La tempesta perfetta è quella che si
sta per abbattere sulla nostra economia e per questo diventa urgente
decidere cosa finanziamo con i 209 miliardi di euro che arriveranno
dall'Europa.
Iacona ne ha parlato con Paolo
Gentiloni, commissario degli affari economici, la struttura che
dovrà valutare i nostri progetti.
Cosa può fare l'Europa per contenere
il contagio?
L'Europa – ha risposto Gentiloni –
deve dare standard comuni, le zone arancio, le zone rosse, anche se
non è nei poteri.
L'altra cosa è la grandissima e
inaspettata disciplina nel rispettare le norme pubbliche e che
dovremo continuare a rispettare.
Le spese sostenute dall'Italia, per la
cassa integrazione, per l'extra deficit, pregiudicheranno la ripresa?
Secondo Gentiloni questa spesa era
prevista e incoraggiata: in tutta Europa si sono visti applicare gli
stessi meccanismi di cassa integrazione visti in Italia.
C'è incertezza, fino ad agosto c'è
stata una ripresa forte, ma da settembre l'incertezza ha rallentato
il ritmo.
L'Unione Europea ha sospeso il patto di
stabilità, per la prima volta. L'Europa abbandonerà l'austerità?
Nessuno dei paesi europei starà nei
parametri del 3% del deficit, Gentiloni ha detto che difficilmente si
cambieranno le norme sul deficit ma potrebbero cambiare i percorsi
per avvicinarsi alle soglie previste.
Il fondo cerca di ridurre queste
differenze tra paesi: i soldi non devono essere usati per abbassare
le tasse, non un taglio generalizzato per abbassarle a tutti, ma in
modo mirato per certi settori.
Il governo dovrà prendere delle
decisioni che avranno un impatto nel lungo periodo, che risolvano
problemi che stanno strozzando la nostra crescita. Ma il governo deve
prendere le decisioni a breve termine, per le prossime generazioni.
Ci vuole molto coraggio.
Il next generation Ue è legato a
controlli sulla democrazia: ci sono paesi che stanno osteggiando
questi vincoli (come l'Ungheria). Il fondo potrebbe essere bloccato?
Gentiloni è ottimista, i negoziati e
gli accordi non hanno tolto le divisioni tra i paesi, l'Europa non è
uno stato federale, ma il progetto comune si è dimostrato più forte
degli stati singoli.
Abbiamo bisogno di qualità nei piani e
abbiamo bisogno che ci si sbrighi per evitare che il contributo
europeo sia spostato avanti nel tempo.
E' l'ultimo treno per l'Italia e per
l'Europa?
Se non cogliamo questa opportunità,
potremmo non averne un'altra, ammette Gentiloni, che in questo piano
ha una “fiducia battagliera.”
Nei primi sei mesi l'Italia ha
esportato meno merci per un valore di 36 miliardi di euro in meno,
un caso rispetto al 2019 del 15% che non si registrava dalla crisi
del 2008. Dopo il tonfo di aprile i dati sono in risalita, ma siamo
ancora lontani dai valori pre-covid.
Dal porto di Venezia transitano 180mila
container l'anno, di merci verso l'Africa o verso i mercati asiatici,
lo sbocco primarie delle filiere produttive del Veneto, una delle
regioni più votate al commercio internazionale e dunque più colpite
dalla crisi.
Il porto è l'area di sbocco di un'area
che produce il 10% del PIL: oggi il piazzale del porto non è
trafficato e serviranno altri tre anni per tornare ai vecchi volumi
di merci.
Meno merci significa meno lavoratori
che lavorano nel porto: persone che ora con la cassa integrazione
fanno fatica ad arrivare a fine mese.
Le difficoltà del porto sono solo un
assaggio della crisi nel Veneto: nell'entroterra ci sono infatti ben
17 distretti industriali che raggruppano migliaia di aziende che
esportano praticamente tutto ciò che producono, è la piccola e
media impresa che è riuscita negli anni ad inserirsi con successo
nelle cosiddette catene globali del valore e a conquistare il mondo
con i propri prodotti. Ma è proprio questa vocazione all'export che
oggi le rende vulnerabili.
Presadiretta ha sentito l'opinione di
Gianluca Tocchi della Fondazione Nord Est: “Se l'export non
riparte è un problema, per tutta l'Italia, ma un problema
particolarmente per quest'area”.
Prima si sono fermati i paesi
produttori delle materie prime usate dalle industrie venete, poi si
sono fermati gli ordini.
Quali le catene del valore che, in
Veneto, sono state maggiormente danneggiate: è sempre Gianluca
Tocchi a rispondere, raccontando che nel mercato asiatico è molto
sensibile il settore della moda, ma sicuramente una delle più
danneggiate è quella della meccanica.
Il 20% dell'export del Veneto è
generato da macchinari e impianti: una di queste aziende nel settore
metalmeccanico è la Ravagnan, che da Rovigo esporta in tutto
il mondo: i cilindri in acciaio che hanno prodotto rimangono a far
ruggine perché i clienti internazionali sono in crisi. Non solo non
ordinano più, stanno anche cancellando ordini passati.
Qui lavorano sulle poche commesse
rimaste: se normalmente l'azienda occupa 50 persone, adesso ce ne
sono solo 15 e il grande capannone di assemblaggio è quasi vuoto.
Qui sono in cassa integrazione, perché
il 50% delle merci sono per l'estero ed è quasi tutto bloccato: si è
perso moltissimo come produzione, circa il 30% sul budget annuale.
E la ripresa non darà benefici
nell'immediato: il mercato domestico è diventato un po' più
presente, ma hanno dovuto chiudere cantieri in Messico, in Perù, in
Brasile, non hanno ancora un'idea delle riaperture. “Il mondo è
diventato all'improvviso molto grande”.
Hanno bisogno del mondo anche nel
distretto calzaturiero della Valle del Brenta che esporta più
del 90% della produzione. Parliamo di 10 mila lavoratori su 500
azienda che producono 19 milioni di paia di scarpe all'anno.
Parliamo di 1,5 miliardi in export, una
miniera d'oro per la bilancia commerciale italiana che ora rischia di
esaurirsi.
Qui parliamo di manifattura di
precisione che lavora per un mercato specifico: il mercato russo
chiede un prodotto carico di accessori, quello cinese chiede prodotti
sobri. Cambiare mercato è difficile.
Gilberto Ballin racconta che
questo settore ha perso il 40% della produzione ed è ora preoccupato
per il futuro.
“Non nascondo che in questo
momento gli aiuti statali sono cruciali ” - dice Gilberto
Ballin presidente Acrib - “quello che ci preoccupa di più è
che venga sospesa la cassa integrazione, questo è stato un
ammortizzatore sociale che ha tenuto a galla molte aziende in questo
momento.”
Elena Terrin è una
imprenditrice di questo distretto e sta già subendo il mancato
arrivo di ordini per la prossima stagione. Per avere aggiornamenti si
collega in video conferenza coi suoi responsabili vendite da Mosca e
da New York.
Da Mosca, parla la responsabile: “i
negozi sono aperti ma le vendite non ci sono, la gente non cammina
per le strade quindi anche se ci sono stati ordini a febbraio e
marzo, sono stati annullati.
Anche settembre e ottobre, tutto
cancellato. Per il momento la Russia è chiusa.”
Da New
York, il collega: “parlavo ieri con clienti della west
coast ma anche del midwest e non pensano neanche a fare visite allo
show room.”
C'è una caduta
delle domanda estera senza precedenti: la crisi avrà effetti per
tutta la prossima stagione, il governo ha parametrato gli
aiuti col fatturato dei mesi passati.
Ma per queste
aziende, aprile non è un mese di fatturazione e dunque molte aziende
non hanno ricevuto nessun aiuto.
La crisi delle
aziende si ripercuote poi sulla società: molti clienti, raccontano
dalla banca, hanno congelato il mutuo.
Altre famiglie
hanno chiesto aiuto alle banche: è stata una crisi dagli effetti
immediati, raccontano dalla banca, e ci si aspetta un autunno
difficile, perché gli interventi del governo (il blocco dei
licenziamenti, la cassa integrazione) hanno procrastinato gli
effetti.Qui temono che la
crisi in questa regione possa poi toccare tutto il paese.
A Rovigo c'è
il distretto delle macchine da parco giochi: ma poiché questo
settore è fermo, si lavora solo per ordini vecchi.
Anche qui vedono un
autunno nero, hanno pochi ordini: al governo chiedono aiuti a fondo
perduto e una ulteriore moratoria da parte delle banche, non per
pochi mesi, ma per anni.
Senza ordini, non
si possono fare investimenti, in nuove tecnologie e in nuove idee:
significa rimanere fermi e rischiare così che altre aziende ti
passino avanti. Significa tagliare
lavoro che si da ad altre aziende.
La pandemia spezza
le catene globali del lavoro, facendo contrarre sia la domanda che
l'offerta. E i prossimi mesi saranno ancora brutti, ci dice il
servizio dal Veneto.
Ci sono però
settori che già oggi possono fare i conti della crisi: come il
turismo a Firenze.
Strade e piazze
vuote, musei vuoti, nessun turista, serrande dei negozi chiusi e
alberghi chiusi.
Nell'albergo del
signor Barbarisi si lavora molto coi turisti, il 70%
stranieri: ha perso tutto il fatturato nei mesi del lockdown. Se si
riapre ci saranno solo costi e pochi ricavi: il rischio è non aprire
più.
A Firenze ci sono
circa 600 alberghi: sono 41mila le persone nel turismo l'8,5% degli
occupati: solo nei 2000 ristoranti lavorano 15mila persone. Pasquale
Naccari è uno dei ristoratori della città: da lui lavorano 24
persone, in condizioni normali, oggi invece ne lavorano dieci. Gli
altri verranno lasciati a casa.
La sua banca non ha
aderito al decreto Covid e ha fatto fatica ad accedere al credito
bancario (molti hanno un reddito superiore ai centomila euro).
La crisi dei
ristoranti ha messo in crisi tutta la filiera, partendo dai fornitori
di birra e bevande che hanno ancora la merce invenduta nei depositi.
Uno di questi è
stato intervistato da Presadiretta: Matteo Magherini ha
raccontato delle spese a cui deve far fronte, della cassa
integrazione, la merce che dovrà essere buttata via.
“Se io ero in
difficoltà economiche avrei già chiuso.. ho fatto la richiesta di
finanziamento per il 25% del fatturato , quindi 1,7 ml di euro da
restituire in sette anni, per pagare fornitori e magazzini .. ma se i
milioni di turisti non arriveranno tra un anno e ne passeranno due?”
Avrebbe bisogno di
un contributo per far fronte al calo degli incassi, alle tasse: “non
posso aspettare le banche per 4 mesi che erogano un prestito”. Se
si aspetta troppo per i prestiti, è troppo tardi, si chiude.
Dietro questo
imprenditore, ci sono persone, i dipendenti amministrativi, gli
autisti, gli agenti di commercio a partita Iva.
Quelle che hanno
preso ad oggi i 600 euro del governo con cui far fronte alle spese di
casa, mutuo o affitto: “non si chiede elemosina, si chiede soldi a
fondo perduto, avevo dei soldi da parte però ora stanno finendo, se
non arrivano altri soldi sarò costretto ad andare a mangiare alla
Caritas.”
Come tante altre
persone, non solo a Firenze e non solo dall'arrivo della pandemia.
Alla Caritas
arrivano persone che all'improvviso si sono trovati senza lavoro,
stagionali, persone con contratto precario o persone a nero: secondo
una stima della CGIL, nel mondo del turismo le persone coinvolte da
questa crisi sono circa 120 mila.
Scomparsi i turisti
sono andati in crisi i piccoli artigiani, i farmacisti, gli
affittuari del b&b: una città in ginocchio, dicono.
Anche
l'industria degli eventi è andata in crisi: col covid non si
fanno concerti, non si fanno i circa 16mila eventi l'anno che si
erano fatti nel passato.
Concerti rock o
congressi dedicati a tematiche diverse: dalla scienza, al wedding
planner, alla moda. Eventi che
richiamano turisti, che poi spendono nella città, che portano anche
conoscenza.
Quanto è stata la
perdita di fatturato a Firenze? A maggio il comune aveva problemi di
liquidi, per cui si rischiava di spegnere le luci. Il sindaco
Nardella ha dato dei numeri: sono mancati 48ml dell'imposta di
soggiorno, per esempio, per un totale da 200ml come disavanzo.
In totale i comuni
italiani hanno un disavanzo di 7 miliardi.
Quattro mesi dopo
come sono andate a finire le storie delle persone intervistate a
Firenze?
Barbarisi,
l'albergatore ha dovuto licenziare due collaboratori.
Magherini il
grossista di bevande ha dovuto gettare merce scaduta e si è
indebitato con le banche.
Bellucci,
organizzatore di Firenze Rocks non lavora da mesi e ancora ora non si
sa quando si potrà cominciare.
Pitti uomo ha
dovuto creare una piattaforma online per far incontrare venditori e
compratori.
In studio era
collegato il sindaco Nardella, che parlava a nome di tante
città d'arte: ai comuni servono soldi e non possono essere tenuti
fuori dai fondi europei, devono poter presentare le loro proposte.
Città dinamiche
e internazionali come Firenze e Milano sono state colpite – ha
spiegato Nardella: abbiamo bisogno di guardare con speranza al
futuro, sapendo che arriveranno delle risorse a breve (1 miliardo di
perdita nel turismo, nella città metropolitana).
Niente risorse a
pioggia, ma va puntato su infrastrutture: i comuni potrebbero essere
più efficienti nello spendere i soldi, racconta Nardella.
Ai comuni arrivano
i bisogni di cittadini e delle imprese; i comuni si sono dimostrati
capaci di spendere le prime risorse messe dal governo, come i buoni
pasto.
Nardella sta
lavorando col ministro Amendola per far sì che i soldi arrivino alle
città, in modo che queste possano fare il grande salto.
Ma tutto passa
dalla battaglia per la salute, va fermato il contagio: Nardella ha
lanciato il suo appello ai cittadini, va evitato un secondo lockdown,
rispettando le regole basilari.
Mascherine da
indossare, va data priorità a scuola e salute, rinunciando ad alcune
attività del nostro tempo libero.
C'è poi il
fattore m. La mafia.
La mafia ha tanti soldi e tanta intelligenza per utilizzarli. Quando
ha capito che le aziende avevano bisogno, si è subito organizzata.
A Palermo, allo Zen, molte persone lavorano in condizioni di povertà:
per le famiglie bisognose si organizzano pacchi della spesa, ma i
carabinieri hanno scoperto che dietro c'è un signore, fratello di un
mafioso.
La mafia che cerca consenso? “Qua siamo solo per giocare” dicono
alla bocciofila, l'associazione che ha organizzato i pacchi per la
spesa.
I carabinieri, per bloccare questo tentativo demagogico, ha fatto le
sue indagini: il rischio è che la mafia si infili negli spazi
lasciati liberi dallo Stato e dai bisogni delle persone.
A Palermo c'è lavoro nero per un terzo della popolazione e la mafia
cerca consenso dando aiuti, dando lavoro.
Aprendo un locale ortofrutticolo abusivo, grande 2000 metri quadri: a
gestirlo c'era una persona con precedenti, col beneplacito della
mafia, del mandamento della Noce.
Nel maggio scorso la Guardia di Finanza
a Palermo in un blitz ha arrestato 91 persone tra cui i
rampolli dello storico clan dei Fontana, delocalizzato in Lombardia.
Un clan che aveva accumulato con le
estorsioni tanti soldi: per il gip che ha firmato gli arresti la
mafia è pronta a sfruttare la crisi del covid, le aziende (anche al
nord) con l'acqua alla gola, perché gli aiuti dello Stato potrebbero
arrivare in ritardo.
Lo ha anche ripetuto davanti ai microfoni di Presadiretta, il giudice
Piergiorgio Morosini: “è un rischio concreto, parlo
soprattutto delle piccole e medie imprese, di aziende che operano nel
settore del turismo, i bar, la ristorazione, le strutture di
ricezione. Queste strutture stanno soffrendo la crisi di liquidità
per il pagamento degli stipendi ai dipendenti, per i pagamenti dei
canoni di affitto e degli oneri fiscali. Potrebbero trovarsi nella
condizione di doversi rivolgere a soccorsi impropri che poi
potrebbero trasformarsi in forme di aggressione del loro capitale,
del loro patrimonio, della loro azienda.”
La mafia ha messo in piedi un sistema bancario parallelo: la
crisi del covid gli ha spalancato la strada. Non serve minaccia, non
serve praticare tassi di usura alti, sono le aziende che ora ti
cercano. Queste cose le raccolta da Sos Impresa (www.sosimpresa.it).
Non è solo un problema di Palermo e
del sud: la costa riminese coi suoi alberghi è da sempre
terra di conquista per la criminalità organizzata e per i suoi
capitali da riciclare.
Nel 2019 la GDF ha intercettato 29
passaggi di proprietà sospetti e sequestrato beni per 110 milioni di
euro: qui stanno arrivando strane offerte dietro cui si potrebbe
nascondere la criminalità organizzata.
Lo racconta Filippo Donati,
presidente Assohotel Emilia Romagna: ci sono annunci di prestiti
urgenti, con denaro disponibile che arrivano e chi ha un minimo di
lucidità deve starne al largo.
“E' chiaro
che qualcuno in difficoltà potrebbe dire, vabbè guardiamo di cosa
si tratta, ci vuole coraggio, ma più che coraggio è la
disperazione.”
Dietro questi annunci ci sono offerte predatorie che puntano sulla
disperazione delle persone, in molti casi c'è anche la mafia.
Dove non arriva lo Stato ad aiutare, c'è un altro stato che magari
arriva col sorriso e poi ti uccide: gli usurai di cui è stato
vittima un imprenditore intervistato da Danilo Procaccianti.
Piena di soldi è la ndrangheta, che opera in tutti i settori:
villaggi turistici, stoccaggio rifiuti, supermercati.
Un'inchiesta della procura di Reggio si era occupata proprio di
questo: l'operazione Malapianta ha smantellato una locale a Crotone,
con 35 arrestati.
Mafiosi che si occupavano di estorsione, alla luce del sole, a
Crotone.
Traffico di droga, usura, estorsione: è questo il core business
della ndrangheta che porta tanto denaro liquido che poi a sua volta,
le da quella forza economica per far fuori gli altri imprenditori. Il
tutto condito con la violenza criminale delle mafie.
Sotto questa locale, quella di San Leonardo di Cutro, tutta
l'economia era TUTTA sotto il controllo della locale: decidevano chi
lavorava, dove si compravano i beni.
LA ndrangheta ha spolpato tutta l'economia sana della zona: tutti gli
imprenditori venivano minacciati, come Giovanni Notarianni, che oggi
vive sotto scorta.
Per anni Giovanni ha pagato il pizzo, fino a che ha deciso di
denunciare: al giornalista ha spiegato come la ndrangheta penetra
nelle società, come minaccia le persone, come controlla tutto il
territorio. Questa pandemia, questa emergenza per loro è un
vantaggio.
Roberto Saviano lo spiega in un
collegamento video intervistato da Danilo Procaccianti: “le
organizzazioni mafiose cercano l'emergenza, l'emergenza crea velocità
negli affari, stato di eccezione, ..”
Nelle passate emergenze c'è stato un doppio guadagno per loro: “la
maggior parte delle organizzazioni mafiose investe nelle pompe
funebri, nelle lavanderie ospedaliere, nella distribuzione di benzina
e generi alimentari. Quanto è iniziata la pandemia questi settori
hanno iniziato a fatturare moltissimo. Dall'altro lato però c'è
stato anche il guadagno illegale, nuovo: il picco di usura è stato
già provato dalla procura di Napoli, su Napoli abbiamo già una
prova importantissima, tenendo gli interessi bassissimi, in alcuni
casi togliendoli proprio, cioè ti servono tremila, eccoti tremila e
mi devi ridare tremila. E qual è il vantaggio? Ci sarà dopo.
Busseranno dopo, chiederanno dopo”.
Danilo Procaccianti ha chiesto allo
scrittore di commentare la dichiarazione del procuratore Lombardo, di
Reggio Calabria: alla fine dell'emergenza ci sarà la più grande
operazione di doping finanziario che abbiamo mai visto nella storia.
“Oggi le
organizzazioni hanno la capacità di fare cappotto, prendersi tutto a
costo zero. Nei prossimi mesi sarà talmente evidente che ci saremo
trasformati in una economia mafiosa. Lo so che sembra radicale quello
che sto dicendo, ma è proprio oggettivo che si vada in questa
direzione.”
Il governo ha peccato sulla velocità:
può ancora fare qualcosa?
“Soldi,
soldi, soldi. Sì, l'elicottero che lancia i soldi. Sento già la
voce, eh ma così una parte va ai soliti banditi. Certo, è un
rischio che dobbiamo correre, è l'unica possibilità, tenendo conto
che loro una parte di quei soldi se li prenderà comunque. Se non si
fa così succederà che loro si prenderanno tutto. Con niente.”
Il governo ha messo, in vari provvedimenti, i soldi per coprire e
proteggere gli italiani: cassa integrazioni, prestiti garantiti
che dovevano essere erogati dalle banche. Ma tra il dire e il fare è passato il tempo.
Presadiretta ha ricostruito quanto è successo tra aprile e maggio: a
Treviso, la crisi ha colpito gente come Andrea, barista in
centro.
Molte attività sono andate in crisi per mancanza di liquidità:
non sono state in gradi pagare fornitori, collaboratori, in quei
mesi.
Questo problema ha colpito per lo più imprese piccole: queste
avevano due fondi per avere liquidi, le risorse personali e le
banche.
Le banche dovevano mettere liquidi con prestiti garantiti dallo
Stato, fino al 90%: i soldi dovevano arrivare subito, doveva essere
un “atto d'amore”.
Ma invece molte banche si sono comportate in modo diverso: i soldi
facili non sono sempre arrivati, molte hanno chiesto il rientro di
debiti agli imprenditori.
A Palermo nessuna impresa ha avuto i 25mila euro promessi: così oggi
40 ristoratori hanno depositato le licenze, le piccole imprese non
sopravviveranno.
E se hanno già chiuso, non riapriranno.
Marco di Giovanni è uno di questi: a febbraio si è trovato senza
soldi liquidi e la banca non gli ha concesso il blocco del mutuo,
nessuna flessibilità, solo un muro.
L'Istat parla di una caduta del PIL del 12%, a rischio ci sono
2 ml di posti di lavoro: tornando nei capannoni del nordest,a Verona,
Danilo Procaccianti ha incontrato imprese che non stanno ricevendo
ordini e che ora rischiano rimanere bloccati.
In un anno si parla di un calo di fatturato del 40%, significa non
essere in grado di sostenere costi, di mandare a casa i dipendenti.
A
Legnano Silvia Gorlini parlava della sua azienda, che
quest'anno compie 70 anni: sono specializzati in serramenti in legno
poi col covid zero ordini.
Si sono rivolti alle banche, ma siccome avevano già in fido aperto,
hanno concesso solo un finanziamento irrisorio nonostante la sua
azienda fosse sempre stata affidabile.
I 400 miliardi del governo sono solo di carta: dovevano
arrivare ad aziende in sofferenza, che sono state segnalate alle
centrali di rischio per cifre irrisorie.
Ad aprile sono stati erogati solo 5 miliardi di euro di crediti: come
mai le banche non hanno erogato subito i soldi necessari, il bazooka
da 400 miliardi?
A luglio 2020, Danilo Procaccianti ha intervistato Lando Maria
Sileoni del sindacato FABI: quella del governo è stata solo una
operazione di marketing, non ha messo nessun vincolo alle banche, che
hanno preferito tutelare sé stesse bloccando il credito. Sono cose note dal governo, dalla Consob, da Bankitalia, dicono dalla
FABI.
Queste storie le conosce Carla Ruocco, presidente della
commissione parlamentare sul sistema bancario: si conoscono le banche
che si sono comportate male (come Monte dei Paschi) e quelle che
hanno concesso crediti.
Le banche si sono giustificate dicendo che per loro concedere crediti
come richiesto non era economico: ma se il tessuto produttivo muore,
muore anche il sistema bancario.
Cosa dice Abi? Gianfranco Torriero vice direttore, da la colpa
alla norma del governo, troppo complessa, la norma poi non
escludeva il controllo del credito, anche per 25 mila euro.
La realtà è che le grandi imprese sono state privilegiate: a loro i
prestiti sono stati garantiti dalla SACE (come successo a FCA per il
suo dividendo).
Le grandi imprese in Italia stavano bene, prima della crisi,
erano già pronte a spartirsi i dividendi, non avrebbero bisogno
degli aiuti dello Stato, ma lo chiedono lo stesso perché i soldi
dello Stato costano loro meno.
Ma la sostenibilità del sistema è però minata: i dividendi
finiscono ai privati, ma se poi chiedono la cassa integrazione, sono
soldi pubblici. E questo non è eticamente non accettabile.
La stima dei prestiti erogati alle banche è oggi salita al 70%, 13,9
miliardi euro sono finiti nelle grandi imprese: c'è voluto tempo,
nel frattempo si è arricchita la mafia, in questi mesi il reato di
usura è cresciuta.
E per la cassa integrazione ci sono ancora 300 mila domande da
verificare: in totale siamo arrivati a 3 miliardi di ore in totale,
una cifra mai vista prima.
Ma la coperta del governo, seppur parziale, non sarà infinita:
ecco perché non possiamo più permetterci un nuovo lockdown,
ecco perché servono strutture che soffochino i nuovi cluster, che
consentano di tracciare i contagi.
La prossima puntata toccherà il tema della filiera alimentare, con
altri imprenditori strozzati dal sistema della grande distribuzione.
Pensiamoci quando troviamo in un supermercato offerte super scontate
di frutta e verdura: il sistema della grande distribuzione oggi
uccide i piccoli produttori. Il prezzo ingiusto del cibo.