16 novembre 2014

Rifiuti d'oro (e anche in famiglia)

Non è vero che l'immondizia puzza. Puzza solo se abiti vicino ad una delle megadiscariche prossime alle grandi città. Per chi fa affari con la raccolta dei rifiuti, col suo smaltimento (in un modo o nell'altro), 'a monnezza ha lo stesso odore dei soldi. Tanti soldi.
Così come i termovalorizzatori: per qualcuno sono un modo per indebolire la raccolta differenziata, per continuare a smaltire i rifiuti alla stessa maniera (sbagliata) di prima. Ma per altri, i termovalorizzatori sono un affare d'oro: ci sono quelli che le costruiscono, ci sono quelli che li devono bruciare.

Tutto questo per dire che se in Italia ogni tanto scoppia l'ennesima emergenza rifiuti, a Roma o a Napoli, se non sappiamo ancora come gestire i rifiuti campani (che al 40% finiscono negli inceneritori della Lombardia, ma non ditelo a Salvini), se ancora non sappiamo come gestire i rifiuti dell'epoca atomica (e volevamo costruire nuove centrali, questi dementi), se in Italia la raccolta differenziata è inferiore alla media europea, non è per colpa dei marziani. Ma è frutto di una precisa non politica italiana.
La stessa politica dei condoni, delcemento, dei fiumi soffocati da argini, intubati sotto le nostre strade fino a che una pioggia eccezionale non li porta ad esondare per andare a vedere come sono cambiate le città. E le colline che franano.

Questa sera Report si occupa degli affari di un ex ministro dell'ambiente (a proposito di politiche ambientali) che è stato per anni dirigente dello stesso ministero. Uno di quelli che preparano le leggi per il capo che, notoriamente di ambiente capisce forse poco (e poco gli interessa).
Affari di famiglia dell'ex Corrado Clini. Che era quello che, ai tempi delle polemiche su industria e salute a Taranto (perché solo in Italia si deve mettere salute e industria una contro l'altra) rassicurava gli italiani: traquilli, i Riva faranno le bonifiche, lo stato è disposto ad arrivare anche alla statalizzazione.

Ma l'inchiesta non si occuperà di questo: nella prima parte seguirà l'inchiesta della procura di Romache vede Clini indagato con l'accusa di peculato. Una storia di sponsorizzazioni con soldi pubbliche, finite ad una società della compagna del ministro stesso, Martina Hauser, che era pure consulente. Tutto in famiglia, un giro di sponsorizzazioni per 300 ml di euro. Soldi finiti all'estero, per poi tornare al ministro sotto forma di conti cifrati in Svizzera. Se fosse vero (perché siamo garantisti), sarebbe la solita storia all'italiana. Alla faccia dei conti pubblici, della meritocrazia, della difesa dell'ambiente.....

La scheda della puntata: ambiente di famiglia di Luca Chianca
Lo scorso maggio l'ex ministro dell'ambiente Corrado Clini è stato arrestato dalla Procura di Ferrara con l'accusa di peculato dopo che i magistrati hanno trovato un milione di euro su un conto cifrato in Svizzera. Clini qualche anno fa aveva finanziato un progetto di riqualificazione ambientale in Iraq per 54 milioni di euro e, secondo i magistrati, una parte di quei soldi sarebbero tornati nella sua disponibilità sul conto cifrato “pesce”, in una banca di Lugano. L'inchiesta è stata trasferita a Roma dove si indaga per corruzione e sotto la lente della Procura è finita anche la compagna dell'ex ministro, Martina Hauser, da anni consulente del ministero dell'ambiente. Per circa un decennio, infatti, Clini ha finanziato per circa 300 milioni di euro centinaia di progetti in giro per il mondo: dalla Cina, al Brasile, fino ai paesi balcanici. Progetti gestiti dalla sua compagna, dalla società della sua compagna e dagli amici vicini all’ex ministro. Una ragnatela che parte dall’Italia, transita per Londra, arriva in Montenegro e in Delaware.

La seconda parte dell'inchiesta di Luca Chianca riguarda la municipalizzata più grande d'Italia, la Hera, che lavora per centinaia di comuni in Emilia. L'inchiesta riguarda la gestione dei rifiuti radioattivi e di quelli pericolosi. Che non sono gestiti da Hera direttamente ma da un'altra società, Protex Spa, posseduta al 96% da una società con sede in San Marino, e parte delle quote schermate da una fiduciaria, la Sofir. Il direttore generale della Protex non conosce i proprietari, va bene. Ma Hera, i comuni dell'Emilia, il presidente della regione, al ministero sanno chi sono i proprietari? Per loro va tutto bene?
Sulla fiduciaria Sofir ha indagato l'antiriciclaggio della Banca d'Italia: gli inquirenti si sono imbattuti in irregolarità finanziarie, in broker vicini alla ndrangheta.
Per arrivare a Vittorio Prodi, fratello dell'ex premier: è uno dei proprietari della Protex nonché uno dei soci di Hera, che proprio a Protex dava appalti. Non proprio una bella cosa.

L'anticipazione su Reportime: San Marino e rifiuti radioattivi, gli affari di Vittorio Prodi
Le attività di Hera, una delle più grandi municipalizzate d’Italia posseduta da 180 comuni dell’Emilia Romagna, comprendono oltre alla gestione dei rifiuti urbani anche quella dei rifiuti pericolosi. Per questo alla Hera può capitare di avere a che fare con sostanze radioattive. Il partner di Hera in questo settore è la Protex Italia Spa di Forlì. Quando nelle discariche o nei termovalorizzatori di Hera arrivano rifiuti che fanno scattare l’allarme radioattivo il personale chiama i tecnici di Protex che fanno le analisi, stabiliscono di che genere di rifiuti radioattivi si tratta e infine li prelevano e li trasferiscono nel loro deposito. Nei capannoni di Protex sono stoccati circa 2 mila metri cubi di sostanze radioattive che Protex preleva principalmente da Asl e ospedali su tutto il territorio nazionale.La Protex Italia infatti lavora principalmente con committenti pubblici e viene indicata da Sogin, l’ente nazionale per la gestione del nucleare in Italia, come uno dei depositi autorizzati a conservare e gestire rifiuti nucleari. Ma di chi è la Protex? Socio di maggioranza con il 96 per cento delle azioni è una società di San Marino: la Laboratori Protex Spa. Una parte delle quote della Laboratori Protex però è schermata da una fiduciaria, La Sofir Fiduciaria di Bologna e per questo è impossibile sapere a chi quelle azioni appartengano realmente.
A indagare nel 2012 su Sofir Fiduciaria sono gli ispettori antiriciclaggio di Bankitalia. Sofir avrebbe commesso irregolarità nella gestione di centinaia di milioni di euro provenienti da San Marino. Secondo gli inquirenti la Sofir nasconde i segreti di mezza Emilia Romagna, con almeno 500 aziende intestate. Come quella di Nicola Femia, affari nei video poker, considerato narcotrafficante legato alla ‘ndrangheta.
Tra i proprietari della Laboratori Protex di San Marino, insieme alla fiduciaria Sofir, c’è anche Vittorio Prodi, fratello dell’ex presidente del consiglio Romano Prodi, presidente della provincia di Bologna tra il 1995 e il 2004 ed europarlamentare del Partito Democratico fino ad aprile scorso. Per alcuni anni Vittorio Prodi è stato contemporaneamente presidente della provincia di Bologna, che è uno dei soci istituzionali di Hera, e proprietario della Protex che da Hera prende lavori e appalti.
Nella puntata di domenica 16 novembre , Report si occuperà anche della vicenda dei rifiuti tossici seppelliti sotto la sede dell’ Hera a due passi dal centro di Bologna. Sulla base di documenti inediti Report è in grado di documentare il reale livello di inquinamento presente nel suolo di quei terreni e i rischi per la salute a cui, secondo le analisi svolte da Hera stessa ma mai divulgate, i dipendenti sono sottoposti andando a lavorare lì dentro ogni giorno. L’inquinamento coinvolge anche alcune falde acquifere sottostanti.
Le altre inchieste della puntata di questa sera:
Hera è una delle più grandi municipalizzate d’Italia e gestisce luce, acqua, gas e rifiuti per 250 comuni in Emilia-Romagna, Marche, Veneto e Venezia-Giulia. La società ha sede in centro a Bologna in un’area industriale dismessa dove lavorano settecento persone. Sulla base di documenti inediti Report è in grado di documentare il livello di inquinamento presente nel suolo di quei terreni e i rischi per la salute a cui, secondo le analisi svolte da Hera stessa ma mai divulgate, i dipendenti sono sottoposti andando a lavorare lì dentro ogni giorno. L’inquinamento coinvolge anche alcune falde. Hera è anche un esempio di come vengono scelti i manager che amministrano le grandi municipalizzate dove i requisiti necessari spesso non sono le competenze.


Report torna in Veneto e nella provincia di Verona. Questa volta le telecamere degli inviati di Rai 3 si sono soffermate sul Comune di Grezzana, sul cui territorio si sono aperte tra il 2011 e il 2013 profonde voragini. E’ crollata anche la Strada provinciale dove tutte le mattine passava lo scuolabus con decine di bambini a bordo. Secondo i cittadini e Legambiente, che hanno presentato esposti alla magistratura e richiesto il sequestro dell’area, le responsabilità sono dell’azienda che ha scavato sotto la collina, la Micromarmo. A gestirla c’è uno dei più potenti manager del territorio, Arturo Alberti, che è anche a capo delle piccole industrie veronesi. In attesa che la magistratura faccia il suo corso, agli abitanti del posto non resta che guardare impotenti le crepe che si aprono sulle loro case che le compagnie non vogliono più assicurare e che si deprezzano sempre di più. Il compito di fare i controlli spetterebbe alla Provincia di Verona. I cavatori hanno anche chiesto di ampliare l’area di escavazione, una richiesta che ha già incassato il parere positivo di impatto ambientale della Provincia di Verona, anche se con delle prescrizioni. Per ampliare la cava la ditta concessionaria deve comprarsi i terreni sotto cui scavare e Report ha scoperto che ben un quarto dei terreni per coincidenza sono di proprietà di un importante politico della Lega Nord, consigliere del Comune di Grezzana ed ex consigliere della Giunta provinciale di Verona che alla vigilia di ferragosto ha votato parere favorevole. Anche il sindaco di Grezzana, che per motivi di sicurezza potrebbe sospendere le escavazioni ha invece interessi privati con i cavatori del territorio. 

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