23 aprile 2017

I guardiani, di Maurizio De Giovanni

L'incipit:
Il panorama. La vista.Forse, sa, la differenza è tutta lì.Lo penso spesso, anche quando mi ritrovo a cercare di ricostruire ogni cosa, a scavare nei dati e a elaborare la miriade di notizie e di numeri. Per capire il cammino che è stato fatto e quello che resta da fare. Quando mi chiedo il perché, anche se Dio sa quanto e come io cerchi di evitare di pormi questa terribile domanda....

Alla presentazione di Serenata senza nome, Maurizio De Giovanni aveva annunciato che, a breve, avrebbe iniziato a scrivere su un nuovo filone, lasciando temporaneamente da parte i suoi personaggi storici, Ricciardi e I Bastardi di Pizzofalcone.
Vorrei raccontare del rapporto tra Napoli e l'esoterismo, della Napoli che non si vede, quella sotto terra, la città legata ad antichi culti.
Una bella sorpresa, anche se poi, a bene vedere, già con Ricciardi, aveva raccontato di un personaggio condannato a vedere vivi e morti. I morti nei loro ultimi istanti prima di morire.
Anche qui, con questo primo romanzo di una serie, I guardiani, ci troviamo di fronte al mistero, alla morte e a persone che hanno attraversato indenni secoli della nostra storia, continuando a morire e risorgere a nuova gioventù.

Chi sono i Guardiani che danno titolo a questo romanzo? Chi sono i protagonisti di questa storia, un mix di Dan Brown, Valerio Massimo Manfredi (mi viene in mente Chimaira) e Asimov? Quale mistero si nasconde questa volta, tra le pagine del libro? Se ne I Bastardi si raccontava delle mille anime della Napoli di sopra, quella dove si vive e si muore per odio, per amore, per invidia (e non solo per Camorra, come ha spiegato De Giovanni in Pane), qui andremo a fare un lungo viaggio nella Napoli di sotto.
Quella dei cunicoli, dei mille percorsi sotterranei, delle caverne: una Napoli rovesciata rispetto a quella che vediamo alla luce del sole.
La Napoli che nasconde antichi culti, come quello di Iside o di Diana cacciatrice.
Ma sarà anche un viaggio nel tempo, oltre che nelle profondità della terra.
Un viaggio alla scoperta delle nostre origini, forse: da dove ha origine la nostra specie, quale Dio ha eletto l'uomo a specie superiore alle altre, dandole intelletto e capacità per costruirsi un suo mondo. Governando le sue scoperte con la curiosità e la paura?

Spero di avervi fatto incuriosire abbastanza.
Sebbene debba aggiungere anche una mia impressione personale, ora che sono arrivato all'ultima pagina di questo primo capitolo del filone che mette assieme fantasy e fanta archeologia.
Manca qualcosa a questo romanzo: qualcosa nel modo in cui sono delineati e mostrati i personaggi (del mondo vero) al lettore.
Manca qualcosa nel modo in cui il lettore è introdotto nel mistero del libro, che si arriva ad intuire a fine pagine.

Partiamo dalla trama.
Come ne I Bastardi, anche qui ci troviamo di fronte ad un gruppo inedito di persone, costrette volenti o nolenti, a fare squadra. Cominciando dall'antropologo Marco Di Giacomo, di cui l'autore ci dà subito un quadro esteriore: quarant’anni, trasandato, interessato più ai suoi studi personali che non all'insegnamento, per seguire la sua teoria, quella teoria sulle religioni antiche (e quel qualcosa che le lega tutte assieme) che l'ha di fatto isolato dal mondo accademico:
Quell'idea, quella singola idea lo aveva bloccato. Zavorrato. Affondato. Col passare del tempo la ricerca di elementi a conforto della teoria che aveva elaborato lo aveva allontanato dal resto del lavoro, e soprattutto dai contatti che gli altri accademici mantenevano; e n po' alla volta gli aveva attirato disistima, maldicenze, ironie. Aveva perso amicizie e considerazione professionale, e più questo avveniva, più cocciuto lui diventava nell'intestardirsi nel dimostrare quello che aveva in mente. Una volta, prima di abbandonarlo al suo destino, un collega gli aveva chiesto la ragione di tanta ostinazione. «In fondo» gli aveva detto, «non siamo certo ricercatori di oncologia. Studiamo religioni antiche, siamo archeologi delle idee. Non dobbiamo sentirci come se dovessimo cambiare la storia del genere umano».Invece sì, pensava Marco. Invece sì.

Il suo assistente, Brazo Moscati, ne fa le veci per quanto riguarda l'insegnamento e i rapporti coi dottorandi.
Lo protegge soprattutto da sé stesso.
Ad entrambi, il capo dipartimento Fusco, l'odioso Fusco, dà il compito di accompagnare la giornalista tedesca Ingrid Shultz per la città. Un compito ingrato per Di Giacomo, che deve distogliere la sua attenzione dagli studi, ma proprio per questo, Fusco, che non ha stima dei due, glielo impone.
Ingrid Shultz forse è qualcosa di più che una giornalista esperta di archeologia e storia antica: apprezza e conosce Napoli molto di più di quanto Marco e Brazo, i suoi accompagnatori, si aspettano, avendo nei suoi confronti molti pregiudizi.
.. non potè fare a meno di riflettere su quanto fosse stretta quella città in rapporto alla gente che ospitava. Sembrava un liquido, un flusso inarrestabile che brulicava attorno a quei palazzi incoerenti fra loro, tutti diversi e belli allo stesso modo, che se ne stavano un po' in bilico in attesa di crollare rovinosamente.

Infine Lisi, la nipote di Marco, figlia della sorella, di cui di fatto, ne è stato padre.
Anche lei studiosa di religioni antiche a Napoli e nel mondo, dei riti e dei loro misteri: come lo zio, anche lei ha preso la malattia di quell'assurda teoria, secondo cui esiste un legame tra i diversi luoghi storici, dove si celebravano riti di culto, in tutto il mondo.
Assieme ad un gruppo di amici, hacker e cacciatori di notizie nel mondo, sta mettendo assieme tutti i fatti, per comprovare questa sua teoria:
Rudy annuì, ma sembrava un po' perplesso: «Quello che non capisco è .. Insomma, ammettiamo di aver ragione e che in certo luoghi si tengano ancora riti di religioni e culti antichissimi. E immaginiamo che questi fedeli siano in contatto fra loro, secondo qualche forma di associazionismo che non conosciamo. Ora la mia domanda è ..».Lisi concluse per lui: «Quale rito, culto o religione prevede una celebrazione comune e contemporanea ogni trent'anni, all'alba del solstizio d'inverno?»«Precisamente. E soprattutto: dove si tengono le assemblee comuni di questi sacerdoti o fedeli? Per coordinarsi con tale precisione a distanza di trent'anni esatti devono per forza organizzarsi, no?»

Questa squadra improvvisata inizia la sua ricerca, partendo negli antichi siti dove venivano celebrati i culti delle delle divinità femminili: il tempio di Iside cui si accede da sotto una friggitoria, il culto di Diana, il triangolo egizio e il dio persiano Mithra.

Cappella San Severo
La chiesa di San Domenico Maggiore

È questa la Napoli nascosta, sotterranea, poiché questi luoghi sacri si trovano sotto chiese storiche, come la cappella di San Severo nella chiesa di Pietrasanta, la chiesa di San Domenico Maggiore. Un viaggio che terminerà ai campi Flegrei, altro luogo importante perché in contatto con l'energia del pianeta (e che viene considerato “il cielo sottoterra”, ovvero la discesa agli inferi).
Lungo questo viaggio, i nostri incappano in strane morti, apparentemente per cause naturali, di persone legate tra loro solo dal fatto che vivevano attorno a questi posti.

C'è qualcuno che sta seguendo da vicino la loro indagine. Occhi interessati come quelli dei Guardiani, i custodi dei luoghi sacri, il “padre” che li ha scelti per questo compito e che da loro la vita perenne, coi cicli di resurrezione ma anche la morte ..
I Guardiani hanno un compito. I Guardiani devono salvaguardare i Luoghi ...”

E altri occhi, più lontano (o più vicino) che seguono proprio Lisi, perché una ragazza speciale.
Occhi che osservano “il panorama”, capaci di seguire le mappe della vita, attraversare cicli ed ere storiche.
E poi, un terribile rischio per l'umanità, la fine del mondo come nemmeno ai tempi di Hitler o Stalin, l'essere “madre” e “l'essere padre” in un contrasto ineludibile...
Un romanzo che mescola storia, fantascienza, religione (il Dio o il superuomo sceso sulla terra a plasmare l'uomo ….), suscitando forti suggestioni, che però non sempre tiene vivo il ritmo e la tensione nella lettura. Come anche i personaggi, troppo stereotipati, anche per gli scontati legami sentimentali.
Viene voglia di visitare Napoli e di scendere nelle sue viscere.
Ma questo romanzo, primo della serie, non mi ha convinto come gli altri di De Giovanni.
Aspettiamo i prossimi, nel frattempo buona lettura!

La scheda sul sito dell'editore Rizzoli.

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