11 gennaio 2021

Anteprima delle inchieste di Report: gli appalti Covid, i dati della pandemia e gli youtuber

“Ma perché paghiamo le mascherine molto più le mascherine di quello che pagano altri paesi?” questa la domanda a cui il servizio di Rosamaria Aquino cercherà di dare risposto.

Poi un servizio sugli youtuber, infine come regioni e ministero gestiscono i dati dalle aziende sanitarie sul covid.

Il business delle mascherine

Nei primi mesi della pandemia avevamo bisogno di mascherine e così il governo ha deciso di passare attraverso un commissario, cui affidare questi acquisti che per lo più sono stati fatti senza gara.

Ma nella fretta è successo che li abbiamo pagati di più di quanto li hanno pagati altri, perché in Italia non avevamo nemmeno più una filiera capace di produrre questi dispositivi e siamo così dovuti andarli a cercare all'estero.

Passando anche attraverso intermediari, tra il commissario Arcuri e delle aziende cinesi: “il più grande consorzio cinese” assicura uno di questi personaggi, Mario Benotti proprietario della Micriproducts SRL e presidente del consorzio Optel.

Ma chi sono queste aziende cinesi? I giornalisti di Report sono andati fino a Wenzhou dove ha sede la Wenzhou Light a cui Arcuri ha commissionato quasi 800ml di euro di mascherine.

Nei confronti dei giornalisti quelli di Wenzhou si dimostrano molto diffidenti, non rilasciano molte informazioni: si capisce però che non fabbricano mascherine, ma sono solo una società di export.

Report è allora andata a visitare una fabbrica che confeziona mascherine poi esportate in tutto il mondo: loro producono per società che fanno export, non sanno a quali paesi arriveranno i loro prodotti – racconta un responsabile.


Sappiamo però che qui in Cina una mascherina costa alla produzione 2 centesimi e sono vendute a partire da 3 centesimi in su: la nostra struttura commissariale le ha pagate 55 centesimi l'una.

Report ha provato a presentarsi come acquirente ma è stato dirottato verso una società di trading: a Wenzhou c'è una delle sedi della Luokai trading, l'altra società a cui Arcuri ha commissionato le mascherine, per 633 ml. Si trova in un quartiere blindato dove si trovano le sedi del partito comunista, dentro un comprensorio dove ha anche sede la corte suprema cinese.

Facendo una semplice visura, Report ha scoperto che la Luokai trading viene creata cinque giorni prima della commessa italiana. Mentre l'altra, la Wenzhou lighit, è piena di ingiunzioni di pagamento.

Siamo sicuri che fossero le aziende (o le aziende di trading) a cui ci siamo rivolti, fossero le migliori?

Oggi Benotti, assieme a Daniele Guidi e Andrea Tommasi è indagato per traffico di influenze, proprio per questa operazione e per le provvigioni prese da queste due aziende cinesi.

C'è un'altra mediazione in cui quest'ultimi sarebbero sotto osservazione dal Tribunale di San Marino : si tratta della mediazione per l'acquisto di un villaggio turistico in Tunisia (che ha un valore di 20ml di euro), con crediti concessi dalla banca CIS in modo poco trasparente.

In Italia, nel periodo dell'emergenza, si è anche pensato a riconvertire aziende italiane alla produzione di dispositivi, per essere indipendenti rispetto a i fornitori stranieri.

Il commissario Arcuri coinvolge la sua Invitalia assegnando un finanziamento a fondo perduto di 50ml a 130 aziende di cui una ottantina si riconverte per produrre mascherine: è una delle misure contenute nel decreto Cura Italia.

Sarebbe dovuto essere un contributo a fondo perduto, ma non sempre è stato così: Maurizio Corazzi responsabile ricerca e sviluppo della Alter Eco di Tivoli a spiegato che si doveva completare il progetto entro 15 giorni, ma avendo loro comprato i macchinari nel periodo del lockdown, si è bloccato tutto.

Potrebbero produrre 50mila mascherine al giorno ma in questo momento sono bloccati, perché la protezione civile potrebbe arrivare in qualunque momento a prendersi i dispositivi per cui l'azienda si era impegnata. La Alter Eco ha preso 350mila euro ma non ha mai avuto un ordine dalla struttura commissariale: insieme ad altre venti aziende che si sono riconvertite per fare dispositivi, a maggio ha scritto ad Arcuri chiedendo un accordo per la fornitura. Il commissario risponde che per legge non può prendere impegni coi futuri fornitori.

Così ora Alter Eco dovrà restituire il prestito e vendere le mascherine all'estero: perché in Italia, si sono resi conto dalla Alter Eco, girano solo quelle cinesi.

Strano perché Arcuri ha scritto a Report spiegando come da luglio non compriamo più nulla dall'estero e nemmeno dalla Cina. Ma sullo stesso sito del commissario sono riportati acquisti dall'estero a settembre: l'ultima settimana di novembre arriva un sms alla giornalista in cui si parla di un volo dalla Cina con 40 tonnellate di dispositivi, notizia poi confermata dal responsabile delle dogane dell'aeroporto di Fiumicino, che spiega come a Malpensa continuino ad arrivare dispositivi dalla Cina anche in questa seconda fase.

Report racconterà la storia di un imprenditore, Pier Luigi Stefani, che ha proposto ad Arcuri l'acquisto di mascherine dalla Corea a 70 centesimi, da aprile a dicembre, per un totale di 100ml di pezzi.

Stefani che non si era proposto come intermediario, ha passato la proposta ad Assolombarda, alla regione Toscana e al senatore di FI Mallegni che a sua volta trasmise il tutto ad Arcuri, Borrelli, Conte.

Da Arcuri non ricevette alcuna risposta.

Il non aver affidato questi acquisti alle gare ha avuto un costo:

fare una gara sarebbe stato complicato in quel momento poiché c'era un'emergenza, ma lo Stato in quel caso deve comportarsi come imprenditore, un commissario straordinario dovrebbe fare quello che avrebbe fatto qualsiasi imprenditore, prende un aereo e va a trattare in Cina ..” - ha risposto Stefani che poi aggiunge “alla fine vince sempre il criterio dell'amico dell'amico perché questo signore di cui si parla [Benotti] era amico di Arcuri .. Arcuri ha bisogno di un amico per avere contatti con aziende a cui si danno 1 miliardo e 100 milioni?”.

La scheda del servizio: GLI SMASCHERATI di Rosamaria Aquino con la collaborazione di Norma Ferrara e Edoardo Garibaldi

Dall’inizio della pandemia gli appalti per l’acquisto di dispositivi di protezione sono stati affidati dal Commissario per l’emergenza coronavirus quasi sempre senza gara, anche per grandi importi. Come è andata? Parallelamente agli acquisti all'estero e in particolare dalla Cina bisognava creare una filiera nazionale di produzione, l’Italia ci è riuscita? Dalle aziende cinesi da cui sono state comprate mascherine a prezzi altissimi, alle imprese del Cura Italia, fino al maxi appalto Fca, il viaggio di Report tra mediatori diventati milionari e mascherine cinesi che l’Italia non compra più, ma ancora arrivano negli aeroporti della penisola.

Chi lavora in diretta video

Giuliano Marrucci si è specializzato nell'analisi delle piattaforme social: questa volta è il turno di Youtube e del concorrente di Amazon, Twitch, usate dai gamer, appassionati di giochi che condividono con altri le loro performance.

Perché con youtube si può anche guadagnare, PewDiePie lo youtuber più famoso, ne è l'esempio: ha iniziato 10 anni fa caricando video mentre giocava, oggi la sua pagina ha 108 ml di iscritti e afine 2020 si stima che abbia guadagnato poco meno di 60 ml di dollari.

Favij è italiano e ha iniziato a giocare ai videogiochi su youtube nel 2012, il suo canale ha poco meno di 6ml di iscritti, miliardi di visualizzazioni dei suoi video che gli avrebbero fatto guadagnare circa 2ml di dollari.

Ce ne sono altre decine di youtuber famosi in Italia, ragazzi come St3pny, che sfornava video a dozzine ma non aveva aperto la partita iva e così la finanza gli ha fatto visita, contestandogli un'evasione da 600mila euro di ricavi non dichiarati e 900mila euro di iva non pagata per tutto il suo volume d'affari (“il contribuente non faceva dichiarazioni ai fini iva” spiega l'ufficiale della finanza).

E' stata la prima indagine della finanza ad uno youtuber, un ritardo che ci potrebbe costare svariati milioni, esiste un limite nella retroattività con cui si può indagare, che è di cinque anni. Gli altri anni di guadagni non dichiarati ce li siamo persi.

Giuliano Marrucci ha intervistato altri ragazzi che lavorano su queste piattaforme, come Sara Setanizzi una delle influencer più famose che è stata la prima a sbarcare su Twitch dove “lavora” dal lunedì al sabato dalle 14 alle 19, più due serate a settimana dove invece che di giochi si parla di libri e giochi di ruolo. Sono sei, sette ore di streaming al giorno, un lavoro, oltre a tutto ciò che sta dietro, come le collaborazioni con le aziende. Non c'è tempo per fermarsi, nemmeno per prendersi delle vacanze.

Un altro ragazzo che vive sulla piattaforma è Wesley Josuè Caideco Luque (“Los amigos”): fa lo streaming da un loculo di pochi metri quadrati dove sono condensati cucina, studio e camera da letto.

Per fare streaming questi ragazzi devono fare parecchi investimenti: lo spiega Roberta Sorge: nella sua camera ha due postazioni, dove fa giochi e disegno, perché questa ragazza non gioca ma disegna le emoticon in diretta e c'è chi se la guarda per tre quattro ore al giorno.

E' un tipo di interazione anche questa, una cultura dove non siamo passivi ma in mano a persone vere, dove tu puoi scegliere se guardare o meno, ma puoi anche dirgli io sono d'accordo .. cosa ne pensi di questa cosa? Secondo me è rivoluzionario”

Persone che stanno collegati anche per cinque ore al giorno sulla piattaforma di Amazon, per seguire il lavoro di queste persone

La scheda del servizio: IN DIRETTA di Giuliano Marrucci con la collaborazione di Eleonora Zocca

Sono passati dieci anni da quando PewDiePie, il più famoso youtuber al mondo caricava la sua prima clip che lo riprendeva mentre giocava ai videogiochi. Oggi i suoi video sono stati visti circa 26 miliardi di volte e si stima che a fine 2020 abbia guadagnato poco meno di 60 milioni di dollari. Il gaming è un settore in continua crescita che ha esplorato, negli anni, nuove forme di espressione. Di recente abbiamo assistito a un esodo di influencer che da Youtube sono passati al meno noto Twitch. Con il 90% delle ore complessive di livestreaming, la piattaforma di proprietà di Amazon non ha rivali nel settore. Report ha provato a ricostruire i motivi del successo creando un canale ad hoc, e ha individuato le numerose lacune finanziarie che ancora affliggono il settore del gaming. Quanti soldi ha perso l’erario italiano per non aver creato un codice Ateco rivolto agli streamer?

L'analisi dei dati sulla pandemia

Per contenere l'epidemia e per uscire il prima possibile da questa emergenza servono i vaccini e serve anche il tracciamento dei contagi.

Il che significa raccogliere dati sui contagiati dal territorio e poi saperli elaborare: la perdita o la mancata comunicazione di contagi può causare lo sviluppo in una determinata zona.

Il primo problema è che se le persone non vengono tracciate, continuano ad andare in giro a frequentare la comunità pur avendo la possibilità di essere loro stesse contagiose – spiega il direttore de Diritti di cittadinanza per la Toscana.

In questa regione a partire dal numero dei positivi e dal numero dei positivi la regione calcola la sua capacità di tracciamento e la comunica all'ISS: questo è uno dei dati che serve per valutare lo scenario di rischio di ciascuna regione.

Mentre invece il dato che attesta se effettivamente i contatti possono aver contratto il virus siano stati ricercati non viene richiesto.

Se una regione ha fatto il 100% vuol dire che ha parlato con tutti i contatti: tra le regioni che lo hanno fatto, c'è la Basilicata, significa che per tutti i positivi si riesce a ricostruire la catena dei contatti, “è quello che ci dicono dalle periferie” spiega il responsabile della task force regionale Ernesto Esposito.

Ma a report dalle periferie arrivano altre indicazioni: persone positive al covid che non sono state contattate e che lamentano della “sindrome dell'abbandono”, cioè lasciate sole dopo anche 14 giorni.

Per l'assessore alla salute se i positivi al covid non sono contattati non è una responsabilità del dipartimento regionale competente ma dei medici addetti al tracciamento.

Insomma, la regione Basilicata e l'assessore Leone, darebbero all'ISS dei dati non veri.

C'è poi lo scontro tra regioni e ministero sui test rapidi che le prime vorrebbero fossero equiparati ai tamponi molecolari.

In Emilia Romagna comunicano il dato dei tamponi molecolari, mentre il Piemonte ha conteggiato tra i tamponi anche i test antigenici rapidi fino a quando è intervenuto il ministero della Salute per correggere il calcolo e così il numero dei tamponi effettuati per la regione Piemonte è drasticamente diminuiti da un giorno all'altro, più di 220mila test sono stati cancellati.

“Perché dare solo una parte, visto che tutti e due tamponi sono usati per diagnosticare i dati?” è stata la risposta dell'assessore all'emergenza covid Marnati.

Che si dicono stato e regioni durante la conferenza, dunque, visto che non si riesce nemmeno a decidere che dati raccogliere e inviare, per avere poi una lettura omogenea a livello nazionale?

Il Piemonte si dunque uniformato alle altre regioni ma così non vengono conteggiati nemmeno i positivi individuati coi test rapidi, così il 29 dicembre nel bollettino regionale c'erano 920 positivi mentre su quello nazionale erano 840.

In pratica, racconta la giornalista, i positivi che leggiamo sui bollettini non sono tutti quelli individuati in regione.

Quanto ci possiamo fidare di questi bollettini?

Ci sono deceduti Covid che non vengono censiti, alcuni morti censiti nei bollettini giornalieri sono in realtà deceduti nei giorni precedenti: in Toscana per esempio, per raccogliere i morti sul territorio c'è un iter più lungo, così possono rientrare negli elenchi successivi del giorno del decesso.

I decessi Covid registrati in Italia sono oltre 70mila, ma su approfondimenti fatti su solo 5000 cartelle cliniche di positivi Covid morti fino a maggio, l'ISS ha stabilito che nell'89% dei casi la causa della morte è il Covid e nel restante 11% sono altre patologie.

La scheda del servizio: DIETRO IL DATO di Antonella Cignarale con la collaborazione di Marzia Amico

Per monitorare l’impatto dell’epidemia da Sars-Cov-2 viene rilevata quotidianamente una mole di dati dalle aziende sanitarie locali che però non sempre viene trasmessa con completezza alla Regione. Altri dati raccolti invece a livello regionale, seppur preziosi, non vengono inviati ai vertici nazionali. E a oggi non c’è un dato solido nazionale sul rischio di trasmissione di contagio nel momento in cui ci si esponga a un caso positivo in ambito familiare, lavorativo o ricreativo. Se non pubblicato nella sua completezza, il dato offre una marginale lettura della situazione pandemica, finanche fuorviante. Se dal bollettino giornaliero la diminuzione di ricoveri in terapia intensiva può sembrare una buona notizia, in realtà non si sa se i posti letto liberati sono di pazienti dimessi o deceduti. E il dato dei decessi Covid come viene calcolato?

Tutte le anticipazioni sono state prese dalla pagina FB e dall'accout Twitter di Report

10 gennaio 2021

Cosa ci dicono le immagini dei barbari a Capitol Hill

Usare le immagini dell'assalto al Congresso americano per risolvere beghe italiane, è sintomo del provincialismo di cui soffrono molti giornalisti e opinionisti senza titoli in Italia.

Le persone che hanno forzato le transenne, attaccato i poliziotti, arrivando a farsi i selfie nelle stanze dei rappresentanti al congresso non erano poveracci: molti sono professionisti, alcuni sono personaggi cresciuti all'interno del sottobosco razzista e suprematista bianco che Trump ha difeso e coccolato.

Come aveva detto Marx, la storia si ripete, la seconda volta in farsa: nel corso di un secolo siamo passati dall'assalto al palazzo d'Inverno da parte dei comunisti, all'assalto del palazzo da parte dei ricca borghesia.

Ma questo non vuol dire che dietro la vittoria di Trump ci siano solo questi personaggi vestiti da vichinghi o da sciamani.

Trump ha vinto perché l'alternativa non aveva convinto l'elettorato democratico, e qui tocca tirare in ballo quanto scritto dall'ex ministro Barca su Twitter, sul peso delle disuguaglianze, che estremizza il discorso politico spostando elettori a votare per quello che a loro sembra diverso.

Se a destra nessuno vuole ammettere che quella destra, illiberale, razzista e poco amante delle leggi, è la loro destra, nel campo progressista (per modo di dire) non si vuole ammettere che anche nel centro sinistra (o quello che è rimasto) si hanno delle colpe per queste disuguaglianze.

Parlo delle politiche del lavoro portate avanti in questi anni, del precariato diventato bandiera a sinistra, di interi capitoli di spesa spostati da istruzione, sanità, ricerca verso le grandi opere (tutte utili?), gli armamenti, bonus dati senza discriminazione.

In Italia dobbiamo preoccuparci dell'abbandono scolastico, dei pochi laureati e di quanti finiti gli studi vanno all'estero, di una sanità che non ovunque dà stessi livelli e che col covid ha mostrato le sue fragilità anche qui al nord.

Anziché pensare alle case per chi ne ha bisogno, si pensa al nuovo stadio a Milano, secondo un modello di shopping, uffici luminosi, ormai fallito (se prenderà piede lo smart working tutto quel cemento per ricchi non servirà).

Quanto successo in America dovrebbe farci riflettere, specie a sinistra, sui nostri errori.

E invece tutto fa brodo per le polemiche di giornata. E ggli ultimi rimarranno sempre in fondo, dimenticati, anche ora che dobbiamo decidere come spendere i 200 miliardi e passa dall'Europa.

PS: ancora oggi, anche nell'editoriale di Travaglio, sento parlare di censura su Trump.

Twitter e FB hanno delle regole, poche ma ci sono e l'account di Trump le ha violate, non mi risultano che ci siano delle deroghe nel regolamento di questi social per i presidenti degli Stati Uniti.

La censura è un'altra cosa: è quando la Rai ti blocca il servizio, quando un direttore di giornale blocca un pezzo.

Quando ad un giornale arrivano querele temerarie per fargli tenere la bocca chiusa.

09 gennaio 2021

V2 di Robert Harris

 


Un sabato mattina verso la fine di novembre del 1944, in un deposito ferroviario nella località balneare olandese di Scheveningen, tre missili balistici lunghi quasi quindici metri se ne stavano adagiati nelle loro culle di acciaio con i pannelli di ispezione aperti, collegati a dei monitor e accuditi come pazienti illustri di una clinica privata da tecnici dell'esercito tedesco nelle loro uniformi di cotone grigio.

In questo suo ultimo romanzo lo scrittore inglese Robert Harris ci porta negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale quando Hitler scatenò contro l'Inghilterra l'ultima sua arma, le V2, i razzi contenenti una testata esplosiva che causarono circa 5000 persone tra Londra e Anversa, le due città contro cui furono lanciate queste le nuove armi di Hitler che, nella follia di Hitler e delle SS che erano rimaste fedeli, avrebbero dovuto cambiare il corso della guerra.

Nella realtà, le V2 non avrebbero mai potuto evitare la sconfitta del Terzo Reich, l'esercito tedesco era in rotta su tutti i fronti. Però è ugualmente vero che suscitarono in Inghilterra una vera paura, in quanto erano missili che, diversamente dalle V1, non potevano essere intercettati, potevano cadere ovunque e non c'era nemmeno tempo per mettersi in salvo.

Viaggiando ad una velocità quasi tre volte superiore a quella del suono, le V2 prima di colpire il bersaglio creavano un “mutamento nella pressione dell'aria”, a cui seguiva un rombo, per finire col boato dell'esplosione della testata.

Poi arrivò il boato del missile. Tutte le persone intorno a lei si fermarono e guardarono all’insù. Il V2 colpì Woolworths esattamente al centro e attraversò tutti i piani prima di esplodere e formare un cratere profondo trenta piedi.

Robert Harris ci racconta questo pezzo della seconda guerra mondiale attraverso le storie dei due protagonisti del racconto: l'ingegner Rudi Graf che, in Olanda alla base di Scheveningen, è responsabile tecnico dei lanci delle V2, supervisionando le fasi di preparazione dei lanci e intervenendo in caso di guasti.

Fa parte del gruppo degli scienziati che aveva lavorato al programma missili assieme a Von Braun, considerato il padre della teoria missilistica, cresciuto in un'epoca in cui si sognava di andare sulla luna.

Perché quello era il sogno di quei giovani ragazzi, della loro associazione “Verein für Raumschiffahrt, l’Associazione per i viaggi nello spazio”: viaggiare nello spazio, realizzare un spaziodromo, una città dove costruire e realizzare queste macchine che avrebbero reso l'universo un posto meno sconosciuto ..

Ma la storia prese una piega diversa: il personaggio di Grav è inventato, ma Von Bran è il suo gruppo sono personaggi storici. Attraverso le pagine del libro ripercorriamo la sua carriera, favorita dal suo carisma e dall'avvento di Hitler al potere.

Von Braun cominciò a mostrarle in giro per Berlino. Era un uomo in anticipo sui tempi. Aristocratico eppure per niente snob, affascinante ma con una padronanza assoluta dei dettagli tecnici, la personificazione del nuovo spirito tedesco.

Il nazismo investì in questa nuova arma quasi 5 ml di Reich Mark, più di quanto gli Stati Uniti investirono nel progetto Manhattan, per la bomba atomica.

Per la costruzione di questi missili fu creata una fabbrica sotterranea in Germania sotto una montagna in cui furono impiegati i prigionieri di guerra, trattati come schiavi.

Ne morirono in ventimila, circa quattro volte di più delle vittime causate da questi missili chiamati “Vergeltungswaffe Zwei”, rappresaglia due.

Come in un incubo da cui non si riesce a scappare, Graf ripercorre le tappe della sua carriera, dai primi esperimenti, ai mesi passati a Peenemünde, la “Città dei Razzi, esattamente come quella del film di Fritz Lang.” E poi i mesi in Olanda, ad uccidere persone senza vederle, ucciderle a distanza, in modo quasi asettico. Ma non meno pesante per la sua coscienza.

Quanti civili aveva già ucciso? Si passò una mano sulla faccia. “Mio Dio” pensò “cosa sono diventato?” Era davvero meglio delle SS? In un certo senso era peggio.

L'altro protagonista del romanzo è una donna, Kay Caton-Walsh, ufficiale della WAAF, le ausiliarie donne della Air Force: è ispirato ad un'ufficiale donna realmente esistita e che è morta lo scorso anno, Eileen Younghusband e le cui memorie hanno aiutato Harris nella costruzione del personaggio.

Kay di lavoro fa l'osservatrice delle immagini fotografiche scattate dagli aerei della RAF sul suolo Olandese, e prima ancora tedesco.

La sua era uno strano tipo di guerra, condotta osservando gli scontri dall’alto come una divinità del monte Olimpo. Si sentiva in colpa per quanto la trovasse coinvolgente:

Siamo nell'autunno del 1944, l'operazione Market Garden è parzialmente fallita e l'avanzata alleata si è attestata fino al Belgio, con l'occupazione dell'importante porto di Anversa.

L'Olanda è ancora in mano tedesca e dalla costa olandese vengono lanciate queste V2 che terrorizzano la popolazione inglese, come si è detto. Suo compito è quello di analizzare le foto e di trovare questi punti di lancio, che i tedeschi hanno ben mimetizzato in mezzo ai boschi.

Era nella casa del suo amante, il commodoro dell'aria Mike Templeton, quando un V2 colpì l'appartamento, ferendo Mike. Quella bomba oltre a distruggere la casa, di fatto interrompe la loro relazione, che forse non avrebbe portato a nulla.

Kay, per mettere fine a quella storia, si offre volontaria per una nuova missione in Belgio appena strappato ai nazisti: farà parte di un gruppo di ausiliarie che useranno i dati dei nuovi radar mobili situati a poche decine di km dal fronte, che forniranno le coordinare del missile che, assieme a quelle del punto di impatto, consentirà di calcolare il punto di lancio: le V2 non erano missili teleguidati, l'impulso radio lanciato da terra serviva solo ad inclinare la direzione verso l'obiettivo, in una parabola simile a quella di una palla da cricket

.. se conosciamo il punto preciso di impatto, dovrebbe essere possibile, in linea teorica, procedere all’indietro e calcolare il punto a bordo campo da cui la palla da cricket, per così dire, è stata lanciata

Servono conoscenze di matematica, la capacità di risolvere calcoli con logaritmi in pochi minuti: esattamente sei minuti, questo il tempo prima che il secondo missile venga lanciato dalla base.

Un compito non semplice in un'epoca in cui si disponeva di carta, penna e solo del regolo calcolatore.

Sarà una corsa contro il tempo, quella di cui saremo spettatori scorrendo le pagine del romanzo: da una parte i tedeschi che, nel loro furore ideologico, vogliono intensificare i lanci, per arrivare a quella vittoria finale che non può sfuggire. Mettendo a rischio anche la sicurezza dei lanci e l'incolumità degli stessi soldati dell'esercito del reparto di lancio.

Graf si trova in mezzo, da una parte le SS che hanno preso in mano tutte le operazioni e che su di lui hanno un dossier lungo. Nella loro paranoia, controllano tutto il personale civile coinvolto nel progetto, temendo dei sabotaggi.

Ma Graf è inviso in parte anche agli ufficiali dell'esercito: questa nuova arma è stata loro imposta dal nazismo, che ha sottratto risorse ingenti dalla costruzione di carri armati o aerei, per realizzare razzi. Che non erano armi perfetti, uno su dieci dei lanci era difettoso. E ora rinfacciano questa assurdità agli scienziati come Graf.

Dall'altra parte Kay e il suo gruppo, con cui si instaura una sincera amicizia nonostante la fredda accoglienza: un'amicizia che nasce dal dover combattere assieme la guerra con nuovi mezzi (la matematica e i calcoli su carta), correndo non meno pericoli dei soldati al fronte perché la morte può arrivare da un momento all'altro. E Kay lo scoprirà molto da vicino.

Ai soldati viene chiesto di colpire il nemico, in battaglia, a queste ausiliarie (che sono veramente esistite) viene chiesto di trovare il luogo da cui partono questi maledetti razzi, prima che colpiscano Buckingam Palace o il palazzo del parlamento.

C'è un finale, nella storia romanzata, che non voglio raccontarvi.

E poi c'è la Storia con la S maiuscola, con la vittoria degli Alleati e col reclutamento degli scienziati di Peenemünde da parte degli americani, dove avrebbero posto le basi per la nuova industria missilistica e per la conquista dello spazio.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

08 gennaio 2021

Cos'è questa destra?

Ma chi sono le persone che il giorno della Befana hanno assaltato il Congresso americano?

Chi sono i supporters o fan di Trump?

Che destra rappresenta, quella trumpiana?

Oggi è tutto un fuggi fuggi, tutti scappano dall'ombrello di questa estrema destra ipocrita, razzista e pure bigotta.

Anzi, si usa Trump per attaccare Conte e il m5s.

Si usano le scene di Capitol Hill per portare avanti l'equazione populismo = fascismo.

Le persone mascherate o meno che hanno fatto irruzione nel Congresso erano bianchi, non erano dei poveracci, erano cultori di quell'America che ancora vive col mito della frontiera, dove ciascuno ha il diritto di farsi giustizia da soli. Con le armi in casa belle in evidenza.

Trump è stato bravo a costruirsi un'immagine dell'uomo solo contro tutti, il popolo ora può governare, contro wall street, contro quei ricconi dei democratici, contro il deep state.

Ecco, abbiamo scoperto (ma scoperto è una parola grossa) che il deep state era il suo. Complottisti, negazionisti, libertari (ma solo la loro).



Oggi su Il Giornale in prima pagina compare il titolo "questa non è la nostra destra, liberale".

Eppure i liberali hanno appoggiato Trump fino a ieri. 

Eppure la destra americana si è sdraiata su Trump in questi anni.

Eppure la destra americana non è che fosse un fiore di giglio con Reagan e Bush (le vecchie storie sullo scandalo Iran Contras o la bufala delle armi di distruzione di massa ve le ricordate?).

Eppure anche in Italia la nostra destra ha portato avanti le politiche a favore delle armi.

Oggi Wall Street festeggia l'arrivo di Biden alla Casa Bianca, ingrati dopo tutto quello che l'amministrazione uscente ha fatto per le elite e i miliardari. Ma i democratici non oseranno fare politiche drasticamente diverse: le disuguaglianze create in America da anni di politiche a favore delle classi più abbienti hanno portato a rendere sempre meno distinguibile democratici e repubblicani.

Purtroppo per una parte degli americani e anche dei commentatori italiani, è difficile ammettere che gli Stati Uniti sono un paese poco unito e anche poco democratico.

Siamo tutti americani, scriveva ieri Polito, il giornalista del Corriere. 

Mah, non so, facciamo già fatica ad essere tutti italiani, oggi.

07 gennaio 2021

La marcia su Washington

Confesso, le immagini dei "fan" di Trump che si fanno i selfie dentro le stanze del Congresso.

Anche gli Stati Uniti hanno avuto la loro marcia su Roma, in forma più grottesca..

Però.

Però ci sono 4 morti. Le persone armate che hanno assediato Capitol Hill. Il sondaggio che da una buona fetta degli elettori repubblicani favorevoli alla manifestazione armata attorno al Congresso.

Ci sono le parole di Trump.

E' come nel finale del Caimano, solo che non è un film.

Sono gli Stati Uniti: un paese grande, con grandi contraddizioni, una grande democrazia, specie se sei bianco e ricco.

E la voglia di ridere mi è passata in fretta.

Sarà Trump, il trumpismo, che non se ne andrà via in fretta.

06 gennaio 2021

Piersanti Mattarella e gli altri omicidi politici in Sicilia

Nelle commemorazioni sulla morte del presidente DC Piersanti Mattarella, solitamente si parla della sua opera di moralizzazione nella sua regione, della sua volontà di fare pulizia nel suo partito.

Talvolta si ricorda l'indagine fatta dal giudice Giovanni Falcone sulla pista Fioravanti, arrestato e poi assolto nel processo.

Ci si ferma qui, perché in Italia l'antimafia funziona solo come certe celebrazioni: passata la festa, gabbatu lu santo.

Non si si chiede contro chi Mattarella dovesse portare avanti la sua opera di pulizia: era la DC, quella della corrente andreottiana che aveva in Sicilia due esponenti molto chiacchierati come Ciancimino e Lima.

Il giudice Falcone e gli uomini del pool avevano cercato di mettere nel maxi processo gli omicidi politici, che insanguinarono la Sicilia tra la fine e l'inizio degli anni 80, senza riuscirci.

Perché anche questo non si racconta, nelle commemorazioni che durano il tempo di una giornata, che in Sicilia in pochi anni furono ammazzati un presidente di regione, il prefetto di Palermo, il sindaco, il procuratore capo, il capo dell'ufficio istruzione, il capo della Mobile, un capitano dei carabinieri, il segretario del partito comunista, giornalisti ...

Solo mafia? Solo questioni di coppole storte?

Oppure c'è qualcos'altro dietro la mafia: Falcone aveva iniziato un'indagine su Gladio, sul potere della massoneria in Sicilia, sui rapporti tra massoneria, mafia, servizi.

La passata puntata di Report, forse troppo densa di contenuti e dunque non di facile comprensione per tutti, ha messo tutti in fila questi filoni di indagine, partendo dalla strage di Bologna, alle stragi di via D'Amelio e Capaci, fino alla trattativa stato mafia.

Dietro le bombe, si intravedono gli stessi personaggi, come Licio Gelli e la sua P2. 

Il partito Berlusconi sarebbe stato ideato nel 1992, i giornalisti intervistano pentiti e persone che sono state vicine ai Graviano che parlano di miliardi dalla mafia all'allora imprenditore che ancora doveva scendere in campo.

Reazioni da parte della politica?

Ecco, l'inchiesta lascia aperta l'ipotesi che la latitanza di Messina Denaro (come anche quella di Provenzano prima) sia dovuta alle sue protezioni, ai ricatti per i segreti di cui è a conoscenza, forse anche perché avrebbe visto la famosa agenda rossa di Borsellino.

Fino a che non avremo fatto pulizia della mafia nelle regioni del sud, del centro e del nord (fino alla piccola Val D'Aosta), non basteranno certo le poche (e ipocrite) parole in memoria di un politico che voleva ripulire la politica per renderla ancora una cosa nobile.

05 gennaio 2021

Report – la trattativa stato mafia

L'inchiesta di Report più complessa, forse: dalla strage di Bologna, alle stragi della mafia (e non solo) del biennio 1992-93.

Un filo rosso (o nero) che parte dalla strage alla stazione e che passa per il finanziamento con cui Licio Gelli aiutò ex esponenti della banda della Magliana e terroristi neri scappati in Inghilterra dopo la strage: sono i 5 ml di dollari usciti dal banco Ambrosiano per pagare i terroristi di destra e i vertici dei servizi segreti, secondo la procura di Bologna.

I soldi ai terroristi neri sono arrivati tramite una società, Odal, che dietro aveva Delle Chiaie, Pietro Citti, i fratelli Palladino, Tilgher, il gotha di Avanguardia Nazionale, formazione di destra: si ritiene che Delle Chiaie fosse un infiltrato per conto di Federico Umberto D'Amato, anche lui pagato da Gelli per il suo silenzio e la sua complicità.

Un'altra società dietro questi finanziamenti è la Sofint, con questa si effettuarono operazioni per coprire attività di riciclaggio.

Ora, dopo 40 anni la cartellina con sopra scritto Bologna, cartellina sequestrata a Gelli e dimenticata in qualche cassetto per anni, racconta un nuovo pezzo di verità: dentro l'inchiesta di Bologna è ora entrato Paolo Bellini, che anni dopo il generale Mori avrebbe infiltrato dentro la mafia, in Sicilia.

In Sicilia sono passati anche Mambro e Fioravanti, quando furono ospitati da Ciccio Mangiameli, da loro ucciso perché voleva dissociarsi, tutti responsabili della strage.

La procura generale di Bologna ha ora aggiunto tra gli indagati Paolo Bellini, riconosciuto dalla moglie in un filmato d'epoca il giorno 2 agosto dentro la stazione.

Mondani ha intervistato Libero Mancuso, uno dei primi magistrati ad occuparsi della strage: “quando arrivai a Bologna era da poco andato via, come procuratore della Repubblica, Ugo Sisti, che era andato a gestire il DAP. Sisti fu trovato nell'albergo del padre di Bellini la sera del 2 agosto 1980..”

Bellini da latitante fu premiato dal procuratore Sisti dopo una gara: secondo Mancuso, Sisti lo avrebbe protetto nella sua latitanza, fino all'arresto del 1981.

In carcere Bellini incontrò Nino Gioè: con lui riallaccia il rapporto dieci anni dopo, negli anni in cui cosa nostra, nelle riunioni nella campagna di Enna, decideva la strategia stragista.

Bellini fu infiltrato nella mafia dal Ros di Mori: Bellini riferisce ai carabinieri delle stragi, degli incontri coi mafiosi, ma i carabinieri rimangono fermi.

Nelle riunioni tra Gioè e Bellini per la prima volta si parla dei beni culturali del paese: come mai – si chiede il procuratore Tartaglia – Bellini non fu monitorato dall'intelligence o da altri esponenti dello stato. Il suo monitoraggio poteva portare a Riina, Provenzano o Messina Denaro.

Quella di Bellini è una delle figure più strane del periodo stragista della mafia: fu solo un consigliere dei bosso o servì a inoculare l'idea di colpire le opere d'arte?

Altro mistero è poi la morte in carcere di Gioè: secondo il cugino Francesco di Carlo, altro pentito di mafia, sarebbe stato suicidato dai servizi in carcere.

Mafia, massoneria, eversione nera. Vecchi alleati dagli anni di piombo che tornano assieme nei momenti in cui lo stato sembra volerli combattere.

11 novembre 2019 all'Ucciardone si procede al processo sulla Trattativa: Berlusconi e Dell'Utri sono stati archiviati come mandanti esterni per le stragi, ma sono indagati nel processo per la trattativa: fino al dicembre del 1994 Berlusconi fece arrivare centinaia di milioni dentro le casse di cosa nostra, abbiamo avuto un presidente del Consiglio che pagò cosa nostra coi 250 ml di lire pagati dalle aziende dell'ex cavaliere.

Pietro Riggio boss della famiglia di Caltanissetta, nel 1994 raccoglie le confidenze del boss Ferrara: racconta di Dell'Utri, fu lui ad indicare i luoghi delle stragi di Firenze, di Milano e poi delle bombe scoppiate a Roma. “Ma che ne sa Totò Riina di via Palestro?”

La procura di Firenze ha archiviato Berlusconi e Dell'Utri dopo le indagini del 1997, ma ha usato parole dure per descrivere i rapporti tra i due coi soggetti mafiosi, autori delle stragi.

Nel 1998 sono stati indagati anche da Caltannissetta, dopo le rivelazioni del boss Cangemi: hanno raccontato degli interessi di cosa nostra per far fuori i due giudici Falcone e Borsellino, che stavano indagando sui rapporti tra mafia e imprenditori.

Nel frattempo è arrivata la condanna per Dell'Utri, “cerniera tra i clan e Berlusconi”, quando la mafia protesse l'ex presidente del consiglio, vittima consapevole della mafia.

Paolo Mondani ha incontrato Salvatore Baiardo, l'uomo che ha protetto la latitanza di Giuseppe Graviano: da qui inizia il racconto delle stragi.

Le menti raffinatissime

Giuseppe Graviano, in carcere manda messaggi a Berlusconi: davanti ai giudici parla degli investimenti fatti dal nonno al nord, con soldi inviati all'ex cavaliere e degli incontri fatti, fino all'arresto anormale il 27 gennaio 1994. Pochi giorni dopo il fallito attentato a Roma all'Olimpico e il giorno prima del discorso della discesa in campo.

Questo è il paese che amo ...”

Graviano fu consegnato ai carabinieri? L'ultimo attentato fu fatto fallire apposta per non cambiare il corso delle elezioni di marzo?

Graviano, sempre in carcere mentre si confida con Michele Adinolfi, parla di Berlusconi come uno che ha preso le distanze nel 1994, uno che ha tradito.

A Gaspare Spatuzza, Giuseppe Graviano era stato più esplicito: a Roma, al bar Doney, Graviano aveva rivelato a Spatuzza “che [con quelle stragi] avevamo chiuso tutto e ottenuto tutto quello che volevamo .. la personalità, quello che aveva gestito un po' tutto era Berlusconi, quello di canale 5”.

Nel 1996 Francesco Messina era un agente della Dia a Milano: in un verbale, Messina ha riportato di un incontro tra il capomafia Salvatore Baiardo con Filippo Graviano e Dell'Utri.

Paolo Mondani è andato ad incontrarlo, perché oggi Baiardo è un uomo libero: l'incontro tra i Graviano e Dell'Utri c'è stato, a Milano nel 1991. Non solo, Berlusconi sarebbe venuto fino ad Aorta per incontrare i Graviano.

I Graviano sono considerati gli autori delle stragi di Capaci e via D'Amelio, oltre che delle bombe a Firenze, Milano e Roma (su indicazione di Dell'Utri, secondo un altro pentito): chi avrebbe potuto indicare quelle chiese coi nomi che riportavano ai presidenti di Camera e Senato (Spadolini e Napolitano)?

Erano bombe per far pressione sulla politica per far approvare le leggi giuste: bombe che si sono interrotte dopo l'arresto anormale, dopo un incontro fatto tra Graviano e Berlusconi per stipulare gli accordi per i loro affari.

Ma questa è la versione che racconta Graviano: come mai parla solo ora? E come mai solo ora parla il suo collaboratore Baiardo, l'uomo della sua latitanza?

“Sta gettando lo zuccherino” dice Baiardo. Berlusconi ha preso soldi dai Graviano, dal nonno e dal padre di Giuseppe, ben oltre i venti miliardi, soldi con cui erano state fatte imprese che hanno lavorato in Sardegna nel settore edile.

Baiardo aggiunge anche che la nascita del partito di Berlusconi risale al 1992, dopo degli incontri in Sardegna fatti proprio tra Berlusconi e i Graviano: valigie di soldi in arrivo dalla Sicilia e che Francesco Messina, oggi direttore della centrale anticrimine, ha messo su alcune informative che poi sono scomparse dalla circolazione.

Sono informative depositate dalla Dia e che non hanno mai portato ad una indagine.

Strano. Come anche strano che i Graviano, al 41 bis, abbiamo messo incontra le rispettive mogli.

Maggio 1992, prima della strage di Capaci: Giovanni Paparcuri racconta che, mentre preparava l'intervista coi giornalisti francesi, Borsellino entra nell'ufficio di Falcone e chiede se avesse qualcosa su Berlusconi.

Falcone aveva appuntato su alcuni fogli queste informazioni: “Cinà in buoni rapporti con Berlusconi ..Berlusconi da 20 milioni ai Grado e a Vittorio Mangano ..”.

Nell'intervista, che per anni è stata censurata, Borsellino parla della mafia che coi soldi presi, entrò nell'imprenditoria, che inizia ad interessarsi ad imprenditori come Berlusconi.

L'intervista è stata fatta 48 ore prima della strage di Capaci: i due giornalisti si erano interessati a Berlusconi perché si stava allargando in Francia, operazione poi fallita.

Il video fu trasmesso da Rai news 24, da Ranucci, quando fu ritrovato grazie alla collaborazione dei familiari di Borsellino: il giudice aveva capito che cosa nostra aveva esigenza di investire il denaro guadagnato col traffico di stupefacenti contattando imprenditori del nord, usando persone come Mangano come “teste di ponte”.

Quell'intervista scomoda, preoccupò sia Berlusconi che Dell'Utri, si era nei mesi precedenti alle elezioni del 2001: subito dopo partì una campagna contro Rai news, contro Ranucci, da parte dei giornali di quell'area politica, guai a mettere assieme Berlusconi, Grado e Cinà.

E ora veniamo a sapere, notizia tutta da verificare, che il progetto di Forza Italia nasce dal 1992.

Il racconto di Paolo Mondani tocca un altro mistero della storia della mafia: il furto della natività del Caravaggio, compiuto nell'oratorio di San Lorenzo: un furto per avvicinare la politica, la tesi del giornalista.

Dopo 20 anni, Riina decide di scaricare i vecchi referenti politici, per fondare nuovi partiti politici, le leghe meridionali e indipendentiste, per farsi partito.

Il primo di questi gruppi politici è la “Lega Meridionale”: l'intento, secondo il pentito Farinacci, era sciogliere la legge Rognoni La Torre.

Dietro non solo estremisti di destra, Gelli, ma anche l'ideologo Gianfranco Miglio: lo racconta il suo braccio destro Ferramonti.

Ferramonti si considera un gelliano, ha passato gli ultimi anni a Villa Wanda: ma la lega meridionale ha anche un altro padre, l'italo americano Enzo De Chiara.

Era un lobbista, vicino alla massoneria americana, vicino ai repubblicani ma anche ai Clinton: era vicino a Licio Gelli, è lui a dare il beneplacito al governo Berlusconi e ai suoi ministri come Maroni.

Gelli era il perno delle leghe meridionali: un mondo in cui dentro si trovavano estremisti di destra e mafiosi come Ciancimino e politici come Miglio, per cui la mafia poteva governare anche al sud.

D'altronde, spiega l'ex politico della Lega Gianmario Ferramonti, “essere lontani da cosa nostra se si agisce in Sicilia è molto difficile ..”

Anche Graviano parla di queste leghe: cosa nostra aveva fondato Sicilia Libera, poi fusa con Forza Italia, obiettivo era trasformare l'isola in una struttura autonoma, farla diventare un paradiso non solo fiscale.

Un paradiso senza la confisca dei beni, senza il carcere duro, senza le leggi volute da Falcone e Borsellino.

Ma poi arriva Forza Italia, con Berlusconi e con Dell'Utri, “il cucchiaio per tutte le pentole”.

E il governo con dentro Lega, ex fascisti e Forza Italia, coi ministri che avevano la benedizione di Enzo De Chiara, uomo che sarebbe dentro una super cupola con dentro politici, imprenditori ed ex piduisti, nomi che non erano emerse dall'indagine sulla P2.

23 maggio 1992, la strage di Capaci.

Poco dopo la strage, qualcuno entro sui computer di Falcone presso il ministero, cancellando dei file: lo racconta Gioacchino Genchi, che parla anche dell'intrusione sui due data bank di Falcone. Sul Casio mancava perfino la scheda di memoria, che Genchi stesso gli aveva regalato.

Genchi racconta anche che sui cellulari di La Barbera e Gioè si trovarono due numeri di telefono: la Sip, interpellata, rispose che i numeri di cui si avevano i tabulati, non erano attivi.

In realtà erano numeri attivati presso una sede dei servizi interni.

Nei 57 giorni prima della sua morte, il collega e amico Paolo Borsellino fa una sua indagine, senza mai essere sentito a verbale dalla procura di Caltanissetta diretta da Giovanni Tinebra.

Cosa aveva scoperto Borsellino? Giovanni Scarpinato procuratore generale a Palermo, racconta al giornalista di come Borsellino indagò sulle “causali tipiche di cosa nostra”, poi in una seconda fase si rende conto che c'è qualcosa che va al di là ..

Sono i rapporti tra mafia e servizi di cui gli parla il pentito Gaspare Mutolo.

Riina, in una intercettazioni in carcere, racconta di come l'attentato a Borsellino fosse deciso da “quello” in giornata: Borsellino doveva essere eliminato in fretta, era come se si fosse impegnato con qualcuno, rivela il pentito Cangemi.

La strage di via D'Amelio fa accelerare l'approvazione della legge sul 41 bis, alla mafia quella strage non serviva. Ma in quei mesi, a cavallo delle stragi, era iniziata la trattativa.

Secondo Nino di Matteo, Borsellino avesse iniziato a capire quello che stava accadendo, la prima trattativa portata avanti da Ciancimino coi carabinieri: “da questo punto di vista si possono spiegare le sue clamorose esternazioni fatte quattro giorni prima della strage di via D'Amelio alla moglie, la signora Agnese, nel momento in cui Borsellino parlò in termini estremamente negativi e con un atteggiamento che la signora Agnese definisce sconvolto, del suo ex amico, il generale Subranni, ufficiale del Ros”.

Borsellino scopre che i carabinieri stavano trattando con la mafia: per questo è stato ucciso?

E chi è la persona che prepara l'autobomba per via D'Amelio di cui parla Spatuzza? Non era un mafioso, da dove veniva?

Dopo la strage, il procuratore Tinebra incarica il Sisde e Contrada di indagare sulla strage: dal centro Sisde parte l'informativa che poi porta al più grande depistaggio della storia, quello del finto pentito Scarantino.

Il finto pentito creato dall'ex capo della Mobile, La Barbera: aveva fretta di chiudere l'inchiesta, di fare subito un arresto, sebbene si sapesse che non si sarebbero trovati i veri colpevoli.

Scarantino serve per non trovare i veri colpevoli della stage.

Ma non bastava la morte di Borsellino: serviva anche far sparire l'agenda rossa, dove il giudice annotava i suoi appunti.

Uomini dei servizi erano già attorno alla macchine ancora in fiamme, si disinteressano dei morti e dei feriti e cercano la borsa del giudice.

Dove è finita l'agenda rossa? Secondo il pentito Baiardo sta in più mani: non solo nelle mani di Graviano e Messina Denaro, non solo ai servizi.

E' un'arma di ricatto che la mafia sta usando per bloccare, per condizionale la politica dello stato, per condizionare l'azione di alcuni politici?

Solo dopo la morte di Arnaldo La Barbera si è saputo che faceva parte dei servizi: quei servizi che si sono presentati nel carcere di Londra, dal boss Francesco di Carlo, per spaventare Falcone.

Sono gli anni delle lettere del corvo, dopo la sentenza del maxi processo, sono gli anni dell'Addaura.

Francesco di Carlo, morto per Covid, aveva raccontato della trattativa per uccidere Falcone a fine 1988: Falcone voleva fare la Dia, una sorta di FBI in Italia, voleva seguire il denaro dei boss.

In carcere un uomo dei servizi chiede un aiuto per fare un attentato, non per uccidere il giudice ma per farlo trasferire: uno dei tre uomini era Arnaldo La Barbera, “rutilius”.

Di Carlo mette a disposizione il cugino Nino Gioè, in contatto con Paolo Bellini poi infiltrato dal Ros per controllare i mafiosi.

I servizi poi fecero suicidare Nino Gioè in carcere – prosegue Di Carlo: avevano paura che parlasse.

Contrada è stato condannato per associazione mafiosa: nel 2015 la corte dei diritti dell'uomo ha revocato la pena e ha stabilito che lo stato deve risarcirlo per l'ingiusta detenzione.

Sui rapporti tra l'ex poliziotto ed ex spione e i mafiosi ha parlato anche Tommaso Buscetta: tutte balle, si difende oggi Contrada.

Altro uomo di stato è “faccia da mostro” Giovanni Aiello, un poliziotto che sarebbe stato killer per la mafia e per la ndrangheta: i servizi sarebbe dietro a molte azioni criminali, sostiene il pentito Consolato Villani.

Perché non è stato arrestato – si difende Contrata?

Lo potrebbe raccontare Luigi Ilardo, ex mafioso di Caltanissetta, che dopo il 1993 decide di passare dalla parte dello Stato.

Al colonnello Riccio racconta di alcuni omicidi fatti da uomini dello stato, come quello del poliziotto D'Agostino.

Riccio racconta di come si sarebbe potuto arrestare Provenzano già negli anni novanta: il Ros di Mori avrebbe salvato Provenzano perché doveva salvare il patto elettorale con Forza Italia.

Ilardo fu ucciso a Catania poco dopo l'inizio della sua collaborazione ufficiale (con la procura di Palermo e col giudice Tinebra), qualcuno aveva fatto venir fuori la sua collaborazione.

Ilardo a Riccio parla di Dell'Utri, dell'appoggio a Forza Italia, di omicidi e stragi che dietro avrebbero massoneria e servizi: si tratta dell'omicidio di Pio La Torre, segretario PCI, dell'omicidio del sindaco Insalaco, l'omicidio di Piersanti Mattarella, presidente della regione.

Pietro Riggio è il pentito che oggi sta raccontando nuovi pezzi della storia degli attentati di Capaci e via D'Amelio: l'attentato a Falcone sarebbe stato organizzato da un agente di nome Peluso. Riggio parla anche dello zio Toni, un agente Cia in Italia.

Parla di come fossero eliminate tutte le persone che potevano portare a Provenzano, che doveva essere protetto a qualunque costo.

Di Ilardo e della sua storia aveva parlato in un libro i giornalisti Sigfrido Ranucci e Nicola Biondo: dopo diversi anni, a Report si presenta Francesco Pennino, mafioso e amico di Madonia.

I Madonia volevano ammazzare Ranucci ma sono stati stoppati da Matteo Messina Denaro.

Pennino racconta anche come siano stati Piddu Madonia e Santapaola a decidere della morte di Ilardo che, se avesse testimoniato, avrebbe raccontato dei rapporti tra mafia e servizi, tra mafia e uomini dello stato.

Mafia, destra nera e poi la Falange Armata.

E' la sigla che rivendica l'omicidio dell'operatore carcerario Francesco Mormile.

E poi rivendica l'assassinio a Catania di due imprenditori.

Poi nel 1991 qualcuno suggerisce a Riina di usare questa sigla per rivendicare le sue stragi.

Per capire cosa sia stata la falange armata si deve partire dall'omicidio di Piersanti Mattarella il presidente regionale che nel 1980 in Sicilia stava cercando di fare pulizia in regione e nella DC.

Falcone, racconta Scarpinato, era convinto che ad ucciderlo fossero Cavallini e Fioravanti, assolti poi nel processo: ma Falcone indagò anche sulla Gladio, la struttura creata oltre atlantico in funzione anti comunista.

Ufficialmente disciolta nel 1990, questa struttura aveva oltre ai seicento nomi ufficiali rivelati da Andreotti, anche altri 300 rimasti nascosti.

LA sigla Falange Armata è stata usata in centinaia di telefonate ai giornali, in 4 anni: un'operazione di intelligence fatta da chi sapeva portare avanti operazioni di guerra non ortodossa in Italia.

Francesco Paolo Fulci nel 1993 era capo del Cesis, l'organismo di coordinamento tra i servizi civili e militari: sono i mesi degli attentati in Italia rivendicati dalla sigla Falange Armati.

Svolge un'indagine sui servizi e rende nota una lista sedici militari appartenenti alla settima divisione del Sismi, addestrati ad operazioni di guerra non ortodossa: sono loro la Falange Armata, secondo Fulci.


Erano arrampicatori, sommozzatori, paracadutisti, sapevano usare esplosivi, tutte le armi.

Facevano da guardia del corpo a presidenti della repubblica e del consiglio.


Il generali Inzerilli nega tutte le accuse di Fulci: eppure negli anni novanta, con la caduta del muro, quando la politica decise di sciogliere questo corpo del Sismi, questi uomini erano molto arrabbiati.


Erano orfani della guerra fredda, gli uomini della settima divisione, che avrebbe avuto interesse a portare avanti scenari da strategia della tensione, per condizionare la storia politica italiana alla fine della prima Repubblica.


Della Falange Armata, di Gladio, non se ne parla più.

Le inchieste sono state archiviate.

La commissione di inchiesta si è fermata ai nominativi ufficiali, non ha approfondito i legami tra Gladio e gli anni della strategia della tensione, dei possibili legami con le bombe del 1992-93.


Bombe che volevano far chiudere le supercarceri, restringere le norme sui pentiti, togliere il 41 bis. Togliere la legge Rognoni La Torre.

Cose ottenute almeno in parte dalla mafia e da Riina, con la trattativa.

Trattativa di cui erano a conoscenza anche molti politici e anche altri uomini dello stato oltre al Ros: da Violante, a Contri, a Liliana Ferraro all'ex ministro Martelli.

Secondo Martelli ci fu un mandate politico, ovvero l'ex presidente Scalfaro: sono i mesi in cui al DAP viene tolto il giudice Amato, quando viene tolto il 41 bis a centinaia di mafiosi.

Scalfaro era a conoscenza delle vicende che avevano portato all'avvicendamento di Amato: il presidente Scalfaro è morto, non può rispondere delle sue bugie.


Un politico coinvolto nel processo, Mannino, nega qualunque trattativa politica: esiste solo la trattativa fatta dai carabinieri del Ros. Il resto non esiste. Ma non è possibile, non è proprio pensabile che il Ros si fosse mosso da solo.


I mafiosi volevano ottenere la dissociazione, l'alleggerimento del carcere duro: tra il 2004 e il 2005 la procura di Roma apre un'inchiesta sul “protocollo farfalla”, un accordo tra i servizi del Sisde (che era diretto da Mori) per farli entrare nelle carceri, per ottenere informazioni dai mafiosi carcerati e usarle a loro piacere.


Perché dopo 30 anni è ancora importante occuparsi dei mafiosi, delle stragi?

Perché ancora oggi un boss come Messina Denaro è ancora libero. Libero con gli archivi di Riina portati via dal covo di Riina, da via Bernini.

E' a conoscenza dei misteri dietro le stragi, l'agenda rossa, con cui può ricattare lo stato.


Lo Stato è pronto a raccogliere una verità contro lo stato che invece vuole convivere con la mafia?

04 gennaio 2021

Il commissario Maugeri e il cadavere scomparso di Fulvio Capezzuoli

 


LUNEDÌ Quella mattina arrivò in ufficio in ritardo. Il commissario Maugeri era abituato, come tutti i suoi uomini, a rispettare l’orario di lavoro. Anche quando un’inchiesta richiedeva interventi notturni o quando aveva trascorso i giorni festivi a operare sul campo lui, dal lunedì al sabato cercava di essere sempre davanti alla sua scrivania alle otto e trenta.

E' oramai diventata una consuetudine per me, iniziare l'anno con un'indagine del commissario Maugeri, il protagonista dei noir milanesi di Fulvio Capezzuoli.

Le sue sono indagini ambientate nella Milano post bellica, dal 1946 (Milano 1946, delitti a città studi) fino a quest'ultimo, ambientato in un inizio primavera del 1949: quest'ultima comincia con un classico del genere poliziesco, un cadavere che viene rubato sotto il naso, quasi, della polizia.

Ma procediamo con ordine: arrivato in ufficio in ritardo, dopo un fine settimana dai genitori, Maugeri viene avvisato da un agente che c'è un uomo che lo sta aspettando. Si tratta di uno straniero, non parla italiano, è pallido ed è in evidente stato di difficoltà. Le uniche parole che gli agenti e Maugeri capiscono sono tre, Miech, ndimè e vdes.

Sta arrivando un medico. Mi ha capito?

Miech, miech. Maugeri vide, quasi raggomitolato su di una sedia, un uomo dai capelli scuri arruffati, la fronte madida di sudore,

I medici che accorrono in Questura non fanno in tempo a salvarlo: l'uomo muore dopo alcuni spasmi del corpo. Forse un colpo al cuore oppure è stato avvelenato, sarà compito del medico legale a cui viene affidato il corpo a stabilire le cause della morte.

Ma una telefonata del dottor Bonfanti, il medico legale, lo mette in allarme: i suoi due collaboratori che sono venuti a prendere in Questura il cadavere non sono ancora arrivati in via Gorini.

Qualcuno ha “rubato” il cadavere e non si è limitato solo a questo: nel naviglio della Martesana viene ritrovato il furgone dell'istituto di Medicina Legale, con dentro i cadaveri dei due uomini.

Chi era il morto? Come mai qualcuno aveva così interesse a prendersi il corpo, ed evitare l'autopsia, arrivando perfino ad uccidere due persone? Come ha fatto questo assassino senza scrupoli a tendere una trappola ai due medici?

Maugeri e il suo vice Valenti si attivano per la loro indagine coinvolgendo perfino l'interpol, per capire se le impronte digitali sono state schedate da qualche polizia straniera.

Una risposta arriva, dall'Inghilterra: ma si tratta di una telefonata di minaccia. Un fantomatico John Brown lo invita a lasciar perdere

In ogni caso dia retta a me. Lasci perdere, lo dico per il suo bene e anche per quello della sua famiglia.

Tre morti, un cadavere scomparso e un misterioso signore da Londra (si scoprirà poi nemmeno legato all'Interpol) che minaccia il funzionario incaricato dell'indagine. Ne arriva una seconda, di telefonata: questa volta non si tratta di minacce velate, un uomo che non lascia le sue generalità, racconta a Maugeri di avere informazioni sul morto, è disposto a rivelargliele ma di persona, all'Hotel Meravigli.

Anche qui, una nuova sorpresa: nella stanza dove sarebbe dovuto avvenire l'incontro Maugeri e Valenti trovano un altro cadavere, un uomo ucciso con un colpo di pistola al petto.

In tasca una pistola strana, con la canna corta. Una Smith & Wesson in dotazione agli agenti dell'FBI. E un biglietto del “Circo Maxim”, che in questo momento ha i tendoni di fianco alla stazione ferroviaria delle Varesine.

Quattro morti, uno straniero senza nome, due medici finiti non si sa come in una trappola e forse un agente americano o legato a quel mondo.

E poi, in Questura la visita di un signore dei servizi, il colonnello Fioravanti: di fronte a Maugeri, al suo capo e al Questore, rivela che in quella indagine sono finiti in una guerra tra servizi stranieri, una guerra messa in atto per destabilizzare “una nazione a noi geograficamente vicina”.

La Jugoslavia (allora ancora unita)? L'Austria? La Francia?

Maugeri va avanti, nonostante le minacce sulla sua famiglia, con l'appoggio dei suoi superiori che hanno intenzione di vederci chiaro, nonostante la presenza dei servizi ci sono già stati troppi morti.

Ma il Vicequestore lo avverte:

Maugeri, per una volta deve cercare di muoversi come se camminasse su di un precipizio. Da una parte ci sono le cose essenziali, dall’altra c’è il vuoto e lei non deve guardare giù, altrimenti le vengono le vertigini..
Le cose essenziali sono la lingua del morto, che è l'albanese, una lingua che viene parlata anche in Kosovo, una regione della Jugoslavia. Maugeri partirà da qui e dai personaggi che lavorano in questo circo Maxim, per fare luce su questa guerra tra servizi, dove è difficile distinguere la verità dalla menzogna, la collaborazione dal doppio gioco.

Maugeri riceverà un aiuto, per districarsi in questo enigma, da un agente della Cia con cui aveva collaborato in una passata indagine (Il Natale del commissario Maugeri), il comandante Poletti: in cambio di alcune informazioni sul caso, Poletti gli rivela il quadro dietro questa storia.

I servizi occidentali, quelli americani e quelli inglesi, stanno effettivamente cercando di destabilizzare un paese nell'orbita russa, con un colpo di Stato.

In questa guerra, portata avanti con molto cinismo e anche una certa grossolanità, i servizi italiani hanno deciso, una volta tanto, di non prendere una posizione netta.

Ma Maugeri e la sua squadra no: l'ex partigiano rosso, uno dei pochi partigiani a sopravvivere alle purghe dentro la polizia, non si spaventa della posta in gioco. Vuole mettere le mani sugli assassini e, dopo un'indagine che lo porterà fino a Bari, avrà la sua soddisfazione.

Sono romanzi ben scritti e con una trama per nulla scontata, i gialli di Fulvio Capezzuoli: anche in quest'ultima indagine, troviamo dentro un pezzo di Storia con la S maiuscola. Lo racconta l'autore a fine libro, si tratta di un episodio della guerra fredda realmente accaduto, a pochi passi dal nostro paese che, essendo lungo la linea di confine tra est e ovest, era un crocevia delle spie di entrambi gli schieramenti.

Le dirò che è la prima volta che mi trovo immerso in uno scontro fra spie, e spero sia anche l’ultima. Il vostro cinismo, i vostri doppi giochi, il vostro passare sulla testa dei poveracci che hanno la disgrazia di attraversarvi la strada, sono tutte cose che mi disgustano profondamente.

Quello che piace è poi anche l'accuratezza nella descrizione di quella Milano, con le ferite della guerra ancora aperte, dove la vita era molto più semplice di adesso (anche tra le quattro mura domestiche), dove nei locali come il Motta in Duomo aperti da poco le persone potevano gustare una nuova specialità esotica, una “focaccina ricoperta di formaggio e pomodoro che veniva servita calda”, le prime pizzette a Milano, imitazione della pizza napoletana.

Infine, molto bello questo investigatore milanese, il commissario Maugeri, intelligente, colto, non burbero come Maigret ma con lo stesso acume investigativo.

La scheda sul sito di Todaro

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Anteprima di Report – il peccato capitale della seconda repubblica

Sarà una puntata speciale, quella di stasera di Report: non si parlerà né del Covid, del vaccino, dei ritardi o meno del piano italiano su come gestire i miliardi dall'Europa.

Questa sera si parla di un'altra malattia, molto più subdola e altrettanto mortale, che infetta il paese sia dagli arbori (dalla strage di Portella della Ginestra, se non prima), ovvero il rapporto tra stato e mafia.

In particolare stasera il servizio dei giornalisti di Report Mondani e Mottola e dei loro collaboratori si concentrerà sulla trattativa stato-mafia, la strategia eversiva messa in atto dalla mafia col supporto di entità esterne per condizionare la politica dei governi italiani a cavallo tra la prima e la seconda repubblica.

Una puntata dedicata a tutte le vittime delle stragi di quasi 30 anni fa in cui si cercherà di scoprire anche i mandanti dietro quelle stragi, questo racconta la voce di Paolo Mondani camminando lungo le ferite del creto di Burri a Gibellina, opera in memoria delle vittime del terremoto del 1968.

In questa brutta storia emergono i rapporti tra mafia, uomini dello stato e neofascisti legati alla P2, in un intreccio che ci porta indietro nel tempo fino alla bomba alla stazione di Bologna, la strage più sanguinosa avvenuta in Italia, con 85 morti e 200 feriti.


Per questa strage – spiega nell'anteprima Paolo Bolognesi presidente dell'associazione delle vittime – non si può parlare di servizi deviati, essendo stati coinvolti direttamente i vertici dei nostri servizi militari nel depistaggio compiuto per allontanare gli investigatori dalla pista nera, assieme a Gelli e Ortolani.

Secondo i magistrati, questi ultimi, sono da considerare anche gli organizzatori e finanziatori della strage, eseguita poi da esponenti neofascisti dei Nar, Mambro, Fioravanti e Cavallini.

La procura generale di Bologna ha ora aggiunto tra gli indagati anche Paolo Bellini, riconosciuto dalla moglie in un filmato d'epoca il giorno 2 agosto dentro la stazione.

Mondani ha intervistato Libero Mancuso, uno dei primi magistrati ad occuparsi della strage: “quando arrivai a Bologna era da poco andato via, come procuratore della Repubblica, Ugo Sisti, che era andato a gestire il DAP. Sisti fu trovato nell'albergo del padre di Bellini la sera del 2 agosto 1980..”

Una coincidenza strana quanto meno.

Proprio Bellini – racconta Roberto Tartaglia vice capo del DAP, nella riunione dei vertici di cosa nostra fatta nel 1991 nelle campagne di Enna, riallaccia i rapporti con Nino Gioè. E' in quella riunione che i mafiosi decidono di iniziare la stagione stragista consultando anche mondi esterni a cosa nostra.

Riina decide anche di scaricare i vecchi riferimenti politici nella DC e nel PSI, fondando assieme a vecchie estremisti di destra e massoni piduisti, piccoli movimenti indipendentisti in tutto il sud.

Ai magistrati lo racconta il pentito Leonardo Messina: sono le riunioni fatte a livello provinciale e regionale in cui si parla per la prima della necessità per la mafia di farsi stato, con le leghe e i movimenti che portano avanti il progetto separatista del sud.

Progetti poi stoppati nel 1993-94 quando in politica arriva un nuovo partito, Forza Italia: nelle indagini sulle stragi è stato coinvolto anche l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi spiega Nino Di Matteo, uno dei pm che ha seguito il processo sulla trattativa, non solo come imprenditore ma anche come uomo politico, come presidente del Consiglio.

Sono accuse che sembrano confermate da un nuovo pentito che da due anni sta collaborando coi magistrati e le forze dell'ordine, proprio sulle stragi: si tratta di Pietro Riggio, boss di Caltanissetta: secondo questo pentito, le indicazioni sui luoghi delle stragi furono date da Marcello Dell'Utri, ex senatore e fondatore di Forza Italia.

Anche Giuseppe Graviano, in una sua deposizione, racconta dei suoi rapporti con Dell'Utri.

Rapporti confermati anche da Gaspare Spatuzza, il pentito che ha consentito di riscrivere la storia della strage di via D'Amelio, col pentimento falso di Scarantino.

A Roma, al bar Doney, Graviano aveva rivelato a Spatuzza “che [con quelle stragi] avevamo chiuso tutto e ottenuto tutto quello che volevamo .. la personalità, quello che aveva gestito un po' tutto era Berlusconi, quello di canale 5”.

Ma Berlusconi, all'epoca solo imprenditore, aveva attirato già l'attenzione anche di Falcone: lo racconta a Report Giovanni Paparcuri, autista del procuratore Rocco Chinnici e stretto collaboratore dei magistrati del pool.

Un giorno Borsellino entrò nella stanza di Falcone e gli chiese: “ma tu hai qualcosa su Berlusconi?”


Falcone aveva appuntato su alcuni fogli queste informazioni: 

“Cinà in buoni rapporti con Berlusconi .. Berlusconi da 20 milioni ai Grado e a Vittorio Mangano ..”.

Per questo è stato ucciso Falcone, perché stava seguendo (non come magistrato, non potendo seguire le indagini) quel fiume di denaro verso il nord, che legava imprenditori e mafiosi?

E Borsellino per cosa è stato ucciso?

Sempre secondo Nino di Matteo, Borsellino avesse iniziato a capire quello che stava accadendo, la prima trattativa portata avanti da Ciancimino coi carabinieri: “da questo punto di vista si possono spiegare le sue clamorose esternazioni fatte quattro giorni prima della strage di via D'Amelio alla moglie, la signora Agnese, nel momento in cui Borsellino parlò in termini estremamente negativi e con un atteggiamento che la signora Agnese definisce sconvolto, del suo ex amico, il generale Subranni, ufficiale del Ros”.

A tutti i misteri attorno a questi attentati, se ne aggiunge un altro: chi è entrato nel computer di Falcone presso il ministero di Giustizia, dopo la strage di Capaci?

Gioacchino Genchi all'epoca tecnico incaricato di analizzare questi pc, si accorse che erano stati manomessi, arrivando a cancellare dei files.

La stagione delle stragi comincia con l'attentato a Capaci in cui fu ucciso il giudice Falcone con la moglie e la scorta: nei 57 giorni prima della sua morte, il collega e amico Paolo Borsellino fa una sua indagine, senza mai essere sentito a verbale dalla procura di Caltanissetta diretta da Giovanni Tinebra.

Cosa aveva scoperto Borsellino? Giovanni Scarpinato procuratore generale a Palermo, racconta al giornalista di come Borsellino indagò sulle “causali tipiche di cosa nostra”, poi in una seconda fase si rende conto che c'è qualcosa che va al di là ..

Qualcosa che porta a pezzi dello Stato: quegli uomini dei servizi che, secondo quanto dice Francesco di Carlo, collaboratore di giustizia, ammazzarono dentro il carcere Nino Gioè, uno degli esecutori dell'attentato contro Falcone, poiché avevano paura che parlasse.

Un altro uomo dello Stato finito dentro queste storie è l'ex dirigente del Sisde Bruno Contrada che è stato condannato per mafia, con una sentenza che è finita di fronte alla corte dei diritti in Europa, che ha annullato gli effetti della sentenza.

Di fronte al giornalista respinge le tesi sostenute dal giudice Caselli nell'accusa, per esempio essere stato fonte di rivelazioni che consentirono la fuga di mafiosi.

Un altro uomo dello Stato citato in queste storie è stato Giovanni Aiello, ex poliziotto e collaboratore dei servizi, morto nel 2017.

Dietro le stragi in Sicilia e in Calabria c'erano i servizi deviati – racconta un altro collaboratore, Consolato Villani, coinvolti direttamente dentro l'organizzazione di questi attentati.

Dei rapporti tra uomini dello Stato e mafiosi aveva parlato anche l'ex capomafia Luigi Ilardo che nel 1993 aveva deciso di collaborare coi carabinieri, col colonnello dei carabinieri Riccio a cui racconta dei delitti compiuti dagli uomini dei servizi deviati. L'omicidio Ilardo è un omicidio di Stato, secondo Michele Riccio.

Francesco Paolo Fulci non era solo un uomo di Stato, nel 1993 era capo del Cesis, l'organismo di coordinamento tra i servizi civili e militari: sono i mesi degli attentati in Italia rivendicati dalla sigla Falange Armata.

Svolge un'indagine sui servizi e rende nota una lista sedici militari appartenenti alla settima divisione del Sismi: sono loro la Falange Armata, secondo Fulci.

No, non è vero – risponde l'ex generale Inzerilli, ex comandante della Stay Behind italiana, la Gladio, perché gli “OSSI [un'unità speciale dentro il Sismi] sono farina del mio sacco”.

Chi può, oggi, dopo quasi 30 anni, raccontare i segreti dietro quelle stragi? Riina e Provenzano sono morti, sono rimasti poche altri protagonisti.

Per esempio i politici dell'epoca, come l'ex ministro Martelli che oggi, a Report, racconta come dietro la trattativa ci fosse una volontà politica riconducibile al presidente della Repubblica

La scheda del servizio: LA TRATTATIVA di Paolo Mondani e Giorgio Mottola in collaborazione di Norma Ferrara, Alessia Pelagaggi e Roberto Persia

Report dedica una puntata speciale alla trattativa Stato-mafia, alle stragi del 1992 e quelle del 1993 per cui sono indagati dalla Procura di Firenze anche Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri. Con testimonianze inedite e documenti esclusivi verrà ricostruito per la prima volta in televisione il ruolo ricoperto da alcuni settori delle istituzioni nelle stragi del 1992 e in quelle degli anni precedenti. Un filo nero collegherebbe infatti l'attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 alle bombe di Capaci e via D'Amelio in cui furono uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Mafia, massoneria, terroristi di destra e servizi segreti deviati avrebbero contribuito per anni ad organizzare e ad alimentare una strategia stragista che puntava alla destabilizzazione della democrazia nel nostro paese. Lo raccontano a Report magistrati, collaboratori di giustizia e protagonisti dei piani eversivi. Report farà luce sul ruolo inconfessabile ricoperto dagli uomini dello Stato nella pianificazione e nell'esecuzione delle stragi. Una verità a cui probabilmente era arrivato Paolo Borsellino. Quando viene ucciso in via D'Amelio, sparisce l'agenda rossa che portava sempre con sé, dove conservava tutti gli appunti sulle indagini da lui svolte in prima persona sulla strage di Capaci. Che fine ha fatto l'agenda rossa di Paolo Borsellino? Grazie a testimonianze esclusive, Report è in grado di aggiungere un tassello importante alla ricostruzione della vicenda.

03 gennaio 2021

Buon anno

Buon anno. A quanti invocano il diritto a lavorare, ad infrangere le regole del governo, contro questa dittatura sanitaria.

Che poi sono gli stessi della mano dura contro chi occupa le case (e spesso ci sono storie di disperazione), contro chi sciopera, contro i migranti (noi chiusi in casa e loro a spasso).

Viva la libertà, ma solo per noi.

E gli altri? Che si arrangino, perché non possono ammalarsi perché non c'è il vaccino influenzale (e le mascherine hanno ridotto l'incidenza dell'influenza fino ad oggi), perché i medici ai primi sintomi ti dicono di stare a casa, perché visite nel privato forse le trovi, ma nel pubblico no.

L'anno è iniziato da tre giorni e siamo già a regime: la crisi di governo, le polemiche per le poche vaccinazioni, le scuole che non possono riaprire, le slide di Renzi (che non si dimentica delle priorità, le aziende farmaceutiche, il ponte e la TAV).

Per aprire le scuole serve scaglionare gli ingressi e potenziare il trasporto pubblico. Per vaccinare in fretta gli italiani servono le dose e il personale medico in ospedali e nelle strutture (qui in Lombardia l'assessore Gallera ci dice che sono in vacanza, vedremo la prossima settimana): molto meglio occuparsi delle polemiche e dei retroscena politici.