Un politico cattolico che dopo una notte a base di sesso (e tanta droga) con due escort d'alto bordo si mette a pisciare dall'alto dal suo appartamento nel centro di Roma, citando il marchese del Grillo confondendolo con il Belli.
Un piccolo spacciatore che crtede di aver fatto il colpo della sua vita, aiutando quel politico di cui sopra (per tirarlo fuori da una storia imbarazzante). e che invece farà il passo più lungo della gamba.
Perché tanto è cattolico fuori quel personaggio politico, tanto è marcio dentro, per le sue relazioni pericolose con il gotha della criminalità romana.
Quella che comanda sul cupolone.
Quella che discende dalla vecchia banda del Libano, del Freddo, del Dandi. Tutti morti, tutti fantasmi. Erede di quei giorni il Samurai.
E questo è solo l'inizio del racconto di De Cataldo e Bonini, della Roma nei giorni nostri.
I giorni della Suburra: "Nei giorni della Suburra nessuno piú è innocente".
E' la Roma del romanzo capitale che emerge dai fatti di cronaca, delle guerre per bande per il controllo del territorio. Dagli arresti dei mafiosi, camorristi, ndranghetisti che si contendono lo spaccio, gli appalti, le concessioni demaniali per le spiaggie, le attività commerciali ...
Un estratto dal libro (il progetto del Samurai sulla spiaggia di Ponente) e il link per scaricare il primo capitolo.
La scheda su Einaudi.
Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
19 settembre 2013
Lorenza e il commissario, di Davide Camarrone
Avevo molto apprezzato l'ultimo libro di Davide Cammarrone letto questa estate, "L'ultima indagine del commissario", tanto che ho voluto andarmi a leggere i suoi precedenti romanzi.
Questo, "Lorenza e il commissario" è la sua prima opera che però mi ha un pò deluso.
Non per i protagonisti o per l'ambientazione, e nemmeno per l'intrigo "internazionale" che emerge man mano dalle pagine.
Non mi ha convinto il modo con cui è stata raccontata la storia: talvolta il racconto subiva dei cali di tensione, mentre in altre parti gli intrighi e le parti d'azione ricordavano più un romanzo con James Bond e sono stati trattati in modo un pò superficiale.
Peccato, perché gli ingredienti per incuriosire e interessare il lettore c'erano tutti.
A cominciare dalla scelta della protagnosta, Lorenza Serianni, escort di lusso, ma anche donna di gran classe perché nasconde la sua professione (che esercita con una cerchia ben ristretta di clienti) con quella di antiquaria (con anche un passato da giornalista).
Nata e cresciuta a Palermo, ma trasferita a Roma.
L'intrigo internazionale in cui alla fine si trova dentro (come in un film di Hitchcock) ha origine nel vecchio diario del nonno, scritto negli anni della prigionia a Orano, in Algeria, durante la seconda guerra mondiale. Un diario che risveglia antichi interessi che coinvolgono potenze europee. Interessi per cui ancora oggi, passati più di settant'anni, si uccide ancora.
Ma andiamo con ordine: scesa a Palermo da Roma, per incontrare un suo cliente, l'avvocato Francesco Uliveri, Lorenza si ritrova ad essere persona informata sui fatti. Il suo cliente viene ucciso, in piazza della Rivoluzione, sotto la statua del Genio. L'ipotesi della rapina finita a male non convince gli investigatori.
Tra cui il commissario Paternò.
Da persona informata, si trasforma quasi subito in persona coinvolta nell'inchiesta: sui giornali trova subito spazio la pista passionale che fruga dentro la vita del morto.
Importante avvocato, sposato, ma con qualche vizio nascosto. Gli incontri di sesso con la escort, ma anche la droga. Tanta droga.
Non è solo il procuratore che segue il caso, che la manda in carcere per un giorno per il suo atteggiamento reticente sul caso: tutta la sua vita prende una brusca accelerazione. Viene rapita e poi liberata (dopo un blitz); nonostante le minacce di starsene buona, si mette sulla pista dei killer assieme al commissario (che è l'unico che la crede).
Ma è una pista macchiata di sangue: tutte queste morti per che cosa? Cosa vogliono da lei gli assassini? Per che cosa si uccide?
Quello che sembrava una caso di omicidio per rapina, si trasforma in una guerra fredda tra paesi europei, con diverse squadre di spioni in lotta tra loro.
Per cercare la verità, Lorenza e il commissario, dovranno tuffarsi nel passato, ripercorrendo le pagine scritte dal nonno nei mesi della prigionia.
"E questo quaderno? Un diario, il diario del nonno. Ecco perché ha lasciato a me il suo bauletto: qui ci sono le risposte alle mie domande, alle quali, per tante volte, è seguito il silenzio."
Il link per ordinare il libro su Ibs e su Amazon
La scheda del libro su Sellerio.
Questo, "Lorenza e il commissario" è la sua prima opera che però mi ha un pò deluso.
Non per i protagonisti o per l'ambientazione, e nemmeno per l'intrigo "internazionale" che emerge man mano dalle pagine.
Non mi ha convinto il modo con cui è stata raccontata la storia: talvolta il racconto subiva dei cali di tensione, mentre in altre parti gli intrighi e le parti d'azione ricordavano più un romanzo con James Bond e sono stati trattati in modo un pò superficiale.
Peccato, perché gli ingredienti per incuriosire e interessare il lettore c'erano tutti.
A cominciare dalla scelta della protagnosta, Lorenza Serianni, escort di lusso, ma anche donna di gran classe perché nasconde la sua professione (che esercita con una cerchia ben ristretta di clienti) con quella di antiquaria (con anche un passato da giornalista).
Nata e cresciuta a Palermo, ma trasferita a Roma.
L'intrigo internazionale in cui alla fine si trova dentro (come in un film di Hitchcock) ha origine nel vecchio diario del nonno, scritto negli anni della prigionia a Orano, in Algeria, durante la seconda guerra mondiale. Un diario che risveglia antichi interessi che coinvolgono potenze europee. Interessi per cui ancora oggi, passati più di settant'anni, si uccide ancora.
Ma andiamo con ordine: scesa a Palermo da Roma, per incontrare un suo cliente, l'avvocato Francesco Uliveri, Lorenza si ritrova ad essere persona informata sui fatti. Il suo cliente viene ucciso, in piazza della Rivoluzione, sotto la statua del Genio. L'ipotesi della rapina finita a male non convince gli investigatori.
Tra cui il commissario Paternò.
Da persona informata, si trasforma quasi subito in persona coinvolta nell'inchiesta: sui giornali trova subito spazio la pista passionale che fruga dentro la vita del morto.
Importante avvocato, sposato, ma con qualche vizio nascosto. Gli incontri di sesso con la escort, ma anche la droga. Tanta droga.
Non è solo il procuratore che segue il caso, che la manda in carcere per un giorno per il suo atteggiamento reticente sul caso: tutta la sua vita prende una brusca accelerazione. Viene rapita e poi liberata (dopo un blitz); nonostante le minacce di starsene buona, si mette sulla pista dei killer assieme al commissario (che è l'unico che la crede).
Ma è una pista macchiata di sangue: tutte queste morti per che cosa? Cosa vogliono da lei gli assassini? Per che cosa si uccide?
Quello che sembrava una caso di omicidio per rapina, si trasforma in una guerra fredda tra paesi europei, con diverse squadre di spioni in lotta tra loro.
Per cercare la verità, Lorenza e il commissario, dovranno tuffarsi nel passato, ripercorrendo le pagine scritte dal nonno nei mesi della prigionia.
"E questo quaderno? Un diario, il diario del nonno. Ecco perché ha lasciato a me il suo bauletto: qui ci sono le risposte alle mie domande, alle quali, per tante volte, è seguito il silenzio."
Il link per ordinare il libro su Ibs e su Amazon
La scheda del libro su Sellerio.
Perché?
La domanda che si pone Barbara Berlusconi è anche la mia
E ora, sempre assieme a Berlusconi, quel Berlusconi lì, che ieri ha espresso nuovamente il suo pensiero in un video messaggio, hanno tolto l'IMU sulla prima casa e aumenteranno l'IVA.
Perché lo fanno dunque? Perché governano assieme per fare poi le riforme che da solo Silvio non riusciva a fare?
Per masochismo?
Per una sorta di sudditanza nei confronti del centrodestra?
Perché qualcuno una volta era comunista e si è stancato di farlo?
E oggi, come potranno continuare ad andare avanti quelli del PD, dopo le parole dell'ex premier contro la magistratura?
Per tutte le menzogne che ha raccontato anche ieri (Magistratura democratica, le assoluzioni, l'attacco dei pm..)
Napolitano, presidente del CSM, non ha niente da dire?
“Alcuni giorni fa ho detto che la storia di mio padre è politica e imprenditoriale, e non criminale”, ha spiegato a Sky Sport. “Alcuni hanno colto, altri fingono di non capire. Se considerano Silvio Berlusconi un delinquente, perché hanno fatto con lui gli ultimi due governi?”.Eh già, il PD governa assieme al PDL dal 2011: assieme al PDL (ovvero Berlusconi) ha varato la riforma delle pensioni (che Berlusconi non era riuscito a fare) e quella del lavoro (che tocca l'articolo 18).
E ora, sempre assieme a Berlusconi, quel Berlusconi lì, che ieri ha espresso nuovamente il suo pensiero in un video messaggio, hanno tolto l'IMU sulla prima casa e aumenteranno l'IVA.
Perché lo fanno dunque? Perché governano assieme per fare poi le riforme che da solo Silvio non riusciva a fare?
Per masochismo?
Per una sorta di sudditanza nei confronti del centrodestra?
Perché qualcuno una volta era comunista e si è stancato di farlo?
E oggi, come potranno continuare ad andare avanti quelli del PD, dopo le parole dell'ex premier contro la magistratura?
Per tutte le menzogne che ha raccontato anche ieri (Magistratura democratica, le assoluzioni, l'attacco dei pm..)
Napolitano, presidente del CSM, non ha niente da dire?
18 settembre 2013
Alle 18 inizia il giudizio universale
Alle 18 il video messaggio di B.
Come nel film di De Sica .. Il giudizio universale. Un caso? Deliri di onnipotenza?
Il paese degli asini che volano
La concordia è stata "messa in asse" in Italia (in Italia sì, ma non solo da italiani).
Ma anche il naufragio della Concordia (l'inchinarsi al potente di turno, il non rispetto delle regole, la spavalderia) è stato fatto in Italia.
Così come la lunga diretta video, per mostrare al popolo bambino quanto siamo stati bravi, noi italiani, a riscattarci dopo la vergogna dell'inchino.
Un popolo che ha bisogno di eventi, salvatori della patria e di pochi eroi per far a parti con la mediocrità di molti.
Perché siamo il paese degli asini che volano.
Un paese dove un politico condannato per evasione tiene in scacco un intero paese e il suo governo.
Dove le condanne subite sono atti di aggressione da parte dei magistrati politicizzati.
Dove si chiama furto quello che normalmente è definito come un risarcimento, per lo scippo della Mondadori da parte di un giudice corrotto. Corruzione dove B. ebbe un ruolo attivo.
Un paese dove si cambiano nome alle tasse per far vedere come si è bravi a cambiarle.
E se poi qualcuno lo fa notare, come il commissario europeo Rehn, viene pure preso a male parole.
Perché nessuno spiega agli italiani che i politici italiani hanno firmato il "two pack" (la finanziaria va mandata anche in Europa per una questione di sorveglianza), il pareggio di bilancio, il fiscal compact. Se siamo strozzati con questi vincoli, prendetevela con Berlusconi e Monti.
Perché questo è un paese dove i tg sono fatti quasi tutti a copia e incolla, a ripetere le parole del politico di turno, senza domande scomode.
Cosa voleva intendere, giudice della Corte costituzionale Amato, con quella telefonata?
Tutti i tg pronti a ripetere le stesse cose, sul relitto della Concordia e sull'altro relitto: manderà il video o no? Cosa farà il governo Letta? Come voterà la giunta, con voto palese (come nel 1993 per l'autorizzazione per Andreotti) o segreto?
Abbiamo le banche più solide d'Europa, ci diceva il ministro (e hanno continuato a rassicurare anche gli altri venuti dopo): abbiamo visto ora quale è la situazione. Banche usate come bancomat per i potenti di turno che ora, dopo aver paugato lauti stipendi a manager e dirigenti, sono in crisi.
E come la si risolve? Mandando a casa la gente. L'ABI, l'associazione che una volta era presieduta da Mussari (di MPS) ha rescisso il contratto nazionale. E gli asini non volano più.
Siccome siamo il paese dove si dice che gli asini volano, si crede pure alle favole del TAV in Val di Susa.
Opera inutile, per un corridoio europeo che non esiste, in Francia hanno detto che se ne può riparlare, mentre in Italia va fatto a tutti costi.
E in Italia l'alta velocità ha un costo superiore a quello di altri paesi europei. Tangenti comprese.
E per ogni chilometro di ferrovia, se ne costruiscono altrettanti di asfalto per raccordi : Andrea De Benedetti in un articolo del Fatto di ieri
"Davvero le merci non possono viaggiare ad Alta velocità? Davvero l’economia spagnola è collassata perché hanno voluto fare treni troppo veloci e troppo costosi? Davvero per realizzare i 130 chilometri di Tav Torino-Milano ne hanno costruiti più di 400 di asfalto fra strade d’accesso, cavalcaviaMassì, continuiamo a credere alle favole.
e raccordi, alla faccia della retorica finto-ecologista dei promotori dell’opera? Davvero il costo per chilometro del Tav italiano è il quintuplo rispetto a Francia e Spagna? Davvero in Germania usano ancora e sempre il Pendolino?"
Ai miracoli. All'orgoglio patriottico.
Ai giudici politicizzati e alle toghe rosse.
17 settembre 2013
Non basta la Concordia
"Orgoglio italiano", esclama Letta dopo il raddrizzamento della Costa Concordia.
Ma quella del naufragio della Costa è una storia italiana dove si parla di regole non rispettate per fare "l'inchino". Un omaggio costato la vita a 30 persone, nonché i costi del recupero.
Ma siamo sicuri che tutto questo non succederà di nuovo, magari a Venezia?
Godiamoci lo show allora, visto che a noi le operazioni ciclopiche piacciono (più che le cose normali), ma non dimentichiamo tutto il resto che c'è dietro.
Per esempio, parlandi di grandi opere, l'inchiesta sugli appalti del TAV di Firenze.
Ma quella del naufragio della Costa è una storia italiana dove si parla di regole non rispettate per fare "l'inchino". Un omaggio costato la vita a 30 persone, nonché i costi del recupero.
Ma siamo sicuri che tutto questo non succederà di nuovo, magari a Venezia?
Godiamoci lo show allora, visto che a noi le operazioni ciclopiche piacciono (più che le cose normali), ma non dimentichiamo tutto il resto che c'è dietro.
Per esempio, parlandi di grandi opere, l'inchiesta sugli appalti del TAV di Firenze.
Presa diretta: basta con l'austerity
La cosa peggiore è che di tutti i servizi trasmessi ieri da Presa diretta, non rimarrà traccia sull'agenda politica di oggi. Così come ieri, anche oggi si parlerà del raddrizzamento della Concordia (metafora di un paese che dovrebbe raddrizzarsi), del voto palese in giunta per far decadere un pregiudicato, dei conti del paese da presentare all'Europa, degli ultimatum del PDL e dei soliti scandaletti di una classe dirigente che vive in un altro mondo.
Le presunte mazzette ad alta velocità.
E l'imbarazzante (per usare un eufemismo) telefonata di Amato per far tacere una teste davanti ai giudici.
Eppure nel servizio di Presa diretta c'era la foto di quello che è diventato questo paese, in pochi anni, anche grazie alla cura dell'austerity.
Questa austerity, il cavallo di battaglia della Merkel e del suo partito, di quelli cioè che in Germania e nel nord Europa, non intendono più pagare per i debiti dei paesi del sud.
Eppure, il partito contro l'austerity sta crescendo, alcuni economisti si ritroveranno questa settimana a Roma.
Iacona ha intervista l'ex capo di confindustria tedesca (dalla pagina FB di Presa diretta):
Le presunte mazzette ad alta velocità.
E l'imbarazzante (per usare un eufemismo) telefonata di Amato per far tacere una teste davanti ai giudici.
Eppure nel servizio di Presa diretta c'era la foto di quello che è diventato questo paese, in pochi anni, anche grazie alla cura dell'austerity.
Questa austerity, il cavallo di battaglia della Merkel e del suo partito, di quelli cioè che in Germania e nel nord Europa, non intendono più pagare per i debiti dei paesi del sud.
Eppure, il partito contro l'austerity sta crescendo, alcuni economisti si ritroveranno questa settimana a Roma.
Iacona ha intervista l'ex capo di confindustria tedesca (dalla pagina FB di Presa diretta):
Hans Olaf Henkel, economista, ex capo della confindustria tedesca e l’ideologo del nuovo partito tedesco “alternativa per la Germania” chiede che il suo paese esca dall’euro, con queste parole
"L’Euro e’ troppo forte per gli italiani, per i greci, per gli spagnoli, per i francesi ed e’ troppo debole per i tedeschi, per gli olandesi, per gli austriaci e per i finlandesi. E proprio per il benessere del Sud Europa, in segno di solidarieta’ con il Sud Europa, la Germania dovrebbe subito mettersi d’accordo con gli altri Paesi forti dell’Europa per uscire dall’Euro e far nascere una valuta piu’ forte."
Ai greci di privatizzare le ferrovie: ma in Germania le ferrovie sono pubbliche.
I freddi numeri dell'austerity:
SPESA SANITARIAMa tutti questi sacrifici potrebbero non essere servizi a niente: nonostante questa cura il PIL non cresce e il debito pubblico è in aumento, come la disoccupazione. Se diminuisce la domanda di beni interna, a chi vendono le nostre aziende?
Dal 2010 al 2015 sono stati tagliati 26 miliardi di euro
Che cosa significa? Per esempio che i ticket sui farmaci sono aumentati del 40 per cento, 5 miliardi di euro in più che i cittadini tirano fuori dalle proprie tasche
PENSIONI
Qui c’è da piangere, perchè il pacchetto pensioni quando andrà a regime nel 2018 tra aumenti dell’età pensionabile e tagli comporterà un risparmio di 20 miliardi di euro.
Ma i tagli sono già arrivati, 2,767 miliardi nel 2012, 5,968 nel 2013
Nel frattempo sono aumentate del 20 % tasse e tariffe e solo nell’ultimo anno così i pensionati hanno meno da spendere mentre la vita è più cara.
ENTI LOCALI
L’austerity ha tagliato quasi dieci miliardi di euro a comuni province e regioni.
Risultato, lo sapete tutti, i comuni italiani sono in rosso, c’è stato un tracollo degli investimenti del 20 per cento negli ultimi due anni e un aumento delle tasse per riempire quei buchi di bilancio.
Ma il paradosso è che tutti questi sacrifici che stiamo facendo non sono serviti allo scopo, non hanno ridotto nè il debito pubblico, ne i disoccupati
Il debito pubblico era il 120,8 per cento del PIL nel 2011 quando in Italia c’erano 2 milioni e 108 mila disoccupati
Austerity:
Debito Pubblico 120,8 per cento del PIL nel 2011
2 milioni e 108 mila disoccupati
E adesso siamo al 131,4 per cento con più di tre milioni di disoccupati
È chiaro perchè, l’austerity strozza l’economia, crolla il PIL e nelle tasche della gente non ci sono più i soldi per comprare.
Moriremo di austerity.
Il deserto industriale del nordest.
Iacona è andato nel nordest, a sentire gli imprenditori e le associazioni, per tastare il polso della situazione.
Come l'ex capo di confindustria, anche qui chiedono l'uscita dall'euro, per poter poi svalutare la moneta e far ripartire le esportazioni. Far ripartire le imprese, oggi a rischio fallimento: basta andare alle aste dei tribunali giudiziari.
A PresaDiretta Piero Orlando roccato il direttore di Apindustria Padova, l’associazione delle piccole imprese:
“Oggi abbiamo duecentomila disoccupati in Veneto, siamo all’8 per cento, il tasso più alto degli ultimi venti anni, abbiamo perso in Veneto dalle 12 alle 13 mila imprese in un anno. Di fronte all’enormita’ di questa crisi il “decreto del fare” è un palliativo, che non risolve il problema di generare lavoro. Dobbiamo uscire dall’euro producendo inflazione. Noi non ci dobbiamo scordare che tutte le crisi del passato le abbiamo superate con la svalutazione della lira, perchè altrimenti non ripartiamo , non ce la faremo mai . Non ci possiamo permettere questo euro cosi’ forte, perchè noi abbiamo parificato solo la nostra moneta, ma non il costo del lavoro , la produttività, il bilancio dello Stato. Io voglio stare in Europa, ma da vivo, non da morto. Il nostro presidente se potesse uscire domani dall’Euro uscirebbe.
Massimo Colomban, fondatore di Confapri, un’associazione di imprenditori cui fanno capo un milione di impreseGli industriali puntano il dito contro il governo e la classe politica: non capiscono la gravità della situazione, sembra che vogliano portarci al default, alla svendita del paese ai nostri concorrenti. Non solo Germania e Francia, ma anche l'India, che in questi giorni si è comprata la Italtec, con tutti i suoi brevetti, il suo portafoglio clienti, le sue competenze.
“Le misure del “decreto del fare” non sono sufficienti, è come dare l’aspirina ad un malato che ha le metastasi , non sono sufficienti ad evitare il default dell’economia come sta accadendo .
Il debito al 90 per cento del PIL è la soglia oltre la quale entriamo in zona rossa e il nostro debito sta al 130 per cento del PIL. La Grecia stava al 150 per cento quando ha dovuto svalutare il suo debito del 50 per cento. Noi non siamo molto lontani. Quello che è grave è che sembra ci vogliano portare al default , Vogliono svendere l’Italia . La nostra migliore manifattura se la stanno comprando. Un patrimonio incredibile di ricchezza che è stato costruito in 50 anni di lavoro viene svenduto ai francesi e ai tedeschi in pochi anni. Cosa andremo a fare? I subcontrattori del mercato mondiale distribuendo povertà al posto della ricchezza? E’ gravissimo quello che sta succedendo .
La Germania sta spudoratamente vincendo la terza guerra mondiale con la finanza. La Germania paga dieci volte meno in percentuale per avere l’euro . Noi dobbiamo svalutare di un 30 40 per cento , sarà ineluttabile se vogliamo salvarci, per uscire dalla crisi noi dobbiamo stampare moneta . E’ stato un disastro aver ceduto alle richieste dell’Europa, aver iscritto in Costituzione il pareggio di bilancio, perchè non siamo in grado di sopportarlo. Stiamo uccidendo la nostra economia , tassando i cittadini , per pagare una montagna di interessi alle banche internazionali , che sono in gran parte tedesche e francesi. Questa è l’Europa dove il più forte impone al più debole dieci volte di più il tasso di interessi. Quello che è successo a Cipro, in Grecia e purtroppo nella lista ci siamo anche noi. è questa l’Europa? Io non voglio questa Europa”.
"La Germania la 3 guerra mondiale la sta vincendo con l'economia", concludeva il suo ragionamento Colomban.
Iacona commentava così queste interviste in studio:
"Ecco un’altra conseguenza delle politiche di austerity, stanno minando in profondità le ragioni stesse dell’Unione Europea. E molti cominciano a pensare che stiamo pagando un prezzo troppo alto all’Euro e all’unione monetaria.Bruno Amoroso parla di un'Europa divisa in tre, la zona nord, la zona euro al sud e l'Europa non euro:
Lisa Iotti ha incontrato Bruno Amoroso , professore emerito alla Università di Roskilde in Danimarca, e direttore del dipartimento di economia dell’EURISPES"
“Una moneta unica tra sistemi profondamente diversi come sono quelli dell’area tedesca e quelli dell’Europa del sud non funziona . L’euro è di fatto fallito perchè i titoli in euro della Germania valgono dieci, quelli dell’Italia sette, quelli della Spagna cinque e quelli della Grecia tre.Sempre Iacona:
Bisognerebbe uscire dall’euro, da una valuta sopravvalutata per tornare a una valuta che si svaluta, Questo consentirebbe una ripresa dell’esportazione e dell’economia. Ci troveremmo così nelle condizioni della Danimarca e dell’Inghilterra, con una moneta svalutata del 15 , 20 per cento. C’è anche un altro vantaggio : avendo la moneta nazionale si riprende il diritto di fare politica economica nazionale. è chiaro che questo significa ricontrattare il fiscal compact e il patto di stabilità. Del resto se questi due macigni non vengono rimossi, l’Italia va dritta dritta al fallimento, insieme alla Spagna e alla Grecia, ma non fra dieci anni ma a fine anno o l’anno prossimo.”
"Come avete sentito l’uscita dall’Euro non è un argomento di pazzi o fanatici complottisti ma ormai è oggetto di dibattito, sta lì, sul tappeto . E sono convinto che così come ne parlano gli economisti e gli imprenditori di mezza Europa sta anche nei pensieri e nei timori delle cancellerie europee. Solo che a noi non ce lo dicono . E se fosse vera la previsione lanciata dal professore Amoroso, cioè che potrebbe fare la fine della Grecia, tutte le lacrime e il sangue che stiamo versando saranno state inutili. Non solo noi ci troveremmo anche un pezzo di industria in meno che nel frattempo non ha retto al crollo della domanda interna provocato dall’Austerity".A Presadiretta Emiliano Brancaccio,economista e professore universitario, è stato nel 2010 tra i promotori di una lettera firmata da 100 economisti italiani contro le politiche di austerity, rivolta al governo e al parlamento , lettera caduta nel vuoto. Per Brancaccio è stato un errore capitale:
"le cose sono andate diversamente da quello che ci avevano annunciato...abbiamo perso 8.13 punti di pil …dal 2007 al 2013 abbiamo avuto un incremento di un milione e mezzo di disoccupati in Italia …abbiamo ceduto diritti e conquiste in cambio di un disastro".Nella partita politica che si sta giocando sull’Austerity c’e anche questo: "stiamo uscendo non solo più poveri ma anche più deboli, con meno diritti …questo è un altro prezzo che stiamo pagando a questa Europa". La famosa guerra di classe dei ricchi contro i poveri di cui parla Buffet.
Le politiche di austerity stanno provocando un altro fenomeno che nessuno si sarebbe mai aspettato, gli italiani hanno ripreso ad emigrare, nei paesi del nord e soprattutto in Germania.
Portando ad un altro deserto: quello dei paesini del sud povero dell'Italia che si stanno svuotando.
Il deserto nel sud.
Iacona ha seguito il loro viaggio, dalle la mattina alle 4 quando partono con i pullman: dei pulmini raccolgono i nuovi emigranti con le loro valigie per portarli, dopo ore di viaggio, in Germania.
E mentre i paesini dell'agrigentino si svuotano, nonostante la ricchezza che potrebbe venire dall'agricoltura, dalla bellezza del paesaggio, dal turismo (qui ci sono i famosi templi): "sono impressionanti le immagini che ho visto e girato in Sicilia, i paesi vuoti, le strade deserte, i negozi chiusi. La metafora di un Paese che sta morendo. E non nel deserto ma in uno dei posti più belli del mondo".
E assistiamo a storie, raccontate ieri da Presa diretta, che sembrano provenire dal passato.
Famiglie spezzate, ragazzi che partono con pochi soldi in tasca e senza conoscere una parola di tedesco.
Ma quello che sta accadendo adesso è che ad emigrare sono anche uomini fatti, persone che erano anche tornare dall'estero per stabilirsi in Italia.
In Sicilia la disoccupazione giovanile è al 50%, dal 2008 si sono persi 1 ml di posti.
Anche l'agricoltura è al collasso: sono state mandate in onda le immagini di un vecchio servizio di Presadiretta dove si mostravano meloni dati alle capre, agrumi che rimanevano sugli alberi perché non conviene raccoglierli.
E i campi rimangono incolti.
Il posto al sole in Germania.
Come mai in Germania i posti di lavoro ci sono, come a Volfsburg dove ha sede la Volkswagen?
Qui in Germania hanno difeso le industrie, hanno fatto una vera politica industriale: hanno aiutato le imprese nell'export, con fiere internazionali e viaggi in giro per il mondo. anche nei nuovi mercati asiatici.
Lo stato tedesco aiuta le famiglie con sussidi per i figli, trova le case alle famiglie: qui le scuole pubbliche sono bellissime, con tanto di strutture sportive. In Germania la scuola e gli insegnanti, sono anche loro al centro dell'attenzione della politica.
Da una parte il deserto, dall'altra una specie di paradiso: un paese che accoglie le persone in cerca di lavoro e offre delle possibilità.
Presa diretta è andata anche in Portogallo:
"Ecco quello che ci stanno insegnando le vicende portoghesi , l’austerity è la maschera dietro la quale si nasconde la ricetta liberista più estrema, si smantella la sovranità degli Stati per mangiarseli, con le privatizzazioni anche dei beni pubblici. Anche questa non e un’operazione politicamente neutra, perchè dietro c’è un altro obiettivo, l’attacco alla democrazia tout court come ha così lucidamente denunciato Mario Soares.Quale è il risultato in europa di questa politica di austerity?
Ma solo da noi non si parla di queste cose, solo da noi il governo continua a declinare l’austerity come l’unica ricetta possibile . Per esempio nella Francia che ha scoperto improvvisamente di essere in crisi anche lei la critica alle politiche di austerity e a questa Europa non è più un tabù per nessuno . Anzi piuttosto il contrario".
L'avanzata delle destre, come in Francia dove il Fronte Nazionale è passato dal 10% al 24%:
"E infine questa è l’ultima conseguenza, forse la più drammatica,delle politiche di Austerity.
Vogliamo consegnare l’Europa ai fascisti?
Continuiamo pure così".
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16 settembre 2013
Dimissioni (per non infangare anche la Corte)
Questo è un giudice della Corte Costituzionale, appena nominato dal presidente della Repubblica (art. del Fatto Quotidiano):
In una telefonata del 1990, l’allora deputato del Psi e vicesegretario del partito, Giuliano Amato, oggi neonominato giudice alle Corte Costituzionale, chiedeva alla vedova di un dirigente e parlamentare socialista, Paolo Barsacchi, di non fare i nomi dei protagonisti di una tangente da 270 milioni di lire. Ecco la registrazione telefonica che Il Fatto Quotidiano ha recuperato.
In una telefonata del 1990, l’allora deputato del Psi e vicesegretario del partito, Giuliano Amato, oggi neonominato giudice alle Corte Costituzionale, chiedeva alla vedova di un dirigente e parlamentare socialista, Paolo Barsacchi, di non fare i nomi dei protagonisti di una tangente da 270 milioni di lire. Ecco la registrazione telefonica che Il Fatto Quotidiano ha recuperato.
La ricetta sbagliata dell'austerity
Questa sera si parla dell'austerity, la ricetta mondiale buona per
curare le crisi di bilancio dei paesi.
La ricetta per cui dovremmo lavorare tutti di più, con meno salari e meno diritti.
Almeno così ci hanno detto gli economisti, col loro fare dogmatico, e così ripetevano i politici che, dopo anni di spese allegre, si sono convertiti a questa cura.
Eh sì: perché è proprio quello che è successo.
Almeno qua in Italia, la stessa classe dirigente è riuscita a
passare quasi indenne, come la salamandra nel fuoco, a diverse ere
politiche. La ricetta per cui dovremmo lavorare tutti di più, con meno salari e meno diritti.
Almeno così ci hanno detto gli economisti, col loro fare dogmatico, e così ripetevano i politici che, dopo anni di spese allegre, si sono convertiti a questa cura.
Eh sì: perché è proprio quello che è successo.
Dagli anni della crescita infelice, in cui aumentava il debito pubblico e la crescita era all'1%. Agli anni della crisi, dove comunque il debito aumentava però la crisi non c'era perché i ristoranti erano pieni, e comunque la situazione del paese era solida. Solide le banche, le aziende, il patrimonio degli italiani. Questo ci ripetevano i nostri politici, con tanto di esperti e giornalisti (sempre esperti) a corredo: quelli cioè che credono ancora che la crisi si è abbattuta in Italia, dal 2008, per colpe esterne. È una crisi internazionale, ripetevano. Colpa della globalizzazione, dei paesi emergenti.
Questa crisi, prima negata, è diventata poi una guerra: quella dello spread dell'estate del 2011. Quella con le due manovre, con le promesse dei tagli della spesa pubblica e dei costi della politica. Perché anche questo è successo: nel 2007, quando uscì il libro La Casta dei giornalisti Stella e Rizzo, fu accolto con le parole di demagogia e antipolitica. Oggi, le stesse persone che prima battezzavano con antipolitico chi chiedeva un controllo della spesa (su auto blu, voli di stato, spese per le due Camere, spese per i rimborsi elettorali) si sono in larga parte convertiti alla ricetta dell'austerity.
Perché nel 2011 sono arrivati anche in Italia i tecnici. Dopo la Grecia, il Portogallo e la Spagna, anche noi eravamo finiti tra i cattivi che dovevano fare i compiti a casa (in realtà la procedura di infrazione risale al 2009, ma i ristoranti erano pieni ...).
Con i tecnici siamo riusciti allora a ribaltare il paese come un calzino per risolvere i suoi mali? Corruzione, evasione, spesa pubblica fuori controllo, una classe dirigente vecchia, un po' maschilista e incompetente?
Nemmeno queste. Monti era partiti con tante promesse, tra cui quella di equità, ma alla fine ha usato la crisi e l'austerity per far pagare il conto della crisi alle fasce più deboli.
Non è l'IMU, ovviamente (introdotta tra l'altro dal federalismo della Lega di Bossi).
Ma le due riforme su lavoro e pensioni.
I soldi e le garanzie per salvare le banche (ma soprattutto i banchieri) a spese dello Stato.
Contro l'evasione è stata varata una buona norma che limita l'uso del contante a 1000 euro (anche per le pensioni), ma contro i grandi evasori non c'è stata una vera azione incisiva: i blitz a Cortina come nelle altre località dei vip, sono serviti solo per un effetto mediatico.
La legge Severino contro la corruzione è stata troppo blanda, fu varata sull'onda degli scandali della regione Lazio e del tesoriere della Margherita, e comunque già oggi le stesse persone che l'hanno voluta la stanno disconoscendo (sempre per salvare quello dei ristoranti pieni).
Dovevano tagliare le province e non ci sono riusciti. Dovevano tagliare le pensioni d'oro, i rimborsi elettorali, i vitalizi, i cumuli. Avevano promesse che le nomine sulle poltrone d'oro delle aziende pubbliche sarebbero state fatte solo dopo aver consultato i cv.
Nemmeno il tariffario unico per le spese mediche: una siringa continuerà a costare in modo diverso da regione a regione.
Ma nel frattempo sono state stati tagliati ospedali, il fondo per i malati terminali, i trasferimenti per le regioni e i comuni. Regioni e comuni cosa fanno: stretti da una parte dal patto di stabilità (che poi è l'austerity imposta da Tremonti nel 2008) dall'altra dal bilancio, hanno dovuto aumentare le tasse (come le addizionali Irpef) e i costi dei servizi erogati.
Questo governo, politico e non tecnico, ha promesso di cambiare pagina, basta austerità fine a se stessa. Dunque investimenti pubblici per rilanciare i consumi, nell'ambito della messa in sicurezza del territorio, ristrutturare scuole ed edifici pubblici, tram e bus elettrici nelle città, pannelli solari sopra municipi, prefetture, ..?
Chi lo sa.
Questo esecutivo ha promesso tante cose, ma i soldi veri sono finiti alla cassa integrazione (5 miliardi di ore in cassa integrazione, e non è una buona notizia, così il crollo dell'occupazione giovanile ora al 60%), gli incentivi per le ristrutturazioni in casa. Il resto servirà a coprire il mancato pagamento dell'IMU, per evitare il rialzo dell'IVA, e per le altre spese che si sono cumulate.
Bruxelles ci ha tolto dalla procedura di infrazione, ma non ci ha dato alcuna flessibilità in merito al rispetto dei parametri europei sul debito: il rapporto deficit pil deve rimanere sotto al 3% (mentre ora si stima sia al 3,4% ma Saccomanni ha garantito che si risolve con piccole manovre interne). Ma dovremmo anche iniziare ad invertire la rotta anche su debito (2072 miliardi, più del 130% del PIL) e disoccupazione (si sono persi 1 milione di posti di lavoro per i giovani).
L 'esecutivo dovrà presentare il documento economico finanziario dove si stimerà il calo del PIL da -1,3 a -1,7, ma il 15 ottobre dovrà presentare la bozza della legge di stabilità in Europa.
E lì vorranno vedere numeri veri.
Se non crederanno alle nostre promesse si arriverà ad una nuova procedura di infrazione: Letta spera che, calando lo spread, potremmo pagare meno interessi sul debito. Soldi che farebbero comodo per Imu e Iva. Ecco perché è così importante che i mercati credano in noi.
La famosa stabilità politica.
Ma questo lo sa anche il PDL, il partito presieduto da un condannato per frode fiscale, che nei prossimi mesi porterà avanti i suoi ricatti, dentro o fuori il governo.
Se lo spread dovesse salire, sarebbe un vero problema.
E pensare che fino a ieri c'erano i salvatori della patria.
Quello che “ghe pensi mi”, ma che alla fine abbiamo scoperto che pensava solo alle sue aziende e alle sue cene eleganti.
E l'altro, il tecnico, che deve andare in Europa per sentirsi dare dei ringraziamenti. In Italia la sua ricetta col loden, è stata poco apprezzata.
Come del resto, è stata poco apprezzata anche in Europa: ne parla l'inchiesta di Presa diretta di questa sera, “Basta con l'austesity”, di di Riccardo Iacona e Lisa Iotti
Nel 2011, quando è cominciata la cura Monti, il debito pubblico era il 120,8 per cento del PIL e c'erano due milioni e 108mila disoccupati. Alla fine di quest’anno il debito pubblico e’ schizzato al 131,4 per cento del PIL e i disoccupati sono 3 milioni e passa.
Basterebbero già questi due numeri per certificare che le politiche di Austerity che sono state imposte all’Italia dall’Europa sono fallite.
In uno straordinario viaggio che dalla Sicilia, passando per il Nordest ci porta in Portogallo e Francia, PRESADIRETTA racconta il prezzo altissimo che gli europei stanno pagando alle restrizioni di bilancio volute Fondo Monetario Internazionale, Bce e Unione Europea.
Con “BASTA CON L’AUSTERITY” vi facciamo vedere che a pagare i tagli sono dappertutto i ceti più deboli, i giovani, i precari, le donne, gli anziani. In uno struggente racconto, mai visto ancora in televisione, PRESADIRETTA segue le storie dei tanti nuovi emigranti italiani che sono arrivati in Germania per trovare lavoro. Torniamo nel Nord Est e vi raccontiamo la terribile e drammatica catena dei fallimenti , che si sta portando via il meglio della manifattura del nostro Paese.
“BASTA CON L’AUSTERITY” entra nel Portogallo in rivolta, milioni di donne e uomini scendono nelle piazze di un Paese che per aver seguito la ricetta imposta dalla Troika si trova letteralmente alla fame. Mentre in Francia e un po' dappertutto cresce un forte sentimento antitedesco e antieuropeo.
A PRESADIRETTA, per la prima volta e senza censure e tabù, gli imprenditori e gli economisti mettono in discussione la moneta unica, l’Euro, così come è stata concepita e lanciano l'allarme sul futuro di questa Europa.
In Germania, alle elezioni regionali in Baviera, ha vinto nuovamente il partito della Merkel. Che succederà ora in Europa se dovesse rivincere anche alle elezioni nazionali?
Dalla pagina FB di Presa diretta, alcuni stralci delle interviste che andranno in onda questa sera:
Intervistato da Presadiretta, nella puntata dal titolo “Basta con l’austerity” in onda lunedi’ 16 alle ore 21.05, Massimo Colomban, fondatore di Confapri, un’associazione di imprenditori cui fanno capo un milione di imprese, attacca la politica economica del governo e dell’unione europea con queste parole
"E’ gravissimo quello che sta succedendo . La Germania sta spudoratamete vincendo la terza guerra mondiale con la finanza. La GermAnia paga dieci volte meno in percentuale per avere l’euro. Noi dobbiamo svalutare di un 30 40 per cento, sarà ineluttabile se vogliamo salvarci, per uscire dalla crisi noi dobbiamo stampare moneta"
Piero Orlando Roccato il direttore di Apindustria padova, l’associazione delle piccole imprese lancia l’allarme euro con queste parole
"Non ci possiamo permettere questo euro così forte, perchè noi abbiamo parificato solo la nostra moneta, ma non il costo del lavoro ,la produttività, il bilancio dello Stato . Io voglio stare in Europa, ma da vivo, non da morto"
Hans Olaf Henkel, economista, ex capo della confindustria tedesca e l’ideologo del nuovo partito tedesco “alternativa per la Germania” chiede che il suo paese esca dall’euro, con queste parole
“L’Euro e’ troppo forte per gli italiani, per i greci, per gli spagnoli, per i francesi ed e’ troppo debole per i tedeschi, per gli olandesi, per gli austriaci e per i finlandesi. E proprio per il benessere del Sud Europa, in segno di solidarieta’ con il Sud Europa, la Germania dovrebbe subito mettersi d’accordo con gli altri Paesi forti dell’Europa per uscire dall’Euro e far nascere una valuta piu’ forte."
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15 settembre 2013
L'esondazione del diritto penale
L'editoriale di Panebianco a difesa dei Riva, che accusa velatamente la magistratura di voler abbattere l'industria italiana (e portare l'Italia alla decadenza), assieme ai neo ecologisti.
Chi se ne frega che a Taranto ci si ammali e si muoia pure, non importa. Come dicevano i Riva, "due tumori in più, una minchiata".
Che i Riva non abbiano rispettato nessuna prescrizione imposta dalla magistratura e dal governo.
Dei soldi all'estero, che non sono stati usati per mettere in sicurezza il territorio.
Il problema è l'esondazione del diritto penale. Cioè quando la magistratura si permette di entrare dentro il lavoro dei padroni delle ferriere perché riscontra dei reati.
Come se in Italia non ci fosse alternativa, non si possa fare un'industria pulita e rispettosa del lavoro e dell'ambiente.
La vicenda dell'Ilva di Taranto doveva essere gestita con buon senso. Si doveva contemperare l'esigenza della bonifica e la salvaguardia di una industria di grande importanza. A questo miravano richieste e provvedimenti dei governi. Non è stato così. Anziché procedere con la cautela che la problematicità del quadro consigliava si sono irrisi gli esperti che invitavano alla prudenza nei giudizi e la magistratura è andata avanti come un caterpillar. Ora se ne paga il prezzo.
Due sono gli aspetti di questa vicenda che, anche al di là del caso Ilva, fanno temere che il declino economico del Paese sia inarrestabile. Il primo riguarda l'esondazione del diritto penale. Il diritto penale è, fra tutte le forme del diritto, la più primitiva e barbarica: precede storicamente le forme più sofisticate (il diritto civile, amministrativo ecc.) che la civiltà ha via via inventato. Per questo, dovrebbe, idealmente, essere attivato solo in casi estremi, dovrebbe avere un ruolo circoscritto. Ma quando il diritto penale (come nel caso dell'Ilva e come avviene ogni giorno in ogni aspetto della vita del Paese) diventa il mezzo dominante di regolazione dei rapporti sociali, allora ciò che chiamiamo civiltà moderna è a rischio estinzione.
Chi se ne frega che a Taranto ci si ammali e si muoia pure, non importa. Come dicevano i Riva, "due tumori in più, una minchiata".
Che i Riva non abbiano rispettato nessuna prescrizione imposta dalla magistratura e dal governo.
Dei soldi all'estero, che non sono stati usati per mettere in sicurezza il territorio.
Il problema è l'esondazione del diritto penale. Cioè quando la magistratura si permette di entrare dentro il lavoro dei padroni delle ferriere perché riscontra dei reati.
Come se in Italia non ci fosse alternativa, non si possa fare un'industria pulita e rispettosa del lavoro e dell'ambiente.
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Rassicurare
La parola d'ordine per tutti, è rassicurare: è tutto sotto
controllo, possiamo cavarcela con qualche manovrina senza sforare sui
vincoli di Bruxelles (quel famoso 3% che oramai sappiamo a memoria).
Visco per banca d'Italia, Letta per conto del governo, assieme al
ministro Saccomanni.
Dall'Europa ci fanno sapere che siamo ancora osservati speciali, però. Che dobbiamo garantire la stabilità, per non tornare ad essere il ventre molle dell'Europa (che è una espressione che mi riporta ai tempi di Churchill e della seconda guerra mondiale).
Rassicurare e minacciare: se cade il governo si pagherà l'IMU, dice, ma non credo che per molti italiani sia questo il problema, forse lo è più per Brunetta.
Peccato però che rassicurare serva a poco rassicurare.
Era alla fiera del Levante, il primo ministro, a spiegare come senza il sud non ci sarà vera ripresa. E allora bisognerebbe chiedergli cosa sta facendo questo esecutivo per il sud.
Per il turismo, per la difesa e tutela dell'ambiente e del paesaggio (le trivellazioni nel mare di Sicilia, ad esempio).
Cosa sta facendo per tutelare l'agricoltura: il ministro competente sembra più preoccupato del suo presidente che dei suoi agricoltori.
Per il lavoro: i Riva, in risposta alle azioni della magistratura, non solo hanno minacciato i dipendenti di Taranto, ma anche tutti gli altri nel resto del paese (che ora sono in libertà). Si potrebbe spendere, da parte del governo, qualche parola chiara in più, senza aspettare l'ennesimo tavolo.
Anche perché parliamo di 1402 dipendenti, più di quelli che si stimano che verranno impiegati per il caccia F35.
E poi, sempre rimanendo al sud, c'è il tema delle mafie: parola sparita dall'agenda politica. A parte le solite proposte di togliere il carcere preventivo, abbassare le soglie di punibilità per certi reati collegati alla mafia (favoreggiamento), togliere il reato di concorso esterno.
È uscito per Chiarelettere un libro che parla dei beni confiscati alle mafie, "Per il nostro bene", di Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni.
Beni che non aspettano altro di essere presi dallo Stato per creare benessere e sviluppo per il paese.
Peccato che poi, per colpa delle leggi dello stesso Stato, questi beni marciscano per anni, corrano il rischio di tornare in mano ai vecchi padroni, le aziende falliscano (creando un doppio danno allo stato):
Cosa vogliamo fare? I due giornalisti che hanno curato l'opera parlano di miliardi di beni, il costo di una finanziaria:
Ma sarebbe un segnale di cambiamento.
Ma non è quello che Letta dice di voler fare?
Dall'Europa ci fanno sapere che siamo ancora osservati speciali, però. Che dobbiamo garantire la stabilità, per non tornare ad essere il ventre molle dell'Europa (che è una espressione che mi riporta ai tempi di Churchill e della seconda guerra mondiale).
Rassicurare e minacciare: se cade il governo si pagherà l'IMU, dice, ma non credo che per molti italiani sia questo il problema, forse lo è più per Brunetta.
Peccato però che rassicurare serva a poco rassicurare.
Era alla fiera del Levante, il primo ministro, a spiegare come senza il sud non ci sarà vera ripresa. E allora bisognerebbe chiedergli cosa sta facendo questo esecutivo per il sud.
Per il turismo, per la difesa e tutela dell'ambiente e del paesaggio (le trivellazioni nel mare di Sicilia, ad esempio).
Cosa sta facendo per tutelare l'agricoltura: il ministro competente sembra più preoccupato del suo presidente che dei suoi agricoltori.
Per il lavoro: i Riva, in risposta alle azioni della magistratura, non solo hanno minacciato i dipendenti di Taranto, ma anche tutti gli altri nel resto del paese (che ora sono in libertà). Si potrebbe spendere, da parte del governo, qualche parola chiara in più, senza aspettare l'ennesimo tavolo.
Anche perché parliamo di 1402 dipendenti, più di quelli che si stimano che verranno impiegati per il caccia F35.
E poi, sempre rimanendo al sud, c'è il tema delle mafie: parola sparita dall'agenda politica. A parte le solite proposte di togliere il carcere preventivo, abbassare le soglie di punibilità per certi reati collegati alla mafia (favoreggiamento), togliere il reato di concorso esterno.
È uscito per Chiarelettere un libro che parla dei beni confiscati alle mafie, "Per il nostro bene", di Alessandra Coppola e Ilaria Ramoni.
Beni che non aspettano altro di essere presi dallo Stato per creare benessere e sviluppo per il paese.
Peccato che poi, per colpa delle leggi dello stesso Stato, questi beni marciscano per anni, corrano il rischio di tornare in mano ai vecchi padroni, le aziende falliscano (creando un doppio danno allo stato):
“Su 1708 imprese confiscate, solo 60 risultano pienamente attive sul mercato, con dei dipendenti che effettivamente ogni giorno si presentano in ufficio o in fabbrica.”
Cosa vogliamo fare? I due giornalisti che hanno curato l'opera parlano di miliardi di beni, il costo di una finanziaria:
Un patrimonio che vale una Finanziaria. Un’occasione che rischiamo di perdere. Scuole e uffici pubblici pagano l’affitto mentre migliaia di immobili restano abbandonati. Tra ostacoli di ogni tipo, terreni occupati, edifici distrutti, una legislazione carente, amministratori pavidi, funzionari di banca che concedono mutui ai clan per aiutarli a “salvare” il patrimonio: un terzo delle case sottratte ai mafiosi e non assegnate è gravato da ipoteche, inutilizzabile. Per non parlare delle aziende, quasi tutte, che nel passaggio dalla criminalità organizzata allo Stato falliscono.C’è un’Agenzia nazionale che gestisce e destina i beni sequestrati e confiscati: trenta dipendenti in tutto, zero risorse, rischia lo stallo. Tra le pieghe di un clamoroso insuccesso, questo libro racconta le vicende di tante persone che con intelligenza e straordinaria determinazione hanno tentato di far rinascere la vita là dove prima si predicava solo morte. Come dei partigiani, in questa nuova guerra di liberazione italiana.Certo, bisognerebbe cambiare mentalità nella lotta alla mafia. Snellire certe burocrazia che rendono poco efficiente la macchina dello stato, potenziare le strutture che gestiscono questi beni.
Ma sarebbe un segnale di cambiamento.
Ma non è quello che Letta dice di voler fare?
Traditori di tutti, di Giorgio Scerbanenco
Incipit
E' difficile uccidere due persone contemporaneamente, ma lei fermò l'auto nel punto esatto, studiato più volte, quasi al centimetro, anche di notte, riconoscibile per un curioso, gotico e eiffeliano ponticello in ferro che scavalcava il canale e disse, fermando appunto l'auto nel centimetro quadrato voluto come una freccia si ferma quando si centra nel centro del bersaglio: «Scendo a fumare una sigaretta, non mi piace fumare in macchina», lo disse ai due seduti dietro, che erano i due che doveva uccidere, e scese senza attendere risposta, anche se quelli, gentilmente, intorpiditi dal grosso pranzo e dall'età, romanticamente dissero sì, che scendesse pure, e liberi dalla sua presenza di disposero quasi a dormire meglio ..Traditori dei partigiani e dei nazifascisti. Traditori degli amici e dei nemici. Traditori dello stato ma anche dell'antistato che è la criminalità organizzata.
Sono quelli che si credono furbi, più furbi degli altri, abituati alla menzogna e alla violenza. Sono i “Traditori di tutti” del romanzo di Giorgio Scerbanenco, il secondo, con protagonista il medico poliziotto Duca Lamberti: sono trafficanti di armi vendute poi ai terroristi, trafficanti di droga e di sesso. Siamo a Milano, nel 1966, quando il sogno del boom è forse già finito ma c'è ancora qualcuno che crede che Milano sia ancora la città del panettone e del pan de mei.
Allo studio di piazza Leonardo da Vinci del medico Duca Lamberti, radiato dall'ordine perché ha aiutato una signora anziana a morire, si presenza tale Silvano Solvere.
Gli chiede di effettuare un intervento di imenoplastica, per conto di una sua amica, Giovanna Marelli da Ca Tarino, frazione di Buccinasco, periferia della città: in pratica deve rifarsi la verginità, per le imminenti nozze col re delle macellerie di Corsico Ulrico Brambilla, il suo fidanzato.
L'ha mandata lì proprio da lui l'avvocato Turiddo Sompani.
Duca Lamberti metterebbe alla porta subito quel Silvano, che gli provoca solo una sensazione di repulsione. Ma l'avvocato Sompani, assieme alla sua amica Adele Terrini, sono stati uccisi, gettati nell'Alzaia Naviglio Pavese.
Una strana coincidenza, perchè l'avvocato Sompani era finito in carcere, dove aveva conosciuto Lamberti, proprio perché ritenuto colpevole della morte di un suo amico, ritrovato nella sua auto insieme ad una donna, nel Lambro, vicino alla Conca Fallata.
Cosa c'è dietro questa storia?
In Questura ottiene il permesso dall'amico Càrrua, di portare avanti una sua indagine, non come poliziotto, ma eventualmente come confidente.
Così, al suo studio, si presenta, con una valigia in mano, la futura sposa Giovanna Marelli che, un po' per carattere, un po' per l'alcool che Lamberti le fa bere per tenerla tranquilla, inizia a raccontare del suo fidanzamento col macellaio, nonostante sia innamorata di Silvano.
Uscita dallo studio, raggiunge l'amico Silvano in auto e viene seguita dalla squadra del brigadiere Morini. Che assiste impotente alla loro morte: la loro auto, in una sera di tuoni e fulmini, viene crivellata di colpi da una seconda auto di killer, per finire proprio dentro il naviglio pavese verso Buccinasco.
Le coincidenze iniziano ad essere troppi: a morire dentro un fiume sono ora tre coppie, tra loro legate. L'amico dell'avvocato Sompani, l'avvocato stesso e l'Adele e ora Silvano con la ragazza.
Da qui parte l'indagine di Duca Lamberti, assieme all'agente Mascaranti della Questura: dalla valigia della sposa mancata, che contiene un mitra ben oliato, si arriva ad una trattoria nella zona sud della città, la Binaschina, crocevia di traffici illegali di droga, armi e sesso.
Un verminaio che Lamberti intende schiacchiare con tutte le sue forze: questi significa non abbassarsi a nessuna pietà nei confronti dei criminali. Che siano anziani gestori di un ristorante con camere per coppiette “allegre”, che viene convinto a parlare con uno straccio bagnato in faccia. O donne vestite alla cavallerizza, portavoce della banda, su cui per un motivo personale Duca non alzerebbe mai le mani, ma con cui si può scendere a patti per avere tutte le informazioni possibili, alla faccia delle leggi.
C'è tanta violenza, in questo racconto, il secondo con protagonista il medico Duca Lamberti. Violenza sia da parte dei criminali, rozzi e animali anche se vestiti alla moda con tanto di giacca e cravatta, sia da parte di quelli che dovrebbero rappresentare la legge:
Lo stesso Càrrua ha timore nell'affidargli quella specie di indagine:
«No, non ho voglia neppure di vederti. Sei troppo nevrastenico, e anche questo lavoro lo fai con troppa nevrastenia, con odio, tu te li vuoi mangiare i delinquenti, non li vuoi arrestare, deferire all'autorità giudiziaria, difendere la società ..»pagina 24Nonostante la stima del funzionario della Questura, che vorrebbe che l'amico tornasse alla sua vecchia professione, facendo abiura del suo gesto (di pietà) per cui è stato radiato dall'ordine de medici:
Lo odiava e lo ammirava, aveva odiato e ammirato anche il padre di Duca Lamberti, per la ringhiosità e l'inflessibilità. Senza un soldo, senza più carriera, con una sorella e una bambina piccola sulle spalle, invece di farsi i fatti suoi, di arrangiarsi, si buttava nel più disperato lavoro che ci fosse, il poliziotto, e il poliziotto italiano, fosse stato almeno quello inglese o americano: il poliziotto in Italia che le prende da tutti, sassate dagli scioperanti, pallottole o coletellate dai criminali, male parole alle spalle dai cittadini, urlate dai superiori e poche lire dallo Stato.pagina 27Ma Duca Lamberti è uno con le idee chiare: sa che Milano non è più quella di una volta: a tavola, assieme a Mascaranti gli spiega di come i soldi, abbiamo trasformato anche la criminalità:
«C'è qualcuno che non ha ancora capito che Milano è una grande città.E se la criminalità è questa, in una società strappata dalle sue tradizioni in forte cambiamento verso un futuro che non si capisce quale sia, rimane la frustrazione per non poter risponderle con gli stessi mezzi: contro questi traditori, papponi, trafficanti di uomini e di droghe, sfruttatori e menzogneri:
Non hanno ancora capito il cambio di dimensioni, qualcuno continua a parlare di Milano come se finisse a Porta Venezia o come se la gente non facesse altro che mangiare panettoni o pan meino. Se uno dice Marsiglia, Chicago, Parigi, quelle sì che sono metropoli, con tanti delinquenti dentro, ma Milano no, a qualche stupido non dà la sensazione della grande città, cercano ancora quello che chiamano il colore locale, la brasera, la pesa, e magari il gamba de legn. Si dimenticano che una città vicina ai due milioni di abitanti ha un tono internazionale, non locale, in una città grande come Milano arrivano sporcaccioni da tutte le parti del mondo, e pazzi, e alcolizzati, drogati, o semplicemente disperati in cerca di soldi che si fanno affittare una rivoltella, rubano una macchina e saltano sul bancone di una banca gridando: Stendetevi tutti per terra, come hanno sentito che si deve fare.Ci sono tanti vantaggi dall'ingrandimento della città, ma ci sono anche cambiamenti che fanno pensare. Queste storie di regolamento di conti [..] fanno davvero pensare a molte cose. Sono bande organizzate militarmente, armate, con elementi decisi assolutamente a tutto, con tutta una serie di basi di attacco o di nascondiglio, dislocate un po' da per tutto. Noi abbiamo trovato per caso la Binaschina, ma quante ce ne saranno di basi come quella dentro i confini della provincia di Milano e anche fuori, ma sempre intorno a questa grossa torta così dolce che è Milano? E' qui a Milano che ci sono i soldi ed è qui che vengono a prenderli, con ogni mezzo, anche col mitra»pagina 118-119
"... ma non si può, non si può, la legge proibisce di ammazzare le canaglie, i traditori di tutti, anzi specialmente questi che devono avere un avvocato difensore, un processo regolare, una regolare giuria e un verdetto ispirato alla redenzione del disadattato, mentre invece si può, senza nessun permesso, innaffiare di proiettili due carabinieri di pattuglia, o sparare in bocca a un impiegato di banca che non si sbriga a consegnare le mazzette di fogli da diecimila, o mitragliare in mezzo alla folla, per scappare, dopo una rapina, questo si può, ma dare un buffetto sulla rosea gota al figlio di baldracca che vive di canagliate, questo no, la legge lo proibisce, è male, non avete capito niente di Beccaria, no lui, Duca Lamberti, non aveva capito niente dei Delitti e delle pene, era un grossolano e non aveva speranza di raffinarsi, ma gli sarebbe piaciuto incontrare quelle canaglie, lui glieli avrebbe dati, i buffetti sul viso".Ma se la legge degli uomini sembra impotente di fronte a queste belve assetate di sangue, c'è sempre la speranza che arrivi una dea della vendetta che compia giustizia.
Il link per ordinare il libro su ibs e su Amazon.
La scheda del libro sul sito di Garzanti.
13 settembre 2013
Il giudice e l'orgasmo
Da ieri possiamo avere ancora più dubbi sulla imparzialità dell'arbitro.
Dall'editoriale di oggi di Travaglio, dedicato a Napolitano e Amato (neo giudice della Corte costituzionale):
Molto più interessante è la sua intervista del 2009 a Report. Bernardo Iovene gli ricorda che il decreto Craxi-Berlusconi del-l’85 era “provvisorio” e doveva durare solo 6 mesi, in attesa della legge di sistema sulle tv; ma lui s’inventò che era solo “transitorio”, quindi non andava neppure rinnovato una volta scaduto. Anziché arrossire e nascondersi sotto il tavolo, Amato s’illumina d’incenso: “Sa, noi giuristi viviamo di queste finezze: la distinzione fra transitorio e provvisorio è quasi da orgasmo per un giurista... Quando discuto attorno a un tavolo tecnico e qualcuno dice ‘questa cosa è vietata’, io faccio aggiungere ‘tendenzialmente’...”. Ora che dovrà esaminare la legittimità delle leggi firmate dall’amico Giorgio, sarà tutto un orgasmo. Provvisorio e tendenziale.
I pilastri della Costituzione
Eccoli qua i pilastri della convivenza nazionale citati nel monito dell'altro giorno.
La nomina di un politico ex tutto, già pensionato, alla Corte costituzionale (non c'erano giusristi indipendenti per decidere sulle firme del capo della nuova repubblica presidenziale di fatto?).
I 12 deputati grillini che si sono permessi di protestare platealmente contro l'attacco alla carta costituzionale, sospesi (ma quelli che si mangiavano la mortadella, che fine avranno fatto). Sono loro il problema, non i ladri.
Non solo, la presidente di turno della Camera, Sereni, ha spiegato ad un deputato del M5S che le decisioni del quirinale non si possono proprio discutere. "Lo faccia da un'altra parte", gli ha spiegato. Come aveva già detto il presidente Grasso al Senato, Napolitano è innominabile.
Il voto in giunta per far decadere B. verrà rinviato alla settimana prossima, per arrivare poi al voto in aula ad ottobre. E da qui a dottobre possono succedere tante cose.
Sfogliando le pagine del Fatto di oggi leggiamo del pizzino di Lavitola a B., che lo avvisa di una possibile inchiesta per gli affari a Panama
"Con un bel po’ di fantasia si potrebbe anche ipotizzare un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione o alla concussione".
E della lettera di Seldon Lady a Napolitano: "io so che lei (Napolitano, ndr) sarebbe d'accordo che è meglio che le fonti, i metodi e le strategie siano mantenute al sicuro". Se non ci sarà la grazia, racconterà dei metodi adottati nella lotta al terrorismo? Metodi di cui gli italiani erano a conoscenza?
Non solo questa maggioranza e questi partiti si sono rimangiati tutte le promesse fatte nel passato (le liste pulite e l'incandidabilità dei condannati), ma anche sulla trasparenza dei conti siamo ancora indietro.
Come racconta un'inchiesta de l'Espresso: sono online solo le spese del PD e del gruppo delle autonomie. E di ministri che nascondono il reddito delle rispettive consorti.
Ma il peggio, è il silenzio di politici e industriali sull'ennesimo ricatto dei Riva dopo l'azione della magistratura che ha sequestrato in via cautelativa 8 miliardi di loro beni. Da ieri, 1402 dipendenti in Italia sono a spasso.
D'altronde, se le minacce le può fare una persona condannata in via definitiva, le può fare anche lui.
Un pò traballanti, questi pilastri...
La nomina di un politico ex tutto, già pensionato, alla Corte costituzionale (non c'erano giusristi indipendenti per decidere sulle firme del capo della nuova repubblica presidenziale di fatto?).
I 12 deputati grillini che si sono permessi di protestare platealmente contro l'attacco alla carta costituzionale, sospesi (ma quelli che si mangiavano la mortadella, che fine avranno fatto). Sono loro il problema, non i ladri.
Non solo, la presidente di turno della Camera, Sereni, ha spiegato ad un deputato del M5S che le decisioni del quirinale non si possono proprio discutere. "Lo faccia da un'altra parte", gli ha spiegato. Come aveva già detto il presidente Grasso al Senato, Napolitano è innominabile.
Il voto in giunta per far decadere B. verrà rinviato alla settimana prossima, per arrivare poi al voto in aula ad ottobre. E da qui a dottobre possono succedere tante cose.
Sfogliando le pagine del Fatto di oggi leggiamo del pizzino di Lavitola a B., che lo avvisa di una possibile inchiesta per gli affari a Panama
"Con un bel po’ di fantasia si potrebbe anche ipotizzare un’associazione per delinquere finalizzata alla corruzione o alla concussione".
E della lettera di Seldon Lady a Napolitano: "io so che lei (Napolitano, ndr) sarebbe d'accordo che è meglio che le fonti, i metodi e le strategie siano mantenute al sicuro". Se non ci sarà la grazia, racconterà dei metodi adottati nella lotta al terrorismo? Metodi di cui gli italiani erano a conoscenza?
Non solo questa maggioranza e questi partiti si sono rimangiati tutte le promesse fatte nel passato (le liste pulite e l'incandidabilità dei condannati), ma anche sulla trasparenza dei conti siamo ancora indietro.
Come racconta un'inchiesta de l'Espresso: sono online solo le spese del PD e del gruppo delle autonomie. E di ministri che nascondono il reddito delle rispettive consorti.
Ma il peggio, è il silenzio di politici e industriali sull'ennesimo ricatto dei Riva dopo l'azione della magistratura che ha sequestrato in via cautelativa 8 miliardi di loro beni. Da ieri, 1402 dipendenti in Italia sono a spasso.
D'altronde, se le minacce le può fare una persona condannata in via definitiva, le può fare anche lui.
Un pò traballanti, questi pilastri...
12 settembre 2013
Più poltrone di Divani&divani
L'articolo di Travaglio sulla nomina alla Corte Costituzionale dell'ex tesoriere di Craxi (nonché ex premier, ex ministro, ex authority ..) Giuliano Amato:
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato la nomina di Giuliano Amato a giudice della Corte Costituzionale (leggi). Con il plauso delle larghe intese e con pochissime voci fuori dal coro (leggi). Da almeno quarant’anni nella politica che conta, ecco come Marco Travaglio lo dipinge in un editoriale pubblicato sul Fatto Quotidiano il 16 aprile scorso, quando il nome del Dottor Sottile era in pole position per la successione di Giorgio Napolitano al Colle.Dopo i 4 senatori a vita (nulla di dire sui nomi, ma era il caso?), un'altra nomina che fa discutere.
Amato si ritirò dalla politica la prima volta vent’anni fa, aprile ’93, quando cadde il suo primo governo pieno di ministri inquisiti: “Per cambiare dobbiamo trovare nuovi politici. Per questo, confermo che ho deciso di lasciare la politica, dopo questa esperienza da primo ministro. Solo i mandarini vogliono restare sempre e io sono in Parlamento ormai da dieci anni”. Infatti nel ’94 divenne presidente dell’Antitrust grazie a B., ancora riconoscente per il suo decreto salva-Fininvest dell’84 contro i pretori cattivi.
Infatti, in tre anni di Antitrust, Amato non si avvide mai del trust berlusconiano in fatto di tv e pubblicità. Nel ’97 annunciò il suo secondo ritiro dalla politica: “Torno all’insegnamento a tempo pieno, non potrò avere altri incarichi”. Tantopiù che aveva maturato una pensioncina di 31mila euro al mese. Meno di un anno dopo, rieccolo al governo: ministro delle Riforme con D’Alema. Talmente bravo che nel ’99 B. voleva lui o la Bonino al Quirinale, poi ripiegò su Ciampi. Che fu rimpiazzato, al Tesoro, proprio da Amato. Nel 2000 cadde anche D’Alema e Amato mise le mani avanti: “Io al posto di D’Alema? Per me il problema non esiste”. Infatti subito dopo tornò a Palazzo Chigi al posto di D’Alema.
Anche perché intanto era morto Craxi e il fax di Hammamet, che da anni vomitava dispacci sul ruolo di Amato nel sistema finanziario del Psi, si era provvidenzialmente spento. Così, di ritiro in ritiro, Amato ha messo insieme una collezione di poltrone che nemmeno Divani & Divani: quattro volte deputato, due volte premier, due volte ministro del Tesoro, e poi ministro dell’Interno, presidente Antitrust, vicepresidente della Convenzione europea, presidente della Treccani, della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, consulente di Deutsche Bank, consigliere di Monti per i tagli ai costi della politica (mai fatti, of course ). Infatti ha scritto a Repubblica : “Non faccio parte della casta”. Ora B. lo rivuole sul Colle, il che è comprensibile. Molto meno comprensibile che, a indicarlo, sia il Pd.
Chi ha paura della Costituzione?
Ho letto l'articolo di Ainis "Chi ha paura delle riforme".
Non sono del tutto d'accordo ma accetto le sue considerazioni a difesa dell'iter parlamentare che accelera le riforme costituzionali.
Ma gli ribalto la domanda: chi ha paura della Costituzione, ovvero della sua completa applicazione?
Lavoro, tutele, diritti, abbattimento delle barriere che ostacolano l'emancipazione dell'individuo.
Perché è questo il punto.
E' vero che alla fine deciderà il Parlamento. Ma questo è un parlamento sotto ricatto (dei mercato, delle larghe intese, di Napolitano) di nominati.
E al referendum immagino che molti italiani voteranno come diranno le televisioni.
Appunto.
Vogliamo riformare la Costituzione (ed è giusto, ad esempio, per togliere il bicameralismo perfetto). Ma non sappiamo nemmeno applicare l'articolo 3, quello che recita che la legge è uguale per tutti.
E dunque, ripeto, chi ha paura della Costituzione?
Sono stanco di sentirmi ripetere che chi si oppone alla riforma dell'art 138 è ostile al cambiamento.
In un paese dove si chiedono sacrifici a molti, ma non si riescono a tagliare nemmeno le pensioni d'oro (e si nomina un pluri pensionato d'oro alla corte costituzionale).
Non sono del tutto d'accordo ma accetto le sue considerazioni a difesa dell'iter parlamentare che accelera le riforme costituzionali.
Ma gli ribalto la domanda: chi ha paura della Costituzione, ovvero della sua completa applicazione?
Lavoro, tutele, diritti, abbattimento delle barriere che ostacolano l'emancipazione dell'individuo.
Perché è questo il punto.
E' vero che alla fine deciderà il Parlamento. Ma questo è un parlamento sotto ricatto (dei mercato, delle larghe intese, di Napolitano) di nominati.
E al referendum immagino che molti italiani voteranno come diranno le televisioni.
Appunto.
Vogliamo riformare la Costituzione (ed è giusto, ad esempio, per togliere il bicameralismo perfetto). Ma non sappiamo nemmeno applicare l'articolo 3, quello che recita che la legge è uguale per tutti.
E dunque, ripeto, chi ha paura della Costituzione?
Sono stanco di sentirmi ripetere che chi si oppone alla riforma dell'art 138 è ostile al cambiamento.
In un paese dove si chiedono sacrifici a molti, ma non si riescono a tagliare nemmeno le pensioni d'oro (e si nomina un pluri pensionato d'oro alla corte costituzionale).
Tubo catodico
Ballarò, La gabbia, Piazza pulita, virus, Matrix, Porta a porta, Otto e mezzo e poi Servizio pubblico.
Tutti i talk show sono ripresi, talvolta con nuovi conduttori, ma anche no.
Ma gli argomenti e gli ospiti sono sempre gli stessi.
C'è la colomba pidiellina che chiede al pd di essere responsabile perché B. ha diritto a difendersi.
Oppure il falco che tuona contro i giudici politicizzati, col fatto che solo in Italia la magistratura condiziona la politica.
Che i comunisti hanno preso i rubli da Mosca e si sono salvati grazie alle amnistie.
Il piddino che si appella al suo partito, che è sempre stato responsabile. Prima con Monti, ora con (Berlusconi) Letta, mai coi suoi elettori.
E a volte c'è anche quello incazzato, un pò grillino, un pò forcaiolo.
A completare il quadro, il professore, il giornalista, il banchiere, l'imprenditore.
E tutti vissero felici e contenti.
Faccio sempre più fatica a seguirli: non è solo il fastidio di dover sentire sempre le solite litanie (la responsabilità, i sacrifici necessari, lo chiede l'Europa, le toghe rosse, l'antipolitica e la demagogia).
Vedere le solite facce di ieri che si propongono oggi come i seri salvatori della patria.
Questi salotti sono l'immagine dell'inconcludenza di una classe dirigente, che si crede sempre al di sopra di tutto, immune da responsabilità (come la crisi, che è di natura internazionale).
Anche le poche mosche bianche, gli ospiti che pacatamente indicano il re nudo (l'austerità non salva nessuno, un pregiudicato è tale anche se eletto, servono altre riforme al paese) danno l'impressione di essere messe lì come foglie di fico, per dare una parvenza di utilità ad un discorso, negli studi, fatto di insulti e grida.
Anche un Landini o un Travaglio, come anche Settis, Rodotà, rischiano di non fare una bella figura in mezzo a certa gente, senza perdere la calma.
Qualcuno diceva che il talk era morto.
Moriremo prima noi, forse.
Tutti i talk show sono ripresi, talvolta con nuovi conduttori, ma anche no.
Ma gli argomenti e gli ospiti sono sempre gli stessi.
C'è la colomba pidiellina che chiede al pd di essere responsabile perché B. ha diritto a difendersi.
Oppure il falco che tuona contro i giudici politicizzati, col fatto che solo in Italia la magistratura condiziona la politica.
Che i comunisti hanno preso i rubli da Mosca e si sono salvati grazie alle amnistie.
Il piddino che si appella al suo partito, che è sempre stato responsabile. Prima con Monti, ora con (Berlusconi) Letta, mai coi suoi elettori.
E a volte c'è anche quello incazzato, un pò grillino, un pò forcaiolo.
A completare il quadro, il professore, il giornalista, il banchiere, l'imprenditore.
E tutti vissero felici e contenti.
Faccio sempre più fatica a seguirli: non è solo il fastidio di dover sentire sempre le solite litanie (la responsabilità, i sacrifici necessari, lo chiede l'Europa, le toghe rosse, l'antipolitica e la demagogia).
Vedere le solite facce di ieri che si propongono oggi come i seri salvatori della patria.
Questi salotti sono l'immagine dell'inconcludenza di una classe dirigente, che si crede sempre al di sopra di tutto, immune da responsabilità (come la crisi, che è di natura internazionale).
Anche le poche mosche bianche, gli ospiti che pacatamente indicano il re nudo (l'austerità non salva nessuno, un pregiudicato è tale anche se eletto, servono altre riforme al paese) danno l'impressione di essere messe lì come foglie di fico, per dare una parvenza di utilità ad un discorso, negli studi, fatto di insulti e grida.
Anche un Landini o un Travaglio, come anche Settis, Rodotà, rischiano di non fare una bella figura in mezzo a certa gente, senza perdere la calma.
Qualcuno diceva che il talk era morto.
Moriremo prima noi, forse.
11 settembre 2013
Nazisti no
Quelli di FN che si ritroveranno a Cantù, minacciano querele se gli si da del nazista.
E fascisti? Si può?
E fascisti? Si può?
Milano è una grande città (Scerbanenco - 1968)
«C'è qualcuno che non ha ancora capito che Milano è una grande città.Scerbanenco aveva capito tutto, con anni di anticipo. Milano, la metropoli dove girano i cumenda e anche i soldi. E dunque la città, che come come una torta dolce, attira tutta una nuova criminalità, organizzata, decisa, senza scrupoli.
Non hanno ancora capito il cambio di dimensioni, qualcuno continua a parlare di Milano come se finisse a Porta Venezia o come se la gente non facesse altro che mangiare panettoni o pan meino. Se uno dice Marsiglia, Chicago, Parigi, quelle sì che sono metropoli, con tanti delinquenti dentro, ma Milano no, a qualche stupido non dà la sensazione della grande città, cercano ancora quello che chiamano il colore locale, la brasera, la pesa, e magari il gamba de legn. Si dimenticano che una città vicina ai due milioni di abitanti ha un tono internazionale, non locale, in una città grande come Milano arrivano sporcaccioni da tutte le parti del mondo, e pazzi, e alcolizzati, drogati, o semplicemente disperati in cerca di soldi che si fanno affittare una rivoltella, rubano una macchina e saltano sul bancone di una banca gridando: Stendetevi tutti per terra, come hanno sentito che si deve fare.
Ci sono tanti vantaggi dall'ingrandimento della città, ma ci sono anche cambiamenti che fanno pensare. Queste storie di regolamento di conti [..] fanno davvero pensare a molte cose. Sono bande organizzate militarmente, armate, con elementi decisi assolutamente a tutto, con tutta una serie di basi di attacco o di nascondiglio, dislocate un po' da per tutto. Noi abbiamo trovato per caso la Binaschina, ma quante ce ne saranno di basi come quella dentro i confini della provincia di Milano e anche fuori, ma sempre intorno aquesta grossa torta così dolce che è Milano? E' qui a Milano che ci sono i soldi ed è qui che vengono a prenderli, con ogni mezzo, anche col mitra»
Traditori di tutti, Giorgio Scerbanenco pagina 118-119
Il libro (link su ibs e Amazon) è stato scritto nel 1968. Ancora ieri, c'era gente che sosteneva che a Milano la mafia non c'era ..
Prendere tempo
Alla fine, dell'esito del voto in giunta di ieri sera, sono tutti soddisfatti.
Hanno preso tempo, qualche giorno, e in pochi giorni può succedere di tutto.
Per esempio che si impenni nuovamente lo spread e che si riaffacci la crisi, come ci ricordano ogni giorno Visco, Saccomanni e Letta.
Che sì, c'è la luce in fondo al tunnel, ma a patto che rimanga la famosa stabilità politica.
Ovvero che le cose rimangano così come sono adesso, con la stessa maggioranza di ieri, di oggi, di domani.
Non è a caso l'uscita di ieri del presidente Napolitano, in visita a Barletta dove si doveva parlare dell'insurrezione e della rivolta contro i nazifascisti ma dove invece si è ricordato a chi di dovere come comportarsi:
«Se noi non teniamo fermi e consolidiamo questi pilastri della nostra convivenza nazionale tutto è a rischio, tutto può essere a rischio».
Non ho trovato su nessun giornale la spiegazione su cosa siano questi pilastri.
Ripeto quanto detto ieri: sono forse la frode fiscale, la corruzione, fondi neri e società offshore?
E' questo il prezzo da pagare, per la trattativa tra stato e Silvio, per arrivare alla agognata ripresa?
Sta tutta qua la pochezza di queste persone: che prendono tempo, allungano il brodo, tirano a campare, confidano nella memoria corta degli elettori.
Chi si ricorda più (a proposito della legge Severino che oggi non va più bene) di batman Fiorito e della giunta regionale del Lazio? Del tesoriere della Margherita Fiorito?
Che le promesse che sentiamo oggi le abbiamo già sentite.
Come le dismissioni dei beni pubblici.
Domenica, oltre alla proposta della candidatura di Milano per le olimpiadi, si è parlato anche della dismissioni delle aziende pubbliche come Ferrovie, Finmeccanica e Eni.
Mentre si fa sempre più probabile la nazionalizzazione di Mps (e il prestito dello stato lo restituiremo noi).
Dei 400 milioni per la suola, solo 13 milioni sono per questo anno.
Saranno assunti 14000 insegnanti, peccato che il piano Gelmini parlava di 20000 insegnanti.
Ancora oggi si parla di una guerra, che sia quella dei vent'anni contro B. o quella tra anti e pro. E siccome c'è una guerra serve una mediazione per una pacificazione senza la quale:
O delle stesse persone di cui sopra?
Prendiamo tempo ..
Oggi, scrive Gilioli, non è più tempo dello stato di diritto, della legge uguale per tutti (e dell'articolo 18, dello statuto dei lavoratori, dei contratti di lavoro), per colpa dell'emergenza, dei mercati, dello stallo.
Hanno preso tempo, qualche giorno, e in pochi giorni può succedere di tutto.
Per esempio che si impenni nuovamente lo spread e che si riaffacci la crisi, come ci ricordano ogni giorno Visco, Saccomanni e Letta.
Che sì, c'è la luce in fondo al tunnel, ma a patto che rimanga la famosa stabilità politica.
Ovvero che le cose rimangano così come sono adesso, con la stessa maggioranza di ieri, di oggi, di domani.
Non è a caso l'uscita di ieri del presidente Napolitano, in visita a Barletta dove si doveva parlare dell'insurrezione e della rivolta contro i nazifascisti ma dove invece si è ricordato a chi di dovere come comportarsi:
«Se noi non teniamo fermi e consolidiamo questi pilastri della nostra convivenza nazionale tutto è a rischio, tutto può essere a rischio».
Non ho trovato su nessun giornale la spiegazione su cosa siano questi pilastri.
Ripeto quanto detto ieri: sono forse la frode fiscale, la corruzione, fondi neri e società offshore?
E' questo il prezzo da pagare, per la trattativa tra stato e Silvio, per arrivare alla agognata ripresa?
Sta tutta qua la pochezza di queste persone: che prendono tempo, allungano il brodo, tirano a campare, confidano nella memoria corta degli elettori.
Chi si ricorda più (a proposito della legge Severino che oggi non va più bene) di batman Fiorito e della giunta regionale del Lazio? Del tesoriere della Margherita Fiorito?
Che le promesse che sentiamo oggi le abbiamo già sentite.
Come le dismissioni dei beni pubblici.
Domenica, oltre alla proposta della candidatura di Milano per le olimpiadi, si è parlato anche della dismissioni delle aziende pubbliche come Ferrovie, Finmeccanica e Eni.
Mentre si fa sempre più probabile la nazionalizzazione di Mps (e il prestito dello stato lo restituiremo noi).
Dei 400 milioni per la suola, solo 13 milioni sono per questo anno.
Saranno assunti 14000 insegnanti, peccato che il piano Gelmini parlava di 20000 insegnanti.
Ancora oggi si parla di una guerra, che sia quella dei vent'anni contro B. o quella tra anti e pro. E siccome c'è una guerra serve una mediazione per una pacificazione senza la quale:
"Impallidirebbe la speranza che sia possibile in Italia una normale democrazia dell'alternanza, in cui gli schieramenti si contendano la guida del governo, ma non vogliano perseguire l'annientamento reciproco, come è accaduto in questi venti anni e come i coriacei detrattori della «pacificazione» vorrebbero che continuasse in una rissa infinita e inconcludente. Perderebbero tutti e si correrebbero gravi «rischi», come avverte Napolitano. C'è ancora pochissimo tempo per sperare che ci si voglia fermare un centimetro prima del precipizio."Ma se l'Italia è sull'orlo del precipizioni di chi è la colpa? Di Grillo? Dei giustizialisti?
O delle stesse persone di cui sopra?
Prendiamo tempo ..
Oggi, scrive Gilioli, non è più tempo dello stato di diritto, della legge uguale per tutti (e dell'articolo 18, dello statuto dei lavoratori, dei contratti di lavoro), per colpa dell'emergenza, dei mercati, dello stallo.
Lo Stato di diritto? Le regole? La democrazia? L’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, principio fondante di ogni vivere sociale, patto di base disatteso il quale resta solo la giungla? Lussi che ogni tanto dobbiamo mettere da parte perché c’è l’emergenza, lo stallo, il precipizio, insomma lasciateci lavorare.
Producono il caos e poi lo usano come alibi.
Non è una cosa nuova, ma pare funzionare sempre.
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