14 febbraio 2020

L'assassino che è in me di Jim Thompson



Avevo finito la torta e stavo prendendo una seconda tazza di caffè quando lo vidi. Il treno merci di mezzanotte era arrivato da pochi minuti e lui stava sbirciando dentro il ristoranteda un lato della vetrina, quello più vicino alla stazione, riparandosi gli occhi con la mano e battendo le palpebre per la luce.Vide che lo guardavo e il suo volto tornò a svanire nell'oscurità.

Central City è una piccola cittadina del Texas occidentale dove si svolge tutta la storia, ambientata nel 1952, in pieno boom petrolifero: il suo motto è “Dove la stretta di mano è un po’ più forte”.
Protagonista è il vicesceriffo Lou Ford, vicesceriffo che incontriamo sin da subito: il classico bravo ragazzo americano, sorridente e in forma, di quelli che ti stringono la mano dicendoti “buongiorno”.
Il classico bravo ragazzo di cui fidarsi, magari dall'aria non proprio intelligente, ma bravi sì, uno di quelli che si prendono a cuore i problemi degli altri.

Peccato che Lou, sia in realtà un assassino: non un assassino di professione o uno di quelli costretti ad uccidere perché si trovano in situazioni particolari.
Quello che Lou chiama “problema” è in realtà una sorta di pazzia che però, dall'esterno, non si vede:
Il soggetto soffre di forti sensi di colpa… associati a un senso di frustrazione e persecuzione…

Sono parole che l'autore mette in bocca al suo protagonista, citando un libro di psicologia e si adattano bene a Lou, amato dal suo superiore e dalle persone che gli stanno accanto (“che brav’uomo che è il vicesceriffo Lou Ford”) che però nasconde l'anima del sociopatico, come Ted Bundy o gli altri assassini della storia americana.
E' così straniante il modo in cui l'autore racconta la sua storia, della naturalezza con cui decide di uccidere la fidanzata Amy, il figlio del potente signor Conway, da rendere quasi difficile la lettura di questo libro.

Perché si passa attraverso situazioni che oscillano tra la drammaticità e il grottesco: come quando organizza la trappola per uccidere Elmer Convay (figlio del potente petroliere che fa il bello e il cattivo tempo in città) e questo si trova di fronte la prostituta che Lou avrebbe dovuto allontanare dal paese e con cui invece aveva iniziato una specie di relazione. Ma che alla fine aveva massacrato di botte:
Mi piegai in due, ridendo, scoreggiando e ridendo ancora. Finché non ci fu più una sola risata, né in me né in nessun altro. Avevo consumato tutto il riso del mondo.

Oppure quando, dopo aver ucciso la sua fidanzata Amy, che lo ossillava col matrimonio: anche qui incastra un vagabondo (si, proprio quello che abbiamo intravisto ad inizio libro) e lo invita a casa. La sua reazione di fronte al corpo della ragazza è descritta in prima persona così
Aveva proprio quell’aria e continuava a fare quel rumore strampalato, con le labbra che tremolavano a novanta al minuto e gli occhi che mostravano il bianco. Non la finivo più di ridere, era così buffo da sentire e da vedere ..

Qualche altro scrittore sarebbe stato così tremendamente onesto dal raccontarci tutto questo, tutte queste crudità del suo personaggio, strappandoci anche un sorriso? No, Jim Thompson in questo romanzo, uno dei classici del genere hard boiled, attraverso il suo personaggio non ci nasconde niente
.. io sarò anche un sacco di cose, ma non sono pigro. Vi dirò tutto quanto.

Ad un certo punto il nostro Lou, un cattivo verso cui però non riusciamo a provare un sentimento di odio o di disprezzo, si lamenta di come mai “dovevano venire tutti a farsi ammazzare da me?”

Forse proprio per questo Lou ci dovrebbe far paura: è l'assassino della porta accanto, quella persona che pensavamo così innocua.
L'autore - ci dice Stephen King nella prefazione dell'edizione di Harper Collins - "vuole che noi passiamo il resto delle nostre vite chiedendoci cosa ci sia dietro quei sorrisi", quei sorrisi di persone che magari osserviamo fermi ai bordi delle strade e che ci osservano.
Forse ci fa ancora più paura pensare che c'è un Lou Ford, uno psicopatico con un suo senso di coscienza, dentro ognuno di noi.
Uno come lui o uno come la sua razza:
La nostra razza. Noi gente. Tutti noi che abbiamo cominciato la partita con una stecca storta, che volevamo così tanto e abbiamo avuto così poco, che avevamo intenzioni tanto buone e abbiamo fatto tanto male.

La scheda sul sito di Harper Collins
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

Nessun commento: