27 agosto 2017

Estate 2017 – l'agosto infuocato

Non potendo spezzare le reni alla Grecia (avendoci già pensato la Troika), ci siamo accontentati di spezzare le reni alle ONG che si occupano del salvataggio in mare dei migranti nel loro viaggio della speranza dalla Libia all'Italia.

L'estate che si sta chiudendo verrà ricordata anche per questo: la polemica contro le Ong, che fanno da taxi del mare, che aiutano l'invasione del suolo italico da parte diquesti clandestini, per colonizzare il nostro paese. Le Ong coi conti da nascondere, finanziate da Soros, che portano avanti un complotto contro l'Italia.

Ora, dopo il codice di comportamento di Minniti e gli accordi con i due governi libici (finché tengono), abbiamo capito che i respingimenti, se fatti in conto terzo, vanno bene, sia alla nostra coscienza di bravi cristiani (lasciate perdere il buon Samaritano), sia all'Europa che aveva condannato i respingimenti fatti dalla nostra marina.
Se li fa la guardia costiera libica invece va bene (un po' come Erdogan per la Germania, sui profughi siriani).

Confesso, ahimè, di non essere riuscito a staccarmi del tutto dai social e di aver anzi seguito tutte le polemiche: dai roghi che hanno bruciato il poco di verde che ancora rimane (come ogni estate), l'invasione dall'Africa, le ONG, lo scontro sulla presidente Boldrini, la strage di Barcellona e le polemiche sui gessetti (e le solite citazioni della Fallaci).
Il ritorno di fiamma verso il fascismo, anzi, come ha spiegato la scrittrice Michela Murgia, verso i metodi fascisti in politica che stanno bene tanto a destra quanto a sinistra.

Dubito che siamo molti quelli che hanno letto il post, abituati come siamo a leggere solo le prime righe degli articoli, a non sforzarci nel ragionare, ad andare oltre i 140 caratteri (di twitter).

Dovevo dirtelo prima che il fascismo non è un’ideologia, ma un metodo che può applicarsi a qualunque ideologia, nessuna esclusa, e cambiarne dall’interno la natura. Mussolini era socialista e forse non te l’ho spiegato mai. Ho dimenticato di dirti che si intestava le istanze dei poveri e dei diseredati. Ho omesso di raccontarti che i suoi editoriali erano zeppi di parole d’ordine della sinistra, parole come “lavoratori” e “proletariato”. Non ti ho insegnato che un socialismo che pretende di realizzarsi con metodo fascista è un fascismo, perché nelle questioni politiche la forma è sempre sostanza e il come determina anche il cosa. Per questo il fascismo agisce anche nei sistemi che si richiamano a valori di sinistra e anzi è lì che fa i danni più grandi, perché non c’è niente di più difficile del riconoscere che l’avversario è seduto a tavola con te e ti chiama compagno.
Dire che il fascismo è un’opinione politica è come dire che la mafia è un’opinione politica; invece, proprio come la mafia, il fascismo non è di destra né di sinistra: il suo obiettivo è la sostituzione stessa dello stato democratico ed è la ragione per cui ogni stato democratico dovrebbe combatterli entrambi - mafia e fascismo - senza alcun cedimento. [..]
Può esserti utile sapere come riconosco io il fascismo quando lo incontro: ogni volta che in nome della meta non si può discutere la direzione, in nome della direzione non si può discutere la forza e in nome della forza non si può discutere la volontà, lì c’è un fascismo in azione. In democrazia il cosa ottieni non vale mai più del come lo hai ottenuto e il perché di una scelta non deve mai farti dimenticare del per chi la stai compiendo. Se i rapporti si invertono qualunque soggetto collettivo diventa un fascismo, persino il partito di sinistra, il gruppo parrocchiale e il circolo della bocciofila.


Eccolo allora il fascismo in quanti dicono prima gli italiani (scatenando così una guerra tra poveri, non contro lo sfruttamento o i trafficanti di esseri umani), in quanti dicono l'importante è che non arrivino qui (e dunque chi se ne frega se rimangono nei lager libici), in quanti oggi applaudono agli idranti e al manganello dopo lo sgombero dei profughi (in parte con lo status di richiedenti asilo) avvenuto a Roma in piazza Indipendenza.
Una storia dove tutti hanno torto a cominciare dallo Stato e dai suoi rappresentanti che in tutti questi anni non hanno saputo garantire una sistemazione degna a queste persone.
Persone che, con l'arte dell'arrangiarsi, hanno occupato un palazzo, si sono allacciati alla corrente, arrivando ad una situazione di illegalità e di pericolo.
Andavano sgomberati, certo. Ma il come fa la differenza tra un Stato democratico e uno che sta prendendo una brutta deriva.

Uno Stato che non tollera i migranti (tutti clandestini, tutti da cacciare) e che invece strizza l'occhio a chi ha costruito le case abusive (che al sud spesso sono seconde case o case da affittare ai turisti).
Il terremoto e i crolli ad Ischia dice molto dell'ipocrisia dei nostri amministratori: sciacalli sono chiamati coloro che lanciano grida dall'allarme nei confronti delle case tirate su senza rispettare le norme, dei piani rialzati, degli abbattimenti non fatti.
Sciacalli ha detto De Luca.
Dobbiamo distinguere tra abusivismo e abusivismo di necessità, è l'espressione (un colpo al cerchio e uno alla botte) usata dal candidato a 5 stelle in Sicilia.
Destra e sinistra non esistono più, solo una specie di politica che punta a prendere voti concedendo favori alle loro clientes.
Politici che scambiano favori con diritti.
Il diritto alla casa.
Il diritto ad un lavoro e ad un salario dignitoso.
Il diritto alle cure.
Il diritto allo studio.

E mentre siamo qui a parlare, le macerie per il terremoto che ha colpito il centro Italia l'anno scorso sono ancora da rimuovere in buona parte.
Prima gli italiani.
Come se due attività, gestione dell'immigrazione e messa in sicurezza del territorio fossero in antitesi.

Ecco, questa estate verrà ricordata come l'estate dei fuochi, in un paese in cui nessuno vuole più ragionare, nessuno vuole più ascoltare l'altro, sono tutti pronti allo scontro.
Nei prossimi giorni mi piacerebbe scrivere qualcosa sul nostro passato, così per far capire a qualcuno che ha ancora voglia di leggere, cosa è stato il nostro passato.

Il passato di quando c'era lui, il Duce che mandò i soldati a morire in Francia per un cinico calcolo politico. Che mandò i soldati in Russia con gli scarponi di cartone. Altro che difendere gli interessi degli italiani.

26 agosto 2017

La ragazza sbagliata di Giampaolo Simi

Ventitré anni fa
La Costa, 9 luglio 1993
DICIOTTENNE SCOMPARSA NEL NULLA, RICERCHE A TAPPETO

Marina di Pietrasanta – Si chiama Irene Calamai ed è originaria di Prato la diciottenne che da due giorni non dà più notizie di sé.
[..]
Dal 9 luglio 1993 la Versilia si installò sulle prime pagine dei giornali e dei tg dell'ora di punta come non succedeva da tempo. Ma certo qui spariscono le ragazze non era il messaggio promozionale che ogni albergatore avrebbe desiderato. E nelle due settimane seguenti il tenore si fece ancora più cupo. Nel buio che avvolse il destino di Irene presero a muoversi sagome sfuggenti di uomini visti di spalle, automobili a fari spenti e sconosciuti sospetti dentro cabine telefoniche. Gli inviati delle tv lanciavano i servizi dalle terrazze panoramiche di qualche albergo e poi venivano da me, giovane cronista indigeno, a cercare di sfilarmi il nome di una talpa in Procura, il numero di un maresciallo sensibile a qualche extra …

Dario Corbo è stato, fino ad un recente passato, un giornalista.
Prima sulla carta stampata, come cronista di nera su La Costa, quotidiano locale della Versilia, poi a Roma, nella capitale.
Prima in un quotidiano, poi nel settimanale di “indagini e misteri” del gruppo editoriale, “Chi è stato?”.
Tanta cronaca nera, tanto sangue, andando ad inseguire i desideri della gente:
Nessuno vuole essere informato, nessuno. Vogliamo essere rassicurati, vogliamo leggere solo quello che conferma le nostre convinzioni, perché non abbiamo alcuna voglia di verificarle.

La scomparsa di Irene Calamai è stato il suo primo caso di cronaca, 23 anni fa.
Fu il caso che portò la Versilia agli onori della cronaca e per lui un biglietto a Roma, lasciandosi alle spalle una fidanzata e tanti ricordi di estati passate.
Come l'estate del 1993.
L'estate della scomparsa di Irene, una brava ragazza, una secchiona a scuola, che non dava problemi ai genitori che, per i suoi diciotto anni le avevano regalato uno scooter.
Scomparsa lei e pure il suo scooter, una notte in cui fu vista per l'ultima volta alla Scuda, la villa castello dell'artista inglese Thomas Beckford che qui lavorava e viveva assieme alla figlia ventenne, Nora.
Proprio su quest'ultima si concentrarono i sospetti degli inquirenti, corroborati anche dagli articoli e dalle interviste di Corbo ad un testimone, un coltivatore che lavorava presso la villa dell'artista.
Testimone che aveva parlato di una lite a causa del fidanzato di Irene, su cui anche Nora aveva messo gli occhi.
Questa era stata la tesi dell'accusa al processo contro Nora Beckford, nata in Inghilterra ma cresciuta in Italia.

23 anni dopo, Dario Corbo è costretto a ritornare sul caso Calamai.
Dopo aver perso il lavoro e bruciato parte dei risparmi nel tentativo di far ripartire il settimanale di cronaca con altri finanziatori.
Dopo aver bruciato la sua vita e quella della sua famiglia. Un moglie che lo ha lasciato e un figlio, promessa del calcio giovanile della Roma.

Un ritorno a quella serie di articoli e a quella estate del 1993:
.. l'anno in cui Internet e Mani pulite facevano presagire l'alba di una nuova era. Pensavamo che presto l'Europa sarebbe stata unita e forte, non a caso mezzo mondo ballava la disco music prodotta in Italia, in Germania o in Svezia. La realtà era diversa. Noi ballavamo sulla spiaggia, e intanto sotto i nostri piedi si riassestavano faglie profonde, facendo tremare l'Italia da Roma a Firenze a Milano.Oggi mi è chiaro: sotto la minaccia che tutto crollasse, niente cambiò nel senso che avevamo sperato.

In una settimana, da lunedì a domenica, la vita di Dario Corbo cambia per sempre, con la proposta di scrivere un libro sul caso Calamai lo riporta in Versilia.
Dietro non c'è solo una questione di soldi, con cui riparare i danni della sua vita, precipitata troppo in fretta senza che lui se ne sia accorto.
C'è anche la voglia di rimettersi in gioco, la curiosità del giornalista.
Certo, dietro c'è anche l'interesse che il caso ha suscitato e tutte le polemiche che arriveranno, alla notizia che proprio alla Scuda, Nora Beckford, scontati i 15 anni di pena per l'omicidio di Irene, sta allestendo una mostra delle opere del padre.

Anche grazie all'aiuto del magistrato che aveva seguito Nora in carcere, Lavinia Monforti (che gli permette di visionare le carte dell'inchiesta), Dario si convince che la storia del delitto Calamai deve ancora essere scritta.
E anche che a riscrivere la storia di quell'estate del 1993 non può che essere lui.
Dovessi riassumere in poche righe la Versilia, direi che il mare è la coperta e la spiaggia il risvolto morbido del lenzuolo. E se le Alpi Apuane sono la testata del letto, le colline coperte di ulivi e castagni sembrano cuscini per appoggiare la testa.

L'inchiesta prende corpo, seguendo altre piste diverse da quella di Nora: che dal piccolo paese della Versilia, dalle sue spiagge, dai suoi alberghi, si allarga a quello che stava succedendo in Italia in quei mesi della primavera estate del 1993.

Avvenimenti e fatti di cui Dario non si era reso conto: la morte dei magistrati siciliani Falcone Borsellino con le loro scorte.
La guerra della mafia allo Stato, dopo la sentenza del maxi processo, il ricatto alle istituzioni per piegare lo stato verso nuovi accordi.
La bomba lasciata nei giardini di Boboli a Firenze, rivendicata dalla mafia ma, per colpa del dialetto siciliano della persona al telefono, non compresa fin da subito.
La bomba messa a Firenze che fece crollare la torre dei Pulci, vicino agli Uffizi, che uccise tra gli altri anche una bambina di pochi mesi.

E, infine, le bombe di Milano e di Roma.
Rimozione. Io cosa ricordo di quei giorni del 1993? Ricordo di non vedere l'ora che fosse mattina per rileggere il mio articolo sul giornale come se non lo avessi scritto io. Ricordo arrivare sempre per primo alle conferenze stampa. Ricordo le bombe della mafia a Roma e a Milano. Ricordo un'estate interrotta. Ricordo non cenare mai a casa. Ricordo l'ultimo giro di telefonate questura-carabinieri-ospedale che toccava sempre al praticante nerista, cioè a me. Ricordo s'è sparato Gardini.
Ricordo pomeriggi senza fine e niente mare. Ricordo un avviso di garanzia a Prodi, una notizia che fece il giro della redazioni per qualche giorno, ma non venne mai data perché era una bufala, cioè una di quelle cose che oggi verrebbero sparate direttamente su internet. Ricordo che il giorno dopo la scomparsa di Irene andai per la prima volta ad una festa con il teledrin. Lo ostentavo alla cintura con orgoglio, devo dire...

Dietro la morte di Irene c'è un segreto ben più grande di una storia di gelosia tra ragazze, come era stata raccontata 23 anni prima.
Un segreto che fa paura e che tocca molto da vicino i personaggi di questa storia.
Il ricatto della mafia allo stato.
Un piano di eversione per cambiare tutto, nelle istituzioni, nel paese, senza cambiare niente.
La verità, dunque: la voglia di andare a cercare la verità, unico faro per il giornalista che è rimasto in Dario Corbo.
O forse no. Forse ci sono storie e segreti che è meglio lasciar stare, a meno di non voler rischiare tutto: c'è un passaggio nel libro, che merita di essere citato
Dove sta scritto che la verità è la salvezza? La verità è il peggior fantasma che può incrociare i tuoi passi”.

Ecco, mi ha ricordato un altra frase, di un altro romanzo importante della nostra storia: Il contesto di Leonardo Sciascia, che parlava dell'Italia dei tentativi di colpi di stato, del potere nascosto che il povero ispettore Rogas non riesce a scalfire:

- Ma la ragion di Partito.. Voi... La menzogna, la verità: insomma... - Cusan quasi balbettava.
- Siamo realisti signor Cusan, non potevamo correre il rischio che scoppiasse una rivoluzione – E aggiunse - Non in questo momento.
 
- Capisco – disse Cusan. - Non in questo momento.

Finale che Francesco Rosi, nel film che ne ha tratto (“Cadaveri eccellenti”), ha modificato per renderlo più incisivo e lapidario:
“La verità non è sempre rivoluzionaria”
Il romanzo, che si muove sul ritmo di un noir, ha dentro dei dettagli storici veri che danno profondità alla storia: De Andrè e Ivano Fossati sono veramente stati in quel ristorante sulle alpi Apuane per preparare il loro album “Anime salve”.
Quentin Tarantino è stato veramente a Viareggio dove si teneva un festival del noir.
E i fratelli Graviano hanno passato veramente l'estate del 1993 in Versilia, a prepare le stragi nel continente.

La scheda del libro sul sito di Sellerio editore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

25 agosto 2017

Divorziare con stile, Diego De Silva

Un personaggio così o lo si ama o lo si odia: sto parlando dell'avvocato napoletano Vincenzo Malinconico: un uomo sulla mezza età, belloccio, con una buona cultura e un genuino senso dell'umorismo, che però tira fuori sempre al momento sbagliato.
vorrei tanto che qualcuno mi spiegasse perché tutte le volte che provo ad essere sincero finisco per fare la parte dello stronzo, e quando gli altri sono sinceri con me devo anche ringraziarli”.

Due relazioni serie alle spalle, la prima con Nives, da cui si è separato, la seconda con una collega, Alessandra. E una relazione attiva con una donna sposata che, però, ha il pregio di non fare domande.
Sono un uomo fortunato. Sul serio. Di tutte le donne con cui mi sia capitato di avere una relazione, Viola è l'unica che non mi abbia mai chiesto niente.

Relazioni che gli hanno lasciato due figli, Alagia e Alfredo.
Cosa aggiungere della vita di Vincenzo Malinconico: uno studio in comune con un ragioniere commercialista, Espedito Lanza, con tanto di segretaria, Gloria.
Una specie di segretaria anche lei, che passa più il tempo a messaggiare con Whatsapp che a lavorare.
Tante amicizie, tante storie alle spalle, una carriera poco brillante: conduce una vita complicata il nostro Malinconico, una vita che scopriremo man mano leggendo questo libro perché sarà lui stesso a raccontarcela, con la sua viva voce.

Cominciando dalla causa civile che vede Olivieri Carmine (lo zio Mick) contro “Non solo coffee bar, Tabacchi e scommesse di Galloppo Lucia Santa”.

Parentesi che si apre (in questo libro, ce ne saranno tante): dovete sapere che zio Mick non è proprio uno zio di Vincenzo: era uno zio acquisito, in quelle famiglie allargate che c'erano al sud negli anni 50-60:
La mia inchiesta mi ha portato alla conclusione che nelle famiglie dell'epoca, quando in casa giravano zii che non erano zii, garantito che si trombavano qualcuno.

In pratica una storia di una nasata dello zio Mick contro la vetrata del bar, le porte automatiche che non si sono aperte e il proprietario (quello vero, non l'intestatario su carta) che rassicura che “non si preoccupi, tanto poi paga l'assicurazione”, per poi rimangiarsi la parola.

Ed ora eccoci qua, di fronte al giudice di pace Pestalocchi, detto “La merda”.
Eh si, una definizione che è proprio calzante per questo giudice (non magistrato), che gode nel gestire la sua dose di potere nei confronti degli avvocati: nemmeno un aguzzino delle SS, “avrebbe il profilo del chiudivagone: il verme per capirci, che fatta la conta dei deportati chiudeva lo sportello del treno ..”.

Ma se il titolo del romanzo (il terzo di De Silva con il protagonista Malinconico) si chiama “Divorziare con stile” un motivo ci sarà: il motivo si chiama Veronica Starace Tarallo, moglie bellissima del noto avvocato Ugo Starace Tarallo.
Imparo ad apprezzare l'acutezza e lo stile di questa donna abituata alla bella vita ma per niente altezzosa, che si muove e parla senza approfittare del suo corpo: non lo sfoggia, non lo spende, non lo usa per governare il dialogo, ma al contrario cerca fra le cose che ascolta quella che le stimoli un pensiero che valga la pena d'essere espresso.

Chissà perché una donna bellissima, e pure consapevole del fascino che suscita nei maschietti, si è rivolta proprio all'avvocato Malinconico, non proprio uno tra i più noti e famosi del foro napoletano, per la causa di divorzio col marito?
Chi è stato a consigliare a Veronica proprio Malinconico e non altri, più famosi?
La causa della lite tra i signori Starace Tarallo, tra l'altro, è molto particolare: dietro c'è un tradimento, solo virtuale, di Veronica, che il marito ha ricostruito spiando la sua corrispondenza elettronica.
Obiettivo di Veronica è evitare la misera liquidazione che probabilmente le verrà proposta dal marito (più per una questione di principio, essendo ricca di famiglia, oltre che bella e intelligente..).
Un incarico impegnativo per Malinconico che è si divorziato, ma non esperto della materia e nemmeno dell'ambiente in cui vivono questi Starace Tarallo. A queste difficoltà si aggiunge anche il tentativo di seduzione di Veronica, quasi una sfida per lei, abituata a sottomettere tutti gli uomini e che dunque non accetta l'atteggiamento di Vincenzo, quasi distaccato.
Ma come avrà fatto una donna così bella e colta a sposarsi un parvenù come l'avvocato Ugo (Starace Tarallo)? Un altro mistero che troverà poi spiegazione.

Questi sono le due cause seguite da Malinconico: la nasata dello zio Mick e “la guerra dei Roses” dei coniugi Starace Tarallo: ma attorno, una miriade di altre storie, un caleidoscopio di personaggi.

La guerriglia di Vincenzo contro “La merda”, combattuta a fianco di Benny Lacalamita, altro avvocato, che però il suo studio legale lo ha ereditato.
La vita dentro il “Diciamo Loft”, con la targa Maliconico e Lanza (sottotitolo “si riceve nei giorni dispari per appuntamento”), dove scopriamo che Gloria è stata assunta da Espe, ma lo stipendio lo paga il suo fidanzato, amico di Espe, che la fa lavorare in quella specie di loft arredato da Ikea, per tenersela lontano e portare altri guai nello studio (ma anche questo lo vedremo poi).
Il matrimonio della figlia Alagia, poco più che ventenne, con un ricercatore che sta pure antipatico al nostro Vincenzo.
L'invito a Roma da parte dell'altro figlio, Alfredo, per festeggiare l'inizio degli studi, nella nuova casa assieme a quel coinquilino ..
L'incontro coi vecchi compagni di scuola, alcuni dei quali scomparsi da anni dalla sua vita: un incontro che si rivelerà disastroso sotto certi versi, per il deflagrare di antichi odi, del non detto tra ex studenti, ora persone adulte o quasi.

C'è il compagno diventato dentista che si sta separando dalla moglie per colpa della sua passione per le sottane.
C'è quell'altro che vorrebbe scrivere libri e che per questo manda messaggi vocali a Malinconico, per avere un suo giudizio.
Infine il secchione, quello che era già vecchio sui banchi di scuola, che si riscopre essere la migliore scoperta della serata.

Oltre alla professione di avvocato, Vincenzo è anche un filosofo, abituato a discutere di tanti argomenti, anche se nessuno glielo ha chiesto: il rapporto tra musica e l'immaginario sentimentale delle persone (“Altro che la musica rock..”).
Come le persone vivono il loro rapporto coi treni dell'Alta velocità:
Sarà una mia impressione, ma tutte le volte che prendo un Alta Velocità noto la gente che, quando scende la treno, tende a comportarsi da manager.
Il suo rapporto con le donne (e compare in un breve cameo anche il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni):
C'è chi si siede davanti ai cadaveri e vede la dinamica dei delitti (come quel vecchio telefilm, Millenium), o chi, come il famoso commissario napoletano degli anni Trenta, sente le voci dei morti nell'ultimo istante di vita: io vedo le madri, e il più delle volte sono addirittura vive. Le uniche donne che mi attirano sono quelle che non hanno le madri in controluce”.

Mille pensieri, mille divagazioni, mille parentesi aperte in un discorso e tutto questo mentre prende il treno, mentre passeggia, sotto la doccia, al lavoro.
Come andranno a finire tutte le storie, il matrimonio della figlia, la causa per la separazione, la vita nel loft, la causa di zio Mick?
Si ride molto in questo romanzo, si ride anche in modo amaro, seguendo la vita dell'avvocato Malinconico, le sue battute, le sue divagazioni, le sue infelicità: che sono tante ma che di certo, non riescono a buttarlo giù
penso che non mi è mai successo, ma proprio mai, che una delle mille sceneggiature di felicità che mi sono scritto nella testa mi abbia mai dato la soddisfazione di avverarsi, anche una sola volta”.

La scheda sul sito di Einaudi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

22 agosto 2017

Estate 2017 – un discorso sul fascismo, di Michela Murgia

Mai parole sono state così necessarie e chiare, quelle scritte da Michela Murgia nel suo post su Facebook dove spiega cosa sia il fascismo (non cosa sia stato), perché non dobbiamo metterlo tra le ideologie e qual è la differenza tra fascismo e comunismo.
Il fascismo è la negazione della democrazia, ma un insieme di metodologie politiche che possono andar bene alle dittature di destra e di sinistra.
Un post utile, proprio in questa estate dove il fascismo sembra tornato (troppo) in voga.

E le foibe? E Stalin? E il comunismo (in Russia, visto che in Italia non abbiamo avuto una dittatura dei soviet mentre abbiamo sperimentato sulla nostra pelle il ventennio mussoliniano)?

Leggetevi quanto Michela Murgia scrive, avrete tutte le risposte (sempre che uno abbia voglia di approfondire e usare la propria testa).



Piccolo discorso sul fascismo che siamo.

A te che hai vent’anni e mi chiedi cos’è il fascismo, vorrei non doverti rispondere. Vorrei che nel 2017 la risposta a questa domanda la sapessimo già tutti, ma se me lo chiedi è perché non è così.
So perché me lo domandi. Credi che io sia intollerante se dico che il fascismo è reato e deve rimanerlo sempre. Credi che “se il fascismo e il comunismo hanno causato entrambi tanto dolore nel corso della storia devono essere considerati reato senza distinguo”.
È quindi colpa mia se me lo chiedi.
Colpa del fatto che non ti ho detto che il fascismo non è il contrario del comunismo, ma della democrazia. Dovevo dirtelo prima che il fascismo non è un’ideologia, ma un metodo che può applicarsi a qualunque ideologia, nessuna esclusa, e cambiarne dall’interno la natura. Mussolini era socialista e forse non te l’ho spiegato mai. Ho dimenticato di dirti che si intestava le istanze dei poveri e dei diseredati. Ho omesso di raccontarti che i suoi editoriali erano zeppi di parole d’ordine della sinistra, parole come “lavoratori” e “proletariato”. Non ti ho insegnato che un socialismo che pretende di realizzarsi con metodo fascista è un fascismo, perché nelle questioni politiche la forma è sempre sostanza e il come determina anche il cosa. Per questo il fascismo agisce anche nei sistemi che si richiamano a valori di sinistra e anzi è lì che fa i danni più grandi, perché non c’è niente di più difficile del riconoscere che l’avversario è seduto a tavola con te e ti chiama compagno.
Dire che il fascismo è un’opinione politica è come dire che la mafia è un’opinione politica; invece, proprio come la mafia, il fascismo non è di destra né di sinistra: il suo obiettivo è la sostituzione stessa dello stato democratico ed è la ragione per cui ogni stato democratico dovrebbe combatterli entrambi - mafia e fascismo - senza alcun cedimento. Tu sei vittima dell’equivoco che identifica il fascismo con una destra ed è un equivoco facile, perché il fascismo è la modalità che meglio si adatta alla visione di mondo di molta della destra che agisce in Italia oggi. Ma guai se questo ti rendesse incapace di riconoscere i semi del pensiero fascista se li incontri quando sei convinto di guardare da qualche altra parte.
Può esserti utile sapere come riconosco io il fascismo quando lo incontro: ogni volta che in nome della meta non si può discutere la direzione, in nome della direzione non si può discutere la forza e in nome della forza non si può discutere la volontà, lì c’è un fascismo in azione. In democrazia il cosa ottieni non vale mai più del come lo hai ottenuto e il perché di una scelta non deve mai farti dimenticare del per chi la stai compiendo. Se i rapporti si invertono qualunque soggetto collettivo diventa un fascismo, persino il partito di sinistra, il gruppo parrocchiale e il circolo della bocciofila.
Nessuno è al sicuro, se non dentro allo sforzo di ricordarsi in ogni momento che cosa rischiamo tutti quando cominciamo a pensare che il fascismo è solo un’opinione tra le altre.

Estate 2017 – di certo c'è solo che è morto

Di certo c'è che è morto, e che è morto da innocente, come dicono ora i legali di Giovanni Aiello, l'ex poliziotto della Mobile di Palermo. E' morto l'altro giorno mentre stava lavorando alla sua barca, portandosi dietro tanti sospetti e tante accuse che sono mai state provato né tantomeno portate a processo.
Come i sospetti che fosse lui i killer per gli omicidi politici attribuiti alla mafia compiuti negli anni 80, fino alla bomba dell'Addaura e alla strage di via Capaci.

Ma se tutti i sospetti rimangono tali, altri aspetti su questi cadaveri eccellenti rimangono fatti accertati.
La mafia non ha agito da sola quando ha ucciso un prefetto, un presidente di regione, un procuratore capo, il capo dell'ufficio Istruzione, il capo della Mobile, fino ad arrivare a Falcone e Borsellino.
Tutti questi delitti sono avvenuti per una convergenza di interessi tra pezzi dello stato e la mafia: pezzi dello stato che hanno protetto la mafia, avendone in cambio voti e servizi.

Ha parlato pococoi giornalisti ma quel poco nasconde molti messaggi: al Viminale, al tentato golpe preparato dal generale De Lorenzo, al Sisde..

16 agosto 2017

Estate 2017 – cosa è successo in quella estate del 1993


Rimozione. Io cosa ricordo di quei giorni del 1993? Ricordo di non vedere l'ora che fosse mattina per rileggere il mio articolo sul giornale come se non lo avessi scritto io. Ricordo arrivare sempre per primo alle conferenze stampa. Ricordo le bombe della mafia a Roma e a Milano. Ricordo un'estate interrotta. Ricordo non cenare mai a casa. Ricordo l'ultimo giro di telefonate questura-carabinieri-ospedale che toccava sempre al praticante nerista, cioè a me. Ricordo s'è sparato Gardini. Ricordo pomeriggi senza fine e niente mare. Ricordo un avviso di garanzia a Prodi, una notizia che fece il giro della redazioni per qualche giorno, ma non venne mai data perché era una bufala, cioè una di quelle cose che oggi verrebbero sparate direttamente su internet. Ricordo che il giorno dopo la scomparsa di Irene andai per la prima volta ad una festa con il teledrin. Lo ostentavo alla cintura con orgoglio, devo dire...La ragazza sbagliata – Giampaolo Simi Sellerio editore

Luglio 1993, una ragazza scompare in Versilia. Irene Calamai diventa il primo caso per il giornalista Dario Corbo.

Agosto 2016: 23 anni dopo lo stesso giornalista, che non è più la stessa persona si interroga su quella scomparsa, su quell'inchiesta, su quell'estate che cambiò la storia del nostro paese non solo la vita di Dario Corbo.  

13 agosto 2017

Estate 2017 - Storie da spiaggia

Amo andare in spiaggia alla mattina presto, quando nell'aria senti ancora l'odore del mare, quando l'acqua è più pulita e quando la spiaggia è più libera.
Senza gente che ti vuole raccontare a tutti i costi quello che ha mangiato ieri sera, cosa ha fatto ieri sera, etc etc
Capita a volte di arrivare sulla spiaggia libera e di trovare degli ombrelloni già aperti, senza nessuno sotto a prendersi l'ombra.
Avranno piantato il palo, novelli conquistadores della spiaggia, e se ne sono andati a spasso o a fare il bagno.
Questo quello che ho pensato ingenuamente la prima mattina.
La seconda mattina.
La terza mattina.

Dopo un po' ho scoperto che alcuni “bagnanti” (si dice così) pagavano 50-70 euro al gestore del lido, privato, per piazzare gli ombrelloni sulla spiaggia pubblica e occupare il posto.
Non si potrebbe, ma finché lo fa uno.
Il problema è che poi hanno iniziato a farli in tanti, finché una mattina una signora anziana, che si era alzata anche presto per prendersi il posto al sole, non ha preso e spostato tutto.
La rivoluzione liberale è durata poco, sono intervenuti i bagnanti affittuari (per modo di dire) e hanno trovato un accomodamento.
Che poi sono le persone che ti parlano di tutti questi immigrati che non rispettano le regole.
Eh già, gli altri.
Strana spiaggia, quella dove vado.
Due lidi, uno ufficiale, in concessione ad un privato poi andato sull'orlo del fallimento, finché non è subentrato il comune (quello del sindaco famoso per una storia di fritture di pesce..) con un amministrazione coatta.
Un lido dove fai fatica a trovare i giornali, che offre pochi servizi (per esempio non c'è niente per i bambini), e dove un ombrellone e una sdraio costano cari.
C'è un altro lido, sempre privato in concessione dal demanio pubblico, che una volta era solo un chioschetto.
Poi si è allargato andando a piazzare gli ombrelloni ai bagnanti che amano dormire la mattina.
Ora c'è un bar e uno spazio riservato coi suoi ombrelloni.

Risultato, la gente si ammassa nel poco spazio di spiaggia rimasto libero o si trova altri lidi dove magari offrono servizi migliori.
Perché le cose non vanno bene né al primo né al secondo.
Poca gente, pochi ombrelloni affittati.
Pochi ricavi.

Se fosse un privato sarebbero problemi, ma evidentemente qui c'è una diversa concezione di privato.
E anche di come gestire ed accogliere i turisti.

09 agosto 2017

Estate 2017 - Su Ong, immigrati, questione africana.

La più onesta delle Organizzazioni non governative, che si preoccupa solo di salvare vite umane, è all'interno di un processo migratorio, che passa attraverso organizzazioni criminali.
È corretto rispondere che, di fronte ad una persona che sta rischiando la vita in mezzo al mare, non ci sono troppe domande da fare, la persona va salvata.
Ma non ci si può sempre concentrare sull'ultimo passaggio di un flusso che parte da lontano, che dura settimane, migliaia di chilometri.
Perché oggi, specie in Italia, non si riesce a parlare di immigrazione se non facendo del tifo. Se non parlando della questione solo per gli aspetti per cui si parteggia.
Le ONG? Salvano vite umane.
Gli immigrati sui barconi? Tutti clandestini, tutti migranti economici (dunque che stiano a morire a casa loro), tutti ragazzotti che non fanno niente, che si prendono soldi che potremmo dare agli italiani .. e via discorrendo.

Oppure, possiamo iniziare a vedere queste persone nel loro lungo viaggio.
Che parte da paesi dove la speranza (di un futuro diverso, di un riscatto) è stata tolta.
Che attraversa paesi controllati da eserciti europei, come in Niger dove sono presenti soldati francesi.
O paesi che non hanno più un governo riconosciuto ma sono controllati da bande, da criminali, che si arricchiscono sul traffico di esseri umani.
Detto questo, noi ora possiamo regolamentare l'azione delle ONG che si occupano di salvare i migranti (al posto dei governi europei).
Possiamo anche pensare di fare dei pattugliamenti con delle nostre navi, in acque libiche, assieme a quelle motovedette che fino ad oggi han fatto finta di non vedere trafficanti e gommoni.
Possiamo anche, per il piacere di fare quattro chiacchiere da bar, discutere di blocchi navali.
Ma non stiamo risolvendo il problema di questo esodo di persone.

Nemmeno possiamo continuare a far finta di non vedere che l'azione delle ONG, anche quando è meritevole, è uno stimolo per i trafficanti a proseguire nel loro squallido lavoro.
Giusto per evitare di finire anche io nel novero dei populisti, ricordo che in Italia l'industria fiorente dei sequestri di persona ha arricchito le organizzazioni criminali, finché non si è legiferato creando lo strumento del blocco dei beni.
Cos'era l'azione della consegna del riscatto, da parte di persone di fiducia della famiglia, di avvocati, azione meritevole perché salvava una vita umana? Col senno di poi, si poteva considerare un'azione che finanziava i criminali.
Pronti a rapire altre persone.
Rapire le persone e farsi consegnare il riscatto è diventato poco conveniente quando alle famiglie sono stati bloccati beni e patrimoni.

Dovremmo ricominciare tutto da capo.
Partire dai paesi africani.
Dalla lotta ai trafficanti.
E poi (e non solo) dalle ONG (l'ultimo elemento delle filiera), per capire se queste non hanno dietro interessi poco nobili.
Perché, ripeto, pur salvando vite umane, sono all'interno di un meccanismo criminale, che non possiamo accettare.


Estate 2017 - Meridionalista da vicino (come si chiamano quelli che ci vedono bene solo da vicino?)

Divento un meridionalista convinto, quando sono lontano dal sud.
Cioè, intendo, dal sud vero, non quello degli stereotipi, da prime serate RAI: Una notte per Caruso, una notte per padre Pio ..
Il sud che mi fa diventare antimeridionalista quando ne sono lontano è quello dei bus che non ci sono, delle spiagge con gli impianti semi abusivi senza servizi da cui la gente scappa, del caos del traffico, delle campagne bruciate, delle strade strette, col serpentone di auto che procede a passo d'uomo, degli ospedali con gli annunci di chiusura come fossero annunci di sfratto..

Poi, ogni volta che scendo qui, al vero sud, capisco il perché. Il perché di quella cosa che spesso è scambiata per rassegnazione.
Forse bisognerebbe esserci nati qui per capire. Aver passato anni per cercare di cambiare cose, per arrivare alla conclusione che l'importante è vivere, o sopravvivere.
La mia conclusione è che ogni ministro, ogni amministratore che intenda anche solo parlare di questione meridionale dovrebbe viverlo veramente questo sud.
Farsi da pendolare la statale 18 da Vallo della Lucania a Battipaglia per lavoro.
Farsi curare a Roccadaspide.
E domenica trovare un posto per l'ombrellone alla spiaggia pubblica. 
Sperando che non gli succeda un accidente, visto che in questo posto turistico non c'è un vero pronto soccorso.


04 agosto 2017

Fahrenheit 451, di Ray Bradbury


Era una gioia appiccare il fuoco.Era una gioia speciale vedere le cose divorate, vederle annerite, diverse. Con la punta di rame del tubo fra le mani, con quel grosso pitone che sputava il suo cherosene venefico sul mondo, il sangue gli martellava contro le tempie, e le sue mani diventavano le mani di non si sa quale direttore d'orchestra che suonasse tutte le sinfonie fiammeggianti, incendiarie, per far cadere tutti i cenci e le rovine carbonizzate della storia. Col suo elmetto simbolicamente numerato 451 sulla solida testa, con gli occhi tutta una fiamma arancione al pensiero di quanto sarebbe accaduto la prossima volta, l'uomo premette il bottone dell'accensione, e la casa sussultò in una fiammata divorante che prese ad arroventare il cielo vespertino, poi a ingiallirlo e infine ad annerirlo. Egli camminava dentro una folata di lucciole. Voleva soprattutto, come nell’antico scherzo, spingere un’altea su un bastone dentro la fornace, mentre i libri, sbatacchiando le ali di piccione, morivano sulla veranda e nel giardinetto della casa, salivano in vortici sfavillanti e svolazzavano via portati da un vento fatto nero dall’incendio.Montag ebbe il sorriso crudele di tutti gli uomini bruciacchiati e respinti dalla fiamma.

Cosa accadrebbe se le persone smettessero di guardare (e stupirsi) del mondo reale attorno a noi, del sole che sorge tutte le mattina, al tramonto, alle stelle?
Cosa accadrebbe se le persone smettessero di parlare tra di loro, viso a viso, per rinchiudersi nelle loro case, a guardare enormi televisori a muro, che raccontano di una realtà inventata?
Se smettessero di uscire all'aria aperta, passeggiare senza meta solo per star fuori, coi loro pensieri, per incontrare altre persone, avere un contatto “umano”?

Cosa accadrebbe alle nostre vite se, giorno dopo giorno, la televisione pompasse programmi stupidi, che offrono (anzi, impongono) una felicità a basso costo, come una droga portata gratis a casa tua (e dove le persone sono ingannate, pensando di partecipare a questi programmi)?
Sarebbe un mondo dove la gente vive al chiuso delle loro case, passando le serate al buio di fronte alla televisione; un mondo dove le persone smettono di avere propri pensieri, men che mai pensieri critici; un mondo dove le persone piano piano smettono di leggere i libri e dove la cultura smette di avere l'importanza che (almeno sulla carta) gli riconosciamo.

Il mondo e la società che viene immaginata dai romanzi distopici è il peggior mondo possibile: un mondo e una società senza libertà e dove vige il controllo del grande fratello, immaginato da George Orwell in 1984, che condiziona persino le parole usate dalla gente.
Un mondo e una società controllati dalle macchine come ne “Il mondo nuovo” di Aldous Huxley.

Fahrenheit 451 (451 è la temperatura in gradi fahrenheit a cui brucia la carta) è un romanzo scritto negli anni '50 dallo scrittore americano Ray Bradbury. Non è un romanzo di fantascienza di astronavi e invenzioni strabilianti: è un romanzo in cui lo scrittore, partendo dalla società in cui viveva, enfatizzando alcuni cambiamenti in atto,si immaginava uno uno dei possibili mondi futuri (o presenti, se pensiamo che il libro è uscito negli anni '50).
Bradbury ci avvertiva di quanto avrebbe potuto succedere nel futuro, il nostro presente.
Ovvero una società basata sul controllo e sull'instupidimento delle persone, delle felicità a basso costo venduta attraverso trasmissioni televisive simili a reality, dove lo spettatore poteva sentirsi come a casa, come in famiglia. Come in Orwell, torniamo al tema del controllo governativo della vita delle persone, trattate come bambini, alle cui vite vanno tolte tutte le preoccupazioni, tutte le paure, tutti i dubbi.

Una società dove si vive di fretta, senza farsi domande, senza chiedersi troppe cose, senza porsi troppi dubbi. C'è qualcuno che ha pensato già per te, che ti da tutto quello di cui hai bisogno, un'auto veloce, un televisore a muro, una radio-conchiglia da infilare nelle orecchie con cui isolarsi dal mondo e sentirsi felice.

Una società dove non si leggono più libri e dove i pompieri, anziché spegnere gli incendi e salvare le persone e le cose, sono chiamati a bruciare i libri.
I libri e le idee, i libri e la cultura, ovvero gli strumenti con cui una generazione comunica i propri pensieri alle successive.
Una società dove vivono persone come Montag, di professione pompiere, e la moglie Mildred.
E come milioni di altre, tutte uguali.
O forse sarebbe meglio dire non persone, esseri tenuti in una sorta di vita artificiale, come i non esseri del mondo di Matrix (“pillola blu o pillola rossa”)....
«Ho diciassette anni e sono pazza» disse lei a un tratto.
«Mio zio sostiene che le due cose vanno insieme...»

Finché un giorno, anzi una sera, al ritorno dal lavoro, al protagonista Guy montag non succede qualcosa: incontra una ragazza, Clarisse McClellan, che scombussola tutto il equilibrio, mette in discussione tutte le sue certezze.
«A volte penso che i guidatori non sappiano cosa sono l’erba o i fiori, perché non li guardano mai lentamente»

La famiglia di Clarisse non guarda la tv, non vanno ai parchi dell'evasione, passano le serate a parlare tra di loro, magari proprio sotto il portico delle case.
Montag, stupito, osserva il volto della ragazza (“la faccia luminosa come neve sotto la luna”) mentre gli parla di fiori, delle stelle, delle farfalle, dei libri.
«È vero che molto tempo fa i pompieri spegnevano gli incendi invece di appiccarli?». «No, le case sono sempre state a prova di fuoco. Glielo assicuro.»

Una ragazza a cui piace osservare la gente, per strada, dentro la metropolitana:
«La gente non parla di niente.»
«Ma diranno pure qualcosa!»
«No, niente.»

E' la scintilla che incendia la sterpaglia nella prateria: Montag, incuriosito e forse anche innamorato di questa ragazza, che sembra più adulta della moglie (nel film di Truffaut sono interpretate dalla stessa attrice, Julie Christie) commette un atto di ribellione grave per la società in cui vive. Inizia a pensare con la sua testa.

Forse il processo di ribellione era già dentro Montag: nonostante fosse vietato, aveva già conservato dei libri, presi dalle case che la sua unità (dietro segnalazioni anche anonime dei bravi cittadini) andava a bruciare. Il seme del dubbio era già dentro di lui e l'incontro con Clarisse non fa che anticipare un processo che era già in atto.

Montag si mette a leggerli questi libri, altri ne prende di nascosto da una casa cui sta dando fuoco: la casa di una signora anziana che preferisce lasciarsi bruciare tra le fiamme piuttosto che abbandonarli, i suoi libri, una morte che lo sconvolge, un altro passo in più verso la ribellione.
«Nei libri dev’esserci qualcosa, non possiamo immaginare cosa, che spinge una donna a bruciare con la sua casa. Dev’essere così, non ti fai ardere vivo per niente.»
«Era una sempliciotta.»

Clarisse uscirà presto di scena, dal racconto: ma Montag non può più fermarsi: decide così di parlare al suo capo, il capitano Beatty:
«Vuoi sapere quando tutto è cominciato, da dove ha origine il nostro lavoro, come è stato concepito…»

E il racconto del capitano costituisce il cuore della storia: perché si bruciano i libri? Perché la televisione manda in onda film e programmi banali che parlano solo di vite felici?

E' il controllo delle masse, un'esigenza nata dalla “Tecnologia, sfruttamento economico delle masse e pressione delle minoranze”.
E dunque tutti gli uomini devono essere uguali:
“ .. non tutti nati liberi e uguali, come dice la Costituzione, ma tutti resi uguali. Ogni uomo deve essere l’immagine degli altri, perché allora tutti sono felici..”

E in che modo rendere uguali le persone? Omologando pensieri livellandoli verso il basso, rendendo le persone uguali nella loro ignoranza, felici come gli uomini della caverna di Platone senza nemmeno l'immaginazione di capire cosa sono le figure che vedono.
Una finta felicità ottenuta togliendo dalla vita il disagio, gli imbarazzi, le frustrazioni.
I bianchi provano un certo disagio a leggere La capanna dello zio Tom e noi lo bruciamo.

Bruciare tutto e nascondere tutto, anche le cose tristi (i funerali che sono scomparsi, come i corpi delle persone che muoiono)
«Bruciare sempre, bruciare tutto. Il fuoco splende e il fuoco pulisce.»

Tolti di mezzo i dubbi, i perché, la cultura, i libri, ecco arrivare la felicità finta: con i “concorsi a premi in cui basta conoscere le parole”.
E, ancora:
Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di "fatti" al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d'essere "veramente bene informati". Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno. E saranno felici, perché fatti di questo genere sono sempre gli stessi. Non dar loro niente di scivoloso e ambiguo come la filosofia o la sociologia affinché possano pescare con questi ami fatti ch'è meglio restino dove si trovano. Con ami simili, pescheranno la malinconia e la tristezza”.

Cosa succederà al ribelle Montag, al pompiere modello che abbandona il lavoro, la moglie, per diventare un nemico della società?
L'autore ha voluto lasciarci un filo di speranza, alla fine di questo libro che, è giusto ripeterlo, è soprattutto un ammonimento a noi che lo leggiamo.

Perché Fahrenheit 451 è un romanzo sull’indipendenza e la necessità di pensare con la propria testa, ci parla dell’importanza di conservare i libri e difendere le voci di dissenso e i dubbi che emergono dalle loro pagine. Dal rischio che si corre, quando si comincia col bruciare un testo sgradito, che fa sorgere troppi dubbi, e poi si finisce col bruciare le persone.

La speranza per la salvezza del mondo arriverà dalla comunità presso cui Montag, braccato dalla polizia e da un mostruoso segugio meccanico, aiutato dal professor Faber, troverà rifugio.
Quando ci chiederanno cosa facciamo, dobbiamo rispondere: Noi ricordiamo. È così che vinceremo, alla fine.

Una comunità di professori, intellettuali, persone che hanno letto e che hanno imparato i libri a memoria.
Custodi della memoria, di quanto hanno scritto per noi i grandi scrittori del passato e delle vite passate:
Questo libro ha dei pori, ha dei lineamenti. Può sostenere l'indagine di un microscopio: troverebbe la vita, sotto il vetrino, e in gran profusione. Più i pori sono numerosi, più consistente è la quantità di particolari vitali che possiamo affidare ad un centimetro di carta, più letterario sarà il risultato. E' la mia definizione, in ogni caso.
Particolari vitali. Particolari inediti. I grandi scrittori sfiorano la vita molto spesso, i mediocri si limitano a passarci sopra una mano veloce. I cattivi la stuprano e la lasciano alle mosche.Quindi ora vede perché i libri sono odiati e temuti? Perché mostrano i pori sulla faccia della vita.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

03 agosto 2017

Reato di eccesso di umanità

Non hanno bucato il canotto ai migranti una volta accolti.
Non hanno sparato né aggredito gli scafisti.
La colpa imputata alla ONG tedesca Jugend Rettet è quella di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, sulla base di dichiarazioni di altre ONG che operano nelle stesse zone, riferite ad operazioni di salvataggio avvenute nel 2016.
Ma il sequestro della nave Iuventa è avvenuto ieri, dopo che la ONG non ha firmato il codice di condotta.
Un caso forse.

L'obiettivo è scoraggiare le ONG a salvare gli immigrati (i taxi del mare), sperando che i trafficanti impietositi dalle morti non li trasportino più sui gommoni.
Può darsi che andrà a finire veramente così, sebbene non scommetterei molto sul buon cuore degli scafisti.
Sicuramente i flussi migratori dai paesi centro africani verso le coste libiche non si interromperanno: il codice di condotta e le fregate che manderemo a pattugliare le coste non interromperanno le carestie, la fame e la corruzione dei governi africani. E nemmeno il saccheggio delle risorse di questi paesi.

Come ai tempi del regime di Gheddafi, si spera che la Libia diventi un'enorme centro di detenzione per migranti (come in Turchia per i siriani).
Così la nostra coscienza di bravi occidentali, difensori dei valori cristiani, può rimanere immacolata.
Tra questi valori, dovrebbe esserci anche l'essere umani, la solidarietà.

02 agosto 2017

Bologna, 37 ani dopo quella bomba

Chi ha messo la valigia nella sala d'aspetto della stazione di Bologna quella mattina del 2 agosto 1980, facendo esplodere la bomba, voleva entrare nella storia.
Nella storia dell'infamia, perché quella bomba inizialmente scambiata per una caldaia, uccise 85 persone e causò 200 feriti.

Perché la storia del nostro paese, della nostra giovane democrazia, è stata costellata anche da queste infamie.
Banche che saltavano per aria, bombe sui treni, nelle stazioni, nelle piazze gremite di gente che intendeva partecipare alla vita politica.
O in uno spiazzo di campagna, come a Portella, colpiti da banditi, mafiosi, sicari.

Perché la storia del nostro paese, della nostra giovane democrazia, è stata costellata anche da queste infamie.
Banche che saltavano per aria, bombe sui treni, nelle stazioni, nelle piazze gremite di gente che intendeva partecipare alla vita politica.
O in uno spiazzo di campagna, come a Portella, colpiti da banditi, mafiosi, sicari.

La strage di Bologna, diversamente da altri episodi della strategia della tensione, ha avuto dei colpevoli riconosciuti tali anche dalla magistratura: tre giovani estremisti di destra appartenenti ai NAR, filiazione di altri gruppi criminali della galassia neofascista degli anni '70.
Valerio Fioravanti, Giovanna Mambro, dopo una doppia sentenza di appello sono stati riconosciuti colpevoli del delitto di strage, altri neofascisti che pure erano entrati nel processo, sono stati prosciolti.
Sono stati condannati, per un filone collegato alla strage, due ufficiali dei servizi, Musumeci e Belmonte, assieme al collaboratore del Sismi Francesco Pazienza e Licio Gelli.
Condannati per il reato di depistaggio, un despitaggio messo in atto per allontanare i magistrati dalla pista nera, tutta italiana. I depistaggi sono stati un altro tratto comune delle stragi.

Ad ogni anniversario della strage scoppiano le (solite) polemiche: le altre piste su presunti altri responsabili ("I segreti di Bologna" uscito l'anno scorso per Chiarelettere), i due terroristi condannati all'ergastolo che oggi sono già liberi (e che non pagheranno altro dazio per quelle morti). Ultima, la scelta (spero sofferta) della procura di Bologna di archiviare l'inchiesta sui mandati della strage: chi c'era dietro Fioravanti e gli altri neofascisti (tra questi tornano anche i nomi della terra di mezzo di Roma)?
L'inchiesta avrebbe puntato in altro: non si organizza un depistaggio da parte del Sismi, se non per proteggere un segreto compromettente.

«Se si sapessero come sono andate veramente le cose si innescherebbe un effetto a catena che a molti farebbe paura» afferma il presidente dell'associazione vittime, Paolo Bolognesi. 

E da queste considerazioni nasce la vera domanda: perché? Perché quella strage? Perché quelle morti?


Patrick Fogli, scrittore bolognese, nel suo bel libro "Il tempo infranto", aveva raccontato della strage, del contesto politico, di questo gruppo di potere (il cerchio più interno secondo la teoria di Guerzoni) che vede all'interno massoneria, politica, servizi, finanza dentro cui matura l'idea di un ultimo atto, che serva a creare paura e tensione nel paese.
Sia per spostare l'interesse delle persone dai nuovi equilibri in corso (la fine delle larghe intese, l'inizio dell'era repubblicana in America), sia per rinforzare il consenso degli stessi cittadini nei confronti dello stato. Stato che avrebbe dovuto difenderli.

Serve un atto, l'ultimo atto della stagione della strategia della tensione, l'ultimo colpo: utile anche per fare pulizia poi di tutti quei personaggi, semplici pedine di questo gioco del terrore, che nel nuovo corso politici sarebbero stati troppo ingombranti. Testimoni pericolosi da eliminare.
Un pezzo di un colloquio tra l'onorevole (un uomo che conosce le soluzioni) e un colonnello dei servizi:
L'onorevole resta in silenzio. Il pensiero arriva in un istante. Ogni volta che succede qualcosa, tutti quelli che lo devono sapere lo sanno.“Sa anche lei come vanno certe cose colonnello.”“Certo. E a questo punto bisogna prendere una decisione, a vari livelli. Possiamo fermarli prima che lo facciano, rendere impossibile che il fatto avvenga, cercare di ridurre l'impatto. O restare semplicemente a guardare, aspettando il dopo.”L'onorevole si alza. Riempie con cura il bicchiere di brandy. Lascia la bottiglia sul tavolo. Il passato che ritorna è un'onda che ti colpisce alle spalle e ti lascia sdraiato con la faccia nell'acqua, ad aspettare che la risacca faccia il suo corso.“Potrebbe essere l'occasione che aspettiamo” dice una voce nella sua testa. Una frase che non ha sentito pronunciare da nessuno dei suoi amici. Non da un politico, non da un industriale, non da un banchiere. Nemmeno Richard è arrivato a tanto. Nemmeno Stella [il capo dell'istituzione, loggia massonica P2] quando hanno affrontato l'argomento, due giorni fa.Nessuno fra tutti quegli uomini che da molto tempo fanno quadrato perchè ogni cosa resti esattamente come deve stare è riuscito a pronunciare un sì o la frase che ha appena attraversato i suoi pensieri.Eppure è esattamente quello che hanno in mente tutti. Oggi che quel tipo di strategia sembrava messa da parte. Non c'è più aria da colpo di Stato, la democrazia non è in discussione. Potrebbe essere l'occasione che aspettano, lo sa. Usarli ancora una volta e poi renderli innocui, per sempre.Dopo lo scandalo alla Genevieve [la banca di Sindona]. Dopo lo scandalo del petrolio e della Guardia di Finanza. Dopo lo scandalo dell'Istituto delle Casse e la caduta del governo. All'inizio della nascita di una nuova stagione politica e subito dopo il tentativo del partito comunista di rialzare la testa. Dopo un aereo sprofondato nel Tirreno che nasconde l'atto di guerra con cui, sul territorio italiani, di un paese alleato ha tentato di uccidere un capo di stato straniero, la guida di uno dei migliori partner commerciali dell'Italia.Polvere alla polvere, pensa. E polvere nella polvere.
Beve un altro sorso, Ancora con il bicchiere in mano fa la domanda che aspetta di fare da troppo tempo.“Quanto sarebbe pesante, Colonnello?”Il carabiniere tira il sigaro. Fissa il padrone di casa, una goccia di sudore che gli accarezza la tempia.“Non credo che lei possa immaginarselo.”

01 agosto 2017

Chi di golf ferisce

"Le proteste e l'opposizione della Lega fanno saltare il regalo da cento milioni al torneo di golf, il Ryder Golf Cup del 2022! Restano le vergogna delle liste dei furbetti non pubblicate e dei bonus e benefit confermati anche ai banchieri responsabili dei disastri. La Lega continua a combattere in Parlamento dalla parte dei risparmiatori, gli unici che pagano il prezzo per colpe non loro". 
Il segretario della Lega Matteo Salvini in un post del febbraio 2017

Salvini ce l'aveva con un emendamento del governo che stanziava 100ml per la Ryder Cup di golf.

Che direbbe oggi, sapendo che la regione Lombardia, la regione virtuosa, ha stanziato 500ml di euro per gli Open Golf a Monza?
Se ne è discusso ieri in consiglio regionale, in una seduta molto tesa dove è dovuta intervenire la Digos per allontanare dall'aula la consigliera del M5S Carcano.

Chi di golf ferisce ...


La missione e la trasparenza

Ci stiamo per lanciare in una missione militare dai contorni poco chiari, ufficialmente a supporto di un governo che non esiste (Serraj) e non ben vista dall'altra componente politico-miiltare (il generale Haftar).
Non potremo fare respingimenti, perché vietati e perché richieremmo una sanzione dall'Europa, la stessa che poi se ne frega se i paesi dell'est non accolgono le loro quote, se la Francia chiude le frontiere, se l'Austria minaccia di schierare i carri armati, se l'Austria innalza un muro ai confini...
Però, con una formulazione tipicamente all'italiana: i nostri militari risponderanno al fuoco se attaccati, una frase che ricorda il proclama di badogliana memoria

"Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza"

Ecco perché ci si torna ad occupare delle ONG che operano nel mare di fronte alla Libia, come MSF che non ha accettato il codice di comportamento del Viminale.
Avranno qualcosa da nascondere - la reazione della brava gente che MSF non ha accettato la regola della polizia a bordo e del divieto di trasbordo dei migranti.
MSF non accetta persone armate a bordo delle loro navi come anche Emergency non accetta militari nei loro ospedali, dove vengono curati tutti, a prescindere dalla religione o dal fronte di appartenenza.

E in quanto alla trasparenza, cosa c'è di trasparente in un paese in cui non sono trasparenti nemmeno i finanziatori ai partiti e alle fondazioni?
In una Europa che tollera la poca trasparenza delle multinazionali?