21 settembre 2014

Presa diretta e il trasporto pubblico locale

Per creare posti di lavoro in questo paese, con una disoccupazione al 13%, servono nuovi investimenti pubblici e privati, invece che perdere tempo a parlare di articolo 18, defiscalizzare degli straordinari e di allungare l'età pensionabile.
Non solo si è pensato di creare lavoro con le leggi, ma in Italia si sono pure fatte le leggi sbagliate, seguendo ricette che non hanno curato i problemi.
Tralasciando il discorso delle leggi sul lavoro, da questo governo (che ha mille giorni per riformare il paese) almeno ci aspettavamo un piano industriale per risollevare le poche industrie grosse rimaste nel paese.
Quali sono i settori si cui puntare, con massicci investimenti in ricerca e sviluppo?
L'argomento di questa sera di cui si occuperà Presa diretta, è uno di questi: il trasporto pubblico locale, il grande malato, come lo chiamerà stasera Iacona. Un'occasione di sviluppo mancata, sia per le aziende di trasporto sia per quelle che i mezzi li costruiscono.
Aziende coi bilanci in rosso, come all'improvviso nel nostro paese nessuno prendesse più i mezzi.

Riccardo Iacona e i suoi giornalti metteranno a confronto la realtà italiana con quella francese, i pullmann italiani, tutti a fine vita o quasi, con quelli francesi. La Francia ha investito tanto nel trasporto pubblico: l'impianto della Irisbus in Francia è rimasto aperto, perché la Fiat continua a produrre lì perché c'è un mercato. Qui da noi, invece, stiamo perdendo gli impianti, le competenze e la possibilità di rilanciare questo settore.
Nella presentazione della puntata sul Fatto Quotidiano, il giornalista si chiedeva “Che fine ha fatto il polo unico del trasporto pubblico, Menarini e Irisbus? Che fine hanno fatto gli operai dell'Irisbus e tutti quelli che lavorano nell'indotto?Perchè FIAT ha chiuso Irisbus Italia e non quella francese, che, anzi, va bene e continua a produrre bus?”.
Mentre in Italia si parla di jobs act, di tabù, di diritti da semplificare (che eufemismo) per rilanciare gli investimenti stranieri, ci si dimentica delle aziende esistenti e funzionanti, che sono state abbandonate:

Sempre Iacona: “Con il bisogno di bus nuovi che c'è come mai Fiat chiude IRISBUS Italia e lascia aperto IRISBUS Francia? Che fine hanno fatto i 300 operai e i 1.000 dell'indotto?
Gli operai dell'IRISBUS lottano anche per noi, perché investire sul trasporto pubblico significa SVILUPPO”.

Questo settore, rimasto in mano alle amministrazioni locali, è diventato in molti casi un emblema degli sprechi nel pubblico: lo testimonia il caso dell'Atac di Roma, con la parentopoli romana, di cui parlerà stasera il giornalista di Repubblica Carlo Bonini.

O col caso di Bologna, coi pulmann comprati e rimasti fermi (lo scandalo Civisbus).
E per ripianare i problemi si pensa alla privatizzazione, che di certo trasformerà quello che è un servizio pubblico, in un prodotto di mercato, per fare profitto.


Effetto collaterale di questo sistema l'odissea dei cittadini che si muovono coi mezzi pubblici, spesso in ritardo, spesso non integrati con gli altri mezzi o le altre linee, spesso in ripazione perché hanno ormai concluso il loro ciclo di vita.

Col risultato di costringere una grossa fetta di popolazione a muoversi coi propri mezzi: maggiori spese, maggior traffico, maggiore inquinamento, maggiore consumo del cemento per la necessità di nuove strade.
Se le aziende non vengono ad investire da noi, è anche colpa del sistema dei trasporti.


La scheda della puntata: Trasporto pubblico
PRESADIRETTA entra nel vivo della crisi industriale italiana con un’inchiesta sul TRASPORTO PUBBLICO e sul suo valore strategico per la crescita economica del paese.Una puntata in cui si mettono a confronto due sistemi di trasporto pubblico e le scelte politiche che li hanno prodotti, quello italiano e quello francese.Gli inviati di PRESADIRETTA hanno attraversato il nostro paese, da nord a sud, salendo sugli autobus, i tram, la metro e i treni locali, come milioni di cittadini fanno ogni giorno, per rendersi conto dello stato dei trasporti pubblici.Il quadro che ne è uscito è desolante.Il 70% degli autobus in circolazione andrebbe sostituito, perché inferiore allo standard richiesto dalle norme europee. Un autobus su due ha più di 10 anni di vita.A Napoli ogni mattina la metà degli autobus non esce dai depositi perché guasto o in attesa di manutenzione. E al nord non va meglio. A Genova e a Bologna i problemi sono gli stessi.
A Roma, nella capitale, il trasporto pubblico urbano è al collasso. Intere aree della città, densamente popolate, sono servite a singhiozzo o non lo sono affatto. Intanto l’Atac, l’azienda dei trasporti del Comune di Roma, ètravolta da scandali, inefficienza, inchieste giudiziarie e negli ultimi 10 anni ha accumulato 1 miliardo e 600mila euro di debiti.Si calcola che ci vorrebbero 3.500 nuovi mezzi all’anno per i prossimi dieci anni per riavvicinarci alla media europea.Allora perché l’Italia non investe nel trasporto pubblico? Perché la Fiat ha deciso di chiudere la fabbrica di autobus IrisBus di Avellino, mentre ha incrementato la produzione in Francia e nella Repubblica Ceca?
PRESADIRETTA è andata in Francia per raccontare quello che la politica francese ha capito da tempo: investire nella mobilità significa investire sul futuro del paese. Significa creare sviluppo e produrre ricchezza.Da Parigi alle città del nord, come Nantes e Rennes, il modello integrato dei trasporti pubblici francesi ridisegna il profilo della vita urbana, migliora la qualità della vita e attrae investimenti.A PRESADIRETTA ospite in studio di Riccardo Iacona: Carlo Bonini, inviato di “Repubblica”, per raccontare in diretta le inchieste sugli scandali e le tangenti che ruotano attorno al trasporto pubblico della capitale.“TRASPORTO PUBBLICO” è un racconto di Riccardo Iacona, con Alessandro Macina, Lisa Iotti, Rebecca Samonà.




20 settembre 2014

Il videomessaggio



Non c'è metodo migliore, quando le cose non vanno bene e bisogna nascondere i propri errori (e inchieste che arrivano troppo vicino), che di attaccare un ipotetico avversario e spostare l'attenzione altrove.


E' il metodo che arriva da Orwell e dal suo libro 1984: come i 2 minuti d'odio contro il nemico della patria.
Come il controllo del presente e la cancellazione del passato: “la menzogna diventa verità e passa alla storia” e anche “Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato”.

E' il bipensiero, ovvero la cancellazione della realtà per renderla funzionale alla logica del partito.


Un metodo che Renzi ha ereditato dal suo maestro Berlusconi, mettendoci un pò più di vervè satirica contro quei sindacati, contro quelle Camusso (come le chiama Il sole 24 ore oggi) che difendono solo antichi privilegi di una minoranza dei lavoratori.
E' il classico ribaltamento della realtà: le norme che ha in mente il governo non permetteranno a Marta di avere un figlio (e magari sposarsi, ottenere un mutuo), perché continuerà ad avere stipendi miseri, tutele crescenti ma solo sulla carta in un mondo del lavoro sempre più ricattatorio.

“Abbiamo cittadini di serie A cittadini di serie B”: ma non è un buon motivo per trasformarci tutti in cittadini di serie B. Non è colpa delle persone tutelate dall'art 18 se Marta ha uno stipendio da fame e un contratto rinnovato di 6 mesi in 6 mesi.

“Se queste nuove regole spingono aziende, magari straniere, a investire in Italia e creare posti di lavoro sarà fondamentale per dare lavoro a chi non ce l'ha”: ma lo diceva anche la Fornero che, tolto l'art. 18 ci sarebbero state frotte di aziende pronte a venire in Italia. Ce lo siamo già dimenticato? E che razza di aziende sono quelle che intendono assumere persone ma solo se si toglie diritti? La Apple che produce a Pechino?
Renzi alla fine si rivolge direttamente ai sindacati: “dove eravate mentre si è prodotta la più grande ingiustizia che c'è in Italia, cioè la divisione tra chi ha un lavoro e chi no, tra lavoratori a tempo indeterminato e chi no?”: il massimo del paradosso, visto che il contratto a tutele crescenti ha comunque meno diritti di uno a tempo indeterminato e si può essere licenziabile nei tre anni (senza controlli della reiterazione).
Dopo aver dato gli 80 euro proprio ai tutelati, ora Renzi cerca di scatenare una guerra di classe tra poveri, tra tutelati e non. Che finiranno come i capponi di Renzo (quello di Manzoni).


Il videomessaggio del presidente del Consiglio nasconde le stime al ribasso, i numeri della crisi, i tagli lineari, le tasse sulla casa che aumentano (la cambiale a Berlusconi), i casi di corruzione, lo stallo per le nomine al Csm e alla Corte (con le inchieste che arrivano fino ai candidati).
Il messaggio ribalta la realtà perché mette sullo stesso piatto tutti i sindacati, perché da loro la colpa se oggi ci sono lavoratori di serie A e B (chiedere all'altro contraente del patto del Nazareno). Assurdo perché ancora una volta, anziché parlare di piani industriali, di investimenti pubblici, di lotta alla corruzione (il buco nero che si mangia i nostri soldi), ci si nasconde dietro il totem dell'articolo 18.
Quello sì, un feticcio della nostra certa destra populista le cui cattive politiche abbiamo già vissuto negli anni passati.


19 settembre 2014

Immotivate preclusioni

"Il meccanismo dei quorum qualificati si paralizza senza convergenze sulle candidature e immotivate e settarie preclusioni".
Il colle ha esternato contro i veti incrociati che stanno bloccando l'elezione dei nuovi membri al CSM e alla Consulta.
Membri decisi dai contraenti del patto del nazareno.
Forse che il presidente si è dimenticato che è una repubblica parlamentare e che il parlamento è sovrano?
Strano poi, ai tempi della sua rielezione furono proprio i veti incrociati e i granchi tiratori (i famosi 101) che impallinarono le nomine di Prodi, Marini e Rodotà.

E poi, dopo tutte queste votazioni, l'idea che le preclusioni contro l'indagato Bruno non siano così immotivate non è così sbagliata.

Il solito garantismo




Cambiano i governi, cambiano (all'apparenza le maggioranze), ma la sostanza è sempre la stessa.
Fino a sentenza passata in giudicato, il politico inquisito (e magari anche condannato in primo grado) è innocente.
Questo dicono i garantisti all'italiana, quelli che basta cpn la magistratura che si impiccia di economia e delle scelte politiche. viva il primato della politica, perbacco!
Ma poi sono tutti lì a nascondersi dietro alla magistratura.
Aspettiamo le sentenze.
Aspettiamo la Cassazione.

Ieri l'ennesimo squarcio da Mentana, tra Battista e Padellaro: si parlava del padre di Renzi, delle procure che spiattellano le notizie nascoste ai giornali, dei giornali che campano sui guai degli altri, giustizialisti sulla pelle altrui.
Passano gli anni, ma le bufale rimangono un evergreen.
E' il codice penale che prevede la carcerazione preventiva, non è solo la dicrezionalità del giudice. Ma ora ci penserà questo governo a togliere il carcere per quasi tutti.
Avete visto Scaglia, quanti mesi è stato in carcere innocente? - dicono i Battista vari.
Mai sentito uno dei garantisti scagliarsi contro i Cie, i centri di detenzione, i tossicodipendenti che finiscono in carcere per la ex Fini Giovanardi.
E le notizie non vengono spifferate ai giornali solo per danneggiare (politicamente) gli indagati. Ma spesso sono gli avvocati difensori che fanno uscire le carte per alzare il polverone mediatico (vi ricordate la storia dell'avviso di comparire di Berlusconi che arrivò al corriere dagli stessi ambienti del cavaliere).

Guardo le prime pagine di oggi, sulla storia del padre di Renzi e mi sembra di rivedere le prime dedicate ai problemi giudiziari di B. e non è un caso.
Anche lui finito nel mirino dei magistrati. Anche lui vittima dello scontro politica magistratura.
Ma per cosa è indagato? Boh, e ci si ricorda.

Ah, a proposito, il FMI ci chiede altri tagli alla spesa, per rientrare nei conti. E ci dice anche la riforma del lavoro (che toglie diritti) va proprio bene.
Quando pagherete le tasse, se siete tra quelli che lo fanno, pensateci, ai garantisti. Garantisti dei furbi, spesso. O dei ladri.
Quelli che bisogna aspettare la cassazione per dire che se uno si fa rimborsare il lecca lecca o la cena è un cattivo politico.

18 settembre 2014

La rappresentazione dell'amore - Chagall a Milano

Un consiglio: non vi perdete la mostra di Chagall iniziata ieri a Palazzo Reale, a Milano.
Una retrospettiva del pittore russo, dai suoi primi quadri fino alle ultime opere degli anni '80.
Un trionfo di colore, immagini, metafore. L'amore, la tragedia (della seconda guerra mondiale), il dolore, la speranza.
Tra i quadri esposti, quello che mi ha colpito di più è "Il compleanno": tanti pittori hanno cercato di rappresentare l'amore.
Credo che Chagall sia quello che più si sia avvicinato: l'amore come qualcosa che unisce i due corpi e che solleva da terra.
Qualcosa che innalza i corpi e li unisce.


Il compleanno -1915 museum of modern art New York


Buona visita!

Arrigoni e l'omicidio di via Vitruvio, di Dario Crapanzano

Incipit:
Al teatro imperiale, una bella palazzina liberty nei pressi della Stazione Centrale di Milano, da inizio marzo era in cartellone L'albergo del libero scambio di Georges Feydeau, commedia capolavoro del vaudeville.
Inaugurato nel 1948, il Teatro Imperiale si era subito assicurato una posizione unica nel panorama teatrale milanese, puntando su un repertorio basato sulle migliori pieces del vaudeville e del dramma poliziesco.
[..]
Flavio Villareale, nome d'arte del parmigiano Michele Sassaroli, era l'indiscusso leader dell'Imperiale: primattore, regista e impresario.

Milano 8 marzo 1953, via Vitruvio
Flavio Villareale, regista nonché fondatore dell'omonima compagnia teatrale, viene trovato morto nel suo appartamento dal socio Umberto Calcaterra: la porta chiusa dall'interno, il corpo trovato supino con le sole mutande addosso, alcuni particolari del cadavere, portano a pensare ad una morte non naturale.
Così crede il medico che per primo ha ispezionato il cadavere: la morte del regista diventa così un caso di omicidio di cui si dovrà occupare il commissario capo Mario Arrigoni, del Commissariato di Porta Venezia.
Commissario che, reduce dai festeggiamenti per il matrimonio del vice Mastrantonio (nell'inchiesta sull'omicidio di Piazzale Loreto aveva conosciuto la futura moglie), viene subito avvertito dall'ispettore Giovine, e che si precipita subito sul luogo del delitto.

Le indagini vengono portate avanti da Arrigoni, questa volta senza il suo "irascibile" vice, assieme a Giovine e all'agente Di Pasquale, che nei precedenti casi è stato bravo a mettere in mostra le suo brillanti qualità di investigatore.
L'omicidio di via Vitruvio, che per la notorietà della vittima finisce subito sulle prime pagine dei giornali, assume fin da subito caratteri particolari: è uno di quelli dove la figura della vittima risulta quasi peggiore di quella dell'assassino. Perquisendo la casa del regista e raccogliendo tutte le informazioni su di lui, la polizia  scopre tutta una serie di storie ben poco lusinghiere sul morto.

Flavio Villareale era un collezionista di donne: corteggiava per portarsi a letti tutte le belle donne che per il suo lavoro aveva modo di frequentare. Donne che una volta entrate nell'harem personale, venivano scaricate in cerca di nuove e avvenenti conquiste.
Donne che il morto amava anche immortalare in foto, in abiti discinti e in pose inequivocabili.
Tra queste anche delle attrici della sua compagnia, perfino la maschera del teatro ma anche altre donne, dall'identità ignota.
Donne con cui portava avanti le sue pratiche sadomasochistiche.
Flavio Villareale era separato da anni dalla moglie, Francesca Frascaroli, altra attice della compagnia, e stava avviando le pratiche per chiedere la separazione.

Il morto non era solo una depravato: Villareale era stato pure informatore dell'Ovra negli anni del fascismo. Era uno di quelli che vendeva i nomi delle famiglie ebree alle squadracce della milizia, per derubarle dei loro beni.
Proprio una brutta persona. Ma tutto questo non rende più semplice l'individuazione dell'assassino.

Quale è la traccia giusta?
L'ex moglie, che l'ha ammazzato per non perdere l'eredità?
Un fidanzato geloso, dopo aver scoperto il tradimento col regista?
Oppure qualcuno che proviene dal passato fascista?
"L'ordine servì a ben poco: gira gira, di veri moventi ce n'era sempre solo a malapena uno, e di conseguenza una sola possibile indiziata, senza però lo straccio di una prova a supporto, nemmeno a cercarla col lanternino. "cosa sto qui a menare il torrone scrivendo sempre le stesse banalità?" imprecò tra se il commissario, gettando i fogli nel cestino delle cartacce.
"Diciamocelo chiaro e tondo: non  abbiamo cavato un ragno dal buco, èun gioco dell'oca dove ci rimandono sempre alla casella di partenza! Qui, o arriva una una novità o buonanotte al secchio .. che il nostro san Gabriele ispiri Ruggero Sartirana!" concluse chiedendo aiuto al protettore dei poliziotti.
"Ma chi mi ricorda quella benedetta Serena Velata?" fu il suo ultimo pensiero prima di salire sul predellino del tram numero 17. La domanda lo avrebbe tormentato durante la cena e oltre, senza ricevere però alcuna risposta".

La soluzione del caso arriverà, alla fine di lunghe indagini, per una serie di intuizioni, di illuminazione improvvise, di guizzi di memoria, sia da parte del commissario capo che da parte dei suoi validi colleghi.
In molti hanno già sottolineato le similitudini tra l'Arrigoni milanese e il Maigret parigino: non solo perché sono romanzi ambientati in un passato dove il mondo non girava a velocità avanzata.
Non solo per la passione per il buon cibo, per il gradevole tepore familiare in cui vanno a trovare la pace, tra un caso e l'altro.
C'è qualcosa d'altro che unisce i due uomini: è l'esigenza che hanno entrambi nel voler andare fino in fondo non accontentandosi di arrivare al nome dell'assassino. il voler conoscere le ragioni del male. Perché si è arrivati ad uccidere una persona? Quale forza ha armato la mano?

Nell'omicidio di Flavio Villareale la causa del male deriva da una vecchia storia di frustrazioni, di invidie e amarezze che, cumulandosi per anni, sono sfociate nel delitto.
I gialli di Dario Crapanzano sono l'occasione per rivivere una Milano che non c'è più, quella appena uscita dalla seconda guerra mondiale.
Una città dove si girava coi mezzi e c'erano poche auto in giro.
Dove si mangiava nelle trattorie, che servivano piatti della tradizione : dalla busecca, ai nervetti (si spiega anche come cucinarli) al risotto. Fino ai sanguis (italianizzazione dell'inglese Sandwich) con salame o affettato.
E' un mondo dove ci si fa fare i vestiti dal sarto.
Dove non esiste ancora la televisione e le famiglie la sera si riuniscono attorno alla radio, per chi ce l'ha.
Nel racconto fa capolino un famoso locale della Milano di oggi: la pizzeria Spontini che portà nella città meneghina la novità della pizza napoletana.

E' anche un atto d'amore per Milano, che per Arrigoni è la città più bella:
"per me non c'è città migliore al mondo. E che bel cielo, quando è bello, per dirla con il Manzoni. E la nebbia? Ti avvolge e ti protegge come una madre premurosa .. basta stare attenti a non perdersi".

Il 2 ottobre alle 18.30, Luca Crovi presenterà il libro assieme all'autore alla Feltrinelli di piazza Piemonte.

La scheda del libro sul sito di Mondadori.
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

17 settembre 2014

Questi magistrati

Ecco i gufi della CGIL, sono tutti soddisfatti dell'accordo sul jobs act.
Se la metà della metà della metà delle energie che la classe politica ha investito nel cancellare l'articolo 18, fosse stata investita per combattere la corruzione, oggi potremmo essere quasi un paese normale.
Dove, ad esempio, non ti indagano un altro manager di Expo per turbativa d'asta.
Indagine che, come ha spiegato Renzi ieri, non deve cambiare la politica industriale delle aziende.
Continuate ad oliare il sistema, tranquilli ....

Però, questi magistrati, che irriducibili: nonostante il discorso di ieri alla Camera del premier, si ostinano a voler bloccare l'economia.


Però, che soddisfazioni sta dando, questo ragazzo eh?

Rilanciare il piatto

Il presidente che va veloce ha parlato alla Camera e ha rilanciato la posta sul piatto: o riforme (che come al slito ci vengono chieste dall'Europa) o voto.
O si riforma il lavoro come dico io, o lo facciamo per decreto.
Ma dietro le minacce c'è ben poco di concreto: il voto in primavera non si potrà fare. Primo perché la legge elettorale non è stata riformata (ve lo immaginate ritornare alle urne col porcellum?). Secondo perché si ritornerebbe a votare per il Senato (quello vero, degli eletti).
Terzo, Renzi dovrebbe fare campagna elettorale nel momento dei 20 miliardi di tagli lineari (per mantenere le promesse all'Europa). Non conviene.
E, infine, agire per decreto sul lavoro, tagliando l'articolo 18, aprirebbe una frattura nel PD che metterebbe a rischio la maggioranza.

Allora ieri è stato solo un alzare la voce, in un momento la fronda interna nel PD è in opposizione al patto del nazareno (la battuta è di Benigli), come si vede dalle fumate nere per l'elezione dei membri di CSM e Consulta.
Qui comando io.

Comandare col piglio di un Bettino o di un Silvio, prendendosela contro giornalisti che danno le notizie e magistrati che indagano sui manager pubblici, non è servito al paese (vedi Finmeccanica, vedi Eni ..).
Comandare senza avere una visione chiara su scuola e lavoro, non serve a nulla. Non serve al paese, almeno.

Prendiamo il lavoro: si cita sempre la riforma del lavoro in Germania del 2003, quella che introdotto i mini jobs (per superare il problema del lavoro nero) da 450 euro al mese, che non sono sufficienti per vivere.
Meglio di niente direte voi, ma è un modello che comprime salari per favorire la competitività sui prezzi delle merci, per l'export.
Un modello che va bene finché si esporta. Ma che alla lunga non può reggere: fino a quando la Germania potrà permettersi questo sbilanciamento sull'export?

E poi c'è il modello spagnolo: quello che da flessibilità in uscita e in entrata. Ma la Spagna in questi anni ha aumentato il deficit e non rispetta (come la Francia) il famigerato rapporto del 3%.

Cosa faremo noi?
Alzare gli stipendi non si può. Per abbassare le tasse servono le coperture. Per puntare sulla produttività (e sul valore aggiunto delle nostre merci) servirebbe puntare su ricerca e sviluppo. Sono pronte le imprese?

Ieri sera a Ballarò un Brunetta spumeggiante ci ha spiegato che è colpa dell'articolo 18 se le aziende italiane sono piccole.
E dunque poco competive all'estero.
Al che Landini è esploso tirando fuori la corruzione, l'evasione, il falso in bilancio, i mancati re investimenti: è sempre e solo colpa dell'articolo 18?
Possiamo anche toglierlo, se da così fastidio: ma poi sposiamo per intero il meccanismo tedesco di sussidi e di riqualificazione dei non occupati.
Altrimenti ci stiamo prendendo in giro.

Appunto.
Prenderci in giro tra noi e anche l'Europa, a cui consegnare lo scalpo dell'articolo 18 in cambio di una flessibilità che servirà solo a sperperare altri soldi pubblici in cantieri, grandi opere, inceneritori, mazzette ..

16 settembre 2014

1000 giorni così (non li reggae più)


abbasso e alè
abbasso e alè con le canzoni
senza fatti e soluzioni
la castità
la verginità
la sposa in bianco il maschio forte
i ministri puliti i buffoni di corte
ladri di polli
super pensioni
ladri di stato e stupratori
il grasso ventre dei commendatori
diete politicizzate
evasori legalizzati
auto blu
sangue blu
cieli blu
amore blu
rock and blues
(NUNTEREGGAEPIU' - Rino Gaetano)


E' come l'omicidio perfetto: abbiamo il cadavere e pure l'arma dell'omicidio ma non si riesce a scoprire chi è l'assassino.
Dice Renzi ai parlamentari plaudenti che "non c'è più tempo".
Senza spiegare che, se non c'è tempo, è perché qualcuno prima di lui l'ha sprecato, malgovernando.
Che poi sono le stesse persone (in termini di partiti) che governano oggi.

Trovate voi le differenze: "Avvisi garanzia non cambiano politica del Paese" (riferito ad Eni).
Sulle indagini Eni-Saipem, Finmeccanica e l’inchiesta su Montepaschi: «Sono indagini che rovinano queste aziende, che non danno più loro la possibilità di partecipare ad aste pubbliche per grandi forniture. Queste aziende non potranno più ottenere lavori perché non saranno aperte e disponibili pagare quel dazio che è una necessità per acquisire questo importante lavoro».
La prima dichiarazione è di Renzi, il nuovo che avanza. La seconda di Berluscono, l'altro contraente del patto del nazareno.
Dunque, mettendo assieme i due contranti, i nuovi padri della terza repubblichina, la politica di pagare le tangenti non può cambiare, perché altrimenti non sapremmo come essere competitivi sui mercati internazionali.

Insomma, della serie siamo ancora alla stessa solfa: l'articolo 18 (bisogna essere coraggiosi a tenerlo, non a cancellarlo), lo scontro ideologico tra politica e magistratura (guardie e ladri, insomma), i 1000 giorni sono l'ultima chance (lo si diceva di Monti e di Letta poi) ..

Ma che fortuna, capofortuna

Cittadini lavoratori alle ore
diciotto il nostro
beneamato segretario sarà con noi
Ma che fortuna grazie alla luna
capofortuna stasera è con noi
ha una gran testa come uomo e una bestia
sembra immortale ma è come noi

Due operai vengono uccisi dall'ex padrone, dopo che erano andati a reclamare lo stipendio.
L'OCSE taglia le previsioni di crescita del PIL all'Italia.
I ministri fanno i loro tour tra i banchi delle scuole, le stesse dove gli intonaci cadono a pezzi, mancano gli insegnanti (anche di sostegno), il materiale ..
Le province sono sopravvissute alla rottamazione: ci sono ancora ma non possiamo più eleggerne i membri. Che sono stati scelti con le larghe intese, con le liste del partito unico PDR, NCD, FI (e anche Sel).
I posti di lavoro, nonostante le riforme, gli 80 euro, il cambio di passo, si stanno distruggendo e non creando.
Poi ci sono i soliti sbarchi (o i tentativi di sbarco) in Sicilia, dei disperati che scappano da fame e guerre.
Le società pubbliche come Enit che succhiano soldi (quelli dei tagli lineari ai ministeri).
E le società private come Alitalia che vengono tenute in vita con opere pubbliche a corredo.

dimentica i tuoi problemi imbarca i tuoi remi lui pensa per te
inaugura mostre e congressi autostrade e cessi ferrovie e metrò
sorride ai presenti commosso se punta sul rosso sa che vincerà
se gioca a tressette è campione se fuma un cannone si sente un pascià
reprime rivolte e sommosse e cura la tosse alle cinque col te
sostiene già tesi avanzate e tutta l'estate la passa in tournèe

(Rino Gaetano - Capofortuna)

Ma su cosa è concentrato il Parlamento? Sulle nomine dei politici da piazzare alla Consulta e al Csm.
La politica che controlla la magistratura che dovrebbe controllare l'azione e le leggi del governo. Tramite capi delle procure che sanno essere zelanti al momento giusto.
Sull'informazione non c'è nemmeno bisogno di fare troppi sforzi, sono tutti presi a celebrare la svolta.

Stasera Renzi presenta la nuova segretaria, dopo il breve tour che lo porterà alla Camera a parlare dei mille giorni.

Ma che fortuna, capofortuna
...

PS: le prime parole alla Camera
[la giustizia] deve cancellare il violento scontro ideologico del passato
Avvisi di garanzia più o meno citofonati non cambiano il corso della politica

 

musica per le orecchie dei berluscones.

15 settembre 2014

Per interposta persona

E se il renzismo fosse la prosecuzione del berlusconismo in altre forme (ma per stessi fini)?
Sto riguardandomi, con calma, tutti gli slogan governativi per #cambiareverso #lavoltabuona.
Riduzione delle ferie dei magistrati per snellire la giustizia civile.
L'articolo 18 è un tabù.
Basta veti sulle opere strategiche per i cantieri.
La fine del bicameralismo per rendere veloce l'iter delle leggi e snellire la burocrazia.
Quelli che criticano l'azione del governo lo fanno solo per ricattare e difendere i loro benefici.
La buona scuola per tutti.

E' un finto decisionismo che piace agli italiani. Finto perché, nei fatti, non decide niente. E perché sono slogan senza senso.
E, soprattutto, sono slogan già sentiti: Berlusconi era un maestro, in questo, a mettere gli uni contro gli altri.
Gli statali fannulloni, i poliziotti panzoni, i magistrati che sono una casta, i professori che fanno tre mesi di vacanza.


Dunque, che abbia ragione Gilioli quando parla di outsourcing?

Presa diretta - l'erba del vicino.

In qualunque modo la pensiate, qualunque opinione abbiate sulle droghe, una cosa è certa: le leggi proibizioniste in Italia non hanno funzionato, sia in termini di repressione dello spaccio che in termini di riduzione del consumo.
I servizi trasmessi ieri sera a Presa diretta sono un ritratto impietoso di un paese dove la droga è ovunque, davanti le scuole, nelle scuole, nelle piazze della movida, a portata di mano di tutti.
Non solo le droghe leggere, la cannettta che non fa male a nessuno (come dice la vulgata popolare, pure sbagliata) ma anche le droghe sintetiche come MDMA, il metadone, l'eroina, la cocaina ..
Abbiamo un triste primato, in Italia: i ragazzi sotto i 16 anni sono in cima alle classifiche europee per abuso di droghe ovvero i nostri ragazzi consumano le droghe peggiori (quelle che fanno più male), con grande frequenza durante la settimana..
Di fatto, stando così le cose, la droga è di fatto liberalizzata: la si trova dovunque, nessuno controlla il contenuto di quanto viene ingerito dagli adolescenti nei locali e nelle discoteche. Ma quello che è peggio è che nessuno, nemmeno i politici che hanno varato qeste leggi proibizioniste, si preoccupano di fare informazione, per cercare almeno di spiegare ai ragazzi quali sono i rischi.
Un atteggiamento ipocrita, quello della politica e delle istituzioni, e anche delle scuole. Colpa di qualcun altro: le famiglie che non informano, i soldi che non ci sono, noi docenti siamo poco, i controlli delle forze dell'ordine e i sequestri (in tonnellarte) non sono sufficienti ad arginare il problema.
Il mercato del narcotraffico è stimato in 22 miliardi di euro l'anno, con questi soldi che girano, è come svuotare il mare con un secchiello.

Il risultato è che, come per la prostituzione minorile, si preferisce non vedere: per non rovinare il buon nome della scuola, dei locali, della brava gente che fa finta di non sapere. Il consumo delle droghe è ormai diventato una cosa normale, da fare sotto la luce del sole, con i genitori che sanno ma non dicono niente, non sapere.
Non sapere che l'abuso, in giovane età, della cannabis, provoca dei danni irreparabili al cervello degli adolescenti, andando ad intaccare il loro quoziente di intelligenza. E i ragazzi perdono l'anno a scuola perché non riescono a concentrarsi.
Con la cannabis non si muore, è vero (a differenza dell'abuso di alcool che porta al coma etilico): ma gli effetti a lungo andare ci sono, sulle funzioni cognitive e sul comportamento.
I ragazzi italiani si fanno di tutto e di più, commentava le immagini del servizio di Giulia Bosetti nei locali e nelle strade romane: è il triste prezzo da pagare a questa liberalizzazione di fatto delle droghe.
Ma il peggio di tutto sono quelle sintetiche, che addirittura possono portare a problemi pscichiatrici: tendenze suicide, senso di onnipotenza .. All'ospedale psichiatrico di Pozzuoli ci sono cento pazienti presenti dopo aver assunto sostanze stupefacenti; sono un terzo dei pazienti totali, sintomo di una nuova emergenza mai vista prima.
Con l'eroina tutto questo non succedeva: le sostanze sintetiche fanno scoppiare le persone predisposte, facendole diventare prigioniere di in un viaggio senza ritorno.
I ragazzi senza informazione buttano giù di tutto e oggi, in Italia, nessuno fa informazione e in pochi fanno controlli sulle sostanze comprate: uno dei pochi è il gruppo di Lab57 (http://lab57.indivia.net/), che mette i suoi stando fuori dai centri sociali, dando alle persone la possibilità di controllare cosa c'è nelle pastichhe e nelle buste che si comprano.

Messo in chiaro il fallimento della Fini Giovanardi (e che l'attuale legge è un guazzabuglio di regole che non fa alcuna chiarezza), bisogna fare un passo in avanti. Non possiamo più mandare in carcere i consumatori di droga, perché le carceri non sono le strutture più appropriate per la disintossicazione, il personale non è preparato per gestire i tossicodipendenti. E le carceri stanno scoppiando.

Bisogna andare a guardare quello che succede nel resto del mondo: le telecamere di Presa diretta hanno mostrato cosa sta succedendo negli Stati Uniti, il paese più ptibizionista dove in due stato ora si può consumare droga anche per uso ricreativo mentre in altri si può usarla per fini curativi.
Tra i primi il Colorado, dove sta crescendo un'industria della produzione della cannabis che fattura milioni di dollari e su cui si stanno concentrando le attenzioni degli investitori (e delle multinazionali del tabacco che aspettano una legge federale).
Ci sono paesi come la Spagna dove la legge permette i "social club" dove gli iscritti possono ritirare una dose di cannabis, per fini personali, che proviene dalle coltivazioni dei soci.
L'Uruguay è il primo paese al mondo dove lo stato è anche produttore di droga, per fini personali.
Insomma, si va da un eccesso all'altro: dal finto proibizionismo che non ha funzionato, alla completa liberalizzazione del Colorado, per arrivare alla regolamentazione da parte dello stato, come succede in Portogallo e in Spagna.
Ecco, in Portogallo hanno scelto la strada del contenimento del rischio, con investimenti pubblici verso centri di controllo e cura, la dissuazione e l'informazione delle dipendenze.
In Portogallo la gestione della tossicodipendenza non è in mano al ministero dell'Interno o al ministero della giustizia, ma a quello della salute.
Perché oltre ad essere un problema sociale, che genera costi per lo Stato, la droga è anche un problema di salute.

Specie per quei ragazzi di oggi che si stanno rovinando la salute e il loro domani, senza che nessuno gli spieghi dei rischi cui andranno incontro.
E' meno ipocrita accettare il male minore, che far finta di niente.

La scheda della puntata sul sito di Presa diretta:

“L’ERBA DEL VICINO” è un racconto di Riccardo Iacona, con Giulia Bosetti, Sabrina Carreras, Vincenzo Guerrizio, Andrea Vignali

14 settembre 2014

Giorgio Fontana ha vinto il premio Campiello

Voglio fare i complimenti a Giorgio Fontana per la vittoria al Campiello, col suo bellissimo libro "Morte di un uomo felice". 


Un libro così maturo scritto da un ragazzo così giovane, fa ben sperare sul futuro della letteratura! Leggetelo, perché è un pezzo della nostra storia, perché racconta (anche da dentro) di un bel personaggio, Giacomo Colnaghi, che lavora per lo Stato come magistrato, sapendo dei rischi del lavoro (erano gli anni del terrorismo), ma da uomo "felice". Sereno, nella sua coscienza di persona.

Sulla depenalizzazione delle droghe leggere in Italia

L'Italia ha in Europa un brutto primato: siamo il paese col più alto consumo di stupefacenti tra i ragazzi sotto i sedici anni.
Colpa della presenza delle mafie che traggono dal traffico degli stupefacenti parte dei loro profitti.
Ma forse è colpa anche delle politiche proibizioniste fin qui messe in atto contro le droghe, leggere e pesanti.
Come la legge Fini Giovanardi del 2006 che equiparava le due tipologie di sostanze e che, anziché bloccare il consumo e contrastare lo spaccio, ha intasato le carceri.
Patrizio Gonnella, attuale numero uno di Antigone, sottolinea gli effetti sul sovraffollamento nelle patrie galere: “24mila persone, il 40 per cento del totale, sono recluse per imputazioni che riguardano una normativa dichiarata illegittima. A chi è in custodia cautelare si applicheranno le norme previste dalla Jervolino-Vassalli, mentre i condannati definitivi potranno richiedere il ricalcolo della pena per incidente di esecuzione”.


Che fare? La Consulta ha dichiarato incostituzionale la Fini Giovanardi, ripristinando la vecchia legge che regolava il consumo di droghe. Si parla, a livello politico, nei dibattiti, della depenalizzazione delle droghe leggere, per togliere almeno la loro vendita dalle mani della criminalità organizzata, e permetterebbe un maggiore controllo della merce usata dai minori.
Sarebbe necessario un dibattito serio, nella società, nelle aule della politica, che tenga conto sia dell'opinione autorevole di quanti hanno per anni contrastato il grande traffico della droga (alcuni di questi magistrati sostengono che la depenalizzazione sarebbe anche un regalo alle mafie), sia tenendo conto delle esperienze degli altri paesi.
È quello che ha fatto Presa diretta nella puntata di questa sera: “L'erba del vicino”
PRESADIRETTA porterà i telespettatori in giro per il mondo per vedere da vicino la lunga onda di depenalizzazione e legalizzazione della marijuana, a cominciare dal Paese una volta il più proibizionista, gli Stati Uniti. In 22 Stati oggi si può coltivare ed usare cannabis ad uso medico e in due Stati, quello di Washington e quello del Colorado, è possibile acquistarla anche solo a scopo ricreativo.Le telecamere di PRESADIRETTA sono andate in California e a Denver, la capitale del Colorado dove l’industria della cannabis sta diventando il settore economico più in crescita di tutti gli Stati Uniti.
 
PRESADIRETTA è stata in Spagna, per raccontare l’esperienza delle migliaia di “Social Cannabis Club”, in cui si può liberamente comprare e consumare marijuana e E in Portogallo, che grazie alla depenalizzazione del consumo di tutte le droghe è diventato il Paese dove si consumano meno stupefacenti di tutta l’Europa.A PRESADIRETTA anche l’Italia proibizionista, che ha un triste primato: è il paese europeo con più alto indice di consumo di droghe tra i ragazzi sotto i 16 anni. Di tutte le droghe. Si chiama “poliabuso” e ha conseguenze devastanti per la salute dei ragazzi.Un racconto dal basso, sull’abuso di sostanze davanti alle scuole e dentro le classi, nelle piazze e nei locali della movida romana. Un racconto duro e mai visto prima. - See more at: http://www.presadiretta.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-d749a4fc-4795-449e-818f-3a216ca9fde8.html#sthash.l5BCg11y.dpuf

Lo speciale sull'Uruguay: “Uruguay - Marijuana di Stato”

L’Uruguay è il primo paese al mondo ad aver totalmente legalizzato il consumo della cannabis, dalla produzione alla vendita. Il paese della marijuana di Stato. Un mercato illegale, che solo nel piccolo Uruguay valeva tra i 30 e i 40 milioni di dollari e adesso grazie all’intervento dello Stato, sarà sottratto alle mani della criminalità organizzata. Sabrina Carreras ha intervistato Julio Calzada, segretario della Giunta nazionale sulle droghe del governo 

Il commissario Soneri e la strategia della lucertola, di Valerio Varesi

Incipit:
«Juvara, se ti dicessero che un tizio è stato ferito da un batiffolo di cotone scagliato dal quarto piano, o di un uno in fin di vita dopo esser stato colpito da una piuma? O di un altro stecchito da una cacata di piccione in piena fronte?»«Scusi, cosa sta dicendo» sorrise l'ispettore.«Ormai sui giornali si leggono solo notizie assurde.»Juvara osservò Soneri perplesso, finché il commissario non si avvicinò stendendo un quotidiano sulla scrivania e picchiettando con le nocche su un titolo a cinque colonne: Settimana bianca per il sindaco Corbellini. E più sotto: Sulla Paganella coi ragazzi della parrocchia della Navetta.L'ispettore sollevò lo sguardo, ancora interrogativo.«Lo vedi? Non ti stupisci. Sei anestetizzato.»«Ma commissario ..» balbettò Juvara confuso.«Non t'accorgi com'è messa sta città? Ti pare il caso che il sindaco se ne vada a sciare? E ce lo fa sapere, poi! Però, se tutti reagissero come te .. Speriamo che qualcuno si incazzi!»«E' una notizia come un'altra», alzò le spalle l'ispettore.«Ma si … lasciamo correre.»

Un sindaco, Corbellini, che abbandona la città in un momento di crisi per andare a sciare, con la magistratura che portando avanti indagini sulla corruzione in comune e con la gente fuori dai portone che protesta. La stessa gente che prima aveva eletto quel sindaco e quella giunta e che non si era accorta delle ruberie, della malapolitica, del clientelismo.
Un cellulare che squilla sull'argine brumoso di un fiume. E delle strane tracce di cani che dal torrente portano fuori città.
Un anziano che sparisce da una casa privata di cura, dove forse la cura dei pazienti non è la prima cosa cui pensare. E che viene trovato morto assiderato sulle scale esterne.
Da questi tre episodi, all'apparenza slegati, inizia il racconto di Valerio Varesi che prendo fortemente spunto dai fatti accaduti a Parma pochi anni fa, con la fine igniminiosa della giunta Vignali che aveva portato la città a rischio fallimento.
La Parma nebbiosa e viscida del commissario Soneri e del vice Juvara, della compagna Angela.

E' un giallo anomalo, sui generis, questo, perché è un giallo con degli omicidi ma nessun assassino: anzi, ad uccidere le vittime (il sindaco che scompare, l'anziano che aveva perso la memoria, e poi altri ..) è il “contesto”, una parola che racchiude bene il significato dei tempi che viviamo.

«Capisce qual'è il pericolo? Stiamo marciando verso questo approdo. Il rito democratico delle assemblee elettive è così svuotato di senso da apparire come uno scongiuro o una profezia.[..]»
«Stiamo parlando di gente spietata che non ammette limiti. Il potere politico è affidato a uomini di paglia, le leggi se le fanno in casa e i giudici si corrompono. Chi si mette contro gente simile? L'opposizione? Lì comanda Pontiroli, il cooperatore che fa affari con quelli come Ugolini».
«Se a lei non piace questa roba, mi aiuti.»
«Stiamo parlando di gente spietata che non ammette limiti. Il potere politico è affidato a uomini di paglia, le leggi se le fanno in casa e i giudici si corrompono. Chi si mette contro gente simile? L'opposizione? Lì comanda Pontiroli, il cooperatore che fa affari con quelli come Ugolini».«Se a lei non piace questa roba, mi aiuti.»«Non la sto aiutando? Le sto spiegando il contesto», replicò Valmarini mentre il commissario registrava per l'ennesima volta quella parola, che ritornava ossessivamente in tutte le conversazioni.
La parola “Contesto” qui viene usata nel senso scasciano del termine: il contesto si intende la città di Parma, i suoi cittadini, la giunta comunale, la classe imprenditoriale del nord della nuova generazione che pensa solo a divertirsi.
Una democrazia svuotata dal suo interno e di cui rimane solo l'involucro esterno, come simulacro da tenere in piedi. Partiti che sono diventati come macchine d'affari, al servizio di una classe imprenditoriale senza scrupoli, che considera la criminalità un male necessario per sopravvivere in un mondo e in un mercato dove non si fanno prigionieri. Perché, come aveva già detto qualche anno fa un ministro, con la mafia bisogna convivere. Specie se porta soldi voti, che servono così tanto ai signori politici.

E i soldi, come i voti, lavano e servono a tutto: lavano la coscienza (per chi ancora ce l'ha) degli eletti, oliano il sistema con la solita strada della bustarella, un tempo chiamata corruzione oggi più modernamente intesa come sistema di finanziamento privato ai partiti.
Partiti che non sono più uno dei corpi intermedi su cui si articola la democrazia, chiamati a selezionare i migliori dalla società civile e al suo interno per gestire al meglio la cosa pubblica.

«I processi industriali impongono la quantità come parametro dominante.Se riesco a convincere migliaia di individui, me ne frego se l'opinione che impongo è falsa.I presunti detentori della verità dovranno fare i conti con la quantità. La democrazia è quindi un grande vantaggio. Posto che esistano il vero e il falso, il voto per il vero conta quanto quello per il falso.»
Qui, nel contesto parmigiano, che potrebbe essere esteso a tante altre realtà piccole o grandi italiane, politica, affari, finanza, criminalità, pubblico e privato, sono tutti intrecciati.
Chi dovrebbe controllare, o viene messo a libro paga o viene anestetizzato. Da una politica che è tutta una finzione, fatta da attori di fiction, uomini di paglia belli, sani e abbronzati, che possono essere rimpiazzati in ogni istante. Dal mondo dell'informazione che spesso è pure lui complice e responsabile del “contesto”.
Un paese che si è dimenticato del bene comune, della tutela del pubblico (il suolo pubblico svenduto, il denaro pubblico sperperato e regalato agli amici). Ognun per se, e che Dio ci aiuti.
Anche la rabbia della gente, fa dire Varesi al protagonista, è qualcosa che non mette assieme le persone, per arrivare ad un cambiamento morale, etico del paese:
“era davvero un mondo di incazzati, ognuno per sé, diffidenti del prossimo, individualisti persino nella rabbia”.Rabbia che, da sola, è fine a se stessa e non può portare a nessuna rivoluzione:«Le rivoluzioni presuppongono una massa d'urto di affamati e una cerchia di intellettuali che la guida. Qui non vedo né l'una né l'altra.»«Gli affamati, volendo .. ma gli intellettuali .. e poi a loro non da più retta nessuno.»
In questo romanzo, a rovinare il falso “presepe” messo in piedi da questa politica, sono rimasti i poliziotti onesti e qualche procuratore che ancora se la sente di subire le ire della politica (e le ispezioni ministeriali) quando si pestano piedi che non si devono: come Soneri e qualche suo collega:
«Bisogna incastrarli sui loro vizi e per fortuna ne hanno tanti. Giro al largo dalle schifezze che combinano in politica».«Saremmo dei nemici del popolo: i parmigiani acclamano questa gente»«E noi rompiamo le palle. Io e il mio codice penale ci sentiamo sempre più isolati. Come fa un poliziotto a vivere in un mondo di ladri? Mi viene voglia di mollare e di mettermi anch'io a fare surf sull'onda.»«Lascia perdere» gli intimò Nanetti. «Finiresti subito in bocca agli squali.»
Come il procuratore Bergossi:
«Le mafie servono, tutto qui. Portano consenso e fanno la fortuna di decine di politici. Sono al governo e non da oggi. Lei pensa che un branco di pecorai possa tenere in scacco lo Stato se non ne facesse parte? E l'infezione si è ormai estesa, attecchendo tra l'imprenditoria inflaccidita dal benessere o alimentando le ambizioni dei personaggi spregiudicati come Ugolini»
Ugolini è, nel romanzo, l'industriale che tiene in mano il partito della destra che governa il comune e che dal comune ha tratto i maggiori benefici con i suoi affari:
«Le ho già spiegato che la malavita è l'infanzia dell'imprenditoria. Capisco anche che dal suo punto di vista tutto il mondo economico appaia malavitoso, giacché ambisce a liberarsi di ogni regola che ne limiti la libertà. Ripeto che un po' l'ammiro per la sua testardaggine di perdente. Le rimprovero l'ingenuità nel non accorgersi che stiamo abbattendo uno dopo l'altro i vincoli che ci ostacolano da quando ci siamo presi lo spazio della politica. Abbiamo deciso noi come si gioca. E anche come gioca lei. Purtroppo nel caso di Corbellini abbiamo scelto male, ma cosa vuole che sia un Corbellini? Come una soubrette: ne troveremo un altro.»
Paradossalmente, in un mondo di falsi, è molto più vero il falsario Valmarini, un signore della notte in cui Soneri si imbatte cercando il cellulare che trilla sull'argine del Parma.
E le opposizioni? La sinistra è diventata parte attiva nel contesto parmense, con le sue cooperative che vincono tutti gli appalti in regione e si presentano assieme alle aziend eprivate fuori.
La voce della verità è affidata ad un consigliere che, proprio perché dice le cose come stanno, su un megafono in piena piazza, viene preso per pazzo:
«Qui la Camorra s'è insinuata silenziosamente senza creare attriti. Le è bastato sfruttare la debolezza dei rampolli delle famiglie imprenditoriali. Alla terza o quarta generazione non pensano più all'azienda ma alla bella vita: macchine, donne, nottate, cocaina, Forte dei Marmi .. Sputtanano tutto quello che che tre generazioni hanno messo da parte. E a quel punto arrivano loro, i pescecani. Offrono un pacco di soldi e si prendono l'azienda».
E' la genesi del Movimento 5 stelle che, sull'onda del mandiamoli tutti a casa, sono tutti delinquenti, vincerà le elezioni poi a Parma.
Come nei romanzi di Sciascia, il finale è molto amaro: all'investigatore, che pure ha compreso quanto è vasto il malaffare e ha intuito fin dove in alto porta, è negata la possibilità di arrivare fino in fondo, e si dovrà accontentare di mettere le mani sui pesci piccoli. È proprio “la strategia della lucertola”, che lascia la coda nella trappola per ingannare il predatore.
«Una storia di morti senza assassini ..» constatò Angela. «Un assiderato, un suicida e un overdose molto sospetta.»«Te l'ho detto chi è l'assassino: il contesto», ribadì Soneri.«E il contesto non si può arrestare. Si potrebbe riformare, ma è un lavoro lungo, forse inutile. In ogni caso, non compete ad un poliziotto.»
L'intervista di Varesi su Repubblica:
Il titolo richiama la tecnica di sopravvivenza della lucertola che si stacca la coda pur di salvarsi. E’ quello che è successo anche in città? “E’ la metafora del potere che quando è incastrato consegna il pesce piccolo per salvare se stesso. Metafora italiana della malavita politica e criminale dove la testa resta sempre intatta”.Sembra quasi la trama di un altro scandalo parmigiano, quello della Parmalat. “Tanzi fu il primo motore di quella vicenda, ma uno dei pochi capri espiatori. Il sistema politico e bancario è stato lambito solo marginalmente. Anche con Public Money è andata così, dentro il sindaco e qualche assessore, ma i mandanti non sono stati toccati”.Ma cos’è questo contesto a Parma?“Prima di tutto sono i parmigiani, che fingono di non conoscere il passato della persone che votano e si fanno abbindolare dal primo pifferaio. Parma si è illusa di vivere spendendo e spandendo. Si costruivano opere inutili, ma andava bene, tutti contenti perché si gratificava l’ego, accumulando debiti su debiti. Ora per la città si profilano 15-20 anni di decadenza. Abbiamo avuto a livello locale una classe politica scandalosa, anche confrontandola con le città vicine. Nessuno è riuscito a spiccare oltre i Paolotti. Prendiamo la stazione medio-padana, doveva arrivare a Parma, si litigò, e oggi è finita a Reggio. Bologna, con Eataly sta costruendo Fico, la vetrina dell’agroalimentare, malgrado Parma abbia tante eccellenze. Tutte occasioni mancate”.Se dovessimo indagare come il commissario Soneri, mettere insieme i pezzi, perché Parma è arrivata a questo punto? Che cos’è successo? Public Money non è che l’ultimo di una serie di scandali.“C’è stato uno scollamento tra i ceti produttivi e il ceto politico, con una forte litigiosità interna. A Parma gli scandali sono una specialità. Nel ’75 quello edilizio, nel ’92 il pentapartito, poi la Parmalat, Vignali. In 25 anni di carriera non ricordo mai un sindaco finito in galera. Il potere politico e quello economico - prosegue - si sono saldati, non ci sono più state idee, ci si è crogiolati con l’immagine dell’ancien regime e non si è progettato il futuro”. [..]E’ un libro che fa pensare ad altri giallisti atipici come Sciascia e Gadda che citavi, che cos’è il giallo per Varesi?“Sì il romanzo si colloca in quella tradizione italiana, ma anche europea, quella di Dürrenmatt o di Simenon, che affonda il bisturi nell’animo umano. E’ il mio obiettivo, per me il giallo non è tanto trama a incastro, tensione verso la soluzione, ma una forma narrativa che mi consente di entrare nelle pieghe dell’animo umano”.Perché tanti tuoi libri prendono spunto dalla realtà?“Sento una forte tensione all’impegno civile, che ho manifestato anche coi romanzi a sfondo storico. Questo è un romanzo politico. In piccolo Parma rappresenta quello che succede a livello nazionale. C’è un brodo del malaffare che è italiano”. (raffaele castagno)

La scheda del libro sul sito di Frassinelli
I link per ordinare i libri su Ibs e Amazon

12 settembre 2014

Cambia il verso, ma non l'occupazione delle poltrone

Per il momento, più che cambiamento di verso, sembra la solita occupazione di poltrone, pure in modo sfacciato.
Il CSM (che giudicherà le toghe, che dovrebbero occuparsi dei politici). La Rai (che dovrebbe fare informazione in modo indipendente). Le aziende pubbliche (c'erano manager coinvolti in storie di tangenti, ci sono ancora manager coinvolti in storie di tangenti). I posti a Palazzo chigi e nei ministeri.

L'articolo di Feltri e Tecce sul FQ:

UNA POLTRONA PER TE GLI AMICI DI RENZI SEMPRE AL POSTO GIUSTO
HA COMINCIATO CON LE PARTECIPATE DI STATO E NON SMETTE PIÙ DOPO REGGI, L’AMICO “RITROVATO”, E LEGNINI (SPINTO DA LOTTI) VUOLE CONTROLLARE ANCHE IL POSTO CHE LA TODINI LASCERÀ IN RAI
di Stefano Feltri e Carlo Tecce
Matteo Renzi non può nominare se stesso, così indica quelli che incarnano il renzismo, lo diffondono, lo proteggono. Non importa se la nomina deve conservare un minimo di rigore istituzionale, una traccia di imparzialità: vidimando una pratica istruita da Luca Lotti, la scatola nera del renzismo, al Csm ha mandato l’ex bersaniano Giovanni Legnini, che pure Enrico Letta aveva arruolato a Palazzo Chigi. E non sarà una poltrona-figurina, l'abruzzese Legnini sarà designato Capo, erede di Michele Vietti, vice soltanto di Giorgio Napolitano che presiede l'organismo costituzionale.

LEGNINI IN SÉ non c’entra nulla, le referenze si possono rendicontare, è il metodo da conquistatore totale che non è mai esistito, neanche con il vorace Silvio Berlusconi. Legnini è sottosegretario al Tesoro, stessa carica di Roberto Reggi, che però sta all’Istruzione. Reggi ha completato la riabilitazione e s’è meritato il trasloco al Demanio per vendere un po' di immobili statali e gestire la colossale riforma del catasto: l'ex sindaco di Piacenza, coordinatore di primarie contro Pier Luigi Bersani, non fu candidato in Parlamento (nel 2013) come capro espiatorio per attacchi troppo ruvidi agli avversari del renzismo. Ha recuperato.

Le promozioni di Renzi non seguono una , perché poi producono dei pastrocchi. E lo spostamento di Legnini è un pastrocchio prevedibile. Il docente in aspettativa, che dovrà governare i magistrati, in questi mesi s’è comportato da affidabile referente di Palazzo Chigi al Tesoro, sempre in stretto contatto con il fiorentino Lotti (li accomuna la pesante delega al Cipe, dove si sbloccano progetti milionari). Adesso Legnini doveva badare alla delicata legge di Stabilità (l'ex Finanziaria) dentro un ministero controllato dal tecnico (e dalemiano) Pier Carlo Padoan e da una coppia di ex collaboratori di Letta: Fabrizio Pagani, capo di segreteria e Roberto Garofoli, capo di gabinetto. Con l'ex animatore di Vedrò, Garofoli stava a palazzo Chigi, segretario generale, rimosso per far spazio a Mauro Bonaretti, che Graziano Delrio s'è portato da Reggio Emilia. Risultato: Bonaretti non tocca palla perché la vigilessa Antonella Manzione, reggente dell'ufficio legislativo, comanda la macchina burocratica. E il bello (o il brutto) è che il non renziano Garofoli muove le leve al Tesoro. Renzi “ricicla” pure gli amici di amici, il sindaco di Arezzo, Giuseppe Fanfani, va al Csm in quota Maria Elena Boschi.

Morire per Daniza




Voi che non avete detto niente sui Cie, sui lager di stato, sulle prigioni dove vengono stipati i relitti del paese, in celle strette funzionali solo alle periodiche amnistie per liberare i ladri coi colletti bianchi.
Voi che non vi angosciate per le morti nel Mediterraneo, nelle prigioni di Gheddafi.
Voi che non avete battuto ciglio per le morti bianche: le vittime dell'amianto a Casale, del rogo della Thyssen, per i pochi controlli e la mancata manutenzione(per dare mano libera alle imprese).
Voi che avete preferito girare la testa dall'altra parte per non guardare le morti delle mafie che hanno insaguinato il sud del paese nelle varie guerre di potere.
Voi che sui casi Cucchi, Aldrovandi, Uva (e anche Bifolco), avete scelto di stare dalla parte delle divise senza approfondire nulla.

Ecco, statevene zitti anche oggi.

Cambia il verso, infuria la bufera

Per il momento, più che cambiamento di verso, sembra la solita occupazione di poltrone, pure in modo sfacciato.
Il CSM (che giudicherà le toghe, che dovrebbero occuparsi dei politici). La Rai (che dovrebbe fare informazione in modo indipendente). Le aziende pubbliche (c'erano manager coinvolti in storie di tangenti, ci sono ancora manager coinvolti in storie di tangenti).

11 settembre 2014

Il mio 11 settembre

Io me lo ricordo bene cosa facevo l'11 settembre 2011: stavo risolvendo un problema sui server della mia società. E quando i miei colleghi mi dissero che un aereo si era abbattuto su una delle Torri Gemelle ho pensato che avessero trovato la scusa per non aiutarmi. Lo so, è banale, ma è così.
Ma poi ho visto le immagini, in diretta, sempre dal lavoro.
Quelle immagini che, nella loro drammaticità, erano incredibili: sembrava un film. Ma non era il set di uno dei film pieno di effetti speciali. La gente che si lanciava dai piani della torre era vera.
La sera stessa si iniziava già a parlare di Afghanistan e di Al Qaeda. Di Bin Laden e dei Talebani.
I Talebani erano quelli che avevano preso il potere dopo la cacciata dei russi.
Quelli che abbattevano le statue enormi con le immagini del loro Dio.
E Bin Laden erano uno degli sceicchi arabi.

Da allora il mondo non è stato più lo stesso. Perché si era in guerra, anche se la guerra era iniziata da un pezzo: semplicemente gli Stati Uniti erano stati colpiti al loro cuore. Ci si era resi conto di quanto fossimo vulnerabili.
Iniziava la guerra ad Al Qaeda, o almeno così ci dissero.
Bisognava schierarsi, senza fare troppe domande. Sui possibili buchi, su chi fossero i talebani. Su chi fosse lo sceicco. Chi criticava i governi occidentali stava con i terroristi.
Anche noi dovevamo, come gli americani, stringerci attorno a Bush.


Anche se questo avrebbe portato alla guerra in Afghanistan, l'occupazione a macchia di leopardo del paese. Poi in Iraq con lo spauracchio delle armi di distruzione di massa, la fine di Saddam, gli atentati, i rapimenti.
Ma anche la guerra per il petrolio, per il condotto della Unocaldel petrolio dal mar Caspio, la spesa militare per le aziende militari che crescevano.
Ma questo venne poi.



L'11 settembre mi rendevo conto che era successo qualcosa di grosso. Che non si poteva spiegare con le sole parole.  

10 settembre 2014

Tempi moderni - il lavoro

Mettere assieme Bono degli U2, la Apple e le dimissioni (volontarie dicono) di Montezemolo può sembrare un azzardo.
Ma invece, messe assieme, raccontato dei tempi che viviamo.
Dove un presidente manager, che pure ha raggiunto buoni risultati, si può prendere una buonuscita da centinaia di milioni.
In un momento in cui ai lavoratori italiani è spiegato che non possiamo più permetterci jobs act, stipendi dignitosi e i diritti conquistati dai padri.
Si parla, perché per ora la riforma del lavoro è solo ipotesi, di demansionamento, di controllo remoto e di contratto unico che nei primi tre anni prevede la possibilità di licenziare (e come si controlleranno gli abusi?).

C'è da rimanere in pò arrabbiati. Ma rimangono i sogni: come il nuovo Iphone 6 lanciato dalla apple ieri.
Presentato dal cantante degli U2, che ormai più che musica fanno merchandising anche loro.
Cos'hanno in comune Apple e gli U2? Tutti e due hanno spostato la sede legale e finanziaria della società (dei loro diritti) in paesi con fiscalità agevolata.
La apple in Irlanda.
Gli U2 in Olanda, come la Fiat di Marchionne. Il nuovo presidente Ferrari.
E il cerchio si chiude.

E' la modernità bellezza ..

Ora il prodotto è veramente lordo

L'Istat ha ricalcolato il PIL tenendo conto di prostituzione, spaccio, criminalità (+15 miliardi, meglio del fu Cottarelli!!).
Ora il prodotto interno è veramente lordo.
Come il suo paese.

Giustizia ad orologeria renziana

L'orologio di Renzi e quello di Berlusconi ora sono proprio sincroni: entrambi segnano l'ora delle inchieste ad orologeria. Sui giornali trovate i retroscena da dentro il partito, i piani B e C, dopo l'inchiesta sulle spese in regione Emilia che ha coinvolto i candidati alle finte primarie Bonaccini (segr. Regionale) e anche Richetti (che si è ritirato).
Chi commenta parla di “senso di accerchiamento” perché al Nazareno collegano la riforma (sulla carta) della giustizia con l'inchiesta che ha coinvolto anche il PD. Giustizia ad orologeria ….



La realtà è che delle spese si sapeva da tempo. Che la giustizia è ad orologeria solo quando fa comodo. Che Delrio ha dato l'appalto al fratello. Quello che sta succedendo in Emilia è solo segno della crisi di un partito che è passato dal bersanismo al renzismo senza problemi, dalle coop .. alle coop e Farinetti.

09 settembre 2014

Il commissario Soneri e la strategia della lucertola - incipit

«Juvara, se ti dicessero che un tizio è stato ferito da un batuffolo di cotone scagliato dal quarto piano, o di uno in fin di vita dopo esser stato colpito da una piuma? O di un altro stecchito da una cacata di piccione in piena fronte?»
«Scusi, cosa sta dicendo?» sorrise l'ispettore.
«Ormai sui giornali si leggono solo notizie assurde.»
Juvara osservò Soneri perplesso, finché il commissario non si avvicinò stendendo un quotidiano sulla scrivania e picchiettando con le nocche su un titolo a cinque colonne: Settimana bianca per il sindaco Corbellini. E più sotto: Sulla Paganella coi ragazzi della parrocchia della Navetta.
L'ispettore sollevò lo sguardo, ancora interrogativo.
«Lo vedi? Non ti stupisci. Sei anestetizzato.»
«Ma commissario ..» balbettò Juvara confuso.
«Non t'accorgi com'è messa sta città? Ti pare il caso che il sindaco se ne vada a sciare? E ce lo fa sapere, poi! Però, se tutti reagissero come te .. Speriamo che qualcuno si incazzi!»
«E' una notizia come un'altra», alzò le spalle l'ispettore.
«Ma si … lasciamo correre.»
«Dottore, scusi se glielo dico: lei, a volte, mi sembra un po' moralista», ribattè Juvara sogghignando, ormai abituato alle improvvise sfuriate del commissario, che arrivavano inaspettatamente come le disgrazie.
«Magari fosse rimasta un po' di morale in questa città! La puzza di marcio è così stagnante che chi fa il gesto di turarsi il naso passa per un bacchettone», lamentò Soneri. Che subito dopo aggiunse con fastidio: «Li vedi tutti quei poveri cristi che passano da noi? A volte mi chiedo se è giusto metterli in galera. Per che cosa puoi biasimarli? Che ogni tanto rapinano una banca per poche migliaia di euro quando i banchieri ci derubano tutti i giorni? Come te lo spieghi che quelli finiscono in galera e gli altri no?»
«Commissario, noi non dovremmo dire queste cose», tagliò corto Juvara. «E poi sarebbe un discorso lungo ..»
«Quando si vuol lasciar perdere, si parla così», bofonchiò Soneri indispettito. Poi si alzò di scatto e uscì dall'ufficio.

Una città distrutta dal suo interno, dalla corruzione. La popolazione che assedia il municipio, sempre più incazzata. Anche le stesse persone che magari hanno votato per questo sindaco che in un momento come questo se ne va a sciare.
Tre diverse piste per il commissario Soneri che sembrano non aver nulla in comune.
Questo è il nuovo giallo di Valerio Varesi, ambientato a Parma. Sommersa dalla neve e anche dal marcio della politica.

Buona lettura!!
Il blog dell'autore e la scheda sul sito di Sperling & Kupfer.