17 febbraio 2019

Presadiretta – attacco al cervello

Prima puntata di una serie di 4 di Presadiretta in prima serata, il sabato sera: quella di ieri sera si intitolava “attacco al cervello”

PresaDiretta ha affrontato un viaggio nel cervello umano, che sempre più spesso subisce l’azione dei contaminanti ambientali.
Un affascinante reportage sulle sostanze chimiche che incrociamo continuamente, che ormai affollano le nostre giornate e che potrebbero avere conseguenze tossiche per adulti e bambini. Si chiamano interferenti endocrini e sono molecole capaci di agire sullo sviluppo del cervello fino a compromettere il quoziente intellettivo.
Gli inquinanti chimici sono attorno a noi, nei cibi che mangiamo, nei vestiti e nell'acqua: sono inquinanti che interferiscono al processo di sviluppo del nostro cervello.
La puntata di questa sera si occuperà dunque di questi interferenti endocrini e degli effetti sull'uomo.

Presadiretta si era occupata già nel 2016 dell'inquinamento del PFAS nel nordovest: questa sostanza era usata per le pentole antiaderenti ed è stata sversata nelle acque.
Dal 2013 la regione sta filtrando l'acqua con filtri che si devono cambiare ogni due anni: i filtri sono a carico del pubblico anche se ad inquinare è un privato ed è costato 2 ml di euro.

Gli inquinanti sono ora finiti nei corpi delle persone che oggi sono a rischio di malattie, come quelle a livello tiroideo.
Le mamme no-pfas hanno incontrato il ministro Costa chiedendo che venga messo un limite zero per la presenza del pfas nelle acque: l'Italia da sola non è in grado di dire no – è stata la risposta del ministro.

Philippe Grandjean, professore aggiunto all'Università di Harvard, è stato intervistato da Lisa Iotti: sappiamo che ci sono sostanze che possono influire sul nostro cervello, il costo dell'esposizione a queste sostanze chimiche è stato stimato in 142 miliardi di euro.
E' il costo dei danni ai bambini che rischiano malattie come l'autismo, come la riduzione del quoziente intellettivo.
Se si abbassa il quoziente intellettivo aumentano del 60% i bambini con disabilità intellettive.

Barbara Demeneix è una endocrinologa che studia gli effetti di queste sostanze sullo sviluppo del cervello: l'intelligenza delle future generazioni è in gioco – racconta alla giornalista.
Faremo tutti la fine degli uomini del film Idiocracy (del 2006)?

Per capire cosa sta succedendo bisogna spingersi al nord dell'Europa: l'allarme sull'abbassamento del quoziente intellettivo è stato fatto in Norvegia, dove i ragazzi dagli anni 50 hanno svolto dei test durante il servizio militare.
Il loro quoziente, dicono i test, è in discesa dagli anni 80-90: Ole Rogeberd è un ricercatore di Oslo che ha analizzato questi dati, scoprendo che dopo gli anni 90 il quoziente intellettivo è in calo.

Edward Dutton, Università di Oulu ha mostrato un grafico che mostra il nostro vocabolario: sta andando giù. Più sei intelligente più hai un vocabolario ricco di parole, conosci molte parole precise e oggi ne conosciamo sempre meno.
Le persone oggi fanno fatica a capire le istruzioni delle medicine, perché non siamo più in grado di capire la complessità.
Questo ha a che fare col crollo del quoziente intellettivo.
Lei pensa che stiamo diventando più stupidi? - la domanda di Lisa Iotti.
Non è che lo lo penso, è un fatto: siamo più stupidi di 100 anni fa e siamo anche più stupidi di cinque anni fa.
Confrontando i tempi di reazione, la velocità con cui rispondiamo ad uno stimolo, uno studio ha dimostrato che avremmo perso 14 punti di quoziente intellettivo.
Studi analoghi sono stati fatti anche in Inghilterra.

I tempi di reazione sono correlati con la velocità con cui il cervello elabora le informazioni: l'endocrinologa francese pensa che sia colpa degli effetti sull'ormone tiroideo dalle sostanze chimiche con cui siamo in contatto.

Lisa Iotti è andata a Milano all'istituto di neuropsichiatria infantile: negli ultimi dieci anni i bambini con questi problemi sono raddoppiati, sono bambini che hanno difficoltà ad apprendere, ad imparare.

Da Milano alla California: qui Lisa Iotti ha incontrato la dottoressa Irva Hertz, che ha raccontato dell'aumento delle malattie infantili, come l'autismo che è aumentato dagli anni '90.
In Italia abbiamo dati inferiori – ha commentato la dottoressa Calamandrei: non è legato all'esposizione ad una singola sostanza, ma c'è una notevole probabilità che le sostanze chimiche a cui siamo esposti, concorra alle malattie di neurosviluppo.

Abbiamo immesso nell'aria tonnellate di sostanze chimiche e l'Europa è il secondo produttore dopo la Cina: così succede che troviamo il mercurio anche dentro il tonno che ci mangiamo, sempre sotto le soglie per legge, ma se si tiene conto della quantità di tonno (o di altri alimenti analoghi) che mangiamo, si supererebbero le dose raccomandate.

Il mercurio è solo uno dei metalli che entra nel nostro corpo: Lisa Iotti ha analizzato le sostanze presenti nel suo corpo trovando arsenico, antimonio, piombo..
Anche diossina e PCB, due sostanze vietate da trent'anni: succede quando si mangia prodotti che vengono da diverse parti d'Italia.

Il PCB era un colorante presente nelle colle e in altri prodotti, molto persistente con gli anni: sono sostanze tossiche pericolose come sanno bene a Brescia, i cui terreni e l'acqua sono stati inquinati dalla Caffaro.
Un quarto della città ha ancora il PCB, tanto è persistente: queste sostanze influiscono sullo sviluppo del cervello e sull'ormone tiroideo.

Il dottor Zoeller ha fatto studi sul PCB partendo dai topi: molti dei disturbi di apprendimento che stiamo vedendo è dovuto a questo mix di sostanze chimiche attorno a noi.
Stiamo sacrificando una generazione di bambini – la drammatica conclusione del dottor Zoeller.
Bambini contaminati ben prima di nascere: passano nove mesi nella pancia della mamma, alle prese con questo cocktail di sostanze i cui effetti sul cervello non sono ancora del tutto noti.

L'endocrinologa Demeneix sta studiano questi effetti partendo dagli studi su dei girini, perché il loro ormone tiroideo è lo stesso di quello dell'uomo: ha fatto un test per evidenziare le molecole che perturbano la tiroide.
A Parigi hanno analizzato diverse sostanze, prodotti della nostra vita quotidiana, dal sapone al dentifricio: come il triclosan è un antibatterico che troviamo nei dentifrici, nei disinfettanti.
Come il disfenolo A, la pellicola che ricopre i barattoli di latta, nei sigillanti per la carie dei bambini.
Hanno mescolato queste sostanze con altri contaminanti come il DDT: qui hanno dimostrato che questo mix, alle stesse concentrazioni che si trovano nel liquido amniotico, interferisce con l'ormone tiroideo e danneggia lo sviluppo del cervello.
Modificano il numero dei neuroni, nella taglia, si modifica il cervello nei girini.

Philippe Grandjean, professore di salute ambientale ad Harvard: per dodici sostante chimiche posso dire che ci sono prove evidenti che stanno alterando lo sviluppo del cervello dei bambini, e sto parlando di prove sugli uomini, non sugli animali.
Conosciamo poi altre duecento sostanze capaci di creare danni alle funzioni celebrali negli adulti e penso che queste sostanze possano essere tossiche anche per lo sviluppo del cervello dei bambini, ma noi non le stiamo regolamentando.
Infine conosciamo mille sostanze che sono tossiche per il cervello degli animali e tutte queste prove non ci hanno fatto agire: ci sono molte prove, pronte lì per essere utilizzate, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità nei confronti dei cervelli delle prossime generazioni.
Dobbiamo agire sulla base di quello che già sappiamo, non dobbiamo aspettare di avere la prova perfetta. Perché se aspettiamo quella prova perfetta molti bambini soffriranno.

E' già successo col piombo, abbiamo aspettato prima di bloccarlo: il piombo di oggi sono i pesticidi, su cui non dobbiamo aspettare oltre per mettere dei paletti.

In studio Iacona ha intervistato Gemma Calamandrei, esperta in disturbi nel neurosviluppo, una categoria che comprende diversi disturbi, che in comune hanno l'effetto di compromettere i rapporti del bambino col mondo.
Molti scienziati hanno lanciato un grido d'allarme per l'aumento di queste malattie: non siamo ancora in emergenza, una parte di questi disturbi non sono spiegabili se non considerando anche l'ambiente e il suo inquinamento – ha commentato la dottoressa.
Sono malattie complesse, difficili da studiare, in cui ci sono diversi geni che possono essere compromessi anche dall'inquinamento ambientale e l'esposizione a mix di sostanze chimiche nei primi mesi di vita.

I pesticidi in Italia
L'Italia è la terra promessa dei pesticidi: 116mila tonnellate l'anno, pari a 57 mila tonnellate di principi attivi. Siamo i terzi consumatori in Europa: una superficie pari ad un terzo del paese è potenzialmente esposta a questi trattamenti, non c'è nessuna legge che vieti i pesticidi vicino ai centri abitati, così ce li ritroviamo vicino alle case.
Come le case vicine ai vivai, dove si fa uso di pesticidi e diserbanti.
Antiparassitari, fungicidi, disinfettanti, spray contro mosche e zanzare, spesso hanno gli stessi principi attivi dei pesticidi che usiamo in agricoltura.
E dai terreni e dalle case questi pesticidi finiscono nelle acque: più della metà delle acque di superficie e un terzo di quelle sotterranee è contaminata da pesticidi, come l'Ofanto, dentro cui hanno trovato residui di DDT, vietato in Italia da almeno 30 anni, ma è una sostanza molto persistente.

Ma la cosa più grave sono i 259 principi attivi che Ispra ha trovato nelle acque: un mix di cui nessuno può conoscere la potenziale tossicità, perché la legge fissa i limiti sulle singole sostanze e non sulle miscele.
Spiega sempre la dottoressa Calamandrei:
Il problema delle misture è il vero problema oggi: non abbiamo modo oggi modelli efficaci che ci aiutino a capire che cosa può fare un mix di sostanze. Sulla base di studi sperimentali e sulla base di evidenze di popolazioni esposte a queste sostanze noi sappiamo che l'impatto sullo sviluppo dell'organismo e sullo sviluppo del sistema nervoso può essere significativo”.

Cosa troviamo sulla frutta e la verdura che mangiamo tutti i giorni?

Ciliegie, fragole, uva: in questi campioni analizzati da Arpa Puglia sono stati trovati residui di principi attivi pericolosi, pesticidi, fungicidi.

Tra questi, uno che ricorre spesso si chiama Clorpilifos, un insetticida che troviamo dentro di noi e che è estremamente pericoloso: danneggia soprattutto il neurosviluppo.
E' un pesticida del gruppo organo fosfati: questi appartengono alla stessa famiglia chimica dei gas tossici, come il Sarin, quello usato per l'attentato del 1995 alla metropolitana di Tokio.

Il Clorpilipos è prodotto dalla stessa industria che ai tempi della guerra in Vietnam produceva l'agente arancio e che causò diverse malattie alle persone esposte al gas: il Clorpilipos è stato usata per anni nelle nostre case per uccidere formiche e altri insetti, finché non è stato vietato, ma solo nelle case e non nei campi.
La quantità di Clorpilipos che è arrivata in Italia è un segreto commerciale: il commercio va sopra ai rischi per la salute e per l'ambiente.

A New York la dottoressa Virginia Rauh ha fatto uno studio per comprendere gli effetti sul cervello di diversi bambini che erano stati esposti al Clorpilipos: i bambini studiati, contaminati dagli spray domestici (e dai pesticidi nei campi) avevano dei cambiamenti nel cervello, differenze volumetriche nella corteccia celebrale.
Differenze nelle zone dedicate al controllo del comportamento e nella memoria al breve termine: la dottoressa Rauth (che ha condotto gli studi) si domandava quanto pesticida è ancora presente nei cibi e nell'aria.

LA dottoressa Hertz-Picciotto ha fatto studi sull'autismo (e di disturbi nel neurosviluppo) correlati all'esposizione col Clorpilipos, in California: le donne che vivevano vicino a campi trattati con questo pesticida avevano rischi tre volte più grandi.
I suoi studi sono stati respinti sia dalla DOW (l'azienda produttrice) che dall'ente per la sicurezza ambientale che di fatto non ha vietato l'uso di questo pesticida nei campi (e su questo ha pesato anche la scelta del presidente Trump).

Anche in Europa si è deciso di prorogare il Clorpilipos per un altro anno: una cattiva scelta che non è colpa dell'Europa ma dei vari governi europei, come anche il nostro.
L'Italia ha votato in modo favorevole al Clorpilipos, nascondendosi da una decisione dell'EFSA che tarda ad arrivare.
Pesano ancora molto i dossier delle aziende chimiche, i dossier indipendenti non sempre trovano peso, non sempre vengono presi in considerazione, ha raccontato un funzionario del ministero dell'Ambiente.

Chi ha ragione e chi ha torto? Gli scienziati come Grandjean o l'EFSA? O i dati della DOW?
Per un principio di precauzione dovremmo almeno limitare l'uso di queste sostanze.
Perché ad oggi, se conosciamo gli effetti singoli di questi interferenti, non si conoscono gli effetti del mix di questi sul nostro organismo e sullo sviluppo del cervello.
Possiamo anche rispettare le soglie minime (che per il piombo nemmeno dovrebbe esserci), ma che succede quando siamo esposti a più di uno degli interferenti?

Nel 2017 Presadiretta si era occupata di altri effetti sui bambini di queste sostanze chimiche che interferiscono sull'attività ormonale: l'esposizione del feto durante la gravidanza agli
interferenti endocrini può trasformare aspetti esteriori del corpo, si chiama intersessualità: maschi che sviluppano il seno o bambini che non si capisce se hanno un pene o un clitoride.

In l'Europa si sente ancora il peso delle lobby dell'industria chimica: dal 2016 oltre al principio della precauzione esiste anche il principio dell'innovazione.
Si deve per esempio considerare gli effetti di un prodotto sullo sviluppo: l'industria mette in atto diverse azioni e muove molti soldi per influire sulle scelte dell'Europa.
Sull'imballaggio delle lattine per la Coca Cola, ad esempio: “il nostro obiettivo è far conoscere anche il nostro punto di vista” - è la risposta dell'azienda.

A Taranto l'istituto superiore della Sanità ha portato avanti uno studio sui bambini per capire gli effetti dei metalli pesanti: arsenico e manganese sono presenti in concentrazione maggiore sulle scuole più vicine alle aree industriali.
Anche il Piombo è presente e dovrebbe avere livello zero.

E' stato analizzato anche il quoziente intellettivo: avvicinandosi alle aree industriali diminuisce, mentre aumentano i disturbi sull'attenzione e altre patologie.
Il campione è basso per essere veramente significativo: ma questi test ci dicono che sono i bambini i primi a pagare, specie i bambini più poveri, ovvero quelli che si possono curare di meno: se sei povero dunque mangi peggio e sei costretto a vivere in zone disagiate, è più probabile che avrai meno capacità cognitive.
Anche a Taranto non c'è un solo colpevole, non è facile individuare una sola causa del problema.

Purtroppo avremmo bisogno di persone più intelligenti per salvare il pianeta: la generazione futura è la nostra futura società, fallire nel proteggere il cervello dei bambini è criminale.

Cosa possiamo usare per curare il nostro cervello, in attesa delle scelte della politica?
La parola magica è iodio: una carenza di iodio può influire sul feto e sul suo sviluppo e allora va somministrato alle mamme in gravidanza. Lo iodio si mangia o si beve, non si respira – racconta il dottor Vermiglio endocrinologo a Messina, che in Sicilia ha studiato gli effetti delle malattia della tiroide nelle zone dell'interno della Sicilia.
Il dottor Vermiglio aveva studiato il cretinismo, una malattia una volta diffusa, sia sui bambini sia sulle madri: i bambini nati da madri ipotiroidee avevano sintomi di cattivo apprendimento, erano madri che per esempio mangiavano più pesce perché abitavano vicino alle coste.

Questo studio è stato confermato da altri fatti dalla rivista Lancet: lo iodio è importante nella gravidanza ma molte donne non ne sono a conoscenza.
In Italia almeno il 50% nascono con carenze di iodio: eppure basterebbe poco per curarsi, usare il sale iodato.

Dovremmo assumerne almeno 150 microgrammi, la quantità assunta dal cibo è insufficiente: sugli scaffali dovremmo trovare solo sale iodato, per una legge del 2005.
L'altro sale dovrebbe essere presente solo su richiesta: succede invece che sugli scaffali dei supermercati si trovano entrambi.

Quante cose che si imparano a Presadiretta!

L'inchiesta di Lisa Iotti è stata molto complessa e non è stato facile raccontarla: ad ogni modo, tutti i documenti e gli studi citati dalla giornalista sono disponibili qui, sulla pagina Facebook

- lo studio di Thomas Zoeller
- lo studio di Irva Hertz-Picciotto
- lo studio di Virginia Rauh sui bambini di New York
- il lavoro di Philippe Grandjean

La puntata si è conclusa con l'esperimento fatto a Torino di coesione sociale: un esempio di buona amministrazione come ce ne sono tante.
Sono giovani che vivono nel quartiere di Mirafiori che fanno coabitazione solidale, si fa baratto in cambio di attività solidale fatta per tutta la comunità.

16 febbraio 2019

Nuvole barocche, di Paolacci & Ronco



Incipit

Il vento carico di acqua gelida soffiava sulle onde di un mare increspato e nero, raggiungeva la costa, spazzava l'acciottolato e il cemento del porto, batteva contro il muro dei palazzi antichi e sibilava nei vicoli, facendo vibrare le corde nei panni e percuotendo le imposte chiuse.

Un delitto senza molti indizi e con pochi sospettati, un ragazzo aggredito poco lontano da un locale dove si festeggiava l'approvazione della legge per le unioni civili.
Delitto probabilmente causato dall'omofobia, da coloro che pensano che i gay non abbiano il diritto di manifestare davanti a tutti il loro essere, lo stare felici accanto ad una persona dello stesso sesso.

Poi vide.Vide un braccio e una mano. Vide tutto il resto. Le gambe fasciate da qualcosa di stretto ed elastico, il cappotto di un rosa brillante. 
«Signorina!» urlò. «Dio, Dio, Dio. Sta male?» 
In un attimo fu sul corpo, senza esitare afferrò la spalla e diede uno scossone. Una bolla d'aria si formò davanti alla faccia riversa a terra, nella pozza di pioggia e sangue.

Ci troviamo a Genova, una città che si porta dentro tante anime (come forse tante grandi città italiane) e anche tante ferite, come quella mai ricucita per il G8 del 2001.
Ad occuparsi di questo delitto è il vicequestore della Mobile Paolo Nigra, torinese di origine ma ora nel capoluogo ligure.
Nigra è un investigatore capace di inchiodare il sospettato con domande apparentemente innocue, un po' Colombo e un po' Sherlock Holmes.
Uno sguardo che non tradisce le sue emozioni per la sua faccia da poker. La capacità di perdere sempre il cellulare, ritrovato grazie all'aiuto dell'ispettore Caccialepori, poliziotto ipocondriaco che fa da contraltare alla romana Santamaria, bionda e spiccia nei modi.
Una moto Guzzi V8, una gatta che lo aspetta nella sua casa in pieno centro, un quartiere che ama perché ilcentro storico è uno di quei posti in cui è possibile sentirsi veramente a casa”, anche se nelle case non è possibile avere l'ascensore.
Nel passato ha praticato Karate, ma ora è approdato al Tai Chi Chuan, un’antica arte marziale cinese assomiglia quasi più ad una danza.
«Questo caso poi è perfetto per Nigra. Come divevo, no?» 
«Si, commissario» fece Caccialepori, impassibile.

Ma è un'altra cosa che rende il vicequestore Nigra quasi unico, specie nel mondo degli sbirri: è gay ed ha appena fatto coming out tra i colleghi perché non ha avuto più voglia di nascondersi, di mostrarsi per quello che non è.
Il suo ragazzo si chiama Rocco e, guarda il caso, è un attore che sta per andare in televisione come attore protagonista della fiction TV “Il commissario Scognamiglio”.
Qualcuno, tra i colleghi, pensa che forse Nigra sia la persona giusta per seguire questo caso, o forse no. Forse un gay non è sufficientemente distaccato per indagare su un delitto come questo.
Perché Andrea Pittalunga era gay e non lo teneva nascosto, nemmeno quella sera al locale, per come era vestito.
Andrea era il nipote dell'architetto Pittalunga, una famiglia importante a Genova, architetti da generazioni: lo zio non nasconde il suo disappunto per quel nipote che aveva dovuto crescere dopo che i suoi genitori lo avevano abbandonato (anche qui il caso, dopo i fatti del G8 a Genova). Un nipote che non aveva finito l'università, che frequentava quel mondo, quello dei gay, un mondo così diverso da quello della sua famiglia.
Famiglia che vanta amicizie importanti e lo zio architetto non omette di farlo pesare, di fronte a Nigra. Tanto per chiarire chi comanda.
Meno di un'ora dopo, il cielo sopra Genova era magnifico; nuvole barocche si rincorrevano lontane, verso l'orizzonte, svelando un azzurro totale.

Inutile negarlo: il delitto di Andrea Pittalunga lo sta mettendo in difficoltà perché si sente in difetto nei confronti di quei ragazzi che, alla festa, la sera del delitto, non avevano avuto paura di mostrarsi in pubblico, mentre lui ha ancora paura dopo tanti anni, a mostrarsi assieme a Rocco di fronte alle persone che conosce:

«Ho passato tanti anni a nascondermi sul lavoro. Mi pesa, adesso, dover nascondere con chi sto. E mi sento in difetto verso quei ragazzini che se ne vanno a testa alta a una festa per le unioni civili. Noi abbiamo quarant'anni ..»

I ricordi del Nigra ragazzo vengono fuori poco a alla volta, portati a galla proprio da quell'omicidio e che rendono difficile rimanere distaccato.
Com'era il vicequestore a vent'anni?

Su tutte, la fotografia di se stesso a vent'anni, i capelli più lunghi, nessun filo di grigio a intaccarne il nero, un piercing al sopracciglio, la sigaretta tra le labbra; ….

Quando ha scoperto la prima volta l'omofobia sulla propria pelle?

Quello che era accaduto dopo era un'altra immagine. Quello che era accaduto dopo, alla fine della notte, le luci spente, era cominciato con una voce di scherno che si faceva sempre più vicina. Il primo spintone l'aveva preso di sorpresa ..

Quei ricordi, quel dolore, lo ha hanno fatto diventare l'uomo che è oggi: vicequestore aggiunto (e non commissario, come direbbe il celebre collega Rocco Schiavone) della polizia di Stato, un mondo in cui non è facile lavorare se sei gay dichiarato.
Per quelle battutine, quegli sguardi, quelle parole dette alle spalle da colleghi repressi che tanto più sono stupidi tanto più si sentono superiori:
«In qualunque ambiente, e non parlo solo del mio, dico anche in quelli più insospettabili, troverà sempre qualche stronzo che si sente migliorie di tutti gli altri. Non cambieranno idea. Quanto più sono stupidi, tanto più credono nella loro visione del mondo, che di solito è piccolo quanto il loro uccello».Battista Arneri non trattenne una piccola risata.Nigra rimase serio: «Meno sono capaci, più credono di essere migliori degli altri. Ma lei cresca, diventi un adulto, sia se stesso. Con il tempo, arriverà la consapevolezza piena che questa gente che si preoccupa tanto di come scopano gli altri non conta niente. Guardi me. Sono qui, in una posizione di comando, e diversi miei sottoposti non sopportano l'idea di dover obbedire ai miei ordini. Non è piacevole, mi creda. Vedo la loro sofferenza e mi fanno pena. MA non è un problema mio». Per un breve istante Nigra sorrise.

Bene, ora che conosciamo Nigra, parte del suo passato e tutto il suo presente, non dobbiamo dimenticarci di quel ragazzo morto a seguito di un'aggressione sul porto Antico e lasciato agonizzante per ore.
Chi lo ha ucciso?
Quella banda di tre ragazzi che va in giro per la città a molestare le coppie gay?
Qualcuno che conosceva Andrea e che lo ha ucciso per un motivo anche banale, come quel ragazzo che gli doveva dei soldi?
Addosso a Nigra arrivano le pressioni della famiglia del morto, del famoso architetto che sembra quasi infastidito che ad occuparsi di questo caso sia un poliziotto gay.
E anche le supposizioni tanto inutili e fastidiose del suo collaboratore Musso, anche lui proveniente da una di quelle famiglie bene di Genova e dunque amico dei Pittalunga.
Sembra uno di quei delitti impossibili da risolvere di cui parlava lo scrittore Durrenmatt nel suo romanzo “Il giudice e il suo boia”.
Un libro, citato dal pm che segue il caso assieme a Nigra, in cui si parla dei crimini come alterazione di un equilibrio naturale, equilibro che dovrebbe essere ripristinato proprio dalla soluzione del caso. Ma in questa storia a portare alla soluzione del caos contribuirà proprio il caso, quel caso capriccioso che viene fuori quando meno te l'aspetti e che porterà Nigra a trovare quell'indizio mancante.

Nuvole barocche mi ha colpito sin dalla copertina, uno scorcio di mare che si apre alla fine di un vicolo. Bella la copertina, il titolo preso da una canzone di De André e anche la storia, l'indagine all'interno della Genova bene, insofferente al fatto che qualcuno venga a ficcare il naso nei suoi scheletri. Un mondo elitario, chiuso e, scopriremo, anche con una mentalità poco aperta.
Attraverso lo sguardo del protagonista sul mondo, sul suo lavoro, sulla società, comprendiamo tutte le difficoltà che ancora oggi i gay devono subire per poter vivere la loro vita.

Le pagine dell'indagine si alternano a quelle dove si racconta di Genova e delle sue tante facce: il centro storico
Il centro storico è uno di quei posti in cui è possibile sentirsi veramente a casa, da qualunque parte si arrivi. E’ uno di quei posti in cui il tuo barista di riferimento, pur lavorando in zona turistica e non vedendoti molto spesso, si ricorda cosa prendi e te lo serve nella maniera che piace a te. E’ uno di quei posti in cui non c’è bisogno di nascondersi, perché qualcuno più strano di te salta sempre fuori.

.. i quartieri dove vivono i ricchi
La Santamaria si infilò in una delle eleganti strade del quartiere Albaro; la differenza con il centro storico era talmente stridente che sembrava di entrare in un'altra città. Gli spazi ampi, le case con pochi piani e molti balconi, le aiuole di delimitazione tenute in ordine; nessun senso di claustrofobia, molto decoro. Bisognava guardare bene per rendersi conto dei dettagli; le crepe sui marciapiedi, identiche a quelle di certi carruggi, il numero esorbitante di cacche di cane per terra, tante tapparelle chiuse.

Un breve ma significativo passaggio dedicato al G8 di Genova e alla morte di Carlo Giuliano a Genova:
Si fermò in piazza Alimonda per il tempo di un pensiero complicato e feroce, le mani contratte sul manubrio, le spalle irrigidite, gli occhi chiusi, poi si voltò per tornare.

Alla prossima indagine, vicequestore aggiunto Nigra!

La scheda del libro sul sito di Piemme editore
Il blog degli autori, Paolacci e Ronco.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

15 febbraio 2019

La guerra al cyper terrorismo - da La volpe Forsyth

Cosa c'entra l'11 settembre con la guerra al cyber terrorismo fatta dai servizi segreti di tutto il mondo?
E come mai un reparto di soldati inglesi e americani del SAS sta accerchiando quella casetta alla periferia nord di Londra?
Chi è la volpe, quel temibile hacker che è riuscito a violare la fortezza dell'NSA a Fort Meade, a superare i firewall della difesa americana?
Come ha fatto, cosa ha in mente?

Tutto era cominciato con l'11 settembre:

Quel giorno, oggi noto semplicemente come l'11 settembre, prima che il tramonto calasse avevano perso la vita all'incirca tremila persone, di origini americane ma anche di altre nazionalità. Tra di loro c'erano gli equipaggi e i passeggeri dei quattro aerei, quasi tutti i presenti nelle due torri del World Trade Center e i centoventicinque morti del Pentagono. Più i diciannove terroristi che si erano suicidati. Quegli avvenimenti lasciarono gli Stati Uniti non solo senza parole, ma letteralmente traumatizzati.Quando il paese viene colpito così duramente, il governo americano in genere fa due mosse: si vendica e spende denaro. 
Negli otto anni della presidenza di George W. Bush e nei primi quattro anni di quella di Barack Obama, gli stati Uniti dilapidarono mille miliardi di dollari per costruire il più grande, il più farraginoso, il più ridondante e, con buona probabilità, il più inefficiente sistema di sicurezza nazionale che il mondo abbia mai visto.Se le nove agenzie di intelligence interna e le sette agenzie straniere avessero fatto il loro lavoro nel 2011, l'11 settembre non sarebbe mai avvenuto. C'erano stati segnali, indizi, rapporti, soffiate, indicazioni e anomalie: tutti rilevati, segnalati, archiviati e ignorati. 
Dopo quella data ci fu un'esplosione di investimenti a dir poco impressionante. Bisognava far qualcosa, qualcosa che gli americani potessero vedere, e così fu. Vennero create un'enormità di nuove agenzie con funzioni che replicavano e rispecchiavano l'operato di quelle già esistenti. sorsero migliaia di grattacieli, per lo più di proprietà di imprese private - impazienti di mettere le mani su quell'enorme quantità di denaro - alle quali fu appaltata anche la gestione.La spesa pubblica associata a quell'unica, epidemica parola, "sicurezza", esplose come un ordigno nucleare sopra l'atollo di Bikini, il tutto finanziato senza alcuna lamentela dagli ingenui, fiduciosi e sprovveduti contribuenti americani. Quell'incremento di attività generò un aumento dei rapporti - cartacei e online - talmente importante che solo un dieci per cento di essi  è stato effettivamente letto. 
Mancava il tempo e, nonostante l’enorme numero di dipendenti, anche il personale necessario ad affrontare una tale massa di informazioni.In quei dodici anni, inoltre, era accaduto anche qualcos'altro: i computer e i loro archivi - le banche dati - erano diventati i padroni del mondo.[La volpe, di Frederick Forsyth Mondadori]

La volpe è il titolo del thriller appena uscito di Frederick Forsyth: spionaggio, cyber terrorismo, le sicurezze e i punti nevralgici delle democrazie di oggi.
Come in altri romanzi del maestro del thriller, realtà e invezione narrativa si mescolano facendo nascere nel lettore tante domande ..

Buona lettura!

Esiste una opposizione

Esiste un'opposizione a questo governo?
E quali sono i suoi programmi? In che modo intende rintuzzare questo governo che considerano una sciagura?
Sul TAV assieme a Salvini?
Sulle aperture domenicali?
Sulla riforma per le autonomie di alcune regioni del nord, che sta passando senza alcuna discussione parlamentare?
Sul complotto contro Renzi del 2015-2016?

In attesa di una risposta, Salvini si è mosso per preparare il terreno per le prossime elezioni regionali in Sardegna.
Dove probabilmente il voto sarà polarizzato dalla protesta dei pastori, di un territorio abbandonato.
Possiamo essere europeisti quanto vogliamo, ma poi su questioni concrete

14 febbraio 2019

Non è democrazia

In Parlamento ieri si finalmente discusso, in modo pubblico, del TAV in Val di Susa: i membri della commissione trasporti hanno potuto porre domande alla commissione che ha redatto il rapporto costi benefici sul TAV.
Questa è democrazia: non basta dire abbiamo il voto e tirare in ballo il popolo in ogni frase. Democrazia è anche trasparenza degli atti che devono anche essere discussi in Parlamento dalle persone che noio abbiamo mandato a rappresentarci.

Cosa diversa da quanto sta succedendo ora con la richiesta delle regioni del nord, non solo quelle leghiste anche l'Emilia Romagna, per avere maggiore autonomia da parte dello Stato centrale.
Le regioni leghiste parlano di maggiore efficienza, perché più vicine alle persone, ma gli scandali e le inchieste di questi anni hanno dimostrato il contrario.

Ma il punto è che non si può far approvare questa autonomia nel silenzio generale, senza una vera discussione in Parlamento, solo perché questa secessione dei ricchi è in un contratto di governo (e questa autonomia è nel programma di un partito che ha preso il 17% dei voti).

Purtroppo questa autonomia piace anche a qualche governatore del PD e questo la dice lunga sulle differenze tra maggioranza e opposizione, specie su questioni di principio come l'autonomia.
Perché il Veneto dovrebbe prendersi le ferrovie statali pagate da tutti i cittadini?

Scrive Gianfranco Viesti su Il Mulino

L’Italia potrebbe essere investita a breve da un profondo cambiamento nell’organizzazione e nel finanziamento di gran parte dei suoi servizi pubblici, con il decentramento ad alcune regioni tanto di estese competenze quanto di risorse finanziarie assai ingenti (sottratte conseguentemente a tutte le altre). Ma questo tema, di fondamentale importanza e su cui è indispensabile una approfondita discussione culturale e politica, è avvolto nel più totale silenzio.
È comprensibile che la Lega, promotrice e sostenitrice di questo processo, preferisca perseguirlo silenziosamente: sta cercando infatti di acquisire consensi al di là delle sue tradizionali regioni di insediamento, e certo una discussione pubblica non le gioverebbe: farebbe emergere un consistente travaso di risorse finanziarie a favore di Lombardia e Veneto in particolare e a danno di tutte le altre. Quel che colpisce è il totale silenzio degli altri partiti. Di quelli di opposizione, in particolare del Partito democratico: evidentemente incapace di prendere una posizione pubblica; segno, anche questo, della profondissima crisi politica e di valori di riferimento che ne sta paralizzando l’azione. E dei 5 Stelle: che pure dalle regioni del Centro Sud che sarebbero pesantemente penalizzate da questo processo hanno tratto una parte decisiva del loro consenso. Allo stesso modo, totale è il silenzio dei grandi mezzi di informazione, a stampa e radio-televisivi.

13 febbraio 2019

Il televoto popolare sul TAV

Potremmo organizzarlo col voto popolare, il voto del popolo, la scelta su TAV si e tav no (avete visto cosa è successo a Sanremo?).
Il popolo che paga, dunque siccome paga è sovrano, che decide se si deve fare l'opera che salverà il paese, non farla farà perdere 50mila posti di lavoro, porterà a penali che nemmeno la Troika... 
Premere uno se vuoi completare l'opera già fatta, tanto manca poco, che unirà l'Europa nel fantomatico corridoi est ovest, che farà sollevare il PIL. 
Premere due se invece sei nemico del paese, del PIL, della crescita, del popolo sovrano.
Alle prime telefonate in omaggio in comodo portachiavi a forma di tunnel..

Peccato che a sostenere le ragioni del no al TAV siamo rimasto (come partito intendo) solo il m5s che, con le sue uscite, riesce perfino a far passare in secondo piano le sparate dei si tav.
Come il direttore generale di Telt Foietta, ex presidente dell'osservatorio (indipendente?) del TAV. O di Chiamparino e degli altri sostenitori dell'opera: 
Giorgio Meletti (@giorgiomeletti) sul Fatto Quotidiano: "Questi Sì Tav sono peggio dei No Vax"

È come sottoporre un trattato del professor Burioni ai Novax. Manco lo guardano: “Tutte puttanate”. Logica stringente: essendo il luminare favorevole ai vaccini, se dimostra che i vaccini servono cista imbrogliando. Il caso del Tav è ancor più agghiacciante.Il terrapiattista che rischia di far morire di morbillo il figlio per dimostrare che Burioni è un coglione, è un caso statisticamente inevitabile. MA SUL TAV si manifesta il fanatismo di un’intera classe dirigente. I sedicenti competenti hanno intonato un coro da osteria contro l’economista Marco Ponti egli altri autori dell’analisi costi benefici, accusandoli di essere prevenuti.Il maestro del coro è il commissario di governo per Tav,Paolo Foietta, sedicente servitore dello Stato che ieri lo ha sobriamente servito dichiarando che “lo studio da farsa corre il rischio di trasformarsi in truffa”. Il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, altro uomo delle istituzioni definisce Ponti e gli altri“cinque capricciosi esperti N o T a v ”, neanche avessero detto che Toninelli è nipote di Mubarak. In nome dell’ambiente e della razionalità economica, i neofanatici vogliono rapinare i contribuenti per togliere i camion dall’autostrada meno trafficata d’Italia (e non, per esempio dall’A22 del Brennero,che è dieci volte più trafficata,ma lì i pedaggi li incassa anche la provincia di Reggio Emilia,cioè il collegio elettorale di Graziano Delrio). Da decenni molti autorevoli economisti spiegano con calma, come se parlassero a persone normali,che è un’idiozia. Per esempio Roberto Perotti, bocconiano,commissario alla spending review scelto da Matteo Renzi, lo ha detto già dieci anni fa: “Deturpare una vallata per ridurre le emissioni dell’1% al costo di 16 miliardi è un buon investimento per le imprese appaltatrici, ma non per il Paese”. Ponti dice le stesse cose da ancora prima, perché sono evidenti.Ma i nostri terrapiattisti,imitando i sottosegretari grillini che amano spernacchiare, ringhiano: “Questo lo dice lei”.Allora Ponti glielo spiega in 80 paginette in cui una delle frasi più tirate via è “P=V*Dj–Dj/Vf* V2 (1)”. È qui che i terrapiattisti ferroviari si incazzano egli danno del falsario.È proprio Delrio, ex ministro delle Infrastrutture che pure l’analisi costi benefici l’aveva promessa senza mai farla, adare il la:“Uno studio cieco e inaffidabile”. Il prossimo segretario Pd Nicola Zingaretti, gli fa eco: “Lo studio è manipolato da interessi politic i”. Zingaretti deve sapere qualcosa, forse gliel’ha detto il fratello Montalbano. Par di vederlo Ponti, a 78 anni, che va da Toninelli egli dice: “Dimmi Danilo, quale numero vuoi cheti manipoli? Vediamo: SO = SM×(1 –d) × (1–t), che ne dici?Tolgo un meno e aggiungo un più? No, dai, Chiamparino se ne accorge”. E infatti il governatore del Piemonte, obiettivo come sempre, ha scoperto il gioco: “Affidare lo studio a Ponti è stato un po’come affidare a Dracula la guardiania della banca del sangue”.POI C’È B., che ha il cemento al secondo posto tra i profumi preferiti: “Uno studio costruito apposta per dare ragione ai 5 stelle, ma è pieno di sciocchezze”. Paolo Zangrillo, fratello del suo medico messo in Parlamento, misura le parole: “Una pagliacciata”. Giorgia Meloni, fresca vincitrice delle regionali abruzzesi con i voti di Salvini, si adegua:“Una buffonata”.Poi c’è la tragedia dei posti di lavoro. I trucchi di Ponti “ne faranno perdere 50mila”, tuona il presidente della Confindustria Vincenzo Boccia. “Cinquanta mila, sì sì”, ripete la leader della Cisl Annamaria Furlan. In realtà i posti di lavoro dei cantieri Tav saranno 450 in media per dieci anni: una media impresache si aggiungerà alle 4 mila già esistenti. E questo dato non se l’è inventato ilNoTav Ponti. È sul sitodel l’Osservatorio di Foietta. La distanza da 450 a 50mila misura la disperazionedi chi riponeva nel grande affare speranze di vario tipo.

12 febbraio 2019

Il politico moderno

Dal Milan, a Sanremo a Montalbano.
Il politico moderno parla di tutto, discetta di tutto, calcio, musica e televisione, con la stessa supponenza.
L'importante è che i suoi messaggi, i suoi tweet, quello che dice siano al centro dell'attenzione.
Perché altrimenti, se smettesse di parlare, la gente si dimenticherebbe della sua esistenza.

Copia e incolla

Il giornali vendono sempre meno copie, il giornalismo è in crisi, siamo sommersi dalle fake news ..
Poi uno da una sbirciata alle prime pagine e rimane smarrito.





Crollo m5s, agitazione nel governo, dramma a 5 stelle .. Un'analisi piatta sul voto in Abruzzo dove si nota solo un certo compiacimento nella sconfitta (anche in termini di voti) del movimento.

Fi che crolla a percentuali ad una cifra sola, il crollo dei votanti, il fatto che il neo eletto presidente sia un cittadino romano catapultato in Abruzzo (e con la moglie assunta in atac negli anni della parentopoli romana) non interessa i nostri giornali.

Come non sembrano interessati a quanto succede in Sardegna, agli effetti dell'autonomia richiesta dalle regioni del nord.
Per qualche giorno possiamo dimenticarci di spread e recessione, abbiamo un altro uomo forte al comando.

11 febbraio 2019

Siete pronti?

Ho già letto su diversi profili social di persone che fanno parte dell'area PD frasi di giubilo per la (meritata) sconfitta del M5s in Abruzzo.
Ma c'è ben poco da essere felici: il centro destra, anzi la destra destra ha vinto portando al governo dell'Abruzzo un senatore di FDI.
Avevamo detto che nell'era post ideologica destra e sinistra non esistono e a quanto pare la destra (estrema) esiste e va a votare.
E non solo: si vede pure riconoscere i propri valori anche dal presidente della Repubblica (nel suo discorso in ricordo sulla tragedia delle Foibe).
Tra qualche anno non diremo più Auschwitz come le foibe, ma le foibe erano peggio e in fondo i fascisti hanno portato l'ordine in un paese che rischiava di finire nel caos per i comunisti.

Siete pronti ad un governo di destra?
Perché è quello ciò che ci aspetta a furia di sdoganare slogan e comportamenti.
A furia di inseguire la destra.
A furti di lasciare a loro il tema degli ultimi, della povertà, delle disuguaglianze.

I nuovi episodi di Montalbano – l'altro capo del filo



Tornano in prima serata i nuovi episodidel commissario Montalbano: questa sera tocca al libro “L'altro capo del filo”, un giallo dove si parla anche di immigrazione.
Il filo di un gomitolo è la metafora nuovo caso che il commissario Montalbano deve risolvere, una vicenda intricata e di difficile soluzione.
Si tratta dell'omicidio della sarta che deve confezionare il suo vestito per un matrimonio imminente, uccisa a colpi di forbice nel suo studio da un assassino che ha infierito su tutto il corpo tranne che sul seno.
Un filo pieno di nodi però, un filo che non scorre libero e che arriva perfino a popolare i sogni di Montalbano, dove un gattino di nome Rinaldo si mette ad inseguire una matassa per la casa di Elena, la sarta, scomparendo tra corridoi e stanze.

Un filo che si intreccia ad altre vicende, più attinenti alla cronaca quotidiana di cui leggiamo sui giornali: i continui sbarchi sulle coste siciliane dei “povirazzi” in fuga da carestie, calamità e guerre. Macari dai dittatori africani e nel medio oriente con cui i civili paesi europei hanno buoni rapporti d'affari che, si sa, i soldi non puzzano.
Le persone sì, invece, che puzzano, specie se arrivano stipate sui barconi che attraversano il mare per sbarcare sui porti siciliani, come quello immaginario (ma tremendamente reale) di Vigata, dopo un viaggio “periglioso” durato giorni e costato gli ultimi risparmi e fatiche. In balia di trafficanti di uomini e predoni.
E scambiati pure per pericolosi terroristi dell'Isis.
Sintiva la nicissità, il bisogno di allontanari dalla 'so menti le scene dell'ultimi jorni: il picciotteddro annigato, il flautista crocifisso, la picciliddra violentata, tutti quell'occhi che l'avivano taliato supra alla motonavi. La 'so disciplina di sbirro gli consintiva di fari quello che doviva fari, ma la 'so anima d'omo non ce la faciva a continuari tutta 'sta tragedia”.

Una tragedia epocale che ancora i nostri governi e l'Europa non hanno ancora ben compreso, come non hanno compreso e accettato le loro responsabilità.
Anzi, per non avere proprio il peso di questa responsabilità, abbiamo delegato ai regimi (Erdogan) e alle milizie libiche la gestione dei migranti nei loro centri.

Buona visione e buona lettura!

10 febbraio 2019

Nel frattempo, nel paese succedono cose


Mentre si discute di Sanremo e dell'esportazione della democrazia in Venezuela e della guerra italo francese, qui in Italia stanno succedendo cose dagli effetti forse irreversibili, di cui sarebbe bene discutere.

Per esempio l'uscita infelice del ministro dell'istruzione Bussetti sugli insegnanti e sulle scuole al sud: infelice perché esce in un momento in cui le regioni del nord stanno ottenendo da questo governo (e anche con la complicità dell'opposizione col loro silenzio assenso mi sembra) nuovi poteri e nuove risorse.
Mi riferisco alle centrali idroelettriche (di cui buona parte al nord) la cui proprietà passerà dallo Stato alle regioni.
Regioni che ora gestiscono già sanità e trasporti e che nel futuro chiederanno anche l'autonomia scolastica (ovvero le assunzioni degli insegnanti e magari i programmi), un pezzetto di sicurezza.
E' questo il modello di Stato e di regioni che vogliamo? Trenord non si è mostrata più efficiente di Trenitalia, lo dico da pendolare.

C'è poi tutto il capitolo del mondo del lavoro, dei lavoratori poveri e della riforma sul reddito di cittadinanza (di cui ci ha parlato Presadiretta lunedì scorso senza suscitare molte reazioni, purtroppo).
Come nel passato, le persone andate ieri a Roma per la manifestazione unitaria dei tre sindacati sono stati accusati (in rete) di essere stati pagati per farsi una gita. E' dai tempi di Berlusconi che sento queste battutine ..

Peccato che la questione povertà, che si intreccia in modo disgiunto con la questione lavoro (che non c'è o che comunque non è ben pagato o sicuro), sia tremendamente importante, è una bomba sociale che deve essere affrontata con rispetto da tutti.
Questa formula di reddito di cittadinanza cerca di colmare i due problemi ma partirà tra mille difficoltà.
Il lavoro non si crea dando incentivi ma puntando anche su investimenti pubblici (oltre che su istruzione e ricerca, ma abbiamo capito che i soldi al sud forse non arriveranno).
Significa che non esiste solo il TAV tra le grandi e piccole opere.
Significa che dovremmo alzare lo sguardo e pensare a tutto il paese.

Giorgio Meletti oggi sul FQ raccontadella Torino Lione tirando in ballo la macchina del tempo: sentiamo cioè ripetere oggi le stesse frasi di venti anni fa, pari pari. Eppure il mondo è cambiato, la linea Lisbona Kiev non si è fatta e la Francia è cresciuta più di noi.
Colpa del TAV che non si è fatto? O colpa del fatto che in Italia un gruppo di cinquanta sessantenni ripetono le stesse fesserie sentite tanti anni fa. E il mondo va avanti.

Ma se il mondo va avanti, pare che certe istituzioni di garanzia, Consob e Bankitalia, debbano rimanere sempre ferme.
Inutile ripetere che sulle crisi bancarie entrambi gli enti, assieme ai nostri banchieri, abbiamo delle colpe enormi.
Inutile ripetere che sono enti di garanzia che dovrebbero rimanere distanti dai pariti (che pure hanno flirtati coi banchieri di cui sopra).
Ma mi sembra ipocrita sentir parlare di attacco senza precedenti oggi, quando già Visco (Bankitalia) era stato attaccato da Renzi che aveva presentato una mozione parlamentare. E poi Visco rimase al suo posto.
E mi sembra ipocrita da parte di DiMaio e Salvini accontentarsi della testa di Signorini nel direttorio di Bankitalia e poi accettare la nomina di Savona (con le incompatibilità del caso) alla Consob.
Forse erano tutti timorosi che Minenna avrebbe portato ad una vigilanza più efficace?

Infine due parole sulla sparatoria a Roma che ha coinvolto il nuotatore Manuel Bortuzzo, che con le sue parole ha dimostrato una forza e un coraggio incredibile.
Non si può rischiare la pelle (e il rischio di non camminare) perché due criminali si sono sbagliati.
Anche questa dovrebbe essere sicurezza, non solo lo sbarco dei migranti o le ong accusate di connivenza coi trafficanti.

Ps: venerdì scorso il giudice emerito della Consulta Gustavo Zagrebelsky era ospite a Propaganda Live, dove ha parlato del governo. Prendendosi, dai rancorosi abitanti dei social, l'accusa di aver favorito e sostenuto questo governo, per il suo sostegno al no alla riforma costituzionale del governo Renzi.

Ha proprio ragione Meletti, molte persone vivono come nel film “Il giorno della marmotta”.