14 settembre 2015

Presa diretta: partiti acchiappavoti.


Parte da Catania il servizio di Presadiretta sul nuovo corso del PD: dal grande centro detto “Le ciminiere”, una ex fabbrica ristrutturata, ora un centro congressi. Qui il 6 marzo in una convention politica è stato annunciato l'ingresso del gruppo Articolo 4 (di ex centrodestra) nel gruppo del PD regionale.
A fare gli onori di casa l'onorevole Faraone, renziano della prima ora.
Qui non c'erano gli elettori del PD: alla convention c'erano quasi solo sostenitori del centrodestra, la base del PD era assente.
I padroni di casa erano quelli di Articolo 4, perché a Catania sono loro che hanno i voti, non il PD: fino a ieri i loro voti hanno sempre fatto vincere il centrodestra, Cuffaro e Lombardo, ma ora sono saliti sul carro del vincitore.

Tra i nuovi deputati del partito democratico, Paolo Ruggirello, eletto nella lista di Musumeci: mister 10mila preferenze, prese a Trapani, la città di Matteo Messina Denaro.
La città dove mafia e imprenditoria vanno a braccetto, dove la GDF in questi anni ha sequestrato alla mafia attività commerciali, centri commerciali, supermercati.
Cave e aziende che ruotano attorno agli appalti, case e alberghi nei centri turistici dell'isola.
Il giornalista Rino Giacalone stima in quasi 1 miliardo il valore dei beni sequestrati: tra questi anche il quartiere di Villa Rosina, costruito a Trapani dalla mafia.
Le inchieste sui beni sequestrati hanno coinvolto il deputato Pellegrino, poi assolto dalle accuse (e prescritto per una parte). Dentro l'inchiesta torna il nome di Ruggirello: erano i soci della società che possedeva i terreni della lottizzazione.
Il costruttore Birrittella, ora collaboratore di giustizia, ha raccontato ai magistrati che Ruggirello era sua socio.
Paolo Ruggirello è anche amico di Mimmo Coppola, imprenditore coi parenti arrestati per mafia...
Coppola chiedeva i voti per Paolo Ruggirello in carcere: perché uno così il PD se lo è messo in casa?
Giacalone è stato chiaro: il PD non ha mai fatto un'analisi seria sul fenomeno mafioso a Trapani, fa dichiarazioni generiche. La frontiera tra mafia e politica non è stata segnata.

Cosa dicono gli ex iscritti al PD trapanese?
Filippo Salerno faceva parte della segreteria provinciale, Lillo Fede era nella segreteria cittadina: ora sono usciti dal partito, come altri, dopo l'arrivo di Ruggirello.
Alle loro proteste è stato risposto: con Ruggirello si vince....

Non ce lo l'ho coi partiti e col Partito democratico”: l'esordio di Iacona era obbligatorio, anche perché in studio era presente il presidente del partito, Matteo Orfini.
Orfini ha commentato il servizio spiegando che Ruggirello non è nemmeno indagato, non ha condanne: una persona perbene, insomma. Le parole di Borsellino suonano invano dentro il PD.

Ci penserà Presadiretta, a fare questo screening che il PD per convenienza non vuole fare, con l'hashtag #acchiappavoti.

Raffaele Nicotra è un imprenditore della grande distribuzione, ha attraversato 4 partiti: psi, mpa, pdl , poi è stato eletto con UDC.
Nel 1993, dopo le stragi di via D'Amelio, il suo comune fu sciolto per mafia: l'allora sindaco Nicotra diede il permesso per i funerali ad un mafioso ucciso in uno scontro.
C'erano legami coi pregiudicati di Aci Catena, scrivevano i carabinieri.

Ora è un parlamentare PD: le accuse contro lui sono atti di sciacallaggio, racconta a Iacona. Nessun avviso di garanzia, dice: non ho partecipato al funerale, mai fatto pressioni ai carabinieri.
Ora nel PD si trova bene: prende le forme della vecchia DC, un partito moderato, forse non si chiamerà più PD. Forse partito della nazione.

A Catania troviamo Luca Sammartino e Valeria Sudano: lei era in lista con Musumeci ma appena eletta transita nel movimento Art. 4 e poi nel PD. Nipote di Mimmo Sudano, per 30 anni un capo della DC catanese.
Non indagato, il suo nome è finito nell'inchiesta Terra mia: un'inchiesta su discariche private nel catanese. Come quelle di Domenico Proto: accusato per corruzione, avrebbe ottenuto favori dal funzionario regionale Cannova, che lo avvertiva dei controlli.
Ora la discarica illegittima di Proto è commissariata, ma non chiusa del tutto.

Nelle carte c'è una telefonata tra Domenico Proto e Mimmo Sudano: il figlio di Mimmo Sudano è avvocato della Oikos.
Nino di Guardo è il sindaco di Misterbianco: dei rapporti tra Proto e Sudano parla nel suo libro di memorie. Nel 2001 Proto sostenne l'elezione del senatore Sudano: oggi l'intesa si è trasferita sulla nipote, oggi dentro il PD.
Non è una nella notizia”, il commento di Di Guardo, che ha sempre combattuto la discarica.

I militanti del PD cosa dicono? Dopo le tante battaglie contro la discarica, vedere l'ingresso di Sudano è stato un affronto. Se la discarica prende la tessera del PD, per noi non c'è posto.
In molti se ne sono andati via.
La decisione non è stata nemmeno condivisa a livello provinciale: è caduta dall'alto. L'assalto del centro destra catanese è cominciato l'anno scorso, al passato congresso: si sono presentati in molti, che arrivavano dai partiti del centrodestra.
In cerca di posti di sottogoverno. In cerca di candidature.
La rottamazione qui è stata tradita, dicono. Erano renziani una volta.
Oggi il PD non ha nemmeno una sede a Misterbianco.

Anche a Motta, dopo l'ingresso dell'Articolo 4, sono calati gli iscritti: delusi dal vedere l'ingresso di Sammartino e Sudano nel PD.
Il nuovo sindaco di Motta, Carrà, ha un figlio che lavora per Proto, nella discarica e deve decidere sulla discarica.
Ai dirigenti del PD non piaceva la candidatura di chi si opponeva alla discarica: Danilo Festa oggi ha deciso di lasciare il PD.

Conta chi ha numeri, chi ha i voti. Conta questo quando si decideranno le liste per le elezioni.

Questi ingressi hanno cambiato la genetica del Partito Democratico?
Secondo Fausto Raciti, il segr. regionale, questo non succederà: non c'è stato un congresso che ha deciso una nuova linea, non è stato stravolto il partito. La sfida sarà governare questi nuovi ingressi: con la leadership di Renzi il PD è cambiato, ammette il segretario che fa intendere che ora si dovrà evitare la mutazione nella vecchia DC. Perché il bipolarismo è entrato in crisi: ma il PD non cambierà battaglie, ma non è un partito in vendita.

Nello di Pasquale, nel 2012 era sindaco di Ragusa: se la prendeva col comitato No Muos, lui li prendeva a calci in culo, diceva...
Ora Nello Di Pasquale è nel PD: nel 2012 però gridava nei comizi che quel partito gli faceva schifo.
L'ex sindaco di Ragusa ora spiega che non è lui che è cambiato, ma che è il PD che ha cambiato pelle: ora il PD è un partito diverso, vedo un'impostazione storica – dice - da democrazia cristiana.
Nel PD di Ragusa sono entrati quelli di Nello di Pasquale: circa 200 persone su 250 iscritto. Ora ne sono usciti 200 ex iscritti: i vecchi militanti se ne vanno ed entrano quelli del centrodestra.
Il circolo di FI non esiste ora: è nato il partito della nazione qui!

Cosa divideva da Di Pasquale gli ex iscritti? La cementificazione, sotto la sindacatura di Di Pasquale, sui terreni agricoli.
Case costruite e rimaste invendute: case vuote laddove c'erano terreni agricoli, con variazioni del piano urbanistico. L'ex segretario del PD aveva fatto una battaglia contro il sindaco, quando era all'opposizione.
Poi Di Pasquale è entrato nel PD: è stato tutto deciso dai vertici di Roma senza consultare la base. Non è democrazia: per molti lasciare il PD è stato un dramma. Era la loro casa, ma oggi è un'altra cosa.

L'intervista ad Orfini.
Nessuno ha dato tessere a Roma ai nuovi iscritti arrivati dal centrodestra: sono operazioni nate dal territorio [ovvero da Crocetta e Faraone?].
Stiamo vivendo una fase dove il PD ha centralità: “il rischio del trasformismo è reale, in un partito di massima apertura, scegliamo i candidati con le primarie”.
Questo comporta una attenzione a chi fai entrare: la vicenda di Articolo 4 nasce in regione, per il loro sostegno a Crocetta.
Ma non si sta cambiando la natura del PD in Sicilia: la discarica è stata commissariata [è rimasta ancora aperta però].
Quelli che sono entrati aderiscono alle posizioni del PD?
Il PD siciliano è ora guidato da un ragazzo giovane, Raciti, che viene fuori dalla regione, è una situazione di rinnovamento.
Orfini dice che non conosce quelle persone, che si deve verificare, che queste operazioni non devono cambiare la natura...
Il laboratorio siciliano è la preparazione del futuro partito della nazione? La scissione è vicina?
Se ne parla tanto ma non esiste” - Orfini - “quelli che temono il partito della nazione poi votano contro il PD e votano assieme al centrodestra”.
Noi non siamo il partito della nazione: siamo entrati nel partito socialista europeo, cosa non fatta da D'Alema, Veltroni o Bersani.

La riforma del Senato.
L'Italicum è stato fatto con la Fiducia, e ora si vuole approvare il Senato grazie ai voti di Verdini.
L'articolo 2 è il pomo della discordia: la minoranza vorrebbe il Senato elettivo.
Orfini ritira fuori Prodi, l'Ulivo, il programma del 1996. Dimenticandosi che nel 1996 non c'era l'Italicum e il suo premio di maggioranza.

Orfini chiede che la riforma sia votata da tutti: l'architrave della riforma è la non elettività e la fine del bicameralismo. Servono tutti e due non votarli è un problema della minoranza.

Gli utenti della rete hanno segnalato il caso di una giunta abruzzese, di Latina.
Poi ci sono gli acchiappa soldi: è l'erogazione dei finanziamenti pubblici, nonostante i bilanci non trasparenti dei partiti. 45 ml di euro.
I circoli romani, dopo il rapporto Barca: noi quei circoli li chiudiamo o li commissariamo, la risposta di Orfini. Si cambierà il gruppo dirigente, secondo un cronoprogramma.

Le grandi manovre per le prossime elezioni in Sicilia.
Faraone è stato il promotore dell'ingresso di Art. 4 nel PD: l'assalto al PD prepara la candidatura di Faraone in regione?
Oggi il 35% dei deputati PD in regione proviene dal centrodestra: sono 9 persone che ora si trovano bene nel partito di Renzi. Portano voti, per le prossime elezioni.
Altri parlamentari, a sentire LiveSicilia, entreranno: si parla di dieci deputati eredi di Micciché, cuffaro e Lombardo. La procura ha aperto un fascicolo, si dice.

Il laboratorio campano.
De Luca è il presidente della regione, in attesa del pronunciamento della Consulta: la vicenda di De Luca nasce nel 2009, per la costruzione di un termovalorizzatore a Salerno.
Nomina Di Lorenzo come project manager dell'opera: per la nomina viene condannato ad 1 anno per abuso d'ufficio.
La condanna arriva nel 2015: per la legge Severino De Luca doveva essere sospeso. Ma la sua candidatura è proseguita: nella conferenza stampa ha attaccato i giudici, ha pure affermato di essere condannato per un reato linguistico.
Il processo per il Crescent: il fatto è grosso, un complesso residenziale, costruito sul mare: una speculazione edilizia con appartamenti di lusso, per una costruzione lunga 230 metri.
Anche De Luca è stato rinviato a giudizio per il reato di abuso d'ufficio e lottizzazione.

Il pubblico avrebbe fatto lottizzazione assieme ai privati, su terreni vincolati dal punto di vista paesaggistici e naturali. Il fiume è stato deviato, per far posto al palazzo.

Ora Renzi ha autorizzato il ministero dell'Ambiente a costituirsi parte civile al processo: vedremo dunque lo scontro Renzi vs De Luca in questo processo.
Ma anche il figlio del presidente, dirigente del PD, potrebbe finire a processo: per una storia di biglietti per un viaggio in Lussemburgo, legati al fallimento della Ifil.
Il PD non ha detto nulla su De Luca e sul figlio: un destino diverso da quello dell'ex ministro Lupi, per la storia del figlio.
Come anche per De Magistris che, secondo Orfini, doveva dimettersi dopo la condanna: le sentenza vanno rispettate, sempre. Eccetto che per De Luca.

Come ha costruito la sua vittoria: nelle sue liste ci sono nomi che fanno storcere il naso. Nemmeno Renzi li avrebbe votati. “Che paese di merda”, il commento di DE Luca.

Quali erano i nomi degli impresentabili?
La lista incriminata è Campania in rete: dentro ci sono ex PDL, come l'ex assessore di Caserta Ucciero, il sindaco Piscitelli, ex FI, Angelina Cuccaro, fondatrice circoli FI. Il senatore D'Anna, eletto nel centrodestra è l'ispiratore della lista.

Un senatore di FI fa una lista per appoggiare un eletto del PD? Possibile? D'Anna ha parlato con Lotti e Guerini (PD): si dice che la lista sia un rifugio dei cosentiniani, ex senatore di FI, ora in attesa del processo.

In lista anche Rosalia Santoro, moglie di Nicola Turco, amico di Cosentino e indagato pure lui: né lei né il marito rinnegano l'amicizia per Cosentino.
Anche la destra estrema è nella lista: come il pellegrino di Predappio.
Il segretario di Fronte Nazionale di Casal di Principe.
In lista troviamo Attilio Malafronte: era stato arrestato pochi mesi prima: a Pompei faceva esumare defunti dal cimitero, per far posto ad altri.

Corrado Gabriele è condannato per molestie sessuali in primo grado: “i cittadini possono anche non votarmi, ce ne sono altri”.

De Luca si è sempre difeso dicendo che nelle sue liste non c'erano condannati né indagati. Non è vero: due candidati sono sotto processo: Iannace, per una storia di interventi estetici, Antonella Tramontano, in un processo per falsi sinistri.
Antonio Amente: ex sindaco di Melito per FI, in lista per De Luca: “è uno che porta voti, dicono i suoi concittadini”.

Saviano aveva scritto: “Gomorra è nelle liste di De Luca”, aveva fatto nomi e cognomi nelle liste. Come Maria Natale a Casal di Principe.
Enrico Maria Natale si era candidato contro Renato Natale (non parente), il sindaco anti camorra di Casale.

In lista per De Luca anche l'ex senatore Barbato: nel 2008 aveva aggredito il collega, ai tempi del governo Prodi: telefonava al boss Zagaria, dicono i giudici.
Barbato è stato arrestato per un'inchiesta su appalti e camorra.

Pure l'avvocato dell'estorsore del vice sindaco di Mondragone, Zoccola, è candidato nella lista per De Luca: a queste osservazioni, De Luca si è difeso dicendo che la lista non la controlla lui. Troppo comodo.
L'avvocato comunque è stato eletto, assieme a Iannace.
Gli altri hanno comunque portato voti: quasi la metà di quelli con cui De Luca ha vinto le elezioni.

Il commento finale di Iacona, prima di passare a Forza Italia e ad un umiliante confronto con la Germania: il partito acchiappavoti vince a stretto giro di posta, ma poi perde iscritti e voti a lungo termine.
Il Pd ne ha persi 2 ml rispetto alle europee, circa 1 ml rispetto alle elezioni del 2013.
Poi ci sono le astensioni.
Molti ex elettori del PD, dice uno studio dell'istituto Cattaneo.


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