23 giugno 2009

Noi non facciamo gossip

Minzolini lo ha spiegato al TG1: "Ad urne chiuse voglio spiegare a voi telespettatori perché il Tg1, malgrado le polemiche, ha avuto una posizione prudente sull'ultimo gossip o pettegolezzo del momento: le famose cene, feste o chiamatele come vi pare, nelle dimore private di Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli o Villa Certosa. Il motivo è semplice: dentro questa storia piena di allusioni, testimoni più o meno attendibili e rancori personali non c'è ancora una notizia certa e tantomeno un'ipotesi di reato che coinvolga il premier e i suoi collaboratori''.

E continua: "abbiamo visto addirittura celebri mangiapreti vestire i panni di novelli Savonarola". Ferrara? Fini?
Proprio se i fatti non vengono raccontati (le foto a Palazzo Grazioli, le inchieste di Bari, le interviste delle ragazze) inizia il chiacchiericcio. Lo stesso Ghedini, parlando e non dicendo, ha ammesso un "utilizzi finale delle ragazze".
Viene il dubbio che forse, più che non fare gossip, si volesse non disturbare il manovratore.
Che, da quanto emerge, avrà una certa difficoltà a partecipare al prossima family day.

Torniamo al neo direttore Minzolini.
Estate 2007: uscivano le notizie (altro governo, altra epoca) sul Sismi di Pompa e Pollari che schedava magistrati e politici dell'allora opposizione del centrosinistra.

Ecco l'editoriale de La Stampa:

Ormai l’escalation su contrasti e sgarbi istituzionali è infinita: ieri il Csm ha approvato all’unanimità una risoluzione nella quale è scritto nero su bianco che il Sismi - quello “ufficiale” non quello “deviato” - schedava, raccoglieva informazioni, nei fatti, spiava, i magistrati che erano ritenuti scomodi per l’equilibrio politico della scorsa legislatura, cioè il governo di centro-destra. E questo quando le procure interessate alle gesta di Pio Pompa e soci, non hanno ancora tirato le somme delle loro inchieste.

Siamo di fronte ad un’altra enormità che lascia a dir poco allibiti. Se, infatti, l’accusa fosse fondata ci vorrebbero ben altri provvedimenti che non la risoluzione del Csm. Se, invece, non fosse verificata, o comunque, si ritenesse che non dovrebbe essere il Consiglio Superiore della magistratura ad accertarlo, l’uscita dell’organismo di auto-governo della magistratura sarebbe come minimo un atto destabilizzante dal punto di vista istituzionale: accusare un corpo dello Stato di tramare contro un potere dello Stato non è roba da poco.

Tanto più che per raggiungere l’unanimità al plenum del Csm si è arrivati ad una mediazione singolare tra i consiglieri di maggioranza e di opposizione: si è evitato di scrivere nella risoluzione che il Sismi “ufficiale” operasse su mandato del governo Berlusconi. «E’ la condizione che abbiamo posto - racconta il consigliere di opposizione, Gianfranco Anedda - per votare il documento». Per cui il Sismi avrebbe operato in proprio. Ergo il Sismi ufficiale sarebbe «deviato istituzionalmente».
Insomma, un mezzo Carnevale. Che se fosse stato per l’attuale governo sarebbe passato sotto silenzio. Non c’è stata nessuna presa di posizione ufficiale da parte di Palazzo Chigi, né da parte di qualche ministro. «Io ho una cultura industriale - è la battuta incline al sarcasmo del portavoce del governo, Silvio Sircana - e per me il Csm è il centro sperimentale metallurgico che è anche una cosa più seria». E non poteva essere altrimenti: gli accusati, cioè quelli che per alcuni sono «i demoni» del Sismi, ovviamente, ufficiale, non sono stati cacciati con ignominia dalle forze armate. Tutt’altro. L’ex capo dell’intelligence militare, Nicola Pollari, è finito al Consiglio di Stato. Mentre quello che alcuni descrivono come il «maligno», Pio Pompa, arruola militari al ministero della Difesa.

Così alla fine dalla parte del Csm si è ritrovata la sinistra massimalista. «La denuncia del Csm - ha dichiarato il vicepresidente della Camera Carlo Leoni - è un fatto allarmante per un Paese democratico». Mentre l’opposizione ha finito per mettere sul banco degli imputati il Csm. A dir la verità era partita con una certa cautela. «Per via delle rassicurazioni dei membri di opposizione del Csm - spiega Maurizio Gasparri -. Ma ho capito che Anedda si è un po’ rincoglionito».

Eh sì, perché è evidente il «gioco» della maggioranza: puntualizzare che lo spionaggio sui magistrati è stato organizzato dal Sismi “ufficiale” è un modo per tirare in ballo indirettamente il governo dell’epoca, cioè quello del Cavaliere. «Il comportamento del Csm - osserva l’ex ministro, Enrico La Loggia - è orribile. Questa vicenda è mille volte più grave di quella del generale Speciale». «Il Csm - gli ha fatto eco Fabrizio Cicchitto - travalica da tempo il suo ruolo istituzionale». Mentre per l’occasione Berlusconi, sia pure in privato, ha ritirato fuori qualche filippica contro i giudici: «Non sono i servizi - ha detto ai suoi - ma il Csm ad essere strutturalmente deviato. Persegue sempre una sola logica politica: quella di sparare contro di noi».

Ora in un Paese civile su questa vicenda si andrebbe fino in fondo: o la risoluzione di ieri è giusta e Pollari e Pompa, al di là delle conseguenze penali, dovrebbero essere messi alla porta da ogni incarico statale; o, altrimenti, è il Csm ad aver sbagliato. Invece, niente, Non succederà assolutamente niente. Tutti resteranno al loro posto. «In fondo - confida un ex ministro del Cavaliere - in un Paese in cui i primi ad esagerare nelle intercettazioni sono i magistrati, come fanno i servizi segreti a non seguirne l’esempio?».
Sembra di sentire un comunicato del governo.
Post scritto dell'ultim'ora.
Zambardino sul suo blog ha scovato un vecchio articolo del 1994, in cui lo stesso Minzolini scriveva che per "il politico non ha privato":
La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico

2 commenti:

Fabio Pari ha detto...

Dott. Minzolini, io la stimo come giornalista e rendo onore alla sua carriera, soprattutto per il fatto che in ogni cosa che lei fa ci mette la faccia. Come in questa occasione.

Tuttavia lei dice delle cose che mi lasciano perplesso.
Parla dell'inchiesta della Procura di Bari come di "pettegolezzi" nati da manipolazioni politiche e rancori personali. Omette però, come da giorni le viene benissimo, che in quell'indagine in cui, lei stesso dice, non c'è nulla di certo, si parla di prostituzione e droga.
Nulla di certo, è vero, per questo si chiama indagine.

Mi scusi ma penso che non si chiami "prudenza" la sua, bensì possa chiamarsi "evitare l'impatto mediatico".
Minzolini suvvia, ne parla la stampa MONDIALE oltre che quella italiana e il web.
A meno che non siano tutti impazziti lei ha effettuato una vera e propria censura da regime, somigliante, per certi versi, a quella in atto in Iran (a parte i morti, ovviamente)

In qualsiasi Paese del G8 che possa vantare una reale democrazia e una trasparenza mediatica garantita, un premier coinvolto in uno scandalo del genere si sarebbe dovuto dimettere subito.
Ma siamo in Italia e poi, mal che vada, c'è il Lodo Alfano (o Lodo Pisello, come ribattezzato da Travaglio)


http://fabiopari.blogspot.com/

alduccio ha detto...

Diceva Manzoni che "Se uno il coraggio non ce l'ha, non se lo può dare"