20 febbraio 2020

Bombetta




Le reazioni all'intervista da Vespa del fu rottamatore le potete trovare, con sfumature diverse, sulle prime pagine dei giornali.
Dopo esserci bloccati sul blocco della prescrizione (e senza aver affrontato in nessun modo la questione dei lunghi tempi dei processi), ora bloccheremo il paese attorno alla proposta del sindaco d'Italia.
Fa già ridere così.
Come se non avessimo già dato abbastanza, sul tema del presidenzialismo forte, del premierato, della governabilità, sin dai tempi di Gelli e della P2.

Non c'è niente di meglio, se non si vogliono cambiare le cose (nella scuola, nella sanità, nella giustizia, nel mondo del lavoro, sul salario minimo) che puntare sulle fantomatiche riforme per rendere più agile l'azione del governo.
Marcando ancora una volta, la distanza tra il paese che sta fuori e il paese di cui parlano questi leader che pensano al consenso del momento.

19 febbraio 2020

Il disco rotto

Un disco rotto che continua a ripetere la stessa strofa sarebbe meno fastidioso del tanto chiacchierare attorno ai problemi del governo, alle beghe dei capi partito, alle minacce dei partitini.
Meno fastidioso che non sentir parlare ancora di prescrizione, di intercettazioni.
Di responsabili con cui tenere in piedi un governo ibrido e di di un'opposizione che attacca il governo per la bassa crescita, usando l'arma del garantismo peloso contro i manettari

In un paese che, come ha raccontato l'Espresso domenica scorsa, non riesce a condannare i colletti bianchi, l'enfasi è sul blocco della prescrizione dopo la condanna in primo grado, un meccanismo che abbiamo solo noi e la Grecia.
In questi giorni 4 persone sono morte sul lavoro, dall'inizio dell'anno sono 68 le morti bianche. Alcuni ad un passo dalla pensione (quella che si deve allungare perché la vita si allunga, ma non la sua qualità).

Presadiretta lunedì ci ha raccontato dei sinistri scenari che ci attendono (in Italia e nel mondo) se non cambiamo subito rotta sulle politiche energetiche ed ambientali.

Ma il disco rotto continua a ripetere le sue strofe.
Gli immigrati, i cantieri da sbloccare, il giustizialismo, il garantismo, la guerra al reddito di cittadinanza, il finto liberismo.

Renzi è tornato dal suo viaggio istituzionale in Pakistan: lo statista andrà a chiarire la sua posizione sull'alleanza di governo da Vespa, noto luogo istituzionale.
Sapremo se il disco continuerà a suonare o meno.

Aggiornamento: su Repubblica e sul Corriere troviamo delle anticipazioni della discesa in campo del fu rottamatore "patto sulle riforme, elezione diretta del premier", per un altra legislatura costituente che non si occuperà dei problemi delle persone.



18 febbraio 2020

Presa diretta – Il polmone blu

Prima dell'inchiesta sulla salute dei mari, un servizio sugli abusi di parti cesarei.

Il primo respiro

Da dieci anni c'è stato un abuso di questa pratica, il 32% dei parti del 2018 è stato fatto col cesareo.
È un intervento che serve, in taluni casi, per salvare la salute della madre e dei bambini: oggi la sua facilità di esecuzione porta ad un suo uso eccessivo, molti medici non sono più abituati a seguire un parto naturale.
Nel lungo termine i bambini nati in modo naturale stanno meglio: meno malattie e meno tumori, per esempio.
Il parto naturale è da preferire: ci sono sostanze che passano dalla madre al bambino, il bioma umano, che passano dal condotto vaginale in un contatto che avviene solo alla nascita, con cui si passano questi micro-organismi che costituiscono le prime difese immunitarie.

La Campania è una regione dove si praticano molti cesarei, circa il 75%, molti dei quali in strutture convenzionate come Villa Cinzia, dove si prendono più soldi dalla regione col parto cesareo.
C'è un motivo economico dietro la scelta del cesareo?
Dal 2015 c'è stato un richiamo dalla regione che ha portato ad un controllo maggiore sui parti: la regione di De Luca ha dato due anni di tempo per le strutture convenzionate di rientrare nella norma, riducendo i cesari.


Il mare assorbe il calore della terra, la co2, ma il riscaldamento della terra, l'inquinamento, rendono sempre più difficile questo compito.
Il mare ci dà da vivere, ci protegge: eppure abbiamo depredato i mari e li stiamo cambiamento per sempre. L'oceano vale di più di tutte le foreste del mondo, più dell'Amazzonia.

Presadiretta ha viaggiato sulla nave Tara, dove hanno condotto delle ricerche sugli oceani: hanno osservato il microplancton, che producono il 50% dell'ossigeno che respiriamo.
Alessandro Macina ha intervistato il biologo francese Eric Carcenti, ideatore della missione che ha spiegato l'importanza del plancton, che è alla base della catena alimentare, che cattura la co2 pulendo l'aria, ma l'inquinamento sta uccidendo il plancton, che si nutre delle microplastiche.

Al laboratorio europeo di biologia molecolare – EMBL, un'eccellenza della ricerca sostenuta da fondi comunicati, Alessandro Macina ha incontrato i ricercatori che analizzano i microorganismi nel mare in collaborazione con la missione Tara: sono loro che hanno lanciato l'allarme.
Per colpa del riscaldamento, il plancton sta perdendo la capacità di darci ossigeno: “una temperatura più alta” - racconta Bianca Silva una delle ricercatrici - “aumenta il metabolismo dei microorganismi che vivono nei mari, che quindi consumano più ossigeno, paradossalmente c'è meno ossigeno nel mare e questi organismi ne hanno bisogno di più, in un circolo che fa che ci sia sempre meno ossigeno a disposizione”.
Quanto sta diminuendo l'ossigeno in mare?
In media, negli ultimi 50 anni è diminuito del 2%, sembra poco ma in realtà è tantissimo, perché piccole diminuzioni di ossigeno hanno grandi effetti. Ma questa è una media, ci sono alcune zone dove è diminuito anche del 40%, ci sono anche zone dette “zone morte”, queste sono quadruplicate”.

In queste zone aumentano le specie marine che hanno bisogno di meno ossigeno, come le meduse: l'aumento di gas serra porta anche a queste conseguenza.
Una delle zone rosse in Italia si trova nel golfo davanti Venezia, le altre sono alle foci dei grandi fiumi.

Si stanno studiando anche gli effetti dell'innalzamento della temperatura del mare, come il Mediterraneo: la Nato sta studiando gli effetti dei cambiamenti climatici, che saranno sicuramente legati a cambiamenti geo-politici dei paesi che si affacciano sul nostro mare.
Aumenta la temperatura del mare, aumenta anche la Co2: fino a quando riusciranno a “sequestrare” l'anidride carbonica nell'atmosfera?
Come potrebbero peggiorare gli scenari sui cambiamenti del clima e dei suoi effetti sulle nostre coste?
Già quest'anno abbiamo visto uragani, cicloni nel nostro Mediterraneo che in questi 50 anni si è riscaldato di due gradi.

All'isola D'Elba Greenpeace ha installato una struttura marina per la misurazione della temperatura: in superficie, in inverno siamo già a 19 gravi, che rimangono a 18% anche fino a 35 metri.
Ci sono specie che sono sparite, come la “pinna mobilis”, uccisa da un batterio sviluppatosi col crescere della temperatura.

Tutte le aree marine protette dovrebbero avere strutture simili per il monitoraggio: attorno al fondale di Genova sono esplose le mucillagini che hanno distrutto i fondali.
Ad Ischia piante marine come la Gorgonia sono state eliminate da un fenomeno nuovo, le ondate di calore marino.
Lo ha spiegato la ricercatrice Maria Cristina Gambi: il calore accumulato in superficie, va in profondità e questo uccide gli organismi sui fondali, portando ad una progressiva estinzione delle specie marine.

Nel Mediterraneo iniziano ad arrivare specie aliene: sono specie aggressive che arrivano dal mar Rosso, ad esempio, transizione facilitata dall'allargamento del mar Rosso.
Le nuove specie sono monopolizzatrici che rischiano di stravolgere l'ecosistema attuale: è uno degli studi del ricercatore Dominici che ha spiegato come al crescere della temperatura, il metabolismo dei pesci ha un tracollo.
Un mare più caldo e anche più corrosivo, perché siamo riusciti pure a modificare il suo ph: stiamo parlando delle barriere coralline che oggi sono a rischio, per questa decalcificazione.

All'Enea hanno simulato cosa succederà ai nostri mari se non cambiamo le cose: nel 2079 arriveremo ad una temperatura cresciuta di 4 gradi, il mare non riuscirà più a “respirare”, come un essere umano che si trova in affanno.

Cosa stiamo facendo per affrontare questo problema?
Le grandi lobby del petrolio stanno facendo di tutto per rallentare la transizione dal fossile alle rinnovabili.

Nel frattempo nemmeno le aree protette sono del tutto sicure: Presadiretta è andata a Ventotene, dove è proibita la pesca e l'attraversamento con le barche.
Sono riusciti a salvare la foresta di Poseidonia: questa pianta produce ossigeno, rallenta il moto ondose riducendo l'erosione, fa da nursery per la crescita dei pesci.

Ma in Italia le aree marine protette non sono enti gestori, come i parchi nazionali: non c'è sorveglianza, non ci sono biologi.
Dovremmo tutelare 27 aree marine, ma solo sulla carta, perché ne proteggiamo solo una parte: il budget complessivo per queste è di 3 milioni di euro, mentre in Francia questa è la cifra che è destinata ad una sola delle aree.

Dobbiamo proteggere il mare, non basta mettere sulla carta il nome “area protetta”: proteggere il mare e i suoi abitanti, come i cetacei del santuario tra Italia a Francia, molto più utili degli alberi nel pulire la co2, se proteggiamo le balene, dunque, proteggiamo anche noi.

La prosperità della natura è anche la nostra prosperità.

C'è anche un altro problema: l'innalzamento del livello dell'acqua del mare.

Se l'acqua cresce come livello, non sparisce solo Venezia, ma spariranno anche tante altre località costiere in Italia.
Le immagini dell'acqua alta a Venezia, lo scorso anno, hanno fatto il giro del mondo: l'acqua alta c'è sempre stata, ma mai con questa frequenza e con questa crescita, esponenziale.
Eventi che hanno portato poi all'esplodere dello scandalo del Mose, 6 miliardi di euro spesi per una struttura che potrebbe non salvare Venezia.
Le zone più fragili sono quelle centrali, di piazza San Marco, che si allaga già quando l'acqua sale fino a 110 centimetri.

Il mare è salito di 26 cm ogni anno, anche perché sono sprofondati i sedimenti su cui si poggia la città: a fine secolo la città potrebbe sparire, già nel 2050 se volessimo salvare le tante opere d'arte dovremo spende 1 miliardo l'anno.

Venezia, Napoli, Cagliari, Brindisi, Palermo. E poi Taranto, La Spezia, la pianura Veneta e quella Pontina, quella del Sele in Campania.
Dobbiamo abituarci ad un futuro di eventi eccezionali?
Ai ghiacciai che si sciolgono, all'espansione (termica) degli oceani, a temperature sempre più alte?

Se non applichiamo gli accordi di Parigi, la rotta di non ritorno sarà prossima.
Possiamo solo agire sulla velocità di crescita dei mari, tornare indietro sarà impossibile.

Già oggi ci sono posti bellissimi che stanno sparendo o sono spariti.
Un terzo delle nostre coste è già esposto ad erosione, come l'ovest della Sardegna e la parte sud della Sicilia, ad Agrigento.

Fiumi cementificati, porti costruiti in zone sbagliate, significa meno sabbia che arriva al mare: mare che si mangia pezzo dopo pezzo la spiaggia, il bosco, la flora marina.
Un danno anche per le attività legate al turismo in queste zone del paese.

Come successo ad Agrigento, lungo la costa, dove il mare sta mettendo a rischio anche l'autostrada principale che collega la città col centro dell'isola, dove le spiagge sono a rischio balneazione per i crolli.

Come successo ad Oristano, dove a rischio c'è il sito archeologico di Tarros, la penisola di San Marco: luoghi vulnerabili per l'innalzamento del mare, che in questi venti anni è cresciuto di 2 centimetri almeno.

Oggi stiamo prendendo in considerazione questi cambiamenti climatici, che poi causano gli esodi di massa di popolazioni: “effetto serra uguale effetto guerra”.

Il servizio è andato poi a mostrare quello che sta succedendo nell'Artico, la regione del mondo che sta salendo in modo più veloce al mondo: i ghiacci si sciolgono e portano alla luce tanti tesori del sottosuolo, che oggi politici criminali vorrebbero estrarre, andando ad aggravare ancora di più la situazione dell'ambiente.

Oggi sull'Artico si sta combattendo una battaglia geopolitica: solo la ricerca scientifica salverà l'Artico e il mondo, non politici senza scrupoli.
Non abbiamo più tempo, non possiamo farci rubare il futuro dalle lobby del petrolio, da politici predatori, da finti scienziati negazionisti.

17 febbraio 2020

Il garantista

Se il garantismo di Renzi fosse genuino, forse non sarebbe andato in vacanza (o per impegni istituzionali) in Pakistan: se questa battaglia per bloccare la riforma della Costituzione sarebbe rimasto qui a lavorare nel governo.
Deve decidersi: o uomo di Stato o libero professionista.

Le inchieste di Presadiretta – il nostro polmone blu


Vi ha fatto piacere passare un inverno senza pioggia, senza neve in pianura, con temperature abbastanza miti, quasi sempre sopra lo zero?
Beh, non dovrebbe essere così, la scorsa settimana a Milano abbiamo registrato temperature semi primaverili, con punte fino a 16 gradi: è anche questo uno degli effetti dei cambiamenti climatici, inverni secchi e miti, pioggia assente, aria inquinata, ghiacciai che si sciolgono.
Di questo se ne è già occupata una passata puntata di Presadiretta che questa sera si occupa del nostro “polmone blu”, i nostri oceani, che rivestono una grande importanza nella regolamentazione delle temperature nel mondo.


Il nostro pianeta è coperto d'acqua per più del 70%, da qui l'espressione pianeta blu (questo il colore che si vede dallo spazio): è il mare il nostro polmone – ci racconterà nel servizio il giornalista Alessandro Macina – perché grazie a degli esseri invisibili di pochi micron, chiamati plancton, viene prodotto il 50% del nostro ossigeno.
Anziché proteggerli, i nostri mari li abbiamo depredati, inquinati e con i cambiamenti climatici li stiamo mutando per sempre.
In questo momento i mari assorbono circa il 30% dell'anidride carbonica che sta nell'atmosfera (e il 90% del calore immesso in atmosfera): il problema è che non sappiamo quanto a lungo gli oceani riusciranno a mantenere questa super attività di “sequestro” di co2.
Quando smetteranno, l'anidride carbonica rimarrà nell'atmosfera e continuerà ad aumentare e in quel momento gli scenari sui possibili effetti dei cambiamenti climatici saranno di difficile previsione.

Per capire lo stato di salute del nostro polmone, Alessandro Macina ha iniziato un viaggio sui mari a bordo di una barca a vela, la Tara, alla sua dodicesima missione internazionale, che ha avuto un ruolo fondamentale per censire per la prima volta i produttori di ossigeno del pianeta, il fitoplancton.
A Parigi il giornalista ha incontrato il biologo marino Eric Carcenti, ideatore e direttore scientifico della missione Tara Oceans: per il suo lavoro ha ricevuto una medaglia d'oro dal CNRS, li più alto titolo onorifico del mondo scientifico francese.
La vita è iniziata nell'oceano” racconta il biologo - “e solo grazie agli organismi marini si è creata l'atmosfera che ci ha permesso di poter vivere sulla terra, senza plancton non ci sono pesci e sono importanti anche per il clima, perché oltre a produrre ossigeno, sequestra la co2. Il riscaldamento climatico ha un impatto drammatico sul plancton e anche l'inquinamento lo avrà, perché anche loro mangiano le microplastiche. E' un enorme problema politico, perché impone di ripensare al modo in cui vogliamo vivere su questo pianeta”.

Già, perché non esiste un pianeta B su cui andare, una volta compromessi gli equilibri su questa terra.
Il 2019 è stato l'anno record del riscaldamento marino, ma tutti gli ultimi dieci anni sono stati i più caldi per i mari del mondo, “perché il mare ha assorbito il 90% del calore immesso in atmosfera dalle attività umane ”.
Al laboratorio europeo di biologia molecolare – EMBL, un'eccellenza della ricerca sostenuta da fondi comunicati, Alessandro Macina ha incontrato i ricercatori che analizzano i microorganismi nel mare in collaborazione con la missione Tara: sono loro che hanno lanciato l'allarme.
Per colpa del riscaldamento, il plancton sta perdendo la capacità di darci ossigeno: “una temperatura più alta” - racconta Bianca Silva una delle ricercatrici - “aumenta il metabolismo dei microorganismi che vivono nei mari, che quindi consumano più ossigeno, paradossalmente c'è meno ossigeno nel mare e questi organismi ne hanno bisogno di più, in un circolo che fa che ci sia sempre meno ossigeno a disposizione”.
Quanto sta diminuendo l'ossigeno in mare?
“In media, negli ultimi 50 anni è diminuito del 2%, sembra poco ma in realtà è tantissimo, perché piccole diminuzioni di ossigeno hanno grandi effetti. Ma questa è una media, ci sono alcune zone dove è diminuito anche del 40%, ci sono anche zone dette “zone morte”, queste sono quadruplicate”.


Quest'anno il Mediterraneo ha incamerato il calore della seconda estate più calda di sempre, segnando una temperatura del mare caldo eccezionale fino a tutto il mese di novembre compreso: questo ha avuto conseguenze disastrose nella nostra penisola, precipitazioni tropicali, sempre più intense e frequenti. Per la prima volta si è parlato anche di uragani nel Mediterraneo, innescati dalla temperatura ogni anno sempre più alta.
Parliamo oramai di oceani e di mari che sono caldi per parecchie decine di metri, è questo l'effetto che dimostra che gli oceani siano di fatto stremati.
Il Mediterraneo si è già riscaldato di quasi due gradi negli ultimi 50 anni: una vera e propria febbre del mare, persino più alta di quella del riscaldamento medio del pianeta.
I giornalisti di Presadiretta mostreranno i mari nella riserva della penisola del Sinis, nella marina di Cabras e intervisterà Giovanni De Falco, Geologo Ias del Cnr di Oristano.

Se i mari vanno in sofferenza, tutta una catena va in sofferenza: il mare racchiude l'80% delle specie viventi, infatti dà da mangiare a 4 miliardi di persone. Pensiamo che sia troppo vasto per subire modifiche originate dai nostri comportamenti: non è così, dobbiamo prendere coscienza che così come i cambiamenti visibili sulla terra, anche quelli degli oceani potrebbero essere irreversibili.

La scheda del servizio: Il polmone blu
Un viaggio di PresaDiretta per raccontare IL POLMONE BLU, l’ecosistema oceano, sempre più a rischio.Il mare è infatti il polmone del mondo: è lui a produrre il 50% dell’ossigeno presente sul pianeta, un respiro su due lo dobbiamo a lui.
Il mare finora è stato il nostro migliore alleato proprio nella lotta ai cambiamenti climatici: ha assorbito il 30% dei gas serra e il 90% del calore immesso in atmosfera. Ma tra poco non ce la farà più: le acque degli oceani oggi sono più calde, più acide e meno produttive.
La produzione di ossigeno è in diminuzione e il riscaldamento globale sta cambiando le correnti che regolano la vita e il clima.Cosa stiamo facendo per proteggere e salvare i nostri oceani?PresaDiretta ha attraversato l’Italia e non solo.
E’ andata nel santuario dei cetacei per capire quali sono i limiti delle aree marine protette, tra le isole del Mediterraneo, lungo le coste aggredite dall’erosione costiera, a Venezia dove l’ eccezionalità dell’acqua alta ha messo in allarme gli scienziati di tutto il mondo.Infine PresaDiretta è tornata in Artico, il luogo sentinella dei cambiamenti climatici, la regione che si sta scaldando più velocemente del Pianeta.Non diamo per scontato nulla, non esiste un Pianeta B.IL POLMONE BLU” è un racconto di Riccardo Iacona con Alessandro Macina, Fabrizio Lazzaretti.

16 febbraio 2020

Una grande casa infestata di fantasmi – da Violette di marzo P. Kerr


Berlino. 
L’amavo, questa vecchia città. Ma questo prima che si fosse guardata allo specchio e avesse cominciato a indossare dei corsetti tanto stretti da levarle il respiro. Amavo le filosofie disinvolte e spensierate, il jazz scadente, i cabaret volgari e tutti gli altri eccessi culturali che avevano caratterizzato gli anni di Weimar, e fatto sembrare Berlino una delle città più eccitanti del mondo. 
Dietro il mio ufficio, a sud-est, sorgeva la centrale di polizia, e immaginavo il duro e buon lavoro che vi veniva fatto per estirpare la criminalità da Berlino. Infamie come parlare in modo irriverente del Führer, affiggere il cartello «ESAURITO» sulla porta della vostra macelleria, non rispondere al saluto a Hitler, ed essere omosessuali. 
Era questa Berlino sotto il governo nazionalsocialista: una grande casa infestata di fantasmi, piena di angoli bui, lugubri scale, sinistre cantine, stanze chiuse a chiave e la soffitta zeppa di poltergeist in libertà, che scagliano libri, sbattono porte, spaccano vetri, urlano nella notte, spaventando a tal punto i proprietari da indurli, talvolta, a vendere tutto e andarsene. Ma questi di solito si tappavano solo le orecchie, si coprivano gli occhi pesti e facevano finta che tutto fosse a posto. Atterriti, parlavano poco, ignorando il fatto che i tappeti gli scivolavano via sotto i piedi, e la loro risata era di quelle risatine nervose che accompagnano sempre la battuta di spirito del padrone.La polizia, come la costruzione di autostrade e il fare la spia, è una delle industrie maggiormente in espansione nella nuova Germania...
Violette di marzo, di Philip Kerr Fazi editore

Ne “L'angelo di Monaco” Fabiano Massimi attraverso la vicenda della morte di Angela Raubal, la nipote di Hitler, ci ha raccontato come fosse la Germania ai tempi di Weimar, negli anni in cui il partito di Hitler stava conquistando consenso, nella popolazione e all'interno dello Stato.
Le violenze contro gli ebrei che si faceva finta non esistessero, l'ambizione e la nostalgia nei confronti di un passato storico glorioso, la guerra di potere all'interno del partito nazionalsocialista..

Con Philp Kerr, in “Violette di Marzo” facciamo un salto in avanti di dieci anni: il partito nazista è al potere, Hitler si appresta a celebrare la sua rivincita (nei confronti del mondo, delle nazioni che hanno sconfitto la Germania nella grande guerra), con le Olimpiadi del 1936.
La macchina di Propaganda si è già messa all'opera, alcuni manifesti contro gli ebrei vengono rimossi dalle strade, per non disturbare i futuri ospiti stranieri.
In questo romanzo, attraverso gli occhi di un investigatore privato molto autoironico (e chandleriano), Bernie Gunther, ci viene raccontata la Germania nazista dal di dentro.
Leggetelo e rileggetelo con calma questo passaggio: la propaganda, la macchina della repressione, le violenze contro i nemici del popolo, la sottrazione delle libertà barattata con una apparente tranquillità sociale ed economica...

14 febbraio 2020

L'assassino che è in me di Jim Thompson



Avevo finito la torta e stavo prendendo una seconda tazza di caffè quando lo vidi. Il treno merci di mezzanotte era arrivato da pochi minuti e lui stava sbirciando dentro il ristoranteda un lato della vetrina, quello più vicino alla stazione, riparandosi gli occhi con la mano e battendo le palpebre per la luce.Vide che lo guardavo e il suo volto tornò a svanire nell'oscurità.

Central City è una piccola cittadina del Texas occidentale dove si svolge tutta la storia, ambientata nel 1952, in pieno boom petrolifero: il suo motto è “Dove la stretta di mano è un po’ più forte”.
Protagonista è il vicesceriffo Lou Ford, vicesceriffo che incontriamo sin da subito: il classico bravo ragazzo americano, sorridente e in forma, di quelli che ti stringono la mano dicendoti “buongiorno”.
Il classico bravo ragazzo di cui fidarsi, magari dall'aria non proprio intelligente, ma bravi sì, uno di quelli che si prendono a cuore i problemi degli altri.

Peccato che Lou, sia in realtà un assassino: non un assassino di professione o uno di quelli costretti ad uccidere perché si trovano in situazioni particolari.
Quello che Lou chiama “problema” è in realtà una sorta di pazzia che però, dall'esterno, non si vede:
Il soggetto soffre di forti sensi di colpa… associati a un senso di frustrazione e persecuzione…

Sono parole che l'autore mette in bocca al suo protagonista, citando un libro di psicologia e si adattano bene a Lou, amato dal suo superiore e dalle persone che gli stanno accanto (“che brav’uomo che è il vicesceriffo Lou Ford”) che però nasconde l'anima del sociopatico, come Ted Bundy o gli altri assassini della storia americana.
E' così straniante il modo in cui l'autore racconta la sua storia, della naturalezza con cui decide di uccidere la fidanzata Amy, il figlio del potente signor Conway, da rendere quasi difficile la lettura di questo libro.

Perché si passa attraverso situazioni che oscillano tra la drammaticità e il grottesco: come quando organizza la trappola per uccidere Elmer Convay (figlio del potente petroliere che fa il bello e il cattivo tempo in città) e questo si trova di fronte la prostituta che Lou avrebbe dovuto allontanare dal paese e con cui invece aveva iniziato una specie di relazione. Ma che alla fine aveva massacrato di botte:
Mi piegai in due, ridendo, scoreggiando e ridendo ancora. Finché non ci fu più una sola risata, né in me né in nessun altro. Avevo consumato tutto il riso del mondo.

Oppure quando, dopo aver ucciso la sua fidanzata Amy, che lo ossillava col matrimonio: anche qui incastra un vagabondo (si, proprio quello che abbiamo intravisto ad inizio libro) e lo invita a casa. La sua reazione di fronte al corpo della ragazza è descritta in prima persona così
Aveva proprio quell’aria e continuava a fare quel rumore strampalato, con le labbra che tremolavano a novanta al minuto e gli occhi che mostravano il bianco. Non la finivo più di ridere, era così buffo da sentire e da vedere ..

Qualche altro scrittore sarebbe stato così tremendamente onesto dal raccontarci tutto questo, tutte queste crudità del suo personaggio, strappandoci anche un sorriso? No, Jim Thompson in questo romanzo, uno dei classici del genere hard boiled, attraverso il suo personaggio non ci nasconde niente
.. io sarò anche un sacco di cose, ma non sono pigro. Vi dirò tutto quanto.

Ad un certo punto il nostro Lou, un cattivo verso cui però non riusciamo a provare un sentimento di odio o di disprezzo, si lamenta di come mai “dovevano venire tutti a farsi ammazzare da me?”

Forse proprio per questo Lou ci dovrebbe far paura: è l'assassino della porta accanto, quella persona che pensavamo così innocua.
L'autore - ci dice Stephen King nella prefazione dell'edizione di Harper Collins - "vuole che noi passiamo il resto delle nostre vite chiedendoci cosa ci sia dietro quei sorrisi", quei sorrisi di persone che magari osserviamo fermi ai bordi delle strade e che ci osservano.
Forse ci fa ancora più paura pensare che c'è un Lou Ford, uno psicopatico con un suo senso di coscienza, dentro ognuno di noi.
Uno come lui o uno come la sua razza:
La nostra razza. Noi gente. Tutti noi che abbiamo cominciato la partita con una stecca storta, che volevamo così tanto e abbiamo avuto così poco, che avevamo intenzioni tanto buone e abbiamo fatto tanto male.

La scheda sul sito di Harper Collins
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Populista

Lo dico fin da subito, questo post potrebbe suonare per qualcuno giustizialista e populista.
Fermatevi qui, siete ancora in tempo.

Conosco storie di persone finite in carcere o condannate a pene sproporzionate rispetto al danno causato alla società, solo per reati minori rispetto a quelli in cui normalmente sono coinvolti i colletti bianchi (corruzione, evasione).
Per non parlare dell'attivista No Tav in carcere, oltre i 70 anni, per un cumulo di pena. 
Faccio fatica a ricordare grida d'allarme e prese di posizione in difesa da parte di quanti oggi puntano il ditino contro il ministro della giustizia, reo di aver varato una legge che la Consulta ha giudicato incostituzionale per una sua parte la legge (con un nome molto populista "spazzacorrotti").

Felicitarsi quando vedi che la legge è uguale per tutti nelle sue parti punitive, ovvero che anche i potenti che commettono reati finiscono in carcere, dicono che sia roba da manettari, da forcaioli.
Lo dicono gli stessi che chiederebbero la carta d'identità agli utenti dei social, che sono indifferenti ai lager libici dove ricacciamo gli immigrati (=clandestini), che sono indifferenti alle attuali vittime della malagiustizia (e non mi stancherò mai di ripetere il caso dei parenti delle vittime per amianto, per il caso Eternit finto in prescrizione).

Sempre in tema di populismo: non mi sembra nemmeno normale tutte queste prime pagine, queste convocazioni nei palazzi del potere, delle sardine.
L'impressione, da fuori, è che si sia allevato un movimento populista da contrapporre a m5s e Salvini.

Sempre a proposito di populisti, è bene evidenziare le sempre maggiori similitudini di Italia Viva col centro destra e la strategia di logoramento del Matteo garantista (le cui posizioni politiche su giustizia, ambiente, lotta all'evasione sono vicine al Matteo sovranista).
Se fossimo certi che Mattarella non fosse contrario ad un nuovo esecutivo, si potrebbe pensare che punta ad un governo di solidarietà nazionale.
Vista così, viene da pensare che il logoramento serva solo per avere visibilità.

13 febbraio 2020

La favoletta

Le favole piacciono all'elettore di centrodestra e dunque sono spesso usate per la loro narrazione dagli esponenti politici di quello schieramento.
La favoletta su Mani pulite, per esempio, quella che ieri ha ripetuto su La7 durante la trasmissione Atlantide il figlio di Craxi: il complotto degli americani, i contatti tra i magistrati e l'ambasciata americana, l'indagine solo politica che ha coinvolto solo un leader politico, il sistema dei finanziamenti ai partiti non era malaffare, così facevano tutti ...
Passati vent'anni, pensavo si potesse fare un passo in avanti rispetto a questa versione autoassolutoria.
Perché il sistema del così fan tutti era reato.
Perché il sistema delle mazzette aveva distrutto il paese, le imprese sane a favore di quelle che pagavano le tangenti per vincere gli appalti.
Perché da quel sistema è poi esploso il debito pubblico che oggi è un zavorra per le nostre ambizioni politiche.

Ma la favoletta assolutoria e semplicistica prende sempre: non è colpa volta, è colpa degli immigrati che ci invadono, ci prendono il welfare, ci costano miliardi.
Con questa favoletta il leader di destra Salvini si è difeso per quanto fatto da ministro, quando ha bloccato navi davanti i porti per pura propaganda.
Ma la favoletta è venuta comoda anche sulla prescrizione, l'obbrobrio giuridico secondo i garantisti dei potenti secondo cui solo con la prescrizione (nei meccanismi che abbiamo ora) serve a garantire la giusta durata del processo.

Siamo il paese delle favole, che spesso allietano le giornate e i dibattiti nei talk, nascondendo la cruda realtà.
Quella dei finti salvatori di Alitalia, i patrioti di Berlusconi e quelli di Renzi.
Quella dello stato parallelo, infiltrato dalla P2 che ha organizzato la strage di Bologna e depistato le indagini.

Meglio le favole..

12 febbraio 2020

Sul tavolo del governo

Il governo dovrebbe cadere su temi come l'ambiente, la politica industriale, per gli investimenti che ancora mancano su sanità e istruzione.
Per la crisi industriale, i posti di lavoro che si stanno perdendo.
Questi i tempi che dovrebbero stare sul tavolo del governo e al centro del dibattito in Parlamento.

Se questo governo cadrà sul tema della prescrizione, sarà una beffa per il paese: primo perché i contrari alla riforma Bonafede (che è già attiva dal 1 gennaio) non stanno proponendo riforme per accorciare i tempi dei processi.
Secondo, perché tutte le sciagure previste dalle nostre Cassandre (vedo l'articolo del Foglio che paragona certi magistrati ai pasdaran) riguardano i nuovi processi, che andranno a sentenza almeno tra un anno. C'è tutto il tempo per monitorare e trovare i correttivi.
Con tutto il rispetto per chi finisce indagato e processato, non sono i problemi di tutti gli italiani.

La fine dell'Ilva, di Alitalia, di Air Italy, sì.
La sanità che non è garantita a tutti, come le scuole con gli intonaci che crollano.
Si può essere garantisti e sventolare gli articoli della Costituzione, ma bisogna ricordarsi che ce ne sono altri.
La tecnica di logorare il governo dall'interno, per guadagnare punti, è indica di bassa statura politica.

11 febbraio 2020

L'ultima canzone del Naviglio di Luca Crovi


Incipit

«Lassa sta la spiciula, slandrun.» 
Il ragazzo non sembrava sentire. 
L’uomo ribadì il concetto: «Uè, gandula, fa no el pirla e lassa sta la spiciula». 
Il giovane era già montato sul sellino della bici. 
«Ehi, che vuoi fare?» 
Il ciclista lasciò cadere la borraccia dalla quale stava sorseggiando l’acqua raccolta alla fontana proprio davanti al cimitero di Musocco. 
Il ragazzo si era messo a pedalare a tutta velocità. 
«Malnatt d’un malnatt, se ti prendo ti concio per le feste!» 

Luca Crovi prosegue il suo viaggio attraverso la Milano di fine anni 20, negli anni del regime fascista, attraverso i racconti, le indagini, del commissario Carlo de Vincenzi, investigatore ideato dallo scrittore Augusto De Angelis che Luca ha riportato in vita.
Ciascun racconto può essere letto come un pezzo a sé stante, e ci tramanda un pezzo di storia di quella Milano così distante da quella moderna: il Naviglio ancora scoperto attraverso cui viaggiavano le merci e anche certi traffici poco legali.
L'arrivo del generale inverno nel 1929, che seppellì Milano sotto un bello strato di neve.
La nascita dell'Autodromo di Monza, completato in cento giorni nell'estate autunno del 1922.
L'arrivo delle auto che rombavano nelle vie della città, rubando spazio alle carrozze e alle bici, anche quella del commissario. La bici era un mezzo importante, che consentiva spostamenti facili per la città: la spiciola (così si chiamava in dialetto milanese) faceva gola anche ai “malnatt”, i ladri che facevano la posta nei parcheggi, come davanti la Scala.
Per questo c'erano persone come il Franco Vanni, a fare da custode:
«Certo» rispose il Vanni dirigendosi verso la Scala. Era li che da qualche tempo aveva trovato impiego come custode. A lui toccava il compito di controllare che nessuno ciulasse le bici dei ricchi. Era un impiego ben pagato che il Vanni svolgeva con perizia evitando che qualche slandrun mettese le mani sulle spiciule del pubblico. Quella sera, fra le altre, ricevette in custodia la bici del sciur De Vincenzi. L'avrebbe difesa con i pugni e con i calci.

Mescolando qualche pizzico di invenzione con fatto storici reali, seguendo le indagini del poeta di San Fedele, attraversiamo la città in lungo e in largo, attraverso quartieri che non esistono più, come il Bottonuto, zona malfamata proprio dietro Palazzo Reale.
Leggiamo dei rapporti difficili tra il maestro Arturo Toscanini e il regime fascista: era stato candidato nelle liste dei Fasci Italiani di combattimento con Mussolini e Marinetti, ma poi se ne era distaccato, disgustato dall'atteggiamento delle squadracce, dal regime che pretendeva di mettere becco su tutto, dall'insegnamento alla musica.
Nel 1922, alla prima della Scala, si rifiutò di suonare Giovinezza, l'inno fascista, alla fine della prima.
Fu chiamato in prefettura dove si incontrò con Mussolini stesso: sappiamo tutto questo per i documenti che ci sono rimasti e così possiamo sapere che in quel faccia a faccia, il maestro non guardò mai il presidente del Consiglio, distratto da una macchia nera sul muro, metafora della trasformazione in cui stava sprofondando il paese.
Eppure, se avesse davvero guardato Toscanini, il duce avrebbe capito che non stava fissando lui. Per tutto il tempo, infatti, il maestro osservò una macchia nera sul muro che gli sembrava racchiudere in sé il senso di quello che stava succedendo.

I rapporti divennero sempre più tesi, prima con uno scontro ai funerali dell'amico Giuseppe Gallignani, a cui il regime aveva revocato il posto al Conservatorio di Milano perché non aveva la tessera del partito.
E, infine, lo scontro a Bologna, quando ancora una volta si rifiutò di suonare Giovinezza.

La Milano di quegli anni com'era, dunque?
C'erano poche auto, era molto più tranquilla, le strade venivano pulite dagli spazzini, che arrivavano dalla Brianza a raccogliere la “ruera”, tutti i rifiuti che venivano separati e, se possibile, anche riciclati.
Ma c'era uno sporco, nella città, che forse nemmeno l'occhio allenato del commissario sapeva vedere. A differenza di quanto ha tramandato la propaganda fascista, la corruzione in città aveva raggiunto livelli preoccupanti: non si trattava dei ladri di strada, che De Vincenzi conosceva bene, era la corruzione che viaggiava a braccetto coi vertici del partito fascista meneghino.
Il Negher riprese a parlare riducendo la voce a un sussurro: «Voi non ve ne siete accorto, perso come siete dietro ai crimini di strada, ma il fascismo è una grande organizzazione di affaristi. Tutti pensano a rimpinguare le proprie tasche svuotando quelle degli altri.»

Come per l'indagine sulla bomba alla fiera campionaria del 1928, anche questa indagine su traffici di denaro falso e di cocaina viene stoppata dall'alto, quando De Vincenzi si avvicina troppo a certe divise di nero vestite, a certi personaggi della milizia che in città facevano il bello e il cattivo tempo.
Arrivando perfino a minacciare, di persona, il commissario.
Tempi difficili per la città e tempi duri per il paese: tempi duri anche per poeti come il nostro De Vincenzi. Per bloccare certi traffici e anche strani suicidi erano avvenuti lungo le sponde del Naviglio, l'amministrazione comunale aveva deciso per l'interramento del Naviglio, la cui musica delle acque sarebbe stata soffocata dal cemento, sopra cui sarebbero state costruite nuove strade.
La chiusura del Naviglio e l'arrivo della metropolitana avrebbero rivoluzionato la vita in città. De Vincenzi si trovò a pensare che, in quel periodo, come in questura i poliziotti erano imbavagliati, così anche Milano con quel decreto era in qualche modo privata della sua anima. Quella era davvero l'ultima canzone del Naviglio. L'ultimo momento in cui si sarebbe potuta ascoltare la sua voce.

De Vincenzi si ritrova nuovamente nella stessa situazione dell'anno passato, quando l'inchiesta sulla bomba alla Fiera fu bloccata: lo stesso accade ora con la sua indagine sulle monete contraffatte, sui traffici di droga (il famoso Vino Mariani spacciato energizzante, una bevanda a base di foglie di coca che il regime aveva vietato) che dalla Ligera puntavano diritto fino ai vertici locali del partito fascista.
De Vincenzi non aveva dimenticato la strage. E non aveva dimenticato nemmeno le vittime che non avevano avuto giustizia. Aveva continuato a monitorare da lontano le indagini dei colleghi. Visto la polizia fascista sostenete la "pista rossa" e cercare responsabili dell'attentato tra i membri della cellula clandestina comunista che aveva base tra Parigi e Mosca.De Vincenzi, invece, sapeva benissimo che i responsabili erano altri.

De Vincenzi si trova solo a riflettere sotto la fontana delle Quattro Stagioni dove, un anno prima durante la Fiera Campionaria era esplosa una bomba che aveva causato diverse vittime: anche in questo caso a De Vincenzi era stato fatto capire che era bene che le indagine non toccassero certe persone (la strage alla Fiera Campionaria rimane uno dei misteri italiani).
Qui, presso la Fontana De Vincenzi incontra l'ex commissario Carmelo Camilleri, che gli confida la medesima amarezza per essere stato estromesso dalle indagini sulla strage
«Ci sono due sentimenti che un poliziotto non dovrebbe mai provare: rabbia e dolore.»

In questo romanzo assistiamo, impotenti, all'ultima canzone del Naviglio ma ci imbatteremo anche nella bella addormentata di Sant'Ambrogio
Dalla neve spuntava una mano il Martucci scaccia la paura e si fece coraggio, sperando di trovare qualcuno ancora vivo inizio a scavare in fretta sotto la prima neve soffice ce n'era una più dura. Qual è schiacciata di Ci vogliono 10 minuti per liberare il corpo di una bellissima donna, mi sembra addormentata e provo a scuoterla la sconosciuta rimase rigida immobile era morta.

E' il cadavere di una bella donna, moglie di un boss della Ligerà milanese, implicata in uno di quei traffici che, ufficialmente per la propaganda fascista, non esistevano.
Perché, quando c'era lui, nessuno rubava.

Ci sono altri due momenti del romanzo, tra i tanti, degni di essere citati: quando De Vincenzi, particolarmente ispirato, racconta al “Pinza”, ufficialmente uno a cui dovrebbe dare la caccia, la sua concezione di poliziotto
«Dicono che l'Italia sia un paese di Santi poeti navigatori e Briganti.» 
«In queste notti in cui Nulla viene tutta viene io mi sento vivo perché mentre la grande Milano dorme proprio come adesso che noi stiamo parlando i drammi sono infiniti, anche se non tutti sanguinosi. I più terribili non sono quelli che culmina in un colpo di Rivoltella di coltello.»

E i tumulti durante i funerali del maestro Giuseppe Gallignani, amico di Toscanini, suicidatosi dopo che il governo Mussolini lo aveva rimosso dal Conservatorio di Milano poiché non aveva mai preso la tessera del partito

.. così gli animi si erano riscaldati ancora quando un professore di musica, che era stato uno dei suggeritori dell'ingiusto decreto di Gentile, si era presentata al funerale nella speranza di tenere un discorso commemorativo. Toscanini non gli aveva dato occasione di parlare e Nel mezzo del cimitero aveva strappato gli appunti che il musicista teneva in mano. Li aveva stracciati, gettati a terra e calpestati. Poi gli aveva urlato in faccia: "Vergogna! Vergogna! Lei è un uomo senza alcuna dignità! Non ha diritto di aprire bocca, se ne vada!".

L'ultima canzone del Naviglio è un racconto di racconti, di storie criminali ma anche di storie di solidarietà e dolore, dove emerge sia l'anima nera di Milano, nera anche per le camicie dei fascisti che avevano mano libera per la città.
Ma c'è anche spazio per raccontare l'anima solidale, la Milano col cuore in mano, quella che accolse migliaia di senza tetto, di orfani, di sfollati dopo la prima guerra mondiale.
La stessa umanità che emerge dalla visione che De Vincenzi ha del mondo, per il suo sentirsi vicino agli ultimi, a coloro che hanno subito soprusi da parte dei prepotenti.

Come nel precedente romanzo, anche questo termina, ed è giusto così, con una bella mangiata del commissario con tutti i suoi amici, al termine di un'operazione di giustizia un po' fuori dai regolamenti.
Cena con al centro della tavola un bel piatto di Bruscitti, la carne vicina all'osso che deve essere cotta a lungo, mangiata con la polenta e innaffiata con un bel bicchiere di Barbera.

Altri post sul libro


Il precedente romanzo di Crovi con protagonista il commissario De Vincenzi: L'ombra del campione

La scheda sul sito di Rizzoli
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Presadiretta – tutti spiati

Due servizi: l'utilizzo dei nostri dati da parte di società private che sanno tutto di noi e la moneta parallela usata, oltre all'euro, in Sardegna.



Una moneta per amica

In Sardegna si sono inventati una moneta parallela, il Sardex, moneta virtuale che si basa sullo scambio di servizi da parte di utenti e imprese del circuito.

Gli euro si usano per bollette e affitti: le medie imprese lavorano in rete e i dati della fatturazione, cresciuta del 15% in alcuni casi, hanno dato conferma della bontà del progetto.

Questa rete è nata in una delle zone con maggiore disoccupazione, il Medio Campidano: con questa rete si sono aiutate le imprese, che vengono esaminate per poter aderire, che vengono messe in contatto tra loro e con gli utenti.



Sardex si basa sui principi della circolazione della moneta, sulla moderazione dell'offerta dei servizi (non possono iscriversi troppi avvocati in una stessa zona per non creare eccesso di offerta): in dieci anni ha contribuito allo sviluppo di aziende sane e competitive, che ora attraggono maggiori investimenti dalle banche.



La rete include servizi complessi: una mensa compra il cibo per la mensa e i genitori pagano in Sardex per la retta; si pagano in Sardex le sponsorizzazioni di una squadra di calcio che ora è passata in Promozione.



Sardex cresce insieme alle storie delle imprese e delle persone che la usano: “Una moneta chiamata fiducia” è il titolo di un libro dedicato a questa moneta virtuale molto radicata sul territorio e che oggi è studiata anche all'estero.



Tutti spiati (?) di Danilo Procaccianti



Un'altra moneta di cui parlerà Presadiretta sono i nostri dati: siamo spiati tutti i giorni, tutte le ore, da tutti i device che abbiamo in casa. I nostri dati, che arrivano gratis alle aziende, vengono comprate dai data broker per influenza perfino la politica e non solo i nostri gusti.



Danilo Procaccianti è partito dalla casa di Matteo, appassionato di smart-home, una casa dove i device comandano tapparelle, antifurto, aspirapolvere.

Peccato che il tracciato della casa, registrato dall'aspirapolvere, arrivi alla società che lo produce che può anche usarlo: Matteo è costretto a concedere dei suoi dati per usare un prodotto che ha pagato.



Amazon per Alexa, Samsung per la smart TV, Google per Android: sanno tutto di Matteo e incrociando i dati, possono fare previsioni sui suoi prossimi acquisti che gli arrivano come suggerimenti.

LA casa di Matteo lo spia, ne prende le parole, le usa: siamo connessi sempre a internet grazie a device che paghiamo anche meno del prezzo di produzione, perché si ripagano coi dati che ci catturano.



Anna Maria Mandalari è una scienziata che lavora a Londra: ha dimostrato che molti dei dispositivi che usiamo, anche quelli per la sicurezza, ci spiano.

Mandano pacchetti a diversi siti fuori dall'Italia, usando anche traffico criptato: c'è una telecamera che fa port-scanning, mentre è attiva, per capire se ci sono altri dispositivi da cui estorcere dati.



LA telecamera di Xiaomi invia i dati raccolti, l'ora, il video ripreso, in modo non criptato in Cina: meno costano e più spiano di fatto.

Se non si accettano i termini di utilizzo di questi dispositivi, non si possono usare: la smart TV per esempio si collega a Facebook, anche se al suo interno non c'è installato Facebook e lo stesso vale per Netflix.



Ci sono dispositivi che si indossano, come la giacca di Levi's dove, nel suo polsino si può inserire un device che si collega ad una app. Tocchi il polsino e puoi comandare lo smartphone, farti un selfie e ascoltare musica.



Ci sono termometri social dove, ti registri la temperatura e i dati finiscono online.

Ci sono sex toys che mandavano all'azienda produttrice i dati di utilizzo del vibratore.



A cosa servono questi dati? Per creare un nostro profilo, che identifichi il singolo, anche non solo per nome e cognome, ma come persona che fa delle operazioni, che ha dei gusti e che in futuro potrebbe voler comprare o fare qualcosa.



Tracciature che avvengono tramite i cookie: etichette che raccontano le nostre abitudini su internet, usati anche per monitorarci in tempo reale, vedere i siti che abbiamo visto in modo molto intrusivo.



E' come se girassimo ogni giorno con un braccialetto elettronico, che traccia quello che facciamo: è quanto fa oggi Google, con la sua timeline, i luoghi visitati, per quanto tempo, i mezzi di trasporto usati per spostarci.

E sono informazioni che abbiamo dato noi a Google.



Alcuni giornalisti del NY Times sono entrati in possesso delle informazioni sugli spostamenti di centinaia di persone: tra queste anche un agende dei servizi segreti americani, uno di quelli adibiti alla sicurezza di Trump.

Nemmeno il presidente degli USA è al sicuro, figuratevi come lo siamo noi.



Lo sa Google e lo sanno le altre App collegate, senza che noi lo sapessimo: anni fa era emerso che delle App raccoglievano informazioni sulle mestruazioni e sulle abitudini sessuali delle donne che si erano registrate. Informazioni che poi erano inviate a Facebook.



Tik tok è stata scaricata da più di 1 miliardi di persone, compreso Salvini: si creano video con della musica in sottofondo, in modo semplice.

Dietro questa App c'è l'interesse dei brand, dei marchi, ma c'è anche un'azienda cinese: i garanti della privacy di tutto il mondo hanno lanciato l'allarme, contestando il fatto che l'azienda non ha protetto minori di 13 anni dall'uso di questa app.



Prendono i nostri dati e ci costringono anche a fare degli spostamenti: è quello che succede ai giocatori di Pokemon Go, una app di realtà aumentata, che indirizza i giocatori verso certi edifici, verso certi locali che magari pagano la società produttrice per far arrivare un certo numero di persone.

Persone che sono considerate come marionette: si parla di capitalismo della sorveglianza, racconta la sociologa Zuboff, perché in questo mondo l'ultimo prodotto da sfruttare siamo noi.

Paghiamo per farci dominare, per orientare i nostri comportamenti, siamo ad un passo dal grande fratello: per i capitalisti della sorveglianza noi siamo solo utenti anonimi.



La nostra democrazia è a rischio, perché abbiamo perso la nostra sovranità e i nostri comportamenti sono influenzati dalle società della rete: lo ha raccontato l'inchiesta sullo scandalo Cambridge Analytica.



Attraverso gli algoritmi, che incrociano i dati che lasciamo sui social, le società della rete sanno tutto di noi, la nostra personalità, i nostri gusti, le nostre scelte in campo politico.

Il referendum sulla Brexit è stato condizionato da questi meccanismi: Cambridge Analytica ha usato i dati 8 milioni di profili di Facebook per influenzare il voto di milioni di elettori, non solo in Inghilterra ma anche in America, bombardati con messaggi ad hoc personalizzati.



Presadiretta ha intervistato Brittany Kaiser, ex dipendente di questa società fondata da Steve Bannon, braccio destro di Trump e ideologo della destra sovranista: la vittoria di Trump ha influenzato la vittoria di Trump, “questa è la tragedia della nostra democrazia nel 2016”. Messaggi per condizionare potenziali elettori di destra e per scoraggiare al voto elettori di Hillary Clinton.



Fake news, notizie false, che hanno perfino nascosto la realtà di tutti i giorni: il numero dei rifugiati che sarebbero arrivati in Inghilterra, del costo del rimanere nell'Unione, tutto grazie ad annunci che sono apparsi su Facebook per poi sparire, annunci visibili solo dai singoli utenti.



Il fondatore Zuckerberg ha sempre negato rapporti con Cambridge Analytica, non ha mai sospeso annunci a pagamento anche dopo lo scandalo.



Era in piedi una vera e propria infrastruttura per condizionare elezioni nel mondo e che coinvolgeva governi e servizi segreti: anche partiti italiani hanno contattato C.A., uno di questi avrebbe forse fatto un progetto pilota.



Di certo il Movimento 5 Stelle si è mosso in anticipo: ha profilato i propri utenti su Facebook ben prima che lo facesse C.A. E' questo quello che raccontano ex dipendenti della Casaleggio Associati come Nicola Biondo o Marco Canestrari.



Casaleggio Associati ha avuto in mano i dati personali di 30mila persone, che nel 2013 hanno dato consenso positivo all'uso di una App per le primarie.

E' partita un'inchiesta del garante della privacy sull'uso dei dati personali, alla Casaleggio Associati e alla piattaforma Rousseau e vedremo come procederà: di certo Casaleggio jr ha incontrato nel 2018 Steve Bannon e anche Farage.



Come funziona la piattaforma Rousseau



“Io ho creato degli Avatar in carne e ossa” sono le parole di Gianroberto Casaleggio, confidate a Nicola Biondo. Gli avatar sono i profili degli utenti profilati e ben noti da Casaleggio e che poi sono diventati i deputati a 5 stelle.

I dati segreti della Casaleggio sono poi finiti nella cassaforte dell'associazione Rousseau che ha dentro Davide: un partito politico, di governo, ha di fatto un unico fornitore per i servizi informatici, che non potrà mai essere cambiato.



Noi eleggiamo i deputati del movimento, ma che ruolo ha Casaleggio?

Tutta la comunicazione del movimento passa per Casaleggio e per Rousseau, dopo il 2016: erano i messaggi contro il PD, contro i suoi esponenti locali, che le associazioni locali dovevano usare a scatola chiusa.



Come a scatola chiusa è la piattaforma stessa, sviluppata a codice sorgente chiuso, come fosse un segreto aziendale.

Quanto sono sicuri i dati dei sostenitori e degli attivisti del M5S dentro la piattaforma, visto che nessuno può controllarne la sicurezza?

Possono avvenire violazione di dati privati?

Il voto sulla piattaforma è tracciabile?



Cosa è successo durante i tilt registrati ai tempi delle elezioni del 2018 per le parlamentarie? Per la scelta del capo politico, Di Maio?

Gli unici che parlano sono i fuoriusciti o persone che sono state cacciate dal movimento.

Il movimento 5 stelle non fa congressi, non ci sono elezioni interne pubbliche, non c'è tutta questa trasparenza di cui si parlava all'inizio.

Una sola persona, Davide Casaleggio, ha in mano un potere enorme che ha declinato la richiesta di intervista di Presadiretta.

Presadiretta ha raccontato dei rischi di tracciatura quando si va in palestra (le nostre informazioni fisiche, i dati del nostro corpo), quando si usano le tessere fedeltà nei supermercati (sanno quanto e quando spendiamo).

I dati oggi valgono più del petrolio - racconta il data analyst di Oracle, una dele società che oggi fanno data broker.
Prendono dati raccolti da milioni di device e che son venduti per pubblicità.
Sono dati personali che escono dai nostri device, siamo noi che li concediamo gratis a queste società e che poi vengono salvati in CED super sicuri come il SuperNap a Vicenza.  

Riuscirà il regolamento GDPR a porre un freno a questa situazione?