Per un giorno, lo scrittore Andrea Camilleri è stato al centro delle notizie: dalla mattina, quando la notizia della sua scomparsa è apparsa sui quotidiani online, fino a ieri sera, con la replica dello spettacolo conversazioni su Tiresia (e oggi su tutte le prime pagine).
Speriamo che tutto questo spinga in molti ad avvicinarsi ai suoi libri che vanno oltre la serie, fortunata, del commissario Montalbano (di cui ora uscirà l'ultimo capitolo).
Ha scritto di tutto il maestro: della Sicilia post unitaria (e se volete comprendere le origini della questione meridionale non avete che da leggere La concessione del telefono), su personaggi storici (come donna Eleonora di Mora, moglie del vicerè spagnolo don Angel de Guzman, come Oskar Kokoschka e il suo simulacro d'amore), fino ai gialli contemporanei senza Montalbano ("La rizzagliata") ma non per questo meno interessanti.
Oggi siamo tutti Camilleri, eppure in quanti commentano la sua vita e parlano dei suoi libri, quanti ne avranno mai letti?
Confesso, sono un pochetto geloso di questo "servo encomio": Camilleri è uno scrittore che ha avuto successo in non più giovane età, grazie al successo televisivo del suo Montalbano.
Ha vinto pochi premi, forse perché "colpevole" di essere molto popolare, di aver raggiunto tanti lettori e di essere anche scomodo, perché non nascondeva le sue idee.
Camilleri è stato capace di inventarsi una nuova lingua che non era dialetto, a creare un personaggio inventato eppure reale, in tutti i suoi difetti.
Un personaggio che dopo il G8 di Genova voleva lasciare la polizia, perché disgustato dal marcio, dalla violenza dei poliziotti che non poteva essere colpa di solo poche persone.
Il marcio arrivava dall'alto, da quei politici che sull'immigrazione hanno costruito la propria propaganda.
Ci sono libri di Camilleri che saranno letti, come dei classici, a scuola: dal Birraio di Preston a La gita a Tindari fino a La concessione del telefono, uno dei miei preferiti.
Domani forse quando questa enfasi cesserà, vedremo quanti parleranno ancora del maestro, della sua scrittura, della sua ironia feroce, del suo stile che ha saputo catturare tanti lettori appassionati.
Nessuno io mi chiamo; nessuno è il nome che mi danno il padre e la madre e inoltre tutti gli amici
18 luglio 2019
17 luglio 2019
Grazie maestro
Grazie maestro Camilleri!
Anche se non volevi che ti chiamassero così, per noi lettori sei stato e sarai un maestro, una luce che illumina questo presente così oscuro che tu vedevi invece in modo così chiaro.
Lo voglio ricordare con questo brano tratto da Il giro di boa, che parla di immigrazione, di Bossi Fini e dei politici che strumentalizzano l'immigrazione e che giocano con le paure delle persone:
«Ho solo una breve dichiarazione da fare. La legge Cozzi Pini sta dimostrando funzionare egregiamente e se gli immigrati muoiono è proprio perché la legge fornisce gli strumenti per perseguire gli scafisti, che in caso di difficoltà, non si fanno scrupolo di buttare a mare i disperati per non rischiare di essere arrestati. Inoltre vorrei dire che …».
Montalbano, di scatto, si susì e cangiò canale, più che arraggiato, avvilito da quella presuntuosa stupidità. Si illudevano di si illudevano di fermare una migrazione epocale con provvedimenti di polizia e con decreti legge. E s’arricordò che una volta aveva veduto, in un paese toscano, i cardini del portone di una chiesa distorti da una pressione accussì potente che li aveva fatti girare nel senso opposto a quello per cui erano stati fabbricati. Aveva domandato spiegazione ad uno del posto. E quello gli aveva contato che, al tempo della guerra, i nazisti avevano inserrato gli ‘omini del paese dintra alla chiesa, avevano chiuso il portone, e avevano cominciato a gettare bombe a mano dall’alto. Allora le pirsone, per la disperazione, avevano forzato la porta ad raprirsi in senso contrario e molti erano arrinisciuti a scappare.Ecco: quella gente che arrivava da tutte le parti più povere e devastate del mondo aveva con sé tanta forza, tanta disperazione da far girare i cardini della storia in senso contrario. Con buona pace di Cozzi, Pini, Falpalà e soci.
I quali erano causa ed effetto do un mondo fatto di terroristi che ammazzavano tremila americani in un botto solo, di americani che consideravano centinara e centinara di morti civili come effetto collaterale dei loro bombardamenti, di automobilisti che scrafazzavano pirsone e non si fermavano a soccorrerle … di bilanci falsi che a norma di nuove regole non erano da considerarsi falsi, di gente che avrebbe dovuto da anni trovarsi in galera e invece non solo era libera, ma faciva e dettava leggi.
Da Il giro di boa, Andrea Camilleri - Sellerio
Le parole di Paolo Borsellino
Le parole di Paolo Borsellino alla commissione antimafia non ci aiuteranno, forse, a far luce su tutti i misteri sulle stragi di mafia (e sui perché dei depistaggi di Stato).
Ma ci raccontano della solitudine dei magistrati antimafia come lui, costretti ad usare l'auto personale per tornare a casa, perché c'era una sola macchina blindata in quei primi anni del pool e non poteva bastare a tutti.
Raccontano della carenza di personale, civile per la gestione degli atti e, in un altro audio, di magistrati alla procura di Marsala.
Sono parole che dovrebbero far riflettere sul vero impegno che ci ha messo lo Stato nella lotta alla mafia e su quanti sacrifici sia costata ai giudici del pool che oggi consideriamo delle icone, dei santini intoccabili.
Ma che quando erano ancora vivi erano soggetti ad insulti e a polemiche sterili, per esempio per il fastidio che davano le sirene delle scorte.
Ora, dopo gli atti della commissione antimafia desecretati, tocca ad altri documenti, come quelli dell'ex Sisde di Contrada che, con una procedura irregolare, fu incaricato dal procuratore di Caltanissetta Tinebra di indagare per primo sulla strage di via D'Amelio.
Lo stesso Contrada su cui gli stessi giudici di Palermo, compreso Borsellino, avevano indizi sui suoi legami coi boss mafiosi (come poi emerso dal processo per concorso esterno e che la sentenza della CEDU non ha smentito).
Tra pochi giorni ci sarà l'anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta e so già che ci toccherà risentire le inutile parole di circostanza di ministri e politici sui due eroi, Falcone e Borsellino.
Ministri e politici che non si fanno problemi a frequentare (e chiedere voti) a personaggi equivoci, prestanome di mafiosi.
Ma ci raccontano della solitudine dei magistrati antimafia come lui, costretti ad usare l'auto personale per tornare a casa, perché c'era una sola macchina blindata in quei primi anni del pool e non poteva bastare a tutti.
Raccontano della carenza di personale, civile per la gestione degli atti e, in un altro audio, di magistrati alla procura di Marsala.
Sono parole che dovrebbero far riflettere sul vero impegno che ci ha messo lo Stato nella lotta alla mafia e su quanti sacrifici sia costata ai giudici del pool che oggi consideriamo delle icone, dei santini intoccabili.
Ma che quando erano ancora vivi erano soggetti ad insulti e a polemiche sterili, per esempio per il fastidio che davano le sirene delle scorte.
Ora, dopo gli atti della commissione antimafia desecretati, tocca ad altri documenti, come quelli dell'ex Sisde di Contrada che, con una procedura irregolare, fu incaricato dal procuratore di Caltanissetta Tinebra di indagare per primo sulla strage di via D'Amelio.
Lo stesso Contrada su cui gli stessi giudici di Palermo, compreso Borsellino, avevano indizi sui suoi legami coi boss mafiosi (come poi emerso dal processo per concorso esterno e che la sentenza della CEDU non ha smentito).
Tra pochi giorni ci sarà l'anniversario della morte di Paolo Borsellino e della sua scorta e so già che ci toccherà risentire le inutile parole di circostanza di ministri e politici sui due eroi, Falcone e Borsellino.
Ministri e politici che non si fanno problemi a frequentare (e chiedere voti) a personaggi equivoci, prestanome di mafiosi.
16 luglio 2019
Nella notte, di Concita De Gregorio
Antefatto.
Il funerale
(Pisa, giardino della Villa comunale. Principio dell'estate)
Siccome ero ragazza, ne ero sicura. Alice sarebbe arrivata. Era il tempo in cui pensavo che se una cosa la vuoi davvero succede. Che se ami qualcuno non puoi dirgli ti penso: devi andare. Perché in questo consiste l'amore, credevo: nel darsi il tempo anche quando non c'è tempo.[..]Invece Alice non venne.Se ci ripenso adesso, credo che sia stato quello il momento n cui una stagione della mia vita si è chiusa, come una porta senza maniglia, alle mie spalle. Basta, finito.
Lo scandalo del governatore del Lazio
Marrazzo, il ricatto dai due agenti, l'appartamento in uno stabile
dove si trovavano appartamenti ad uso dei servizi.
Gli incontri del presidente del
Consiglio Berlusconi con la minorenne Noemi Letizia e lo scandalo
delle escort a Palazzo Chigi.
Il metodo Boffo, le velate minacce al
direttore dell'Avvenire per ammorbidire le sue posizioni e i suoi
attacchi a Berlusconi.
Ve li ricordate ancora gli anni tra il
2009 e il 2013?
La guerra dei dossier, di pezzi di
sentenze, di video e foto ricattatorie, in una guerra per bande che
coinvolgeva escort, trans, agenti e forse pezzi di servizi. E quello
che rimaneva dei partiti della seconda repubblica, prima che si
arrivasse alle larghe intese.
Una guerra che segnò la fine del
centrodestra berlusconiano, la fine della ditta del PD, la fine dei
partiti storici: “Sembrava la fine di un'epoca. Invece era solo
l'inizio”.
Una guerra che ha fatto molte vittime,
delle quali molte rimaste nel silenzio, perché delle vittime ci si
dimentica
Dopo un po' ci si dimentica di loro, e non di rado le vittime stesse hanno interesse a non apparire tali. [..] la colpa, in politica – è sempre della vittima.
Il romanzo di Concita De Gregorio
racconta questi anni di transizione della nostra Repubblica, che si
scopre fragile e ostaggio di ricatti e congiure, attraverso gli occhi
di Nora: giovane laureata con un dottorato sulla congiura che fece
fuori il candidato presidente della Repubblica, Onofrio Pegolani, su
cui dovevano convergere i voti dei due grossi partiti di centrodestra
(Partito delle Vestaglie) e di centro sinistra (Partito dei Giusti).
Candidatura che sfumò, in quella notte dove tutto si decise, non
nelle stanze del potere, nelle stanze dove secondo le regole delle
istituzioni si dovrebbero prendere le decisioni.
No. Nella sua tesi molto accurata, ben
fatta, costruita andando a raccogliere testimonianze delle persone
coinvolte, Nora ci racconta delle strategie, dei machiavellismi dei
leader politici che si ritrovano nelle stanze oscure dei palazzo
romani o all'interno di un ristorante di grido, concesso apposta dal
suo proprietario al giovane leader di una corrente del Partito dei
Giusti.
In questa notte si è deciso il destino
della nostra Repubblica: una strana notte di vestiti fatti
confezionare in fretta e furia per la cerimonia e di uno strano
delitto, di un ex tossicodipendente che lavorava in una comunità
vicina alla curia e al Viminale.
Per questa sua tesi, il suo docente le
trova un impiego in un centro studi a Roma, dove le sue doti potranno
essere messe a frutto. Ma non è un centro studi dove si fanno
ricerche di archivio, per una buona politica.
Nora si trova dentro quella che oggi
chiamiamo la “macchina del fango”: raccogliere le informazioni,
classificarle secondo un certo criterio e poi confezionare per i
clienti del centro studi, articoli e ricerche che servano a
condizionare le opinioni nelle persone.
Non un racconto della verità, non la
ricerca di notizie e scoop per fare da cane da guardia al potere:
perché – come racconta a Nora il capo di questo centro – la
verità non esiste. Esistono falsità verosimili:
Noi facciamo questo, qui. Cataloghiamo, archiviamo, selezioniamo e infine contribuiamo a creare e diffondere la verità. Ma tu sai bene, Nora, che la verità non esiste: chi si ostina a cercarla merita il castigo di trovare la peggiore possibile. Di trovarne una, intendo, che punisca la sua presunzione.Le verità sono fatte di trame verosimili, ma prima di ogni altra cosa devono essere credibili e dunque credute. A cosa serve una verità a cui nessuno crede, dimmi.A cosa serve sapersi innocenti di un delitto se le prove e i giurati dicono il contrario, se l'opinione pubblica ti condanna, A cosa se non puoi fare in modo che la tua reputazione pubblica corrisponda alla tua privata certezza ..
Tutto ruota attorno a due parole
chiave: sesso e potere. Attraverso il sesso puoi ricattare, puoi
attrarre l'interesse delle persone, costruire una rete di dipendenze.
E col denaro e col ricatto si possono
condizionare, piegare al tuo volere le persone: sesso e informazioni
sono merce di scambio oggi. In un mondo dove tutto ha un prezzo e
dove tutto è mescolato, pezzi di verità e pezzi di menzogna.
L'importante è che la gente lo creda verosimile.
Dunque, vedi. Non è importante cosa è vero: è importante cosa la gente crede. Perché la gente vota, e dunque decide se attribuirti o no il potere. Perciò per vincere devi prima convincere, e devi farlo nel ritmo del tempo: leggero, veloce, efficace. Noi abbiamo la materia prima di cui è fatto il consenso. Abbiamo i fatti da mettere in campo, ancora meglio: abbiamo quelli da occultare. Rendiamo un servizio al paese, facciamo una selezione. Noi siamo la fabbrica della verità.
In questo centro studi Nora incontra
una sua giovane amica, che non vedeva da anni (e il cui mancato
incontro al funerale del padre fu una prima svolta della sua vita):
tanto Nora è disgustata del lavoro che si fa in questo centro studi,
tanto Alice è disincantata, consapevole che così è il mondo.
Il mondo dei ricatti e anche il mondo,
il magma, che si cela dietro la bella facciata della rete.
Il web, i social media, il mezzo
preferito dai nostri politici (e da tutti i novelli opinionisti di
giornata) per inondare la loro rabbia, la loro superficialità di
fronte ai loro follower, non più cittadini consapevoli, ma
inconsapevoli consumatori di questa rabbia, senza alcuno strumento
per comprendere e discriminare cosa è vero e cosa sia falso.
Solo cattiveria e cinismo: alziamo i
forconi, cavalchiamo la schiuma della rabbia, ma per andare dove?
Nel suo primo incarico di archivista,
Nora lo vede coi suoi occhi, di cosa è fatta questa “macchina del
fango”: pezzi di intercettazioni in qualche modo usciti dai
fascicoli dei magistrati, foto compromettenti, video, conversazioni
private. Tutto materiale che viene conservato, categorizzato, pronto
all'uso, alla bisogna, quando ci sarà da far piegare la testa a
questo o quel potente:
Materiale privato di chi aveva occupato quella postazione prima di me. Invece no. Invece erano la scatola nera.
Informative anonime. Trascrizioni di chat. Screenshot. Corrispondenze mail. File audio.Frammenti di vita spiati, rubati. Il pozzo dei ricatti possibili.
Esempi.
Trascrizione chat telefonica numero 34
M: Sono incinta.
R: Cosa stai dicendo?
M: Sono due parole. Qual è quella che non capisci?
R: Ma come è successo?
M: Hai altre domande o le prime due sono le migliori?
(Conversazione avvenuta alle 7.38 del 4 febbraio 20xx fra il ministro R. e la signorina M. Posizione in archivio: cartella Mario).
Ma Nora non si lascia né condizionare
né spaventare da quello che ha visto: ha deciso di fare luce sino in
fondo ai misteri di quella notte, della notte del complotto contro il
candidato presidente.
Per un dovere verso sé stessa e, forse
anche ingenuamente, per un dovere verso il paese intero: decide di
portare avanti una sua inchiesta personale, andando a colmare tutti i
buchi del suo lavoro originario.
Io penso che fra il 2009 e il 2013 in questo Paese siano successe cose che hanno cambiato il corso della storia. La nostra storia, quella che ci tocca vivere adesso e che per molti anni sarà faticosissimo riportare a ragione. E credo anche che se non andiamo a scavare in quel che è successo in quegli anni – chi ha fatto cosa, perché, con la complicità di chi – non abbiamo nessuna possibilità di uscire dal pantano epocale e pericolosissimo in cui ci troviamo. La sinistra, il sindacato, la destra. La responsabilità e gli errori di tutti. E le trame occulte, la pista degli interessi, i soldi che continuano a correre per alcuni, solo per loro, e le menzogne, la propaganda, l'ignoranza come garanzia di potere. Cosa diremo a chi viene dopo di noi se non proviamo, almeno proviamo, a raccontare la storia com'è?
Nora va ad intervistare il portavoce
del ministro, un banchiere che consolida la sua rete con
finanziamenti, una escort che frequenta quei palazzi e che racconta
la differenza tra i suoi clienti di destra e sinistra
.. fra quello ricco e fascista che mi regala un appartamento e quello povero e comunista che mi regala un ciondolino d'argento, preferisco il primo. Il mio lavoro sta sul mercato. Il primo indizio che il mondo era già finito, travolto dai soldi, è stato questo: la differenza tra un appartamento e un ciondolino. Cioè: che non ci fosse nessun'altra differenza fra gli uni e gli altri a parte quanti soldi avevano da offrire, intendo. E che non ci fosse alternativa ad entrambi.
Racconta di come funziona il meccanismo
della corruzione in questi tempi, niente più bustarella coi soldi
dentro, ma un posto di lavoro, una consulenza, una casa, un fido
bancario.
Di modo che il corrotto non si senta sporco, di modo che la corruzione non lasci tracce.
Di modo che il corrotto non si senta sporco, di modo che la corruzione non lasci tracce.
Infine, la rivelazione più grande: il
mondo del web, in mano ai giganti della rete che di fatto hanno
sostituito le democrazie, condizionando la politica, condizionando le
elezioni politiche, condizionando la nostra vita.
E il tutto grazie al nostro contributo,
grazie a quei like che mettiamo sui tweet, a tutte le informazioni
della nostra vita, le nostre passioni, alle emozioni che certe storie
suscitano e che noi comunichiamo in rete.
I giganti del web ci fanno vivere in
una bolla virtuale, dove troviamo solo le informazioni che ci
piacciono, come i non viventi di “matrix”:
Chi detiene il mercato in posizione di monopolio usa “bolle di filtri” e “biscotti” per carpire informazioni su di te, e darti sempre quello che ti piace già. A un certo punto, qualcuno decide di usare quelle informazioni non più per darti quello che piace a te ma quello che piace a lui.[..] qualunque cosa tu faccia da un computer, in qualunque momento, non sei tu che entri in Rete: è la rete che entra in te.
Come se ne esce da questo mondo, che
non è nemmeno un futuro distopico perché è semplicemente il nostro
presente?
A fine lettura, troveremo una risposta,
prendere in contropiede il sistema, costringendo le persone a dare
attenzione a quello che si legge, per uscire dal buio di questa
notte.
Nel personaggio di Nora, la scrittrice
Concita De Gregorio ha proiettato dentro la passione per un mestiere,
quello del giornalista, forse un po' ingenuo, ma non calcolatore,
cinico, spregiudicato. Un professionista che non scrive quello che la
gente vuole sentirsi dire, ma quello che vede, quello che ha
imparato, quello che ha compreso di un fenomeno.
Ma in questo romanzo troviamo anche una
chiave di lettura per comprendere come la nostra coscienza e
conoscenza del mondo sia condizionata dal linguaggio del web e dal
mondo del web.
La massa di informazione che ci
circonda e che ha volte ci soffoca non ci sta rendendo più
consapevoli e liberi: siamo pedine dentro un gioco più grande.
Un gioco che rischia di minare
profondamente e irreversibilmente la nostra democrazia, che ancora
non ha dimostrato di avere gli anticorpi per sconfiggere questa nuova
malattia.
Perché sta a anche a noi, sta
soprattutto a noi, compiere nuovi gesti rivoluzionari: come leggere
dei giornali diversi per confrontare la stessa storia, come aprire un
libro e mettersi a leggere.
Il link per ordinare il libro sul sito
di Feltrinelli
I due governi e i mille problemi
Arrovellarsi se abbia fatto bene o fatto male il sindacato (le tre sigle confederali) ad accettare l'invito di Salvini è cosa poco utile: certamente Salvini lo ha fatto per conquistarsi un altro pezzettino di governo, per mettere in difficoltà l'alleato (?) Di Maio, per distogliere l'attenzione dal caso Savoini.
Se è stata una scorrettezza istituzionale, Di Maio dovrebbe chiarirla prima di tutto con Salvini: a chi titolo ti permetti di aprire tavoli su questioni non di tua competenza (e non sui roghi nei siti di stoccaggio rifiuti, per esempio), portandoti pure dietro l'indagato Siri?
A chi punta il dito contro il sindacato (che a Renzi non facevano passare nulla! - dicono), va risposto che Landini ieri sera nella trasmissione In Onda ha ripetuto quanto detto a quel tavolo: la contrarietà alla chiusura del porti, la contrarietà a condoni e flat tax.
Quanti governi abbiamo in questo momento in Italia? Uno solo oppure i due governi Salvini + Conte Di Maio?
E di cosa si stanno occupando, i due governi?
Se è stata una scorrettezza istituzionale, Di Maio dovrebbe chiarirla prima di tutto con Salvini: a chi titolo ti permetti di aprire tavoli su questioni non di tua competenza (e non sui roghi nei siti di stoccaggio rifiuti, per esempio), portandoti pure dietro l'indagato Siri?
A chi punta il dito contro il sindacato (che a Renzi non facevano passare nulla! - dicono), va risposto che Landini ieri sera nella trasmissione In Onda ha ripetuto quanto detto a quel tavolo: la contrarietà alla chiusura del porti, la contrarietà a condoni e flat tax.
Quanti governi abbiamo in questo momento in Italia? Uno solo oppure i due governi Salvini + Conte Di Maio?
E di cosa si stanno occupando, i due governi?
15 luglio 2019
Succede nell'Italia sovranista
Nell'Italia del sovranismo, del prima gli italiani e del fora di ball per chi non rispetta le regole, succede che il consiglio comunale di una città brianzola (Erba - Como) si decida di intitolare una al podestà fascista, Alberto Airoldi, per i suoi meriti culturali.
Caso vuole che sindaco della cittadina sia na nipote di tanto podestà che, dopo l'approvazione delle leggi razziali, aveva scritto un bel libro, "Elenco di cognomi ebraici", da additare al pubblico ludibrio.
A furia di sdoganare, di non voler vedere il ritorno del fascismo, si arriva a questo.
Ma quale fascismo, il fascismo è morto.
Peccato poi che un'operazione della Digos contro formazioni di estrema destra abbia portato ad un sequestro di armi, tra cui anche un missile terra aria..
Sempre in questa Italia succede che un pregiudicato, ex carabiniere, condannato per stalking nei confronti della ex moglie, si presenti nel suo locale e le spari diversi colpi, uccidendola. Prima di spararla le ha detto "Ti ricordi di me?" (ora, dopo la fuga è stato arrestato).
Succede, sempre in questa Italia sovranista, che non sopporta più le violenze e i reati degli immigrati, che un partito di governo sia coinvolto in una (presunta) questione di finanziamento illegale dalla Russia, facendo la cresta su una fornitura di petrolio.
Succede che il ministro del prima gli italiani, del rispetto delle regole, prima cerchi di buttare la cosa in caciara - non ho rubli da nascondere - poi disconosca l'intermediario (sempre presunto) di questa operazione - Savoini chi?, sconfessato dai suoi stessi post in rete.
In questa Italia si può essere sovranisti e allo stesso tempo legati, mani e piedi, agli interessi russi e americani.
Succede che il ministro, sempre quello della sicurezza, risponda stizzito, che lui non ha tempo per occuparsi dei rubli e di questo gossip: lui deve combattere la mafia, deve difendere gli italiani, garantire loro la sicurezza.
Certo, non la sicurezza di Deborah Ballesio e delle altre donne uccide da regolari possessori di armi da fuoco, nonostante le denunce delle donne perseguitate e perfino delle condanne.
Non la sicurezza dei due ragazzini investiti e uccisi da un Suv a Vittoria: il guidatore era ubriaco (e che si è pure permesso di minacciare il giornalista di Repubblica Paolo Borrometi, colpevole di aver denunciato che i funerali affidati a una ditta legata a chi era in auto al momento dell'incidente).
Forse ci meritiamo di meglio di un ministro sovranista che passa più tempo sui social che non al lavoro.
Caso vuole che sindaco della cittadina sia na nipote di tanto podestà che, dopo l'approvazione delle leggi razziali, aveva scritto un bel libro, "Elenco di cognomi ebraici", da additare al pubblico ludibrio.
A furia di sdoganare, di non voler vedere il ritorno del fascismo, si arriva a questo.
Ma quale fascismo, il fascismo è morto.
Peccato poi che un'operazione della Digos contro formazioni di estrema destra abbia portato ad un sequestro di armi, tra cui anche un missile terra aria..
Sempre in questa Italia succede che un pregiudicato, ex carabiniere, condannato per stalking nei confronti della ex moglie, si presenti nel suo locale e le spari diversi colpi, uccidendola. Prima di spararla le ha detto "Ti ricordi di me?" (ora, dopo la fuga è stato arrestato).
Succede, sempre in questa Italia sovranista, che non sopporta più le violenze e i reati degli immigrati, che un partito di governo sia coinvolto in una (presunta) questione di finanziamento illegale dalla Russia, facendo la cresta su una fornitura di petrolio.
Succede che il ministro del prima gli italiani, del rispetto delle regole, prima cerchi di buttare la cosa in caciara - non ho rubli da nascondere - poi disconosca l'intermediario (sempre presunto) di questa operazione - Savoini chi?, sconfessato dai suoi stessi post in rete.
In questa Italia si può essere sovranisti e allo stesso tempo legati, mani e piedi, agli interessi russi e americani.
Succede che il ministro, sempre quello della sicurezza, risponda stizzito, che lui non ha tempo per occuparsi dei rubli e di questo gossip: lui deve combattere la mafia, deve difendere gli italiani, garantire loro la sicurezza.
Certo, non la sicurezza di Deborah Ballesio e delle altre donne uccide da regolari possessori di armi da fuoco, nonostante le denunce delle donne perseguitate e perfino delle condanne.
Non la sicurezza dei due ragazzini investiti e uccisi da un Suv a Vittoria: il guidatore era ubriaco (e che si è pure permesso di minacciare il giornalista di Repubblica Paolo Borrometi, colpevole di aver denunciato che i funerali affidati a una ditta legata a chi era in auto al momento dell'incidente).
Forse ci meritiamo di meglio di un ministro sovranista che passa più tempo sui social che non al lavoro.
14 luglio 2019
Chi di social ferisce
Non c'è altro che urla e menzogne, e violenza e giudizi sommari e cattiveria, sì, cattiveria e cinismo. E gente sempre più priva di scrupoli che ha investito sull'ignoranza collettiva come se fosse la sua polizza di vita, e lo è. Perché solo così possono garantirsi: lasciare chi non sa nell'ignoranza, togliere la conoscenza dopo aver tolto il lavoro, farne persino vanto e bandiera, alzare i forconi ridendo sguaiati. Cavalcare la schiuma della rabbia e surfare sull'onda. Ma per andare dove, Alice?
Nella notte, Concita De Gregorio - Feltrinelli
Il contrappasso dantesco perfetto: chi ha costruito la sua popolarità (e il suo successo politico, almeno al momento) tramite un uso sconsiderato e spregiudicato dei social, oggi proprio dai social trova le prove che lo incastrano dentro un'inchiesta che parla di soldi e finanziamenti dalla Russia.
Povero Salvini, con tutti i selfie che fa, come fa a ricordarsi di tutti?
Savoini chi?
Eppure ci sono i tweet, gli articoli, le foto.
12 luglio 2019
L'Italia dei dossier e degli scoop
Noi facciamo questo, qui. Cataloghiamo, archiviamo, selezioniamo e infine contribuiamo a creare e diffondere la verità. Ma tu sai bene, Nora, che la verità non esiste: chi si ostina a cercarla merita il castigo di trovare la peggiore possibile. Di trovarne una, intendo, che punisca la sua presunzione.Le verità sono fatte di trame verosimili, ma prima di ogni altra cosa devono essere credibili e dunque credute. A cosa serve una verità a cui nessuno crede, dimmi.A cosa serve sapersi innocenti di un delitto se le prove e i giurati dicono il contrario, se l'opinione pubblica ti condanna, A cosa se non puoi fare in modo che la tua reputazione pubblica corrisponda alla tua privata certezza .. [Nella Notte - Concita De Gregorio]
Ma allora, la storia dei rubli russi a Salvini, per finanziare la campagna elettorale (e le campagne elettorali costano) è vera oppure è solo un complotto per colpire il leader sovranista e bloccare l'azione del suo governo (e il volere di 22 milioni di italiani, come scrive Libero)?
Sto leggendo il libro di Concita De Gregorio, Nella notte, dove si parla di un centro studi che in realtà è una fabbrica di dossier, dove si costruiscono verità credibili anche se non vere.
Verità usate per condizionare l'opinione pubblica, per distogliere l'attenzione da questioni più importante o per portare avanti guerre nascoste tra gruppi di potere o tra partiti.
Il libro della De Gregorio parla della guerra dei dossier del 2009: gli articoli di Feltri su Boffo, il ricatto all'ex governatore Marrazzo e, dall'altra parte della barricata, le giovani vergini che si consegnavano a Berlusconi, dalla D'Addario agli incontri con Noemi Letizia..
Siamo anche passati alla terza repubblica (almeno così l'hanno battezzata i nuovi governanti del governo del cambiamento), ma l'Italia dei dossier non è cambiata.
Riporto un passaggio del post di Alessandro Gilioli di oggi, su questa vicenda
Però è curioso che su quei "pettegolezzi giornalistici" la Procura di Milano abbia invece aperto un fascicolo - e non in questi giorni ma cinque mesi fa, quando uscì l'inchiesta di Tizian e Vergine.
Però è curioso che la presidente Casellati sia così avvelenata con L'Espresso: forse la cosa ha qualcosa a che fare con questa recente inchiesta in cui appare pure lei?
Però è curioso come oggi Salvini si riferisca a Gianluca Savoini parlando di "qualche millantatore", a voi non ricorda Craxi che parlava di "qualche mariuolo"? Comunque Savoini è amico e stretto collaboratore di Salvini da quasi trent'anni - lo dice lui, Savoini, mica io.
Però è curioso che Salvini non abbia mai smentito una parola di quell'inchiesta dell'Espresso né abbia dato seguito alla minaccia di querela. La farà davvero ora, una querela? E per cosa querelerà poi, per diffusione di notizie vere e documentate?
Però è curioso che quando uscì l'inchiesta di Tizian e Vergine il 99 per cento della politica (Pd incluso) e il 90 per cento dei media abbia ignorato la cosa, pur essendo tutto riscontrato, documentato e ulteriormente documentabile. C'è voluto un sito straniero per smuovere le cose - e questa è cosa tipica della melma italiana, in cui si mescolano piccole invidie professionali e grandi provincialismi.
Però è curioso che quando L'Espresso ha rivelato i gigli neri del Pd quelli del M5S si siano scatenati mentre adesso se ne stanno così prudenti, al massimo bofonchiano un "serve trasparenza" (Di Maio), un "ho fiducia sia nella magistratura sia in Salvini" (Conte). E comunque ieri si sono bevuti muti muti una Casellati uguale a quando sosteneva che Ruby era la nipote di Mubarak.
Però sono curiosi quelli che "anche il Pci prendeva i rubli": sì, certo, 60 anni fa, quella è storia, c'era la Guerra fredda, Washington che finanziava la Dc eccetera. Ora il Pci non esiste più e l'Unione sovietica nemmeno, mi pare. E qui si parla non del 1958 ma dell'ottobre 2018, e di un nazista amico del vicepremier che va a trattare finanziamenti per la Lega con un autocrate orgogliosamente illiberale. Sempre nel 2018. Non so, vedete voi se i rubli dell'URSS a Togliatti c'entrano qualcosa.
PS: un aggiornamento, pare che Savoini fosse presente al tavolo con Putin ma a "sua insaputa" (sua di Salvini).
Anche qui, una vecchia scusa che funziona sempre
11 luglio 2019
Sventurata la terra
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi - Brecht
Nell'anniversario dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della banca di Sindona fatto uccidere da quest'ultimo perché si opponeva al suo piano di salvataggio, non può non tornare in mente l'aforisma di Brecht.
Siamo un paese sfortunato perché bisognoso di eroi a cui aggrapparci, ma che allo stesso tempo insegue il capetto del momento, l'uomo forte, vincente.
L'uomo che ha la ricetta facile per tutti i problemi: colpa dei comunisti (o dei giudici comunisti), colpa dell'Europa, colpa dei migranti (la variante moderna).
Paragonato ai quaquaraqua di oggi, una persona integerrima, dalla schiena dritta come Ambrosoli, appare un gigante.
Non si era fatto intimidire dalle pressioni, che erano tante, per assecondare Sindona, il salvatore della lira, con tutte le protezioni che aveva (fino ad Andreotti, il sette volte presidente del consiglio, condannato per mafia).
Avrebbe potuto salvare la banca privata con soldi pubblici e invece ci ha lasciato un esempio, estremo per il sacrificio che gli è costato: lo scrive alla moglie in una lettera in cui traspare la consapevolezza del destino che lo attende
Sfortunato questo paese pieno di sovranisti che però non difendono gli interessi di questo paese.
Sfortunato il nostro paese dove, letteralmente, continua a piovere sul bagnato, perfino a Taranto.
Nell'anniversario dell'omicidio di Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della banca di Sindona fatto uccidere da quest'ultimo perché si opponeva al suo piano di salvataggio, non può non tornare in mente l'aforisma di Brecht.
Siamo un paese sfortunato perché bisognoso di eroi a cui aggrapparci, ma che allo stesso tempo insegue il capetto del momento, l'uomo forte, vincente.
L'uomo che ha la ricetta facile per tutti i problemi: colpa dei comunisti (o dei giudici comunisti), colpa dell'Europa, colpa dei migranti (la variante moderna).
Paragonato ai quaquaraqua di oggi, una persona integerrima, dalla schiena dritta come Ambrosoli, appare un gigante.
Non si era fatto intimidire dalle pressioni, che erano tante, per assecondare Sindona, il salvatore della lira, con tutte le protezioni che aveva (fino ad Andreotti, il sette volte presidente del consiglio, condannato per mafia).
Avrebbe potuto salvare la banca privata con soldi pubblici e invece ci ha lasciato un esempio, estremo per il sacrificio che gli è costato: lo scrive alla moglie in una lettera in cui traspare la consapevolezza del destino che lo attende
I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [..] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa. Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell'altro.. Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costiSfortunato il nostro paese dove il discorso politico sembra un disco rotto, monopolizzato da chi urla più forte su migranti, ONG, buonisti nemici dell'Italia.
Sfortunato questo paese pieno di sovranisti che però non difendono gli interessi di questo paese.
Sfortunato il nostro paese dove, letteralmente, continua a piovere sul bagnato, perfino a Taranto.
Mamma li russi
Salvini non ha convinto l'alleato americano, nonostante il recente viaggio in America (dove però non c'è stato nessun selfie con Trump) e nonostante l'abbuffata al buffet per il 4 luglio.
Gli americani non sono del tutto convinti della fedeltà di un ministro sovranista che è stato legato ai russi per quanto riguarda i finanziamenti.
L'articolo su Buzzfeed è solo un segnale, non c'è alcuno scoop vero, l'Espresso aveva parlato di questi incontri mesi fa.
Una trappola contro Salvini?
Forse, ma è una trappola in cui si sono infilati tutti perché riguarda i finanziamenti ai partiti (e ai non partiti) oggi in Italia.
Gli americani non sono del tutto convinti della fedeltà di un ministro sovranista che è stato legato ai russi per quanto riguarda i finanziamenti.
L'articolo su Buzzfeed è solo un segnale, non c'è alcuno scoop vero, l'Espresso aveva parlato di questi incontri mesi fa.
Una trappola contro Salvini?
Forse, ma è una trappola in cui si sono infilati tutti perché riguarda i finanziamenti ai partiti (e ai non partiti) oggi in Italia.
10 luglio 2019
L'indagine interrotta, di Renato Olivieri
Una mattina di mercoledì
Il vice commissario Ambrosio si chinò per prendere il pacchetto di Muratti sotto il cruscotto della golf: proprio in quell'istante udì il fracasso, qualcosa di fulmineo che lo lasciò sconvolto., il cuore impazzito. L'istinto gli impedì di alzarsi. Si ritrovò disteso sui sedili, immobile, il vetro di destra ridotto a un'orrida ragnatela, il montante sinistro del parabrezza bucato, come se avessero usato un trapano.
Perché qualcuno ha sparato al vice
commissario Ambrosio, fallendo il colpo solo per un niente, il
chinarsi a prendere un pacchetto di sigarette?
Quale indagine stava seguendo,
Ambrosio, di così importante anzi, di così scottante, da
costringere l'avversario ad una soluzione così drastica?
Per scoprirlo dobbiamo ripartire da
quella strana indagine cominciata una domenica mattina con la
scoperta del cadavere di un giornalista, Walter Merisi, trovato
ucciso per un colpo in faccia su una panchina del parco vicino al
parco Ravizza, zona sud di Milano.
Forse una rapina finita male, visto che
mancano i documenti e il portafoglio sul morto.
Che è stato riconosciuto solo dal
tesserino da giornalista che aveva in tasca.
Walter Merisi era un giornalista
di Reporter, un giornale che si occupa di inchieste contro il potere,
almeno questa l'intenzione.
Sabato sera aveva prenotato una camera
in un albergo, assieme ad una amica, dove aveva incontrato un suo
amico, un ex colonnello del Sifar che era in compagnia di due spioni
russi..
C'è qualcosa, in questi fatti, che
stuzzica il sesto senso del commissario, che non intende lasciar
archiviare l'omicidio senza prima averci voluto vedere chiaro.
«Lei commissario crede alle apparenze?».
«Di solito no. Ma lo faccio per complicarmi la vita.»
E così, quasi in solitudine, inizia
una sua indagine, facendo domande a tutte le persone che conoscevano
il morto.
Cominciando da questo colonnello
Brivio, ex colonnello del Sifar, i servizi segreti prima della
riforma del 1978, nell'ufficio del REI, quella parte che si occupava
delle relazioni industriali, una sorta di trampolino di lancio tra
alcune aziende italiane e i paesi dell'est, un ufficio per cui sono
passati affari sporchi, ricatti e dossier per distruggere questo o
quel personaggio.
L'incontro con Walter Merisi quella
sera? Solo un caso.
Il giornalista aveva alle spalle un
matrimonio annullato, una sorta di fidanzamento con una ragazza,
anche lei separata. Un fidanzamento particolare, senza amore, che si
era trasformato in amicizia.
E' lei che racconta al commissario
della relazione di Merisi con la moglie del suo direttore al
giornale.
Relazione che non ha impedito, quel
sabato sera, che la signora Jole fosse inquadrata da un fotografo
abbracciato ad uno dei due russi (l'altro, siccome non stava bene,
aveva abbandonato la compagnia).
“.. di certo sappiamo soltanto che Walter Morisi è stato colpito alla testa da un proiettile di pistola e abbandonato al parco Ravizza. Ma per il resto .. Ho l'impressione di trovarmi in una specie di dormiveglia, dove non capisci bene se quello che passa per la testa è vero, oppure...”
Oppure .. c'è una strana sensazione di
qualcosa di molto più grande e pericoloso, dietro.
Una storia di segreti e di ricatti.
Una storia in cui Merisi si era
infilato, finendo in trappola.
Ambrosio si muove a suo modo: facendo
domande a tutti i testimoni, anche scomode, anche personali, su quel
gruppo di persone.
Andando a scavare dentro la vita delle
persone, nel loro passato, di persona, con una indagine “vecchio
stile”, muovendosi con la sua Golf per le vie di Milano.
Trascurando anche la sua compagna, Emanuela, per inseguire le sue
intuizioni.
“Soltanto che lui sapeva, o credeva di sapere, il meccanismo di quella vicenda perversa, ma non riusciva ad immaginare l'esatto motivo che l'aveva innescato”.
Forse meno riuscito, come stile e come ritmo, rispetto a "Il caso Kodra", questo romanzo risente del clima che si respirava nei primi anni 80, con la scoperta della Loggia P2, la zona grigia in cui si muovevano massoni, servizi deviati, faccendieri e politici che usavano il proprio ruolo solo per un arricchimento personale.
Quella sensazione che, in ogni mistero, in ogni delitto eccellente, ci sia qualcosa di non detto, qualcosa di sporco. Qualcosa che nessuna indagine deve mettere in luce. Come succederà in questo romanzo al commissario Ambrosio..
La scheda del libro sul sito di
Mondadori
Quando tocca agli italiani?
Basta con questa invasione..
Basta con queste ong che aiutano i trafficanti ..
Dobbiamo difendere i nostri confini ..
Finalmente qualcuno che difende l'Italia ..
Prima gli italiani ..
Ma qualcuno, dopo queste grida manzoniane (contro gli immigrati, contro le ONG..), inizierà a chiedersi quando arriva questo momento, per gli italiani?
Quando inizieranno a sentirsi più sicuri, nella loro vita.
Per dire, questa mattina il mio treno viaggiava bello stipato perché Trenord (traporti regionali in Lombardia), nella sua infinita saggezza, ha deciso di togliere una carrozza. Siamo in estate no?
Prima gli italiani.
Non sono state le ong e i migranti ad averci rubato i posti sui treni e quella carrozza in più che avrebbe consentito un viaggio più comodo alle persone.
A proposito di treni, che fine ha fatto la famosa agenzia per la sicurezza dei trasporti?
Il governo e il ministro Toninelli volevano accorparla a quella per la sicurezza delle austostrade, col decreto per Genova: ma questa società, Ansfisa (che prende il posto della Ansf - agenzia trasporti ferroviari), è rimasta "al palo".
Ne parla Giorgio Meletti oggi
Ma anche per chi viaggia sulle autostrade le cose non vanno meglio: la procura di Vicenza ha messo i sigilli alla galleria di Malo della Pedemontana (l'autostrada che si doveva ripagare da sola) per cemento scadente e per il rischio crolli.
Prima gli italiani dunque, ma quando?
Basta con queste ong che aiutano i trafficanti ..
Dobbiamo difendere i nostri confini ..
Finalmente qualcuno che difende l'Italia ..
Prima gli italiani ..
Ma qualcuno, dopo queste grida manzoniane (contro gli immigrati, contro le ONG..), inizierà a chiedersi quando arriva questo momento, per gli italiani?
Quando inizieranno a sentirsi più sicuri, nella loro vita.
Per dire, questa mattina il mio treno viaggiava bello stipato perché Trenord (traporti regionali in Lombardia), nella sua infinita saggezza, ha deciso di togliere una carrozza. Siamo in estate no?
Prima gli italiani.
Non sono state le ong e i migranti ad averci rubato i posti sui treni e quella carrozza in più che avrebbe consentito un viaggio più comodo alle persone.
A proposito di treni, che fine ha fatto la famosa agenzia per la sicurezza dei trasporti?
Il governo e il ministro Toninelli volevano accorparla a quella per la sicurezza delle austostrade, col decreto per Genova: ma questa società, Ansfisa (che prende il posto della Ansf - agenzia trasporti ferroviari), è rimasta "al palo".
Ne parla Giorgio Meletti oggi
E qui scatta la resistenza passiva contro Mortellaro, nominato direttore dell’Ansfisa il 31 gennaio scorso dal presidente della Repubblica e da allora tenuto sulla porta. Il regolamento e lo statuto della nuova agenzia, proposti da Mortellaro, dovevano essere emanati entro il 31 marzo ma sono ancora appesi al “concerto” tra Toninelli e i colleghi Giovanni Tria (Economia) e Giulia Bongiorno (Funzione pubblica). In realtà il capo della rivolta è proprio Chiovelli che, avendo diretto per sei anni l’Ansf, ne rivendica la perfezione e per questo ha scritto un messaggio riservato al ministro in cui esorcizza il regolamento di Mortellaro come “distruzione di tutto quanto sin qui costruito”. Intanto il comitato direttivo e il collegio sindacale dell’Ansfisa non sono stati ancora nominati. Ci avviciniamo all’anniversario del Morandi con segnali incoraggianti: l’urgenza con cui Toninelli ha messo mano alla sicurezza di ferrovie e autostrade era forse eccessiva. La burocrazia ministeriale (che c’era prima di lui e ci sarà dopo) sta cercando di convincerlo che, grazie a essa, viviamo nel più sicuro dei mondi possibili.
Ma anche per chi viaggia sulle autostrade le cose non vanno meglio: la procura di Vicenza ha messo i sigilli alla galleria di Malo della Pedemontana (l'autostrada che si doveva ripagare da sola) per cemento scadente e per il rischio crolli.
Prima gli italiani dunque, ma quando?
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09 luglio 2019
Sicurezza fa rima con ong
Per la macchina della propaganda leghista sicurezza fa rima solo con immigrazione (anche a costo di forzare la rima che non c'è).
Immigrazione, ovvero lotta alle ONG, alle capitane criminali che speronano le navi italiane, che violano le leggi eccetera eccetera..
Multe per queste navi che salvano le persone in mare, carcere per i volontari, sequestri e ora pure la richiesta di nostre navi militare a pattugliare i porti assieme a dei droni.
Sebbene ad oggi non esistano prove dei legami tra i trafficanti (talvolta proprio le milizie libiche con coi noi italia abbiamo stretto un accordo fin dai tempi di Minniti), la teoria alla base della "sicurezza" bis è sempre la stessa: le ong portano criminali a casa nostra.
E chi se ne frega se i barchini, con gli sbarchi fantasma, ne portino molti di più.
E' la propaganda bellezza..
Sempre per questo motivo, sicurezza non fa rima con gli ecoreati e con le eco mafie, quelle che hanno interesse ad esasperare la situazione nelle strade, coi cassonetti pieni, in modo che poi si debba legiferare in emergenza.
In modo che si debba poi aprire nuove discariche in deroga, che si debbano costruire inceneritori che, se fosse messo in atto un meccanismo di riciclo, non servirebbero.
Un po' quello che succede a Roma, nella guerra contro la giunta comunale, che avrà tutte le colpe, eccetto quella di dover fare il lavoro della regione Lazio.
O come quello che succede al nord, coi roghi nei siti (legali o meno) di stoccaggio rifiuti.
A proposito di speronamenti: il ministro avrà qualcosa da dire sull'ennesimo incidente sfiorato a Venezia?
Immigrazione, ovvero lotta alle ONG, alle capitane criminali che speronano le navi italiane, che violano le leggi eccetera eccetera..
Multe per queste navi che salvano le persone in mare, carcere per i volontari, sequestri e ora pure la richiesta di nostre navi militare a pattugliare i porti assieme a dei droni.
Sebbene ad oggi non esistano prove dei legami tra i trafficanti (talvolta proprio le milizie libiche con coi noi italia abbiamo stretto un accordo fin dai tempi di Minniti), la teoria alla base della "sicurezza" bis è sempre la stessa: le ong portano criminali a casa nostra.
E chi se ne frega se i barchini, con gli sbarchi fantasma, ne portino molti di più.
E' la propaganda bellezza..
Sempre per questo motivo, sicurezza non fa rima con gli ecoreati e con le eco mafie, quelle che hanno interesse ad esasperare la situazione nelle strade, coi cassonetti pieni, in modo che poi si debba legiferare in emergenza.
In modo che si debba poi aprire nuove discariche in deroga, che si debbano costruire inceneritori che, se fosse messo in atto un meccanismo di riciclo, non servirebbero.
Un po' quello che succede a Roma, nella guerra contro la giunta comunale, che avrà tutte le colpe, eccetto quella di dover fare il lavoro della regione Lazio.
O come quello che succede al nord, coi roghi nei siti (legali o meno) di stoccaggio rifiuti.
A proposito di speronamenti: il ministro avrà qualcosa da dire sull'ennesimo incidente sfiorato a Venezia?
08 luglio 2019
La restaurazione in Grecia
Meno tasse, su i salari. Se la ricetta va bene in Italia perché non dovrebbe andar bene anche in Grecia?
In fondo tutti i leader dei partiti di destra si somigliano, più o meno.
In Grecia il nuovo capo del governo dopo le elezioni, Mitsotakis, è un banchiere, discendente da una famiglia che si è sempre occupata di politica, come un titolo nobiliare che si passa di padre in figlio: ha fatto le promesse che il ceto medio, o quello che ne rimane, voleva sentirsi dire e ha battuto Syriza, il partito di sinistra, colpevole di essersi piegata ai diktat dell'Europa.
Il partito conservatore (quello che ha mandato i conti all'aria del paese) è favorevole alla privatizzazione del servizio sanitario greco, ad altri tagli alla spesa pubblica, alla scuola, la gente per strada, quelli che hanno votato per questi conservatori, cosa ne pensano?
L'impressione è che alla fine si sia votato anche qui molto di pancia.
Italiani Greci, una fazza una razza, vi ricordate il film di Salvatores, Mediterraneo?
Ecco, alla fine troviamo sempre un buon motivo per non amare del tutto questa Europa, capace solo di farsi odiare, di portare acqua al mulino delle destre.
A proposito, con la vittoria della destra liberale, i neonazisti di Alba dorata escono dal parlamento greco, avendo finito il loro lavoro.
In fondo tutti i leader dei partiti di destra si somigliano, più o meno.
In Grecia il nuovo capo del governo dopo le elezioni, Mitsotakis, è un banchiere, discendente da una famiglia che si è sempre occupata di politica, come un titolo nobiliare che si passa di padre in figlio: ha fatto le promesse che il ceto medio, o quello che ne rimane, voleva sentirsi dire e ha battuto Syriza, il partito di sinistra, colpevole di essersi piegata ai diktat dell'Europa.
Il partito conservatore (quello che ha mandato i conti all'aria del paese) è favorevole alla privatizzazione del servizio sanitario greco, ad altri tagli alla spesa pubblica, alla scuola, la gente per strada, quelli che hanno votato per questi conservatori, cosa ne pensano?
L'impressione è che alla fine si sia votato anche qui molto di pancia.
Italiani Greci, una fazza una razza, vi ricordate il film di Salvatores, Mediterraneo?
Ecco, alla fine troviamo sempre un buon motivo per non amare del tutto questa Europa, capace solo di farsi odiare, di portare acqua al mulino delle destre.
A proposito, con la vittoria della destra liberale, i neonazisti di Alba dorata escono dal parlamento greco, avendo finito il loro lavoro.
07 luglio 2019
La malattia del tifo
La malattia del tifo sta progredendo: dalla vicenda Sala all'ultimo episodio del veliero Alex con i 46 migranti presi al largo della Libia.
A seconda di quale giornale uno stia leggendo, la condanna del sindaco di Milano passa da bagatella a colpa grave.
Oggi Repubblica pubblica un suo articolo che è un grido d'allarme: dopo la mia condanna nessuno vorrà fare il sindaco.
Eppure è stato condannato per un verbale retrodatato, che aveva al centro l'appalto per la piastra: si parla di Expo, la mega esposizione in cui tutto rimase fermo dall'assegnazione nel 2008.
E nel 2012 si doveva fare in fretta e, sopratutto, bisognava che l'appalto finisse alla Mantovani, senza gara.
La sentenza gli ha concesso il beneficio dell'aver agito per un interesse pubblico, ma spero che questo modo d'agire non diventi prassi e non ritorni quando ci saranno gli appalti per le olimpiadi del 2026. Altro che modello Expo: Sala non si è arricchito (anche se l'effetto Expo gli è stato d'aiuto per diventare sindaco), ma i soldi erano pubblici, siamo noi ad averci rimesso.
Sui migranti che c'è da dire?
La libia non è un posto sicuro e i porti libici non sono sicuri. Malta è un'isoletta e non può accogliere ancora migranti.
Nemmeno la Tunisia coi suoi porti è un approdo sicuro, perché secondo molti giuristi in questo paese non c'è il rispetto dei diritti umani.
Dunque, che facciamo?
Il PD ha gestito in modo tiepido la questione, avrebbe potuto fare un punto e a capo votando no in merito al finanziamento della missione libica.
Invece abbiamo assistito ad una scenetta imbarazzante, con la lettera dello smemorato Renzi e alle risposte piccate di Gentiloni e Minniti.
Renzi aveva detto che non si sarebbe fatto condizionare dai sondaggi, quando si fosse occupato della questione dei migranti: la storia ci ha consegnato invece un leader che ha usato le leggi sui diritti civili (importanti, certo) per poi fare riforme su lavoro e scuola che sembravano provenire dal programma del centrodestra.
Difendere i migranti, come difendere i senza lavoro, come difendere le persone di Taranto è scomodo. Si dice che così si fa il gioco di Salvini.
Si rischia di perdere voti.
Meglio azzuffarsi su retroscena delle passate legislature, sulle intercettazioni fatte per l'inchiesta su Palamara.
A seconda di quale giornale uno stia leggendo, la condanna del sindaco di Milano passa da bagatella a colpa grave.
Oggi Repubblica pubblica un suo articolo che è un grido d'allarme: dopo la mia condanna nessuno vorrà fare il sindaco.
Eppure è stato condannato per un verbale retrodatato, che aveva al centro l'appalto per la piastra: si parla di Expo, la mega esposizione in cui tutto rimase fermo dall'assegnazione nel 2008.
E nel 2012 si doveva fare in fretta e, sopratutto, bisognava che l'appalto finisse alla Mantovani, senza gara.
La sentenza gli ha concesso il beneficio dell'aver agito per un interesse pubblico, ma spero che questo modo d'agire non diventi prassi e non ritorni quando ci saranno gli appalti per le olimpiadi del 2026. Altro che modello Expo: Sala non si è arricchito (anche se l'effetto Expo gli è stato d'aiuto per diventare sindaco), ma i soldi erano pubblici, siamo noi ad averci rimesso.
Sui migranti che c'è da dire?
La libia non è un posto sicuro e i porti libici non sono sicuri. Malta è un'isoletta e non può accogliere ancora migranti.
Nemmeno la Tunisia coi suoi porti è un approdo sicuro, perché secondo molti giuristi in questo paese non c'è il rispetto dei diritti umani.
Dunque, che facciamo?
Il PD ha gestito in modo tiepido la questione, avrebbe potuto fare un punto e a capo votando no in merito al finanziamento della missione libica.
Invece abbiamo assistito ad una scenetta imbarazzante, con la lettera dello smemorato Renzi e alle risposte piccate di Gentiloni e Minniti.
Renzi aveva detto che non si sarebbe fatto condizionare dai sondaggi, quando si fosse occupato della questione dei migranti: la storia ci ha consegnato invece un leader che ha usato le leggi sui diritti civili (importanti, certo) per poi fare riforme su lavoro e scuola che sembravano provenire dal programma del centrodestra.
Difendere i migranti, come difendere i senza lavoro, come difendere le persone di Taranto è scomodo. Si dice che così si fa il gioco di Salvini.
Si rischia di perdere voti.
Meglio azzuffarsi su retroscena delle passate legislature, sulle intercettazioni fatte per l'inchiesta su Palamara.
06 luglio 2019
L'isola delle anime di Piergiorgio Pulixi
Prologo
Dei cinque poliziotti assegnati nel tempo all’omicidio di Dolores Murgia, sono l’unica ancora in vita. Ho perso quattro colleghi, quattro amici. Alcuni dicevano che quel caso fosse disgraziato. Che tutti noi avremmo fatto meglio a dimenticarcene, a lasciarlo irrisolto. A furia di scavare, invece, avevamo risvegliato los animas malas, gli spiriti malvagi, e il buio ci aveva investito tutti, uno dopo l'altro.Come una maledizione.
L'anima è la
parola chiave di questo romanzo.
Perché Pulixi ci
racconta l'anima di una Sardegna arcaica, un'isola nell'isola.
Perché ci parla di
anime da placare con sacrifici.
E di anime di
poliziotti che hanno perso l'anima, per inseguire quei demoni.
Prima di uscire, mi guardo riflessa nello specchio. Quello che vedo non mi piace. Quello che scruto è solo il mio corpo, ma la mia anima non c’è più. L’ho lasciata su quella macabra scena del crimine.
Ci sono casi che, per un poliziotto che
ama il suo mestiere, diventano qualcosa di più che un fascicolo con
una sigla sopra. Diventano come una malattia, come un virus che ti
entra dentro e non ti lascia più. Costringendoti ogni giorno a
guardare quelle carte, quelle foto dei morti che poi, ogni notte, ti
ricordano di esistere, a dare loro giustizia, a trovare il
colpevole...
Una malattia che ha perseguitato Moreno
Barrali, poliziotto in pensione, convinto che una serie di
delitti avvenuti sull'isola e rimasti senza colpevole siano tutti
riconducibili ad una stessa mano assassina.
Un serial killer che uccide giovani
donne, in prossimità di antichi luoghi di culto, secondo uno stesso
rituale: legate con le mani dietro la schiena, coperte con un vello e
con in faccia una maschera, simile a quelle indossate nel carnevale.
.. il cadavere aveva il viso coperto da una maschera lignea di fogge bovine dalle lunghe e appuntite corna; gli ricordava quelle del Carnevale
C'è un bambino,
nelle prime pagine del libro, testimone di uno di questi delitti,
scopriremo poi la sua identità nel corso della storia:
Il bambino, per timore che l’orco tornasse a prenderlo, non avrebbe mai rivelato ad anima viva ciò di cui era stato testimone.[..] Così come quell’arcana formula che non avrebbe mai potuto dimenticare:
«Abba non naschet si sàmbene non paschet». “L’acqua non nasce se il sangue non pasce…”
Donne sgozzate come agnelli, ma senza
altri segni di violenza. Come se quella morte servisse a placare
l'ira di un dio affamato di sangue, come se l'assassino fosse una
sorta di sacerdote costretto a questo rito per proteggere la sua
gente e versare questo sangue come un'offerta.
L'ultimo romanzo di Piergiorgio
Pulixi è ambientato in Sardegna e ci parla di antichi culti, di
delitti compiuti secondo un rituale che discende nei secoli, di una
famiglia che si tramanda questi riti da padre in figlio.
E di poliziotti che devono investigare,
quasi controvoglia, su questi delitti, sfruttando tutte le moderne
tecniche scientifiche.
Passato e presente.
Del primo personaggio di questo romanzo
intricato e intrigante ho già parlato, l'ex poliziotto Barrali.
Considerato dai colleghi un matto, per l'ossessione su quei delitti
che nessuno, tra i suoi colleghi e superiori, ha mai preso sul serio.
Le altre protagoniste sono due giovani
donne, due ispettrici: Mara Rais ed Eva Croce.
Entrambe sbattute dentro una nuova
struttura, chiamata Delitti insoluti, per occuparsi di tutti quegli
omicidi rimasti insoluti, appunto, e cercare di rivederli oggi
sfruttando le moderne tecniche della scientifica.
Per Mara è una punizione: scacciata
dalla Omicidi per essersi permessa di denunciare le molestie del
Questore, è stata lasciata sola e tradita dalle colleghe.
L'altra componente della struttura si
chiama Eva Croce: un passato brillante nello Sco a Roma,
specializzata in sette e delitti rituali. E ora trasferita
sull'isola: a differenza di Mara, in questo trasferimento c'è una
rinascita, per cercare di lasciarsi alle spalle il dolore per una
perdita importante, quella della figlia Maya, di cui ancora si porta
dietro i vestitini..
Nello scantinato della Questura di
Cagliari, Eva e Mara dovranno spulciarsi le scartoffie di vecchi
delitti, per cercare di capire se per qualcuno di questi, c'è ancora
la speranza di trovare qualche nuova traccia: una mossa politica,
questa, per cercare di alzare la media dei delitti risolti, come se i
poliziotti fossero dei manager che devono gonfiare i dati del
bilancio
«Alla fine è tutta una questione di numeri: una vera e propria analisi costi e benefici, come se si trattasse di una multinazionale.»
Tra questi delitti
da riaprire, Eva e Mara devono partire proprio da quelli che hanno
ossessionato Barrali: due delitti, uno del 75 e uno dell'86, due
donne uccise nella stessa modalità nella notte “de sa die de
sos mortos, la notte dei morti o delle anime”
Le istantanee ritraevano due cadaveri accomunati da alcuni particolari: erano entrambe donne, prone, le mani legate dietro la schiena; erano ricoperte da velli di pecora non tosati, ..
Ma Barrali, e anche
la polizia di Carbonia, è alle prese col caso di una giovane donna
scomparsa, Dolores Murgia: sparita da casa da giorni, Barrali teme
che possa essere la prossima vittima di questo serial killer che è
diventato la sua ossessione. Un'ossessione che lo sta portando alla
morte..
L'indagine della
squadra dei delitti insoluti porta le investigatrici su una pista
promettente che punta su una specie di santone, Melis, e alla sua
setta che seguiva antichi culti neonuragici, setta frequentata da
Dolores da qualche settimana.
In parallelo a questa indagine,
l'autore ci porta dentro la Sardegna più antica, nella Barbagia
superiore, nelle terre dei Ladu, un'antica famiglia che vive in case
distanti chilometri dalla civiltà secondo rituali distanti secoli
dall'epoca moderna.
Vigne dei Ladu, Barbagia superiore
La Sardegna non è un’isola. È un arcipelago di tante isolette separate non dal mare, ma da lingue di terra. Alcune sono così piccole da essere atolli, ma ognuna ha un’identità propria.
I Ladu amministrano la giustizia
applicando le loro leggi e le loro punizioni feroci, sia sul loro
territorio sia all'interno del loro clan. E amministrano anche il
culto dell'antica Dea madre, la Dea che garantisce prosperità alla
loro gente e siccità e carestie quando invece è con loro adirata,
come sta succedendo ora:
«Dobbiamo placare il furore della terra. Lo dobbiamo fare per il bene della nostra famiglia.»
Superstizioni,
tabù, riti che si perdono nel passato. Come i delitti di cui si
devono occupare, inizialmente controvoglia, Mara ed Eva, che pian
piano cominciano a studiarsi a punzecchiarsi, così diverse nel loro
carattere.
Ma all'improvviso i
cold case, i delitti “freddi” diventano delitti bollenti: perché
un'altra ragazza viene trovata morta, uccisa proprio seguendo quel
rituale, il vello di capra, la maschera lignea. Uccisa proprio in un
sito dell'antica civiltà nuragica.
È tornato
l'assassino e l'indagine ora riguarda anche i colleghi della Mobile:
ma la lotta contro questo demone infetterà Eva e Mara con lo stesso
virus che anni prima ha colpito Barrali.
Sarà una lotta che
le porterà a scoprire i propri limiti, a fare i conti coi propri
demoni e che causerà altre morti.
L'isola delle anime
è un noir avvincente, che mette assieme passato e presente, che è
un omaggio all'isola dell'autore, la Sardegna, con una natura
bellissima e incontaminata, spazi infiniti che l'occhio umano non
riesce a coprire.
Una regione, ci
spiega l'autore, dove la mafia ha attecchito solo in alcune zone
periferiche ma dove il capoluogo, Cagliari, è preda delle tre M,
Massoneria, mattone, medicina.
Un noir che ci
regala due nuove investigatrici, Mara ed Eva, due donne in cerca di
riscatto e desiderose solo di lasciarsi alle spalle il male che hanno
vissuto e che spero che incontreremo presto in una nuova indagine.
Altri posti su L'isola delle anime:
il codice barbaricino, la mafia e la massoneria
La scheda del libro sul sito
dell'editore
Rizzoli
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