10 ottobre 2007

Falcone e Borsellino. La calunnia il tradimento e la tragedia di Giommaria Monti

“Fortunato il paese che non ha bisogni di eroi”.
Bertold Brecht

“Palermo è la città del prestigio”
Carlo Albero Dalla Chiesa
“La storia del rapporto tra mafia e antimafia ha un rapporto ciclico: si parte dell'ecclatante omicidio politico, poi l'indignazione, nuove leggi e nuovi arresti. Quindi la soddisfazione per i risultati raggiunti e la disattenzione. Fino al nuovo omicidio politico”.
Queste lucide e chiare parole della prefazione di Luciano Violante, bastano a raccontare il libro di Giommaria Monti: racconta degli anni della disattenzione, quelli che precedettero l'assassinio di Falcone e Borsellino e che seguirono agli omicidi politici La Torre e Dalla Chiesa.
Un racconto bastato sugli atti del CSM, gli articoli dei quotidiani, documenti processuali.

Della vita dei magistrati Falcone e Borsellino cosa ci ricordiamo? Poco. Qualche immagine di repertorio, le interviste, ma soprattutto il fumo, le auto che bruciano, i corpi dilaniati.
Perché i due magistrati ora sono morti e la loro storia, semmai lo volessero, non la possono più raccontare.
Persone riservate, Borsellino più che Falcone, sebbene siano stati accusati, tra le altre cose, di aver sfruttato la lotta alla mafia per fare carriera, di aver impostato i loro processi alla mafia (il Maxiprocesso del 1986, confermato in Cassazione nel febbraio 1991) come una grande show. Di aver nascosto delle prove degli omicidi politici “nel cassetto”. Per ingraziarsi con i politici, si disse, o per difendere i comunisti (come nel caso del costruttore Costanzo, che stava parlando del sistema tangenti in Sicilia).
Infame linciaggio” parla una sentenza della Cassazione del 2004, confermando la condanna a Toto Riina e gli altri corleonesi per l'attentato all'Addaura.
Che, i giornali e i suoi nemici arrivarono a dire, si era preparato da solo.
La sentenza, raccolta nel libro mette tutto nero su bianco e mette fine alle illazioni che sono state fatte girare (pile scariche, ordigno senza innesco) ad arte dal colonnello Mori (che poi divenne capo del Sisde) e dai giudici Domenico Sica e Misiani.

“A Palermo la mafia uccide due volte: prima delegittima e isola, poi fa saltare in aria”.

Il libro colma il buco della nostra memoria, dagli anni 86 all'estate delle stragi: la creazione del pool, le difficoltà nel portare avanti per la prima volta, un grande processo, in una sola sede contro i vertici di Cosa Nostra.
La vita difficile all'interno del Pool voluto da Caponnetto (altro che “professionisti dell'antimafia”): le ore rinchiuse nel bunker, lontano da parenti e amici.
L'istruttoria scritta nel carcere dell'Asinara, chiusi in carcere, come se i mafiosi fossero loro e non quelli su cui indagavano: permanenza che costò grandi sacrifici alla sua famiglia e di cui lo stato (con la s minuscola) chiese pure il prezzo, come fossero in vacanza.

Perché Falcone e Borsellino dovettero affrontare, oltre ai rischi di essere uccisi dalla mafia, anche gli attacchi alle spalle? Il libro racconta delle macchinazioni all'interno del CSM per sbarrare la strada a Falcone, prima con la nomina di Antonino Meli come successore di Caponnetto all'ufficio istruzione, poi con la nomina di Cordova all'ufficio della superprocura antimafia. Ufficio voluto proprio da Falcone.
L'annientamento del pool portato avanti da Meli (ogni procuratore doveva saper fare di tutto), e le interviste ai giornali di Borsellino.
Il doversi difendere davanti al CSM, spiegando che le critiche non nascevano da dissapori personali, ma da precisi questioni tecniche: il diverso orientamento che la gestione Meli aveva dato alle indagini sulla mafia.

Gli atti del CSM sono difficili da leggere: immaginatevi allora la difficoltà di questi magistrati a dover rispondere sulle lettere del corvo (le lettere anonime inviate nel 1989 a diverse personalità dell'antimafia che accusavano Falcone), dei rapporti con gli altri magistrati .. anziché combattere la mafia.

Mentre il CSM da Roma bloccava la strada a Falcone e Borsellino, la mafia sceglieva su quale tratto di strada piazzare il tritolo.
Furono vittime non solo di Cosa Nostra, ma anche di torbidi giochi di potere, di strumentalizzazioni ad opera della partitocrazia, di meschini sentimenti di invidia e di gelosia (anche nelle istituzioni).
Furono poi lasciati soli: anche da chi, nei partiti avrebbe dovuto stare a loro fianco. Basti ricordare gli articoli dell'Unità, che criticavano il Falcone venduto ai socialisti, che aveva lasciato la magistratura per entrare nell'ufficio Affari Penali del ministero della Giustizia di Martelli.
Gli attacchi di Orlando che chiedeva che fine avessero fatto le prove nel cassetto per gli omicidi politici. Accuse cui Falcone dovette rispondere sempre davanti al CSM.
Ma è soprattutto il CSM al centro del mirino: una struttura tesa a proteggere carriere e pensioni che a far prevalere i pochi che veramente volevano fare il loro mestiere. Una struttura più politica che orientata al rispetto delle leggi e al controllo della macchina della giustizia.

Ora siamo nella fase della disattenzione, in attesa del prossimo (forse) omicidio politico (caso Fortugno a parte). Mentre siamo in questa attesa, la mafia ha riannodato i fili con la politica e ripreso i suoi affari.
Nel frattempo le poche leggi fatte (Rognoni, 41 bis) sono state annacquate. E le riforme della giustizia delle ultime legislature, hanno reso meno incisiva l'azione inquirente dei magistrati.
Oggi, come allora, i magistrati che indagano a 360 gradi, senza guardare in faccia a nessuno, vengono accusati di non rispettare le regole, ricevono ispezioni, viene reso il loro lavoro più difficile. In nome del rispetto delle procedure e delle regole.

La mafia, lo sappiamo, avrà meno rispetto per le forme. Forse, continua la Cassazione, se si fosse stati meno cechi nel capire cosa stava succedendo nella mafia in quegli anni, Falcone e Borsellino sarebbero ancora vivi.


La scheda del libro sul sito di Editori Riuniti
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Blu notte: una guerra di spie

Il 17 febbraio agenti della Cia, con l'aiuto di più agenti dei servizi e dei carabinieri italiani, rapiscono l'Imam della moschea di viale Jenner, Abu Omar.
Carlo Lucarelli ne racconta la sua storia: le indagini della procura di Milano in corso e interrotte dal rapimento; la prigionia e le torture in Egitto.
La libertà, dopo quasi 4 anni, nel febbraio di quest'anno.
Extraordinary Renditions: operazioni coperte, ai limiti, ma spesso anche oltre, le leggi e il diritto internazionale, sulle quali indaga la giustizia italiana (che ha chiesto il rinvio a giudizio dei 26 agenti della Cia coinvolti, i vertici dei servizi italiani), ma anche la giustizia europea, la quale avrebbe accertato altri 20 casi di rapimenti, di persone sparite e poi, grazie al fatto che questi possedevano un passaporto europeo, risolte col loro ritorno. Ma altri casi probabilmente sono rimasti ignoti.
Operazioni rese necessarie dall'evoluzione della lotta al terrorismo a partire dal 11 settembre, con l'attacco di Al Qaeda alle Torri Gemelle. Il governo americano avrebbe fatto uso di questo strumento già a partire dal 1996, sapendo delle difficoltà di istruire un processo contro un presunto terrorista, usando le norme e i canoni di giustizia occidentali.
La commissione d'inchiesta parla di 1245 voli civili usati per le Extraordinary Renditions e individuato i centri di detenzione in Romania o Polonia.

Ma questa è solo una parte della storia: questa, come raccontava Lucarelli nel suo stile incalzante, è anche una guerra di spie. Una guerra che inizia da molto lontano: dal 1948, quando l'ONU con una risoluzione, dichiara l'esistenza, nella Palestina, di uno stato arabo e dello stato di Israele.
La nascita dello stato di Israele nasce con le bombe: contro gli inglesi (la Palestina era un protettorato), contro i palestinesi e contro tutti i paesi che si opponevano alla nascita dello stato con la stella di Davide.
La presenza in un contesto arabo, di uno stato israeliano, fu causa di tensioni sfociate in guerre, come la Guerra dei sei giorni, nel 1967, dove le truppe corazzate di Ben Gurion arrivano al Sinai, occupano la Striscia di Gaza e tutta Gerusalemme.
Nei campi profughi in Siria e in Libano iniziano ad arrivare profughi palestinesi: in questo contesto nascono i primi gruppi terroristici. Come l'OLP di Yasser Arafat.

L'episodio che porta all'attenzione mondiale la questione arabo palestinese avviene alle olimpiadi di Monaco nel 1972, quando alcuni terroristi di Settembre Nero rapirono alcuni atleti. Il blitz per la loro liberazione fallì, con la morte di tre rapitori e di tutti gli ostaggi.
Il terrorismo poteva colpire in altri paesi dell'Europa, di schieramento filo-atlantico, come l'Italia. Qui entriamo in una storia da libro giallo: l'accordo Moro tra l'Italia e l'organizzazione OLP.
Di questo accordo se ne parla nelle lettere di Aldo Moro detenuto dalle Br, non esistono altri documenti ufficiali che ne ratificano l'esistenza. A suggellare il patto di non belligeranza tra i servizi italiani e il terrorismo palestinese sarebbe stato il colonnello del SID Giovannone (Giovanni D'Arabia). Una specie di ombrello protettivo che avrebbe protetto il territorio italiano (e i civili italiani) dagli attentati compiuti.
Inizia la politica “della moglie americana con l'amante araba”, come spiegava lo storico Aldo Giannulli.
Politica che si riflette nelle scarcerazioni dei terroristi arrestati a Roma settembre 1972, trovati in possesso di lanciarazzi: 2 di questi furono fatti scappare con un aereo del Sid, altri tre vennero scarcerati.

Spiegava Cossiga “Moro interveniva direttamente sui magistrati, che capivano che dovevano agire per la ragione di Stato”.
Ma non ci sono solo i terroristi palestinesi: ci sono anche gli agenti israeliani. Come raccontato nel libro “Vendetta” di George Jonas, il presidente Golda Meir compilò una lista di sostenitori o complici dei terroristi di Settembre Nero di Monaco.
Il primo nome in lista era lo scrittore Zweiter, ucciso a Roma nel 1973.

In questa guerra di spie ci sono anche gli agenti libici: in Libia il 1 settembre 1969 un colpo di stato del colonnello Gheddafi rovescia il regime di re Idris.
Gheddafi diventa il difensore di tutti i movimenti per la liberazione: dall'OLP, all'IRA ai movimenti dei paesi Baschi.
Ma è anche un ottimo partner commerciale, soprattutto italiano: armi in scambio di petrolio.
Testimone degli accordi, che mettevano l'Italia in una strana e ambigua luce nei confronti degli altri paesi Nato, è stato l'ex ministro Andreotti, che spiegava come l'Italia sia sempre stato politicamente un paese aperto al dialogo coi paesi vicini, nel Mediterraneo.

Questo spiega il fallito blitz organizzato dai servizi inglesi: una nave piena di armi per fare un colpo di stato contro Gheddafi viene fermata al porto di Trieste, nel 1971. Era stato il Sid ad avvertire la polizia italiana.
Rapporto che va avanti anche dopo la nazionalizzazione delle aziende petrolifere in Libia: escono fuori tangenti, scandali che coinvolgono uomini politici italiani. Andreotti era all'epoca ministro degli esteri.

La maggior parte degli oppositori del regime libico si trovano in Italia: Gheddafi da loro un ultimatum, o rientrate o sarete uccisi. Gli agenti dei servizi libici saranno spietati: uccideranno persone in pieno centro a Roma, nelle hall degli alberghi, alla stazione di Milano, fino al massacro a Fiumicino (24/2/1981), che causò 7 morti e 2 feriti. Si dice che gli agenti libici siano così efficienti anche perché sono state loro fornite liste dei dissidenti dagli agenti italiani.
Ma anche qui devono valere gli accordi: il patto Moro. I responsabili arrestati vengono scarcerati dopo poco tempo.

La politica della moglie americana e dell'amante araba sembra funzionare: l'ombrello sull'Italia la porta al riparo da attentati. Se si escludono quelli causati dalle frange più estreme che non si riconoscevano nell'OLP di Arafat.
Queste frange, che non riconoscevano l'accordo Moro erano il fronte del rifiuto della via politica per il problema palestinese. Frange che praticavano il terrorismo anche contro i palestinesi stessi.
Episodi imputabili a queste parti sono l'attentato a Fiumicino del 17/12/1973, con l'attacco all'aereo della Pan Am.
L'attacco alla postazione della El Al a Fiumicino, nel 1985, rivendicato dal gruppo di Abu Nidal.
Fino ad arrivare al sequestro dell'Achille Lauro, nel 1985, che segnò il punto più estremo della politica del doppio rapporto con USA e paesi arabi.
Ma ci sono anche gli attentati causati dagli agenti israeliani in territorio italiano: la bomba alla Snia Tecnint, che stava lavorando all'atomica per l'Iraq (7/8/1980); l'attentato ad una nave che trasportava armi per la Libia (28/10/1980); l'uccisione di un giornalista palestinese, il 17/6/1982.
Roma era una città aperta a tutti i servizi segreti delle diverse fazioni.

La guerra civile in Libano porta ad un'ulteriore estremizzazione dello scontro: falangisti, cristiani maroniti, sciiti, palestinesi sunniti e gli eserciti siriano e israeliano.
In quegli anni avviene la scomparsa dei giornalisti italiani Italo Toni (Diari) e Graziella De Palo (Paese Sera): per un servizio sui campi profughi in Libano e Siria, si rivolsero al gruppo palestinese di Habbas, per visitare le installazioni militari al sud.
Della loro scomparsa venne accusato, nel 1985, il colonnello Giovannone, che tirò fuori l'accordo Moro.
Finì col governo Craxi che mise il segreto di Stato sui rapporti Italia Olp.
Nel 1985 Giovanni D'Arabia muore. Portandosi dietro tutti questi segreti.

La vicenda dell'Achille Lauro:
Il 7 ottobre 1985, un gruppo di terroristi del fronte di liberazione della Palestina sequestra i passeggeri della nave Achille Lauro.
La trattativa con le autorità italiane vede da una parte Andreotti e Arafat; dall'altra Spadolini, ministro della difesa (e filoisraeliano) che telefona agli americani, chiedendo l'arrivo di una forza di intervento.
Craxi sceglie di trattare (i terroristi chiedevano la liberazioni di altri detenuti palestinesi) e la nave arriva a Porto Said in Egitto. Dove parte un Boeing 737 con i terroristi.
Ma è successo qualche cosa: i palestinesi, dopo aver sequestrato l'equipaggio, scoprono che uno dei passeggeri è un ebreo americano, Leo Klinghoffer.
Viene ucciso con un colpo alla nuca e gettato in mare: Andreotti accusò il comandate della nave di non aver riferito della morte dell'americano, altrimenti non avrebbero portato avanti le trattative.

Qui la guerra di spie rischiò di diventare una guerra vera e propria: caccia americani intercettano il Boeing che attera a Sigonella, nella zona italiana. Viene circondato dai Vam, che vengono circondati dai soldati della Delta Force, che a loro volta sono circondati dai carabinieri, mandati lì dal governo italiano.
Per la prima volta, il governo italiano si oppone ad una richiesta di quello americano: i terroristi rimangono in mani nostre e presi in consegna dai carabinieri.
I due negoziatori, tra cui Abu Habbas, vengono caricati su un aereo con rotta la Jugoslavia di Tito, che non prevedeva il trattato di estradizione con l'Italia.

Torniamo al rapimento Abu Omar: i due magistrati subentrati a D'Ambrosio nell'inchiesta, Spataro e Pomarici spiccano 16 mandati di cattura contro altrettanti agenti della CIA.
Hanno messo sotto intercettazione i telefoni di agenti italiani, per sapere del loro coinvolgimento.
Pollari: “tenderei ad escludere il coinvolgimento del Sismi”
Berlusconi: “il governo è estraneo”.

Ma non è così: quella mattina era presente anche un carabiniere del Ros, nome in codice Ludwig.
E dalle telefonate di Mancini a Piniero si rendono conto che qualcuno che sa qualcosa c'è.
Mancini viene consigliato di mettersi in malattia: e qui Mancini fa qualcosa proprio da spie. Si mette un registratore in tasca e fa una lunga conversazione col suo capo, il gen. Piniero “Pollari sapeva, aveva una lista di persone dategli da Jeff Catelli”.

La tecnica delle renditions non era nuova per l'Italia: sempre Cossiga ricordava di aver fatto rapire terroristi rossi e neri dalla Francia e dalla Spagna. E di aver neutralizzato dei terroristi, quando non si poteva fermali per altra via, con dei tranelli, come delle bustine di droga infilate nelle tasche. O delle pseudo visite fiscali.

La lotta al fondamentalismo islamico, dopo l'11 settembre, porta ad una polarizzazione della politica italiana: si stringe alla linea dell'alleato americano “senza se e senza ma”; aumenta il rischio di attentati in Italia e aumenta la dipendenza al mercato petrolifero.
Che legame esiste tra i sequestrati nei paesi del medio oriente e la politica italiana: alcuni di questi sequestri finiscono male: come il sequestro delle 4 bodyguards nel marzo 2004. Finito con l'omicidio Quattrocchi. O come per Salvatore Santoro o il sequestro di Enzo Baldoni.

Altri rapimenti hanno un esito migliore: quello delle 2 Simone, quello di Torsello e del giornalista Mastrogiacomo.
Ma esiste anche il caso di Giuliana Sgrena, finito con la morte dell'agente dl Sismi incaricato del suo rilascio, Nicola Calipari, nel febbraio 2005.
L'inchiesta americana parla di errore da parte degli agenti del Sismi, che si sarebbero avvicinati al checkpoint 541 ad alta velocità.
Ma l'inchiesta italiana parla di omicidio volontario, con un autentico depistaggio da parte delle forze americane. Si parla di omicidio politico, contro cioè la politica italiana di trattare con i terroristi e di pagare per un riscatto.
La politica dell'amante araba: la politica di apertura del Sismi nei confronti di tutti gli interlocutori, che si contrapponeva con la politica unilaterale del governo italiano.

La vicenda Abu Omar non è conclusa con il rinvio a giudizio di Mancini e Pollari: ci sono dubbi di attribuzione del processo; l'esposto di Cossiga contro la violazione del segreto di Stato; e c'è appunto il segreto di Stato, sulla vicenda del rapimento di Abu Omar.

Una vicenda che racconta una storia di spie, una guerra nata decenni fa, che vede da una parte servitori dello stato e ambigui personaggi che tramano nell'ombra dall'altra.
Ma è soprattutto una storia di frontiera: la frontiera che separa l'etica, la morale e la giustizia dalla politica internazionale e la ragione di stato.
Fino a dove siamo disposti a spostarla questa frontiera?
Quanta giustizia, etica, morale siamo disposti a rinunciare, per la questione di stato?

Tecnorati: ,
Link: le lettere di Moro,l'accordo Moro OLP, il link relativo alla puntata di Blu Notte, la richiesta di rinvio a giudizio per Pollari e Mancini, la Cia aveva informato Pollari.
Wikipedia: Abu Omar, il caso Abu Omar, le Extraordinary Renditions, Aldo Moro

08 ottobre 2007

La beatificazione del fascismo

La chiesa spagnola ha nostalgia del fascismo, e il Vaticano le dà corda, accogliendo la decisione di beatificare quasi 500 fascisti spagnoli. Sono religiosi e laici che secondo i vescovi sono stati perseguitati durante la Repubblica e che vengono ora beatificati per rispondere ai tentativi del governo Zapatero di rifare i conti con il passato spagnolo.

È una vera e propria battaglia a colpi di memoria, quella tra il Governo e la Chiesa spagnola. Da una lato, quindi, l’esecutivo guidato da Zapatero che si prepara a varare una legge in cui il franchismo venga finalmente condannato e in cui si dichiari l’illegittimità di ogni suo “strascico”, come ad esempio le sentenze emesse dai tribunali duranti il regime. Dall’altra invece la Chiesa spagnola che si prepara al 28 ottobre data in cui ha deciso di beatificare 498, tra religiosi e civili, «martiri della Repubblica».
Racconta la vicenda
El Pais, quotidiano progressista iberico.

A quando la beatificazione dei repubblichini italiani? Delle SS di Walter Reder, di Priebke, di Anton Galler, dei tprturatori di via Tasso?

La questione magistrati

Apro il giornale e leggo le notizie: Veronica Lario risponde a Veltroni; Di Pietrocorteggia la Brambilla; TPS dopo i bamboccioni “le tasse non bellissime”.
Mastella che si preoccupa del neoterrorismo: quando volete nascondere problemi reali, trovatene altri, da additare al pubblico. Questo sta scritto nel manuale del politico italiano. Trovare un nemico esterno che compatti il fronte interno.
Perchè il neoterrorismo dovrebbe farci più paura di cosa nostra, 'ndrangheta (a che punto sono le indagini su Duisburg?) e Camorra?
Oppure è l'attacco dei movimenti di piazza, i vaffanculo al re nudo, che danno fastidio, e allora devono essere bollati come movimenti terroristici?
Non siamo più negli anni 70 e Grillo non è Toni Negri.

Ma torniamo alla questione dei magistrati: lo scontro tra palazzo di giustizia e quei magistrati che vorrebbero fare il loro dovere, come de Magistris. E che non possono andare in TV a rilasciare interviste (si tratta di Annozero).
Ieri ho commesso un errore, parlando del giudice Paolo Borsellino, indicato come esempio da seguire ai magistrati di oggi, dimenticandosi quanto la sua vicenda ricordi da vicino il caso De Magistris e di quanti si avvicinino troppo alle stanze del potere.
L'articolo “Noi ex professionisti dell'antimafia” era la risposta alla precedente di Sciascia “I professionisti dell'antimafia” del 1987, che accusava Borsellino e Orlando di aver fatto carriera grazie all'antimafia.
Ebbero modo di parlarsi i due, come ricorda Borsellino nell'intervista, Sciascia si riferiva a quanti, nella politica e nella magistratura, stessero salendo sul carro dei vincitori, per rifarsi una verginità o per fare carriera.
Come successe nel 1992 (allora tutti tutti erano antigarantisti e giustizialisti) dopo le stragi; dopo Tangentopoli (tutti contro i corrotti).

Ma l'articolo che fece scoppiare le polemiche è un altro, del 1988 “Lo stato si è arreso. Del pool antimafia sono rimaste macerie” uscito il 20 luglio 1988 su Repubblica.
Cosa era successo: per la successione di Caponnetto all'ufficio Istruzione di Palermo fu scelto (per motivi di anzianità, per l'appunto, cioè gli stessi motivi di cui parlava Sciascia) il consigliere Antonino Meli, al posto di Giovanni Falcone.
Una regia più o meno occulta, guidata da Vincenzo Geraci che, insieme a Vittorio Aliquò convinse Meli a rinunciare alla candidatura per la presidenza del tribunale e scegliere quella di consigliere istruttore.
Borsellino lanciava il grido d'allarme: le indagini del pool venivano “polverizzate”, ossia date in paste a tanti magistrati che non avevano la preparazione tecnica e l'esperienza per occuparsi di mafia.

Borsellino e Falcone (con Meli) furono convocati dal CSM in luglio, Falcone, scrisse una lettera chiedendo di essere trasferito.
Meli chiese provvedimenti contro Borsellino, sostenendo che il suo operato era teso a delegittimare l'operato del Palazzo di Giustizia. Meli accusa Borsellino di aver convocato i due cronisti (Lodato e Bolzoni, che finirono addirittura in carcere per aver pubblicato anticipazioni delle rivelazioni del pentito Calderone).
In Sicilia arriva il capo degli ispettori, Vincenzo Rovello, che in due poderosi fascicoli raccoglie testimonianze, articoli di stampa e relazioni. Alla fine conclude: Borsellino aveva ragione.
Ma Borsellino rimase lì dov'era, Falcone si trasferì al ministero di Grazia e Giustizia.

Ma questa è solo una prima parte della battaglia contro i magistrati: c'è anche il fronte dei giornali, in cui si distinsero i giornalisti de Il giornale di Sicilia e de Il giornale di Indro Montanelli.
"Scrissero sciocchezze, ai limiti dell'ilarità .. Un cronista del Giornale scriveva gli articolo direttamente nella stanza di Vincenzo Geraci , al CSM, nel Palazzo dei Marescialli.
Se ne accorse Fernanda Contri lamentandosene col vicepresidente del CSM, Cesare Mirabelli, noto per aver votato nei suoi quattro anni di permanenza nel suo incarico una sola volta, per eleggere se stesso e poi astenendosi per il resto. In quegli articoli c'era quindi un ispiratore di parte, fazioso .. pagine di grande squallore” conclude Giuseppe Ayala nel suo libro “La guerra dei giusti”.

Tra le accuse a Falcone, spicca l'articolo di Ombretta Carulli FumagalliMaccartismo a Palermo” del 19 novembre 1988, dove si accusa il giudice di difendere i comunisti, non arrestando i costruttori catanesi Costanzo.
Falcone, davanti al CSM, spiegò poi, le ragioni del suo operato.
Potete leggerle su “Falcone e Borsellino” di Giommaria Monti.

Davanti al CSM, il 30 luglio 1988, a Borsellino viene chiesto, da parte del consigliere Sergio Letizia “ritiene corretto o meglio producente ai fini della lotta alla mafia rendere pubblico questo fatto [l'intervista a Republbica] attraverso un convegno, attraverso interviste giornalistiche?”
Risponde Borsellino:

“.. non mi sembrerebbe corretto non dibattere di questa problemi, e dibatterne anche all'esterno della magistratura. Il problema della lotta o comunque delle indagini sulla criminalità mafiosa io lo sento profondamente, l'ho sentito, sono stato disposto a seguire sacrifici, non vedo perchè l'opinione pubblica non debba essere interessata di questo problema; anzi è pericoloso quando l'opinione pubblica non viene interessata a questo problema; è grave con riferimento alle indagini sulla criminalità mafiosa che l'opinione pubblica se ne disinteressi o le sopporti così, come se si trattasse di assistere ad una lotta tra giudici e mafiosi, né tra poliziotti e mafiosi, ma è un problema che riguarda tutti”.

La mafia è un problema di tutti, dei ragazzi che difendono de Magistris ("trasferiteci tutti"), della gente che si era riunita a Catanzaro. E' un problema della democrazia del nostro stato.

Un mondo senza fine di Ken Follett

Il nuovo romanzo di Ken Follett ci riporta nell'Inghilterra a cavallo tra Medioevo e primo Rinascimento, nella cittadina di Kingsbridge, già sede del precedente best-seller “I pilastri della terra”.
“Un mondo senza fine” si propone infatti come la sua naturale continuazione: il primo abbracciava il periodo tra il 1137 e il 1175 (con un breve prologo nel 1123) e attraverso la tormentata storia della costruzione della cattedrale si raccontano amori, odi, gelosie, lotte di potere tra famiglie nobili e famiglie decadute. Trame per il potere, vendette, assassini, in un'Inghilterra feudale dove la borghesia legata ai mercati iniziava a conquistare un proprio spazio accanto alla nobiltà e al clero.
Ora ci ritroviamo due secoli dopo: siamo nel 1327, sempre a Kingsbridge, sede del priorato che comanda la cittadina, famosa per il commercio della lana, dove l'eco delle gesta del costruttore Thomas e di Aliena, della contea di Shiring sono ancora vivi.

L'antefatto: quattro ragazzini, Gwenda, Caris e i fratelli Ralph e Merthin assistono nella foresta allo scontro tra un cavaliere e due inseguitori, uccidi dal primo, che rimane ferito. Merthin assiste il cavaliere ferito, mentre gli altri bambini scappano, e diventa custode di un suo segreto che, se rivelato gli costerebbe la vita.

I quattro ragazzini crescono: il libro ne racconta la loro vita, dal periodo dei vent'anni, alla maturità, per arrivare alla loro vecchiaia quando ciascuno, inseguiti i suoi sogni, specchia la propria vita nei figli che ha generato. E il mondo senza fine, che da il titolo al romanzo: i nostri desideri, le nostre passioni, ma anche i nostri figli, che rivivranno in un eterno ciclo le loro passioni, commetteranno gli errori dei padri e ne porteranno avanti le idee e gli insegnamenti.

Che sogni inseguono i protagonisti della storia: Merthin, sebbene primogenito di una famiglia di cavalieri decaduta, è destinato a mettere a frutto le sue capacità di costruttore. Il suo desiderio è quello di costruire il palazzo più alto d'Inghilterra.
Il fratello Ralph è l'opposto: attaccabrighe, rissoso e desideroso di divenire cavaliere, viene scelto dal conte come scudiero ed educato alla vita militare.
Gwenda, più semplicemente insegue un suo difficile sogno d'amore e una vita semplice tra la vita nei campi e il focolare domestico.
Infine Caris, che vive con Merthin una lunga e tormentata storia d'amore, vorrebbe seguire gli studi di medicina, per imparare a curare le persone, trovando nuovi rimedi e medicine. In quei secoli la medicina, che era praticata essenzialmente dai monaci, si basava ancora su rimedi antichi come i salassi; si appoggiava alle nozioni vecchie di secoli di Galeno e Ippocrate.
Caris intuisce che le vecchie teorie, insegnate ai soli monaci e non alle suore (cui non era permesso di praticare la medicina) ad Oxford, non riescono a spiegare perchè alcuni rimedi funzionano e altri no. La sua ricerca di una via non ortodossa per la guarigione la porterà all'accusa di stregoneria, col rischio di essere uccisa.

Il libro è diviso in più parti, e attraversa quattro decenni della storia inglese: dalla guerra dei cent'anni tra Francia e Inghilterra, che viene raccontata non solo per le sue battaglie, ma anche per gli stupri, i saccheggi contro i civili, le morti e le stragi sui campi di battaglia.
Lo sviluppo delle città, che si affrancano dal potere e dal controllo della Chiesa, pur rimanendo sotto il controllo del signore locale, che poteva disporre dei suoi cittadini come voleva, rispondendo solo al re. Il quale era re per volere divino: il rapporto (e gli scontri) tra potere nobiliare e quello religioso è centrale (come ne “I pilastri”) nel libro.
Ma i protagonisti dovranno affrontare un temibile nemico: il morbo della peste, la morte nera, contro cui nessun rimedio conosciuto all'epoca sembrava efficace. Un flagello che decimò la popolazione europea: la peste è lo spunto per raccontare dell'incapacità da parte delle gerarchie ecclesiastiche, cui la popolazione di città e campagne sofferente si rivolgeva, di sapere affrontare l'epidemia e combatterla; l'incapacità di offrire alla povera gente qualcosa che andasse oltre le consuete (e inutili) parole di speranza.
La peste veniva considerata un segnale di Dio per i peccati della città, ma in realtà una trave nell'occhio dei predicatori, dei religiosi.
Follett mette in evidenza le idee conservatrici e oscurantiste, di una Chiesa che impediva il progredire della scienza, condannando la dissezione dei cadaveri e l'apprendimento di idee provenienti dai medici arabi (dunque infedeli, dunque provenienti dal demonio).
Se ne “I pilastri della terra” i personaggi religiosi avevano un ruolo positivo, qui la storia si ribalta: è un libro che sicuramente farà discutere (a meno che l'eccessiva lunghezza ne pregiudichi il successo).
Una chiesa conservatrice, aristocratica, maschilista, arrogante, impotente e incapace di comprendere i cambiamenti della società, alla soglia della Riforma di Lutero, che arriverà nei primi decenni del 1500.
Vescovi, monaci (una parte), predicatori sono persone dedite alla ricerca del potere, anche attraverso congiure, delitti e ruberie. Legate ad un mondo diviso in caste separate, dove c'è chi nasce nobile e chi nasce servo della gleba, costretto a chiedere il permesso al proprio padrone anche per sposarsi.

“Mondo senza fine” ha il suo pregio nel saper ricreare un atmosfera antica e di far tuffare il lettore entro essa. Belle le descrizioni di palazzi, case, dei borghi, dei mestieri e delle arti.
Ma risulta inferiore al precedente: mancano i colpi di scena de I pilastri e anche i personaggi sono troppo prevedibili e schematici. Nessuna sfumatura: o del tutto buoni o del tutto cattivi, avidi, arroganti e schiavi del potere.
La lettura sarebbe stata più agevole se anzichè sviluppare una storia su 1400 pagine quasi, avesse accorciato il racconto, che arriva quasi stancamente alla fine con il sospirato lieto fine. E non vorrei aggiungere altro.

Sul libro ho letto la recensione polemica di Franco Cardini su l'Avvenire:
si parte da queste righe estratte dal libro:
«Non credevo in Dio vent'anni fa così come non credo oggi. Ciò che è effettivamente cambiato è la mia consapevolezza di tutto il male che può essere fatto in nome della religione… La Peste (del 1347-52) rivelò a tutti la verità: il clero era completamente impotente… La scoperta dell'infezione batterica ha permesso di salvare la pelle a milioni di persone dimostrando che i pregiudizi antiscientifici della religione non avevano alcun fondamento».

“Nulla da dire sul Follett autore di thriller di successo, come La cruna dell'ago.
Ma quand'egli si cimenta con i temi storici, specie quelli legati al Medioevo, bisogna dire che i risultati sul piano appunto storico sono deludenti: il suo gettonatissimo I pilastri della terra è, sotto il profilo della ricostruzione di quello che egli presenta come "il Medioevo", un ridicolo polpettone nel quale navigano (ed è il lato migliore) reminiscenze di Victor Hugo condite in una salsa che sta fra Disneyland e Carolina Invernizio. Non ho ancora letto Mondo senza fine, e non posso quindi giudicarlo: ma, stando alle dichiarazioni del suo autore, c'è davvero di che indignarsi.

L'intervistatore ha l'aria di aver scoperto qualcosa di nuovo e d'originale, «un Medioevo molto lontano dalla rappresentazione stereotipata di epoca immobile e priva d'innovazione».”

Ma il problema, per Cardini, è l'attacco alla Chiesa:
“Follett è liberissimo di essere ateo e anticlericale: ma, se decide di parlare del Medioevo, non è affatto libero d'ignorare tutto dell'autentica passione per la ricerca e l'innovazione che investe personaggi come Gerberto d'Aurillac, Ruggero Bacone e tanti altri: chierici, sacerdoti, religiosi e mistici, non qualche isolato sognatore alchimista o ereticheggiante.

Ma la Chiesa inventata dal Follett nel suo ultimo romanzo, a sentir lui, è una cosca di profittatori, di ladri, di sfruttatori e di violentatori. Viene la peste a metà Trecento, e non fa nulla né per combatterla, né per alleviare le pene della gente. Secondo il Follett, le università, gli ospedali, le enormi opere di misericordia sono nulla.”

“I medici del tempo erano assolutamente inquadrati all'interno di un sapere coerente e coeso, nel quale teologia e fisiologia profondamente convivevano. Le critiche espresse dal romanziere non hanno quindi alcuna credibilità e discendono chiaramente o dalla sua ignoranza dei dati di fatto, o dal suo pervicace anti-cattolicesimo, o da un'antipatica miscela di entrambe le cose.

Questa "tirata" anticristiana e, soprattutto, anticattolica, finisce appunto per colpire tutte le religioni e il fatto religioso in sé.”
Questo è il punto su cui riflettere: che solidità dimostra una religione come la nostra, se basta un romanzo, pure best seller, per scatenare tutte queste critiche, giuste o sbagliate che siano?
In fondo si tratta solo un romanzo.

Il link per ordinare il libro su internetbookshop.
Technorati: Ken Follett

07 ottobre 2007

Che fine ha fatto la Birmania?

Sparite dai TG e dai giornali le informazioni sulla Birmania, dopo l'abbuffata dei primi giorni.
Passi che della vicenda non se ne occupi Porta a Porta e Matrix: ma gli altri?
Se ne sono ricordati i manifestanti per la marcia per la pace, Perugia-Assisi:
Erano in 200 mila, giovani, politici, amministratori, anche una delegazione per Anna Politkovskaja.
E si che parliamo di una dittatura comunista, che viene sfidata da monaci buddisti.
Da noi i religiosi sfidano il governo solo quando gli parli di fecondazione, aborto, Ici, ....

A ciascuno il suo

Falcone e Borsellino. La calunnia il tradimento e la tragedia: questo libro di Giommaria Monti racconta dei due giudici siciliani, tanto calunniati, bistrattati da vivi, tanto idolatrati e messi ad esempio ora da morti. Quando non possono più, con le loro inchieste, causare danni.
Leggetevi di quello che dicevano di loro: che erano incompetenti, che cercavano le luci della ribalta, che volevano distruggere l'economia e la classe politica siciliana (la DC siciliana di Andreotti e Salvo Lima).
I giornali riportavano le lettere di “onesti cittadini” infastiditi dalle sirene della scorta: come se il problema fossero i giudici e non la mafia che li faceva saltare in aria col tritolo.
Per non parlare delle lettere del corvo, delle voci per cui Falcone gestiva i pentiti in modo poco chiaro: per finire con il giudice ammazzasentenze Corrado Carnevale (ora ritornato in servizio): “Non ho presieduto il maxiprocesso in Cassazione non per la pressione di quel cretino di Falcone .. perchè i morti li rispetto .. certi morti no” [8 marzo 1994]
Per il presidente della corte d'Appello, Pizzilo, Falcone andava caricato di processi semplici, in modo che cerchi di scoprire nulla.

Occorre leggere questi libri che raccontano il passato, per comprendere meglio il presente: tutto il nervosismo per le uscite dei magistrati (De Magistris e Forleo ad Annozero) che raccontano delle pressioni da parte dei politici e del senso di solitudine, nel quale sono costretti a lavorare.
Deja vu.

Borsellino aveva rilasciato un'intervista all'Unità ("Noi ex professionisti dell'antimafia", il 13 agosto 1991 al giornalista Saverio Lodato), dove si lamentava dello smantellamento del pool, che causò, sue parole “un quarantotto”. Ma lo fece perchè era l'unico modo per mettere davanti a tutti quello che stava accadendo: “Se il pool antimafia deve morire, deve morire davanti a tutti”.
Paolo Borsellino, come ricordava il fratello, fu trascinato davanti al CSM, che chiedeva conto della sua intervista.
Borsellino, è bene ricordarlo ogni volta, rilasciò anche un'intervista, mandata in onda poche volte, dove parlava di Marcello Dell'Utri, Silvio Berlusconi e della mafia.
Come vede non ci dimentichiamo di silviuccio caro.

Come devono essere chiare e limpide le motivazioni della richiesta del trasferimento del magistrato De Magistris da parte del ministro Mastella. Non possiamo lasciare spazio a dubbi e ambiguità: altrimenti si rischia davvero il qualunquismo “son tutti uguali”. Altrimenti davvero viene da chiedersi per chi lavora il signor ministro Mastella.

Inquietanti sono le intercettazioni mandate in onda “è un pagliaccio che ha dato fastidio ad un sacco di gente ... lo dobbiamo ammazzare ...”. Certo sono parole che si devo interpretare, quelle dell'ex presidente della Calabria di Forza Italia, Giuseppe Chiaravallotti. “... la reazione sarà adeguata”: oggi i giudici non si uccidono più col tritolo. Li si sovraespone mediaticamente, diventano loro le persone deviate all'interno di uno stato, che dovrebbe combattere criminalità e corruzione.

Faccio mie le domande di Sonia Alfano al sottosegretario Scotti:
- perchè le ispezioni dopo le interrogazioni parlamentari?
- Ogni anno si ricorda Paolo Borsellino: perchè non valorizzare questi magistrati, quando sono ancora in vita?
- Si fanno le ispezioni sul cattivo operato di De Magistris: il procuratore generale di Messina, Cassata, è stato sorpreso mentre parlava, in piazza, con la moglie di un boss della mafia, Gullotti (socio dello stesso cicolo culturale). Non sono questi i magistrati da trasferire?

Noi siamo la sinistra: siamo per la giustizia, contro la mafia: noi non siamo quelli col grembiule, non siamo piduisti, massoni. Quella di Travaglio deve essere intesa come una provocazione. Eppure la sensazione che ci sia qualcuno, lui si qualunquista, che voglia amalgamare le coscienze e abbattere le barriere. Non è così.

Allora diamo a ciascuno il suo:
Ricordiamo allora che Rete 4 è ancora in onda, nonostante le sentenze della consulta, le richieste della Corte di Giustizia europea.
Ricordiamo la memoria illustrata dal pg Antonino Gatto a Palermo al processo d'appello contro Marcello Dell'utri. Si parla dell'accordo con la mafia dietro il decreto “salvaladri” nel 1994, il patto di scambio con la mafia, all'epoca del primo governo Berlusconi. Accordo raccontato dal pentito Salvatore Cocuzza, in base al racconto che gli fece Vittorio Mangano (lo stalliere di casa Arcore) nel 1994.
Ricordiamo la notizia, passata sotto silenzio, per cui il Comitato di Monitoraggio dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha deciso di non mettere sotto osservazione l'Italia per quanto riguarda la libertà dei media perchè l'uscita dal governo di Silvio Berlusconi ha temporaneamente rimediato alla situazione di conflitto di interesse creata dalla sua posizione di primo Ministro e proprietario di Mediaset. Almeno in Europa, Silvio Berlusconi è un problema.

P.S. 1: come coniuga, madre Mastella, l'iscrizione ad una loggia massonica (smentendo se stesso) e lo sventolare la sua religione cattolica?
P.S. 2: ricorre l'anniversario della morte di Anna Politkovskaja. Uccisa perchè era una giornalista non domabile.

05 ottobre 2007

Problemi reali

Mentre si dibatte su Garlasco e i Ris; sull'ingresso di Veronica Lario in Berlusconi nel PD; sul rientro dell'aviaria in Italia (in modo da generare un nuovo clima di terrore); sul fenomeno bamboccioni ..
occorre segnalare un paio di notizie:
- passa alla commissione affari costituzionali la proposta di diminuzione dei parlamentari. Votata da tutti eccetto Forza Italia,il partito che chiedeva le larghe intese quando facevano comodo a loro.
- La moglie dell'agente del Sismi Lorenzo D'Auria costretta a sposarsi per ereditare dei diritti dal marito: diritti che avrebbe potuto avere senza sposarsi se ci fossero stati i Dico. O se anzichè militare, D'Auria fosse stato un politico.
- in un paese dove nessuno si prende le responsabilità per le proprie colpe (chi ha causato il debito pubblico? chi ha permesso alla criminalità organizzata di controlare il sud? chi ha portato i costi della politica a questi valori? di chi sono le colpe della malagiutizia in Italia?), fa specie rivedere in televisione servizi dove si impotano ad un politico le sue colpe dirette e non.
Mastella è ministro della Giustizia e deve rispondere dello stato della giustizia in Italia. Punto e basta.
Parlare di linciaggio solo perchè dei giornalisti gli rinfacciano dei fatti concreti sa di antico, di quella politica che non vorremmo più vedere.

Mentre discutiamo di questo, leggo delle minacce del boss Bagarella in aula. Il giornalista dell'ansa Lirio Abate ("I complici") aveva riportato la notizia del patto tra lui e il boss Nitto Santapaola. Uno scambio di fedi, che Bagarella avrebbe negato in aula. Come lo ha saputo, in regime di 41 bis?

I giudici, che devono contrastare i boss, la mafia e la 'ndrangheta, non possono guardarsi anche le spalle.

La Borromeo avrà anche illustri natali, non sarà stata assunta con un concorso, ma quel velinista suona così offensivo. Anche una caduta di stile.

Potremo parlare di altro: del conflitto di interessi che è ancora lì e guai a toccarlo.
Dei costi della politica, ma anche di quanto ci costa la Chiesa in Italia.

Del referendum sul welfare: possibili che gli operai si devono sempre sentire sotto ricatto? O accettate questa riforma (solo leggermente migliorativa, o non peggiorativa) oppure peggio per voi?
Del fatto che i parlamentari votano no alla diminuzione degli stipendi: hanno votato no, ma proprio tutti. Tanto da far dire a Calderoli. "Che schifo - ha commentato lo stesso Calderoli - la casta esiste veramente".
Del fatto che in Italia aumenta la povertà, oltre alla precarietà e alla diminuzione dei diritti: diventiamo più vecchi e poveri. E abbiamo più paura.

Annozero: a ciascuno il suo

Cosa spinge tanti giovani, ma anche tanta parte della società civile a sostenere un giudice, a schierarsi dalla sua parte contro il ministro dello Stato?
Ministro che, per questo magistrato lucano Luigi De Magistris, ha chiesto un trasferimento preventivo?
Nella scorsa puntata di Annozero si è cercato di capire quali colpe, quali irregolarità ha commesso De Magistris. Ma anche quali pentoloni ha cercato di scoperchiare nel corso delle sue indagini: la “Poseidone” sui finanziamenti dell'Unione Europea per un depuratore che non si è fatto.
L'inchiesta “Why Not”, che vede indagato il pres. Del consiglio Prodi, dove lo stesso ministro Mastella è compreso nelle intercettazioni. E dove l'imputato chiave è un certo Saladino, riferimento della Compagnia delle Opere e di Cl nel mezzogiorno.
Perchè il ministro si interessa della Calabria solo quando si vengono a toccare i “Poteri forti”? Massoneria, gli affari sporchi della politica, la commistione tra il mondo della magistratura, avvocati e potere politico.

Ma la puntata si è aperta con la risposta alla lettera di Bertinotti: nella puntata dedicata al disagio del nord-est, una signora leghista aveva parlato delle sue ville in Sardegna. In studio Santoro non aveva fatto alcuna precisazione.“Pochi secondi di una leghista inferocita sembrano più veri dei politici nelle loro 1000 interviste”.

A ciascuno il suo:
Le urla “De Magistris! De Magistris!” nella sala dove Sandro Ruotolo teneva il collegamento mi hanno ricordato quelle, di 10 anni fa, dell'epoca di Tangentopoli “Di Pietro! Di Pietro!”. Spero che il pm di Catanzaro abbia maggior fortuna: anche Di Pietro era considerato l'idolo dalle folle, dai politici.
Ma chi è De Magistris? A sentire gli articoli di Libero e La Stampa è un pazzo: uno che mette sotto controllo 2000 persone (il grande fratello in Calabria?), che non rispetta i codici di procedura ..

Notizie in parte false: sono poche le intercettazioni che ha chiesto la sua procura. E anche sulle sue irregolarità, ci sarebbe moto da ridire: gli è stato contestato il non aver rivelato al suo capo, Lombardi, dell'iscrizione nel registro degli indagati del sen. Pittelli.
Poi scopriamo che Pittelli è socio in affari insieme al figlio della moglie di Lombardi (parliamo dell'inchiesta Poseidone che gli è stata tolta).
Il problema diventa De Magistris che non rispetta le regole, non ma commistione tra magistratura, potere politico (di entrambi gli schieramenti); non quegli 800 ML di euro dall'Unione Europea per fare un depuratore che non c'è.
Perchè lì il ministero non mandò gli ispettori?

In studio il
sottosegretario Scotti (ex magistrato), nel ruolo ufficioso di difensore del ministro Mastella, Salvatore Borsellino.
In collegamento la giudice Clementina Forleo, che ha citato l'intervista del
giudice Sirianni al Sole 24 ore dove diceva “al sud succedono le stesse cose che nel resto del paese.
Solo che ne succedono di più”.

Come magistrato, come donna del sud, come cittadino, il gip Clementina Forleo ha voluto esprimere la sua solidarietà a De Magistris, visto che conoscendo il sud, sa quali sono gli sforzi per far valere in quelle regioni il senso dello stato e l'idea che la giustizia deve essere uguale per tutti.
«Ho sentito il dovere - ha detto ancora il giudice di Milano - di intervenire come magistrato che, come il collega De Magistris e tanti altri colleghi che operano su quel territorio difficile, ha avuto la sventura di imbattersi di imbattersi più di una volta nei cosiddetti poteri forti o meglio negli interessi collegati ai poteri forti. Sono qui anche come cittadino e come donna del sud perché ben conosco realtà simili in cui De Magistris e colleghi del sud si stanno imbattendo».

De Magistris ha scoperchiato ha permesso di gettare una luce sulle toghe lucane, quella parte di magistratura che come diceva Sirianni nel suo intervento a Magistratura Democratica “è una magistratura incapace di governarsi e che indebolisce il senso dello stato”.

Cosa succede in Basilicata?
L'inchiesta Toghe sporche

Roberto Pozzano ha intervistato
l'avvocato Panio, ex direttore di una Asl. di Venosa, estromesso dalla giunta regionale quando si oppose alla nomina di un direttore amministrativo, nomina di stampo politico “voi siete tutti di area popolare, serve un comunista”.
Si oppose e denunciò ai magistrati la cosa. L'inchiesta fu archiviata “non ci fu pressione politica” dalla dottoressa Genovese.
È forse un caso che il marito della signora Genovese, Michele Cannizzaro sia stato nominato direttore dell'ospedale San Carlo di Potenza dagli stessi politici per i quali il pm Genovese aveva chiesto l'archiviazione?
“Ma allora che cosa è la politica? Solo spartizione” concludeva Panio.

In studio l'ex magistrato Scotti cercava di difendere l'operato di Mastella (che alla camera aveva ribadito che la sua richiesta non centrava nulla con l'inchiesta Why Not).
Ma rimane il fatto che dei cinque trasferimenti richiesti dagli ispettori, a tre il ministro ha detto no. Solo De Magistris e Lombardi. E il secondo è vicino alla pensione.

Ancora più inquietante la notizia data da Ruotolo per cui al CSM sarebbero arrivate delle carte sulle interrogazioni degli ispettori a De Magistris, proprio su Why Not, dove compare anche il nome di Mastella.

Scotti esponeva un altra accusa fatta a De Magistris: il caso di 80 imputati per criminalità per cui De Magistris si sarebbe dimenticato di richiedere le misure cautelari di arresto.
La realtà è diversa, almeno secondo una delle persone con cui Ruotolo era collegato: De Magistris aveva fatto la richiesta nel 2005 al GIP.
Ma dopo un anno il Gip di Catanzaro non aveva risposto. Allora De M. ripete la richiesta, a 10 Gip in Italia.
Solo quello di Catanzaro contesta le irregolarità nel documento (dove non si parlerebbe di convalida di fermo) e non lo accoglie. I 26 accusati non vengono fermati.

Ma i problemi per Mastella non vengono solo da Grillo, dal blogger che lo odia (e se avesse scritto Mastella ti amo?), da Floris: il gruppo dirigente dell'Udeur di Catanzaro si è dimesso dal partito, perchè non è stato rispettato il codice etico, dove si chiedeva di sospendere gli indagati, gli inquisiti, i politici dai doppi incarichi.

Cosa risponderà Mastella ai dirigenti del suo stesso partito:
anche loro Ku Klux Klan?

L'intervista a De Magistris:
“Sono sotto ispezione da 3 anni, ma questo conferma la bontà del mio lavoro investigativo. Ma significa anche che passo il sabato e la domenica a dovermi difendere.”
“L'articolo 3 della costituzione è il mio baluardo: per noi magistrati deve essere il punto di riferimento.”
“Ho ricevuto poche minacce, intese nel senso classico. Ho ricevuti più intimidazioni da parte del mondo politico. Ho la tutela: mi hanno dato la macchina, ma non la benzina per farla andare. Doveri metterla io, ma non posso. Mi hanno risposto che l'unica cosa che potrei fare è stare a casa”.


Quali sono le differenze con Tangentopoli?
“Oggi il sistema di drenaggio del denaro sono le società create con un misto di pubblico/privato. Che legano esponenti politici ma anche magistrati, avvocati, esponenti della borghesia civile. Allora la domanda è: chi controlla?
Con questa commissione di affari si crea un controllo della parte più evoluta della società. Questo è tanto grave in una regione dove la pricipale fonte di reddito è la spesa pubblica. Con investimenti che ammontano a 9 miliardi di euro”.

In studio Santoro ha anche intervistato la principale teste dell'inchiesta Why Not,
Caterina Merante:
Parlando del suo lavoro accanto a Saladino, nella società Why Not, spiegava in che modo avvenivano le estorsioni:
“ad un certo punto arriva qualcuno che si sente in potere di venderti un bene sovrastimato che non serve alla tua azienda. Ma anche una consulenza che non ti serve.Si tratta di imprenditori che erano accompagnati da Saladino; ma c'è stato anche il caso di un
generale della Guardia di Finanza che accompagnava una imprenditrice. In una trattativa tra privati, perchè un rappresentante dello stato si dovrebbe interessare?”
Ma c'è di peggio:
l'Espresso dava la notizia di una società interinale che avrebbe dovuto fornire dei lavoratori per le procure di Calabria (la Worknet spa.), grazie ad un accordo tra il ministro Mastella e il sottosegretario Minniti. Una società già indagata dallo stesso De Magistris.

Quali i legami tra Saladino e Prodi? “Sarebbe andato a Milano da Prodi (all'epoca presidente di turno della UE) per parlare della Legge Biagi”. Strano no?

La solitudine del giudice: Santoro è tornato a chiedere alla Forleo del discorso che si fa sempre sulla solitidine del giudice (solitudine e isolamento che riguardavano già Borsellino e Falcone nelle loro indagini).
"Dopo aver assunto scelte scomode – si è quasi confidata la Forleo - io e altri colleghi ci siamo ritrovati a non avere più inviti a pranzo o a poter andare a cinema. Poi, i consigli sono tanti; anche oggi qualcuno mi ha telefonato raccomandando: sii prudente. Ma spesso – si è lamentata - il giudice è lasciato solo anche dai propri colleghi"


“Il giudice è solo quando indaga sui poteri forti: quando denuda il re, il giudice viene lasciato solo”.
E si è anche tolta qualche sassolino dalla scarpa “vorrei che gli ispettori venissero da me anche quando sbaglio contro un signor Rossi qualunque, o quando per un mio vizio di forma lascio il signor Alì in carcere per sbaglio”.
Non solo quando si vengono a toccare gli interessi dei politici.

Queste indagini sono uno dei pochi momenti di verità per la gente: “se ci togliete De Magistris, c'è il buio completo”!

La puntata si è conclusa con la lettera (finta) di Licio Gelli letta da Marco Travaglio “Questo dell'Unione si che sanno cosa devono fare, altro che Berlusconi”.
Possiamo dargli torto, leggengo il programma della P2?

Dopo la puntata, il ministro Mastella ha replicato (a mezzo stampa) che è pronto a chiedere la sfiducia del Cda Rai, parla di linciaggio, minacce....
«Premetto che non ho visto la trasmissione di Santoro ...
Dico ai consiglieri, e non è una minaccia ma una valutazione, che gli italiani avranno anche le scatole piene se ogni sera si parla di me piuttosto che dei problemi reali. O il Consiglio di amministrazione della Rai dà una regola di comportamento, o attiveremo strumenti parlamentari sfiduciando questo Cda, non abbiamo alternative.

E' proprio questo il punto: ieri si è parlato di problemi reali del paese (criminalità, corruzione, ...) e si parlava anche di lei.

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03 ottobre 2007

Blu notte: il naufragio fantasma

Nord: 36, 25', 31''; est: 14, 54', 34'', acque internazionali a diciannove miglia da Portopalo di Capo Passero.

Queste le coordinate del più grande naufragio nel Mediterraneo, dai tempi della seconda guerra mondiale.
E' avvenuto la notte del 26 dicembre 1996, davanti le coste della Sicilia, quando 283 clandestini indiani, pakistani e cingalesi di etnìa tamil, morirono nel naufragio della F174, dopo essersi scontrata con la Yiohan, altro natante stipato di migranti.

La puntata di Blu Notte parlava di questo naufragio fantasma: fantasma perchè per le autorità, per i media, per il mondo politico, questo naufragio non era mai avvenuto.
Nonostante i ritrovamenti di indumenti (jeans, scarpe, camicie) nelle reti dei pescatori di Capo Passero. Nonontante nelle reti si impigliassero cadaveri (o parti di essi), che venivano ributtati in mare per evitare noie con le forze dell'ordine e vedersi la pesca bloccata e la nave sequestrata.
Fino all'articolo di Giovanni Maria Bellu su Repubblica, "Negli abissi il cimitero dei clandestini" del 6/6/2001, ben 5 anni dopo la tragedia.

Ed ecco, anche grazie all'aiuto di un Rov, un robot subacqueo, che le immagini dei fantasmi della F174 tornano in superficie.
Con l'appello dei premi nobel al premier Berlusconi di riportare a galla il relitto perchè "lasciarlo in fondo al mare sarebbe un ulteriore oltraggio alle vittime".
Ma non se ne fece nulla. Forse ora, dopo gli ulteriori appelli di Tana De Zulueta, l'ipotesi di ridare dignità a quelle morti verrà realizzata.
La nostra, di dignità, invece, l'abbiamo persa.

Perchè il silenzio attorno a questa tragedia?
Rispondeva (l'allora giornalista) Tana De Zulueta "in quegli era appena entrato in vigore il trattato di Schengen. L'Italia doveva dare garanzia di buona condotta nella gestione delle frontiere. Il fatto che 300 persone stessero entrando nella frontiera non faceva piacere ai governanti d'Italia. Per questo è calato il silenzio".

Silenzio che sarebbe rimasto tale, se non fosse capitata una di quelle coincidenze da libri gialli. Salvatore Mura, il pescatore che aveva trovato nel 1997 la carta d'identità di uno dei ragazzi morti, nella stessa pagina di giornale dove si trova un articolo riguardante la figlia, legge l'articolo sul prosciogliemento del capitano del comandante della Yiohan, Youssef El Hallal.
Dedice di contattare il giornalista di Repubblica Giovanni Maria Bellu e raccontare la storia dei cadaveri ripescati, della carta d'identità, del naufragio.Quel ragazzo nella foto avrebbe avuto ora 17 anni, come la figlia di Lupo. Quel ragazzo si chiamava Anpalagan Ganeshu.

Della tragedia della F174, del naufragio fantasma, si sanno i nomi e i cognomi dei responsabili:

  • il capitano della Yiohan: Youssef El Hall
  • all'armatore della F174, Sheik Turab, "Mr Toni", pakistano. Si vantava di aver portato mezzo Bangladesh a Roma
  • Mandir detto "Pablo", indiano, di professione mercante di esseri umani

Tutti assolti, perchè il delitto non è avvenuto in acque italiane e ha coinvolto persone italiane. E perchè, soprattuto, le persone morte, Anpalagan, Sayed, pakistani, cingalesi, indiani erano immigrati stranieri.
Nella puntata si è parlato del traffico di esseri umani, per il lavoro nero, per il racket, per la prostituzione.
Del traffico di organi, nato da una intercettazione "strana" dove si parlava di una base d'asta per un solo cinese, di 200000 dollari. Perchè un trafficante dovrebbe preoccuparsi di un solo uomo?
Cosa se ne fanno i trafficanti di bambini disabili?
Il traffico di organi non è una leggenda metropolitana. Se il sonno della ragione genera dei mostri, quale notte può aver partorito questi mostri?

Persone diventate milionarie portando in Europa giovani in cerca della terra promessa, del coronamento del sogno, di in futuro milgiore.
Nel 2007 fa senso parlare ancora di schiavitù:
  • secondo un'indagine sono 12 milioni gli schiavi nel mondo
  • 1200000 i bambini ridotti in condizione di schiavitù nel mondo. Come i rumeni che si prostituiscono nella città di M.
  • 4000 le persone che sono annegate nell'attraversamento del Mediterraneo nel solo 2006
  • i casi di naufragio registrato sono stati 7000. Perchè ora i grandi trafficanti fanno sbarcare gli immigrati usando un picoclo gommone usa e getta.
  • Ogni viaggio 40000 dollari. Se il gommone affonda, poco male ...

"Dio fammi uscire dall'inferno della Yiohan" era una preghiera che qualcuno aveva scritto nelle stive della Yiohan. Tutto questo è vero.
Technorati:

Perchè era libero?

Ex Br, in regime di semilibertà, rapina una banca e poi viene fermato.
Cosa ci soprende?
Il fatto che un ergastolano fosse in giro a far rapine?
Ma i giudici hanno solo applicato la legge.
L'analisi di
Giuseppe D'Avanzo su repubblica:

Quel che sorprende, in verità, è la sorpresa di chi si sorprende, come accade in queste ore a molti esponenti del centro-destra e al questore di Siena.
La legge che concede anche agli ergastolani la semilibertà ("il condannato all'ergastolo può essere ammesso al regime di semilibertà dopo aver espiato almeno venti anni di pena") è in vigore da ventuno anni, approvata "per attuare pienamente - come si legge in un documento del Parlamento del 1986 - il principio contenuto nel terzo comma dell'articolo 27 della Costituzione: "Non è ammessa la pena di morte".

Naturalmente si può non essere d'accordo con questa interpretazione del dettato costituzionale, o essere ostili a ogni flessibilità della pena, ma - va detto - nei cinque anni governati dal centro-destra, nulla è stato detto, discusso e approvato per invertire quell'interpretazione e la direzione di marcia. Non si è mossa foglia. Appare così demagogico e strumentale - mediocre teatro politico - agitare oggi l'albero quando un ergastolano - uno dei pochissimi - torna a delinquere, tradendo chi gli ha concesso fiducia e il futuro di tutto coloro che, in regime di semilibertà, non delinquono.


Cosa ci dovrebbe invece cosprendere:
Perchè il seme del terrorismo non si riesce ad estirpare?

Cosa si sta preparando, nei prossimi mesi, una ripresa dell'attività terroristica?

La buona amministrazione (bis)

Cosa viene messo in agenda dalle amminstrazioni comunali e regionali del centrodestra in Lombardia?
Ne avevo già parlato tempo fa.

In regione ieri è stata messa in agenda la proroga del PGT territoriale: si vorrebbe, per il comune di Monza, prorogare di altri 6 mesi la sua attuazione, per permettere il piano edilizio di Paolo Berlusconi alla Cascinazza.

Avevamo già parlato anche del caso di San Donato Milanese: via le piste ciclabili, perchè rubano spazio alle macchine, ma anche per aumentare la sicurezza sulle strade (strade più ampie, minori probabilità di incidenti, avranno pensato).
Invece ieri è morto un ciclista, in una zona che una volta era una pista ciclabile. In nome della maggiore sicurezza [fonte GR di radio popolare].

02 ottobre 2007

Il nodo è sciolto

Il nodo è quello del quadruplicamento di Bovisa.
Eccoli qua dunque, i quattro cavalieri ..tutti in prima fila a farsi fotografare!!

La mafia trapanese

Raid nella casa del P.M. antimafia Roberto Piscitello della DDA trapanese:
Hanno rovistato fra i fascicoli processuali del magistrato lasciando invece intatti valori e suppellettili:
Una chiara intimidazione, senza neppure mettere in scena un finto furto.

La mafia trapanese, di cui ne aveva parlato Lucarelli nella scorsa puntata di Blu Notte, torna in una fase di offensiva.
Mentre noi parliamo di
Garlasco e del fenomeno Grillo.

Mussolini ultimo atto

Il Gip di Como ha archiviato la richiesta di riapertura dell'indagine sulla morte di Benito Mussolini.
I partigiani erano combattenti, dunque nessun omocidio premeditato.
Aggiungo io: l'ordine di fucilazione era stato emesso, per alto tradimento, contro Mussolini e tutti gli alti gerarchi, dal CLN, un ente riconosciuto dagli alleati.
Ogni volta bisogna ricordare queste cose.
Come bisogna ricordare che il famoso oro di Dongo, probabilmente trafugato dai partigiani, era in realtà oro trafugato agli italiani. Il famoso oro della patria, che anzichè essere usato per gli incrociatori, incrociava le tasche dei gerarchi.

Una cifra straordinaria

Un milioni di voti per le primarie del Partito Democratico sarebbe un risultato straordinario?
Per Veltroni e Prodi, forse vedendo che aria tira, si.
Nel 2005, alle altre primarie eravamo in 4 milioni.

01 ottobre 2007

Nulla da dire ora?

Il direttore Mazza non ha nulla da dire a proposito della sparata di Bossi?
E se, come dicono in tanti, è solo folklore, perchè devo pagare un clown con uno stipendio da ministro?

Tutte le strade portano a ....

Un chilometro di A3 (Salerno Reggio Calabria) costa 20 milioni.
Dicono gli esperti che si sarebbe fatto prima a costruire un'autostrada nuova. Soprattutto, si sarebbe speso meno. Per costruire la Salerno- Reggio Calabria ci sono voluti circa undici anni (dal 1963 al 1974) e una somma che oggi corrisponderebbe a 5,6 milioni di euro a chilometro. Per ammodernarla, di anni ne serviranno quattordici (dal 1998 al 2012) e si spenderanno 20,3 milioni al chilometro. Il conto è di 9 miliardi di euro, cioè 152 euro per ogni cittadino italiano, neonati e vegliardi compresi.

Poi i politici si sorprendono che esistano persone e movimenti contrati alle grandi opere.
Non so se lo sapevate, ma i poliziotti coinvolti nello sgombero in Val Di Susa nel 2005, si sono visti recapitare una notifica firmata dal procuratore regionale della Corte dei Conti del Piemonte, Ermete Bogetti. Per comportamento lesivo all'immagine del corpo.


Ieri si è inaugurata la quarta corsia sulla A4 tra Milano e Bergamo:
"Saranno il presidente della Regione, Roberto Formigoni, e l'assessore alle Infrastrutture e mobilità della Lombardia, Raffaele Cattaneo, a inaugurare ufficialmente lunedì mattina, 1° ottobre, la quarta corsia dell'A4, fra Milano e Bergamo. "
"Interverranno anche il ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, il presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati, il presidente di Autostrade per l'Italia, Gian Maria Gros-Pietro, l'amministratore delegato, Giovanni Castellucci, il vice presidente di Confindustria, Carlo Bombassei, il condirettore generale di Anas, Carlo Bucci."


Credo che la A4 sia l'autostrada con più taglio del nastro: il primo risale al 2000, durante la campagna elettorale per il presidente di Regione. Quando Pozzi tagliò il nastro per la corsia di emergenza, spacciandolo per 4 corsia.

Viene da pensare che in Italia le strade non servano a portare le auto, ma a portare soldi e prestigio ai politici in campagna elettorale.
Come le linee del metrò inaugurate a Milano un anno prima della consegna.

La passione per il delitto: le foto della rassegna

I finalisti del premio azzeccagarbugli 2007 della rassegna "La passione del delitto": Mongai, Degli Antoni, Fogli e Morchio (Colaprico assente). In mezzo la giornalista Gioia Giudici.
Massimo Mongai e Piero Degli Antoni alla presentazione del premio

Passione per il delitto 2007, Giallo con Ironia. Lettura del libro di Paolo Roversi.



La passione per il delitto: Giallo con Ironia

Alla manifestazione La passione del delitto si parlava di Giallo con Ironia: presentati da Tecla Dozio, i ragazzi dell'Associazione culturale Ronzinante recitavano passi dei libri di Paolo Roversi “La mano sinistra del diavolo”, Eugenio Tornaghi, "Una spiegazione logica" e Andrea Villani, "La notte ha sempre ragione".

Il libro di Paolo Roversi inizia con una mano mozzata, ritrovata in una casella postale. Che è l'inizio di una serie di omicidi, in un paese della bassa, dove non succede mai niente.
La vita tranquilla della provincia viene sconvolta: il caso diventa il giallo dell'estate.
Perchè i fatti in provincia vengono percepiti in modo diverso da quelli di città.
Nel libro ci sono dei morti che vengono dal passato, che creano gli omicidi del presente. E poi ci sono dei morti che non hanno futuro.
Questo il suo ottimo blog, dove potete trovare recensini di altri noir.

Eugenio Tornaghi: è un bancario con l'hoppy della scrittura. Avevo scritto dei racconti li tenevo nel cassetto, senza pubblicarli. Ho capito che era quasi un gesto di codardia, il non volersi confrontare con gli altri, sottoporsi al giudizio di altri.
Questo racconto me lo hanno pubblicato.

Andrea Villani ha scelto di ambientare il suo giallo a Salsomaggiore Terme. Riporto parte dellla recensione publbicata da Milanonera:
La notte ha sempre ragione è un bel giallo ambientato a Salsomaggiore Terme durante le elezioni di Miss Italia e - senza dimenticare una trama intrigata con finale a sorpresa - inviterei il lettore a non trascurare le parti squisitamente letterarie. Villani segue la lezione di King, parla solo di cose che conosce, vive a Salsomaggiore e raccolta pregi e difetti del suo paese, il lettore ne guadagna e si lascia trasportare in un ambiente che sente vivo e reale. Ottimo l’incipit: Salsomaggiore è una specie di conca. Uno strano animale dormiente tra colline rotonde. Se si arriva di notte, attraverso quelle stesse colline e tra tutte quelle luci, può apparire come una grande città. Potrebbe sembrare Caracas. Invece è un piccolo paese emiliano, per poco non piacentino, in provincia di Parma. Una signorina che si dà arie ma che è figlia di sguatteri. E si potrebbe continuare.

La passione per il delitto: premio Azzeccagarbugli 2007

Finalisti di questa edizione del festival "La passione per il delitto" : Patrick Fogli, Piero Colaprico (latitante a Garlasco), Pirero Degli Antoni, Bruno Morchio e Massimo Mongai.

Vincitore è stato Piero Degli Antoni con “La notte di Peter Pan”.
Gli autori hanno esordito con una breve presentazione del loro libro:

Piero Degli Antoni
“La notte di Peter Pan”: il mio è un thriller ambientato in una villa isolata. Si svolge tutto in una notte, dove un bambino lotta per liberare il padre imprigionato nella villa da un evaso.

Massimo Mongai La memoria di Ras Tafari Diredawa: il personaggio del libro è un immigrato che passa le sue giornate ubriaco, rifugiandosi per il mangiare e per il dormire alla mensa dei poveri della Caritas. Nella sua scatola di cartone dove dorme assiste all'omicidio di Eurasia, una ragazza della Caritas con cui era in confidenza. Rimane scioccato dall'omicidio.
Va in questura a denunciare l'omicidio, ma non viene creduto, e rimane in carcere per tre giorni. In cella, senza alcool, vive una crisi di astinenza, ma scopre la sua memoria, scopre chi era. Un professore di lettere di Addis Abeba.Esce dal carcere e decide di trovare l'assassino.

Patrick Fogli “L’ultima estate di innocenza”: sono 4 storie.
- Un ingegnere che ha perso la memoria. Con tanti dubbi sul passato e sulla moglie.
- Un fotografo di guerra che torna dall'Iraq. Sul treno incontra una ragazza che lo colpisce. Ne prende la valigia per sbaglio, torna a casa dove scopre che quella ragazza è stata uccisa.
- Un poliziotto scopre il cadavere di una bambina scomparsa mesi prima al carnevale di Venezia. Scopre un traffico di bambini.
- Infine la storia di una bambina di 13 anni che torna a casa dopo essere sparita per un giorno. Non parla più, ha addosso abiti diversi: cosa è successo a Lisa?

Bruno Morchio “Con la morte non si tratta”: è vero che con la morte non si tratta. Il mio è un noir mediterraneo, ambientato in Sardegna sull'Olgiata. Il protagonista Bacipagano deve trovare il figlio di un boss tossicodipendente.
Protagonista è la Sardegna: non è un giallo, non c'è una indagine e al morto si arriva solo alla fine. Su una storia di una faida si innesta la storia di un rapporto di coppia.

Domanda: perchè scrivere un libro col meccasnismo del giallo?

Piero Degli Antoni
: Nel mio libro si affronta di striscio il tema del rapporto bambini-adulti. Ma in realtà volevo costruire un meccanismo del giallo, che tenesse attaccato il lettore al libro.Non mi piacciono i gialli che vogliono raccontare il sociale, i gialli di denuncia, che parlano d'altro. Io ho voluto asciugare il racconto al massimo: giallo e basta.
Ho riscoperto Agata Christie un'estate dove non avevo niente da leggere e in un'edicola presi “10 piccoli indiani”: studendo.

Mongai: Il giallo classico è il luogo dove si costruisce il mito, l'idea, nella società contemporanea. Mi piace il giallo, mi piace scrivere storie del genere: è un genere che mi piace.

Fogli: Scrivo le storie che mi vengono in mente. Se nella storia ha una sua logica mettere qualcosa che sta oltre il giallo, mi sta bene. Altrimenti se certi temi li devi infilare a forza, no.Anche a me piace Agata Christie, ma mi fa imbestialire, perchè disonesta col lettore. Arrivi al finale, Poirot ti dice chi è l'assassino, ma non te lo ha fatto capire nel corso della lettura. Io ho provato a far capire al lettore quello che sta succedendo mentre legge, anche se l'assassino si scopre all'ultima riga.

Morchio: Io scrivo noir, che è quello che so scrivere. Cerco di non ingannare il lettore, perchè altrimenti questo trova il modo di fartela pagare.

Dove nasce la passione per il delitto?

Mongai: Chesterton dice “il lettore di gialli vuole sentirsi stupido”. Questo è vero alle prime letture, dove arrivati in fondo si esclama “ah, è vero ..” di fronte alla verità. Dopo aver letto altri libri gialli ci si sente meno stupidi, ma si cerca sempre la sopresa.
Prima dei gialli io leggevo i fumetti, Topolino: che nell'edizione italiana, è un personaggio detective.
Io ho la passione per la scoperta dell'assassino. Anche perchè conviene stare dalla parte dei buoni: i cattivi possono essere uccisi dai buoni e dai cattivi.
I buoni solo dai cattivi!

Quando leggevo Diabolik, io stavo dalla parte dell'ispettore Gincko. Perchè Diabolik bara!!

Degli Antoni scherzando, rispondeva che non si può dire che Diabolick guida la Porsche: Diabolik ha una jaguar!
Io ho avuto un passato da sceneggiatore: in base alla mia esperienza, ai miei gusti, per me me Topolino detective è una palla incredibile.
Tornando ad argomenti seri, una statistica di questi mesi afferma che per la prima volta, i delitti avvenuti in ambito criminale sono inferiori ai delitti avvenuti in ambito familiare.Questa statistica dice molto su dove sta finendo la nostra società.

Fogli: La paura è divertente. Avere paura è divertente.Trovarsi in mezzo ad un mistero, sapendo che non lo vivrai e arrivare a scoprire l'assassino è divertente.
I casi di Garlasco, Cogne, Erba creano interesse, curiosità. Perchè ti spaventa ciò che ti è vicino, il male nascosto nelle pieghe del quotidiano.Se scopro che c'è un assassino fruttivendolo, che affetta le sue vittime e poi le porta per strda nei sacchetti, se vedo il mio vicino che va a buttare il sacchetto della spazzatura, ho paura.
Il giallo ti permette di vivere il mistero, senza essere coinvolto in prima persona.

Morchio: la paura fa partire la storia? Si gioca con la storia, sapendo che alla fine la verità verrà a galla e tutto si metterà a posto. C'è in questo un effetto tranquillizzante. Quello che ci spaventa sono i fatti criminali senza perchè. Il giallo permette di consolarsi con la realtà, quasi come fosse un Prozac.

Piccola nota personale: non sempre i gialli italiani finiscono in modo rassicurante. Riflettendo bene quello che succede nella realtà.
Complimenti a Degli Antoni per la vittoria del premio.