15 settembre 2008

Blu notte: mafia e politica

Blu notte: mafia e politica
La storia di un mostro che muta, cambia aspetto, che si introduce in un organismo e ne sfrutta le debolezze.
La mafia, che si è innestata nel punto debole del nostro sistema, la politica.

Il lungo rapporto tra mafia e politica (una serve all'altra come il pesce con l'acqua ebbe a dire l'ex boss Nino Giuffrè): una storia iniziata col primo omicidio politico eccellente, quello del marchese Emanuele Notarbatolo il 1/2/1983.

Ucciso dal capomafia di Villabate su commissione dell'onorevole Salvatore Palizzolo.
Perchè? Perchè era un politico (esponente della destra storica) "con cui non si poteva trattare", intransigente a corruzioni e ruberie. Altri politici faranno la stessa fine (Piersanti Mattarella, Giuseppe Insalaco, o magistrati come Rocco Chinnici ..) perchè persone con cui non si può parlare.

Di mafia parla per la prima volta la relazione di Franchetti e Sonnino: "la mafia è una istituzione sociale a se stante .. con stretti rapporti con uomini politici". Sembra scritto oggi.
E di mafia se ne occupa con metodo militari, il prefetto di ferro Cesare Mori, inviato da Mussolini sull'isola per debellare la mafia.

Arriva a fare numerosi arresti, scioglie il fascio di Palemo ma, quando vuole affrontare il capitolo mafia e politica (fascista), viene deposto nel 1929.
Nel 1943 gli alleati sbarcano sull'isola con l'aiuto dei mafiosi siciliani, che ritornano nei loro paesi dal confino.

Di OSS, Cia e dei legami con la mafia Lucarelli ne ha parlato in un altra puntata di Blu notte.
I mafiosi usati, come Salvatore Giuliano, come mano militare dall'esercito separatista. La strage di Portella della Ginestra ...

L'ingresso nella DC.
Ottenuto lo statuto speciale per la Sicilia la mafia sceglie di entrare nelle varie correnti della DC.I personaggi che fanno da legame tra stato e antistato sono Vito Ciancimino, legato alla famiglia dei Corleonesi.
E Salvo Lima, legato ai mafiosi di Stefano Bontade, che nel 1968 entra nella corrente andreottiana della DC.Che Lima avesse legami con la mafia "lo sapevano tutti". Come dei rapporti con i mafiosi dei cugini Salvo, i signori del 10%.Viene nominato parecchie volte dalle relazioni della Commissione Antimafia.
Paolo Sylos Labini, che non voleva lavorare a fianco di quesro personaggio, diede un aut aut a Moro: Moro rispose che "non se la sentiva di sostituire Lima. E' troppo forte e troppo pericoloso".

Negli anni 60 inizia, in seguto alla speculazione edilizia a Palermo ("il sacco di Palermo") la prima guerra di mafia. Una guerra, per la gestione degli appalti edilizi, che lascia sul terreno un centinaio di morti.

Morti non solo tra i mafiosi, come testimonia la strage di Ciaculli del 30/6/1963.
Strage che darà impulso alla nascita della prima Commissione Antimafia e ai primi processi ai boss. Processi che porteranno alla assoluzione dei mafiosi: "la mafia non esiste", si dice a Bari nel 1969, nè sulle strade nè in politica.Eppure esiste il voto mafioso: basterebbe controllare la percentuale di schede nulle o bianche nei seggi attorno a Palermo ..

Nel 1968, Salvo Lima entra nella corrente di Andreotti: con lui entra la mafia di Salemi.Andreotti è stato 7 volte presidente del Consiglio, 8 volte ministro della Difesa: per lui è stata questa l'autorizzazione a procedere ben 27 volte.
Tommaso Buscetta parla, nel 1984, di legami con uomini politici della mafia. Con Falcone non fa il nome di questo uomo "di primo piano". I tempi, dice, non sono ancora maturi.
Buscetta farà il nome di Andreotti, come referente politico di Cosa Nostra, solo nel 1992: dopo che è caduto il muro di Berlino, sono mutati gli equilibri internazionali (l'anticomunismo non è più all'ordine del giorno); ci sono stati gli attentati a Falcone Borsellino (e alle loro scorte).
C'è stata Tangentopoli.
C'è stata la seconda guerra di Mafia: la Mattanza, il colpo di stato interno dei corleonesi.
E Buscetta parla: dei legami di Andreotti con Bontade; con Michele Sindona per il riciclaggio del denaro; del tentativo di bleccare la sentenza del maxi processo; dell'omicidio di Piersanti Mattarella; del rapimento Moro; dell'omicidio di Mino Pecorelli.
Altri pentiti dicono che Andreotti è "punciuto" e parlano del bacio con Riina ...

Ce ne sarebbe abbastanza per decretare la fine politica: nel 1994, arriva il rinvio a giudizio a Palermo.
E inizia il processo del secolo: dopo i tre gradi di giudizio si arriva nel 2004 alla sentenza di Cassazione.
Che non parla di assoluzione, come falsamente si afferma.

Almeno fino alla primavera del 1980, la sentenza parla di continuativi rapporti con la mafia, cui Andreotti diede disponibilità politica.
Per il resto, Andreotti viene assolto con formula dubitativa (ex insufficienza di prove).Andreotti ha incontrato mafiosi; ha avuto rapporti con Michele Sindona; sapeva che Lima, i cugini Salvo e Cianciminoo fossero mafiosi; sapeva dell'omicidio in programma di P.Mattarella ....
Questo è Giulio andreotti.

La guerra allo stato.
Dopo il 1993 cambia lo stato e di riflesso cambia la mafia. Lo Stato inizia una seria opera di opposizione alla mafia: era iniziata negli anni 80 con le nuove leggi di contrasto; con i pentimenti che portarono al maxi.La mafia, i corleonesi, reagiscono con le bombe: le stragi del 1993 hanno una doppia valenza, spiegava il magistrato Scarpinato.Sono un messaggio politico, per la trattativa con lo stato.Sono anche un tentativo terroristico di destabilizzare il paese in vista delle elezioni.
La mafia cerca inizialmente di diventare anche soggetto politico, con i vari movimenti per l'autonomia (la Lega Meridionale di Bagarella), sulla scia di quanto accadeva al nord con la Lega.

D'altronde, in quegli anni il politologo della Lega Miglio sosteneva che "andava istituzionalizzata la mafia".E la stessa cosa pensava la mafia.
Ma in quegli anni muta anche lo scenario politico, con la nascita di nuovi partiti. Come Forza Italia dell'imprenditore Silvio Berlusconi.Dietro il partito ci sono personaggi come Marcello Dell'Utri: siciliano trapiantato a Milano; amico del boss Gaetano Cinà.

Nel 1974 Dell'Utri arriva a Milano, su invito dell'allora costruttore Berlusconi, che sta costruendo Milano 2.
A Milano, Dell'Utri porta con se Vittorio Mangano, come fattore per villa S. Martino a Arcore.Vittorio Mangano, di cui Blu Notte si è già occupata con la "Mafia del nord" lavora nella villa fino al 1976.
Vittorio Mangano, non è una persona normale: frequenta a Milano personaggi come Gerlando Alberti; sospettto di essere mafioso, legato al traffico di droga.

Mangano è stato condannato nel maxi-processo per traffico di stupefacenti e nel 1999-2000 subisce altri 2 ergastoli.Interrogato dai magistrati di Palermo, nel processo a Dell'Utri e Berlusconi ha "eroicamente" resistito, senza fare il nome del suo ex datore di lavoro.
Un eroe?

Capita anche questo, nell'Italia di oggi.Il processo a Dell'Utri, ritenuto dai magistrati di Palermo come il nuovo riferimento per la mafia nel nord, inizia nel 1996: la procura ritiene che Dell'Utri sia organico alla mafia da 30 anni; sia stato usato dalla mafia per infiltrarsi nel tessuto economico del nord; ha avuto relazioni con boss mafiosi, i bontade prima, i corleonesi poi.

Il gruppo Fininvest subì degli attentati, intimidazioni da parte della mafia: una bomba scoppiò sotto la sede a Roma.In una intercettazione tra Dell'Utri e Berlusconi, parlano di "una bomba collocata con grande rispetto, quasi con affetto".La mafia cercava di usare F.I. come nuovo riferimento politico.
Il processo a Dell'Utri, termina in primo grado nel 2004 con la condanna a 9 anni.

I nuovi Vicerè.
Ultimo politico in questa lunga carrellata è Totò cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia, condannato per l'inchiesta sulle talpe alla Dia, a 5 anni.
Un ex presidente del Consiglio.L'attuale presidente, il fondatore del suo partito.Un ex presidente di regione.Ma ci sono anche giudici di Cassazione come Corrado Carnevale; agenti dei servizi come Bruno Contrada; altri politici come l'ex DC Mannino.

Un lungo viaggio, in realtà un lungo incubo, che potrebbe essere spezzato se le sentenze in Appello o in Cassazione ribaltassero le condanne di primo grado.
Almeno per Dell'Utri e Cuffaro. E scoprissimo che in realtà era solo un brutto sogno. Tra la Cosa nostra e politica italiana, non esiste nessun rapporto.
Technorati: ,

Succede in Italia

Succede che un criminale di guerra, Erich Priebke, sfuggito all'estero, agli arresti domiciliari per la strage delle Fosse Ardeatine, diventi presidente di giusria per un concorso di aspiranti miss.

Succede che nella stessa sera, la televisione pubblica e privata, mandino in onda lo stesso genere di trasmissione: aspiranti miss o veline che sculettano sorridendo ad una platea di guardoni.

Succede che un tizio torni a casa e trovi la moglie a casa a letto col prete. Succede a Chioggia.

Succede che il presidente di un partito di maggioranza, presidente della Camera, sia (ancora oggi) costretto a ribadire l'ovvio (l'antifascismo, le radici della nostra repubblica, la parte giusta e quella sbagliata).

Succede che la famosa cordata Alitalia (i salvatori della patria), fatta mettendo assieme dalla stessa parte creditori di Air One e finanziatori della Cai come Intesa, si sia sciolta alle prime difficoltà.
E non parlatemi di sobillazioni dei sindacati di sinistra: i sindacati piloti sono vicini alla destra di AN.

Succede che ad Albizzate, l'assessore leghista Giancarlo Valmori se ne esca fuori con la frase "gay nelle foibe".

Succede che dopo il lodo Alfano, il lodo Alitalia, Berlusconi è detinato a risolvere un altro problema, sempre con lettera A. Il lodo Ancelotti.
Succede anche questo.

Morire per un pacco di biscotti


I giustizieri della notte di Milano, si sono fatti giustizia. Per un pacco di biscotti, due persone normali, gestori di un bar, hanno ucciso a sprangate un altro uomo.

Copevole di essere negro, perchè Abdul era del Burkina Faso. Ma non parliamo di razzismo, per carità: fossero stati froci, zingari o comunisti avrebbe fatto lo stesso.
E il nuovo corso della giustizia fai da te, della tolleranza zero, degli immigrati raus.

Si parla tanto di un ritorno del clima di violenza anni 70 (specie dopo i disordini di sabato scorso per l'apertura del circolo fascista Cuore Nero).

Ma fino ad oggi, i morti sono tutti di una parte. Qualcuno potrebbe intendere questa legittimazione della violenza fai da te in altri termini: magari contro un Fiorani, un Tanzi, un Tronchetti e aspettarlo sotto casa per corcarlo di mazzate. Altro che una merendina hanno rubato ....

14 settembre 2008

Le miss in Italia


Mentre il ministro per le pari opportunità tuonava contro il mercimonio dei corpi (parlando delle prostitute), la Rai e Mediaset mandavano in onda spettacoli dove giovani (e bellissime ) ragazze cercavano di guadagnarsi il posto al sole televisivo col proprio corpo. Una contraddizione? Forse.
Facciamo intanto i migliori auguri alla vincitrice di Miss Italia, Miriam da Catania.
Leggiamo con piacere che è a due esami dalla laurea.
Caspita, in Italia ci sono ancora giovani ragazze carine che vogliono studiare per affermarsi nella vita .... anzichè puntare su altro (chessò una telefonata ad un politico famoso, ad un produttore televisovo).

Il grande fratello televisivo (il maestro unico mediatico) ha ancora ancora lavorare.

Ricordiamo le parole di Giovanni Falcone, da "
Cose di cosa nostra" 1991:
"In Sicilia per quanto uno sia intelligente e lavoratore, non è detto che faccia carriera, non è detto neppure che ce la faccia a sopravvivere. La Sicilia ha fatto del clientelismo una regola di vita e la mafia finisce per far apparire come un favore quello che è il diritto di ogni cittadino".

Non ci deluda, Miriam.

Mafia e politica stasera a Blu Notte


Mafia e politica. Un rapporto che affonda nella notte della Repubblica e ancora prima, nella storia d'Italia (come ha ben spiegato il libro "Il ritorno del principe" di Saverio Lodato).
La prima ha bisogno dell'altra, e viceversa: la criminalità dei potenti ha bisogno del braccio armato di cosa nostra per il controllo del territorio. E il potere criminale della mafia deve avere il suggello della politica, per continuare impunentemente i suoi affari. Mafia, politica, potere (criminale) e affari. Blu Notte parte da lontano, la morte del sindaco di Palermo, il marchese Notarbartolo.

Per arrivare a Ciancimino, a Salvo Lima, all'ascesa dei corleonesi e alla loro caduta.

Fino ad arrivare alla nuova mafia, che si è infilata nella borghesia siciliana creando una zona grigia
che fa da cerniera da mafia e politica.
Cuffaro, Miceli, Guttadauro .... La Mafia Bianca degli ospedali convenzionati, degli appalti, dei servizi idrici, dei rifiuti.

Dopo la puntata di Report del 2004 "La mafia che non spara " dove si parlava di mafia e politica, la destra chiese
una puntata riparatrice (la par condicio sulla mafia).

Cuffaro minacciava di non far pagare il canone ai siciliani: sì, proprio lo stesso Cuffaro condannato per favoreggiamento ai mafiosi. In televisione veniva accusato di aver favorito Cosa Nostra, come telespettatore si indignava per un documentario di denuncia sulla mafia. Le Monde pubblicò questa vignetta, sul caso.

L'allora vicepresidente di Confindustria Ettore Artioli stigmatizzava gli "odiosi luoghi comuni secondo i quali tutta la Sicilia sarebbe governata dalla delinquenza organizzata". Il sindaco di Catania Scapagnini, il medico di Berlusconi, quello che ha lasciato il buco di bilancio, annunciava "la sospensione di ogni rapporto ufficiale con il servizio pubblico".
Spero che questa volta, questo strazio ci venga risparmiato. La mafia esiste (come ha raccontato Blu Notte, anche al nord) ed esistono anche i legami col potere politico. A qualcuno stasera fischieranno le orecchie: Totò Cuffaro, Vittorio Mangano, Marcello Dell'Utri ... Silvio Berlusconi.

Rumore mediatico

Il Paese ha perso l’orientamento. Nessuno lo rappresenta più davvero. Testarde fazioni politiche contrapposte tengono in ostaggio la politica.

Il ceto degli intellettuali si è dissolto in singoli individui o in piccoli gruppi. Non solo ha perso valore la qualifica di destra o sinistra, non ci sono più conservatori e progressisti, ma si è smarrito il senso di ciò che tiene insieme questo Paese. Nessuno sa più dirne le ragioni, in modo convincente per tutti, pur facendo attenzione alle legittime differenze.

La storia nazionale è impunemente sequestrata da dilettanti e mistificatori. Ormai si può dire tutto su tutto - dall’8 settembre al terrorismo delle Brigate Rosse. Ciò che importa è il rumore mediatico che copre ogni altra voce e può contare sulla spossatezza degli studiosi seri. La serietà è diventata noiosissima in questo Paese: è intollerabile e incompatibile con il talk show permanente.

C’è in giro una pesante aria decisionista. A parole almeno. Comincia dai vertici dei ministri, indaffarati a fare proclami, cui non sappiamo che cosa davvero seguirà. Colpisce l’irresponsabilità e il dilettantismo di ministri che parlano (pensando in realtà soltanto ai media) come se tutto dipendesse dalle loro parole.

Come se la scuola - per fare un esempio - non fosse una grande complessa istituzione tenuta in piedi da migliaia di professionisti che hanno una loro competenza ed esperienza, di cui tener conto. No. Sono trattati come zelanti esecutori di decisioni calate dall’alto.

Ma da dove è spuntata fuori questa classe ministeriale? Da quale cultura? Dalla destra storica liberale? Dal fascismo riciclato democraticamente? No, per carità - si obietta subito -, non incominciamo con le genealogie ideologiche. Ciò che conta è «fare ordine» contro il «disordine della sinistra» - come dice il Cavaliere.

Mettere ordine, ripulire, punire, comandare. Se è il caso, mettere in galera clandestini, teppisti di stadio, prostitute di strada. Come se fossero la stessa cosa.

Naturalmente una società ordinata e sicura è un valore collettivo. E non finiremo mai di rimproverare la sinistra per essersi fatta scippare per malinteso «buonismo» questo valore. Per questo motivo non solo ha perso le ultime elezioni, ma adesso ha perso anche la testa. Infatti non sa più come reagire. A ogni iniziativa «d’ordine» ministeriale o governativa, balbetta e si divide.

Ma quali sono i valori della nuova destra populista che pretende di essere innanzitutto pragmatica, anti-ideologica? A prima vista sono i valori tradizionali di «Dio, patria e famiglia». Naturalmente al posto di Dio oggi si preferisce parlare di «radici cristiane»; l’idea di patria richiede qualche aggiustamento critico; soltanto la famiglia sembra mantenere le vecchie connotazioni. Ma è una pura finzione, se guardiamo ai comportamenti reali e non alle dichiarazioni fatte «per compiacere la Chiesa» (parole di Berlusconi).

In realtà la vera chiave della cultura politica di oggi è nel termine di «populismo» che va inteso non in modo generico, ma appropriato. Il populismo democratico ha quattro ingredienti: un popolo-elettore che tende a esprimersi in uno stile tendenzialmente plebiscitario con un rapporto di finta immediatezza con il leader; la dominanza di una leadership personale, gratificata di qualità «carismatiche»; un sistema partitico semplificato con un ricambio di élite politiche che è di supporto immediato al leader; il ruolo decisivo e insostituibile dei media allineati. Sottoprodotti di questa situazione sono la iperpersonalizzazione della politica e la sua spettacolarizzazione.

Gli elettori scelgono o si orientano al leader con aspettative di tipo decisionistico, per l’insofferenza verso le eccessive mediazioni parlamentari e le corrispondenti differenziazioni partitiche.

Da qui l’attivismo cui assistiamo quotidianamente. E le misure populistiche fatte appunto per soddisfare un immediato desiderio di ordine: contro la violenza di stadio come contro la prostituzione, indifferentemente.
(Populismo e il passato che ritorna, GIAN ENRICO RUSCONI - LA STAMPA)

Il rumore mediatico ci stordisce: non distinguiamo più le favole dalla realtà, non capiamo.
In questo rumore si inseriscono le voci di governo: La Russa che deve concedere qualcosa agli ex elettori di AN.
Berlusconi che elogia Italo Balbo “in Libia fece cose egregie”. Meno bene in Emilia, quando guidava le squadracce contro i braccianti.
Deve intervenire in extremis Fini, prima che si arrivi all'olio di ricino: il presidente della Camera mette dei punti fermi “Il fascismo uguale dittatura ... Ogni democratico deve essere antifascista”.
“Chi scelse la Repubblica di Salò era dalla parte sbagliata”. Bene. Sapevamo anche noi che il problema in Italia era l'assenza di una destra antifascista, come in Francia la destra di De Gaulle.

Meno bene altri proclami lanciati sull'etere, come spot della perenne campagna elettorale cui assistiamo.
Si lancia l'allarme per le carceri super affollate e si introducono nuovi reati, come quello della prostituzione su strada. Per sfollare le persone dalle carceri si parla del braccialetto (che ci costerà parecchio con Telecom): ma non si parlava delle intercettazioni, che costavano troppo?

E, sempre a proposito di intercettazioni: il DDL Carfagna (sì, quella dei calendari), mette in carcere per 5-15 giorni prostitute e clienti. Siccome per meno di tre anni non si va in carcere, con questo disegno si intaseranno solamente i tribunali.
La mafia ringrazia caldamente.

Non solo: siccome le intercettazioni per il reato di sfruttamento per la prostituzione non si possono più fare (reato con pena inferiore a 10 anni), non si potrà più combattere chi sfrutta le prostitute.
E allora, a cosa servono tutti questi decreti? A niente, solo rumore.
Le contraddizioni di questo governo sono sotto gli occhi: si parla di difesa di italianità per il finto salvataggio di Alitalia, svenduta a imprenditori amici, e a banche che da una parte figurano come creditrici (per la nuova cordata) dall'altra come debitrici (per la vecchia Alitalia, la bad company).
Alitalia, che doveva essere il capolavoro del cavaliere, si sta trasformando nella grande debacle.
Ieri Berlusconi accusava l'opposizione di esser dietro le agitazioni dei piloti. Ma non si ricorda quando dietro le agitazioni di taxisti (a Roma) e degli autotrasportatori (che bloccarono l'Italia l'inverno scorso) c'erano dietro esponenti del centrodestra.

Parlano di federalismo, di padroni a casa nostra, poi vedi i celerini mandati a sgombrare i vicentini contrari all'allargamento della base aerea.
Parlano di sicurezza e tolleranza zero, poi vedi i tifosi (del Napoli) a spasso per Roma a sfasciare treni e stazione.
E' bastato togliere dalla televisione la spazzatura a Napoli (le indagini hanno coinvolto il sottosegretario Cosentino di Casal di Principe, sapevate?) per risolvere il problema; le prostitute dalle strade e i reati di piccola delinquenza nei TG.
Rumore, solo rumore.
Lo potremmo capire anche noi, se non ci fossero abbastanza giornalisti da raccontare i fatti.

Senza rimorso di Luigi Guicciardi

L'ultima indagine del commissario Cataldo, siciliano trapiantato a Modena, inizia con un omicidio di uno scrittore, diventato famoso per il suo fortunato esordio letterario, ucciso dopo una riunione in canonica per il consiglio parrocchiale.

Senza nemici, brava persona, un po' chiuso: per trovare le regioni della morte Cataldo inizia a sentire le altre persone del gruppo. Tutte conoscevano la vittima e, addirittura, con alcuni di questi, era stato compagno di studi, nell'adolescenza.

Non è un'indagine facile: nessuno dei conoscenti sembra voler aiutare il commissario sebbene alcuni potevano avere motivi di risentimento contro la vittima.
Cataldo inizia una indagine sulla psicologia delle persone, tutte con una vita apparentemente normale, ma con qualcosa da nascondere.

Ma, mentre la polizia, come si dice, “brancola nel buio”, l'assassino continua a colpire altre persone nel gruppo parrocchiale: sta mettendo in atto una vendetta, va bene. Ma cosa spinge l'assassino a colpire, con quella ferocia, senza nessun rimorso? Cosa lega tra loro tutte quelle persone? Cosa c'entrano quegli omicidi, con la morte accidentale di un ragazzo, avvenuta 15 anni prima?
Cataldo arriva a sospettare persino del prete, Don Guido, guida spirituale della parrocchia.
Fino alla dura verità, ottenuta scavando nel passato.
Un noir che predilige l'indagine sui personaggi, dove l'azione lascia spazio allo scavare nella personalità degli indiziati, e dove il lavoro del poliziotto è più simile a quello di un dottore (o di uno stregone) capace di giudicare una persona da uno sguardo, una parola detta o, anche, da una parola non detta.


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12 settembre 2008

Se li conosci ... Renzo Bossi


Delfino, trota o semplice figlio di papà, che a parte essere trombato agli esami da professori terroni, e rischiare di finire sull'Isola dei famosi con Luxuria, non ha ancora fatto un cazzo nella vita?

A quanto pare Renzo Bossi è il candidato ideale per entrare nel residence (vedi Italiopoli) della politica italiana. Dopo il Dio Po, il figlio trota.

Con che soldi si sarà comprato quella cazzo di maglietta? Con i soldi da ministro del padre?

Religione o politica?

Il papa all'estero, in versione francese:
"La religione non è identificabile con uno Stato, la religione non è politica e la politica non è una religione"

Strano, al meeting di Comunione e Liberazione lo slogan era: "O protagonisti o nessuno".
Di fronte ad una platea piena di politici, il messaggio era chiaro.

Davanti a quella platea, Bagnasco, all'apertura del meeting: "Nostro diritto la politica vogliono chiuderci nelle sacrestie".

Trattativa interruptus



Strano ... questi piloti che vogliono per forza lavorare.
Casta volante dei piloti, dei manager e dei politici? Si, forse.
Ma in un periodo in cui nessuno vuole cedere i propri tornaconti (nessuno tocchi i sacri rimborsi elettorali), i dipendenti Alitalia non vogliono essere gli unici a pagare.

Le balle contro Travaglio

Stoseguendo la querelle D'Avanzo - Travaglio - Facci: mai visto un giornalista doversi discolpare così a fondo per cose che non ha commesso. Non è l'accusa che deve portare l'onere della prova?

In un paese poi, dove abbiamo presidenti del Consiglio, del Senato, su cui si lasciano gravi ombre di colpevolezza.....

Il colpo di stato alla Giustizia

E' scritto che la legge è uguale per tutti. E la Costituzione sancisce questa uguaglianza dei cittadini (lodo Alfano permetendo).

Ma in tempi in cui il presidente della Repubblica, il garante degli equilibri della democrazia, della Costituzione, afferma che esistono persone che ancora non si identificano in essa, allora nulla può essere dato per scontato. Nemmeno in termini di Giustizia.
Se nemmeno sulla Costituzione, sui principi fondamentali, siamo d'accordo.

Berlusconi, davanti ai giovani di AN parla della sua visione della Giustizia: dividere magistratura niquirente e giudicante.

Parlare di avvocati della difesa e avvocati dell'accusa, non più di magistrati.
Mettere sullo stesso piano il pm, che rappresenta lo stato, con un Cuffaro, con un Dell'Utri, con un Riina qualsiasi. Che rappresentano l'antistato.

Lo ha già spiegato bene Bruno Tinti sulla sua rubrica "Toghe rotte": ma evidentemente i giovani di AN (così come qualche dirigente) dimostrano scarsa cultura legalitaria.

Cosa c'è dietro la riforma della giustizia? Su Repubblica D'Avanzo parla di riesumazione della Bicamerale, di un patto Violante-Ghedini (appunto un ex magistrato ed un avvocato della difesa).

Quel che oggi appare una faticosa (e ardua) ascesa alle vette di una riforma costituzionale diventa, più o meno, una quieta passeggiata in riva al mare. Un percorso legislativo ordinario e svelto che, senza troppo clamore e piazze Navona, altera gli equilibri costituzionali più di quanto possa fare una risicatissima riscrittura della Costituzione.
La "riforma della giustizia" (o meglio lo scontro ideologico tra politica e magistratura) ha già un suo compromesso concreto, rapidamente realizzabile e già per buona parte condiviso.
L'abolizione di qualche parola in due articoli del codice di procedura penale consente alla politica di ottenere, senza "guerre di religione", quel che dai tempi della Bicamerale è apparso alla politica una chimera: il controllo dell'azione penale e l'attenuazione dei poteri del pubblico ministero a vantaggio dell'esecutivo.

Insomma un altro colpo di stato (dopo quella della riforma della legge elettorale, del lodo Alfano).
Vi invito a leggere il commento (un pò tecnico) sempre di Bruno Tinti:
"Tutti d'accordo sul PM avvocato della polizia?"

Insomma, senza ammazzarsi in battaglie per la riforma della Costituzione, senza scomodare le grandi questioni della separazione delle carriere e dell’obbligatorietà dell’azione penale, è sufficiente impedire al PM di prendere autonomamente notizia dei reati, di disporre di una Polizia Giudiziaria alle sue dirette dipendenze e di dare direttive a questa Polizia per l’esecuzione delle indagini.
Ecco come si può far diventare il PM “avvocato della polizia”, che vuol dire avvocato del Governo.
Un avvocato che riceve un processo bello e confezionato e deve solo sostenere l’accusa davanti al Giudice, sulla base degli elementi che la Polizia gli ha fornito; e solo di quelli.
Ah dimenticavo: un avvocato, soprattutto, che non riceve i processi che il Governo non vuole che si facciano.

11 settembre 2008

La Carfagna lo fa gratis



"Mi fa orrore chi vende il proprio corpo"
Ma per il suo calendario, la Carfagna non si è fatta pagare?

Il paese dei divieti

Divieto di prostituzione.
Da domani le meretrice, se intendono proseguire l'attività, potranno contattare il dottor Saccà.
Oppure, previa prenotazione, contattare la segreteria di Palazzo Chigi.
P.S. il ddl fa divieto di prostituirsi all'aperto: basta che la professiano venga esercitata al chiuso.

Divieto di contestazione.
Fischiano la Gelmini e vengono identificati dalla polizia, in borghese.

«Non capisco perché dobbiamo pagare tre insegnanti quando tutto funziona anche con uno solo», è sbottata Gelmini alla folla rumorosa. Ed è partito qualche fischio.
[..]
A quel punto, a sovrastare gli applausi arrivano soprattutto i fischi, qualcuno grida «Vergogna!», poi la cosa sembra finire lì. Ma con una prontezza d'intervento forse un po’ sorprendente, vista la modesta entità della contestazione, alcuni agenti in borghese si avvicinano ai contestatori, e dopo un timido tentativo di ridurli al silenzio o di convincerli ad allontanarsi, li identificano uno per uno chiedendo loro i documenti.


Divieto di satira.
PM contro la Guzzanti per le frasi sul papa in piazza Navona.

Riassumendo: impunità per le alte cariche dello stato; indulto e amnistia per i colletti bianchi assieme a qualche carcerato. Evasione generalizzata e mafia estesa sul territorio, che controlla vasti pezi di economia.
Ma guai a criticare i potenti.

Il presidente fortunato

«Sono presidente del Consiglio di un Paese molto solido, con alto livello di vita e di benessere. Possediamo il 72% del catalogo delle opere d´arte e di cultura d´Europa, il 50% di quelle mondiali, abbiamo 100.000 tra chiese e case storiche. Siamo il Paese che ha la squadra campione del mondo di calcio. Siamo il Paese del sorriso e della gioia di vivere»
Silvio Berlusconi, Ansa 10 settembre


Come non ricordare il finale di "Fantozzi contro tutti", quando dopo aver scritto Fantozzi è uno stronzo, in cielo, torna a casa con Pina.
E di fronte al palazzo che lo prende in giro, grida "sono un uomo fortunato"

Procura di Roma contro Sabina Guzzanti

Sabina Guzzanti ha offeso il papa e la procura di Roma chiederà al ministro della giustizia di procedere.
Ma il Vaticano non può sporgere querela da solo? No, visto che il papa è equiparato ad un capo di stato estero.

Ma la procura di Roma non ha niente di meglio da fare (difendere i lavoratori di Alitalia? i risparmiatori Telecom, Parmalat, Cirio ?). No evidentemente, no.

Le parole incriminate? Ratzinger "fra vent'anni sarà all'inferno, tormentato da diavoloni frocioni".


Prevista una querela postuma al signor Alighieri Dante, per aver posto nel suo libro "Divina Commedia", papa Bonifacio VIII, all'inferno.

A proposito di accuse a papi e alla chiesa, occore ricordare le parole di Umberto Bossi, nei lontanissimo anni 90:
Il leader è il signor Umberto Bossi, che nel 1997 diceva:
"Le chiesa è l'altra bretella del regime del partito-stato, insieme ai sindacati. La Lega deve combattere contro il nazionalsindacalismo e il nazionalclericalismo. Sono lontani tempi di Giovanni XXIII, il gran lombardo: ora è arrivato il papa polacco, che ha portato la chiesa ad interessarsi molto più del potere temporale invece che del potere spirituale. I vari casi Ior e Marcinkus sono lì a dimostrarlo."
(9 agosto 1997)

Altre perle bossiane, qui.

Chuck Norris ha chiuso il buco nero


Al Cern hanno aperto il buco ... e Chuck Norris l'ha chiuso con un calcio .

La gara dell'11 settembre

Ogni 11 settembre si celebra la gara a chi è più pro americano: tra un "viva l'america e George Bush" e "a morte Bin Laden" ci si dimentica dell'attentato alle Torri Gemelle e di quanto avvenuto dopo.
Dell'incapacità delle aministrazioni Clinton e Bush Jr. di prevenire l'attentato.
La guerra in Afghanistan per sconfiggere il terrorismo: dopo 7 anni siamo lì per vincerla.
Bin Laden non è stato catturato e in compenso le donne afgane portano ancora il burqa.
Siamo andati con l'inganno a far la guerra in Iraq a Saddam (ma Saddam è un dittatore .. come Gheddafi, come il nano coreano, come in Cina, come c'erano dittatori in Cile e in Argentina): una guerra che è costata più morti che non alle Torri Gemelle.

Il mondo è molto più destabilizzato oggi che non 7 anni fa.
L'economia mondiale (e in particolare quella americana ed europea) sono messe peggio.

Ma ci sono le vittime, e quelle dobbiamo rispettarle. Vero.

Ma sbagliato dire che l'11 settembre 2001 ha cambiato la storia: in quella data, noi occidentali (e in special modo gli americani) si sono sentiti vulnerabili, sebbene non sia stato il primo attentato del terrorismo islamico (sempre alle Torri Gemelle, nel 1993, scoppiò un camion imbottito di esplosivo).

E in quanto a genocidi e stragi, se vogliamo spendere qualche lacrima, il secolo passato è stato pieno di massacri: il massacro di Srebenica luglio 1995 è avvenuto qui a due passi; il genocidio in Ruanda sempre negli anni 90 ...

Tutto il resto è propaganda.

10 settembre 2008

L'articolo me lo scrivo io: D'alema vs Tremonti

Ballarò, puntata di ieri sera dedicata a Ici, sicurezza e Alitalia.
Confronto tra D'Alema e Tremonti.
D'alema tira fuori un articolo del Sole 24 ore che critica la scelta del governo sulla pivatizzazione.

Tremonti chiede: "Chi lo ha scritto?".
D'alema da il nome del giornalista e Tremonti, serafico "ah, be allora adesso me lo scrivo io un articolo".
Non risponde i merito ai contenuti dell'articolo.
Come i bambini: me la suono e me la canto.

Parafrasando Mussolini (tornato tanto di moda) “ Discutere con Tremonti non è difficile. E’ inutile”.
Il video del battibetto su Corriere.

Tra parentesi, oggi Il sole 24 ore riporta il titolo dell'Economist: "Quale è il pezzo del patriottismo".
Tremonti andrà a scrivere anche per l'Economist?

The day that never comes - the video



Ricorda un pò il video di One, o no?
P.S. si scrive thrash metal e non trash (come ad es. sul sito della Feltrinelli)...

Errata corrige: Il mondo non è finito


Alla fine siamo ancora qua ...

Ma qualcuno ha voluto riderci sopra: bella la prima di Repubblica taroccata per l'evento.


Il braccialetto d'oro


Costo della sperimentazione (idea del ministro Alfano) per i 400 braccialetti di Telecom: 11 ML di euro.
Mica male.

Come riferisce il Sole24ore, la sperimentazione ha mostrato tutti i limiti
dell'iniziativa: funziona entro un raggio limitato - 100-200 metri - e spesso il
segnale scompare anche se il detenuto va in cantina o in un angolo coperto.
Insomma: non alleggerisce il carico di polizia e carabinieri e non permette di
intervenire rapidamente in caso d'evasione. Gioielleria penale.
Che oggi viene riscoperta dai due ministri Alfano e Maroni, con scarse possibilità di successo:
il contratto con Telecom impedisce di provare altri prodotti tecnologici. E,
soprattutto, è un'illusione credere che esista una bacchetta magica per i
problemi della giustizia: servono riforme, investimenti e competenze.
Nel frattempo, però, sarebbe urgente evitare di buttare via quelle poche risorse
disponibili, in denaro e in personale.

La mala Fede

Emilio Fede, direttore del TG4 (sic), su Roberto Saviano (il filmato lo potete rivedere su blob): sta commentando il fatto che lo scrittore Roberto Saviano viva sotto scorta
"Se vuole posso raccontare io a Saviano come si vice sotto scorta, perchè sono sotto scorta da più tempo di lui".

Il titolo di giornalista vale sia per l'uno che per l'altro: mi chiedo a quale titolo sia data la scorta a Emilio Fede .. per permettergli di andare al Casinò a giocare senza trovare traffico?

Estrema fiducia nello stato

Cosa nostra ha bruciato la casa del giudice antimafia Giacomo Montalbano.

Giacomo Montalbano è stato presidente del collegio del tribunale delle
misure di prevenzione che ha ordinato lo scorso mese la confisca di beni per 240
milioni di euro all'imprenditore Pietro Di Vincenzo di Caltanissetta.
Prima di lasciare gli uffici del gip di Palermo, Montalbano ha ordinato gli arresti dei
favoreggiatori di Bernardo Provenzano
, nell'operazione "Grande mandamento" e si
è occupato dell'inchiesta sulle "talpe nella Dda" che coinvolgeva l'imprenditore
Michele Aiello e l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro.
Montalbano è tutelato dai carabinieri.

Cosa nostra, quella cosa che è scomparsa dai giornali, dalla televisione, dall'agenda politica e che viene ricordata solo ad ogni morte di giudice...
Ve la ricordate?

Sì, chi paga il pizzo, chi viene estorto, chi è costretto a stringere accordi con l'eccellenza per poter lavorare, chi vive sotto la minaccia di cosa nostra, sa di cosa parlo.

Per gli altri potrebbe essere una notizia come altre.
Per quelli che vedono la Sicilia come la terra dei sapori, del mare, dei cannoli alla ricotta ...
insomma quella rappresentata bene dalle fiction.

D'altronde non riguarda rom, immigrati, spacciatori, prostitute, estremisti della sinistra massimalista (quelli che bruciano le bandiere degli Stati Uniti) contro cui questo governo ha mostrato la faccia dura.

Il giudice Montalbano, dopo l'attentato si è detto fiducioso nello Stato. Vediamo.

La fine del mondo

Secondo alcuni oggi potrebbe esserci la fine del mondo, circa alle 9:11.Vorrei approfittare del momento per dire qualcosa di importante ..
Ma non mi viene in mente nulla.

Forse una cosa: Berlusconi Santo subito. Così almeno ci togliamo la sfiga di trovarcelo (o trovarmelo) all'altro mondo.

D'altronde, secondo i sondaggi, il cavaliere è santissimo.
Percentuale di gradimento del 62%, con punte di gradimento fino al 67%, in prime time.

Secondo ma gaggioranza degli italiani è giusto che si sia protetto il fondoschiena dai processi, dei militari in città, nelle cave, della svendita Alitalia agli imprenditori amici, del taglio della spesa corrente (sanità, istruzione, polizia..) ..

09 settembre 2008

Anime nere di Gioacchino Criaco

"Venne la repubblica e ci spedì per il mondo a spaccarci la schiena per un tozzo di pane.
Avevano bisogno di braccia e epospolarono i nostri monti.
Ci costrinsero ad andare a scuola, ci allettarono col denaro e il miraggio di una vita migliore.
Noi eravamo persone normali solo sui nostri monti, fuori da lì diventavamo belve in cattività, un animale selvatico impazzito, cosa si aspettavano di addomesticarlo?

Ci hanno cercati, non siamo andati noi a chiamarli.
Noi stavamo bene con la nostra fame, le nostre malattie, la nostra arretratezza, non volevamo aiuti. Sono venuti nei nostri pascoli ad attaccare cartelli, divieti di caccia, divieto di pesca, divieto di pascolo, tutto divenne divieto.
Perchè un popolo non può scegliersi il futuro e vivere come crede, sulla propria terra?
Non volevamo la loro integrazione, il loro progresso, la loro lingua, i loro soldi.Loro hanno aperto le porte al demone".


Loro, in questo passaggio finale del bel libro di Criaco, sono tutti gli invasori che hanno attraversato la Calabria (e la Locride dove si svolge la storia) solo per spogliarla, per prendere e non per dare.Lo stato italiano e prima il fascismo e i borbone.
E prima ancora i romani e i greci.

In quelle terre, lo stato lo conoscevi solo con gli scarponi del carabiniere che ti entrava in casa.In una terra ricca solo di miseria, potevi scegliere tra una vita di servi (allo stato, al malandrino locale, al padrone) o la morte.

E i tre ragazzi la cui epopea criminale è raccontata in queste pagine, hanno scelto una vita da liberi: liberi ma armati, pronti a difendere ed attaccare, fossero stati malandrini o sbirri, i nemici.

I "figli dei boschi", tre cugini cresciuti assieme tra pascoli, greggi, boschi, al racconto delle leggende tramandate dagli anziani, decidono di non legarsi a nessun malandrino. E iniziano una carriera criminale passando da rapimenti, al traffico della droga, nella Milano dabere degli anni 80.

Legandosi anche a trafficanti arabi, riescono in breve tempo a mettere in piedi un business che permette loro di entrare nei salotti esclusivi della città.

Conoscono politici, magistrati, poliziotti sporchi e tanta gente che chiede loro solo di divertirsi con la polvere bianca, la coca.Arriveranno tempi duri, l'inchiesta di Mani Pulite che, per una breve parentesi, da l'illusione di poter ripulire la città, il carcere e poi la libertà ...

"Anime nere" è un racconto criminale da un punto di vista inedito: quello di canisciolti, non legati alla 'ndrangheta o a qualche associazione criminale mafiosa, capaci comeunque di interloquire con i granti trafficanti colombiani, con il terrorismo islamico: giovani imprenditori del crimine.
Criminali sì, ma che alla fine si ritroveranno vittime.


Da melitoonline:
Una giovinezza spesa per diventare veri criminali, per salire i gradini dell'organizzazione e poter dire, un giorno, di essere qualcuno. Sono loro le "Anime nere", i ragazzi della Locride che vivono nelle pagine del romanzo di Gioacchino Criaco, edito da Rubbettino. "La storia che racconto - ha detto l'autore - è solo frutto di fantasia".




Il link per comprare il libro su ibs.

Technorati:

Che fine ha fatto la Casta?

Va la governo il centrodestra (questo centrodestra berluscloniano) e magicamente sparisce la Casta. Non spariscono i giornalisti in gamba che denunciano gli sprechi e le malefatte della politica.
Stella e Rizzo continuano a scrivere: semplicemente le denunce non attraversano lo strato impermeabile dei politici (una casta, appunto) e non finiscono sui TG.

Nel frattempo, mentre sappiamo tutto della fidanzata di Frattini (e chi se ne frega, direbbero a Cuore), la bella Chantal che si immola per il marito, poco sappiamo della politica estera del nostro paese, in mano al signor ministro.

Mentre si attaccano i magistrati "perchè fanno politica",
l'impianto accusatorio contro il presidente dell'Abruzzo viene confermato (da altri giudici): come a dire che Mani Pulite è finita, ma non il vizio di prendere tangenti.

La crisi Alitalia è tutto fuorchè risolta.

Non è sparita ma monnezza in Campania, ma solo fotografi e giornalisti che la mandano in onda.

Insomma la Casta esiste ancora: l'importante è non dirlo in giro.

Come è finita Tangentopoli

Il vento, per l'inchiesta di Mani Pulite, cambia con l'inizio di attacchi al pool, le ispezioni ministeriali, gli attacchi da parte della stampa (che prima aveva sempre supportato indagini e arresti), il raffreddarsi del clima di tifo da stadio degli italiani.

Il pm di punta dell'inchiesta, Antonio Di Pietro, finisce indagato a Brescia: sarà sempre prosciolto da questa e dalle altre accuse.
Al termine della requisitoria nel processo Enimont, il 6/12/1994, si dimette dalla magistratura.
Si iniziano a sentire frasi ripetute ancora oggi: "la magistratura fa politica" .. "i magistrati non devono occuparsi di politica" .. "mani pulite è stato un golpe giudiziario".

Ma Gherardo Colombo solleva una importante questione: è diminuito il supporto delgi italiani quando le indagini si sono spostate verso il basso e i cittadini iniziavano a riconoscersi in coloro che finivano indagati (l'ispettore del lavoro che non controllava ..).
Dalle magliette con su scritto "forza Di Pietro" si è passati al monumento, inaugurato ad Aulla il 10/2000, dedicato alle vittime di Tangentopoli.
Craxi, Moroni ....

Non i cittadini che, grazie ai vari Craxi, Moroni, Chiesa, De Michelis, dovettero pagare più tasse, si ritrovarono sul groppone un debito pubblico da paese del terzo mondo, pagarono di più servizi essenziali come Trasporti, scuola e sanità.

Non le vittime della malasanità (ancora oggi), sul lavoro perchè gli ispettori del lavoro non controllavano cantieri e imprese.
Le prime vittime di Tangentopoli siamo noi italiani e le generazioni future, che hanno lasciato i soldi delle loro tasse nie vari conti Protezione, Gabbietta ...

Il bilancio dell'inchiesta è semplice:
- 4520 persone coinvolte
- 1254 condannati in via definitiva
- 430 prosciolte in merito
- 420 prosciolte per prescrizione

Molti uscirono dall'inchiesta perchè cambiarono le leggi, i tempi di prescrizione.
Molti, tra i condannati, sono tornati far politica. E ora chiedono nuovamente il conto agli italiani.

Piercamillo Davigo, intervistato, rispondeva alle critiche di quanti affermano che fu risparmiato il PCI-PDS: in Lombardia i vertici del partito furono cancellati. Questo perchè in Lombardia le tangenti venivano divise anche con l'opposizione.
Nel resto del paese, il partito di opposizione non aveva accesso a cariche amministrative.E chi afferma che i giudici del pool non approfondirono un certi filone di indagine sul PCI, dovrebbero almeno portare le prove. Quali dirigenti furono risparmiati? Occhetto? Natta?

Sergio Cusani faceva un'osservazione che mi ha colpito: "avevo l'impressione che il piano mediatico andasse alimentato ogni giorno con carne fresca .. che volesse portare avanti la teoria dell'uomo nuovo, che doveva arrivare".
In ogni caso, come la si vuole vedere, la storia di Tangentopoli, rimane una vicenda di comportamenti criminali.
Technorati: , ,

Riscriviamo la storia


Sostiene il presidente del consiglio che un boss mafioso, Vittorio Mangano, pluriomicida, si debba considerare un eroe.
Sostiene il ministro della difesa, che dobbiamo riconoscere anche il valore di quanti combatterono per la Repubblica sociale fascista, dopo l'8 settembre.
Sostiene il sindaco di Roma che il problema non fu il Fascismo in se, ma solo le leggi razziali.

Potrei anche parlare di piccoli colpetti di stato, piccole scosse alla nostra repubblica. Assistiamo alla riscrittura della storia (forse per questo serve il maestro unico, perchè più semplice da catechizzare che non un colleggio di tre maestri).

Riscrittura che possiamo fare anche con l'aiuto delle nuove fiction Rai, quelle dove cuore fa rima con amore, ma anche con uomo d'onore.

Non si può essere ministri di questa repubblica, nata dall'antifascismo, grazie a quanti combatterono contro il fascismo e fecero la scelta opposta ai repubblichini.
Non si può essere dalla parte dei repubblichini di Salò e con le vittime di S.Anna di Stazzema e Marzabotto.
Non si può stare dalla parte dei soldati italiani deportati in Germania e col le SS italiane.


In ogni caso, in esclusiva per i lettori del blog, i prossimi impegni dell'agenda politica del ministro La Russa:
- cerimonia in onore dei militari delle SS del battaglione Bozen, uccisi in un vile attentato terrositico in via Rasella.
- presenziazione all'inaugurazione del cippo che ricorda l'estremo sacrificio della 1 divisione paracadutisti "Diavoli verdi" che resisterono alle forze alleate a Monte Cassino
- commemorazione dei militi delle SS italiane del battaglione Barbarigo che si distinsero nella battaglia di Nettuno contro le divisioni americane

08 settembre 2008

Blu Notte: Tangentopoli

Blu Notte racconta la storia di Tangentopoli e dei due anni cruciali della nostra storia: corruzione, rivoluzione e restaurazione.

Una rivoluzione all'italiana, però, dove tutto cambia affinchè non cambi nulla. Dove dopo l'ondata iniziale di furore morale, arriva l'onda che rimette tutto a posto. Ma come ogni rivoluzione, si hanno i morti, gli eroi, i traditori, e le sue contraddizione e misteri.

Tutto inizia con la tangente per il Pio Albergo Trivulzio: l'imprenditore Magni, stanco di pagare tangenti per lavorare con la sua impresa di pulizie, denuncia il presidente Mario Chiesa al procuratore Antonio Di Pietro.

E' il 17 febbraio 1992: siamo nella Milano da bere, delle grandi opportunità e dei grandi affari sporchi. Dove tutti sanno che la politica è una cosa sporca, ma nessuno sa quanto è esteso il marciume. Chiesa viene arrestato per concussione.
Di Pietro scopre i conti correnti all'estero di Chiesa, ex assessore socialista a Milano. Finchè il 27/3/1992, dopo qualche settimana in cella, inizia confessare. Le tangenti a uomini politici; il mecccanismo della pallina ghiacciata; il registro delle tangenti che vede coinvolti anche Tognoli e Pilliteri.Ma i magistrati aspettano le elezioni dell'aprile 92 per far esplodere la bomba (a dispetto di quanti parlano di fini poiltici).

Le elezioni del 92.
Il clima in Italia è particolare: sono le prime elezioni dopo il crollo del muro di Berlino, con i nuovi equilibri internazionali che si stavano sfaldando; era arrivato in Cassazione il maxi processo a Cosa Nostra.
Per la prima volta i boss mafiosi venivano condannati al carcere a vita.C'era stata la guerra della mafia allo stato: The Observer dopo le bombe a Capaci e in via D'Amelio scriveva che "l'Italia stava diventando come una repubblica delle banane".
L'economia era in crisi: nel 1992 la lira era uscita dal sistema monetario europeo.
In questo clima, le elezioni "terremoto" del 92 segnano la disfatta dei partiti tradizionali (PCI, DC, PSI..) e la crescita di due nuovi partiti: la Rete e La Lega (che arriva al 8,7% nazionale).

I primi avvisi di garanzia contro gli imprenditori arrivano il 6 aprile: si genera un effetto domino. Per paura di rimanere in carcere, e per non correre il rischio che essere coinvolti dalle confessioni di altri indagati, tutti gli imprenditori vuotano il sacco.

Nasce l'inchiesta "Mani pulite" e il 27/4 si forma il pool: oltre a Di Pietro, i sostituti Piercamillo Davigo, Gherardo Colombo.
Il giornalista Piero Colaprico conia la definizione di "Tangentopoli": Milano come la città delle tangenti.
Gli arrestati raccontano il meccanismo delle tangenti, divise tra tutti i maggiori partiti, secondo proporzioni fisse:2/5 al PSI
1/5 alla DC
1/5 al PCI
Il resto ai partiti minori.
Questa la distribuzione delle tangenti a Milano: gli imprenditori si mettevano assieme in cartelli e mandavano dal politico un solo manager, a volte.
Con le tangenti si mettevano al riparo dalla concorrenza, ma alla fine si arrivava a progetti che avevano un costo più alto.

Negli interrogatori, i pm ricorrono a vari sistemi per far parlare politici e manager: bluff, provocazioni e, per la prima volta, ricostruzioni a computer dei traffici.

Finiscono in carcere vari politici: Pollini, ex tesoriere PCI. Roberto Mangini, ex vicepresidente SEA della DC. Roberto Zamorani della Italstat. Sergio Cusani (manager Ferruzzi): "la galera era per noi un orizzonte sconosciuto ... fu uno shock".
Pur di uscire in fretta, molti fanno subito i nomi: tanto è il panico di essere arrestati e finire a S. Vittore, che alcuni addirittura arrivano a confessare al citofono.

Il ruolo dei tifosi
A seguire le indagini e a fare un tifo, spesso da stadio, c'è anche la gente. Oltre ai cronisti di giudiziaria che aspettano davanti al palazzo di Giustizia. Ci sono anche i partiti politici esclusi dal sistema delle tangenti: come MSI e Lega. Fino ad arrivare all'episodio dell'esposizione del cappio, alla Camera, il 16/3/93, da parte dell'onorevole della Lega Luca Leoni Orsenigo. Ci sono i giornali, che tutti seguono gli sviluppo supportando le indagini. I magistrati del pool sono ancora gli eroi.

Le vittime della rivoluzione.
Sono 31 i suicidi avvenuti tra il 1992 e il 1994, di manager e politici coinvolti
: molti si uccisero fuori dal carcere, per il clima che si era creato nella pubblica opinione. Queste persone, passavano dall'essere padreterni, ad essere additati come ladri: subivano il marchio di infamia senza capire il perchè. Spesso anche colpa dei giornali, incapaci di contenere il tono di titoli e articoli.

Sergio Moroni: tesoriere del PSI in Lombardia, si suicidò il 2/9/1992, dopo aver scritto una lettera al presidente della Camera Giorgio Napolitano dove accusava i magistrati di "usare strumenti da inquisizione ..strumenti coercitivi per far parlare le persone".
Il segretario del PSI Craxi in un intervista disse che i magistrati "hanno creato un clima infame".
Ma la realtà è che per la prima volta, chi commetteva questi reati pagava la pena prescritta dal codice, galera compresa. E che, come spiegava Davigo, le conseguenze dei dleitti ricadono su chi li commette, non su chi li scopre.

Gabriele Cagliari (presidente Eni): indagato nel 1993 per una tangente da 4 miliardi all'Eni e per i fondi neri gestiti da Pacini Battaglia.
Fu arrestato il 8/3/1993. Riceve un altro provvedimento di custodia cautelare dal pm De Pasquale per le tangenti Sai (Ligresti).
Si suicida il 20/, mentre il Gip Grigo stava decidendo dell sua scarcerazione.Anche lui scrive una lettera prima di morire: i giudici usano "il carcere come strumento di lavoro".

Scoppiano le prime polemiche sui giornali (oltre che da parte dei politici coinvolti).Il suicidio più eccellente e misterioso è quello di Raul Gardini, il 23/7/1993. Era indagato per la maxi tangente da 150 miliardi Enimont; un suo manager, Garofalo, arrestato stava parlando in carcere.Gardini aveva dato ai magistrati milanesi disponibilità a rivelare le sue informazioni.

Altro suicidio "misterioso" quello di Sergio Castellari, ex D.G. del ministero delle Partecipazioni Pubbliche.Trovato morto il 25/2/1993, vicino Roma.

Le vittime politiche
I vecchi partiti politici vengono spazzati via dalle inchieste sulla corruzione. Perchè la politica costa: costa il controllo sul territorio, il mantenimento delle sedi e delle clientele. I gruppi dirigenti si erano abituati ad un tenore di vita alto. I giornali di partito costanavano; costavano le campagne elettorali, i congressi le sedi ..
La DC di quegli anni costava 60-70 miliardi/anni (4 miliardi per la sola Milano).
Il PSI costa 60 miliardi di lire/anno.

E per queste spese il finanziamento pubblico non basta.
Serviva il flusso di denaro del finanziamento illecito: circa 10000 miliardi di lire/anno, soldi che non sempre finivano nelle casse dei partiti, perchè era un circuito di denaro molto discrezionale.

Flusso che veniva pagato da imprenditori, ma che ricadeva sulle spalle dei cittadini: per tasse più alte; per cattedrali nel deserto; per progetti che finivano per costare più del dovuto; per servizi (come la sanità) che costavano più del necessario.

A Milano si è stimato che la MM3 sia costata 192 miliardi/km.
Ad Amburgo 45.
I costi per il passante sono stati di 100 miliardi/km per 7 anni.
A Zurigo è costato 50 miliardi.
Negli anni 80 il debuto pubblico è salito alle stelle: si è passati (rapporto PIL/debito pubblico) da 60% nel 1980, al 118% nel 1992.
Il simbolo di questo potere, a Milano, era il PSI di Bettino Craxi.

Chiaro che, a questo punto le indagini si muovessero su di lui.
Iniziò quella che Feltri, con molto buon gusto chiamò la "caccia al cinghiale".

Si iniziò ad indagare su manager a lui vicini, come il costruttore Ligresti. Poi si arrivò al segretario amministrativo Vincenzo Balsamo.

Il 3/7/1992 Craxi fece il famoso discorso alla Camera: se le indagini della magistraura fanno emergere dei reati da codice penale, gran parte del sistema politico sarebbe un sistema criminale. Come a dire: chi è senza peccato scagli la prima pietra. Tutti sapevano dei finanziamenti illeciti: Craxi chiede così al Parlamento una risposta politica all'emergenza.
Il 15/12/1992, Craxi viene raggiunto all'Hotel Raphael di un avviso di garanzia.
E la politica ci prova a stoppare l'emergenza: il 5/3/1993, il presidente del Consiglio Amato emana 2 decreti. Di fatto si depenalizza il reato di illecito ai partiti.

Il "Colpo di spugna" indigna i magistrati ma anche i cittadini, che vengono informati di quanto accade dai giornali.
Il presidente della Repubblica Scalfaro non firma i decreti.
Il 30/4 la Camera nega l'autorizzazione a procedere: si dimettono alcuni ministri del governo Ciampi.
Di esponenti del MSI e della Lega.

Quella sera, quando Craxi uscì dall'albergo, i manifestanti lo bersagliarono con lanci di oggetti, insulti e soprattutto monetine mentre parte dei dimostranti, sventolando banconote da 50 o 100 mila lire, intonavano in coro "Vuoi pure queste? Bettino vuoi pure queste?" sull'aria della canzone "Guantanamera".
Il 5 maggio, Craxi fuggì ad Hammamet, una latitanza che presto si sarebbe chiamata esilio.

Mani pulite si allarga
Mani pulite si allarga a Napoli, con le inchieste sulla mala sanità dell'ex ministro De Lorenzo (tra i morti di Mani Pulite si dovrebbe mettere anche le persone morte per mala sanità) e il direttore del servizio farmaceutico Poggiolini.
In Sicilia, il sistema delle tangenti aveva un altro interlocutore: la mafia. Che stabiliva anche i criteri di rotazione delle imprese sugli appalti.

In totale vengono coinvolti dall'inchiesta importanti politici: Martelli (PSI), Craxi (PSI), La Malfa (PRI), Altissimo (PLI), A. Gava (DC), Pomicino (DC), Forlani (DC).
Sono 3000 persone quelle rinviate a giudizio, solo a Milano. Ma in realtà Mani Pulite portò in luce solo una minima parte degli illeciti.

Il coinvolgimento del PDS- PCI
Il manager Lorenzo Panzavolta (Calcestruzzi) parò ai magistrati delle tangenti versate al PCI, tramite Primo Greganti, dopo la metà degli anni 80. Il compagno G. nonostante la galera, non confessò mai nè ammise le colpe contestategli.

I processi
Il primo processo che si celebrò fu quello contro Mario Chiesa: 6 anni per concussione.

Ma il processo per eccellenza fu quello per la Maxi tangente Enimont, con Sergio Cusani e il suo avvocato difensore Spazzali da una parte e il magistrato Di Pietro dall'altra.
In quel processo passano come testimoni o imputati tutti i maggiori politici: Craxi, Bossi, forlani, Pomicino, Gava, Altissimo, La Malfa, Del Pennino. Tutti condannati.

Il cambio di regime: l'Italia nelle mani giuste
Nel frattempo l'Italia stava cambiando: c'erano state le stragi del 93.
Le bombe usate come strumento di comunicazione politica dalla mafia: sia come parte di una trattativa, sia come parte di una strategia politica, per destabilizzare il paese in vista delle elezioni.
Servivano nuovi equilibri, anche per la mafia: che dalla strategia bellica dei corleonesi di Riina, seguiva ora una strategia politica.
Servivano nuovi partiti politici.

La Restaurazione
Il 1993 inizia con la manovra da 100000 miliardi del governo Amato, e continua con l'opera di privatizzazione delle aziende di stato.
Ma quello che cambia gli scenari politici è la discesa in campo del presidente di Fininvest (raggiunta dalle indagini del pool) Silvio Berlusconi: il 16 gennaio la videocassetta mandata in onda su tutti i canali; il 27/3 la vittoria alle elezioni.

Sembra che nei primi mesi del gverno, Berlusconi voglia mantenere un buon rapporto con i magistrati del pool.
Tutto cambia il 8/7, col mandato di comparizione durante la conferenza sulla criminalità a Napoli.Il 13 luglio, il governo ci prova: col decreto "salva ladri", del ministro Biondi, che rivede il i termini di custodia cautelare.

Da allora cambia l'aria: i magistrati non sono più eroe, ma dei Torquemada che con un colpo di mano, hanno spazzato via la migliore politica del paese. Il tifo dei cittadini inizia a raffreddarsi.
Iniziano gli attacchi e le ispezioni ministeriali al pool di Milano.

L'ondata emotiva che voleva cambiare l'Italia si ritira: inizia la Restaurazione. Che verrà portata avanti a colpi di riforme alla giustizia (pentiti, prescrizione reati, intercettazione, giusto processo, ..) e a colpi di disinformazione sui mezzi di informazione.

Nel Gattopardo il protagonista afferma che “cambia tutto perché non cambi niente”.
Technorati: , ,

Il blog, la rete e la stampa clandestina

Scrive Mantellini:
Se il giudice di Modica avesse avuto una idea seppur vaga di come Internet abbia in questi ultimi anni mutato lo scenario della comunicazione in tutto il pianeta, forse il suo punto di vista sarebbe stato differente.
Perché oggi, secondo la legge alla quale si è fatto riferimento nella sentenza, gran parte della comunicazione in rete potrebbe essere considerata "stampa clandestina".

Tutto può a questo punto essere definito in qualche misura clandestino nella rete italiana, qualsiasi manifestazione del pensiero non correttamente bollinata lo è, qualsiasi appunto redatto su un blog, qualsiasi cosa che abiti anche solo pochi secondi dentro la grande rete.

Il mondo si evolve, cambia il modo di comunicare, ma le leggi italiane stentano a capire i cambiamenti.
Mantellini attacca Giulietti, coautore della legge cui si fa riferimento nella sentenza contro Carlo Ruta.

Conclude l'articolo:
Il risultato è comunque sotto i nostri occhi ed apre la strada ad altre prossime iniziative simili: questo paese ha una legge dello Stato capace di chiudere la bocca a chiunque voglia esprimere sul web punti di vista non preventivamente autorizzati.
Lo dicevamo sette anni fa, lo ripetiamo oggi.

Internet in Italia è oggi tecnicamente clandestina. Lo sarà fino a quando non scompariranno dalla scena i vari Bonaiuti, Giulietti, Chiti, fino a quando Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi non torneranno alle loro rispettabili professioni, fino al momento in cui non cambierà radicalmente la comprensione dello scenario della nuova informazione mediata da Internet, che in troppi vogliono adattare a forza ad un mondo vecchio che sta scomparendo.

Si tratta di sforzi inutili ma ci vorrà altro tempo per capirlo.

Sicuramente la legge, firmata anche da Giulietti, ha delle pecche. Ma il punto è che si è oscurato il blog per quello che diceva, non per essere un blog in se.
Abbiamo un problema di adeguamenti legislativi per internet ma anche di libertà di informazione. Battaglia su cui
Articolo 21 (e Beppe Giulietti) sono impegnati da tempo.

Perchè è vero che Giulietti è stato relatore della legge, ma come riporta
Andrea Sacchini sul suo blog:

E veniamo a Giuseppe Giulietti, relatore del disegno di legge, che in un'intervista a Wayvision dice:
"Questa legge prevede che solo e soltanto chi vuole accedere con la propria attività imprenditoriale ai benefici fiscali, cioé al credito d'imposta, deve registrarsi in Tribunale.
Chi ha un proprio sito 'personale' o anche chi comunque lo aggiorna
periodicamente, ma non è interessato ai benefici, non deve registrarsi da
nessuna parte".
Anche Giulietti fa qualche confusione tra i due registri, ma
è interessante un'altra sua affermazione:

"Ho fatto immediatamente richiesta, e spero che ciò avvenga al più presto, di una circolare esplicativa e ufficiale da parte della Presidenza del Consiglio, da diffondere in rete e sugli altri mass media, per mettere fine a tutta questa storia".

Ovviamente, della suddetta circolare non si è mai vista neppure l'ombra [..]

Giulietti poi rilasciò un comunicato dove spiegava:

"E non c'è nessun rischio per le cosiddette attività amatoriali e per
le libere attività già in atto nella rete. Non c'è mai stato il problema di
ridurne la libertà e il loro raggio di azione. In ogni caso, siccome non si può
mettere in discussione la libertà della rete, ribadisco che ci sarà immediatamente un chiarimento autorevole e definitivo per ogni allarme e per ogni paura ingiustificata." (fonte)

Salari, produttività e precariato

Il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, chiede (impone) ai sindacati nuove regole sui contratti.Legare cioè gli ipotetici aumenti salariali ad una maggiore prduttività. Altrimenti ciccia.In questo ragionamento, giusto alle apparenze, c'è un errore di fondo.

La produttività in Italia è caduta perchè, almeno dal 2000, è stata attuata una poiltica che ha consentito l'uso di contratti atipici per ridurre il costo del lavoro, anzichè nel razionalizzarne l'impiego.

Questo ha determinato è vero, un aumento dell'occupazione, ma precaria, scarsamente qualificata, poco o nulla coinvolta nelle sorti dell'azienda.

E, un'altra precisazione, questa volta alla ministra Gelmini: non è stata solo la scuola una sorta di ammortizzatore sociale, per aver assorbito tanti lavoratori.
E' accaduto lo stesso alla sanità, diventata una sorta di agenzia di collocamento dei politici trombati.
E' accaduto in generale nell'amministrazione pubblica: come spiega la recente nomina a Direttore Generale del suo portavoce, Massimo Zennaro, con relativo adeguamento contrattuale?

Prima di chiedere, bisognerebbe darlo, il buon esempio.

07 settembre 2008

Il fascismo secondo Alemanno

Il male del secolo furono le Leggi razziali (emanate nel 1938), non il fascismo.
Questo il ragionamento del
sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Le leggi razziali in se, non chi le ha fatte e applicate, assieme ai camerati nazisti.
Mandando migliaia di italiani alle camere a gas.
Emarginando da scuole, tribunali, università, cittadini di religione ebraica.
Togliendo loro case e proprietà.

Anche il comunismo, in base a questo principio, non fu male assoluto. Solo i gulag, lo furono.

Se li conosci li eviti: Mariastella Gelmini

New entry alla Pubblica istruzione del Beluconi IV: Mariastella Gelmini.
Quella del grembiule, del maestro unico, della meritocrazia.

Gian Antonio Stella ha scoperto che nel 2001 ha fatto l'esame di avvocatura a Reggio Calabria, lei proveniente dal profondo nord.

Scrive oggi sul corriere lo stesso Stella: "chi ha a cuore una riforma seria e necessariamente dura della scuola, a partire da quella meridionale, ha da oggi qualche difficoltà in più: il pulpito sbagliato svuota anche la predica più giusta "

Blu notte su Tangentopoli

Questa sera Blu notte tocca un altro argomento diventato tabù: l'epoca di Tangentopoli. Con i manager che venivano arrestati, i potenti che all'improvviso venivano detronizzati (da intoccabili a esuli), con quel mondo di mazzette, affari e politica.

Il debito del paese aumentava negli anni 80 e i vari Craxi, De Michelis e soci se la spassavano.
Poveri socialisti, oggi molti dei quali transfughi in Forza Italia (Brunetta, Tremonti, Sacconi, cosa facevano in quegli anni?).
Finalmente il re era nudo e molti, per la vergogna, scelsero il suicidio.

Ancora me li ricordo: i vari Bossi e Fini (fino a quel momento tenuti fuori dal governo del pentapartito) che sfilavano in piazza per dare sostegno all'azione del pool di Milano.

Se avessero saputo che fine avrebbero fatto .....
Lucarelli riscostruirà la vicenda di Mani Pulite, togliendo di mezzo le invenzioni che nel frattempo si sono raccontate: il golpe dei magistrati, una classe politica perseguitata, il PCI lasciato fuori dai giudici comunisti...
Tutto ebbe inizio quel 17 febbraio, con quell'uomo, il mariolo Mario Chiesa, con quella faccia da schiaffi, arrogante, e con quella masticata da ruminante.
Dovrà tornare un'altra Mani Pulite.