16 dicembre 2019

Le inchieste di Report: la salute dei mari, di Venezia e la nostra


Come di consueto, molti gli argomenti toccati dai servizi di questa sera. Si comincia dall'alimentazione: da dove viene il pesce che mettiamo in tavola?
Dall'acqua dei mari a quella alta di Venezia: si poteva evitare l'acqua alta a Venezia?
Infine un'inchiesta sui pacchi regalo per evitare di prenderlo noi un pacco.

Nell'anteprima, l'inchiesta di Adele Grossi sulle palestre

Le palestre in Italia (in maggior parte) godono di agevolazioni fiscali perché nello statuto dichiarano di non essere a fini di lucro, come se fossero enti di beneficenza.
Su 800 controlli fatti dalla Guardia di Finanza sono state rilevate irregolarità in materia di imponibile su cui pagare le tasse, per 350 ml, in un anno: ma le società e le associazioni ammesse a questo regime sono 88750. A quanto ammonta allora l'evasione nel settore delle palestre?
Perché queste agevolazioni?
In Italia sono attive oltre 8000 palestre. Muovono un giro d'affari da 23 miliardi di euro. Solo in piccola parte, oggi, sono registrate in camera di commercio come attività commerciali. Le altre sono per lo Stato società o associazioni senza scopo di lucro e in quanto tali hanno diritto a notevoli sgravi fiscali. È tutto regolare? Del resto, gli stessi personal trainer cui affidiamo la cura del nostro benessere non devono necessariamente avere una qualifica. Il diploma del Coni si può avere anche con un corso online.

Il pesce che arriva sulle nostre tavole

Noi italiani spendiamo circa 50 miliardi di euro per l'acquisto di salmoni, orate, trote, brazini e altre qualità di pesce, nel 2018 ogni italiano ha in media mangiato 28 kg di pesce a testa.

Da dove arriva il pesce che mangiamo e cosa contiene?
Emanuele Bellano è partito dalla mappa interattiva che raccoglie le segnalazioni, pubblicate in studi accademici, delle frodi del pesce.
A livello globale l'Italia risulta assieme agli Stati Uniti, il paese dove si verificano più truffe nella vendita del pesce.
Assieme ad un biologo marino, il giornalista è andato a controllare il pescato in diverse pescherie e nei mercati rionali, a Roma: si trova pesce fresco ma anche del pesce non fresco (spacciato per tale) o addirittura non commestibile.
Pesce dai colori smorti, pesce “vecchio”, pesce decongelato (di cui non si sa nemmeno la data in cui è stato decongelato).
Le etichette non rispettano le norme, poi: non è indicato che il pesce è stato decongelato o scongelato, non è indicata sui gamberoni se sono presenti solfiti, di alcuni pesci manca la provenienza.
Molti dei commercianti hanno corretto le indicazioni, ma solo dopo che il giornalista aveva fatto notare le irregolarità: se avessimo comprato quel pesce, credendolo fresco, avremmo forse corso un pericolo, perché avremmo anche potuto congelarlo (una seconda volta), una cosa pericolosa perché la catena del freddo è già stata interrotta.

La scheda del servizio: Muto come un pesce di Emanuele Bellano collaborazione di Greta Orsi
Mari e oceani sempre più sfruttati da pescherecci commerciali e industriali stanno subendo un continuo impoverimento delle riserve ittiche. La pesca illegale intacca sia le aree marine protette destinate al ripopolamento dei mari sia i giovani esemplari di pesci che in questo modo non riescono a riprodursi e a rinfoltire le proprie specie. La conseguenza è che il pesce pescato oggi è in grado di coprire solo una parte della richiesta del mercato. Circa il 50% del pesce che arriva sulle nostre tavole è allevato. La produzione intensiva di pesce in acquacoltura pone però interrogativi e problemi. Gli antibiotici usati su vasta scala, i mangimi costruiti artificialmente con l'aggiunta di additivi sintetici e ad alto contenuto di grasso: tutto alla fine finisce nelle carni del pesce allevato e quindi nei nostri piatti. Per compensare l'enorme richiesta di pesce del mercato europeo, intanto, ogni anno migliaia di tonnellate vengono importate dall'estero. A che costo?

(Ancora) Acqua alta a Venezia

C'è voluta l'acqua alta a Venezia, con le immagini di piazza San Marco trasformata in un'enorme piscina, per far tornare l'attenzione sul Mose di Venezia sui rischi che sta correndo Venezia, città che non è solo un nostro patrimonio culturale, ma di tutto il mondo.
Solo dopo il governo ha nominato un nuovo commissario sblocca cantieri (in Italia abbiamo bisogno anche di questo), il terzo commissario del Consorzio Venezia Nuova (quello finito al centro dell'inchiesta sulle tangenti e sugli sprechi che ha portato alla condanna dell'ex governatore Galan) e del sindaco di Venezia come commissario all'emergenza.
Ma l'evento di fine novembre, con tutti i disagi causati ai turisti e ai veneziani, erano così imprevedibile?
Un ingegnere del consorzio Venezia Nuova che una settimana prima aveva immagina un evento eccezionale: il sindaco di Venezia Brugnaro, di fronte a questo l'ha buttata a ridere, “lo nominiamo previsore delle maree”.

A novembre, racconta il servizio di Luca Chianca, era tutto pronto: eravamo pronti a tirar su le paratoie del Mose, alla bocca di Malamocco, ma qualcosa non ha funzionato.
Sono state avvertite delle vibrazioni – spiega Alessandro Soru del consorzio Venezia Nuova – all'interno del complesso di tubazioni e valvole dentro cui scorre l'aria e l'acqua, consentendone l'abbassamento.
Dipendeva, in base alla loro indagine, da un numero insufficiente di supporti che hanno già provveduto ad integrare e che saranno testati alla prossima occasione.
Ma sono state scoperte anche altre cose – racconta il commissario del Consorzio Giuseppe Fiengo: alcune viti che dovevano sorreggere i morsetti erano svitate.
“Posso andare io a vedere dentro tutti i cunicoli, dentro tutte le bocche, se le viti sono a posto?”
C'è poco da ridere nella realtà: secondo il commissario, nel momento in cui sono andate via le imprese principali (anche in seguito alle inchieste), non c'è un'impresa di bocca, come Condotte, Mantovani o Fincosit, che gestivano le diverse bocche del sistema.
Da quando sono andate via, continua il commissario, hanno lasciato tutto così, addirittura quando dobbiamo andare dentro il casotto dove si spogliano gli operai, non avevamo nemmeno le chiavi.
Queste imprese, coinvolte dallo scandalo, sono uscite dal Consorzio e hanno fatto causa ai commissari messi lì dallo Stato per finire i lavori.
Perché, sostengono queste imprese private, i commissari non hanno fatto gli interessi del Consorzio ma quello dello Stato: come risarcimento hanno chiesto 190 ml di euro.
E ora il commissario Fiengo è costretto a pagare di tasca sua i soldi per l'avvocato che lo deve difendere: suona strano, ma ci sono diversi organi dello Stato che sostengono questa tesi.
I lavori del Consorzio dovevano essere controllati dal Provveditorato alle Opere Pubbliche: solo dopo l'emergenza scorsa, come anticipati prima, il governo ha nominato il nuovo provveditore, che mancava da tre mesi, insieme a due nuovi commissari, per rilanciare l'opera.
Perché ora il Mose va finito.

Abbiamo più commissari qui che in Questura – è la battuta del giornalista Alberto Vitucci de La Nuova Venezia: “è un po' il vizio italiano, quando succedono le tragedie, ci si ricorda che c'è un territorio in emergenza. La nostra laguna è in emergenza, perché molti dei lavori che dovevano essere fatti, alcuni datati 25 anni fa, non li hanno mai completati. Perché le risorse sono andate tutte alla grande opera.”

Soldi che mancano anche al Provveditorato a Venezia, che deve usare anche parte dei soldi del Consorzio.
E dentro il Provveditorato lavorano le stesse persone del Consorzio: controllore e controllato nello stesso posto, il solito paradosso italiano.
Paradosso di cui il neo ministro De Micheli non era a conoscenza: “che la storia del Mose sia una anomalia evidente questo credo che non sia una notizia” ha commentato.

Fino ad oggi il sistema del Mose, con le sue 79 paratoie, è costato 5,4 miliardi; dovrebbe essere completato nel 2021 ma sulla sua manutenzione ci sono molte incognite,

La scheda del servizio Venezia sott'acqua di Luca Chianca in collaborazione di Alessia Marzi
L'acqua alta a Venezia delle scorse settimane ha causato disagi secondi solo a quelli della storica inondazione del 1966. Convivere con l'innalzamento del livello del mare sta diventando la nuova normalità per i veneziani. Report torna nel capoluogo veneto per capire se quanto è successo poteva essere previsto e se la popolazione è stata correttamente allertata. Cosa cambierà con l'attivazione del Mose, il sistema di 79 paratoie costato finora 5,4 miliardi e che dovrebbe essere consegnato nel 2021? Oggi è in mano ai commissari straordinari dopo che nel 2014 un'indagine della procura ha portato agli arresti decine di funzionari pubblici, politici e imprenditori. Intanto, sulla manutenzione gravano significative incognite. Ma come affrontano il problema i Paesi Bassi, che per un terzo del loro territorio sono sotto il livello del mare e all'ingegneria idraulica affidano la propria sopravvivenza?

Un pacco a Natale

Per testare i pacchetti viaggio, Giuliano Marrucci ha comprato tre diversi cofanetti per tre cavie: la madre,i figli e una collega.
E per due settimane hanno registrato cosa stava succedendo: la collega voleva prenotare qualche struttura a Caserta, dopo Natale, ma non ha trovato nulla. Ha cercato a Lucca, all'apparenza c'erano posti disponibili ma il suo ordine è stato rifiutato. Coi figli, Giuliano voleva prenotare qualcosa a Siena, secondo i siti di prenotazione i posti c'erano, ma anche qui i tentativi di bloccare il posto sono stati rifiutati.
Pare, da queste impressioni, che questi regali si devono sfruttare quando pare a loro ..

La scheda del servizio: Pacco regalo di Giuliano Marrucci collaborazione di Giulia Sabella e Silvia Scognamiglio
Natale è ormai alle porte, e anche quest’anno tra i pensieri più gettonati ci sono i famosi pacchetti viaggio in cofanetto regalo. Noi li abbiamo provati per voi. E abbiamo scoperto non solo che sono una bella gatta da pelare, ma anche che comprandoli si può finire per contribuire inconsapevolmente e indirettamente a finanziare un progetto politico.

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