20 luglio 2015

#menotassepertutti (reloaded): ovvero se ha funzionato con lui perché nno dovrebbe funzionare con me

L'originale e la copia

Il vecchio trucco ha funzionato col maestro (il contratto con gli italiani, vi abbasso le tasse se mi votate, ve le tolgo proprio), perché non rispolverarlo adesso, dove i sondaggi mi danno in calo e Silvio inizia a fare le bizze?
Via la tassa sulla casa (e ipoi l'Ires)
Via ad un piano di abbassamento dell'irpef, per scaglioni di reddito.

Dobbiamo fidarci?
Sempre Renzi (senza contradditorio): "Come faremo a trovare le risorse? La possibilità di farcela è evidente, stiamo già seguendo un piano da oltre sei mesi".

Dunque, riassumendo: il governo ha intenzione di portare avanti una importante riforma sulle tasse e anziché in Parlamento, la presenta all'Expo dell'ottimismo.  
Da dove prendere i soldi? Stupidi (e anche un po' gufi) a fare sta domanda.
I soldi arriveranno dall'aumento del PIL per il taglio delle tasse, dall'aumento del deficit e dalla spending review. 
Vedete, avevamo la soluzione a portata di mano.

Ecco, mi vengono in mente alcune cose: prima di tutto, ancora dobbiamo capire quanti biglietti abbiamo venduto ..
E Expo non è un buon viatico per parlare di spending review visti i costi aumentati, le mazzette, l'opacità sui numeri.
Secondo: ma se fosse così facile trovare i soldi, perché non li diamo subito alle province per la gestione delle strade (e delle scuole), per bonificare la terra dei fuochi, Taranto per l'Ilva?
Terzo: parlare di tagliare le tasse senza nessun accenno alla lotta all'evasione, è quanto meno offensivo per chi le tasse, oggi, le paga.
Non voglio che lo Stato mi tagli i servizi per non far pagare la tassa sulla case (che in Europa esiste) ai benestanti (non diciamo ricchi altrimenti sembra lotta di classe).
Quarto: ci sono i soldi? Perché non usarli per ripianare i debiti con le imprese (da parte dello stato)?

Insomma, sembra che siamo passati dalla rivoluzione liberale a quella copernicana.
Qui trovate tutto il discorso, dove si abbracciano vari temi: il patto del nazareno, l'Europa, le riforme e le palude, i nemici del PD (fateci caso, ormai PD e paese sono quasi sinonimi nella narrazione), Isis.
Se poi cercate, nella narrazione, parole come mafia, evasori, corruzione, lasciate stare. Siete dei gufi, come me.

Se invece volete farvi due risate, la scintilla de l'Unità che oggi scivola in una involontaria autoironia:
Si discute di tasse: nei bar e nei talk show stamattina è tutto un “le coperture, le coperture!”. Siamo un popolo di poeti, navigatori, santi e ministri del Tesoro.
E anche di presidenti del Consiglio.

PS - nel 2006, quando a proporre l'abolizione dell'ICI era B., l'allora centrosinistra si mise a ridere:

«La gara è tra lui e Vanna Marchi. E' la truffa, oltre tutto l' Ici non è sua, perché è una tassa comunale. E' come Totò che vendeva la fontana di Trevi», dice Massimo D' Alema. «Mi ricorda Antonio la Trippa, quel personaggio di Totò che sul water del bagno si affacciava sul cortile del condominio e annunciava drastici tagli delle tasse, dicendo "vota Antonio, vota Antonio», aggiunge, per la Margherita, Enrico Franceschini. 

Brava gente

L'invasione che le brave famiglie del quartiere San Nicola (campagna romana, fuori dal GRA) temevano era costituita da 29 persone.
Tutte clandestine? Forse.
Di certo erano persone inviate in quella struttura scolastica dal prefetto di Roma (quello a cui il vice presidente delle Marche vorrebbe far bere l'olio di ricino).
Persone schedate, con un nome e un passato alle spalle da cui sfuggire.

Ma, si sa, la paura impedisce ai bravi italiani di ragionare, specie se a soffiare sul fuoco ci sono anche interessi politici della perenne campagna elettorale fatta sull'immigrazione e sulla paura dell'invasione.
Basterebbe guardare i numeri: l'invasione sulle nostre coste non esiste, i numeri delle persone sbarcate sono in linea con quelli del 2014.
Gli arrivi, rispetto all'anno scorso, sono in leggere aumento : nei primi sei mesi del 2015 siamo poco sopra le 60mila persone, come nel 2014 più o meno, quando a fine anno sono arrivate in Italia 170mila persone di cui solo 66mila si sono fermate in Italia. 
Il ministero dell'interno dice che sono 84.558 i migranti accolti in strutture temporanee e buona parte di questi sono stati accolti in Sicilia, dove non ci risulta siano avvenute rivolte contro l'invasione.
Il numero dei reati, sempre secondo il Viminale, è diminuito (-7,7%) rispetto al 2013 e in generale dal 1991 il trend è questo. 
Eppure il presidente della regione Zaia può parlare di africanizzazione del Veneto, nonostante la proporzione tra "neri" e autoctoni e 1 a 4000. Eppure a Cremona la curia ha dovuto rinunciare ad aprire a 5 migranti (cinque) le porte di un convento vicino a un asilo nido “vista la tenace e strenua opposizione” di quei cristianissimi genitori.
Cosa è successo? 
Ilvo Diamanti  su “Repubblicaha spiegato che quelli che ritengono gli immigrati un pericolo per la sicurezza erano il 33% a gennaio e oggi sono il 42.
Lo stesso meccanismo già visto nel 2007 ai tempi del governo Prodi, il debole governo attaccato per la sua debolezza nei confronti degli immigrati (allora erano i rumeni).
Ogni giorno riceviamo la dose quotidiana di italiani incazzati col governo, col sindaco, col prefetto perché fanno una vita impossibile, non hanno lavoro né casa. E se la prendono con l'immigrato, che gli ruba la casa, il lavoro, l'attenzione dello stato.
L'immigrato come capro espiatorio: da quando in Italia non si fa politica per le abitazioni?
Da quanto tempo si sente parlare di reddito minimo, di rivedere il welfare.

Nascondiamo i problemi reali, di crescita, di lavoro, di servizi dello stato, dietro l'immigrato.
Come se gli scandali di mafia capitale, del Cara di Mineo, non ci avessero insegnato niente.
Facile prendersela col pullman di persone di colore, sfasciare le strutture (come successo a Treviso), alzare la voce. Mica sono i re di Roma, le cricche, i ras, le mafie. Italiani come loro. Italiani brava gente. 

19 luglio 2015

Strage di Stato senza Stato – l'editoriale del direttore del Fatto Quotidiano sulla morte di Borsellino

Marco Travaglio: strage di Stato senza Stato

In attesa di sapere se davvero il dottor Tutino ha detto che l’assessore Lucia Borsellino “va fatta fuori come suo padre”e il governatore Crocetta non ha fatto una piega, buttiamo lì una domanda forse lievemente più
cruciale: interessa a qualcuno sapere chi ha fatto fuori Paolo Borsellino, e perché? Leviamoci dalla testa che i processi sin qui celebrati l’abbiano accertato. Sappiamo,grazie a pentiti come Spatuzza,che la logistica dell’attentato fu curata dai boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo Graviano, e che l’esecutore materiale fu il loro killer di fiducia, Gaspare Spatuzza appunto. Sappiamo pure che per 15 anni, prima del suo pentimento, la polizia di Palermo al comando di Arnaldo La Barbera (ora defunto) aveva assicurato alla giustizia dei falsi colpevoli costruiti in laboratorio (Scarantino, Candura e Andriotta) per depistare le indagini su quelli veri mescolando fatti autentici (il ruolo, sia pur non centrale, dei Graviano e il coinvolgimento della famiglia Scotto) ad autentiche bufale (poi smontate contante scuse nel processo di revisione). Purtroppo non sappiamo chi ordinò quel depistaggio di Stato, che non poteva essere un’iniziativa personale di alcuni poliziotti. Sappiamo però che, se lo Stato si attiva per deviare il corso delle indagini sul delitto mafioso più eclatante della storia insieme a quello di 55 giorni prima a Capaci, è perché si tratta di una strage di Stato. Non lo dicono i soliti dietrologi visionari, ma svariate risultanze processuali, purtroppo ancora tutte da approfondire a 23 anni dall’eccidio.1)Il 4 marzo 1992 il neofascista Elio Ciolini, già coinvolto nelle indagini sulla strage di Bologna, legato ai servizi e detenuto a Bologna, scrisse una lettera a un giudice dal titolo“Nuova strategia della tensione in Italia –Periodo marzo luglio 1992”. E lì anticipò che tra marzo e luglio sarebbero avvenuti “fatti intesi a destabilizzare l’ordine pubblico come esplosioni dinamitarde, sequestro ed eventuale omicidio di esponente politico Dc ed eventuale omicidio del futuro presidente della Repubblica”. (il favorito era Andreotti). Otto giorno dopo, fu assassinato l’andreottiano Salvo Lima. Il 18marzo Ciolini rivelò che il piano eversivo era opera di massoni, politici e mafiosi: “I n t i m idire quei soggetti e Istituzioni Stato (forze di polizia ecc.) affinché non abbiano la volontà di farlo e distogliere l’impegno del l’opinione pubblica dalla lotta alla mafia, con un pericolo diverso e maggiore di quello della mafia”

Una profezia dettagliatissima su tempi e bersagli della stagione stragista, prima in Sicilia e poi nel Centro Nord. Come faceva un detenuto a conoscere tutti quei particolari?2)Il 19 marzo 1992 l’agenzia di stampa romana R e pu b bl i ca ,legata agli andreottiani e ai servizi, rivelò che il delitto Lima era solo l’inizio di una strategia della tensione con obiettivi e ispiratori politici: altra prova di un piano a più teste e a più mani. Il 21 e 22 maggio la stessa agenzia preannunciò “un bel botto esterno” per influenzare l’elezione del nuovo capo dello Stato. Infatti il 23 fu ucciso Falcone a Capaci e la candidatura di Andreotti (nel mirino di Cosa Nostra per aver tradito gli impegni sull’annullamento in Cassazione del maxiprocesso) sfumò a vantaggio di Scalfaro. Chi aveva suggerito a Riina & C. le modalità e la tempistica di Capaci? Echi gli mise fretta per elimina resubito dopo Borsellino, costringendo il Parlamento a convertire in legge il durissimo decreto Scotti Martelli sul 41bis, che dopo Capaci i partiti avevano insabbiato?
3)Spatuzza ha messo a verbale che c’era anche un soggetto esterno a Cosa Nostra, silenzioso osservatore, nel garage in cui lui e altri uomini dei Graviano imbottivano di esplosivo l’auto rubata per la strage di via D’Amelio. Chi era costui?
4)Appena il mafioso Santino Di Matteo decise di collaborare con la giustizia, Cosa Nostra gli sequestrò il figlioletto Giuseppe per costringerlo al silenzio (e poi strangolare il bimbo e scioglierlo nell’acido). Il 14 dicembre 1993, quando ancora sperava che il piccolo le fosse restituito vivo, la moglie del pentito fu intercettata mentre scongiurava il marito di non parlare degli “infiltrati”dello Stato nella strage di via D’Amelio. Chi erano?

5)Tra il 27 e il 28 luglio, mentre al ministero della Giustizia “depurato” degli ultimi fautori della linea dura Claudio Martelli e Niccolò Amato si preparava l’alleggerimento del 41bis, Cosa Nostra –che già a fine maggio aveva abbattuto la torre dei Pulci a Firenze tornò a colpire nel continente: polverizzò in simultanea il Padiglione di Arte Contemporanea di Milano e le basiliche di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. Chi suggerì quegli obiettivi, senz’altro sconosciuti agli incolti mafiosi, senza contare che le due chiese vaticane richiamavano i nomi dei presidenti delle Camere, Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano (che ha recentemente rivelato ai pm di Palermo di aver saputo fin da allora di un attentato mafioso contro di lui)? E perché l’allora premier Carlo Azeglio Ciampi, dopo il blackout che quella notte isolò i centralini di Palazzo Chigi, disse di aver pensato a un colpo di Stato?Anche senza entrare nella trattativa Stato mafia, ce n’è abbastanza per parlare di stragi di Stato. Che però sembrano interessare soltanto un pugno di vedove, di orfani e di pm, debitamente isolati anche da chi, ogni 23 maggio e 19 luglio, scende a Palermo per lacrimare a favore di telecamera. La trattativa dello Stato con la mafia è certa. Le stragi di Stato sono certissime. Lo Stato invece è ancora presunto

Via D'Amelio 1992 – 2015: aspettando il fresco profumo di libertà

Molti dei politici che oggi saranno presenti alla cerimonia in ricordo del giudice Borsellino (e degli uomini della sua scorta, si spera) sono gli stessi (o degli stessi partiti) che hanno prodotto leggi che rendono più difficile la lotta alla criminalità organizzata e alla mafia.
Come quel deputato in commissione giustizia, relatore della legge che rende più difficile combattere il voto di scambio politico mafioso.
Molti degli uomini delle istituzioni useranno le solite parole da cerimonia: lo stato è qui, è presente, non abbassiamo la guardia nella lotta alla mafia.
Eppure lo Stato, comunque non tutto lo Stato, non è stato al fianco di Paolo Borsellino così come non lo fu con l'amico Falcone. Borsellino, dopo Capaci, non fu ascoltato a Caltanissetta, non gli fu data l'indagine.
La prevenzione in via D'Amelio, una strada a senso unico dove il giudice passava quando andava a far visita alla madre, fu carente. Una svista, un caso?
E sempre dello stesso stato facevano parte il numero tre del Sisde, Bruno Contrada, 'u dutturi, e il vicequestore La Barbera, con la sua squadra che costruì la falsa pista del pentito Scarantino.
Ma quanti stati italiani esistono?
C'è lo stato che oggi si commuove e piange, e grida mai più. Basta con questa mafia!
E poi c'è anche lo stato che con imafiosi ha trattato, per salvare se stesso, per perpetuare quel potere che governa parte dello stivale. E che non accetta in alcun modo di finire alla sbarra, per rispondere del reato di ricatto ad un corpo dello Stato.
Ci sono i politici che citano le parole di Falcone e Borsellino (il fresco profumo di libertà .. i coraggiosi muoiono una volta sola ..) e anche i politici, magari gli stessi, che si sono fatti eleggere senza guardare troppo in faccia i portatori di voti. Non si fanno problemi a frequentare personaggi ambigui.
Ma esiste la presunzione di innocenza, facciamo fare i processi alla magistratura ..
Ecco, a questi politici, di uno stato che la lotta alla mafia l'ha in parte dimenticata, bisognerebbe ricordare le parole dello stesso Paolo Borsellino:
.. si dice che quel politico era vicino alla mafia, che quel politico era stato accusato di avere interessi convergenti con la mafia, però la magistratura, non potendone accertare le prove, non l'ha condannato, ergo quell'uomo è onesto… e no! [...] Questo discorso non va, perché la magistratura può fare solo un accertamento giudiziale. Può dire, be' ci sono sospetti, sospetti anche gravi, ma io non ho le prove e la certezza giuridica per dire che quest'uomo è un mafioso. Però i consigli comunali, regionali e provinciali avrebbero dovuto trarre le dovute conseguenze da certe vicinanze sospette tra politici e mafiosi, considerando il politico tal dei tali inaffidabile nella gestione della cosa pubblica. Ci si è nascosti dietro lo schema della sentenza, cioè quest'uomo non è mai stato condannato, quindi non è un mafioso, quindi è un uomo onesto!

Quanti ne conoscete di politici così, magari in commissione giustizia, che scrivono leggi che rendono più difficile arrestare i colletti bianchi. Di candidati regionali o comunali eletti con voti presi dai compari calabresi. Degli appalti concessi a quell'azienda vicina a quel clan (per Expo, l'alta velocità).
E potremmo fare tanti altri esempi ..
Basta vedere tutti gli sforzi fatti per bloccare il processo sulla trattativa stato mafia, sugli anni 1992-93.
Oggi, poco prima delle cinque di un caldo pomeriggio estivo, a ricordare Borsellino e la sua scorta saranno presenti tutti questi Stati, con tutte queste facce. E finché questo paese si presenterà con tutte questi volti ambigui e anche un po' ipocriti, la lotta alla mafia sarà inefficace.
Sarà, come al solito, una lotta delegata alle sole forze dell'ordine, alla magistratura e a poche associazioni di persone libere.
E nel frattempo la nuova mafia continuerà a crescere: quella capace di fare impresa tramite i prestanome, quella capace di costruirsi candidati da far entrare nei palazzi, quella capace di monopolizzare i mercati (nell'accoglienza dei migranti, nella movimentazione della terra per i cantieri, per i rifiuti) e far fuori la concorrenza. Mafia capitale, le imprese che hanno preso gli appalti per Expo, le inchieste sull'alta velocità al nord.

E noi saremo sempre qui a chiederci ipocritamente dov'è questa mafia? Dove sono i morti? Dove le coppole?
E anziché il profumo della libertà continueremo a convivere con la puzza del compromesso morale.
Di quella politica che per vincere alle elezioni, si rende complice di questo anti stato.

Che questa rischi di essere l'ennesima cerimonia sterile sull'antimafia, lo dimostrano le polemiche sulle intercettazioni tra il presidente Crocetta e il chirurgo Tutino.
Nell'attesa di sapere se quelle parole sono state pronunciate e se veramente Crocetta è stato zitto, a me interessa che non ci si dimentichi della strage di via D'Amelio.
Perché è stato ucciso Borsellino? Perché quella strage a così poca distanza da Capaci? Perché andava fermato il giudice, con un'altra bomba?
A nome di chi hanno lavorato i poliziotti che hanno costruito la falsa pista Scarantino?
Chi ha suggerito alla mafia, a Riina, di colpire Falcone alla vigilia delle elezioni per la presidenza della Repubblica?
Chi gli ha suggerito i monumenti da colpire (a Firenze e a Roma) ? Perché Ciampi, dopo quelle bombe di fine luglio 1993, ebbe la sensazione di un colpo di stato?


Tante sono le domande ancora senza risposta. Domande a cui è lo stato che deve rispondere. Sempre quello, però. Quello che si presenterà oggi in piazza con la doppia faccia.

In via D'Amelio, per servire la Repubblica democratica, sono morti (oltre a Borsellino):
- Agostino Catalano
- Emanuela Loi
- Vincenzo Li Muli
- Walter Eddie Cosina 
- Claudio Traina.

Alcune letture:
L' agenda rossa di Paolo Borsellino di Sandra Rizza, Giuseppe Lo Bianco
- Uomini soli di Attolio Bolzoni

18 luglio 2015

Omicidio alla stazione centrale, di Cocco & Magella

Undicesimo, non tradire”

Milano dicembre 1992L'uomo con l'impermeabile, dall'interno dell'abitacolo, osserva i palazzi tutt'intorno. Non ci ha ancora fatto l'abitudine. Non a quella cittàGli piacciono quelle insegne.Non lo ha mai confessato a nessuno ma quelle scritte luminose, neon, led e cartelloni pubblicitari, gli mettono i brividi.Le luminarie natalizie, nella piazza intorno alla stazione Centrale, si confondono con le insegne.Toshiba, Generali, Maxell.Milano è la sua città, la città che lo ha allevato, che gli ha dato la possibilità di farsi una posizione, un nome.Se nel corso degli anni è diventato qualcuno, se oggi può girare a testa alta, lo deve a quella città.Una vecchia baldracca, a sentire qualcuno. Ma per lui è tutto.Persino lì, in quell'angolo di mondo dove di notte si danno convegno spacciatori, prostitute e barboni, la città ha un suo fascino.Perché per capire Milano bisogna viverla d'inverno, pensa l'uomo.

Un incidente sulla strada tra Como e Cernobbio in cui rimane ferito un signore, Giampiero Colombo .
Un incidente che forse non è un incidente: diversi testimoni hanno sentito degli spari prima del botto e visto due motociclisti che seguivano l'auto e che si sono fermati a cercare qualcosa dentro la macchina accartocciata sulla cancellata di Villa Pizzo, vicino Cernobbio.
Cosa cercavano, perché hanno inseguito l'uomo?
E poi, quell'auto .. l'uomo guidava un'auto strana, vecchia di anni ma pulita e in ordine come se fosse stata tenuta ferma per anni. Intestata ad una signora anziana. E forse quell'uomo non si chiama veramente Colombo, perché i suoi documenti erano falsi.
Forse quel signore è più di quel che sembra, e questo i poliziotti lo scopriranno poi: dietro l'apparenza di un signore qualunque, con anni di barista alle spalle, c'è un omicida uscito da poco dal carcere per un omicidio avvenuto nel lontano 1992.

Cosa lega assieme un omicidio avvenuto alla stazione centrale di Milano nel 1992, con un incidente che forse non è solo un incidente, vicino Cernobbio?
Chi è veramente la persona ferita, che in realtà si chiama Angelo Vallesi, e che ora non può più parlare perché finito in coma?

Tutte domande a cui deve dare una risposta il commissario Stefania Valenti, della Questura di Como, assieme ai suoi collaboratori Piras e Lucchesi.
Si fa fatica a prendere il libro in questo libro scritto a quattro mani dalla coppia Giovanni Cocco e Amneris Magella: perché la storia viene raccontata alternando dei continui flash back tra il passato remoto (i primi anni '90), il passato recente e il presente.
Perché tutti i protagonisti di questo noir sono gettati dentro la storia, senza nessuna presentazione, come pezzi di un puzzle, di cui il lettore deve trovare gli incastri giusti.
L'avvocato, il faccendiere, il giocatore, l'assessore ...
Milano, che è sempre Milano, una magnifica battona agghindata a festa per il carnevale, e quel carnevale per loro si chiama Expo”.

Il commissario Valenti intuisce, per tutte le cose che non tornano, che dietro l'incidente, provocato, ci sia qualcosa di grosso. Vallesi aveva con se qualcosa che i due motociclisti cercavano e che non è detto abbiano trovato.
Qualcosa che riguarda il suo passato, di gestore di un locale famoso nella Milano degli anni '80: anche la persona che ha ucciso, anni prima, non era un uomo qualunque. Era in dirigente della polizia, con compiti delicati dentro il Viminale.
E quelle ultime parole, sussurrate alla ragazza che l'ha soccorso, che portano alla ex compagna …
Omicidio alla stazione centrale” si muove tra Como (il lungolago con la vergogna del muro dei lavori, Brunate, i paesini sul lago), Milano e la Svizzera. La Svizzera delle banche e dei conti segreti, quelli dove depositare soldi o materiale compromettente. Che se venisse reso pubblico ..

Parlando con la moglie e ricostruendo i fatti, Stefania Valenti ricostruisce la storia di Angelo, del suo locale, dell'apice della sua fortuna, negli anni della Milano da bere:
In fondo Milano a quei tempi era una città che offriva a tutti una chance. Bastava avere un'idea e tanta buona determinazione. Il resto lo avrebbe fatto la felice congiuntura economica della prima metà degli anni Ottanta.
Sotto la guida di Angelo, nei primi anni della sua gestione, il Metropolis aveva cambiato pelle.Angelo aveva trasformato un locale sconosciuto in uno dei locali più ambiti dalla Milano notturna”.

Fortuna che però, ad un certo punto, gli ha voltato le spalle. O forse no, forse è stato qualcuno che frequentava quel locale che gli ha voltato le spalle, che lo ha tradito:
Gli uomini tradiscono per passione o per gelosia, per viltà o per paura, per denaro o per brama di potere.L'uomo che sta per uscire dalla porta automatica ha tradito per convenienza.E l'uomo che lo attende ha deciso che è arrivato il momento di presentare il conto”.

L'incidente, l'omicidio, il Metropolis, sono solo la punta di un iceberg di una storia molto più grande che racconta di corruzione, di segreti e ricatti usati per scalare il potere, di avidità e tradimento, di appalti pilotati e speculazioni immobiliari, di avvocati, faccendieri, uomini politici partiti da lontano, rimasti sempre un passo indietro.
Una storia che parte da Milano e arriva fino in Svizzera e torna alla Milano di oggi, quella di Expo e dei tanti appetiti immobiliari che ha risvegliato:
E così, verso la una di quella serata,l'assessore e Cavallero aveva parlato per la prima volta dell'idea. Il nome Progetto era venuto fuori quasi subito. Si trattava, in poche parole, di immaginare una delle zone residenziali più esclusive di tutto il paese, una specie di cittadella con grattacieli e giardini a pochi passi dalla zona in cui sarebbe sorto il cantiere dell'Expo. Un investimento iniziale importante, che però avrebbe mosso cifre ancora più importanti, con margini di guadagno notevoli. Per tutti. A condizione che il favore venisse lautamente ripagato”.

Anche se sono passati vent'anni, queste persone, capaci di perpetuare il loro potere nonostante le stagioni passate, sono ancora pericolose e Stefania Valenti dovrà stare attenta a giocare le sue carte, per capire dove arrivare e dove fermarsi.

Omicidio alla stazione centrale” è il secondo romanzo scritto dalla coppia Cocco & Magella: è un noir scritto con stile veloce ma attento alla descrizione dei luoghi dove si svolge la storia. La città di Como, il lago, i paesini che vi si affacciano. Anche il personaggio principale, il commissario Valenti, è descritta in tutti i suoi aspetti, anche quelli personali, di madre e di donna innamorata. Alle prese con la figlia adolescente e col nuovo compagno, Luca, un regalo che la vita le ha fatto dopo la separazione.
Un personaggio distante dal cliché del poliziotto con la pistola, di cui leggeremo con piacere i prossimi racconti.
Monte S Salvatore Lugano
Buona lettura!
Il link sul sito di Guanda e il sito di Giovanni Cocco.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

17 luglio 2015

Il desiderio di essere come la Merkel

Immagino il ghigno di soddisfazione da parte dei politici nostrani, destra e sinistra, ora che anche la Merkel ha mostrato la faccia dura di fronte alle lacrime della bambina palestinese.
Cara bambina, noi non possiamo accettare tutti.
Sarebbe anche una risposta sensata se avesse un corrispettivo dall'altra parte del muro: non possiamo accogliere tutti i profughi in questo paese, ma l'Europa non alzerà muri e in ogni caso faremo in modo che la gente non sia più costretta a scappare dal suo paese.

Così oggi i nostri politici, quelli che soffiano sul fuoco della paura dell'immigrato, possono tirare un sospiro di sollievo.
Se lo dice la Merkel ..
Così anche noi possiamo sentirci come tutti, con la coscienza pulita.
Il titolo dell'incontro era "come si vive bene in Germania", o qualcosa del genere.
La felicità, o la ricchezza o il benessere, non sono per tutti.
Come la vicenda della Grecia insegna.

16 luglio 2015

Fantasy


Dice il ministro Boschi che le intercettazioni tra Adinolfi (inteso come il generale della Gdf) e Renzi sono illazioni e fantasy.
Forse un giorno ci sveglieremo da questo lungo sogno dove ogni volta che si pizzica un politico intercettato, ci tocca sentire le stesse storielle.
Grave è chi scrive delle intercettazioni, negli atti di un processo e dunque pubbliche, non quello che si dicono il segretario e il generale.
Il racconto di come si scala il potere in Italia (e magari scopriremo se e perché Napolitano è sotto ricatto)..

Un giorno usciremo da questa commedia fantasy e la smetteremo con questa antimafia di facciata, come scrive giustamente Lirio Abbate su l'Espresso, commentando l'altra intercettazione tra Crocetta e il chirurgo Tutino.
La smetteremo con questa narrazione falsa della realtà: la buona scuola che assume i precari, il jobs act che rilancia le assunzioni e permette a Marta di fare un figlio: il miracolo della grande riforma sul lavoro ha prodotto 271 posti fissi a maggio. Marta stai serena, anche quest'anno ..

E poi c'è l'Expo dei miracoli.
Perché anche i numeri di Expo (come quelli delle assunzioni, della crescita ..) sono taroccati: 2 milioni di visitatori in meno oppure, se vogliamo, 2 milioni di visitatori fantasma.
Sala, e tutti gli expottimisti, ha raccontato palle.
E uno così non lo vogliamo candidare a Milano.

Eh, se non ci fosse la Grecia, il gran caldo, il calcio mercato...
Ci toccherebbe parlare di mafia capitale, dell'ennesima operazione contro la ndrangheta al nord in Emilia, del ritorno del blocco nero in piazza ad Atene.
Meglio i fantasy allora.

15 luglio 2015

Per fortuna c'è sta Grecia

Abbiamo un deputato, membro della commissione giustizia, per cui la procura di Napoli ha chiesto l'arresto per corruzione (l'inchiesta su appalti per lavori pubblici in Campania).

Si aggiunge a tutti gli altri presidenti di commissione finiti sotto inchiesta: Galan, Dell'Utri, Formigoni... il prezzo delle larghe intese.

Abbiamo un sottosegretario che consiglia ad un'azienda privata come eludere la legge, fare un esposto contro i pm dell'inchiesta, insomma una bella porcata.
"De Vincenti, quindi. Ecco una conversazione tra Massimiliano Salvi (direttore di Tirreno Power) e due dirigenti del ministero dell’Ambiente: “La Severino (Paola, ex ministro della Giustizia, oggi avvocato di Tirreno Power, ndr) mi dice… in questo Paese i governatori possono fare quello che vogliono… pure De Vincenti ieri mi dice… ma non si può fare un esposto al Csm? Non si può fare aprire un’indagine al ministero della Giustizia…”, dice Salvi. Il sottosegretario di Renzi, che si occupava di una centrale responsabile – per i pm – della morte di centinaia di persone, ipotizza con i dirigenti di perseguire i magistrati?"
Forse ha ragione Renzi: l'Italia non è più il malato. E' direttamente la malattia...
Per fortuna che c'è la Grecia con cui consolarci ..

In epoca post ideologica ..

In epoca post ideologica, col tramonto dei comunisti e dei capitalisti alla Paperone, si pensava che la classe dirigente e politica potesse ragionare in base ai numeri, alle teorie basate su fatti e non su verità dogmatiche.
E invece ...
Il Fondo monetario da una parte siede al tavolo dove chiede alla Grecia di fare in tre giorni le riforme che dovrebbe fare (se le farà) in una legislatura.
Dall'altra fa uscire un report in cui mette nero su bianco come l'attuale debito del paese sia insostenibile.
Come a dire, o lo tagliamo, oppure anche con queste cure non riuscirà a diminuire (e forse a restituire i prestiti).
Per il Fmi non è sufficiente, dunque, un periodo di grazia sui pagamenti di 30 anni per i debiti europei e nemmeno gli 86 miliardi di euro promessi ad Atene in cambio di misure di austerità severe, svendita del patrimonio, libertà di licenziamento e altre “riforme strutturali”. La proposta: serve un “ulteriore lungo riscadenzamento” del debito, “trasferimenti fi-scali annuali espliciti”o“pro -fondi e anticipatihaircut”.Tradotto: un rinvio davverolungo di ogni pagamento, soldia fondo perduto e/o uno scon-to sullo stock accumulato fi-nora. Finito? Macché. Il Fon-do stima adesso che il rapporto debito/Pil greco sarà attorno al 200% nei prossimi due anni per arrivare nel 2022 al 170% rispetto al 142% previsto solo due settimane fa. Non so-lo: quel che la Grecia paga perfinanziarsi, spiega il Fmi, su-pererà la soglia-rischio del15% del Pil. [Marco Palombi Il fatto quotidiano 15-07-2015]
Strano, si era detto che il problema per la Grecia non fosse il debito.
Che pure è basso rispetto a quello italiano che invece cresce (e non cresce il PIL). Come era basso quello spagnolo, eppure il paese ha rischiato il default.

Come si spiega questo doppio comportamento del FMI, se non tirando in ballo l'aspetto ideologico tenuto nei confronti della Grecia.
Non importa se quello che vi stiamo chiedendo è irragionevole. Importa che si rispetti il dogma.

Lo stesso vale per il dogma delle privatizzazioni: quando uno è costretto a vendere e il prezzo lo fa il compratore, chi ci guadagna?
Sarebbe strozzinaggio, ma nei tavoli europei si chiama successo delle trattative. Abbiamo salvato l'Europa.
Dal 2011 la Grecia ha incassato 3 miliardi dalle privatizzazioni con l'obiettivo di incassarne 22,3 entro il 2020. 
Ora si vuole ripetere la stessa brillante operazione col fondo da 50 miliardi che (gentile concessione) almeno rimane in Grecia?
Sarebbe una svendita, proprio ai fondi tedeschi che hanno già messo le mani sulla telefonia, aeroporti:
Il motivo è semplice: se sei costretto a vendere, il prezzo lo fa il compratore (e ora lo farà, di fatto, la Troika, che avrà tutto l’interesse a sottostimarli). A novembre scorso, l’aeroporto internazionale di Atene (Hellinikon) è stato ceduto ai greci di Lamda Develop-ment per 915 milioni di euro, ma secondo una valutazione tecnica presentata in Parlamento da Syriza valeva più di 3 miliardi. A volte è stato perfino il gover-no a sottostimare il prezzo, come per la concessione quarantennale dei 14 aeroporti regionali che verrà ceduta entro ottobre ai tedeschi di Fraport (controllata dalgover-no regionale dell’Hessen al 31%) per 1,3 miliardi (“una cifra molto superiore a quella stimata dalle autorità greche, secondo il sito Macropolis ). Un’operazione “profondamente sbagliata” secondo Stathakis. Ed è pure l’unica portata a casa.IN BALLO restano il 67% del porto del Pireo (in pole ci sono i cinesi di Cosco, che hanno già incassato la concessione di due moli per 35 an-ni) e il 100% di quello di Salonicco. Totale: 347 milioni. Ci sono poi le partecipazioni nei colossi statali detenute anche tramite il fondo statale Hradf, già in parte cedute(il 60% della compagnia telefonica a Deutsche Telecom): stando al bilancio statale, se anche Atene vendesse tutto, incasserebbe 2,5 miliardi. Lo stesso Fondo per le privatizzazioni è valutato 2,4 mi-liardi. Atene dovrà attingere a tutto quel che resta per avvicinarsi alle richieste. E non basterà. [Di Foggia Il fatto quotidiano 15-07-2015]
E questi sarebbero gli economisti? 
Dov'è la base scientifica per brindare a questa ricetta?
Forse gli stregoni che predicevano il futuro dai fondi del caffè sarebbero più affidabili.

Per dire, alla Grecia stiamo chiedendo di introdurre le norme per i licenziamenti collettivi, per rendere ancora più flessibile il lavoro. Il jobs act, che va in questa direzione, ha funzionato in Italia?
I nuovi contratti arrivano grazie agli sgravi e alla maggiore facilità con cui rinnovare i contratti a tempo determinato.
Vedete voi.

14 luglio 2015

Diamo a tutti il diritto di votare le nostre rifome

Diamo a tutti il diritto di votare le nostre rifome che, pur non essendo in programma (alle elezioni del 2013) e pur essendo di destra, le stiamo votando a colpi di fiducia.
Questo dice il vice segretario Serracchiani sul corriere: 
"Quindi se c'è qualche senatore che vuole votarle e che, magari, ha anche contribuito a scriverle, non si comprende perché non si dovrebbe lavorare assieme"

Ecco, dipende da chi è quello con cui ti metti assieme e che poi forse ti porti in casa.
Io, nello stesso pantheon, non ce li vedo assieme Verdini e Berlinguer.
Anche questo sono i verdiniani
L’ombra di Gomorra avvolge il nascituro gruppo di Denis Verdini, a sostegno del governo. I nuovi responsabili. Alla Camera dei deputati è stata inviata una richiesta di arresto nei confronti di Carlo Sarro. L’accusa è di corruzione aggravata dall’aver agevolato un’organizzazione camorristica. Sarro non è un parlamentare qualunque. Legato da più lustri a Nicola Cosentino, in carcere per camorra, sul suo sostegno all’operazione “responsabili” di Verdini ci ha messo la firma. Nero su bianco. Lo scorso 10 marzo, mentre alla Camera si votava il ddl Boschi sulla riforma del Senato, 18 parlamentari vicini a Verdini misero le firme in calce a un documento di sostegno alle riforme e durissimo sulla gestione di Forza Italia. Tra questi, Carlo Sarro.

Non chiamiamola Unione europea, almeno

Oggi i giornali si dividono secondo le due scuole di pensiero: quella del diktat europeo alla Grecia, del colpo di stato, del piano choc ..
E quella trionfalistica (dopo il no al referendum dell'altra domenica) che scrive "abbiamo salvato l'Europa", si è evitato il grexit ..

In realtà, non mi trovo d'accordo con nessuna delle due visioni.
Tsipras, che pure governa da pochi mesi, che pure non porta su di se le scelte e le politiche sbagliate dei governi precedenti (e che ora torneranno), non ha saputo proporre un piano B credibile. Nessuna riforma vera per un paese senza industria e senza export e dove la domanda interna è stata mortificata dai tagli.
Alla fine, ha dovuto accettare un piano peggiore di quello che gli era stato proposto, ha spaccato la maggioranza, il suo partito, deluso gli elettori. E ora, se metterà la firma sul piano proposto, perderà la faccia.
Meglio perdere la faccia o la poltrona? 
Andarsene a casa o allargare la maggioranza?
La Grecia dovrà fare in pochi giorni riforme (imposte) che dovrebbero occupare una legislatura. Ogni decisione del suo governo sarà sottoposta alla Troika, le privatizzazioni dei beni greci vendute al prezzo stabilito dagli altri (e noi italiani sappiamo quanto poco ci si guadagni a privatizzare in fretta con la pistola alla testa).

Ma abbiamo salvato veramente l'Europa e la Grecia?
Nemmeno questo è vero: si conferma l'Europa dei vincoli economici e dell'egemonia dei paesi del nord.
La parola solidarietà è stata bandita: perché chi sta sopra, perché non vuole pagare i debito degli straccioni del sud. Perché i paesi del sud, Spagna, Portogallo e Italia, sono divisi e temono l'avanzata dei partiti di sinistra.

Non può esserci spazio per un partito e un governo di sinistra, che non si piega a questa disciplina, in questa Europa che invece tollera i morti nel Mediterraneo e l'Isis ai suoi confini. O i nuovi muri innalzati per tener fuori i "barbari".
Ora l'accordo dovrà essere votato da doversi parlamenti europei nazionali e qualcuno (Germania prima, Finlandia, Lettonia, Estonia, Austria, Slovacchia poi) potrebbe anche non gradire.
La BCE non ha ancora aperto i rubinetti per le banche (meglio tenerli sotto pressione).
Entro domani dovranno essere approvate le riforme su IVA, fiscal compact pensioni e privatizzazioni.
E pensate di aver salvato l'Europa così? Di questo passo altro che populismi: stiamo facendo campagna elettorale per tutte le destre peggiori di questa vecchia europa. E con l'aiuto delle presunte sinistre. 

Non chiamiamola Unione europea, almeno.

PS: come al solito preciso e dettagliato Gilioli, sul suo blog.
È poi una grave sciocchezza, a mio avviso, anche quella secondo cui "allora il referendum non è servito a niente", come dicono alcuni depressi di oggi.
Mi rendo conto che questo pensiero possa scattare come riflesso automatico, visto che poi alla Grecia sono state imposte condizioni peggiori di quelle a cui aveva detto no, ma se si uniscono retrospettivamente i puntini si capisce benissimo a cosa è servito il referendum greco e molto oltre i confini di quel Paese: è servito a mostrare a tutta Europa come mai era accaduto prima l'abisso ormai incolmabile scavato tra la democrazia e questa Ue, a evidenziare il livello inaccettabile di sottrazione della sovranità ai cittadini, a rendere chiaro a ogni popolo Ue che in questa Unione, così com'è, il loro voto non conta più niente, quindi è tutto da rifare. A palesare universalmente che questa Ue è solo un «protettorato in maschera», come scrive oggi Lucio Caracciolo.
Certo, è un eterogenesi dei fini, ma così a volte procede la storia. L'importante è provare a capirne e magari orientarne i percorsi, tutt'altro che lineari.
Ecco perché oggi - torno all'inizio del post - è non solo inutile ma anche un po' irritante piangere per la sconfitta di Tsipras o - peggio - dividersi a sinistra fra "tsiprioti" e "varoufakisti", tra chi condivide fotomontaggi di Schäuble impiccato e chi alza già bandiera bianca dopo la prima battaglia europea persa - quando qui siamo solo al giorno zero.
A causare queste reazioni a sinistra è, come sempre, quel mix bipolare di settarismo e sconfittismo proprio di chi preferisce cullarsi con il pensiero magico (l'eroe senza macchia Tsipras) piuttosto che con le complessità e le sfide poste dal reale.
Oggi più  rischiose di ieri, certo, ma anche più interessanti e affascinanti. Che richiedono quindi ancora più intelligenza e coraggio, altro che la solita onanistica depressione.

13 luglio 2015

Il colpetto .. (capitolo due)

Tra le varie misure chieste ad Atene c'è anche il ritorno dei controlli della Troika:
"normalizzare pienamente i metodi con le istituzioni, incluso il necessario lavoro sul campo, per migliorare l’implementazione e il monitoraggio del programma".
E' il sintomo della sfiducia della Germania (e degli altri paesi del nord) nei confronti del (fu) governo Syriza.

I giornali tedeschi (ma anche quelli italiani) scrivono dei 80-85 miliardi di euro alla Grecia: sono soldi che solo in parte finiranno ai greci.
Così come solo il 10% dei crediti concessi finora per il salvataggio sono finiti alle persone (dal rapporto preliminare del Comitato di verità sul debito greco): il resto è finito a banche (per ridurre l'esposizione al debito) e ai creditori per gli interessi sui prestiti.

Ora, in cambio di questi aiuti, alla Grecia sono state chieste le famose "riforme": il codice civile, le norme sui licenziamenti collettivi, l'aumento dell'IVA, aumento della tassazione, qualche taglio sulle pensioni, le clausole di salvaguardia (come in Italia), nuove norme sul salvataggio delle banche.
Non trovo, in questo pacchetto di riforme, un vero taglio alle spese militari (il prezzo che Tsipras ha pagato agli alleati di destra) né riforme vere in cui si parla di lotta all'evasione.
Finché non si faranno pagare le tasse a tutti (anche con una patrimoniale), armatori compresi, non ci sarà giustizia sociale. E questo anche per colpa dell'attuale governo.
Pagheranno sempre i soliti, i tanto denigrati pensionati e i dipendenti pubblici, dimenticandosi che in Grecia la pensione spesso è l'unica forma di welfare.

In questo articolo si smontano le bufale sulla Grecia che abbiamo sentito in questi giorni: la spesa per le pensioni, l'età pensionabile, le riforme strutturali.
Lo sapete che la Grecia che viveva nel bengodi ha tagliato in questi anni il 10% della spesa pubblica?
Che nel 2009 il totale dei dipendenti pubblici era di 907.351 unità mentre nel 2014 si è scesi a 651.717: 255.634 dipendenti in meno in cinque anni (qualcosa come il 25% in meno). 

Come è cambiata l'esposizione verso il debito greco: nel 2009 le banche europee (principalmente tedesche e francesi) e non gli stati fossero molto esposte in virtù dei crediti concessi in modo sbarazzino. Nel 2014 la situazione è invertita. Perché? Perché le stesse banche hanno scaricato gli oneri sugli stati cioè gli stessi cittadini che ora vogliono indietro i soldi dai greci (le banche hanno accettato un haircut del 50% sul debito). Ad essere stato salvato è il sistema bancario, non la Grecia.

Chi ha in mano il debito greco
L'impatto sull'età pensionabile, dopo la riforma delle pensioni: la situazione greca era simile a quella italiana e con la riforma attuale i greci andranno in pensione più tardi degli italiani (ma anche dei tedeschi). Lo sforzo c’è stato, ed è considerevole. 

Il calo del deficit greco: dal 15,6% nel 2009 al -1,4% nel 2015

Colpetto di stato

L'Europa, intesa come i poteri forti e non eletti, ha trovato l'accordo: i soldi dal fondo salva stati serviranno per restituire i soldi prestati al fondo monetario e alla BCE (una specie di partita di giro).

"Al di là dei dettagli, quello che si sta consumando a Bruxelles è uno scontro che rivoluzionerà l’Unione. L’Europa chiede ad Atene di compiere in tre giorni la riforma delle pensioni e dell’Iva, e addirittura quella del codice civile per snellire i processi. Non solo, ma pretende di rimandare la troika nella capitale greca (il testo parla di “normalizzare pienamente i metodi con le istituzioni, incluso il necessario lavoro sul campo, per migliorare l’implementazione e il monitoraggio del programma”) e chiude ad ogni possibile haircut, concedendo al massimo solo un possibile allungamento del periodo di grazia".

In cambio di questi 35 miliardi (per rimborsare le rate dei prestiti), gli asset greci verranno privatizzati e i gioielli di famiglia tenuti in ostaggio in Lussemburgo (si, avete capito bene) in mano alla cassa depositi e prestiti tedesca.
Tra sei mesi elezioni in Grecia: al posto del famigerato governo Tsipras, un altro governo tecnico che esegue con disciplina ciò che gli viene chiesto dai falchi europei.

Se questa è l'Europa, forse è il caso di inventarcene un'altra.
Come lo vogliamo chiamare quello che è successo?
Quando saremo noi italiani a chiedere la solidarietà degli altri paesi, per l'emergenza profughi, sappiamo cosa ci verrà risposto.

12 luglio 2015

L'unico peccato della politica


In politica l'indignazione non serve. L'unico grave peccato sa qual è? Quello di essere sconfitti”
Salvo Randone, capogruppo del partito di centro – Le mani sulla città Francesco Rosi

Il film è del 1963: Francesco Rosi racconta di un costruttore (Rod Steiger) che è anche consigliere comunale a Napoli che, cacciato dal suo partito a seguito dello scandalo per il crollo di un palazzo in cui era responsabile, passa nel partito di centro, portandosi dietro il suo pacchetto di voti.
Facendo vincere le elezioni comunali alla democrazia cristiana: un esponente di questo partito che aveva criticato la politica spregiudicata del consigliere costruttore, la sua speculazione edilizia, il lavorare in spregio alle norme e ai piani regolatori (non rispettati), si sente rispondere in questa maniera.
“L'unico peccato è essere sconfitti”.

L'importante è vincere, a qualunque costo, anche alleandosi col diavolo (o quello che almeno a parole era chiamato così).
Perché se non vinci non sei nessuno.
Il film è degli anni 60 è parla dell'Italia della prima repubblica, nel sud del paese. Ma forse parla dell'Italia di oggi e dei partiti di questa seconda repubblica.
Quella dove un senatore di un partito di maggioranza viene comprato dal leader dell'opposizione.
Quella dove, lo raccontano le intercettazioni dei carabinieri per l'inchiesta sulle coop al sud, il segretario del partito di maggioranza prepara le mosse per defenestrare il primo ministro alle sue spalle. Prendendo accordi non trasparenti con leader dell'opposizione (sempre lo stesso di prima).
Quello dove il partito di maggioranza fa approvare riforme (che non erano nel programma elettorale del partito) coi voti della presunta opposizione. Perdendo pezzi di partito e di elettorato. E il mandato degli elettori?

La spregiudicatezza politica, di questi nuovi leader è oggi considerata un bene, non una assenza di valori etici e morali. Bisogna essere veloci e vincenti. A qualunque costo. Anche a costo di perdere la faccia e la coerenza.
Ma alla fine ad essere sconfitti siamo noi.
Come a Napoli, come nel film di Rosi.
Dove alla fine il costruttore Nottola diventa pure assessore all'edilizia, come premio per i suoi voti, per continuare le sue speculazioni.

PS: in molti che oggi votano o sostengono il PD hanno criticato la pubblicazione di quelle intercettazioni. Erano irrilevanti, personali, penalmente non significano niente …
Anche l'Unità, oggi, prende in giro il dottor Travaglio alla ricerca di intercettazioni.
Ecco, sono le stesse argomentazioni che anni fa usavano i berluscones quando uno di loro finiva invischiato in un'inchiesta.
Erano gli anni in cui la sinistra (intesi come elettori) scendeva in piazza contro il bavaglio.

Anni di berlusconismo hanno lasciato qualcosa in fondo.

Anime di vetro, di Maurizio de Giovanni

Falene per il commissario Ricciardi

Il secondo incipit:
Seduto davanti alla notte di settembre, Ricciardi contemplava la sua nuova solitudine.Era una compagna diversa da quella che da sempre conosceva. La solitudine precedente era la consapevolezza di abitare su una linea di confine; un luogo di follia e disperazione, pieno di grida di more e di vita che vibravano solo per i suoi sensi disgraziati.
La solitudine che aveva conosciuto dall'infanzia era un sottile, perenne malessere, un ricordo di dolore che riaffiorava in continuazione per spezzare la superficie di un'esistenza che non poteva essere normale.[..] 
Eppure, pensò Ricciardi, questa nuova compagna a confronto della precedente è come il mare rispetto al lago. Non dormiva più di qualche ora a notte, ormai. Lui, che da sempre aveva trovato in un sonno profondo il conforto e il nascondiglio dalle urla mute che gli risuonavano nella testa quando camminava tra morti e vivi, che molesti e insistenti gli frastornavano i sensi.

C'è un primo incipit, prima del Ricciardi tristemente solitario per la morte di Rosa e per quel bacio ad Ischia.
L'ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni parte con l'incontro tra un giovane musicista e un anziano maestro di chitarra, che gli spiega il significato di una famosa canzone napoletana, Palomma ‘e notte di Salvatore Di Giacomo. Una canzone che il ragazzo ha sentito e interpretato tante volte senza mai soffermarsi sul senso della storia che racconta.
Perché questo fanno le canzoni, raccontano una storia.
Una storia d'amore, di un uomo che respinge una falena, per evitare che arrivi a bruciarsi con la fiamma della candela che la sta attirando. Un uomo che rischia lui stesso di bruciarsi nella fiamma, pur di scacciare questa “Palomma”. Metafora di un amore che non è possibile vivere, che si deve scacciare via, per non far soffrire l'amata o per non voler troppo soffrire …

E in questa storia incontreremo tante falene e tante fiamme d'amore da cui fuggire.
Per un amore non corrisposto, per un amore sempre sognato, per un amore impossibile. L'amore da cui lo stesso Ricciardi deve scappare, per l'inferno che si porta dentro, la sua capacità di assistere al “Fatto”. Rivedere i volti e risentire le voci dei morti in modo tragico, congelati negli ultimi istanti di vita. È questo l'orrore che la sempre costretto a vivere da solo, scacciando via tutte le donne che si sono lasciate stregare da quegli occhi così verdi, così enigmatici.
Enrica, la ragazza della finestra di fronte.
Livia, la bella soprano dalle amicizie altolocate.

La morte di Rosa, la sua tata, che l'ha cresciuto e gli ha fatto per anni da vice madre, l'ha lasciato solo. Ancora più solo. A rincorrere il sonno e la luce del giorno, in notti come questa di settembre
“Addormentatevi tranquilli, allora. E sognate pure. 
Perché non sognerete nulla di quello che vi aspettate, mentre le vostre mani si allungheranno nel sonno a cercare una coperta che vi ripari dal freddo improvviso che entrerà, a tradimento, dallo spiraglio che avete lasciato, esponendo così la vostra anima. La vostra anima di vetro.”

L'occasione per uscire da questo stato è un'indagine che in realtà non è una vera indagine. La contessa Bianca di Roccaspina gli si presenta in ufficio per chiedergli di indagare sull'omicidio dell'avvocato Piro, un usuraio che prestava soldi anche ai nobili decaduti, come il marito il conte Romualdo, che aveva sperperato la sua fortuna col vizio del gioco. Il caso, di pochi mesi prima, si chiuse in fretta perché Romualdo confessò il delitto: dunque caso chiuso e indagini che non sono andate oltre i primi passi.
Eppure la signora, che pure non dormiva più assieme al marito e che considerava chiuso per sempre il loro rapporto, è sicura della sua innocenza.
Bianca, che aveva conosciuto Ricciardi per un'omicidio di un santone (La condannadel sangue), ha bisogno di sapere la verità, come se questa la potesse liberare da un peso sulla coscienza, come se dietro quella confessione ci fosse un qualcosa, un senso di colpa.
Chiaramente è un “caso” complicato: non si può fare domande alla luce del sole, per non avere problemi coi vertici della Questura, coi colleghi.
- No, non smetterò, signora. Perché so che cosa vuol dire sentirsi in galera pur essendo a piede libero. So cosa vuol dire essere prigionieri di sé stessi. So cosa vuol dire fissare un soffitto aspettando che vengano l'alba o il sonno, e non vedendo arrivare nessuno dei due.

Ma Ricciardi in qualche modo crede alle parole della contessa e si getta nelle carte, a fare domande alla famiglia del morto, a visitare la casa dei Roccaspina (che testimonia una caduta nella povertà, per i soldi buttati via):
Era come cercare qualcosa in un cassetto vuoto. 
E tuttavia gli pareva di essere tornato vivo, concentrato su qualcos'altro che non fosse la sua angosciosa, nuova solitudine”.

Il morto era un avvocato napoletano, un borghese che era diventato ricco prestando soldi (prendendoli dalle casse delle proprietà di cui era amministratore), un usuraio. Uno che ambiva ad entrare nel mondo della nobiltà, dei potenti e che per questo si era fatto molti nemici. In molti avrebbero avuto un buon motivo per farlo fuori.
Le domande di Ricciardi non portano a molti risultati: né dalla famiglia del morto, né dall'amico Modo che ha osservato il cadavere come medico legale:
- La tua teoria, Ricciardi. Quella che mi hai spiegato tanto tempo fa. La gente ammazza per fame o per amore. Intendendo per fame il bisogno materiale e per amore tutti i sentimenti. Questo omicidio di chi è figlio? Della fame o dell'amore?
Ricciardi rifletté a lungo. Alzò il bicchiere e ammirò controluce il colore del vino. Poi sussurrò: 
- Fame, credo. Era uno strozzino, prestava i soldi e li esigeva minacciando scandali. È un delitto di fame, di arroganza e di potere, di prostrazione e di disperazione. 
Modo aveva bevuto all'incirca quanto Ricciardi, ma a differenza del commissario sembrava parecchio ubriaco. Biascicava. 
- Cerca la fame, dunque. Cerca di capire perché e per quale via la fame può essere all'origine di quanto è accaduto.”

Ricciardi, assieme all'aiuto di Maione, alle confidenze di Bambinella (il travestito che è anche confidente del brigadiere che raccoglie le voci dei quartieri), in questa indagine “non autorizzata” arrivano a scoprire la verità sull'omicidio Piro. Una storia di avidità, ma anche di amori, al plurale. Amori impossibili e amori che avrebbero potuto essere e non sono stati.
Era la fretta che lo disturbava nel caso Piro. Troppa fretta da parte di tutti. Come se ogni soggetto in causa fosse fosse stato ben lieto di stornare l'attenzione da quell'omicidio e di passare ad altro.Una fretta che non dipendeva da una strategia progettata per nascondere qualcosa, piuttosto era la coincideva di interessi diversi.Quella della famiglia Piro, alla quale certo non faceva piacere che si indagasse su come si era arricchito l'avvocato. Quello della polizia, che non aveva alcun bisogno di un delitto sbattuto a lungo sulle prime pagine dei giornali mentre Roma pretendeva di diffondere l'immagine di un paese in cui vigevano ordine e benessere. Quello dell'alta società, che in un sol colpo era riuscita a liberarsi di un losco usuraio e di un conte disgraziato e in miseria”.

Ma questa indagine è solo un pezzo di questo libro, che considero un interludio, un ponte, nella vita del commissario Ricciardi. Perché, diversamente rispetto agli altri romanzi, questo è il meno giallo tra tutti. Un'indagine che in realtà non lo è, per un delitto avvenuto mesi prima di cui Ricciardi non rivive nemmeno “il fatto”, l'ultima frase del morto.
In “Anime di vetro” l'aspetto personale, intimo di Ricciardi e degli altri personaggi quasi prevale sulla parte investigativa.
Anime di vetro perché trasparenti ma anche fragili, capaci di frantumarsi in mille pezzi.
Parliamo dell'aspetto sentimentale del nostro commissario, ma anche di Enrica e di Livia. Di Bianca.
Non riusciva a capire a cosa servisse tutto quel mare”.
Ma, attenzione. Sono anche gli anni ruggenti del fascismo, che stava cambiando la forma dello stato, delle istituzioni, delle città, con le nuove costruzioni che dovevano celebrare i fasti e la grandiosità del regime.
Due occhi attenti osservano i movimenti del commissario Ricciardi e delle persone che stanno attorno. Gli occhi discreti di quella polizia segreta del regime che sorveglia amici e nemici.
E questa volta Ricciardi si troverà ad un passo da un grave pericolo …

Ma la storia non è finita. Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di Einaudi.

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

11 luglio 2015

Giorgio Ambrosoli (e il suo essere fedele alle leggi e allo Stato)

Il figlio Umberto, scrisse queste righe sul padre:
E' stato solo il senso del dovere a impedirgli un compromesso, anche con se stesso? È stata la fedeltà, l'obbedienza alle leggi e allo Stato? Io penso di no, credo che mio padre lasci, più di ogni altro esempio, quello di un uomo capace di affermare la propria libertà.
Con se stesso, rimanendo coerente al proprio pensiero, alle proprie convinzioni. Con gli altri, quando ha respinto blandizie e ricatti senza cercare protezioni 'politiche', nella consapevolezza che anche quelle potevano avere un prezzo. È stato un uomo libero nel senso più completo del termine, quello che include la consapevolezza del proprio ruolo. Non istituzionale, di commissario liquidatore, ma di uomo, di marito, di padre, di cittadino”.

Fu ucciso, da un sicario su ordine di Michele Sindona, l'11 luglio 1979 a Milano.
Eroe libero, eroe solitario, come gli altri raccontati da Antonella Mascali in “Vi aspettavo”.