16 dicembre 2020

Su Report, il livello dell'informazione in Italia e sullo stato di salute del paese

Lunedì sera ho seguito i servizi di Report andati in onda: li considero un'ottimo specchio di quello che funziona nel nostro paese, quello che non funzione e quello che andrebbe fatto.

Partiamo dal servizio sul Biostopper: Report ha fatto da link tra un "inventore" (esistono ancora queste persone, pensate un po', non ci sono solo influencer e buche delle lettere), i ricercatori del politecnico di Torino e due designer che erano andate a lavorare all'estero.

L'idea del Biostopper, invenzione dell'ingegner Palazzetti, potrebbe aiutare a contenere l'epidemia e avrebbe come campo di applicazione dai ristoranti agli uffici delle aziende.

Gli esperimenti sono andati bene, ora serve un imprenditore italiano (speriamo non uno come Guzzini) che voglia metterci i soldi per la fase realizzativa.

Spero che qualcuno si faccia avanti, senza aspettare l'intervento dello Stato (che pure potrebbe mettere in campo una sua azieda), visto che si sente spesso ripetere che i posti di lavoro li fanno le imprese eccetera eccetera...

L'inchiesta sulla Cisl (qui il PDF del servizio).

Fare inchieste sul sindacato non è attentare alla sua libertà, riconosciuta dalla Costituzione (che riconosce pure nell'articolo 21 la libertà di espressione).

Riportare notizie su ispezioni fatte sulle federazioni locali, fare domande a dirigenti apicali sulla loro carriera lavorativa, chiedere conto del comportamento dei probiviri (a volte il bastone e il commissariamento di una federazione, a volte la carota) non significa scrivere falsità (almeno si poteva aspettare di vedere il servizio, prima di aprire una querela).

La Cisl pubblica online tutti gli stipendi dei dirigenti?

Bene, peccato però che abbia scelto di non rispondere alle domande della giornalista Claudia di Pasquale, non abbia concesso interviste (né Sbarra, né la segretaria generale Furlan), non abbia chiarito i tanti dubbi sorti dal servizio.

Se era tutto così trasparente, che problemi c'erano nel rispondere alle domande?

E poi, la pretesa di partecipare alla trasmissione, sapendo che Report non è un talk (dove spesso i giornalisti in modo consapevole o meno non fanno da filtro alle dichiarazioni degli ospiti).

Cari dirigenti della Cisl, anzi, cari politici, imprenditori, classe dirigente, dovete abituarvi a rispondere alle domande, per non far nascere il sospetto che questo arroccarsi ("se lei insinua, facciamo parlare gli avvocati") non depone a vostro favore.

Ci piace tanto il giornalismo di inchiesta, specie quando lo fanno gli altri? Ecco, impariamo ad accettarlo anche qui da noi.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO

E’ l’esordio di Sbarra nei panni di commissario. Una intera carriera passata dentro al sindacato. E’ stato assunto nel 2004 dall’Anas, mentre era segretario della Cisl Calabria. 

Lui dice, prima di prendersi il distacco sindacale, che ha lavorato il tempo necessario.

Quanto ha lavorato lo sa lui, lo sa l’Anas e lo sa dio perché dice è tutto pubblico, sono entrato con selezione pubblica, noi gli crediamo fino a prova contraria, ma quando siamo andati ad accedere a questa documentazione pubblica l’Anas non c’è la inviata per motivi di privacy. Comunque se anche fosse stato assunto il primo ottobre che era un venerdì’ il primo ottobre del 2004 poi c’era il sabato, la domenica, il lunedì che era san Francesco e se il 5 avesse ottobre conseguito il distacco sindacale sarebbe comunque tutto regolare, perché la legge glielo consente. Oggi si siede a fianco della Furlan in qualità di segretario aggiunto. Gestire la Cisl significa gestire 4 milioni di iscritti, 21 unioni regionali più le unità territoriali. Solo la Cisl nazionale nel 2019 ha avuto un bilancio di circa 25 milioni di euro, 19,9 sono le entrate degli iscritti, ma ci sono anche 2,6 milioni di contributi, di donazioni liberali e su questo c’è ovviamente, come prevede la legge, il riserbo più assoluto. 7 milioni li spendono per pagare gli stipendi dei loro dirigenti e dei dipendenti poi ci sono le 19 federazioni di categoria, ognuna pubblica il suo rendiconto, non tutte proprio lo fanno comunque manca un bilancio consolidato.

Quindi avere contezza dei conti di tutto l’impero Cisl e federazioni è complicato, è impossibile. Poi ci sono gli enti collegati e quelli che erogano servizi come caf, patronati, adiconsum, associazioni varie come anteas, ial, iscos. Solo il Caf Cisl, nel 2019, il centro di assistenza fiscale, ha incassato 44 milioni di euro, circa, quasi il doppio della Cisl nazionale. Ecco questo fa capire che ormai il sindacato si regge più che sul contributo degli iscritti su quello dei servizi che eroga, però il problema in questo momento per Annamaria Furlan è Report. Ha scritto una lettera alla Commissione di vigilanza parlamentare Rai dove ci accusa, oltre di dire delle falsità, prima di vedere la puntata, ci ha anche ci ha anche accusato di un attacco alle libertà sindacali e ai principi costituzionali della nostra democrazia. Ora, si figuri segretaria Furlan se Report non ha a cuore la libertà sindacale, che è un valore talmente alto che è oltretutto difeso dalla costituzione, articolo 39. Così come è tutelata dalla costituzione anche la libertà di stampa e di critica, articolo 21.

 Insomma noi abbiamo una grandissima considerazione del sindacato tuttavia pensiamo che debba liberarsi, un sindacato che si dice

democratico, dei veleni che sono sparsi con dei dossier anonimi, dei tentativi di tappare la bocca a chi non la pensa, a chi la pensa diversamente dagli altri, anche dai tentativi di tappare la bocca al servizio pubblico con delle querele preventive o addirittura di

condizionare il pensiero degli iscritti che assistono alla trasmissione del servizio pubblico con dei tweet prestampati. Ecco noi pensiamo che il sindacato debba elevarsi soprattutto questo. Forse sarebbe meglio per essere del tutto trasparenti pubblicare tutti i bilanci, gli allegati e anche quei redditi che sono finiti al centro dell’inchiesta di Scandola, proprio per levare e fugare ogni dubbio. Poi bisognerà ricominciare a parlare un linguaggio dell’amore verso i lavoratori, un linguaggio dell’inclusione. 

Ecco questo per avere un sindacato più forte, non lo dice report anche questo, ma lo diceva il prima segretario generale della Cisl Giulio Pastore che era di Genova come lei dottoressa Annamaria Furlan.

14 dicembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report – la puntata del 14 dicembre

Sono diversi gli argomenti toccati dai servizi dei giornalisti di Report: alcuni sono un approfondimento di inchieste già andate in onda, come la App della regione Sicilia per il contact tracing. O come l'invenzione dell'ingegner Palazzetti, per frenare il contagio negli ambienti chiusi.

C'è poi un'inchiesta sul sindacato della Cisl che sta già provocando rumore sui social, e poi in tema di difesa dell'ambiente, un servizio su come e da chi sono stati controllati gli scarichi delle navi in questi mesi di pandemia.

L'invenzione di Mario Palazzetti

Mario Palazzetti ha inventato il sistema di frenata ABS (poi ceduto alla Bosh), il totem un motore capace di produrre elettricità per un palazzo intero e di recuperare il calore per riscaldarlo.

Report col giornalista Michele Buono lo ha incontro a giugno per parlare della nuova scoperta.

Il “Biostopper”, un sistema per frenare il contagio del virus: un sistema che ci consentirà di stare assieme nei locali, in modo più rilassato e che piacerà ai ristoratori. Si tratta di un dispositivo che si mette in mezzo al tavolo che crea una barriera biologica tra i commensali.


Il giornalista ha raccontato della scoperta al Politecnico di Torino: l'idea ha convinto il rettore Guido Saracco, perché economicamente fattibile e può essere usato ovunque, non solo nei locali ma anche nei luoghi di lavoro che ha fatto partire subito la sperimentazione.

La scheda del servizio: Biostopper di Michele Buono

Un ingegnere, Report e il Politecnico di Torino entrano in relazione e creano un ecosistema che dà vita a un progetto che potrebbe risolvere il distanziamento sociale nei luoghi chiusi: ristoranti, bar, uffici. Ma chi è questo ingegnere? Progettista di lungo corso del Centro ricerche Fiat, realizzò l’Abs, il sistema frenante poi ceduto alla Bosch, e ancora prima il Totem, un piccolo motore capace di produrre elettricità per un palazzo intero e recuperare il calore per il riscaldamento. Report nella sua storia ha incontrato diverse volte l’ing. Palazzetti. Qualche mese fa l’ingegnere contatta il programma per parlare di una nuova idea: creare un isolamento biologico tra persone sedute a un tavolo per mezzo di un dispositivo da collocare nel mezzo che genera dei vortici che producono una barriera protettiva intorno a ogni persona. Report racconta l’idea al Politecnico di Torino. Partono i test immediatamente e si simulano le condizioni del mondo reale. Com’è andata a finire?

Le sorelle di Immuni - come è andata a finire

Prima della App di Stato, Immuni, la regione Sicilia ha rilasciato la sua di app per il contact tracing, Siciliasicura, sotto la regia di Guido Bertolaso, chiamato dal presidente della regione Musumeci per gestire la fase due della pandemia. Sono emerse subito le prime criticità: per usarla bisognava registrare su un portale i luoghi visitati, alcuni utenti hanno lamentato difficoltà a scaricarla dagli Store.

Poi è emerso che questa app registra la posizione degli utenti tramite GPS (e non solo i dati di prossimità), di fatto rendendola meno sicura di Immuni.

L'autorità garante della privacy, se venisse confermato l'uso illecito dei nostri dati, potrebbe stopparla o perfino sanzionare l'ente.

In un servizio precedente, Lucina Paternisi aveva raccontato che ad oggi sappiamo ancora in quanti l'abbiano scaricata, si sa solo è che è costata 80mila euro, via convenzione Consip, soldi pagati alla Ies Solutions, società romana con sede operativa in Sicilia, di proprietà del figlio dell'ex assessore alla provincia Cristaldi, ai tempi in cui Musumeci ne era presidente.

Questa app fa parte di un progetto più ampio, per seguire a distanza le persone (non solo i turisti) affetti da Covid: progetto da 800 mila euro in affidamento diretto senza gara.

La scheda del servizio: Sicilia .. si cura di di Lucina Paternesi in collaborazione di Alessia Marzi

Anche la Sicilia, questa estate, si è fatta la propria app. Grazie all’ex capo della protezione civile Guido Bertolaso, chiamato dal presidente Nello Musumeci per la riapertura della stagione estiva, è nato il protocollo Sicilia Sicura. Che, tra le altre cose, prevedeva un’app obbligatoria per chiunque volesse andare nell’isola a trascorrere le sue vacanze. Ma chi l’ha realizzata e dove vengono raccolti i dati dei turisti e degli utenti? Non solo un’app per turisti, in Sicilia da maggio scorso è attivo il progetto Telecovid19. Tramite un’app e device collegati, consente di seguire a distanza gli utenti affetti da Covid che non necessitano di ricovero in ospedale. Per il progetto, presentato dall’Irccs di Messina e approvato dall’assessorato alla Salute neanche 24 ore dopo, la Regione ha stanziato 800 mila euro, ma l’affidamento è avvenuto in modo diretto, senza alcun tipo di bando.

L'inchiesta sulla CISL

Nessuno mette in discussione l'importanza del sindacato, ma quello che l'inchiesta ha cercato di mettere è la trasparenza dell'organizzazione. Cosa sta facendo ora per tutelare i suoi iscritti e in generale i lavoratori italiani, specie in un momento di crisi come questo (come ricorda l'anteprima 120 tavoli di crisi per 160mila lavoratori coinvolti)?

Si parte dal caso Whirlpool, allo stabilimento di Napoli dove si producevano le lavatrici di alta gamma: il 31 ottobre la produzione è cessata e 350 dipendenti ora sono rimasti senza lavoro, dopo essere stati avvisati con un sms.

Il governo e l'ex ministro Di Maio li avevano rassicurati, staremo al vostro fianco ma ora in piena pandemia hanno solo la loro rabbia.

Nel torinese questa estate è fallita la ex Embraco, società del gruppo Whirlpool ceduta solo due anni fa ad un'altra azienda, la Ventures che però non ha mai iniziato una nuova produzione: l'azienda ha preso i soldi, ha dato l'impressione di voler iniziare la produzione ma poi è fallita, scaricando tutti i problemi sui dipendenti.

La pandemia ha messo in crisi il settore dell'automotive, nel 2020 è crollata la vendita di automobili, mandando in crisi anche tutto il settore dell'indotto, le aziende che per FCA, Maserati come la Lear Grugliasco producevano parti delle auto, alcune delle quali erano già in cassa integrazione.

Sono 120 i tavoli di crisi aperti al ministero: il 25 giugno i lavoratori del settore metalmeccanico sono scesi in piazza per chiedere il rinnovo del contratto nazionale e il blocco dei licenziamenti.

Alla manifestazione erano presenti i segretari delle tre federazioni nazionali, compreso l'ex segretario Marco Bentivogli che oggi ha lanciato una sua associazione, Base Italia: nella lettera di dimissioni ha precisato che la sua è stata una scelta libera. Lo scorso anno 42 dirigenti Cisl avevano firmato una lettera contro di lui, accusandolo di protagonismo politico.

Contro Bentivogli ci sarebbe stata una guerra interna - racconta Giovanni Guerisoli, ex segretario amministrativo Fim Cisl, guerra che lo ha indebolito portandolo alle dimissioni.

Il 13 luglio la Fim Cisl si è riunita per scegliere il nuovo segretario: è stato nominato Roberto Benaglia che proviene dalla federazione agricola.

La giornalista lo ha incontrato alla manifestazione di novembre: anche lui non vuole parlare delle vicende interne, forse per non rischiare ispezioni interne

A luglio a Roma è stato tenuto un incontro della Cisl sulla crisi a cui hanno partecipato il segretario aggiunto Luigi Sbarra e la segretaria generale Annamaria Furlan: Claudia Di Pasquale aveva strappato ad entrambi la promessa di una intervista sul sindacato, sulle loro storie.

Passano le settimane, arriva settembre e la giornalista per incontrare i due sindacalisti deve andare alle loro manifestazioni: in Sicilia, allo sciopero del 18 settembre ma anche qui nessuna domanda.



Sbarra ha iniziato la sua carriera in Cisl in Calabria a Locri , dagli anni 80 inizia a ricoprire incarichi dirigenziali nella CISL fino a diventare segretario regionale tra il 2000 e il 2009. In quegli anni la stampa locale pubblica la notizia della sua assunzione presso l'Anas.

La giornalista gli ha chiesto del suo stipendio, per capire quanto sia trasparenza il sindacato che rappresenta: “Ha qualche dubbio? Se insinua facciamo parlare gli avvocati.”

Sulla sua assunzione in Anas non ha nulla da aggiungere, “sono stato assunto con regolare concorso, ho preso servizio e sto utilizzando l'aspettativa sindacale regolata dalle legge e dai contratti ..”

Il segretario si è impuntato con la giornalista nel non voler dire la data dell'assunzione (“vada al centro per l'impiego”), nei giornali si parla del 2004 quando era già segretario regionale.

Quanti giorni ha lavorato all'Anas? Quando è stato fatto il distacco?

“Ho lavorato il tempo necessario nel rispetto della legge e dei contratti .. il tutto è stato reso pubblico..”

Anni fa Sbarra, Furlan e altri dirigenti Cisl sono finiti nell'occhio del ciclone per una serie di articoli che riportavano i dati dei loro stipendi, che apparivano superiori al tetto stabilito dal regolamento economico interno stabilito dalla legge.

Poiché non c'è stata intervista, la giornalista ha dovuto porre le domande nel corso degli incontri della segretaria (quello che molti considerano un agguato): a lei voleva chiedere della questione dei contributi versati dalla Cisl (un 18% di contributi in più), emersa dalla relazione del dottor Battista, consulente della stessa segretaria; della delibera del 2006 che giustificava l'aumento dei compensi, superiori al limite.

Tutti i redditi e tutti i bilanci sono pubblicati online – ha spiegato la segretaria Furlan.

Quando è esploso lo scandalo degli stipendi, segretario amministrativo era Piero Ragazzini, pochi mesi fa è stato nominato segretario della federazione dei pensionati. Anche per lui, fare domande è mission impossible.

A denunciare la storia degli stipendi della Cisl fu nel 2015 un ex dirigente sindacale di Verona, Fausto Scandola: fu espulso dai probiviri del sindacato per “aver ecceduto nel diritto di critica” e “avere danneggiato l'onore della segretaria Furlan”. Dopo la sua denuncia Scandola morì per una grave malattia.

Su questa vicenda Claudia Di Pasquale ha intervistato l'ex segretario dei pensionati del Veneto, Luigi Bonvieri: si era impegnato per riabilitare la memoria di Scandola e aveva presentato una memoria alla segretaria, per ottenere come risposta che non decideva da lei.

Pochi mesi dopo aver presentato la richiesta alla Furlan ha ricevuto una ispezione e la sua federazione è stata commissariata e la relazione presentata alla fine (per degli errori che Bonvieri definisce errori veniali) l'ha spinto alle dimissioni: gli è stato detto, “c'è qui una busta, tu dai le dimissioni e la buttiamo via e non se ne parla più”.

Si trattò di un commissariamento politico, di questo ne è convinto Bonvieri (non essendogli stati riportati i danni che avrebbe arrecato al sindacato): Gigi Bonfanti, ex segretari generale dei pensionati Cisl scrisse una lettera personale alla moglie di Bonvieri dove parla proprio di un commissariamento di natura politico- sindacale e non riferibili alla persona dell'ex segretario regionale.

La scheda del servizio: Gli insindacabili di Claudia Di Pasquale in collaborazione di Federico Marconi e Lorenzo Vendemiale

L'emergenza coronavirus sta dando il colpo di grazia alla nostra economia. I tavoli di crisi aperti al ministero sono ben 120, per circa 160 mila lavoratori. Non sappiamo cosa accadrà quando finirà il blocco dei licenziamenti. In questo scenario è fondamentale il ruolo del sindacato per difendere i lavoratori e garantire la giustizia sociale. Ci siamo chiesti allora come funziona uno dei principali sindacati italiani, quello della Cisl, ma i vertici del sindacato non hanno voluto concederci un'intervista istituzionale. Mai in venticinque anni di storia abbiamo ricevuto così tante porte in faccia. Un grande sindacato come la Cisl non ha ritenuto di rispondere a domande finalizzate a capire qual è oggi il ruolo del sindacato, come garantisce ai suoi iscritti la trasparenza, e quali sono le regole interne, che garantiscono la correttezza dei comportamenti dei dirigenti sindacali. Perché i dirigenti Cisl evitano il confronto? È arrivata anche una querela preventiva per un tweet di Sigfrido Ranucci sugli stipendi dei vertici. Era il 2015 quando su tutta la stampa nazionale esplodeva il caso dei maxistipendi della Cisl, a distanza di cinque anni. Report torna su quella vicenda con testimonianze e documenti inediti.

Gli scarichi delle navi

Chi controlla le acque di scarico delle navi che attraccano presso i nostri porti?

Sono previste sanzioni per chi non conferisce (le acque nere) o di non conferisce la notifica – questo dice la legge. Ma chi controlla la sua applicazione?

La scheda del servizio: Acque amare di di Giulia Presutti in collaborazione di Marzia Amico

Le navi producono rifiuti proprio come case, alberghi, piccoli centri abitati. Le acque nere e grigie sono i liquidi che provengono dagli scarichi dei WC, dalle docce, dai lavandini. Vanno depurate e smaltite con attenzione: per questo nei porti esistono gli impianti di raccolta, ai quali le navi devono conferire pagando una tassa per lo smaltimento. C'è però una scorciatoia: le imbarcazioni possono scaricare in mare quando si trovano a più di 12 miglia dalla costa e, se hanno a bordo un impianto di trattamento dei rifiuti, persino entro le 12 miglia. Ma chi controlla gli impianti di bordo? E la manutenzione che deve essere fatta regolarmente? Con l'arrivo della pandemia di Covid-19 alcune grandi navi sono state messe in quarantena. Dove hanno scaricato le loro acque nere? E le istituzioni italiane cosa hanno fatto per proteggere il mare e i bagnanti?


13 dicembre 2020

La migliore opzione possibile – da L'opzione di Dio

 


Poche volte mi è capitato di leggere un thriller che ha l'ambizione di raccontare contenuti profondi riuscendo ad essere leggibile e non banale: ne L'opzione di Dio di Pietro Caliceti si parla dei dubbi della fede, dell'esistenza di Dio di fronte a tragedie come la morte di un bambino.

Come può Dio consentire questo?

« ..No, la morte di un bambino – e più ancora, la sofferenza di un bambino – è una cosa che non potremo mai accettare.»

Giovanni lo fissò negli occhi. Era gonfio in volto e si mise quasi a urlare.

«Appunto. E allora te lo domando ancora: come fai a credere? Come fai a credere in un Dio che avrebbe messo in piedi qualcosa di così inaccettabili? Una cosa così senza senso? Una cosa così cattiva?»

In fondo al corridoio, una suora si sporse a guardare. Alessio posò la mano sulla spalla del fratello e gli sorrise.

«Esattamente per questo, Alessio. Perché l’alternativa a credere in Dio sarebbe o che tutto questo non ha alcun senso, o che è stato creato da qualcuno di cattivo. E di fronte a queste alternative, optare per Dio è la migliore opzione possibile.»

Giovanni lo guardò stupito.

«Un'opzione.»

«Si l'opzione di Dio. Io la vedo così.»

Esiste Dio perché altrimenti tutto lo spettacolo (la vita, il nascere, lo stare assieme) non avrebbe senso.

Ma in questo thriller si parla della fede al di là delle religioni e delle religioni che si sono trasformate in altro rispetto alla fede e alla spiritualità.

Le guerre all'interno della Chiesa romana, il mondo del riciclaggio, le riforme fatte in Vaticano in questi anni per togliere le zone d'ombra dentro lo IOR.

Un romanzo da leggere.

12 dicembre 2020

Piazza Fontana – bomba fascista, responsabilità di stato

 


Deep State

Complotto massonico

Controllo delle masse

Fateci caso, tutte queste espressioni usate dai sovranisti italiani e d'oltreoceano, usate per attaccare le democrazie, calzano benissimo su quanto è successo in questo paese a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. Quando, a macerie ancora fumanti, furono messe le basi della guerra fredda ovvero, nei paesi del blocco occidentale, il contrasto con tutti i mezzi legali e illegali contro le formazioni di sinistra.

In Italia, in special modo dalla fine degli anni sessanta, abbiamo avuto uno stato nascosto, parallelo alle istituzioni ufficiali (e democraticamente elette) dentro cui facevano parte massoneria deviata, pezzi dell'esercito, pezzi dei servizi segreti, esponenti del mondo finanziario, del mondo industriale, politici e giornalisti vari. E, come manovalanza, tutte le formazioni dell'estrema destra fascista dell'arcipelago nero, utili idioti di una battaglia contro partiti e sindacati di sinistra, in cui a morire sono state però per lo più persone comuni. Gli agricoltori che il 12 dicembre erano nella Banca dell'Agricoltura a Milano per concludere i loro affari, gli insegnanti che erano a Brescia in piazza della Loggia il 25 maggio a manifestare contro gli attentati di matrice fascista che stavano avvenendo in città. Gli italiani che quel 2 agosto 1980 pensavano solo alle meritate vacanze.

Io so, diceva Per Paolo Pasolini, in un suo celebre articolo uscito sul Corriere (pensate un po', negli anni un intellettuale come Pasolini che scrive sul giornale della borghesia).

Ma Pasolini non poteva sapere tutto, non i dettagli, non i nomi. Aveva probabilmente in testa il disegno dietro le stragi che hanno insanguinato il nostro paese, il cui prodest.

Sapeva del bisogno di stabilizzare al centro questo paese, per consentire all'asfittica classe dirigente di questo paese di continuare a rimanere al comando, senza nessun ricambio. Sapeva che in questo paese bisognava spaventare le persone in modo che poi la “brava” gente reclamasse l'ordine e la legge.

Basta con questi scioperi per chiedere salari dignitosi, la tutela della salute, una casa per tutti, la possibilità di andare all'università anche se non si è figli di papà.

Questo paese, ha scritto Guido Crainz in un bel saggio, negli anni sessanta stava sbocciando: la generazione cresciuta dopo la guerra, che negli anni del boom (o del finto boom che aveva arricchito in modo disuguale gli italiani) ora era arrivata all'età della ragione e della lotta.

Della lotta per avere un paese moderno, senza il delitto d'onore, per esempio. Dove il figlio di un operaio può aspirare a prendersi una laurea, non semplicemente aspirare ad una 500.

In questo paese, quello che oggi chiameremmo Deep State, ha pensato che servivano le bombe, il terrore, il sangue degli innocenti, per spostare il baricentro politico. “Destabilizzare per stabilizzare” si dice. Strategia della tensione, espressione coniata dal giornale inglese The Observer nei giorni della strage di Piazza Fontana.

Ecco, noi oggi diversamente da Pasolini, sappiamo.

Io so, ho le prove.

So chi ha messo le bombe a Milano, a Brescia, a Peteano, ha lanciato la bomba a mano davanti la Questura, ha tentato il golpe il giorno dell'Immacolata, ha lasciato la valigia piena di esplosivo nella sala d'aspetto della stazione di Bologna.

Sappiamo che a Milano sono stati i fascisti di Ordine Nuovo, sappiamo che sono stati protetti da un pezzo dello Stato, il Sid (i servizi segreti militari) e i funzionari dell'Ufficio Affari Riservati del Viminale (tra cui Federico Umberto D'Amato, un nome che ritorna tristemente in questi episodi di terrorismo). Sappiamo ne ai depistaggi contribuirono anche giornalisti usati come buche delle lettere per indirizzare l'opinione pubblica verso la pista rossa, quella degli anarchici.

Sappiamo a Brescia la stessa matrice fascista è responsabile della bomba di Piazza della Loggia, una delle poche stragi ad avere dei colpevoli ma di cui mancano ancora i mandanti.

Anche per la strage di Bologna, ora sappiamo, anzi, da quest'anno, a quarant'anni di distanza, abbiamo un tassello in più: i finanziamenti da parte della Loggia P2 ai fascisti.

Fascisteria, stato parallelo ed eversore, massoneria.

Complotto.

Guerra asimmetrica.

Quest'anno le celebrazioni per l'anniversario di Piazza Fontana saranno, per le restrizioni del Covid, più in sordina: non importa quanti saranno in piazza, non potrà essere come l'anno scorso, con quella folla in piazza e per le strade che diceva, io ci sono, io non dimentico. Io so e non dimentico. 

Non dimentico la bomba, le vittime innocenti, le persone ferite, le famiglie straziate dal dolore. 

E non dimentico la retata degli anarchici, la sera stessa della strage, a cui imputare quelle morti.

Non dimentico Valpreda, il mostro sbattuto in prima pagina (oggi parleremmo di fake news).

Non dimentico Pino Pinelli, 18 esima vittima della bomba: morto nelle stanze della Questura di Milano, non importa se sia morto per malore attivo (formula che suona tristemente ipocrita) o per altro. Pinelli quella sera non doveva stare lì in quella stanza, senza che gli fossero state imputati dei reati precisi. Solo in base a fondati motivi (come diceva il capo dell'ufficio politico), che poi fondati non erano.

Non dimentico la vergogna del processo spostato a Catanzaro, la vergogna di uno Stato (o, meglio, di una sua parte) che depista, che protegge i colpevoli e che costringe i familiari ad attraversare il paese per assistere alle udienze.

Non dimentico i non so, non ricordo dei notabili democristiani davanti ai giudici.

Come non sapeva Andreotti che Giannettini fosse a libro paga dei servizi.

Non dimentico i nomi dei vertici dei servizi segreti che sapevano e hanno coperto (Viceli, Maletti, Umberto D'Amato, Henke).

Ma non dimentico, ed è doveroso dirlo, anche i nomi dei tanti che, all'interno dello Stato, hanno cercato di combattere lo stato parallelo, quel pezzo di stato eversore, per fare giustizia, per dare giustizia.

Come i magistrati milanesi D'ambrosio, Salvini e Alessandrini; i giudici veneti Stiz e Calogero (i primi a seguire la pista nera che portava agli ordinovisti Freda e Ventura); il giudice padovano Tamborino che indagò sul tentativo di golpe della Rosa dei venti.

Penso al carabiniere Alvise Munari e al commissario Juliano a Padova. Noi oggi sappiamo e non dimenticheremo.

Perché non è sempre vero che la storia la raccontano i vincitori. Dopo tanti anni, la storia la raccontano anche le vittime, i testimoni di quegli anni, Fortunato Zinni, Manlio Milani, il giudice Salvini, le figlie di Pinelli, Claudia e Silvia.

Perché i fascisti sono ancora là fuori. Sempre protetti, sempre coccolati anzi, in questi anni c'è stata anche una corsa a sdoganarli, da parte di una parte del mondo dell'informazione. Lasciamoli parlare, siamo in democrazia - così dicono i liberali italiani.

Io non dimentico. Milano 12 dicembre 1969, strage fascista, responsabilità di Stato.

Lo scorso anno sono usciti molti libri interessanti su Piazza Fontana e gli anni della strategia della tensione

- Piazza Fontana, il primo atto dell'ultima guerra italiana di Gianni Barbacetto

- La bomba Enrico Deaglio

- 12 dicembre 1969 Mirco Dondi

E poi, tra gli altri:

- Una stella incoronata di buio di Benedetta Tobagi

- Piazza Fontana, noi sapevamo, di Andrea Sceresini , Nicola Palma , Maria elena Scandaliato

10 dicembre 2020

L'assalto alla diligenza

Ieri sera, con mio grande dispiacere, la puntata di Blob è stata sostituita dalla discussione sulla riforma del MES. In pratica, un blob dal vivo, con entrambi gli schieramenti del tifo, pro o contro il MES a seconda della convenienza.

C'erano i si al mes per avere i 37 miliardi ma no alla riforma. E c'erano quelli che hanno votato, pensando alla tenuta del governo, si alla riforma ma non vogliono l'aiuto del fondo salva stati. 

E poi le accuse rinfacciate ieri al governo dall'opposizione interna ed esterna: il non aver coinvolto l'opposizione nelle scelte (ovvero la riforma del MES) e il non avere una visione, non avere progetti chiari su come spendere i soldi europei.

Il nodo è chi potrà mettere le mani su quei soldi, tanti miliardi: la scelta del governo non è molto felice, non possiamo mettere nella cabina di regia i manager delle aziende di stato per fare quella svolta green di cui tutti si riempiono la bocca. Enel ed Eni sarebbero poi anche in conflitto di interesse: recentemente Enel  sponsorizzava come energia pulita un suo studio su auto ad alimentazione ad idrogeno, con idrogeno ottenuto dal gas. Ovvero da un inquinante come gli altri.

Intendiamoci: la scelta della piramide con a capo Conte, per questa cabina di regia senza capire come il Parlamento possa controllare è quantomeno discutibile.

Vero anche che non si è capito che idea ha questo governo dell'Italia di domani, a parti le frasette come green, digitale..

Vogliamo un paese con le grandi città in mano ad Air BNB, coi grattacieli vuoti e le strade piene di auto?

Vogliamo un paese deve l'aria è irrespirabile e dove si muore per malattie collegate all'inquinamento, nel silenzio quasi generale?

Vogliamo un paese dove scuola e salute sono un diritto basato sul censo?

Avere una visione significa (per esempio) pensare e realizzare case a prezzo calmierato, in centro città, che non siano poi abbandonate come le case Aler.

Significa puntare su scuole pubbliche, sull'assunzione di insegnanti (non precari), sull'assunzione di medici e infermieri in ospedali e nei presidi territoriali. Quei medici e infermieri che oggi vanno in Svizzera perché sono pagati meglio (e che in Svizzera si sono poi ammalati di Covid, per essere poi curati in Italia).

Significa che musei, ville, non devono essere appaltate ai privati in concessione che fanno profitto su biglietti, perché anche lo Stato può guadagnare dai suoi beni.

In altri paesi europei si pensa di eliminare le auto a benzina nei prossimi cinque anni.

Noi cosa pensiamo di fare per riscaldamento, bus, auto private?

Ecco, chi oggi rinfaccia a Conte non avere un'idea però non è senza peccato.

Forza Italia è lo stesso partito dei tagli lineari a scuola e sanità, della legge obiettivo che metteva in mano alle cricche tutti i mega appalti (oltre alla gestione degli eventi).

E il PD di Renzi è lo stesso partito che era partito bene con l'idea delle scuole belle e della messa in sicurezza del territorio, per poi lasciarle lì. Se avesse messo la stessa energia su scuole, fiumi, montagne che franano oltre che sull'imporre una riforma e una legge elettorale con la forza sarebbe anche credibile.

Invece è il Renzi che è riuscito a strappare applausi dall'opposizione di destra.

Il recovery fund rischia di essere l'ennesimo assalto alla diligenza, abbiamo già perso il treno della prima ondata del covid, quando non abbiamo potenziato trasporto pubblico e ospedali. Rischiamo di perdere anche questa occasione.

08 dicembre 2020

Fiori, per i Bastardi di Pizzofalcone, di Maurizio De Giovanni

 


Prima di morire, dovreste regalarvi un giorno di primavera a Pizzofalcone. L’ideale sarebbe il primo, perché gustereste per intero il passaggio di testimone dall’inverno; l’attimo in cui l’aria acquista una vena di dolcezza, un retrogusto appena percettibile di altri profumi, e qualche suono che ancora non c'era e adesso giunge alle orecchie tese all'ascolto.

Ma è impossibile da prevedere, la primavera non manda gioiose partecipazioni della propria venuta per posta o con un messaggio in chat..

Fiori che sbocciano a testimoniare il passaggio verso la nuova stagione, quella che ti accorgi che è arrivata per l'improvvisa voglia di spogliarvi, di uscir fuori, per respirare quell'aria nuova, diversa.

Fiori come strumento per comunicare qualcosa ad una persona importante. Le rose rosse per esempio. O i tulipani bianchi. Perché ogni fiore ha dietro una storia a sé, ogni fiore ha un significato diverso.

Fiori come passione di una vita. Quella di Savio Niola per esempio è stata sempre dedicata ai fiori che vendeva nel suo chiosco, situato dentro un vicolo, in una posizione quasi inaccessibile.

Ogni mattina si alzava presto, per aprire il suo chiosco e mettere tutti i vasi fuori, in modo che fossero visibile per le persone che, ancora oggi, nonostante i messaggi, le chat, hanno bisogno dei loro colori e profumi per vivere.

Ma questa mattina, di inizio primavera, ha dentro qualcosa di insolito: Savio è stato ucciso proprio nel suo chiosco da qualcuno che lo ha sorpreso al suo interno. Massacrandolo in modo cattivo.

La chiamata arriva al commissariato di Pizzofalcone e, per una ironia della sorte, all'agente che forse sente meno la poesia dei fiori e delle loro storie. L'agente Marco Aragona, di turno quella notte per comune scelta del commissariato, per dare un segnale al territorio, al loro quartiere. I Bastardi ci sono sempre.

Così sono Aragona e Lojacono, il primo ad arrivare quella mattina, a recarsi sul posto. La prima persona che incontrano è un anziano, che sembra una statua, se non stesse recitando qualcosa

Un anziano austero, rigido e impettito, le braccia allungate sui pantaloni stirati alla perfezione. Indossava una giacca grigio scuro a doppio petto,

Nel chiosco, i segni della violenza che si abbattuta sulla vittima.

Sul cadavere qualcuno aveva orribilmente infierito. Dalle reni e fino a quella che doveva essere stata la testa era un informe ammasso di sangue e carne lacerata, dalla quale biancheggiavano frammenti di ossa.

Savio Niola non era una persona qualunque. Prima di tutto perché lui coi fiori ci parlava, conosceva tutte le leggende, sapeva dare il consiglio giusto a tutte le persone che si rivolgevano a lui, seduto sulla sua sedia fuori il chiosco. Quale fiore, quale colore.

Il chiosco di Savio, alla fine, era questo: una specie di biblioteca vegetale. Sui suoi scaffali non c’erano libri, ma ciò che dava ai clienti erano storie. Nient’altro che storie.

Non solo i fiori: Savio era anche una persona coraggiosa, che non si era nascosta quando si era trattato di denunciare la piaga del racket, rilasciando un'accorata intervista su una tv locale contro questi criminali parassiti, che campano sulle spalle degli imprenditori del quartiere. Ma è stata la camorra a ridurre così Savio?

Non lo crede il “cinese”, Lojacono, non lo dice nemmeno quella violenza. La camorra, i clan del posto, avrebbero usato metodi più spicci e meno eclatanti. Chi allora?

Serve trovare un qualcosa, una pista, un movente, un responsabile, perché nonostante i Bastardi abbiano collezionato tanti casi risolti, la loro sorte è ancora sospesa. Tanti vorrebbero ancora chiudere quel commissariato riempito con gli scarti, dove però quegli scarti sono riusciti a fare gruppo, mettendo assieme le loro doti e anche i loro difetti creando un gruppo il cui valore è maggiore della somma dei singoli.

Ancora una volta ci sono pochi giorni, prima che sia la Questura a riprendersi il caso, oppure l'antimafia, perché quell'intervista contro il pizzo porta in tanti a pensare che centri la camorra. Perché, si sa, come nel caso del re del pane, ucciso quella mattina nel vicolo del suo panificio, ogni delitto a Napoli deve essere di camorra.

Così i Bastardi si mettono in azione. Lojacono, a malincuore assieme ad Aragona, per cercare informazioni dalle persone che conoscevano la vittima. L'amico di una vita, Saverio Durante, l'anziano signore che aveva scoperto il cadavere.

E poi gli inquilini del palazzo in cui viveva. Come l'antipatica insegnante di matematica (antipatica l'ho aggiunto io): ai due poliziotti racconta di un ragazzo albanese che viveva con Savio, che lo aiutava nel suo lavoro. E che una sera i due avevano litigato. Il ragazzo è un albanese e, si sa come sono fatti, no?

Il ragazzo albanese che abitava con lui da qualche tempo. Quelli, si sa, sono delinquenti. E in piú tutti, nel palazzo, lo abbiamo sentito urlare, l’altro ieri. Contro Niola,

Brutta cosa i pregiudizi. Ti si attaccano addosso e non se ne vanno più via, qualcosa che Lojacono ha provato sulla sua pelle, per le accuse di essere un venduto alla mafia. Serve trovare questo ragazzo, Basti.

Ma i Bastardi sanno muoversi in tante direzioni.

Alex, per esempio, viene mandata con la morte nel cuore dalla scientifica, per avere informazioni prima possibile. Da Rosaria Martone, la dirigente con cui non ha avuto il coraggio di iniziare una nuova vita alla luce del sole.

La Martini rimane a presidiare il commissariato, mentre Palma e Ottavia, per capire cosa dice il quartiere, provano a chiedere aiuto a Pisanelli. Reduce dell'operazione, assistito da Nadia, l'infermiera, e da Aragona, temporaneamente cacciato dall'hotel dove viveva spesato dalla famiglia.

Pisanelli, quello che conosce tutti nel quartiere, sia la parte in luce, che quella oscura. I commercianti, le famiglie e anche Savio. Per questo decide di tornare in azione, nonostante la stanchezza, nonostante il doversi nuovamente infilare in quelle relazioni particolare che lo avevano messo in contatto col boss del clan Sorbo. Ancora una volta.

In quel quartiere ci si conosceva tutti. Anche Savio, che già da piccolo, era la stessa persona pronta ad aiutare tutti.

Savio. Il migliore, il piú protettivo della generazione che li precedeva, che all’epoca coi suoi cinque anni in piú sembrava già adulto.

Ma il quartiere non vuole collaborare. Nonostante lo amassero tutti, nessuno sembra voler aiutare gli agenti. Eppure quella ferocia non può venire dal nulla. Eppure quella mattina qualcuno deve aver sentito le grida del fioraio. Ma tutti si sono tappate le orecchie e fatti i fatti loro. Non come Savio...

E allora rimane quel ragazzo. Ma, no. Non è dai Bastardi di Pizzofalcone trovare un indiziato facile da dare in pasto ai giornali e alla Questura.

E allora ci deve essere qualcosa, dentro la vita di Savio, che ancora deve venir fuori. Perché non è detto che tutte le morti devono arrivare dal mare. Purtroppo, le ragioni del delitto vanno cercate anche in quello che il fioraio amava...

.. Quello che amava, quello che per lui significava di piú.

Abbiamo cercato l’odio, e ci siamo dimenticati che si può morire anche per troppo amore.

Nel troppo amore può trovarsi anche il male. Per una speranza coltivata dentro di sé troppo a lungo, per l'impossibilità di tirarlo fuori, quell'amore. Perché la primavera può fare anche male, se sei costretto a viverla e vederla da una finestra.

Il problema, forse, è la primavera. Non dovrebbe arrivare mai, la primavera. Non se è solo fuori, e noi la dobbiamo guardare dalla finestra.
Come in tutte le storie dei Bastardi, le pagine dedicate alle indagini si incrociano con le vicende personali dei personaggi: il dolore per un rapporto interrotto, per Alex (fior di Aconito) per non aver avuto la forza di mostrare sé stessa; il dolore e i dubbi per un rapporto che forse non ha futuro, come quello tra Lojacono (fior di Loto) e la Piras; le difficoltà per tenere nascosto una nuova storia d'amore, come deve fare Romano (fior di Echinacea) per tenersi la piccola Giorgia. E come devono fare anche Palma (fior di Campanula) e la Calabrese (fior di Potentilla).


Scopriremo un altro pezzo del passato di Giorgio Pisanelli (fior di Bouvardia), che anche se in pensione rimane un “bastardo“.

Scopriremo un tassello nuovo della vita passata e del segreto del vice commissario Elsa Martini (fior di Lavanda) che riguarda quella figlia così speciale.

Così come scopriremo che anche il vanesio, l'insopportabile, Aragona (fior di Geranio) è capace di fare scelte importanti.

Fiori è una storia che, partendo da un delitto e da una indagine su racket (e poi usura), ci parla del dolore di nascondersi, del far finta di essere qualcos'altro, della lotta ai pregiudizi, non solo quelli etnici, che ci fanno puntare il dito contro gli altri. Forse uno dei migliori romanzi della serie dei Bastardi.

Maurizio De Giovanni legge le prime righe del libro:

La scheda del libro sul sito di Einaudi e il pdf del primo capitolo

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


Report – le case dei vigili, il rapporto dell'Oms e le sfumature di nero

Il potere dei vigili di Roma (seconda parte) di Daniele Autieri

Report aveva raccontato la scorsa settimana il sistema di potere dei vigili, dei casi di corruzione in cui sono stati coinvolti anche i comandanti, delle denunce dei commercianti.

Tra le persone citate nel servizio, Stefano Napoli nominato comandante generale dalla Raggi nel luglio scorso: dopo l'inchiesta di Report la sindaca gli ha confermato la fiducia ma ha chiesto la rotazione dei vigili.

Ma il comandante il 30 novembre ha rassegnato le dimissioni e, in una lettera, parla della campagna aggressiva fatta da Report.

Ma Daniele Autieri ha scoperto altro: la scorsa estate il comune di Roma ha abbattuto le case abusive dei Casamonica, con tanto di troupe televisiva, ma a pochi km c'è un complesso completamente abusivo: è il complesso realizzato dal costruttore Di Bonaventura i cui residenti nemmeno sapevano fosse non a norma.

Negli anni passati come consulente del costruttore ha lavorato proprio l'ex comandante Napoli: il corpo dei vigili ha autorizzato questa consulenza part time, sebbene Napoli fosse anche anche l'agente che deve consegnare le case ai proprietari.

Così Napoli doveva da una parte controllare quel territorio contro l'abusivismo e dall'altra lavorava col costruttore: pure un altro comandante, Di Maggio, ha comprato casa in questo comprensorio, un mese dopo anche Napoli compra casa strappando pure ad un prezzo inferiore: a quanto fanno sapere, nessuno dei due comandanti sapeva che le case fossero abusive.

Ci vedremo nelle sedi competenti” la risposta di Stefano Napoli.

Quelle case avrebbero dovuto essere abbattute, secondo il comune, ma il costruttore e i due comandanti fanno ricorso contro e vincono: il TAR ha dato ragione a loro perché il comune si è accorto tardi che mancavano i titoli.

Roma non è solo capitale del paese, ma anche capitale dell'abusivismo e dell'inciviltà, perché a Roma vale la regola del silenzio assenso, se entro 60 giorni il comune non riesce a controllare le nuove costruzioni, le case non sono più abusive.

Chi doveva controllare? Napoli che però, in un ruolo ambiguo, consegna le case ai proprietari.

Tutto regolare forse. Ma sicuramente in questa storia c'è qualcosa di inopportuno.

Anche da parte della sindaca Raggi (responsabile delle nomine dei comandanti) a cui i proprietari del comprensorio si erano rivolti, portando le carte con le informazioni sulle realizzazioni abusive e che dunque conosceva quale fosse la situazione.

Il piano pandemico e l'Oms – la sempre più consapevole foglia di fico di Giulio Valesini

Giulio Valesini torna ad occuparsi del piano pandemico e del rapporto dell'Oms pubblicato e poi ritirato dietro cui è scoppiata una guerra che coinvolge l'Oms, i vertici europei e il direttore aggiunto Ranieri Guerra.

Il rapporto metteva nero su bianco che in Italia mancava un piano pandemico per affrontare il virus: Ranieri Guerra in una mail scrive di essere stato la consapevole foglia di fico per proteggere il governo italiano, che sarebbe stato messo in difficoltà se quel rapporto fosse divenuto pubblico.

L'Oms può diventare la foglia di fico di un governo?

Ranieri Guerra non parla con Report e ha definito i giornalisti indecenti ma non spiega ancora i contenuti delle mail da cui emergevano le sue pressioni sui ricercatori che criticavano la gestione italiana della pandemia e in cui chiedeva di cambiare la data dell'aggiornamento del piano pandemico.

Il ministero della Salute ha scritto a Report sostenendo che quel dossier secondo loro non fosse un documento ufficiale e che loro non ne sapevano nulla.

Ma quel documento, prima di essere pubblicato, era stato approvato dall'Oms stesso: il lavoro era ineccepibile dal punto di vista tecnico, lo sancisce perfino il capo del team tecnico dell'organizzazione.

Il ministro Speranza a La7 ha affermato che l'Italia ha un piano pandemico, ma non ha spiegato se fosse quello del 2006, sempre lo stesso da anni, né fa capire se fosse a conoscenza del rapporto sparito. A Report risulta invece che fosse stato discusso all'interno dell'Oms e col ministro: dentro l'organizzazione erano preoccupati dalle reazioni di Speranza (in alcune mail si scrive che fosse infastidito dal rapporto, dunque lo avrebbe letto) e così hanno organizzato un comitato per fare una revisione del rapporto.

Dalle mail riservate, emerge poi che Ranieri Guerra aveva portato il rapporto a Speranza: ad oggi solo quest'ultimo è stato sentito dai magistrati (non a titolo personale, come sostiene l'Oms), mentre Zambon è stato bloccato con la scusa dell'immunità diplomatica.

La procura di Bergamo è interessata alla questione, il procuratore capo spera che l'Oms risolva il problema per sentire anche i ricercatori che hanno redatto il piano: la questione dell'immunità non vieta nulla ai ricercatori, perché le agenzie internazionali devono cooperare con le autorità competenti, non devono ostacolare la giustizia.

Nasce il sospetto che l'Oms a guida cinese voglia nascondere gli errori gravi della Cina nel comunicare al mondo il virus.

Ora la procura di Bergamo deve capire il perché di quelle morti, della strage, dall'altra parte, il comitato Noi denunceremo sta depositando le denunce in sede civile a Roma.

In un'ultima mail del 2017 perfino Ranieri Guerra ammette la non esisteva un piano di emergenza aggiornato, laddove scrive

L’influenza pandemica non è una minaccia teorica(...) È necessario predisporre un nuovo piano nazionale”

Le 5 sfumature di nero – di Giorgio Mottola e Andrea Palladino

Il partito di Giorgia Meloni sta crescendo nei sondaggi (grazie anche alle continue ospitate nei programmi che hanno consentito al suo partito di godere di un'ottima visibilità): ma tra i molti politici che sono saliti sul carro del vincitore ci sono anche degli impresentabili.

A cominciare dall'ex forzista Roberto Rosso, assessore alla legalità che voleva trasformare fratelli d'Italia nel partito amico dei cantieri delle imprese e del lavoro. Ma poche settimane prima delle elezioni veniva ritratto mentre pagava i voti comprati della ndrangheta. Dopo l'arresto, la presa di posizione del partito della legge e dell'ordine è nelle parole di Guido Crosetto, fondatore di FDI: “non mi è mai sembrato uno che possa intrattenere rapporti con la mafia”.

Giuseppe Caruso presidente del consiglio comunale di Piacenza , altro acquisto recente di FDI, è stato arrestato pochi mesi fa per voto di scambio (avrebbe aiutato le cosche ad accedere ai fondi europei).

Enzo Misiano, consigliere comunale di Ferno (Va) di FDI e responsabile locale del partito, curava gli interessi delle cosche in comune e faceva da autista al boss.

C'è un problema nella selezione della classe dirigente ha chiesto Mottola a Giorgia Meloni?

Io ho cominciato a fare politica quando hanno ucciso Paolo Borsellino e l'ultima cosa che è possibile nella mia vita e nella mia attività politica è che qualcuno utilizzi i sacrifici che sto facendo per fare favori alla criminalità organizzata”.

Alla successiva domanda, perché certi politici con relazioni pericolose scelgono FDI, Meloni ha gettato la palla in corner tirando un ballo il servizio pubblico, vi pagano gli italiani ..

Ci sono tre casi ..”, cerca di minimizzare, ma la segretaria del partito si dimentica di Gianfranco Pittelli, ex parlamentare di FI, nel 2017 entrò in FDI, la Meloni lo definiva in un tweet “valore aggiunto per la Calabria e per tutta l'Italia”. Lo scorso dicembre è stato arrestato con l'accusa di essere l'elemento di cerniera tra la ndrangheta, la massoneria e le istituzioni.

Ai 4 arresti del 2019 si sono aggiunti gli arresti di quest'anno: Domenico Creazzo, consigliere regionale in Calabria, arrestato prima che potesse insediarsi in consiglio. In carcere è stato preceduto da un altro consigliere regionale, Alessandro Nicolò arrestato con l'accusa di essere al servizio delle cosche.

Ma secondo lei io c'ho una sfera di cristallo? Mi dica lei come si fa a sapere se uno ha dei problemi quando non c'è un'indagine, comunque se anche chiedi non te lo dicono.. secondo lei dovevo conoscere personalmente tutte le migliaia di candidati nelle liste di FDI che ci sono in Italia? ..”

Meloni ha sempre risposto alle domande di Report: certo, non può conoscere tutti i candidati, ma un leader deve sapere che quando un partito cresce, su quel carro possono salire opportunisti che vogliono solo continuare a fare affari sul territorio.

Giorgia Meloni deve saper fare anche un filtro sui candidati, come, per esempio l'ex tesoriere, Pasquale Maietta: oltre che parlamentare è stato commercialista e anche presidente del Latina calcio.

Ma a bordo campo c'era il capo del clan Di Silvio, accusato di associazione mafiosa, condannato in appello a dieci anni per questo reato: secondo alcuni collaboratori il clan Di Silvio avrebbe dato appoggio ai candidati di Fratelli d'Italia.

Di Silvio avrebbe messo in pista un sistema di riciclaggio, con società che hanno dato contributi anche per la campagna di Maietta, società che portano ad uno studio in Svizzera.

A Latina c'è la migliore classe dirigente di Alleanza Nazionale, dice la Meloni in un video del 2014: si riferiva proprio a Pasquale Maietta, allora presidente del Latina Calcio e tesoriere alla Camera.

La sua carriera è stata favorita dai successi del Latina calcio, dopo la ripartenza della Promozione: durante gli allenamenti si vedevano a bordo campo esponenti del clan Di Silvio, imparentato coi Casamonica, che hanno dominato nell'Agro Pontino grazie all'usura e al racket.

L'attuale sindaco di Latina racconta di come, una volta, il questore sia stato ricevuto in tribuna da un capo clan, che era presente anche alla partita di play off per la serie A dove in tribuna c'era anche la Meloni.

Secondo Maietta (che non nega il rapporto con Di Silvio) Di Silvio era solo un magazziniere: in realtà era qualcosa di più, essendo anche il possessore dello stemma del Latina calcio.

E i reati? Li ha commessi per conto suo, io prendevo solo un caffè ogni tanto si giustifica Maietta, ma in realtà, secondo le testimonianze raccolte da Mottola, Di Silvio e Maietta erano molto amici.

Non solo, Di Silvio inizia a partecipare alle iniziative di FDI con Maietta, facendo anche da servizio d'ordine con metodi bruschi.

Maietta non si è ricandidato nel 2018, dopo le inchieste, ma nessuno nel suo partito ne ha preso le distanze.

Cari signori inquirenti, quando avete informazioni, datecele, per combattere le infiltrazioni mafiose..”

Questo dice la Meloni oggi, ma già nel 2014 si sapeva chi fosse Di Silvio, il magazziniere del Latina calcio, quello che appende i cartelli elettorali per Maietta, che fa servizio d'ordine..

I pentiti della mafia di Latina hanno consentito di scoprire le piste del riciclaggio, che portano fino in Svizzera: secondo i magistrati Maietta, indagato per riciclaggio, finanziava la sua campagna pubblicitaria con tre aziende.

Dietro queste storie di riciclaggio ci sono anche due strani suicidi avvenuti a Latina: il primo è quello dell'avvocato penalista Paolo Censi.

Nel cestino del suo studio sono stati trovati pizzini dove compare il nome di Maierra, 10 anni, riciclaggio, parole come “dentro c'è Pasquale”..

L'altro suicidio è di un elettrauto, Francesco D'Agostino, che i magistrati sostengono fosse il prestanome di Maietta per le sue società.

Un pentito ha raccontato che la morte di Censi sia legata al riciclaggio: Censi infatti, prima di morire, fece un viaggio in Svizzera a Lugano presso la SMC nello studio di Max Spiess, figlio dell'avvocato di Licio Gelli che, da quanto risulta a Report, fosse consapevole che il denaro che arrivava da Maietta era non registrato.

I magistrati ritengono che Censi fosse andato a Lugano per far rientrare i capitali di Maietta con la voluntary disclosure: su cui lo stesso Maietta aveva fatto un'interrogazione parlamentare al governo, perché sapeva che c'erano delle indagini contro di lui.

Le fortune di Casa Pound.

Cinque anni fa Casa Pound aveva puntato su Salvini: Simone Di Stefano tirava la volata per il lumbard Salvini, per poi sentirsi traditi.

Ad un convegno di neofascisti europei, un dirigente di CP spiega come a Salvini manchi un requisito fondamentale, “non ha nel DNA i valori il fascismo” e così ora Casa Pound sta veleggiando verso il partito della Meloni.

Quasi ogni iniziativa pubblica di CP ha a fianco un esponente di FDI e alle prossime elezioni comunali di Roma sarà presente una lista civetta volontà romana, assieme al partito della Meloni.

Da dove ha preso i soldi CP per far partire le loro attività imprenditoriali che negli ultimi due anni hanno portato ad un fatturato di 5ml di euro?

C'è la casa editrice, Altaforte, dell'ex picchiatore Francesco Polacchi: due anni fa, molti esponenti della “brigata Voltaire” si batterono contro la sua esclusione dal Salone del libro di Torino usando la storiella del fascismo degli antifascisti.

Polacchi non è un imprenditore qualunque come i suoi libri non sono libri qualunque: è stato arrestato anni fa per tentato omicidio reato poi caduto in prescrizione, è stato condannano per lesioni e rinviato a giudizio per apologia di fascismo, dopo le frasi pronunciate durante una trasmissione radiofonica, La Zanzara, nel maggio del 2019 (“Mussolini è stato il miglior statista del secolo scorso”).

Non rinnegano nulla i fascisti del terzo millennio, anche perché trovano terreno fertile in un certo giornalismo che considera il fascismo solo un'opinione come le altre.

Nemmeno Polacchi rinnega quello che ha detto: di fronte a Giorgio Mottola, non vuole più ripetere la parola fascista, ma si definisce sovranista (“sono fascista ma non fesso”).

E proprio perché non sono fessi, quelli di CP hanno iniziato a commercializzare la propria identità: pochi anni fa Polacchi ha fondato Pivert, un marchio di abbigliamento che produce abiti e scarpe per un pubblico sovranista, non a caso il primo testimonial è stato Matteo Salvini che per primo ha esibito in pubblico un giubbino di questo marchio.

E' bastato avere Salvini come testimonial per lanciare il marchio, il sito è andato in tilt, racconta lo stesso Polacchi che non nasconde il sogno di vestire tutto il mondo sovranista.

Altro testimonial è stato Bobo Vieri, fotografato accanto al capo ultras (fascista) dell'inter Nino Ceccarelli, arrestato l'anno scorso per violenza.

La pubblicità al marchio è stata affidata a Nina Moric, personaggio del mondo dello spettacolo che recentemente si è avvicinata a Casa Pound e a Di Stefano.

Polacchi ha messo in piedi una Holding, con dentro una casa editrice e una rivista, Primato Nazionale, dentro cui scrivono persone note a livello nazionale come Sgarbi e Fusaro.

Questa attività imprenditoriale ha avuto come effetto quello di sdoganare l'immagine pubblica del movimento?

Risponde Polacchi: “l'obiettivo soprattutto della mia attività editoriale, è quello di creare una influenza sull'opinione pubblica, sia tramite una linea editoriale dove si è riusciti a coinvolgere altri giornalisti o altri personaggi che condividono o sposano le nostre idee, lo reputo uno dei successi della mia attività”.

Influenzare ma anche incassare: negli ultimi due anni la holding di Polacchi ha registrato un fatturato di 2,5ml di euro, soldi che finanziano anche il movimento, perché i negozi della catena Pivert sono gestiti dai dirigenti.

Da dove sono arrivati i primi finanziamenti? Da cose che avevo messo da parte con parsimonia, risponde Polacchi.

Ma se non lavorava da dove li prendeva? Domanda ad un certo punto Mottola:

Dalle paghette de papà ..”

Sarà vero?

La Minerva Holding ha acquisito le quote della Virgo SRL, comproprietaria e la Compagnia Fiduciaria Italiana, che era di proprietà della Fonsai di Ligresti, un grande imprenditore, dice Polacchi, che però non sapeva che Ligresti fosse finito in carcere.

Dietro Forza Nuova

Da quando è iniziata la pandemia, l'estrema destra soffia sul fuoco della protesta: le piazze sono state infiltrate dalle formazioni neofasciste come Forza Nuova che ha rivendicato le ultima manifestazioni, con cui cerca di risollevarsi dall'epidemia di iscritti.

FN ha sede in un palazzo controllato dalla fondazione Alleanza Nazionale, un contratto privato di cui Roberto Fiore non ne vuole parlare: oggi FN ha stretto una alleanza coi gilet arancioni, coi negazionisti, in manifestazioni che si fanno beffe delle norme sul distanziamento.

Ad arringare le folle c'è il braccio destro di Fiore, Luciano Castellino: “voglio respirare libero”, dice, ma è stato condannato per violenze, indagato per estorsione.

E' un simbolo di una liberazione in atto, dice Fiore: oggi Castellino è fautore della collaborazione tra FN e gli ultras lazioli, gli irriducibili.

Anche loro, gli ultras, sono una forma di liberazione civile, dice Fiore: nella sede degli irriducibili della Lazio, dove si ipotizza che siano stati pianificati gli scontri a Roma del 27 ottobre, Giorgio Mottola ha incontrato Franco Costantino, braccio destro di Diabolik, Fabrizio Piscitelli, il capo della curva (e narcotrafficante) ucciso in un agguato due anni fa.

Nella rete di estrema destra e ultras sono finiti molti minorenni: molti dei fermati dopo gli scontri di Roma e Milano hanno meno di 18 anni.

Nulla di sconvolgente per Roberto Fiore, capo di Forza Nuova: “noi siamo disposti anche a farci qualche giorno di galera, non è la fine del mondo”. In piazza c'erano sia Fiore che Castellino, altro capo di FN ma non sono stati fermati: Fiore ha iniziato a far politica a 13 anni, il fermo dei 16 minorenni per lui è un fatto positivo “vorrei vedere tantissimi giovani di 15-16 anni entrare in Forza Nuova ”.

L'attenzione verso i giovanissimi da parte di FN inizia con storie di pestaggi di bengalesi, da parte di ragazzini: pestaggi senza alcun motivo, dove i giovani erano affiancati da esponenti di FN adulti, come se fosse una prova di iniziazione.

Ma i giovanissimi che entrano in FN ci sono regole e gerarchie da rispettare: poco tempo fa, tre giovani esponenti tra i 18 e i 22 anni, accusati di comportamenti scorretti, sono stati portati di notte in un casale fuori Roma per essere sottoposti ad un rituale punitivo violento.

Lo racconta in una intercettazione proprio uno dei tre: messi in ginocchio al buio, sotto la pioggia, uno dei capi di FN alle spalle dopo aver scarrellato la pistola, ha esploso un colpo vicino alla tempia di uno dei ragazzi, che pensava di essere ucciso “te giuro ho pensato, mo questo m'ammazza”.

Tante volte a chi sta dietro ai rosari, ci sono i diavoli – il commento di Massimo Perrone fondatore di FN, un invito ai genitori a vigilare sulle frequentazioni dei figli.

Cosa abbiamo capito da questa storia, commenta Ranucci: che il nero dell'anima e dell'ideologia, si mescola col nero degli affari.

07 dicembre 2020

Anteprima delle inchieste di Report -5 sfumature di nero (e il piano pandemico)

Le inchieste di Report si occuperanno di diversi argomenti: i nuovi acquisti del partito di Giorgia Meloni, Fratelli d'Italia, ai finanziamenti che stanno dietro la ricchezza delle formazioni di estrema destra.

L'emergenza a Roma per la cremazione delle salme, problema noto che il covid ha accentuato.

Chi sono i baby youtuber e che interessi stanno dietro.

Infine due aggiornamenti di inchieste già andate in onda: il primo sul piano pandemico che l'Italia non ha aggiornato per anni e l'atteggiamento dell'OMS e il secondo capitolo del servizio sui vigili di Roma.

Il successo di Fratelli d'Italia e delle formazioni di destra

Il baricentro politico dell'Italia si sta spostando sempre più a destra: quello che era considerato centrodestra oggi è egemonizzato da due partiti di destra come Lega e FDI e quello che era il centro sinistra insegue le stesse politiche, perché “altrimenti Salvini prende i voti”. Oggi, sondaggi alla mano, è la Meloni che prenderebbe i voti.

Report in questa inchiesta racconterà cosa sta dietro il partito della Meloni e delle altre formazioni di estrema destra, che oggi a furia di sdoganare il fascismo, sono considerate formazioni politiche come tutte le altre.

Il successo imprenditoriale di Casapound

Da dove ha preso i soldi Casa pound per far partire le loro attività imprenditoriali che negli ultimi due anni hanno portato ad un fatturato di 5ml di euro?


C'è la casa editrice di Casa pound, Altaforte, dell'ex picchiatore Francesco Polacchi: due anni fa, molti esponenti della “brigata Voltaire” si batterono contro la sua esclusione dal Salone del libro di Torino usando la storiella del fascismo degli antifascisti.

Polacchi non è un imprenditore qualunque come i suoi libri non sono libri qualunque: è stato arrestato anni fa per tentato omicidio reato poi caduto in prescrizione, è stato condannano per lesioni e rinviato a giudizio per apologia di fascismo, dopo le frasi pronunciate durante una trasmissione radiofonica, La Zanzara, nel maggio del 2019 (“Mussolini è stato il miglior statista del secolo scorso”). Non rinnegano nulla i fascisti del terzo millennio, anche perché trovano terreno fertile in un certo giornalismo che considera il fascismo solo un'opinione come le altre.

Nemmeno Polacchi rinnega quello che ha detto: di fronte a Giorgio Mottola, non vuole più ripetere la parola fascista, ma si definisce sovranista (“sono fascista ma non fesso”).

E proprio perché non sono fessi, quelli di CP hanno iniziato a commercializzare la propria identità: pochi anni fa Polacchi ha fondato Pivert, un marchio di abbigliamento che produce abiti e scarpe per un pubblico sovranista, non a caso il primo testimonial è stato Matteo Salvini che per primo ha esibito in pubblico un giubbino di questo marchio.

E' bastato avere Salvini come testimonial per lanciare il marchio, il sito è andato in tilt, racconta lo stesso Polacchi che non nasconde il sogno di vestire tutto il mondo sovranista.

Altro testimonial è stato Bobo Vieri, fotografato accanto al capo ultras (fascista) dell'inter Nino Ceccarelli, arrestato l'anno scorso per violenza.

La pubblicità al marchio è stata affidata a Nina Moric, personaggio del mondo dello spettacolo che recentemente si è avvicinata a Casa Pound.

Questa attività imprenditoriale ha avuto come effetto quello di sdoganare l'immagine pubblica del movimento: “l'obiettivo soprattutto della mia attività editoriale, è quello di creare una influenza sull'opinione pubblica, sia tramite una linea editoriale dove si è riusciti a coinvolgere altri giornalisti o altri personaggi che condividono o sposano le nostre idee, lo reputo uno dei successi della mia attività”.

Influenzare ma anche incassare: negli ultimi due anni la holding di Polacchi ha registrato un fatturato di 2,5ml di euro, soldi che finanziano anche il movimento, perché i negozi della catena Pivert sono gestiti dai dirigenti.

Da dove sono arrivati i primi finanziamenti? Da cose che avevo messo da parte con parsimonia, risponde Polacchi.

Ma se non lavorava da dove li prendeva? Domanda ad un certo punto Mottola:

Dalle paghette de papà ..”

Sarà vero?

L'inchiesta su Forza Nuova

Nella sede degli irriducibili della Lazio, dove si ipotizza che siano stati pianificati gli scontri a Roma del 27 ottobre, Giorgio Mottola incontra Franco Costantino, braccio destro di Diabolik, Fabrizio Piscitelli, il capo della curva (e narcotrafficante) ucciso in un agguato due anni fa.

Nella rete di estrema destra e ultras sono finiti molti minorenni: molti dei fermati dopo gli scontri di Roma e Milano hanno meno di 18 anni.

Nulla di sconvolgente per Roberto Fiore, capo di Forza Nuova: “noi siamo disposti anche a farci qualche giorno di galera, non è la fine del mondo”. In piazza c'erano sia Fiore che Castellino, altro capo di FN ma non sono stati fermati: Fiore ha iniziato a far politica a 16 anni, il fermo dei 16 minorenni per lui è un fatto positivo “vorrei vedere tantissimi giovani di 15-16 anni entrare in Forza Nuova ”.

Ma i giovanissimi che entrano in FN ci sono regole e gerarchie da rispettare: poco tempo fa, tre giovani esponenti tra i 18 e i 22 anni, accusati di comportamenti scorretti, sono stati portati di notte in un casale fuori Roma per essere sottoposti ad un rituale punitivo violento.

Lo racconta in una intercettazione proprio uno dei tre: messi in ginocchio al buio, sotto la pioggia, uno dei capi di FN alle spalle dopo aver scarrellato la pistola, ha esploso un colpo vicino alla tempia di uno dei ragazzi, che pensava di essere ucciso “te giuro ho pensato, mo questo m'ammazza”.

Tante volte a chi sta dietro ai rosari, ci sono i diavoli – il commento di Massimo Perrone, un invito ai genitori a vigilare sulle frequentazioni dei figli.

FDI – chi sale sul carro del vincitore

Il partito di Giorgia Meloni sta crescendo nei sondaggi (grazie anche alle continue ospitate nei programmi): ma tra i molti politici che sono saliti sul carro del vincitore ci sono anche degli impresentabili.



A cominciare dall'ex forzista Roberto Rosso, assessore alla legalità che voleva trasformare fratelli d'Italia nel partito amico dei cantieri delle imprese e del lavoro. Ma poche settimane prima delle elezioni veniva ritratto mentre pagava i voti comprati della ndrangheta. La presa di posizione del partito della legge e dell'ordine è nelle parole di Guido Crosetto, fondatore di FDI: “non mi è mai sembrato uno che possa intrattenere rapporti con la mafia”.

Giuseppe Caruso presidente del consiglio comunale di Piacenza , altro acquisto recente di FDI, è stato arrestato pochi mesi fa per voto di scambio (avrebbe aiutato le cosche ad accedere ai fondi europei).

Enzo Misiano, consigliere comunale di Ferno di FDI e responsabile locale del partito, curava gli interessi delle cosche in comune e faceva da autista al boss.

C'è un problema nella selezione della classe dirigente ha chiesto Mottola a Giorgia Meloni?

“Io ho cominciato a fare politica quando hanno ucciso Paolo Borsellino e l'ultima cosa che è possibile nella mia vita e nella mia attività politica è che qualcuno utilizzi i sacrifici che sto facendo per fare favori alla criminalità organizzata”.

Alla successiva domanda, perché certi politici con relazioni pericolose scelgono FDI, Meloni ha gettato la palla in corner tirando un ballo il servizio pubblico, vi pagano gli italiani ..

“Ci sono tre casi ..” ma la segretaria del partito si dimentica di Gianfranco Pittelli, ex parlamentare di FI, nel 2017 entrò in FDI, la Meloni lo definiva in un tweet “valore aggiunto per la Calabria e per tutta l'Italia”. Lo scorso dicembre è stato arrestato con l'accusa di essere l'elemento di cerniera tra la ndrangheta, la massoneria e le istituzioni.

Ai 4 arresti del 2019 si sono aggiunti gli arresti di quest'anno: Domenico Creazzo, consigliere regionale in Calabria, arrestato prima che potesse insediarsi in consiglio. In carcere è stato preceduto da un altro consigliere, Alessandro Nicolò arrestato con l'accusa di essere al servizio delle cosche.

Ma secondo lei io c'ho una sfera di cristallo? Mi dica lei come si fa a sapere se uno ha dei problemi quando non c'è un'indagine, comunque se anche chiedi non te lo dicono.. secondo lei dovevo conoscere tutte le migliaia di candidati nelle liste di FDI che ci sono in Italia? ..”

Chissà se per scegliere Pasquale Maietta, ex tesoriere alla Camera del suo partito, ha scelto la sfera o si è basata su altro. L'ex presidente del Latina Calcio è stato indagato per rapporti col capo del clan Di Silvio, imparentato coi Casamonica. Sul Fatto Quotidiano Lucio Musolino scrive oggi della sua rete di riciclaggio, che porta fino in Svizzera:

Considerato vicino ad ambienti della criminalità locale di origine sinti, è accusato di aver messo in piedi una rete di evasione e riciclaggio da oltre 200 milioni di euro. La “rete” del riciclaggio arrivava fino in Svizzera e, per la Procura di Latina, sarebbe stata gestita da Max Spiess, figlio dell’avvocato di Licio Gelli.

La scheda del servizio: Cinque sfumature di nero di Giorgio Mottola con la consulenza di Andrea Palladino e la collaborazione di Norma Ferrara

Fratelli d'Italia non è primo solo nei sondaggi che riguardano il suo leader Giorgia Meloni, ma nell'ultimo anno e mezzo è il primo partito in Parlamento anche per numero di arrestati per 'ndrangheta. Quello dei rapporti con la criminalità organizzata è un problema che non riguarda solo i nuovi arrivati: coinvolge anche alcuni dirigenti storici del partito. Come l'ex parlamentare Pasquale Maietta, oggi autosospeso dal partito, definito da Giorgia Meloni "uno dei migliori dirigenti nazionali di Fratelli d'Italia". Mentre era deputato e tesoriere del partito alla Camera, intratteneva stretti rapporti con uno dei capi del clan Di Silvio, la famiglia mafiosa di origine sinti imparentata con i Casamonica. Pasquale Maietta è accusato di aver messo in piedi un sistema di riciclaggio e di evasione da oltre 200 milioni di euro, che avrebbe attuato anche mentre era tesoriere del gruppo di Fratelli d'Italia alla Camera e presidente del Latina Calcio. Report ha scoperto che alcune delle società che compaiono nelle carte dell'inchiesta, che vede Maietta sotto processo, avrebbero finanziato la campagna elettorale per la Camera dei deputati. La sua rete di riciclaggio arrivava fino in Svizzera e, secondo la Procura di Latina, sarebbe stata gestita dal figlio dell'avvocato di Licio Gelli. Negli ultimi tempi sembrano inoltre essere diventati più stretti i rapporti tra Fratelli d'Italia e Casapound, l'organizzazione neofascista che attraverso i suoi leader è riuscita a mettere in piedi un piccolo impero imprenditoriale che vale circa 2 milioni di euro all'anno. Durante la seconda ondata dell'epidemia, Casapound si è resa protagonista di alcuni scontri di piazza. Proprio come Forza Nuova, l'altro movimento neofascista che in questi mesi ha costruito una coalizione che comprende antivaccinisti, oppositori del 5G, negazionisti del Covid e le frange più violente del mondo ultras.

I morti nella capitale

A Roma ci sono 1500 bare dentro un deposito degli automezzi: sono bare di persone morte, anche per Covid, senza distinzione. Su una c'è scritto sconosciuto, nemmeno si conosce il nome.

Perché nella capitale italiana non ci sono più posti per seppellire le persone, i crematori sono saturi : lasciare le bare così, coi cadaveri in decomposizione però è causa di altri problemi, per i gas e i liquidi che i corpi emanano, ma sono anche pericolosi per la salute pubblica.

Nel 2017 la giunta Raggi aveva fatto una memoria in cui metteva tra i punti di intervento proprio la realizzazione di nuovi impianti di forni crematori.

“Siamo a conoscenza di questa carenza del servizio” ha risposto la sindaca “abbiamo chiesto ad Ama di potenziare, la società ci ha confermato che lo sta già facendo ma abbiamo chiesto dei report per avere contezza”.

Ma cosa è stato fatto dal 2017? La giunta sapeva che si sarebbe potuto arrivare a questa situazione, con le bare tenute in locali che aspettano anche 20 giorni prima della cremazione.

La sindaca ha risposto” è la non risposta che la giornalista di Report riesce ad ottenere. E così oggi i cittadini romani devono pagare una tassa per cremare le proprie salme fuori dal comune.

La scheda del servizio: Fuochi fatui di Chiara De Luca

A Roma le cremazioni sono in tilt. Più di mille salme sono in attesa, nei cimiteri, di essere cremate. Ama S.p.A., che ha in gestione i servizi cimiteriali, non sa più dove metterle: per questo vengono accatastate in luoghi non consoni come i depositi per gli automezzi del cimitero di Prima Porta. Eppure nel 2017 in una memoria, approvata dalla Giunta Raggi, era stato previsto tutto.

I baby youtuber

Dopo il servizio su Tik Tok, il social cinese che ha scatenato una guerra tra America e Cina, Giuliano Marrucci si occuperà stasera di Youtube, il canale video di Google.

In particolare, dei video dove protagonisti sono dei bambini diventati ricchi (non loro, ma chi sta dietro) aprendo dei pacchi.

Sembra incredibile, ma questa è la nuova economia, non più l'industria, la manodopera, l'ingegno, la fatica anche.

La scheda del servizio: Baby youtuber di Giuliano Marrucci con la collaborazione di Eleonora Zocca

Youtube è invaso da video dove i protagonisti si limitano ad aprire qualche pacco e a mostrarne il contenuto. Si chiama “Unboxing”, e si stima che i video siano circa 70 milioni. Al centro dei video ci sono quasi sempre bambini, che spesso raggiungono numeri di visualizzazioni da capogiro. Ecco perché dei tre youtuber più ricchi del 2019, due sono bambini. È la versione digitale delle baby star. E come spesso accade con le baby star, non mancano i retroscena inquietanti.

Aggiornamento: l'Oms e il piano pandemico italiano

Il 5 dicembre è uscito un articolo sul Financial Times che parlava del dossier, a cui aveva lavorato un team italiano dell'OMS, in cui si analizzava la risposta che era stata data dall'Italia alla pandemia: è il famoso dossier che l'Oms stessa ha ritirato, per non mettere in imbarazzo il governo italiano.

Nella scorsa puntata Giulio Valesini aveva chiesto conto al direttore aggiunto dell'Oms Guerra e all'organizzazione stessa del contenuto di alcune mail di cui Report era venuta in possesso, dove l'Oms diceva di essere stata la consapevole foglia di fico del governo italiano, nel corso della prima ondata del covid.

Questa sera i giornalisti di Report torneranno su questo tema (il piano non aggiornato, il rapporto tra Oms e governo italiano, il rapporto critico dei ricercatori di Venezia ritirato ).

Sul Fatto Quotidiano di ieri si da una anticipazione di queste mail:

Zambon il 27 maggio scriveva a Kluge: “Caro Hans, ho ricevuto il tuo messaggio ieri e compreso che Guerra sta ‘negoziando’ con le controparti italiane riguardo al rapporto sull’Italia”. Cosa c’era da negoziare? La mail accenna a un “incidente con il ministro (della Salute, Roberto Speranza, ndr) e il presidente dell’Iss (Silvio Brusaferro, ndr)”, ma l’incidente, secondo Zambon, sarebbe stato “creato” proprio da Guerra, delegato ai rapporti con le autorità italiane: “È stato costantemente informato e si supponeva – scriveva il ricercatore a Kluge – che avesse informato il ministro”. Certamente Brusaferro e Speranza non hanno gradito non essere informati. Chissà poi se erano preoccupati come Guerra del piano pandemico linkato e rilinkato fino al 2020 sul sito del ministero ma sempre senza firme, luogo e data di approvazione, con un riferimento al 2006 con il verbo al futuro. Non è nemmeno vero che il rapporto fosse così distruttivo con l’Italia, certo metteva in luce “l’iniziale reazione caotica, improvvisata e creativa degli ospedali” e i problemi della nostra sanità regionale, unica al mondo.

I ricercatori, scriveva Zambon, tenevano alla pubblicazione per “essere sicuri che ciò che è avvenuto in Italia non sia ripetuto nei Paesi che sono indietro nel tempo nella curva epidemica”. L’ha scritto il 28 maggio anche a Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale Oms: si è “impedito che le lezioni chiave apprese dalla risposta italiana al Covid raggiungessero i Paesi che ne avevano bisogno, per salvare vite umane”. Al numero uno segnalava anche “il rischio di danni catastrofici per l’indipendenza e la trasparenza” dell’Oms.

Quel piano, se non fosse stato fatto sparire dall'Oms stessa, forse avrebbe potuto salvare molte persone: anche per questo la procura di Bergamo è interessata a scoprire tutti i risvolti oscuri della vicenda.

Report, oltre alle mail, è venuta in possesso anche di un documento, uscito nel 2017 a firma di Ranieri Guerra dove si confermava la mancanza di un piano pandemico aggiornato:

L’influenza pandemica non è una minaccia teorica(...) È necessario predisporre un nuovo piano nazionale”

La scheda del servizio: La consapevole foglia di fico 2 di Cataldo Ciccolella, Giulio Valesini con la collaborazione di Norma Ferrara, Eva Georganopoulou e Alessia Pelagaggi

Report tornerà a raccontare con nuovi documenti esclusivi la vicenda del rapporto ritirato dall'Oms sulla gestione della pandemia in Italia che ha messo in imbarazzo i funzionari ai vertici dell'organizzazione mondiale della Sanità. Report ha pubblicato le email che provano le pressioni esercitate del direttore aggiunto dell'Oms Ranieri Guerra sui ricercatori di Venezia per far correggere prima della pubblicazione il rapporto indipendente e che hanno svelato come l'Organizzazione mondiale della sanità sarebbe diventata la "consapevole foglia di fico" per le decisioni criticate e impopolari del ministero della Salute. Il rapporto, ritirato poche ore dopo la pubblicazione, denunciava il mancato aggiornamento del piano pandemico in Italia, fermo al 2006, come aveva scoperto Report.

Aggiornamento: Roma e il potere dei vigili

Si ritorna a parlare del potere dei vigili a Roma, partendo da una storia di abusivismo: nel comprensorio a Roma est, costruito da Di Bonaventura, aveva preso casa l'ex comandante della polizia locale, Stefano Napoli e il suo predecessore Antonio di Maggio.

Stefano Napoli è stato l'agente che ha consegnato le chiavi delle case ai proprietari: tra il 2002 e il 2010 l'ex comandante svolgeva delle funzioni nel gruppo incaricato di svolgere funzioni di controllo del territorio, alle dipendenze di Di Maggio. Le case non erano regolari: i due ex comandanti lo sapevano?

Di certo lo sapeva la sindaca Raggi, a cui i residenti di questo complesso hanno portato tutte le carte dove si desumeva questa situazione.

La scheda del servizio I vicini di casa di Daniele Autieri in collaborazione di Federico Marconi

Dopo l’inchiesta “Potere capitale”, seguita dalle dimissioni di Stefano Napoli dalla carica di comandante generale ad interim dei vigili urbani di Roma, e dalla decisione della sindaca Virginia Raggi di imporre la rotazione di tutti gli agenti impegnati nel centro storico della Capitale, Report torna a raccontare le anomalie presenti all’interno di uno dei corpi di polizia cittadina più grandi d’Europa. Lo fa ricostruendo per la prima volta, con documenti e testimonianze inedite, una vicenda di abusivismo che coinvolge direttamente gli ultimi due comandanti generali, Stefano Napoli e il suo predecessore Antonio Di Maggio. L’inchiesta riguarda due case acquistate da Napoli e Di Maggio nel 2007 e rimaste abusive fino ad oggi. Due appartamenti che sorgono non troppo distanti dalle Vele di Calatrava, l’incompiuta di Roma immersa in un’area segnata dall’abusivismo urbanistico. Attraverso documenti catastali e contratti d’acquisto, l’inchiesta ricostruisce la genesi di quelle operazioni immobiliari: il valore d’acquisto degli immobili, il conflitto di interesse dei protagonisti, lo scontro acceso con lo stesso Comune di Roma. Uno scontro che arriva fino alle aule del Tar, il tribunale amministrativo regionale, chiamato a esprimersi sulla possibilità di abbattere le case dei comandanti, proprio come accaduto ai villini dei Casamonica, distrutti dalle ruspe nel novembre del 2018 al termine di una maxi operazione condotta dagli stessi Di Maggio e Napoli e vantata con orgoglio dalla sindaca Virginia Raggi.