24 febbraio 2020

Le inchieste di Presadiretta – il terremoto dimenticato


Presadiretta ha fatto il suo nodo al fazzoletto, Riccardo Iacona e i giornalisti della trasmissione non si sono dimenticati il terremoto di tre anni e mezzo fa in centro italia (e le poi le scosse nei mesi successivi): interi paesi tra il nord del Lazio, le Marche, l'Abruzzo e l'Umbria cancellati, spariti, distrutti.
Questo terremoto ha subito lo stesso processo di tante altre tragedie: prima la commozione, lo stare tutti uniti, poi le promesse, una ricostruzione celebre, il “mai più”, un piano straordinario per la messa in sicurezza e poi, piano piano, l'oblio, il dimenticarsi delle macerie, delle persone lasciate lì, la ricostruzione ferma.

Come per l'Aquila, come per altre vicende che hanno sconvolto aree fragili di questo nostro paese, reso ancor più fragile dalle cattive costruzioni e dalla sciaguratezza di molti costruttori.

Il terremoto dell'estate del 2016 ha coinvolto un'area di 8000 km quadrati, 10 provincie, 4 regioni: Abruzzo, le Marche, il Lazio e l'Umbria.
Sono state quattro le scosse che hanno squassato questo pezzo d'Italia: dalla prima di agosto, fino all'ultima a gennaio, che colpì le stesse zone già martoriate e già alle prese coi problemi dell'inverno, sotterrate da metri di neve.
E' in quei giorni che un'enorme valanga si distaccò dal massiccio del Gran Sasso per sommergere l'hotel Rigopiano, distruggendolo totalmente e uccidendo 29 persone.

Alla fine si conteranno 49mila sfollati, 388 feriti e 303 morti e oltre 2,5 tonnellate di macerie di rimuovere.
Le telecamere di Presadiretta erano arrivate in queste zone già quattro giorni dopo le scosse del 24 agosto: a Pescara del Tronto aveva mostrato le immagini di un paese distrutto dall'onda d'urto, case crollate l'una sull'altra. Qui 48 persone erano morte sotto le loro case: a tre anni di distanza Pescara del Tronto le macerie sono ancora lì, in attesa di essere rimosse.
Elena Marzano ha intervistato il vice sindaco Michele Franchi: “fa male vedere ancora le macerie e vedere quello che era Pescara e quello che è oggi, ancora tempi certi [per la ricostruzione] non ne abbiamo ..”.
Senza la rimozione delle macerie non può ripartire la ricostruzione.

A Pretare, una frazione, il tempo sembra essersi fermato a quell'agosto: cumuli di macerie, materassi, resti, infissi. Qui vivevano come residenti cento persone, ma il borgo che era chiamato il paese delle fate era così bello che erano tante le famiglie, originarie del posto, che d'estate tornavano in queste zone, ai piedi del monte Vettore.
Tra questi Romolo Trenta, un architetto di queste zone: in piedi, nel borgo, sono rimaste in piedi una decina di case – racconta alla giornalista. Oggi sta cercando di dare il suo contributo alla ricostruzione, prendendo in mano le pratiche di una ventina di residenti.

Sta combattendo per far sì che si ricostruisca a Pretare nel più breve tempo possibile: ma anche qui prima si devono togliere le macerie.
“Ma quanto ci vuole rimuovere le macerie?” - si chiede l'architetto - “ci vuole molto se non abbiamo il pathis di accelerare, io non so che inverno passeremo in paese, questo è un centro dove abbiamo conosciuto la neve alta due metri, e le macerie non le rimuovi”.

Anche a pochi km da qui, nel Lazio, la situazione non cambia: Accumuli è stato l'epicentro da cui è partita la scossa, che poi si è propagata a nord lungo la valle del Tronto, fino ad Arquata, e poi a sud verso Amatrice.
Delle strade, del reticolo di vicoli che contraddistingue questo borgo e che risalgono ai primi decenni del mille, è rimasto poco.
Il crollo del campanile della chiesa di San Francesco qui ha ucciso una famiglia intera, padre madre, un bambino di otto anni e uno di pochi mesi.

Le macerie non permettono di dimenticare i ricordi drammatici: al momento i cantieri aperti sono pochi, ad Accumuli, come a Pescara e anche a Castelluccio di Norcia, un paesino a 1500 metri, in cima ad un altopiano, in cui oggi sono rimaste in piedi solo le case ai margini del paese.
Qui almeno le macerie sono state in gran parte rimosse ma sono in attesa del piano attuativo per la ricostruzione. Dopo tre anni – dicono le persone del borgo – è come se il terremoto fosse arrivato questa mattina.

La scossa di ottobre 2016 ha colpito diversi paesi in Umbria attorno alla zona di Norcia Cascia: hanno lavorato bene qui, dopo il terremoto del 1997 e quello del 1979 e le costruzioni hanno retto: per protesta contro le lungaggini della ricostruzione i cittadini hanno inscenato una protesta, silenziosa e simbolica, esponendo delle lenzuola dalle finestre delle case e dai balconi.


“Se non ci ammazza il terremoto ci ammazza il sistema”, “il nostro futuro dipende da voi, fateci ricostruire”, “sbloccate la ricostruzione, siamo stati dimenticati” ..
Hanno cercato di reagire gli abitanti di queste zone, ma dopo tre anni e mezzo sono arrivati all'esasperazione: “nelle zone attorno all'epicentro fai conto che è come se una persona ha avuto l'infarto, se ti sbrighi si salva, se vai lento non si salva ...”

Il servizio di Presadiretta cercherà di rispondere ai perché che sorgono da queste immagini: perché ancora è tutto fermo?
Cosa si sta facendo sul tema della prevenzione? Si stanno aggiornando le mappe sulle zone sismiche?

Emanuele Tondi, direttore della sezione di geologia dell'università di Camerino, lancia l'allarme: la mappa di pericolosità sismica del territorio nazionale non tiene conto dei terremoti avvenuti anche centinaia di anni fa. Per esempio, il terremoto del 2012 in Emilia è avvenuto in una zona che era ritenuta non a rischio ma dove era già avvenuto un evento sismico 500 anni fa.
Quella zona sulle mappe doveva essere “colorata” sul rosso: quello dell'Emilia non è l'unico caso, racconta al giornalista il sismologo Giuliano Panza che ha citato i casi di Ischia e dell'Italia centrale del 2016.

C'è poi la questione delle norme antisismiche: Paolo Lugarli è un ingegnere strutturale: ha scritto che queste leggi sono solo un atto di fede, sono tutte sbagliate, non garantiscono la sicurezza.
Altre scosse ci attendono, altri lutti, altre macerie.

La scheda del servizio: TERREMOTO INFINITO
Un viaggio di PresaDiretta all’interno del cratere del sisma che ha colpito Marche, Abruzzo, Umbria e Lazio. L’area più grande mai colpita da un terremoto, con 49mila sfollati, 388 feriti, 303 morti. A tre anni e mezzo dalla prima scossa un pezzo dell’Italia centrale è ancora in ginocchio e rischia di spopolarsi definitivamente.Cosa è successo, perché persino le macerie non sono ancora state rimosse del tutto?Perché la ricostruzione non riesce a decollare?
E poi, le mappe ufficiali che indicano la pericolosità sismica del territorio italiano in che modo vengono tracciate e aggiornate? A PresaDiretta le voci dei più autorevoli geologi e ingegneri sismici italiani che lanciano un grido di allarme: servono mappe più affidabili.
PresaDiretta ha attraversato la gigantesca area del cratere del terremoto, quasi 8mila chilometri quadrati, incontrando sindaci, sfollati, tecnici, cittadini e imprese locali e ha raccolto un lungo elenco di problemi ancora irrisolti.
I terremotati vivono sparpagliati tra hotel, casette prefabbricate e container. Il ripristino della viabilità e delle infrastrutture è molto indietro, pur essendo di importanza strategica per il territorio. I cantieri delle case private, non partono. Le imprese e l’economia di tutta l’area sono allo stremo. E infine norme, procedure e burocrazia paralizzano l’intera catena della ricostruzione.
A PresaDiretta un reportage sul TERREMOTO INFINITO, per provare a restituire la speranza a questo importante pezzo del paese.
“TERREMOTO INFINITO” è un racconto di Riccardo Iacona con Elena Marzano, Giuseppe Laganà, Massimiliano Torchia.


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