06 giugno 2010

Intrigo internazionale - la tragedia di Ustica

Intrigo internazionale: il caso Ustica.
Il giudice Priore si è anche occupato dell'abbattimento nei cieli del Tirreno del DC 9 Itavia: le tracce radar che inizialmente non indicano nulla di anomalo, i plot che, una volta tirati fuori, indicano una manovra di attacco di due caccia all'aereo italiano.
L'intreccio di aerei nei cieli del Tirreno: Nutarelli e Naldini, l'Awacs, i caccia francesi e quelli americani. L'inchiesta sullo scenario di guerra che procedeva con difficolta per tutti i depistaggi e le omissioni.

Ma cosa è successo, quella sera? Chi era l'obiettivo? [pagine 151-152]
[..]Si, anche Gheddafi. Secondo una fondata ipotesi, emersa già nel corso della nostra inchiesta e rafforzatasi in seguito, sembra che il bersaglio fosse proprio un aereo su cui viaggiava Gheddafi. Nei piani di volo conservati presso la nostra Aeronautica, quella sera era previsto un volo con vip a bordo da Tripoli a Varsavia.

L'aereo che viaggiava sotto la pancia del nostro DC-9 poteva essere quello di Gheddafi?
Secondo ragionevoli ipotesi, potevano essere uno o più caccia militari libici che tornavano dalla Jugoslavia utilizzando un corridoio senza la copertura del Nadge. Secondo ipotesi più recenti, quei caccia dovevano prelevare il leader libico sul Tirreno e scortarlo in un viaggio nell'europa nell'est. Ma, avvertito da qualcuno dell'imminente pericolo, all'altezza di Malta l'aereo avrebbe improvvisamente cambiato rotta per tornare in Libia.

Dunque i caccia libici provenienti da nord volavano sotto la protezione del DC-9 per andare a prelevare Gheddafi che stava arrivando da sud?
Questa è la situazione più probabile. Ed è del tutto evidente che chi avesse voluto attaccare Gheddafi avrebbe dovuto prima abbattere le sue scorte.

In definitiva i caccia libici vennero abbattuti, mentre Gheddafi si salvò perchè avvertito del pericolo. Chi lo avvisò? Gli italiani?
E' del tutto verosimile, visti i rapporti privilegiati tra l'Italia e la Libia. Il capo dei servizi segreti libici era dicasa a Roma e nel Sismi (il nostro servizio militare dell'epoca). C'era una forte cordata filoaraba e una filolibica, omologhe a quelle che esistevano all'interno dei governi della Repubblica e, più in generale, nella classe politica italiana.

Chi voleva uccidere Gheddafi?
Di recente, a inchiesta giudiziaria ormai conclusa, dopo che le sentenze di assoluzione dei generali erano ormai divenute definitive, l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che all'epoca era presidente del Consiglio, ha detto qualcosa in proposito. Riferendo informazioni provenienti dall'interno dei nostri servizi, ha parlato esplicitamente della responsabilità francese.

Intrigo internazionale: Autonomia, Br e il centro francese di Hyperion

Intrigo Internazionale (Fasanella, Priore): La provenienza delle armi dei gruppi terroristici.

Prima di parlare del progetto Metropoli, vorrei chiederle alcne conferme. Da quanto è emerso Br e Autonomia avevano entrambe lo stesso fornitore mediorientale?
E' così. I palestinesi.

Le armi erano di provenienza sovietica?
Sovietica e di altri paesi del Patto di Varsavia.

Lei ha detto che era la Stasi, il servizio segreto della Germania Est, a gestire per conto del Patto di Varsavia i rapporti tra palestinesi e organizzazioni europee.
Sì, per conto del Patto di Varsavia. E, atttraverso la Raf, la Stasi gestiva il rifornimento alle sigle terroristiche europee.

E a volte erano esponenit di Autonomia a distribuire le armi alle altre sigle del terrorismo?
E non solo alle sigle minori. Alcune armi provenienti dallo stock di Autonomia vennero usate per attentati firmati dalle Br.

Dunque le armi di Autonomia arrivavano alle Br?
Sì, anche alle Br. Uno dei brigatisti pentiti, Michele Viscardi, ci ha raccontato che in alcuni atttentati compiuti a Roma vennero usate armi provenienti dal Libano, ottenute da una non meglio precisata organizzazione terroristica per il tramite di Oreste Scalzone ...

Il progetto Metropoli: la fusione dei gruppi di Autonomia e Br per da luce ad unico movimento di lotta armata. Le infiltrazione in seno alle Br, il tentativo di condizionarle. [pagine 117 e seguenti]

Quando cominciò a prendere corpo quel disegno?
Potere Operaio, ad un un certo punto della sua storia, tra il 1970 e il 1971, decise di darsi un'identità completamente diversa: non più soggetto che doveva difendersi dalla polizia, dai fascisti, dai padroni, ma organizzazione anche offensiva. Una riconversione strategica che poggiava su una struttura non solo in gradi di contrastare il prepotere del nemico di classe, ma anche di diffondere la lotta armata.

Lei ha detto che quella struttura infiltrava le altre organizzazioni rivoluzionarie per orientarle e guidarle.
Questo era il filone precipuo del progetto: l'infiltrazione e la guida delle altre organizzazioni di lotta armata. Con l'obiettivo di spingerle verso l'insurrezione generale per la presa di potere, passando atttraverso una fase di guerra civile di più o meno lunga durata.

Un disegno che venne concepito tra il 1970 e il 1971.
Esatto, proprio in quel periodo. Ma si delineò con precisione soltanto tra il 1973 e il 1974, quando quel gruppo iniziò ad operare con il Cerpet.

Vorrei farle notare, allora, alcune coincidenze piuttosto curiose. La prima: proprio tra il 1970 e il 1971, mentre all'interno di Potere Operaio cominciava rendere corpo il "progetto Metropoli", Corrado Simioni prospettava un identico disegno in seno alle neonate Br.
E' vero. Lo ha raccontato Alberto Franceschini. E il suo racconto ha trovato riscontri tali che nno avrei più alcun motivo per dubitarne.

La seconda coincidenza: Simioni indicava proprio nel 1974 l'anno in cui quel progetto avrebbe dovuto concretizzarsi.
[..]
La terza coincidenza: Simioni arrivava dal partito socialista.

Veniamo ad Hyperion [pag 125].
Nel 1974, molti estremisti italiani trovano rifugio a Parigi, in Francia. come avvenne per l'intero gruppo di Corrado Simioni.

..Fu allora che il superclan [il presunto livello superiore alle Brigate Rosse] cominciò a radicarsdi a Parigi intorno alla scuola di lingue Hyperion, a cui erano collegati Moretti e Gallinari, i nuovi capi delle Br dopo l'arresto di Curcio e Franceschini nel 1974.

Dunque Hyperion costituiva la facciata, lo schermo legale dietro il quale continuava a operare una struttua clandestina. E' esatto?
Sostanzialmente sì, la struttura clandestina di coordinamento delle organizzazioni del terrorismo, anche delle nostre Brigate Rosse. Si occupava di assistenza ai latitanti, del reclutamento di nuovi adepti, e aveva una funzione politico diplomatica o politico militare.

05 giugno 2010

Intrigo internazionale, Giovanni Fasanella e Rosario Priore

Intrigo internazionale. Perchè la guerra in Italia: le verità che non si sono mai potute dire.
Il caso Moro, la tragedia di Ustica, il tentato omicidio di Giovanni Paolo II. L'eversione nera e rossa e il terrorismo internazionale: gli attentati dei terroristi palestinesi in Italia e l'inchiesta su Autonomia Operaia.
Questi alcuni dei casi che di cui il giudice Rosario Priore si è occupato.

Inchieste su cui non sempre si è arrivati ad una verità giudiziaria: in questo libro-intervista fatto assieme al giornalista Giovanni Fasanella, si è cercato di ricostruire aspetti poco raccontati e poco conosciuti del terrorismo italiano, andando a rispondere a delle semplici domande? Perchè in Italia scoppiò negli anni '70 (e in modo così violento) la violenza del terrorismo? Chi stava dietro i gruppi, chi li finanziava, chi li armava?
Si è sempre analizzato quanto successo in Italia, la "Strategia della tensione", le stragi, i tentativi di golpe, andando solo a considerare elementi storici e politici interni al nostro paese.
Nel libro si è fatto invece un passo in avanti, anzi, meglio, si cerca di alzare lo sguardo verso l'esterno: se le Brigate Rosse non sono un fenomeno nato nel cortile di casa nostra, serve capire di capire quale ruolo potrebbero avere avuto le potenze straniere e i relativi servizi, sul terrorismo italiano.
E' un discorso ancora poco affrontato eppure è indubbio che, sia i paesi dell'alleanza atlantica, quanto quelli del patto di Varsavia, fossero osservatori attenti della nostre vicende.
Per motivi diversi: molte potenze europee come Francia a Inghilterra temevano la nostra intraprendenza economica, la rinascita della nostra industria, dopo la sconfitta della seconda guerra mondiale: si fa riferimento all'Eni di Enrico Mattei che andava nei paesi del nord Africa (ex colonie francesi), per comprare petrolio "alla pari" con gli altri paesi.

Il giudice cita l'episodio della “rivoluzione socialista” che portò al potere Gheddafi in Libia: golpe (ai danni dei Re Idris che aveva fin quel momento tutelato gli interessi delle nazioni europee) pianificato in Italia nell'estate del 1969. Priore mette assieme il cambio di equilibri in Libia (e di riflesso nel Mediterraneo), che azzoppavano soprattuto l'egemonia dell'Inghilterra, con i primi episodi stragistici (la bomba di Piazza Fontana). Non a caso il termine “strategia della tensione” nasce su alcuni quotidiani britannici.
Inghilterra e Francia non potevano inoltre tollerare la politica filo-araba portata avanti da Aldo Moro, con l'accordo relativo agli attentati in terra italiana (il lodo Moro), da parte degli estremisti palestinesi.

Enrico Mattei e Aldo Moro:
"Due omicidi ovviamente politici... La coincidenza è impressionante. Non dimentichiamo la lezione della storia: gli uomini politici capaci di iniziative davvero forti generano reazioni altrettanto forti."[pagina 29]

Sotto questa prospettiva troverebbe spiegazione la tolleranza che i francesi hanno concesso ai terroristi italiani: la dottrina Mitterrand, che permise tra gli altri a Cesare Battisti di trascorrere diversi anni di latitanza oltralpe. Si pensi anche alla scuola di lingue Hyperion, a Parigi, punto di incontro e camera di compensazione di tutti i terroristi europei.
Priore cita anche l'episodio, poco approfondito dagli storici, del tentativo di Golpe, progettato dalgi inglesi, nel 1976, quando in Italia si prospettava (o veniva fatto prospettare) il compromesso storico tra i due maggiori partiti, DC e PCI. Golpe fallito per il divieto del presidente tedesco Schmidt.
C'è poi tutto il discorso relativo ai paesi e ai servizi dell'est, in particolar modo la Stasi della Germania orientale che, come racconta Priore a Fasanella, è dimostrato quanto fossero in grado di controllare e infiltrare i terroristi della Raf e, di conseguenza, anche le Br nostrane.
Il flusso dei finanziamenti, il flusso delle armi verso l'Autonomia, Potere Operaio e le Br: ecco un aspetto che all'epoca si studiò e indagò poco.
Le armi arrivavano tramite i contatti con i palestinesi, dai paesi del blocco orientale. Controllando armi e denaro, si poteva così condizionare l'attività, il potere reale, di questi gruppi.
Sono diversi gli episodi oggi poco ricordati, che mettono in luce “l'intrigo internazionale” di cui l'Italia era una pedina a limitata autonomia:
L'attentato a Enrico Berlinguer a Sofia nel 1972, per opera dei servizi bulgari (si cercava di togliere di mezzo un leader molto critico nei confronti della linea del PCUS).
Il rapimento Moro, il ruolo della Raf, la figura di Igor Markevic.
Il lodo Moro (il patto con gli estremisti palestinesi); la protezione che gli Usa hanno concesso all'Italia prima e ad Israele poi.
Il rapporto tra Autonomia, Br e Hyperion: la rete Feltrinelli, il Superclan sdi Simioni, il progetto Metropoli, l'egemonia di Potere Operai sugli altri gruppi; i finanziamenti dall'estero e le armi. Quanto erano autonomi (e impermeabili) i gruppi del partito armato, rispetto alle influenze dei servizi esteri: la Stasi, il Mossad, la Cia ...
Il caso Ustica: gli scenari di guerra in quella estate del 1980. I progetti per far fuori Gheddafi da parte della Francia e degli Stati Uniti. I depistaggi, la ragion di stato, le perizie.
L'ultimo capitolo di questo interessante libro, riguarda il rapporto tra giustizia e Ragione di stato: rapporto spesso conflittuale con cui spesso Priore ha dovuto scontrarsi. Un muro, una porta chiusa, che sbarra la strada alla verità giudiziaria.
Se l'Italia è la patria dei “
misteri” che non riescono mai a chiarirsi, delle storie che non riescono mai a finire (l'odissea dei parenti della vittime della stragi di Ustica, di Piazza Fontana, di piazza della Loggia ..), è anche colpa della nostra fragile democrazia. Democrazia di un paese che ancora non si sente unito:
“Negli altri paesi, lo Stato è uno nel senso più lato possibile, è una vera e propria entità storica e politica. Da noi, invece, è percepito esclusivamente come una'entità territoriale, senza memoria storica e senza progettualità per il futuro: insomma, parafrasando Metternich, una pura espressione geografica.[..]Pensi a come i francesi si comportarono di fronte al caso Ustica: ci risposero picche sia il tempo del moderato Giscard d'Estaing sia all'epoca del socialista Mitterand. A Parigi la tenuta del segreto è assoluta. In Italia invece persistono le nebbie sull'indicibile. Ma di tanto in tanto emergono dei brandelli di verità secondo l'andamento delle vicende della politica corrente [..]. Brandello di segreti che vengono utilizzati come strumenti di lotta e di ricatto tra le varie fazioni, senza che ci sia un disegno alto, complessivi ..” [pag 187].
Una stato giovane, immaturo, dove la ragion di stato è spesso vittima della nostra non autosufficienza in quanto a risorse e dove l'interesse nazionale è determinato dalle necessità economiche e dai detentori delle ricchezze. E non dai cittadini.
Dove si custodiscono oggi le carte dei segreti? Sostiene Priore, che non esistono cassetti che, se aperti, diano la risposta a tutto.
E continua chiarendo
“.. che i veri segreti sono quelli determinanti dalle grandi linee storiche e politiche degli stati. In altre parole, la chiave per capire cosa è successo è nei grandi conflitti geopolitici al centro dei quali l'Italia si è trovata”.

Il link per ordinare il libro su ibs.
La scheda sul sito di Chiarelettere.

04 giugno 2010

Ti voglio credere, Elisabetta Bucciarelli - incipit


Camminava sul ponte di Viale Forlanini. Ingresso a Milano. Un raggio di strada urbana a tre corsie che porta dall'aeroporto di Linate a Piazza Duomo. Il benvenuto della città al forestiero, al turista, al pendolare. Lambisce il parco e le piste di atterraggio degli aerei militari. Non c'è metropolitana. Si dice che la lobby dei tassisti non l'abbia permesso. Solo un autobus. Lo vedi per forza quel ponte dal colore insolito. Viola. Il Calatrava dei poveri. Traghetta il subborgo affollato al picnic della domenica. Transito consentito solo a biciclette, pedoni, passeggini.

Si è issata sul bordo scivoloso. Ha guardato avanti. E spiccato il volo. Nno ci ha messo molto a schiantarsi al scuolo. L'hanno vista molti passeggeri del volo Roma-Milano che era appena atterrato a Linate. "Non c'era nessuno sul ponte assieme a lei. Era sola" ha riferito il conducente di una macchina. si pensa quindi ad un suicidio.

La notizia è stata data così.
Poi un giornalista agguinge che si tratta di una donna, molto giovane. 'Magari aveva solo perso l'orizzonte', pensa l'ispettore di Polizia Maria Dolores Vergani, mentre spegne la radio. Ancora tutto da capire e qualche indagine da fare, ma questa volta non sarà della Vergani il compito di seguire il magistrato che aprirà il fascicolo. Dovrà pensarci qualcun altro.

Ti voglio credere, pagina 7.

Il sito dell'autrice e del libro.

La grande storia: propaganda



Vincere, e vinceremo! Urlava dal balcone di piazza Venezia il duce Benito Mussolini, il giorno della dichiarazione di guerra alla Francia e alla Gran Bretagna.
E gli italiani si lasciarono soggiogare dagli slogan, dalla coreografia, dalle immagini. Dalla propaganda.
Propaganda di cui Mussolini era esperto.
Propaganda di cui si occupa La grande Storia, questa sera su Rai 3.

Pochi uomini al mondo hanno utilizzato con maestria la comunicazione scritta, verbale, fotografica e cinematografica come Benito Mussolini. E pochi ancora hanno come lui compreso la necessità di associare la propria immagine a icone fortemente emotive e positive che accendono la fantasia delle masse. Mussolini è consapevole che per radicarsi nel cuore degli italiani deve agire sulla loro pancia, con simboli di forza, coraggio, generosità.

Dopo il successo dello slogan: “meglio un giorno da leone che cent’anni da pecore!” il proprietario di un circo equestre, gli regala un cucciolo di leonessa, chiamata Italia. Le sue foto con Italia fanno il giro del mondo e la Gaumont gli dedica un vigoroso cinegiornale. E’ l’incipit della accurata creazione del mito. Un mito così al di la del vero che finirà con il credervi lui stesso.

La propaganda del regime si articola imbrigliando tutte le forme di comunicazione, dalle tradizionali come la stampa e la fotografia ma anche emergenti come la radio ed il cinema. In entrambi gli ambiti porta novità. Per la stampa nascono nuove testate dirette da fascisti. Per la radio si fonda l’EIAR, i cui programmi di intrattenimento sono sviluppati con la supervisione dell’Ufficio per la Stampa e Propaganda prima, dal Ministero della Cultura Popolare poi. Quelli di informazione supportati dalle notizie diramate dalla Agenzia fascistizzata Stefani, a cui d’ora in poi devono attenersi anche i giornali.

Per il cinema si compie una operazione doppiamente innovativa. Si inventa il cinegiornale italiano e fascista, si crea una istituzione che lo produce: l’Istituto Luce, responsabile sia della immagine cinematografica che fotografica di Mussolini, che si raccomanda debba essere centrale in ogni circostanza della realtà. Anzi il Duce può essere fotografato solo in situazioni che lo rendono protagonista, gli danno risalto e lo immergano nel proverbiale bagno di folla.
Gli ordini sono tassativi: evitare immagini poco significative o che addirittura lo vedano in situazioni tragiche, per esempio alluvioni, terremoti, morti, o in momenti in cui compie gesti violenti di rimprovero, tantomeno va ripreso accanto a monache e preti, essendo superstizioso. Tutte le immagini di cui è protagonista devono essere positive.

Non solo controllo dell’informazione. Ma anche del cinema di evasione, commerciale, i cui contenuti non devono offendere il fascismo tantomeno alludere indirettamente al suo capo in modo indegno. Al contrario di quanto avviene per Stalin, la propaganda del regime ha la sottigliezza di non produrre alcun film in cui sia presente un attore che interpreta Mussolini. Si preferisce produrre un colossal nel quale gli si alluda, magnificandolo: Scipione l’Africano! E’ naturale che tutti vedano nel condottiero romano che batte Annibale a Zama la figura di Mussolini conquistatore dell’Etiopia.
La propaganda opera capillarmente, creando sindacati professionali, mobilitando l’interesse economico delle persone perché sostengano a tutti i costi il regime. Imbriglia le intelligenze che producono cultura, passando ad esse uno stipendio segreto su cui non opera il fisco. Moltissimi sono infatti i giornalisti finanziati dal Ministero della Cultura Popolare.

Ma ciò non basta a Mussolini. Vuole un sistema blindato. Nascono le veline, che sono degli ordini veri e propri trasmessi ai direttori dei giornali che a volte partono direttamente da Palazzo Venezia. Edificio che insieme a Villa Torlonia è gestito come una specie di reggia verso cui si voltano estasiati gli sguardi dei plaudenti.
E’ lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale a rompere l’incanto fra Duce ed Italiani. La propaganda lo muterà in condottiero. Ma il condottiero si liquefa. Lo muterà in macchinista, motociclista, aviatore, motore tecnologico! ma si combatterà coi biplani. Il forgiatore del popolo nuovo fascista! Ma lo porterà alla fame, ai bombardamenti, ai disgraziati orti di guerra.

Tutto crolla. Nel grottesco. Nel 1943 l’enorme ventennale fuoco di artificio di parole implode, sgonfiandosi come un grosso pallone per i troppi calci sul campo.
Paradosso. Il vero zenith è raggiunto solo da suo poderoso terribile contrario: le immagini di Piazzale Loreto.

Annozero l'ombrellone

Chissà che pensieri devono essere passati per la testa degli italiani che han seguito la puntata di Annozero di ieri sera: le protesta in Grecia, ad Atene, contro i tagli degli stipendi.
Gli scontri con la polizia, i morti all'interno delle banche (banche che verranno salvate dalla manovra di sacrifici chiesta dall'Europa): una battaglia che si rischia di trasformare in una guerra tra poveri, greci contro greci, che si cannibalizzeranno per poter sopravvivere.

E in Italia? Cosa stiamo rischiando? Anche noi vedremo per le nostre strade le stesse scene di Atene: persone ancora giovani girovagare come zombi con la dose di eroina in corpo?

Per il momento, per strada le proteste sono ancora civili: come quella dei ricercatori della Glaxo, che vedono chiudere la ricerca farmaceutica in Italia, per volontà della multinazionale di spostare tutto da un'altra parte.
Senza che governo o enti locali siano più di tanto interessati.
Come i ricercatori degli "enti inutili": Ispesl, Isae, Insean. Servono sarifici, siamo tutti sulla stessa barca. Occorre taglia un pò qui, unpò, la. Ma dobbiamo stare attenti: a tagliare gli enti che fanno ricerca, poi rischiamo da darci la zappa sui piedi, come paese che pretende di essere anche industrializzato.
Cosa vuole fare l'Italia, da grande, che piano ha per uscire dalla crisi, signor ministro (dell'economia)?

In studio, l'un contro l'altro, il segretario del Partito Democratico Bersani e il ministro (super) dell'economia Tremonti.
Sentire ancora oggi che va tutto bene, che i conti sono in ordine, che la manovra di aggiustamento (negata dallo stesso Tremonti proprio ad Annozero qualche settimana fa) la stanno facendo tutti, che l'Europa ha detto che noi stiamo bene, avrà fatto uscire dai gangheri più di un telespettatore. E anche lo stesso segretario.

Tremonti ha giustificato i 24 miliardi con la crisi della Grecia (che non è arrivata all'improvviso, almeno a leggere certi giornali).
I nostri obiettivi sono a posto, e la manovra è solo un anticipo di quella che dovevamo già fare, per sistemare i numeri del 2011 e 2012.
Tutto qui? Possibile?

"Serve dire la verità": con queste parole, nette, Bersani ha rotto la tregua col ministro. Parole che evidentemente non devono essre piaciute: perchè i numeri non sono a posto. Abbiamo un debito in aumento; la spesa corrente è in aumento, senza che siano stati spesi soldi per salvare le banche, per aiutare i comuni cantierando delle opere che avrebbero messo in moto il sistema (una vecchia proposta di Bersani).
Perdiamo interi pezzi di azienda, perdiamo la ricerca, perdiamo competitività, perdiamo posti di lavoro, e i numeri dei disoccupati tra i giovani dovrebbero preoccupare a sufficienza chi ha cuore il paese.
Eutelia, Vynils, Glaxo, il centro ricerca di Nerviano ...
Anche la Grecia aveva i conti in ordine, prima che si scoprisse che erano truccati, con la compiacenza del governo in carica e delle banche.
E anche in Grecia corruzione, evasione, lavoro nero.
Come in Italia, dove pure abbiamo gli stipendi più bassi dell'Europa. E dove i redditi dopo la crisi sono scesi di più rispetto a Germania e Francia: -5% in Germania, -4% Francia e - 8% Italia.

Se persino enti come la Banca di Italia all'improvviso si accorgono dell'evasione, parlando di "macelleria sociale", significa qualcosa.
Se la fondazione di Montezemolo si chiede se Tremonti sia un marziano, forse anche il ceto imprenditoriale, vede una situazione poco felice e si sente poco rassicurato dal (super) ministro.

Non si può continuare a ragionare per slogan: i tagli agli enti inutili (ma non tutti), la lotta alle false pensioni di invalidità.
Bersani faceva poi giustamente notare come l'aver passato la percentuale da 74 a 85%, poco ha a che fare con i controlli sul come le regioni hanno concesso queste pensione (che comunque pesano 16 miliardi).

Dove era il rigore e il controllo dei numeri quando si faceva il salvataggio dell'Alitalia (in cui si sono salvate le banche ma non gli azionisti, e non i lavoratori della ex compagnia di bandiera)? Quando si toglieva la tracciabilità dei pagamenti? Quando si toglieva l'ICI per tutti (anche alle case del clero, anche per fini commerciali)?

Prendersela oggi con le persone della Ispesl, della Insean, tirando in ballo qualche auto blu e qualche presidente che si prende un bello stipendio, è fuorviante.
Si devono tagliare i Consigli di amministrazione di questi enti? Si possono allora inglobare dentro il Cnr.

"Bersani, nessunno ha la sfortuna di avere uno come lei, in Europa.. " la battutina tra T. e B., segnale di una tensione che oggi il ministro fa più fatica a nascondere.
Tensione che l'intervento di Travaglio di certo non ha smorzato (ma Tremonti sa incassare bene e ribattere anche).
Marco ha ricordato le tante promesse fatte dai giornali (ma non dal ministro): tagli alle province, ai parlamentari, agli stipendi, ai rimborsi, allo stipendio dei ministri non parlamentari (60000 euro).

Gli enti inutili che sono rimasti, come la Icee che costa 300 milioni.
La fondazione Craxi (pure da morto ...).
Cosa succederà alla manovra quando arriverà in Parlamento? Si tornerà a parlare di condoni?
anzichè tagliare la scuola (con i trasferimenti alle regioni) non era meglio controllare come lievitavano gli appalti per e Grandi opere?
Gli arbitrati per le opere pubbliche, che costano 765 milioni all'anno (sebbene su questo punto, Tremonti abbia parzialmente smentito Travaglio).

Il presidente oggi parla "come un indemoniato" di lotta alla corruzione e all'evasione (nonostante i suoi processi): "chi è l'esorcista? Tremonti?".

Ritorno a dire che quello che deve preoccupare è la tenuta sociale: fino a pochi mesi fa si diceva che l'Italia era messa meglio per la presenza delle famiglie, che hanno svolto il ruolo di sussistenza, per i giovani e per i precari.
Ma oggi?
"prima di tagliare bisognerebbe sapere di cosa si sta parlando".
"ma perchè dare i soldi al presidente, dai i soldi ai poveri", il botta e risposta.
Peccato che i soldi ai poveri non li dia nessuno: i soldi per la Cassa integrazione finiranno. E poi?
Non tutte le famiglie hanno sentito la crisi allo stesos modo: il patrimonio delle famiglie più ricche è salito da 740 milioni a 880 milioni nel 2009.

La forbice aumenta, e l'ombrellone che avrebbe dovuto preteggere gli italiani dalla crisi, si scopre che protegge solo i pochi.

03 giugno 2010

Divise forate Paolo Cortopassi

Il bracconiere è ormai distante, gli scarponi immersi tra le foglie del sentiero, le mani affondate con rabbia nel giaccone da caccia. "Che i soldi ti vadano tutti in medicine!" grida, sicuro che la guardia forestale non tornerà indietro.
"Che sarà mai? Oltraggio a pubblico ufficiale? Quel bischero? Non scherziamo!".
Paolo, la guardia, resta fermo, il verbale di una multa tra le mani. Stai calmo.
Quel tipo e il suo degno compare andrebbero colti sul fatto ma finora nemmeno appostarsi di notte è bastato. Pazienza riflette Paolo. Aspetterò l'occasione giusta e, comunque, mi sento più utile qui che dietro gli uffici di Rete Mia a far passare fatture e respirare la nicotina dei colleghi, come facevo fino a qualche tempo fa.

Divise forate , pagina 175.

Paolo Cortopassi, Sovrintendente del corpo di Guardie Forestali, ucciso da una leucemia fulminante a 42 anni nel 2006, ma anche vittima di un caso di malasanità.

Perchè si attacca la scuola pubblica

Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle
scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata.

Allora il partito dominante segue un'altra strada. Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. [...]
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Piero Calamandrei, dal discorso al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale, Roma, 11 febbraio 1950

Questo discorso è del 1950. Iniziate a mettere assieme i pezzi: la riforma Gelmini (o i tagli della Gelmini) del 2008. I finanziamenti (bipartisan a dire il vero) alla scuola privata. Il maestro unico, i tagli ai finanziamenti delle scuole statali .
Le proposte di far slittare l'anno ad ottobre
(mettendo in difficoltà le famiglie, allontanando così le donne dal mondo del lavoro)......

Divise forate Francesco Salerno

Proprio quella sera Francesco ha salutato la madre, già a letto, aprendo e chiudendo la mano con un gesto abituale, che ripeteva sempre accompagnandolo con un ironico 'ciao'.
Quella volta, però, è stato diverso, ha indugiato, come se non volesse andar via, come se inconsapevolmente, pensasse che gli sarebbe capitato qualcosa. Mamma Marlene ne resterà molto turbata. Die giorni dopo riceverà la notizia della tragedia. Racconta questo episodio e gli occhi le diventano lucidi, seduta nel soggiorno di casa, alle sue spalle una cornice digitale dove, ininterrottamente si alternano fotografie di Francesco, al mare, indivisa, sorridente col il suo sguardo deciso, da solo, in compagnia dei fratelli o della moglie. Ma pare soltanto la tristezza di un minuto: ad allontanare la trsitezza e far tornare il sorriso a Marlene è un bel bambino che irrompe nella stanza. Lo prende subito in braccio e gli occhi le brillano: è il figlio di Fabrizio [
il fratello], lo stringe a sè e le sembra di abbracciare il figlio perduto e trovarlo bambino.

Divise forate , pagina 172-173
Francesco Salerno, appuntato della Guardia di Finanza, morto durante un'operazione di inseguimento di trafficanti di droga (travolto da un treno, ma in circostanze poco chiare), il 4 novembre 2005, a Torino.

Come è facile prendersela con Saviano

Ecco un altro che, si alza alla mattina e accusa lo scrittore Roberto Saviano (quello minacciato dai casalesi, quello che vive sotto scorta ..) di avere "lucrato sulla mia città. Non c'era bisogno che scrivesse un libro per sapere cos'è la camorra. Lui però ha detto solo cose brutte e si è dimenticato di tutto il resto".

Mi chiedo se il calciatore almeno lo abbia letto il libro di Saviano.
Gomorra ha avuto successo proprio perchè ha parlato per la prima volta al pubblico nazionale dei casalesi, dei loro traffici, di come avessero distrutto la sua terra.
E, ma questa è una mia opinione, c'è molto più rispetto nella propria terra nelle pagine scritte da Saviano, che non in tutta l'intervista (che è ovviamente stata riportata su tutti i giornali).

E' proprio uno dei temi che ripete spesso Roberto: la mia bellissima terra, distrutta forse per sempre, da discariche, dal cemento, dagli interessi affaristici dei clan.
Come è facile prendersela con Saviano: quanto è più difficile spendere una parola concreta contro la camorra.

Il gioco delle parti istituzionali

Il gioco delle parti istituzionali.

Niente Bella ciao, fuoriprogramma non gradito al sottosegretario dell'istruzione (della Repubblica) e al preside dell'istituto romano Giuseppe Gioacchino Belli.

Niente manifestazione a Roma, per la festa della Repubblica, per i ministri "padani" col cuore al nord, ma cadrega a Roma.
Della serie, come tengo i piedi in due scarpe.

Il presidente Napolitano chiede aggiustamenti alla legge sulle intercettazioni auspicando "soluzioni più accettabili per tutti": può una legge anticostituzionale, contro l'informazione e contro la giustizia essere più accettabile? E chi sono i tutti, per cui fare soluzioni accettabili?

Alto gradimento da parte del viceministro Romani per TG1 e minzolini, meno per Santoro e Dandini. Lo sapevamo.

Cosa scriverà oggi Feltri? Che gli israeliani han fatto bene a sparare e picchiare i nostri connazionali?
Un altro caso emergency: ci sono italiani e italiani, per la Farnesina?

02 giugno 2010

La festa della repubblica

Le fanfare, le sfilate, i reparti in uniforme che sfilano come un sol uomo. Gli automezzi di ultima generazione, ma anche i cavalli simbolo di un atico modo di guerreggiare, eroico ma lontano nel tempo.

Tutto è pronto per la Festa (la festa della nostra Repubblica, nata dal referendum sulla Repubblica contro la monarchia) che, come ogni anno, si realizza con la sfilata del nostro esercito.

La festa agli italiani la stanno preparando (e per molti è già iniziata).
Nelle sue memorie di guerra, Indro Montanelli ricordava la frase di un ufficiale tedesco, dopo la carica di Isbucenskij del Savoia Cavalleria "siete magnifici, noi queste cose non le sappiamo più fare". Commentava con malinconia, il giornalista, come l'esercito italiano sapev fare bene le cose che non servivano più, e male quelle che sarebbero state necessarie nella guerra che stava combattendo [l'Armata scomparsa, Arrigo Petacco, pag 74].

Dico questo con il massimo rispetto per le forze in armi, per quanto han fatto e quanto faranno in contesti e in condizioni difficili.
Dobbiamo auspicarci tutti però, specie in periodo di crisi come quello attuale, l'arrivo di un giorno in cui ci concentreremo sulle cose necessarie agli italiani, di tutti gli italiani, lasciando da parte le coreografie.

Aioh Dimonios,
avanti forza paris!

Vendetta

Scrive Avner (l'agente dello Shin Bet che guidò il commando che diede la caccia ai terroristi palestinesi di Settembre nero, responsabili del Massacro di Monaco), nell'introduzione del libro di George Jonas, Vendetta
"Il punto è che le nostre concezioni della moralità fanno ben poca presa sui terroristi. In fin dei conti i terroristi che uccisero gli atleti a Monaco (così come quelli che hanno ucciso migliaia di persone al World Trade Center) ritenevano che le loro azioni fossero profondamente morali [...]
Ciò significa che dobbiamo alzare le mani e rassegnarci ad un circolo senza fine di attacchi e ritorsioni - un continuo e più violento bagno di sangue in cui, alla fine, sarà impossibile cogliere la differenza tra noi e i terroristi?

Nient'affatto. Il punto è che tra noi e i terroristi ci sono autentiche differenze. Nei loro attacchi, i terroristi spargono sangue indiscriminatamente. In effetti il loro obiettivo è spesso proprio quello di uccidere persone innocenti - vuoi per mandare un messaggio a chi detiene il potere, vuoi per terrorizzare la massa della popolazione.

Al lato opposto, quando Israele si vendica per gli attacchi terroristici - che lo faccia con una squadra come la mia dopo i fatti di Monaco, o lanciando un missile terra aria nei territori occupati dopo l'esplosione di un'autobomba-, cerca di agire con precisione chirurgica, prendendo di mira esclusivamente i responsabili dell'episodio che ha fatto scattare la missione [...]

Così, se dovessi tornare indietro nel tempo, rifarei la stessa scelta che feci quando Golda Meir mi chiese di agire, più di trent'anni fa. In quel periodo - un periodo in cui gli accordi di Camp David erano ancora molto lontani, un periodo in cui l'espressione 'processo di pace' non aveva ancora alcun significato, un periodo in cui l'intero mondo arabo (inclusi l'Egitto e la Giordania) invocavano quotidianamente la distruzione dello Stato ebraico e il fatto che Israele potesse continuare ad esistere era tutt'altro che scontato - rispondere a tono alla violenza di cui eravamo stati vittime era l'unico modo sensato di agire.

C'è però una cosa su cui dobbiamo essere chiari. Anche se non intendo scusarmi per la missione che io e la mia squadra abbiamo portato a termine negli anni settanta - al contrario, sono fiero di aver potuto servire in questo modo il mio paese -, non mi illudo che abbiamo fatto tutto il possibile per fermare il terrorismo [...]
Che cosa lo potrà fermare? Non le squadre di agenti inviate a uccidere i terroristi, nè le incursioni militari. Per come la vedo io, il terrorismo continuerà fino a quando non ci sarà un cambiamento nella situazione politica ed economica sufficiente a portare giustizia ed quilibrio in tutto il Medio Oriente. 'Occhio per occhio' può sembrare una risposta appropriata, ma non è una soluzione. Sfortunatamente, finchè non ne troveremo una, dovremo essere preparati ad affrontare continui attacchi terroristici, con gli atti di vendetta che a essi seguiranno inevitabilmente".

01 giugno 2010

Divise forate Otello Stefanini, Mauro Mitilini, Andrea Moneta

Sandro, un poliziotto che oggi è assegnato a Palazzo Chigi e, all'epoca, montava in Piazza della Minerva, ricorda bene quel ragazzo sempre allegro e sorridente aò quale gli agenti domandavano qualche favore quandoc apitava che tornasse un pò più tardi a casa, dopo una serata trascorsa con gli amici o qualche ragazza: magari solo un pezzo di pizza per alleviare la noia dei lunghi turni di guardoa. Festeggiati i diciotto anni e superata la visita di leva, Andrea fa subito domanda. Anzi, ne fa due, una inidirzzata alla polizia, l'altra ai carabinieri. Lo scelgono questi ultimi e il giovane viene arruolato. E con i primi stipendi acquista pure la macchina, una Polo di colore blu.
Questo era Andrea.

Ha le idee chiare il ragazzo, si arruola nei carabinieri partendo prima di fare il servizio di leva e diventa subito effettivo. Ha un animo sensibile e un fisico snello e atletico, distribuito lungo un metro e novanta di altezza. Gli piacciono gli animali, soprattutto i cani, anche se a casa c'è una gata siamese che vivrà quasi vent'anni.
Quando Alessandro parte per il servizio militare, Otello che è già carabiniere, prende la macchina e si spinge fino ad Udine per vedere come se la passa il fratello e se in caserma ci sono episodi di nonnismo. Trascorre un pò di tempo con lui e, quando ha la conferma che è tutto a posto, riprende la machcina e torna a Roma. Questo era Otello.

Prima di presentare domanda ai carabinieri, che lo arruolano nel 1990, appena ventunenne, e lo inviano al campo di addestramento a Campobasso, fa anche il muratore. C'è la sua mano in alcune rifiniture della nuova casa. Del resto, Mauro è quello che da parenti e amici viene definito il classico ragazzo d'oro, senza grilli per la testa. Sta bene in compagnia degli amici e della sua findanzatina e pensa a costruirsi un futuro solido.
Questo era Mauro.

Divise forate pagina 151, 152 e 153.

Andrea Moneta, Otello Stefanini, Mauro Mitilini, i tre carainieri uccisi nella strage del Pilastro, il 4 gennaio 1991, dai criminali della Uno bianca.

Quel cavolo di digitale


Ho detto cavolo e mi sono trattenuto.
Da qualche mese convivo (male) col digitale terrestre e non riesco a vederne i benefici.
Ci sono più canali? Sì, solo sulla carta. TeleLombardia 1, TeleLombardia 2 ... etc etc tutti con la stessa trasmissione.
Poi ci sono Rai test 2, rai test 3 (e non si vede un beneamato c...)
Le uniche novità vere sono state Rainews 24, Rai storia, Rai extra (le stesse cose dei canali Rai, in differita).

Ho dovuto comprarmi un nuovo televisore o in ogni caso, il decoder (ma allora avrei dovuto combattere con cavi, fili e doppi telecomandi).

Da due settimane, in Lombardia, Rai 2 (e anche un'altra rete di un famoso comico che non mi ricordo) è passata sul digitale interamente: da allora non psso più registrare da questo canale.
Sono andato in un negozio di elettronica e mi hanno spiegato che servirebbe un altro decoder (non solo un decoder per ogni televisore, ma uno per ogni videorecorder).
O, in alternativa, comprarmi i nuovi videoregistratori col decoder incorporato (viaggiano oggi sui 250-300 euro).

Complimenti.
Il tutto per vedere più o meno le stesse cose di prima, con le stesse persone di prima.
Il tutto perchè in Italia abbiamo quel maledetto problema che si chiama conflitto di interessi sui media (televisivi).

PS: tra l'altro, in Italia (a differenza degli altri paesi) le frequenze del digitale non sono state messe a banda con altri operatori di Tlc.
Lo stato poteva così far soldi (mi ricorda un'altra vecchia gara, quella delle frequenze UMTS). Ma noi siamo quelli dei sacrifici.

PS 2: che fine ha fatto europa 7?

Munich 1972: la vendetta



La logica della vendetta, dell'occhio per occhio, non porta a nulla. Nè a Israele, nè ai palestinesi rinchiusi a Gaza.

Il governo del (non) fare

Fare o non fare? Tagliare o non tagliare?
Il governo sembra che si sia incartato ( ameno di non seguire le sue felici cronache dal TG1).
La manovra economica sarebbe stata ritoccata fino alla firma da Napolitano: si al condono e stralcio del taglio agli enti culturali.

I tagli sbandierati han subito sollevato un coro di proteste: le province? Giammai. Gli stipendi dei ministri? Vediamo?
Gli enti inutili: si potrebbe iniziare da un paio di ministeri che non si sa nemmeno cosa facciano (Rotondi e Calderoli).


Draghi era entusiasta dei tagli, ma ora chiede le riforme. Ovvero tagli al welfare, alle pensioni, agli stipendi.
Dobbiamo competere con la Cina, con i paesi emergenti.
Chiedetelo voi, agli impegati statali, agli operai, se veramente pensano di aver vissuto sopra le possibilità?

Voglia riformare? Le mie proposte:
  • Revisione 8 per mille (dopo aver visto Report).
  • Re introduzione del reato di falso in bilancio.
  • I condannati via dal Parlamento, via dalla PPAA.
  • Blcco delle grandi opere, e messa in sicurezza del territorio e delle scuole (e tutti gli istituti pubblici).
  • Riconversione di Pomigliano e Termini da industria dell'auto, in centri di ricerca e sviluppo per l'energia solare (o, come in Germania, dove la Volkswagen adesso produce cogeneratori).
  • Eliminazione del 50% di auto blu.
  • Eliminazione consulenze dentro i ministeri (che tornino a fare il proprio mestiere).

Ieri, un altro episodio che racconta i tempi che stiamo vivendo.
A Milano al concorso per giudici, si sono presentati in 6 su 13 posti (TG3 Lombardia). Non accadeva da decenni (a Milano sono scoperti 50 posti).
Invece erano in 6000, per 50 posti da maestra d'asilo (ad Assago).