12 ottobre 2013

Lo Stato siamo noi

Questa mattina, alla cassa di un negozio di abbigliamento mi è stato chiesto se volevo finanziare con un euro “Save the children”.
Entrando in un centro commerciale, c'era un banchetto dove dei volontari offrivano sacchetti di mele per la ricerca sulla sclerosi multipla.
Infine, alla cassa del centro commerciale ho ritirato i bollini per la scuola: un'iniziativa di una catena di supermercati, per aiutare le scuole locali nell'acquisto di beni.

Ecco perché è importante la manifestazione di oggi, con la Fiom Libera Zagrebelsky, Rodotà , a Roma, a difesa della Costituzione, “via maestra” per salvare questa democrazia un po' malandata.
Perché ormai stiamo delegando alla carità dei singoli, alcune pezzi di stato: la scuola pubblica, la sanità e la ricerca sulle cure per le malattie. Così come anche un pezzo di Welfare: Save the children è ora in Sicilia per aiutare i profughi che sono sbarcati a Lampedusa dopo aver attraversato il canale su barconi.

Oggi dobbiamo far sentire la nostra voce perché lo Stato siamo noi e questo Stato si appoggia su una Costituzione in parte disapplicata: scuola pubblica, diritto alla salute, tutela dei più deboli.
Sono tutti diritti che ci appartengono: quanti oggi parlano di riforma della Costituzione, per renderla più moderna, non intendono affatto applicare e rendere esecutivi questi principi.

Non solo, l'obiettivo vero di questa anomala maggioranza, che non ha avuto mandato di fare alcuna riforma dagli elettori (e che forse non è nemmeno rappresentativa della maggioranza degli italiani) è quello di arrivare ad un modello di repubblica presidenziale. Rendendo legittimo quanto è successo nella politica in questi ultimi 2 anni.

Un parlamento esautorato e un esecutivo debole che ogni volta si nasconda: una volta dietro le emergenze, un'altra volta dietro le larghe intese.

Grado zero della politica, diceva l'altra sera a Servizio pubblico il professore Rodotà.
Una politica che oggi ha il volto sereno e tranquillizzante di Enrico Letta.
Meno astero di quello del professore Monti.



Ma non cambia la sostanza dietro: la politica in atto è sempre la stessa, far ricadere il peso della crisi sui ceti deboli. Si taglia il welfare, la rivalutazione delle pensioni, i diritti di chi lavora, si rincarano le tasse locali e diminuiscono i trasferimenti agli enti locali. Il che significa che regioni e comuni potranno offrire meno servizi.

E, dall'altra parte, via l'Imu anche per i ricchi, non si parla né di patrimoniale né di toccare stipendi d'oro e pensioni d'oro.
Per rientrare nei parametri imposti (e dai nostri governi accettati) dall'Europa, oggi Letta propone la svendita dei beni pubblici. Castelli, isole, caserme, ville.
Sono nostri beni, beni che lo stato dovrebbe saper gestire e far fruttare, possibilmente.
E invece, piuttosto che intaccare la ricchezza privata, si preferisce toccare il bene comune: Tommaso Montanari oggi sul Fatto quotidiano cita Ugo Mattei quando scrisse: “In Italia il maggiordomo (la maggioranza del momento) ha il potere di vendere il patrimonio di famiglia (appartenente alla collettività dei cittadini) trasferendolo sottocosto ad attori privati amici e compensando profumatamente le banche d'affari che gestiscono tali 'cartolarizzazioni' Questo vero e proprio saccheggio è stato esercitato in modo bipartisan da governi tecnici e riformisti, tutti preda senza alcuna distinzione degli stessi poteri forti di cui gran parte dei ministri è consulente, o comunque, a libro paga”.
La Costituzione è la via maestra: non possiamo delegarne la riforma a “saggi” e politici , gli stessi che hanno portato il paese in questa condizione (e chi siano molti di questi saggi lo dice anche l'inchiesta di Bari sui concorsi).
Non è cosa da poco andare in deroga all'art 138 (che stabilisce le regole per la riforma della Carta): sarebbe un precedente che poi verrebbe applicato dal prossimo “illuminato riformista” che intende piegare lo Stato ai suoi interessi.
O dei suoi amici. O patrioti.  

11 ottobre 2013

La lezione di democrazia

Ho ascoltato con molto piacere la lezione di democrazia che il professor Rodotà ha fatto ieri sera con i suoi interventi a Servizio Pubblico.
Lezione di democrazia e di buona educazione, che non fa mai male.

Ieri sera la puntata prendeva spunto dalla tragedia di Lampedusa e dalle politiche della paura (sugli immigrati) messe in piedi dalla politica per raccogliere voti, Grillo compreso.
Per arrivare a parlare poi della Costituzione e del ruolo che questa assegna a partiti e parlamentari.
Che presidente della Repubblica poteva essere: non solo per la sua conoscenza della Costituzione (per buona parte non ancora applicata nei principi fondamentali) ma anche perché diversamente da altri, l'avrebbe anche rispettata.

E invece .. la speculazione dei morti di Lampedusa e anche quella dei detenuti nelle carceri, per arrivare all'ennesimo provvedimento ad castam (l'indulto). Il gioco delle parti del governo su Imu e tasse sul lavoro: governo che ha promesso molto e rinviato altrettanto.

Anziché concentrarsi sulle piccole cose utili al paese ora (e alle famiglie di imprenditori in crisi come quella di Laura, di Venezia), questa maggioranza vuole riformare la Costituzione senza averne alcun mandato e senza nemmeno rispettare le regole scritte per riformarla.
Non è una cosa da poco il non voler rispettare le procedure ordinarie: qui l'obiettivo è dare più potere al governo mettendo all'angolo le opposizioni.
Siamo al "grado zero della politica": una politica e un governo sbriciolato che si muove senza una visione, dove nemmeno più questa Costituzione fa più da collante (come successo in altri periodi bui della nostra storia).

Il consenso dei partiti è al 6%.
Anche per questo si ritroveranno tutti assieme, Libera, Cgil, alcuni costituzionalisti sabato prossimo quei movimenti che negli anni passati sono stati vincitori nelle loro battaglia.
Quelle sull'acqua pubblica e sul nucleare. Quelle per far rispettare i diritti di tutti i sindacati (non solo la Fiom). Quelle sui beni confiscati alla mafia. fatte da Libera.
Tutte battaglie fatte nel solco e nel rispetto della Costituzione.

Oggi rischiamo una guerra tra poveri, tra immigrati e italiani, tra chi ha lavoro e chi è precario senza diritti.
Per tutte queste persone, precari, immigrati, lavoratori, imprenditori, dovrebbe valere una norma superiore: il rispetto della loro dignità.
Che non può essere toccato da nessuna norma. Anche da quelle che regolamentano i flussi dei migranti, anche se queste leggi sono impopolari e poi il M5S perde voti (la prossima volta proporranno la pena di morte.

Gli interventi di Rodotà










Tutto s'aggiusta

Chi non è favore di amnistria o indulto, è uno che non ha a cuore i problemi del paese e la sofferenza dei carcerati.
Io penso che invece non sia così.
Il segnale che questo ennesimo provvedimento ad castam sta dando al paese è che tutto s'aggiusta.

Nessuno deve pagare per le sue colpe (corruzioni, frodi, evasioni): solo i poveri immigrati pagano per tutti, grazie ad un reato collegato alla loro situazione e non ad una loro azione.

Tutto s'aggiusta se sei un potente, se hai le amicizie giuste, se puoi alzare la cornetta e chiamare l'alto colle.
C'è una condanna passata in giudicato per frode, che dovrebbe lasciare il seggio anche in virtù di una legge da lui approvata?

Tranquilli, tutto si sistema, con un bell'indulto extra large anche per i reati dei colletti bianchi. Che non intasano le carceri ma danno così fastidio a lorsignori che governano questo paese (nonostante le rassicurazioni del ministro).

Il paese chiede ai partiti di rinunciare ai contributi pubblici, i famosi rimborsi che hanno ingrassato per anni le loro casse e che sono stati usati per tutto tranne che per fare vera politica.
Tutto s'aggiusta: basta una finta riforma che rinvia al 2017 i veri tagli e che introduce sgravi fiscali per chi finanzia i partiti. Con tetti delle donazioni belli alti.

Alitalia rischia la bancarotta, nonostante il salvataggio di B. e la cordata di patrioti del 2008?
Si sistema con l'ingresso delle Poste, che parteciperanno a fondo perduto all'aumento di capitale.
E per fortuna che Alitalia è privata (come Telecom, che però non si può proteggere da mani straniere perché privata ..).

Tutto si aggiusta, cari italiani.
Se volevano sistemare la questione carceri avrebbero pensato a costruire carceri nuove, a depenalizzare i reati che le intasano, ad assumere nuovo personale. Almeno smettessero di far finta di preoccuparsi per il paese: sono anni che sono lì a preoccuparsi per noi ... E vediamo i risultati.


10 ottobre 2013

Sulla pacificazione

"Ci sarà pacificazione solo quando avremo la verità sui periodi oscuri della nostra storia, quando la politica sarà trasparente chiara, alla luce del sole" Sandra Bonsanti, autrice de Il gioco grande del potere, nell'intervistata a Rai3 di Concita de Gregorio.

Perché altrimenti non è pacificazione, è arrendersi alla legge del più forte, un rassegnarsi alla politica fatta nelle stanze buie del potere. Non per il bene del paese ma per gli interessi di un circolo ristretto di persone. 
Quelle che stanno sopra, o dentro il palazzo per dirla alla Pasolini.

Finché la politica non sarà questo (trasparente, alla luce del sole) sarà lecito chiedersi, per ogni suo atto, a chi giova, per quale interesse è stato fatto.

Per salvare quale politico.
Quale lobby.

Buon compleanno Peppino

Dicono che nei giorni precedenti la sua morte, le vie limitrofe alla sua abitazione furono ricoperte di paglia, per evitare che il rumore dei cavalli e delle ruote dei carri disturbasse il riposo del maestro.
Un omaggio delle persone comuni verso Giuseppe Verdi, Peppino come lo chiamava suo padre. Uno dei più grandi compositori italiani ma anche patriota convinto sostenitore del Risorgimento italiano. 
Buon compleanno, allora Peppino!

09 ottobre 2013

La lezione del Vajont

Uno studio del Fai ha messo nero su bianco come la disastrosa lezione del Vajont non sia stata bene appresa.
Dal 1960, l'urbanizzazione del territorio è aumentata del +146%.
A fronte di un aumento della popolazione del 17%.
Il 10% della superficie italiana – circa 30mila chilometri quadrati – è a rischio idro-geologico: ultimi esempi in ordine di tempo sono le tragedie avvenute alle Cinque Terre, a Scaletta Zanclea, a Soverato.
Significa fiumi canalizzati, dove lo spazio per l'esondazione naturale è stato loro sottratto per costruire case e centri commerciali (o il Salaria sport village).
Significa campagne che all'improvviso diventano strisce di asfalto per le tante autostrade che solcano il nord.
O campi che diventano capannoni per attività industrali, oggi tra l'altro in crisi.



Non abbiamo imparato niente dal quel 9 ottobre 1963,
da quelle 2000 vittime, molte delle quali bambini. Vittime di una tragedia annunciata in cui si è scelto di non rispettare la natura, l'uomo, in nome del profitto.
Quel profitto che la Sade, uno stato nello stato la definì Alessandro Da Borso, presidente democristiano della Provincia, mandato a Roma dal consiglio provinciale a protestare presso il ministro e ritornato con le pive nel sacco.

La Sade era il padrone veneziano. E allora tutti zitti: i geologi della provincia, i politici a Roma, i giornali e i giornalisti.
Ma non Tina Merlin, la testarda giornalista de l'Unità che, prima della frana del Toc scrisse che sulla diga incombeva una frana che minacciava i paesi sulla cresta opposta al Toc, Erto e Casso. E forse anche Longarone.

La Merlin fu mandata a processo, a Milano, per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico", dopo la denuncia dei carabinieri: fu assolta solo perché nel frattempo c'era già stata la prima frana.
Quella del 1960.

La tragedia del Vajont è anche questo: lo Stato che non tutela più gli interessi generali, di tutti, ma solo quelli del potente.
Un sistema che considerava i contadini di Erto e Casso pedine sacrificabile, di fronte agli enormi guadagni e soprattutto di fronte agli investimenti (in parte pagati dallo stesso stato italiano per gli assegni a fondo perduto) della Sade.

I giornalisti delle testate moderate che attaccavano quanti si permettevano, a tragedia avvenuta, di chiedere conto delle responsabilità.
"Un sasso è caduto in un bicchiere, l'acqua è uscita dal bordo, ed è finita sulla tovaglia.
Tutto qua. [..] E non è che si sia rotto il bicchiere; non si può dar della bestia a chi ha costruito il bicchiere perchè il bicchiere era fatto bene, a regola d'arte, testimonianza della tenacia e del coraggio umani. La diga del Vajont era ed è un capolavoro".

Questo scriveva pochi giorni dopo la tragedia del Vajont, avvenuta il 9 ottobre 1963, Dino Buzzati sul suo giornale Il Corriere della Sera.

Un capolavoro, in nome del progresso.
Quel progresso e quella industria che non poteva essere fermata.
Così come oggi non possiamo permettere che nessuna tocchi la produzione dell'Ilva di Taranto, per rendere sicuro l'ambiente.
Così come non possiamo permettere che le grandi opere siano messe in discussione. Le nuove autostrade, i TAV, i nuovi porti, gli aeroporti da espandere ..

Può franare il paese, ma il progresso non si arresta.

08 ottobre 2013

I lottizzatori che condannano

I partiti non hanno apprezzato l'ingresso di Grillo in Rai, col presidente della commissione Fico (M5S) a fianco.
Ora i membri della commissione di Vigilanza Rai (pd, sc) chiedono le sue dimissioni per “l’occupazione della sede di un’azienda del servizio pubblico da parte di chi dovrebbe garantire totale imparzialità”.

Finché lo faceva Berlusconi, andava bene.
Come si permette questo Grillo?

A proposito: rinfacciavano a Grillo le sue epurazioni "talebane". In Val di Susa vogliono espellere Sandro Plano dal PD per la “posizioni integralista del Pd a sostegno del Tav” e “la mancanza di rapporti con la base in Valsusa”.

In Val di Susa il PD alle passate elezioni ha perso molti voti in favore proprio del M5S.

Report - tra il dire e il fare

I servizi trasmessi ieri sera da Report hanno letteralmente demolito il decreto del fare, l'insieme di leggi sventolate dal governo per giustificare la sua esistenza e prontamente tirate fuori quando si rinfaccia ai ministri il loro non aver fatto nulla.

Di quello bisognerebbe parlare, oltre che della vergogna delle leggi sull'immigrazione, dell'ennesimo scandalo che riguarda un politico (prontamente nominato a capo di una commissione) di maggioranza.

Tra il dire e il fare: mai titolo è più calzante. Tutte le parti che i giornalisti di Report hanno esaminato partono da buoni principi, ma dietro, appena si gratta la superficie della crosta, viene fuori il marcio.

Le nomine pubbliche devono essere valutate in base a curriculum, devono essere vagliate da una commissione, ci saranno cacciatori di teste che selezioneranno i migliori manager al mondo.
E invece .. Ciucci confermato all'Anas, Moretti, Scaroni e Conti rispettivamente a Trenitalia Enele e Eni. Nonostante i tre rinvii a giudizio (per reati ambientali e disastro ferroviario).
Ciucci è quello dei contratti capestro per il ponte sullo stretto, per cui dovremo pagare delle penali alle società che hanno preso gli appalti senza aver fatto nulla.
Eni e Enel non navigano in buone acque, eppure gli stipendi dei loro manager non sono corrispondenti ai risultati.
Scaroni è passato da 4,8 a 6,4 milioni di euro dal 2011 al 2012.

De Gennaro è stato nominato amministratore di Finmeccanica senza avere competenze specifiche, è stata solo una scelta politica. Bisignani docet, con buona pace del povero Fassina, costretto all'ennesima figuraccia ("oggi abbiamo trasparenza", dice).

La riforma del Catasto servirà ad evitare le sperequazioni sulle rendite catastali tra comune e comune: sperequazioni che significa che se a Palermo il valore medio dell'IMU è di 30 euro, la differenza rispetto alle altre città del nord la deve mettere lo stato centrale.
Serve la riforma del catasto per rivalutare le case dei centri storici delle città, Milano e Roma, che oggi hanno valori quasi inferiori ai quartieri periferici.

A Milano e a Monza sono riusciti a creare un polo catastale: la nuova mappatura delle case, nel centro città, ha fatto risparmiare al comune 1 milione di euro.
Sarebbe forse il caso di affidare la revisione del catasto anche agli enti locali, visto che sono loro che oggi fanno la riscossione crediti per lo stato centrale.

Ma non sarà così: l'agenzia delle entrate ha assorbito quella del territorio: possiamo solo sperare che tra cinque anni (tanti ne serviranno) certe storture siano aggiustate.

Indennizzi sui ritardi della ppaa: altra legge sbandierata come fosse una riforma epocale.
il privato che ritiene di aver subito un ritardo per una pratica può chiedere un indennizzo per un tetto massimo di 2000 euro. Col rischio però di dover subire un ricorso da parte del Tar e di dover pagare pure.
E' contorto, lo so.
Ma questo è quanto hanno partorito i  ministeri della pubblica amministrazione, quelli che ora sappiamo essere, per loro stessa ammissione, composti da incompetenti.

La "burocrazia zero" è un'altra bufala. Semplicemente non esiste, se non sulla carta.
D'Alia invita a parlare con Zanonato (ma non è lui il ministro della semplificazione?).
Zanonato non sa nulla.

I debiti della pubblica amministrazione verranno pagati tramite rincari delle tasse locali: rincari imposti alle regioni, se vogliono accedere ai mutui concessi dalla Cassa depositi e prestiti.

I fondi per i rinnovi macchinari ci sono: sono 5 miliardi sempre anticipati dalla Cdp (i nostri libretti postali).
Peccato che poi a concedere i prestiti siano le banche, che in questi anni hanno chiuso il rubinetto dei prestiti: dice banca d'Italia che siamo a -41 miliardi.

E ci sono ancora i 12 miliardi, stanziati nel 2009 per le imprese e non ancora erogati. Lì fermi nei ministeri.

La mediazione: non sappiamo chi controllerà i mediatori e gli enti di formazione.
C'è il rischio concreto che si creino situazione di conflitto di interesse (enti di mediazione dentro studi di avvocati e commercialisti).
Non ci saranno ispezioni, spiega il sottosegretario Ferri.
E attorno alle società che sono state accreditate per fare mediazione, ci sono troppe strane amicizie politiche.
Presso E-Campus insegna Dell'Utri, il figlio di Schifani ed è considerato un ente vicino a Berlusconi.

Tra le società accreditate anche la Camera di conciliazione SRL:

La prima riforma sulla mediazione civile obbligatoria, l’ha fatta nel 2010 Angelino Alfano quando era ministro della Giustizia. È allora che vengono accreditati centinaia di enti di mediazione. Tra gli altri c’è anche l’organismo Camera di Conciliazione Srl. Questi i soci : Luigi Laudicina, nipote dell’ex segretario generale della Camera di
Commercio di Trapani Filippo Sparla, il cui nome era negli elenchi della loggia massonica segreta Iside 2; Gaetano Vita, presidente del Collegio dei Revisori della Camera di Commercio di Trapani, la Confcommercio trapanese; e infine Daniela Pace, figlia di Pino Pace, presidente sia della Confcommercio che della Camera di Commercio di Trapani.

Chi è stato il braccio destro di Pace? Alessandro Alfano, fratello di Angelino, ex segretario generale di Unioncamere Sicilia e anche della Camera di Commercio di Trapani. Ed era proprio Alfano il responsabile di Unioncamere Sicilia del progetto per promuovere la mediazione civile.
Un caso?

L'agenda digitale: quest'anno avremo 20 milioni di euro un meno per la barda larga. Tanto non riusciremo a spenderli, rassicura il ministro.
Forse facevano comodo al comune di Conca Casale dove, quando piove, non funziona più internet, sono tagliati fuori dal mondo.
Per il fascicolo sanitario elettronico il governo ha stanziato solo 10 ml di euro: sempre D'Alia, invita il giornalista a rivolgersi alla Lorenzin (ministero salute), perché non ne sa nulla.

Se il settore sanitario fosse informatizzato ci sarebbe un risparmio di 6,5 miliardi.
Risparmieremmo 995 milioni/mese se solo le banche dati sparse tra enti locali e amministrazione centrale si parlassero.
Se riuscirebbe ad incrociare i dati, per fare una vera lotta all'evasione, per i controlli fiscali.

Incentivi ai giovani: il governo Letta ha strappato all'Unione Europea 1,5 miliardi per incentivare le assunzioni di giovani (sotto i 29 anni).
Peccato che non sappiamo come spenderli: non per i centri per l'impiego, sicuramente.
Tra l'altro non abbiamo speso (Stato e regioni) da 5 a 7 miliardi di fondi sociali in questi ultimi anni.
Rischiamo di avere questi fondi, che però non produrranno nessun beneficio per l'occupazione.
Questo perché per anni, si sono pianificate riforme sul lavoro, ma non sono mai state fatte politiche sul lavoro.

07 ottobre 2013

Oh toh, si è chiuso un ventennio e non me ne sono accorto

Sostiene Letta che siccome B. conta un po' meno (ma non è vero), si è chiuso un ventennio.
Possiamo dunque girare pagina.

E' stato stoppato direttamente da Alfano, diversamente alfaniano questa volta, e più falco dei falchi: "basta ingerenza""pensi a governare" (a che penserà allora Alfano? Non governano assieme?)

Dunque, riassumendo: c'è stato un ventennio (buono? Cattivo?), ma ora “la pagina è stata voltata in modo definitivo. Si è chiusa una stagione politica di 20 anni. Si è chiusa in modo politico con un confronto molto forte".

Premesso che assieme a quel leader ora fuori gioco governavano fino ad ieri, voglio vedere come faranno ad approvare la legge di stabilità, ora. Come faranno, e dove, a prendere i soldi per sgravare il costo del lavoro.
Per portare avanti le riforme su IMU, e anche quelle costituzionali e la legge elettorale.

Vedremo come andrà a finire il voto in aula in Senato per la decadenza di B. (il M5S accuserà il PD e il PD accuserà Grillo).
Si fa in fretta a dire che si è chiuso un ventennio.

Quando è ancora fresca la notizia dello scandalo dei baroni che pilotavano (o avrebbero pilotato) i concorsi pubblici. Del comitato occulto ne avrebbero fatto parte anche i saggi di Napolitano ed ex ministri.

 

Report - le nomine pubbliche (anticipazione)

L'anticipazione della puntata di questa sera di Report, sul sito del Corriere



Come sono stati nominati i vertici delle società pubbliche?
Luca Chianca lo ha chiesto al povero Fassina, smentito dal suo stesso primo ministro e costretto alla fuga dalle domande del giornalista.

E poi le sperequazioni dei valori catastali (che portano poi a valori sballati di Isee, Irpef..), per case che sono una attaccata all'altra.

Dal sito Reportime:
Report lunedì alle 21.05 su Rai3, farà una radiografia di quei provvedimenti, direttive e iniziative del Governo che sono stati presentati come la medicina giusta per i mali della crisi e che rimetteranno in sesto il nostro Paese.
Ad esempio, la tanto attesa riforma del catasto, appena approvata alla Camera, riuscirà finalmente a sanare le forti disparità sociali nel pagamento delle tasse come Imu, Tares, Service Tax o Irpef? Era previsto che il catasto venisse revisionato ogni 5 anni e invece sono decenni che le rendite catastali non vengono aggiornate sui 60 milioni di immobili che oggi abbiamo in Italia.
Si creano così situazioni assurde con proprietari di case di pregio nei centri storici che hanno pagato metà dell’Imu di chi abita in piccole case di periferia, o condomini che vengono tassati quasi del doppio rispetto al proprio vicino di pianerottolo. Ma anche tra le città italiane le differenze possono essere abissali, con i cittadini di Roma che hanno pagato per l’Imu sulla prima casa una media di 216 euro mentre quelli di Palermo solo 30. E quello che manca ce lo mette lo Stato.
E poi sono anni che si parla di tetti agli stipendi per i manager delle società pubbliche, senza prendere mai in considerazione le competenze e i risultati aziendali. Il governo Monti, un anno fa, aveva fissato il tetto a circa 300mila euro l’anno. E chi ci finiva dentro? Tutti gli amministratori delle società non quotate partecipate dal Tesoro: da Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, a Pietro Ciucci di Anas con uno stipendio di 750mila euro a testa.
Ma la scorsa estate nel Decreto del Fare spunta all’improvviso un emendamento che annulla in un sol colpo il tetto agli stipendi. Quindi, tutto come prima. Il governo, per non perderci la faccia, corre ai ripari e al senato fa eliminare l’emendamento, inserendone un altro per ridurre del 25% anche il compenso dei manager delle società quotate come Eni, Enel e Finmeccanica e di quelle che emettono strumenti finanziari come Ferrovie e Poste Italiane che, fino ad oggi, non erano toccate da nessun vincolo.
Insomma il parlamento decide prima di mettere un tetto, a distanza di un anno di toglierlo e, infine, nel giro di qualche giorno di rimetterlo senza prevedere un rapporto tra compensi e risultati.
Come sono stati scelti infatti i nuovi amministratori che guideranno per i prossimi anni le nostre società a partecipazione pubblica? A giugno 2013, al Senato passa una mozione che impegnava il governo a introdurre nuovi criteri per valutare gli stipendi degli amministratori delle società quotate in base agli obiettivi raggiunti, ma soprattutto chiedeva norme stringenti per selezionare con trasparenza e meritocrazia i migliori top manager. La mozione è diventata una direttiva del ministero delle finanze, il principale azionista di oltre 32 società. Come è stata recepita la direttiva del Tesoro?

Il decreto del fare

Governo del fare, decreto del fare .. dopo i decreti “salva Italia” e “cresci Italia” del governo tecnico che ha salvato lo spread e un po' l'immagine del paese, un altra legge nel cui nome si concentra tutta la filosofia di questo esecutivo Letta (o Letta Alfano) di larghe intese.
Ovvero la filosofia del fare, o quantomeno dell'illusione di aver fatto.

Gli incentivi per le assunzioni dei giovani. La mediazione per le cause civili. Il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. La riforma del catasto. Rendere più trasparenti le nomine pubbliche (meritocrazia, trasparenza). Infine snellire la burocrazia statale, per arrivare ad una pubblica amministrazione digitalizzata (la famosa agenda digitale).



I servizi di Report che andranno in onda questa sera andranno a fare le pulci su questo decreto per capire come stanno veramente le cose. Capire, cioè, se dietro slogan e buoni propositi rilanciati a corpo grosso sulle prima pagine dei giornali, ci sia concretamente qualcosa che può aiutare questo paese.
Paese che ha subito, ricordiamolo, le cure Berlusconi-Tremonti (dal negazionismo della crisi al celebre spot “ghe pensi mi”). La cura Monti, che sarà anche riuscita bene ma ha peggiorato le condizioni dell'ammalato. Alla cura di questa maggioranza, che è la stessa di prima, con una faccia un po' più giovanile, meno cupa, meno austera.
Sulla carta Letta ha fatto molto, decreto del Fare a parte. Come togliere l'IMU per far posto alla service tax.



Anche il decreto del Fare (categorico e impegnativo) ha degli aspetti veramente interessanti (merito, trasparenza, rilancio dell'economia, snellire la giustizia civile). Ma sarà veramente così?
La nomina di De Gennaro, ad esempio, era stata anticipata da Bisignani un mese prima. L'ex capo della polizia ha il cv giusto per guidare Finmeccanica?
NOMINE PUBBLICHE di Luca Chianca: A giugno il Ministero dell'Economia ha varato una nuova direttiva per selezionare i top manager delle oltre 32 società partecipate dallo Stato e, la scorsa estate, sono arrivate le prime nomine: Anas, Invitalia, Ferrovie dello Stato e Finmeccanica. Come sono stati scelti i nuovi amministratori che guideranno le nostre aziende pubbliche per i prossimi anni?
Da dove arriveranno i soldi per pagare i debiti dello stato?
Decreto del fare: DEBITI P.A. Emanuele Bellano I debiti della pubblica amministrazione verso le imprese ammontano a 90 miliardi di euro. A luglio, con il “decreto del fare”, il governo Letta ha annunciato lo sblocco dei primi 16 miliardi. Ma guardando tra le pieghe del provvedimento, si che la copertura finanziaria al decreto arriva dall’aumento delle tasse locali e che i 5 miliardi di finanziamento per l'acquisto di nuovi macchinari, promessi alle piccole e medie imprese, rischiano di non arrivare mai.
Come sono stati selezionati i mediatori, cui sarà obbligatorio ricorrere per ogni causa civile (liti condominiali, casi di responsabilità medica, diffamazione a mezzo stampa, successioni ereditarie, contratti bancari e anche a contese con un alto valore economico)?

Siamo sicuri che la strada per la
digitalizzazione della pubblica amministrazione passi per il taglio dei fondi per la banda larga (e la vendita di Telecom con tutta la rete agli spagnoli)?

Anche Berlusconi una volta aveva parlato delle tre famose I: una delle tre era Internet..
Decreto del fare: AGENDA DIGITALE Emanuele Bellano Con il “decreto del fare”, Il governo Letta prevede di rilanciare l'Agenda Digitale, un pacchetto di provvedimenti che hanno lo scopo di semplificare la pubblica amministrazione, diffondendo nuovi strumenti elettronici e informatici. Intanto, il governo taglia i fondi per la banda larga, non stanzia i soldi per gli investimenti e la pubblica amministrazione si perde tra 129 banche dati che non comunicano tra loro.
La disoccupazione giovanile, ovvero quel 40% di persone tra 16-24 anni senza lavoro:
Decreto del fare: OCCUPAZIONE GIOVANILE Giuliano Marrucci Dopo il vertice europeo di fine giugno il premier Letta e il ministro Giovannini annunciano in pompa magna di aver ottenuto un miliardo e mezzo contro la disoccupazione giovanile. A spendere questi soldi saranno i centri per l'impiego, per i quali noi investiamo un decimo rispetto alla media dei paesi europei e che ormai sono al collasso. Riusciranno a spenderli bene?
Infine la valorizzazione dei nostri beni culturali (o forse si dovrebbe dire mali culturali, come il titolo di una precedente inchiesta di Report): siamo sicuri che affittare i nostri beni ai privati sia la strada giusta? Arriveremo veramente a dare in concessione agli americani la Fontana di Trevi?
Società Ddl semplificazione: AFFITTASI CAPOLAVORI Giuliano Marrucci Un modo per valorizzare il nostro patrimonio artistico? Semplice, affittarlo all'estero, per 20 anni. L'avevano già proposto i senatori Razzi e Scilipoti, ora è nel Ddl semplificazioni. O almeno c'era, perché nel frattempo il ministero ha cambiato idea. Ma forse è troppo tardi.
La scheda della puntata: Tra il dire e il fare
Nella seconda puntata della nuova stagione siamo andati a vedere cosa c’è di concreto nel “Decreto del Fare”, e in tutte quelle iniziative prese dal Governo per rendere più trasparenti e efficaci le nomine dei grandi Enti, dall’Eni all’Enel, da Finmeccanica all’Anas, passando per Ferrovie.Tutte iniziative presentate con grande rilievo come fossero la medicina giusta per i mali della crisi e rimettere in sesto il nostro Paese. E’ così? A quegli annunci sono seguiti i fatti?Come verranno utilizzati i miliardi portati a casa da Letta per incentivare l’occupazione giovanile? Cosa hanno pensato i nostri politici per valorizzare i nostri capolavori nascosti?Uno degli annunci ai quali si è dato tanto rilievo è il pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Da dove arriveranno i soldi?Parleremo anche di burocrazia, che costa ogni anno alle piccole e medie imprese 31 miliardi di euro. Il “Decreto del Fare” ha previsto di snellire le procedure burocratiche e a indennizzare le imprese che hanno subito dei ritardi da parte dei funzionari pubblici. Ma è efficace?Quanto deve valere la nostra abitazione? Due terzi della ricchezza totale italiana, circa 9mila miliardi di euro, sono costituiti da immobili e sul loro valore si pagano tasse di vario genere: IMU, TARES, SERVICE TAX, IRPEF. Peccato che la rendita catastale, la base su cui si calcola l'imponibile, non venga aggiornata da decenni e, soprattutto nei centri storici, sia estremamente distante dai reali valori di mercato e spesso sia origine di ingiustizia sociale, tra cittadini di diverse regioni, comuni, ma anche di quelli che abitano sulla stessa via o addirittura sullo stesso pianerottolo.Infine la mediazione civile obbligatoria, che dal 20 settembre è tornata in vigore. Cos’è? I cittadini prima di iniziare una causa civile devono andare davanti a un mediatore, che prova a trovare un accordo. Si applica a un vasto numero di materie, liti condominiali, casi di responsabilità medica, diffamazione a mezzo stampa, successioni ereditarie, contratti bancari e anche a liti di alto valore economico. A introdurre questo strumento ci aveva già pensato Alfano nel 2010 poi però era intervenuta la Corte Costituzionale a bloccare tutto. Chissà come andrà stavolta.


06 ottobre 2013

Quando si dice aiutiamoli a casa loro

Anche a mio padre, che è venuto da sud per lavorare qui in Lombardia, dicevano “ma perché non sei rimasto a casa tua”.
Mio padre ha lasciato la sua casa e i suoi parenti, perché qui, nella Lombardia del boom, veniva pagato ogni 15 giorni.
Giù, nel meridione, o in bassitalia come si diceva, non era così.

E così, se uno voleva farsi una famiglia, doveva un po' arrangiarsi. Per entrare nelle poche fabbriche del sud, serviva la tessera del partito giusto, o le amicizie giuste, insomma la buona volontà non bastava.



Ecco, giusto per ricordarci che quando si dice aiutiamoli a casa loro, per non farli venire qui, significa questo.
Non, come dice l'ex ministro Maroni, pattugliamo le coste e facciamo accordi coi governi (la Libia) per bloccarli alle frontiere.
Perché questo ha significato creare dei lager, consegnare i flussi migratori in mano a gente senza scrupoli, gente legata allo stesso governo con cui l'Italia firmava l'accordo (e consegnava anche qualche paccata di miliardi).
Aiutiamoli a casa loro, dunque: e cosa ha fatto, questa politica per far cessare le guerre, le carestie, le rivolte, la corruzione, lo sfruttamento nel sud del mondo?




Ora i superstiti della tragedia saranno indagati per immigrazione clandestina, nessuno dei partiti della maggioranza sta pensando di cambiare le leggi sull'immigrazione, i fondi per questa saranno ancora ridotti e da domani si tornerà a parlare di calcio, del perseguitato Berlusconi, di questo splendido governo che risolverà tutti i nostri problemi, delle stagioni che non sono più le stesse ..

L'ultimo atto di Lizzani



Mussolini ultimo atto -le scene della fuga a Como


Addio.

Il gioco grande del potere, di Sandra Bonsanti

Da Gelli al caso Moro, da Gladio alle stragi di mafia.

Dalla prefazione dell'autrice: “Questo libro”

“Un perverso intreccio di potere e interessi ha insidiato la democrazia dagli anni Settanta a oggi –afferma – facendo perdere la visione d’insieme della società come idea di ‘bene comune’. Eppure c’è chi, anche in buona fede, è convinto che sia meglio non sapere come sono andate le cose… Costoro chiedono semplicemente di partecipare al ‘gioco’, il ‘gioco grande del potere’, per dirla con le parole di un magistrato, Giovanni Falcone”.


In Italia è come se esistessero due paesi: due paesi divisi da un muro. Non un muro fisico, come quello di Berlino (sebbene il muro di Berlino c'entri con la storia del nostro paese, ma per altri motivi). Ma un muro, non sufficientemente impermeabile che separa Stato da Anti stato.

Lo stato democratico, quello delle leggi uguali per tutti dove le scelte e le decisioni vengono prese dalla politica nelle sedi istituzionali, alla luce del sole.

Esiste però un altro stato, il suo duale: l'anti stato delle stanze buie delle logge segrete, come la P2 di Gelli. L'anti stato che ha usato la ragione di stato e la fedeltà atlantica come copertura per nascondere accordi con forze eversive, di quell'estrema destra fascista che non è mai stata sconfitta. Come un fiume carsico, l'estrema destra ha saputo rimanere nascosta sotto terra, per tornare in superficie quando il nostro paese affrontava snodi politici importanti.

Parlo dell'antistato che ha coltivato e poi protetto i rapporti con Ordine Nuovo, prima della bomba di Piazza Fontana, il dicembre del 1969. La bomba piazzata in una banca affollata un venerdì sera, per imprimere una svolta reazionaria, conservatrice, al nostro paese.

Per impedire che questo paese, che lo Stato riuscisse ad emanciparsi in senso progressista, magari portando al governo forze fresche.


È anche l'antistato che è sceso a patti con la mafia, al sud (ma ora anche nel resto del paese, anche qui al nord in Lombardia): l'antistato degli antipolitici che alle mafie si sono rivolti per prendere voti.
Che hanno usato la mafia come manovalanza per frenare e reprimere svolte riformiste nel sud del paese: la terra ai contadini, la fine del latifondo, la garanzia dei diritti fondamentali anche per i cittadini del sud.
L'antistato che ha permesso la strage di Portella della Ginestra, che ha fatto affari e preso voti con i mafiosi e che dopo l'omicidio dell'onorevole Salvo Lima (il rappresentante della corrente andreottiana in Sicilia, ritenuto il collegamento tra antistato e cosa nostra) ha scelto la strada della trattativa. Sacrificare le vite dei magistrati Falcone e Borsellino, delle loro scorte e di inermi cittadini, affinché nuovi accordi venissero trovati tra i nuovi vertici della mafia e i nuovi referenti di questa anti politica.

Sandra Bonsanti per anni è stata per anni una delle poche giornalista che hanno voluto gettare uno squarcio di luce su questo anti stato.
I suoi articoli scritti per “Il mondo”, “Epoca”, “Panorama”, “La Stampa”, “Repubblica” e “Il Tirreno” hanno raccontato per primi agli italiani chi fossero Licio Gelli e la sua Loggia Propaganda 2.
Si è chiesta dei legami tra massoneria deviata ed estrema destra, Ordine Nuovo e P2: le stesse domande che costarono la vita al giudice Vittorio Occorsio, ucciso da un commando di Ordine Nuovo nel 1976.
Si è chiesta quali fossero i veri obiettivi di Gelli e della sua Loggia: come fosse stata possibile la sua rapida carriera negli anni '70, come fosse possibile che tanti uomini delle istituzioni (anzi, della parte negativa delle istituzioni) ne facessero parte. Generali, direttori dei servizi, politici, e poi giornalisti, banchieri, imprenditori (come per esempio Silvio Berlusconi, tessera 1816).

Quale fosse il vero obiettivo del Piano di Rinascita Democratica, un tentativo di golpe “democratico” (dopo il fallimento dei tentativi di Golpe da parte della destra politica): un golpe strisciante che tendeva a concentrare in poche mani le leve del potere, levando i contrappesi e i meccanismi di controlli previsti dalla Costituzione.
Quella Costituzione che sia i golpisti che i piduisti volevano riformare perché considerata come un panno liso. Meglio la repubblica presidenziale: così diceva Gelli (e Cosentino, l'estensore del documento, ma anche segretario generale della Camera, fin qui era arrivato Gelli!), ma così dicevano anche Craxi e altri presunti riformisti.
Controllo dell'informazione, assoggettamento della magistratura, svuotamento delle prerogative e dei poteri del Parlamento. Vi suona familiare tutto ciò?
Sandra Bonsanti ha saputo fare un parallelo tra quanto aveva raccontato nei suoi articoli (e quanto conservato nei suoi lunghi appunti tenuti nel corso degli anni) e quanto è successo negli anni recenti.
Gli anni del berlusconismo: di una politica erede cioè, del Piano di Rinascita (come ammesso anche dallo stesso Gelli) e delle idee dell'ex segretario socialista.



A partire dall'intervista col giudice della corte di Appello Spagnuolo (“Tutte le storie cominciano in Sicilia”), l'uomo che aveva il compito di difendere lo Stato, ma che invece difese più il suo rovescio (Spagnuolo partecipò ad una riunione con Gelli a villa Wanda assieme ad alti generali dei carabinieri, nel 1973), il libro è un lungo viaggio nel tempo.
Sandra Bonsanti racconta di Sindona e di Calvi, i due banchieri di Dio ma anche della mafia. Il primo suicida (o ucciso) nel carcere di Voghera, il secondo ucciso (seguendo un rituale di ispirazione massonica) sotto un ponte di Londra. Entrambi legati a Gelli, allo Ior, al mondo politico (Sindona ad Andreotti che lo definì salvatore della Lira, Calvi genericamente ai partiti di governo, per le tangenti che uscivano dalla sua banca per finire su conti all'estero). Entrambi morti, condannati alla pena più grave perché avevano tradito la fiducia dei loro interlocutori, perché ormai ritenuti non più utilizzabili, perché custodi di segreti imbarazzanti.

Del rapimento e dell'omicidio del presidente Moro (e della sua scorta): Moro prigioniero delle Br (che si ritenevano nella loro assurda ideologia i portatori dei valori traditi della resistenza) ma anche dell'antistato.
Dei due omicidi da parte delle Br: l'agente Gramato e il giudice Minervini. Fedeli servitori dello Stato, forse non lo stesso di cui il criminologo Senzani (dirigente delle stesse Br) era consulente.
Anche questo è successo in Italia.

Della scoperta della lista degli appartenenti alla P2, delle pressioni affinché non venissero divulgate, degli attacchi ai magistrati che le avevano scoperte (non ai piduisti, non a Gelli).

Di Cossiga e Andreotti, le due anime della Democrazia Cristiana. Il primo diventato presidente della Repubblica dopo una vita dentro lo stato e diventato (con la caduta del muro di Berlino) picconatore di quello stesso Stato di cui erano l'apice istituzionale. Gli attacchi ai giudici ragazzini, la difesa dei gladiatori, dei galantuomini della P2.
Il secondo, bloccato alla soglia del colle più alto dalle bombe di Capaci. Dopo una lunga carriera governativa (sette volte primo ministro): carriera chiacchierata, terminata però con la condanna per mafia (reato poi prescritto).
Cossiga e Andreotti: gli uomini dei segreti, degli accordi indicibili e delle sovrastrutture nascoste nelle pieghe delle istituzioni (da Gladio al Noto Servizio).


Ma non ci sono solo personaggi rappresentativi dell'antistato in questo lungo racconto: la nostra Democrazia, lo Stato (con la S maiuscola) negli anni è stato difeso strenuamente da un gruppo di persone che si sono battute: sono Ugo La Malfa e Sandro Pertini (il presidente partigiano che non volle stringere nemmeno la mano a quelli della lista di Gelli), Nilde Iotti (il presidente della Commissione parlamentare sulla P2), Giorgio Ambrosoli (il commissario liquidatore della banca di Sindona che bon si lascio corrompere dalle pressioni) , Norberto Bobbio, il commissario di polizia Santillo, il primo ad intuire la pericolosità per lo Stato della loggia di Gelli.
Dice l'autrice: “poche minoranze intransigenti e memori. Poche persone, ma speciali. Poche comunità, ma fedeli. Pochi maestri, ma grandi maestri”


Di questo elenco di persone , che dovrebbe essere presente nel pantheon dei nostri partiti politici, scrive nella postfazione Gustavo Zagrebelsky “Un elenco, per ora, di sconfitti che ci domandano: chi crede davvero nello Stato? Se la politica non si rianima e se i suoi protagonisti – partiti, forze culturali e sociali – restano inerti, la partita è persa. Ma, si dirà, dove trovare le ragioni della riscossa democratica? La risposta è chiara: nella Costituzione”.La genesi del dualismo Stato anti Stato ha genesi antiche, racconta ancora l'autrice citando i lavori degli storici Nicola Tranfaglia e Giuseppe Casarrubea: nasce dalla fine della seconda guerra mondiale, gli accordi di Yalta, la santa trinità mafia-politica-Vaticano:
“Sempre è stata sollevata l'obiezione: ma se accusate Andreotti per tutte le trame della nostra storia e, soprattutto, per le sue amicizie mafiose, significa che questo paese, questa Repubblica è stata «sempre» nelle mani di magiosi ed eversori, dal momento che Andreotti è stato sempre al potere. E questa, sostengono, è una ricostruzione che non si può accettare, essendo il nostro un grande paese democratico ..
Allora mi viene da sorridere. Sì, questa Repubblica è stata sempre, sin dall'inizio, strattamente intrisa di fascismo e di elementi non democratici, percorsa da sintomi molto pericolosi. È vero, ce l'abbimao sempre fatta, o quasi sempre. Perché? Come è stato possibile? Stato e antistato, se nacquero insieme, furono anche una cosa sola?
Questo è un problema che continua a coinvolgermi , un problema che attiene la cronaca e gli individui che ho conosciuto e sui quali ho scritto, ma anche e soprattutto la storia. È la storia che potrà, sprero presto, darci quella verità che resti nel tempo c che spieghi quell'eccesso di sevilismo che fu profuso, sin da subito, nei confronti dell'alleato americano. Lo pretendeva lui o eravamo noi a offrirlo? Noi servi, loro padroni”.

Conclude l'autrice, con un velo di speranza:
Abbiamo avuto Andreotti e Sindona, ma anche Ugo La Malfa e Giorgio Ambrosoli. Abbiamo avuto Carmelo Spagnuolo e Cossiga e Gladio, ma anche Sandro Pertini. Abbiamo avuto Berlusconi e Dell'Utri, ma anche Falcone e Borsellino. Abbiamo avuto Licio Gelli ma anche Occorsio e Minervini e Tina Anselmi e Norberto Bobbio.
L'elenco potrebbe continuare ancora, ma non all'infinito. Abbiamo sempre avuto qualcuno, apparentemente isolato, apparentemente debole, che ha tenuto saldi i principi della democrazia.
Dunque lo Stato è esistito e resiste oltre l'antistato che è in lui. Per questo è ancor aoggi possibile distinguere e credere. Pur sapendo che sono nati insieme, che molto probabilmente sono stati anche «una cosa sola» che però torna a distinguersi e separarsi nel momento stesso in cui c'è chi si alza e ricorda ce c'è un'Italia migliore, libera e forte.
«Gente pacifica ma dura» aveva scritto Giovanni Ferrara. Gente che continuerà a fare sempre quello che può e «certo sarà più che nulla».


La presentazione del libro, da parte dell'autrice:



L'articolo su Micromega Bonsanti: l’Italia, uno stato di diritto continuamente minacciato.

Uno stralcio dal capitolo "Le larghe intese Gelli-Craxi".



La scheda del libro sul sito di Chiarelettere.
Il link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

04 ottobre 2013

Buonuscite

Non tutti sentono la crisi.
Nemmeno quelli che vengono messi alla porta, ma riescono a strappare un assegno per la buonuscita pesante.

Come Bernabè che se ne va da Telecom con una buonuscita da 3,7 milioni lordi.
Come l'ex amministratore di Intesa, silurato dopo 2 anni dalla nomina: scrive l'Espresso in un articolo dove si parla di dimissioni d'oro "La più grande banca italiana ha speso 4 milioni di euro per cambiare amministratore delegato".

Banche, aziende di TLC in crisi: anche RCS ha qualche problemino, che verrà risolto vendendo la sede e lasciando a casa qualche giornalista.
Ma l'ex AD Perricone buonuscita record "Cambio ai vertici di Rcs: per l'amministratore delegato buonuscita da 3,4 milioni".

Ora Perricone è amministratore di Italo.

E' il mercato, diranno loro. Si pagano le competenze, l'esperienza, etc etc ...
Un mercato dove ad arricchirsi sono solo i manager, a prescindere dai risultati


Servizio pubblico - terra!

Per mare, se vedi un naufrago che chiede aiuto, lo devo soccorrere.
Se invece quel naufrago ha la pelle scura, viene dal sud del mondo, è meglio lasciar perdere, per non rischiare l'imputazione di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Questo è il regalo del pacchetto sicurezza, dei ministri Alfano e Maroni, votato dalla maggioranza di centrodestra. Quasi la stessa maggioranza che oggi, celebrata con tripudio sui giornali per il ritorno di stabilità e pacificazione.

Questa è una vergogna: perché oggi in Italia governiamo con la vergogna. La vergogna e l'ipocrisia dei politici che dichiarano la giornata di lutto, esprimono solidarietà ai lampedusani, piangono lacrime di coccodrillo.
Alfano, oggi celebrato statista, il ribelle al condannato Berlusconi, è lo stesso Alfano che assieme alla Lega ha fatto quelle leggi.

Oggi, per gli immigrati che sfuggono dalla guerra in Siria e dalle guerre nei paesi del nordafrica (dove si sta preprando il terreno a nuove dittature), l'Europa è una terra promessa a cui si arriva rischiando la pelle. Lo stato italiano ha il volto duro ma appassionato del sindaco Nicolini.
Quella che ha gridato a Letta "venga qui a contare i morti".

Si è parlato di questo, ieri sera a Servizio Pubblico: la tragedia di Lampedusa, con le interviste al sindaco e agli isolano che hanno contribuito al salvataggio dei superstiti.
La vergogna italiana ed europea che non ha ancora compreso cosa sta succedendo nel sud del mondo, anche per colpa nostra. Ma anche la vergogna politica cui tutti abbiamo assistito: Santoro ha usato le parole di Gaber per introdurre la sua copertina "io non mi sento italiano ..".
Rivolto al presidente Letta, che ricorda con nostalgia i bei tempi della DC, il giornalista ha ricordato anche il rovescio della medaglia. Il mancato rinnovamento politico, anche dopo il crollo del muro di Berlino.
E l'arrivo di Berlusconi, il fascino del denaro al potere.
E ora siamo in crisi, ma non siamo la Germania, coi partiti tedeschi come la Spd che farà votare alla base la proposta di larghe intese con la Merkel.
Oggi il governo Letta vede assieme sia quelli che criticano la BOssi Fini che coloro che le leggi le hanno fatte. Una vergogna 2 volte.



L'augurio al presidente: fare una legge elettorale e lasciare poi la parola agli italiani, che purtroppo o per fortuna lo sono ancora.

E intanto a Roma.
A Roma Bertazzoni ha pedinato ministri, peones e potenti del PDL: c'è crisi, ci sarà scissione, che farà Berlusconi?
Palazzo Grazioli contro palazzo Chigi. Falchi contro colombe.

E poi, il voto a favore di B.
E' un genio, il labiale di Letta.

Quanti giorni durerà la crisi del Caimano?
Già oggi non si parla più del nuovo gruppo parlamentare. I ministri rimangono al loro posto.
Alfano vuole il partito, ma troppe volte (lo ha ricordato in seguito anche Travaglio) B. è stato dato per morto.

In studio si è parlato sia della situazione politica che del naufragio di ieri.
Partendo da una contraddizione: oggi la legge punisce in modo più grave gli immigrati, i clandestini che non gli scafisti, i trafficanti di esseri umani.
Cosa farà la politica?

Il ministro Mauro ha richiamato l'Europa ai suoi impegni: "una vergogna non aver saputo difendere la vita".Forse il ministro, chissòà, si sarà pentito di aver acquistato i caccia F35, di aver usato quelle parole (servono a costruire la pace, aveva detto) in difesa del progetto di acquisto di questa arma da guerra.

Ruotolo, in collegamento dall'isola, ha sentito il sindaco e una coppia che ha personalmente salvato dei naufraghi in mare: chiedevano di salvare prima i bambini, nudi e imploranti.



Quante barche avranno visto e non si saranno fermate?
La deputata Moretti ha parlato di rivedere la legge sull'immigrazione, ma temo che siano le solite promesse fatte sull'onda dell'emozione.

Anche per la deputata PD ieri si è consumato l'ennesimo bluff di Berlusconi, che alla fine ha dovuto seguire la linea del PDL per non subire una sconfitta.
La sua disfatta però quanto ci è costata in termini di PIL e di immagine?

Il top della serata è stata però la spy story raccontata da Sallusti: altro che tom Clancy, qui in ballo ci sono le segreterie e le cancellerie dei paesi europei, che avrebbero tramato nuovamente contro B.
Facendo intendere a qualche deputato del PDL che ci sarebbe stato spazio senza B.

Che però è stato furbissimo, perché si è mosso con apparente stupidità, sgonfiando il complotto...

Già oggi è un altro giorno: si vota in giunta, Berlusconi ha altre carte per non decadere. I mercati avevano già scommesso sulla stabilità del governo Letta, anche se per le agenzie di rating siamo ancora a rischio.
Così la politica italiana continuerà a raccontarsi le stesse favole.
La stabilità, i sacrifici, la riforma della giustizia, i complotti .. gli imprenditori continueranno a chiedere meno tasse e meno burocrazia, i morti di ieri diventeranno un ricordo, i disoccupati un numero buono per le statistiche.

Le colombe sono falchi dalle fauci affilate - l'intervento di Travaglio



L'intervista ad Alfano

03 ottobre 2013

Pietà l'è morta



Sono morti per colpa della guerra e della fame da cui scappavano.
Sono morti per colpa delle nostre leggi, che mettono prima i nostri interessi, i calcoli elettorali, le nostre paure, che non il rispetto della vita umana.
E siccome queste leggi la politica non le intende cambiare, che almeno ci risparmiassero le lacrime.

Dove sono quelli che davano dell'assassino a Beppino Englaro?

Le larghe intese Gelli Craxi - Il gioco grande del potere

Un estratto dal libro di Sandra Bonsanti: "Il gioco grande del potere" Chiarelettere.
Dove si parla delle "larghe intese" tra il segretario del PSI Craxi (quello che oggi viene definito statista riformista, perseguitato dalla magistratura) e Licio Gelli. L'uomo (forse nemmeno al vertice) della loggia segreta P2. Quella dei depistaggi, degli accordi sottobanco, quelli delle trame golpiste, della scalata al Corriere coi soldi di Calvi.

Avevano una visione comune su come riformare lo stato, i due. Riforme che, non casualmente, ritornano periodicamente di moda. non tramontano mai. Come quella sul presidenzialismo che Pertini, uno dei più grandi presidenti della nostra Repubblica, un padre della patria, definì l'anticamera della dittatura. 
Pertini si rifiutò, da presidente, di stringere la mano e di nominare per le cariche pubbliche, qualsiasi piduista. Come il socialista Di Donna all'Eni, o Manca alla Rai.

Sono passati tanti anni.

Ma certe parole, come presidenzialismo, certi attacchi (alla stampa libera, alla magistratura) sono ancora di moda. Dentro la politica.
Che ha assorbito fin troppo bene il piduismo: quel modo di fare politico non alla luce del sole, non nei luoghi istituzionali.
C'era inoltre ad interessare sia Craxi che il Venerabile, la questione della «grande riforma» che avrebbe dovuto, secondo il vecchio schema della destra di Edgardo Sogno, traghettare l'Italia da repubblica parlamentare a repubblica presidenziale.
Una riforma che veniva ritenuta essenziale in vista di un'operazione di rafforzamento contro il potere del PCI. Se avessero potuto votare direttamente il presidente, calcolavano, gli italiani non avrebbero mai scelto un comunista, o comunque un uomo di sinistra.
Risale al settembre 1979, in contemporanea con l'incontro tra Craxi e Gelli, un articolo su «L'Avanti!» che rilancia la proposta della Grande riforma che verrà poi ripresa in tutte le occasioni di dibattito interno. [..]
Craxi tornerà sul tema del presidente eletto dal popolo a ogni assemblea di partito, a ogni congresso. [..]
Insomma, repubblica presidenziale. Se il prezzo da pagare fosse la rinuncia dichiarata di Craxi a candidarsi, ecco una rassicurazione.
C'erano poi altri due argomenti di comune interesse fra il Venerabile e il segretario socialista ed è probabile che ne abbiano discusso insieme in più occasioni, e che i loro incontri siano stati più frequenti e intesi di quanto abbiano voluto far sapere.
Così la pensava anche Fabrizio Cicchitto, intimo di entrambi, che in un momento di sconforto si era lasciato andare parlando col giornalista Augusto Minzolini, che lo intervistò per «La Stampa» nel novembre del 1993, e aveva confessato: «Ho capito ad esempio che Bettino e Claudio Martelli c'erano dentro fino al collo con Gelli e Ortolani .. C'è da credere  davvero che in tutti quegli anni con quei soldi si siano comprati il Psi».
E c'erano altri progetti che stavano a cuore sia a Gelli che a Craxi e ricalcavano pari pari alcuni punti fondamentali del Piano di rinascita. Sono gli stessi che nel nuovo millennio saranno «fotocopiati» nei programmi dei governi di Silvio Berlusconi: il controllo della magistratura e il controllo dell'informazione (a partire dall'asservimento della Rai).
Obiettivo comune del segretario sociailsta e di Licio Gelli era la conquista di un dominio forte, assoluto. Tutto il resto, un inevitabile corollario. Non importa se per raggiungere il fine si dovesse riscrivere la Costituzione, anzi. Come disse Gelli, e come poi ha ripetuto pedissequamente il «fratello» Berlusconi, la nostra Carta è «un abito un po' liso, che necessita di esser rinnovato totalmente».
[pagina 146-147]


 

La giornata storica

Non so quali siano i motivi per festeggiare: il primo ministro Letta ha parlato di giornata storica, il presidente Napolitano addirittura di "Sfida vinta, prova superata. Ora però non sarà più tollerato il gioco al massacro".

Ma di cosa stanno parlando? Abbiamo perso giorni importanti in cui si doveva affrontare il tema della legge di stabilità, dell'IMU, dell'IVA e soprattutto l'emergenza lavoro.
Tutto per salvare il soldato B. condannato per frode.

Cosa abbiamo da festeggiare? Prima c'era un governo sotto ricatto da un partito guidato da un pregiudicato. Ora c'è lo stesso governo, una maggioranza un pelino più allargata, ma un governo che ancora di più sarà sottoposto ad altri ricatti.
Il primo riguarderà il voto in giunta e al senato per la decadenza di B.
Altro che coraggio dei moderati.

Perché oggi il premier Letta dovrebbe stare più tranquillo? Solo perché B., rimangiandosi la parola, ha detto di sì alla fiducia?
Come si fanno a spiegare queste cose all'estero: i voltafaccia dei partiti, le promesse di Letta e Saccomanni sul costo del lavoro e tasse (dove prenderanno i soldi), un paese in mano sempre alle stesse persone.
Gruppi parlamentari che si aprono e chiudono nello spazio di una giornata.

Sto leggendo in questi giorni il libro di Sandra Bonsanti "Il gioco grande del potere": buona parte del libro è concentrata sulla P2. La scoperta delle liste, la ombra minacciosa sulla democrazia, gli attacchi dei piduisti a giornalisti e magistrati che intendevano fare pulizia. Gli attacchi a Tina Anselmi, presidente della Commissione di inchiesta parlamentare.

I tre obiettivi del piano di rinascita nazionale di Licio Gelli:
il controllo del parlamento, il controllo della magistratura e il controllo della stampa.
Non è cambiato niente: ormai siamo al punto in cui non dobbiamo più chiederci se siamo a rischio di una nuova P2. Ma cosa di quel piano non sia ancora stato attuato.
Grazie al porcellum, il parlamento è in mano a poche persone.
Sulla magistratura ci stanno provando da sempre: è da scommeterci che dietro la fiducia di B. ci sia qualche tornaconto giudiziario. Come la responsabilità civile dei magistrati, la separazione delle carriere. Tutti punti del piano di Gelli.
L'informazione, infine. Lo sapete che in Francia hanno messo la Torino Lione tra le opere di serie B? Se ne riparlerà dopo il 2050.
In Italia, il TAV è l'arma di distrazione di massa, invece. L'inutile opera, dietro cui si concentrano troppi interessi.
Letta può andare in televisione e dare la colpa a Grillo per il porcellum. Una bugia che rimane tale, senza che nessuno smentisca.
Berlusconi può fare la vittima, nonostante tre gradi di giudizio.
Può addossare la responsabilità delle tasse a Letta e al PD.
I comuni rincarano le tasse? Colpa dei sindaci rossi, non del patto di stabilità di Tremonti e dei suoi tagli.
Riva chiude le fabbriche per reazione al sequestro dei beni di un giudice? E' chiaramente colpa dei giudici. Come ai tempi della P2, i giudici non si devono permettere di entrare nelle stanze del potere per perturbare equilibri e accordi segreti tra potenti.

E allora ditemi, cosa abbiamo da festeggiare?
Ditelo a quei giovani che non hanno lavoro, siamo al 40%.

02 ottobre 2013

La fiducia - cambiare tutto per non cambiare niente

Le stampelle per Letta arriveranno dal PDL, dall'UDC, dal Gal, da ex M5S e (ovviamente) dal PD.
E con questo frazionamento di partitini (al centro) possiamo dire che il maggioritario è stato ormai superato.




Il corriere, involontariamente, mette in prima pagina il tweet di Cazzullo "si profila una netta vittoria di Napolitano".
E anche la repubblica parlamentare, come la conoscevamo, possiamo dirla superata.



Quelli del 5 stelle che minacciano la ex compagna di partito.
E anche l'apriscatole possiamo metterlo da parte.


Berlusconi alla fine ha votato per la fiducia: mettiamo da parte anche le sue ultime dichiarazioni (le irrevocabili dimissioni, no al governo delle tasse ..) e i suoi penultimatum.

Certi atteggiamento no, rimangono immutati.
"Berlusconi ha annunciato che vuole un governo balneare e che vuole cercare i voti uno per uno. È una compravendita penosa e vergognosa. L’unico atto da compiere è prendere atto che la maggioranza non c’è più e dimettersi".
Questo diceva Letta il 9 settembre 2010 (frase ripresa oggi da Travaglio sul FQ).

I cambi di casacca, il coprire con la parola stabilità e responsabilità gli inciuci tra i capi partito.
i cambi di cassa oggi sono fatti per salvare il paese: "L’Italia corre un rischio irrimediabile e fatale".

Berlusconi invece, nel 2010, sempre secondo Letta, "sta cercando di fare un governicchio, un governo balneare fatto di compravendita di deputati".

Forse non lo sa, ma il paese verrà salvato dai 23 ex PDL, molti dei quali già deputati ai tempi del governicchio ..

Cosa succederà adesso con la scissione? Cosa daremo in cambio a questo nuovo gruppo, I popolari?
Premesso che Letta non è B., rimane da capire quanto il nuovo governo sarà resistente alle pressioni del PDL rimasto con B.
Per dire, prima delle elezioni si parlava di conflitto di interessi, costo del lavoro, legge anticorruzione, di sfoltire i costi della politica.
E invece si è toccato IMU, IVA, la tassa sulle barche e gli incentivi sui lavori in casa.

Dovevano rifare la legge elettorale, una vergogna come ha anche ricordato il presidente della Repubblica il giorno del suo giuramento.
E invece ho l'impressione che non la si voglia toccare.
I cambi di casacca, i nominati senza competenze, i parlamentari che devono essere fedeli ai capipartito pena la non ricandidatura, sono tutte cose figlie di questa legge.

In troppi hanno interesse a mantenere le cose così come sono.


PS: i lettori di Libero l'hanno presa bene

Piccoli uomini

Me lo sono letto questa mattina sui giornali, il battibecco tra Sallusti e Cicchitto a Ballarò.
Cicchitto a Sallusti: «I più grandi autogol che il centrodestra ha subìto li ha subìti grazie al Giornale, un giornale umoristico».
Sallusti a Cicchitto "Vedo che lei la sta pensando come Scilipoti". Risponde Cicchitto: "Non accetto queste provocazioni"...

Potrei anche dire che ho riso vedendo questi due che si bastonavano a vicenda.

Gli appellativi in studio si sprecano: da “vigliacco”, a “stalinista”, dall’epiteto di “picchiatore”, fino a un sarcastico “spero che tu non porti jella”. Sallusti punge: «In parlamento non ci sono maggioranze alternative. Non credo che il Pd e Napolitano accettino governi in codice Scilipoti», con Cicchitto attaccato dal direttore. «Non cominciamo ad insultare». Floris interrompe con una domanda, rivolto a Sallusti: «Ma lei si aspettava che Alfano e Cicchitto abbandonassero Berlusconi?». Sallusti ne approfitta per continua ad avvelenare il clima: «Da vigliacchi quali sono me lo aspettavo da tempo». Cicchitto rivendica la libertà di avere un parere diverso, ma Sallusti lo attacca di «aver preso in giro Berlusconi e gli elettori del Pdl, a tre giorni dal voto in Giunta»: «Da buoni democristiani avete aspettato il momento di massima debolezza del presunto nemico per pugnalarlo alle spalle» [ da Giornalettismo].
Ma poi penso che noi, queste cose, le sapevamo già. Ricordatevi una cosa: dietro questi piccoli uomini qua (il picchiatore il compagno) abbiamo già perso troppo tempo.
E continueremo a perdere tempo, visto che le sorti del governo saranno ora nelle mani di Giovanardi, Cicchitto (il piduista Cicchitto), Formigoni, Scilipoti, ...

Grande è brutto

Ieri il presidente della regione Lombardia e i sindaci di Milano e Sesto hanno firmato l'accordo per realizzare la città della salute nella zona ex Falck. Una mega struttura, che presumibilmente sarà pronta nel 2019.
Bonifiche e appalti permettendo.

Sarà un affare per la regione, forse. La nuova tendenza è centralizzare, tagliando strutture, accorpare ospedali e Asl.
Forse non warà un affare per il cittadini, costretto a spostarsi, per arrivare a questi grandi centri:

"La Città della Salute e della Ricerca è una delle opere più importanti che ritengo di dover realizzare nel corso del mio mandato da presidente della Regione Lombardia. E oggi siamo qui per sottolineare l’importanza che noi diamo a questo progetto, un progetto di eccellenza a livello europeo, in materia sanitaria, di cura e prevenzione".

Grande è bello, dicono.
Il punto è che si devono costruire gli ospedali che servono, senza costringere le persone a lunghe transumanze per curarsi.
E che anziché meno Asl, servirebbero più Asl, nel territorio, per fare opera di prevenzione.
Abbiamo una popolazione anziana: quanti di questi fanno ginnastica preventiva, per evitare ulteriori problemi (come ci ha raccontato Presa diretta, in Emilia Romagna)?
Serve fare ricerca, eppure i soldi ci sono solo per i cantieri, per le autostrade. Ci saranno anche per finanziare i ricercatori?

Ecco, pensavo a questi maxi accordi, per maxi opere. Tutti erano contenti: gli scandali della sanità (e le tensioni con CL ), delle bonifiche non fatte sono già dimenticati.
Pensavo a questo sul mio treno che mi portava a Milano (Trenord): oggi, c'era una carrozza in meno ed eravamo tutti ammassati.
Non proprio una situazione corretta, igienicamente parlando.
E pensavo a quelle promesse sul 75% delle tasse, sui treni in orario ..

01 ottobre 2013

El PDL unido jamás será vencido

IL PDL voterà unito per la fiducia.
A Letta.
Non so se ridere o piangere.

Alfano, Renzi, Letta, Giovanardi .. la vecchia DC.

Piccola Atene di Salvatore Falzone

"Dal centro della Sicilia, sotto la crosta della terra di mezzo, sgorgano le fonti del potere. Non mi chieda di spiegare il motivo di questo assunto, ma le assicuro che… Stia a sentire. La nostra provincia si trova al centro dell’isola, e per questo, come un perno, la tiene in equilibrio".
La Piccola Atene che da il titolo a questo romanzo interessante è Caltanissetta: una città che si trova nel mezzo della Sicilia e anche nel mezzo di pericolosi equilibri, come intuirà il protagonista del romanzo.
Piccola Atene, perché nel passato città illuminata dalla presenza di intellettuali come Vitaliano Brancati e Leonardo Sciascia.
Di quella Atene non è rimasto nulla, ora, se non il riverbero di quel periodo d'oro nelle chiacchiere del bar.

Le tessere del puzzle di questo noir sono il cavaliere Alvaro, proprietario di un centro commerciale, che muore il giorno dell'inaugurazione.
Morte che lega assieme altri personaggi della provincia nissena: il vescovo, il politico locale che era socio di questo centro.
L'altro costruttore concorrente, che era in rotta col politico.

Una morte catalogata da tutti (e di cui tutti parlano) come incidente, il cavaliere Alvaro era sofferente di cuore: morte che però suscita l'interesse di Gaspare Lazzara. Blogger che raccoglie le notizie locali nel suo sito che si improvvisa detective.
Il cavaliere Alvaro è stato forse ucciso?

Gaspare vive da solo con la madre, è senza lavoro e, leggendo tra le righe, pure senza una fidanzata. Valeria, la fidanzata, se ne è andata a Milano, lasciando come ricordo solo qualche rivista scientifica.

Forse è anche per questa solitudine, e per un desiderio di dimostrare qualcosa tramite il suo blog personale, che decide di fare una sua indagine.

Raccoglie qualche voce in giro per la città, il suo barbiere che sa tutto di tutti, un edicolante che aveva sentito uno sfogo di un contadino, l'amico giornalista.
E inizia anche a ricevere strani contatti tramite internet, piazza virtuale che frequenta quasi più spesso delle piazze reali della sua città.

Perché il morto, col centro commerciale aveva probabilmente intaccato interessi forti: quelli della mafia, forse. Gli interessi del concorrente rivale, che voleva portare avanti lui il progetto.
Progetto che sicuramente ha attirato le ire dei contadini locali, cui non fa piacere che i piccoli negozi a cui vendere i propri prodotti siano sostituiti da un grosso centro commerciale.

Il vescovo, inaspettatamente, gli offre un lavoro, a tempo indeterminato.
L'ex amante del politico, Gloria, in un incontro semi segreto, gli parla dei contrasti tra il suo ex amante, che l'ha scaricata e il vescovo.
Viene contattato da un certo Arnone, consulente legale della diocesi, che gli racconta (dentro una chiesa che odora di muffa) i retroscena dietro il progetto del centro commerciale.
Degli equilibri che si sono andati a toccare.
E che è meglio se lascia perdere: "Se vuoi fare l'eroe, metti su una bella impresa e comincia a parlare di legalità".
Alludendo al costruttore Cammarata, il rivale di Alvaro.

Come il professor Laurana di Sciascia ("A ciascuno il suo"), Gaspare si ritrova sempre più solo, sempre più spaventato e sempre più invischiato dentro una storia i cui confini criminali riesce quasi ad intuire.
Anche

Enzo D'Antona nella postfazione scrive "L’impianto narrativo è sciasciano: tutti sanno tutto, tranne l’investigatore che solo in fondo al libro arriva faticosamente alla verità, o magari la intuisce soltanto".

Un libro sicuramente da consigliare, per spiegare la Sicilia della piccola provincia, dove la mafia c'è ma non si vede perché nascosta nei piccoli gesti quotidiani.
Dove tutti sanno tutto, ma nessuno sa niente, almeno ufficialmente.
Dove la Chiesa è il collante di tanti affari che riguardano più il corpo che l'anima delle persone.
Dell'antimafia di facciata.

E dove a spingere il protagonista all'investigazione non è più la presuzione di arrivare alla verità da solo, ma una sorta di "narcisismo da web" (le sue navigazioni su Twitter e Facebook) ma nessuna vera tensione morale verso una denuncia dei fatti sul web.
Gaspare accetterà, alla fine, non senza una certa insofferenza, il comodo lavoro nell'ufficio del vescovo.

Il link per ordinare il libro su Amazon e Ibs.

Report - al posto giusto

Adesso credo di aver capito tutto, dopo aver visto il servizio di Report.
Ministri che non sanno nulla del ministero che dovrebbero presiedere: come la ministra della salute che imputa le malattie in Campania non ai rifiuti, ma agli stili di vita degli abitanti di Terzigno. Dove l'incidenza dei tumori è aumentata del 47%.
All'agricoltura la figlia del presidente di un consorzio agricolo che il ministero dovrebbe monitorare.
Viceministri senza deleghe, in ministero per non fare nulla, che non possono dimettersi poverini, perché aspettano le deleghe. E nel frattempo, dopo aver riempito la loro città di cantieri, da sindaco, da viceministro dovrebbero occuparsi di infrastrutture.

E, infine, sottosegretari messi lì per non fare nulla. Senza competenze, e hanno pure la coscienza di ammetterlo.
Alla pubblica amministrazione, alle autonomie, agli interni. Molti di loro esclusi dal Parlamento, ma rientrati dalla porta posteriore.
Uno è in quota Renzi, l'altro in quota Samorì. Nemmeno il padre del giovane sindaco del comune di 400 anime, sà il nome del suo partito.
All'ambiente uno che nel suo comune voleva cementare una zona boschiva. Su terreni di proprietà di un certo Berlusconi.
La delegha ai giochi data ad un lobbista delle società concessionarie dei giochi online che non sà nulla delle malattie connesse ai giochi.
E nel frattempo chissà se verrà mai pagata la multa da 600 ml di euro (un mini condono) dai concessionari?

Tutti al posto giusto: come la sottosegretaria di Franceschini, che di fronte alla domanda (ma come ci sono ancora giornalisti che in questo paese fanno domande?) sul doppio stipendio indebitamente percepito (in regione e dal Parlamento) sbotta. "Lei quanto guadagna? Chi la manda? Chi la sta pagando?". Deve essere un retropensiero, pensare che gli altri agiscano per tornaconto ..

E la Gabanelli, paziente, in studio, a spiegare nuovamente che i giornalisti di Report anticipano tutte le spese, che ogni puntata costa meno di quanto la Rai incassa.
Ma niente, questa gente non capirà mai nulla.

Perché sono stato scelti apposta e messi al posto giusto.
Non per salvare il paese.
Ho raggiunto questa conclusione: Letta e Alfano hanno minato questo esecutivo sin dall'inizio.
Sapevano che avrebbe avuto vita breve: doveva servire a Berlusconi per la sua campagna elettorale (l'IMU) e per rilanciare l'immagine di Letta alle prossime elezioni.

Forse sbaglio.
Rimangono delle domande pensati, però: se questi sono i migliori, espressione delle larghe intese, potrà mai salvarsi questo paese?
D'altronde li abbiamo abituati bene questi politici: alla sala stampa della Camera, i politici si presentano con alle spalle un plastico e fanno il loro sketch. Se sbagliano una battura i porta microfoni sono pronti a rifare la scenetta.
Domande? No grazie.
Pochi degli interpellati, nei vari ministeri, hanno accettato di rispondere. E le risposte date erano indice di arroganza, superficialità, negazione della realtà.
Ministri senza competenze, significa una politica in balia della burocrazia.
Una volta erano i partiti a formare i loro quadri.
Oggi sono le cene eleganti, i salotti, le amicizie.

Che fare, allora.
A fine incheista la Gabanelli punta il dito sulla legge elettorale: quella che il PDL, il PD e Letta non hanno voluto cambiare (con buona pace del primo ministro).
Ma è anche colpa nostra: come cittadini dovremmo pretendere una selezione della classe dirigente migliore dai partiti. E deve cambiare l'informazione.
Basta coi reggi microfoni e con i comunicati a mezzo video senza domande.

Grazie


PS: forse un giorno arriveremo anche noi a fare come in Finlandia, dove le multe sono proporzionali al reddito, per mantenere "il patto economico della pena". Se hai soldi, non devi più permetterti di superare i limiti di velocità perché per te sono pochi soldi.
Per il momento, in Italia a chi prende le multe, gli facciamo pure lo sconto. 
Come ai concessionari dei giochi online.