29 marzo 2021

Anteprima di Presadiretta – anatomia di un complotto

Come si è originato il Sars-Cov2? Come ha fatto a passare dalle grotte dei pipistrelli nello Yunnan alla grande metropoli di Wuhan? Qual è l'animale che ha fatto da serbatoio per questo spillover? Sono questi gli interrogativi a cui cercherà di rispondere l'ultima inchiesta di questa stagione di Presadiretta.

Sono domande cui la comunità scientifica, ad un anno dalla pandemia, non è ancora riuscita a dare una risposta. Non c'è nemmeno riuscita la speciale delegazione dell'OMS inviata a Wuhan nel gennaio del 2021 anche perché le strette regole d'ingaggio imposte dalla Cina hanno impedito sul nascere una vera e propria investigazione indipendente.



L'inchiesta dell'OMS sulla pandemia del Covid era attesa da un anno ed è stato il frutto di una lunga negoziazione fra Ginevra e il governo cinese, i termini dell'accordo sono stati stabiliti nel giugno 2020, in nove pagine dove sono fissati i tempi e modalità su chi, come e cosa si potrà indagare a Wuhan, la ground zero del coronavirus.

Purtroppo” - racconta Jamie Metzl consulente dell'OMS alla giornalista Lisa Iotti - “la Cina ha chiesto e ottenuto il potere di veto sulla nomina dei membri della commissione d'inchiesta. E ha ottenuto il potere di svolgere lei l'indagine vera e propria e presentare agli investigatori dell'OMS le sue conclusioni.”

Nell'accordo è scritto che l'OMS potrà commentare ma non duplicare gli studi esistenti, ovvero potrà solo utilizzare i dati forniti dagli scienziati cinesi: “l problema è che l'organizzazione è in gran parte controllata e quasi interamente finanziata dagli Stati e così, in un momento storico come questo, l'OMS si trova nella posizione delicata di dover indagare sull'operato degli stessi Stati che la finanziano. L'indagine sull'origine del Sars-Cov2 era stata votata a maggio 2020 da 130 paesi dell'assemblea mondiale della sanità, tra cui Stati Uniti e Cina, e dopo OMS e Cina hanno trattato le condizioni per lo svolgimento delle indagini.”

L'8 ottobre 2020, il direttore del programma per le emergenze sanitarie, Mike Ryan, annuncia di avere pronto l'elenco degli esperti individuati dall'Oms da inviare a Wuhan: c'è voluto un mese e mezzo per sapere i nomi della squadra, da affiancare alla controparte cinese. Fra loro c'è anche il presidente di EcoHealth Alliance, Peter Daszak: un esperto molto rispettato nella comunità dei virologi, ma è scandaloso – commenta Metzl, che sia membro della commissione di inchiesta dell'OMS, "in quanto finanziava in modo sostanzioso la ricerca dei coronavirus dei pipistrelli dell'istituto di virologia di Wuhan, quindi in conflitto di interesse. Dal momento che una delle teorie da approfondire è proprio quella della fuga accidentale del virus dall'istituto di virologia, qualsia scienziato che sia stato coinvolto in questo tipo di collaborazioni, non dovrebbe far parte dell'indagine".

Ci sono stati così tanti conflitti di interesse che è come se il presidente dell'Iran fosse stato a capo di una commissione di inchiesta sul nucleare – è il giudizio di Bruno Canard, direttore al CNRS a Marsiglia: “è difficile fare una ricerca obiettiva sulle origini di questa pandemia quando ci sono di mezzo così tanti interessi e un'intromissione così forte da parte delle autorità cinesi. Se non puoi analizzare i dati grezzi ma solo quelli già elaborati.”

Così, aggiunge il professor Colin Butler dell'Australian National University, “è stata fatta un'indagine falsa, un esercizio di propaganda politica che potrebbe mettere molto in imbarazzo l'OMS nel futuro, perché questa pandemia è la più grande crisi di salute pubblica del secolo.”

Del resto Peter Ben Embarek, il capo missione, ha confermato che il controllo politico sull'OMS da parte della Cina era stato asfissiante: “la politica era sempre nella stanza con noi, dall'altra parte del tavolo. Avevamo dovunque tra i 30 e i 60 colleghi cinesi, e molti di loro non erano scienziati, non erano del settore della salute pubblica.”

Il passaggio pipistrello – ospite intermedio- essere umano è la spiegazione più probabile, ma abbiamo cercato questo animale intermedio per un anno e non abbiamo trovato, quindi dobbiamo ora chiederci, questa è ancora l'ipotesi più probabile?” - Filippa Lentzos esperta di biosicurezza al King's College di Londra.

Lisa Iotti le ha chiesto se, a questo punto, sia ancora possibile scoprire da dove arriva questo virus: “se mi chiede se sia possibile scientificamente, si. E' possibile politicamente? No.”

L'unica costa certa in questa storia è che i ricercatori cinesi hanno campionato in un anno migliaia di animali ma l'animale che ha fatto da serbatoio per lo spillover non si è trovato – racconta Riccardo Iacona nell'anteprima. Questo è un bel problema anche per il contrasto alle future pandemie: mentre siamo tutti concentrati sul Sars-Cov2, ha ripreso forza l'aviaria, che sta colpendo in mezzo mondo la fauna selvatica e il pollame d'allevamento.

Si è rifatta viva anche la febbre suina che ha provocato la prima pandemia del 21esimo secolo: “guardo la produzione industriale come il modo perfetto per selezionare gli agenti patogeni più letali possibili” - commenta Rob Wallace biologo e evoluzionista - “negli ultimi due decenni le versioni più pericolo dell'influenza aviaria e suina sono emerse negli allevamenti industriali.”

I virus dell'aviaria sono estremamente contagiosi, si trasmettono nell'acqua dove galleggiano o per contatto diretto o attraverso le deiezioni. Nei volatili più deboli o nelle specie meno resistenti i virus ad altra patogenicità attaccano tutti gli organi: Lisa Iotti è andata al centro di ricerca dei virus di Copenaghen dove gli scienziati stanno indagando sulle sequenze dei virus influenzali che hanno ucciso i volatili.

“Quando abbiamo analizzato il primo uccello trovato morto l'ottobre scorso non sospettavamo che fosse influenza aviaria ” spiega Charlotte Hjulsager dello Statens Serum Institute “in passato avevamo avuto focolai di virus ad alta patogenicità, ma era un virus diverso e non avevamo trovato così tanti volatili infetti. Inoltre non c'erano stati contagi negli allevamenti domestici. Stavolta, questo particolare virus che sta girando, di tipo H5N8, non l'avevamo mai visto prima, sembra essere molto aggressivo. Adesso la nostra grande preoccupazione è che quando ci sono così tanti uccelli selvatici che si infettano e muoiono, è molto facile che il virus passi agli allevamenti domestici e questa cosa avrà un impatto enorme non solo sulla produzione, ma anche sul mercato internazionale, perché vengono vietate le esportazioni.”



Come un'onda, racconta Lisa Iotti, il virus dell'aviaria ha continuato a viaggiare lungo le rotte degli uccelli migratori: l'istituto zooprofilattico delle Venezie ha generato una mappa della diffusione del virus, correlando i luoghi di ritrovamento di volatili infetti con gli allevamenti industriali contagiati, in tutto si parla di 1700 focolai.

Calogero Terregino, direttore del centro di referenza europeo per l'aviaria racconta che già a luglio, con la commissione europea e l'EFSA e con l'ACDC di Stoccolma avevamo emanato un comunicato in cui si spiegava che stava succedendo nuovamente quello che era capitato nel 2015-2017, ossia un'alta circolazione di virus nell'est asiatico, nella Russia meridionale che si rifletteranno in un numero di casi nel domestico con l'emigrazione.

C'è sempre la mano dell'uomo nella diffusione dei virus e solo noi possiamo invertire la rotta, questo ci insegna la pandemia che ci tiene ancora sotto scacco”, è il commento conclusivo di Iacona.

Farsi le domande e darsi le risposte non significa essere complottisti, ma ci aiuterà ad affrontare meglio le prossime epidemie.

Sul sito de La Stampa potete leggere una anticipazione del servizio di questa sera:

PresaDiretta è riuscita a intervistare uno dei membri della squadra di esperti, Dominic Dwyer, microbiologo dell’Università di Sidney, e a ricostruire con testimonianze esclusive e documenti inediti cosa è successo durante i 27 giorni della missione in Cina dell’Oms.
“E’ stata una visita molto veloce – dice Dominic Dwyer a Lisa Iotti -. Se ci sono informazioni nascoste che non ci hanno dato ovviamente non le conosciamo. Come potremmo saperlo se non ce lo dicono? In quello che abbiamo visto, non abbiamo visto alcuna prova dell'esistenza di un problema. Ma se non ci hanno detto tutto, come potremmo saperlo?”
Una indagine, quindi, che si è conclusa con altre domande.
“Naturalmente in Cina sono tutti molto sensibili sull'argomento”, aggiunge Dwyer.
“L’attenzione politica intorno a questi temi è forte”.

Le anticipazioni dei servizi che andranno in onda questa sera le trovate sulla pagina FB o sull'account Twitter della trasmissione.

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