22 settembre 2021

Il tesoriere di Gianluca Calvosa

 


Isola di Procida, 10 ottobre 1967

Era ancora notte quando Michele uscì di casa infilandosi in tasca il berretto di flanella. Faceva caldo nonostante fosse quasi novembre, però il tempo in quella stagione poteva girare improvvisamente.

L'obiettivo che si è dato l'autore con questo romanzo, che copre quasi dieci anni della nostra storia, è molto ambizioso: raccontare seguendo, un unico filo conduttore, gli anni settanta in Italia, terreno di scontro della guerra fredda tra eserciti invisibili di spie, traditori, servizi più o meno deviati e i loro informatori alla ricerca di denaro facile, rivoluzionari veri e rivoluzionari per finta. Lo specchio di un paese che ha creduto di vivere in una democrazia ma che invece, a causa della spartizione del mondo nei due blocchi, viveva in uno stato di sovranità molto limitata.

Le automobili dei servizi di intelligence sono sempre uguali, in ogni parte del mondo. Ciò che le distingue non è il loro aspetto di elegante berlina nera appena uscita dall’autolavaggio, ma la serafica indifferenza con cui ignorano sistematicamente la segnaletica stradale.

Filo conduttore di questo romanzo è il tesoriere del partito comunista italiano, Andrea Ferrante che, a seguito della morte del suo predecessore, si ritrova a dover gestire le finanze del più grande partito comunista dell'Occidente.

Nella tesoreria della sede centrale del Partito comunista italiano, il Bottegone come lo chiamavano i compagni, qualcuno aspettava quella telefonata sulla linea diretta. Poco dopo, la Lancia Flavia varcò il grande cancello di ferro battuto di Villa Abamelek e scese rapida le curve strette del Gianicolo per raggiungere il punto d’incontro con una Fiat 128 grigio topo proveniente dalla direzione del partito. Le due auto proseguirono per un po’ a vista per poi fermarsi in un parcheggio pubblico della Garbatella, a ridosso delle Mura Aureliane, dove un gruppetto di bambini in calzoni corti e canottiera urlava all’inseguimento di un pallone malconcio. Il responsabile delle finanze del Pci si riservò alcuni minuti per controllare il contenuto della valigetta, quindi siglò la ricevuta.

“Roma 25.6.1971, ricevo la somma di 1.000.000 (un milione) di dollari quale contributo straordinario per le elezioni amministrative. Marco Fragale”.

Ma occorre fare una doverosa precisazione: nel racconto sono inclusi diversi eventi di quegli anni che l'autore ha spostato qua e là negli anni per una convenienza del racconto.

La strage di Piazza Fontana, l'inasprimento degli scontri in piazza tra la polizia e i movimenti di estrema sinistra. La morte dell'agente Antonio Marino e la Hazet 36. Il rapimento di Emanuela Orlandi, l'attentato (o presunto attentato) in cui il KGB cercò di far la pelle ad Enrico Berlinguer, il compromesso storico tra Berlinguer e Aldo Moro per cercare di uscire dalla stagnazione politica in cui il paese stava sprofondando per l'impossibilità di un ricambio della classe dirigente.

Nel romanzo compaiono riferimenti a personaggi reali che l'autore racconta in modo romanzato: dal segretario del PCI che richiama Berlinguer al presidente del Consiglio nonché capo di una corrente della DC Speroni, dietro cui si intuisce la figura di Moro. Molto più interessante il disegno dei personaggi nelle retrovie, come il direttore dell'Ufficio Affari Riservati, il gourmet Umberto D'Amato che nel libro è presentato come dottor De Paoli, e il suo vice, l'ispettore Bonocore.

Filo conduttore sono i soldi: i soldi con cui i russi finanziavano il partito comunista italiano e i soldi, nella direzione inversa, che gli americani riversavano nelle casse della DC.

E per addestrare i nostri servizi, per infiltrare le formazioni di estrema destra e di estrema sinistra per manovrarle per i propri scopi. E anche i soldi di Dongo, il tesoro di Mussolini.

Ad Andrea invece piaceva quel vagare per i corridoi sconfinati dell’archivio della Camera del lavoro, cullato dal cigolio delle ruote arrugginite tra scrivanie vuote e file interminabili di scaffali male illuminati dalla luce tremolante dei vecchi neon. L’idea di riporre ogni fascicolo nel posto esatto dove, presto o tardi, qualcuno lo avrebbe cercato gli procurava una sensazione gratificante. Era il suo contributo quotidiano al contenimento della confusione dilagante nell’emisfero occidentale del pianeta. Sapeva bene che l’ordine richiede pazienza e impegno, e la disciplina a lui non era mai mancata. Forse per questo gli erano sempre piaciuti la matematica e il comunismo. 
I numeri, anche se infiniti, sono organizzati, simmetrici e soprattutto prevedibili, così come la visione comunista della società. Solo che a differenza dei fenomeni naturali, per i quali gli scienziati avevano da tempo individuato le leggi della fisica necessarie a comprenderne le dinamiche, nessuno era ancora riuscito a scrivere la formula in grado di governare la complessità della società moderna. “È solo questione di tempo” pensava Andrea. Una volta individuata la mappa completa del “cervello collettivo”, la dottrina comunista avrebbe finalmente tracciato la rotta verso una società libera dall’alienazione di una vita incentrata sulla sopravvivenza, in cui i rapporti economici sarebbero stati completamente sostituiti da relazioni culturali. Nel frattempo, i saggi compagni sovietici avevano demandato a un ristretto gruppo di dirigenti il compito di tenere in ordine il complesso sistema di rapporti tra uomini e cose.

Dentro questo mare di soldi e di intrighi si trova catapultato dentro Andrea Ferrante, dopo essere stato relegato per quattordici anni a lavorare in un archivio, lui che sembrava proiettato verso una carriera radiosa dentro il PCI, specie dopo quella parentesi in Russia.

All'improvviso la chiamata dal nuovo segretario del partito per gestire le finanze, comprese quelle valigette da Mosca: non sono solo quei soldi a creargli problemi, è anche la misteriosa morte del predecessore, archiviata frettolosamente come un infarto.

E la scoperta di essere finito in un mondo di intrighi dentro cui sono tutti coinvolti: dai vertici della direzione del partito, ai “nemici” di oltre Tevere, cardinali che gestiscono la banca del Vaticano che più che opere di bene si occupa di riciclaggio e finanziamento dei gruppi che lottano contro il comunismo nel mondo.

Chi sono gli amici in questo gioco di intrighi e chi i nemici da cui guardarsi?

E' tutto intrecciato, in questo romanzo, in cui la narrazione nel tempo presente si alterna ai ricordi del passato dei protagonisti, l'infanzia, la guerra di liberazione, quei volti del passato che ritornano nel presente.

Lo spione italo americano della CIA Victor Messina, il cardinale americano (che ricorda tanto il cardinal Macinkus), l'ambasciatore russo che ha passato la vita a cercare i segreti nei compagni del politburo per farli fuori, l'agente russo in Italia che preferirebbe non seguire la via staliniana per eliminare i problemi...

E poi eroi della resistenza con tanti, troppi scheletri nell'armadio, pronti a schierare un esercito clandestino per una rivoluzione che poi era solo finzione, uno specchietto delle allodole per quanti hanno voluto crederci:

La rivoluzione” aveva ripetuto Sandra con enfasi ironica. “Non ci avete mai provato a farla davvero. Per cambiare questo paese non occorrevano i fucili, bastava risolvere la questione femminile.

E, dall'altra parte dello schieramento, un altro esercito clandestino, altrettanto pericoloso (come hanno raccontato le stragi fasciste avvenute in Italia da piazza Fontana in poi) sovvenzionato dagli americani, che hanno sempre considerato il nostro paese una parte del loro giardino di casa

«Voi americani, sovietici, inglesi venite qui e pensate di poter fare il vostro comodo...»

Un mondo di ricattatori e di ricatti perché, come racconta al protagonista l'uomo dell'ufficio affari riservati:

«Non c’è bisogno di essere ricattati, basta essere ricattabili. In questo paese è un requisito necessario per raggiungere qualunque posizione di potere.»

Il tesoriere è un romanzo che da una chiave di lettura un po' forzata di quegli anni, puntando il dito contro quanti hanno usato le ideologie come scudo per coltivare interessi e arricchimenti personali, dentro tutti gli schieramenti, compreso il Vaticano e dentro lo Stato, non solo nel partito comunista.

Attenzione però a prenderlo come romanzo storico, perché l'autore ha, a mio avviso, riaggiustato eventi e fatti per una sua comodità di narrazione, ma nonostante questo rimane una lettura interessante di quegli anni.

Trovate due anticipazioni del libro sul sito de Il fatto quotidiano e di Formiche.net.

La scheda del libro sul sito di Mondadori

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