20 settembre 2017

Il menù è servito

Il 40% al referendum che diventa il 40% degli italiani stanno con me ..
Il milione di posti di lavoro creati col jobs act ..
Il complotto che non è un complotto (né tantomeno corruzione in un mega appalto pubblico) ..
La nuova legge elettorale da approvare (il porcellum nuova versione)..
Il menù per le prossime elezioni da parte del segretario PD, che ieri sera abbiamo sentito a Carta bianca, è servito.

Deja vu di argomenti già sentiti fino alla nausea.
I miracoli del governo dei mille giorni con qualche omissis: i posti di lavoro a termine che crescono, il pil che cresce di decimali e meno che del resto dell'Europa, la possibiiltà di un altro condono per fare cassa (e coi soldi dei condoni si fa massa per parlare di recupero dell'evasione record ..).

Questo ci toccherà sentire per mesi.
Non meno nauseante quanto viene raccontato dagli altri fronti: Berlusconi e la sua rivoluzione liberale (l'albero delle libertà), meno stato e meno tasse, meno carcerazione preventiva e meno magistrati a rompere le scatole.
Meno autorizzazioni per costruire, fare, cementificare, inquinare.
Ogni volta mi sorprendo della poca memoria di questo paese, di come un signore ottantenne con una condanna sul groppone, anni di governi fallimentari e leggi ad personam riesca ancora a vendersi bene.

Uno che si vende bene è l'ex verde padano Salvini: avete notato come il colore di Pontida sia diventato blu Trump. Da oltre oceano arrivano anche le ricette politiche del menù salviniano (quello a cui il popolo di Pontida doveva rispondere con un "lo volete voi?", che fa tanto balcone di piazza Venezia).
Giudici eletti dal popolo (e sotto il controllo della politica, questo non lo dice).
Via alla legge Mancino, come se fascismo e antifascismo fossero opinioni.
Flat tax per tutti, specie per chi ha tanti soldi che ringrazierà gentilemente.
E mano libera alla polizia (stile Mississipi burning?).

Il m5s sta attraversando un periodo di cambiamento, almeno questa è l'impressione.
Il capo politico sarà anche il leader che emerge dalle (finte?) primarie.
Vedremo se Grillo farà un passo indietro e lo stesso per Casaleggio.
Vedremo se andranno avanti a non fare e chiedere alleanze, perché così sperimenteranno sulla loro pelle quanto successo a Bersani nel 2013.

19 settembre 2017

Bomba o non bomba

Alla fine la bomba è rimasta in mano a quelli che volevano farla esplodere, parlando eversione, golpe, complotti a buon mercato.
Con che coraggio Woodcock può guardare in faccia gli indagati .. si chiedevano su Democratica, il sito che ha preso il posto de l'Unità (chiusa)?

Ecco, la stessa domanda andrebbe fatta a Lotti ("con che faccia si presenta al consiglio dei ministri?").


La scintilla della fu inità, ora Democratica


Hanno rilanciato i sospetti sui comportamenti eversivi dei carabinieri del NOE, di un magistrato e di un giornale, mescolando assieme fatti e date: 
“Il dr. Woodcock mi intercetta (falso: l’intercettato era il gen. Adinolfi, indagato e poi archiviato in Cpl Concordia, ndr). Apprenderò dell’intercettazione mentre sono presidente del Consiglio, grazie a uno scoop del Fatto firmato da Marco Lillo. Segnatevi mentalmente questo passaggio: Procura di Napoli, un certo procuratore, il Noe, il Fatto, un certo giornalista”.Dal libro di Renzi - avanti
Oggi sappiamo che le cose sono andate in modo diverso da come facevano capire Repubblica e corriere venerdì scorso: il pm di Modena Musti smentisce quelle parole ("Sui giornali frasi che non ho mai detto"), ad intercettare il babbo contribuì anche il procuratore capo e il GIP, i renziani si dimenticano di aver parlato di golpe ..

Chissà, forse il caso Consip tornerà ad essere un'inchiesta su corruzione e fuga di notizie.
E i giornali ad occuparsi di questioni serie.
Ieri sera Presa diretta parlava di ambiente e inquinamento: di quanto ci costa, in termini economici e di salute, perdere il nostro capitale naturale.
Di come, mentre ad Oslo bloccano le auto, noi siamo ancora a disquisire di euro 3 o euro 4, di trivelle e carbone (entro il 2030 o 2050)...

18 settembre 2017

Presa diretta – il capitale naturale

Vi farò conoscere un'Italia protetta, un tesoro inestimabile da difendere con le unghie e con i denti! - quanto è contagioso l'entusiasmo di Riccardo Iacona quando parla del suo lavoro e di quello dei suoi giornalisti?
Un lavoro prezioso perché ci racconta, nell'inchiesta di questa sera, di quel tesoro che dà vita al nostro paese, lo rende unico. Dai ghiacciai, alle foreste con alberi secolari, alla fauna con una biodiversità che significa ricchezza.

L'anteprima del servizio
Gli alberi – la più grande riserva forestale in centro Italia.
In centro Italia, tra Emilia e Toscana c'è la più grande riserva boschiva italiana: la foresta casentinese.
1357 specie censite, tra cui il raro gambero di fiume: tutto questo è dovuto al lavoro degli alberi, le radici che si intrecciano tra di loro trattenendo il suolo e l'acqua.
Il suolo più ricco d'Italia, la prima riserva naturale italiana di 36mila ettari: bacini, alberi bellissimi, secolari, cresciuti in totale solitudine, fino a 550 anni.
Alberi che hanno visto il Rinascimento con la chioma ancora verde: allo Stato costa 2,2 milioni di euro l'anno, mantenere questo pezzo d'Italia.
Soldi che creano altri soldi: per il turismo, per la fotosintesi, per i progetti europei.
2,7 milioni che producono 50 ml, senza distruggere niente, una ricchezza che si autoalimenta: conviene investire negli alberi, non solo qui ma nell'Italia.
Al CNR hanno raccontato di come le foreste assorbono il 30% di co2 dell'atmosfera: le foreste hanno contribuito alla diminuzione degli inquinanti dell'aria.

Ma ci sono gli incendi: piante distrutte, 130ml di tonnellate di co2 nell'atmosfera, la morte delle api, il turismo che sfugge, persone da evacuare, persone che sono morte.
Ci vorranno decenni perché tornino gli alberi, dove ora c'è solo la cenere: ecosistemi che si interrompono e ora, con le prime piogge, la terra del Vesuvio è venuta giù.

Come difendere gli alberi, gli ecosistemi, l'acqua dei ghiacciai?

Il parco nazionale dello Stelvio – 130 mila ettari di zona protetta, la più grande riserva d'acqua, per i ghiacciai.
Come il ghiacciaio dei Forni, a 3000 metri: l'acqua rilasciata dal ghiacciaio filtra dappertutto fino a diventare un torrente.
È il secondo ghiacciaio della Lombardia, in diminuzione: porta l'acqua in tutta la Lombardia, che alimenta a valle delle dighe.
Qui si produce l'energia per 560mila abitanti della regione: copre il 15% del fabbisogno nazionale, senza inquinare e senza mettere co2 nell'aria.
Energia rinnovabile, finché ci sono i ghiacciai.

Ghiacciai che alimentano fiumi come l'Adda: anche lui fornisce energia pulita per le aziende del milanese, fornisce l'acqua presa dai pozzi di Milano. Acqua pubblica e anche in gran quantità, perché la falda si sta alzando.
Tutto merito delle Alpi e dei fiumi: se si interrompesse anche l'acqua a Milano si ridurrebbe.
Beviamo in un istante il lavoro naturale di centinaia di anni – il commento di Iacona.

Il capitale naturale del nostro paese è costituito da quel decimo di territorio di ghiacciai, parchi, alberi. Cosa cambia se non ci fossero gli animali?

Il parco nazionale d'Abruzzo – la Majella.
Qui nel parco vivono i lupi, studiati dagli studiosi: vengono catturati, monitorati, controllati coi radio collari.
Un territorio forgiato fa forze immense, che ha spinto le montagne fino a 3000 metri, in mezzo ad altri due parchi, quello dell'Abruzzo e quello del Gran Sasso.
Foreste, canyon, montagne e colline: oltre ai lupi, qui si trovano gli orsi, anch'essi monitorati dal personale faunistico.
E anche i camosci, le loro prede che vivono sulle cime delle montagne: per vederli, sulla cima dell'Acquaviva, a 2700 metri, il giornalista si è dovuto alzare alle 5 di mattina.
La reintroduzione dei camosci sta salvando la montagna: animale da preda per lupi e aquile, ma anche per preservare i pascoli.

Tutto questo ecosistema è messo a rischio dall'uomo: col bracconaggio, per gli incendi che spingono gli animali verso zone fuori dal loro territorio. O vengono attirati da rifiuti industriali, animali morti e gettati in fosse fuori dagli stabilimenti.

L'incendio sulla Majella è iniziato il 18 agosto ed è continuato a bruciare fino a pochi giorni fa: l'incendio del Morrone ha avuto delle caratteristiche particolari quest'anno.
Ci sono stati più inneschi, in alta montagna: questo ha reso difficile il contenere il fuoco, un atto contro il parco e contro il nostro capitale naturale.
Come un ladro che entra in casa e ti porta via i gioielli.
Serve proteggere la natura: è anche un investimento in posti di lavoro qualificati, biologi, veterinari ..

Per fortuna la lupa battezzata Presadiretta, in onore alla trasmissione, sta bene, vive in un branco riproduttivo, con dei cuccioli.

I ghiacciai che si sciolgono

Fino a qualche decina di anni fa il ghiacciaio dei Forni era vasto e copriva l'intera vallata: ora questa è colonizzata dagli alberi, testimonianza dell'innalzamento della temperatura anche a queste quote.
Le rocce iniziano ad affiorare: quello che preoccupano gli scienziati è la velocità con qui il ghiaccio si scioglie, si stima che entro il 2100 non ci saranno più ghiacciai sulle Alpi.
Basta acqua dalle montagne, rimarrà solo quella delle piogge: tutto per colpa delle temperature in crescita.

Al CNR Iacona è andato a vedere quanta acqua si produce in Italia: ne abbiamo tanta, più di Italia e Grecia, 139mld di metri cubi. Ma non è una riforma infinita: il consumo idrico è quasi allo stesso livello, 132 mld. Quando non ci saranno ghiacciai, che acqua consumeremo?
Questa estate è stata anche quella della siccità: l'acqua del Po ai minimi, campi con la terra spaccata, terra bruciata, coltivazioni perse per 2 miliardi.
Senza l'erba sui campi, anche le api vanno in crisi e gli apicoltori le devono alimentare in modo artificiale.

Roma ha rischiati di rimanere senz'acqua, che arrivava anche dal lago di Bracciano: ora l'acqua del lago è sporca e il livello si sta abbassando.
Ma l'acqua è mancata in tutta Italia: cosa possiamo fare contro l'innalzamento delle temperature, contro la co2?

Milano – aqua e aria

Metropolitane milanesi gestisce l'acqua a Milano: l'azienda ripulisce anche le acque reflue, senza inquinanti, acqua che arriva alle aziende agricole della provincia, fino a Lodi.
I depuratori e la fognatura sono fondamentali per gestire l'acqua pubblica in modo efficiente: l'acquedotto ha una perdita del 12%, un gioiello, rispetto a quanto succede in altre regioni.
A Milano non si spreca l'acqua!
Meno bravi con l'aria: qualcuno ha deciso di dire basta, però.

L'associazione “Cittadini per l'aria” ha monitorato l'aria in città: una campionatura della metropoli, che ha fatto emergere l'innalzamento di livello di No2, specie nelle strade trafficate.
Un inquinamento che è omogeneo in tutta la città, anche di fronte alle scuole a gli asili nido.
Malattie respiratorie, negli adulti e nei bambini e anche morti.
Bambini che si ammalano, che interferiscono col nostro cervello, nell'apprendimento e nello sviluppo cognitivo, nel recepire gli stimoli: dovremmo tenere le macchine lontane dalle scuole, anche solo di 100 metri, dovremmo mettere più siepi.

Questa associazione ha denunciato la regione Lombardia per l'inquinamento: il piano “padano” prevede un blocco degli euro 3 ma solo nel 2018.

L'assessore Terzi ha raccontato al giornalista il piano della regione: il traffico, l'agricoltura per il pm 10 e il riscaldamento domestico.
Gli inquinanti sono sopra la soglia, per pm10 e no2, anche se sono in diminuzione in questi anni – assicura l'assessore.
Ma nel frattempo stiamo respirando questi inquinanti e anche i nostri figli: dovremmo mettere in pista interventi più radicali, ma non possiamo bloccare la Lombardia.
Colpa delle direttive europee – sostiene la Terzi: peccato che la regione abbia finanziato e messo a cantiere tante autostrade, spesso anche inutili.

In comune hanno raccontato il blocco degli euro 2 ed euro 3: troppo poco e troppo tardi, anche se Milano è l'unica città che sta facendo qualcosa.
Se la gente portasse avanti questa battaglia in altre città, la politica farebbe qualcosa di più serio per l'inquinamento: Oslo ha detto basta alle macchine, nemmeno quelle elettriche.

Gli studi degli scienziati di Bologna.
Il professor Balzan ha raccontato il lavoro del chimico Ciamician, sulle energie rinnovabili, dalla fotosintesi: ha deciso di dire la sua alla politica, rinfacciando le loro responsabilità sui cambiamenti.
Sul continuare ad insistere sui combustibili fossili, che dovremmo iniziare ad abbandonare: dovremmo puntare sulle energie rinnovabili, dal sole, dall'acqua, dall'aria.
La politica industriale di questo paese punta ancora su metano e petrolio (dal mare): questi scienziati hanno scritto a Gentiloni, invitandolo a puntare sulle energie rinnovabili, che creerebbero posti di lavoro.
Esiste un sito, Energie per l'Italia, dove si può firmare la petizione, per spingere la politica a fare di più.
Meno sprechi, meno consumo di beni, più riciclo, più energie rinnovabili.

Il ministro Galletti ha citato gli accordi europei, vincolanti: la strategia energetica è costruita in base ad obiettivi ambientali definiti.
Ma in questa strategia il gas è ancora importante, il Carbone verrà chiuso entro il 2030, il gas che produce co2 ancora più tardi.
Ma si devono portare avanti politiche realistiche – si difende Galletti.
Non si dovrebbero incentivare le trivelle ma il fotovoltaico. Ma non si può fare subito.

Se la tecnologia ci aiuta .. dice il ministro: ma quanto sta investendo il governo in ricerca, in scienziati che lavorino in tecnologie rinnovabili?
E quanto sta investendo nella protezione del territorio, sullo sviluppo sostenibile?

Il ministero dell'economia deve diventare il ministero dell'economia sostenibile, il ministero dei trasporti deve diventare ministero sostenibile – concludeva il suo ragionamento Galletti.
Ma ora cosa si deve fare?

I reati contro la natura devono diventare reati contro l'umanità.
Il monitoraggio dei fiumi in Italia ci dice che la qualità dei fiumi sta peggiorando: ci sono scarichi abusivi, depuratori che non funzionano, c'è una responsabilità diretta degli amministratori.
Nella valle del Pescara c'è il polo di Bussi, ex Montedison: 500 tonnellate di rifiuti industriali che hanno inquinato la falda.
Dopo 10 anni la bonifica non è nemmeno iniziata e il bubbone sta peggiorando: la concentrazione degli inquinanti in falda sta aumentando.
E ce ne sono tante altre di storie come quelle di Bussi, nella zona di Pescara.

Quanto vale il capitale naturale?
Il calcolo del peso economico degli ecosistemi l'ha fatto il professor Marino, a Campobasso.
Il valore delle Api è 153 miliardi, annuo.
Il valore del capitale naturale è in crescita, più del PIL mondiale: dobbiamo essere consapevoli del valore di questo capitale, sono i nostri valori in cassaforte.
Questo è il nostro capitale naturale che è anche un investimento, come la filiera del fotovoltaico, il trasporto sostenibile, il turismo.
Il nostro futuro.

Il nostro capitale naturale


"Un decimo del territorio italiano è costituito da parchi e aree protette, un tesoro inestimabile che va protetto" – dall'account twitter di Presadiretta

Quello che vederemo stasera sarà un lungo viaggio attraverso i nostri tesori naturali, quelli che la natura ci ha donato e che noi dobbiamo preservare: le foreste che abbattono la Co2, la biodiversità delle specie, i ghiacciai da cui proviene l'acqua necessari per vivere.
Ma i ghiacciaci si sciolgono, le foreste vengono incendiate: come facciamo a difendere il capitale naturale prima che sia troppo tardi?

Il lungo servizio di Riccardo Iacona (in collaborazione di Marco Piazza, Alessandro Macina, Antonella Bottini,Raffaella Notariale, Marcello Brecciaroli, Rebecca Samonà, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali) attraverserà le nostre montagne, i ghiacciai, i fiumi e i laghi, gli alberi, fino alle foreste che custodiscono il nostro patrimonio naturale.

Le foreste casentinesi

Il parco della Maiella

Un patrimonio indispensabile per la nostra sopravvivenza, forse non ne siamo consapevoli a sufficienza: senza ghiacciai non avremmo l'acqua, senza foreste integre non riusciremmo a conservare la terra e l'acqua (ed ecco che arrivano poi le frane e gli alluvioni).
In questi ecosistemi si riproduce la vita di centinaia di specie di animali, cervi daini, orsi e lupi che i giornalisti di Presa diretta hanno incontrato.
Iacona è riuscito a visitare le foreste casentinesi, la più grande riserva naturale d'Italia che conserva alberi che hanno 500 anni.
Assieme al personale del parco della Majella ha seguito i controlli dei lupi del parco, tramite i radio collari.
Ha visitato i tre parchi sull'appenino centrale in Abruzzo, uno scrigno pieno di tesori naturali dove sono tornati i camosci e i loro predatori.
Tutto questo è avvenuto grazie al personale faunistico, che ci ha fatto capire che tutto è collegato: l'aria, l'acqua, la fauna, la vita.

Il servizio ci racconterà dell'aspetto scientifico di questo tesoro naturale: il professor Auricchio racconterà di come il 53 % dell'acqua in Italia è prodotta dai ghiacciai.
Gli scienziati del CNR di Napoli ci spiegheranno l'importanza degli alberi nella riduzione della co2 nell'atmosfera.
Il professor Marino dell'università del Molise ha calcolato quanti soldi vale il nostro patrimonio naturale: un dato incredibile che noi stiamo distruggendo.
Quest'anno sono andati in fumo 130 mila ettari di foreste, bruciate in una estate estate: sono milioni di tonnellate di co2 immesse nell'atmosfera, centinaia di specie uccise e la distruzione di ecosistemi che prima di tornare a funzionare avranno bisogno di decine di anni. Un danno incalcolabile.
E' stata anche l'estate della siccità: la risorsa acqua non è infinita, i ghiacciai si sciolgono e se continua così le previsioni ci dicono che nel 2100 non avremo più ghiacciai sulle Alpi.
Non dobbiamo rassegnarci ad un mondo senza acqua, senza alberi, con un'aria irrespirabile: dobbiamo salvare il nostro capitale naturale.
Salvare l'ambiente dai roghi, dal surriscaldamento climatico, dal cemento, dalle speculazioni, dal bracconaggio, dai veleni che immettiamo nell'aria e nell'acqua.
Dall'uomo.

Qui trovate una anticipazione del servizio su Lifegate:
Quale valore per il capitale naturale italianoQuest’estate le nostre foreste sono state messe a dura prova da siccità e incendi: in un solo mese sono bruciati oltre 26mila ettari di superfici boschive e la regione più colpita è stata la Sicilia. Insieme allo scioglimento dei ghiacciai, all’inquinamento e alla cementificazione, si tratta di gravi minacce per il nostro capitale naturale che, come segnalato a Iacona da Davide Marino, docente dell’Università degli Studi del Molise, “ha anche un valore economico considerevole e la sua distruzione avrebbe ripercussioni concrete sul nostro futuro”.
Tuttavia, “non siamo disarmati di fronte a quello che sta succedendo. Possiamo ancora invertire la rotta”, sostiene Riccardo Iacona che ha intervistato il coordinatore del movimento Energia per l’Italia,Vincenzo Balzani. Lo scienziato ha affermato che la transizione dai combustibili fossili alle energie rinnovabili si può fare più velocemente. Lo stesso ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha detto che l’obiettivo è quello di aumentare il consumo di rinnovabili al 27 per cento per il 2030.
La questione ambientale, dunque, è davvero una priorità ed è per questo che Iacona ha deciso di portarla in prima serata. “Questo del capitale naturale è l’argomento. Io penso che sia la questione delle questioni, anche più importante della mafia”. Intorno allo sviluppo delle energie rinnovabili ruota un grande capitolo economico, ma soprattutto “dalle strategie energetiche future e da come tratteremo il capitale naturale nei prossimi decenni dipende la sorte del nostro pianeta, oltre che il nostro futuro più concreto: che lavoro troveranno i nostri figli, dove si dovranno spostare e quanti milioni di persone dovranno abbandonare alcune zone della Terra”, conclude il conduttore.


Un tesoro inestimabile che va protetto perché custodisce tutto quello che ci serve per vivere: l’acqua, l’aria, la terra, la biodiversità.
Un patrimonio fragile però, aggredito dal riscaldamento globale e dai cambiamenti climatici che ormai sono sotto gli occhi di tutti e ci riguardano sempre più da vicino.
A PresaDiretta l’allarme degli scienziati e le risposte della politica con il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti.
Le telecamere di PresaDiretta hanno attraversato da nord a sud i Parchi e le Aree protette del paese, che rappresentano un decimo del nostro territorio, molto di più della media delle altre nazioni europee. Hanno scoperto luoghi unici e di inestimabile bellezza, come le foreste Casentinesi, il Parco dello Stelvio, il Parco della Majella, l’arcipelago della Maddalena.
Un patrimonio naturale unico ma a rischio.
I ghiacciai alpini che scompaiono, uno dopo l’altro e la siccità di questa estate che ha prosciugato fiumi, laghi e ha portato ai minimi storici le nostre riserve idriche. Gli incendi che hanno distrutto più di 130mila ettari del nostro territorio, in buona parte proprio all’interno di aree protette. L’inquinamento della terra, dell’aria e dell’acqua, la cementificazione, le leggi sbagliate e gli interessi privati.
Ma tutto questo può cambiare, un’inversione di rotta è a portata di mano.
“IL CAPITALE NATURALE”, è un racconto di Riccardo Iacona con la collaborazione di Marco Piazza, Alessandro Macina, Antonella Bottini,Raffaella Notariale, Marcello Brecciaroli, Rebecca Samonà, Massimiliano Torchia, Andrea Vignali.

Destra italiana

Una domanda mi assilla: ma l'elettore di destra, cosa sta pensando oggi, del panorama politico della destra italiana?
E' contento che l'offerta politica in questo paese sia rimasta ferma a Berlusconi e al suo finto liberismo (come diceva Guzzanti, "nella casa delle libertà facciamo il c.. che ci pare")?
E, come finto antagonista (poiché il candidato di FI sarà Tajani) della leadership lo sceriffo Salvini? L'uomo della mano libera per la polizia (basta con queste studentesse americane che denunciano stupri), del basta con la legge Mancino (come se il fascismo fosse un'opinione come un'altra e non il contrario della democrazia), della flat tax (i ricchi ringrazieranno, gli altri meno, specie quando taglieranno i servizi)?

Oppure, se non ama il centro destra classico, la destra alla Di Maio, quella che segue i sondaggi e la rete per capire come muoversi? 

E' una domanda lecita anche se posta da un elettore di sinistra: per anni abbiamo criticato l'ambiguità del centro sinistra, la finta opposizione a Berlusconi, il Pd come partito liquido nato da una fusione a freddo.
Ma ora è opportuno che anche a destra si facciano due domande.
Veramente vi sentite rappresentati da questi personaggi da commedia all'italiana (nel senso peggiore del termine)?

17 settembre 2017

La cronologia dell'inchiesta Consip - la risposta di Lillo al "golpe"

Marco Lillo risponde alle accuse di colpo di Stato, per gli articoli (suoi e degli altri giornalisti del F.Q.) sul caso Consip

Altro che colpo di Stato, ecco la storia dell’inchiestaDall’intercettazione tra l’ex premier e il generale Adinolfi pubblicata dal “Fatto” alle dichiarazioni del procuratore Musti sugli incontri con i Noe - 2015-2017 -

di Marco Lillo | 17 settembre 2017   | 1Per smontare il teorema del ‘complotto’ contro Matteo Renzi costruito dal Noe dei Carabinieri con la complicità del pm Henry John Woodcock e del Fatto è molto utile una semplice cronologia.
Quando il capitano Gianpaolo Scafarto, ai primi di settembre del 2016, avrebbe fatto alla pm di Modena Lucia Musti la confidenza generica su un’indagine non meglio precisata (“Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi”) erano già accaduti alcuni fatti. In particolare un signore toscano amico di Tiziano Renzi di nome Carlo Russo era già entrato più volte nell’ufficio di Alfredo Romeo per parlare degli appalti che interessavano all’imprenditore. Non solo in Consip ma anche in Grandi Stazioni e in Inps. Stando alle informative di Gianpaolo Scafarto di quel periodo erano già accaduti questi eventi: il 3 agosto Romeo aveva chiesto a Russo di incontrare il padre del premier di allora perché aveva problemi con il suo amico amministratore di Consip, Luigi Marroni, per una serie di appalti del valore di centinaia di milioni di euro. Russo aveva proposto allora di fare una bisteccata a casa di Tiziano Renzi con lo stesso Marroni. Il 31 agosto Romeo era tornato alla carica e Russo aveva riferito così la risposta di Tiziano: “gli ho detto che … dobbiamo fare sto passaggio con Marroni! M’ha detto dice: ‘Fammi finire sto casino prossima settimana ci mettiamo’”.
Quando Scafarto avrebbe fatto la sua profezia, Romeo aveva già proposto a Russo il famoso ‘accordo quadro’ che poi sarà precisato meglio il 14 settembre nel famoso foglio che – secondo l’interpretazione dei Carabinieri – reca l’offerta di 30 mila euro al mese per Tiziano Renzi in cambio di un incontro al mese con Luca Lotti e con Luigi Marroni per propriziare un occhio di riguardo su Romeo da parte della Consip guidata da Marroni.
La confidenza di Scafarto (‘scoppierà un casino arriviamo a Renzi’) quindi non è la prova del movente delle sue macchinazioni contro Tiziano e Matteo ma un annuncio abbastanza prevedibile (e certamente scorretto se vero) sulla base di indizi già raccolti.
Prima però ricordiamo come è nata la teoria che piace tanto ai grandi giornali, alla politica e ai membri del Consiglio Superiore della Magistratura vicini a Renzi.
Il teorema (ben descritto ieri in un pezzo di Carlo Bonini su Repubblica) vuole connettere due fatti che non c’entrano nulla: lo scoop del Fatto del luglio 2015 sulla telefonata di Matteo Renzi con il generale Michele Adinolfi e lo scoop del Fatto del 2016-2017 sul caso Consip. Ebbene il teorema è delineato nel libro del segretario del Pd Avanti.
Renzi ricorda così il nostro scoop della telefonata tra lui e il generale della GdF Adinolfi, nella quale i due sparlavano di Enrico Letta, intercettata nel 2014 e pubblicata dal Fatto il 10 luglio 2015. “È la prima volta – scrive Renzi – in cui faccio la conoscenza del Noe, Nucleo operativo ecologico dell’Arma dei carabinieri, che su incarico di un pm di Napoli, il dottor Woodcock, mi intercetta. Apprenderò dell’intercettazione mentre sono presidente del Consiglio, grazie a uno scoop del Fatto Quotidiano firmato da un giornalista che si chiama Marco Lillo. Segnatevi mentalmente questo passaggio: Procura di Napoli, un certo procuratore, il Noe dei carabinieri, il Fatto Quotidiano, un certo giornalista. Siamo nel 2014, non nel 2017, sia chiaro. Che poi i protagonisti siano gli stessi anche tre anni dopo è ovviamente una coincidenza, sono cose che capitano”.
L’insinuazione che Il Fatto abbia ottenuto le notizie per i due scoop nel 2015 e nel 2016-7 sempre grazie al Noe e al pm Woodcock è falsa e diffamatoria ma trova subito una grancassa nelle istituzioni.
Il libro esce il 12 luglio e sembra il canovaccio delle domande poste al pm Lucia Musti di Modena appena cinque giorni dopo dal presidente della prima commissione del Csm. L’avvocato Giuseppe Fanfani, ex sindaco Pd di Arezzo, amico di Maria Elena Boschi e già legale del padre, ascolta con i suoi colleghi del Csm il procuratore di Modena nell’ambito del procedimento contro Henry John Woodcock finalizzato a capire se il pm di Napoli che ha osato intercettare il padre del leader Pd debba essere trasferito per incompatibilità.
La pm Lucia Musti ha ricevuto per competenza nell’aprile del 2015 le carte del fascicolo Cpl Concordia, istruito da Woodcock, nel quale era contenuta l’intercettazione di Matteo Renzi con il generale Adinolfi. La telefonata è divenuta pubblica nel luglio 2017 perché non era più segreta e Il Fatto – come la Procura di Napoli ha ricostruito già nel 2016 – l’ha avuta da fonti non investigative in modo pienamente lecito. E non era più segreta per una svista non del pm Woodcock ma degli uffici dei pm dell’antimafia che l’avevano ricevuta per competenza di materia da Woodcock proprio come la dottoressa Musti l’aveva avuta a Modena.
I pm di Napoli nel 2015-2016 indagarano i carabinieri del Noe che avevano aiutato il personale di segreteria, oberato di lavoro, a effettuare la scansione delle pagine senza avvedersi che l’informativa depositata non era quella omissata ma la versione precedente, che non conteneva gli omissis. Così quelle due pagine così delicate con i giudizi sprezzanti di Renzi su Letta sono finite nel computer della Procura accessibile a tutti gli avvocati del procedimento. Tre avvocati (almeno) ne vennero in possesso e così Il Fatto ha potuto acquisire tutte le carte pubbliche del fascicolo, compresa quella che doveva restare segreta. Questo tragitto è stato accertato con certezza dai pm e dai loro periti informatici grazie anche alle perquisizioni ai danni dei giornalisti del Fatto e in particolare al sequestro e all’analisi del computer del collega Vincenzo Iurillo che ha firmato quello scoop con chi scrive questo articolo.
I carabinieri del Noe furono indagati e interrogati ma i pm Alfonso D’Avino e Giuseppe Borrelli ne chiesero l’archiviazione a febbraio 2016 perché “E’ da escludersi che la scansione integrale della informativa del 15.10.2014 sia stata intenzionalmente effettuata dai militari al fine di renderla ostensibile attraverso il suo inserimento al TIAP (il sistema informatico della Procura, Ndr)”; 2) “la pubblicazione degli atti era avvenuta ad opera del cancelliere (incolpecole anche lui, Ndr) addetto alla segreteria del pm dell’antimafia Cesare Sirignano”.
L’audizione della dottoressa Musti al Csm doveva essere diretta ad appurare le responsabilità dei magistrati in quella fuga di notizie. Woodcock in questo caso non aveva alcuna responsabilità ma il pm Musti ne approfitta per fare due dichiarazioni contro la polizia giudiziaria preferita dal pm napoletano: i carabinieri del Noe.
La prima riguarda il fascicolo Cpl Concordia del 2015 e l’allora vicecomandante del Noe dei Carabinieri Sergio De Caprio, alias Ultimo.
Questa è la ‘la seconda versione’ del verbale pubblicata dal quotidiano Repubblica (diversa da quella del giorno precedente) riguardo all’incontro Ultimo-Musti per le carte dell’indagine Cpl Concordia del 2015: “Il presidente Fanfani chiede: «Chi glielo disse?». Musti: «Il colonnello De Caprio mi disse: “Lei ha una bomba in mano, se vuole la può fare esplodere”». Fanfani: «Ma in riferimento a cosa?». Lei: «Ma cosa ne so? Cioè, io non lo so perché erano degli agitati. Io dovevo lavorare su Cpl Concordia, punto, su quest’episodio di corruzione. Dissi ai miei, “prima ci liberiamo di questo fascicolo meglio è”».
Musti quindi sta dicendo al Csm che Ultimo quando consegnò il fascicolo Cpl Concordia a Modena disse che era una bomba. Il fascicolo non era centrato su Renzi ma sulla coop emiliana e conteneva intercettazioni del 2014 riguardanti: 1) i rapporti tra Massimo D’alema e la Cpl Concordia; 2) la Fondazione Icsa fondata da Marco Minniti ma lasciata dall’ex sottosegretario nel 2013; 3) intercettazioni su altri personaggi del Pd tra cui anche Matteo Renzi ma non solo lui.
Dal testo del secondo (e probabilmente vero) verbale pubblicato da Repubblica ieri si evince chiaramente che il pm Lucia Musti non dice e nemmeno insinua mai che ‘la bomba’ a cui faceva riferimento Ultimo fosse l’intercettazione di Renzi con Adinolfi.
La seconda cosa che dice il pm Lucia Musti al Csm riguarda il fascicolo che nel 2016 vedeva il solito Noe, sempre sotto la direzione del pm Woodcock, impegnato sul versante Consip. Così sempre Repubblica (sempre nella seconda versione del verbale ieri) riferisce la versione del pm Lucia Musti su un suo incontro con il capitano Scafarto ai primi di settembre del 2016: «Lui mi ha parlato del caso Consip, un modo di fare secondo me poco serio, perché un capitano, un maresciallo, un generale sono vincolati al segreto col loro pm, non devi dire a me che cosa stai facendo con un altro. Quindi, quando lui faceva lo sbruffone dicendo che sarebbe “scoppiato un casino”, io dentro di me ho detto “per l’amor di Dio”. Una persona seria non viene a dire certe cose, quell’ufficiale non è una persona seria». Fanfani vuole dettagli: «De Caprio ha detto “Ha una bomba in mano”, mentre Scafarto “succederà un casino”?». Musti risponde: «Scoppierà un casino, arriviamo a Renzi».
E’ evidente dalla lettura di questa versione del verbale l’inesattezza di quanto pubblicato il giorno prima. Lucia Musti non ha mai dichiarato che Ultimo e Scafarto le dissero: ‘Dottoressa, lei, se vuole, ha una bomba in mano. Lei può far esplodere la bomba. Scoppierà un casino. Arriviamo a Renzi’.
Una cosa è la bomba Cpl Concordia di cui parla Ultimo senza alcun riferimento a Renzi e alla sua conversazione con Adinolfi poi pubblicata dal Fatto.
Altra cosa è quel generico “scoppierà un casino arriviamo a Renzi” che sarebbe stato detto nel settembre 2016 dal capitano Scafarto quando aveva già in mano indizi pesanti su Tiziano Renzi.
La scorretta rappresentazione della realtà fatta dai grandi quotidiani insinua che la bomba di cui parlava Ultimo a Lucia Musti nel 2015 fosse l’intercettazione Adinolfi-Renzi. Non basta. la grande stampa e il Pd al seguito forzano anche il senso della frase di Scafarto per insinuare un intento complottistico del Noe contro Renzi nel 2016.
Scrive sul punto Il Corriere della Sera di venerdì “Il fatto che l’ex capitano del Noe abbia detto a Musti, quattro mesi prima di consegnare l’informativa e anche prima che fosse registrata la famosa frase «Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato» falsamente attribuita a Romeo («assume straordinario valore e consente di inchiodare alle sue responsabilità il Renzi Tiziano», scrisse Scafarto nel rapporto), potrebbe far immaginare che l’obiettivo dei carabinieri fosse proprio il padre dell’ex premier. Come se fosse un possibile movente della successiva manipolazione dell’intercettazione. E chi volesse ipotizzare che quello fosse lo scopo dei falsi contestati a Scafarto (…) ora avrebbe un motivo in più per sostenerlo”.
La rappresentazione di un colloquio in cui Scafarto parla con Musti prima di avere nelle mani gli indizi e le registrazioni che inguaieranno Tiziano Renzi ha permesso al Pd Michele Anzaldi di presentare un’interrogazione al Governo e ha fatto parlare di ‘fatti di gravità inaudita’ all’ex segretario Pd Dario Franceschini e di “complotto” al capogruppo Pd Luigi Zanda. Grazie a questo modo di fare informazione non è apparsa ridicola la visita di Matteo Renzi a Rignano così raccontata in un pezzo dal titolo “Consip, Renzi subito a Rignano dal padre. Con lui il faccia a faccia della pace”.
Il pezzo è uscito il 14 settembre, proprio nel primo anniversario del giorno del famoso pizzino. Il 14 settembre 2016 infatti Alfredo Romeo scrisse su un foglietto ritrovato il giorno dopo nella spazzatura dal Noe e interpretato come un’offerta nero su bianco al ‘compare di Tiziano Renzi, Carlo Russo, di 30 mila euro al mese, destinati a ‘T.’ che secondo la tesi accusatoria sarebbe Tiziano Renzi.
Al di là delle conseguenze politiche della strumentalizzazione delle frasi della pm Musti, c’è una conseguenza giudiziaria di non poco conto. Alla Procura di Roma sono state trasmesse dal Csm le dichiarazioni della pm di Modena perché i pm Paolo Ielo e Mario Palazzi valutino se inserirle nel fascicolo contro Woodcock. Non solo. Lunedì prossimo la solita prima commissione del Csm presieduta dal solito Giuseppe Fanfani convocherà i due pm di Napoli, Giuseppe Borrelli e Alfonso D’avino, che si sono occupati del’indagine sulla pubblicazione da parte del Fatto dell’intercettazione Renzi-Adinolfi.
In pratica il presidente della commissione del Csm convoca i procuratori aggiunti di Napoli e trasmette carte alla Procura di Roma perché finalmente si indaghi a fondo nella direzione del collegamento tra i due scoop del Fatto, proprio la direzione auspicata dal leader Matteo Renzi nel suo libro.

Le parole sono impostanti - il golpe nel caso Consip

Ospite in una trasmissione televisiva, l'ex ministro Fornero ha tirato fuori la formula morettiana per cui “le parole sono importanti”, pesano come pietre, non si possono usare come armi.
Si riferiva, nel suo caso, alle critiche fatte alla sua riforma delle pensioni e ai riflessi sul livello occupazionale.

Le parole sono importanti e non andrebbero usate a casaccio: usare l'espressione golpe, colpo di Stato, come in questo momento parte del PD sta facendo, a seguito di alcuni articoli di giornale sul caso Consip.
Strana inchiesta, quella sul mega appalto della centrale di acquisti: appalto condizionato da corruzione, sostengono i magistrati di Napoli, per favorire l'imprenditore napoletano Romeo.
Inchiesta minata da una fuga di notizie che ha rivelato ai vertici Consip la presenza di cimici: una fuga di notizie che sarebbe passata da due generali dell'arma e da un ministro, Lotti.
Inchiesta finita nel dimenticatoio e che ritorna alla luce del sole, come un fiume carsico, solo quando si deve attaccare il magistrato Woodcock e i carabinieri del NOE che l'hanno portata avanti nella prima fase.
Come sta succedendo adesso: una verbale sulla deposizione del pm Musti è passato dal CSM alla procura di Roma, che sta indagando proprio Woodcock, e poi è finito subito nelle mani dei giornalisti del Corriere e Repubblica.
Diversamente da quanto successo a MarcoLillo, giornalista del Fatto Quotidiano, nessuno ha aperto un fascicolo su questo fatto (a meno che siano fascicoli pubblici e allora vorrei leggerne l'intero contenuto, non un riassunto di un giornalista).

Il NOE, e in particolar modo gli ufficiali Di Caprio e Scafarto ha dunque portato avanti una loro batttaglia contro il governo Renzi? Volevano arrivare a lui per farlo cadere?
Le parole sono importanti e vanno usate con cautela, la stessa cautela che si usa quando ad essere indagati sono generali dell'arma, ministri e sottosegretari, per esempio.
Le parole sono importanti anche perché in questo caso rivelano una assonanza al gergo berlusconiano, quando qualche procura apriva un fascicolo nei suoi confronti.
Il golpe della magistratura.
Far cadere il governo con inchieste pilotate.
Un deja vu che non è mai andato in pensione (ancora pochi giorni fa ad otto e mezzo, Tremonti rispolverava il golpe del 2011..).

Ricordo che in questo paese l'unico golpe che è riuscito è stato quello portato avanti da milizie male armate, col capo della rivoluzione che è sceso a Roma con un treno espresso. La marcia su Roma.
Se dobbiamo parlare di colpi di stato dobbiamo ricordare il piano Solo del generale De Lorenzo, nel 1964,che aveva dietro il presidente della Repubblica Segni.
La stagione stragistica degli anni settanta, con le bombe e il terrore usati per spostare il baricentro della politica.
La successiva stagione delle stragi mafiose del 1992-1993: altre bombe usate dalla mafia per condizionare il governo italiano e arrivare a nuovi patti.
E cosa è stata la P2, la loggia segreta i cui esponenti erano entrati dentro i servizi, le banche, i giornali, i partiti, se un tentativo di condizionare la politica in modo opaco e anche eversivo?
E i dossier su cui avrebbe messo le mani Massimo Carminati, quelli rubato nel caveau del Tribunale romano? Secondo Lirio Abbate sarebbero stati usati come arma di ricatto (sarà un caso, ma nei processi successivi fu sempre assolto..).

Vedremo se il caso Consip si inserisce in questo filone storico, se è stato veramente un tentativo di condizionamento della politica usando un'inchiesta della magistratura (che rimane aperta, un dirigente Consip ha appena patteggiato).
Lo dirà la procura di Roma che (un po' come succedeva negli anni 70, vedi i ricorsi storici) ha preso in mano l'inchiesta.

Usare il caso Consip come parafulmine per non parlar d'altro (magari del caso di corruzione dietro), sarebbe ridicolo oltre che poco utile per il paese.

16 settembre 2017

Il sorcio, di Georges Simenon



I silenzi dell'ispettore scorbuticoErano appena passate le undici e dieci quando la porta del commissariato si aprì. I due agenti che giocavano a dama alzarono la testa. Anche il brigadiere che fumava la pipa dietro il bancone di legno marcio si drizzò, ma tutti, ancor prima di aver visto in faccia il nuovo arrivato, capirono di chi si trattava sentendo una voce ben nota che protestava: «Le ripeto, giovanotto, che non c'è bisogno di spingere! Lei non sa con chi ha a che fare! To'! E' di servizio proprio il mio brigadiere!»Il turno di giorno stava per finire. Nel giro di tre quarti d'ora sarebbero subentrati quelli che facevano la notte. Il brigadiere, un omone corpulento, si era sbottonato la giubba e l'ispettore Lognon, in borghese, seguiva con sguardo spento la dama.

Mi è piaciuto e non mi  piaciuto questo romanzo di Simenon.
Che è un giallo diverso dal solito, perché l'autore in questa storia si è voluto divertire, e magari ha anche cercato di far divertire i suoi lettori.
Lettori che in questa storia si troveranno di fronte ad un giallo che poi alla fine non sarà un giallo.
Con un morto che non si trova e che forse non esiste nemmeno.
Con due investigatori che conducono una propria inchiesta, non ufficiale, per motivi opposti: un primo investigatore non è un poliziotto, ma bensì un barbone, il Sorcio, che sogna di comprarsi una vecchia canonica nel suo paese d'origine dove finire i suoi giorni.
E un secondo investigatore che è un poliziotto della polizia municipale, che però mette troppo zelo nel suo lavoro: è lo “sfortunato” Lognon, sempre in cerca di quell'occasione per entrare nella polizia giudiziaria.
Il barbone e l'ispettore scorbutico, che si metteranno dietro ad una storia di un uomo morto dentro un auto. Morto da cui è caduto un portafoglio gonfio di dollari, finito nelle mani del Sorcio che ingegna così un suo piano per tenersi i soldi: ne denuncia il ritrovamento in un commissariato, sperando che passato un anno, se li possa intascare.
Ma nel portafoglio c'è anche una busta con dentro una foto di una bella donna: dietro una scritta, sir Archibald Landsburry.
Peccato che, il giorno dopo, nessun giornale parli di un uomo morto.
Che scherzo è questo?
Chi è la donna? Chi è questo Sir Archibald? Forse l'ambasciatore inglese che si chiama così ma è un lord? 
Lavorando in parallelo, osservandosi a distanza, i due investigatori “non ufficiali” si infilano, sfidandosi l'uno con l'altro, dentro una storia che sembra un intrigo internazionale.
Ad ogni modo, aveva fatto male. Sbagliava a voler strafare, come non si stancava di ripetergli sua moglie.Ma provava il bisogno di fare chiarezza in quella losca faccenda della busta piena di dollari e voleva dimostrare al Sorcio che un ispettore di polizia non era necessariamente un imbecille. Che diamine!

Perché il morto (o forse è solo scomparso? No, il Sorcio l'ha visto proprio morto..) è il presidente di un importante banca svizzera, dalla doppia vita.
E a Parigi si precipitano i consiglieri della banca, che fanno pressioni sulla polizia affinché l'inchiesta venga presto archiviata, senza far troppo rumore sui giornali.
Si precipitano a Parigi, a lamentarsi davanti al commissario Lucas, cui è affidata l'inchiesta ufficiale, anche un avvocato ungherese, padre della fidanzata del collaboratore del banchiere ..

Forse l'assassino o gli assassini hanno visto il Sorcio mentre metteva le mani sul portafoglio e ora sono sulle sue tracce.

Di certo qualcuno segue Lognon, che ancora vuole risolverlo da solo l'enigma, che viene aggredito da due sconosciuti e ferito alla testa.
Sorte peggiore capita al Sorcio, rapito in pieno giorno da due delinquenti, come se fossimo in una pellicola americana.
Sogghignava ripensando al commissario Lucas, che si era dimostrato così duro e sprezzante nei suoi confronti, a Lognon, che pensava di fregarlo, a tutti gli altri, ai giornalisti, gli ispettori della Polizia giudiziaria, a tutti quelli che cercavano l'assassino di Edgard Loem ..E intanto lui, il Sorcio, arrivava a place de la Concorde, attraversava la piazza schivando i taxi, risaliva di corsa gli Champs-Elysées .. Lui, il Sorcio, alle otto precise, si sarebbe trovato di fronte agli assassini! ..

Insomma un romanzo dove ci sono tutti gli ingredienti di un classico Maigret solo che non c'è Maigret, ma il suo vice Lucas, qui diventato commissario.
Non uno dei migliori, non la classica inchiesta di polizia giudiziaria ma con un finale che scompiglia tutte le carte!

La scheda del libro sul sito di Adelphi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon.

15 settembre 2017

Il corto circuito (mediatico politico)

Dunque, esce dal CSM il verbale dell'audizione del procuratore di Modena che accusa i carabinieri del NOE di essersi mossi, in un'inchiesta su una fuga di notizie (della procura di Napoli), per  danneggiare l'ex Presidente del Consiglio Renzi.
E lo scrivono due giornali che per settimane hanno ignorato l'inchiesta (Consip), la notizia del patteggiamento di uno degli indagati (Gasparri, solo omonimo): ma ora quando si tratta di accusare i carabinieri (quelli cattivi, non quelli di Firenze) e soprattutto il procuratore Woodcock, anche un verbale carpito in modo poco chiaro va bene.
E' l'informazione bellezza.
Soltanto che non si capisce niente: perché il procuratore accusa i carabinieri del NOE, che invece parlano di accuse inventate e di linciaggio.
E ora la politica (quella interessata alla speculazione), alimentata da queste notizie tutte da verificare, parla di attacco alle istituzioni (forse la famosa tenuta democratica di cui parlava Minniti?).
Eccolo, il cortocircuito tra un pezzo di informazione e la politica.

Storie di (presunta) malasanità

Chissà come potrebbero essere riassunte le intercettazioni registrate nel corso dell'inchiesta sulle protesi "cinesi" a Monza (nel caso in cui la bozza Orlando fosse legge)? 
"Ho preso un soggetto... detto tra noi, tra me e te... che poteva farmi anche da cavia... nel senso uno che non ha esigenze particolari... gli metteremo anche l’altro ginocchio... comunque è andato via benissimo"
Come lo riassumi un passaggio del genere, con che eufemismi?
"Però non si possono fare ste figure... eh... la totale... mia zia oltretutto... te l’ho detto anche, vieni te - dice a Camnasio - speriamo che non si spacchi perchè... guarda... ho dovuto fare dei lavori cinesi con la sega... sembra sia andata bene... speriamo bene!"

L'inchiesta coinvolge medici e professionisti, l'inchiesta si chiama "disturbo" come veniva chiamata dagli interessati la presunta mazzetta: protesi che fanno cagare, sono parole loro, medici compiacenti che impiantavano protesi prodotte da un'azienda italiane (che fa capo ad un gruppo francese)

"In carcere sono finiti gli ortopedici brianzoli Fabio Bestetti, Claudio Manzini e Marco Valadè, assieme al promoter di Ceraver Marco Camnasio (considerato il vero ‘dominus’ del meccanismo criminoso) e Denis Panico, responsabile commerciale della multinazionale. Tutti sono accusati, in concorso tra loro, di corruzione e associazione a delinquere."
Siamo ancora nell'ambito della sanità privata lombarda, quella dove girano tanti soldi e, probabilmente, ci sono anche pochi controlli. Tanti soldi e tanti appetiti per medici con pochi scrupoli e tanto pelo sullo stomaco, leggendo quello che si dicono tra di loro.
Immagino i difensori della privacy, quelli che di fronte alla pubblicazione delle intercettazioni dei colletti bianchi (medici, politici, imprenditori) tirano in ballo i diritti della persona.
Che vergogna, che gogna mediatica.
Il diritto alla salute, il diritto alla trasparenza (visto che parliamo di soldi pubblici, essendo cliniche convenzionate nella virtuosa Lombardia), quando veranno difese?
A proposito, gli indagati sono tutti italiani: sboron veniva chiamato Denis Panico, agente di zona per Ceraver.

14 settembre 2017

La notte della rabbia di Roberto Riccardi


Prologo 
Il covo era in penombra. Stefano entrò con passo deciso, appoggiò il borsone sulla tavola, aprì la cerniera: Ne prese due bombe a mano SRCM di fabbricazione italiana che andarono ai suoi compagni, una pistola semiautomatica Walther P38 che tenne per sé e una cartina di Roma con vari punti segnati in rosso. Nel mettersi seduto guardò il suo vicino e si accorse di una nota stonata. 
- Ancora con quel ferrovecchio? 
Lorenzo non doveva prendere la Makarov e lo sapeva. Nell'ultima azione si era inceppata e aveva rischiato di lasciarci la pelle. Quando l'armiere di via del Tritone si era messo a strillare lui aveva rivolto la canna in aria, aveva premuto il grilletto per spaventarlo e non era successo nulla. Il tempo di riprendersi e l'uomo aveva infilato le mani sotto il bancone, di sicuro ne avrebbe tratto un'arma e quella sì che avrebbe funzionato. Per fortuna ci aveva pensato Stefano a spegnere il fuoco nelle vene dell'ardito esercente ….

L'ultimo romanzo del colonnello dei carabinieri Roberto Riccardi ci porta indietro nel tempo, nel pieno degli anni di piombo: leggendo le pagine del libro si entra proprio dentro gli uffici dell'arma dove si combatteva l'eversione e, dall'altra parte della barricata,dentro un covo di una delle sigle del terrorismo rosso, le SAP.
Il nome è parzialmente inventato (ispirato alle NAP e anche alle BR), come anche inventata (ma ispirata a fatti reali avvenuti in quegli anni) la storia del rapimento del professor Marcelli, consulente per la riforma del codice penale del ministro della giustizia, nonché aspirante ministro.
Un commando delle SAP lo ha rapito appena uscito da casa, uccidendo l'agente di scorta, il carabiniere Greco, una ragazzo venuto dal sud, ucciso con tutte le sue speranze in una guerra che nessuno aveva dichiarato. Se non la follia delle SAP.
Rosario Greco, l'ultimo martire di una causa insensata. L'ennesima follia della storia, un'onda di morte germogliata nelle viscere del fanatismo umano.

Si intuisce che l'autore abbia preso spunto dal rapimento di Aldo Moro (avvenuto quattro anni più tardi): l'agguato vicino casa, la scorta trucidata, i comunicati mandati ai giornali pieni di quel linguaggio delirante dei terroristi in cui si parla di lotte per il proletariato, di prigione del popolo, di tirannia borghese, di rivoluzione del popolo (come se quel carabiniere morto non facesse parte anche lui del popolo ..)
Squadra d'azione proletaria 
Direttivo strategico 
Oggetto: sequestro del professor Claudio Marcelli 
Comunicato n 2 
Noi, combattenti chiamati a guidare la rivoluzione, abbiamo decretato. Affidiamo la divulgazione delle nostre decisioni alla stampa perché nulla resti segreto....

Il ricatto allo Stato in cui le SAP chiedono la liberazione del loro vecchio comandante, lo Stato che deve decidere se proseguire la linea della fermezza o trattare.

Allo stesso modo, anche il nuovo protagonista di questo libro, il colonnello Leone Ascoli, capo del reparto antieversione dei carabinieri, ricorda per temperamento il generale Dalla Chiesa. È lui l'uomo che, per conto dello Stato, deve rispondere a questo duro colpo: capire chi siano questi terroristi delle SAP, dove si trovi il covo in cui nascondono Marcelli e, soprattutto, liberare l'ostaggio.
Togli un pugno di uomini che ci vivono rischiando la pelle o seminando morte, temendo in ogni sguardo che incrociano un nemico, segugi o lepri di una caccia senza riserve né regole.Resta l'intera città. Milioni di persone che al mattino accompagnano i figli a scuola, li salutano con un bacio e si affannano verso il lavoro ..

Come una cinepresa che si sposta da un obiettivo all'altro: il lettore viene portato dentro il covo dei terroristi, ascoltando i loro discorsi, le difficoltà relazionali tra di loro (persone, con difetti, ambizioni, desideri, dubbi ..).

Mentre gli altri approvavano Nadia rabbrividì. Era entrata nel gruppo per amore di un uomo che non la meritava, per un obiettivo da realizzare combattendo i fascisti e il capitalismo.Non riusciva ad accostare i suoi ideali alla morte di un magistrato. Sfruttava forse i lavoratori quell'uomo? Si era macchiato di crimini ai danni del popolo? Niente di tutto ciò. Compiva il suo dovere in cambio di uno stipendio. Non usava nemmeno l'autista, pur avendone diritto.

E, il capitolo dopo, dentro gli uffici spartani del reparto, composto dal meglio degli investigatori dell'arma, capaci di compiere un appostamento o un pedinamento senza farsi scoprire, un lavoro che richiede tanta abilità e anche tanta pazienza.
La stessa pazienza che serve per spulciarsi gli archivi per trovare quel nome o quell'indirizzo utile per scovare una pista.
Ma, come i terroristi del SAP, anche i carabinieri sono uomini: padri di famiglia con un figlio a casa con cui parlano poco, perché sempre dietro al lavoro (“sposati all'arma” si dice) e chissà se anche lui è stato avvicinato a qualche sigla dell'eversione.
L'appuntato Berardi, autista del colonnello Ascoli, il maresciallo Florio (che non riesce a passare il concorso come ufficiale perché troppo orgoglioso per chiedere una raccomandazione), il capitano Fontana, l'appuntato Bianchi (l'uomo degli archivi) che ancora doveva comprare il regalo per la comunione della figlia.
Chissà se questi terroristi, spesso provenienti da famiglie borghesi, hanno mai conosciuto un uomo in divisa, prima di scrivere che lo Stato si abbatte e non si cambia ..
Se conoscessero le loro storie, le loro difficoltà nel vivere, altro che servi del potere.
Chissà cos'avevano in testa i terroristi al risveglio, quali pensieri li agitavano. Per sconfiggerli dovremmo riuscire a capirlo, si disse il giudice.

Perché ogni uomo è un mondo a sé: il mondo dentro il colonnello Ascoli ha dentro un dolore che deriva dalla sua famiglia, ebrei di Roma, scampati alla razzia del ghetto di Roma del 16 ottobre 1943 ma non alla delazione di qualche famiglia fascista e dunque deportati ad Auschwitz.
Numero di matricola A-5786, tatuato sul braccio
I ricordi del lager riaffiorano nella memoria del colonnello: la sofferenza e la fame, il rischiare la vita per un capriccio delle SS, le mille crudeltà (oltre ogni immaginazione) cui è stato testimone (alcune ispirate a storie reali, come quella di Alberto Sed deportato romano).
Anche Leone sarebbe morto, ad Auschwitz, se non l'avesse salvato un ragazzo, un detenuto politico, il Bepi, che l'ha sottratto alla pallottola con sopra il suo nome.
Per mano del tenente Helmut Brandauer, l'uomo dagli occhi di ghiaccio.

Riccardi è abile nel raccontare la tensione degli investigatori, le pressioni che arrivano dal mondo della politica e le tensioni, di diversa natura, all'interno del commando delle SAP, che si trovano a dover gestire un uomo e non un burattino che risponde ad un potere sopra le democrazie (le BR aveva coniato la sigla Stato Imperialista delle Multinazionali, Sim).
Ma nel libro si racconta anche dei movimenti attorno al rapimento: il sottosegretario che, sposando la linea dura, usando tutta la sua ambizione e cinismo, punta a prendere il posto del ministro che verrebbe fatto fuori nel caso fallissero le indagini dei carabinieri ..
- I falchi della maggioranza si augurano che la riforma Marcelli venga approvata per avere più potere. [..] E' brutto dirlo, ma che il professore sia il bersaglio dei terroristi rafforza la credibilità del progetto.

C'è il generale (ostile ai cambiamenti progressisti e alle proteste di studenti e sindacati) che, anziché fare gioco di squadra, punta ad usare le informazioni in cui è venuto in possesso, per fare carriera nell'arma e puntare al posto di prefetto di Roma.

Ma attorno al rapimento delle SAP c'è un'altra guerra in corso, tra eserciti che non di vedono ma che sono per questo meno pericolosi.
L'Italia degli anni '70 (e forse non solo quell'Italia) era terreno di scontro tra le spie dei due blocchi in cui era diviso il mondo dopo gli accordi di Yalta.
I servizi dei paesi occidentali e quelli del blocco orientale, tra cui la temibile Stasi: agente del servizio di sicurezza della DDR è proprio quell'Helmut, l'ex SS che, dopo la guerra, è stato abile a salvarsi dalla giustizia, a costruirsi una nuova vita. E a tessere le fila di un suo gioco, a stare in mezzo ai servizi dell'est e dell'ovest, a fare il doppio gioco insomma.
Saputo dall'ex partigiano Bepi che Helmut è in città, Leone Ascoli cerca la sua vendetta, personale: uccidere l'uomo che occupa i suoi incubi e potersi finalmente liberare dal suo passato (sei come un uomo fermo di fronte ad a una porta chiusa – gli dice una scrittrice con cui fa amicizia, nel corso delle indagini).

Sono giorni frenetici, in cui è la tensione a tenere in piedi le persone. Il colonnello Ascoli e i suoi uomini, il giudice Tramontano.
A chi deve rispondere Leone Ascoli? Alla sua vendetta di deportato, alla sua coscienza di uomo, al dovere di ufficiale dell'arma?

La scheda del libro sul sito di Einaudi

I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon