19 luglio 2007

Come si falsifica la storia

Polemiche su un libro a fumetti della storia della Lombardia, diffuso dalla regione.
Dove, sulle stragi nere degli anni 70 si scrive: negli anni Settanta «ai movimenti studenteschi e operai - è scritto nel fumetto - si sostituirono veri e propri atti di terrorismo che volevano ribaltare i modi di governare in Italia e che in Lombardia portarono alle ignobili stragi» di Milano e Brescia.
Le stragi di piazza Fontana e di piazza della Loggia sono state eseguite da esponenti dell'eversione Nera, che hanno agito con le complicità e sotto la copertura dei servizi segreti.

Servizi segreti e basta, non deviati. Questo scrivono i giudici nelle sentenze. Gli studenti e gli operai non c'entrano.
Se si vuole parlare di Golpe, si devono tirare in ballo i carabinieri di De Lorenzo, il Sifar e Gladio.

Servizi segreti al servizio di un piano che voleva stroncare con la paura il movimento studentesco, operaio, civile, che chiedeva un rinnovamento della società.
La generazione del 68 era cresciuta vedendo da un parte le fatiche dei padri, la generazione nata durante la guerra, con la fame e le revine.
Dall'altra il miraggio del boom: il boom degli anni 60 che non portò ad una crescita organica e comune di tutti gli strati sociali degli italiani. Ci fu chi si arrichì e chi no.
Queste tensioni potevano sfociare nella "Il paese mancato", come l'ha chiamata Guido Crainz.


Torniamo al fumetto: le critiche del centrosinistra vengono respinte dalla CdL
“Una polemica puramente strumentale, nata dall’oscurantismo di una certa sinistra che pretende di censurare quella che doveva essere un’iniziativa culturale per promuovere la storia della nostra Regione tra i bambini delle scuole elementari e medie”. Luca Ferrazzi (AN), componente dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale della Lombardia

A differenza della cultura di sinistra che spesso ha letteralmente cancellato dalle pagine dei libri eventi drammatici e rilevanti come le Foibe, le stragi partigiane, e a livello internazionale l’orrore dei gulag e i misfatti del comunismo, – nonostante le continue denuncie di storici che ne sottolineavano l’importanza
Come a dire: se a sinistra si è oscurato degli orrori di Stalin, noi possiamo riscrivere la storia, alleggerendo le responsabilità politiche dell'estrema destra, della DC e dei servizi.

18 luglio 2007

V Day: ci sono anch'io

Iscriviti al Vaffanculo Day
Diceva Gratteri (DDA antimafia): "Il confine tra stato e antistato non esiste più".
Dopo aver visto le trasmissioni di Iacona W l'Italia, Report della Gabanelli , Annozero di Santoro, diventa sempre più difficile star zitto.
Se chi rappresenta lo stato non si sente il dover politico, istituzionale, morale di rispettare le leggi, di rispettare lo stato, perchè a me deve essere vietato un semplice vaffa..?

Se non è chiara la differenza tra stato e antistato, tra chi rispetta le leggi e chi le viola, tra chi paga le tasse e chi evade ... che ci sta a fare lo stato, se nemmeno i suoi rappresentanti ne rispettano le leggi?

Il ricatto della Bonino

Dopo la crisi di febbraio non si era detto che stavano tutti buoni, nel governo?

Perchè la Bonino si è sentita in dovere di rimettere il mandato?
Non è nemmeno materia sua, quella delle pensioni.L'abolizione dello scalone era nei punti del programma. Che dovrebbe aver condiviso anche lei.
«Il rischio - ha continuato Bonino - è che, sulla spinta della sinistra comunista e dei leader sindacali, il nostro Paese, unico nel contesto europeo, operi persino per una riduzione dell'età pensionabile con un aggravamento dei costi complessivi della previdenza».

Nessuno chiede una riduzione dell'età pensionabile.
L'inps non è in perdita.
I conti pubblici sono aggravati anche dal costo della politica.
Perchè non ha rassegnato le dimissioni dopo il rinvio del ddl sui costi di senato e camera?
E poi, perchè i sindacati e i partiti della sinistra non possono tutelare gli interessi dei lavoratori?

W l'Italia diretta: per la Giustizia

Puntata di W l'Italia diretta dedicata alla Giustizia in Calabria, a Locri, nella terra dove hanno ammazzato il presidente della giunta regionale Franco Fortugno.
Una puntata che possiamo sintetizzare in questi fotogrammi:

  • la lapide messa nella piazza di Locri e dedicata a Fortugno (senza l'indicazione morto per mafia). Con la scritta che è stata messa giusto il giorno della trasmissione
  • la piazza solitaria di Locri, col procuratore della DDA di Reggio Calabria, Nicola Gratteri.
  • Il rappresentante dello stato, solitario .. in una piazza vuota
  • le immagini del tribunale di Locri: i faldoni lasciati a marcire negli scantinati, interdetti per motivi di igiene dalla ASL, cancellerie senza materiali, enza auto di servizioi giovani magistrati della procura di Locri, tutti al primo incarico, giovani ma determinati. Abbandonati dallo stato.

Ma andiamo per ordine: la puntata partiva dal ricordo dell'omicidio dell'onorevole Fortugno, il giorno delle primarie, il 16 ottobre 2005. Il killer ha potuto agire indisturbato: è entrato nel seggio, ha sparato cinque colpi e se ne è andato.In questi giorni c'è stata la seconda udienza.
Il processo ha fatto emergere i nomi dei probabili esecutori: i Marcianò (il padre lavorava alla stessa ASL), Piccolo, Riorto, uomini del clan Cordì.
L'ipotesi è che Fortugno sia stato ucciso
perchè alle elezioni aveva battuto il candidato Domenico Crea, della Margherita, candidato appoggiato dal clan dei Cordì.
Ma è un'ipotesi debole, che non convince nè la vedova del presidente, l'onorevole Laganà, nè il procuratore della DNA, Pietro Grasso.
L'omicidio Fortugno è stato un omicidio politico-mafioso, nel quale il clan dei Marcianò probabilmente è solo la cinghia di trasmissione tra gli esecutori materiali e i mandanti (politici).

Se i media si sono dimenticati di Fortugno, non così la 'ndrangheta: l'onorevole Laganà continua a ricevere
minacce e intimidazioni via via più pesanti.
In trasmissione mostrava a Iacona i faldoni delle denunce fatte, in ostinata e triste solitudine, dal marito, quando era consigliere, a partire dal 2003. Denunce circostanziate, con tanto di nomi, cognomi e fatti.Reparti tirati su apposta per trovare il posto al primario "amico"; medici cacciati dalle cliniche in favore di altri che invece erano raccomandati.
Risorse deviate verso strutture convenzionate, per milioni di euro.
La sanità in Calabria, come in altre regioni, è un business: che arricchisce le cosche locali e grava sui conti dello stato. Lavori fatti senza gare d'appalto, con accordi diretti tra le parti.
Alla ASL di Locri, i commissari mandati dal governo hanno scoperto un buco da 140 ml di euro.

E non è un caso isolato: l'inchiesta parlava del caso Villa Vittoria, privata e convenzionata con la regione per un giro di 8 ML di euro. Clinica le cui quote sono in parte possedute dall'onorevole Giovanni Filocamo, che raggiunto telefonicamente, smentiva.

E qui veniamo al ruolo della politica: che fine hanno fatto le denunce di Fortugno?
Il PM
de Magistris della procura di Catanzaro, le ha mandate per competenza alla procura di Locri. Dove sono rimaste bloccate nell'ufficio del Gip, assieme a migliaia di altre.
Intervistato da Iacona, il magistrato parlava delle indagini, che probabilmente si concluderanno entro l'anno.
Indagini su un omicidio politico-mafioso, che probabilmente non è solo un avvertimento alla giunta regionale che si era appena insediata.Il business della gestione dei fondi pubblici comunitari è il nuovo sistema: si parla di una torta di 8,5 miliardi di euro (perchè la Calabria è obiettivo 1).Soldi che se fossero stati destinati ai calabresi, ora la regione sarebbe un piccolo Liechtenstein.

Se la Calabria è in questa situazione, significa che fa comodo a qualcuno, che sta sia a Roma che a Reggio Calabria.
Un altro dato che emerge è la trasversalità del problema: gli indagati non appartengono ad un solo partito o gruppo politico. "E' un quadro devastante: è in gioco lo stato diritto, noi magistrati viviamo in stato di isolamento. La magistratura è inadeguata a combattere la 'ndrangheta: io compro i mezzi informatici per il mio ufficio; pago la macchina per i miei spostamenti".

Iacona è sceso poi in piazza (la piazza vuota) a Locri, dal magistrato Nicola Gratteri: esperto della 'ndrangheta per averla combattuta da più di vent'anni. Perchè la n'drangheta è difficile da combattere?
Perchè è una struttura familiare, patriarcale. Difficile da infiltrare ed è altrettanto difficile che uno dei suoi membri si penta e ne sveli la struttura dall'interno, come fece Buscetta nel lontano 1985.
La 'ndrangheta ha un giro d'affari di 35 miliardi di euro, come la finanziaria di lacrime e sangue di questo governo.
Viene da ridere al confronto con la macchina dello stato messa in piedi per combatterla: tribunali senza timbri, senza carta per le fotocopie; senza macchina per spostare i faldoni dei processi. Tribunali sovraccarichi: significa che i tempi dei processi subiscono rinvii di mese in mese ..

Gratteri parlava di distanza tra le parole degli esponenti dello stato e la povertà dei mezzi dei giudici. E' scandaloso.
Napolitano, in una cerimonia in Calabria, chiedeva ai calabresi di avvicinarsi allo stato.
Gratteri gli rispose che forse doveva essere lo stato a fare due passi avanti, per rendersi credibile. Poi, forse, la gente avrebbe iniziato a fidarsi.
Le macchine della polizia che, in quella piazza così vuota, facevano bella mostra, non erano del commissariato di Siderno. Che non possiede auto così nuove. Erano state portate lì apposta per la trasmissione.

Gratteri non si è trattenuto: "lo stato ha tradito le aspettative dei magistrati che, dopo la morte di Falcone, scelsero di veniore qui a combattere la mafia".
Le norme legislative portate avanti dallo stato ci hanno fatto fare un passo indietro nella lotta alla mafia. Norme come il Patteggiamento allargato in Appello.
Che non diminuisce i tempi dei processi (per gli imputati che non patteggiano si deve fare il dibattimento coinvolgendo tutti, anche coloro che patteggiano). E' solo un regalo alla mafia.

La 'ndrangheta non ha colore politico: vota solo il cavallo voncente. E' molto più forte ed arrogante rispetto agli anni 70, 80. Anche per le leggi garantiste portate avanti: col patteggiamento uno ndranghetista si fa 5 anni di carcere.
Considerando i guadagni che fa col traffico di droga, gli conviene. Tanto poi esce in semilibertà per buona condotta.Diverso se venisse condannato all'ergastolo o a 30 anni.
Il confine tra stato e antistato non esiste più: nella cosa pubblica vedo sempre di più la presenza della 'ndrangheta. Come può la gente avere fiducia in noi, quando vede amministratori, funzionari, politici indagati per criminalità?
A chiudere la trasmissione è stata Roberta Congiusta, sorella di Giancarlo, ucciso nel maggio del 2005. Uno dei 28 morti della locride. Molti dei quali senza colpevole.
Technorati: ,

17 luglio 2007

Paure lontane

Mentre Fini lancia l'allarme sulle dichiarazioni di D'Alema, si scopre che forse c'è lo zampino dietro la strage in via D'Amelio. Dove morì il giudice Borsellino e la sua scorta.

Perchè dobbiamo spaventarci di Hamas, di Al Qaeda e non della mafia, dei servizi deviati?
Perchè il pericolo che ci fa paura è quello lontano: Hamas in Palestina, i Talebani in Afghanistan e Iraq.

La mafia oramai l'abbiamo assimilata: è nel nostro DNA. Non ci fa paura.
Il signor Fini è a conoscenza dell'intervista di Borsellino dove si parla di mafia, Dell'Utri, Berlusconi, Mangano? Dove si parla di cavalli.
No?
Allora lo chieda al boss della sua coalizione.
O magari all'ex amico Perferdi, che di mafia dovrebbe essere a conoscenza.

P.S. la vicenda delle dimissioni di Selva finisce in burla. Dimissioni ritirate ...
Sarebbe stato un precedente troppo imbarazzante per gli altri.

Cosa mi succede se ..

.. mando a fare in c. il giudice (di cassazione) che ha sdoganato il "vaffa"?

Un "vaffa" infatti non è più un'offesa: ormai fa parte del linguaggio comune. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha assolto un consigliere comunale di Giulianova (Teramo) dall'accusa di ingiuria perché aveva mandato a quel paese il vicesindaco durante un consiglio comunale.
....
"talune parole ed anche frasi che, pur rappresentative di concetti osceni o a carattere sessuale, sono diventate di uso comune ed hanno perso il loro carattere offensivo".

Borsellino: La lotta alla mafia

Il 23 giugno 1992, ad un mese dalla morte del giudice Giovanni Falcone a Capaci, i boyscouts organizzano un raduno a piazza Magione, nel cuore del quartiere della Kalsa, a Palermo.
Paolo Borsellino pur arrivando in ritardo riesce ad essere presente e viene invitato a prendere la parola, per un ricordo dell'amico.
Con la voce commossa, tra le fiaccole accese, in un atmosfera carica di passione civile, di religioso turbamento ed emozione, comincia a parlare:

La lotta alla mafia (primo problema da risolvere nella nostra terra, bellissima e disgraziata) non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale, anche religioso, che coinvolgesse tutti, che tutti abituasse a sentire la bellezza del fresco profumo di libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della contiguità, e quindi della complicità.
Ricordo la felicità di Falcone, quando in un breve periodo di entusiasmo, conseguente ai dirompenti successi originati dalle dichiarazioni di Buscetta, egli mi disse: "La gente fa il tifo per noi". E con ciò non intendeva riferirsi soltanto al conforto che l'appoggio morale della popolazione dà al lavoro del giudice.
Significava soprattutto che il nostro lavoro, il suo lavoro, stava anche sommovendo le coscienze, rompendo i sentimenti di accettazione della convivenza con la mafia, che costituiscono la sua vera forza.

Questa stagione del "tifo per noi" sembrò durare poco, perchè ben presto sopravvennero il fastidio e l'insofferenza per il prezzo che la lotta alla mafia, la lotta al male, costringeva la cittadinanza a pagare. Insofferenza alle scorte, insofferenza alle sirene, insofferenza alle indagini, insofefrenza a una lotta d'amore che però costava a ciascuno non certo i terribili sacrifici di Falcone, ma la rinuncia a tanti piccoli o grandi vantaggi, a tante piccole o grandi comode abitudini, a tante minime o consistenti situazioni fondate sull'indifferenza, sull'omertà o sulla complicità. Insofferenza che finì per provocare ed ottenere, purtroppo, provvedimenti legislativi che, fondati su un'ubriacatura di garantismo, ostacolarono gravemente la repressione di Cosa Nostra e fornirono un alibi a chi, dolorosamente o colposamente, di lotta alla mafia non ha mai voluto occuparsi.
Technorati: , , ,

Più poveri, più a lungo

Le famiglie italiane sono sempre più indebitate.
I mutui italiani durano più a lungo che nel resto dell'Europa.
Sempre più case finiscono all'asta perchè le famiglie non riescono a pagare i mutui ...
La bolla delle case si espande, anzichè diminuire.
La corte dei conti è allarmata per la spesa pubblica.
Eppure il debito italiano lo pagheremo noi con le tasse. Come al solito.
Nessun taglio è previsto (a breve) per le spese della macchina politica.
Mario Draghi:
«Come si rileva nel Dpef è necessario ampliare l'orizzonte temporale di riferimento dell'azione politica. Ridurre il debito pubblico e aggiungo: garantire la sostenibilità del sistema previdenziale, devono essere il primo investimento dello stato a favore dei giovani e delle generazioni future».

Stesso tono (e arroganza) usato dai riformisti (quelli che chiedono di fare un passo avanti nei confronti dell'antiberlusconismo): chiedono di allargare la maggioranza,
sostengono l'inevitabilità del lavoro flessibile, la disoccupazione come colpa, l'indifferenza rispetto alla distribuzione del reddito, la riduzione dei diritti sociali, la trasformazione dello stato sociale in beneficienza pubblica, l'assoluzione delle rendite, il mercato come ottimo regolatore, l'immigrazione come causa della violenza, ecc.
Idee di destra spacciate come idee di sinistra.

E con una riforma delle pensioni che ci porterà a lavorare più a lungo, con meno diritti, maggiore flessibilità e minori speranze.

Ferrante: dalla politica alle ecoballe

Ferrante, dopo aver lasciato il suo posto al consiglio comunale, lascia definitivamente (forse?) la politica per la carica di Presidente di Fibe SpA e Fibe Campania SpA.
Sono due società del Gruppo Impregilo che gestiscono i rifiuti in regione Campania.
Della Fibe e delle Ecoballe se ne era occupata le trasmissione Report e Annozero. E soprattuto la magistratura.

L'ex prefetto di Milano, in che veste andrà a dirigere la Fibe?

Cui Prodest?

A chi giova questo clima di incertezza circa l'iscrizione al registro degli indagati di Prodi?
Forse al padrone di Panorama, guarda caso capo dell'opposizione, di cui una recende sentenza della Cassazione ha stabilito l'acquisto con frode di Mondadori (leggetevi l'articolo di Travaglio Prendi la Mondadori e scappa)?
Nell'inchiesta in cui sarebbe coinvolto Prodi si parla di Massoneria: chi meglio del cavaliere allora (tessera 1816), può parlare di massoneria e poteri occulti?
Dicesi Berlusconi: imprenditore prestato alla politica e mai più restituito.Ha governato più di Craxi, e si è tenuto pure le monetine.

16 luglio 2007

Di emergenza in emergenza

Passiamo di emergenza in emergenza ..
Ora i morti sulle strade. Problema risolvibile per via proibizionista: basta bere, basta drogarsi ...
Ma anche smettendola di produrre auto sempre più compatte e veloci. Come la nuova 500.
I controlli servono, ma finchè rimarrà la cultura del sempre più veloce, del vado al massimo, dello sballo, del fascino del proibito, ci sarà sempre qualcuno che no si rende conto che in strada non si è da soli.


Prima avevamo l'emergenza rifiuti.
L'emergenza criminalità a Napoli.
L'emergenza negli ospedali ....
Riusciremo a risolverne almeno una delle emergenze?

Certo se si facessero leggi diverse da queste (sulla depenalizzazione dei reati alimentari), magari avremmo qualche emergenza in meno.
P.S. C'è ancora qualcosa che viene percepito come reato, in Italia?

660 milioni di dollari

"L'Arcidiocesi cattolica di Los Angeles pagherà un indennizzo record di 660 milioni di dollari, più di un milione a testa, a circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni 1940."
Altri 6 milioni di dollari e si sarebbe arrivati al risarcimento diabolico di 666 milioni.

Mica siamo in Italia: qui siamo a Los Angeles; che è tanto lontana da Roma.
Se possiamo esprimere le nostre critiche per come la giustizia statunitense ha gestito il caso Calipari, sul discorso dei preti-pedofili, nulla da eccepire.
Sono criminali da trattare come gli altri.

Accordi non reciproci

Benedetto Cipriani è stato arrestato ed estradato in America, nel Connecticut.
E' accusato di omicidio plurimo. Rischia la pena di morte, ma per poter essere estradato in America (e bypassare il divieto di estradare persone nei paesi dove vige la pena di morte) è accusato formalmente di un reato per cui rischia sessant'anni di reclusione.
Ma possiamo fidarci?


Come mai lo stesso accordo non vale per il caso Calipari? La giustizia italiana non ha potuto nemmeno sentire il soldato Lozano.
Mancanza di giurisdizione dello Stato italiano e quindi impossibilità della nostra giustizia di giudicare; improcedibilità dell'azione penale; nullità che colpisce il decreto di conclusione dell'inchiesta sulla morte di Nicola Calipari e conseguentemente del decreto di rinvio a giudizio. Sono queste le eccezioni che a Roma, davanti alla III Corte d'Assise presieduta da Angelo Gargani, sono state sollevate dall'avvocato Alberto Bifani, difensore di Mario Luis Lozano.

La giurisdizione è carente solo quando ad essere giudicati sono i cittadini americani?

15 luglio 2007

Da un eccesso all'altro

Triste destino quello delle donne. Nel nostro paese si condanna la moglie dell'iman di Cremona che non voleva togliersi il burqa per farsi riconoscere.
Ma il nostro è anche il paese delle veline, delle vallette, delle meteorine, delle schedine ... delle scollature generose, degli ombelichi in mostra, dei tacchi altissimi ...
L'accusa parte dal Financial Times (in Italia, la terra dei difensori della famiglia, tette e culi femminili non fanno scandalo): l'Italia è "La terra che ha dimenticato il femminismo".

in un articolo di quattro pagine denuncia severamente il trattamento riservato alle donne nel nostro paese: l'uso di vallette seminude in ogni genere di programma televisivo, gli spot pubblicitari dominati da allusioni sessuali, il prevalere della donna come oggetto, destinata a stuzzicare "i genitali dell'uomo, anziché il cervello

L'articolo considera quindi una serie di dati da cui risulta che le donne italiane sono fra le più sottorappresentate d'Europa nelle stanze dei bottoni: il numero delle parlamentari, 11 per cento, è lo stesso di trent'anni fa; nelle maggiori aziende italiane le donne rappresentano solo il 2 per cento dei consigli d'amministrazione (rispetto al 23 per cento nei paesi scandinavi e al 15 negli Stati Uniti); e un sondaggio internazionale rivela che la presenza di donne in politica, nella pubbica amministrazione e ai vertici del business è più bassa che in Italia soltanto a Cipro, in Egitto e in Corea del Sud.
"La mia sensazione è che il femminismo, dopo importanti battaglie per il divorzio e l'aborto, da noi non esista più", gli dice il ministro Emma Bonino, interpellata sul tema.

Risponde un pubblicitario:
"L'Italia è indietro nel modo in cui sono trattate le donne rispetto ad altri paesi, ma abbiamo un metro per giudicare cos'è accettabile diverso dal vostro. Gli uomini e le donne italiani non saranno mai come gli uomini e le donne britannici".

Chi trama contro il governo?

Si diceva che era la sinistra massimalista ad agire contro il governo. Che avrebbe portato alla sua caduta ..
Poi si scopre che sulla riforma della giustizia il governo, il governo ha rischiato di cadere grazie alla mozione dell'ulivista Manzione. Ora Margherita, dopo aver attraversato DC, UDC, e UDEUR. E che ora guarda con un certo interesse la CdL.
Ad aver votato contro il governo sono stati il Dl Manzione, Bordon e Barbieri.
Il suo emendamento prevede la presenza degli avvocati nei consigli giudiziari. Un aspetto presente già nella riforma Castelli contro cui Manzione nel passato si era scagliato, gli ricorda Mastella.
Sempre loro figurano tra i sei assenti che si assentarono al Senato, facendo andare sotto il governo sul trappolone di Calderoli, che approvava la relazione di Parisi si Vicenza.
Era loro uno degli odg per chiedere a Visco di autosospendersi per il caso Speciale.

Sono proprio gli iper-ulivisti, noti per essere vicini a Prodi, a mettere più nei guai il governo.
Se a questo aggiungiamo il manifesto rutelliano che che ipotizza «alleanze di nuovo conio» per il Pd, viene da chiedersi: chi sta veramente tramando contro il governo?

Il mistero dell'iscrizione

Panorama (una rivista di proprietà del cavaliere) rivela che il presidente del Consiglio sarebbe iscritto nel registro degli indagati a Catanzaro.
Se un giornale anticipa una notizia vera si può parlare di scoop, anche se si tratta di notizie riservate. Altrimenti, visto che il procuratore capo non è era a conoscenza, si tratta di calunnie. Sempre nello stile dei giornali del cavaliere. Feltri e Belpietro docet.

Prodi sarebbe indagato perchè il suo nome compare nell'agenda di Antonio Saladino, lunga manus della Compagnia delle Opere in Calabria, che avrebbe rubato milioni di euro dai fondi comunitari.
L'inchiesta “Why not”, se proprio ne vogliamo parlare, coinvolge (secondo la superteste da cui è partita l'inchiesta) molti altri politici: Pisanu, Cesa, Gasparri, Alemanno, Rutelli e Mastella. Uomini della guardia di finanza (Paolo Poletti) e dei servizi (uno del Cesis e il capocentro del Sismi a Padova).

Indagati anche politici della giunta calabrese: da Nicola Adamo (vicepresidente e segretario regionale DS), Mario Pirilli e Gianfranco Luzzo.

In Calabria è indagato anche Franco La Rupa, capogruppo regionale Udeur, per corruzione e concussione.
E così salgono da 33 a 50 i consiglieri regionali calabresi indagati o imputati o condannati. In Parlamento sono solo il 10%.
Ma niente paura: Loiero, presidente regionale è tranquillo “perchè qui se non ti sei preso almeno un avviso di garanzia vuol dire che conti zero”.
Indagati pure il capogruppo Ds, Giuseppe Bova e il capogruppo della Margherita, Giuseppe Scurco, condannato in via definitiva per falso e frode.
La Calabria: la regione dove ogni cosa è intrecciata, per dirla alla Gianni Barbacetto (che cita Jonathan Foer).

La banda degli onesti

“Assassino!”. Assassino è il magistrato Gerardo D'Ambrosio, che lavorò a Milano su terrorismo (da Piazza Fontana) e corruzione, su Tangentopoli.
Assassino perchè con le sue indagini spazzò (o almeno provò) via un sistema politico corrotto, che aveva portato l'Italia sull'orlo del crack finanziario.
Assassino lui e non, per esempio Marcello Dell'Utri, fondatore di Forza Italia, tra le cui fila è senatrice Anna Cinzia Bonfrisco.
Docente universitaria in politiche del lavoro: adesso capisco perchè il sette volte prescritto parla di università in mano alla sinistra.

Ancora una volta si tira fuori la bufala dei magistrati assassini di Mani Pulite: è stato detto che tutte le indagini sono finite in nulla.
Falso: l'inchiesta portata avanti da cinque magistrati in due anni portò a 1200 condanne (compresi i patteggiamenti). Quasi altrettanti si salvarono grazie alla prescrizione e solo il 14% ha avuto l'assoluzione. Ma gli imputati veramente estranei ai fatti furono solo il 5%, gli altri hanno avuto l'insufficienza di prove.
Si è detto che i comunisti furono risparmiati: i primi due politici arrestati furono due comunisti, Epifanio Li Calzi e Sergio Soave, e i vertici del PCI-PDS milanese furono letteralmente rasi al suolo da arresti, avvisi di garanzia e molti fra patteggiamenti e condanne.
L'altra bufala riguarda gli indagati morti suicidi per la furia giustizialista e per le manette facili: nell'inchiesta di Mani Pulite, gli arrestati morti suicidi in carcere è zero.
Sergio Moroni si suicidò in casa dopo aver ricevuto un avviso di garanzia.
Raul Gardini si suicidò (una vicenda con molti punti oscuri in realtà) in casa sua alla vigilia di un prevedibile arresto per i gravissimi reati che sapeva di aver commesso.
Gabriele Cagliari, presidente socialista dell'Eni, per Mani Pulite era un uomo libero, essendo già scarcerato per il pool. Quando si uccide in cella, era ancora in carcere nell'ambito di un'altra indagine, quella sul caso Eni-Sai, condotta da altri magistrati.
Craxi era malato di diabete ben prima di Mani Pulite.

Tutto questo viene raccontato, con dovizia di particolari nel libro “La scomparsa dei fatti” di Marco Travaglio.

L' agenda rossa di Paolo Borsellino di Sandra Rizza, Giuseppe Lo Bianco

“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”.
Bertold Brecht

Gli ultimi 56 giorni di vita del magistrato Paolo Borsellino, ricostruiti a partire dalle testimonianze degli amici, dei collaboratori (magistrati, poliziotti, giornalisti), dei pentiti di mafia che avevano scelto proprio Borsellino per iniziare la collaborazione con lo Stato.
I ricordi della sorella, Rita, della moglie, Agnese Leto. Di chi lo ha conosciuto, ha avuto l'alto onore di stargli accanto nel lavoro di tutti i giorni.
Che era quello di un magistrato, schierato in prima linea contro Cosa Nostra.
Queste ricostruzioni partono da due agende: la prima, quella rossa, sparita dal luogo della strage, da mani ignote. In una via D'Amelio forse troppo affollata, negli attimi successivi alla strage qualcuno sottrae dalla borsa del magistrato l'agenda (donatagli dai carabinieri) sulla quale aveva iniziato ad annotare le sue riflessioni, le intuizioni e le conclusioni delle sue indagini sul chi e perchè aveva ucciso, qualche mese prima a Capaci, l'amico e collega Giovanni Falcone.
“Devo fare in fretta, devo fare in fretta ...
Ho capito tutto. E' una corsa contro il tempo quella che io faccio. Sto vedendo la mafia muoversi in diretta” diceva.
C'è una seconda agenda che si è salvata: grigia, sulla quale sono indicate note personali sulla sua vita privata. Gli scontri col procuratore capo di Palermo Giammanco; i giuda del CSM che attaccarono e tradirono Falcone per la nomina alla superprocura antimafia prima e alla succesione di Caponnetto; l'articolo di Sciascia sul corriere (quello sui “professionisti dell'antimafia”) del gennaio 1987, quando “Falcone incominciò a morire”.
Perchè un magistrato lo si inizia ad uccidere anche così: prima con l'isolamento, poi con le calunnie.
Gli interrogatori con i pentiti di mafia: Gaspare Mutolo (sue le rivelazioni su Bruno Contrada, numero tre del Sisde, come talpa della mafia), Calderone e Leonardo Messina.
Quella strana convocazione al Viminale il 1 luglio 1992, mentre stava interrogando Mutolo su Contrada: convocazione di cui l'allora ministro Mancino non ricorda ...

Questo libro è incentrato solo sugli ultimi mesi: non si parla della mattanza, di Rocco Chinnici, Mattarella, La Torre, di Buscetta, del maxiprocesso, del giudice Carnevale .. di questo è già stato scritto e sono state anche realizzate delle fiction.

“L'agenda rossa” parla di quegli ultimi giorni: dove tutti sapevano che era Borsellino il prossimo bersaglio vivente (“è già arrivato il tritolo per me”), ma nulla è stato fatto per proteggerlo. La sentenza del processo Borsellino bis parla delle “carenze e di apparenti ingenuità che hanno reso meno difficoltoso il compito degli esecutori materiali della strage”.
Delle ingenuità pagherà il solo questore di Palermo, Plantone, sostituito dal questore di Trapani.
Dopo Capaci, Borsellino era stato autocandidato, dal ministro della giustizia Martelli, al ruolo di capo della superprocura antimafia, la DNA. Una sovraesposizione che Borsellino, evidentemente, non gradiva. Né lui si sarebbe mai autocandicato, contro la volontà del CSM.
Sapeva di essere nel mirino ma continuò le sue indagini, nonostante gli scontri col superiore, il procuratore capo Giammanco. Che gli diede la delega sulla mafia di Palermo solo il 19 luglio. Poche ore prima della strage.

Una strage di cui si sa veramente poco: tra qualche giorno, tutti (o quasi i telegiornali) celebreranno la figura eroica del magistrato. Ma nessuno dirà che non sappiamo nemmeno quali furono i membri effettivi del commando.
Mentre su Capaci conosciamo almeno gli esecutori materiali, per via D'Amelio c'è un buco nero. Una strage anomala:
tanti i dubbi, le perplessità, le stranezze di questa strage. A cominciare dalla fretta con cui viene eseguita dopo quella a Falcone e la sua scorta. Quasi a voler dare un'accelerata alla strategia mafiosa di attacco contro lo stato.

Il libro porta avanti l'ipotesi per cui, se fosse rimasto vivo, Borsellino si sarebbe opposto alla trattativa tra stato e mafia, portata avanti (materialmente) da due ufficiali del Ros: il gen. Mario Mori e il cap. De Donno. Gli stessi che smobilitarono i controlli al covo di Riina dopo il suo arresto. I corleonesi interpretarono la volontà di trattare come un segnale che la loro idea di guerra allo stato era vincente. Forse anche questo ha concorso alla sua uccisione.

Borsellino aveva capito tutto: “Mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia. La mafia non si vendica. Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”.

Cosa aveva saputo? Forse quanto era profondo il terzo livello della mafia. I mandanti della strage di via D'Amelio che noi non conosciamo (e forse non conosceremo mai).
Sul numeri di Maggio dell'Europeo c'è un intervista all'esperto di intercettazioni Gioacchino Genchi. Parla di Castel Utveggio, una montagna sopra Palermo, di una sede di in centor studi per manager. Il Ce.Ris.Di., dietro cui si celava, ai tempi della strage, una sede del Sisde. Lo stesso Sisde di Contrada e del generale Mori. Sede smobilitata pochi giorni dopo la strage.

I telefoni del Ce.Ris.Di., cui si alternavano ex ufficiali dei carabinieri, si incrociavano nei giorni precedenti la strage, con il cellulare clonato del boss Giovanni Scaduto, boss di Bagheria, condannato per l'omicidio dell'esattore siciliano Ignazio Salvo. Sulla collina di Capaci, poche settimane prima, fu trovato un biglietto con il numero di cellulare di un funzionario del Sisde, vice di Contrada, che con gli uomini di Castel Utveggio aveva lavorato negli uffici dell'alto commissariato di Palermo.
Strano, visto che proprio da lì, dalle alture di Monte Pellegrino, come le indagini avrebbero poi confermato, poteva essere azionato il telecomando della bomba che uccise Borsellino.

Dalle stragi del periodo 92-93, è nata l'attuale Seconda Repubblica. Dalle bombe di Capaci e via D'Amelio, a quelle di Milano, Firenze e Roma, fino alla pax mafiosa iniziata con il mancato (o revocato) attentato allo Stadio Olimpico. Pax mafiosa coincisa con la discesa in campo di Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri (leggetevi la ricostruzione romanzata fatta da Giancarlo De Cataldo nel suo libro "Nelle mani giuste").
Può una democrazia nascere con siffatte origini? Con questi buchi neri sulla verità? Andare avanti con le indagini è, prima di tutto, un dovere politico.

Il sito della casa editrice chiarelettere e la presentazione del libro.
L'articolo di Diario sulla strage di via D'Amelio; i misteri della strage su disinformazione.it.
La condanna definitiva a Bruno Contrada.
Il link per ordinare il libro su internetbookshop.
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13 luglio 2007

Il problema giustizia in Italia

Come possono parlare, discutere legiferare di giustizia parlamentari indagati, condannati, prescritti, è un'anomalia solo italiana.
Mentre la giustizia soffre di problemi di carenza di personale, di materiali, di fondi, a Roma si dibatte su separazione delle carriere, intercettazioni.
Mentre la criminalità organizzata si espande, diventa via via più potente, sia dal punto di vista economico che sociale (la famosa borghesia mafiosa che ha protetto Provenzano), le leggi italiane si spingono sempre più nella direzione del garantismo.

Dalla legge sui pentiti, fino alla diminuzione dei tempi di prescrizione di un reato.
Il che significa, all'atto pratico, che esistono reati di piccola criminalità che vengono amnistiati.

Dall'altra parte si agita lo spauracchio del terrorismo internazionale di matrice islamica. Per contrastare il quale, ci viene detto, possiamo accettare un pò di illegalità e di mancanza di democrazia.Non è giusto che i mafiosi subiscano il 41 bis, mentre Abu Omar si può torturare un pochino.Ma quelli sono cacciatori di teste, si potrebbe dire.

I mafiosi preferivano sciogliere i nemici nell'acido, oppure come un tale Scarpuzzedda, tagliare il braccio al nemico "Così non potrà mai sparare senza quel braccio".

Con le leggi attuali, non si sarebbe mai potuti arrivare al maxiprocesso della mafia. Quello di Falcone, Borsellino, Caponnetto e di tutto il pool antimafia.
Quello che, per la prima volta, condanno all'ergastolo la cupola della mafia.
Quello che stabilì, per la prima volta, l'esistenza della mafia, pardon Cosa Nostra, come struttura verticistica e piramidale.Eravano nel 1991.

Diceva Falcone, a proposito del fatto di aver rimpianti "solo uno, essere stati ad un passo dalla svolta e non essere riusciti a farla".
Una svolta che non c'è stata, dopo le stragi dell'estate del 92. Stragi dentro cui affondale radici questa Seconda Repubblica.
In Italia abbiamo un problema giustizia.
Ma finchè la politica si continuerà a fare con gli insulti in aula ("assassino"), con le bagarre, le risse ...

Le nuove frontiere della tecnologia

Le nuove frontiere della tecnologia aprono scenari inquietanti.
Si può essere licenziati via sms, come accde in Svizzera.
Si può essere licenziati per aver usato il cellulare aziendale.
Ma per il dipendente pubblico il discorso non vale ...
Come per i politici, che usano le macchine del ministero, diciamo della Farnesina, per farsi portare le donnette.