Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
25 luglio 2019
Il leader da copertina
Ma veramente Salvini è un politico vincente perché un bravo comunicatore?
Leggetevi il tweet di ieri sera di Rotondi (https://twitter.com/grotondi), per esempio, dove l'ex DC ci fa sapere della sua stima per il Salvini politico e comunicatore.
Ecco, dove sarebbe la sua bravura di politico?
Il politico che scappa dalle sue responsabilità, non presentandosi in Senato e nemmeno davanti la commissione antimafia per spiegare i rapporti della Lega con Arata.
il politico che ha mentito al paese, che non ha fornito tutte le informazioni che il presidente del Consiglio gli aveva chiesto per riferire in aula.
Il politico che dovrebbe occuparsi di sicurezza e che invece passa il tempo sui social per attaccare le ONG, gli alleati di governo che non ubbidiscono, di grandi opere e via discorrendo.
Il politico che fa i selfie coi gattini da salvare, che va a Bibbiano a difendere i bambini dalle grinfie di quelli del PD poi non si fa scrupoli di gettare per strada famiglie che occupano stabili abbandonati, che non si fa scrupoli di consegnare i migranti nelle mani delle milizie libiche.
E quali sarebbero le sue doti di buon comunicatore?
Solo perché parla come normalmente si parla di calcio al bar?
Solo perché il popolino si riconosce nelle sue parole?
Zecche comuniste, calci in culo, sinistri ...
La realtà è ben diversa: a furia di abbassare l'asticella della buona politica, dell'etica e perfino della buona educazione, dai tempi di Berlusconi.
E ora ci troviamo un altro giovane leader che domina le copertine dei giornali di gossip che pubblicano i suoi scatti rubati (per modo di dire ).
Non è vero che ogni paese ha i politici che si merita: non ci meritiamo questo personaggio, che ha costruito la sua immagine da finto "vincente" anche grazie ad una stampa che ha inseguito i suoi insulti, i suoi tweet.
E anche grazie a degli estimatori insospettabili, tipo Rotondi.
24 luglio 2019
Il potere logora anche chi non lo ha
Il potere logora chi non ce l'ha - dice la massima.
Ma anche chi ha il potere e non è pronto ad usarlo, anche chi pensava di governare cavalcando slogan e riforme buone solo sulla carta (come il reddito di cittadinanza, di cui manca ancora la parte di reinserimento nel mondo del lavoro).
La parabola dei 5 stelle è illuminante: sono partiti con qualche buon proposito ma dimenticandosi che governare significa affrontare le questioni andando oltre la superficie delle cose, dimenticandosi che quando sei al governo rispondi del tuo lavoro e delle tue scelte, mica si può sempre tirare in ballo i governi precedenti.
Avevi promesso che il TAP non si sarebbe fatto, che il tunnel per il TAV in Val di Susa non sarebbe partito, che l'Ilva sarebbe stata risanata?
Bene, allora per queste promesse serviva un alleato vero di governo, con un programma politico.
Il 5 stelle si è preso tutte le grane di governo, consentendo al partito di Salvini di spadroneggiare con le sue promesse a costo zero, dall'immigrazione alla legittima difesa.
E ora si deve rimangiare tutte le promesse (e quella sul TAV è la più clamoroso, se veramente si procederà con l'opera).
La politica si fa facendo politica e non è vero che i partiti non servono, che non serve il radicamento, che destra e sinistra non esistono.
Il piegarsi alla necessità del momento (che non è il mediare, perché Di Maio di questo non è capace) vuol dire solo sopravvivere, tenersi la poltrona.
E, potrà sembrare strano, ma gli elettori (non i tifosi, ma gli elettori che credono ancora alla politica) la capiscono la differenza.
Come verrà ricordato il m5s?
Ma anche chi ha il potere e non è pronto ad usarlo, anche chi pensava di governare cavalcando slogan e riforme buone solo sulla carta (come il reddito di cittadinanza, di cui manca ancora la parte di reinserimento nel mondo del lavoro).
La parabola dei 5 stelle è illuminante: sono partiti con qualche buon proposito ma dimenticandosi che governare significa affrontare le questioni andando oltre la superficie delle cose, dimenticandosi che quando sei al governo rispondi del tuo lavoro e delle tue scelte, mica si può sempre tirare in ballo i governi precedenti.
Avevi promesso che il TAP non si sarebbe fatto, che il tunnel per il TAV in Val di Susa non sarebbe partito, che l'Ilva sarebbe stata risanata?
Bene, allora per queste promesse serviva un alleato vero di governo, con un programma politico.
Il 5 stelle si è preso tutte le grane di governo, consentendo al partito di Salvini di spadroneggiare con le sue promesse a costo zero, dall'immigrazione alla legittima difesa.
E ora si deve rimangiare tutte le promesse (e quella sul TAV è la più clamoroso, se veramente si procederà con l'opera).
La politica si fa facendo politica e non è vero che i partiti non servono, che non serve il radicamento, che destra e sinistra non esistono.
Il piegarsi alla necessità del momento (che non è il mediare, perché Di Maio di questo non è capace) vuol dire solo sopravvivere, tenersi la poltrona.
E, potrà sembrare strano, ma gli elettori (non i tifosi, ma gli elettori che credono ancora alla politica) la capiscono la differenza.
Come verrà ricordato il m5s?
23 luglio 2019
Sulla speculazione del caso Bibbiano
La brutta storia di Bibbiano è diventato un caso mediatico e politico perché di mezzo c'è un sindaco del PD: ne parla Selvaggia Lucarelli questa mattina sul Fatto Quotidiano ricordando che vicende forse analoghe, come quelle raccontate da Pablo Trincia in Veleno, non hanno avuto tanta eco.
Anche Presa diretta nel lontano 2015 (lontano in termini mediatici) aveva raccontato nell'inchiesta "Famiglia abbandonate" di diversi casi di affidi di bambini concessi da giudici legati poi a queste strutture
Chissà, se una volta terminata questa macchina del fango cominceremo ad occuparci di bambini e di famiglie.
Da una parte i Cinque stelle, Salvini e la destra compatta per cui il Pd è Erode e il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti la dimostrazione che i comunisti forse non mangiano i bambini ma li danno in pasto a orchi che modificano ricordi, disegni, testimonianze e li strappano alle loro famiglie naturali. Ed è bizzarro, perché il caso dei diavoli della Bassa modenese emerso grazie alla recente inchiesta di Pablo Trincia che ha scoperchiato un sistema di commistioni tra psicologi, medici, sistema degli affidi e malagiustizia non aveva creato la stessa indignazione. Eppure c’erano filmati che testimoniavano manipolazioni sui bambini, c’erano medici che “la bambina fu abusata, se risulta vergine è perché l’imene con la pubertà può ricrescere”, c’erano suicidi, 16 bambini allontanati, morti di crepacuore, bambini ormai adulti che avevano negato gli abusi. Mancava però l’elemento più grave, quello che da solo avrebbe smosso hashtag, uffici stampa e coscienze: un sindaco del Pd coinvolto nella faccenda.Il libro di Trincia parla di bambini manipolati, bambini tolti ai genitori per presunti abusi e riti satanici in cui di mezzo c'era la stessa onlus da cui provengono gli psicologi coinvolti nel recente caso di Bibbiano.
Anche Presa diretta nel lontano 2015 (lontano in termini mediatici) aveva raccontato nell'inchiesta "Famiglia abbandonate" di diversi casi di affidi di bambini concessi da giudici legati poi a queste strutture
Altra storia è quella raccontata da Sebastienne: era finito in comunità dopo la separazione dei genitori. Il tribunale dei minori ha fatto delle accuse alla madre, accuse basate su una relazione che lei ritiene piena di falsità: il figlio le è stato tenuto lontano, per delle sole chiacchiere.Francesco Morcavallo, ex giudice del Tribunale dei minori: è ora uno dei principali accusatori dell'operato degli ex colleghi: racconta di decisioni prese in base a relazioni superficiali, di giudici onorari che fanno relazioni ma che si trovano in conflitto di interesse. Perché hanno quote o partecipazioni in comunità di accoglienza. Soci, direttori, fondatori.
Come a Venezia, alla comunità Cedro: un giudice onorario è sia membro della comunità che relatore di relazioni per il tribunale.Spes è un ente pubblico a Padova che si occupa di minori: il presidente è anche giudice onorario a Venezia. E nel tempo libero si occupa della struttura.Per diventare giudice onorario si deve partecipare ad un bando e decide la CSM: ma sono nomine clientelari, dice Mauro Imparato, ex giudice, che pure lui denuncia indagini superficiali e casi di conflitto di interesse.
Chissà, se una volta terminata questa macchina del fango cominceremo ad occuparci di bambini e di famiglie.
Viaggiare sui treni
L'incidente (o presunto attentato) alla linea dell'av sui treni sulla linea per Firenze è stato usato per l'ennesima speculazione politica, come il caso dei bambini di Bibbiano.
Anziché preoccuparci di capire se è stato un attentato, come mai quella dorsale è così fragile, si è strumentalizzato il blocco della circolazione per la faida interna nel governo.
Da una parte Salvini che ha attaccato il ministro del no.
Dall'altra parte Toninelli ha dato a Salvini del ministro che non blocca le ong.
Nel frattempo, si è data la colpa agli anarchici, che non fa mai male: basta un fiammifero per bloccare l'Italia?
Siamo veramente così a rischio?
E la soluzione per questi problemi è aprire cantieri per altre linee ad alta velocità al nord?
E come siamo messi a sicurezza sui treni? In questi anni sulle linee ferroviarie sono avvenuti diversi incidenti, dalla strage di Viareggio all'incidente a Portello nel gennaio 2018: oltre agli investimenti per l'alta velocità, che è remunerativa, investiremo anche in sicurezza?
22 luglio 2019
Fino a che punto
Fino a che punto vogliamo spostare verso il basso l'asticella della comunicazione?
Dice Di Maio (parlando di eventuali alleanze) che mi risulta essere ministro della Repubblica, lui non vuole andare col partito di Bibiano, col partito che ruba i bambini alle famiglie.
Spero che non si trinceri dietro all'immunità e che risponda di questo (su Valigia Blu un'analisi dei fatti noti).
Povero ministro del lavoro che è costretto ad inseguire Salvini nel suo linguaggio e nei suoi modi (trovandosi bene, a quanto vedo): il ministro delle zecche rosse, dei bacioni, costretto a seguire le indicazioni di Washington senza però scontentare l'amico russo.
Povera opposizione costretta a scimmiottare la comunicazione dei 5 stelle e di Salvini, non avendo capito che a furia di sguazzare nel fango ci si sporca tutti.
E nel frattempo l'autonomia regionale (altrimenti nota come secessione delle regioni ricche) va avanti, le crisi industriali non vengono risolte, la sanità pubblica e la scuola pubblica perdono colpi e via discorrendo..
Dice Di Maio (parlando di eventuali alleanze) che mi risulta essere ministro della Repubblica, lui non vuole andare col partito di Bibiano, col partito che ruba i bambini alle famiglie.
Spero che non si trinceri dietro all'immunità e che risponda di questo (su Valigia Blu un'analisi dei fatti noti).
Povero ministro del lavoro che è costretto ad inseguire Salvini nel suo linguaggio e nei suoi modi (trovandosi bene, a quanto vedo): il ministro delle zecche rosse, dei bacioni, costretto a seguire le indicazioni di Washington senza però scontentare l'amico russo.
Povera opposizione costretta a scimmiottare la comunicazione dei 5 stelle e di Salvini, non avendo capito che a furia di sguazzare nel fango ci si sporca tutti.
E nel frattempo l'autonomia regionale (altrimenti nota come secessione delle regioni ricche) va avanti, le crisi industriali non vengono risolte, la sanità pubblica e la scuola pubblica perdono colpi e via discorrendo..
21 luglio 2019
Le menzogne che faticano a morire
Anni fa era uscito un libro che si
intitolava “Tutto
ciò che sai è falso”: un saggio sulla
disinformazione che spiegava come la nostra percezione della realtà
fosse distorta.
Reduce dalla lettura del bel libro di
Concita De Gregorio, “Nella
notte”, mi è tornato in mente e mi ha fatto riflettere su
quanto sia vasto il problema della disinformazione e quanto sia
paradossale che succeda oggi nel mondo di internet, dei social media,
dove l'informazione dovrebbe essere alla portata di tutti.
Ma non è così: basta partire da
quanto successo la passata settimana cominciando dai conti ancora
aperti col G8 di Genova e la morte di Carlo Giuliani, la morte
dell'ex procuratore Borrelli e con i nostalgici della prima
Repubblica quelli che parlano del complotto di Mani pulite;
l'anniversario
della strage di via D'Amelio e il depistaggio di Stato, di
cui finalmente si parla.
Per arrivare a quelli che si abbeverano
sui social media dove si parla di invasione di immigrati, di porti da
chiudere di invasione. E' veramente così?
Tu quello che sappiamo sulle bombe
della mafia della stagione 1992 1994 non racconta tutta la verità
di quello che è successo, la verità giudiziaria che ci rimane non
spiega la genesi della seconda Repubblica e la fine dei partiti
politici della prima Repubblica spazzati via dalle bombe, dalla
corruzione e anche dal fatto che non avevano più elettori che li
votavano.
Il golpe giudiziario, che avrebbe
toccato solo i partiti di centro destra e non il PCI (che pure non
esisteva più dal 1989) è dovuto al fatto che non c'era più quel
“muro” che costringeva l'Italia a mantenere quel blocco di potere
attorno alla Democrazia Cristiana.
Con buona pace dei golpisti, Mani
pulite ha toccato anche funzionari del PCI a Milano e Torino:
eppure ieri, in occasione delle morte dell'ex procuratore Borrelli
si è tornato a parlare di golpe, di Craxi esule lontano dall'Italia.
Il 19 luglio invece si è tornati, ma
solo per un giorno, a parlare di mafia: torniamo sempre a
parlare di quel biennio, 1992-1994, della fine della prima Repubblica
e delle bombe della mafia in Sicilia e poi a colpire luoghi d'arte.
Lo Stato ha sconfitto la mafia? Abbiamo dato giustizia a tutte le
vittime?
Oppure quelle bombe erano il frutto di
un dialogo di un pezzo di Stato mafioso e un pezzo di Stato deviato
(che vedeva dentro anche pezzi di servizi): la
morte di Paolo Borsellino e di Giovanni Falcone serviva a firmare
quel patto, spazzar via vecchi residuati politici, l'ala militare
mafiosa per dare l'impressione di un rinnovamento che di fatto non
c'è stato
Il 20 luglio è stato l'anniversario
della morte di Carlo
Giuliani, ucciso in piazza Alimonda da un carabiniere:
legittima difesa, hanno detto, Carlo stava assaltando la camionetta
dei carabinieri.
Ma, come per Mani Pulite, per le stragi
di mafia, si dive alzare la prospettiva con cui si guardano le cose e
non fermarsi a quello scatto che mostra un un ragazzo alto un metro e
65 cm con un mano un estintore vuoto.
Crediamo di sapere tutto sul G8 di
Genova, sulle devastazioni dei Black bloc, sugli scontri di piazza,
sulla morte di Carlo Giuliani, ma non è vero.
Bisogna guardare il
film di Daniele Vicari per conoscere la storia della
macelleria messicana alla Diaz, le violenze psicologiche nel carcere
di Bolzaneto.
L'inerzia della polizia nel colpire i
black bloc che agivano indisturbati a Genova nei primi due giorni.
Ma, nel caos informativo di questi
giorni, chi le racconta queste cose?
Chi racconta che a Milano (e nel resto
d'Italia) si faceva la cresta su ogni appalto e non per finanziare il
partito? Che le tangenti favorivano i cattivi politici e i cattivi
imprenditori, penalizzando le imprese oneste?
A Milano si è stimato che la MM3
sia costata 192 miliardi/km.
Ad Amburgo 45.
I costi per il passante sono stati di 100 miliardi/km per 7 anni.
A Zurigo è costato 50 miliardi.
Negli anni 80 il debuto pubblico è salito alle stelle: si è passati (rapporto PIL/debito pubblico) da 60% nel 1980, al 118% nel 1992.
[Da Blu Notte Tangentopoli]
Ad Amburgo 45.
I costi per il passante sono stati di 100 miliardi/km per 7 anni.
A Zurigo è costato 50 miliardi.
Negli anni 80 il debuto pubblico è salito alle stelle: si è passati (rapporto PIL/debito pubblico) da 60% nel 1980, al 118% nel 1992.
[Da Blu Notte Tangentopoli]
Chi racconta che è impossibile che
funzionari di polizia abbiamo creato da soli la falsa pista
Scarantino e che giudici e magistrati l'hanno ritenuta credibile?
Chi racconta che nel 2001 quelli che
chiedevano un mondo diverso, i no global, sono stati colpiti e
ridicolizzati e che quelli che erano allora i nemici dei No Global
oggi sono proprio i sovranisti, diventati no global fuori tempo
massimo.
L'irrinunciabile linea del Piave
di cui parlava Borrelli nel ultimo discorso da procuratore
generale deve essere un monito anche per noi, deve spingerci ad
andare a cercare la verità e non fermarsi alle verità di comodo,
quelle confezionate da altri e che la macchina della menzogna ha
trasformato in verità di comodo.
20 luglio 2019
Depistato, di Sandra Rizza e Giuseppe Lo Bianco
Quella che state per leggere è la storia di una grande bugia di Stato, figlia di una colossale mistificazione che dura da ventisette anni. È una storia che nessuno racconta ..
La storia che nessuno racconta (o che
al limite viene solo accennata) è la storia della più grande e
grave menzogna della nostra recente: il depistaggio di Stato suiresponsabili della strage di via D'Amelio dove, il 19 luglio 1992,
perse la vita il giudice Paolo Borsellino e la sua scorta, Traina,
Catalano, Li Muli, Cosina ed Emanuela Loi, la giovane agente che
Borsellino considerava quasi come una figlia, troppo giovane per
morire:
«Questa ragazza mi sembra un farfalla, potrebbe essere mia figlia. Non voglio morti così giovani sulla coscienza. Intesi, Catalano?»
La storia che i due
giornalisti raccontano è la storia di un'indagine che sin
dall'inizio è stata messa sui binari della messa in scena, per
individuare un responsabile di comodo, Vincenzo Scarantino e per
allontanare l'attenzione dai veri responsabili, dai veri mandanti.
In questa storia
non ci sono buoni e cattivi, il confine è veramente labile: ci sono
agenti in divisa come Gioacchino Genchi, che hanno cercato le tracce
dei responsabili seguendo la pista dei cellulari clonati (pista che
porta dentro al mondo dei servizi).
E ci sono agenti
che hanno costruito un finto pentito, Scarantino, vestito come un
pupo e istruito a suon botte e violenze psicologiche affinché
imparasse la lezione.
Sono gli agenti
della squadra messa in piedi dal Viminale attorno ad Arnarlo La
Barbera e che oggi sono stati rinviati a giudizio per la loro
condotta, si tratta di Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio
Mattei (La Barbera nel frattempo è morto).
Un'indagine che è
nata attraverso una forzatura, l'assegnazione delle indagini da parte
del procuratore Tinebra ad un funzionario del Sisde, Bruno Contrada.
E proprio dal Sisde
arrivarono le prime veline su Scarantino e le sue parentele mafiose,
che servivano a costruire il personaggio di rango mafioso.
Sembra di rivedere
il film di Piazza Fontana e di altri misteri d'italia: solo che in
questa storia, Scarantino è stato ritenuto credibile non solo dai
magistrati di Caltanissetta (e anche da Ilda Boccassini, almeno nei
primi mesi del suo pentimento, finché non parlo anche della strage
di Capaci), ma anche dai giudici che ritennero vere le sue
rivelazioni, in primo grado fino in Cassazione.
«Il lavoro di
questa procura – dice la Boccassini – è stato possibile perché
tutti i pezzi dello Stato si sono compattati. Il mio ringraziamento
alla dottoressa Liliana Ferraro che non ha mai abbandonato
Caltanissetta [..] Ringrazio il collega Di Maggio la cui esperienza,
professionalità e il coraggio dimostrato [..]
Senza l’aiuto di
Di Maggio, senza la collaborazione del direttore di Pianosa e di
tutti gli agenti non sarebbe stato possibile gestire per la prima
volta con Scarantino nel carcere di Pianosa gli eccellenti risultati
che stiamo ottenendo».
Come è stato
possibile?
Come è stato
possibile credere che Riina affidasse ad un personaggio (che aveva
alle spalle piccoli reati per spaccio) una strage così importante?
Importante per la
fretta, per quei soli 57 giorni che la separavano dalla bomba di
Capaci.
Eppure questo è
successo: ancora oggi i familiari del giudice chiedono conto allo
Stato, all'autorità giudiziaria, al CSM e alla Cassazione del
depistaggio in atto.
I due autori
riportano le dichiarazioni di questi giudici: prima enfatiche, per la
soddisfazione di aver dato subito giustizia alle vittime, per il
racconto di questo pentito che veniva considerato un novello
Buscetta.
Dichiarazioni ai
limiti dell'imbarazzo, poi, quando la menzogna venne svelata,
dall'ennesima ritrattazione di Scarantino e dall'arrivo delle
dichiarazione di Gaspare Spatuzza.
Il libro di Sandra
Rizza e Giuseppe Lo Bianco racconta la storia assurda di questi
processi, la pista seguita da Genchi sui cellulari clonati usati dai
mafiosi, pista poi stoppata, dei rapporti tra Tinebra (il procuratore
capo di Caltanissetta) e il Sisde, la pista scartata che portava a
“faccia di mostro”, l'agente di polizia che per mesi si è
ritenuto responsabile di diversi delitti eccellenti nell'isola (come
quello dell'agente Agostino nel 1989).
Troppe domande
rimangono ancora senza risposta, ancora oggi, quando sono passati 27
anni da quella bomba: la prima riguarda i poliziotti che hanno messo
in bocca a Scarantino quella menzogna.
Difficile che
agissero da soli, senza un input superiore. E dunque lecito chiedersi
chi ha ideato il depistaggio che tra l'altro mescola anche pezzi di
verità che dovevano arrivare da personaggi che hanno partecipato
alla strage in prima persona (per esempio, la 126 imbottita di
esplosivo, che esce fin da subito dai documenti degli investigatori).
Sia la versione di
Spatuzza che quella di Scarantino convergono sulla centralità della
mafia: Spatuzza ha raccontato un particolare che alza lo scenario ad
altri partecipanti:
L’unico inquietante spiraglio aperto da Spatuzza su scenari inediti, quell’avvistamento nel garage di via Villasevaglios di uno sconosciuto che assisteva al «caricamento» della Fiat 126,
Molte testimonianze
raccontano di personaggi dei servizi segreti presenti sulla scena
della strage sin dall'inizio: come facevano ad essere presenti lì in
così poco tempo? Qualcuno li aveva avvisati prima?
Lo racconta il
vicesovrintendente Giuseppe Garofalo, in servizio alla sezione
volanti: “il poliziotto nota un uomo in borghese, con indosso la
giacca (nonostante il torrido clima estivo) e pochi capelli in
testa.”
Ecco dunque lo
scenario che si apre a nuovi personaggi, come una macchina da presa
che allarga l'inquadratura: non solo il piccolo criminale di borgata,
non solo il mafioso di Brancaccio, il killer dei Graviano. Ma anche
il mondo dei servizi deviati, per cui è lecito cosa cercassero tra
le auto in fumo e i cadaveri carbonizzati: forse quell'agenda rossa
dove Borsellino stava annotando tutte le sue scoperte, come quelle
sulla strage dell'amico Giovanni Falcone?
Tutto questo ci
conduce alla domanda più importante: perché? Perché quella strage,
perché così in fretta?
Dopo via D'Amelio
lo Stato e il Parlamento dovettero approvare il decreto Falcone che
altrimenti sarebbe decaduto. Esso conteneva il 41 bis, una legge che
a Riina non doveva proprio piacere.
Chi ha consigliato
allora a zu Totò quella bomba?
Quello che Borsellino sapeva, quello
che aveva capito, doveva essere messo a tacere per sempre. Per questo
non bastava eliminare il giudice
Domanda che porta a
quella convergenza di interessi tra boss mafiosi, non dell'ala
militare di Riina, politici collusi con la mafia, servizi deviati
all'interesse di quest'ultimi e, se vogliamo dare ascolto all'ex
ministro Pomicino, anche servizi americani:
Non si può non rilevare, secondo Pomicino, che in quel momento c’è stata una «convergenza di obiettivi» tra Cosa nostra e i servizi segreti atlantici, per provocare in Italia un enorme scossone politico.
Dopo 27 anni, dopo
quattro processi, è arrivato il momento di fare luce su tutti questi
misteri, aprendo gli archivi della commissione antimafia e anche
quelli dell'ex Sisde: dobbiamo pretenderla tutti questa verità, se
vogliamo liberare la nostra democrazia da ricatti e segreti (da cui è nata la seconda Repubblica, a cominciare dal partito di Dell'Utri e Berlusconi) e
“respirare quel fresco profumo di libertà”.
La scheda del libro
sul sito di Chiarelettere
19 luglio 2019
La storia di Paolo Borsellino
La storia di Paolo Borsellino è quella
di un uomo dello Stato che credeva nelle istituzioni, di un giudice
che credeva nella legge e nella giustizia, nella legge uguale per
tutti, non nella legge che tutela solo i più forti.
La storia di Paolo Borsellino è
quella di un magistrato coraggioso, che ha fatto il suo dovere fino
in fondo, che ha sopportato enormi sacrifici assieme ai colleghi del
pool.
Un magistrato che è stato ucciso due
volte: la prima volta per mano della mafia (e probabilmente di altra
manovalanza) ma su mandati di poteri che vanno oltre la mafia in una
strage molto strana, perché seguiva di soli 55 giorni quella del
collega e amico Giovanni Falcone, a Capaci.
Strana strage perché Borsellino è
stato ucciso una seconda volta dallo Stato, per quell'indegno
depistaggio di cui è stato vittima e che fu organizzato dal uomini
dello Stato.
..la storia del depistaggio di via D’Amelio: la fabbrica del falso pentito Vincenzo Scarantino, artigiano semianalfabeta, orchestrata dagli investigatori di Arnaldo La Barbera
Ci sono voluti anni e l'autoconfessione
di Gaspare Spatuzza affinché si facesse giustizia, di
Borsellino ma anche dei balordi condannati (Candura,
Orofino e lo stesso Scarantino) per quella finta pista che
partiva da un piccolo spacciatore del quartiere di Guadagna che era
stato “vestito” come un uomo d'onore da La Barbera e considerato
dai magistrati di Caltanissetta (Giovanni Tinebra e i suoi
collaboratori, Anna Palma, Ilda Boccassini e Giordano).
Un depistaggio fatto non per
conquistare meriti, ma “allo scopo di non individuare i veri
colpevoli di quella strage. E i veri responsabili sotto il profilo
dei mandanti.”
Sono le parole dell'ex poliziotto
Genchi che aveva seguito le indagini seguendo i tracciati dei
cellulari dei sospettati.
Non si può, dunque, ricordare
Borsellino e non parlare del depistaggio di Stato, della
trattativa stato-mafia che ha portato (al momento solo in
primo grado) alla
condanna di ufficiali del Ros (l'ex capo del Sisde Mori) e di
esponenti politici (Marcello Dell'Utri, fondatore del partito Forza
Italia).
Ecco perché alla strage di via
D'Amelio e alla morte Paolo Borsellino solitamente si dedicano solo
poche parole di circostanza: la mafia sconfitta dallo Stato, lo Stato
che è stato capace di arrestare tutti i mafiosi colpevoli delle
bombe della stagione eversiva di cosa nostra tra il 1992 e il 1993.
Lo Stato ha vinto perché ha sconfitto
la mafia militare di Riina e Bagarella .. (e la mafia dei colletti
bianchi, la mafia che viaggia a braccetto con la massoneria?)
Meglio non infilarsi in discorsi troppo
lunghi, altrimenti gli uomini delle attuali istituzioni, ministri,
politici, dovrebbero spiegare come mai Arnaldo La Barbera (su
input di chi?) e la sua squadra si inventarono il finto mafioso
Scarantino convinto a furia di botte e torture psicologiche a
confessare di essere lui dietro l'autobomba in via D'Amelio.
Altrimenti dovrebbero spiegare come mai
il magistrato capo di Caltanissetta Tinebra affidò al Sisde di Bruno
Contrada le prime indagini sulla strage.
Quel Bruno Contrada poi condannato per
concorso esterno in associazione mafiosa su cui la procura di Palermo
e Borsellino stesso avevano forti dubbi, per i suoi contatti con
mafiosi come Saro Riccobono: contatti che la revisione della Corte
Europea dei diritti non ha mai smentito.
Troppe cose non tornano sulla morte
di Borsellino: la fretta di quella strage, il fatto incredibile
che nessuna bonifica fosse stata fatta sulla via dove risedeva la
madre del giudice.
Il fatto che in quei 57 giorni la
procura di Caltanissetta non sentì mai Borsellino, non ritenne
opportuno convocarlo, nemmeno dopo il suo discorso del 26 giugno a
Palermo dove disse, alla folla che lo ascoltava, che i segreti che
custodiva li avrebbe riferiti solo all'autorità giudiziaria.
Non torna il depistaggio, certamente:
depistaggio che è servito a spostare l'attenzione lontano dai veri
responsabili di quella strage, i mafiosi di Brancaccio, per esempio,
i fratelli Graviano.
E, dai fratelli Graviano, su su fino ai
mandanti a volto scoperto: tutti i politici coinvolti nella
trattativa tra stato e mafia (che per anni è stata sminuita,
chiamandola “presunta”), nata a seguito dell'omicidio di
Salvo Lima e della sentenza del maxi processo, con le condanne
definitive all'ergastolo di quel gennaio 1992.
E poi, come in altri delitti eccellenti
della mafia (se fu solo mafia) ci sono dei pezzi mancanti: è
sempre Genchi ad avere scoperto ma manina che “dopo il «botto»
di via D’Amelio, si è incaricata di far sparire il traffico
telefonico in entrata sul cellulare di Borsellino. «I tabulati delle
chiamate – come ha rivelato Genchi – sono stati sottratti”.
Ci
sono poi le telefonate dei tabulati fatti dai mafiosi tramite
cellulari clonati:
a utilizzare quei cellulari clonati sono mafiosi, camorristi, ’ndranghetisti collegati a soggetti dei servizi segreti, che Genchi reincontrerà anni dopo in altre inchieste in Calabria.
Cellulari e numeri
che partono dai mafiosi (come Gioè e La Barbera) e portano dentro
uffici dei servizi, a Roma.
Tra i pezzi
mancanti anche la memoria del databank Casio di Falcone, i sigilli
rimossi dall'ufficio di Falcone a Roma e l'intrusione sui computer,
con la cancellazione dei file.
E poi l'agenda
rossa da cui Borsellino non si separava mai e di cui oggi non
sappiamo che fine abbia fatto.
Oltre ai pezzi mancanti, c'è anche la
memoria di politici e di altri magistrati che è mancata: da
Martelli a Liliana Ferraro, che per anni si erano dimenticati di aver
parlato col magistrato della trattativa, di cui Borsellino molto
probabilmente era al corrente, essendo poi stato informato dagli
ufficiali del Ros stesso, Mori e De Donno.
A mancare è stata la memoria dell'ex
ministro Mancino (che non si ricorda dell'incontro col magistrato al
Viminale, nel giorno in cui Borsellino incontra anche Contrada) ..
Ma la storia della strage va inquadrata
in uno scenario molto più ampio e inquietante: la storia delle bombe
della mafia del 1992 – 1993 si intreccia alle rivendicazioni
della Falange Armata, alla grigia vicenda dei gladiatori che
volevano essere messi in pensione senza pagare il prezzo per le
operazioni sporche portate avanti in Italia durante la guerra fredda.
Si intreccia con l'esigenza, da parte
della mafia (o delle mafie) e dei loro riferimenti politici di un
nuovo accordo, di un nuovo equilibrio: occorreva spazzar via tutti i
vecchi testimoni della mafia militare, da una parte, e i vecchi
politici troppo collusi dall'altra.
Qualcuno dovrebbe spiegare come mai
dall'autunno 1993, o dal gennaio 1994, dal fallito attentato allo
stadio Olimpico, non sono più scoppiate bombe in Italia.
E forse collegare questo con l'arrivo
di Forza Italia, partito fondato da quel compare palermitano di cui
Graviano parlava con Spatuzza. Marcello Dell'Utri.
Recentemente si stanno desecretando
le audizioni fatte presso la commissione antimafia, nella
speranza di fare luce su tutti i misteri insoluti della storia
mafiosa.
Forse serviranno a poco ma di certo
sentire
dalla voce di Borsellino la sua amarezza fa molto riflettere: il
sentirsi solo, come molti altri magistrati antimafia, dover
arrabattarsi per la scarsità di mezzi e di personale.
Eccolo lo Stato, o almeno una parte
dello Stato, che porta avanti un'antimafia solo di facciata: lo
stato di quei politici che da una parte parlano di sequestri e
arresti di mafiosi ma poi si fanno pochi problemi per le candidature
di personaggi poco raccomandabili.
Di quei politici che accettano
pacchetti di voti da mafiosi.
Di quegli imprenditori che accettano i
servizi di mafia spa per connivenza o perché meno costosi.
No: a 27 anni dalla strage di via
D'Amelio non possiamo più accontentarci di una verità di comodo, di
una verità dimezzata che si ferma solo ai tre poliziotti della
squadra di La Barbera oggi a processo
(Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei).
Vogliamo sapere chi c'era sopra di loro
e perché è stato organizzato tutta questa messinscena?
Vogliamo sapere perché Borsellino è
stato ucciso, perché questa fretta da parte di Riina
nell'organizzare l'attentato?
I due giornalisti Lo Bianco e Rizza nel
loro libro Depistato spiegano questa fretta con le informazioni che
Borsellino aveva sulla strage di Capaci:
Tra i suoi impegni, oltre alla trasferta in Germania, c’era un appuntamento: un nuovo interrogatorio di Mutolo, che gli aveva parlato di Contrada anticipando rivelazioni sui rapporti tra servizi segreti e mafia.
Finché non si farà luce su questi rapporti, su questi segreti e ricatti, lo Stato non potrà essere credibile quando parla di lotta alla mafia.
Tutte le citazioni di questo post sono
prese dal libro DepiStato
di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza – Chiarelettere
18 luglio 2019
La giornata di Camilleri
Per un giorno, lo scrittore Andrea Camilleri è stato al centro delle notizie: dalla mattina, quando la notizia della sua scomparsa è apparsa sui quotidiani online, fino a ieri sera, con la replica dello spettacolo conversazioni su Tiresia (e oggi su tutte le prime pagine).
Speriamo che tutto questo spinga in molti ad avvicinarsi ai suoi libri che vanno oltre la serie, fortunata, del commissario Montalbano (di cui ora uscirà l'ultimo capitolo).
Ha scritto di tutto il maestro: della Sicilia post unitaria (e se volete comprendere le origini della questione meridionale non avete che da leggere La concessione del telefono), su personaggi storici (come donna Eleonora di Mora, moglie del vicerè spagnolo don Angel de Guzman, come Oskar Kokoschka e il suo simulacro d'amore), fino ai gialli contemporanei senza Montalbano ("La rizzagliata") ma non per questo meno interessanti.
Oggi siamo tutti Camilleri, eppure in quanti commentano la sua vita e parlano dei suoi libri, quanti ne avranno mai letti?
Confesso, sono un pochetto geloso di questo "servo encomio": Camilleri è uno scrittore che ha avuto successo in non più giovane età, grazie al successo televisivo del suo Montalbano.
Ha vinto pochi premi, forse perché "colpevole" di essere molto popolare, di aver raggiunto tanti lettori e di essere anche scomodo, perché non nascondeva le sue idee.
Camilleri è stato capace di inventarsi una nuova lingua che non era dialetto, a creare un personaggio inventato eppure reale, in tutti i suoi difetti.
Un personaggio che dopo il G8 di Genova voleva lasciare la polizia, perché disgustato dal marcio, dalla violenza dei poliziotti che non poteva essere colpa di solo poche persone.
Il marcio arrivava dall'alto, da quei politici che sull'immigrazione hanno costruito la propria propaganda.
Ci sono libri di Camilleri che saranno letti, come dei classici, a scuola: dal Birraio di Preston a La gita a Tindari fino a La concessione del telefono, uno dei miei preferiti.
Domani forse quando questa enfasi cesserà, vedremo quanti parleranno ancora del maestro, della sua scrittura, della sua ironia feroce, del suo stile che ha saputo catturare tanti lettori appassionati.
Speriamo che tutto questo spinga in molti ad avvicinarsi ai suoi libri che vanno oltre la serie, fortunata, del commissario Montalbano (di cui ora uscirà l'ultimo capitolo).
Ha scritto di tutto il maestro: della Sicilia post unitaria (e se volete comprendere le origini della questione meridionale non avete che da leggere La concessione del telefono), su personaggi storici (come donna Eleonora di Mora, moglie del vicerè spagnolo don Angel de Guzman, come Oskar Kokoschka e il suo simulacro d'amore), fino ai gialli contemporanei senza Montalbano ("La rizzagliata") ma non per questo meno interessanti.
Oggi siamo tutti Camilleri, eppure in quanti commentano la sua vita e parlano dei suoi libri, quanti ne avranno mai letti?
Confesso, sono un pochetto geloso di questo "servo encomio": Camilleri è uno scrittore che ha avuto successo in non più giovane età, grazie al successo televisivo del suo Montalbano.
Ha vinto pochi premi, forse perché "colpevole" di essere molto popolare, di aver raggiunto tanti lettori e di essere anche scomodo, perché non nascondeva le sue idee.
Camilleri è stato capace di inventarsi una nuova lingua che non era dialetto, a creare un personaggio inventato eppure reale, in tutti i suoi difetti.
Un personaggio che dopo il G8 di Genova voleva lasciare la polizia, perché disgustato dal marcio, dalla violenza dei poliziotti che non poteva essere colpa di solo poche persone.
Il marcio arrivava dall'alto, da quei politici che sull'immigrazione hanno costruito la propria propaganda.
Ci sono libri di Camilleri che saranno letti, come dei classici, a scuola: dal Birraio di Preston a La gita a Tindari fino a La concessione del telefono, uno dei miei preferiti.
Domani forse quando questa enfasi cesserà, vedremo quanti parleranno ancora del maestro, della sua scrittura, della sua ironia feroce, del suo stile che ha saputo catturare tanti lettori appassionati.
17 luglio 2019
Grazie maestro
Grazie maestro Camilleri!
Anche se non volevi che ti chiamassero così, per noi lettori sei stato e sarai un maestro, una luce che illumina questo presente così oscuro che tu vedevi invece in modo così chiaro.
Lo voglio ricordare con questo brano tratto da Il giro di boa, che parla di immigrazione, di Bossi Fini e dei politici che strumentalizzano l'immigrazione e che giocano con le paure delle persone:
«Ho solo una breve dichiarazione da fare. La legge Cozzi Pini sta dimostrando funzionare egregiamente e se gli immigrati muoiono è proprio perché la legge fornisce gli strumenti per perseguire gli scafisti, che in caso di difficoltà, non si fanno scrupolo di buttare a mare i disperati per non rischiare di essere arrestati. Inoltre vorrei dire che …».
Montalbano, di scatto, si susì e cangiò canale, più che arraggiato, avvilito da quella presuntuosa stupidità. Si illudevano di si illudevano di fermare una migrazione epocale con provvedimenti di polizia e con decreti legge. E s’arricordò che una volta aveva veduto, in un paese toscano, i cardini del portone di una chiesa distorti da una pressione accussì potente che li aveva fatti girare nel senso opposto a quello per cui erano stati fabbricati. Aveva domandato spiegazione ad uno del posto. E quello gli aveva contato che, al tempo della guerra, i nazisti avevano inserrato gli ‘omini del paese dintra alla chiesa, avevano chiuso il portone, e avevano cominciato a gettare bombe a mano dall’alto. Allora le pirsone, per la disperazione, avevano forzato la porta ad raprirsi in senso contrario e molti erano arrinisciuti a scappare.Ecco: quella gente che arrivava da tutte le parti più povere e devastate del mondo aveva con sé tanta forza, tanta disperazione da far girare i cardini della storia in senso contrario. Con buona pace di Cozzi, Pini, Falpalà e soci.
I quali erano causa ed effetto do un mondo fatto di terroristi che ammazzavano tremila americani in un botto solo, di americani che consideravano centinara e centinara di morti civili come effetto collaterale dei loro bombardamenti, di automobilisti che scrafazzavano pirsone e non si fermavano a soccorrerle … di bilanci falsi che a norma di nuove regole non erano da considerarsi falsi, di gente che avrebbe dovuto da anni trovarsi in galera e invece non solo era libera, ma faciva e dettava leggi.
Da Il giro di boa, Andrea Camilleri - Sellerio
Le parole di Paolo Borsellino
Le parole di Paolo Borsellino alla commissione antimafia non ci aiuteranno, forse, a far luce su tutti i misteri sulle stragi di mafia (e sui perché dei depistaggi di Stato).
Ma ci raccontano della solitudine dei magistrati antimafia come lui, costretti ad usare l'auto personale per tornare a casa, perché c'era una sola macchina blindata in quei primi anni del pool e non poteva bastare a tutti.
Raccontano della carenza di personale, civile per la gestione degli atti e, in un altro audio, di magistrati alla procura di Marsala.
Sono parole che dovrebbero far riflettere sul vero impegno che ci ha messo lo Stato nella lotta alla mafia e su quanti sacrifici sia costata ai giudici del pool che oggi consideriamo delle icone, dei santini intoccabili.
Ma che quando erano ancora vivi erano soggetti ad insulti e a polemiche sterili, per esempio per il fastidio che davano le sirene delle scorte.
Ora, dopo gli atti della commissione antimafia desecretati, tocca ad altri documenti, come quelli dell'ex Sisde di Contrada che, con una procedura irregolare, fu incaricato dal procuratore di Caltanissetta Tinebra di indagare per primo sulla strage di via D'Amelio.
Lo stesso Contrada su cui gli stessi giudici di Palermo, compreso Borsellino, avevano indizi sui suoi legami coi boss mafiosi (come poi emerso dal processo per concorso esterno e che la sentenza della CEDU non ha smentito).
Tra pochi giorni ci sarà l'anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta e so già che ci toccherà risentire le inutile parole di circostanza di ministri e politici sui due eroi, Falcone e Borsellino.
Ministri e politici che non si fanno problemi a frequentare (e chiedere voti) a personaggi equivoci, prestanome di mafiosi.
Ma ci raccontano della solitudine dei magistrati antimafia come lui, costretti ad usare l'auto personale per tornare a casa, perché c'era una sola macchina blindata in quei primi anni del pool e non poteva bastare a tutti.
Raccontano della carenza di personale, civile per la gestione degli atti e, in un altro audio, di magistrati alla procura di Marsala.
Sono parole che dovrebbero far riflettere sul vero impegno che ci ha messo lo Stato nella lotta alla mafia e su quanti sacrifici sia costata ai giudici del pool che oggi consideriamo delle icone, dei santini intoccabili.
Ma che quando erano ancora vivi erano soggetti ad insulti e a polemiche sterili, per esempio per il fastidio che davano le sirene delle scorte.
Ora, dopo gli atti della commissione antimafia desecretati, tocca ad altri documenti, come quelli dell'ex Sisde di Contrada che, con una procedura irregolare, fu incaricato dal procuratore di Caltanissetta Tinebra di indagare per primo sulla strage di via D'Amelio.
Lo stesso Contrada su cui gli stessi giudici di Palermo, compreso Borsellino, avevano indizi sui suoi legami coi boss mafiosi (come poi emerso dal processo per concorso esterno e che la sentenza della CEDU non ha smentito).
Tra pochi giorni ci sarà l'anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta e so già che ci toccherà risentire le inutile parole di circostanza di ministri e politici sui due eroi, Falcone e Borsellino.
Ministri e politici che non si fanno problemi a frequentare (e chiedere voti) a personaggi equivoci, prestanome di mafiosi.
16 luglio 2019
Nella notte, di Concita De Gregorio
Antefatto.
Il funerale
(Pisa, giardino della Villa comunale. Principio dell'estate)
Siccome ero ragazza, ne ero sicura. Alice sarebbe arrivata. Era il tempo in cui pensavo che se una cosa la vuoi davvero succede. Che se ami qualcuno non puoi dirgli ti penso: devi andare. Perché in questo consiste l'amore, credevo: nel darsi il tempo anche quando non c'è tempo.[..]Invece Alice non venne.Se ci ripenso adesso, credo che sia stato quello il momento n cui una stagione della mia vita si è chiusa, come una porta senza maniglia, alle mie spalle. Basta, finito.
Lo scandalo del governatore del Lazio
Marrazzo, il ricatto dai due agenti, l'appartamento in uno stabile
dove si trovavano appartamenti ad uso dei servizi.
Gli incontri del presidente del
Consiglio Berlusconi con la minorenne Noemi Letizia e lo scandalo
delle escort a Palazzo Chigi.
Il metodo Boffo, le velate minacce al
direttore dell'Avvenire per ammorbidire le sue posizioni e i suoi
attacchi a Berlusconi.
Ve li ricordate ancora gli anni tra il
2009 e il 2013?
La guerra dei dossier, di pezzi di
sentenze, di video e foto ricattatorie, in una guerra per bande che
coinvolgeva escort, trans, agenti e forse pezzi di servizi. E quello
che rimaneva dei partiti della seconda repubblica, prima che si
arrivasse alle larghe intese.
Una guerra che segnò la fine del
centrodestra berlusconiano, la fine della ditta del PD, la fine dei
partiti storici: “Sembrava la fine di un'epoca. Invece era solo
l'inizio”.
Una guerra che ha fatto molte vittime,
delle quali molte rimaste nel silenzio, perché delle vittime ci si
dimentica
Dopo un po' ci si dimentica di loro, e non di rado le vittime stesse hanno interesse a non apparire tali. [..] la colpa, in politica – è sempre della vittima.
Il romanzo di Concita De Gregorio
racconta questi anni di transizione della nostra Repubblica, che si
scopre fragile e ostaggio di ricatti e congiure, attraverso gli occhi
di Nora: giovane laureata con un dottorato sulla congiura che fece
fuori il candidato presidente della Repubblica, Onofrio Pegolani, su
cui dovevano convergere i voti dei due grossi partiti di centrodestra
(Partito delle Vestaglie) e di centro sinistra (Partito dei Giusti).
Candidatura che sfumò, in quella notte dove tutto si decise, non
nelle stanze del potere, nelle stanze dove secondo le regole delle
istituzioni si dovrebbero prendere le decisioni.
No. Nella sua tesi molto accurata, ben
fatta, costruita andando a raccogliere testimonianze delle persone
coinvolte, Nora ci racconta delle strategie, dei machiavellismi dei
leader politici che si ritrovano nelle stanze oscure dei palazzo
romani o all'interno di un ristorante di grido, concesso apposta dal
suo proprietario al giovane leader di una corrente del Partito dei
Giusti.
In questa notte si è deciso il destino
della nostra Repubblica: una strana notte di vestiti fatti
confezionare in fretta e furia per la cerimonia e di uno strano
delitto, di un ex tossicodipendente che lavorava in una comunità
vicina alla curia e al Viminale.
Per questa sua tesi, il suo docente le
trova un impiego in un centro studi a Roma, dove le sue doti potranno
essere messe a frutto. Ma non è un centro studi dove si fanno
ricerche di archivio, per una buona politica.
Nora si trova dentro quella che oggi
chiamiamo la “macchina del fango”: raccogliere le informazioni,
classificarle secondo un certo criterio e poi confezionare per i
clienti del centro studi, articoli e ricerche che servano a
condizionare le opinioni nelle persone.
Non un racconto della verità, non la
ricerca di notizie e scoop per fare da cane da guardia al potere:
perché – come racconta a Nora il capo di questo centro – la
verità non esiste. Esistono falsità verosimili:
Noi facciamo questo, qui. Cataloghiamo, archiviamo, selezioniamo e infine contribuiamo a creare e diffondere la verità. Ma tu sai bene, Nora, che la verità non esiste: chi si ostina a cercarla merita il castigo di trovare la peggiore possibile. Di trovarne una, intendo, che punisca la sua presunzione.Le verità sono fatte di trame verosimili, ma prima di ogni altra cosa devono essere credibili e dunque credute. A cosa serve una verità a cui nessuno crede, dimmi.A cosa serve sapersi innocenti di un delitto se le prove e i giurati dicono il contrario, se l'opinione pubblica ti condanna, A cosa se non puoi fare in modo che la tua reputazione pubblica corrisponda alla tua privata certezza ..
Tutto ruota attorno a due parole
chiave: sesso e potere. Attraverso il sesso puoi ricattare, puoi
attrarre l'interesse delle persone, costruire una rete di dipendenze.
E col denaro e col ricatto si possono
condizionare, piegare al tuo volere le persone: sesso e informazioni
sono merce di scambio oggi. In un mondo dove tutto ha un prezzo e
dove tutto è mescolato, pezzi di verità e pezzi di menzogna.
L'importante è che la gente lo creda verosimile.
Dunque, vedi. Non è importante cosa è vero: è importante cosa la gente crede. Perché la gente vota, e dunque decide se attribuirti o no il potere. Perciò per vincere devi prima convincere, e devi farlo nel ritmo del tempo: leggero, veloce, efficace. Noi abbiamo la materia prima di cui è fatto il consenso. Abbiamo i fatti da mettere in campo, ancora meglio: abbiamo quelli da occultare. Rendiamo un servizio al paese, facciamo una selezione. Noi siamo la fabbrica della verità.
In questo centro studi Nora incontra
una sua giovane amica, che non vedeva da anni (e il cui mancato
incontro al funerale del padre fu una prima svolta della sua vita):
tanto Nora è disgustata del lavoro che si fa in questo centro studi,
tanto Alice è disincantata, consapevole che così è il mondo.
Il mondo dei ricatti e anche il mondo,
il magma, che si cela dietro la bella facciata della rete.
Il web, i social media, il mezzo
preferito dai nostri politici (e da tutti i novelli opinionisti di
giornata) per inondare la loro rabbia, la loro superficialità di
fronte ai loro follower, non più cittadini consapevoli, ma
inconsapevoli consumatori di questa rabbia, senza alcuno strumento
per comprendere e discriminare cosa è vero e cosa sia falso.
Solo cattiveria e cinismo: alziamo i
forconi, cavalchiamo la schiuma della rabbia, ma per andare dove?
Nel suo primo incarico di archivista,
Nora lo vede coi suoi occhi, di cosa è fatta questa “macchina del
fango”: pezzi di intercettazioni in qualche modo usciti dai
fascicoli dei magistrati, foto compromettenti, video, conversazioni
private. Tutto materiale che viene conservato, categorizzato, pronto
all'uso, alla bisogna, quando ci sarà da far piegare la testa a
questo o quel potente:
Materiale privato di chi aveva occupato quella postazione prima di me. Invece no. Invece erano la scatola nera.
Informative anonime. Trascrizioni di chat. Screenshot. Corrispondenze mail. File audio.Frammenti di vita spiati, rubati. Il pozzo dei ricatti possibili.
Esempi.
Trascrizione chat telefonica numero 34
M: Sono incinta.
R: Cosa stai dicendo?
M: Sono due parole. Qual è quella che non capisci?
R: Ma come è successo?
M: Hai altre domande o le prime due sono le migliori?
(Conversazione avvenuta alle 7.38 del 4 febbraio 20xx fra il ministro R. e la signorina M. Posizione in archivio: cartella Mario).
Ma Nora non si lascia né condizionare
né spaventare da quello che ha visto: ha deciso di fare luce sino in
fondo ai misteri di quella notte, della notte del complotto contro il
candidato presidente.
Per un dovere verso sé stessa e, forse
anche ingenuamente, per un dovere verso il paese intero: decide di
portare avanti una sua inchiesta personale, andando a colmare tutti i
buchi del suo lavoro originario.
Io penso che fra il 2009 e il 2013 in questo Paese siano successe cose che hanno cambiato il corso della storia. La nostra storia, quella che ci tocca vivere adesso e che per molti anni sarà faticosissimo riportare a ragione. E credo anche che se non andiamo a scavare in quel che è successo in quegli anni – chi ha fatto cosa, perché, con la complicità di chi – non abbiamo nessuna possibilità di uscire dal pantano epocale e pericolosissimo in cui ci troviamo. La sinistra, il sindacato, la destra. La responsabilità e gli errori di tutti. E le trame occulte, la pista degli interessi, i soldi che continuano a correre per alcuni, solo per loro, e le menzogne, la propaganda, l'ignoranza come garanzia di potere. Cosa diremo a chi viene dopo di noi se non proviamo, almeno proviamo, a raccontare la storia com'è?
Nora va ad intervistare il portavoce
del ministro, un banchiere che consolida la sua rete con
finanziamenti, una escort che frequenta quei palazzi e che racconta
la differenza tra i suoi clienti di destra e sinistra
.. fra quello ricco e fascista che mi regala un appartamento e quello povero e comunista che mi regala un ciondolino d'argento, preferisco il primo. Il mio lavoro sta sul mercato. Il primo indizio che il mondo era già finito, travolto dai soldi, è stato questo: la differenza tra un appartamento e un ciondolino. Cioè: che non ci fosse nessun'altra differenza fra gli uni e gli altri a parte quanti soldi avevano da offrire, intendo. E che non ci fosse alternativa ad entrambi.
Racconta di come funziona il meccanismo
della corruzione in questi tempi, niente più bustarella coi soldi
dentro, ma un posto di lavoro, una consulenza, una casa, un fido
bancario.
Di modo che il corrotto non si senta sporco, di modo che la corruzione non lasci tracce.
Di modo che il corrotto non si senta sporco, di modo che la corruzione non lasci tracce.
Infine, la rivelazione più grande: il
mondo del web, in mano ai giganti della rete che di fatto hanno
sostituito le democrazie, condizionando la politica, condizionando le
elezioni politiche, condizionando la nostra vita.
E il tutto grazie al nostro contributo,
grazie a quei like che mettiamo sui tweet, a tutte le informazioni
della nostra vita, le nostre passioni, alle emozioni che certe storie
suscitano e che noi comunichiamo in rete.
I giganti del web ci fanno vivere in
una bolla virtuale, dove troviamo solo le informazioni che ci
piacciono, come i non viventi di “matrix”:
Chi detiene il mercato in posizione di monopolio usa “bolle di filtri” e “biscotti” per carpire informazioni su di te, e darti sempre quello che ti piace già. A un certo punto, qualcuno decide di usare quelle informazioni non più per darti quello che piace a te ma quello che piace a lui.[..] qualunque cosa tu faccia da un computer, in qualunque momento, non sei tu che entri in Rete: è la rete che entra in te.
Come se ne esce da questo mondo, che
non è nemmeno un futuro distopico perché è semplicemente il nostro
presente?
A fine lettura, troveremo una risposta,
prendere in contropiede il sistema, costringendo le persone a dare
attenzione a quello che si legge, per uscire dal buio di questa
notte.
Nel personaggio di Nora, la scrittrice
Concita De Gregorio ha proiettato dentro la passione per un mestiere,
quello del giornalista, forse un po' ingenuo, ma non calcolatore,
cinico, spregiudicato. Un professionista che non scrive quello che la
gente vuole sentirsi dire, ma quello che vede, quello che ha
imparato, quello che ha compreso di un fenomeno.
Ma in questo romanzo troviamo anche una
chiave di lettura per comprendere come la nostra coscienza e
conoscenza del mondo sia condizionata dal linguaggio del web e dal
mondo del web.
La massa di informazione che ci
circonda e che ha volte ci soffoca non ci sta rendendo più
consapevoli e liberi: siamo pedine dentro un gioco più grande.
Un gioco che rischia di minare
profondamente e irreversibilmente la nostra democrazia, che ancora
non ha dimostrato di avere gli anticorpi per sconfiggere questa nuova
malattia.
Perché sta a anche a noi, sta
soprattutto a noi, compiere nuovi gesti rivoluzionari: come leggere
dei giornali diversi per confrontare la stessa storia, come aprire un
libro e mettersi a leggere.
Il link per ordinare il libro sul sito
di Feltrinelli
I due governi e i mille problemi
Arrovellarsi se abbia fatto bene o fatto male il sindacato (le tre sigle confederali) ad accettare l'invito di Salvini è cosa poco utile: certamente Salvini lo ha fatto per conquistarsi un altro pezzettino di governo, per mettere in difficoltà l'alleato (?) Di Maio, per distogliere l'attenzione dal caso Savoini.
Se è stata una scorrettezza istituzionale, Di Maio dovrebbe chiarirla prima di tutto con Salvini: a chi titolo ti permetti di aprire tavoli su questioni non di tua competenza (e non sui roghi nei siti di stoccaggio rifiuti, per esempio), portandoti pure dietro l'indagato Siri?
A chi punta il dito contro il sindacato (che a Renzi non facevano passare nulla! - dicono), va risposto che Landini ieri sera nella trasmissione In Onda ha ripetuto quanto detto a quel tavolo: la contrarietà alla chiusura del porti, la contrarietà a condoni e flat tax.
Quanti governi abbiamo in questo momento in Italia? Uno solo oppure i due governi Salvini + Conte Di Maio?
E di cosa si stanno occupando, i due governi?
Se è stata una scorrettezza istituzionale, Di Maio dovrebbe chiarirla prima di tutto con Salvini: a chi titolo ti permetti di aprire tavoli su questioni non di tua competenza (e non sui roghi nei siti di stoccaggio rifiuti, per esempio), portandoti pure dietro l'indagato Siri?
A chi punta il dito contro il sindacato (che a Renzi non facevano passare nulla! - dicono), va risposto che Landini ieri sera nella trasmissione In Onda ha ripetuto quanto detto a quel tavolo: la contrarietà alla chiusura del porti, la contrarietà a condoni e flat tax.
Quanti governi abbiamo in questo momento in Italia? Uno solo oppure i due governi Salvini + Conte Di Maio?
E di cosa si stanno occupando, i due governi?
15 luglio 2019
Succede nell'Italia sovranista
Nell'Italia del sovranismo, del prima gli italiani e del fora di ball per chi non rispetta le regole, succede che il consiglio comunale di una città brianzola (Erba - Como) si decida di intitolare una al podestà fascista, Alberto Airoldi, per i suoi meriti culturali.
Caso vuole che sindaco della cittadina sia na nipote di tanto podestà che, dopo l'approvazione delle leggi razziali, aveva scritto un bel libro, "Elenco di cognomi ebraici", da additare al pubblico ludibrio.
A furia di sdoganare, di non voler vedere il ritorno del fascismo, si arriva a questo.
Ma quale fascismo, il fascismo è morto.
Peccato poi che un'operazione della Digos contro formazioni di estrema destra abbia portato ad un sequestro di armi, tra cui anche un missile terra aria..
Sempre in questa Italia succede che un pregiudicato, ex carabiniere, condannato per stalking nei confronti della ex moglie, si presenti nel suo locale e le spari diversi colpi, uccidendola. Prima di spararla le ha detto "Ti ricordi di me?" (ora, dopo la fuga è stato arrestato).
Succede, sempre in questa Italia sovranista, che non sopporta più le violenze e i reati degli immigrati, che un partito di governo sia coinvolto in una (presunta) questione di finanziamento illegale dalla Russia, facendo la cresta su una fornitura di petrolio.
Succede che il ministro del prima gli italiani, del rispetto delle regole, prima cerchi di buttare la cosa in caciara - non ho rubli da nascondere - poi disconosca l'intermediario (sempre presunto) di questa operazione - Savoini chi?, sconfessato dai suoi stessi post in rete.
In questa Italia si può essere sovranisti e allo stesso tempo legati, mani e piedi, agli interessi russi e americani.
Succede che il ministro, sempre quello della sicurezza, risponda stizzito, che lui non ha tempo per occuparsi dei rubli e di questo gossip: lui deve combattere la mafia, deve difendere gli italiani, garantire loro la sicurezza.
Certo, non la sicurezza di Deborah Ballesio e delle altre donne uccide da regolari possessori di armi da fuoco, nonostante le denunce delle donne perseguitate e perfino delle condanne.
Non la sicurezza dei due ragazzini investiti e uccisi da un Suv a Vittoria: il guidatore era ubriaco (e che si è pure permesso di minacciare il giornalista di Repubblica Paolo Borrometi, colpevole di aver denunciato che i funerali affidati a una ditta legata a chi era in auto al momento dell'incidente).
Forse ci meritiamo di meglio di un ministro sovranista che passa più tempo sui social che non al lavoro.
Caso vuole che sindaco della cittadina sia na nipote di tanto podestà che, dopo l'approvazione delle leggi razziali, aveva scritto un bel libro, "Elenco di cognomi ebraici", da additare al pubblico ludibrio.
A furia di sdoganare, di non voler vedere il ritorno del fascismo, si arriva a questo.
Ma quale fascismo, il fascismo è morto.
Peccato poi che un'operazione della Digos contro formazioni di estrema destra abbia portato ad un sequestro di armi, tra cui anche un missile terra aria..
Sempre in questa Italia succede che un pregiudicato, ex carabiniere, condannato per stalking nei confronti della ex moglie, si presenti nel suo locale e le spari diversi colpi, uccidendola. Prima di spararla le ha detto "Ti ricordi di me?" (ora, dopo la fuga è stato arrestato).
Succede, sempre in questa Italia sovranista, che non sopporta più le violenze e i reati degli immigrati, che un partito di governo sia coinvolto in una (presunta) questione di finanziamento illegale dalla Russia, facendo la cresta su una fornitura di petrolio.
Succede che il ministro del prima gli italiani, del rispetto delle regole, prima cerchi di buttare la cosa in caciara - non ho rubli da nascondere - poi disconosca l'intermediario (sempre presunto) di questa operazione - Savoini chi?, sconfessato dai suoi stessi post in rete.
In questa Italia si può essere sovranisti e allo stesso tempo legati, mani e piedi, agli interessi russi e americani.
Succede che il ministro, sempre quello della sicurezza, risponda stizzito, che lui non ha tempo per occuparsi dei rubli e di questo gossip: lui deve combattere la mafia, deve difendere gli italiani, garantire loro la sicurezza.
Certo, non la sicurezza di Deborah Ballesio e delle altre donne uccide da regolari possessori di armi da fuoco, nonostante le denunce delle donne perseguitate e perfino delle condanne.
Non la sicurezza dei due ragazzini investiti e uccisi da un Suv a Vittoria: il guidatore era ubriaco (e che si è pure permesso di minacciare il giornalista di Repubblica Paolo Borrometi, colpevole di aver denunciato che i funerali affidati a una ditta legata a chi era in auto al momento dell'incidente).
Forse ci meritiamo di meglio di un ministro sovranista che passa più tempo sui social che non al lavoro.
14 luglio 2019
Chi di social ferisce
Non c'è altro che urla e menzogne, e violenza e giudizi sommari e cattiveria, sì, cattiveria e cinismo. E gente sempre più priva di scrupoli che ha investito sull'ignoranza collettiva come se fosse la sua polizza di vita, e lo è. Perché solo così possono garantirsi: lasciare chi non sa nell'ignoranza, togliere la conoscenza dopo aver tolto il lavoro, farne persino vanto e bandiera, alzare i forconi ridendo sguaiati. Cavalcare la schiuma della rabbia e surfare sull'onda. Ma per andare dove, Alice?
Nella notte, Concita De Gregorio - Feltrinelli
Il contrappasso dantesco perfetto: chi ha costruito la sua popolarità (e il suo successo politico, almeno al momento) tramite un uso sconsiderato e spregiudicato dei social, oggi proprio dai social trova le prove che lo incastrano dentro un'inchiesta che parla di soldi e finanziamenti dalla Russia.
Povero Salvini, con tutti i selfie che fa, come fa a ricordarsi di tutti?
Savoini chi?
Eppure ci sono i tweet, gli articoli, le foto.
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