19 luglio 2020

Borsellino, la trattativa, la credibilità di uno Stato



Immagine presa dal sito Abbanews
Palermo, luglio 1992Preparativi e uccisione di Paolo Borsellino 
Lo prenderanno quando va a trovare la vecchia madre, in via D'Amelio. Lo fa sempre e le modalità sono sempre le stesse. Arriva con la scorta, scende e suona il citofono. Si può parcheggiare un'automobile imbottita di tritolo lì davanti, nessuno ha pensato di vietare il parcheggio per sicurezza. Poi la si a esplodere con il telecomando. Sarà un'esplosione terribile, salteranno i vetri di tutti i palazzi, bisognerà fare attenzione a non rimanere colpiti dai frammenti o dall'onda d'urto.
Una Fiat 126 viene rubata, allestita con l'esplosivo e parcheggiata davanti al portone di via D'Amelio. Nel pomeriggio Borsellino arriva con le modalità previste: oltre a Paolo Borsellino muoiono gli agenti di scorta Agostino Catalano (capo scorta), Emanuela Loi (la prima donna a far parte di una scorta e a cadere in servizio), Vincenzo Li Miuli, Walter Eddie Crosina e Claudio Traina. L'unico sopravvissuto è Antonio Vullo.La detonazione si sente in tutta Palermo, così come si vede la nuvola d fumo che ha provocato. Il blocco motore della Fiat 126, sbalzato, viene ritrovato intero e con il numero di telaio. Una ricognizione indica come possibile luogo da cui è stato azionato il telecomando il Castel Utveggio, una struttura alberghiera costruita sul monte Pellegrino negli anni trenta e diventata poi sede del Sisde. I tabulati telefonici mostrano che tra il Castello e i cellulari coinvolti nella strage sono avvenute alcune chiamate. I carabinieri, subito arrivati sul posto, prendono la borsa del magistrato ucciso, che contiene un'agenda rossa su cui Borsellino scriva i suoi appuntamenti e le annotazioni più riservate. L'agenda scompare.
 
Patria - Enrico Deaglio

Quando Deaglio scrisse questo enorme saggio sulla storia italiana recente, alcuni nuovi fatti sulla strage di via D'Amelio dove fu ammazzato Paolo Borsellino assieme alla sua scorta, non erano noti o non del tutto chiariti.
Il pentimento di Gaspare Spatuzza che si è autoaccusato della preparazione della strage, ha raccontato delle strane presente (servizi?) nel garage dove la 126 fu imbottita di esplosivo, ha riportato ai magistrati le parole dei fratelli Graviano, “abbiamo il paese in mano”, grazie a Berlusconi, quello di canale 5 e al nostro compaesano.

Non era ancora del tutto chiaro il quadro della trattativa stato-mafia, dentro cui Borsellino si erano trovato, informato da Liliana Ferraro, la collaboratrice di Falcone che ne prese il posto al ministero dopo Capaci.
Sapeva degli incontri tra esponenti del Ros e Ciancimino per capire “questi” (i mafiosi) cosa volevano, per fermare le stragi e i delitti minacciati ai politici.

Non era ancora emerso, in tutto il suo squallore, il depistaggio di Stato da parte dei poliziotti della squadra di Arnaldo La Barbera, questore di Palermo, che crearono il pentito fantoccio, Vincenzo Scarantino, che si autoaccusò della strage a suon di violenze, per poi ritrattare e infine ammettere tutto.
Il pentito finto che serviva a placare l'ansia di giustizia del paese, ma anche ad allontanare le indagini da persone e trame che dovevano rimanere nascoste.

La strage di via D'Amelio, con le sue false verità, col falso pentito che è stato ritenuto credibile da tanti magistrati (come la procura di Caltanissetta di Tinebra), coi suoi tanti misteri (perché quel secondo botto a soli 55 giorni da Capaci), coi suoi pezzi mancanti (l'agenda rossa di Borsellino sparita, il traffico telefonico del suo cellulare), è una macchia per le nostre istituzioni: perché mette in luce i rapporti tra la mafia e pezzi dello stato, le collusioni, i ricatti e, dall'altra parte, ci ricorda ancora una volta di più il debito che abbiamo nei confronti delle vittime della stagione delle stragi, poliziotti, magistrati, civili, uccisi in una guerra scatenata per fare la pace.
Per trovare nuovamente quell'accordo tra cosa nostra e quella parte delle istituzioni che è sempre andata a braccetto con essa, sin dai tempi della strage di Portella e del caffè avvelenato che uccise Pisciotta in carcere all'Ucciardone.

Ed è qualcosa di poche settimane fa l'uscita, nel corso della trasmissione Atlantide, di Alfredo Morvillo, fratello di Francesca, sulle menti raffinatissime dietro l'attentato a Falcone all'Addaura, dietro la campagna di discredito fatta ai suoi danni con le lettere del corvo, con gli articoli sui giornali e gli attacchi personali.
Una di queste menti sarebbe l'ex agente del Sisde Bruno Contrada.

La strage di via d'Amelio, e le bombe della stagione stragista della mafia del 1992-1993 ci portano dentro il lato oscuro della nostra storia, portando alla luce mostri che credevamo sepolti nel passato.
Gladio i suoi segreti e i suoi uomini,messi alla porta col crollo del muro di Berlino che reclamavano ai loro padroni una buonuscita per i loro servigi (le telefonate di rivendicazione fatta a nome della sigla Falange Armata, da luoghi dove erano presenti sedi del Sismi.

La nascita delle leghe meridionali, il ruolo della massoneria deviata, la mafia che voleva fondare il suo partito al sud, il crollo dei partiti per mano delle inchieste dei giudici milanesi, della sentenza della Cassazione che metteva nero su bianco l'esistenza di Cosa nostra come struttura unitaria e verticistica, che mandava in carcere i boss mafiosi con fine pena mai o a condanne per decine di anni..
Stava crollando un mondo di potere, di omertà, di carriere politiche costruite sul ricatto, sul compromesso, di ricchezza per quella marea di soldi guadagnati illecitamente con gli appalti pubblici prima e con la droga poi. Soldi riciclati grazie alla compiacenza di finanzieri come Sindona e Calvi, di banche siciliane e non, che non si sono fatti problemi perché pecunia non olet.

Le bombe della mafia, quelle in Sicilia del maggio luglio 1992 e quelle del 1993 sono parte di un dialogo, per condizionare la politica dei governi italiani che si sono succeduti in quegli anni: ammorbidire la situazione nelle carceri, tornare indietro dalle leggi approvate sull'onda delle stragi (il decreto Falcone, l'istituzione delle super carceri a Pianosa e l'Asinara), frenare l'emorragia dei pentiti.
È chiaro che l’eventuale revoca, anche solo parziale, dei decreti che dispongono l’applicazione dell’articolo 41 bis potrebbe rappresentare il primo concreto cedimento dello Stato, intimidito dalla stagione delle bombe. (Nota Dia al ministro dell’Interno, 10 agosto 1993, classificazione: RISERVATO)

Trovare nuovi referenti nel mondo politico, per far finta che tutto cambiasse ma per non cambiare nulla.
Ogni anno, ad ogni anniversario delle stragi, seguiamo lo stesso cerimoniale in ricordo delle vittime, con le stesse parole che si ripetono. Ci dovremmo consolare del fatto che i mandanti delle stragi, i boss mafiosi, sono morti o in carcere, che l'ala stragista della mafia è stata sconfitta.
Dovremmo prendere per buona la tesi che, sì, forse la trattativa c'è stata ma lo stato alla fine ha vinto.

E a chi importa se, per quella trattativa, sono morte delle persone..
Quale stato, però ha vinto?
Quello di Berlusconi e Dell'Utri? Quello di Contrada che ancora oggi reclama la sua innocenza?
Quello emerso dalle telefonate tra Mancino, l'ex presidente Napolitano e il suo consigliere D'Ambrosio che, in una intercettazione esprimeva tutti i suoi dubbi su quei giorni “lei sa ciò che ho scritto … episodi che mi preoccupano .. considerato di essere scriba per indicibili accordi”.

Borsellino, come Falcone, come Dalla Chiesa, come Cesare Terranova, come don Pino Puglisi, come Mario Francese e tanti altri, forse avrebbero preferito rimanere vivi e non diventare eroi, specie in questo paese dove spesso gli eroi sono usati come figurine e non come un modello da seguire.
Uno strano garantismo viene usato come arma di difesa nei confronti dei potenti coinvolti nelle inchieste su mafia e politica, i negazionisti della trattativa si ostinano a volerci far credere che a Capaci, in via D'Amelio (e a Firenze alla Torre dei Pulci, al Pac a Milano) sia solo mafia.
Dovremmo fermarci a Riina e Provenzano, senza allargare lo sguardo alle complicità istituzionali che hanno goduto per anni: i figli di Riina fatti nascere alla clinica Noto, i 43 anni di latitanza di Provenzano e i 21 di Matteo Messina Denaro per rimanere ai tempi moderni.

No, se vogliamo veramente tornare a respirare quel “fresco profumo di libertà” (usando le parole di Borsellino) serve uno scatto di coraggio, da parte delle istituzioni, serve uno Spatuzza all'interno dello Stato,
proprio per la salvezza dello Stato.

17 luglio 2020

Riccardino sono (l'incipit dell'ultimo romanzo di Camilleri)

E' uscito ieri, postumo, il romanzo Riccardino di Andrea Camilleri.


L'incipit del romanzo, che comincia con una telefonata da un numero sconosciuto al commissario Montalbano, di prima mattina, dopo una notte insonne.
Il tilefono sonò che era appena appena arrinisciuto a pigliari sonno, o almeno accussì gli parsi, doppo ore e ore passate ad arramazzarisi ammatula dintra al letto. Le aviva spirimintate tutte, dalla conta delle pecore alla conta senza pecore, dal tintari d’arricordarisi come faciva il primo canto dell’Iliade a quello che Cicerone aviva scrivuto al comincio delle Catilinari. Nenti, non c’era stato verso. Doppo il Quousque tandem, Catilina, nebbia fitta. Era ’na botta d’insonnia senza rimeddio, pirchì non scascionata da un eccesso di mangiatina o da un assuglio di mali pinseri. 
Addrumò la luci, taliò il ralogio: non erano ancora le cinco del matino. Di certo l’acchiamavano dal commissariato, doviva essiri capitata qualichicosa di grosso. Si susì senza nisciuna prescia per annare ad arrispunniri. 
Aviva ’na presa tilefonica macari allato al commodino, ma da tempo non l’adopirava pirchì si era fatto pirsuaso che quella piccola caminata da ’na càmmara all’autra, in caso di chiamata notturna, gli dava la possibilità di libbirarisi dalle filinie del sonno che si ostinavano a ristarigli ’mpiccicate nel ciriveddro. 
“Pronto?”. 
Gli era nisciuta ’na voci non sulo arragatata, ma che pariva macari ’mpastata con la coddra. 
“Riccardino sono!” fici ’na voci che, al contrario della sò, era squillanti e fistevoli. 
La cosa l’irritò. Come minchia si fa ad essiri squillanti e fistevoli alle cinco del matino? E inoltre c’era un dettaglio non trascurabile: non accanosciva a nisciun Riccardino. Raprì la vucca per mannarlo a pigliarisilla in quel posto, ma Riccardino non gliene detti tempo. 
“Ma come? Te lo scordasti l’appuntamento? Siamo già tutti ccà, davanti al bar Aurora, ci ammanchi sulo tu! È tanticchia nuvolo, ma cchiù tardo sarà ’na jornata bellissima!”. 
“Scusatimi, scusatimi… tra deci minuti, un quarto d’ura massimo, arrivo”. 
E riattaccò, tornanno a corcarisi. 
D’accordo, era ’na carognata, avrebbi dovuto diri la virità: avivano fatto il nummaro sbagliato, ’nveci accussì quelli davanti al bar Aurora ci avrebbiro pirduto ’na mezza matinata aspittanno a vacante. 
D’autra parti, a voliri essiri giusti, non è consintito a nisciuno di sbagliari nummaro alle cinco del matino e po’ passarisilla liscia.
Il sonno era oramà perso senza rimeddio. Meno mali che Riccardino gli aviva ditto che la jornata sarebbi stata bona. Si sintì racconsolato.

Come la pioggia sul cellofan di Grazia Verasani


 
Due settimane fa

Sia messo agli atti che non mi ubriacavo in modo così esagerato da tempo e che avevo un’ottima ragione per farlo. Non molte ore prima Luca Bruni aveva radunato le sue poche cose mentre io non c’ero e se n’era andato senza lasciare un biglietto, solo la sua copia delle chiavi di casa sul tavolo. Mai stato tipo da scrivere biglietti, del resto, e poi non c'erano spiegazioni da dare..

Sapendo dell'uscita di questo nuovo romanzo, il mese scorso mi sono riletto il primo romanzo di Grazia Verasani con protagonista l'investigatrice bolognese Giorgia Cantini, Quo Vadis, baby?
Sono passato così, in un balzo solo di più di dieci anni, dal principio alla fine (per il momento): in questi anni Giorgia non ha ancora fatto del tutto i conti con la morte della sorella Ada (suicidatasi senza un biglietto a Roma, dove inseguiva il suo sogno di fare l'attrice); il padre non è più una presenza burbera nell'agenzia; Lucio, il suo assistente, è stato sostituito da Genzianella, una florida ragazzotta di campagna cresciuta in una famiglia di donne (che ha volte la sorprende per la sua ingenuità).
E in quanto all'amore, la relazione col capo della Mobile Bruni è finita nel modo più difficile da digerire: mollata da un giorno all'altro, dopo che il poliziotto ha deciso di tornare dalla ex moglie, dopo un riavvicinamento nato dall'incidente del figlio.

Per questo (e per le altre ferite sul suo corpo), la troviamo ubriaca in un bar, nel tentativo di distrarsi dalla verità, dalla fine di quella relazione che sembrava funzionare bene, perché libera da tante paure che possono bloccare un rapporto.
Non rimane che il bere e il tempo, come dice quella massima: “niente può immunizzarci da un amore finito tranne il tempo che passa (il più è sapere quanto ci mette)”.

Ma prima che il tempo faccia il suo corso, in soccorso arriva un nuovo lavoro, direttamente da Mel, il suo amico amante dei vinili d'epoca: si tratta di un caso di stalking dove, diversamente dalla maggioranza dei casi, la vittima è un uomo, Furio Salvadei, cantante ancora famoso, ma ormai sul viale del tramonto, qualche buon disco tanti anni fa e, oggi, una ex compagna e due figli alle spalle .
Una donna lo perseguita, presentandosi ovunque vada: è una sua fan, conosciuta nel camerino per caso, un malore alla fine di un concerto.
Furio le chiede di aiutarla per mettere fine a questa storia: capire chi sia questa donna e cosa voglia, prima che la cosa possa precipitare.
Si chiama Adele Fossan ed è di Mestre, ma a parte questo e una foto che la ritrae chiusa nel suo cappotto scuro, non c'è altro, nemmeno è iscritta sui social.
Non so quando il centro di Bologna si è trasformato in un grande bar-ristorante, ma così mi appare da tempo: buono per tutte le tasche, per gli studenti come per i liberi professionisti.

Un cantante che ha barattato il suo talento musicale per il successo, che ora gli ha girato le spalle.
Gettando a mare il rapporto con la ex compagna e col fratello, Rocco, più grande di lui, che di professione fa il fotografo. Una donna misteriosa che Giorgia incontra un giorno, per un caso fortuito: ma c'è un piccolo problema, questa donna questa volta è bruna e non è bionda.

Sembra di rivedere la stessa scena dove James Stewart incontra Kim Novak, per le strade di San Francisco, credendo di rivedere Madeleine, che lui credeva morta …
Il richiamo a Hitchcock e al suo capolavoro “La donna che visse due volte” (tratto dal romanzo francese D'entre les morts scritto nel 1954 da Pierre Boileau e Thomas Narcejac) è presente più volte in questa storia.
Giorgia, che come lo Scottie del film porta ancora addosso le ferite per la fine della sua storia d'amore, inizia a chiedersi chi sia questa persona che ha davanti: è la stessa persona che perseguita Furio oppure è un'altra persona.
Adele Fossan e Miriam Florio sono la stessa persona? Sono due persone diverse?
E' solo un caso aver incontrato due donne che si somigliano nell'arco di pochi giorni?
Ed è ancora un caso che, sempre all'agenzia di Giorgia Cantini, arrivi un nuovo incarico, una signora âgée che non si fida della futura nuora. Che guarda caso si chiama proprio Adele Fossan da Mestre....

Cosa è vero e cosa è falso in questa storia, come i prigionieri nella caverna di Platone, l'investigatrice è costretta ad interpretare le ombre di questa storia di ossessioni, di amori non corrisposti, di ambizioni non raggiunte e di rimpianti.

Rimpianti e dolori che fanno piangere, che ci fanno comprendere quanto siamo fragili, anche se ci nascondiamo dentro le nostre vite, dentro la nostra realtà virtuale.
Ma le lacrime, quelle sono reali, e se si mescolano le une con gli altri sono indistinguibili: “questo ce l'ha insegnato il replicante di un vecchio cult movie..”

Termina ancora con una citazione dal film di Hitchcock, “non avresti dovuto essere romantica”: così dice Scottie alla sua Madeleine. Così si sente la nostra Giorgia: fragile ma non pentita, nemmeno delle sue lacrime.

La scheda del libro sul sito di Marsilio
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

16 luglio 2020

La sinistra riparta da?

Da dove dovrebbe ripartire la sinistra?
Da quell'area politica che vorrebbe l'alleanza con Berlusconi, invocata da De Benedetti in un'intervista al Foglio (ex giornale berlusconiano poi renziano)?
Dal sindaco di Milano Sala che si lamenta dello smart working perché gli toglie dei consumatori dalla sua città: che deve essere green, ma senza esagerare. 
Da quelli che dovevano cambiare i decreti sicurezza, perché non possiamo dimenticarci del rispetto dei diritti umani.
Da quelli che, vergogna, vendiamo armi all'Egitto nonostante non abbia aiutato i magistrati nel caso Regeni (torturato dai servizi egiziani).
Da quelli che si fanno vanto delle leggi fatte sul lavoro, quel mondo dove ci sono persone pagate pochi euro all'ora in un call center in un sottoscala.
Da quelli che oggi si lamentano della soluzione trovata dal governo su Aspi e sul Ponte Morandi a Genova (che consente a tutti di festeggiare eccetto forse i parenti delle vittime), perché torna lo stato imprenditore, perché tanto paga sempre pantalone ...

Ecco: sono morte 43 persone, per un incidente causato dalla cattiva manutenzione non fatta dal gestore privato che si è preso le quote di Aspi a debito, non facendo un vero investimento e guadagnando profitti milionari sfruttando anche i contratti vergognosi firmati da diversi governi (l'ultimo dei quali del governo Berlusconi nel 2008).

Servirebbe un maggior nei confronti degli italiani e dei parenti delle vittime.
Perché non è un esproprio, come si lamentano oggi i Benetton su Repubblica: è una concessione, non è roba loro.
L'espressione usata  "siamo stati trattati peggio di una cameriera" dice molto sulla visione classista della nostra classe dirigente.

Ecco, la sinistra riparta da? Da chi?

15 luglio 2020

Prepariamoci ora per l'autunno - la lettera dei medici di base

Mentre nel paese si discute se sia lecito o meno consentire ad un privato in concessione continuare a fare i suoi guadagni miliardari fuori mercato (perché è di questo che si parla quando si parla di Aspi e dei Benetton), in Italia ci stiamo predisponendo ad una nuova fase (dopo la 2 e la 3).
Da oggi basta mascherine all'aperto, pur mantenendo le distanze: il rischio è che per molti sia un tana libera tutti, la pandemia è finita, possiamo fare quello che vogliamo.

Non è così, piccoli focolai continuano a venir fuori, nei settori produttivi legati alla logistica.
C'è poi l'avvertimenti dei medici di base, con la lettera che trovate pubblicata sui vari giornali: è un grido d'allarme in previsione di quanto potrebbe succedere in autunno, quando riapriranno le scuole, quando probabilmente le aziende private termineranno con lo smart working.

In questa lettera si chiede al governo di rafforzare la medicina territoriale, di assumere nuovo personale adesso per gli USCA.
Di essere pronti per la possibile nuova ondata di Covid, recuperando medicinali e dispositivi, dei tamponi per poter distinguere le influenze dal Covid (per evitare cioè che hai primi sintomi le persone siano messe in quarantena per giorni).

13 luglio 2020

10 anni dal crimine infinito

Dieci anni fa, nella mattina del 13 luglio 2010 uscirono i primi lanci d'agenzia: 300 persone venivano arrestate per i reati di usura, traffico di stupefacenti tra Lombardia e Calabria.
La più grande operazione contro la ndrangheta qui al nord: la mappa delle ndrine qui (fino a Mariano Comense, Desio, Canzo), nelle province lombarde portò in molti a dire che non si doveva più parlare di penetrazione mafiosa, ma di colonizzazione.
Colonizzazione che toccava l'imprenditoria, il mondo dei professionisti, il mondo della politica.

Ma nonostante gli arresti, i contatti, l'ultimo velo che cadeva sul segreto di Pulcinella, la presenza delle mafie al nord, la classe politica lombarda cercò di minimizzare la portata dell'operazione. Parlo del sindaco di Milano Moratti e del prefetto Lombardi. 
Parlo del ministro dell'interno Maroni che pretese un posto in prima fila in Rai per rispondere alle parole di Saviano, che aveva detto una cosa ovvia, le mafie al nord parlano con tutti i partiti.

"Non c'è la mafia, ci sono solo singoli mafiosi" .. "non c'è mafia, c'è la criminalità organizzata".
C'era proprio un tabù nel pronunciare la parola mafia: ma dopo quell'inchiesta cambiò tutto.
Non si poteva più negare nulla, dopo aver letto le carte sulla vicenda di Perego Strade, un'azienda nota qui in Brianza, finita nelle mani della ndrangheta.
Non si poteva negare nulla dopo le intercettazioni che inchiodavano l'assessore Zambetti, definito pisciaturo.

Attenzione, della presenza della mafia al nord lo si sapeva da anni, almeno dagli anni ottanta, con le inchieste sulla Duomo Connection, l'inchiesta Wall Street.

Imprenditori che non vedevano i mafiosi o che li vedevano ma non denunciavano per paura o convenienza.
Politici locali che facevano campagna non con l'antimafia ma sulla connivenza, accettando pacchetti di voti sporchi.
La procuratrice Alessandra Dolci oggi alla DDA di Milano, dieci anni fa era nel pool che aveva condotto l'inchiesta: a Rafdio Popolare ha commentato l'inchiesta crimine infinito spiegando che è cambiato poco, dopo dieci anni, non c'è la fila di imprenditri che vengono a denunciare il pizzo, il racket. E nemmeno c'è la fila di politici che denunciano contatti tra esponenti dei loro partiti con la mafia.

In dieci anni le cose sono cambiate poco: i boss della famiglia Moscatello, a Mariano, fino a ieri, ricevevano a casa i politici che chiedevano loro i voti dei mafiosi.
E oggi le mafie sono ben mimetizzate nell'hinterland milanese e nelle altre province, le nuove leve sanno essere bilingui, scriveva ieri Davide Milosa sul Fatto Quotidiano: sanno parlare lumbard ai tavoli che contano e sanno essere compari coi loro compari.
Ricchissimi al Nord, ma quando tornano in Calabria curano l’orto e guidano il trattore?
Una doppia faccia, certamente. Dico sempre che i nuovi mafiosi sono bilingui. Bravissimi a parlare lombardo quando devono sedersi ai tavoli che contano, e di nuovo compari con i compari, parlando il dialetto dell’Aspromonte.
 
Tra tutti gli eredi su cui ha avuto la possibilità di investigare, chi ha mostrato di avere queste capacità?
Alessio Novella, uno dei figli di Carmelo Novella, il boss che per anni, prima di essere ucciso, ha comandato la Lombardia. Più di altri ha mostrato una grande abilità nei rapporti con il “mondo di sopra”, che resta sempre di più l’obiettivo principale dei clan. Oggi sono tanti gli affari leciti nel mirino della ’ndrangheta lombarda. Dal settore del turismo, a quello dei rifiuti. In tutto questo, è certamente cambiata la percezione della società civile e delle istituzioni. Oggi certo nessuno può più negare l’esistenza della mafia a Milano. Questo però non significa che i mafiosi e i loro emissari siano tenuti a debita distanza da politici e imprenditori.
Con la crisi del Covid oggi le mafie al nord aspettano i soldi dall'Europa per la ripartenza e, soprattutto, sono pronte a vendere i loro servizi, i loro pacchetti di voti, al miglior offerente.

Fino a quando continueremo a far finta di niente?
In gioco c'è la salute della nostra democrazia, della nostra imprenditoria locale.

12 luglio 2020

Canto della pianura di Kent Haruf




Canto della pianura è il primo romanzo della trilogia della pianura di Kent Haruf, tutti ambientate nella città inventata di Holt, nel Colorado. In questa città vivono persone come ne troveresti tante, in altrettante città: un padre di famiglia, Tom Guthrie, insegnate di storia americana al liceo, con due figli piccoli e una moglie che passa le sue giornate a letto, alle prese con la sua malattia.

Guthrie 
A Holt c'era quest'uomo, Tom Guthrie, se ne stava alla finestra della cucina, sul retro di casa sua, fumava una sigaretta e guardava fuori, verso il cortile posteriore su cui proprio in quel momento stava spuntando il giorno. Quando il sole ebbe raggiunto la sommità del mulino a vento, l'uomo rimase a guardare la luce che si faceva sempre più rossa sulle alette d'acciaio e sulla coda, alte sulla piattaforma in legno.

C'è poi una ragazza, studentessa al liceo dove insegna Guthrie, che aspetta un figlio, da un ragazzo conosciuto ad una festa.
Victoria Robideaux 
Ancora non era sveglia e se lo sentì arrivare nel petto e in gola. Quindi si alzò in fretta da letto, con le mutande bianche e l'enorme maglietta bianca che indossava di notte, corse in bagno, si accovacciò sulle piastrelle del pavimento, togliendosi i lunghi capelli dalla faccia e dalla bocca con una mano e aggrappandosi con l'altra al bordo della tazza, scossa dai conati di vomito.

Il padre se ne è andato e la madre, indifferente alla sua situazione, l'ha messa alla porta.
Sai cosa penso, signorina? Chiese la donna. 
La ragazza si passò di nuovo sul viso la salvietta umida. 
Penso che tu ti sia fatta mettere incinta. Penso hge tu abbia un bambino in pancia e sia questo che ti a vomitare. 
Sempre tenendosi la salvietta sul volto, la ragazza guardò la madre allo specchio. 
E' così. 
Mamma. 
E' così, non è vero? 
Mamma, basta. 
Ma brava, stupida puttanella.

I due figli di Tom si chiamano Ike e Bobby e sono già molto più adulti della loro età di quanto dovrebbero essere, per la malattia della madre, per la cattiveria gratuita delle persone con cui hanno a che fare quando consegnano i giornali in città, il Denver news: il barbiere che non li vuole pagare, la vecchia signora Stearns che ha solo bisogno di compagnia, il bigliettaio della stazione con le sue fissazioni ..
Ike e Bobby 
Montarono in bicicletta, dal vialetto uscirono sulla ghiaia di Railroad Street e si diressero a est, verso la cittadina. L'aria era ancora fresca, odorava di letame di cavallo e alberi e erbacce secche e polvere nell'aria e qualcos'altro che non avrebbero saputo definire. Sopra di loro, un paio di gazze si dondolavano schiamazzando sul ramo di un pioppo nero..

Sono questi i protagonisti principali delle storie raccontate in questo romanzo, storie semplici ma non storie banali: la difficile prova nell'affrontare una gravidanza e i pregiudizi di una piccola cittadina di provincia:
Ah, i giovani. La notte devi andare a letto. Prese le monete e le mise nei diversi scomparti. E sto parlando del tuo letto. 
E' quello che faccio, rispose la ragazza. 
Certo, disse Alice. So come vanno queste cose.

La fatica nell'affrontare studenti come quel Russell Beckman, indifferenti allo studio, che in molti insegnanti vorrebbero promuovere solo per non vederselo più tra i banchi.
La difficoltà nel crescere senza un madre, senza una carezza, senza un sorriso dolce.

Ma in questo piccolo paese, ci sono ancora persone disposte ad aiutare il prossimo: come Maggie Jones, insegnante come Guthrie, che accoglie Victoria in casa e la ascolta: la storia di quella estate, di quel ballo con quel ragazzo, le sere passate andando in giro con la sua macchina

E poi l'amore. Ne parlò molto brevemente. L'odore di lui vicinissimo, il suo dopobarba, il tocco delle sue mani e l'urgenza in ciò che facevano e dopo, qualche volta, una breve, tranquilla chiacchierata. E poi, sempre, il ritorno a casa. 
Si, disse Maggie. Ma lui chi era? 
Un ragazzo. 
Certo, tesoro. Ma chi? 
Non mi va di dirlo, rispose la ragazza. Ad ogni modo lui non lo vorrà. Non lo riconoscerà. Non è quel genere di persona.

Un romanzo di storie semplici, storie di dolore, di vuoti che non si colmano, di persone che mancano e anche storie di solitudini. Come la vita che fanno i due fratelli McPheron, Harol e Raymond, fattori con una fattoria a poche miglia dalla città. Una vita da soli dopo la morte dei genitori cinquantanni prima.
Una vita senza aver la possibilità di preoccuparsi di altre persone se non loro stessi: ma forse la vita può riservare a loro una seconda possibilità

Maggie Jones si abbottonò il cappotto e si sedette 
- Sono venuta a chiedervi un favore. 
Ah sì? Disse Harold. Be', fai bene a provarci. 
Di che si tratta? Domandò Raymond. 
Una ragazza che conosco ha bisogno di una mano, disse Maggie. E' una brava ragazza, ma si è messa nei guai. Credo che potreste aiutarla. Vorrei che ci pensante e mi faceste sapere. 
[..]Ha diciassette anni, disse Maggie Jones. E' incinta di quattro mesi e non ha marito. 
Be' in effetti, disse Harold. In effetti pare proprio un guaio.

Due fratelli che nella loro vita non hanno visto altro che vacche, vitellini, mercati e poco altro e una ragazzina di diciassette anni, con un bambino in grembo.
Oh, so che sembra una pazzia, disse lei. Suppongo che lo sia. Non so. E nemmeno mi importa. Ma quella ragazza ha bisogno di qualcuno e sono pronta a fare qualsiasi cosa. Ha bisogno di una casa per questi mesi. 
E anche voi – sorrise – dannati vecchi solitari, avete bisogno di qualcuno. Qualcuno o qualcosa di cui prendervi cura, per cui preoccuparvi, oltre a una vacca fulva. C'è troppa solitudine qui. Prima o poi morirete senza aver avuto neppure un problema in vita vostra. Non del tipo giusto, comunque. Questa è la vostra occasione.

Una follia, ma una follia che cambierà le vite di tutti i protagonisti, dai due vecchi che impareranno a prendersi cura di una persona e diventeranno quasi padri. Nonostante le maldicenze in paese, nonostante non sappiano nemmeno come comportarsi con una donna, di cosa parlarle.
Cambierà la vita di Tom, anche lui di fronte ad una seconda possibilità di amare una donna.
Cambierà, portandoli nel mondo degli adulti, la vita dei due bambini e di Victoria.
Mi sembra una follia andare a vivere laggiù con due vecchi.E' vero, disse Maggie. Ma questi sono tempi folli. Certe volte penso che ci siano mai stati tempi più folli di questi.

Sono storie semplici quelle raccontate da Kent Haruf con la sua scrittura delicata, mai sopra i toni, sia quando deve parlare d'amore, in tutte le sue sfaccettature, sia quando deve parlare della natura attorno ad Holt, del bestiame, del tramonto sulla campagna, delle notti invernali sferzate dal vento.
Un stile lineare, che si accende solo nei dialoghi e che talvolta appesantisce la scrittura (nei successivi romanzi, Haruf ha imparato anche a togliere, da quanto scrive).
Un romanzo corale, a più voci, come il canto medioevale che sta dietro il titolo del libro, “plain song”: tutti i problemi delle nostre vite possono essere risolti solo se stiamo insieme, senza rancori, senza pregiudizi, senza vivere le proprie vite in modo superficiale.
Buona lettura!

La scheda del libro sul sito di NN Editore
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon

10 luglio 2020

Restaurazione

Sento nell'aria una gran voglia di restaurazione, come dopo la sconfitta di Napoleone quando tutti i regnanti tirarono un sospiro di sollievo e si rimisero la parrucca.

Revochiamo la concessione ad Aspi? Giammai, lo stato deve rimanere passivo e non deve controllare il privato.
Notate poi chi sono gli schieramenti contrari alla revoca: la destra e Italia Viva.

Piccoli focolai crescono: dove si sviluppano i focolai in Italia? Nei settori produttivi dove c'è anche grande precarietà, dove le persone devono lavorare quasi a cottimo, in barba ai principi di cautela.
Succede a Bologna, dopo il caso Bartolini, il caso TNT.

Fomentatori di odio: guai a dare del fascista ad un fascista, si passa per fomentatori di odio. Però ieri sul Corriere potevamo leggere il pezzo di Gramellini contro i dipendenti pubblici che hanno preso lo stipendio pure se erano in smart working. Sti impuniti.
E oggi, sempre lui, se la prende con la maggioranza che non ha votato a favore della giornata delle vittime della malagiustizia.

E perché non le vittime della malasanità?
O le vittime dell'uranio impoverito?
O le vittime dell'amianto?
O, in generale, le vittime sul mondo del lavoro, dove i controlli sul rispetto delle regole sono pochi.

Ancora tu, ma non dovevamo vederci più: Prodi rivaluta Berlusconi, in una partita di tattica politica che fa cadere le braccia. Al governo hanno bisogno dei voti in aula di Forza Italia il cui leader deve assicurare lunga vita e prosperità alle sue aziende.
E Prodi? Dai retroscena pare punti al Quirinale. Sempre che ci si possa fidare di Berlusconi.

Colpa d'Alfredo: le morti al Pio Albergo Trivulzio? Colpa degli assenteisti, dice la relazione voluta dai vertici della regione che si guarda bene dal tirare in mezzo i vertici della regione.
Era già alto l'assenteismo, nei giorni del Covid toccò punte del 60%.
E le mascherine che non c'erano? E le indicazioni nel non usarle? E poi, come mai nessuno si era accorto di queste punte di assenteismo?

09 luglio 2020

Dacci oggi la polemica quotidiana (inventata)

Si può parlare come un fascista.
Ci si può vestire come un fascista.
Si possono perfino omaggiare i fascisti.

Ma guai se poi chiami fascisti questi personaggi e, come ha scritto Alessandro Robecchi sul F.Q. (riferendosi ad esponenti del partito della Meloni), spieghi che si devono cacciare come fatto durante la guerra di Liberazione.
Fa bene Gad Lerner (su questo giornale) a chiedere alla sora Meloni di dissociarsi una volta per tutte dalla retorica fascista dei suoi eletti e dei suoi militanti, ma dubito che succederà: quella retorica, un po’ grottesca e molto ignorante, risibile e feroce, è l’acqua in cui nuota Fratelli d’Italia, gli slogan fascisti e i vestiti da gerarchi sono il plancton di cui si nutre, e non si è mai visto un pesce svuotarsi l’acquario da solo. Bisognerebbe aiutarlo come l’altra volta, settantantacinque anni fa.

Se lo fai, parte subito la polemica (basata sul nulla), in cui tutto il fronte che parte dall'estrema destra alle brigate voltaire (in minuscolo) dei nostri liberali, se la prende col Fatto Quotidiano e lo scrittore milanese.


Addirittura si parla di istigazione all'odio: non di chi indossa la divisa delle SS, perché quello è folklore. 
No, siamo noi antifascisti il problema.

La concessione sul ponte


A leggere i giornali oggi, per come commentano la vicenda della concessione sul ponte di Genova, sembra che siamo stati tutti favorevoli alla revoca della concessione ai Benetton. Da La Stampa, a Repubblica, il problema è questo governo che in due anni non ha saputo prendere una decisione. Quale decisione? Non lo dicono, gli editorialisti di oggi, che ieri puntavano il ditino contro la decisione di revocare la concessione "senza aspettare i tempi della giustizia". 
Mi ricordo in quanti scrivevano che era una barbarie, i simpatici difensori di Aspi, della generosa concessione (ben gradita dai governi di centro destra e centro sinistra) e dei Benetton. 

Certo, Conte 1 e Conte 2 non hanno ancora deciso, la sua ministra De Micheli ha poi (volutamente?) creato ancora più confusione con quell'atto in cui si riassegna la concessione del nuovo ponte Morandi ad Aspi, ma temporaneamente. 

Ma tutto fa brodo per fare polemica. Dimenticandosi delle persone morte, dei controlli non fatti, nonostante una concessione ben remunerativa.

08 luglio 2020

Il libro dei sogni già vecchi

Nel DL semplificazioni, "salvo intese" troviamo soldi per le grandi opere, un contentino al sud e un bel boccone per le regioni del nord, per tenersi buoni tutti.
Modello Genova con commissari "amici" per una serie di opere tra cui anche il completamento della Pedemontana, sia quella veneta che quella lombarda.
Il ritorno del Ponte (non pensavo avesse tanti sponsor) e del TAV.

E poi, sempre notizia di questi giorni, si è votato il rifinanziamento delle missioni militari e per gli aiuti alla guardia costiera libica.
Dopo il regalo ai gestori dei lidi, la cui concessione è stata prorogata per anni (alla faccia del libero mercato che è libero solo quando conviene).

Dal Fatto Quotidiano del 7 luglio:
Ed eccoli gli affari d’oro. Per il Twiga di Marina di Pietrasanta (quasi 4.500 mq), dove si spendono mille euro al giorno, il proprietario Flavio Briatore (Daniela Santanchè è una socia) paga 17.619 euro di canone allo Stato, contro 4 milioni di fatturato. Un anno e mezzo fa l’imprenditore ha acquistato la concessione dalla storica famiglia di proprietari a 3,5 milioni di euro. Al Papeete (5 mila mq e 35 euro per due lettini e un ombrellone), lo stabilimento romagnolo reso famoso da Matteo Salvini, lo scorso anno i ricavi sono volati a 3,2 milioni, ma il canone – riporta il Corriere – è rimasto fermo a 10 mila euro. Secondo il report di Legambiente, a Santa Margherita Ligure, il Lido Punta Pedale versa 7.500 euro all’anno; a Forte dei Marmi il Bagno Felice 6.560 euro per 4.860 mq; il Luna Rossa di Gaeta 11.800 euro per 5.381 metri, mentre il Bagno azzurro di Rimini ne versa 6.700. In Sardegna, per la spiaggia di Liscia Ruja, l’hotel Cala di Volpe paga 520 euro all’anno. Della proroga al 2033 ne beneficeranno di certo i 71 stabilimenti di Ostia (10 km di spiaggia) che, a fronte di ricavi da 300 mila euro, pagano tra i 20 e 40 mila euro l’anno. La giunta capitolina di Virginia Raggi sta portando avanti la battaglia per abbattere gli stabilimenti e le strutture abusive.

Non dimentichiamoci poi del finanziamento alle scuole private, che sono private ma poi anche loro vanno avanti grazie ai fondi pubblici.
Il ponte di Genova verrà probabilmente lasciato ai Benetton, nessuna revoca della concessione ..
Insomma, non si capisce come mai tutti vogliano cacciare Conte e mandare a casa questo governo: perché non da risposte ai cittadini?
O forse sono solo pressioni per far approvare le leggi che interessano (e non toccare certi privilegi)?

Non si è toccato il settore della sanità, sul mondo del lavoro si son fatti pochi passi in avanti (e ora sono tante le pressione per tornare ad avere mano libera su licenziamenti e contratti a termine), sui decreti sicurezza niente.

La semplificazione di Conte è stata chiamata il libro dei sogni e forse è vero. Ma sono sogni che anche altri hanno spacciato, tutti quelli che oggi puntano il ditino.

07 luglio 2020

C'era una volta Ennio Morricone


C'era una volta Ennio Morricone e ci sarà ancora.
Ci saranno le sue colonne sonore, da Mission, La battaglia di Algeri a C'era una volta in America.. 
Morricone aveva potuto sperimentare, mettere a frutto il suo genio lavorando a fianco di grandi registi.

Ecco, mi chiedo che ne sarà dei giovani musicisti italiani (e in generale dei giovani artisti) che nel mondo di oggi non hanno tutte le possibilità che hanno avuto Morricone, Bertolucci, Leone, Tornatore.
Attori, registi, musicisti, tecnici, quel mondo di invisibili che lavorano nel mondo della cultura, quella per cui non si mangia.

Chissà se i politici che non si sono fatti scrupoli di fare il tweet autocelebrativo ("qui è quando io davo il premio a Morricone durante...") si rendono conto di questo: quante persone stanno dietro un film, uno spettacolo teatrale, una rappresentazione..
Quanti talenti ci stiamo perdendo oggi, costretti a lavorare gratis, con voucher, accontentandosi di lavoretti..

06 luglio 2020

L'assassino ci vede benissimo, di Christian Frascella




La lunga notte di Contrera

Sono sdraiato accanto a Erica, e tra pochi mesi diventerò padre per la seconda volta. La guardo dormire alla debole luce che saetta dalle tapparelle. È bella anche nella semioscurità.

I capelli come un sole rosso attorno al viso sereno e appagato. Individuo le sue lentiggini. Dice che la piccola la prendevano in giro ..

Si apre con questa immagine placida e romantica il terzo romanzo di Christian Frascella della serie con Contrera. Ma non preoccupatevi, è solo la quiete (mattutina, al risveglio) prima della tempesta. La tempesta che si abbatterà sul nostro investigatore privato nelle successive 24 ore: “la lunga notte di Contrera”, forse un omaggio alla calda notte dell'ispettore Tibbs, dopo l'omaggio della copertina al taxista nevrotico di Martin Scorsese.

Bentornato Contrera, l'investigatore privato capace di distruggere quanto di bello ha attorno e di ficcarsi nei guai senza nemmeno rendersene conto.

Un matrimonio fallito alle spalle, una figlia di cui si è perso la crescita, cacciato via dalla polizia (per una partita di droga con cui scappare in Cosa Rica), un'onta per la polizia e per il padre, la cui ombra grava ancora sulla sua vita. Perché il padre era un riferimento per la gente del quartiere, che di lui si fidava.

Un baratro. Una voragine dentro la quale mi sono lasciato scivolare. Ho rubato cinque chili di coca dal magazzino della Narcotici, per rivenderla. Ma mi hanno beccato e cacciato dalla polizia. E mio padre si è suicidato. Sta tutta qua la mia vita..

Una vita di fallimenti, forse anche per una forma di autolesionismo, o forse per l'incapacità di essere sinceri con sé stessi e gli altri.

In fondo dentro di noi c'è un po' di Contrera. Ma almeno noi non giriamo il quartiere Barriera di Torino con una giacca militare e un paio di vecchi anfibi. Non riceviamo i nostri clienti nella lavanderia di Mohamed, in cui ricevere clienti come Abdellah, che nel suo paese sarebbe un infermiere, in Italia deve consolarsi di scaricare cassette di frutta a Porta Vittoria.

Abdellah a cui un concessionario senza scrupoli (ma con molte pezze d'appoggio anche nelle forze dell'ordine) ha venduto un bidone. Contrera dovrebbe aiutarlo a riprendersi i soldi.
E' questo il primo incarico di Contrera, altri ne arriveranno, altri soldi, anche sporchi, passeranno di mano.

Ma prima di infilarsi dritto dentro la “lunga notte” farà in tempo a rovinare per sempre i rapporti col cognato, con la figlia Valentina e con la fidanzata Erica.
Rischiando anche di essere impallinato da un anziano pensionato, uno di quelli per se si vede un ladro meglio sparare, non si sa mai...

Perché c'è una strana e brutta aria nel quartiere (e anche nel paese): in tanti stanno soffiando sul fuoco dell'intolleranza razziale per sfogare la propria rabbia.

E ancora una volta il nostro Contrera si trova in mezzo di questo scontro (e più avanti nella storia si troverà proprio nel centro del mirino): in mezzo a gente come l'amico Sergione, che sta mettendo in piedi una ronda di cittadini che vogliono farsi giustizia da sé contro gli spacciatori

.. hai visto com’è ridotto il quartiere? Droga e musi neri a tutti gli angoli, si son presi le nostre case, i nostri garage, i nostri negozi, la nostra libertà di portare a pisciare il cane la sera senza che ci succeda niente.

E gente come Eddie, l'amico nigeriano coi dread, che non è uno spacciatore, non fa parte della mafia nigeriana, ma ha il problema di avere la pelle di quel colore scuro.
Ma la calda notte è solo all'inizio: cosa può succedere di peggio, dopo aver rotto con la moglie, con la figlia, col cognato (col rischio concreto di non poter rivedere la sorella e i nipoti)?
Rimanere coinvolto in un omicidio: quello del kebabaro Basim, ucciso assieme ad un signore italiano col Borsalino a cui quei kebab piccanti piacevano proprio.
Eccola, la notte calda di Contrera: mentre una nebbia grigia avvolge la città rendendo tutto più inquietante, mentre la miccia dello scontro etnico tra immigrati e brava gente si consuma in modo fatale, il nostro investigatore deve portare avanti la sua indagine per salvare l'amico Eddie che, per una serie di circostante, è l'assassino più probabile.

Perché Contrera è anche questo: quel tipo di detective che prende tante botte ma che alla fine riesce a sbrogliare la matassa anche grazie al suo intuito. Arrivando a capire il chi e il perché di questo assassino, un assassino che ci vede benissimo.

Penso che l'assassino tirando le somme, sia un privilegiato: è l'unico a conoscersi fino in fondo, l'unico a sapere fin dove è capace di arrivare un essere umano. Noi tutti siamo a metà di un tunnel buio, lui invece ci vede benissimo.

Un po' Marlowe e un po' Coliandro (l'ispettore polizia di Carlo Lucarelli) Contrera si muove nel quartiere Barriera di Torino, ex quartiere operaio dove le tute blu sono state sostituite da pensionati, da commercianti che cercano una via di fuga, da immigrati di tutte le nazionalità, da spacciatori nigeriani (che stanno prendendo il posto dei vecchi ndranghetisti).

Una Babele di lingue e di popoli, con tanti suoni e tanti odori diversi, come in tante altre periferie d'Italia, coi suoi problemi di degrado, di abbandono, di insofferenza e di tensioni che crescono.

Il romanzo non è andato troppo distante dalla realtà, da quel mondo dove vivono persone che maturano le loro “fissazioni sballate” (farsi giustizia da soli, con le armi, con la violenza) nel vuoto della loro esistenza.
Oppure persone che cercano la loro vendetta proprio per dare un senso alla loro solitudine ...

Tutto questo è lo sfondo dell'indagine più difficile in cui Contrera sia mai stato tirato dentro, ad un passo da una sparatoria, tra vetrine spaccate, colpi di fucile e bombe dimostrative che di dimostrativo hanno poco.

Un mondo vero, che il nostro investigatore attraversa e a cui sopravvive con la sua dote di sarcasmo a volte veramente fuori luogo, ma che è anche la sua arma.

La scheda del libro sul sito di Einaudi
I link per ordinare il libro su Ibs e Amazon


05 luglio 2020

Aiuto, i comunisti..

Ma voi avete capito cosa farebbe, di concreto, questa destra sovranista (e anche un po' fascista) se andasse al governo, come tutti sono convinti dai sondaggi?
Farebbe come Trump (o era Berlusconi) che punta il dito contro i comunisti per nascondere i suoi problemi? Ovvero le migliaia di casi di coronavirus al giorno (siamo a 60mila nuovi casi) a cui si è arrivati negando il rischio contagio del virus, incoraggiando comportamenti ai limiti dell'eversione contro il lockdown, come gli assalti con fucili agli uffici del governo federale in Michigan? 
Facendo adunate politiche senza distanziamento, senza mascherine (quelle che Trump stesso non indossa)?

Cosa farebbe questa destra, la stessa che oggi in Veneto chiede il TSO per chi non rispetta le raccomandazioni ma giusto ieri chuedeva di riaprire tutto?
A proposito, oggi Gad Lerner racconta la storia dell'imprenditore vicentino che si è infettato in Serbia e ha rinunciato al ricovero perché c'è da lavorare. Fa il paio con la storia raccontata la scorsa settimana dal giornalista di Repubblica Berizzi sugli imprenditori che tornavano dalla Cina a febbraio senza prendere misure di precauzione.
Forse non è vero che è questa politica che fa più morti del Covid..

Ecco, che farebbero oggi Salvini, Meloni e Tajani (o Berlusconi) se dovessero occuparsi di scuole, ospedali, sanità di base, disoccupazione, natalità.

Prenderebbero i soldi dal Mes, come vuole FI oppure no?
Abbiamo visto all'opera il metodo lombardo sulla sanità, abbiamo visto cos'hanno fatto i vecchi governi di centro destra su scuola e università. Abbiamo visto (da centro destra e centro sinistra) le politiche sul lavoro che hanno generato queste generazioni di lavoratori precari e con davanti un futuro molto difficile.

Vi ricordate no, le proposte della Lega?
Flat tax (e poi come finanzi la sanità e la ricerca?), cantieri dappertutto, via le soprintendenze in sintonia perfetta tra salviniani e renziani (e come difendi il patrimonio ambientale e culturale?), mani libere alle imprese a cui però vanno garantiti i fondi pubblici, come anche a scuole e ospedali privati.
E' questo il paese che vogliamo?

Quando sei al governo non puoi puntare il dito contro i comunisti, non puoi prendere in giro il tuo paese a lungo. Perché prima o poi le elezioni arrivano e in Italia non si può fare come nei democratici Stati Uniti, dove i repubblicani hanno fatto di tutto per ostacolare il voto nei loro distretti e nei loro stati di ispanici e neri.

04 luglio 2020

Non andrà tutto bene

No, non andrà tutto bene.
Non solo perché poche settimane di fase 3 ci hanno convinto che tutto sia finito (e invece piccolo focolai nel territorio sono ancora presenti).
Ma perché le idee che girano per cambiare il paese (e questa era l'occasione) hanno un sapore antico.
Una spruzzata di ecologia e poi incentivi alle auto diesel, via ai cantieri sul modello Genova (che ha funzionato a Genova dove c'erano tutti i riflettori puntati addosso).
La scuola deve aprire ma non dimentichiamoci delle scuole paritarie (private): i fondi a pioggia vanno bene solo se aiutano i signori.
Nemmeno la spesa sanitaria è cambiata e non si parla più di rivedere il sistema sanitario (chiarire le competenze tra regioni e stato, ridefinire il ruolo dei privati, aumentare i medici e gli infermieri).

Il rapporto Istat dice che il Covid ha colpito in modo diseguale gli italiani, mette nero su bianco il calo dell'occupazione, ma parla anche dell'impossibilità nel fare figli.
Ma questo non è colpa di questo governo solo: anno di deregolamentazione sul mondo del lavoro, salari bassi, nessuna politica abitativa (nemmeno nelle grandi città), per non parlare degli asili che mancano e del trasporto pubblico insufficiente.

L'imperativo categorico è sburocratizzare, ma si fa riferimento solo ai cantieri (la famosa cura del cemento).
Eppure farebbe comodo anche alle persone, avere rapporti più semplici con la pubblica amministrazione, il fisco, le ASL.
Anche lo smart working, che aveva il pregio di risparmiarci le ore perse nello spostamento casa lavoro non va più bene.

Perché se non ti sposti, non spendi. E se non spendi non esisti.

03 luglio 2020

Chernobyl, il costo delle bugie

Ogni menzogna che raccontiamo ha un debito con la verità, e prima o poi, quel debito deve essere pagato. Qual è il costo delle bugie?
Termina con le parole dello scienziato Legasov la serie TV Chernobyl che, nelle sue cinque puntate, racconta in modo molto realistico, la più grave sciagura nucleare al mondo nella centrale nucleare russa.

I difetti del reattore tenuti nascosti nei cassetti per non offuscare la gloria del regime sovietico e della sua industria nucleare.
Tecnici dentro le centrali che facevano carriera cercando di compiacere i vertici del partito, senza tener conto della sicurezza dell'impianto e delle persone.
Il tentativo di tenere nascosta l'esplosione, la nube nucleare, i rischi del contagio nucleare, alle persone che vivevano a pochi chilometri dalla centrale.

E poi, come in tutte le tragedie, l'eroismo dei tanti che hanno evitato, col loro sacrificio, il peggio.
Gli scienziati come Legasov accorsi a Chernobyl per capire come gestire l'emergenza.
I tre tecnici che entrano nei sotterranei dell'impianto per bloccare le pompe dell'acqua ed evitando così una seconda esplosione.
I 400 minatori che scavarono il tunnel sotto il reattore esploso per poter installare uno scambiatore di calore, con cui abbassare la temperatura del nocciolo.
I vigili del fuoco accorsi spegnere l'incendio inconsapevoli del rischio che stavano correndo (e che hanno pagato con la vita).

E' un pugno nello stomaco questa serie e per questo va vista: le immagini delle bare dei vigili sepolte sotto uno strato di cemento, senza nessun funerale, senza nessuna cerimonia ricordano l'immagine più recente dei camion militari che portavano via da Bergamo le bare dei defunti da Covid.

Come ha poi raccontato Andrea Purgatori nel servizio successivo all'ultima puntata, sono tante le analogie tra Chernobyl e le altre sciagure che abbiamo vissuto, da Seveso (per una settimana alle persone non fu detto della nube di diossina scatenata dall'incidente) a Fukushima al Covid recente.

Quante menzogne, quante bugie abbiamo ascoltato, a partire dalla lobby del nucleare che, prima del referendum del 2011, raccontava i prodigiosi miracoli di questa tecnologia.
Vi ricordate il prodigioso piano del governo Berlusconi?
L'acqua in gestione ai privati e un piano per realizzare nuove centrali (basate sulla vecchia tecnologia comprata dai francesi), presidiate dall'esercito. 

Ancora oggi non sappiamo come gestire le scorie anzi, credo che siamo pochi i paesi al mondo che abbiamo un piano strutturale per le scorie nucleari.
Per non parlare dei rischi collegati agli impianti: il nocciolo di Chernobyl brucia ancora e il sarcofago di cemento che lo copre è garantito per altri cento anni.

La tragedia russa (e anni dopo, quella di Fukushima) hanno risvegliato negli italiani un minimo di coscienza ecologica.
Quella che ci fa indignare ogni volta che sentiamo parlare di condoni, di piani per cementificare le coste, ogni volta che sentiamo parlare di eco reati, di siti di stoccaggio illegali che bruciano, di traffici di rifiuti (qui al nord in Lombardia, non solo nella terra dei fuochi in Campania) dove troviamo dentro mafiosi e imprenditori con pochi scrupoli.

Il prezzo di questi reati ambientali lo pagheranno le prossime generazioni, come il debito che accumuliamo.
Peccato che non siano tanti i fautori della austerity ambientale nel nostro paese.

01 luglio 2020

Operazione caos

I garantisti ci si sono buttati a pesce: esiste un video che scagiona il martire Berlusconi dalla condanna, c'è stato un plotone di esecuzione, ci tocca riscrivere la storia del nostro paese .. 

Solo confusione e nient'altro: si tratta di un audio (carpito consapevolmente?) tra Berlusconi e il giudice che nel 2013 ha presentato la relazione d'accusa contro di lui.
In questo audio ci sono accuse che non possono essere confermate: il giudice Amedeo Franco è morto lo scorso anno e, sia Esposito (relatore della sentenza) e la Cassazione stessa in una nota hanno smentito tutto.
Nessuna pressione contro Berlusconi, nessun plotone.

Come mai questo audio è stato tirato fuori solo adesso?
A cosa serve questa opera di disinformazione, di caos?
A spingere verso una riforma della giustizia che sia di maggior gradimento per una parte della politica?
Ma il Riformista (che ha tirato fuori lo scoop) non era un giornale garantista? Oppure il garantismo non vale per i giudici?

Tutto questo succede in un momento difficile per il paese, dove la concordia auspicata dal presidente Mattarella non c'è proprio.
Dove è iniziata la campagna elettorale per le regionali che il centro destra (e forse non solo) vorrebbe usare per far cadere il governo.
Dove si deve decidere come spendere i soldi europei: fa specie che siano proprio i partiti del rigore a chiedere l'adozione del MES, che di fatto è un altro prestito. Che avrà delle garanzie dietro.
Dove si chiede di semplificare, di sburocratizzare, ma alla fine si arriva sempre al cemento, ai condoni, alla deregolamentazione, al consumo del territorio, all'assenza di trasparenza.

Ci siamo già dimenticati del medici eroi, degli infermieri che crollavano dalla stanchezza sui tavoli negli ospedali.
E non stiamo dando sufficiente attenzione ad una notizia che meriterebbe maggior interesse: si tratta del centinaio di casi sospetti di polmonite rilevati dai medici di base tra dicembre e gennaio ad Alzano.
Sono casi che sono stati ignorati dall'ASST: come sarebbe cambiata la storia se invece di ignorarli si fossero prese delle misure cautelative già a gennaio?