09 ottobre 2017

Presa diretta – belli e immortali

Quanto a lungo vivremo e come vivremo? Sono domande che la scienza prende sul serio. Presa diretta hamostrato gli studi in cui si cerca il modo di sconfiggere l'invecchiamento e farci vivere a lungo.

A San Francisco per esempio studiano un verme: modificandone i geni e l'alimentazione vive a lungo. “Se fosse un uomo” spiega uno di questi ricercatori, l'uomo vivrebbe fino a 800 anni.
Non maneggiando i geni, ma usando dei farmaci.
Stanford, sempre in California: qui lavorano per capire se il sangue giovane è in grado di portare indietro l'orologio biologico. Come i vampiri.
Studi sui topi hanno sbalordito gli scienziati di Stanford: l'obiettivo è identificare le componenti del sangue che ringiovaniscono e portarle dentro una molecola.
Varrà anche per gli uomini?
Ancora non ci sono risultati – ammettono. Rimane il rischio che si crei un business del sangue, in tante aziende sono interessate nel campo dell'invecchiamento, da arrestare.
Anche Zuckerberg e la sua fondazione hanno investito miliardi in questi studi, lo stesso hanno fatto i fondatori di Google e Amazon.

In attesa della pillola della giovinezza, c'è chi sta lavorando per espandere il nostro cervello: si chiama Kernel la società di Randal Koene dove studiano il cervello, un organo misterioso.
Qui vogliono mappare il cervello come fosse un computer biologico: i sentimenti e le intuizioni sono un prodotto biologico prodotto dal cervello, dunque riproducibile in provetta.
Obiettivo e riprodurre parti del cervello, fare un backup del cervello per estenderlo, per ragionare più in fretta, per sentire le emozioni di qualcun altro, per entrare nel cervello di qualcun altro.
Sentirsi Dio? Gli impatti e le considerazioni che nascono sono tante.

Il Market Research Institute ha stimato che il mercato della bionica (la possibilità di sostituire parti del corpo) varrà 22 miliardi tra una decina d'anni.

Ma c'è un mercato che promette ora e adesso l'immortalità, per soddisfare i nostri bisogni di non invecchiare, di rimanere giovani. Un'industria da miliardi per sentirsi belli e immortali.

Lo Angeles – Beverly Hills: qui vivono le star di Hollywood – racconta il dottor Calabria, il chirurgo plastico delle dive e dei vip. Da Sharon Stone fino a Berlusconi e molti altri che negano (come Meryl Streep).
Nel palazzo dove ha il suo studio lavorano altre decine di chirurghi: nel mondo il mercato della belleza vale 407 mld di dollari, in Italia il settore della cosmetica vale 10 miliardi.
In questi anni di crisi il settore della cosmesi è sempre stato in crescita: siamo entrati nell'era del well being, dentro e fuori.
Protesi da inserire nel corpo, terapie sofisticate (anidride di carbonio sotto la pelle), i led per stimolare il collagene, elettrodi per tonificare i tessuti, le crioterapie, uno choc termico per la pelle. Rigenerare, modellare, tonificare la pelle, gli organi, compresi quelli riproduttivi.
Guai a chi invecchia!

Cosa siamo disposti a fare per rimanere giovani? È solo una questione di vanità oppure in questo mondo di selfie è imprescindibile fare i conti con la propria immagine? - il commento di Iacona.

Un mondo di selfie: ogni anno nel mondo si condivido 34 miliardi di selfie, passiamo ore per decidere quale sia il profilo migliore da condividere. E noi italiani siamo i numeri uno.

Ci sono app che ritoccano i selfie: Meitu vale 4,5 miliardi sulla borsa di Tokio, ha 455ml di nuovi utenti ogni 4 settimane.
Siamo ossessionati dai like, una sorta di riconoscimento della nostra immagine.
Il corpo e il nostro volto è il nostro biglietto da visita: chi non si trova piacente, ricorre allora al chirurgo plastico.
Molti chiedono un ritocco per venire meglio sui social: sempre in America trovi un medico che va a domicilio a fare le sue punture di Botox.
È un mercato in espansione, racconta dalla California, il dottor Matarasso, e riguarda tutti: maschi o femmine, non solo persone anziane.
Sono prodotti che danno l'effetto immediato al paziente, che però svaniscono dopo pochi mesi e vanno ripetuti: la giornalista Lisa Iotti ha intervistato diversi medici e tutti dicono la stessa cosa. Sempre più medici si spostano nel settore della medicina estetica, dove non esiste un albo, qualsiasi medico la può fare: è un mercato florido, dove c'è tanta richiesta e dove si guadagna tanto.
Si cresce a doppia cifra: la società che produce il Botulino l'anno scorso si stava fondendo con la Pfizer, tanto è diventata importante.

Effetti collaterali del botulino? Se una tossina paralizza una muscolature non riusciamo più a trasmettere le nostre emozioni, noi siamo animali che comunicano con l'espressione facciale.
Meno espressioni e probabilmente anche meno emozioni e meno sorrisi, un problema per la società.

La banca del grasso.
Come del maiale, anche dell'uomo non butteremo via niente, nemmeno il grasso. Aspirato dall'uomo o dalla donna, viene re-iniettato sul viso, come il botulino.
È un intervento in sala operatoria, con tanto di antibiotici: ma il vantaggio rispetto al filler, è che parte di queste cellule funziona per sempre, non va iniettato nel tempo.
In America esistono delle banche del grasso: il dottor Newman sta studiando le Staminali da coltivare, che però richiedono una manipolazione particolare, come un farmaco.
Non possono essere iniettate come il botulino.

A San Marino si coltivano le cellule staminali: al Bioscence institute fanno crescere le cellule che poi vengono vendute per la cosmesi.
Possono farlo solo a San Marino e le loro cellule possono essere usate in ospedali pubblici, in mancanza di valide cure mediche, per pazienti con gravi danni alla salute.
Fatturano per 10ml di euro e lavorano a San Marino, a Dubai e negli Emirati.

Il corpo è un prodotto come gli altri, è il nostro brand – racconta la scrittrice Orban: c'è un'industria che lavora per farci credere che stare bene sia un diritto, ci incoraggiano per essere belli e giovani. Ma serve solo al mercato: parlano di salute ma siamo manipolati.
Per la prima volta neghiamo il tempo che passa, ci pensiamo immortali: è l'effetto peggiore del capitalismo.

Cercate “antiaging” in google e vedrete quanto è un campo interessante per la gente.
Cercare di non invecchiare, a partire dal cibo.

La mindfulness mentre mangi: mangiare senza pensieri – dice il professor Calabria, il re della chirurgia estetica.
Ted Hottman è un ingegnere di San Francisco: fa parte di una categoria di persone molto stringente nella sua dieta, mangiare poco per non invecchiare.
Verdure, avena, uvetta e ogni tanto un po' di melassa: passa il tempo a misurare il cibo, a misurarsi pressione e temperatura.
Il segreto è distrarsi – dice Hottmann, per far che il cervello non mandi il segnale di fame: ma non è dimostrato da nessuna parte che questo modo di nutrirsi, in cui ci si sacrifica anche nella vita sociale, faccia bene al cuore.

Lisa Iotti ha incontrato Lisa Walford, insegnate di Yoga: il padre è stato uno dei fondatori della dieta estrema, ridurre le calorie per vivere a lungo.
Dopo un esperimento in un bolla autosufficiente, negli anni 80, perse molto perso e alla fine si ammalò..

Ma gli studi sulle diete basate sulla restrizione delle proteine o delle calorie vanno avanti: si parla di fare digiuni nella 24 ore, fare pochi pasti, consumare meno carboidrati ad alto valore glicemico (il pane bianco).
Studiano per arrivare a dei farmaci che simulano il digiuno: quando si digiuna, dicono, il corpo mette in atto dei meccanismi di difesa, che farebbero bene alla salute.

Sul lago di Costanza in una clinica curano le persone col digiuno terapeutico e la musica: acqua, infusi e 250 calorie al giorno.
Le persone qui fanno sport, nonostante il digiuno: si chiama nutrizione interna, un altro modo di vedere l'alimentazione.
Il digiuno fa bene – dicono i medici: le cellule del corpo si ripuliscono, si cacciano via le cellule malate. Si curano malattie della vecchiaia con questo metodo: dall'Alzheimer fino al cancro.

Il professor Longo è uno dei massimi esperti di longevità: la nutrizione estrema – racconta il medico - porta ad un allungamento della vita minimo, gli effetti positivi (l'assenza di malattie del cuore) non sono bilanciati dai rischi di queste diete.
Sono pericolose perché spingono il corpo all'estremo: le riserve di grasso hanno comunque un valore positivo, le restrizioni caloriche vanno fatte sotto controllo medico.

Ha senso invece dosare le proteine, gli zuccheri, i grassi: i grassi saturi sono negativi, quelli dell'olio sono positivi. Le proteine della carne rossa sono negative e così via.

Ora Longo sta studiando gli effetti del Mima-digiuno sulle persone, dopo aver fatto degli studi sugli animali: l'ipotesi da dimostrare è che si promuove la generazione delle cellule danneggiate, specie quelle per la malattie neuro-degenerative.

La carne: 0,8 grammi per kg corporeo al giorno, questo dice la dieta di Longo.
Dovremmo preferire proteine vegetali e pesce, rispetto alla carne: le proteine da carne rossa, se consumate in grossa quantità, portano malattie come il diabete – sostiene Longo, ci sono pochissimi dubbi.

La sfida alla morte: il medico del centro ricerca Ambrosia spiega alla giornalista che si inietta sangue giovane in essere umani, per ringiovanirli.
Non c'è alcuna prova né alcuna approvazione dell'ente di controllo FDA: ma c'è lo stesso gente che paga, pur di avere la speranza “ora”, di sentirsi giovani.
Una cosa da pazzi: le trasfusioni sono rischiose e le persone firmato un accordo per cui, in caso di malattie, dopo la trasfusione, non denunceranno il centro Ambrosia.

Liz Parrish si è iniettata DNA modificato, è il primo organismo geneticamente modificato.
Anche la sua terapia genica è illegale, è ancora in fase di studio: non intendono aspettare gli esiti della ricerche, delle approvazioni degli enti.

Brian Hanley, fondatore di Butterfly lavora alla modifica dei geni per far diventare le persone come dei superman: più forti, più resistenti.
“Ora mi sento più euforico” - dice.

Il futuro governatore della California potrebbe essere invece un pazzo che si è fatto iniettare un microchip sotto pelle per pagare senza carta di credito, solo strisciando la mano.
Immagino un futuro con uomini con tre gambe, un occhio dietro la testa ..
Qui non credono alla parola “naturale”.

Un altro guru della giovinezza è il fondatore di Mathusalem De Grey: la loro terapia, in grado di riparare i danni alle cellule sarà pronta tra 30 anni. Basta aspettare. E dare soldi.

A San Diego si ritrovano ogni anno, le persone dell'associazione anti età. Credono veramente che esista il modo per non invecchiare e vivere per sempre.

A Scottsdale hanno affrontato il problema da un'altra via: i pazienti vengono conservati in capsule tenute a -196 gradi (i corpi o solo le teste).
Qui rimarranno per 30 anni come migliaia di anni, dicono alla Alcor: anni in attesa che si trovi rimedio alla morte, ovvero riportare in vita un corpo congelato.
Ma i pazienti sono vivi o morti, oppure in un terzo stato?

La terapia del digiuno: i benefici della terapia di Longo non sono solo il vivere a lungo, ma incorrere meno in malattie degenerative o croniche.
Questo avrebbe effetti positivi anche sui conti della nostra sanità, a rischio.

Il mito di essere belli per sempre

Essere belli per sempre.
Vivere per sempre.


Due desideri che accomunano tante persone: la puntata di Presa diretta di questa sera si occuperà prooprio di questo. Sconfiggere il tempo.
Sembra un argomento leggero, eppure il mercato della bellezza vale 407 miliardi di dollari nel mondo, in Italia il fatturato del settore cosmetico vale 10 miliardi di euro e non conosce crisi.
Giusto in questi anni di crisi (dove sono calati i consumi, dove sempre più gente rinuncia alle cure mediche, aumenta la fetta degli italiani sotto soglia di povertà) il ricorso alla chirurgia estetica in Italia è triplicato.

Donne che si fanno inserire le protesi per un seno più florido.
Uomini alle prese con protesi testicolari o protesi per polpacci più tonici o per il glutei più da macho.
Dobbiamo essere tutti belli e perfetti: attorno al nostro corpo è esplosa un'intera economia che verrà raccontata dai giornalisti di Presa diretta Lisa Iotti, Irene Sicurella, Elena Marzano.

Per tornare indietro negli anni servono pochi minuti, una punturina sugli zigomi e si acquistano i lineamenti da trentenne.



Ma intanto negli Stati Uniti, a Scottsdale, si stanno preparando a sfidare la morte: Alcor Life Extension è il nome della società specializzata nell'ibernazione delle persone: la più vecchia cliente è una donna morta nel 1976.
Nonostante non ci siano prove scientifiche a riguardo sempre più persone ricorrono all'ibernazione , pagando fino a 200mila dollari per rimanere per anni dentro cilindri d'acciaio, a -196 gradi sperando che tra 30-40 anni qualcuno riesca a scoprire come riportarli in vita.

Qui trovate un'anteprima della puntata; su Il Mattino di Napoli potete leggere un articolo dove si racconta di un futuro dove ci verranno inseriti dei chip sotto pelle per pagare alle casse dei supermercati senza tirar fuori bancomat o contanti e della dieta della longevità del professor Longo di chi – per non invecchiare – ricorre alla terapia sangue giovane, come i vampiri..


Con l’inchiesta BELLI E IMMORTALI, PresaDiretta si interroga su uno dei miti più potenti della società contemporanea, l’eterna giovinezza.Si può essere giovani per sempre? Negli Stati Uniti, dove sono state le telecamere di PresaDiretta, non solo ne sono convinti ma si stanno preparando a infrangere il più estremo dei limiti scientifici. La morte. E c’è chi si prepara a diventare immortale.I colossi americani dell’industria tecnologica stanno investendo un fiume di denaro sulla ricerca anti invecchiamento, il sogno dell’eternità è il business del futuro.Mark Zuckerberg fondatore di Facebook, ha deciso di donare 3 miliardi di dollari per la prevenzione e la sconfitta di tutte le malattie entro la fine del secolo. Jeff Bezos, il fondatore di Amazon e terzo uomo più ricco del pianeta, ha investito grandi somme in una Società di biotecnologia che studia come arrestare le malattie legate all’invecchiamento. Larry Ellison, l’informatico cofondatore della Oracle ha messo nel piatto della lotta alle malattie legate alla vecchiaia 200 milioni di dollari, mentre Google sempre nello stesso settore, ha fondato una start-up da 1 miliardo e mezzo di dollari.Ma non finisce qui, le telecamere di PresaDiretta hanno esplorato le frontiere più estreme della ricerca. Microchip come chicchi di riso iniettati sotto la pelle per pagare la spesa al supermercato strisciando con la mano come fosse una carta di credito; mappatura e riproduzione del cervello umano per potenziarne le funzioni e avere una memoria imbattibile e la capacità di analisi di un computer; diete che sfiorano il fanatismo per vivere più a lungo; terapie da vampiri per non invecchiare, a base di sangue giovane.E infine, per i più previdenti, per gli ottimisti convinti che prima o poi il modo di essere riportati in vita anche dopo la morte qualcuno lo troverà, c’è chi ha pensato all’ibernazione.
PresaDiretta è riuscita a entrare nella più antica delle imprese di crioconservazione post mortem, la Alcor nel deserto dell’Arizona. Lì ci sono già 152 persone che hanno speso fino a 200mila dollari per far conservare le loro salme a meno 196 gradi. E come li dobbiamo considerare? Vivi o morti?
E se giovinezza fa rima con bellezza, anche l’industria del bello va a gonfie vele.A PresaDiretta un viaggio nella società dell’immagine che ormai ha conquistato il mondo, lo domina e attraversa le generazioni e le culture più diverse.
Tanto che i medici hanno classificato un nuovo tipo di paziente, li chiamano “pazienti da selfie”, le persone che insoddisfatte della propria immagine nell’autoscatto del cellulare, si rivolgono alla medicina estetica.Ogni anno nel mondo si condividono 34 miliardi di selfie, 5 volte gli abitanti del pianeta. E noi italiani siamo in cima alle classifiche. Ecco perché il mercato della bellezza è in crescita costante, nel mondo vale ormai più di 400 miliardi di dollari. In Italia, solo il fatturato del settore cosmetico supera i 10 miliardi di euro.Dalla chirurgia estetica ai trattamenti più innovativi, il mercato della bellezza non conosce crisi.Ospite in studio di Riccardo Iacona, il professor Valter Longo che dirige il prestigioso Istituto della Longevità della University of Southern California di Los Angeles. Tra i primi al mondo a indagare i meccanismi che controllano l’invecchiamento, ha pubblicato “La dieta della longevità” sulla relazione tra stili di vita, alimentazione e longevità, un vero e proprio caso editoriale dello scorso anno. Riccardo Iacona chiederà al professor Longo gli sviluppi delle sue ricerche sull’invecchiamento e di aiutarci a distinguere tra vera scienza e ciarlataneria. “BELLI E IMMORTALI”, è un racconto di Riccardo Iacona con Lisa Iotti, Irene Sicurella, Elena Marzano.

La frana del Vajont – 1963 2017 (un altro nodo al fazzoletto)

Il 9 ottobre del 1963, dal Monte Toc si stacca una frana di 260 ml di metri cubi di roccia che, cascando nel lago dietro alla diga del Vajont, solleva un'onda di 50 ml di metri cubi d'acqua e fango.Solo la metà scavalca di là della diga, solo venticinque milioni di metri cubi d’acqua... Ma è più che sufficiente a spazzare via dalla faccia della terra cinque paesi: Longarone, Pirago, Rivalta, Villanova, Faè. Duemila i morti.

Iniziava così il racconto di Marco Paolini sul teatro naturale della diga del Vajont: l'apocalisse umana che causò 2000 vittime (di cui mille corpi mai recuperati) in un olocausto consumato in 4 minuti.
Ci eravamo dimenticati della tragedia del Vajont, era stata relegata in quelle vergogne italiane, nascosta dietro una verità ufficiale di comodo, portata avanti dai governi e dai maggiori quotidiani di informazione.

“Più niente da dire o da fare .. nessuno ha colpa .. una sciagura pulita .. tutto fatto dalla natura”
Giorgio Bocca 11 ottobre 1963

“Un sasso è caduto in un bicchiere ..” Dino Buzzati sul Corriere, 11 ottobre 1963.

“Sciacalli” scriveva Montanelli, sempre sul Corriere, nei confronti di quanti indicavano nei costruttori della diga, i responsabili della tragedia.

Finché, il 9 ottobre 1997, Paolini non raccontò in prima serata la storia della diga del Vajont e anche la storia della guerra contro questa diga, portata avanti dagli abitanti della valle del Vajont, Erto e Casso contro la Sade. Teatro civile, disse, ma anche un nodo al fazzoletto, per non dimenticare un'altra volta.
Perché la storia di questa diga, che inizia negli anni '30, è molto istruttiva per raccontare i mali di questo paese. Dove si piangono morti e tragedie dopo che succedono. Dove non si ascolta mai la voce delle Cassandre che annunciano queste disgrazie, portando dati oggettivi.
Dove l'interesse pubblico (la salute delle persone, la possibilità di vivere senza l'incubo che una montagna ti cada addosso) spesso arriva dopo l'interesse privato del potente di turno (la Sade veneziana, che era uno stato nello stato, parole del deputato DC Da Borso) capace di manovrare e comandare amministratori locali, quotidiani e giornalisti (che eccetto l'Unità con Tina Merlin, non raccontarono mai cosa succedeva in valle), perfino le forze dell'ordine (che pure dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini e non solo la sicurezza della diga)..

La storia della diga del Vajont (si legga in proposito “Sulla pelle vita” della Merlin) racconta di finanziamenti pubblici a fondo perso per pagare un'opera privata, grazie ad una legge del governo Mussolini (dove il conte Volpi era pure ministro) prima e ai governi DC poi, con sempre il conte Volpi ora antifascista.
Racconta di espropri fatti senza guardare troppo per il sottile, perché di mezzo c'era il progresso, le grandi opere ingegneristiche che avrebbero fatto grande l'Italia e che non potevano essere bloccate da quattro contadini ignoranti. O da una giornalista comunista che venne pure denunciata per aver parlato della frana che incombeva sui paesi in valle.
E che venne assolta quando la frana cadde, non quella del 1963, ma la frana di tre anni prima, nel 1960: a volerli vedere, i segnali premonitori della tragedia c'erano tutti.
La storia racconta che degli allegri controlli del pubblico con “l'allegra commissione di collaudo” come la chiamò Paolini, più interessati a fare una scampagnata che non a controllare come venissero usato i fondi pubblici.
Racconta dell'incoscienza del privato che costruiva in concessione dello Stato: la Sade era consapevole dei rischi per le indagini fatte dal dottor Leopold Muller, dal figlio stesso del dottor Semenza, l'ingegnere della diga. Sapeva dei rischi nel portar l'acqua oltre la soglia dei 700 metri per gli studi fatti dal professro Ghetti dell'università di Padova, studi rimasti poi in un cassetto.

Tutti in valle sapevano della frana, perché tutti sentivano le scosse, i boati, vedevano la terra muoversi, vedevano quella trincea in cima al TOC, che delineava il fronte della frana.
Lo vedevano gli abitanti di Erto, il sindaco, i carabinieri che venivano rassicurati dalla prefettura e dal Genio civile.
Anche i tecnici della Enel Sade sapevano di quanto stava succedendo sul TOC: dopo la nazionalizzazione delle idroelettriche, la diga del Vajont era stata comprata dall'Enel come impianto funzionante.
Per poterlo vendere al miglior prezzo serviva quella prova di invaso, a quota 715 metri, sopra la soglia di sicurezza stabilita dalle simulazioni del prof. Ghetti.
Il profitto e i guadagni prima di tutto.

Così in quei giorni tra settembre e ottobre tutti sapevano ma nessuno ha fatto nulla: solo la natura ha proseguito il suo corso, ma diversamente da quanto scrisse poi Bocca, non era vero che non c'era nessun colpevole. Colpevoli erano quanti non hanno rispettato la natura, hanno messo il profitto e il guadagno davanti la sicurezza e l'incolumità delle persone.

Ogni anno che passa ci dobbiamo ricordare di cosa è stato il Vajont: una valle spazzata, le 2000 vittime, per un'onda acqua e fango che fu come il fallout di due bombe nucleari di Hiroshima.
Perché il nostro è rimasto un paese fragile, oggi come allora. Frane, alluvioni, terremoti. E incendi estivi che spazzano via i boschi e gli alberi che, con le radici, tengono ferma la terra delle montagne.
Perché ancora come oggi la cultura ambientale in questo paese non esiste: rimaniamo il paese dei condoni e delle lacrime tardive. Tanto bravi ad accorrere sul luogo delle sciagure per scavare tra le macerie, tanto incoscienti nel costruire male, nel cementificare fiumi, nell'inquinare l'aria e le falde.

E ogni volta si sente ripetere la stessa storia. Sciacalli. Non si specula sulla morte.

E ogni volta si ricomincia da capo. Coi condoni, con le grandi opere (TAV,Mose, ponte sullo Stretto..), con promesse sempre disattese.

08 ottobre 2017

Stabilità, legge elettorale e un programma per il paese

Moody's considera stabile il rating dell'Italia, preoccupa però la stabilità politica
TG1 – ore 13.30

Tenetele bene a mente queste parole: stabilità politica. Sono parole che abbiamo già sentito, venivano ripetute continuamente ai tempi del referendum passato e anche prima.
Serve un governo e una maggioranza stabile per risolvere i problemi del paese, compreso il terrorismo internazionale.

Questo ha prodotto prima le larghe intese, poi una serie di leggi e proposte di leggi elettorali che portavano a questa stabilità drogando il voto con un premio di maggioranza abnorme.
Almeno avessero risolto i problemi del paese

Legge elettorale che i commentatori sui giornali (come sul Corriere  Meli e Verderami) non nascondono nemmeno più che è contro il movimento 5 stelle.
Renzi apre al centro sinistra? Si, un centro sinistra che parte da Pisapia (e Tabacci, e Pisacane) e che arriva fino ad Alfano.
“Con questo sistema sappiamo chi ha vinto la sera stessa delle elezioni”: anche questa è un'altra storiella che ci hanno proponinato per farci digerire Italicum e le sue varianti.
Come se questo non fosse la legislatura dei cambi di casacca, delle maggioranze variabili (con Verdini sempre pronto a dare sostegno al governo).

In realtà la governabilità, il conoscere subito il nome di chi ha vinto le elezioni non servono a nulla se poi ci troviamo qui ancora a discutere di Berlusconi (il Rosatellum è nato appunto da un accordo PD-Lega-FI e Alfano).
Come ha detto ieri Zagrebelsky intervistato da Silvia Truzzi: [il ritorno del cavaliere] “è un capolavoro che ci meritiamo: non siamo in grado di produrre novità politiche”.
Nessuna novità dal centro destra e nulla di nuovo all'orizzonte nemmeno dal centro sinistra o dalla sinistra.
Col Pd a rivendicare numeri e stime che indicano la bontà del governo e delle riforme.
Con i tanti partiti a sinistra che difficilmente staranno assieme, ancora non si capisce se con o contro il pd renziano, con quale programma. Ci aspettiamo sorprese, se vogliamo credere a quello che ha detto Civati l'altra sera ad Otto e mezzo.

Eppure ci sarebbe tanto di cui parlare, se togliamo di mezzo quel milione di posti di lavoro, le stime del PIL, i report dell'OCSE e delle agenzie di rating (che sono sempre le stesse della passata crisi finanziaria).
“Quale potrebbe essere il programma a grandi linee?Non ci vogliono mille pagine ma nemmeno il poco spazio che abbiamo a disposizione. Però si potrebbero elaborare proposte concrete sugli argomenti più urgenti che conosciamo tutti: lavoro; flussi migratori; cultura e scuola pubblica; diritto alla salute, corruzione, evasione fiscale. Poi c’è un tema fondamentale: l’ambiente, il territorio, il diritto dei cittadini di avere sotto i piedi una terra sana, accessibile, bella. I cittadini di Taranto non devono vivere nel terrore di ammalarsi per l’aria che respirano, si deve abitare in case sicure e non abusive. E se uno vuole andare in spiaggia deve poterlo fare senza pagare. Sono programmi che costano e allora, oltre a dire che cosa si vuol fare, bisogna dire che cosa non si vuol più fare”.

Siamo sicuri che al centro dei pensieri dei padrini del Rosatellum (e che stanno preparando le liste civetta, i cespugli per le prossime elezioni) siano interessati a Taranto e ai dipendenti dell'Ilva?
Dei giornalisti di Sky di Roma che sono stati lasciati a casa.
O dei dipendenti della Perugina (Nestlè) in esubero.
Degli impresentabili nelle liste per le elezioni regionali, da Pietro D'Alì a Paolo Ruggirello.
Degli studenti che, per l'alternanza scuola lavoro, hanno fatto i camerieri per la festa del PD (o hanno pulito i cessi, come ha raccontato Crozza venerdì sera).

Dei ricercatori costretti ad accettare concorsi e nomine truccate dai baroni dell'Università.

06 ottobre 2017

Fake news (nascoste da garantismo)

Bisogna leggere anche i giornali che nessuno legge, come i giornali che usano il garantismo come arma di difesa e lanciano finte notizie (per sentito dire) come arma di offesa contro gli avversari.
Avversari che normalmente troviamo dentro la categoria dei magistrati non omologati.
Davigo è oggetto di una campagna di accuse, sospettato di aver incontrato il M5S per una norma contro Berlusconi.
Non importa che abbia smentito (e che nessuno abbia portato altre prove).

Va in tv e accusa Penati per la prescrizione, per cui dovrebbe vergognarsi. Pure il virgolettato hanno messo (tirando un ballo il CSM).
Peccato che il dialogo con Lavia sia altro:
“Non ho capito perché Penati. Ha preso la prescrizione. Di che cosa stiamo parlando?”, controbatte il magistrato. “E’ stato assolto l’altro giorno, la prescrizione era per un’altra cosa – puntualizza Lavia – Come lo risarcisce?”. “Risarcire che cosa? – replica Davigo – Uno che ha preso la prescrizione definitiva? Sarà pure un’altra cosa, ma siccome l’articolo 54 della Costituzione dice che i cittadini a cui sono affidate le pubbliche funzioni devono adempiere a esse con disciplina e onore, allora le chiedo: c’è onore nel prendere la prescrizione?”
Ecco, che onore c'è?
Domanda senza risposta.
Violante, su Il dubbio, tira in ballo il nazismo e la cultura del sospetto.
“I nazisti ragionavano così: perché aspettare che un comunista o un ebreo commettano un reato? Lo faranno, tanto vale arrestarli prima”
Prima di tutta una precisazione.Prego.C’è una Procura che indaga e un Tribunale che assolve. Una certa leggerezza riguarda la Procura, non riguarda i giudici.Chiarissimo.Nel merito: basterebbe smetterla di usare le indagini come arma per colpire l’avversario. Finché continua a farlo, la politica autoproclama la propria subalternità alle Procure. Lo fa anche con leggi come la Severino. Nell’approvarla, il Parlamento ha sancito una subordinazione della politica alle iniziative degli uffici inquirenti. Se i partiti riuscissero a espellere dalle proprie contese le vicende giudiziarie, renderebbero più civile la politica, e alla magistratura resterebbe assegnata la sola responsabilità penale.
Riassumendo: diversamente da quanto aveva già spiegato Borsellino nel 1989 agli studenti di una scuola superiore di Bassano, se un giudice non riesce a dimostrare la colpevolezza di un politico, tana libera tutti. 
Nessun ragionamento sull'opportunità politica di fare pulizia (magari prima delle inchieste), di fare un passo indietro (perché nonostante la non colpevolezza, mancano i criteri di trasparenza, onestà, competenza per fare il politico).
Il problema - ci dice Violante e tutti i garantisti con lui - è la Severino.
Mica la corruzione, le mafie e le massonerie deviate, la corruzione e l'evasione.
Tutta colpa della voglia di giustizia.

Il poligamo

Nella vita normale essere poligami non è consentito, diverso giudizio se parliamo di poligamia politica.
Se per "essere poligamo" si intende aver la capacità di parlare con tutti, può anche essere una virtù.
Diverso discorso se invece con "poligamia" intendiamo l'arte di tenere aperte le possibilità di fare alleanze con tutti.
Come sembra voler fare Pisapia, dopo aver sentito il suo discorso al palco dell'incontro con MDP. Bersani, Errani e anche D'Alema.

Perché esistono dei principi in politica e, giova riperterlo, sinistra e destra hanno ancora un significato.
Si può essere dalla parte dei voucher e di quelli che li hanno contestati?
Si può stare dalla parte di chi ha deprezzato il mondo del lavoro, livellandolo verso il basso togliendo diritti come ha sempre fatto la destra, e anche da chi ha contestato il jobs act?

C'è stato un tempo in cui tutto questo (jobs act, gli attacchi allo statuto dei lavoratori, i condoni, la mortificazione del merito, i nominati e gli amici, legge elettorale pro nominati) era imputato alla destra berlusconiana.
Anche questa capace di sventolare di fronte alle telecamere i numeri magnifici del governo: dal milione di posti di lavoro al poliziotto di quartiere.
Forse non si può essere troppo poligamo in politica, si rischia che la moglie (gli elettori di sinistra) poi ti caccino di casa.

05 ottobre 2017

Una questione seria

Non so se sia leggenda o una storia vera, quello che raccontò Joseph Kennedy a proposito della crisi del 29: un giorno un lustrascarpe gli consigliò dei titoli buoni per la borsa. "Se il mio lustrascarpe ne sa più di me, c'è qualcosa che non va nel mondo della finanza" - la conclusione del senatore.

Possiamo portare lo stesso ragionamento oggi: se a parlare di corruzione e corrotti sono persone come Lavia o la giornalista sportiva D'Amico (un maschio e una femmina, per non essere tacciato di maschilismo), usando pure argomentazioni vecchie di anni, un problema ce l'abbiamo.
Meglio un corrotto che uno stato rotto cosa vuol dire? Che c'è una dose minima di corruzione (e di soldi pubblici rubati, di non meritocrazia) che è lecito consentire?

“Mi dispiace essere realista: sopportare qualche corrotto è meglio che avere lo Stato rotto. Io non sono più purista come un tempo”.

Che direbbe Lavia o D'Amico se un giorno dovesse perdere il posto per un nominato, un amico di?
La corruzione non è un'opinione qualsiasi, ma qualcosa che blocca lo stato, ne mina la credibilità, un fardello sui conti e sulla crescita del paese.
Altro che repubblica giudiziaria: i debiti e le inefficienze di oggi le paghiamo tutti, perfino i giornalisti del Foglio che da anni portano avanti la campagna contro i magistrati che si permettono di indagare i colletti bianchi e i politici.
E che si accontentano del simbolo dell'Europa sulla bandiera del PD. O di Forza Italia.
Una questione tremendamente seria per lasciarla a commentatori qualsiasi.

04 ottobre 2017

Questione meridionale

A novembre si vota in Sicilia.
Si deve scegliere tra destra, centro e m5s.
Musumeci e i lombardiani, Vicari e i lombardiani e altra gente proveniente dal centro destra (come Valeria Sudano, il cui passato politico era stato raccontato da Presa diretta) e poi Cancelleri del m5s.
Tra i candidati anche Luigi Genovese, figlio di Francantonio Genovese, ed PD ora FI, condannato in primo grado nel processo sui Corsi d'oro della formazione professionale.
Sul Fatto Quotidiano potete leggere un'interessante intervista al pargolo: una dinastia di politici che si passano il posto di generazione in generazione.
Così è la Sicilia: passano le elezioni ma gli eletti sembrano sempre gli stessi.

La mortificazione del lavoro

Quando si parla di lavoro e occupazione non ci sono mezze misure: da una parte abbiamo la narrazione renziana/governativa che ci racconta (ormai ogni giorno, su ogni TG) del milione di posti di lavoro creati grazie al jobsact del governo del mille giorni.
Meriti che oggi vengono messi sul tavolo dal ministro Padoan alla conferenza stampa per la presentazione della prossima manovra:

La previsione è di un milione di posti di lavoro, non subito, ma in quattro anni. Perché «Persiste la fase di significativo miglioramento del mercato del lavoro» ed è prevedibile un «ulteriore progressivo aumento dell’occupazione nei prossimi mesi e anni», ha detto martedì il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan intervenendo alla Camera e al Senato sulla prossima manovra di finanza pubblica, per illustrare gli aggiornamenti al quadro macroeconomico del Documento di Economia e Finanza stilato in primavera, e dare anche, su esplicita richiesta del Parlamento, le indicazioni sulla composizione e l’entità della manovra di finanza pubblica che seguirà con la Legge di Bilancio 2018. 

E' una sorta di gioco delle tre carte: metto delle clausole di salvaguardia per non sforare i vincoli, poi elimino le clausole usando le previsioni del PIL e facendo deficit, assicurando che questo farà crescere proprio il PIL..

Esiste anche un altra narrazione, forse più vicina alla realtà e dunque meno "rose e fiori".
E' la narrazione che racconta dei lavoratori del web, i facchini di Foodora, Amazon, i nuovi lavoratori a cottimo.
La narrazione dei dipendenti della città metropolitana milanese, che stanno occupando la sede da giorni, nella speranza di avere ancora un lavoro.
La narrazione di Alamaviva che sposta i call center in Romania, lasciando a casa persone qui in Italia ma continuando a vincere commesse pubbliche.
La narrazione degli studenti che, per l'alternanza scuola lavoro, hanno dovuto lavorare da Mc Donald o fare i camerieri. O, e questa è una notizia che dovrebbe far indignare in tanti, gli studenti che hanno fatto da volontari alla festa del PD, per l'intervento del ministro dell'istruzione Fedeli (nonché della ricerca moritificata). Venite studenti a fare da camerieri, tutto fa credito.

Di questo mondo, poco dorato e poco renziano (o berlusconiano) ne parla Marta Fana nel suo libro "Non è lavoro, è sfruttamento" (Laterza), di cui già potete leggere due importanti recensioni di Gilioli e quella di Robecchi.

Gilioli - Abbiamo solo meno diritti

C'è tutto: c'è il lavoro gratuito più o meno nascosto da vari nomi, c'è il grande ritorno del cottimo, c'è la parabola grottesca dei voucher, c'è lo schiavismo nella logistica al servizio delle 'over the top' digitali, c'è la deriva nella stessa direzione nei servizi pubblici e negli appalti delle pubbliche amministrazioni, ci sono i meccanismi ricattatori e di torsione psicologica che si diffondono nel nuovo clima tutto top-down, c'è il regalo di manodopera ad aziende come McDonalds, Ibm e Bosch fatto passare per "alternanza scuola-lavoro".
Ma c'è anche la distruzione del patto sociale che aveva garantito la crescita del Paese per due decenni nel Dopoguerra; c'è la diffusione del mito farlocco e ideologico secondo cui maggiore 'flessibilità' produce più posti di lavoro; c'è la denuncia dell'interiorizzazione dello sfruttamento (quel "sempre meglio di niente" che agevola parecchio la slavina del dumping salariale e di diritti); ci sono gli interventi legislativi che hanno portato a questa situazione (perché non è vero che il degrado non ha responsabili); e c'è la guerra tra sfruttati, vero capolavoro del capitalismo contemporaneo.

Robecchi - Scegliete il vostro posto sul treno della precarietà: ce n’è per tutti:
Non è (solo) un libro per economisti, questo combattivo pamphlet di Marta Fana, ma un libro per lavoratori. Nel paese che cita il lavoro nel primo articolo della sua Costituzione, il canto costante è che il lavoro “non c’è”. Però è lo stesso posto dove si chiede e si impone di lavorare gratis: stage, simil-volontariato, alternanza scuola-lavoro, per cui le cifre della disoccupazione fanno tremare le vene ai polsi, ma il panino all’autogrill magari te lo scalda uno studente dell’istituto tecnico, qualche stipendio risparmiato per l’azienda che lo “ospita”. Il tutto con spaventevoli ricadute culturali, ovvio, sul lavoro come merce degradata e degradabile, una svalutazione professionale e umana che riguarda tutti.
Una fotografia, insomma, lo stato dell’arte qui e ora, dove la parola “sacrifici” risuona instancabile da Lama alla Fornero, da Berlusconi a Renzi nella vera continuità politica del paese: quella di umiliare il lavoro.

03 ottobre 2017

Blues per cuori fuorilegge e vecchie puttane, di Massimo Carlotto


Incipit (che potete scaricare da qui)
L’ informatore sembrava un ex poliziotto. La divisa doveva averla chiusa nell’armadio con la naftalina già da qualche anno, eppure la piega dei pantaloni e la riga, che divideva ordinatamente i radi capelli biondi, suggerivano che fosse stato uno sbirro di basso rango. Non avevo a disposizione altri elementi ma il fiuto e l’esperienza mi fornivano la certezza necessaria. Sulla guancia destra aveva una piccola macchia scura e spessa quanto una moneta da cinque centesimi. Il fegato non era più quello di un tempo. E nemmeno il resto. Quando parlava di soldi lo sguardo si illuminava. Piccoli lampi che indicavano il bisogno di trasgredire alla routine di risparmio imposta dalla pensione.
Aveva detto di chiamarsi Hermann e a tratti si passava l’indice sinistro sulle labbra, quasi volesse assicurarsi che fossero pulite. 
«È sicuro?» domandai, mostrandogli ancora una volta il primo piano dell’uomo che stavamo cercando. Fece un cenno deciso con la testa. Mi convinsi che diceva la verità e gli allungai la busta con l’equivalente di mille euro in franchi svizzeri.Non chiese che uso avremmo fatto dell’informazione. La risposta poteva avere un effetto controproducente sul desiderio di spendere quelle banconote. I rigurgiti di coscienza vanno sempre trattati con cautela. E comunque avrei evitato accuratamente di dirgli la verità. Ero pronto a raccontargli che dovevamo comunicare a quel tizio la straordinaria notizia che era diventato milionario. Uno zio emigrato in Brasile lo aveva nominato unico erede della sua fortuna. Nei locali e nel giro della mala bernese avevamo fatto circolare la voce che cercavamo una persona. La foto, ricavata da una leziosa rivista per gourmet danarosi, mostrava un quarantacinquenne bello, affascinante, con uno sguardo disincantato e malizioso da vincente che noi volevamo spegnere per sempre.

Un gruppo di criminali vecchio stampo, gangster capaci di uccidere ma anche rispettosi delle regole del mestiere.
Dall'altra parte della barricata, in uno scontro tra il male e il male senza regole morali, trafficanti di droga e trafficanti di esseri umani. Donne dallo sguardo crudele e dall'atteggiamento sprezzante.
E uomini di legge disposti a giocare fuori dalla legge e a fare giochetti sporchi.
In mezzo, (scusate l'espressione) una “vecchia puttana” che si è rassegnata al suo destino e che forse verrà salvata dai criminali dal cuore d'oro.

Il nuovo romanzo della serie dell'Alligatore riparte da dove avevamo lasciato la banda di Marco Buratti, l'Alligatore, Beniamino Rossini il vecchio gangster che porta tanti braccialetti quante persone ha ucciso e Max la Memoria: avevano stretto un patto con Giorgio Pellegrini, la sua vita salva in cambio di quella di Gemma e Martina, la moglie e la segretaria amante (due delle tante la cui vita è stata rovinata dalle fantasie crudeli di Pellegrini, il predatore di donne).
Ma le cose non sono andate come dovevano andare: qualcuno ha ucciso, dopo averle torturate, le due donne e Pellegrini è sparito dalla circolazione.
Finché un giorno non torna a farsi sentire, ed iniziano i guai:
Pellegrini è un uomo dalle mille sorprese e anche in quella occasione non si era smentito: voleva assumerci per investigare sugli omicidi della moglie e dell’amante. Martina e Gemma. Le conoscevo bene.

I tre vengono ingaggiati proprio da Pellegrini per indagare sulla morte delle sue donne, ma in realtà è una trappola: infatti è stato ingaggiato dal vicequestore di polizia Angela Marino per infiltrarsi in una banda di grandi spacciatori, in una missione segreta di polizia da contorni poco puliti.
Missione in cui Pellegrini ha dovuto uccidere degli spacciatori di una banda più piccola, per accreditarsi nei confronti di questa organizzazione.
Ora, forse per la prima volta, si sente braccato: sulle sue tracce, per fargli la pelle, c'è la donna del capo degli spacciatori uccisi: Paz Anaya Vega.
Strano destino quello di Pellegrini, il re di cuori.

Da questi giochi sporchi hanno tutti da guadagnarci: la dottoressa Marino una promozione dal Viminale, Pellegrini l'impunità e per il poliziotto “sporco” Campagna forse la possibilità di rimanere in polizia. Per Buratti, Rossini e Max invece, “nessuna cortesia all'uscita” dei giochi: o collaborano in questa operazione, trovando chi vuole uccidere Pellegrini o verranno arrestati, facendo scovare tre kg di droga da una finta perquisizione …
Se quella poliziotta in combutta con Pellegrini pensava davvero di trattarci come marionette da prendere a calci in culo si sbagliava di grosso.
Da Padova (“comoda come una vecchia ciabatta”), a Vienna, fino a Monaco: questa volta Massimo Carlotto ci porta fuori dai nostri confini in un noir che non perde mai di ritmo e dove si viene da subito catapultati nel mondo dei bassifondi della mala, dove il punto di vista si alterna, di capitolo in capitolo, da quello dei tre “galantuomini della malavita” a quello di Pellegrini, collaboratore dello Stato:
“Ero certo però che, nonostante le rassicurazioni, volesse fregare anche me. Era prevedibile. In fondo in Italia certe cose vanno così dalla notte dei tempi. Lo Stato ha trattato con la mafia, hanno arrestato un capo e fottuto chi aveva eseguito il lavoro sporco, chi aveva fatto sparire l'archivio di cosa nostra. Carriere finite nel cesso dopo processi istruiti con l'unico scopo di alzare polveroni.”

Leggendo le pagine di quest'ultimo noir mi venivano in mente le parole della canzone di Lou Reed “take a walk on the wild side”: è un lungo viaggio in un mondo parallelo e, almeno per noi persone comuni, sconosciuto.
Un mondo dove si incrociano trafficanti di droga, sesso, e di identità per criminali che intendono sparire per sempre.
Così, per i nostri non ci sono altre possibilità se non accettare il ricatto della dirigente di polizia, Angela Marino: ma bisogna trovare anche una via d'uscita da questo destino già scritto per loro (fine pena mai, sotterrati in carcere sotto il peso di condanne decennali).
Questo vuol dire muoversi su più livelli, sfruttando i loro contatti nel mondo del crimine, anticipando le mosse dei nemici.

«C’è una cosa che non capisco, dottoressa».
«Sbrigati. Ho da fare».
«Lei pretende che noi ci pieghiamo a un ricatto che di fatto non esiste, nel senso che alla fine lei farà di tutto per fregarci comunque. Mi spiega qual è il nostro tornaconto?».
«Sveglia, Buratti. Questa è una gara a chi vende di più il culo»

Ma c'è spazio anche per i sentimenti: in un locale di Vienna Buratti incontra Edith Amaral, una escort d'alto bordo che lavora per Frau Vieira.
Fu in quel momento che vidi una donna entrare nel bar e dirigersi verso il bancone. Ancora non sapevo che la mia vita sarebbe cambiata ed ero interessato più al mio stomaco che a lei ...

La battaglia ha inizio: sparigliare le carte in tavola, cercare di salvare la vita e di mettere fine una volta per sempre a Pellegrini, la “macchina criminale”.
Andare ai resti – come dice Rossini, ovvero nel gergo delle bande anni settanta, giocarsi tutti, la libertà, la vita.
E poi c'è da salvare Edith, la bella donna portoghese, dalle grinfie della maitresse:
Per noi non era affatto facile spiegare cosa significa avere un cuore fuorilegge. E che mi era impossibile rassegnarmi all’idea di non poter corteggiare una donna solo perché era la vecchia puttana di una spietata maîtresse portoghese.

Ci vuole cuore anche per essere criminali. E per non finire risucchiati “in un vortice, dove il confine tra i nostri princìpi e tutto ciò che non ci piace è diventato sottile”.
Come l'alleanza con gli sbirri e con i narcotrafficanti.

E' una strofa di un blues a chiudere il libro (ma mai dire mai a certe storie):
C’era un vecchio blues di James Carr che faceva al caso mio: Sul lato buio della via è sempre là che ci incontriamo nascosti tra le ombre, dove non apparteniamo viviamo nell’oscurità, per nascondere i nostri tort, tu e io

Gli altri libri che ho letto dell'Alligatore


I libri con Giorgio Pellegrini

E, infine, il libro con tutti e due:

Il blog dell'autore e la scheda del libro sul sito Edizioni e/o

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Chi difende gli americani?

La vignetta di Biani, sulla prima pagina del Manifesto del 3 ottobre

Con la stessa coerenza con cui la destra italiana ha definito taxi del mare le ong che salvano vite umane del Mediterraneo (e prima ancora di presentare alcuna prova), le stesse persone (politici e giornali di destra) dovrebbero imputare a Trump e alla lobby delle armi le 59 morti di Las Vegas.
Persone uccise mentre assistevano ad un concerto da un pensionato americano, che sparava da una finestra di un albergo e che si era portato dietro una decina di fucili.
Quella di Las Vegas è la strage più grave in America: non sono note le cause, la presunta rivendicazione dell'Isis è tutta da dimostrare come la conversione all'Islam.
Di certo c'è la responsabiiltà con cui negli Stati Uniti circolano le armi, non solo pistole ma anche armi d'assalto.
Trump (un amico della lobby delle armi) e i repubblicani in Senato hanno pure tolto il divieto (introdotto da Obama) di vendere armi a persone con disturbi mentali.

Ciascun americano ha il diritto a detenere un'arma per difendersi, dice il famoso emendamento della Costituzione (che risale a fine 700).
Ma chi difende gli americani dalla loro stupidità, da quella dei governanti e dal potere della lobby delle armi?

02 ottobre 2017

La cosa giusta e la cosa sbagliata

Sullo ius soli, il ministro (nonché alleato del PD) Alfano ha detto:
«Una cosa giusta fatta al momento sbagliato può diventare una cosa sbagliata. Può diventare un favore alla Lega»

Niente ius soli dunque.
Arriva alla Camera il DDL Falanga sull'abusivismo, che suona come un condono mascherato su cui perfino il PD è diviso.
Riassumento: non c'è tempo per approvare le cose giuste mentre il tempo (e la maggioranza) per approvare le cose sbagliate si trova?
E dove era scritto, nel programma del PD, che si doveva approvare un altro condono?

Non è Davide contro Golia

Cosa succederà ora in Spagna e in Catalogna nessuno è in grado di dirlo, ora.
Sicuramente si è aperta una frattura tra regione e stato centrale che difficilmente tornerà come prima: a questo scontro e a questa frattura si è voluto arrivare perché entrambe le parti non hanno voluto sentire le ragioni dell'altro.
Il governo centrale che nel 2010 ha tolto parte dell'autonomia alla regione, non ha voluto riconoscere le spinte autonomiste.
Dall'altra parte abbiano una regione autonoma che ha proposto un referendum non riconosciuto e che di fatto ha sfidato la legalità. 
I partiti indipendentisti (che ieri un articolo del Fatto Quotidiano metteva in contatto con la Russia) hanno dato la colpa allo stato centrale che affama la regione catalana e che dunque, se fosse indipendente, potrebbe prosperare.

Ora siamo ai numeri, che però non si capisce quale ente indipendente potrà certificare: entro 48 ore dalla presentazione dei risultati il governo regionale può dichiarare l'indipendenza, unilateralmente.
Come ha scritto ieri Daniela Ranieri, non è proprio la storia di Davide contro Golia.
Tutto questo certo non giustifica poi gli eccessi della polizia spagnola: fa specie notare come il referendum sia stato tirato dalla giacchetta in tanti.
E non è nemmeno corretto parlare di  sconfitta dell'Europa, poiché gli indipendentisti vogliono rimanere nella UE.

01 ottobre 2017

Il confronto con Casa pound

Mentana al confronto con Casa Pound:
"Non è che sono venuto qui con le tartarughine. Non vengo qui a fare il missionario o a legittimarvi. Se un movimento partecipa alle elezioni, è la democrazia a legittimarlo. Se si pronuncia con chiarezza contro il ricorso alla violenza e il razzismo”.

Premesso che anche Hitler e Mussolini si sono presentati in Parlamento, questo è casa pound




Propaganda e informazione

Venerdì sera mi sono trovato di fronte alla scelta: la satira di Maurizio Crozza sul 9 oppure il racconto del paese attraverso i social (e altro) di Diego Bianchi su LA7?
Peccato che le due reti abbiano scelto di cannibalizzarsi gli spettatori (spesso gli stessi, come nel mio caso) e non cambiare giorno, perché entrambe svolgono una funzione importante.
Raccontare il nostro paese fuori dalle regole della propaganda.
Fratelli di Crozza (@fratellidicrozza o l'hashtag #fratellidicrozza) usando l'arma della satira, mettendo in risalto caratteristiche grottesche di politici (o grandi manager come Briatore o Marchionne).
Feltri, per esempio, è proprio così: ragiona, pensa, proprio nei termini dell'imitazione crozziana (su giovani, gli immigrati, le donne).
Come anche Belpietro e i suoi collegamenti.
Beh, Razzi è una macchietta di suo e ogni volta mi stupisco come si possa anche prenderlo sul serio.


New entry della scorsa settimana, il ministro Fedeli, reduce da una estate in cui ha sciorinato una riforma dopo l'altra: un anno in meno di scuola media, un anno in meno di scuola superiore.
La nostra scuola dovrebbe formare di più e più a lungo i ragazzi, per agevolarne l'ingresso nel mondo del lavoro (magari senza essere schiavizzati) o nel mondo della ricerca (magari senza bisogno della raccomandazione o dell'aiuto del barone).
E invece ..
Il ministro che ha sbagliato (non dico mentito) l'indicazione della sua laurea (che non c'era) e poi usando una giustificazione imbarazzante, senza che il giornalista la rintuzzasse (nel 1990 è stato equiparato..).
E nel frattempo, nonostante le brillanti proposte di riforma, nonostante il bonus 500 euro, nonostante la riforma #buonascuola, un quarto degli istituti dovrebbero essere messi in sicurezza e nelle università governano i baroni e non il merito.

Propaganda Live (@welikeduel) la notizia se la va cercare: Diego Bianchi è andato a raccontarla con la sua telecamera il lavoro delle ONG nel Mediterraneo, quelle chiamate da molti “taxi del mare”.

Ha mostrato la situazione nelle carceri libiche dove sono rinchiusi gli immigrati che non sbarcano più sulle nostre coste, grazie all'accordo coi governanti libici (e ai trafficanti).
Le loro telecamere sono andate a sentire il ministro Alfano (no, non è una battuta) alla festa dell'Unità (il giornale è morto, ma la passerella dei politici è rimasta) dove spiegava che lo ius soli non si può approvare ora per non fare un regalo a Salvini.
Qual è la differenza con i tg e i grandi giornali, che pure hanno dato la notizia?
Che in studio, si è fatto notare l'incoerenza del ragionamento (si fa per dire): non faccio qualcosa per la mia linea politica ma seguo la linea politica del mio avversario (si fa per dire).
Sempre in studio, in collegamento, Saviano raccontava a freddo, usando dati, usando la ragione e non la pancia, l'emergenza stupri che ha riempito tg e giornali fino a poche settimane fa, dopo l'episodio di Rimini.
"Quest'estate si è diffusa questa paura dell'immigrato stupratore per connetterla a un'altra paura: quella dell'invasione"
Emergenza stupri usata per fini di propaganda.
Emergenza stupri e non emergenza “femminicidi”, che avrebbe costretto media a raccontare storie di violenza domestica, che nasce all'interno delle mura di casa.

Propaganda è la parola che meglio rappresenta questo momento, tutti si rinfacciano di fare propaganda – ha esordito così Diego Bianchi – e noi vogliamo fare la nostra propaganda.
Che però, come quella di Crozza (e come i servizi andati in onda il lunedì sera da Report e Presa diretta) sono molto più reali di altre fonti di informazione ufficiale.
La propaganda che ieri mostrava le immagini del convegno "Crescita vs crisi" coi ministri Padoan e Lorenzin che raccontavano della fine della crisi, della ripresa strutturale.
La propaganda dell'ex presidente del consiglio in maniche di camicia che racconta degli 800mila posti di lavoro creati.
La propaganda del segretario capitano che grida attenti all'invasione, l'Italia agli italiani, e non si accorge della ndrangheta al nord.

La propaganda del movimento, che fa primarie finte, che insulta i giornalisti (senza distinzioni), sindacati (cambiate o ci pensiamo noi).