12 luglio 2019

L'Italia dei dossier e degli scoop






Noi facciamo questo, qui. Cataloghiamo, archiviamo, selezioniamo e infine contribuiamo a creare e diffondere la verità. Ma tu sai bene, Nora, che la verità non esiste: chi si ostina a cercarla merita il castigo di trovare la peggiore possibile. Di trovarne una, intendo, che punisca la sua presunzione.Le verità sono fatte di trame verosimili, ma prima di ogni altra cosa devono essere credibili e dunque credute. A cosa serve una verità a cui nessuno crede, dimmi.A cosa serve sapersi innocenti di un delitto se le prove e i giurati dicono il contrario, se l'opinione pubblica ti condanna, A cosa se non puoi fare in modo che la tua reputazione pubblica corrisponda alla tua privata certezza .. [Nella Notte - Concita De Gregorio] 

Ma allora, la storia dei rubli russi a Salvini, per finanziare la campagna elettorale (e le campagne elettorali costano) è vera oppure è solo un complotto per colpire il leader sovranista e bloccare l'azione del suo governo (e il volere di 22 milioni di italiani, come scrive Libero)?
Sto leggendo il libro di Concita De Gregorio, Nella notte, dove si parla di un centro studi che in realtà è una fabbrica di dossier, dove si costruiscono verità credibili anche se non vere.
Verità usate per condizionare l'opinione pubblica, per distogliere l'attenzione da questioni più importante o per portare avanti guerre nascoste tra gruppi di potere o tra partiti.

Il libro della De Gregorio parla della guerra dei dossier del 2009: gli articoli di Feltri su Boffo, il ricatto all'ex governatore Marrazzo e, dall'altra parte della barricata, le giovani vergini che si consegnavano a Berlusconi, dalla D'Addario agli incontri con Noemi Letizia..

Siamo anche passati alla terza repubblica (almeno così l'hanno battezzata i nuovi governanti del governo del cambiamento), ma l'Italia dei dossier non è cambiata.

Riporto un passaggio del post di Alessandro Gilioli di oggi, su questa vicenda

Però è curioso che su quei "pettegolezzi giornalistici" la Procura di Milano abbia invece aperto un fascicolo - e non in questi giorni ma cinque mesi fa, quando uscì l'inchiesta di Tizian e Vergine.
Però è curioso che la presidente Casellati sia così avvelenata con L'Espresso: forse la cosa ha qualcosa a che fare con questa recente inchiesta in cui appare pure lei?
 
Però è curioso come oggi Salvini si riferisca a Gianluca Savoini parlando di "qualche millantatore", a voi non ricorda Craxi che parlava di "qualche mariuolo"? Comunque Savoini è amico e stretto collaboratore di Salvini da quasi trent'anni - lo dice lui, Savoini, mica io. 
Però è curioso che Salvini non abbia mai smentito una parola di quell'inchiesta dell'Espresso né abbia dato seguito alla minaccia di querela. La farà davvero ora, una querela? E per cosa querelerà poi, per diffusione di notizie vere e documentate? 
Però è curioso che quando uscì l'inchiesta di Tizian e Vergine il 99 per cento della politica (Pd incluso) e il 90 per cento dei media abbia ignorato la cosa, pur essendo tutto riscontrato,  documentato e ulteriormente documentabile. C'è voluto un sito straniero per smuovere le cose - e questa è cosa tipica della melma italiana, in cui si mescolano piccole invidie professionali e grandi provincialismi. 
Però è curioso che quando L'Espresso ha rivelato i gigli neri del Pd quelli del M5S si siano scatenati mentre adesso se ne stanno così prudenti, al massimo bofonchiano un "serve trasparenza" (Di Maio), un "ho fiducia sia nella magistratura sia in Salvini" (Conte). E comunque ieri si sono bevuti muti muti una Casellati uguale a quando sosteneva che Ruby era la nipote di Mubarak. 
Però sono curiosi quelli che "anche il Pci prendeva i rubli": sì, certo, 60 anni fa, quella è storia, c'era la Guerra fredda, Washington che finanziava la Dc eccetera. Ora il Pci non esiste più e l'Unione sovietica nemmeno, mi pare. E qui si parla non del 1958 ma dell'ottobre 2018, e di un nazista amico del vicepremier che va a trattare finanziamenti per la Lega con un autocrate orgogliosamente illiberale. Sempre nel 2018. Non so, vedete voi se i rubli dell'URSS a Togliatti c'entrano qualcosa.





PS: un aggiornamento, pare che Savoini fosse presente al tavolo con Putin ma a "sua insaputa" (sua di Salvini).
Anche qui, una vecchia scusa che funziona sempre

11 luglio 2019

Sventurata la terra

Sventurata la terra che ha bisogno di eroi - Brecht

Nell'anniversario dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della banca di Sindona fatto uccidere da quest'ultimo perché si opponeva al suo piano di salvataggio, non può non tornare in mente l'aforisma di Brecht.
Siamo un paese sfortunato perché bisognoso di eroi a cui aggrapparci, ma che allo stesso tempo insegue il capetto del momento, l'uomo forte, vincente.
L'uomo che ha la ricetta facile per tutti i problemi: colpa dei comunisti (o dei giudici comunisti), colpa dell'Europa, colpa dei migranti (la variante moderna).

Paragonato ai quaquaraqua di oggi, una persona integerrima, dalla schiena dritta come Ambrosoli, appare un gigante.
Non si era fatto intimidire dalle pressioni, che erano tante, per assecondare Sindona, il salvatore della lira, con tutte le protezioni che aveva (fino ad Andreotti, il sette volte presidente del consiglio, condannato per mafia).
Avrebbe potuto salvare la banca privata con soldi pubblici e invece ci ha lasciato un esempio, estremo per il sacrificio che gli è costato: lo scrive alla moglie in una lettera in cui traspare la consapevolezza del destino che lo attende

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [..] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi 
Sfortunato il nostro paese dove il discorso politico sembra un disco rotto, monopolizzato da chi urla più forte su migranti, ONG, buonisti nemici dell'Italia.
Sfortunato questo paese pieno di sovranisti che però non difendono gli interessi di questo paese.
Sfortunato il nostro paese dove, letteralmente, continua a piovere sul bagnato, perfino a Taranto.

Mamma li russi

Salvini non ha convinto l'alleato americano, nonostante il recente viaggio in America (dove però non c'è stato nessun selfie con Trump) e nonostante l'abbuffata al buffet per il 4 luglio.
Gli americani non sono del tutto convinti della fedeltà di un ministro sovranista che è stato legato ai russi per quanto riguarda i finanziamenti.
L'articolo su Buzzfeed è solo un segnale, non c'è alcuno scoop vero, l'Espresso aveva parlato di questi incontri mesi fa.

Una trappola contro Salvini?
Forse, ma è una trappola in cui si sono infilati tutti perché riguarda i finanziamenti ai partiti (e ai non partiti) oggi in Italia.

10 luglio 2019

L'indagine interrotta, di Renato Olivieri



Una mattina di mercoledì 
Il vice commissario Ambrosio si chinò per prendere il pacchetto di Muratti sotto il cruscotto della golf: proprio in quell'istante udì il fracasso, qualcosa di fulmineo che lo lasciò sconvolto., il cuore impazzito. L'istinto gli impedì di alzarsi. Si ritrovò disteso sui sedili, immobile, il vetro di destra ridotto a un'orrida ragnatela, il montante sinistro del parabrezza bucato, come se avessero usato un trapano.

Perché qualcuno ha sparato al vice commissario Ambrosio, fallendo il colpo solo per un niente, il chinarsi a prendere un pacchetto di sigarette?
Quale indagine stava seguendo, Ambrosio, di così importante anzi, di così scottante, da costringere l'avversario ad una soluzione così drastica?

Per scoprirlo dobbiamo ripartire da quella strana indagine cominciata una domenica mattina con la scoperta del cadavere di un giornalista, Walter Merisi, trovato ucciso per un colpo in faccia su una panchina del parco vicino al parco Ravizza, zona sud di Milano.
Forse una rapina finita male, visto che mancano i documenti e il portafoglio sul morto.
Che è stato riconosciuto solo dal tesserino da giornalista che aveva in tasca.

Walter Merisi era un giornalista di Reporter, un giornale che si occupa di inchieste contro il potere, almeno questa l'intenzione.
Sabato sera aveva prenotato una camera in un albergo, assieme ad una amica, dove aveva incontrato un suo amico, un ex colonnello del Sifar che era in compagnia di due spioni russi..
C'è qualcosa, in questi fatti, che stuzzica il sesto senso del commissario, che non intende lasciar archiviare l'omicidio senza prima averci voluto vedere chiaro.
«Lei commissario crede alle apparenze?». 
«Di solito no. Ma lo faccio per complicarmi la vita.»

E così, quasi in solitudine, inizia una sua indagine, facendo domande a tutte le persone che conoscevano il morto.
Cominciando da questo colonnello Brivio, ex colonnello del Sifar, i servizi segreti prima della riforma del 1978, nell'ufficio del REI, quella parte che si occupava delle relazioni industriali, una sorta di trampolino di lancio tra alcune aziende italiane e i paesi dell'est, un ufficio per cui sono passati affari sporchi, ricatti e dossier per distruggere questo o quel personaggio.
L'incontro con Walter Merisi quella sera? Solo un caso.

Il giornalista aveva alle spalle un matrimonio annullato, una sorta di fidanzamento con una ragazza, anche lei separata. Un fidanzamento particolare, senza amore, che si era trasformato in amicizia.
E' lei che racconta al commissario della relazione di Merisi con la moglie del suo direttore al giornale.

Relazione che non ha impedito, quel sabato sera, che la signora Jole fosse inquadrata da un fotografo abbracciato ad uno dei due russi (l'altro, siccome non stava bene, aveva abbandonato la compagnia).
“.. di certo sappiamo soltanto che Walter Morisi è stato colpito alla testa da un proiettile di pistola e abbandonato al parco Ravizza. Ma per il resto .. Ho l'impressione di trovarmi in una specie di dormiveglia, dove non capisci bene se quello che passa per la testa è vero, oppure...”

Oppure .. c'è una strana sensazione di qualcosa di molto più grande e pericoloso, dietro.
Una storia di segreti e di ricatti.
Una storia in cui Merisi si era infilato, finendo in trappola.

Ambrosio si muove a suo modo: facendo domande a tutti i testimoni, anche scomode, anche personali, su quel gruppo di persone.
Andando a scavare dentro la vita delle persone, nel loro passato, di persona, con una indagine “vecchio stile”, muovendosi con la sua Golf per le vie di Milano. Trascurando anche la sua compagna, Emanuela, per inseguire le sue intuizioni.
Soltanto che lui sapeva, o credeva di sapere, il meccanismo di quella vicenda perversa, ma non riusciva ad immaginare l'esatto motivo che l'aveva innescato”.

Forse meno riuscito, come stile e come ritmo, rispetto a "Il caso Kodra", questo romanzo risente del clima che si respirava nei primi anni 80, con la scoperta della Loggia P2, la zona grigia in cui si muovevano massoni, servizi deviati, faccendieri e politici che usavano il proprio ruolo solo per un arricchimento personale.
Quella sensazione che, in ogni mistero, in ogni delitto eccellente, ci sia qualcosa di non detto, qualcosa di sporco. Qualcosa che nessuna indagine deve mettere in luce. Come succederà in questo romanzo al commissario Ambrosio..

La scheda del libro sul sito di Mondadori
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Quando tocca agli italiani?

Basta con questa invasione..
Basta con queste ong che aiutano i trafficanti ..
Dobbiamo difendere i nostri confini ..
Finalmente qualcuno che difende l'Italia ..
Prima gli italiani ..

Ma qualcuno, dopo queste grida manzoniane (contro gli immigrati, contro le ONG..), inizierà a chiedersi quando arriva questo momento, per gli italiani?
Quando inizieranno a sentirsi più sicuri, nella loro vita.
Per dire, questa mattina il mio treno viaggiava bello stipato perché Trenord (traporti regionali in Lombardia), nella sua infinita saggezza, ha deciso di togliere una carrozza. Siamo in estate no?
Prima gli italiani.
Non sono state le ong e i migranti ad averci rubato i posti sui treni e quella carrozza in più che avrebbe consentito un viaggio più comodo alle persone.
A proposito di treni, che fine ha fatto la famosa agenzia per la sicurezza dei trasporti?
Il governo e il ministro Toninelli volevano accorparla a quella per la sicurezza delle austostrade, col decreto per Genova: ma questa società, Ansfisa (che prende il posto della Ansf - agenzia trasporti ferroviari), è rimasta "al palo". 

Ne parla Giorgio Meletti oggi
E qui scatta la resistenza passiva contro Mortellaro, nominato direttore dell’Ansfisa il 31 gennaio scorso dal presidente della Repubblica e da allora tenuto sulla porta. Il regolamento e lo statuto della nuova agenzia, proposti da Mortellaro, dovevano essere emanati entro il 31 marzo ma sono ancora appesi al “concerto” tra Toninelli e i colleghi Giovanni Tria (Economia) e Giulia Bongiorno (Funzione pubblica). In realtà il capo della rivolta è proprio Chiovelli che, avendo diretto per sei anni l’Ansf, ne rivendica la perfezione e per questo ha scritto un messaggio riservato al ministro in cui esorcizza il regolamento di Mortellaro come “distruzione di tutto quanto sin qui costruito”. Intanto il comitato direttivo e il collegio sindacale dell’Ansfisa non sono stati ancora nominati. Ci avviciniamo all’anniversario del Morandi con segnali incoraggianti: l’urgenza con cui Toninelli ha messo mano alla sicurezza di ferrovie e autostrade era forse eccessiva. La burocrazia ministeriale (che c’era prima di lui e ci sarà dopo) sta cercando di convincerlo che, grazie a essa, viviamo nel più sicuro dei mondi possibili.

Ma anche per chi viaggia sulle autostrade le cose non vanno meglio: la procura di Vicenza ha messo i sigilli alla galleria di Malo della Pedemontana (l'autostrada che si doveva ripagare da sola) per cemento scadente e per il rischio crolli.

Prima gli italiani dunque, ma quando?

09 luglio 2019

Sicurezza fa rima con ong

Per la macchina della propaganda leghista sicurezza fa rima solo con immigrazione (anche a costo di forzare la rima che non c'è).
Immigrazione, ovvero lotta alle ONG, alle capitane criminali che speronano le navi italiane, che violano le leggi eccetera eccetera..

Multe per queste navi che salvano le persone in mare, carcere per i volontari, sequestri e ora pure la richiesta di nostre navi militare a pattugliare i porti assieme a dei droni.
Sebbene ad oggi non esistano prove dei legami tra i trafficanti (talvolta proprio le milizie libiche con coi noi italia abbiamo stretto un accordo fin dai tempi di Minniti), la teoria alla base della "sicurezza" bis è sempre la stessa: le ong portano criminali a casa nostra.

E chi se ne frega se i barchini, con gli sbarchi fantasma, ne portino molti di più.
E' la propaganda bellezza..

Sempre per questo motivo, sicurezza non fa rima con gli ecoreati e con le eco mafie, quelle che hanno interesse ad esasperare la situazione nelle strade, coi cassonetti pieni, in modo che poi si debba legiferare in emergenza.
In modo che si debba poi aprire nuove discariche in deroga, che si debbano costruire inceneritori che, se fosse messo in atto un meccanismo di riciclo, non servirebbero.

Un po' quello che succede a Roma, nella guerra contro la giunta comunale, che avrà tutte le colpe, eccetto quella di dover fare il lavoro della regione Lazio.
O come quello che succede al nord, coi roghi nei siti (legali o meno) di stoccaggio rifiuti.

A proposito di speronamenti: il ministro avrà qualcosa da dire sull'ennesimo incidente sfiorato a Venezia?

08 luglio 2019

La restaurazione in Grecia

Meno tasse, su i salari. Se la ricetta va bene in Italia perché non dovrebbe andar bene anche in Grecia?
In fondo tutti i leader dei partiti di destra si somigliano, più o meno.
In Grecia il nuovo capo del governo dopo le elezioni, Mitsotakis, è un banchiere, discendente da una famiglia che si è sempre occupata di politica, come un titolo nobiliare che si passa di padre in figlio: ha fatto le promesse che il ceto medio, o quello che ne rimane, voleva sentirsi dire e ha battuto Syriza, il partito di sinistra, colpevole di essersi piegata ai diktat dell'Europa.

Il partito conservatore (quello che ha mandato i conti all'aria del paese) è favorevole alla privatizzazione del servizio sanitario greco, ad altri tagli alla spesa pubblica, alla scuola, la gente per strada, quelli che hanno votato per questi conservatori, cosa ne pensano?
L'impressione è che alla fine si sia votato anche qui molto di pancia.

Italiani Greci, una fazza una razza, vi ricordate il film di Salvatores, Mediterraneo?
Ecco, alla fine troviamo sempre un buon motivo per non amare del tutto questa Europa, capace solo di farsi odiare, di portare acqua al mulino delle destre.
A proposito, con la vittoria della destra liberale, i neonazisti di Alba dorata escono dal parlamento greco, avendo finito il loro lavoro.

07 luglio 2019

La malattia del tifo

La malattia del tifo sta progredendo: dalla vicenda Sala all'ultimo episodio del veliero Alex con i 46 migranti presi al largo della Libia. 
A seconda di quale giornale uno stia leggendo, la condanna del sindaco di Milano passa da bagatella a colpa grave.
Oggi Repubblica pubblica un suo articolo che è un grido d'allarme: dopo la mia condanna nessuno vorrà fare il sindaco.
Eppure è stato condannato per un verbale retrodatato, che aveva al centro l'appalto per la piastra: si parla di Expo, la mega esposizione in cui tutto rimase fermo dall'assegnazione nel 2008.
E nel 2012 si doveva fare in fretta e, sopratutto, bisognava che l'appalto finisse alla Mantovani, senza gara.

La sentenza gli ha concesso il beneficio dell'aver agito per un interesse pubblico, ma spero che questo modo d'agire non diventi prassi e non ritorni quando ci saranno gli appalti per le olimpiadi del 2026. Altro che modello Expo: Sala non si è arricchito (anche se l'effetto Expo gli è stato d'aiuto per diventare sindaco), ma i soldi erano pubblici, siamo noi ad averci rimesso.

Sui migranti che c'è da dire?
La libia non è un posto sicuro e i porti libici non sono sicuri. Malta è un'isoletta e non può accogliere ancora migranti. 
Nemmeno la Tunisia coi suoi porti è un approdo sicuro, perché secondo molti giuristi in questo paese non c'è il rispetto dei diritti umani.
Dunque, che facciamo?

Il PD ha gestito in modo tiepido la questione, avrebbe potuto fare un punto e a capo votando no in merito al finanziamento della missione libica.
Invece abbiamo assistito ad una scenetta imbarazzante, con la lettera dello smemorato Renzi e alle risposte piccate di Gentiloni e Minniti.
Renzi aveva detto che non si sarebbe fatto condizionare dai sondaggi, quando si fosse occupato della questione dei migranti: la storia ci ha consegnato invece un leader che ha usato le leggi sui diritti civili (importanti, certo) per poi fare riforme su lavoro e scuola che sembravano provenire dal programma del centrodestra.

Difendere i migranti, come difendere i senza lavoro, come difendere le persone di Taranto è scomodo. Si dice che così si fa il gioco di Salvini.
Si rischia di perdere voti.
Meglio azzuffarsi su retroscena delle passate legislature, sulle intercettazioni fatte per l'inchiesta su Palamara.

06 luglio 2019

L'isola delle anime di Piergiorgio Pulixi



Prologo 
Dei cinque poliziotti assegnati nel tempo all’omicidio di Dolores Murgia, sono l’unica ancora in vita. Ho perso quattro colleghi, quattro amici. Alcuni dicevano che quel caso fosse disgraziato. Che tutti noi avremmo fatto meglio a dimenticarcene, a lasciarlo irrisolto. A furia di scavare, invece, avevamo risvegliato los animas malas, gli spiriti malvagi, e il buio ci aveva investito tutti, uno dopo l'altro.Come una maledizione.

L'anima è la parola chiave di questo romanzo.
Perché Pulixi ci racconta l'anima di una Sardegna arcaica, un'isola nell'isola.
Perché ci parla di anime da placare con sacrifici.
E di anime di poliziotti che hanno perso l'anima, per inseguire quei demoni.
Prima di uscire, mi guardo riflessa nello specchio. Quello che vedo non mi piace. Quello che scruto è solo il mio corpo, ma la mia anima non c’è più. L’ho lasciata su quella macabra scena del crimine.

Ci sono casi che, per un poliziotto che ama il suo mestiere, diventano qualcosa di più che un fascicolo con una sigla sopra. Diventano come una malattia, come un virus che ti entra dentro e non ti lascia più. Costringendoti ogni giorno a guardare quelle carte, quelle foto dei morti che poi, ogni notte, ti ricordano di esistere, a dare loro giustizia, a trovare il colpevole...

Una malattia che ha perseguitato Moreno Barrali, poliziotto in pensione, convinto che una serie di delitti avvenuti sull'isola e rimasti senza colpevole siano tutti riconducibili ad una stessa mano assassina.
Un serial killer che uccide giovani donne, in prossimità di antichi luoghi di culto, secondo uno stesso rituale: legate con le mani dietro la schiena, coperte con un vello e con in faccia una maschera, simile a quelle indossate nel carnevale.

.. il cadavere aveva il viso coperto da una maschera lignea di fogge bovine dalle lunghe e appuntite corna; gli ricordava quelle del Carnevale

C'è un bambino, nelle prime pagine del libro, testimone di uno di questi delitti, scopriremo poi la sua identità nel corso della storia:
Il bambino, per timore che l’orco tornasse a prenderlo, non avrebbe mai rivelato ad anima viva ciò di cui era stato testimone.[..] Così come quell’arcana formula che non avrebbe mai potuto dimenticare:
«Abba non naschet si sàmbene non paschet». “L’acqua non nasce se il sangue non pasce…”

Donne sgozzate come agnelli, ma senza altri segni di violenza. Come se quella morte servisse a placare l'ira di un dio affamato di sangue, come se l'assassino fosse una sorta di sacerdote costretto a questo rito per proteggere la sua gente e versare questo sangue come un'offerta.

L'ultimo romanzo di Piergiorgio Pulixi è ambientato in Sardegna e ci parla di antichi culti, di delitti compiuti secondo un rituale che discende nei secoli, di una famiglia che si tramanda questi riti da padre in figlio.
E di poliziotti che devono investigare, quasi controvoglia, su questi delitti, sfruttando tutte le moderne tecniche scientifiche.
Passato e presente.
Del primo personaggio di questo romanzo intricato e intrigante ho già parlato, l'ex poliziotto Barrali. Considerato dai colleghi un matto, per l'ossessione su quei delitti che nessuno, tra i suoi colleghi e superiori, ha mai preso sul serio.
Le altre protagoniste sono due giovani donne, due ispettrici: Mara Rais ed Eva Croce.
Entrambe sbattute dentro una nuova struttura, chiamata Delitti insoluti, per occuparsi di tutti quegli omicidi rimasti insoluti, appunto, e cercare di rivederli oggi sfruttando le moderne tecniche della scientifica.
Per Mara è una punizione: scacciata dalla Omicidi per essersi permessa di denunciare le molestie del Questore, è stata lasciata sola e tradita dalle colleghe.

L'altra componente della struttura si chiama Eva Croce: un passato brillante nello Sco a Roma, specializzata in sette e delitti rituali. E ora trasferita sull'isola: a differenza di Mara, in questo trasferimento c'è una rinascita, per cercare di lasciarsi alle spalle il dolore per una perdita importante, quella della figlia Maya, di cui ancora si porta dietro i vestitini..
Nello scantinato della Questura di Cagliari, Eva e Mara dovranno spulciarsi le scartoffie di vecchi delitti, per cercare di capire se per qualcuno di questi, c'è ancora la speranza di trovare qualche nuova traccia: una mossa politica, questa, per cercare di alzare la media dei delitti risolti, come se i poliziotti fossero dei manager che devono gonfiare i dati del bilancio
«Alla fine è tutta una questione di numeri: una vera e propria analisi costi e benefici, come se si trattasse di una multinazionale.»

Tra questi delitti da riaprire, Eva e Mara devono partire proprio da quelli che hanno ossessionato Barrali: due delitti, uno del 75 e uno dell'86, due donne uccise nella stessa modalità nella notte “de sa die de sos mortos, la notte dei morti o delle anime”
Le istantanee ritraevano due cadaveri accomunati da alcuni particolari: erano entrambe donne, prone, le mani legate dietro la schiena; erano ricoperte da velli di pecora non tosati, ..

Ma Barrali, e anche la polizia di Carbonia, è alle prese col caso di una giovane donna scomparsa, Dolores Murgia: sparita da casa da giorni, Barrali teme che possa essere la prossima vittima di questo serial killer che è diventato la sua ossessione. Un'ossessione che lo sta portando alla morte..

L'indagine della squadra dei delitti insoluti porta le investigatrici su una pista promettente che punta su una specie di santone, Melis, e alla sua setta che seguiva antichi culti neonuragici, setta frequentata da Dolores da qualche settimana.

In parallelo a questa indagine, l'autore ci porta dentro la Sardegna più antica, nella Barbagia superiore, nelle terre dei Ladu, un'antica famiglia che vive in case distanti chilometri dalla civiltà secondo rituali distanti secoli dall'epoca moderna.
Vigne dei Ladu, Barbagia superiore 
La Sardegna non è un’isola. È un arcipelago di tante isolette separate non dal mare, ma da lingue di terra. Alcune sono così piccole da essere atolli, ma ognuna ha un’identità propria.

I Ladu amministrano la giustizia applicando le loro leggi e le loro punizioni feroci, sia sul loro territorio sia all'interno del loro clan. E amministrano anche il culto dell'antica Dea madre, la Dea che garantisce prosperità alla loro gente e siccità e carestie quando invece è con loro adirata, come sta succedendo ora:
«Dobbiamo placare il furore della terra. Lo dobbiamo fare per il bene della nostra famiglia.»

Superstizioni, tabù, riti che si perdono nel passato. Come i delitti di cui si devono occupare, inizialmente controvoglia, Mara ed Eva, che pian piano cominciano a studiarsi a punzecchiarsi, così diverse nel loro carattere.
Ma all'improvviso i cold case, i delitti “freddi” diventano delitti bollenti: perché un'altra ragazza viene trovata morta, uccisa proprio seguendo quel rituale, il vello di capra, la maschera lignea. Uccisa proprio in un sito dell'antica civiltà nuragica.
È tornato l'assassino e l'indagine ora riguarda anche i colleghi della Mobile: ma la lotta contro questo demone infetterà Eva e Mara con lo stesso virus che anni prima ha colpito Barrali.
Sarà una lotta che le porterà a scoprire i propri limiti, a fare i conti coi propri demoni e che causerà altre morti.

L'isola delle anime è un noir avvincente, che mette assieme passato e presente, che è un omaggio all'isola dell'autore, la Sardegna, con una natura bellissima e incontaminata, spazi infiniti che l'occhio umano non riesce a coprire.
Una regione, ci spiega l'autore, dove la mafia ha attecchito solo in alcune zone periferiche ma dove il capoluogo, Cagliari, è preda delle tre M, Massoneria, mattone, medicina.
Un noir che ci regala due nuove investigatrici, Mara ed Eva, due donne in cerca di riscatto e desiderose solo di lasciarsi alle spalle il male che hanno vissuto e che spero che incontreremo presto in una nuova indagine.

Altri posti su L'isola delle anime: il codice barbaricino, la mafia e la massoneria

La scheda del libro sul sito dell'editore Rizzoli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

05 luglio 2019

Di sicuro c'è solo che Giuliano è morto


"Di sicuro c'è solo che è morto": il lapidario titolo dell'articolo dell'Europeo del luglio 1950, a firma di Tommaso Besozzi è entrato nella storia del giornalismo e ha dentro tutti i misteri della fine di Salvatore Giuliano, la primula rossa di Montelepre, il bandito Giuliano, l'imprendibile Giuliano.
La finta sparatoria coi carabinieri, il cadavere supino col sangue sulla schiena e poi, la scomparsa del memoriale dove aveva messo nero su bianco i mandanti della strage di Portella della Ginestra del 1 maggio 1947 (e poi l'altro misterioso omicidio di Gaspare Pisciotta).

Di sicuro c'è che è morto, che non ci si può fidare dello Stato quando di mezzo ci sono segreti che coinvolgono il potere, che dopo Portella della Ginestra la mafia ha potuto riuscì ad imporsi come interlocutore valido con lo Stato, custode di segreti che possono stroncare la carriera dei notabili DC e del partito indipendentista (che avevano usato il banditismo sull'isola per ricattare lo Stato che poi concesse l'autonomia).

La nostra Repubblica ha perso la sua innocenza presto, o forse non è mai stata innocente.
Di sicuro c'è solo che ogni mistero di questo paese (da Portella a Ustica, dalle stragi di mafia del periodo 1992-93 alle bombe degli anni '70) ci sono depistaggi, pezzi deviati dello stato e verità di comodo.
Grazie a Turiddu, Cosa Nostra compie il salto di qualità: gli ha tappato la bocca e ha fatto sparire ogni documento compromettente per i suoi nuovi alleati. In cambio tutti gli atti pubblici la ignoreranno fino alla strage di Ciaculli, i sette militari disintegrati il 30 giugno '63 dalla giulietta imbottita di esplosivo. 
Cosa Nostra si è legata, come mai era accaduto in passato, a pezzi importanti delle Istituzioni. Condivide segreti, che non dovranno essere rivelati,pena la bancarotta morale della nascente Repubblica. Ha intrecciato rapporti fondamentali, che sfrutterà per oltre mezzo secolo. Certi canali mai più verranno chiusi, certi indirizzi resteranno conosciuti e praticati da ambo i lati, certi accordi inconfessabili diverranno la base di accordi inconfessabili. La mafia è sempre stata identica a se stessa: corruttrice, sanguinaria, avida. In difesa del proprio utile mai si è fatta scrupolo di ammazzare donne e bambini. L'onorata società e gli uomini d'onore sono un'invenzione dei complici d'alto bordo. 
Ai tempi di Vizzini le bastava amministrare il potere all'ombra dello Stato; ai tempi dei corleonesi vorrà sostituirsi allo Stato. Lo spartiacque sono gli anni di Giuliano con il patrimonio di ricatti, minacce, conoscenze, che unito alla protezione statunitense le consentirà il controllo dell'isola e di una parte dell'Italia prima della sua estensione all'intera Europa. 
A sua insaputa Turiddu è stato lo strumento per consentire alla «disonorata società» di uscire dalla dimensione regionale e assurgere a interlocutore privilegiato delle istituzioni.”. 
Quando la Sicilia fece guerra all'Italia, di Alfio Caruso

04 luglio 2019

Il codice barbaricino (da L'isola delle anime di Piergiorgio Pulixi)


La Sardegna, due investigatrici sbattute ad indagare su vecchi delitti, cold case.
E delitti feroci, compiuti secondo un rituale antico, che ha attraversato secoli, di generazione in generazione.
Un'isola bellissima e solitaria.
Con sue regole e codici.
Come il codice barbaricino.
Come la massoneria.
«Ma non c'è criminalità locale qui, qui? Nel senso, coma mai in Sardegna non c'è la mafia?» 
«non pensare che sia un'isola felice. Forse lo era, una volta. Oggi il nord è in mano alla mafia russa, e quelle nostrane, 'ndrangheta in prima fila, ripuliscono una marea di denaro sporco in Costa Smeralda comprando alberghi, costruendo villaggi turistici, ristoranti e via dicendo.» 
«Però non c'è un'organizzazione autoctona, come in Sicilia o in Calabria»«No. Non sono una sociologa, ma credo che qui la cultura mafiosa non sia mai riuscita a mettere radici perché c’è sempre stata una tradizione pastorale incentrata su un profondo senso di autogiustizia.» 
«Non ti seguo.» 
«Hai mai sentito parlare del codice della vendetta barbaricino?» 
«No, ma sembra una cosa veramente cazzuta.» 
«Ci puoi scommettere .. Sull'isola, soprattutto in Barbagia e nell'entroterra, la giustizia è sempre stata una questione personale, che non potevi demandare allo stato né ad un altro gruppo di potere, quindo nemmeno a una qualunque forma mafiosa. I sardi hanno sempre manifestato un'avversione contro il potere costituito, ribellandosi anche in maniera violenta, a ogni genere di prevaricazione nel nome dell'autorità.»[..] 
«La società agropastorale barbaricina, ma non solo, era guidata dal senso dell'onore e dalla necessità della vendetta violenta, ma in forma privata o al massimo familiare. Avrai sentito parlare delle infinite e sanguinose faide che hanno segnato la storia di queste terre.» 
«Si.» 
«Ecco. C'era un codice consuetudinario, tramandato solo in forma orale, una serie di norme comportamentali che legittimavano la vendetta in determinate occasioni e con precise modalità..» 
«E la polizia? Lo Stato?» 
«Lo stato veniva identificato come l'invasore, l'usurpatore, quindi non ci si poteva fare affidamento. Ci si autoregolamentava. Il sardo è fondamentalmente anarchico, insofferente a qualsiasi forma di controllo e prevaricazione. Ormai ci siamo rammolliti e ci caliamo le braghe davanti a chiunque, ma un tempo non eravamo così.»«Quindi tu dici che ci siete salvati da questa piega solo perché la vostra mentalità non concepisce la passività, l'accettazione dele sopruso e le umiliazioni, come accade invece nelle altre regioni?» 
«Esattamente, e aggiungo anche che abbiamo un senso della comunità diverso, più coeso. Se qualcuno provasse ad andare a chiedere il pizzo in paesi come Orgosolo, Luda o Desolo, sai cosa succederebbe?» 
«Mezzogiorno di fuoco?» 
«Una cosa del genere. E' per questo che la mafia ha attecchito nelle zone costiere, nel settentrione dell'isola, dove in realtà di sardi autoctoni ormai ce ne sono ben pochi. E' più facile sentire accenti slavi, brianzoli o calabresi.» 
«E qui nel Sud? A Cagliari non ci sono infiltrazioni mafiose?»  
«Praticamente zero. Abbiamo una cultura mafiosa diversa, molto meno appariscente, ma non per questo meno subdola e dannosa. Le chiamano le "tre M."» 
«Ovvero?»
«Massoneria, mattone, medicina: franchi muratori, imprenditori edili, baroni delle strutture sanitarie. Un blocco sociale di potere immutabile che governa nell'ombra questa città da sempre, grazie ad una fitta rete di relazioni clientelari. Un'oligarchia affaristica tanto consolidata che fa il bello e il cattivo tempo a Casteddu.» 
Da l'Isola delle anime, di Piergiorgio Pulixi - Rizzoli

Deve essere il caldo

Deve essere il caldo, sicuramente.
Se il ministro dell'interno si lancia nella sua guerra contro giudici e magistrati (come la GIP di Agrigento Vella), se annuncia una riforma della giustizia, se nei suoi tweet ripete come un disco rotto che non si può lasciar libera una criminale, come la capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete.
Deve essere il caldo, sicuramente.
La Lega, il partito della secessione, del tanko e della guardia padana.
Il partito dei sindaci che toglievano l'immagine del presidente della Repubblica.
Il partito che chiedeva di non applicare la legge (PD) sulle unioni civili.
Il partito dei 49ml di euro da restituire in comode rate.

Deve essere il caldo, sicuramente, se poi giornalisti e opinionisti lo prendono sul serio.
Perché la riforma della giustizia di Salvini è in fondo la stessa di Berlusconi (e no, non siamo noi quelli ossessionati).
Perché tutto sto chiacchierare su ONG e su capitane serve solo a tenere nascosto il fatto che sì abbiamo evitato la procedura di infrazione, ma siamo rimasti sotto osservazione per tutto l'anno prossimo.

L'unico a rallegrarsi pare essere il direttore Travaglio (non vorrei che si trasformasse nell'ultimo dei giapponesi): 
Ciò che paventavamo, inascoltati, si è tragicamente verificato ieri, con l’infausto annuncio che anche stavolta, come già a dicembre, la Ue non aprirà alcuna procedura d’infrazione contro l’Italia. E subito ilnostro pensiero corre, affettuoso e solidale, ai Cavalieri dell’Apocalisse
Stesso giornale, qualche pagina dopo, Carlo di Foggia:
Per il 2020 il governo ha invece garantito, con una lettera inviata martedì da Conte e dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, di impegnarsi a sterilizzare gli aumenti automatici dell’Iva (a bilancio ce nesono per 23 miliardi) senza ricorrere al disavanzo ma con misure alternative, con tagli di spesa e una revisione degli “sconti fiscali”(che equivale a un aumento delle tasse). Il governo ha poi previsto di usare anche per il prossimo anno i risparmi di Reddito e Quota 100, stimati tra i 3 e i 5 miliardi.L’impegno è bastato ai commissari per chiudere la partita e rinviarla all’autunno. Ma la strada è in salita, tra Iva e spese indifferibili il conto è già di 26 miliardi. Tagliare 23 miliardi è impossibile, tanto più che nessuno se ne sta occupando; così come recuperare risorse ingenti dalle spese fiscali, visto che i capitoli più corposi (spese sanitarie e ristrutturazioni edilizie) sono politicamente esplosivi. L’ipotesi di Tria di far scattare una parte degli aumenti Iva e stata stoppata da Lega e M5S, così come la possibilità di introdurre clausole di salvaguardia taglia spesa da almeno 10 miliardi. In ogni caso, lo sforzo servirebbe solo a garantire gli impegni fissati nel Documento di economia e finanza di aprile, cioè un deficit al 2,1% del Pil nel 2020, più o meno a livello di quest’anno. A questo va aggiunto il taglio fiscale (impropriamente chiamato flat tax) da almeno 10 miliardi che Matteo Salvini pretende nella manovra: ieri,peraltro, ha ribadito che è “prioritario”.
Deve essere il caldo che ci fa dimenticare della prossima manovra, del calo demografico colpa delle politiche contro la famiglia, degli italiani in fuga all'estero e dei medici che non avremo più, dei tagli che si annunciano in autunno.
Deve essere il caldo che ci fa diventare anche insofferenti, specie noi pendolari costretti a viaggiare in treni vecchi con aria condizionata che non funziona.
Treni della regione Lombardia (Trenord è a metà tra regione e Ferrovie dello Stato), la regione leghista che chiede maggiore autonomia allo Stato centrale perché così brava a far funzionare le cose.

03 luglio 2019

Lo spopolamento del paese

La notizia dello spopolamento del paese non dovrebbe sorprendere nessuno: siamo un paese di vecchi, dove l'ascensore sociale è bloccato come bloccata la meritocrazia.
Vuoi fare figli? Ormai è roba da ricchi.
Se non nasci nella parte giusta del paese (il nord), nella famiglia giusta, nel momento giusto, scordati la possibilità di studiare, di avere un lavoro ben remunerato, una famiglia e dei figli.

Non è un problema creato da quelli che governano oggi, che pensano si possa risolvere tutto dando la terra a chi fa figli.
Quelli di prima risolvevano tutto col bonus bebè.

Invece servirebbe una migliore mobilità sociale (anche se non sei figlio di Foa o Arata puoi lavorare nel ministero, o se non sei il capo dei vigili di Firenze), salari più alti e poi tutti quei servizi pubblici che oggi sono carenti: dagli asili per tutti, alla sanità, ai trasporti.

Dire prima gli italiani quando poi per comprare una casa deve garantire qualcuno per te, è solo uno spot.
Inutile.

Si facciano forza i sovranisti, anche loro nei tempi lunghi saranno estinti.

La giornata nera del sovranisti

In un giorno qualunque di questa estate afosa, scopriamo il bluff del sovranismo populismo.
In Europa i posti più importanti sono stati decisi da Germania e Francia e l'Italia (che si è schierata con Visegrad) non avrà forse poltrone importanti.
Dovevamo sbattere i pugni in Europa per difendere la manovra, l'aumento del debito legato a quota 100 e reddito di cittadinanza e invece dobbiamo congelare 1.5 miliardi per garanzia (per il debito). Oltre a tagli a sanità e alle forme di sostegno.
Dovevamo difendere i sacri confini della patria eppure i barchini continuano a sbarcare e così pure le ONG, perché salvano vite umane (certo ci sono le leggi e i decreti sicurezza, ma anche le leggi che tutelano la vita e la dignità delle persone).

Ora dovrebbe essere più chiaro il poco o nulla che c'è dietro Salvini e questo governo.
Non ci sarà la procedura di infrazione, ma pagheremo tutto lo stesso. Le promesse, la propaganda, le illusioni..
Certo possiamo rallegrarci coi numeri dati dall'Istat sull'occupazione, ma sono i numeri generati con gli stessi criteri di prima che non tengono conto della qualità del lavoro, delle ore di lavoro.

E ora?
Finita la gara di tifo sul capitano della Sea Watch 3 Carola Rackete che posizione prenderemo sulla Libia (anche alla luce dell'attentato a Tripoli)? Continuiamo a delegare alle milizie il controllo dei migranti?
Facciamo finta che la Libia sia un porto sicuro, che ci sia una invasione in corso, che in Italia ci sono le leggi e dobbiamo rispettarle (ma non quando crollano i ponti, non quando si parla di evasione, non quando si parla di far pagare le tasse ai giganti del web..)?

02 luglio 2019

Ci vorrebbe un'opposizione

Sull'ultimo numero de l'Espresso campeggiava l'immagine del sindaco PD Sala: l'uomo vincente che ora pensa ad un nuovo partito per prendere il voto dei delusi, quelli che han votato i 5 stelle o che non hanno votato.
Sullo stesso numero il segretario Zingaretti (dello stesso partito di Sala, si presume) spiegava la sua visione del PD.
Il PD a cui oggi in molti chiedono di mandare un segnale su quello che vuole fare, anche per spazzare via tutte le ambiguità che hanno portato alla perdita di voti alle recenti elezioni.
Il partito di Orfini e Delrio, saliti a bordo della Sea Watch ma anche il partito di Minniti, del Daspo e del regolamento alle ONG.

Come voterà il PD, per esempio, sul rifinanziamento degli accordi con la Libia? Facciamo finta che vada tutto bene, che ci sia un governo a Tripoli, che i migranti debbano essere rimandati nei loro centri?
Zingaretti parla di superare la Bossi Fini (creare canali di ingresso, abolire il reato di immigrazione clandestina, di rivedere il jobs act (il lavoro non è solo un numero), di portare avanti politiche green (e come la mettiamo con le trivelle?).
Riuscirà a portare avanti questo programma in un partito dove i cavalli di razza scalpitano per trovare nuovi spazi (al centro, da Renzi a Calenda a Sala)?
Insomma, proprio in un momento in cui la maggioranza rivela tutte le sue crepe, il PD potrebbe non essere pronto a raccogliere la sfida.
Sala è il sindaco dei DASPO ai Rom, del modello Expo (e della pax giudiziaria con la procura di Milano), che parla di ambiente eppure Expo ci ha lasciato solo una serie di padiglioni ora vuoti (e ben diversi dai rendering del progetto iniziale).

Qual è la posizione di Sala e Zingaretti (e delle altre anime del PD) su Ilva, sulle concessioni autostradali ad Atlantia (cioè Benetton), sulle nomine nel CSM?

01 luglio 2019

Il pianto dell'alba, di Maurizio De Giovanni



Considerate adesso un colpo di vento. 
Consideratelo nel momento della sua nascita, in una terra remota, ignaro della strada che dovrà percorrere, fatta di notte e di mare. Immaginatelo figlio del freddo che viene dalle stelle, perché abbia del padre la distanza dalle cose la noncuranza di chi dovrà sfiorare; e dall'aria calda che sale dalla sabbia del deserto dopo una torrida giornata di sole, perché abbia la follia e l'imprevedibilità del padre.

Un soffio di vento arrivato da lontano porta il calore, caricato dal mare, all'interno due stanze: nella prima un uomo si gode quel momento di felicità che credeva non gli potesse appartenere mai, accanto alla donna che ama. Ma mentre accarezza il ventre della moglie le parole della madre gli ritornano in mente, come un monito che arriva da lontano
Come hai potuto, diceva la donna. Come hai potuto.

Poco lontano, un'altra finestra dove una donna giace quasi immobile, non addormentata e nemmeno nel dormiveglia. Accanto, un uomo biondo, che non avvertirà più il calore del vento sulla sulla pelle perché un proiettile si è conficcato nel suo cranio.

Con questa doppia immagine si apre l'ultimo capitolo della serie di Ricciardi, ambientato un anno dopo il precedente “Il purgatorio dell'Angelo”, in un torrido luglio dell'estate del 1934, XII era fascista, come si diceva allora. Un anno è passato e Ricciardi ha conosciuto quello che credeva a lui preclusa, l'amore e la felicità accanto alla donna che ha amato così teneramente, da lontano, ogni sera, dalla finestra della sua camera. Enrica, la donna che ha sposato e che ora è in attesa del suo primo figlio, o figlia, come sostiene Nelide, forte della sua saggezza popolare

- Panza chiatta vole la zappa; panza appizzuta, vole lo fuso.

Nelide che ora, su ordine della zia Rosa (che ogni tanto la visita in sogno e di cui ha preso il posto), ha su di sé il compito di accudire il barone di Malamonte, Luigi Alfredo Ricciardi, e la sua famiglia.

Un anno, per stravolgere tutte le convinzioni che si era formato fino ad allora. Un anno per convincersi di poter vivere quasi normalmente, per dire a sé stesso che in fondo forse non era pazzo. [..]Un anno che aveva detto ad Enrica di sé, e che le aveva chiesto di diventare sua moglie.

Mentre si appresta ad andare al lavoro, nel suo turno domenicale, Ricciardi si trova davanti la domestica di Livia Vezzi (la cantante lirica che abbiamo incontrato fin dal primo romanzo e che aveva fatto una corte assillante al commissario): la sua padrona è riversa sul letto, forse sta male e a fianco c'è un uomo, con un buco in testa.
Assieme a Maione, Clara e Ricciardi giungono al palazzo di Livia: l'uomo nel letto è Manfred, l'ufficiale tedesco che anni prima aveva chiesto invano la mano ad Enrica. Ora è morto mentre Livia, apparentemente ubriaca, giace al suo fianco con una pistola vicino alla sua mano.
Mentre Ricciardi e Maione, assieme al dottor Modo che li ha raggiunti, cominciano le prime analisi della scena, tre altri uomini entrano nella stanza.
Sono poliziotti della squadra politica che in modo spiccio, prendono possesso della scena del crimine e cacciano via i tre.
Un delitto passionale che però, per la rilevanza della vittima che ufficialmente lavorava presso il consolato germanico, deve passare per le mani dei poliziotti di Roma.

Cacciati in malo modo però, Ricciardi col dottor Modo e col fido Maione, decidono di portare avanti lo stesso una loro indagine, in segreto, facendo ricorso a tutta quella rete di conoscenze costruite in tanti anni.
Sarà un'indagine che Ricciardi sente di dover fare, perché si sente in parte responsabile di quanto successo a Livia, per il dolore che le ha causato il suo rifiuto.
E quell'indagine gli fa sorgere un sentimento nuovo: come nuovo per lui è l'amore, lo è anche la paura e la preoccupazione:
L'amore è incoerenza. Per un attimo di felicità priva di futuro, come se dovesse durare per sempre, tanta ansia, tanta preoccupazione, tanta possibile sofferenza. Eppure quell'attimo di felicità basta a nutrire il resto della vita.

Preoccupazione per sé e per la sua nuova famiglia, perché ora non è più solo, nessuna finestra lontana da osservare, cercando quegli occhi dietro le lenti, quelle mani che ricamavano placide consegnandogli tutta quella serenità, dopo una giornata ad incrociare morte e morti.

Ma quell'indagine non è un caso come gli altri: siamo nel 1934 e questo è un anno importante per gli equilibri della Germania nazista.
- Cosa sapete di quello che sta succedendo in questi giorni in Germania, Ricciardi?

Questa domanda viene fatta a Ricciardi da un funzionario della polizia politica: Livia sembra essere finita all'interno di un intrigo geopolitico molto pericoloso.
Che porta fino a Roma, allo scontro all'interno del partito fascista.
Ma il vento cambia, e quando cambia fa tutto un altro rumore.

L'indagine parallela va avanti: in una città come Napoli non è possibile che nessuno abbia visto qualcosa, che nessuno abbia visto quell'auto scura prelevare Manfred, che nessuno abbia visto Livia uscire dal ricevimento quella sera fatale.
Vincendo la paura che il regime instilla nella povera gente, piano piano piccoli pezzi di verità arrivano a galla, portati da Bambinella e dalla sua rete di amicizie nei bordelli della città.
Portati da Modo e dal suo amico pescatore, che vive in una piccola “stanzulella” scavata nel tufo che si affaccia su una spiaggia a Mergellina.
Portata persino da Nelide, che in questa storia riesce perfino a regalarci un sorriso, che trova un carrettiere che aggiunge un altro pezzetto di verità alla storia.

Ancora una volta Ricciardi dovrà affrontare il male, mettendo a rischio la sua incolumità e quella delle sue persone. Ma, rispetto al passato, dovrà anche rispettare quel giuramento fatto alla moglie: “non dimenticarti mai di noi” ...

Non dimenticarti di noi, amore mio. Non dimenticarti mai di noi. Devi giurarmelo qui, dove hai chiesto di passare la vita intera con te. Ogni tuo gesto, ogni tuo rischio dev'essere in funzione di noi. Me lo giuri?

Ogni storia ha una sua fine: anche il ciclo di Ricciardi, di Maurizio De Giovanni è giunto così alla conclusione, con questo racconto in cui troviamo tutto lo stile dello scrittore napoletano: c'è un'indagine da seguire, c'è il racconto delle tante anime della città, c'è il racconto visto dal di dentro della vita sotto il fascismo.
“Basta togliere la libertà ed è chiaro che ci sta più ordine” - sbotta il dottor Modo di fronte a Ricciardi, che pure è un funzionario della polizia fascista.
Ordine in cambio di riduzione delle libertà personali, anche quelle di espressione: non stiamo parlando solo dell'Italia del 1934.

Ma quello che rende unico questo romanzo, sono le pagine dove si racconta del calore familiare, in casa di Enrica e in casa Ricciardi. Sono pagine dove si parla di amore:
L'amore si racconta, sai. Adesso l'ho capito. Non serve a niente, l'amore, se resta sepolto in una stanza,a incenerire nelle mani di un uomo solo. L'amore si racconta, non importa in che lingua, non importa se sussurrato o urlato.

Arriverete, come me, alle ultime pagine, che ho letto con una forte tensione, sapendo che erano le ultime pagine in compagnia di Ricciardi, fino al primo pianto dell'alba. E lì, ho pianto anchio.

La scheda del libro sul sito di Einaudi e il pdf col primo capitolo.
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