvoltura dentro la società a tutti i livelli. E lo fa attraverso lo sguardo di due protagonisti straordinari, due antieroi, il killer (io narrante di tutta la storia) del boss e la manager milanese. Bella e spietata.

Io, il cacciatore d'ingrati

In molti mestieri per fare carriera bisogna inghiottire e annuire. Nel mio è più consigliabile che in altri perché non ti licenziano ma leggermente ti ammazzano. "Marco, amico mio, ti ho chiamato perché mi ha svegliato un sogno uno strano e potente sogno lo vuoi ascoltare?" mi chiede il boss, il mio grande unico boss, Don Benigno Morlacco. Annuisco ancora. Annuisco comunque, in fondo si tratterà di sfiancare un essere umano uno come un altro La mia è stata sinora la vita agra di un cacciatore di bastardi.

Marco, o M-M, è un killer della ndrangheta, cresciuto dal clan Morlacco, che lo ha allevato sin dal suo paesino in Calabria, lo ha fatto studiare e lo ha mandato al nord. Dove ha anche un lavoro ufficiale. Tanto è considerato un professionista rispettato dal clan, per il modo pulito con cui lavora, tanto è rispettato dai colleghi della Questura di Milano. Perché Marco Michele Sigieri un sovrintendente della Omicidi, un poliziotto dunque. Un poliziotto che ha tradito lo Stato, per servire quell’antistato che ha visto da vicino, che ha respirato sin da ragazzo: il boss, il suo potere nel paese, nella regione, nello Stato. Che cos’è il potere mafioso? Ce lo dice Marco stesso:

La mafia non è solo quella con cui lavoro io, la mafia è tutto quello che copre le verità sotto i veli dell'amicizia, dell'appartenenza, della vigliaccheria, della comodità, dell'idea molto italiana che il potente non va sfruculiato: perché metti che magari si ricorda. E con la complicità del giornalismo dei miserabili, degli approfondimenti, di quelli che cercano di stare comodi e non dare fastidio, in nome dello spettacolo del business e del garantismo a senso unico tutto si può e ogni ipocrisia diventa vangelo.

Uno dei primi incarichi per il boss, don Benigno Morlacco chiamato u ‘ntisu, uno che sa, uno che ha portato al nord il traffico della droga importata dalla Turchia, è quello di uccidere l’avvocato del clan, chiamato “il credibile” (per marcare il suo comportamento nei confronti del codice deontologico che la categoria dovrebbe pur rispettare), e dovrà farlo anche in modo “incredibile”, in un modo originale, cercando di strappargli un sorriso per la morte di quella persona che va uccisa perché è stata ingrato col clan, anche se queste sono cose che Marco non è tenuto a sapere.
Attenzione, quella del killer è solo uno dei “sé stessi” che una persona, come diceva quel filosofo, deve conoscere. Oltre al Marco poliziotto di cui abbiamo visto, esiste anche un M-M che ha un suo progetto, quello di rendere il mondo un posto migliore. Magari iniziando a togliere di mezzo il ministro della giustizia:

Questa persona è il ministro della giustizia. Non lo sopporto, fa solo danni, evidentemente non ha mai letto la Costituzione sulla quale ha giurato. Ripete che deve essere il ministro ad indicare le linee guida dell'azione penale e vorrebbe maggiore impegno per mandare a casa gli immigrati clandestini. Come se il problema dell'Italia fossero questi poveracci che scappano dalle loro terre con le famiglie e si adattano ogni lavoro.

Ma non è solo un killer affidabile, un poliziotto esperto, un amante dei libri che però, per lavorare coi boss, deve assumere un atteggiamento dimesso e anche un po’ da ignorante. Marco ci consegna una chiave di lettura per vedere Milano in modo diverso, senza fermarsi ai luoghi comuni, la città che non si ferma, la locomotiva d’Italia, la città col cuore in mano: Milano è anche “la città delle ambizioni”

.. questa è una città della lotta, puoi nascere ricco e finire in bolletta spolpato dai figli di quelli con cui sei cresciuto. O puoi nascere povero e diventare ricco specie se prendi i soldi della mafia o delle grandi famiglie del capitalismo e li sai far fruttare. Milano non è grande la giri facilmente a piedi puoi andare dalla Comasina al Corvetto da Baggio a via Palmanova sempre se sa evitare qualche isolato ad alta densità di disperati...

Un giorno il boss, dopo che Marco ha portato a termine in modo “sorprendente” il lavoro con l’avvocato, gli da un nuovo incarico che riguarda i manager di una società che hanno rifiutato l’apporto dei capitali mafiosi, dopo averli presi per anni quando ne avevano bisogno. Che è il modo che ha la ndrangheta di strangolare le aziende: entri nel capitale, piazzi qualche testa di legno al posto dei vecchi padroni, ti prendi le quote societarie con le buone. Altrimenti si può sempre ricorrere alle cattive maniere:

.. In quella società tutti sanno perfettamente chi siamo e chi rappresentiamo. Sino a qualche anno fa quando avevano bisogno di noi per crescere, hanno intascati in nero tanti bei contributi che gli ho portato a volte io in persona, ti rendi conto? Adesso che la fortuna li aiuta e che Milano sta tirando come una locomotiva, ci trattano come scappati di casa. E ti pare bello? Serve un altro lavoro straordinario come quello eccellente che hai combinato con il nostro avvocato. Tutti questi professionisti del nord non sanno stare al loro posto. E devono imparare. Se il soggetto ci sta a prendere 10 milioni lo lasci vivere. E se non lo convinci fai tu e fai presto e bene, che tutti capiscano il messaggio.. ”.
Un altro da eliminare, mi è chiaro. Mostro il pollice in su, va bene, e se serve lo stiriamo via. si sa che a Milano anche i killer fanno lo straordinario.

Ma con questo nuovo incarico iniziano i problemi, perché Marco si trova ad avere a che fare una manager bella e decisa, una “trop manager”, che in qualche modo lo attira, non solo per la sua bellezza. E questa donna, Mira, lo porta a stringere un patto con lei, perché entrambi hanno un obiettivo comune, la manager liberarsi da questo socio ingombrante che si sta prendendo la sua azienda, Marco .. beh deve costruirsi un futuro, iniziare a combattere per sé stesso, come i guerrieri vittoriosi di cui parla il libro di Sun Tzu, l’Arte della guerra. In fondo si tratta di tradire il suo boss, che volete che sia.

Se ha un dono, questo protagonista che parla di sé in prima persona, è l’estrema onestà: non ci nasconde nulla del suo essere “una pistola in vendita”, come diceva Graham Greene. Certo, ha una sua etica professionale, ma nel corso del racconto lo seguiremo mentre prepara i suoi omicidi, le sue strategie in coppia con la manager per sopravvivere.

Non mancheranno i colpi di scena, le sparatorie, gli inseguimenti, i momenti in cui si ritroverà ad un passo dalla morte. Tutto raccontato con estrema franchezza e anche con un pizzico di ironia.

Ma c’è poi anche il racconto sul lato criminale di Milano, la città “vorace, rapace e capace” e della Lombardia: una criminalità che cerca di attirare meno attenzioni possibili, perché gli omicidi fanno rumore e la politica non vuole problemi, meglio prendersela con i migranti, i nomadi.
Una criminalità che stringe mani con assessori, che ha a libro paga professionisti e uomini delle forze dell’ordine. Che entra nel mondo delle imprese rendendo difficile distinguere tra imprenditoria sana e corrotta. Finché non incontrano certi manager, che sanno essere più spietati e freddi dei boss:

Prima lo sospettavo, ora ne sono sicuro. Certi manager, anche se hanno la carnagione di un bebè, un fisico atletico, una volontà d'acciaio, si intendono di musica e di cibi, frequentano l'alta moda e hanno studiato alla Cattolica e magari vanno messa, possono essere killer straordinari. Più straordinari di noi miseri killer cresciuti in una terra desolata.

La scheda del libro sul sito di Feltrinelli editore

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Crimini della città di M

Una ragazza uccisa nel suo appartamento con un narvalo. L'ex re delle rapine del quartiere ticinese che torna nel suo reame dopo anni di carcere per vendicarsi. L'amico di un ragazzo cieco ucciso, aiuterà l'ispettore Bagni a ricostruire una storia di corruzione.
Leggendo le pagine del libro si capisce che Colaprico quando parla dei quartieri di Milano, delle persone (ex ladri, politici riciclati, investigatori privati, professionisti che monopolizzano le conversazioni), dell'aria che si respira in via Fatebenefratelli, alla Questura, è perché le ha viste e vissute in prima persona.
Durante le indagini fatte dall'ispettore Bagni, scarpinando per le strade della città di M., spulciando le carte negli archivi della Questura per riannodare i fili della vecchia criminalità con quella emergente, sembrerà anche al lettore di poter partecipare alle inchieste.
Ma i casi sono anche un'occasione per l'autore per raccontare dei cambiamenti di Milano. Cosa è successo alla città di M. e ai milanesi?

Fu alle 17.47 del 18 aprile di quell'interminabile 2002 [quando un aereo privato si schiantò contro il Pirellone per un errore del pilota] che assegnò un nome al suo tarlo. Era di servizio pomeridiano in Questura: corse tra i primi al Pirellone mentre un fumo nero usciva dalle finestre del grattacielo [..].
Bagni salì insieme ai pompieri al ventiseiesimo piano , dove tirava un forte vento che portava odori di pesco e fuliggine, di primavera e corpi bruciati, di platica fusa e acqua stagnante. I vetri erano tutti rotti, in frantumi, e lassù in alto, osservando la fila che non riusciva a credere a quello che vedeva, capì all'improvviso a cosa era dovuto il cambiamento: Milano non era più Milano. Il proprio non essere, questo stava scoprendo la città di se stessa. Era come la non vita dei barboni [..].
Era stata la città palestra per tutta l'Italia, per l'economia, per la finanza, la politica, la cultura, le innovazioni. Era stata la patria delle idee, del cambiamento. Qui era nato il fascismo ed era stato appeso Mussolini. Qui era nato il boom economico, questa era la città che aveva trainato il paese facendolo diventare una potenza mondiale e qui c'era stata la contestazione più forte dalla fine degli anni sessanta. Era stata la città di Mani Pulite, la Tangentopoli che aveva fatto crollare la prima Repubblica e qui erano nate la Lega e Forza Italia, i partiti che volevano far nascere una nuova Repubblica, senza però riuscirci. Qui s'era visto tutto e il contrario di tutto, ma ormai la spinta propulsiva sembrava esaurita.
In un epoca in cui a vincere erano i soldi e il successo di pochi, i cittadini erano ridotti al ruolo di miserabili spettatori: avevano smesso di essere i grandi attori capaci di far sognare , i grandi registi delle storie italiane, i grandi produttori di idee. S'erano imbambolati. S'erano assopiti. Ognun per sé Dio o Allah per tutti e Milano non c'era più.
Il narvalo di piazza Piola, pagina 99 La criminalità milanese: "si uccide con discrezione".
Morti su morti: se mai uno avesse voluto fare lo storico e non lo sbirro, e prendersi la briga di contarli, avrebbe capito che la Milano degli ultimi 30 anni era una piramide innalzata con i mattoni di paura. Più di Palermo, più di Napoli: mattoni impastati di una paura diversa. Non una paura diffusa, dozzinale, da coppola e lupara, da negozi bruciati e ruspe saltate in aria, sa carnefici di bimbi e bidoni di acido. Milano si era elevata al rango di una misconosciuta Cheope del crimine grazie ad una paura ben mirata, che colpiva in maniera selettiva: l'imprenditore, il politico, il magistrato, il giornalista.
[..]
La violenza si consumava all'interno delle bande col massimo della crudeltà, ma si esercitava con stile nei confronti dei ricchi e dei potenti, cercando di costruire quello che era necessario per coesistere. Il bianco e il nero diventavano il grigio milanese, colore della nebbia, del cielo e dello sporco che copriva tutto, ma anche del bon ton e dell'eleganza che, stando ai canoni internazionali, non si dovevano notare. E si ammazzava con discrezione.
Ultimo sparo al Ticinese - pag 141

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16 gennaio 2023

Report – la latitanza di Messina Denaro, Wikipedia e i bilanci bianconeri

Mi chiamo Matteo Messina Denaro di Paolo Mondani

Non poteva non cominciare con l’arresto del boss Matteo Messina Denaro la puntata di Report: nell’anteprima è andato in onda un servizio già andato in onda sulla storia del capo mafia, dei segreti di Riina di cui sarebbe custode, quando la mafia si lanciò nel progetto separatista con le leghe meridionali che avevano dentro massoni e vecchi politici.
E poi i rapporti con gli imprenditori e con pezzi dello Stato: come il finanziare Pulici, indagato e poi assolto dall’accusa di rivelazione di segreti dall’ufficio del pm Teresa Principato. Nell’ufficio della procuratrice era stata rubata una pen drive e un computer che contenevano la storia di Messina Denaro, una sparizione su cui nessun giudice ha indagato.
Servizi deviati allora? Oggi Pulici preferisce non pensare male..
Ci sono poi le logge massoniche di cui parla un teste anonimo a Mondani: un esponente del servizio segreto civile era in rapporto con Messina Denaro ma era un infiltrato della mafia, era l’ufficiale di collegamento tra mafia e servizi.

Il capomafia aveva scritto un libro, lettere a Svetonio, lettere indirizzate all’ex sindaco di Castelvetrano Vaccarino, uomo dei servizi: erano delle lettere o dei messaggi?
A Capo Granitola, a pochi km da Castelvetrano, c’è una vecchia tonnara ristrutturata: dovrebbe esserci una sede del CNR, su cui ha investito soldi lo Stato, ma dei 100 ml del PON non è stato speso nulla, sono spuntati consorzi che hanno preso soldi. Nel feudo del capo di cosa nostra.
C’è poi la scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino: in essa il giudice annotava tutto delle sue indagini, doveva essere recuperata a qualunque costo da chi ha organizzato la strage. Sul luogo della strage erano presenti uomini dei servizi segreti, attorno alla macchina di Borsellino in fiamme. Non erano interessati ai morti.

Salvatore Baiardo, il favoreggiatore della latitanza dei Graviano sostiene che l’agenda oggi è in più mani: non solo Graviano e Messina Denaro la conoscono, quella agenda era interessante anche a uomini dei servizi e dello Stato.
Con quell’agenda, con i segreti della trattativa, Messina Denaro ha portato avanti i suoi ricatti.

Il ROS, che oggi ha catturato il capomafia è quello che nel 1993 scelse di non perquisire il covo di Riina: le sue carte, i segreti di Riina furono poi portati a conoscenza di Messina Denaro, contribuendo al suo potere di ricatto con lo stato.
Questo spiega la sua inafferrabilità, fino ad oggi almeno.

Chissà se col suo arresto cadrà anche il suo potere di ricatto e si potranno conoscere i segreti dietro le stragi. I mandanti esterni, per esempio. Le carte di Riina.

Il BIANCO E IL NERO di Daniele Autieri

A due giorni dall’assemblea dei soci, la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio dei vertici del club bianconero.

L’inchiesta della procura torinese ha rinviato a giudizio 12 manager della squadra, tra cui l’ex presidente Andrea Agnelli: l’inchiesta mette in discussione un decennio di gestione e per il direttore finanziario Stefano Bertola le lancette della storia tornano indietro ai tempi di calciopoli quando il trio Bettega, Moggi e Giraudo dettava la sua legge negli stadi di mezza Italia.
In una intercettazione del luglio 2021 Bertola parla con Cherubini, direttore sportivo della squadra: “la situazione è davvero complicata, io in 15 anni faccio un solo paragone, calciopoli! Io solo quella l’ho vista più complicata, ed era fuori controllo perché minchia c’era tutto il mondo che ti sparava merda. Questa ce la siamo creata noi.”

Il filo rosso che collega l’ultimo scandalo juventino con Calciopoli viene tirato il 27 dicembre scorso quando Luciano Moggi, radiato a vita dalla Federcalcio, si presenta all’assemblea della società e regala ad Andrea Agnelli una chiavetta che contiene le verità secondo l’ex DS sulla tempesta giudiziaria del 2006. La stessa chiavetta è stata consegnata anche a Report in un hotel a Mergellina che per anni è stato il riparo preferito da Maradona.

E’ veramente come Calciopoli, come dice Bertola - solo che stavolta l’abbiamo fatta noi, come dice Bertola?
Risponde Moggi: “Bertola se stava zitto guadagnava un tanto, perché lui era l’amministratore, lui era quello che doveva correggere, quello che riuscivano, che non dovevano fare praticamente quelli che agivano sul calcio. Paratici e compagni, li doveva correggere in maniera tale da non andare fuori dal seminato.”

A novembre il cda della Juventus si dimette in blocco: secondo l’accusa il vertice avrebbe frodato gli azionisti, costruendo bilanci taroccati.
Secondo la procura tre campionati sarebbero stati giocati con bilanci truccati: si parla di false fatturazioni, ostacolo alla vigilanza. In questa indagine sono emerse delle intercettazioni imbarazzanti e anche un libro, il “libro nero di FP”, ovvero Fabio Paratici.
Nel 2020 per sistemare i bilanci, Agnelli invia una mail al gruppo di lavoro dove si scrive che si devono fare azioni di recupero per le perdite.
La Juve ha bruciato 620ml, racconta il giornalista Pavesi, l’aumento di bilancio deciso dalla società servirebbe a coprire questi buchi.
Exor, la cassaforte degli Agnelli è al corrente della situazione disastrosa della squadra, delle plusvalenze per abbellire i bilanci.

Agnelli ne parla con John Elkann in una intercettazione del settembre 2021, della necessità di usare le plusvalenze, per sanare le perdite.
Con queste plusvalenze la Juve genera quasi il 30% dei proventi – racconta il servizio: sono plusvalenze artificiali, oppure a specchio: due squadre si scambiano i calciatori, non gira denaro, servono solo ad aumentare in modo fittizio i ricavi. Tra il 2020 e il 2021 fare plusvalenze era il mantra della Juve, usato dal DS Paratici: nell’ufficio di Cherubini, vice di Paratici, i giudici hanno trovato il suo libro nero, con le sue pratiche di mercato.
“Ho venduto l’anima” ammette in una intercettazione Cherubini.
Oggi Paratici è in Inghilterra e lavora per il Tottenham: con Report ha scelto di non parlare, perché c’è l’inchiesta.
Per abbattere il debito da 220 a 100ml Paratici esegue una serie di azioni correttive, di cui ne parla con Agnelli in una mail del febbraio 2021: sono azioni fatte con plusvalenze
(fatte con la complicità di altre squadre), dove i giocatori sono pedine con cui far tornare i conti, secondo gli inquirenti la prova di questo è in un manoscritto su carta intestata intitolato “mercato” e trovato nell’ufficio di Cesare Gabasio, il responsabile delle questioni legali della Juventus. Nell’appunto vengono scritti i valori economici degli scambi da realizzare anche quando il giocatore è ancora da individuare, inserendo al posto dei nomi la lettera X. E che fosse il calcio delle figurine contabili e non dei giocatori veri lo sapeva anche chi poi avrebbe fatto i conti sul campo, l’allenatore Allegri, come emerge da una intercettazione.

“Il mercato di oggi è quello vero, dove uno va e compra quello che gli serve. Cioè tu devi capire che il mercato dell’anno scorso era solo plusvalenze quindi era un mercato del ca..”.

I punti centrali dell’inchiesta sono questi, salari dei giocatori e plusvalenze: come azienda quotata in borsa la Juve dovrebbe dichiarare il valore delle sue azioni.

Anche il taglio dei salari ai giocatori sarebbe falso, i soldi sarebbero rientrati da altra via.

Nel marzo 2020 l’Italia entra in lockdown, il 28 marzo la Juventus annuncia che i giocatori avrebbero rinunciato a 4 mensilità, ma era un falso: tre mensilità sarebbero state versate.
Un accordo noto ai giocatori come al capitano Chiellini: così la Juve potrà scrivere a bilancio un valore falso, con le 4 mensilità non versate.
In questa manovra stipendi viene coinvolto anche Rinaldo, con un accordo che prevede il pagamento posticipato di 19 ml: esisterebbe una scrittura privata tra la squadra e un’altra persona al posto del calciatore, dove si parla di questi milioni.
La scritture private per integrare gli stipendi non sono state rese note ai mercati, i soldi sono stati rigirati ai calciatori dopo aver depositato il bilancio: anche i calciatori sarebbero complici di questo giochetto.
Attorno a questa macchina da soldi che era la Juve, con la sua contabilità in nero, giravano anche gli agenti e i procuratori sportivi. Report racconta della storia di Spinazzola, che viene venduto alla Roma ma l’operazione non la firma il suo agente ma un altri.
Le operazioni poco trasparenti sono portate avanti anche con l’aiuto di altre squadre: nell’inchiesta si parla della Sampdoria, dell’Atalanta e del Genoa.

Il servizio di Report racconta di una cena in cui erano presenti i presidenti di alcune squadre e il presidente di Federcalcio Gravina.
Una cordata di presidenti, con la Lega voleva che nel calcio entrassero i fondi stranieri per immettere capitali nel calcio.
Ogni anno consuntivano costi per 3miliardi di euro, nel 2021 avevano debiti per 4 miliardi di euro – racconta il consulente di Report Bellavia: chi glieli paga questi debiti?
Gravina sapeva già nel settembre 2020 delle plusvalenze irregolari – racconta una fonte anonima a Report: poi nel 2021 la Covisoc presenta a Gravina la loro analisi sulle operazioni sospette, comprese quelle della Juve.
Covisoc consegna poi le carte alla procura federale ad aprile 2021: la procura federale all’inizio si è mossa lentamente – racconta il manager sportivo a Report – poi però subiscono una accelerazione ma dopo un anno.
Nel 2022 però la procura federale archivia tutto, per il principio che non è possibile questionare il valore dei calciatori a prescindere, mancano criteri oggettivi per la valutazione del loro valore.
Il sospetto è che la procura sapesse che queste plusvalenze erano usate da tanti e che rischiava di cadere tutto.
N
el frattempo è intervenuto lo Stato: le squadre potranno spalmare i debiti con lo Stato per le tasse non pagate in comode rate..

LA COMMUNITY di Emanuele Bellano

Confesso di aver donato anche io per Wikipedia, per tenere in piedi questa enciclopedia online gratuita e aperta a tutti. Perché il sapere deve essere aperto a tutti.

260 miliardi di pagine visitate l’anno, Wikipedia è uno dei primi siti nel web al mondo ed è non profit: i suoi contributi sono creati da volontari in tutto il mondo che creano informazione, correggono, aggiungono nuovi pezzi alle pagine.
La fondazione Wikimedia foundation, che gestisce la parte amministrativa, è invece pagata: oggi però ha creato una società di profitto, con sede in un paradiso fiscale, che venderà contenuti alle grandi aziende della rete.

La conoscenza rende le persone più forti, racconta a Emanuele Bellano l’utente Will, membro della community Wikipedia.
Grazie ai banner e alle donazioni della community la fondazione ha raccolto 250ml di dollari: per gestire i suoi progetti non servono questi soldi, cosa se ne fanno adesso?
Il sito non rischia la chiusura senza le donazioni, ci sono riserve per 240 ml di dollari, a cui si aggiungono altri 100ml dentro un’altra fondazione.
I costi per la gestione del sito sono stimati in circa 15 ml annui, con i suoi 350 ml di dollari da parte in pancia alla fondazione Wikimedia Foundation sarebbe in grado di garantire la sopravvivenza della sua enciclopedia per i prossimi 23 anni senza bisogno di altre donazioni.
Report ha posto la domanda a Peter Forsyth membro della Wikipedia community: “La Wikimedia foundation è di fatto la sola organizzazione al mondo che può chiedere denaro a ognuno degli utenti che consultano il sito in tutto il mondo. Questa sua posizione privilegiata le rende molto semplice raccogliere soldi e il denaro è come una droga: quando fare soldi è facile, è davvero difficile smettere di farne sempre di più.”

Quando un’organizzazione guadagna così facilmente tanto denaro può permettersi di pagare anche a peso d’oro il suo staff: 355mila dollari per il capo del reparto tecnologico, 400mila dollari per un’altra top manager. In totale i top manager sono stati pagati 4 ml di dollari nel complessivo, sono proprio tanti soldi. Ne parla Zachary Mc Dowell docente della Chicago University “per una struttura come Wikipedia che si basa sul lavoro volontario e non retribuito della sua community, sono davvero tanti soldi”.

I soldi usati per finanziare i progetti di Wikipedia come sono usati? Non si sa, perché coprono un’area molto ampia, non sappiamo chi riceve i soldi e per quali progetti sono usati, non sono nemmeno comunicati in modo chiaro dal sito della fondazione.
Il fondo Wikimedia Endowment possiede un tesoretto di 113ml di dollari, che non ha presentato nemmeno un bilancio
ed è posto all’interno di un’altra fondazione, Tides (probabilmente per godere di altri vantaggi fiscali).
A gennaio 2020 è nato il progetto Wikipedia enterprice per vendere dati alle corporation, come Google e Amazon: una scelta contraria allo spirito iniziale di Wikipedia, una enciclopedia nata dal lavoro di migliaia di volontari.
Per questo scopo è nata la Wikimedia LLC, nel paradiso fiscale del Delaware: nessun bilancio, nessuna trasparenza, nessuna tassazione sugli utili..

Quanto è affidabile Wikipedia? Avere una pagina su Wikipedia dà visibilità alle aziende e alle persone, consente la spunta blu su Twitter.

Anche per persone come Salvatore Aranzulla, divulgatore informatico ben noto: la sua pagina su Wikipedia italiana è stata cancellata nel 2016, nonostante la sua notorietà.

La spiegazione di Wikimedia Italia è poco credibile, sostenendo che non vogliono creare biografie dentro l’enciclopedia, cosa non vera.
Report ha poi parlato delle agenzie che costruiscono la reputazione delle persone su Wikipedia: Luca Poma, docente di management reputazionale a Roma, si era accorto di una scheda su Wikipedia dove si parlava di lui.

Il professore ha poi rintracciato una agenzia che pubblica contenuti, “che fa lifting positivo” sulla sua scheda: questa agenzia farebbe da intermediazione tra l’utente e l’editor di Wikipedia, che effettuerebbe poi le modifiche alla scheda.

È qualcosa in conflitto di interesse coi principi di Wikipedia: nessuno potrebbe promuovere se stesso, i suoi prodotti o per qualcuno che paga.
È successo col profilo di Mike Pence, con la pagina sulle torture di Guantanamo. Oggi c’è il rischio che agenzie governative, servizi, possano alterare i contenuti di Wikipedia, in modo da abbellire la realtà.
Lo ha fatto anche Report, col curriculum di Chiara D’Ambros dove le fonti erano imprecise o false.

I giornalisti sono entrati in contatto con editor su commissione dal Pakistan o dal Kenia.
Alla fine per 250 euro si arriva ad una pagina nuova, con contenuti falsi: è un rischio noto a Wikimedia Italia, ne sono consapevoli perché è una enciclopedia aperta.

Ma le pagine di Wikipedia diventano anche un campo di battaglia: mentre il 24 febbraio scorso le truppe di Mosca attraversano il confine ucraino dando via ad una guerra devastante e prolungata, parallelamente su Wikipedia scoppiano battaglie mediatiche tra fazioni filorusse e filoucraine. La voce Reggimento Azov per esempio subisce tra il 24 febbraio e il 24 marzo ben 98 modifiche mentre in precedenza non ha mai superato più di 5 variazioni al mese. Uno degli utenti più attivi su questa voce è l’utente Mhorg: non è facile risalire a chi stia dietro questo nome, perché non dovrebbe essere individuabile e non si vuole che lo sia – spiega Fabio Brambilla, amministratore di Wikipedia Italia. Non ci sono mezzi per arrivare a risalire alla persona fisica.

Questo utente è uno degli autori delle modifiche della voce sulla “strage di Odessa”, che oggi si chiama “rogo di Odessa”: la narrazione cambia volto, per sposare una narrazione più o meno filo russa o filo ucraina.

Quella di Wikipedia non è una verità rivelata, dietro c’è il lavoro di persone ispirate da un principio di trasparenza, ma ci sono dietro anche conflitti di interesse, conflitti tra persone con le loro ideologie. Più simile ad una social network che ad una vera enciclopedia: ma rimane un qualcosa di unico, da tutelare anche. 

Antimafiosi per un giorno (o una settimana, vediamo)

La mafia non è solo quella con cui lavoro io, la mafia è tutto quello che copre le verità sotto i veli dell'amicizia, dell'appartenenza, della vigliaccheria, della comodità, dell'idea molto italiana che il potente non va sfruculiato: perché metti che magari si ricorda. E con la complicità del giornalismo dei miserabili, degli approfondimenti, di quelli che cercano di stare comodi e non dare fastidio, in nome dello spettacolo del business e del garantismo a senso unico tutto si può e ogni ipocrisia diventa vangelo.

Requiem per un killer - Piero Colaprico, Feltrinelli

Consoliamoci di fare la lotta contro la mafia per un giorno: oggi, per l'arresto di Matteo Messina Denaro dopo 30 anni di latitanza, sarà tutto un battersi le pacche sulle spalle, farsi i complimenti.

Almeno per un giorno.

L'eredità di Dalla Chiesa, i 30 anni dall'arresto di Riina.

Mi raccomando.

Tanto passati i giorni di gloria, di lotta alla mafia, dei rapporti tra mafiosi e politici, tra mafiosi e imprenditoria e mondo dei professionisti, non se ne parlerà più.

Giusto ieri, in modo timido, si discuteva se non fosse il caso di toccare la riforma Cartabia sul tema delle querele di parte..

Anteprima inchieste di Report – Wikipedia, l’inchiesta sulla Juventus e i medici a gettone

La trasparenza e l’attendibilità di Wikipedia, l’enciclopedia pubblica più famosa al mondo.

Poi un servizio sull’inchiesta sulla Juventus e sui suoi bilanci. Infine un servizio dedicato alla salute, sulla carenza dei medici di base e negli ospedali.
Alla fine della scorsa puntata Ranucci aveva anticipato anche un servizio sugli chef stellati, ma non è chiaro se andrà in onda stasera o prossimamente: il loro è un mercato di nicchia, gli stellato sono solo lo 0,2% dei ristoratori e hanno un fatturato che non raggiunge solo lo 0,4% del totale. Ristoranti insostenibili dal punto di vista economico, perché il vero business è altro, la notorietà e poi le apparizioni in TV.

Sempre tra le anteprime dei servizi che si possono trovare sui canali social di Report si parla di un servizio, poi non presente nella newsletter della trasmissione: riguarda l’installazione di antenne telefoniche sopra i campanili delle chiese italiane (come a Pontedera, arcidiocesi di Pisa), per cui l’ente ecclesiastico incassa affitti di locazione. Ma questo è in contrasto con la finalità di culto che consente alla curia di non pagare le tasse allo Stato. Per chiarire, a Pontedera la diocesi paga allo Stato (circa 300 euro al mese spiega l’economo), ma fanno lo stesso le altre diocesi?

L’enciclopedia più famosa al mondo

Una volta c’era la Treccani e le altre enciclopedie che avevamo in caso e consultavamo alla bisogna: oggi c’è Wikipedia, comoda, accessibile ovunque anche tramite il cellulare. Trovi di tutto dentro questa enciclopedia online che si basa sul contributo di migliaia di volontari e che dietro ha una fondazione no-profit che si appoggia alle donazioni. Si parla di 350 ml di dollari con cui si garantisce il servizio meritevole ma anche gli stipendi dei manager: sorprende, in negativo, scoprire come questa fondazione tramite una società off-shore si appresti a vendere i contenuti alle 4 compagnie Big Tech. Report è la prima trasmissione di giornalismo ad aver fatto una due diligence su Wikipedia e indagherà anche sull’attendibilità delle fonti e come sia facile costruire una pagina contenente informazioni false.

Mentre il 24 febbraio scorso le truppe di Mosca attraversano il confine ucraino dando via ad una guerra devastante e prolungata, parallelamente su Wikipedia scoppiano battaglie mediatiche tra fazioni filorusse e filoucraine: la voce Reggimento Azov per esempio subisce tra il 24 febbraio e il 24 marzo ben 98 modifiche mentre in precedenza non ha mai superato più di 5 variazioni al mese. Uno degli utenti più attivi su questa voce è l’utente Mhorg: non è facile risalire a chi stia dietro questo nome, perché non dovrebbe essere individuabile e non si vuole che lo sia – spiega Fabio Brambilla, amministratore di Wikipedia Italia. Non ci sono mezzi per arrivare a risalire alla persona fisica.

Nel servizio si parlerà anche della storia della pagina di SalvatoreAranzulla: da Instagram

Salvatore Aranzulla è un blogger italiano, noto come divulgatore per la risoluzione di problemi per la tecnologia dell’informazione del grande pubblico italiano.
E’ probabilmente conosciuto da ogni utente italiano di internet, ma la pagina Wikipedia italiana che lo descrive è stata cancellata. Perché?
“La procedura è stata avviata da un utente che si è poi scoperto essere un blogger con un sito internet molto simile al mio”, racconta Aranzulla. Ma chi controlla la correttezza delle procedure?

I costi per la gestione del sito sono stimati in circa 15 ml annui, con i suoi 350 ml di dollari da parte in pancia alla fondazione Wikimedia Foundation sarebbe in grado di garantire la sopravvivenza della sua enciclopedia per i prossimi 23 anni senza bisogno di altre donazioni.
Report ha posto la domanda a Peter Forsyth membro della Wikipedia community: “La Wikimedia foundation è di fatto la sola organizzazione al mondo che può chiedere denaro a ognuno degli utenti che consultano il sito in tutto il mondo. Questa sua posizione privilegiata le rende molto semplice raccogliere soldi e il denaro è come una droga: quando fare soldi è facile, è davvero difficile smettere di farne sempre di più.”

Quando un’organizzazione guadagna così facilmente tanto denaro può permettersi di pagare anche a peso d’oro il suo staff: ne parla Zachary Mc Dowell docente della Chicago University “per una struttura come Wikipedia che si basa sul lavoro volontario e non retribuito della sua community, sono davvero tanti soldi”.

La scheda del servizio: LA COMMUNITY di Emanuele Bellano

Collaborazione Chiara D’Ambros, Greta Orsi

Wikipedia è un'enciclopedia libera fondata da Jimmy Wales e gestita dalla Wikimedia Foundation con sede a San Francisco. La filosofia di Wikipedia è basata sulla libera contribuzione da parte di utenti volontari che ampliano, modificano e aggiornano le migliaia di voci dell'enciclopedia. La Wikimedia Foundation ricava denaro principalmente dalle donazioni che ogni anno milioni di lettori in tutto il mondo versano dopo aver letto i banner che compaiono sulle pagine di Wikipedia e che chiedono di contribuire alla sopravvivenza dell'enciclopedia. Ma le tecniche di raccolta fondi sono considerate da alcuni membri storici della Community aggressive e ingannevoli. A fronte del lavoro volontario di centinaia di migliaia di utenti, il board della Wikimedia Foundation paga ai suoi membri lauti stipendi, decine di milioni di dollari vengono distribuiti a progetti, persone e associazioni in tutto il mondo senza procedure chiare o documentazione pubblica. Non è un caso che nel 2020 la Wikimedia Foundation, che per 20 anni ha svolto solo attività no-profit, abbia creato un ramo profit, la Wikimedia LLC domiciliata nel paradiso fiscale e societario del Delaware: una società di capitali che vende i dati creati gratuitamente dai membri della Community a grandi compagnie come Google. E poi c'è il problema dell'attendibilità delle notizie presenti su Wikipedia: quanto è facile distorcerle, chi è in grado di farlo, quanto costa modificare a proprio piacimento una voce o crearne una da zero?

L’inchiesta sui bilanci della Juventus

Dal Fatto Quotidiano di domenica 15 gennaio 2023: 2023, Le inchieste sul potere

Quest’anno, a Torino, potrebbe iniziare il processo sulla gestione finanziaria della Juventus. I pm contestano al club plusvalenze fittizie sul valore dei giocatori per 155 milioni di euro e la riduzione degli stipendi durante la pandemia, che in realtà sarebbe stata solo un artificio contabile per abbellire bilanci in rosso: i soldi a cui avevano dichiarato di rinunciare i giocatori sarebbero rientrati sotto altra forma. In questo modo fra il 2018 e il 2020 la società avrebbe mascherato 200 milioni di perdite, nascoste agli azionisti.

I bilanci della Juventus, lo scambio di giocatori, il contratto di Cristiano Ronaldo: sono questi alcuni punti dell’inchiesta che coinvolge la squadra torinese e di cui si occuperà il servizio di Daniele Autieri.
Il calciomercato della Juventus è stato un calciomercato di giocatori veri o di figurine contabili?

Nel gioco delle plusvalenze i giocatori sono pedine con cui far tornare i conti, secondo gli inquirenti la prova di questo è in un manoscritto su carta intestata intitolato “mercato” e trovato nell’ufficio di Cesare Gabasio, il responsabile delle questioni legali della Juventus. Nell’appunto vengono scritti i valori economici degli scambi da realizzare anche quando il giocatore è ancora da individuare, inserendo al posto dei nomi la lettera X. E che fosse il calcio delle figurine contabili e non dei giocatori veri lo sapeva anche chi poi avrebbe fatto i conti sul campo, l’allenatore Allegri, come emerge da una intercettazione.

“Il mercato di oggi è quello vero, dove uno va e compra quello che gli serve. Cioè tu devi capire che il mercato dell’anno scorso era solo plusvalenze quindi era un mercato del ca..”.
Il giornalista ha chiesto all’allenatore di questa intercettazione, del mercato falsato dalle plusvalenze, se teme dei contraccolpi dalla giustizia sportiva e non giudiziaria, da quello che potrà uscire da qui al 20 gennaio (giorno in cui il tribunale federale potrebbe riaprire l’inchiesta sportiva sulla Juventus): 
“La società si è già espressa con un comunicato il 30 novembre, quindi non ho altro da aggiungere.”

L’inchiesta della procura torinese ha rinviato a giudizio 12 manager della squadra, tra cui l’ex presidente Andrea Agnelli: l’inchiesta mette in discussione un decennio di gestione e per il direttore finanziario Stefano Bertola le lancette della storia tornano indietro ai tempi di calciopoli quando il trio Bettega, Moggi e Giraudo dettava la sua legge negli stadi di mezza Italia.
In una intercettazione del luglio 2021 Bertola parla con Cherubini, direttore sportivo della squadra: “la situazione è davvero complicata, io in 15 anni faccio un solo paragone, calciopoli! Io solo quella l’ho vista più complicata, ed era fuori controllo perché minchia c’era tutto il mondo che ti sparava merda. Questa ce la siamo creata noi.”
Il filo rosso che collega l’ultimo scandalo juventino con Calciopoli viene tirato il 27 dicembre scorso quando Luciano Moggi, radiato a vita dalla Federcalcio, si presenta all’assemblea della società e regala ad Andrea Agnelli una chiavetta che contiene le verità secondo l’ex DS sulla tempesta giudiziaria del 2006. La stessa chiavetta è stata consegnata anche a Report in un hotel a Mergellina che per anni è stato il riparo preferito da Maradona.
E’ veramente come Calciopoli – solo che stavolta l’abbiamo fatta noi, come dice Bertola?
Risponde Moggi: “Bertola se stava zitto guadagnava un tanto, perché lui era l’amministratore, lui era quello che doveva correggere, quello che riuscivano, che non dovevano fare praticamente quelli che agivano sul calcio. Paratici e compagni, li doveva correggere in maniera tale da non andare fuori dal seminato.”

La scheda del servizio: Il BIANCO E IL NERO di Daniele Autieri

Collaborazione Federico Marconi, Lorenzo Vendemiale

La Juventus, una delle squadre italiane più titolate e conosciute al mondo, è al centro di una tempesta giudiziaria. La procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per 12 top manager tra cui anche l’ex-presidente Andrea Agnelli, mentre venerdì 20 gennaio il Tribunale federale si pronuncerà sulla richiesta della Procura federale di riaprire anche il processo sportivo contro la squadra controllata dalla famiglia Agnelli.

Secondo gli inquirenti, tutto il top management della società avrebbe messo in piedi una serie di misure correttive illegali per far tornare i dati di bilancio, frodando di fatto gli azionisti. Al centro delle attività illecite ci sono le plusvalenze fittizie, ma anche la cosiddetta “manovra stipendi”, ovvero gli accordi segreti presi con alcuni calciatori per posticipare il pagamento degli stipendi, senza comunicarlo alla Borsa, assicurando alla società un apparente taglio dei costi di quasi 100 milioni di euro.

L’inchiesta di Report raccoglie per la prima volta tutti gli atti d’indagine, tra cui i contenuti rimasti finora inediti di alcuni interrogatori eccellenti e la ricostruzione dettagliata di quanto accaduto con il calciatore più rappresentativo e più costoso della storia del club torinese: Cristiano Ronaldo.

Un’inchiesta che risale anche alle responsabilità di chi, nelle istituzioni del calcio italiano, non ha visto e non ha affrontato un problema che era già stato più volte segnalato dalle autorità di controllo sui bilanci della Federcalcio.

Il fu servizio sanitario nazionale

C’era una volta il servizio sanitario universale: i tagli alla sanità e la cattiva gestione in molte regioni, non solo al sud, hanno pregiudicato questo servizio pubblico, un diritto di noi cittadino, sempre più messo a rischio.
Il servizio di Walter Molino racconterà la vicenda dei medici cubani chiamati dalla regione Calabria per coprire i vuoti negli organici: Cuba, la regione dell’embargo, dove non c’è una democrazia almeno applicando i nostri schemi, è una nazione dove il servizio sanitario pubblico è garantito a tutti, sin dagli anni 60 quando ha deciso di attivare la collaborazione medica internazionale mandando oltre 400mila medici in oltre 164 paesi nel mondo, mentre il bloqueo imposto dagli Stati Uniti limita o impedisce del tutto l’acquisto di apparecchiature e medicine.
500 di questi medici arriveranno in Calabria dunque: il presidente Occhiuto ha spiegato di essersi rivolto prima al presidente dell’Albania, che gli ha risposto di no, “noi cerchiamo di tenerli in Albania i medici, ma quelli che vanno via vanno in Germania perché guadagnano 50 volte più che in Albania e 10 volte che in Italia. Io però avevo gli ospedali di Polistena, di Locri, di Gioia Tauro, e tanti altri che rischiavano di chiudere..”


Il presidente Occhiuto è stato eletto con Forza Italia, sicuramente non è un comunista, è comunque andato a prendere i medici per la sua regione da una società di intermediazione del governo cubano a cui verserà circa 28 ml di euro.

“Ho fatto quello che la legge mi consentiva di fare” ha risposto il presidente.
Già durante la prima fase della pandemia nel 2020, due brigate di 91 tra medici e infermieri arrivarono in Italia a Crema e Torino, per svolgere attività di supporto negli ospedali da campo.

Una esperienza che la sindaca di Crema ricorda positivamente: “la loro umanità ci travolse perché stavamo toccando il momento più buio, divenne però anche il momento del riscatto, l’inizio della rinascita. Realizzare che questa rinascita avveniva attraverso la solidarietà, la generosità di persone che arrivavano da oltreoceano da un posto per noi lontanissimo, per noi fu un toccasana.”

Ma questa volta le brigate cubane non arriveranno gratis come nel 2020, perché ora c’è odore di business. Il presidente Occhiuto ha firmato un accordo di distacco medico internazionale con una società di intermediazione, la Comercializadora de Servicios Medicos Cubanos per un valore di 28 ml di euro l’anno, per 497 medici.

La scheda del servizio: GETTONI D’ORO di Walter Molino

Collaborazione Federico Marconi

Il Servizio sanitario nazionale è in affanno, negli ospedali e nei pronto soccorso mancano migliaia di medici e infermieri. In Calabria il 20% dei malati è costretto a curarsi lontano da casa, le strutture sanitarie sono spesso inadeguate e i concorsi per assumere nuovi medici vanno deserti. Così per non chiudere i reparti di emergenza-urgenza le Aziende sanitarie devono ricorrere ai medici a gettone, pagando cifre esorbitanti a società di intermediazione e cooperative, spesso con affidamenti diretti che aggirano le regole del Codice degli appalti e che riducono sensibilmente la qualità delle cure. Per tamponare l’emergenza il Presidente della Regione Roberto Occhiuto ha firmato un accordo transnazionale per portare in Calabria centinaia di medici cubani.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

14 gennaio 2023

Nel nero degli abissi François Morlupi


GIORNO OTTO

Mercoledì 17 gennaio

La volante frenò di colpo, si fermò di traverso nel posto riservato ai disabili e solo per pochi centimetri non cadde nel laghetto. Eugénie spense il motore, mentre Alerami controllava la sicura della pistola. Con un’occhiata d’intesa, balzarono fuori dall’auto e partirono in direzioni opposte: Eugénie avrebbe percorso il sentiero pedonale che circondava il laghetto in senso antiorario, Alerami nell’altro.

Ansaldi fu, nemmeno a dirlo, l’ultimo a uscire dalla macchina, sudato e paonazzo. Dovette appoggiarsi un attimo alla portiera per il solito immancabile senso di nausea. Fissò il terreno, respirando a fondo l’aria fresca nella speranza di arginare la sgradevole sensazione. Maledetta Eugénie e la sua guida spericolata. Un giorno le avrebbe strappato la patente con le sue stesse mani, si disse, anche se al pensiero della reazione della sua sottoposta cambiò subito idea. Magari le avrebbe tolto solo qualche punto

Inizia con un salto in avanti nel tempo questo secondo capitolo della serie sui “Cinque del commissariato di Monteverde”, dello scrittore di origini francesi Francois Morlupi.
Una volante che si ferma davanti
al bacino artificiale del parco dell’Eur da cui scendono la vice ispettrice Eugenie Loy, l’agente Alerami e il commissario Ansaldi: devono effettuare un arresto importante per una indagine che li ha impegnati nella settimana più dura della loro carriera da poliziotti.
Un’indagine che è stata anche un’immersione nel nero dell’abisso della mente umana, un abisso profondo che ha concepito una serie di delitti efferati che sconvolgono la tranquillità di un quartiere come Monteverde. E una immersione in tutti i sensi, perché, come leggiamo nell’incipit, l’ansioso commissario Ansaldi, che prima di uscire dall’ufficio misura la temperatura esterna perché non si sa mai, con questo freddo che c’è a Roma, si è tuffato nelle acque del lago e ora, accompagnato dei suoi ricordi di bambino, sta scivolando verso il fondo.

caro maestro di nuoto, io non mi tufferò mai col rischio di inabissarmi in mondi sconosciuti, voglio evitare il nero degli abissi e tutto ciò che ci si nasconde dentro. Rimarrò fermo, immobile, senza tentare di cambiare nulla. Non hai ancora capito che io ho paura della paura stessa?

Quarantaquattro anni dopo, però, Ansaldi aveva infranto la sua regola: si era tuffato senza pensare alle conseguenze. Peccato che avesse dimenticato di non saper nuotare, ma chissà, finalmente il suo insegnante di nuoto sarebbe stato fiero di lui.

Ma come siamo arrivati a questo arresto in pieno giorno? Chi è la persona in fuga nel parco dell’Eur? E come mai questo tuffo nell’acqua, in pieno gennaio?

GIORNO UNO

Mercoledì 10 gennaio

Il commissario Ansaldi si sistemò la cravatta per l’ottava volta, osservandosi lungamente allo specchio. La striscia di tessuto gli sembrava cadere sempre asimmetrica rispetto al torace, magari soltanto di poco, non ottenendo affatto il risultato sperato. La perfezione, ecco cosa avrebbe voluto, ma non ci riusciva mai. In più, al minimo movimento, avvertiva una sgradevole sensazione di soffocamento. Sbuffando controllò l’ora, mancavano sessanta minuti all’appuntamento e non poteva perdere altro tempo. Durante la notte, per fortuna, l’ansia si era eclissata, ma adesso cominciava a risvegliarsi dal torpore. La sentiva, eccome se la sentiva.

Ancora non lo sanno, ma ai Cinque del commissariato di Monteverde, sta per arrivare addosso una doppia rogna che li impegnerà, portandoli al limite delle loro forze, per otto lunghissimi giorni.
Il governo ha deciso che proprio a Roma, da lì ad una settimana, si dovrà tenere un importante incontro dei principali capi di Stato europei: l’annuncio viene dato dal ministro in persona (che Andaldi conosce bene dopo avergli starnutito in faccia) a tutti i commissari di Roma convocati nel palazzo del Viminale: l’evento, chiamato pomposamente Consilium, porterà Roma sotto l’occhio della stampa europea, ci si gioca il prestigio del paese – racconta il ministro ai presente – dunque tutto deve andare per il verso giusto. Nessun incidente, nessun caso che possa attirare la stampa deve capitare nei prossimi giorni.

Un evento come questo fa venire a tutti i dirigenti quanto avvenuto nel G8 di Genova, una delle più brutte pagine della storia della polizia e delle nostre istituzioni. Ma poi, come si fa ad impedire in una città di milioni di abitanti, non avvengano casi di omicidio, di violenza? Si spegne il telecomando?
Ansaldi, l’ansioso commissario di Monteverde, per cui uscire nel freddo di gennaio significa esposti a “raffreddori, influenze se non addirittura polmoniti”, ancora non lo sa, ma un omicidio efferato è appena avvenuto nel suo quartiere.

Il cervello si rifiutava di elaborare ciò che gli occhi registravano davanti a loro. Poi, dopo lunghi istanti, si scosse da quel torpore. Girò su se stesso e corse via più veloce che poté, scavalcando le siepi con poche falcate.

Per la vista del corpo martoriato di Simona il suo diaframma espulse acuti di terrore così potenti da riuscire a coprire quelli di Gloria Gaynor.

Si tratta di una ragazza, di poco più di vent’anni, Simona Cini, studentessa di medicina di giorno e prostituta nel parco di Villa Pamphili la notte. Un giro di prostituzione di cui gli agenti del commissariato non erano a conoscenza, ma non è solo questo a preoccuparli: la ragazza, che coltivava un suo giro di clienti con cui mantenersi agli studi a Roma, è stata uccisa con rabbia, con una ferocia inaudita. L’assassino, o gli assassini, come racconterà poi il medico legale Righi che usa la sua “ironia tagliente” per sopravvivere al male, l’ha prima strangolata e poi colpita all’addome e all’inguine con un coltello tagliente.
Questo omicidio suscita nei Cinque una reazione diversa, per le diverse motivazioni, per il diverso carattere degli stessi: una ulteriore dose di ansia in Ansaldi, che sta vivendo un momento particolare per la cotta presa per una libraia che l’ha persino invitata ad una presentazione. La fredda Eugenie Loy, di cui scopriremo in questo romanzo un altro pezzo del suo passato e del perché del suo atteggiamento verso la vita e i colleghi, si getta nell’indagine senza prendersi alcun momento di pausa. Stessa storia per l’agente Alerami, che in questa indagine trova una stimolo in più, oltre al suo desiderio di fare carriera e di sfuggire così dalla morsa della sua famiglia: la bella agente conosceva la ragazza morta, erano state compagne di classe

Cosa poteva aver spinto Simona a entrare nel giro della prostituzione? Alle superiori, in cinque anni, le aveva mai chiesto se era felice?

E i due Ringo Boys? Ovvero l’agente Di Chiara (il bianco), in perenne ricerca del grande amore, sperando magari di suscitare l’attenzione della collega Alerami e Leoncini (il nero) bello, in forma, capace di attirare gli sguardi delle ragazze con grande invidia del compagno? Anche loro, non proprio due stakanovisti della divisa, si tufferanno nell’indagine dando il loro contributo.

Perché non sarà una indagine semplice: l’assassino, o gli assassini, perché le coltellate sul corpo della ragazza sembrano essere state inflitte da due persone con forza diversa, non hanno lasciate tracce. Tra le relazioni di Simona, la povera ragazza, non viene fuori nessun sospetto. Nessuno spunto nemmeno tra i suoi clienti, semplici persone che in quei momenti di amore mercenario cercavano anche un contatto umano che non erano stati capaci di crearsi nella vita.
Non sarà un’indagine semplice anche perché non sarà il primo delitto efferato di questi assassini, che colpiranno nuovamente, colpendo una vittima che con la prima morta non aveva alcuna relazione e arrivando perfino a sfidare la polizia con una lettera inviata al commissariato

Caro commissariato, a quest’ora avrete scoperto il cadavere della signorina a Villa Pamphili. Bello, vero? Pensiamo di aver eseguito un buon lavoro.

Firmato JTR, cioè Jack The Ripper. Chi è questo assassino? Cosa vuole ottenere? Perché quella firma? È un emulo dello “squartatore” di Londra?
Si stanno avvicinando i giorni del “Consilium” e il fiato sul collo del Questore su Ansaldi cresce ora dopo ora, c’è perfino il rischio che questi casi vengano scippati al Monteverde per passare all’antiterrorismo.
Possibile che questo pazzo non lasci nessuna traccia sulle scene del crimine? Possibile che non esista alcuna relazione tra i delitti?
Questa volta lo spunto per la soluzione del caso, oltre che al lavoro di squadra, dove nessuno vuole mollare il caso, arriverà anche da alcune intuizioni da personaggi a cui non avresti dato credito: un postino “scansafatiche”, un poliziotto del Monteverde addetto al caffè ..

Ansaldi scrutò il colore della bevanda e la sgradevole sensazione di tuffarsi nel nero degli abissi lo abbrancò.

È una frase – questa che riprende il titolo - che leggeremo più volte nel corso del racconto perché ciascuno dei suoi protagonisti ha il suo abisso in cui specchiarsi: il rammarico di una vita in compagnia della sua ansia da uomo solitario; l’abisso del male che si porta dentro (e di cui scopriremo il perché) per la vice ispettrice Loy; la rabbia contro il mondo per l’agente Alerami, che in quella indagine ha anche qualcosa di personale.

Non manca la giusta dose di ironia a rendere meno pesanti le pagine di questo giallo costruito attorno alla ricerca del perché – perché l’assassino ha scelto quelle persone – dove l’autore dedica una buona parte del racconto alle dinamiche interne alla squadra, con un crescendo di tensione che culminerà in quell’azione nel finale, con l’assassino in fuga e il commissario che sprofonda nelle fredde acque del bacino del parco.

Mi sono piaciuti molto gli intermezzi in cui l’autore si sofferma sulla “grande bellezza” di Roma, raccontando alcuni episodi della sua storia: come la storia della campana sperduta, la campana della chiesa barocca di Santa Maria Maggiore, l’unica al mondo a suonare la sera

«Probabilmente è l’unica campana al mondo a suonare a un simile orario. La campana che ha udito si chiama ‘La Sperduta’. Leggenda vuole che nel sedicesimo secolo una pastorella cieca si perse nel quartiere col suo gregge. Per aiutarla a tornare, suonarono le campane della basilica..».

Unica nota che mi sento di fare: caro autore, per cortesia non ripetere troppe volte l’espressione “Ça va sans dire”..

Il primo romanzo sui cinque del commissariato di Monteverde Come delfini tra pescecani

La scheda del libro sul sito di Salani editore e il pdf del primo capitolo

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

09 gennaio 2023

Report – la faida del presepe e i rischi degli allevamenti intensivi di polli

TE PIACE ‘O PRESEPE? di Giorgio Mottola

Report si occupa dei presepe, opere d’arte come quelli di Napoli, del maestro Salvatore Scuotto: tramite il presepe si racconta il bene e il male della vita.

Uno dei suoi presepi è stato donato ad una chiesa di Napoli: nel presepe favoloso era presente anche una statua di donna che si faceva il bagno, che suscitò un forte scandalo tanto da dover essere rimossa.
Un presepe è all’interno della faida tra due comuni della provincia di Rieti, Greccio e Contigliano, una faida che sembra quasi una commedia: il paese di Contigliano aveva presentato domanda per il presepe del 2023 in piazza San Pietro, ricevendo una risposta positiva dalla Segreteria di Stato.

Poi il comune di Greccio si è opposto a questa scelta: è nato un comitato per Greccio e allo scontro si è anche interessato il vescovo di Rieti.

Presentare il presepe a San Pietro da prestigio e visibilità, sia ai piccoli comuni che ai politici rappresentanti dei comuni e delle regioni. Dietro la contesa tra i due comuni di Rieti c’è sicuramente anche questo: nel 2019 il governatorato aveva scelto per l’allestimento del presepe del 2023 quello del comune di Contigliano.
Il comune non avrebbe speso niente per il presepe, ci sarebbero stati gli sponsor e in ogni caso l’allestimento era in chiave “verde”, “
povero” con alberi veri.

Ma a questa assegnazione si è opposto il comune vicino di Greccio dove, ottocento anni fa, San Francesco allestì il primo presepe: nel 2021 il comune si solleva tirando in ballo proprio l’ottavo centenario del presepe di San Francesco.
È
nata una guerra tra campanili senza esclusione di colpi, una faida:
“Oddio, non pensavo, sicuramente non è la parola che assocerei di più al presepe” commenta di fronte a Mottola il sindaco di Greccio Emiliano Fabi, che è anche presidente del comitato Greccio 2023 “soprattutto al presepe di pace che è il presepe di Francesco”.
Anche questi litigi per un presepe di pace non sono così adatti.
“Io penso che a non farci una bella figura è chi ritiene un presepe un bene, diciamo, di proprietà di qualcuno.”

Dopo mesi di scontri il sindaco di Contigliano ha cercato un accordo con Greccio, proponendo di fare un presepe comune, ma quest’ultimo ha rifiutato: “il comitato mesi prima aveva deciso che la proposta della Diocesi di accettare il presepe del comitato.”
Il comitato per Greccio ha preso un finanziamento da quasi 3 ml di euro, dalla manovra del 2021.

Il vescovo di Rieti si è inserito in questa storia: ha contattato il Vaticano per chiedere la revoca di Contigliano, sposando la causa di Greccio.
Alla richiesta del vescovo di Rieti di revocare la nomina di Contigliano il governatorato oppone inizialmente un diniego, ma monsignor Pompili non si dà per vinto e per mesi continua a far pressioni sui cardinali in Vaticano comportandosi come se spettasse a lui organizzare il presepe per il 2023.

Il presepe di Francesco è un presepe di pace: perché è scoppiata una piccola guerra tra comuni: “Quale sarebbe il problema … il comune di Contigliano ha preso questa iniziativa in solitaria, per quello che io ne so.. Le polemiche nascono da una situazione di chi ha voluto, non si capisce per quale ragione, intestardirsi a fare una proposta che secondo me non era nella logica delle cose.. ”
Ma ha accettato la segreteria di stato.
“Io penso che si sarebbe potuto gestire diversamente, se non ci fosse stato qualcuno che si fosse messo in testa di fare cose che [non gli spettavano - sembra dire il vescovo].”

Monsignor Pompili inizialmente aveva espresso felicità per la scelta di Contigliano, si era anche sentito col sindaco nel 2019.
Ma Pompili oggi sembra aver cambiato idea e non ricordarsi più di quei contatti: il sindaco di Contigliano aveva scelto Artese, maestro presepista che nel 2018 per la diocesi di Rieti aveva fatto dei lavori dedicati a San Francesco.
Questi presepi esposti dalla diocesi erano stati realizzati grazie a contributi pubblici, anche della regione: per il presepe di piazza San Pietro c’erano in ballo altri soldi.

Il vescovo di Rieti chiede di riconoscere al maestro Artese, tramite il comitato Greccio, un compenso di 175mila euro per un presepe che dovrebbe realizzare proprio in piazza San Pietro.
Ma il maestro non ne sapeva nulla: Mottola riceve una telefonata da una funzionaria della Diocesi che gli spiega che quel progetto del vescovo Pompili sarebbe top secret. Un segreto che tutti sapevano, forse solo Artese non lo sapeva.
La scelta di Artese è avvenuta senza una gara, senza fare altre scelte: c’era un bozzetto che il comune di Greccio e il comitato (forse) hanno valutato.
Nel novembre scorso Pompili ha comunicato di aver ricevuto dal governatorato incarico di dover allestire il presepe di San Pietro, che sarà il presepe di Greccio.

Tutto finito?
No perché dopo il comunicato sono sorte frizioni tra diocesi e comitato per Greccio
(che ha le mani sulla cassaforte per la rappresentazione del presepe): problemi nel comitato, dice Pompili, che ammette che per il presepe potrebbero ora arrivare anche soldi pubblici, non solo finanziamenti degli sponsor.
Il presepe della pace è così diventato il presepe delle frizioni, delle invidie.

Chi realizzerà il presepe del 2023 in Vaticano?

POLLESINA – Che polli di Giulia Innocenzi

L’Italia è uno dei paesi più colpiti dall’aviaria, il virus H5N1, siamo il secondo paese per presenta di contagi negli allevamenti: la preoccupazione degli scienziati è che i polli entrino in contatto col virus trasformando gli allevamenti come enormi incubatoi.

Il virus dell’aviaria è il più pericoloso tra quelli presenti al mondo, se continueremo ad allevare 26 miliardi di polli nel mondo rischiamo di scatenare una nuova pandemia – racconta a Report David Quammen - “noi che viviamo nei Paesi più ricchi mangiamo più carne del necessario e questa carne è prodotta in mega allevamenti intensivi. E se continueremo ad allevare 26 miliardi di polli su questo pianeta finiremo nei guai”.

Nei nostri allevamenti cresciamo polli più di quanti ne servano, perché dei polli noi mangiamo solo poche parti, petto e cosce, che devono crescere in fretta e di molto.
È il mercato che lo impone, la grande distribuzione, un processo che non è sostenibile, nonostante molti marchi si fregino del titolo di biologico.
Come per esempio fa Filemi che nella pubblicità racconta che i loro polli razzolano all’aperto.
Giulia Innocenzi ha parlato con gli operai della Filemi che, ad esempio devono occuparsi dei polli morti negli allevamenti e che devono essere rimossi in fretta per evitare problemi di cannibalismo. Ma dalle immagini di Report, che la giornalista ha mostrato anche ad un consulente della polizia giudiziaria, si vedono operatori che uccidono i polli, polli morti e lasciati accanto agli altri.
Ma nell’allevamento di Monte Roberto non si vedono veterinari, solo operai che maltrattano i polli con la torsione del collo e poi lasciati agonizzanti.
Sono comportamenti punibili dalle nostre leggi – raccontano dalla LAV: in una sola giornata un operatore è stato ripreso mentre uccide 34 polli, poi ritirati la mattina successiva.

Vengono uccisi i polli che non sono cresciuti abbastanza – raccontano le telecamere: questo si rende necessario per rendere più semplici le operazioni al mattatoio (di Filemi), dove i polli devono arrivare all’altezza giusta della macchina che li decapita.

Filemi multa le società che creano problemi al macello, ovvero fa sì da incentivare l’abbattimento dei polli non a norma.
L’autorità competente, il direttore della funzione veterinaria delle Marche, ha risposto a Report che gli abbattimenti dei polli non sono di routine, si possono uccidere i polli solo di fronte a soluzione di emergenza e solo con l’assistenza di veterinari.
Ma le immagini dicono altro: Filemi è a conoscenza delle pratiche di torsione del collo? L’azienda ha risposto che non hanno il tempo per fare una verifica, che non possono controllare gli operai degli allevamenti che li riforniscono.

Ma allora come si fa a fregiarsi del titolo Bio? I polli dovrebbero stare per un terzo della loro vita all’aperto, ma nel corso degli anni la maglia del Bio si è allargata, per consentire l’ingresso dei grandi marchi. E allora via agli allevamenti delle marche ibride, via ai mangimi ogm.
Una volta si allevava un pollo in sei mesi, oggi in 34 giorni: a questo si è arrivato selezionando i polli che devono avere un petto enorme, tanto da non poter stare in piedi.
Report ha registrato le immagini di un allevamento Bio: sono presenti polli di tipo Broiler, quelli che crescono in fretta.
Lo scorso anno Filemi ha preso il riconoscimento B Corp: la vicepresidente Roberta Filemi all’Expo di Dubai si diceva orgogliosa di valorizzare il territorio.
Nel più grande stabilimento Bio di Filemi i polli stanno fuori per un terzo della loro vita?
Gli operai non consentono le riprese, non rispondono alle domande. I polli non razzolano all’aperto, le immagini riprese dalla LAV dimostrano che i polli non escono mai (forse solo quando arriva qualche giornalista che fa troppe domande).
Un ex operaio che aveva lavorato nello stabilimento di Monte Cappone ha spiegato a Report che i polli non vengono fatti uscire perché si incastrano nelle porte automatizzate: servirebbero porte manuali e più operai, ma per tagliare i costi degli operai si preferisce tenere al chiuso i polli.
Giulia Innocenzi è andata a controllare la situazione nell’allevamento biologico di Filemi a Borghi nell’entroterra romagnolo. Sono vecchi allevamenti intensivi riconvertiti a Bio al piano terra: un’operaia della struttura racconta che quando sono piccoli non escono ancora all’aperto, devono passare almeno dieci giorni. Sembra – racconta la giornalista – che gli operai siano stati allertati da qualcuno, per dare le risposte giuste ai giornalisti. In un altro capannone, sbirciando dalla finestra, si vedono però dei polli adulti che, in ogni caso, sembra che non stiano razzolando liberi. Come mai? “Non ti posso dare nessuna risposta..”

Non sembrano proprio allevamenti Bio – racconta Cecilia Mugnai: i famosi parchetti dove gli animali razzolano pare che esistano solo nella pubblicità.

I polli vivrebbero in ambienti chiusi, senza una luce naturale, senza il buio la notte (perché devono crescere in fretta). Anche sui mangimi che prendono gli animali sembrerebbe che l’azienda non racconti il vero: Filemi si vanta pubblicamente di usare mangimi senza OGM, del fatto che la loro carne sia senza OGM, ma la giornalista ha letto sui silos usati nell’allevamento dei riproduttori in provincia di Bologna, ad ottobre, l’etichette che dichiarano esattamente l’opposto: “viene usato la soia e il granturco geneticamente modificato”.

C’è una anomalia anche sulla certificazione, per una discrepanza tra l’ente certificatore del Bio con quanto risulta ad Arpam: ci sono allevamenti certificati Bio nel 2021 che ancora oggi sono sotto costruzione. Come hanno fatto ad ottenere la certificazione? Come fanno ad essere Bio i loro polli già adesso?
E come si fa dichiarare che i polli Rusticanello siano allevati all’aperto, quando la stessa Filemi dichiara che sono allevati all’interno? Gli enti certificatori cosa controllano? Non l’etichetta dei prodotti e nemmeno la composizione dei mangimi.

Filemi alleva 50 milioni di polli ma non ha mai dichiarato quanti siano Bio: alla domanda di Report ha risposto che sono Bio solo l’11% dei loro polli. E dunque gli altri, l’89%, arrivano da quelli intensivi.

Qual è l’impatto dell’allevamento intensivo sul territorio?

Non è facile far rispettare le regole del biologico alle grandi aziende: alla fine si è scelto di derogare alle leggi del 1999. Ma è importante che per il rispetto del territorio le regole vengano rispettate.
L’impianto di San Lorenzo (nelle Marche) è stato stoppato per le proteste dei cittadini, supportate dalla regione.
Ma altri stabilimenti sono sorti nelle Marche, come a Cingoli: il nuovo presidente Acquaroli racconta oggi che, se le leggi e le norme sono rispettate, perché dire di no?
Perché si deve tutelare il paesaggio ma non si può bloccare lo sviluppo. Ma a che prezzo?

Succede che ci siano zone di Biodiversità come quella di Ripa Bianca, messe a rischio dal fatto che attorno si costruiscono allevamenti e si coltivano i campi.

Succede che i cittadini presentano denunce contro gli allevamenti per la puzza che non fa dormire: mandano denunce a carabinieri, regione, comune.
Le rivelazioni fatte dalla centraline dell’Arpa dimostrano che la presenza dell’ammoniaca nell’aria fosse molto elevata: Filemi ha risposto che non esistono vincoli e limiti di legge per l’ammoniaca, ma questo non significa che non sia pericoloso.
L’ammoniaca può trasformarsi in particolato e questo può causare malattie, oltre ai disturbi e al fastidio.
Accanto alla zona di Ripa Bianca, c’è lo stabilimento di Filemi con le finestre aperte, dove gli odori dall’interno non vengono filtrati verso l’esterno.

A Monte Roberto c’è uno stabilimento che dovrebbe essere chiuso (costruito su una zona protetta), come stabilito da delibera del Consiglio di Stato: ma le luci dello stabilimento sono accese la notte, le macchine degli operai sono presenti, i mangimi continuano ad arrivare.
Dunque Filemi non ha chiuso
l’impianto, nonostante la sentenza, perché altrimenti poi la grande distribuzione si sarebbe dovuta rivolgere alla concorrenza, nel periodo più redditizio di Natale.

Come mai, nonostante il fabbisogno nazionale sia ampiamente soddisfatto, si continuano ad autorizzare nuovi allevamenti intensivi, un modello di allevamento che non è sostenibile, che rovina il territorio, che porta a rischi di pandemia?
Perché continuiamo a considerare il mondo come una fonte inesauribile di ricchezze da depredare? Non esistono altri pianeti oltre questo.